I ritrovamenti archeologici di SAN CASCIANO DEI BAGNI (Siena): nascita (e poi declino) del POPOLO ETRUSCO, sorto dal congiungersi alle popolazioni locali di altre etnie (provenenti da sud e da nord); popolo a suo volta “mischiato” ai ROMANI del nascente impero (un incontro di genti, e sviluppo di una grande civiltà nella convivenza)

“(…) La prima statua di bronzo ad uscire dal fango bollente, 2.300 anni dopo, è stato un putto in bronzo. Piccolo, bello e immutato, come se il tempo invece di dissolverlo lo avesse accarezzato. Non era solo. Dentro la vasca sacra, sotto una coltre di melma e stratificazioni secolari, c’era molto di più: il tesoro degli Etruschi e dei Romani che a quel tempo, siamo tra il secondo e il primo secolo avanti Cristo, in questi luoghi vivevano insieme nella tolleranza. (…)” (Marco Gasparetti, 9/11/2022, da “il Corriere della Sera”)

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IGEA statua bronzea – “(…) Lo scavo di San Casciano, che diventerà un museo con le terme ancora oggi in funzione, ha regalato molte sorprese. «Come il ritrovamento della statua bronzea più grande che raffigura Igea, moglie o figlia di Esculapio, il dio romano della medicina – racconta Jacopo Tabolli, 38 anni, professore di Etruscologia all’ateneo per Stranieri di Siena e direttore degli scavi -. Una grande emozione disseppellire la rappresentazione della medicina unita alla bellezza e alle terme». (…)”(Marco Gasparetti, 9/11/2022, da “il Corriere della Sera”)

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MAPPA dell’Etruria nel Centro Italia – “(…) Protetto per 2300 anni dal fango e dall’acqua bollente delle vasche sacre, è riemerso in questi giorni dagli scavi di San Casciano dei Bagni, in Toscana, nel senese, un deposito votivo mai visto, con almeno 24 statue in bronzo di raffinatissima fattura, cinque delle quali alte quasi un metro, tutte integre e in perfetto stato di conservazione. A darne per primo notizia è stato l’archeologo Jacopo Tabolli – giovane docente dell’Università per Stranieri di Siena, che dal 2019 guida il progetto con la concessione del ministero della Cultura e il sostegno anche economico del piccolo Comune toscano – che all’agenzia Ansa ha detto che si tratta di una scoperta “che riscriverà la storia e sulla quale sono già al lavoro oltre 60 esperti di tutto il mondo”. (…)” (da IL FATTO QUOTIDIANO del 9/11/2022)

SAN CASCIANO, UN VIAGGIO ALL’ORIGINE E ALLA FINE DI ETRURIA: «QUESTA, 2300 ANNI FA, ERA LA LORO LOURDES»

di Chiara Dino, 9/11/2022, da https://corrierefiorentino.corriere.it/

– Le terme custodivano oggetti databili tra il II e I secolo a. C. «Siamo all’incipit della ricerca» –

   Un territorio non troppo esteso, un pezzo di Italia centrale compreso tra Toscana, Lazio, Umbria con propaggini in Emilia Romagna e nella Bassa Lombardia. Questa è stata l’Etruria, terra dotata di una cultura avanzatissima, di una forma politica legata alla città-Stato, pian piano inglobata dalla grande potenza romana pre-imperiale. Una terra che produsse riti, abitudini, organizzazioni sociali di grande interesse e che grazie agli ultimi scavi, presentati (martedì 8/11/2022, NDR) a San Casciano dei Bagni, impareremo a conoscere meglio.  Almeno per quella fase — i reperti sono databili tra il II e il I secolo a.C — in cui gli etruschi si mescolarono ai romani da cui erano stati espugnati e conquistati un secolo prima: nel III a.C.

   Ma cosa c’era stato prima in questo territorio? E cosa potrà accadere, da oggi in poi, quando i reperti saranno restaurati e studiati e altri ne arriveranno alla ripresa degli scavi? La storia è entusiasmante: perché la civiltà etrusca, come tante altre, si formò nel tempo — così insegna Massimo Pallottino nel suo “L’origine degli Etruschi” quando sottolinea che quel popolo non «nacque» ma si «formò» grazie all’incontro tra diverse culture. Successe questo: delle popolazioni autoctone, vocate all’agricoltura, poco a poco si mischiarono con genti arrivate da oriente, dalla costa dell’odierna Turchia, e dal nord, da una zona che sta sopra il fiume Po. Siamo intorno al IX secolo a.C. e tale pout-pourri di culture genera quelli che chiamiamo etruschi. Niente di diverso rispetto a quanto abbiamo appreso su Roma dall’Eneide — con Enea che arriva da Troia sconfitta e fonda la città — o dall’Odissea, storia di viaggi, scoperte, incontro tra popoli.

   In Toscana questa gente si insedia in città come Chiusi, Cortona, Arezzo, Volterra, Populonia, Vetulonia, Sovana, Vitigliano; poco più tarde sono Roselle e Grosseto (tra il VII e il VI secolo a.C.) e qui fa, cresce, si sviluppa, prega i suoi dei. I romani arrivano intorno al III secolo a. C. e da allora parte il declino di questo popolo, lento per l’attitudine dell’Urbe di inglobare e accogliere istanze dei conquistati, ma inesorabile. Non tale però da non lasciare tracce in tombe, necropoli, mura, templi, strade e ora, a San Casciano dei Bagni, di queste terme sacre. «Un luogo — dice Piero Pruneti direttore di Archelogia Viva e turismo — che in fondo era una sorta di Lourdes del tempo. La gente qui faceva dei bagni in un’acqua che riteneva sacra pregando gli dei di ottenere delle grazie per la salute». Il paragone è suggestivo e fa pensare, come ci suggerisce sempre lui che: «Quando l’area archeologica sarà visitabile e sarà inaugurato il museo in procinto di nascere, questo sarà un luogo con una presenza turistica notevole. I reperti archeologici belli e importanti — non parlo dei frammenti che richiamano solo studiosi — affascinano perché al piacere della conoscenza si aggiunge quello della scoperta. Di qualcosa che ci ha restituito la terra».

   E qui arriviamo a quanto accaduto e dovrà ancora accadere nell’area interessata dagli scavi. Spiega il soprintendente di Arezzo, Siena, Grosseto, Gabriele Nannetti: «Quello che è stato presentato oggi è solo l’incipit di un lavoro di ricerca. Per il momento stiamo ripulendo in loco i reperti, bagnati e sporchi di fango. Poi saranno portati nei laboratori del territorio. Si sta lavorando tutti insieme, la Soprintendenza, il Comune, l’Istituto Centrale per il restauro, con una consonanza di intenti e di vedute straordinaria. Il ministero sta concludendo l’acquisto del palazzo della Propositura di San Casciano dei Bagni che dovrà ospitare il futuro museo». Nella tarda primavera del 2023 riprenderà la campagna di scavi: «Non prima perché già in estate le condizioni di lavoro sono difficili visto che si è scavato e si scava in luoghi dove arrivano 10 litri di acqua a 40° ogni secondo. Ma proseguiremo consapevoli che a spanna quanto si è trovato finora corrisponde a circa il 50 per cento di quanto potrebbe esserci. Dovremo farlo con cautela ancora maggiore perché le prossime ricerche si andranno a fare sopra strutture medicee». Ma questo è un lavoro di là da venire. Oggi la cosa più entusiasmante sarà studiare provenienza e storia dei pezzi portati qui come doni votivi. (CHIARA DINO, 9/11/2022, da https://corrierefiorentino.corriere.it/)

Nella FOTO sopra: IL LUOGO DEL RITROVAMENTO (da “Il Fatto Quotidiano”), lo scavo presso il Bagno Grande di San Casciano dei Bagni (Siena), un’area interessata dalla presenza di acque termali usate ancora oggi, può essere considerata una delle imprese archeologiche più importanti del secolo. Un santuario antico che nasce intorno al III secolo a.C. in territorio etrusco e che sarà frequentato fino alla fine del IV secolo d.C., quando i culti pagani saranno definitivamente chiusi.  –  “(…) Il contesto riveste grande rilevanza sul piano storico-archeologico anche perché getta nuova luce e pone nuove domande sui rapporti tra Etruschi e Romani in un’epoca assai delicata – quella tra II e I secolo a.C. – che vede l’acuirsi della crisi sociale e scontri tra le compagini presenti sul territorio, alle soglie della progressiva romanizzazione della Penisola italiana e del definitivo riassorbimento della componente etrusca all’interno del mondo romano. (…)(Massimo Osanna, da “LA STAMPA” del 9/11/2022)

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MIRACOLO A SAN CASCIANO

di Corrado Augias, 9/11/2022, da “la Repubblica”

– Storico ritrovamento. Il miracolo di San Casciano dopo 2300 anni spuntano 24 statue di bronzo –

   All’inizio dell’Ottocento il poeta francese Alphonse de Lamartine definiva crudamente l’Italia “una terra di morti”. Si riferiva all’aspetto politico, e non aveva torto. Per tre secoli, dalla fine del XV all’inizio del XIX, la penisola politicamente è stata come morta. Lo sapeva anche il ventenne Giacomo Leopardi che in una lirica composta più o meno negli stessi anni confermava, con più garbo, il concetto: “Vedo le mura e gli archi e le colonne e i simulacri e l’erme Torri degli avi nostri, ma la gloria non vedo…“.

   Questo però riguarda l’aspetto politico. Per altro verso, questa terra ha dato vita o ospitato il più smisurato insieme d’opere d’arte del pianeta. Il clamoroso ritrovamento di San Casciano ne è l’ennesima conferma – e certo non sarà l’ultima. In questo squilibrio tra un patrimonio immenso e un’insignificante storia politica, militare ed economica, c’è come un’indicazione di destino che, si potrebbe pensare, anche i nostri giorni confermano.

   La nostra è una terra dove per secoli ci si è dilaniati tra vicini dopo la caduta di quel miracolo politico che è stato l’Impero romano, e dove – anche per questo – non c’è borgo, non c’è lembo di territorio che non conservi una qualche insigne traccia della volontà di eccellere per volontà del Signore locale. Fosse anche solo una torre, un porticato, una cattedrale, una tomba.

   Ho avuto occasione di far notare tempo fa che se si toglie Parigi alla Francia e Londra all’Inghilterra resta certo qualcosa – ma si tratta appunto di qualcosa. Se si toglie Roma all’Italia resta un mondo e di Roma ci si potrebbe quasi dimenticare data l’ampiezza, la qualità, del resto.

   Terra di morti, dunque, ammettiamo che Lamartine aveva ragione, ma solo parzialmente: gli sfuggiva un ulteriore e ugualmente importante aspetto della questione. Tra l’altro parliamo di morti che qualche volta tornano alla luce, per non dire in vita, testimoni eloquenti di ciò che è stato. Gli archeologi faranno le loro valutazioni, ci diranno il valore assoluto e relativo dell’ultima clamorosa scoperta; a noi persone comuni spetta un altro compito: imparare a valutare meglio, ad apprezzare, di quale pezzo di pianeta siamo cittadini.

   Non è passato molto tempo da quando il nostro passato giaceva ancora sottoterra, gli antichi sarcofagi servivano alle mandrie come abbeveratoio, imponenti ruderi classici venivano utilizzati come muri di controspinta per miseri tuguri. Deriva da questa vasta, prolungata negligenza la quantità di errori e di orrori perpetrati quando un po’ di benessere ha favorito lo scempio di vaste zone del territorio.

   Posso citare un aneddoto personale. Parecchi anni fa in occasione di una visita professionale ad Agrigento, chiesi al sindaco com’era stato possibile lasciar costruire quelle decine di casette fin quasi a soffocare i magnifici templi della Magna Grecia. Mi rispose con malinconia: “Ci mancò la cultura”. Aveva ragione il sindaco: mancò la cultura, non solo ad Agrigento. Se c’è un insegnamento che può venire da San Casciano, a parte ogni considerazione storica e archeologica, è l’invito ad aprire gli occhi, a saper vedere, perché guardare non basta. Ad imparare, possibilmente, il rispetto per ciò che ci sta intorno. (Corrado Augias)

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La sindaca di San Casciano Agnese Carletti sugli scavi con “(…) Il team di giovani archeologi dell’Università degli Stranieri di Siena, per lo più ventenni (una équipe multidisciplinare di specialisti che annovera archeologi, architetti, ingegneri, restauratori, geologi, archeobotanici, archeozoologi, esperti di epigrafia e numismatica), insieme agli esperti della Sovrintendenza e grazie al contributo del Comune, hanno esplorato per tre anni le profondità dimenticate del santuario, tra i resti di piscine, fontane, terrazze digradanti, una meraviglia sulfurea rimasta attiva sino al V secolo e poi coperta in epoca cristiana. Hanno affondato braccia e mani sino a tre metri di profondità, quasi scottandosi per l’acqua termale. E hanno scoperto l’inimmaginabile. (…)” (Marco Gasparetti, 9/11/2022, da “il Corriere della Sera”)

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TESORO SOTTO IL FANGO DA MILLENNI

di Marco Gasparetti, 9/11/2022, da “il Corriere della Sera”

– Spuntano 24 statue di bronzo. La scoperta a San Casciano dei Bagni, risalgono anche al terzo secolo a.C- –

   La storia riemerge dal fango e dalle acque bollenti di San Casciano dei Bagni, in Toscana. In un deposito votivo, gli archeologi hanno trovato ventiquattro statue di bronzo risalenti all’epoca etrusca e romana. La prima statua di bronzo ad uscire dal fango bollente, 2.300 anni dopo, è stato un putto in bronzo. Piccolo, bello e immutato, come se il tempo invece di dissolverlo lo avesse accarezzato. Non era solo. Dentro la vasca sacra, sotto una coltre di melma e stratificazioni secolari, c’era molto di più: il tesoro degli Etruschi e dei Romani che a quel tempo, siamo tra il secondo e il primo secolo avanti Cristo, in questi luoghi vivevano insieme nella tolleranza.

   Il team di giovani archeologi dell’Università degli Stranieri di Siena, per lo più ventenni, insieme agli esperti della Sovrintendenza e grazie al contributo del Comune, hanno esplorato per tre anni le profondità dimenticate del santuario, tra i resti di piscine, fontane, terrazze digradanti, una meraviglia sulfurea rimasta attiva sino al V secolo e poi coperta in epoca cristiana. Hanno affondato braccia e mani sino a tre metri di profondità, quasi scottandosi per l’acqua termale. E hanno scoperto l’inimmaginabile.

   Dal cuore sacro del tempio sono usciti capolavori paragonabili ai Bronzi di Riace: 24 statue di circa un metro di altezza, un’ottantina di piccoli bronzi di rara bellezza e ancora seimila monete d’oro, argento e bronzo che raccontano un’altra storia, forse tutta da riscrivere. «Come la convivenza pacifica, multiculturale e plurilinguistica tra Etruschi e Romani in un’epoca di grandi conflitti, scoperta millenni dopo anche da giovani professori, ricercatori e studenti di mezzo mondo, quelli del nostro ateneo», spiega Tomaso Montanari, rettore dell’Università degli Stranieri di Siena. E tutto questo in un tempio immerso nelle terme, nel quale si univano preghiera, bellezza e beatitudine.

   Lo scavo di San Casciano, che diventerà un museo con le terme ancora oggi in funzione, ha regalato molte sorprese. «Come il ritrovamento della statua bronzea più grande che raffigura Igea, moglie o figlia di Esculapio, il dio romano della medicina – racconta Jacopo Tabolli, 38 anni, professore di Etruscologia all’ateneo per Stranieri di Siena e direttore degli scavi -. Una grande emozione disseppellire la rappresentazione della medicina unita alla bellezza e alle terme».

   Dalla melma millenaria sono riemerse in queste settimane divinità, effigi di Igea e di Apollo. E un bronzo che sembra assomigliare al celebre Arringatore. E ancora, come raccontano gli archeologi, nelle iscrizioni si leggono nomi di potenti famiglie etrusche. Entusiasta il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, che ha visitato il sito. «Dobbiamo avere la consapevolezza che in campo culturale siamo la prima superpotenza del pianeta». (Marco Gasperetti)

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“(…) Un culto proseguito sino al IV secolo d.C. come attesta la deposizione di quasi seimila monete in bronzo, argento e oro. La fine dell’area sacra viene fatta risalire al V secolo d.C. con l’abbandono definitivo della religione pagana e la piena affermazione del Cristianesimo. In quel periodo la vasca fu resa inutilizzabile e coperta ricorrendo a grandi tegole. (…)” (Giuseppe M. Della Fina, da “la Repubblica” del 9/11/2022)

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(Statua bronzea) – Le 24 statue sono state realizzate secondo i canoni della “mensura honorata“, vale a dire alte tre piedi romani (è l’equivalente di circa un metro). I bronzi, in ottimo stato di conservazione, raffigurano le divinità venerate nel santuario, assieme agli organi e alle parti anatomiche per le quali si chiedeva l’intervento curativo della divinità attraverso le acque termali

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Statua bronzea recuperata dal fango e dall’acqua a 40 gradi

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LA SOPRAVVIVENZA DI UNA CIVILTÀ SCONFITTA DALLA STORIA

di Giuseppe M. Della Fina, da “la Repubblica” del 9/11/2022

   Le potenzialità della ricerca archeologica in Italia continuano a sorprendere: la sesta campagna di scavo condotta a San Casciano dei Bagni, nell’area del Bagno Grande, ha restituito una serie eccezionale di oltre venti statue di epoca etrusca e romana, di cui cinque alte quasi un metro, depositate ritualmente all’interno di un’area sacra nella quale l’acqua era la protagonista nei culti.

   I bronzi raffigurano le divinità venerate, tra cui Igea e Apollo, i devoti e, inoltre, le parti anatomiche per le quali veniva chiesta una grazia e sono databili al II e I secolo a.C. Le statue erano posizionate sul bordo esterno di una grande vasca con funzione sacrale e ancorate a eleganti basi in travertino. Nel corso del I secolo d.C. – a più riprese – vennero staccate e depositate sul fondo della vasca e questo ha fatto pensare agli archeologi, autori della scoperta, che si sia trattato di deposizioni rituali ripetute nel tempo.

   Un culto proseguito sino al IV secolo d.C. come attesta la deposizione di quasi seimila monete in bronzo, argento e oro. La fine dell’area sacra viene fatta risalire al V secolo d.C. con l’abbandono definitivo della religione pagana e la piena affermazione del Cristianesimo. In quel periodo la vasca fu resa inutilizzabile e coperta ricorrendo a grandi tegole.

   Lo strato ancora superiore venne sigillato con i resti delle colonne del portico circostante, anch’esso evidentemente non più in funzione. I bronzi hanno uno stato di conservazione buono e questo è dovuto sia al fatto che non vennero danneggiati nel momento della deposizione sia al contesto ambientale che li ha protetti sino ad oggi.

   Un interesse particolare riveste il fatto che essi presentano iscrizioni sia in lingua etrusca che latina. Ciò si spiega con il fatto che l’Etruria, perduta definitivamente la propria indipendenza politica già dai decenni iniziali del III secolo a.C. a causa di Roma, continuava a conservare un’indipendenza culturale e linguistica che andò scomparendo del tutto proprio con la fine del I secolo a.C. Al tempo dell’imperatore Claudio, autore di un’opera – Tyrrhenika – scritta in greco e andata perduta, erano divenuti già oggetto di studio.

   Il fatto che alcune iscrizioni continuino ad essere in etrusco segnala una vitalità perdurante della lingua etrusca, ma soprattutto l’attaccamento alla lingua madre – seppure in una fase di superamento – da parte di persone che sentirono la necessità di ricorrervi in azioni legate alla sfera del sacro e del loro privato.

   I decenni in cui le statue furono realizzate sono importanti per la storia di Roma divenuta ormai la potenza principale del Mediterraneo e caratterizzata da forti contrasti al proprio interno che si acuirono durante il I secolo a.C. con la Guerra Sociale, gli scontri tra Mario e Silla, l’affermarsi perentorio di Giulio Cesare e la sua uccisione, la nascita della stella di Ottaviano Augusto.

   In questo angolo di Toscana, tutto sembra non risentire dei mutamenti profondi che stavano avvenendo: i devoti continuavano a frequentare l’area sacra, in uso già dalla piena epoca etrusca seppure con un impianto architettonico diverso e più semplice; a rivolgersi alle divinità, affidandosi ad esse con la stessa fiducia di sempre e forse ancora maggiore in considerazione dei tempi tempestosi; a partecipare ai riti e a offrire ex voto di notevole impegno.

   La prima analisi delle iscrizioni suggerisce che i fedeli che frequentavano l’area sacra provenivano dai territori di Chiusi e di Perugia – centri importanti sia in epoca etrusca che romana – e dal territorio di Siena a segnalare che la sua notorietà non era soltanto locale. Per Perugia sono ricordati i Velimna, una gens di grande rilievo, e i Marcni per l’agro senese.

   Resta da segnalare che le campagne di scavo sono state promosse dal Comune di San Casciano dei Bagni, su concessione della Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Ministero della Cultura, coordinate da Jacopo Tabolli (Università per Stranieri di Siena) e dirette sul campo dall’archeologo Emanuele Mariotti in una sinergia esemplare tra Ministero, Ente locale e Università.

   Gli ultimi ritrovamenti, insieme a quelli delle campagne di scavo precedenti, verranno musealizzati in un palazzo cinquecentesco nel centro storico del paese toscano, il cui acquisto è stato appena approvato dal Ministero della Cultura, come ha dichiarato Massimo Osanna, Direttore Generale Musei. Le ricerche continueranno e un’altra tessera andrà a ricomporre il mosaico della prima Italia. (Giuseppe M. Della Fina)

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QUEI BRONZI DELLE MERAVIGLIE NELLA TOSCANA DI 2000 ANNI FA

di Massimo Osanna (direttore generale dei Musei del ministero della Cultura), da “LA STAMPA” del 9/11/2022

   L’ archeologia ci regala in questi giorni una scoperta straordinaria: lo scavo presso il Bagno Grande di San Casciano dei Bagni (Siena), un’area interessata dalla presenza di acque termali usate ancora oggi, può essere considerata una delle imprese archeologiche più importanti del secolo.

   Un santuario antico che nasce intorno al III secolo a.C. in territorio etrusco e che sarà frequentato fino alla fine del IV secolo d.C., quando i culti pagani saranno definitivamente chiusi, restituisce pressoché intatto tutto il suo arredo di bronzi, dalle statue di divinità che ornavano lo spazio sacro agli ex-voto offerti da chi si recava lì a implorare la guarigione agli dei e alle acque termali.

   Nel corso delle ricerche, promosse dal ministero della Cultura e dal Comune di San Casciano dei Bagni e coordinate dal professor Jacopo Tabolli (Università per Stranieri di Siena), è stato messo in luce un monumentale complesso sacro, legato allo sgorgare di acque calde che raggiungono i 40 gradi, dove ci si recava per guarire dalle affezioni più varie.

   Ed è così che nello straordinario deposito votivo si contano a decine, rigorosamente in bronzo, orecchie, piedi, mani, teste e rappresentazione di organi diversi. Doni offerti agli dei, cui si chiedeva una guarigione implorata anche attraverso i testi scritti, in etrusco e in latino, incisi sulle stesse statue.

   Possiamo immaginare i fedeli che, mentre dedicavano gli oggetti, declamavano ad alta voce (come si usava in antico pregare) le dediche contenenti nomi e motivi della preghiera. Da una grande vasca che raccoglieva le acque sgorganti dalla sorgente, posta all’interno di un santuario che doveva ospitare, oltre a rituali per gli dei anche attività curative-terapeutiche (secondo una tradizione propria della religiosità romana e italica), ci sono stati restituiti reperti in uno stato di conservazione straordinario, grazie proprio a quelle acque che un tempo hanno curato gli uomini e poi, dopo la fine dell’esperienza sacra, hanno «curato» gli oggetti.

   Se si aggiunge che il loro recupero è avvenuto nel corso di uno scavo archeologico ben fatto e ben documentato, grazie ad una équipe multidisciplinare di specialisti che annovera archeologi, architetti, ingegneri, restauratori, geologi, archeobotanici, archeozoologi, possiamo ben comprendere la straordinarietà di queste scoperte.

   Dello straordinario deposito dei bronzi, 24 oggetti tra statue e materiali votivi si segnalano un bellissimo efebo, una statua di Igea, dea della salute, un elegante Apollo saettante, accanto ad altre figure di divinità e dedicanti, che compongono un tesoro unico e non solo dal punto di vista storico-artistico.

   Il contesto riveste grande rilevanza sul piano storico-archeologico anche perché getta nuova luce e pone nuove domande sui rapporti tra Etruschi e Romani in un’epoca assai delicata – quella tra II e I secolo a.C. – che vede l’acuirsi della crisi sociale e scontri tra le compagini presenti sul territorio, alle soglie della progressiva romanizzazione della Penisola italiana e del definitivo riassorbimento della componente etrusca all’interno del mondo romano.

   Di fronte all’eccezionalità del contesto santuariale e termale di San Casciano, delle sue strutture architettoniche e dei suoi depositi di oggetti votivi, considerata l’importanza che la scoperta ha da subito rivestito anche per la comunità cittadina e per il territorio, il ministero della Cultura, nelle sue diverse articolazioni, si è da subito attivato insieme con le amministrazioni locali al fine di avviare in forma coordinata e sinergica tutti gli interventi indispensabili per la tutela, la valorizzazione e la musealizzazione dello straordinario patrimonio archeologico.

   A San Casciano sorgerà presto un parco archeologico e un museo per ospitare tutti i reperti provenienti dal santuario etrusco-romano. Su un aspetto in particolare vorrei portare l’attenzione, forse il più rivelante di queste scoperte, la capacità degli oggetti di scavalcare i secoli, interrompendo il fluire del tempo e le sue fratture storiche, grazie alla loro durevole materialità.

   Centinaia di oggetti, statue di divinità ed ex-voto, depositati nella vasca e sottratti così alle cesure e alle trasformazioni incessanti del tempo, conservati fino a noi proprio perché piamente depositati nella vasca che li ha nascosti fino ad oggi. Grazie a questi bronzi un filo rosso unisce la remota civiltà etrusca e romana con il nostro presente.

   Gli oggetti si fanno sempre memoria, come nella potente evocazione del passato nel capolavoro di Marcel Proust, diventano testimonianza delle vite passate, di chi li ha realizzati, usati, toccati, offerti e infine deposti, di coloro che non hanno lasciato altre testimonianze di sé.

   Questo aspetto dell’archeologia, che in alcuni contesti privilegiati ci consente di entrare direttamente nel passato senza mediazioni e nelle vite di chi è scomparso da tempo è una delle esperienze che più affascina del nostro eterno presente.

   Del resto, che cosa c’è di più affascinante e al tempo stesso estraniante di vedere, toccare, riflettere su questi oggetti, veri e propri relitti del naufragio del passato, appartenuti a persone che ci hanno preceduto nel tempo e con le quali, grazie ai loro oggetti riusciamo ad entrare ancora in relazione. (MASSIMO OSANNA)

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PERCHÉ LA SCOPERTA DEI 24 BRONZI IN TOSCANA RISCRIVE LA STORIA E COSA C’È TRA I TESORI APPARTENUTI AI POTENTI ETRUSCHI E DI ROMA (IMPERATORI INCLUSI)

da “IL FATTO QUOTIDIANO” del 9/11/2022

– Parla Jacopo Tabolli, archeologo dell’Università per Stranieri di Siena che dal 2019 guida il progetto di scavi che ha portato alla luce materiale protetto da 2300 anni a San Casciano dei Bagni, appartenuto alle élite dell’epoca. Il lavoro del pool a cui hanno partecipato anche architetti, geologi, archeobotanici, esperti di epigrafia e numismatica. E i misteri non mancano: “L’albero che abbiamo trovato nella vasca non è della zona” –

   L’archeologia oggi conquista l’attenzione generale grazie a un ritrovamento di proporzioni e di importanza eccezionali, a conferma della regola che “la terra non distrugge, ma conserva” i tesori realizzati dall’uomo.  Basta solo saperli cercare. Protetto per 2300 anni dal fango e dall’acqua bollente delle vasche sacre, è riemerso in questi giorni dagli scavi di San Casciano dei Bagni, in Toscana, un deposito votivo mai visto, con almeno 24 statue in bronzo di raffinatissima fattura, cinque delle quali alte quasi un metro, tutte integre e in perfetto stato di conservazione. A darne per primo notizia è stato l’archeologo Jacopo Tabolli – giovane docente dell’Università per Stranieri di Siena, che dal 2019 guida il progetto con la concessione del ministero della Cultura e il sostegno anche economico del piccolo Comune toscano – che all’agenzia Ansa ha detto che si tratta di una scoperta “che riscriverà la storia e sulla quale sono già al lavoro oltre 60 esperti di tutto il mondo”.

   Un tesoro “assolutamente unico“, sottolinea, che si accompagna ad una incredibile quantità di iscrizioni in etrusco e in latino e al quale si aggiungono migliaia di monete oltre ad una serie di altrettanto interessanti offerte vegetali. Ciò permetterà lo sviluppo di studi interdisciplinari che hanno già visto all’opera “specialisti di ogni disciplina, dagli architetti ai geologi, dagli archeobotanici agli esperti di epigrafia e numismatica“, come sottolinea Luigi La Rocca, direttore generale per l’archeologia del ministero della Cultura. Il ministro Gennaro Sangiuliano ha già visitato il laboratorio di restauro che ha appena accolto le statue: “Un ritrovamento eccezionale che ci conferma una volta di più che l’Italia è un paese fatto di tesori immensi e unici. La stratificazione di diverse civiltà è un unicum della cultura italiana”.

   Il direttore generale musei del ministero Massimo Osanna, che ha appena approvato l’acquisto del palazzo cinquecentesco che ospiterà nel borgo di San Casciano le meraviglie restituite dal Bagno Grande, un museo al quale si aggiungerà in futuro un vero e proprio parco archeologico, condivide l’entusiasmo aggiungendo che “la scoperta più importante dai Bronzi di Riace è certamente uno dei ritrovamenti di bronzi più significativi mai fatti nella storia del Mediterraneo antico” e pone l’accento “sull’importanza del metodo usato in questo scavo” come è stato per le scoperte più recenti di Pompei”.

   Realizzate con tutta probabilità da artigiani locali, le 24 statue appena ritrovate – spiega l’archeologo Tabolli affiancato dal direttore dello scavo Emanuele Mariotti e da Ada Salvi della Soprintendenza – si possono datare tra il II secolo avanti Cristo e il I dopo. Il santuario, con le sue piscine ribollenti, le terrazze digradanti, le fontane, gli altari, esisteva almeno dal III secolo a.C. e rimase attivo fino al V d.C., racconta, quando in epoca cristiana venne chiuso ma non distrutto, le vasche sigillate con pesanti colonne di pietra, le divinità affidate con rispetto all’acqua. È anche per questo che, rimossa quella copertura, gli archeologi si sono trovati davanti un tesoro ancora intatto, di fatto “il più grande deposito di statue dell’Italia antica e comunque l’unico di cui abbiamo la possibilità di ricostruire interamente il contesto”, ribadisce Tabolli.

   Disposte in parte sui rami di un enorme tronco d’albero fissato sul fondo della vasca, in molti casi appunto ricoperte di iscrizioni, le statue come pure gli innumerevoli ex voto, arrivano dalle grandi famiglie del territorio e non solo, esponenti delle élites del mondo etrusco e poi romanoproprietari terrieri, signorotti locali, classi agiate di Roma e addirittura imperatori. Qui, a sorpresa, la lingua degli etruschi sembra sopravvivere molto più a lungo rispetto alle date canoniche della storia, così come le conoscenze etrusche in fatto di medicina sembrano essere riconosciute e accettate come tali anche in epoca romana.

   Nel ricostruire la vicenda che ha portato alla straordinaria scoperta, Tabolli ricorda che “le prime analisi del territorio risalgono al 2016, poi nel 2019 abbiamo trovato conferma della presenza di un’area archeologica molto estesa, ma non ci aspettavamo di queste dimensioni. E lavorare con una cascata incessante di acqua non è stato proprio agevole. Ma il dato più importante è l’aver messo su un pool di studiosi multidisciplinari per la prima volta, esperti di diverse discipline, perfino di pollini, che ci permetteranno di riscrivere la storia del paesaggio di questa parte della Toscana. Per esempio l’albero che abbiamo trovato nella vasca non è certo della zona; e poi tutti i vari materiali rintracciati insieme alle statue ci porranno nelle condizioni di capire meglio la vita, gli usi e i costumi dei vari popoli che si sono succeduti in questa zona. Per esempio vicino ad alcune statue abbiamo trovato delle uova. A tutt’oggi non sappiamo il significato di quella presenza, ma cercheremo di capirlo”.

   Si tratta di un grande santuario che sembra raccontarsi, un luogo unico anche per gli antichi, una sorta di bolla di pace, se si pensa, come spiega Tabolli, “che anche in epoche storiche in cui fuori infuriano i più tremendi conflitti, all’interno di queste vasche e su questi altari i due mondi, quello etrusco e quello latino, sembrano convivere senza problemi”. Chissà, ragiona l’archeologo, forse perché fin dalle origini il nume qui è sempre rimasta l’acqua con la sua divinazione, la sua forza, il suo potere: “Qui passa il tempo, cambia la lingua, cambiano persino i nomi delle divinità, ma il tipo di culto e l’intervento terapeutico rimangono gli stessi”.

   Il cantiere adesso si chiude, riprenderà in primavera. L’inverno servirà per restaurarestudiarecapire. “Sarà un lavoro di squadra, com’è stato sempre finora”, lascia intendere Tabolli. E i soldi? Talvolta l’archeologia non gode delle coperture ministeriali di altre discipline, come per esempio la lirica. “Un elemento centrale del futuro – spiega Tabolli – sarà la tutela e ci sosterranno ancora l’Università, il Comune e la Soprintendenza. Ma chiederemo supporto anche alle istituzioni internazionali e vogliamo che ogni ente che partecipa abbia un ruolo attivo, come per esempio ha avuto il Comune di San Casciano dei Bagni. Sappiamo che si tratta di una scommessa, ma abbiamo messo in moto una sinergia positiva che ha dato questi straordinari risultati”. Tabolli chiude annunciando che già nel 2023 i primi pezzi del deposito votivo che nel frattempo saranno stati puliti e restaurati si potranno ammirare a San Casciano: “Per noi la valorizzazione del bene è una condizione primaria, per altro già prevista dall’accordo che prevede la nascita del parco archeologico. È solo questione di tempo”. (da “IL FATTO QUOTIDIANO” del 9/11/2022)

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IL TESORO NEL FANGO CHE RIPORTA LUCE SUGLI ETRUSCHI

di Fulvio Paloscia, da “la Repubblica” del 9/11/2022

   Una ventina di statue di bronzo, ex voto e migliaia di monete. Sono i reperti archeologici rinvenuti a San Casciano dei Bagni in quella che era un’area sacra per il popolo vinto da Roma. La prima statua è emersa due settimane fa. Con delicatezza, gli archeologi le hanno fatto spazio tra il fango. Entusiasmo frenato dall’aplomb scientifico. Anche se la voglia di esultare era pronta a esplodere. Soprattutto quando sono emerse altre 23 sculture votive alte un metro. Tutte in bronzo. In perfetto stato di conservazione grazie all’assenza di ossigeno dell’interramento. Nessuna patina a segnare il tempo.

   A quel punto è risultato evidente che la grande vasca sacra di San Casciano dei Bagni stava restituendo un tesoro il cui ritrovamento è stato come uno scossone di vita.

   Placido borgo termale che da anni soffre l’abbandono dei giovani per le poche opportunità, ieri è stato ripreso da telecamere e sorvolato dai droni a ronzare sui bagni caldi degli ultimi turisti: «È la più importante scoperta archeologica italiana cinquanta anni dopo il ritrovamento dei Bronzi di Riace. Per quantità, bellezza e importanza storica sia nell’arte che nell’artigianato artistico» esulta Jacopo Tabolli dell’Università per gli Stranieri di Siena, coordinatore degli scavi in aperta campagna, condotti dal Comune di San Casciano dei Bagni su concessione della Direzione Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province del Ministero della Cultura.

   È spuntata Igea, dea della salute col serpente arrotolato al braccio. Apollo. Imperatori, fanciulli. Statue, ora tutte da studiare nei loro significati, risalenti al II secolo a. C. e il I secolo a. C.: raccontano la conflittuale transizione dalla civiltà etrusca a quella romana «con una luce nuova, di convivenza tra lingue, culture, religioni diverse – aggiunge Tabolli – Molte delle statue recano infatti iscrizioni sia in latino che in caratteri etruschi. Cambiano idiomi e divinità, ma il culto e l’intervento terapeutico rimangono simili».

   Il santuario era uno spazio di preghiera ma anche di cura per le famiglie più nobili: piscine per i bagni salutari, immaginano gli archeologi, spazi per operazioni chirurgiche, per l’alloggio dei degenti. A testimoniarne il mix di funzione religiosa e “ospedaliera” gli ex voto venuti alla luce durante gli scavi (iniziati nel 2020) e due poliviscerali, rappresentazioni di viscere umane «accurate come una tac» dice Tabolli, riferibili alle pratiche etrusche di divinazione.

   Una bolla di pace e di rispetto, dunque. Nel V secolo d.C. la chiusura “gentile” del santuario, da parte dei romani. Un rito, più che un demolizione. Le statue furono poste sul fondo della vasca, insieme a monete (ne sono state ritrovate seimila) e altri oggetti. Una copertura di tegole, sulle quali vennero adagiate le colonne del portico sacro, sigillarono il tesoro.

   E proprio un pezzo di colonna nascosta da una siepe ha spinto il Comune, anni fa, ad acquistare quel terreno per appena 10 mila euro. Ora, si parla di quattro ettari di reperti. Diventeranno parco archeologico mentre un edificio del borgo sarà il museo dove verranno collocate le 24 statue, ora in un laboratorio di restauro.

   Il budget sarà ingente ma il Ministero della Cultura si è già attivato – dice la sindaca Agnese Carletti – grazie ad un accordo di valorizzazione con l’Università per stranieri di Siena. Agli scavi contribuiscono architetti, geologi, archeobotanici, esperti di epigrafia e numismatica. Diretti sul campo da Emanuele Mariotti e finanziati attraverso l’art bonus, coinvolgono 60 studenti universitari. Dall’Italia, dall’Irlanda, da Cipro. Che hanno trascorso l’estate nel fango bollente: 40 grandi fuori, 40 gradi nella vasca sacra. (Fulvio Paloscia, da “la Repubblica”)

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«SCOPERTA SENSAZIONALE COME QUELLA DI RIACE. MA QUI È UNA MINIERA»

di Paolo Conti, da “il Corriere della Sera” del 9/11/2022

   Massimo Osanna, archeologo, per anni alla guida di Pompei e ora direttore generale dei Musei al ministero della Cultura, è entusiasta della clamorosa scoperta di San Casciano. «È sensazionale da diversi punti di vista. Si tratta del giacimento più ricco del Mediterraneo nel campo dei bronzi. Decine di manufatti di diverse dimensioni. In più ben 6.000 monete in eccellente stato di conservazione. Ora passeremo alla fase più interessante, quella dello studio. Abbiamo già attivato le procedure per l’acquisto di un palazzo cinquecentesco a San Casciano di proprietà della Curia. Allestiremo lì il museo, spero entro il prossimo anno. È giusto collocare le scoperte nel territorio a cui appartengono anche per valorizzare centri e borghi lontani dai grandi attrattori tradizionali del turismo culturale».

Perché questi ritrovamenti sono così importanti?

«Penso alle stupefacenti statue ritrovate che hanno la misura dei tre piedi romani, ovvero quasi un metro, quella che Plinio definitiva la Honorata mensura, ovvero la dimensione giusta per le statue di culto e da processione. Oltre alle bellissime opere come il giovane efebo, la dea della salute Igea, Apollo, sono emersi moltissimi piccoli oggetti votivi: piedi, mani, ex voto in perfetto stato di conservazione, alcuni firmati. Negli altri santuari abbiamo ritrovato gli oggetti in terracotta».

Invece qui c’è una grande quantità di bronzo…

«I manufatti di San Casciano sono stati collocati nell’acqua da qualche mano pia poco dopo la fine dei culti pagani in seguito all’affermazione del cristianesimo come religione ufficiale e unica dell’Impero romano. Una protezione decisa da chissà chi e chissà quando che ha sottratto il tesoro alla scomparsa. In tutto il medioevo i bronzi romani sono stati fusi e riutilizzati. Qui no: ecco la preziosità del ritrovamento. Conosciamo pezzi unici in bronzo, come la coppia di Riace. Qui c’è una vera miniera…»

Siamo nel centro dell’Italia. Un altro dato importante.

«Certo. Come territorio e periodo di fondazione del santuario, tra il III secolo e il II avanti Cristo. Quindi nelle terre e nel momento storico dell’incontro tra mondo etrusco e mondo romano. Molti oggetti hanno iscrizioni e dediche in etrusco e in latino: appaiono nomi di fedeli e di divinità sconosciute. Le provenienze degli oggetti sono le più varie, al momento siamo certi di fatture legate all’area di Perugia e di Chiusi».

Il lavoro ha coinvolto il Comune di San Casciano, ovviamente la macchina del ministero e l’Università per Stranieri di Siena.

«Questa scoperta conferma quanto sia importante, per la ricerca archeologica, la solidità del gruppo di lavoro e l’interdisciplinarietà. C’è il giovane archeologo Jacopo Tabolli, ora all’ateneo senese ma che ha lavorato al ministero. Nella squadra appaiono archeologi, epigrafisti, archeobotanici perché sono apparse anche offerte vegetali. Un enorme contributo è venuto dalla giovanissima sindaca Agnese Carletti, che da tempo crede in questa avventura. Una delle scoperte più importanti degli ultimi decenni si deve insomma non a un solo interlocutore ma a un team che ha lavorato compatto. Questo è, oggi, il metodo migliore».

(di Paolo Conti, da “il Corriere della Sera” del 9/11/2022)

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