I NUOVI RIGASSIFICATORI previsti (a Piombino e Ravenna): una NECESSITÀ IMMEDIATA (ma inizieranno a funzionare solo dal 2024-2025) e che possono escludere per sempre le energie rinnovabili e fonti non fossili (dureranno almeno 25 anni) – COSA SONO I RIGASSIFICATORI e i dubbi che siano la scelta giusta

MANIFESTAZIONE A PIOMBINO CONTRO IL PROGETTO DEL RIGASSIFICATORE il 29 giugno 2022 (foto da https://www.ilfattoquotidiano.it/)

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SNAM e GOLAR LNG LIMITED hanno firmato un contratto per l’acquisizione, da parte del gruppo Snam, della nave di stoccaggio e rigassificazione FSRU (floating storage regasification unit, “unità galleggianti di stoccaggio e rigassificazione”) “GOLAR TUNDRA”, per un corrispettivo di 350 milioni di dollari (circa 330 milioni di euro) da ormeggiare stabilmente nel PORTO DI PIOMBINO (nella foto: la nave di stoccaggio e rigassificazione “Golar Tundra”, foto dal quotidiano DOMANI)

I PROGETTI DI PIOMBINO E RAVENNA

Così l’Italia si sta preparando a ormeggiare due rigassificatori fino al 2048

di Vanessa Ricciardi, dal quotidiano DOMANI del 26/8/2022 (https://www.editorialedomani.it/)

   Sono partite quest’estate le procedure accelerate per installare le navi che Snam ha acquistato per 750 milioni di euro (e che verranno ripagate in bolletta) con il fine di staccare l’Italia dalla dipendenza da Mosca per il gas. I DUE RIGASSIFICATORI sono previsti a RAVENNA e PIOMBINO, due città e due progetti molto diversi.

   La richiesta di Snam per l’ormeggio è stata di 25 anni, in linea con la loro vita utile prevista. In Toscana la richiesta del presidente Giani è stata quella che la nave fosse spostata dal porto dopo tre anni, ma non il tempo di autorizzazione.

   La fine dell’iter di valutazione scade a ottobre, quello a Piombino dovrebbe entrare in funzione in primavera, quello dell’Emilia Romagna nel 2024. A Piombino sta incontrando molte resistenze, il luogo è stato scelto anche per la banchina che era stata costruita per smantellare la Costa Concordia. (Vanessa Ricciardi, dal quotidiano DOMANI)

(nella FOTO: il Porto di PIOMBINO, foto da https://www.messaggeromarittimo.it/) – IL CASO PIOMBINO pone problemi soprattutto per la realizzazione di 9 km di metanodotto dal rigassificatore alla centrale di smistamento, ma è soprattutto sulla conformazione e sulla ridotta dimensione del porto di Piombino che si addensano le maggiori preoccupazioni. (…) Sono poi i RIGASSIFICATORI FSRU (floating storage regasification unit, “unità galleggianti di stoccaggio e rigassificazione”) grandi navi di 300 metri che diventano impianti industriali per la rigassificazione del gas naturale liquido (Gnl), soggetti alla normativa Seveso (D. Lgs. 238/05 detto “Seveso ter”, in vigore dal 13 agosto 2012, sul controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose; Direttiva 2012/18/UE), alle quali si accostano navi metaniere cargo, altrettanto grandi, che a loro volta hanno bisogno di rimorchiatori. (GAIA ZINI, dal quotidiano “DOMANI”)

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Il progetto del RIGASSIFICATORE DI RAVENNA prevede una nave di stoccaggio e rigassificazione, con una vita media di circa 25 ANNI, al costo di 400 MILIONI DI DOLLARI, ormeggiata a circa 8,5 KM DALLE COSTE di Ravenna, oltre a circa 40 KM DI NUOVO METANODOTTO IN TERRA E IN MARE (nella FOTO: la nave rigassificatrice “Bw Singapore” acquistata da Snam per 400 milioni di dollari, foto da https://www.repubblica.it/)

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COS’È UN RIGASSIFICATORE

da IL POST.IT del 11/8/2022, https://www.ilpost.it/

– Come funzionano gli impianti utili a ridurre la dipendenza dal gas russo, che sono diventati un tema di campagna elettorale –

   (….) I rigassificatori sono impianti di cui fino all’anno scorso, prima dell’invasione russa dell’Ucraina e dei conseguenti problemi di approvvigionamento di gas naturale, non si parlava tanto.

   In breve, i rigassificatori servono per riportare allo stato gassoso il gas naturale liquefatto, in sigla GNL o LNG, dall’espressione inglese. Sono cioè stabilimenti industriali indispensabili per poter utilizzare gas proveniente da paesi non collegati all’Italia da gasdotti, come possono essere gli Stati Uniti o il Qatar.

   Il gas naturale può essere trasportato via nave ma è conveniente solo se prima è stato reso liquido, cioè quando è GNL: in questo modo occupa un volume circa 600 volte inferiore e una metaniera può trasportarne una quantità molto maggiore. Una volta giunto via nave negli impianti di rigassificazione, che dunque si trovano sempre sulla costa, il GNL è ritrasformato in gas e successivamente viene immesso nei gasdotti del territorio, da cui arriva a centrali termoelettriche a gas, aziende e case.

   Più nel dettaglio, il GNL viene trasportato nelle navi a pressione poco superiore a quella atmosferica e a una temperatura di -162 °C, che serve per mantenerlo liquido. Nei rigassificatori torna allo stato gassoso grazie a un processo di riscaldamento controllato all’interno di un vaporizzatore, che ha un volume adeguato per permettere l’espansione del gas. Il riscaldamento avviene facendo passare il GNL all’interno di tubi immersi in acqua marina – che ha chiaramente una temperatura più alta.

   Esistono DIVERSI TIPI DI RIGASSIFICATORI, principalmente a seconda della posizione in cui sono collocati: ci sono quelli ONSHORE, cioè sulla terraferma, che dall’esterno somigliano a tanti altri impianti industriali, e ci sono quelli OFFSHORE, che invece si trovano in mare a poca distanza dalla costa, alla quale sono collegati da un gasdotto. A loro volta i rigassificatori offshore possono essere isole artificiali, costruite per restare dove si trovano, oppure navi gasiere, cioè fatte per il trasporto di gas, ancorate al fondale e modificate in modo da trasformare il GNL. Queste ultime sono dette floating storage regasification unit, “unità galleggianti di stoccaggio e rigassificazione”, e spesso indicate con la sigla FSRU.

   IN ITALIA ATTUALMENTE ci sono TRE RIGASSIFICATORI FUNZIONANTI, uno per tipo. Il più vecchio è una struttura onshore e si trova a PANIGAGLIA, in provincia di La Spezia. Fu realizzato negli anni Settanta, ha una produzione massima annuale di 3,5 miliardi di metri cubi e appartiene a Snam, la società che gestisce la rete di gasdotti italiana.

   Il più grande dei tre rigassificatori è invece il TERMINALE GNL ADRIATICO, un impianto offshore. È un’ISOLA ARTIFICIALE e si trova in mare al largo di PORTO VIRO, in provincia di Rovigo. Ha una produzione massima annuale di 8 miliardi di metri cubi di gas, è attivo dal 2009 e la società che lo gestisce è una joint venture composta dalla grande compagnia petrolifera statunitense ExxonMobil (al 70 per cento), dall’azienda petrolifera statale qatariota Qatar Petroleum (23 per cento) e da Snam (7 per cento).

   Il terzo rigassificatore è una FSRU (floating storage regasification unit, “unità galleggianti di stoccaggio e rigassificazione) e si trova nel MAR TIRRENO, al largo della costa TRA LIVORNO E PISA. Immette gas in rete dal 2013 e ha una produzione massima annuale di 3,75 miliardi di metri cubi. Appartiene a Snam per il 49,07 per cento, alla società di investimento First Sentier Investors per il 48,24 per cento e alla società di noleggio e gestioni di navi metaniere Golar LNG per la parte restante.

   Anche il progetto di rigassificatore a Piombino sarebbe una FSRU (floating storage regasification unit, “unità galleggianti di stoccaggio e rigassificazione): questo tipo di impianto ha il vantaggio di poter essere allestito e diventare operativo in tempi ridotti, oltre che di poter essere spostato. A giugno Snam ha acquistato la FSRU Golar Tundra, che potrebbe trattare 5 miliardi di metri cubi di gas all’anno, con l’idea di posizionarla nel centro-nord Italia, cioè nelle zone del paese dove si consuma più gas.

   In precedenza Snam aveva stretto un accordo per comprare anche la Golar Arctic, una gasiera ancora da convertire in FSRU, che secondo i progetti sarà installata vicino al porto di Portovesme, nel sud-ovest della Sardegna – anche questo progetto è oggetto di critiche. Un terzo accordo riguarda la FRSU BW Singapore, sempre con una produzione massima annuale di 5 miliardi di metri cubi di gas, che da progetto dovrebbe essere installata nel nord dell’Adriatico, vicino a RAVENNA.

   Il principale impatto ambientale a livello locale delle FSRU è dato dalla necessaria installazione di gasdotti di collegamento alla rete di distribuzione del gas sulla terraferma. Il progetto di PIOMBINO ad esempio prevede l’installazione di UN TUBO LUNGO 8 CHILOMETRI che passerà nell’area industrializzata di Piombino e dovrà essere realizzato o sottoterra, rendendo necessarie attività di bonifica e messa in sicurezza del suolo, oppure a cielo aperto con un certo impatto per le attività nell’area interessata. È uno degli aspetti più contestati del progetto. (da IL POST.IT del 11/8/2022, https://www.ilpost.it/)

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MAPPA approvvigionamento di gas via tubo e via nave in Italia in funzione e in progetto (da https://levicases.unipd.it/)

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Il RIGASSIFICATORE ADRIATIC LNG al largo di PORTO LEVANTE in provincia di ROVIGO (con a fianco una nave che ha trasportato il carico di Gas Naturale liquefatto – GNL)

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IL CASO DI PIOMBINO: COSA C’È DIETRO LE PROTESTE CONTRO IL RIGASSIFICATORE

di Gaia Zini, dal quotidiano “DOMANI” https://www.editorialedomani.it/ del 7/8/2022

   (….)

   I rigassificatori sono trattati in modo ideologico: sono necessari e quindi vanno accettati, quanti? Almeno due, dove? In alto mare o in porti industriali, quando? Subito. Ma, come sempre, la situazione è più complessa di quanto si dipinga.

   Oltre ai rischi di incidenti di vario tipo, si tratta di impianti emittenti inquinanti che rilasciano in mare quantità enormi di acqua marina raffreddata arricchita di ipoclorito di sodio, disinfettante dagli effetti ambientali da valutare attentamente.

   I rigassificatori, in aggiunta all’inceneritore di Roma, sono ormai oggetto di contrattazione pre elettorale per accordi tra forze politiche che la pensano diversamente non solo al proposito ma più in generale sugli scenari energetici, ecologici e da qui sul tipo di sviluppo.

   In una situazione sicuramente complicata dalle conseguenze, peraltro prevedibili, della guerra in Ucraina, e dalla necessità di cambiare registro sull’approvvigionamento di gas (poco si dice sul consumo e le alternative), i rigassificatori sono trattati in modo ideologico: sono necessari e quindi vanno accettati, quanti? Almeno due, dove? In alto mare o in porti industriali, quando? Subito. Ma, come sempre, la situazione è più complessa di quanto si dipinga.

COSA SONO

Questi “oggetti”, di trattativa politica, sono grandi navi di 300 metri che diventano impianti industriali per la rigassificazione del gas naturale liquido (Gnl), soggetti alla normativa Seveso (D. Lgs. 238/05 detto “Seveso ter”, in vigore dal 13 agosto 2012, sul controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose; Direttiva 2012/18/UE), alle quali si accostano navi metaniere cargo, altrettanto grandi, che a loro volta hanno bisogno di rimorchiatori.

   Oltre ai rischi di incidenti di vario tipo, si tratta di impianti emittenti inquinanti, soprattutto ossidi di azoto (NOx), in concentrazioni non affatto trascurabili (centinaia di milligrammi/metro cubo), per il trattamento di alcuni miliardi di metri cubi di gas/anno.

   Impianti che rilasciano in mare quantità enormi di acqua marina raffreddata (svariate tonnellate/ora), arricchita di ipoclorito di sodio, noto disinfettante (dall’amuchina alla candeggina) dagli effetti ambientali da valutare attentamente.

   Impianti tutt’altro che “neutri”, che per le loro caratteristiche di rischio vengono previsti o in alto mare (offshore), al largo di Ravenna, in aggiunta a quelli già esistenti (OLT davanti alla foce dell’Arno, PANIGAGLIA in Liguria e ADRIATIC LNA davanti alla foce del Po-Rovigo), oppure in aree portuali.

   La previsione di nave gasiera ormeggiata nel porto di Portoscuso (Sardegna) sembra già sulla via del tramonto, dopo il parere negativo dell’Istituto superiore di sanità soprattutto per gli impatti sulla salute respiratoria prevedibili sulla base delle emissioni dal nuovo impianto, mentre permane quella di Piombino, sebbene l’amministrazione comunale abbia espresso contrarietà motivata da numerose ragioni e, da quanto risulta dai media, stia preparando le osservazioni al progetto di Snam.

IL CASO PIOMBINO

L’intervento previsto in area di bonifica (porzioni sia a mare che a terra) pone problemi soprattutto per la realizzazione di 9 km di metanodotto dal rigassificatore alla centrale di smistamento, ma è soprattutto sulla conformazione e sulla ridotta dimensione del porto di Piombino che si addensano le maggiori preoccupazioni: un porto dove, specie in estate, si registrano giornalmente molte decine di transiti di traghetti da e per l’isola d’Elba, la Corsica, la Sardegna, oltre alle navi da crociera e da carico, con decine di migliaia di passeggeri, che “assisterebbero” molto da vicino (nell’ordine delle centinaia di metri) alle operazioni del rigassificatore affiancato dalla metaniera di turno, quasi sempre presente viste le molte ore necessarie per le operazioni di scarico del Gnl.

   Da aggiungere poi che l’abitato di Piombino è a circa un chilometro e che la popolazione presenta molti tratti di fragilità demografica e sanitaria anche a causa della permanenza decennale in area di bonifica mai realizzata, come confermato dai vari rapporti dello studio Sentieri coordinato dall’Istituto superiore di sanità. (Gaia Zini, dal quotidiano “DOMANI”)

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Nell’immagine qui sopra: IL PROCESSO DI RIGASSIFICAZIONE (da Enciclopedia TRECCANI) –  “(…) Oltre ai rischi di incidenti di vario tipo, si tratta di impianti che rilasciano in mare quantità enormi di acqua marina raffreddata (svariate tonnellate/ora), arricchita di ipoclorito di sodio, noto disinfettante (dall’amuchina alla candeggina)(…)”(GAIA ZINI, dal quotidiano “DOMANI”)

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IL RIGASSIFICATORE PREVISTO A 8,5 KM DALLA COSTA, PIÙ VICINO DI TUTTE LE PIATTAFORME

da https://www.ravennaedintorni.it/ 15/7/2022

– Il progetto di Snam, su richiesta del Governo, per la nave appena acquistata per 400 milioni di dollari: dovrebbe entrare in funzione entro settembre 2024, ormeggiata a un impianto esistente del gruppo Pir. Sarà costruito un metanodotto di 40 km, in parte in mare e in parte a terra –

RAVENNA – Il progetto presentato dalla Snam, su richiesta del Governo, per l’installazione di un rigassificatore in mare al largo di Ravenna prevede l’ormeggio della nave Bw Singapore (300 metri di lunghezza, 43 di larghezza e 44 di altezza) a circa 8,5 km dalla costa in corrispondenza di una piattaforma offshore esistente di Petra (gruppo Pir) che sarà adeguata e ammodernata. L’entrata in esercizio è prevista entro settembre 2024.

   La nave, acquistata a inizio luglio per 400 milioni di dollari, sarà rifornita a intervalli regolari, al massimo una volta alla settimana, da navi metaniere e dovrà trasformare il metano in arrivo allo stato liquido (Gnl) in metano da immettere nella rete di consumo nazionale. La capacità di rigassificazione annua è di circa 5 miliardi di metri cubi, equivalente al 7 percento del fabbisogno italiano nel 2021 e a circa un sesto della quantità di gas naturale oggi importata dalla Russia.

   Le informazioni dell’operazione che sulle carte prende il nome di Fsru, (acronimo della definizione inglese floating storage and regassification unit), sono state rese note dalla Regione Emilia-Romagna con una nota per la stampa dopo che il 15 luglio, si è riunito a Bologna il Patto per il Lavoro e per il Clima – siglato da tutte le rappresentanze istituzionali, economiche e sociali della regione – sul tema emergenza gas e incremento della capacità di rigassificazione italiana.

   Il progetto di Snam, trasmesso la settimana scorsa a Stefano Bonaccini in veste di commissario di Governo per il rigassificatore e da lui ai ministeri competenti, prevede anche la realizzazione di un metanodotto per convogliare il gas verso il punto di interconnessione con la rete nazionale dei gasdotti, posto a circa 42 km dal punto di ormeggio, a nord-ovest della città. Snam propone di realizzare un collegamento composto da un tratto di metanodotto a mare (sealine) di circa 8,5 km e uno onshore, completamente interrato, di circa 34 km, «progettato – si legge nel comunicato della Regione – privilegiando aree non antropizzate, rispettando quelle protette e minimizzando l’uso di suolo, in modo compatibile con le caratteristiche geologiche, geomorfologiche, idrogeologiche e sismiche del territorio, nonché con gli strumenti di pianificazione vigenti».

   A tenere banco, in particolare tra l’opinione pubblica, la questione sicurezza. «Nella nave rigassificatrice – si legge sempre nella nota di Via Aldo Moro – non saranno effettuati processi chimici, ma solo operazioni funzionali al processo di vaporizzazione. L’impianto di stoccaggio e rigassificazione sarà completamente installato a bordo della nave. È essenziale che l’impianto e le operazioni a bordo della nave abbiano poi impatti minimi, che Snam si impegna a contenere entro limiti significativamente inferiori a quelli previsti dalla legge. Dal punto di vista paesaggistico, il progetto dovrà rispettare invece le aree di tutela biologica. Sono già stati condotti per Snam alcuni studi specialistici, tra cui un modello delle ricadute in atmosfere, la valutazione di impatto sanitario, la valutazione del traffico navale nell’area di progetto e un modello di dispersione termica e chimica in ambiente marino in fase di esercizio».

   A proposito di impatto paesaggistico, vale la pena segnalare un dato. Al largo di Ravenna oggi si trovano 35 piattaforme offshore (fonte ministero per lo Sviluppo economico): escludendo il caso limite dell’Angela Angelina collocata appena a due km da Lido di Dante, tra tutte le altre solamente quattro si trovano a una distanza di 7-8 km. Le altre sono più lontane dalla costa, la maggior parte a 18-20 km e un paio oltre i 50.

   L’istanza di realizzazione sarà portata ora all’esame degli oltre 40 enti direttamente coinvolti dal processo autorizzativo. L’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio delle opere dovrà essere rilasciata dal commissario stesso entro 120 giorni dal ricevimento.

   «È un investimento vitale per il Paese – afferma Bonaccini -, di primaria grandezza e di massima urgenza, per il quale sono previste modalità e procedure inedite con cui dobbiamo misurarci. Anzitutto per conciliare interessi primari come quello di avere energia, ma di farlo in piena sicurezza per l’uomo e l’ambiente. Io aggiungo in massima trasparenza e ricercando il più possibile il confronto e la condivisione: per questo non abbiamo atteso un minuto per portare il progetto all’attenzione delle rappresentanze istituzionali, economiche e sociali, ma anche delle università, dell’associazionismo, delle forze politiche del sistema regionale. Abbiamo un obiettivo comune: arrivare in tempi ridotti, e con procedure inedite, a un impianto imprescindibile per il fabbisogno energetico dell’Italia; la precondizione, naturalmente, è che l’opera sia sicura e sostenibile, che rispetti tutti gli standard di tutela dell’ambiente, del paesaggio e del patrimonio biologico dell’area. (da https://www.ravennaedintorni.it/ 15/7/2022)

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Nell’immagine qui sopra: COME FUNZIONA UN RIGASSIFICATORE GALLEGGIANTE FSRU (floating storage regasification unit, “unità galleggianti di stoccaggio e rigassificazione”), immagine ripresa dal sito https://www.snam.it/) – Il “Decreto Aiuti” del Governo approvato nel giugno scorso, al comma 8, dice che: «Al fine di limitare il rischio sopportato dalle imprese di rigassificazione», concede ben 30 milioni di euro all’anno per un periodo di 20 anni (dal 2024 al 2043) a chi realizza impianti di rigassificazione galleggianti 

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GAS NATURALE LIQUEFATTO E RIGASSIFICATORI: COSA SONO E COME FUNZIONANO

di Alberto Bertucco e Giuseppe Maschio, 22 aprile 2022, da Centro Studi di economia e tecnica dell’energia Giorgio Levi dell’Università di Padova  https://levicases.unipd.it/   

– Per emanciparsi dal gas russo, l’Europa mira ad aumentare l’importazione di Gas Naturale Liquefatto, soprattutto dagli Stati Uniti. Come viene ottenuto il Gas Naturale Liquefatto? –

   Quando si parla di GNL si deve innanzitutto capire che GNL (gas naturale liquefatto) è cosa diversa dal GPL (gas di petrolio liquefatto): entrambi sono miscele liquide di idrocarburi, ma il primo è un liquido criogenico (a temperatura molto bassa, 162°C sotto zero, ma a pressione atmosferica), che viene liquefatto soltanto per il trasporto, e viene gassificato prima della distribuzione. Il GPL è invece un liquido sotto pressione (10-15 atmosfere circa), che passa allo stato gassoso nel momento dell’utilizzo. Anche la composizione di queste due fonti di energia fossile è diversa.

   Il GNL è costituito in massima parte da metano (col 5% circa di idrocarburi più pesanti) e si ottiene dal Gas Naturale (NG) per liquefazione diretta. Dopo uno step di purificazione (dal metano si tolgono la CO2 e l’H2S), il NG viene compresso, raffreddato e decompresso con un processo a più stadi piuttosto energivoro: circa 3 MJ/kg di GNL.

   La densità del GNL è circa 600 volte superiore a quella del metano gassoso a 1 atmosfera. Il GNL ha una densità energetica per unità di volume molto elevata (ma solo metà rispetto alla benzina). Può quindi essere conveniente trasportare metano nella forma GNL e convertirlo allo stato di gas dopo l’arrivo a destinazione: una nave metaniera porta l’equivalente di 160 milioni di metri cubi di metano.

Che impatto ambientale ha la filiera del GNL?

Il processo di produzione di GNL da metano gassoso ha due impatti principali sull’ambiente: l’energia necessaria per il processo di liquefazione (circa il 6% dell’energia disponibile nel NG) e le perdite di metano in atmosfera che si verificano nelle fasi di liquefazione e rigassificazione.

   Ma si devono tenere in considerazione almeno altri due impatti nella filiera a monte della liquefazione: da un lato le emissioni di metano e CO2 atmosferica causati dalle operazioni di estrazione, accumulo e distribuzione del metano gassoso che deve essere sottoposto al processo di liquefazione criogenica, dall’altro le modalità di estrazione del gas naturale dal sottosuolo: in questo caso, ad esempio, l’estrazione attraverso tecnologie di fracking come quelle usate negli Stati Uniti comporta enormi consumi di acqua e danni consistenti alla geomorfologia del sito di estrazione.

   Per quanto riguarda il rilascio di gas climalteranti in atmosfera, un esteso ed accurato studio statistico del 2016 ha dimostrato che viene emesso l’equivalente di 1 kg circa di CO2 fossile per kg di GNL prodotto, di cui un terzo è dovuto alle operazioni richieste per passare da NG a GNL.

Come funzionano i rigassificatori che servono a rendere gassoso il GNL?

I rigassificatori ricevono il GNL dalle navi metaniere che lo trasportano come gas liquefatto criogenico (a -162°C). Esso viene trasferito, allo stato liquido, dalla nave ad un serbatoio di stoccaggio all’interno del rigassificatore, dove mantiene le medesime condizioni fisiche di trasporto. Successivamente viene inviato ad un vaporizzatore in cui per riscaldamento si effettua la gassificazione con l’espansione del gas, che torna allo stato gassoso naturale. La variazione di temperatura avviene in genere tramite lo scambio termico in fasci tubieri tra gas liquido e acqua di mare, che cede il proprio calore al gas; la pressione invece viene ridotta tramite l’espansione del gas in appositi serbatoi. A questo punto il gas può essere immesso nella rete di distribuzione nazionale.

   Esistono, sul mercato tre tipologie di rigassificatori, essi presentano vantaggi e svantaggi, come tutte le diverse soluzioni tecnologiche. In Italia i rigassificatori in servizio sono:

– Onshore (Panigaglia, SP)

– Offshore GBS (Porto Viro, RO)

– Offshore FSRU (Livorno)

Il GNL è ritenuto più costoso del gas naturale russo, perché?

Indubbiamente l’utilizzo del GNL ha costi maggiori di quello fornito dai gasdotti esistenti in quanto richiede l’utilizzo degli impianti di liquefazione all’origine, il trasporto via mare e quindi i rigassificatori per la immissione in rete.

   Tuttavia, questo sistema risulta più economico rispetto all’approvvigionamento via gasdotto quando il fornitore è molto distante (oltre i 4000 km) e non può essere interconnesso attraverso le pipeline.

   Quindi, in momenti di crisi come quello che stiamo vivendo, la fornitura da altre aree geografiche del globo potrebbe risultare più conveniente e porterebbe a ridurre la pressione esercitata da certi fornitori come attualmente sta facendo la Russia nei confronti dei Paesi europei.

   Come Paesi fornitori non dobbiamo pensare esclusivamente agli USA, ma anche ad altre aree geografiche come ad esempio Qatar, Congo e Venezuela: sfruttare le risorse di metano disponibili in questi Paesi è possibile solo utilizzando il trasporto via nave e conseguentemente i rigassificatori.

È giusto puntare sul GNL o per sostituire il gas russo si potrebbe puntare su altre soluzioni?

Sebbene per un’oculata politica energetica occorrerebbe puntare in primo luogo sui risparmi energetici e sulle fonti d’energia alternativa e sulle rinnovabili, il gas naturale rappresenta una via obbligata e transitoria per la transizione energetica nel breve periodo.

   In questo contesto puntare sul GNL consente di approvvigionarsi su un mercato più ampio e diversificato rispetto a quello raggiungibile attraverso il trasporto per pipeline.

   Questa soluzione richiederebbe almeno un paio di nuovi impianti di rigassificazione da distribuire sulla costa italiana. La soluzione più veloce e meno impattante è quella di puntare a impianti Offshore FSRU, ovvero a rigassificatori galleggianti come quello di Livorno.

   Certamente ciò richiede del tempo, occorre reperire sul mercato questi impianti galleggianti, realizzare le infrastrutture di ormeggio e il collegamento alla rete gas nazionale: si può pensare ad un periodo di circa 48 mesi.

   Con il potenziamento del numero dei rigassificatori e la loro dislocazione in punti strategici del territorio costiero nazionale, l’Italia potrebbe diversificare le forniture e diventare, attraverso la rete del gasdotto nazionale che è interconnessa con la rete europea, un hub strategico per la politica energetica non solo nazionale, ma dell’intera UE.

Alberto BertuccoDirettore del Centro Levi Cases

Giuseppe Maschio, Professore Ordinario di Impianti Chimici, Dipartimento di Ingegneria Industriale

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PROPOSTE ALTERNATIVE IN CAMPO

EMERGENZA CLIMATICA E CRISI ECONOMICA: COSA SERVE?

da https://ecquologia.com/, 23/8/2022

   Emergenza climatica e crisi economica. Il comitato scientifico, gli eco innovatori e gli attivisti di Ecofuturo sottopongono alle forze politiche un insieme di proposte che sostanziano un programma possibile e subito applicabile. Servono impegni chiari per una vera transizione ecologica ed energetica!

PROPOSTE CONCRETE E IMMEDIATAMENTE APPLICABILI PER LE FORZE POLITICHE, LE CANDIDATE E I CANDIDATI AL PROSSIMO PARLAMENTO

Energie rinnovabili e Comunità Energetiche

1) Favorire l’utilizzo di tutte le energie rinnovabili, svincolandole da blocchi di soprintendenze che sopravanzano decisioni prese da tutti gli altri organismi. Garantire un massimo di 6 mesi di tempo per risposte positive o negative. Sbloccare subito tutte le autorizzazioni ferme in Consiglio dei Ministri.

2) Confermare e completare la norma sulle “Comunità Energetiche Rinnovabili” (CER). Norma trasversale a tutti i partiti e fondamentale per rendere l’energia uno strumento di progresso sostenibile, sociale e infrastrutturale dei territori.

3) Convertire, ove possibile, ad uso geotermico i pozzi non più utilizzati nell’ambito delle energie fossili. Semplificare gli iter autorizzativi per le centrali geotermiche innovative come gli impianti a ciclo binario e quelli a re-immissione totale.

Ecobonus, sismabonus e superbonus

4) Ecobonus, sismabonus e superbonus. Sbloccare la cessione del credito al fine di evitare il fallimento dei lavori in opera o conclusi ed acquisiti dai cassetti fiscali delle aziende.

5) Congelare l’ecobonus facciate, mantenendolo solo per la realizzazione di facciate termiche. Favorire le tecniche di coibentazione più efficienti e meno energivore o impattanti per l’ambiente.

6) Garantire la continuità degli ecobonus e superbonus dandogli un futuro certo e stabile nel tempo. Escludendo, ove sono possibili interventi alternativi, le caldaie a condensazione dagli incentivi così come i condomini che non si centralizzano. L’importo del superbonus, decrescente, deve comunque essere coerente per il perseguimento degli obbiettivi comunitari di decarbonizzazione. E pertanto riconosciuto in misura proporzionalmente crescente all’energia primaria fossile risparmiata dagli interventi e allineato ai costi reali delle pompe di calore ad alta temperatura, necessarie per riconvertire impianti a radiatori tradizionali.

7) Preservare il meccanismo delle detrazioni fiscali in credito cedibile per agevolare ed accelerare la transizione energetica.

Capacity market

8) Rivedere il “Capacity Market” per la stabilizzazione della rete, inserendo anche eventuali piccoli impianti diffusi lungo la rete del metano. Così come impianti rinnovabili non più in uso permanente. A titolo di esempio, il biogas dopo la trasformazione a biometano oppure i ri-pompaggi idroelettrici.

Charging stations

9) Garantire l’effettiva funzionalità delle stazioni di ricarica elettrica (charging stations). Liberalizzare, inoltre, le wall box anche per quei condomini che si affacciano su spazi pubblici e/o su marciapiedi, garantendo aree di sosta per la ricarica.

Iniziative green

10) Promuovere la ripiantumazione delle pianure e dei filari, ad oggi scomparsi, e l’agricoltura di precisione. Con rinuncia progressiva all’aratura profonda al fine di stoccare CO2 nel sottosuolo (Capture, Storage & Reuse). Produrre biometano da doppie colture, portando a superficie, coltivata con metodo bio, le pianure al fine di riconquistare la perduta fertilità della terra. Diffondere il metodo dell’ortobioattivo ed azioni per ridurre l’impermeabilizzazione e il consumo dei suoli nelle aree urbane.

11) Promuovere la trasformazione di tutti i rifiuti umidi in biometano da autotrazione, estendendone l’uso a tutti i mezzi pubblici a motore che operano nelle città. Promuovere, sostenendone il prezzo a livelli competitivi, l’uso del biometano fatto bene anche da agricoltura a tutti i trasporti pesanti terrestri e navali.

12) Dotare tutti i luoghi pubblici e le scuole di fontanelle ed impianti per utilizzare l’acqua degli acquedotti per promuovere la qualità dell’acqua e ridurre il consumo di plastica. Creare in ogni luogo un’alternativa ecologica ed economicamente vantaggiosa alla diffusione dei distributori automatici di bevande in bottiglia.

13) Promuovere progetti di River and Sea Cleaning, tramite l’utilizzo di barriere semoventi lungo il corso dei fiumi e natanti raccoglitori per i porti ed il mare. Garantire una remunerazione adeguata per i pescatori a fronte dell’impegno nella sottrazione dei rifiuti intercettati con le reti. Remunerare con un provvedimento nazionale la raccolta delle plastiche e dei rifiuti nelle acque interne e nel mare per superare il conflitto tra le aziende rivierasche o locali dei rifiuti.

14) Ecodragare i porti, i bacini idroelettrici ed i laghi con il criterio della “Net Erosion Transition”. Criterio che prevede il riutilizzo delle sabbie prelevate nel ripascimento. Tale metodo garantisce che i fanghi e le sabbie di bacini e laghi, che ad oggi risultano occupati 50%, possano essere recuperate senza arrecare danni all’ecosistema e all’ittiofauna. Le sabbie di acqua dolce potranno, convenientemente, sostituire l’attività di cava per quelle tipologie di materiali estraibili dal bacino.

15) Creare una rete di invasi di piccole dimensioni diffusi sul territorio, da realizzarsi senza uso di cemento e in equilibrio con i territori, per conservare l’acqua e distribuirla quando serve ai cittadini, all’industria e all’agricoltura.

16) Favorire, anche con incentivi, la conversione del bosco ceduo in alto fusto e gli interventi di incremento della complessità strutturale e della biodiversità delle nostre foreste.

17) Bandire: rasoi usa e getta, pile non ricaricabili, capsule non compostabili. Aumentare la tassazione per gli utilizzatori di contenitori monouso e favorire altresì la diffusione in ogni forma dello sfuso. Applicare la norma sulla restituzione dei vuoti. Ridurre i polimeri delle plastiche utilizzate per il nuovo. Promuovere l’uso di prodotti igienici multiuso o monouso compostabili detassandoli anche dall’IVA per favorirne l’uso anche alle persone meno abbienti. Sostenere il recupero dei manufatti tessili con recupero e riuso delle fibre. Combattere l’obsolescenza programmata, migliorare la durata e la riparabilità dei prodotti e affermare per i consumatori il “diritto alla riparazione”. Commissariare la raccolta dei rifiuti nelle città sporche, al fine di garantire, a tutti i cittadini, standard di qualità nazionali.

18) Incentivare l’estrazione di CO2 dal biogas prodotto dalle aziende agricole per renderla utilizzabile nella produzione industriale e alimentare.

Crowdfundig & fiere virtuali

19) Promuovere e liberalizzare la finanza green partecipata a supporto della transizione energetica e sostenibile. Coinvolgendo anche i piccoli risparmiatori con le tecniche del crowdfunding, equiparandone la tassazione agli altri prodotti finanziari tradizionali (26%) e/o detassandola quando sia possibile legare agli investimenti un impatto ambientale sostanziale e addizionale, quantificabile in una diretta o indiretta riduzione delle emissioni di C02.

20) Integrare la finanza green partecipata, per coinvolgere i piccoli risparmiatori con le tecniche del crowdfunding, nello sviluppo di nuovi impianti di grande taglia. Obbligando chi li sviluppa a riservare una parte del capitale ad investitori privati residenti nelle aree interessate dalle installazioni, per condividere il valore generato dalla transizione energetica sostenibile.

21) Supportare PMI e start up incentivando le fiere virtuali, Un’alternativa sostenibile rispetto alle fiere fisiche con numerosi vantaggi. Si abbattono infatti costi di organizzazione e partecipazione. Un vantaggio anche in termini di impatto ambientale con i trasporti che sono tra i fattori che contribuiscono di più all’inquinamento del pianeta. Inoltre le fiere virtuali amplificano il potenziale di visibilità per un’azienda, Sia nel mercato italiano che all’estero, raggiungendo un pubblico molto più ampio rispetto alle edizioni tradizionali.

Trasporti

22) Promuovere la rete trans-europea delle autostrade del mare (AM), permettendo il traghettamento di camion ed auto. Le AM costeggeranno il nostro paese da nord a sud e viceversa. Promuovere la riconversione a gas naturale liquefatto (gnl) e biognl di tutte le imbarcazioni, mettendo fuori legge l’olio pesante ed il btz. Obbligare le navi in porto a spegnere i motori ed a collegarsi alla rete elettrica. Parificare i finanziamenti tra trasporto per mare e su ruota anche tramite il ricorso ai contributi per il trasporto fluviale europei oggi non impiegabili per le vie del mare anche per chi come noi non ha fiumi navigabili se non per tratti irrisori rispetto al resto della UE. Promuovere le imbarcazioni di nuova fabbricazione che arrivano a 60 nodi. Tali mezzi possono rappresentare la modalità più rapida e sicura di trasporto merci e passeggeri.

23) Bloccare le rotte aeree nazionali per destinazioni per cui esistono alternative di trasporto su rotaia competitive. A titolo di esempio, la norma applicata in Francia sta riscuotendo successo, generando significativi savings per l’ambiente ed il bilancio statale.

24) Connettere isole e terraferma con rotte esistenti e di nuova definizione. Verificare la possibilità di inserire rotte anche all’interno dei golfi al fine di evitare, come nel caso del Golfo di Taranto, che due o più regioni siano obbligate a percorsi automobilistici eccessivamente lunghi.

25) Valorizzare il mare interno come transport environment, imparandone le caratteristiche e difficoltà e rilanciando le patenti nautiche. Valorizzare altresì l’eolico offshore, l’energia maremotrice e, nelle lagune, il fotovoltaico galleggiante.

26) Intensificare l’investimento di risorse nella mobilità collettiva: aumentare il numero di treni, autobus elettrici e a biometano nelle città, incentivandone l’utilizzo. Fornire risorse ai comuni per i piani di mobilità sostenibile e gli spostamenti ciclo pedonali anche con più offerte fiscalmente deducibili per tutti. Proporre un abbonamento annuale a prezzo basso e facilmente gestibile per tutti, valido in tutti i mezzi pubblici locali di ogni città italiana. Rendere gratuito il trasporto pubblico locale per i lavoratori e per tutte le persone bisognose. Promuovere la riconversione a biometano liquido di tutti i trasporti pesanti decretando la fine dell’uso del gasolio.

27) Per il trasporto merci garantire e massimizzare l’utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria in un’ottica intermodale, rendendo disponibili soluzioni tecnologiche e digitali che sappiano abilitare la cooperazione tra operatori del settore industriale, gestori degli hub intermodali, porti e terminal.

Università e transizione digitale

28) Istituire indirizzi universitari interamente dedicati alle scienze eco ed alle rinnovabili. Promuovere la formazione professionale verso i green jobs, creando una cultura di impresa Operator-Centric. Il lavoratore non dovrà più esser visto come mero gregario, ma come portatore di idee.

29) Promuovere, presso e con gli ordini professionali l’applicazione del know-how universitario alle scienze rinnovabili. Istituire corsi e facoltà di giornalismo ambientale per una diffusione massiccia e rapida delle ecotecnologie rinnovabili e del risparmio energetico.

30) Promuovere la digitalizzazione e la fibra. Consentire a tutti indipendentemente dal censo l’accesso ai computer e alla rete. Creare una rete Wi-Fi pubblica e gratuita per tutti. Sviluppare lo smart working anche per ripopolare anche i borghi italiani. Garantire l’uso della video conferenza e delle decisioni con assemblee anche da remoto per tutte le occasioni in cui è legalmente possibile. La riduzione degli spostamenti della fase Covid deve essere mantenuta nella giusta misura e valorizzata come scelta economicamente e ambientalmente utile.

Costi energetici

31) Combattere la speculazione sul prezzo del gas togliendo l’IVA, tassando i super profitti fatti e prevedendo un fee commerciale non superiore al 10% sul reale prezzo di acquisto. E non basato sul prezzo della Borsa internazionale. Calcolare il prezzo dell’energia sul prezzo della reale contrattazione basato sulle aste. E non sul prezzo del mercato del giorno dopo. Prevedere un fondo di garanzia pluriennale affinché tutte le imprese possano acquistare propri impianti di produzione rinnovabile ed efficienza energetica. Ciò indipendentemente dalla loro affidabilità bancaria, ma basandosi sulle necessità produttive con l’impegno alla salvaguardia occupazionale.

32) Favorire la sostituzione dei consumi a gas con consumi elettrici ad alta efficienza energetica con un fondo di garanzia che permetta a tutti di acquistare piatti ad induzione per cucinare e pompe di calore, anche ad alta temperatura, per riconvertire riscaldamento e raffrescamento. Sostenere i Comuni che intendano promuovere reti di teleriscaldamento freddo per la diffusione delle pompe di calore.

Salute

33) Ventilazione e depurazione dell’aria come strumenti importanti per mitigare il rischio Covid negli ambienti chiusi, a partire da scuole, ospedali, uffici pubblici, e per azzerare l’inquinamento da C02 nei luoghi affollati come aule e sale pubbliche.

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Le proposte contenute in questo documento non sono divisive per cercare la massima disponibilità possibile tra le forze politiche. Sono state escluse implicitamente questioni fondamentali e su cui noi manteniamo la nostra chiara opposizione, come energia nucleare ed incenerimento dei rifiuti, perché desideriamo che la transizione ecologica prosegua e acceleri. Con queste proposte potremo far progredire il nostro paese verso la resilienza climatica e la nascita di una economia ecologica.

Rete di Ecofuturo

Per informazioni e adesioni scrivi a: contatti@ecquologia.com

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