COP25 a MADRID (dicembre 2019): l’aumento del fabbisogno energetico mondiale pone gravi problemi. Le fonti rinnovabili (vento, sole…) non ce la fanno a ridurre quelle fossili (gas, petrolio, carbone): non bastano le nuove tecnologie a risolvere la crisi ambientale, serve anche una ridefinizione dei nostri consumi quotidiani

CAROLINA SCHMIDT, ministro dell’Ambiente del CILE e presidente di COP25 a MADRID – IL 2 DICEMBRE SI È APERTA A MADRID, IN SPAGNA, LA COP25, CHE SI CHIUDERÀ IL 13 DICEMBRE.
CHE COS’È UNA COP? Cop è l’acronimo di CONFERENCE OF THE PARTIES (conferenza della parti), cioè l’incontro – normalmente annuale – dei quasi 200 PAESI CHE FANNO PARTE DELLA CONVENZIONE QUADRO DELLE NAZIONI UNITE SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI (UNFCCC). La convenzione è stata adottata nel 1992 (nel mitico Vertice della Terra a Rio de Janeiro), e ha stabilito che i gas serra emessi dagli esseri umani con le loro attività quotidiane stanno contribuendo alla crisi climatica. La convenzione chiede ai firmatari di ridurre queste emissioni. Per mettere in pratica il trattato si svolgono le Cop, a cui partecipano delegati e ministri di quasi 200 paesi del mondo. I vertici si svolgono ogni anno in una diversa regione del pianeta e questa edizione doveva essere in America Latina. Inizialmente si pensava al Brasile, ma con l’elezione del presidente di estrema destra Jair Bolsonaro il paese ha ritirato la sua candidatura. In seguito ANCHE IL CILE HA RINUNCIATO, per i disordini in corso, MA MANTIENE LA PRESIDENZA DEL VERTICE, e quindi la guida dei negoziati

   La conferenza sul clima dell’Unfccc (United Nations Framework Convention on Climate Change) in corso a Madrid dal 2 dicembre scorso, la Cop25 (e che si concluderà il 13 dicembre), prospetta scenari sempre più preoccupanti, per le sorti del pianeta, e di noi tutti.

(foto da http://www.corriere.it)

   La concentrazione di CO2 e di altri gas che alterano il clima, dannosi, sta crescendo sempre più; la temperatura media planetaria aumenta; i ghiacciai si sciolgono; il livello medio degli oceani si alza. La visibile crescita dei fenomeni meteorologici estremi che colpiscono tutto il pianeta (da noi si è visto la recente drammatica acqua alta a Venezia; oppure poco più di un anno fa la devastante tempesta Vaia nelle montagne del Nordest; le sempre più frequenti esondazioni di fiumi e torrenti….), tutti questi accadimenti climatici, metereologici estremi non lasciano dubbi (anche ai più scettici) che siamo in pieno cambiamento climatico.

Gli ultimi dati mostrano che anche parte della calotta glaciale dell’Antartide orientale — in particolare nel bacino di Wilkes — potrebbe essere altrettanto instabile. Un modello scientifico suggerisce che il suo scioglimento potrebbe innalzare di 3-4 metri il livello del mare su tempi superiori ad un secolo (immagine da http://www.corriere.it/)

   Il mondo è già più caldo di 1,1°C rispetto agli albori della rivoluzione industriale, con un impatto significativo sul pianeta e sulle vite delle persone. Se le attuali tendenze dovessero continuare, le temperature globali potrebbero aumentare dai 3,4 ai 3,9°C già in questo secolo, causando effetti climatici distruttivi su larga scala. Questo è il forte grido di allarme che la comunità internazionale sta lanciando alla conferenza Onu di Madrid.

Alla Cop25 in corso c’è la partecipazione ai colloqui di circa 25mila persone. Tra loro (arriveranno?) una trentina di capi di stato, il segretario generale delle Nazioni Unite, ANTÓNIO GUTERRES (nella foto), e la presidente della Commissione europea, URSULA VON DER LEYEN. È arrivata anche l’attivista svedese GRETA THUNBERG che si trovava negli Stati Uniti ed è tornata indietro in catamarano

   Ma non è solo questo. Un rapporto di Oxfam diffuso in concomitanza con l’avvio del vertice, rileva come cicloni, inondazioni e incendi (cioè alcune tra le più evidenti conseguenze dei cambiamenti climatici) abbiano oggi 7 volte più probabilità di causare migrazioni forzate rispetto a terremoti o eruzioni vulcaniche. E tre volte in più rispetto a guerre e conflitti. Tradotto in numeri, sono OLTRE 20 MILIONI OGNI ANNO LE PERSONE SFOLLATE, una ogni due secondi, soprattutto nei Paesi più piccoli del mondo. I quali, sottolinea Oxfam, producono solo un terzo delle emissioni inquinanti di qualsiasi Stato ad alto reddito. Il che significa che pur non contribuendo a quella che è la principale causa di migrazione forzata, sono quelli che ne pagano loro malgrado le conseguenze.

(INONDAZIONI IN PAKISTAN) – Un rapporto di Oxfam diffuso in concomitanza con l’avvio del vertice, rileva come cicloni, inondazioni e incendi (cioè alcune tra le più evidenti conseguenze dei cambiamenti climatici) abbiano oggi 7 volte più probabilità di causare migrazioni forzate rispetto a terremoti o eruzioni vulcaniche. E tre volte in più rispetto a guerre e conflitti. Tradotto in numeri, sono OLTRE 20 MILIONI OGNI ANNO LE PERSONE SFOLLATE

   Dati appena pubblicati da istituzioni scientifiche internazionali (l’Agenzia internazionale per l’energia -Aie-, il Programma ambientale dell’Onu, -Unep-), concordano che il fabbisogno mondiale di energia continuerà a crescere almeno dell’1 per cento all’anno fino al 2040. Circa la metà di questa crescita sarà coperta dalle nuove energie rinnovabili; si afferma che poi il consumo di gas aumenterà rapidamente, superando il carbone per diventare la seconda fonte di energia dopo il petrolio; ma che le fonti energetiche fossili ed inquinanti come il petrolio e il carbone continueranno a “coprire” le esigenze di quel dato stabile di consumo energetico (produttore di CO2) che ora abbiamo.

Fridays for Future: protests in Madrid, 7/12/2019

   Allora sì, bene, che ci sia l’introduzione e l’affermazione di fonti energetiche rinnovabili; e che ci sia sempre più maggiore efficienza energetica (nei motori delle auto, nel riscaldamento a gas delle abitazioni, etc.), ma questi progressi si stanno esaurendo. Serve qualcosa “di più”.

   E a Madrid, alla COP25 si chiede agli Stati del mondo, in particolare da parte dell’ONU, spinto dal movimento internazionale dei giovani (il cosiddetto Fridays for Future), dal Papa (anche con la sua importante enciclica Laudato si’), anche dalla Commissione europea che con la nuova presidente Ursula von der Leyen ha messo come primo il punto del clima…. ebbene si chiede in questa Conferenza di Madrid agli Stati, di andare oltre anche agli impegni presi alla conferenza sul clima di Parigi (COP21) del dicembre 2015 (195 paesi si sono impegnati a contenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2ºC con piani di azione nazionali): a Madrid si chiede ai Governi che i paesi debbano aumentare di tre volte le proprie ambizioni di riduzione per restare al di sotto di +2°C e più di cinque volte nel caso di +1,5°C.

QUAL È LO SCOPO DEI COLLOQUI? – Sono principalmente un trampolino verso il 2020, anno chiave nella lotta alla crisi climatica da QUANDO NEL 2015 È STATO RAGGIUNTO L’ACCORDO DI PARIGI. Questo perché per la prima volta i paesi dovrebbero aggiornare i loro piani di riduzione delle emissioni di anidride carbonica e potenzialmente delineare i piani a lungo termine per arrivare a zero emissioni IN VISTA DEL VERTICE DI GLASGOW DEL PROSSIMO ANNO, LA COP26. I colloqui a Madrid devono fare ordine su alcune questioni in sospeso dell’accordo di Parigi. Tra queste il cosiddetto articolo 6, sulle nuove regole del mercato globale delle emissioni di CO2 (o mercato del carbonio): un sistema che prevede lo scambio di diritti o di quote di emissioni di gas a effetto serra tra paesi

   L’impressione (non solo l’impressione, ma secondo gli esperti “dati certi”) è che anche l’avanzamento tecnologico con sistemi a inquinamento zero o quasi, con l’ulteriore efficienza energetica nel consumo di tutti gli apparati (auto, impianti di riscaldamento e refrigerazione, etc.), tutto questo non basta, non modifica il trend negativo.

LO SCENARIO DELLA CONFERENZA DI MADRID – COS’È L’ACCORDO DI PARIGI? – L’UNFCCC HA PUNTATO INIZIALMENTE ALL’APPROVAZIONE DEL PROTOCOLLO DI KYOTO DEL 1997. QUINDI, NEL 2015, È STATO ADOTTATO L’ACCORDO DI PARIGI, che dal prossimo decennio sostituirà Kyoto e costringe tutti i paesi a tagliare le emissioni di gas serra. La somma di tutte queste riduzioni deve essere sufficiente a raggiungere l’obiettivo principale dell’accordo di Parigi, secondo il quale l’aumento della temperatura media del pianeta dovrebbe essere mantenuto al di sotto dei 2 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali e, nella misura del possibile, non dovrebbe superare gli 1,5 gradi. Questo è il limite che la scienza pone per evitare gli effetti più catastrofici di una crisi climatica i cui effetti non sono più reversibili. (New Scientist, El País)

   E “si ricade” ancora una volta sulla cosa più difficile da fare, “da convincere” (convincersi): che bisogna tutti consumare meno, ricalibrando la propria vita verso un modello più parsimonioso con l’ambiente, in tutti i suoi aspetti (nel non sprecare, nel rivedere certi modi di vita “dispendiosi” per l’ambiente). Qui tutti ne hanno da pensare e “decidere” cosa fare, individualmente e collettivamente. Elencare una lista di comportamenti nuovi, virtuosi, nel non sprecare risorse inutilmente e non inquinare, è compito e impegno di tutti. E’ la cosa più difficile. (s.m.)

6 dicembre 2019. Migliaia di persone hanno invaso le strade del centro di Madrid per la #MarchaPorElClima, un corteo enorme che ha dato il via al Vertice sociale, parallelo e antagonista a COP25 (foto da http://www.corriere.it/)

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DAGLI SCENARI SUL CLIMA DI DOMANI UNA SPINTA ALL’AZIONE

di Marzio Galeotti e Alessandro Lanza, 6/12/2019, da LA VOCE.INFO

(https://www.lavoce.info/)

– Il WORLD ENERGY OUTLOOK descrive alcuni scenari sull’evoluzione del consumo di energia da qui al 2040. Gli fa eco l’EMISSIONS GAP REPORT. Per entrambi solo perseguendo obiettivi ambiziosi si può limitare l’aumento della temperatura a livelli accettabili. –

Il World Energy Outlook 2019

Il 13 novembre l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) ha pubblicato il World Energy Outlook (Weo) 2019, annuale rapporto di più di 800 pagine che suscita sempre grande attesa tra gli addetti ai lavori. Si tratta della “bibbia” per chi ha a che fare con questo mondo e la sua versione elettronica viene consultata attraverso milioni di computer in giro per il mondo.

   Oltre a un’analisi della situazione attuale, il Weo propone l’evoluzione delle variabili energetiche lungo alcuni scenari che hanno come orizzonte il 2040. Gli scenari forniscono una visione di come si prospetta l’evoluzione sia “a politiche invariate” sia secondo determinate ipotesi alternative.

   Quest’anno, il rapporto introduce un nuovo scenario, lo “Stated Policies Scenario” (Sps) (in sostituzione del precedente “New Policies Scenario”) che mira a rispecchiare l’esito delle politiche già stabilite dai governi. In questo quadro, IL FABBISOGNO MONDIALE DI ENERGIA CONTINUERÀ A CRESCERE DELL’1 PER CENTO ALL’ANNO FINO AL 2040, Continua a leggere

LE MOBILITAZIONI DEI GIOVANI per la riconversione ecologica del pianeta: quali risposte concrete si possono dare? Dal cambiamento del proprio STILE DI VITA, fino agli OBIETTIVI dell’ONU con “L’AGENDA 2030” – La nostra situazione nel RAPPORTO 2019 dell’ALLEANZA ITALIANA per lo SVILUPPO SOSTENIBILE

Sciopero per fermare il cambiamento climatico: migliaia di studenti hanno riempito le piazze di tutto il mondo il 27 settembre 2019

   Tutti (o quasi tutti) abbiamo guardato con favore la mobilitazione mondiale dei giovani nei mesi scorsi per chiedere una riconversione ecologica del nostro pianeta; dare una possibilità e un futuro alla nostra Terra e a tutti gli esseri viventi; per evitare e frenare l’ulteriore surriscaldamento climatico, lo spreco delle risorse non riproducibili, l’inquinamento atmosferico…

…In particolare da tutta questa inaspettata mobilitazione giovanile ne è sorto un impegno da parte di istituzioni sovranazionali (l’Onu, l’Unione Europea…) e di alcuni Paesi (Germania, Francia, Italia…), un impegno a dare priorità alla questione ambientale, impiegando molte più risorse finanziarie per un “Green New Deal”, una nuova economia, una nuova società compatibile per uno sviluppo appunto sostenibile.

   Probabilmente sono molti i settori e i modi per andare verso una “riconversione ecologica”: dalla legislazione, all’economia, a nuovi sistemi tecnologici non inquinanti, all’educazione ambientale e alla cultura e alle sue possibili proposte, all’agricoltura biologica, ai comportamenti personali e collettivi compatibili con un nuovo corso, una nuova epopea. E tutto questo non è semplice e facile.

   Partiamo allora qui da questo ambito sovranazionale e nazionale (per parlare poi, in altro contesto, dell’impegno personale di ciascuno).

   E trattiamo qui:

1- dei punti (obiettivi) dell’Agenda Onu 2030: 17 obiettivi da raggiungere entro appunto il 2030 (non manca molto…); suddivisi in 169 target (fatti/progetti concreti);

(nella foto: ANTÓNIO GUTERRES, segretario generale delle Nazioni Unite) – L’AGENDA 2030 PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE. COS’È – Il 25 settembre 2015, le NAZIONI UNITE hanno approvato l’AGENDA GLOBALE PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE e i relativi 17 OBIETTIVI DI SVILUPPO SOSTENIBILE (Sustainable Development Goals – SDGs nell’acronimo inglese), articolati in 169 TARGET da raggiungere ENTRO IL 2030

2- e di come sono visti (questi 17 obiettivi) nel contesto italiano (su quali andiamo bene, dove male…), attraverso il (quarto) rapporto annuale (del 2019) dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), organizzazione nata nel 2016 e che riunisce oltre 160 istituzioni e reti della società civile (economiche, della solidarietà e volontariato…);  ASviS che appunto si concentra in particolare sulla realizzazione nel nostro Paese dell’Agenda Globale ONU 2030.

Il RAPPORTO 2019 DELL’ALLEANZA ITALIANA PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE, alla sua quarta edizione, rappresenta uno strumento per analizzare l’avanzamento del nostro Paese verso il raggiungimento dei 17 OBIETTIVI DELL’AGENDA 2030 e identificare gli ambiti in cui bisogna intervenire per assicurare la sostenibilità economica, sociale e ambientale del modello di sviluppo

Rapporto completo ASviS 2019

https://asvis.it/public/asvis2/files/REPORT_ASviS_2019.pdf

Executive Summary

https://asvis.it/public/asvis2/files/Executive_Summary.pdf

I principali messaggi del Rapporto in pillole

https://asvis.it/public/asvis2/files/Pillole_Sintesi_Report_ASviS_2019.pdf

   Allora, per parlare di noi, dell’Italia, di quale è la situazione attuale illustrata nel RAPPORTO ASviS 2019, partiamo qui adesso con l’individuare i 17 punti dell’Agenda ONU 2030, obiettivi necessari per tornare a “riveder le stelle” (come auspicabile apologo dantesco).

L’AGENDA ONU 2030 PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE – A soli 11 anni dalla scadenza (2030) fissata dal piano d’azione delle NAZIONI UNITE, firmato da 193 Paesi, Italia compresa, è necessario MODIFICARE SIGNIFICATIVAMENTE LE POLITICHE PUBBLICHE, NAZIONALI ED EUROPEE, le STRATEGIE AZIENDALI e i COMPORTAMENTI INDIVIDUALI. L’urgenza è anche dettata dal fatto che 21 dei 169 Target in cui si articolano gli Obiettivi di sviluppo sostenibile prevedono obblighi riferiti al 2020 e che su buona parte di essi l’Italia è in grave ritardo

AGENDA ONU 2030: I 17 OBIETTIVI DI SVILUPPO SOSTENIBILE

   I 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile che compongono l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite si riferiscono a diversi ambiti dello sviluppo sociale, economico e ambientale che devono essere considerati in maniera integrata, nonché ai processi che li possono accompagnare e favorire in maniera sostenibile, inclusa la cooperazione internazionale e il contesto politico e istituzionale. Sono presenti, come componenti irrinunciabili, numerosi riferimenti al benessere delle persone e ad un’equa distribuzione dei benefici dello sviluppo.

   Per ogni obiettivo, l’Agenda 2030 prevede dei target (in totale 169) da perseguire. Inoltre, allo scopo di identificare un quadro di informazione statistica condiviso quale strumento di monitoraggio e valutazione dei progressi verso gli obiettivi dell’Agenda, è stato costituito l’Inter Agency Expert Group on SDGs (IAEG-SDGs), che a marzo del 2016 ha proposto una prima lista di 241 indicatori.

L’Istat è stato chiamato dalla Commissione statistica delle Nazioni Unite a svolgere un ruolo attivo di coordinamento nazionale nella produzione degli indicatori per la misurazione dello sviluppo sostenibile e il monitoraggio dei suoi obiettivi.

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Obiettivo 1: Porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo (target e indicatori Istat)

Ci sono 800 milioni di poveri nel mondo. In Italia 4,6 milioni di persone vivono in condizioni di povertà assoluta. Di questi più di un milione sono minori.

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Obiettivo 2: Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile (target e indicatori Istat)

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Obiettivo 3: Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età (target e indicatori Istat)

La salute è segnata da profonde differenze territoriali: in Africa la speranza di vita alla nascita è di 60 anni contro i 76.8 anni dell’Europa (WHO, 2015). In Italia, a fronte di un valore nazionale di 82.3 anni (Istat, 2015), nella Provincia Autonoma di Trento si vive quasi tre anni in più che in Campania.

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Obiettivo 4: Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti (target e indicatori Istat)

Nel mondo 57 milioni di bambini non hanno accesso all’istruzione primaria. In Italia il 15% dei giovani abbandona precocemente gli studi.

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Obiettivo 5: Raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze (target e indicatori Istat)

Nel mondo una donna su tre ha subito una qualche forma di violenza. In Italia, nei primi 11 mesi del 2016, 116 donne sono state uccise dal partner o dall’ex partner.

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Obiettivo 6: Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie (target e indicatori Istat)

Il 40% della popolazione mondiale soffre di scarsità d’acqua. L’Italia è il terzo importatore netto, dopo Giappone e Messico, di acqua virtuale (“incorporata” nei beni) da noi.

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Obiettivo 7: Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni (target e indicatori Istat)

Nel mondo ci sono oltre un miliardo di persone senza energia elettrica e quasi tre miliardi senza energia pulita per cucinare. L’Italia è avviata a non raggiungere gli obiettivi 2030 per le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica.

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Obiettivo 8: Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti (target e indicatori Istat)

Ci sono 200 milioni di disoccupati nel mondo, di cui 75 milioni sono giovani. In Italia il tasso di disoccupazione giovanile è di poco inferiore al 40% e oltre due milioni di giovani (uno su cinque) non studiano e non lavorano.

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Obiettivo 9: Costruire un’infrastruttura resiliente e promuovere l’innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile (target e indicatori Istat)

Le infrastrutture digitali e l’Industria 4.0 sono pilastri attraverso i quali accelerare la transizione a modelli produttivi più avanzati e sostenibili. L’Italia è 45esima nelle classifiche internazionali e, nonostante il 70% delle scuole sia connessa in rete, la qualità della connessione è inadatta alla didattica digitale.

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Obiettivo 10: Ridurre l’ineguaglianza all’interno di e fra le nazioni (target e indicatori Istat)

Il 10% più ricco della popolazione nell’area OCSE ha un reddito medio disponibile 9½ volte quello del 10% più povero, mentre in Italia il divario – in forte crescita con la crisi – è pari a 11 volte. A livello mondiale le disparità di reddito e di ricchezza sono più ampie e si associano a forti disuguaglianze nell’accesso a servizi fondamentali di qualità e alla guida e indirizzo delle imprese.

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Obiettivo 11: Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili (target e indicatori Istat)

Il 30% della popolazione urbana mondiale vive negli slum. Nelle città italiane il 10,4% della popolazione è in condizioni di disagio abitativo.

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Obiettivo 12: Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo (target e indicatori Istat)

Almeno il 50% dei consumatori su scala mondiale è disposto a pagare di più per prodotti e servizi di aziende responsabili. In Italia la produzione di rifiuti urbani ammonta a 30 milioni di tonnellate all’anno, con un riciclo del 45% a fronte di un obiettivo di legge del 65%.

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Obiettivo 13: Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico (target e indicatori Istat)

Dal 1990 le emissioni globali di anidride carbonica sono aumentate del 50% circa: con l’attuale andamento si prevede che, entro la fine del secolo, la temperatura globale aumenterà di 3°C, con effetti disastrosi sugli equilibri ambientali e sociali. In Italia, dal 2014 al 2015 si è riscontrato un aumento del 3% delle emissioni.

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Obiettivo 14: Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile (target e indicatori Istat)

Tutte le grandi aree di pesca mondiali soffrono di overfishing, la produzione mondiale del pescato nel 2014 è stata di 93.4 milioni di tonnellate, in Italia il pescato è passato da 611.512 tonnellate del 1005 a 313.818 tonnellate del 2013.

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Obiettivo 15: Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre (target e indicatori Istat)

Nel mondo ci sono 23.928 specie minacciate di estinzione su 82.954. In italia, sulle 672 specie di vertebrati valutate, 161 sono a rischio di estinzione.

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Obiettivo 16: Promuovere società pacifiche e inclusive per uno sviluppo sostenibile (target e indicatori Istat)

Nell’area OCSE un procedimento nei tre gradi di giudizio si chiude in 788 giorni, in Italia in quasi 8 anni. In Italia, grazie alla legge sulla parità di genere nei consigli di amministrazione delle società quotate, si abbassa l’età media dei partecipanti ai board e aumenta il livello medio di istruzione.

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Obiettivo 17: Rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile (target e indicatori Istat).

Nel 2015 l’Aiuto Pubblico allo Sviluppo di tutti i paesi donatori è stato di USD 132 miliardi, pari allo 0,30 del PIL. L’Italia ha destinato all’APS USD 3,8 miliardi, lo 0,21% del PIL.

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“(…) L’Italia, com’è emerso dal rapporto presentato dal portavoce di ASviS, Enrico GIOVANNINI ha ottenuto tra il 2016 e il 2017, qualche BUON PROGRESSO IN 9 DELLE 17 AREE DI INTERVENTO previste dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Ovvero: salute, parità di genere, condizioni economiche e occupazionali, innovazione, modelli sostenibili di produzione e consumo, sviluppo delle città, disuguaglianze, qualità della governance, pace, giustizia e istituzioni solide e, infine, cooperazione internazionale. IN DUE CAMPI, EDUCAZIONE E LOTTA AL CAMBIAMENTO CLIMATICO, SIAMO RIMASTI FERMI. PEGGIORATI nei capitoli riguardanti POVERTÀ, ALIMENTAZIONE e AGRICOLTURA SOSTENIBILI, ACQUA E STRUTTURE IGIENICO-SANITARIE, SISTEMA ENERGETICO, CONDIZIONE DEI MARI ED ECOSISTEMI TERRESTRI. (…)”(Ferruccio De Bortoli, il Corriere della Sera, 6/10/2019)

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COME SALVARE IL PIANETA

di António Guterres, da “la Repubblica” del 6/10/2019 Continua a leggere

CONCESSIONI AUTOSTRADALI e RINNOVI impropri – La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, il 18/9/2019 ha stabilito che la PROROGA SENZA GARA di concessioni stradali è ILLEGITTIMA – Come superare la mala-gestione (e con facili profitti) delle GRANDI OPERE? (non solo autostrade, ma MOSE, Tlc, gas…)

LA CORTE DI GIUSTIZIA DELL’UNIONE EUROPEA, il 18 settembre 2019, ha stabilito che LA PROROGA SENZA GARA DI CONCESSIONI AUTOSTRADALI È ILLEGITTIMA (una pratica italiana, delle PROROGHE DELLE CONCESSIONI DEI SERVIZI E INFRASTRUTTURE PUBBLICHE SENZA GARA assai diffusa)

   Il caso della condanna dell’Italia da parte della Corte di Giustizia dell’Unione Europea a un caso specifico di proroga senza gara della concessione autostradale (della tratta Livorno-Cecina dell’autostrada A12 Livorno-Civitavecchia), questa condanna non fa altro che ribadire, ufficializzare a livello europeo, l’insana usanza (illegittima) da parte dei governi italiani (di tutti i colori, di destra e di sinistra) a prorogare concessioni (con profitti ultra-milionari regalati) a imprese private, spesso multinazionali (com’è “ATLANTIA”, nel senso di “AUTOSTRADE PER L’ITALIA”, diventata tristemente famosa perché gestrice del ponte Morandi crollato a Genova), che “promettono” di fare/prolungare una nuova tratta, una galleria, un raccordo tra autostrade, etc.; e in cambio hanno proroghe della concessione (senza alcuna gara!) che possono arrivare anche fino a venti anni.

20 SETTEMBRE 2019 – APPALTI PUBBLICI E COSTRUZIONE DI AUTOSTRADA: SENTENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA UE – La Corte di Giustizia Ue, ha esaminato, mercoledì 18 settembre 2019, la Causa C 526/17 Commissione europea contro Repubblica italiana su Appalti pubblici e costruzione di Autostrada. (….) LA CORTE (QUINTA SEZIONE) HA DICHIARATO E STATUITO: 1) LA REPUBBLICA ITALIANA, AVENDO PROROGATO DAL 31 OTTOBRE 2028 AL 31 DICEMBRE 2046 LA CONCESSIONE DELLA TRATTA LIVORNO CECINA DELL’AUTOSTRADA A12 LIVORNO CIVITAVECCHIA (Italia) SENZA PUBBLICARE ALCUN BANDO DI GARA, È VENUTA MENO AGLI OBBLIGHI AD ESSA INCOMBENTI in forza degli articoli 2 e 58 della direttiva 2004/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi, come modificata dal regolamento (CE) n. 1422/2007 della Commissione, del 4 dicembre 2007. (….) (da http://www.appaltiecontratti.it/ )

   E la proroga delle concessioni senza gara d’appalto non riguarda solo le concessionarie autostradali, ma anche concessioni di molti altri servizi pubblici (come le telecomunicazioni, le forniture del gas, dell’elettricità, etc.) (e poi ci sono le concessioni di utilizzo di territori demaniali…).

   Paradossalmente accade che “grandissimi business”, come sono queste concessioni, sono prorogate senza gara (con guadagni inimmaginabili), e invece piccoli servizi di privati in ambito pubblico, sono ferreamente regolamentati: con conseguenze severe se qualche difetto è accaduto nella gara d’appalto (e questo è un po’ il senso del pregevole e documentato articolo che vi proponiamo all’inizio di questo post).

(mappa dei tratti autostradali gestiti da “Autostrade per l’Italia”) – AUTOSTRADE PER L’ITALIA, CONTROLLATA DA ATLANTIA (Benetton) non è l’unico concessionario: ma GESTISCE DA SOLA UNA BUONA METÀ della rete autostradale, 2854,6 KM (che diventano 2964,6 se si aggiunge la rete delle controllate) su 6668 KM COMPLESSIVI, anche se ci sono (oltre all’ANAS, che gestisce direttamente 904,6 km senza pedaggio) ALTRI 23 CONCESSIONARI. E’ evidente che la Convenzione con Autostrade è quella più economicamente rilevante.

   Al di fuori del sistema autostradale (tutto o quasi soggetto a proroghe di concessioni – anche ventennali! – senza gara) emblematico è il caso delle dighe mobili veneziane che la dovrebbero preservare (Venezia) in casi straordinari (eventi eccezionali) di acqua alta. IL MOSE (la sigla sta per “Modulo sperimentale elettromeccanico”) è stato dato in costruzione e gestione (costruzione lungi dall’essere completata, è iniziata nel 2003, e molti pensano che è un progetto tecnologico già fallito, irrealizzabile) il Mose, si diceva, è già costato una montagna di soldi (dall’iniziale miliardo e mezzo previsto, a ben 5 miliardi e mezzo di euro al 2018). Ed è stato appunto dato (progetto e costruzione) in CONCESSIONE UNICA, un affidamento esclusivo e omnicomprensivo, che ha consentito a un solo operatore privato, il CONSORZIO VENEZIA NUOVA, di disporre di tutte le risorse che lo Stato trasferiva per la salvaguardia di Venezia. Un consorzio che decide autonomamente la progettazione del sistema e le soluzioni tecnologiche da utilizzare. Una caterva di soldi pubblici in un’opera – e in tangenti e incarichi spesso inutili – che non si riesce a concludere.

(nella foto: i cantieri del Mose alla bocca di porto di Malamoco) – IL MOSE (Modulo sperimentale elettromeccanico) E LA CONCESSIONE UNICA – “(…) La concessione unica è un affidamento esclusivo e omnicomprensivo, che ha consentito a un solo operatore privato, il CONSORZIO VENEZIA NUOVA, di disporre di tutte le risorse che lo Stato trasferiva per la salvaguardia di Venezia. Un consorzio che decide autonomamente la progettazione del sistema e le soluzioni tecnologiche da utilizzare. Rispetto alla concessione delle autostrade il concessionario ora è interamente privato. IL SISTEMA MOSE È STATA UNA VERA E PROPRIA SPERIMENTAZIONE IN CUI SONO STATI COINVOLTI dirigenti regionali e ministeriali, finanzieri, centri di ricerca, università. Attraverso CONSULENZE, COLLAUDI, DIREZIONE LAVORI si sono cooptate moltissime persone, inclusi ricercatori e intellettuali, enti pubblici e privati. ATTRAVERSO INCARICHI E RELATIVI COMPENSI IL MOSE SI È COMPRATO IL CONSENSO DI UN’AMPIA FETTA DELLA SOCIETÀ VENEZIANA. (…)” (Ilaria Boniburini, da EDDYBURG – http://www.eddyburg.it/ – 29/3/2019)

   Ma, se nonostante lo scandalo Mose, esso non ha suscitato una situazione collettiva, mediatica di contestazione al sistema delle CONCESSIONI, diverso è accaduto con il caso del tragico crollo del PONTE MORANDI DI GENOVA. Il crollo del Ponte Morandi a Genova il 14 agosto 2018, e la tragedia delle 39 vittime, ha aperto (dolorosamente) la questione di quello che è il SISTEMA DELLA MOBILITÀ IN ITALIA rappresentato dalle società autostradali private che, IN REGIME DI CONCESSIONE PUBBLICA, non riescono a garantire una manutenzione seria alle infrastrutture date loro, appunto, in concessione.

Il Ponte Morandi Genova, crollato il 14 agosto 2018, che ha causato 39 vittime (foto da www_huffingtonpost_it)

    Forse il problema principale (la causa) sta proprio in queste concessioni che si prolungano senza gara: per dire, l’allora ministro Delrio prorogò ad “Autostrade per l’Italia” la concessione che scadeva nel 2038, al 2042 (quattro anni in più!), con l’impegno di Autostrade per l’Italia di finire la Gronda di Genova (specie di circonvallazione autostradale per sgravare il centro di Genova dal traffico di passaggio). L’impegno pertanto dei concessionari per avere proroghe senza gara, “gratuite”, è di FARE NUOVE TRATTE, o prolungamenti, e NON DI CURARE LA MANUTENZIONE straordinaria che invece serve.

(nella foto: IVAN CICCONI, ingegnere esperto di infrastrutture e di appalti pubblici, scomparso il 19 febbraio 2017) – “(…) L’impresa postfordista, come affermava IVAN CICCONI è «una grande impresa virtuale che inevitabilmente scarica, attraverso una ragnatela di appalti e subappalti, la competizione verso il basso e induce, anche nella piccola e media impresa, una competizione tutta fondata sullo sfruttamento del lavoro nero, grigio, precario, atipico». Questo modello per l’IMPLEMENTAZIONE DI GRANDI OPERE PUBBLICHE si basa sulla PRIVATIZZAZIONE DELLA COMMITTENZA PUBBLICA. ATTRAVERSO UN CONTRATTO DI CONCESSIONE, SI AFFIDA LA PROGETTAZIONE, LA COSTRUZIONE E TALVOLTA ANCHE LA GESTIONE dell’opera pubblica, AD UNA SOCIETÀ DI DIRITTO PRIVATO (Spa), ma il CAPITALE è tutto PUBBLICO, così come il RISCHIO del recupero dell’investimento. Le società coinvolte, appalti, subappalti, consulenze vengono così a operare in UN REGIME DI DIRITTO PRIVATO FUORI DALLE REGOLE e dal controllo della contabilità pubblica, spesso in UN REGIME DI MONOPOLIO O OLIGOPOLIO COLLUSIVO». (da Ilaria Boniburini, http://www.eddyburg.it/, 29/3/2019)

   Tra l’altro queste concessioni senza gara, fanno sì che il concessionario diventi di fatto proprietario dell’infrastruttura: fino a decidere chi deve fare eventuali lavori, naturalmente senza alcuna gara con queste imprese “minori”. Infatti si occupano dei lavori per lo più società interne, e così non c’è concorrenza nel settore. Anche questo è un regalo del governo (nel 2009): cioè la possibilità, per i concessionari privati, di affidare in via diretta -senza gara d’appalto- fino al 60% dei lavori a società loro controllate o collegate.

la rete austradale italiana

   Per concludere (ed invitarvi ad approfondire l’argomento con gli articoli che qui di seguito vi proponiamo) vien da dire che la legalità e il buon governo dei servizi e delle infrastrutture pubbliche, in Italia è cosa problematica. E che ora porre rimedio a concessioni avvenute senza gara che scadranno chissà quando (nel 2042…ma anche dopo alcune…) è cosa non semplice. Una revisione “del tutto” è però necessaria; e forse può essere di aiuto la sentenza della Corte di giustizia Ue che abbiamo all’inizio citato (seppur per un caso minimo e particolare, ma significativo -parte della tratta autostradale Livorno-Civitavecchia-). (s.m.)

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(nella foto: l’urbanista EDOARDO SALZANO) – E’ SCOMPARSO A 89 ANNI, il 23 settembre scorso (2019), EDOARDO SALZANO, personaggio importante e assai noto nel campo dell’urbanistica italiana. Nato a Napoli, si laurea a Roma in ingegneria civile edile nel 1957. Dal 1972 al 1976 è docente nel corso di laurea in URBANISTICA dell’Istituto universitario di architettura di Venezia (IUAV), dove sarà anche professore straordinario di Urbanistica nel 1976 e infine professore ordinario dal 1979. Allo Iuav ha insegnato PROGETTAZIONE DEL TERRITORIO dal 1979 al 1993 e poi FONDAMENTI DI URBANISTICA. È poi presidente del Corso di laurea in Pianificazione territoriale, urbanistica e ambientale (sempre allo Iuav veneziano) dal 1994 al 2001 e Preside della Facoltà di Pianificazione del territorio dal 2001 al 2003. All’attività universitaria (ma anche di redazione di piani urbanistici di varie città e membro in Commissioni ministeriali) ha sempre affiancato una significativa attività politica: consigliere comunale a Roma dal 1966 al 1974, consigliere comunale a Venezia dal 1975 al 1990, e assessore all’urbanistica veneziano dal 1975 al 1985, consigliere regionale del Veneto dal 1986 al 1990. Tra le numerose attività divulgative, noi ricordiamo qui Salzano come FONDATORE DEL PREGEVOLE SITO/BLOG veneziano di urbanistica http://www.eddyburg.it/

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IMPLACABILI (E DANNOSI) CON I PICCOLI APPALTI, A TAPPETINO CON LE AUTOSTRADE

di Luigi Oliveri, da https://phastidio.net/    23/9/2019

   La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, ha stabilito che la proroga senza gara di concessioni stradali è illegittima, con sentenza della Sezione V, 18 settembre 2019, nella causa C-526/17. Questo Portale ha molte volte trattato dell’anomalia tutta italiana delle proroghe e dei rinnovi ai concessionari autostradali senza uno straccio di procedura concorsuale.

   Evidentemente, per giungere a concludere l’ovvio, però, occorre aspettare che sia un giudice ad esprimerlo. E l’ovvio sta nel rilevare che una proroga di ben 18 anni e 2 mesi Continua a leggere

UN QUARTO DELLA POPOLAZIONE mondiale rimarrà SENZ’ACQUA? – Il più importante bene per la vita è in crisi: per i cambiamenti climatici, l’esplosione demografica, l’utilizzo non virtuoso della RISORSA ACQUA – E cattiva gestione delle risorse, impianti obsoleti e spreco diffuso sono le cause della scarsità d’acqua

SECONDO UNA RICERCA DEL WRI (WORLD RESOURCES INSTITUTE, ISTITUTO MONDIALE DELLE RISORSE) attualmente ci sono al mondo 17 PAESI CHE OSPITANO UN QUARTO DELLA POPOLAZIONE CHE STANNO AFFRONTANDO UNA GRAVISSIMA CRISI IDRICA: corrono un rischio molto elevato di terminare le proprie risorse di acqua. La crisi idrica riguarda soprattutto MEDIO ORIENTE e NORD AFRICA, l’area che nella classifica dei paesi più a rischio è presente con 12 paesi su 17 (la foto è ripresa da GettyImages, da https://thevision.com/scienza/)

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Il WORLD RESOURCES INSTITUTE in sigla WRI (ISTITUTO MONDIALE DELLE RISORSE) è una organizzazione no-profit di ricerca mondiale nata nel 1982 con fondi della FONDAZIONE MACARTHUR (la dodicesima fondazione privata più grande degli Stati Uniti, con sede a Chicago: eroga sovvenzioni per sostenere negli USA e in tutto il mondo organizzazioni no profit sui temi ambientali; con attività focalizzate su 6 aree: CIBO, FORESTE, ACQUA, ENERGIA, CITTÀ, e CLIMA)

   Uno studio del World Resources Institute (WRI), un’organizzazione non profit che si occupa di misurare le risorse naturali globali, sostiene che 17 paesi al mondo (che ospitano un quarto della popolazione del pianeta), stanno prelevando troppa acqua dalle proprie falde acquifere (il prelievo idrico supera largamente la ricarica). Del consumo totale d’acqua nel pianeta, il 70% va all’agricoltura, il 20% all’industria e il 10% alle famiglie.

(da https://oggiscienza.it/)

   La crisi idrica riguarda soprattutto Medio Oriente e Nord Africa, l’area che nella classifica dei paesi più a rischio è presente con 12 paesi su 17. La crescita della popolazione mondiale (la prospettiva è di arrivare a quota 9,7 miliari di persone entro il 2050…) (…adesso siamo 7 miliardi e mezzo…), con un bisogno pro-capite di 50 litri giornalieri (che garantiscono corretta idratazione e igiene) fanno capire che la situazione è assai seria, e la mancanza d’acqua sufficiente sarà un’altra delle emergenze ambientali che da qui a poco dovremo affrontare in forma di emergenza.

(da WORLD RESURCE INSTITUTE, https://www.wri.org.blog/ – 17/8/2019

   Inoltre la domanda globale è aumentata di sei volte negli ultimi 100 anni e continua a crescere al ritmo dell’1% ogni anno. In questo contesto più di due miliardi di persone sono costrette a bere acqua non potabile e oltre 4,5 miliardi non ha accesso a servizi igienico-sanitari sicuri. E l’80% delle acque reflue viene sversato direttamente nell’ambiente.

“(…) Il WRI (World Resources Institute ) dice che tra tutte le città che hanno più di 3 milioni di abitanti, 33 stanno soffrendo una grave crisi idrica, con un totale di 255 milioni di persone coinvolte, e stima che per il 2030 la situazione peggiorerà e il numero di città colpite dalla crisi salirà a 45, con 470 milioni di persone interessate (…)” (https://www.ilpost.it/ del 7/8/2019) (immagine da WORLD RESURCE INSTITUTE https://www.wri.org.blog/ – 17/8/2019)

   Lo spreco d’acqua è generalizzato: da noi, nella Penisola Italica, l’acqua prelevata quotidianamente è al più alto livello pro-capite nell’Unione europea, ma se ne consuma molto meno di quel che si preleva, perché quasi la metà si perde nel tragitto a causa di acquedotti colabrodo. E poi più del 50% del volume complessivamente utilizzato in Italia è destinato all’irrigazione, cioè alle attività agricole (anche qui l’adozione di sistemi di irrigazione a goccia darebbe più resa e meno spreco) (…e l’agricoltura chimica richiede molta più acqua di quella biologica).

IN ITALIA (acqua e rubinetto da http://www.greenreport.it/) – “(…) In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, istituita dall’Onu e celebrata ogni anno il 22 marzo, l’ISTAT come di consueto ha elaborato un REPORT per fotografare lo STATO DELL’ARTE: «Il VOLUME DI ACQUA complessivamente prelevato PER USO POTABILE dalle fonti di approvvigionamento presenti IN ITALIA è di 9,49 MILIARDI DI METRI CUBI nel 2015 – si legge nel dossier – pari a un VOLUME GIORNALIERO PRO CAPITE DI 428 LITRI, IL PIÙ ALTO NELL’UNIONE EUROPEA. Tuttavia, QUASI LA METÀ di tale volume (47,9%) NON RAGGIUNGE GLI UTENTI finali a causa delle DISPERSIONI DI RETE». Significa che, attraverso un piano d’investimenti adeguato per migliorare le condizioni di tubazioni e condotte idriche, potremmo SALVARE OGNI ANNO buona parte degli OLTRE 4,5 MILIARDI DI METRI CUBI D’ACQUA potabile che oggi vanno inutilmente sprecati. (…)” (Luca Aterini, 22/3/2019, da http://www.greenreport.it/)

   Pertanto in Africa, nel Medio Oriente, qui da noi… (con le opportune rispettose distinzioni), altrove nel pianeta, lo spreco d’acqua e la carenza idrica sono cosa seria: e i periodi di siccità prolungati e le temperature sempre più alte si uniscono a uno scarso investimento nel riutilizzo delle acque reflue, con un conseguente maggiore sfruttamento delle risorse interne.

“(…) L’ACQUA non manca sul “Pianeta Blu” – che ne è costituito per il 70% – ma quella DISPONIBILE
PER L’ALIMENTAZIONE E L’IDRATAZIONE UMANA E PER L’AGRICOLTURA non ne è che una minima parte, dato che IL 97,5% DI TUTTA L’ACQUA ESISTENTE È SALATA e un altro 1,75 % SI TROVA SOTTO FORMA DI GHIACCIO O PERMAFROST.(…)” (Silvia Granziero, 22/7/2019, da https://thevision.com/scienza/)

   Oltre a riuscire a consumare (e sprecare) meno acqua possibile (e questa è la prima cosa da farsi) occorre mettere in atto interventi per sottoporre a trattamento la maggior parte delle acque che si utilizzano (obiettivo possibile: il 100 per cento delle proprie acque reflue); per poi nel contempo avere strumenti per il riutilizzo massimo di queste acque “recuperate”.

LAGO ARAL, UNA DISTESA DI SABBIA SALATA – IL CASO DEL LAGO ARAL– “(…) il LAGO D’ARAL fino agli anni Cinquanta del secolo scorso era tra i più grandi al mondo e fonte di sostentamento per la popolazione delle sue sponde in UZBEKISTAN e in KAZAKISTAN, grazie alla PESCA e all’INDUSTRIA TURISTICA. La sua SCOMPARSA IN TEMPO RECORD è dovuta alla DECISIONE DEL GOVERNO SOVIETICO di incrementare la produzione di COTONE E RISO nella regione, DEVIANDO I DUE AFFLUENTI DELL’ARAL. Negli ANNI NOVANTA il lago si era RIDOTTO DEL 75%, fino a diventare UNA DISTESA DI SABBIA SALATA impregnata di fertilizzanti: oltre al crollo dell’economia legata alla pesca e al turismo, fu registrato anche un aumento vertiginoso dei casi di cancro alle vie respiratorie e della mortalità infantile, perché il vento disperdeva le sabbie nocive. La COSTRUZIONE DI UNA DIGA ha riportato in vita un “PICCOLO ARAL” sul lato kazako, mentre in Uzbekistan i fondi per riparare il danno più scarsi e un’economia ancora basata sulla coltivazione del cotone continuano a prosciugare l’acqua del lago.(…)” (Silvia Granziero, 22/7/2019, da https://thevision.com/scienza/)

   Ovviamente nel mondo la crisi idrica viene vissuta in modo diverso a seconda del grado di ricchezza di un Paese: può essere una cosa che dà fastidio il non poter riempire d’acqua le piscine della California negli USA; è cosa drammatica e tragica non avere acqua a sufficienza per bere, alimentarsi, in alcuni Paesi africani o del Medio Oriente.

“(…) Nella REGIONE del SAHEL in MAURITANIA negli ultimi anni si sono verificati ripetuti SCONTRI TRA PASTORI E AGRICOLTORI a causa della sempre più dura siccità. I pastori per salvare i propri animali sono costretti a spostarsi alla ricerca di acqua e pascoli, attraversando i campi degli agricoltori e danneggiandoli. La creazione di un CORRIDOIO sicuro di 2500 km per spostare le mandrie, grazie al PROGETTO BRACED per l’adattamento ai cambiamenti climatici, ha migliorato la situazione, mentre in SUDAN solo l’intervento della FAO ha scongiurato il disastro umanitario, portando aiuti alimentari e veterinari ai 30mila capi di bestiame di 5mila famiglie. Procedure di emergenza come queste non potranno continuare a essere impiegate in situazioni che sono sempre più spesso la norma. (…)” (Silvia Granziero, 22/7/2019, da https://thevision.com/scienza/)

   L’acqua, tra tutte le risorse a rischio esaurimento (come quelle energetiche, petrolifere…) come elemento più necessario, la sua mancanza porta a gravi problemi nei fabbisogni primari (di igiene, di alimentazione…). E lo spreco d’acqua non è pertanto solo la quotidianità delle persone, con la doccia prolungata o dar troppo da bere al giardino di casa (che comunque sono problemi di spreco per niente da trascurare…), ma è la struttura economica, dei consumi globali della popolazione, che portano a un utilizzo di fonti acquifere eccessivo, inusitato.

LE TRE SOLUZIONI ALLE CRISI IDRICHE – “(…) il WRI suggerisce tre soluzioni: 1-i paesi dovrebbero MIGLIORARE L’EFFICIENZA DELLA PROPRIA AGRICOLTURA, utilizzando per esempio coltivazioni che richiedono MENO ACQUA e migliorando le TECNICHE DI IRRIGAZIONE; 2-i CONSUMATORI potrebbero fare qualcosa, RIDURRE LO SPRECO DI CIBO, la cui produzione richiede circa un quarto di tutta l’acqua utilizzata in agricoltura; 3-bisogna poi INVESTIRE IN NUOVE INFRASTRUTTURE PER IL TRATTAMENTO DELLE ACQUE e in bacini per la CONSERVAZIONE DELLE PIOGGE, e infine cambiare il modo di pensare alle ACQUE REFLUE: non più uno scarto di cui disfarsi, ma qualcosa da riutilizzare per non gravare più sulle risorse idriche interne.(…)”( https://www.ilpost.it/ del 7/8/2019) (nell’IMMAGINE: INDIA da WORLD RESURCE INSTITUTE https://www.wri.org.blog/ – 17/8/2019)

   Come accennavamo, la chimica delle coltivazioni agricole richiede enormi quantità d’acqua (che non vi sono nell’agricoltura biologica); gli allevamenti intensivi e l’eccessivo uso di carne da parte della popolazione, portano ad un utilizzo dell’acqua fuori di ogni misura sostenibile.

   Da tutto questo, è comunque difficile pensare che una “riconversione ecologica” delle nostre società, sia sì gestita con efficienza dai governi (e su questo… “speriamo bene…”); ma anche la nostra quotidianità deve essere più consapevole (ad esempio, il consumo di carne porta ad un uso spropositato di risorse idriche negli allevamenti; e allora dovremmo consumare meno carne, o per niente). (s.m.)

Solutions to the Worlds Water (da http://www.plef.org/)

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UN QUARTO DELLA POPOLAZIONE MONDIALE RISCHIA DI RIMANERE SENZ’ACQUA

da https://www.ilpost.it/ del 7/8/2019

– E anche l’Italia non se la passa molto bene –

   Ci sono 17 paesi che ospitano un quarto della popolazione di tutto il mondo e che stanno affrontando una gravissima crisi idrica: corrono un rischio molto elevato di terminare le proprie risorse di acqua. Lo sostiene un’analisi del World Resources Institute (WRI), un’organizzazione non profit che si occupa di misurare le risorse naturali globali.

   Secondo i dati del WRI questi paesi stanno prelevando troppa acqua dalle proprie falde acquifere, mentre dovrebbero conservarne per periodi di maggiore siccità. Continua a leggere

ARTICO IN FIAMME: la geografia apocalittica di un mondo succube del surriscaldamento globale – SIBERIA (Russia), ALASKA (Usa), GROENLANDIA (Danimarca) colpiti dagli incendi estivi in terre glaciali: è un mondo che muta anche nella geopolitica dei cambiamenti climatici (c’è volontà di un nuovo sviluppo?)

(Il Polo Nord brucia. foto: Emergenza incendi in Svezia) – 100 È IL NUMERO DEGLI INCENDI CHE, da giugno fino ad oggi, STANNO LETTERALMENTE DISTRUGGENDO ETTARI DI BOSCHI NELLE AREE INTORNO AL CIRCOLO POLARE. Un dato preoccupante che emerge dalla combustione è l’emissione di CO2 nell’aria. Si stima che nei primi 14 giorni di luglio, gli incendi nel CIRCOLO POLARE hanno già rilasciato circa trentuno megatoni di CO2. In particolare, è stato stimato che l’incendio di Chuckegg Creek ad Alberta si sia propagato per 300.000 ettari. Il pericolo più grande, se gli incendi continueranno a produrre CO2, potrebbe essere quello che le emissioni si propaghino su gran parte dei continenti, almeno quelli dell’emisfero settentrionale.

   Un’estate 2019 fatta di grandi e diffusi incendi che stanno devastando vaste aree della SIBERIA e dell’ALASKA, oltre il CIRCOLO POLARE ARTICO. Coinvolta anche, in misura minore, la GROENLANDIA. Sono almeno cento i roghi di durata e intensità significativa che si sono verificati a nord del circolo polare artico a partire da giugno (2019). Il troppo caldo fa crescere, nei terreni asciutti, più arbusti, che poi, una volta seccati, bruciano facilmente (ad esempio se vengono colpiti da un fulmine) (e qualcuno ipotizza anche qualche seppur sporadico intervento umano, cioè piromani in azione). Il caldo asciuga terreni che normalmente sono ricchi di acqua e che per questo finora erano immuni dalle fiamme.

Il CIRCOLO POLARE ARTICO attraversa i seguenti Paesi, da est a ovest: RUSSIA, FINLANDIA, SVEZIA, NORVEGIA, ISLANDA (Grimsey), GROENLANDIA (Danimarca), CANADA, USA (Alaska)

   Il RISCALDAMENTO GLOBALE sta creando le condizioni per il proliferare delle fiamme e LE FIAMME STESSE LO ALIMENTANO scaricando nell’atmosfera milioni di tonnellate di CO2; riscaldando ancora di più l’Artico, in un circolo vizioso
E poi con lo scongelamento della parte superficiale del terreno permanentemente ghiacciato (il famoso PERMAFROST), si potrebbero rilasciare nell’atmosfera enormi quantità di carbonio e di metano. E, in caso di incendi, il fenomeno diventa esplosivo: una vera e propria bomba ecologica. E, tra le cause degli incendi in Siberia, ci possono essere i depositi naturali di TORBA (che sono resti vegetali sprofondati e impregnati d’acqua, che con le nuove alte temperature si seccano e si incendiano).

(Copernicus foto) -ARTICO IN FIAMME: AUMENTANO LE CONCENTRAZIONI DI ANIDRIDE CARBONICA IN ATMOSFERA – Gli ultimi dati sugli incendi in ALASKA, rilasciati dagli scienziati del team COPERNICUS EUROPA sono eloquenti. Le IMMAGINI SATELLITARI senza precedenti inquadrano l’ARTICO e gli incendi che stanno coinvolgendo ALASKA, GROENLANDIA e la SIBERIA. Secondo gli scienziati, gli incendi estivi non sono insoliti nell’artico ma, una entità simile in questa stagione è maggiore di qualsiasi altro episodio da qui a 16 anni. (31/07/2019, da https://www.iconanews.it/)

   Pertanto apocalittici accadimenti con questi enormi incendi sulla linea del Circolo Polare Artico, che stanno sta innescando una spirale distruttiva alla quale l’uomo non ha mai assistito….

(foto incendio in SVEZIA)- Sono più di 50 gli incendi divampati in Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia (foto da http://www.lifegate.it/)

   Non sembriamo rendercene conto, ma stiamo sprofondando verso un nuovo mondo, una nuova realtà fatta di situazioni cui la nostra vita (e in particolare quella delle future prossime immediate generazioni) cambierà i suoi parametri, i paradigmi della quotidianità fin qui vissuta. Più caldo, più terre aride, più anidride carbonica, meno ossigeno….(ci sarà per ciascuno una tessera annonaria dell’ossigeno da consumare?…e magari i ricchi compreranno quote dai più poveri??…).

(Gli incendi che stanno divorando la Siberia visti dall’alto nella Repubblica di Sakha -Yakutia-) – Gli studiosi temono anche che, vista l’estensione verso nord delle fiamme, NON SI TRATTI SOLO DI INCENDI BOSCHIVI MA ANCHE DI INCENDI DI TORBA (combustibile fossile derivato da parziale carbonizzazione di detriti e depositi vegetali in acqua). La preoccupazione è data dal fatto che, mentre un incendio boschivo artico dura in media poche ore o al massimo pochi giorni, gli incendi di torba possono durare per settimane siccome bruciano in profondità nel terreno. La torba immagazzina anche grandi quantità di carbonio quindi grandi quantità di anidride carbonica vengono rilasciate nell’atmosfera. Nel dettaglio, Mark Parrington – scienziato senior del servizio di monitoraggio dell’atmosfera COPERNICUS EUROPA – sostiene che gli incendi nell’Artico hanno già rilasciato circa 100 megatoni, 100 milioni di tonnellate di anidride carbonica da giugno (2019), un totale che si avvicina alle emissioni di anidride carbonica dei combustibili fossili del 2017 dell’intero Belgio. (31/07/2019, da https://www.iconanews.it/)

   Il riscaldamento globale e quel che sta mutando nella vita della nostra biosfera, non è più “opzione” e “idea sballata” di ecologisti e benpensanti…cioè di ristrette minoranze spesso viste con sufficienza, senza crederci troppo….. ma (l’aumento della temperatura) muterà la nostra vita radicalmente.

(foto: Tundra nella Penisola del Tajmyr,Siberia settentrionale) – La TUNDRA è un bioma (porzione di biosfera terrestre specifica, ndr) propria delle regioni subpolari, e occupa zone dell’emisfero dove la temperatura media annuale è inferiore allo zero. Il suo LIMITE SETTENTRIONALE sono i GHIACCI POLARI PERENNI, mentre A SUD essa si arresta alle prime FORMAZIONI FORESTALI della TAIGA. (da Wikipedia)

   Basterò dotarci di impianti di aria condizionata (nelle nostre case e automobili? …prigionieri di questi artifici…), a loro volta impianti inquinatissimi… oppure dobbiamo pensare e scegliere qualcosa di più vero e serio?

mappa del CIRCOLO POLARE ARTICO (da Wikipedia)

   E se muterà ancora di più la nostra vita, non è il caso di farne “necessità – virtù”, cioè di cogliere l’occasione (negativa) per cambiare considerevolmente la propria quotidianità?? (difficile a credersi, però…)

GROENLANDIA: un fiume formato dall’acqua dello scioglimento glaciale nell’ovest della Groenlandia, il primo agosto. (Caspar Haarløv, Into the Ice via AP)da http://www.ilpost.it/)

   Ora la “autorità” politiche nazionali, extranazionali, chi conta veramente, cercherà di porre dei rimedi (auto “ecologiche”, meno uso di carbone e petrolio, e più di risorse energetiche rinnovabili…), ma temiamo che essi saranno rimedi non sufficienti, non adeguati e unici per un’inversione di tendenza: il ritorno a situazioni ecologiche, climatiche della biosfera a secoli precedenti, richiederanno (richiederebbero) ancora molti secoli e già da ora misure più drastiche (difficilmente individuabili e praticabili): e non sappiamo se c’è voglia di impegnarci per un cambiamento a lunga scadenza, oltre la nostra esistenza. Speriamo su questo di essere smentiti…Vedremo. (s.m.)

LE CONSEGUENZE DELLO SCIOGLIMENTO DEI GHIACCI – Passaggio a nord est attraverso lo stretto di Bering fra la Russia e l’Alaska (passa a sud del Polo Nord). DAL WALL STREET JOURNAL – È PARTITA LA “GARA POLARE”, la “febbre bianca” o come in molti lo definiscono il secondo allunaggio

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MAR GLACIALE ARTICO – (….) “SOTTO LO STRATO DI GHIACCIO C’È METANO IN FORMA GASSOSA LEGATO AL PROGRESSIVO SCIOGLIMENTO DEL PERMAFROST (il permafrost è il terreno tipico delle regioni dell’estremo Nordeuropa con un suolo perennemente ghiacciato), con la conseguente liberazione di riserve di idrati di metano e clatrati, e l’esposizione di antico materiale organico alla decomposizione dei batteri. È solo una delle componenti della cosiddetta «AMPLIFICAZIONE ARTICA», il fenomeno per cui A FRONTE DI UN CAMBIAMENTO CLIMATICO EFFETTIVO (ad esempio un aumento dei gas serra) I POLI SONO LE REGIONI TERRESTRI CHE TENDONO A RISCALDARSI DI PIÙ (nel caso dell’Artide, a velocità addirittura doppia rispetto al resto del pianeta). Ciò avviene soprattutto a causa della DIMINUZIONE DELL’EFFETTO ALBEDO: IL GHIACCIO RESPINGE FINO AL 70% DELL’ENERGIA SOLARE, L’ACQUA DI MARE SOLO IL 6%. La drastica riduzione di ghiaccio polare avvenuta dagli anni Settanta a oggi (da 8 milioni di chilometri quadrati a 3,4), ha fatto calare la capacità di rifrazione della Terra di diverse misure. Se questa rotta non viene invertita (e le possibilità che ciò avvenga, considerando la situazione degli accordi internazionali, non sono molte) PRESTO LA CALOTTA POLARE ARTICA SI RIDURRÀ SENSIBILMENTE, LIBERANDO NUOVI TERRENI, RISORSE E ROTTE NAVALI. Parliamo di UN NUOVO CONTINENTE — distribuito sui territori di SIBERIA, NORVEGIA, ALASKA, CANADA e, soprattutto, GROENLANDIA — che sta letteralmente emergendo dai ghiacci; un continente estremamente ricco, peraltro, tanto che secondo alcune stime in questa zona sarebbe custodito il 25% delle riserve mondiali di combustibili fossili. Naturalmente, c’è già chi si sta attrezzando per lucrarci sopra” (….) (Fabio Deotto, da “La Lettura”, “il Corriere della Sera” del 21/1/2018)

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INCENDI «SENZA PRECEDENTI» IN SIBERIA E ALASKA, A NORD DEL CIRCOLO POLARE ARTICO

di Chiara Severgnini, da “il Corriere della Sera” del 30/7/2019

– Alcuni roghi sono così estesi da coprire una superficie pari a quella di 100mila campi da calcio. Secondo una stima prudente, la quantità di anidride carbonica che hanno immesso nell’atmosfera è pari a quella prodotta dalla Svezia in un anno –

La Siberia è una vasta regione della Russia che copre quasi tutta l’Asia settentrionale e comprende una grande parte della steppa eurasiatica.

   È da oltre un mese, ormai, che gli incendi stanno devastando vaste aree della SIBERIA e dell’ALASKA, oltre il CIRCOLO POLARE ARTICO. Coinvolta anche, in misura minore, la GROENLANDIA. SONO ALMENO CENTO, secondo il Copernicus Atmosphere Monitoring Service (Cams, https://atmosphere.copernicus.eu/), I ROGHI di durata e intensità significativa che si sono verificati A NORD DEL CIRCOLO POLARE ARTICO a partire da giugno.

L’ALASKA è uno Stato federato degli Stati Uniti d’America. Situato nella estremità nordoccidentale del continente nordamericano, confina a est con il Canada ed è bagnato a nord dal Mar Glaciale Artico e a sud dall’Oceano Pacifico; a ovest lo Stretto di Bering lo separa dalla Siberia.

   Le foreste di questi territori sono da sempre interessate da incendi, ma questa volta il fenomeno è «senza precedenti». A definirlo così sono sia il Cams (che dipende dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine) sia l’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm). Gli incendi di quest’anno, oltre ad essere iniziati UN MESE PRIMA DEL SOLITO, sono STRAORDINARI sia per la loro DURATA, sia per la loro ESTENSIONE TERRITORIALE. E stanno immettendo nell’atmosfera QUANTITÀ ENORMI DI ANIDRIDE CARBONICA: secondo l’Omm, nel solo mese di giugno questi roghi hanno prodotto la stessa quantità di CO2 emessa in un anno dalla Svezia. E non è che una stima parziale, che alcuni scienziati ritengono già superata.

LE CAUSE

Le aree più coinvolte sono Alaska e Siberia, dove alcuni roghi — secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale — sono stati così estesi da coprire una superficie pari a quella di 100mila campi da calcio. Sia nello Stato americano, sia nella regione settentrionale della Russia quest’anno sono state registrate temperature insolitamente alte, che contribuiscono a rendere gli incendi più probabili e più estesi, perché fanno crescere più arbusti che poi, una volta seccati, bruciano facilmente, ad esempio se vengono colpiti da un fulmine. Il caldo, inoltre, asciuga terreni che normalmente sono ricchi di acqua e per questo immuni alle fiamme. È il caso, ad esempio, dei depositi naturali di torba, che già nel 2010, in alcune regioni nord-orientali della Russia, hanno alimentato un incendio durato settimane che costrinse le autorità a dichiarare lo stato di emergenza. Oppure del devastante incendio della tundra artica che ha interessato l’Alaska nel 2007, che ridusse in cenere un’area di oltre 1000 kmq: poco meno dell’estensione dell’intera provincia di Imperia.

I ROGHI VISIBILI DALLO SPAZIO

Gli incendi di quest’anno sono così estesi da essere visibili dallo spazio. Alcune immagini satellitari della Nasa mostrano i roghi siberiani che si sono scatenati nelle regioni di IRKUTSK, KRASNOYARSK e BURYATIA, e che si ritiene siano stati causati dai fulmini.

L’AVVERTIMENTO DEGLI SCIENZIATI

Il fenomeno non è nuovo, ma è molto peggiorato, complice il cambiamento climatico che, secondo l’Omm, «amplifica il rischio» che incendi simili si verifichino per via delle «temperature in aumento» e degli «slittamenti nell’andamento delle precipitazioni». È da anni che ricercatori e scienziati spiegano i rischi dell’innalzamento delle temperature nelle aree subpolari, quelle della tundra: uno studio di Nature del 2011 spiegava, ad esempio, che con lo scongelamento della parte superficiale del terreno permanentemente ghiacciato — il permafrost — si potrebbero rilasciare nell’atmosfera enormi quantità di carbonio e di metano. E, in caso di incendi, il fenomeno diventa esplosivo: una vera e propria bomba ecologica. (Chiara Severgnini)

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RISCALDAMENTO GLOBALE: LA MINACCIA ORA SONO I ROGHI NELLA TUNDRA Continua a leggere

I CAMBIAMENTI CLIMATICI: rimedi “NON SOLO TECNICI” o di politica globale (le pur importanti Conferenze sul Clima); ma una RICONVERSIONE ECOLOGICA del modo di vivere il pianeta, le CITTA’, i consumi in famiglia – Per un APPROCCIO ALLA NATURA SINCERO che fermi il declino ambientale

CAMBIAMENTI CLIMATICI: PIÙ DI 19 MILIONI DI BAMBINI DEL BANGLADESH A RISCHIO – Secondo lo studio “Gathering Storm: Climate change clouds the future of children in Bangladesh” del’Unicef, il futuro di più di 19 milioni di bambini del Bangladesh è a rischio per inondazioni devastanti, cicloni e altri disastri ambientali legati al cambiamento climatico. L’Unicef dice che «La topografia piatta del Paese, la densità della popolazione e le infrastrutture deboli» rendono il Bangladesh «Eccezionalmente vulnerabile alle potenti e imprevedibili forze che il cambiamento climatico sta mettendo insieme». In uno dei Paesi più poveri e affollati del mondo la minaccia climatica è presente ovunque: dalle alluvioni ricorrenti alle pianure del nord soggette alla siccità, fino alla costa sul Golfo del Bengala devastata dalle tempeste. (testo e foto da http://www.blueplanetheart.it/, 5/4/2019)

   La temperatura media dell’atmosfera alla superficie delle terre emerse e dei mari di tutto il pianeta è aumentata di 0,85 °C tra il 1880 e il 2012. Questa è la valutazione che propone l’IPCC (“Intergovernmental Panel on Climate Change”, il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici, istituito da Organismi dell’ONU nel 1988). E misure più recenti ci dicono che rispetto al 2012 la temperatura media è ulteriormente aumentata. Di circa un grado, rispetto all’anno di riferimento, il 1880. Ma va detto anche che l’aumento della temperatura in questi 130 e più anni non è stato lineare: nel periodo compreso tra il 1950 e il 2012 c’è stata un’accelerazione dei dati negativi.

CAMBIAMENTO CLIMATICO: IL MEDIO ORIENTE POTREBBE DIVENTARE UN DESERTO – Se le politiche non cambiano il riscaldamento globale potrebbe superare i 2 gradi celsius entro il 2035. LE EMISSIONI DI CO2 COLPISCONO LE COLTURE: MENO ZINCO, FERRO E PROTEINE. SICCITÀ, DISASTRI NATURALI E CIBO SENZA NUTRIENTI. Gli esperti: “Sempre più vicini al punto di non ritorno” (testo e immagine da http://www.asianews.it)

   E non che la rivoluzione industriale (dell’Ottocento, della prima metà del Novecento, anche con lo sviluppo bellico delle due guerre mondiali), fosse “più ecologica” rispetto al secondo dopoguerra fino a noi (pensiamo al massiccio uso del carbone, a quasi nessuna prevenzione industriale del contenimento degli inquinanti…).

   A peggiorare le condizioni climatiche sono aumentati dal secondo dopoguerra fattori contingenti di allargamento dell’inquinamento, e così anche dell’effetto serra, e dell’aumento conseguente della temperatura globale. Come la DEMOGRAFIA, che mostra una popolazione mondiale in forte crescita (ora 7,7 miliardi, nel 2050, secondo l’ONU, e sarà di 10 miliardi, e poi 11 miliardi nel 2100….). Poi c’è il “FATTORE SVILUPPO INDUSTRIALE e dei beni di consumo” che si è ALLARGATO AI PAESI EMERGENTI: dell’Asia (Cina, India…), ma anche dell’America latina (pensiamo al Brasile…) e più in generale a tutti i continenti del sud del mondo…

LANGER: UNA COSTITUENTE ECOLOGICA? – Se si vuole riconoscere ed ancorare davvero la DESIDERABILITÀ SOCIALE DI MODI DI VIVERE, DI PRODURRE, DI CONSUMARE COMPATIBILI CON L’AMBIENTE, bisognerà forse cominciare ad IMMAGINARE UN PROCESSO COSTITUENTE, che non potrà avere, ovviamente, in primo luogo carattere giuridico, quanto piuttosto CULTURALE e SOCIALE, ma che dovrebbe sfociare in qualcosa come UNA “COSTITUENTE ECOLOGICA” (ALEX LANGER, intervento ai “Colloqui di Dobbiaco 94” sul tema del «Benessere ecologico», 8-10 settembre 1994)

   E ovviamente, perché chiedere misure drastiche di protezione ambientale dall’inquinamento a Paesi che iniziano il loro sviluppo, che si addentrano nel benessere (possono mandare i figli a scuola, hanno una qualche inizio di protezione sanitaria, si possono spostare con mezzi propri, cioè acquistano come noi un’auto…), come pensare di negare un processo di uscita dalla povertà imponente che è iniziato in questi ultimi vent’anni? … Mentre “noi” il nostro benessere è iniziato, è sorto, molti decenni (secoli) fa, e lo abbiamo raggiunto tagliando le foreste, usando fonti energetiche assai inquinanti (il carbone, il petrolio..), depredando le risorse naturali non rinnovabili, senza farci tanti problemi…e continuiamo a fare così.

La temperatura media dell’atmosfera alla superficie delle terre emerse e dei mari di tutto il pianeta è aumentata di 0,85 °C tra il 1880 e il 2012. Questa è la valutazione che propone l’IPCC (“Intergovernmental Panel on Climate Change”, il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici, istituito da Organismi dell’ONU nel 1988)

   Tra l’altro, di fatto sta ora avvenendo una vera e propria INGIUSTIZIA CLIMATICA: le maggiori emissioni di gas serra provengono adesso dalle nazioni più ricche, ma sono (e saranno) quelle più povere a pagarne maggiormente le conseguenze.

POPOLAZIONE MONDIALE: NEL 2050 SAREMO 10 MILIARDI (da https://www.focus.it/ ) “WORLD POPULATION PROSPECTS”, IL NUOVO RAPPORTO DELL’ONU SULLA CRESCITA DELLA POPOLAZIONE MONDIALE E SUGLI SCENARI ECONOMICI E SOCIALI alla base dello studio: scenari, dati demografici e sociali presentati nel rapporto dell’ONU World Population Prospects 2019) – LA POPOLAZIONE MONDIALE CONTINUA A CRESCERE, anche se a piccoli passi e a un ritmo più lento di quanto stimato in precedenza: eravamo circa 2 miliardi nel 1927 e 6 miliardi a fine ‘900, adesso siamo circa 7,7 miliardi, le proiezioni a 30 anni mostrano che nel 2050 toccheremo i 9,7 miliardi e tutti gli indicatori suggeriscono che a fine secolo, nel 2100, sulla Terra cammineranno 11 miliardi di persone. (immagine da https://www.focus.it/ )

   Il tentativo di “aiutare” (sincero??) i Paesi in via di sviluppo ad attuare un incremento di benessere compatibile (rispettoso) con l’ambiente dirottando risorse finanziarie verso quei Paesi, che è un po’ la scommessa della Conferenza di Parigi (COP21 del dicembre 2015, attuata nel novembre dell’anno dopo), di limitazione del riscaldamento globale al di sotto dei 2ºC, pur riconoscendo che per i paesi in via di sviluppo occorrerà più tempo, e per questo impegnandosi a fornire ai paesi in via di sviluppo un sostegno economico internazionale continuo e più consistente all’adattamento… questo tentativo forse è l’ultima seria possibilità.

i giovani contro il pianeta malato

   Sarà vero (l’impegno dei ricchi a finanziare i poveri per un loro sviluppo “più ecologico”)? Servirà? Non sappiamo. Ma questi tentativi di accordi internazionali, la volontà di “esserci” su tematiche così globali (come sono i cambiamenti climatici), oltre ogni confine, paiono cose da non trascurare e, partendo anche da realtà “piccole” (città, comunità, singole persone…), provarle nella propria pratica della gestione e vita quotidiana (delle CITTÀ, delle PERSONE, delle FAMIGLIE nei propri consumi…), dando il senso di un PROGETTO COMUNE VERSO UN CAMBIAMENTO DI ROTTA, una perlomeno riduzione drastica del tragico problema del cambiamento climatico che già stiamo concretamente percependo, tutto questo appare buono. L’OTTIMISMO DELLA VOLONTÀ sul PESSIMISMO DELLA RAGIONE.

PAPA FRANCESCO: APPELLO PER “SALVARE IL NOSTRO MONDO DALL’INDIFFERENZA E DALL’IDOLATRIA DEL DENARO”. “IL TEMPO È ESSENZIALE” – “Che apprezziamo ciò che è importante, non ciò che è superfluo; che correggiamo i nostri conti nazionali e i conti dei nostri ‘affari’, in modo tale da non perseguire più quelle attività che stanno distruggendo il nostro pianeta; che poniamo termine alla dipendenza globale dai combustibili fossili; che apriamo un nuovo capitolo di energia pulita e sicura, che ad esempio utilizzi risorse rinnovabili come il vento, il sole e l’acqua; soprattutto, che agiamo con prudenza e responsabilità nelle nostre economie per venire realmente incontro alle necessità umane, per promuovere la dignità umana, per aiutare i poveri, e per liberarci dall’idolatria del denaro che crea così tante sofferenze”. (….) “in qualità di amministratori delle finanze del mondo, vi poniate d’accordo su un piano comune, che sia in armonia con la scienza del clima, con la nuova ingegneria dell’energia pulita e anzitutto con l’etica della dignità umana”. “Vi esorto a chiedere ai vostri colleghi Ministri delle Finanze di tutto il mondo di unire i vostri sforzi e i vostri piani”, la preghiera del Papa: “Possa il vostro lavoro con gli scienziati e i tecnici e con i popoli delle vostre nazioni, specialmente con i più poveri, raggiungere gli OBIETTIVI DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE e dell’ACCORDO DI PARIGI SUL CLIMA. Una volta che il piano comune sia concordato dai vostri Governi, spero che possiamo nuovamente incontrarci, per ringraziare Dio per la sua misericordia che ci consente di correggere il nostro cammino prima che sia troppo tardi. Il tempo è essenziale. Attendiamo la vostra decisiva azione per il bene di tutta l’umanità”. (27/5/2019, da https://agensir.it/quotidiano/) (nella FOTO: 17 apr 2019 FRIDAYS FOR FUTURE a Roma: PAPA FRANCESCO incontra GRETA: “Vai avanti” – da “la Repubblica”)

   Azioni di un possibile governo mondiale, fatto sì di “stati nazione”, ma anche di comunità e persone che ci credono, di una società diffusa di persone e individualità, con l’obiettivo di rinaturalizzazione del pianeta (che poi sentiamo come nostra esigenza di vivere bene, nelle città, nella natura…) (s.m.)

IL PIANO LANGER, edito da PEOPLE, 2019, euro 9,60, a cura di GIUSEPPE CIVATI, con prefazione di LUCIO CAVAZZONI e postfazione di IRENE SCAVELLO. – «La conversione ecologica potrà affermarsi soltanto se apparirà socialmente desiderabile» – Una politica ecologica potrà aversi solo sulla base di nuove (forse antiche) convinzioni culturali e civili, elaborate − come è ovvio − in larga misura al di fuori della politica, fondate piuttosto su basi religiose, etiche, sociali, estetiche, tradizionali, forse persino etniche (radicate, cioè, nella storia e nell’identità dei popoli)

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PIOGGE MONSONICHE IN ASIA: INONDAZIONI E FRANE TRA BANGLADESH E INDIA, ALMENO 180 MORTI
di Filomena Fotia 16 luglio 2019 da http://www.meteoweb.eu/
– Ogni anno le piogge monsoniche in Asia portano con sé anche una scia di vittime e distruzione –
Le piogge monsoniche hanno innescato inondazioni e frane, provocando la morte di almeno 180 persone nell’Asia meridionale, secondo un nuovo bilancio emesso dalle autorità dei Paesi colpiti.
Il monsone, tipico del periodo tra giugno a settembre, è fondamentale per irrigare le colture e influisce sull’approvvigionamento idrico del subcontinente, che ospita un quinto della popolazione mondiale.
Ogni anno, la pioggia porta con sé anche una scia di vittime e distruzione: almeno 5 bambini sono annegati in Bangladesh, portando il bilancio delle vittime a 34. Altre 10 persone sono morte nei campi profughi Rohingya nel sud-est del Paese, dove i temporali hanno distrutto migliaia di capanne. Le inondazioni nel nord hanno colpito centinaia di migliaia di persone.
In Nepal almeno 67 persone sono morte a causa delle inondazioni.
In India hanno perso la vita circa 50 persone. Oltre 83mila gli sfollati.
Nel Cachemire pakistano le autorità hanno segnalato 23 morti e 120 case danneggiate da improvvise inondazioni.
Le Nazioni Unite hanno annunciato “di essere pronte a lavorare con le autorità dei Paesi colpiti nella loro risposta ai bisogni umanitari derivanti dalla stagione dei monsoni in corso“.
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CAMBIAMENTI CLIMATICI: PIÙ DI 19 MILIONI DI BAMBINI DEL BANGLADESH A RISCHIO
da http://www.blueplanetheart.it/, 5/4/2019
– I profughi climatici delle zone rurali migrano nelle grandi città e all’estero –
http://www.greenreport.it
Secondo lo studio “Gathering Storm: Climate change clouds the future of children in Bangladesh” del’Unicef, Continua a leggere