QUESTIONE CLIMA: la MANCATA RATIFICA degli USA dell’ACCORDO DI PARIGI (i paesi sviluppati contengono l’aumento della temperatura sotto i 2 gradi dai livelli pre-industriali, e aiutano i paesi poveri per uno sviluppo compatibile), è un disimpegno mondiale a salvare il pianeta? (oppure un monito a fare di più?)

Dal 10 al 12 giugno la città di BOLOGNA ha ospitato il G7 AMBIENTE, il vertice dei MINISTRI DELL’AMBIENTE dei 7 Paesi più ricchi appartenenti all’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che conta 35 paesi aderenti, ha sede a Parigi ed è un’organizzazione internazionale di studi economici per i paesi membri, paesi sviluppati aventi in comune un sistema di governo di tipo democratico ed un’economia di mercato ). DI FRONTE ALLA CRISI AMBIENTALE E CLIMATICA, LE ORGANIZZAZIONI SOCIALI, in contemporanea, HANNO ORGANIZZATO TRE GIORNATE DI DISCUSSIONE E MOBILITAZIONE PER CHIEDERE UNA SVOLTA RADICALE NELLE POLITICHE AMBIENTALI E CLIMATICHE. Tre giornate in cui presentare, confrontare e approfondire proposte che puntino ad una reale trasformazione ambientale, sociale ed economica necessaria a tutelare le risorse ambientali e ad affrontare la sfida dei cambiamenti climatici

   Alluvioni, piogge estreme, violente nevicate, lunghi periodi di siccità e ondate di calore che persistono per vari giorni e notti. Il clima sta già cambiando, aumentano i fenomeni metereologici estremi: Il dramma è che attenzione o meno, responsabilità politica o meno… le emergenze ambientali restano e spetta alle realtà sociali sollevarle con forza di fronte ai decisori politici, rivendicando spazi partecipativi e misure efficaci.

Il presidente Donald Trump alla conferenza stampa in cui ha annunciato che gli Stati Uniti abbandonano l’Accordo sul clima, nel Giardino delle rose della Casa Bianca, Washington DC, 1 giugno 2017
(AP Photo/Susan Walsh)

   Per porre sul tavolo proposte concrete che proietterebbero il paese verso l’anelato orizzonte carbon neutral, oltre 100 scienziati italiani e circa 200 realtà della società civile hanno presentato, a BOLOGNA tra il 10 e il 12 giugno scorsi (in occasione e in parallelo al G7 Ambiente, che vedeva la presenza dei ministri dell’Ambiente dei 7 Paesi più sviluppati), un manifesto radicalmente ambientalista, il “Decalogo per una società ecologica” (poi parafrasato, nella presentazione, cambiando la seconda vocale da “a” in “o” per denotare l’importanza, ancora oggi più attuale, della parola “eco”, ecologia: pertanto qui (cliccando) potete trovare le proposte del “DECOLOGO PER UNA SOCIETÀ ECOLOGICA” : 78 misure per una serrata transizione in senso ecologico di economia e società.

1) MODELLO ENERGETICO, 2)PRODUTTIVO e 3)AGRICOLO, 4)MOBILITÀ, 5)GESTIONE DEI RIFIUTI, 6)INFRASTRUTTURE e 7)CEMENTIFICAZIONE, 8)ACQUA E SERVIZI PUBBLICI LOCALI, 9)SALUTE PUBBLICA e 10)MODELLO PARTECIPATIVO: sono gli ambiti in cui RE.S.eT. (la Rete Scienza e Territori per una società ecologica) declina 10 PUNTI E 78 PROPOSTE per fare dell’Italia un Paese a zero emissioni e zero veleni. Proposte contenute nel “DECOLOGO PER UNA SOCIETÀ ECOLOGICA” , presentato tra il 10 e 12 giugno scorsi a Bologna in vista del G7 Ambiente. IL MANIFESTO DI PROPOSTE è stato redatto e promosso da UNA RETE che conta un centinaio di RAPPRESENTANTI DELLA COMUNITÀ SCIENTIFICA E ACCADEMICA e da circa 200 ASSOCIAZIONI attive in tutto il Paese sul fronte della tutela ambientale

   L’ACCORDO di Parigi del dicembre 2015, ora abiurato dagli Stati Uniti (da Trump…non solo la green economy americana e le maggiori realtà innovative economiche negli Usa volevano che gli Usa restassero, ma pure la maggior parte delle multinazionali petrolifere, che stanno facendo grandi investimenti sull’energia del domani, non sarebbero uscite da quest’accordo internazionale…), l’Accordo di Parigi, dicevamo, prevede come base portante quello di contenere l’aumento della temperatura ben al di sotto dei 2 gradi centigradi rispetto ai livelli pre-industriali, con l’impegno a limitare progressivamente l’aumento di temperatura a 1,5 gradi. E’ stato poi firmato ufficialmente il 22 aprile 2016, in occasione della Giornata mondiale della Terra, alle Nazioni Unite a New York, da 175 Paesi.

   Allora va ripreso il discorso di Donald Trump, che ha deciso di ritirare gli Stati Uniti da questo accordo: lo ribadiamo questo, per dire, nelle righe che seguono, che la cosa è complessa, e che non tutto è perduto in merito alla importante presenza americana. Infatti l’accordo sul clima di Parigi del 2015, firmato poi, come detto, all’Onu, da 175 paesi che si sono impegnati a ridurre le emissioni di gas serra, rappresenta uno degli strumenti all’interno di una “CONVENZIONE QUADRO SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI” firmata a RIO DE JANEIRO nel 1992.

“(…) Nell’aria l’ANIDRIDE CARBONICA è in quota ridottissima, lo 0,04%, ma CRESCE RAPIDAMENTE: era lo 0,031, negli anni 70. A titolo di confronto un gas raro come l’argo è presente allo 0,9%. Ma L’ANIDRIDE CARBONICA, CIOÈ BIOSSIDO DI CARBONIO, CIOÈ IN FORMULA BRUTA LA CO2, ha la proprietà di TRATTENERE IL CALORE IRRAGGIATO DAL SOLE, e quindi di SCALDARE L’ATMOSFERA spostando il punto di equilibrio verso una temperatura più calda. La CO2 si sviluppa soprattutto dai processi di COMBUSTIONE NATURALE (eruzioni, incendi di foreste), BIOLOGICA (la respirazione di piante e animali, fra i quali anche noi) e COMBUSTIONE ARTIFICIALE (centrali elettriche, ciminiere, motori e così via). UN MONDO PIÙ CALDO non significa l’estinzione della vita sul pianeta, questo no, ma SIGNIFICA comunque UN MONDO DIVERSO da come lo conosciamo: i MARI PIÙ ALTI, la SIBERIA E il CANADA VERDEGGIANTI, DESERTI SENZA FINE NELLE ZONE TROPICALI, la SCOMPARSA DI ALCUNE SPECIE VIVENTI e la comparsa di altre specie che oggi non possiamo nemmeno immaginare. Nell’ITALIA delle frane un clima diverso fa presagire PIOGGE PIÙ RARE MA CON TEMPESTE PIÙ FURIOSE, uno SPOSTAMENTO DELLE COLTURE MERIDIONALI VERSO L’ALTA ITALIA e comparsa di AREE ARIDE NEL MEZZOGIORNO. E i BASSOPIANI PADANI del Veneto, dell’Emilia e della Romagna, finirebbero SOTTO IL MARE, VENEZIA COMPRESA.(…)” (Jacopo Giliberto, da “il Sole 24ore” del 1/6/2017)

   Allora è bene specificare: GLI STATI UNITI SI RITIRANO DALL’ACCORDO DI PARIGI, MA NON SONO USCITI DALLA CONVENZIONE QUADRO SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI. Senza così invertire la tendenza che porta alla DECARBONIZZAZIONE. Forse solo si è trattato di un debito elettorale da pagare “a qualcuno” per Trump, ma la tendenza a invertire ricerca ed economia verso la decarbonizzazione continua ancora negli Usa.

   Quel che invece può preoccupare è che, a livello mondiale, non ci possa essere la spinta vera a un cambiamento radicale nello sviluppo, a volere una società ecologica. A “non interferire” anche (e questo forse è il vero tema) sui nostri consumi e modi di vita quotidiani. Ok: d’accordo, viaggeremo forse fra qualche anno, o decennio, su auto elettriche, ma la produzione elettrica per far funzionare queste nostre auto elettriche da cosa sarà data? …da risorse naturali rinnovabili e “infinite” (come il sole) oppure da fonti fossili che tenderanno prima o poi a esaurirsi (il petrolio, il carbone, anche il gas…e anche metodi altamente inquinanti come il gas ricavato in profondità dalle rocce, lo shale gas?). Vien da pensare che una nuova fase di “grande decarbonizzazione” del pianeta ci sarà solo se prioritariamente l’economia si orienterà stabilmente così, se si potranno fare molti affari e molti soldi…

Co2 pro-capite (da focus)

   E’ da capire allora quali saranno LE MISURE CONCRETE per dar corso all’accordo di Parigi sul clima: cioè come ci si muoverà. Per questo interessante, tra le tante cose, iniziative e proposte, il decalogo per una società ecologica di qui parlavamo qui sopra, presentato tra il 10 e 12 giugno scorsi a Bologna in vista del G7 Ambiente.

foto manifestazione per il clima (da il fatto quotidiano del 14/6/2017)

   IL MANIFESTO DI PROPOSTE è stato redatto e promosso da UNA RETE che conta un centinaio di rappresentanti della comunità scientifica e accademica e da circa 200 associazioni attive in tutto il Paese sul fronte della tutela ambientale. I temi sono quelli del MODELLO ENERGETICO, PRODUTTIVO e AGRICOLO, della MOBILITÀ, della GESTIONE DEI RIFIUTI, delle INFRASTRUTTURE e CEMENTIFICAZIONE, dell’ACQUA E SERVIZI PUBBLICI LOCALI, della SALUTE PUBBLICA e che MODELLO PARTECIPATIVO (per quest’ultimo tema noi propendiamo da sempre in questo blog per un sistema fortemente federalista).

   E c’è da ribadire, da sottolineare ancora, che non basta la DECARBONIZZAZIONE…ad esempio: la produzione energetica si baserà ancora sul nucleare? …o dobbiamo pensare di puntare su energie rinnovabili non pericolose, magari in una rete diffusa locale? (s.m.)

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L’ACCORDO DI PARIGI è stato firmato nel dicembre del 2015 e ratificato finora da 147 paesi, sui 197 rappresentati nella CONVENZIONE QUADRO SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI. Rappresenta uno degli strumenti all’interno, appunto, di una “Convenzione quadro sui cambiamenti climatici” firmata ancora a Rio de Janeiro nel 1992. Questa CONVENZIONE DI RIO del 1992 prevede, all’art. 2, di STABILIZZARE, in conformità con le disposizioni della Convenzione, LE CONCENTRAZIONI DI GAS A EFFETTO SERRA NELL’ATMOSFERA a un livello tale CHE SIA ESCLUSA QUALSIASI PERICOLOSA INTERFERENZA DELLE ATTIVITÀ UMANE SUL SISTEMA CLIMATICO. Ma NON SI DICONO I TEMPI PER FARE QUESTO. E’ così che allora sono state create le COP (CONFERENCE OF PARTIES), ovvero gli incontri fra i firmatari della Convenzione (Parties) per chiarire quello che al suo interno non è previsto. Come hanno fatto Cop3 a KYOTO nel 1997 e Cop21 a PARIGI nel 2015. GLI STATI UNITI SI RITIRANO DALL’ACCORDO DI PARIGI, MA NON SONO USCITI DALLA CONVENZIONE QUADRO SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI. Senza così invertire la tendenza che porta alla decarbonizzazione. Un debito elettorale da pagare per Trump, ma la tendenza a invertire ricerca ed economia verso la decarbonizzazione continua anche negli Usa. (Marzio Galeotti e Alessandro Lanza, 9/6/2017, da “LA VOCE.INFO” – http://www.lavoce.info/)

COS’E’ L’ACCORDO DI PARIGI SUL CLIMA

L’intesa raggiunta a dicembre del 2015 e ratificata dai vari Paesi durante l’anno successivo punta a limitare le emissioni di gas serra e a contenere il riscaldamento globale. Continua a leggere

AUTOSTRADE ELETTRIFICATE PER IL TRASPORTO MERCI DEI CAMION: Il futuro è iniziato in SVEZIA – L’ANAS ORA E’ DELLE FERROVIE: si farà in Italia una prima arteria stradale elettrificata? – E se l’ ”ANAS-FFSS” FINANZIASSE LA SUPERSTRADA PEDEMONTANA VENETA per un progetto diverso e innovativo?

UN PROGETTO che si sta concretizzando è quello di CORSIE ELETTRIFICATE per camion ibridi SULLE AUTOSTRADE SVEDESI. Sono previsti i primi test sul campo di questa particolare implementazione, che è stata costruita lungo 2km su una strada pubblica vicino alla città di Gävle. Il concetto è semplice e unisce l’installazione di LINEE AEREE ELETTRIFICATE, del tutto simili a quelle dei treni, e di PANTOGRAFI SUI CAMION, anche in questo caso in modo del tutto SIMILE A QUANTO ACCADE PER IL TRASPORTO SU ROTAIA. CAMION DOTATI DI TRAZIONE IBRIDA: quando si trovano nella corsia giusta alzano automaticamente il pantografo, utilizzando la corrente per far avanzare il mezzo tramite motore elettrico. In caso di sorpassi o deviazioni il mezzo può uscire liberamente dalla corsia elettrificata, passando al motore termico, alla trazione ibrida o a quella elettrica a batteria, a seconda dei casi. Tornando poi in corsia il mezzo riprende a viaggiare in modalità puramente elettrica, alimentato dall’energia della rete elettrica. Il sistema vede protagonista per i trial il marchio di mezzi pesanti del gruppo Volkswagen, Scania, assieme a Siemens. (…) (da http://auto.hwupgrade.it/ )

   Il 13 aprile scorso c’è stato il primo via libera del Consiglio dei ministri alla fusione tra Ferrovie dello Stato e Anas, l’Ente nazionale per le strade: di fatto si tratta di un’incorporazione dell’Anas nella società Ferrovie dello Stato. Della cosa se ne parlava da più di un anno…. A questo punto, la fusione tra i due enti sarà definitivamente formalizzata nel decreto legge sulla manovra correttiva dopo l’ok della Ragioneria generale.

PROMESSI SPOSI:: da LETTERA 43 (www.lettera43.it/) – IL 21 APRILE SCORSO È STATO FATTO IL PRIMO PASSO, SUL PIANO SOCIETARIO, PER ARRIVARE A UNA QUASI-FUSIONE DELLE DUE MODALITÀ DI TRASPORTO “GOMMA E ROTAIA”: IL CONSIGLIO DEI MINISTRI HA DATO VIA LIBERA ALL’INCORPORAZIONE DELL’ANAS NEL GRUPPO FERROVIE DELLO STATO

   Pareri discordanti si sono avuti a questa fusione-incorporazione che si sta concretizzando. Perplessità che un ente già mastodontico come le Ferrovie dello Stato (e da sempre iper-finanziato a fondo perduto dalle casse pubbliche) venga ad allargarsi ancor di più: un ente dotato di un eccesso di potere come lobby pubblica.

   Dall’altra chi sta credendo in questa fusione (i due enti, il governo…) pensa che si creerà in Italia un ente trasportistico (su strada e su ferrovia) con vera capacità di competizione internazionale, in grado di proporre le proprie tecnologie e modi di trasporto oltreconfine. Tutto questo viene detto “campione dell’engineering”, cioè, come prima detto, capacità di competere sui mercati di tutto il mondo anche per la costruzione e per la progettazione di opere strategiche su ferro e su gomma.

   Giuridicamente poi questo mega-ente del trasporto (su strada e su ferrovia) porterà Anas a uscire dal perimetro degli enti di diritto pubblico, e di fatto a finanziarsi autonomamente e più liberamente (anche acquisendo direttamente le consistenti accise sui carburanti, che ora vanno allo Stato), garantendo così di avere la disponibilità di fondi per la costruzione e la manutenzione delle strade (che oggi manca all’Anas).

IN CALIFORNIA E SVEZIA LE PRIME E-HIGHWAY – “LA FUSIONE DELLE FERROVIE CON LE STRADE DI ASFALTO È GIÀ COMINCIATA IN SVEZIA: lì è operativa un’autostrada elettrificata, lungo la quale i camion si attaccano per mezzo di un pantografo ai cavi elettrici e poi viaggiano usando la corrente anziché il carburante. Si fanno progetti analoghi anche nel resto del mondo, e gli esperti del settore trasporti assicurano che questo è il futuro. In Italia ancora non ci siamo, sul piano tecnico, ma il 21 aprile scorso è stato fatto il primo passo, sul piano societario, per arrivare a una quasi-fusione delle due modalità di trasporto: il consiglio dei ministri ha dato via libera all’incorporazione dell’Anas nel gruppo Ferrovie dello Stato (….)” (Luigi Grassia, da “La Stampa” del 22/4/2017)

   Ma, quel che a noi pare più interessante (al di là dei rischi effettivi di questa operazione) è che si parla deliberatamente e chiaramente che questa operazione di fusione porterà a UN’INTEGRAZIONE TRA GOMMA E ROTAIA, dove, nell’interesse della mobilità generale (di persone e di merci), ma anche per ridurre drasticamente l’inquinamento da carburanti fossili, i camion e la auto potranno sì essere sostituite dove si può dalla ferrovia, ma se, com’è nella predominante maggioranza del traffico odierno (e realisticamente quello futuro) utilizzeranno le strade, queste ultime saranno dotate di sistemi elettrificati come sono le rotaie (che appunto si muovono con sistemi di alimentazione elettrica).

i camion elettrici (da http://www.overmobility.com/)

   La fusione delle Ferrovie con le strade di asfalto è già cominciata in SVEZIA: lì è operativa un’autostrada elettrificata, lungo la quale i camion si attaccano per mezzo di un pantografo ai cavi elettrici e poi viaggiano usando la corrente anziché il carburante. Pertanto le Highway svedesi, grazie a sistemi di segnalamento, comunicazione e sicurezza, possono ospitare mezzi elettrificati, con bassi costi ambientali ed economici.

UN PROGETTO ANCORA PIU’ FUTURISTICO: un sistema di RICARICA WIRELESS PER I VEICOLI ELETTRICI (NON SOLO CAMION MA ANCHE AUTO) – “(…) Avevamo parlato del PROPOSTA INGLESE di avviare un progetto pilota per la realizzazione di un sistema di ricarica wireless per i veicoli elettrici che non imponga la sosta del mezzo, tramite l’ACCOPPIAMENTO MAGNETICO PER RISONANZA TRA BOBINE ANNEGATE NELL’ASFALTO E QUELLE POSIZIONATE SUL FONDO DELL’AUTOMOBILE, creando così delle vere e proprie corsie stradali in cui i veicoli elettrici possono ricaricare le batterie mentre stanno viaggiando.” (da http://auto.hwupgrade.it/ )

   E si fanno progetti analoghi anche nel resto del mondo, e gli esperti del settore trasporti assicurano che questo è il futuro.

   L’idea della eHighway, delle strade a utilizzo di energia elettrica (elettrificate) in sé non è nuova: in molte città italiane infatti sin dagli inizi del ‘900 si potevano vedere tram e filobus percorrere le strade alimentate da cavi elettrici aerei a cui connettersi tramite pantografo. Poi nel corso del ‘900 (non si è capito perché…), l’elettrificazione del trasporto in città con i tram e filobus è stata completamente tolta (o forse il motivo si capisce fin troppo: è stato l’inizio della carbonizzazione, della civiltà del petrolio…). Adesso esempi di strade urbane elettrificate esistono, forse, solo a Milano.

BUS elettrici (da http://www.overmobility.com/ – “L’idea della eHighway in sé non è nuova: in molte città italiane infatti sin dagli inizi del ‘900 si potevano vedere tram e filobus percorrere le strade alimentati da cavi elettrici aerei a cui connettersi tramite pantografo. Purtroppo però, mentre in Europa e in particolar modo in Italia queste soluzioni sono state abbandonate nel tempo, in CALIFORNIA e in SVEZIA stanno per tornare in auge.(…)” (Alessandro Crea, “la Repubblica” del 30/1/2017)

   Su queste nuove possibilità che, pare, sono nelle intenzioni del nuovo grande Ente che unisce le Ferrovie con l’Anas, vien da fare una proposta per quello che è attualmente il progetto bloccato più rilevante in Italia per quel che riguarda le strade: cioè i 95 chilometri per la realizzazione della Superstrada Pedemontana Veneta (SPV), che sono solo stati realizzati (i lavori) in misura minima (vedi il nostro precedente post:

https://geograficamente.wordpress.com/2017/04/19/caos-superstrada-pedemontana-veneta-spv-come-uscirne-e-bene-allimpasse-nella-realizzazione-tra-piano-finanziario-economico-insostenibile-con-costi-pubblici-sempre/ )

   La nostra proposta, che avevamo formulato in quel post, sposava l’idea di chi chiede un ridimensionamento dell’opera e una maggiore funzionalità al traffico: esempi di autostrade, realizzate in questi ultimi anni sul modello attuale che si vuole fare per la SPV (su tutte: le lombarde BREBEMI e la tangenziale-Pedemontana di Como), sono desolatamente vuote di auto e camion.

SUPESTRADA PEDEMONTANA VENETA COME PROPOSTA DAL CO.VE.P.A. (COMITATI VENETI PEDEMONTANA ALTERNATIVA) e LEGAMBIENTE REGIONALE VENETO

      Cioè si proponeva in particolare che per la realizzazione della SPV si rinunci a costruire l’inutile tratto ovest di 30 chilometri, e che al posto del caselli autostradali ci siano molte più uscite-entrate di collegamento con la viabilità locale, più adatte a far confluire traffico nella nuova arteria, oltreché essa divenendo circonvallazione dei comuni che attraversa.

   Nella disperata ricerca di finanziamenti per trovare il circa miliardo e mezzo di euro che ancora manca, tra gli innumerevoli soggetti consultati dalla regione Veneto e dal concessionario Sis (enti come la Cassa Depositi e Prestiti, Banche straniere, altre concessionarie autostradali…), pare che ci si è rivolti pure ad Anas; ma che Anas non accettava di “entrare” nel finanziamento, costruzione e gestione di un’opera di cui non aveva il controllo di maggioranza.

   Ecco. Perché la SPV non può divenire il primo esempio-modello di superstrada che accoglie le proposte che qui sopra abbiamo formulato? E che si integrerebbe in questa nuova volontà di “elettrificazione delle strade”, di mobilità futura perfettamente omogenea tra strade e ferrovie (e con un concreto sviluppo della decarbonizzazione del trasporto). Per FFSS-Anas potrebbe essere l’opera, la SPV (che ora è in un impasse finanziario difficilmente risolvibile), che può mettere subito in atto una trasportistica nuova, innovativa, rivolta al futuro (sarà possibile questo?) (s.m.)

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VIA ALLE NOZZE TRA ANAS E FERROVIE. UN POLO CON 10 MILIARDI DI RICAVI

di Luigi Grassia, da “La Stampa” del 22/4/2017

– Sì del governo, il gruppo risparmierà 400 milioni e raddoppierà il giro d’affari entro il 2026. In progetto autostrade in cui i veicoli viaggeranno allacciandosi alle linee dell’elettricità –

   LA FUSIONE DELLE FERROVIE CON LE STRADE DI ASFALTO È GIÀ COMINCIATA IN SVEZIA: lì è operativa un’autostrada elettrificata, lungo la quale i camion si attaccano per mezzo di un pantografo ai cavi elettrici e poi viaggiano usando la corrente anziché il carburante. Continua a leggere

A NEW YORK il 22 aprile 170 PAESI HANNO FIRMATO L’ACCORDO SUL CLIMA (voluto a Parigi a dicembre) – Sarà un impegno concreto per la forte riduzione dei combustibili fossili e l’uso di fonti rinnovabili? – E l’Italia continua a inquinare torrenti con il petrolio e bocciare la fine delle trivellazioni petrolifere

UNA MARCIA PER IL CLIMA (da www.dire.it )
UNA MARCIA PER IL CLIMA (da http://www.dire.it )

   A New York lo scorso 22 aprile, all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite al Palazzo di Vetro, i rappresentanti di 175 Paesi hanno partecipato alla cerimonia di firma dell’accordo sul clima, accordo che era stato raggiunto alla Conferenza di Parigi a dicembre. Come obiettivo ci si impone, entro limiti di tempo non ben definiti, di mantenere la soglia per il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2 gradi di crescita rispetto alla media della situazione attuale, con la volontà e l’impegno di arrivare a 1,5 gradi centigradi. Gli impegni per la riduzione delle emissioni saranno soggetti a revisione ogni 5 anni a partire dal 2023. Non ci sono obblighi e non c’è un’autorità sovranazionale in grado di far rispettare i piani annunciati. I target attuali di produzione e consumo energetico di materiali fossili, adottati in maniera volontaria dai governi, non sono certo sufficienti al raggiungimento degli obiettivi dichiarati.

da The POST INTERNAZIOALE (www_tpi_it)
da The POST INTERNAZIOALE (www_tpi_it)

   Pertanto è bene che si è raggiunto l’accordo, è molto meno bene che non ci sono impegni concreti di ciascun Stato, e sanzioni se l’accordo non è rispettato. Purtuttavia il trend attuale, con le energie rinnovabili che stanno crescendo, con una nuova sensibilità anche da parte dei poteri economici (che scoprono pure che si può fare affari anche con un “nuovo mondo energetico”), con il carbone in una fase di difficoltà e con importanti aziende del settore fossile che si sono dichiarate a favore di una tassa sul carbonio (e guardano anche alla riconversione possibile delle loro produzioni), tutto questo fa pensare che ci sia una spinta reale verso la GREEN ECONOMY.

22 APRILE ALL'ONU. Il tavolo della presidenza con la componente francese promotrice a Parigi nel dicembre 2015 della Conferenza sul Clima - (France's Minister of Ecology Segolene Royal (L), France's President Francois Hollande (2nd L), United Nations-Secretary General Ban Ki-moon (2nd R) and Morocco's Princess Lalla Hasna attend the United Nations Opening Ceremony of the High-Level Event for the Signature of the Paris Agreement on April 22, 2016 in New York. / AFP PHOTO / TIMOTHY A. CLARY
22 APRILE ALL’ONU. Il tavolo della presidenza con la componente francese promotrice a Parigi nel dicembre 2015 della Conferenza sul Clima –
(France’s Minister of Ecology Segolene Royal (L), France’s President Francois Hollande (2nd L), United Nations-Secretary General Ban Ki-moon (2nd R) and Morocco’s Princess Lalla Hasna attend the United Nations Opening Ceremony of the High-Level Event for the Signature of the Paris Agreement on April 22, 2016 in New York. / AFP PHOTO / TIMOTHY A. CLARY

   Si è trattato (a New York) di una cerimonia spettacolare, che la struttura organizzativa del l’ONU ha, par di capire, volutamente messo in piedi. Tra l’altro il 22 aprile, nella “Giornata della Terra”. Orchestre, bambini, star del cinema (Leonardo di Caprio su tutti, che ha pronunciato un discorso dove il cuore di tutto è nelle frasi che qui – con la sua foto – vi riportiamo).

“Ora il mondo vi sta guardando, è il momento di agire. Voi siete la grande speranza della Terra, noi vi chiediamo di proteggerla o tutti noi, tutte le creature viventi, saremo storia. Voi sarete applauditi dalle future generazioni o sarete condannati. Potremmo avere onore e disonore: solo noi possiamo salvare o perdere l’ultima speranza del nostro pianeta”. C’era anche lui, LEONARDO DICAPRIO, a NEW YORK all’ASSEMBLEA GENERALE DELLE NAZIONI UNITE al Palazzo di Vetro, dove i rappresentanti di 175 PAESI HANNO SIGLATO L’ACCORDO SUL CLIMA REDATTO A PARIGI LO SCORSO DICEMBRE. Proprio il divo hollywoodiano, con il suo discorso, ha preceduto la firma dell’intesa da parte dei Paesi presenti. (Reuters, da Corriere.it, 22/4/2016)
“Ora il mondo vi sta guardando, è il momento di agire. Voi siete la grande speranza della Terra, noi vi chiediamo di proteggerla o tutti noi, tutte le creature viventi, saremo storia. Voi sarete applauditi dalle future generazioni o sarete condannati. Potremmo avere onore e disonore: solo noi possiamo salvare o perdere l’ultima speranza del nostro pianeta”. C’era anche lui, LEONARDO DICAPRIO, a NEW YORK all’ASSEMBLEA GENERALE DELLE NAZIONI UNITE al Palazzo di Vetro, dove i rappresentanti di 175 PAESI HANNO SIGLATO L’ACCORDO SUL CLIMA REDATTO A PARIGI LO SCORSO DICEMBRE. Proprio il divo hollywoodiano, con il suo discorso, ha preceduto la firma dell’intesa da parte dei Paesi presenti. (Reuters, da Corriere.it, 22/4/2016)

   E questa enfasi mediatica ripresa dai media a livello mondiale non è casuale, ma del tutto voluta e significativa. Per il fatto che siamo ancora in una “fase debole” dell’accordo: la firma di New York non basta, è necessario invogliare il maggior numero possibile di Paesi a dar seguito a quanto promesso a Parigi a dicembre, e prima di tutto ad accelerare il processo di ratifica che ciascuno stato deve fare con i suoi organismi interni di potere (legislativi, esecutivi). Solo dopo la ratifica interna di ciascun Paese l’accordo entra definitivamente in vigore. E per essere valido globalmente, deve essere ufficialmente ratificato da almeno 55 Paesi che rappresentino almeno il 55% delle emissioni mondiali di gas serra (solo così entrerà in vigore).

“(…)Uno dei fattori che sarebbero stati sottovalutati dai rapporti delle Nazioni Unite – convinti che il ghiaccio antartico rimarrà per la gran parte intatto – è un processo noto come hydro fracturing. Esso si verifica quando enormi pozze d’acqua, formatesi per il disgelo estivo, penetrano in profondità nelle crepe delle piattaforme di ghiaccio. Qui tornano a congelarsi, aumentando il volume e allargando le fratture. Tutto ciò aumenta le probabilità del distacco di gigantesche lastre di ghiaccio dal continente. Lastre che poi si sciolgono in mare causando un aumento dei suoi livelli che non era stato previsto. (31/3/2016 da www.rinnovabili.it/ )
“(…)Uno dei fattori che sarebbero stati sottovalutati dai rapporti delle Nazioni Unite – convinti che il ghiaccio antartico rimarrà per la gran parte intatto – è un processo noto come hydro fracturing. Esso si verifica quando enormi pozze d’acqua, formatesi per il disgelo estivo, penetrano in profondità nelle crepe delle piattaforme di ghiaccio. Qui tornano a congelarsi, aumentando il volume e allargando le fratture. Tutto ciò aumenta le probabilità del distacco di gigantesche lastre di ghiaccio dal continente. Lastre che poi si sciolgono in mare causando un aumento dei suoi livelli che non era stato previsto. (31/3/2016 da http://www.rinnovabili.it/ )

   Vien da pensare che l’attuale declino del prezzo del petrolio (che attualmente è sui 45 dollari al barile) poco aiuta l’uscita planetaria dall’utilizzo dei combustibili fossili, e da una sana e seria ricerca concreta di arrivare a sviluppare unicamente energie rinnovabili non inquinanti l’atmosfera.

Il CORMORANO coperto di petrolio è l'angosciante immagine-simbolo dello sversamento il 17 aprile scorso di 50 TONELLATE DI PETROLIO dalle CONDOTTE DELLA RAFFINERIA IPLOM nel RIO FEGINO e da questo nel TORRENTE POLCEVERA, a GENOVA. L'uccello, intriso di petrolio, mostra il pericolo che sta correndo l'intero ecosistema del corso d'acqua e delle zone circostanti (da “la Repubblica” del 19/4/2016)
Il CORMORANO coperto di petrolio è l’angosciante immagine-simbolo dello sversamento il 17 aprile scorso di 50 TONELLATE DI PETROLIO dalle CONDOTTE DELLA RAFFINERIA IPLOM nel RIO FEGINO e da questo nel TORRENTE POLCEVERA, a GENOVA. L’uccello, intriso di petrolio, mostra il pericolo che sta correndo l’intero ecosistema del corso d’acqua e delle zone circostanti (da “la Repubblica” del 19/4/2016)

   Mentre a New York si celebrava l’evento della firma all’accordo sul clima, a Roma era stata indetta una manifestazione per denunciare l’ambivalenza italiana: da una parte impegni ambientalisti del governo, sostenuti (come a New York) con molta enfasi; e dall’altra il governo come sponsor di iniziative petrolifere, di prosecuzione all’utilizzo del petrolio. La protesta romana del 22 aprile, promossa da associazioni di varia estrazione (A Sud Onlus, Arci Nazionale, Avaaz Italia, Legambiente Onlus, Rete Della Conoscenza, Terra! Onlus, Zeroviolenza), e da organizzazioni ambientaliste e studentesche, sottolineavano proprio questa contraddizione italiana tra gli impegni presi a Parigi e firmati all’Onu a New York, e le politiche energetiche nazionali effettivamente concretizzatesi finora.

il palazzo di vetro dell_ONU a New York
il Palazzo di vetro dell’ONU a New York

   In Italia, solo nell’ultimo anno, c’è stato un ‘aumento del 2% delle emissioni di Co2 , di cui il 3% arriva proprio dal settore energetico. L’obiettivo sarebbe, entro la fine dell’attuale legislatura – il 2018 -, quello del raggiungimento del 50% di energie rinnovabili.

Deviazione climatica: questa mappa mostra le città che verranno colpite per prime dal cambiamento climatico inevitabile e in quale hanno comincerà se non viene fatto nulla per stabilizzare le emissioni di biossido di carbonio (da http://ugobardi.blogspot.it/ )
Deviazione climatica: questa mappa mostra le città che verranno colpite per prime dal cambiamento climatico inevitabile e in quale hanno comincerà se non viene fatto nulla per stabilizzare le emissioni di biossido di carbonio (da http://ugobardi.blogspot.it/ )

   Mentre però nel 2011 si era arrivati a installare oltre 10mila MW tra solare, fotovoltaico e eolico, oggi i MW sono scesi a meno di 700. Questo è accaduto come conseguenza dei mancati incentivi erogati alle rinnovabili negli ultimi due anni. Noi non siamo d’accordo sugli incentivi, che vanno a ricadere come costo (sula fiscalità generale, sul bilancio dello Stato) su tutti i cittadini. E anche creano molto spesso un mercato “drogato”, che da solo non si manterebbe mai in piedi. Pertanto bene ha fatto, secondo noi, il Governo a togliere parte di quelli incentivi. Accadeva che panelli fotovoltaici venissero installati su enorme distese di campi, di spazi agricoli tolti all’utilizzo agricolo, alla bellezza del paesaggio, per installare pannelli e per godere in primo luogo degli incentivi statali (questo accadeva in pressoché tutte le regioni: in particolare il fenomeno più rilevante c’è stato in Puglia).

EFFETTO SERRA – Se la quantità di raggi che colpisce la Terra rimangono intrappolati nell’atmosfera in quantità eccessiva, A CAUSA DEI GAS SERRA, le temperature tendono ad aumentare. E’ proprio questo l’EFFETTO SERRA: un surriscaldamento della Terra a causa dei raggi solari che rimangono intrappolati nell’atmosfera (da www.meteogiornale.it)_
EFFETTO SERRA – Se la quantità di raggi che colpisce la Terra rimangono intrappolati nell’atmosfera in quantità eccessiva, A CAUSA DEI GAS SERRA, le temperature tendono ad aumentare. E’ proprio questo l’EFFETTO SERRA: un surriscaldamento della Terra a causa dei raggi solari che rimangono intrappolati nell’atmosfera (da http://www.meteogiornale.it)_

   In questo contesto la schizofrenia italiana è che, se da un lato (giustamente) si tolgono gli incentivi al fotovoltaico, l’Italia investe oltre 13 miliardi di dollari in fonti fossili (fonte: Fondo Monetario Internazionale), una cifra di gran lunga superiore se paragonata ai 4 miliardi di euro investiti in “climate change” nella ultima legge di stabilità (su questo tema riportiamo in questo post dati e considerazioni da tre siti che sviluppano il tema: www.rinnovabili.it/, www.today.it/, www.legambiente.it/).

nella foto PASCAL ACOT, esperto di scienze climatiche e ambientali- "Per la prima volta tutti i Paesi si sono impegnati a bloccare l'aumento della temperatura a 1,5 gradi. Vuol dire lasciare sotto terra più della metà delle riserve petrolifere individuate e organizzare un'alternativa energetica. Le pare poco? "Mi pare moltissimo. Ma a fronte di questo obiettivo vedo strumenti deboli. NON CI SONO OBBLIGHI E NON C'È UN'AUTORITÀ SOVRANAZIONALE IN GRADO DI FAR RISPETTARE I PIANI ANNUNCIATI. Inoltre i target adottati in maniera volontaria dai governi non sono sufficienti al raggiungimento degli obiettivi dichiarati. Se vogliamo essere seri dobbiamo metterci in condizione di rispettare gli impegni presi, cioè bisogna fare dei passi avanti: gli applausi non sono sufficienti". (intervista a PASCAL ACOT: "SUL CLIMA BUON SEGNALE MA NON BASTERÀ A RIPULIRE L'ATMOSFERA" di Antonio Cianciullo, da “la Repubblica” del 23/4/2016)
nella foto PASCAL ACOT, esperto di scienze climatiche e ambientali- “Per la prima volta tutti i Paesi si sono impegnati a bloccare l’aumento della temperatura a 1,5 gradi. Vuol dire lasciare sotto terra più della metà delle riserve petrolifere individuate e organizzare un’alternativa energetica. Le pare poco? “Mi pare moltissimo. Ma a fronte di questo obiettivo vedo strumenti deboli. NON CI SONO OBBLIGHI E NON C’È UN’AUTORITÀ SOVRANAZIONALE IN GRADO DI FAR RISPETTARE I PIANI ANNUNCIATI. Inoltre i target adottati in maniera volontaria dai governi non sono sufficienti al raggiungimento degli obiettivi dichiarati. Se vogliamo essere seri dobbiamo metterci in condizione di rispettare gli impegni presi, cioè bisogna fare dei passi avanti: gli applausi non sono sufficienti”. (intervista a PASCAL ACOT: “SUL CLIMA BUON SEGNALE MA NON BASTERÀ A RIPULIRE L’ATMOSFERA” di Antonio Cianciullo, da “la Repubblica” del 23/4/2016)

   Per questo le organizzazioni ambientaliste italiane si chiedono che forse non è questo il modo giusto per raggiungere l’obiettivo di contenere il surriscaldamento al di sotto di 1,5 gradi.

   E il fatto che nel referendum contro le trivelle perso dalle Regioni e dall’ambientalismo (per mancanza del raggiungimento del quorum) si lasci alle compagnie petrolifere libertà di prorogare e di decidere quando chiudere gli impianti petroliferi e di gas da petrolio, venendo così a consentire la possibilità di prolungare la fine delle estrazioni fin che si vuole (magari in attesa di “tempi migliori” dove poter incidere sul rilancio della politica petrolifera…), questo fatto dimostra che, pur il petrolio ora in crisi di prezzo, l’Italia come il mondo intero mostra difficoltà e resistenze a cambiare rotta sul consumo di energia prossimo venturo. Serve invece coraggio e volontà di praticare da subito un nuovo paradigma energetico. (s.m.)

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A NEW YORK 170 PAESI FIRMANO L’ACCORDO SUL CLIMA

22/4/2016, da http://www.rinnovabili.it/

– Il primo passo verso la ratifica dell’accordo sul clima di Parigi è stato fatto. Ma la priorità è aumentare gli impegni presi – Continua a leggere

BASILICATA: TERRA ITALICA DI INQUINANTE PETROLIO – Da una vicenda politica-giudiziaria emerge il caso di una terra bellissima e povera sacrificata alle trivellazioni di gas e petrolio – Quale altra possibilità di sviluppo in Basilicata? – l’intersecarsi della vicenda con IL REFERENDUM sulle trivelle DEL 17 APRILE

TEMPA ROSSA è un giacimento petrolifero situato nell'alta VALLE DEL SAURO, nel cuore della regione BASILICATA. Il progetto si estende principalmente sul territorio del Comune di CORLETO PERTICARA (provincia di Potenza), a 4 km dal quale verrà costruito il futuro CENTRO DI TRATTAMENTO. 5 pozzi si trovano anch'essi sul territorio di Corleto Perticara, mentre il sesto pozzo si trova nel Comune di GORGOGLIONE. Altri due pozzi saranno perforati una volta ottenute le autorizzazioni. L'area dove verrà realizzato il centro di stoccaggio GPL si trova invece nel Comune di GUARDIA PERTICARA
TEMPA ROSSA è un giacimento petrolifero situato nell’alta VALLE DEL SAURO, nel cuore della regione BASILICATA. Il progetto si estende principalmente sul territorio del Comune di CORLETO PERTICARA (provincia di Potenza), a 4 km dal quale verrà costruito il futuro CENTRO DI TRATTAMENTO. 5 pozzi si trovano anch’essi sul territorio di Corleto Perticara, mentre il sesto pozzo si trova nel Comune di GORGOGLIONE. Altri due pozzi saranno perforati una volta ottenute le autorizzazioni. L’area dove verrà realizzato il centro di stoccaggio GPL si trova invece nel Comune di GUARDIA PERTICARA

   Dalle vicende delle estrazioni petrolifere in Basilicata, e dei fatti illeciti che sono emersi (stanno emergendo), quel che è l’impressione nostra, dominante, è che si tratta di un affare colossale, ma che le corruzioni “personali” (come è accaduto: falsificare i dati sull’inquinamento, gli smaltimenti illeciti per far risparmiare l’Eni a Viggiano…) non sono originati da un vero e proprio interesse personale: non emergono mazzette e giri di denaro a funzionari (almeno finora).

   Sembra che si commette l’illecito, si falsificano i dati, per andare avanti al massimo nel progetto petrolifero: che diventi dominante (nient’altro) in questa regione (la Lucania) la volontà di trasformarla in un grande serbatoio di petrolio. La Basilicata che, dall’altra, dimostra significati storici, urbanistici, architettonici, del tutto ineguagliabili, specifici, rispetto a ogni altra realtà territoriale: nel senso che cose significative e “grandiose” in Italia si trovano un po’ ovunque e di pari valore, ma il territorio della Basilicata conserva una caratteristica “sua” di specificità nella “bellezza”. E che questi valori ambientali e storici qualcuno può coniugarli “al futuro”, farli diventare la base di un altro sviluppo economico che non sia quello dello sfruttamento “da petrolio” (la Basilicata destinata ad essere il Texas d’Italia, terra “sporca” di estrazione, deposito di idrocarburi fossili).

LA VAL D'AGRI È UNA SUB REGIONE DELLA BASILICATA compresa tra i monti Sirino e Volturino. Prende il nome dal fiume Agri, che attraversa tutto il suo territorio. È una delle zone più importanti della regione sia come cultura che come economia; infatti nella prima metà del Novecento sono stati scoperti in queste zone dei giacimenti petroliferi, ma solo negli anni ottanta è iniziato lo sfruttamento e ad oggi il petrolio della Val d'Agri fornisce oltre il 10% del fabbisogno nazionale di petrolio, essendo il giacimento petrolifero su terraferma più grande d'Europa. Ma c'è in Val d’Agri anche un importante turismo invernale dovuto a numerose piste sciistiche e un turismo cultural-naturalistica per la bellezza e ricchezza dei luoghi. La zona è in parte compresa nel PARCO NAZIONALE DELLA VAL D'AGRI E LAGONEGRESE. (da Wikipedia)
LA VAL D’AGRI È UNA SUB REGIONE DELLA BASILICATA compresa tra i monti Sirino e Volturino. Prende il nome dal fiume Agri, che attraversa tutto il suo territorio. È una delle zone più importanti della regione sia come cultura che come economia; infatti nella prima metà del Novecento sono stati scoperti in queste zone dei giacimenti petroliferi, ma solo negli anni ottanta è iniziato lo sfruttamento e ad oggi il petrolio della Val d’Agri fornisce oltre il 10% del fabbisogno nazionale di petrolio, essendo il giacimento petrolifero su terraferma più grande d’Europa. Ma c’è in Val d’Agri anche un importante turismo invernale dovuto a numerose piste sciistiche e un turismo cultural-naturalistica per la bellezza e ricchezza dei luoghi. La zona è in parte compresa nel PARCO NAZIONALE DELLA VAL D’AGRI E LAGONEGRESE. (da Wikipedia)

   In questi giorni si parla in particolare, del territorio lucano, di due siti petroliferi: del “Centro oli” di VIGGIANO, e del progetto (a una cinquantina di chilometri da Viggiano, sempre nella Val d’Agri) di estrazione petrolifera a TEMPA ROSSA (che è una frazione del comune di Corleto Perticara).

L'area della Val d'Agri segnata dal punto rosso
L’area della Val d’Agri segnata dal punto rosso

   Per il primo, a VIGGIANO (il giacimento su terraferma più grande d’Europa che da solo fornisce oltre il 70% del petrolio estratto in Italia) l’indagine della magistratura (iniziata nel 2013) ipotizza “gravi reati ambientali causati dal management dell’Eni”, in particolare un illecito smaltimento di rifiuti collegati all’attività petrolifera e di sforamenti circa l’immissione di agenti inquinanti in atmosfera. E, notizia di adesso (4 aprile 2016), il Tribunale di Potenza ha condannato, per un’inchiesta del 2008, a pene comprese fra due e sette anni di reclusione gli ex vertici della TOTAL e alcuni imprenditori e amministratori (turbativa d’asta, concussione, abuso d’ufficio, corruzione, tentata truffa aggravata e favoreggiamento, i reati a vario titolo contestati ai 15 imputati).

VIGGIANO (foto di Andrea Sabbadini, Buenavista photo) DA "INTERNAZIONALE"
VIGGIANO (foto di Andrea Sabbadini, Buenavista photo) DA “INTERNAZIONALE”

   Per quanto riguarda invece TEMPA ROSSA, (l’inchiesta che ha finito per indurre alle dimissioni il ministro per lo Sviluppo Economico Guidi) l’inchiesta ha messo nel mirino un emendamento alla legge di Stabilità del 2015, emendamento che secondo la magistratura ha avuto l’obiettivo di creare un vantaggio alla Total, per velocizzare il “progetto Tempa Rossa” (e dall’altra far entrare nella “bidder list” del colosso petrolifero il compagno della stessa ministra dimissionaria). A Corleto Perticara, appunto nella frazione TEMPA ROSSA, sorge lo stabilimento petrolifero che dal 2018, sotto il controllo della Total, dovrebbe vedere in funzione ben otto pozzi petroliferi.

centro di carico di Tempa Rossa
centro di carico di Tempa Rossa

   Quel che ci interessa però qui sottolineare, come appunto dicevamo all’inizio, è il contesto geografico lucano e “quale sviluppo” economico, ambientale, sociale, è possibile oltre e in sostituzione a quello di hub petrolifero. Per questo dobbiamo però capire quanto impattante sia prevedere l’ipotesi attuale di prelievo di idrocarburi fossili dalla Val d’Agri, uno dei cuori naturalistici del territorio lucano.

in colore ocra la VAL D'AGRI
in colore ocra la VAL D’AGRI

   I problemi maggiori, ambientali, riguardano in particolare gli scarti dell’estrazione e della lavorazione del petrolio. Il petrolio estratto, infatti, contiene una certa quantità di acqua che proviene dalla rocce serbatoio, detta “acqua di strato”. Quest’acqua, ricca di idrocarburi e altre sostanze inquinanti, una volta separata dal petrolio non può essere reimmessa nell’ambiente e viene perciò in parte reiniettata nel giacimento con il trattamento in un impianto di depurazione…. E qui sta il problema maggiore: uno dei filoni principali della Magistratura di Potenza è dato dallo smaltimento illecito dei rifiuti che venivano sversati, e non opportunamente trattati (in buona parte venivano versati nelle acque del fiume Basento).

UN NUOVO CENTRO RICERCHE DELLA FIAT CHRYSLER AUTOMOBILES A SAN NICOLA DI MELFI (provincia di Potenza) - I CAMPI DI ATTIVITÀ DEL CAMPUS. Innanzitutto permetterà lo sviluppo di nuove metodologie e sistemi per il monitoraggio, il miglioramento e il mantenimento della qualità del prodotto. Con l’obiettivo di studiare e validare nuovi processi di assemblaggio e soluzioni innovative per l’eco-sostenibilità dei processi produttivi (Green Manufacturing). Realizzerà metodi e strumenti software per la simulazione dei processi e delle attrezzature produttive (Virtual Manufacturing). (da http://ufficiostampabasilicata.it/ del 1/2/2016)
UN NUOVO CENTRO RICERCHE DELLA FIAT CHRYSLER AUTOMOBILES A SAN NICOLA DI MELFI (provincia di Potenza) – I CAMPI DI ATTIVITÀ DEL CAMPUS. Innanzitutto permetterà lo sviluppo di nuove metodologie e sistemi per il monitoraggio, il miglioramento e il mantenimento della qualità del prodotto. Con l’obiettivo di studiare e validare nuovi processi di assemblaggio e soluzioni innovative per l’eco-sostenibilità dei processi produttivi (Green Manufacturing). Realizzerà metodi e strumenti software per la simulazione dei processi e delle attrezzature produttive (Virtual Manufacturing). (da http://ufficiostampabasilicata.it/ del 1/2/2016)

   Ma è anche la Puglia a essere interessata (negativamente, da un punto di vista ambientale) dalle trivellazioni petrolifere in Basilicata. La raffineria di riferimento per il petrolio lucano è infatti a Taranto. Petrolio lucano che è ricco di impurità e di zolfo, e per questo risulta corrosivo per le tubature e necessiterebbe di un trattamento preventivo prima di essere inviato a Taranto dove subisce il processo di lavorazione finale. Il greggio, stabilizzato e stoccato, è spedito com’è a Taranto, attraverso un oleodotto lungo 136 chilometri (da Taranto poi prende soprattutto la via della Turchia).

“Prendete l’autostrada Napoli-Bari, uscite a Candela e puntate verso Sud. E s´incontreranno colline di grano a perdita d´occhio. E’ il luogo dell’anima. Il profondo sud d’Italia, la Magna Grecia, un’Italia spesso dimenticata, dove ancora resistono le suggestioni del mondo poetico-contadino che si sono prestati come scenari perfetti per incarnare ACQUA TRAVERSE, il suggestivo luogo descritto da NICCOLÒ AMMANITI nell’omonimo romanzo che ha dato vita al film.” (GABRIELE SALVATORES, in presentazione del suo film “IO NON HO PAURA” del 2003) (l’immagine qui sopra dal film è di VULTURE MELFESE in provincia di Potenza)
“Prendete l’autostrada Napoli-Bari, uscite a Candela e puntate verso Sud. E s´incontreranno colline di grano a perdita d´occhio. E’ il luogo dell’anima. Il profondo sud d’Italia, la Magna Grecia, un’Italia spesso dimenticata, dove ancora resistono le suggestioni del mondo poetico-contadino che si sono prestati come scenari perfetti per incarnare ACQUA TRAVERSE, il suggestivo luogo descritto da NICCOLÒ AMMANITI nell’omonimo romanzo che ha dato vita al film.” (GABRIELE SALVATORES, in presentazione del suo film “IO NON HO PAURA” del 2003) (l’immagine qui sopra dal film è di VULTURE MELFESE in provincia di Potenza)

   Tornando all’aspetto sociale e del rapportarsi della gente della Basilicata allo “sviluppo petrolifero” della loro regione, va detto che residenti e amministratori locali avevano visto nell’ “oro nero” la salvezza di un territorio dove lo spopolamento aumenta di anno in anno. E invece non sta proprio andando così. E, oltre all’emigrazione che cresce, a Viggiano l’aria, anche a chilometri di distanza, è irrespirabile.

MATERA «CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA» NEL 2019 – Matera, la città dei Sassi, sarà la Capitale Europea della Cultura nel 2019. Il riconoscimento apre alla città della Basilicata prospettive di grande prestigio e opportunità di sviluppo culturale, turistico e anche economico. Dall'Unione Europea giungeranno cospicui finanziamenti e la città avrà una visibilità internazionale senza precedenti. (…) Comincia così il percorso culturale europeo della città lucana che ha scelto come slogan “OPEN FUTURE”. «Tutti siamo ossessionati dall’eterno presente in cui siamo immersi, come se fosse impossibile guardare lontano ed impegnarsi per le generazioni future - ha spiegato il comitato organizzatore per Matera capitale - ma PROPRIO UNA CITTÀ ANTICA COME MATERA PUÒ SENZA TIMORE PENSARE AI TEMPI CHE VERRANNO, tante le volte in cui si è riprogettata ed è uscita vincente dalla sfida con il tempo. Con molte altre piccole e medie città europee Matera ha condiviso lo stesso destino di area di consumo di prodotti provenienti dai grandi centri di produzione culturale. Negli ultimi anni, però, il quadro sta cambiando. Si fa strada un movimento che rimuove sistematicamente le barriere di accesso alla cultura: usa nuove tecnologie, adotta licenze aperte per rendere culturalmente ed economicamente sostenibile un modello in cui la produzione culturale è diffusa, orizzontale, partecipata». (F.d’A. da http://www.italiaitaly.eu/ )
MATERA «CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA» NEL 2019 – Matera, la città dei Sassi, sarà la Capitale Europea della Cultura nel 2019. Il riconoscimento apre alla città della Basilicata prospettive di grande prestigio e opportunità di sviluppo culturale, turistico e anche economico. Dall’Unione Europea giungeranno cospicui finanziamenti e la città avrà una visibilità internazionale senza precedenti. (…) Comincia così il percorso culturale europeo della città lucana che ha scelto come slogan “OPEN FUTURE”. «Tutti siamo ossessionati dall’eterno presente in cui siamo immersi, come se fosse impossibile guardare lontano ed impegnarsi per le generazioni future – ha spiegato il comitato organizzatore per Matera capitale – ma PROPRIO UNA CITTÀ ANTICA COME MATERA PUÒ SENZA TIMORE PENSARE AI TEMPI CHE VERRANNO, tante le volte in cui si è riprogettata ed è uscita vincente dalla sfida con il tempo. Con molte altre piccole e medie città europee Matera ha condiviso lo stesso destino di area di consumo di prodotti provenienti dai grandi centri di produzione culturale. Negli ultimi anni, però, il quadro sta cambiando. Si fa strada un movimento che rimuove sistematicamente le barriere di accesso alla cultura: usa nuove tecnologie, adotta licenze aperte per rendere culturalmente ed economicamente sostenibile un modello in cui la produzione culturale è diffusa, orizzontale, partecipata». (F.d’A. da http://www.italiaitaly.eu/ )

   Viggiano è un piccolo comune abitato da circa 3.300 persone, e ospita la più grande piattaforma di estrazione petrolifera dell’Europa continentale. E, per paradosso, prende sì molti soldi dall’Eni che gestisce l’impianto ( le royalty che vengono versate alle casse del comune dalla fine degli anni novanta, sono circa il 10 per cento del petrolio estratto), ma si trova nel contesto poverissimo della Basilicata (una delle regioni più povere d’Italia); e per di più un territorio inquinatissimo, dove l’aria è irrespirabile. E il settore agricolo della zona è in ginocchio perché è quasi impossibile vendere sul mercato prodotti ortofrutticoli coltivati qui.

Viggiano, la sorgente di TRAMUTOLA il 13 giugno 2015 (Andrea Sabbadini, Buenavista photo) DA "INTERNAZIONALE"
Viggiano, la sorgente di TRAMUTOLA il 13 giugno 2015 (Andrea Sabbadini, Buenavista photo) DA “INTERNAZIONALE”

   In questo contesto, pur non essendoci una relazione diretta, lo scandalo del “petrolio lucano”, delle trivellazioni in Basilicata, va a incidere e da risonanza al referendum del 17 aprile. Che, votando SÌ, si vieterebbe il rinnovo delle concessioni estrattive di gas e petrolio per i giacimenti entro le 12 miglia dalla costa italiana. Usiamo il condizionale perché è possibile che il quorum dei votanti, per validare il referendum, del 50 + 1 degli elettori, non sia raggiunto.

   Ma sarebbe un bel segnale se l’opposizione alla continuazione dello sviluppo petrolifero in Italia, si rafforzasse, vedesse coinvolta con il voto al “SÌ” nel referendum molta gente, molte persone, molti elettori. Perché si possa iniziare davvero a “vedere”, a capire, che uno sviluppo delle fonti energetiche è possibile, e bisogna rendere concreto il cambiamento, con scelte amministrative, politiche, conseguenti. Nei nostri mari come in Basilicata. (s.m.)

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BASILICATA: LA STRADA DEL PETROLIO. L’ILLUSIONE SVANITA ABITA IN VAL D’AGRI

di Erminio Cioffi, da www.lacittadisalerno.gelocal.it/ del 2/4/2016

– Viaggio da Viggiano a Corleto dove l’aria è irrespirabile – Non c’è lavoro ma pullulano i campi di calcetto. Inutilizzati – Continua a leggere

Le TRIVELLAZIONI IN MARE: IL 17 APRILE UN REFERENDUM SUL FUTURO ENERGETICO – Un Sì ALL’ABROGAZIONE del decreto che autorizza il rinnovo delle concessioni all’estrazioni di gas e petrolio vicino alle nostre coste, permetterebbe un CAMBIO DI PARADIGMA nella politica energetica nazionale

La nave di GREENPEACE Rainbow Warrior vicino alla PIATTAFORMA PETROLIFERA ROSPO MARE B, di proprietà EDISON ed ENI, che si trova al largo di VASTO (Ansa, da “IL POST.IT”)
La nave di GREENPEACE Rainbow Warrior vicino alla PIATTAFORMA PETROLIFERA ROSPO MARE B, di proprietà EDISON ed ENI, che si trova al largo di VASTO (Ansa, da “IL POST.IT”)

   Premesso che il referendum del prossimo 17 aprile è assai improbabile che raggiungerà il quorum (50 + 1 per cento degli elettori) per essere considerato valido, lo stesso vale la pena soffermarsi sul significato culturale, sociale, politico dell’opporsi (secondo noi) alle trivellazioni petrolifere e di gas nei nostri mari, in ambienti assai delicati, di valore naturalistico, prossimi alla costa (entro 12 miglia) e con forte vocazione turistica (ma anche con possibilità di esercitare economie importanti, come la pesca).

   Allora in sintesi è da dire che il prossimo 17 aprile gli elettori italiani saranno chiamati a votare a un referendum richiesto dalle regioni (nove regioni hanno chiesto il referendum: Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise) per decidere se vietare il rinnovo delle concessioni estrattive di gas e petrolio per i giacimenti entro le 12 miglia dalla costa italiana.

MAPPA DEI 21 GIACIMENTI ENTRO LE 12 MIGLIA (che se passa il Referendum con il SÌ sarà impedita la prosecuzione dell’attività alla scadenza della concessione attuale con ulteriori rinnovi) (INGRANDIRE L’IMMAGINE)
MAPPA DEI 21 GIACIMENTI ENTRO LE 12 MIGLIA (che se passa il Referendum con il SÌ sarà impedita la prosecuzione dell’attività alla scadenza della concessione attuale con ulteriori rinnovi) (INGRANDIRE L’IMMAGINE)

   Poi troverete negli articoli che seguono in questo post i dettagli di ciò che giuridicamente il referendum (se prevalesse il SI, cioè “sì all’abrogazione” e il quorum fosse raggiunto); ma qui ci interessa sinteticamente dire che giacimenti petroliferi e gassosi (non di grandissime dimensioni) ce ne sono in mare da noi ben 66, e che la maggior parte sono oltre le 12 miglia dalla costa (e questi possono continuare a prescindere dal referendum); che altri si stanno prevedendo sempre “oltre le 12 miglia”, e anche questi il referendum non li intralcia; che invece il prevalere del SI al referendum bloccherebbe le ulteriori concessioni (quando scadranno) dei 21 giacimenti entro le 12 miglia che già ci sono (uno in Veneto, due in Emilia-Romagna, uno nelle Marche, tre in Puglia, cinque in Calabria, due in Basilicata e sette in Sicilia).

LA MANIFESTAZIONE ALL ALTARE DELLA PATRIA - L’OGGETTO DELLA DISCIPLINA MATERIA DEL REFERENDUM DEL 17 APRILE - ART. 6, COMMA 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “NORME IN MATERIA AMBIENTALE”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208. - COMMA 17. “Ai fini di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, all'interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in virtù di leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni internazionali sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9. IL DIVIETO È ALTRESÌ STABILITO NELLE ZONE DI MARE POSTE ENTRO DODICI MIGLIA MARINE DAL PERIMETRO ESTERNO DELLE SUDDETTE AREE MARINE E COSTIERE PROTETTE, oltre che per i soli idrocarburi liquidi nella fascia marina compresa entro cinque miglia dalle linee di base delle acque territoriali lungo l'intero perimetro costiero nazionale. Per la baia storica del Golfo di Taranto di cui all'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1977, n. 816, il divieto relativo agli idrocarburi liquidi è stabilito entro le cinque miglia dalla linea di costa. Al di fuori delle medesime aree, le predette attività sono autorizzate previa sottoposizione alla procedura di valutazione di impatto ambientale di cui agli articoli 21 e seguenti del presente decreto, sentito il parere degli enti locali posti in un raggio di dodici miglia dalle aree marine e costiere interessate dalle attività di cui al primo periodo. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano ai procedimenti autorizzatori in corso alla data di entrata in vigore del presente comma. RESTA FERMA L'EFFICACIA DEI TITOLI ABILITATIVI GIÀ RILASCIATI ALLA STESSA DATA. Dall'entrata in vigore delle disposizioni di cui al presente comma è abrogato il comma 81 dell'articolo 1 della legge 23 agosto 2004, n. 239”.
LA MANIFESTAZIONE ALL ALTARE DELLA PATRIA – L’OGGETTO DELLA DISCIPLINA MATERIA DEL REFERENDUM DEL 17 APRILE – ART. 6, COMMA 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “NORME IN MATERIA AMBIENTALE”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208. – COMMA 17. “Ai fini di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, all’interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in virtù di leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni internazionali sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9. IL DIVIETO È ALTRESÌ STABILITO NELLE ZONE DI MARE POSTE ENTRO DODICI MIGLIA MARINE DAL PERIMETRO ESTERNO DELLE SUDDETTE AREE MARINE E COSTIERE PROTETTE, oltre che per i soli idrocarburi liquidi nella fascia marina compresa entro cinque miglia dalle linee di base delle acque territoriali lungo l’intero perimetro costiero nazionale. Per la baia storica del Golfo di Taranto di cui all’articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1977, n. 816, il divieto relativo agli idrocarburi liquidi è stabilito entro le cinque miglia dalla linea di costa. Al di fuori delle medesime aree, le predette attività sono autorizzate previa sottoposizione alla procedura di valutazione di impatto ambientale di cui agli articoli 21 e seguenti del presente decreto, sentito il parere degli enti locali posti in un raggio di dodici miglia dalle aree marine e costiere interessate dalle attività di cui al primo periodo. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano ai procedimenti autorizzatori in corso alla data di entrata in vigore del presente comma. RESTA FERMA L’EFFICACIA DEI TITOLI ABILITATIVI GIÀ RILASCIATI ALLA STESSA DATA. Dall’entrata in vigore delle disposizioni di cui al presente comma è abrogato il comma 81 dell’articolo 1 della legge 23 agosto 2004, n. 239”.

   Sia chiaro, per quel che riguarda quei 21 giacimenti in corso: non sono cosa da poco, e il loro impatto è rilevante. Alcuni sono nati negli anni ’70 del secolo scorso, forse con tecnologie ora obsolete: le leggi prevedono che le concessioni abbiano una durata iniziale di trent’anni, prorogabile una prima volta per altri dieci, una seconda volta per cinque e una terza volta per altri cinque; al termine della concessione, le aziende possono chiedere di prorogare la concessione fino all’esaurimento del giacimento. In pratica quest’ultima possibilità (la proroga fino all’esaurimento) è quanto è probabile che accada per questi 21 giacimenti.

   Tutto sommato comunque il referendum poco incide sulle estrazioni di gas e petrolio, sul proliferare delle cosiddette trivelle che sta accadendo non solo in mare ma anche in terraferma in molte regioni. Le ragioni del voto “NO” al referendum dicono che con questa trivellazioni si rende il nostro Paese un po’ meno dipendente “da fuori” sul consumo energetico. Ed è vero: circa un 10% del fabbisogno energetico nazionale viene estratto in casa. le ragioni del “SI” (sì all’abrogazione, sì alla non ulteriore concessione entro le 12 miglia…) sottolinea che il tema è fortemente politico, culturale: cioè trivellare le coste marine per cercare petrolio distoglie attenzione e impegno alla ricerca e produzione di energie alternative, a fonti energetiche rinnovabili.

JEREMY RIFKIN: UN CAMBIO DI PARADIGMA ENERGETICO - Il futuro sta nell’ ‘ENERGIA DISTRIBUITA’ prodotta con FONTI RINNOVABILI e DIFFUSA TRAMITE RETI AMPIE E ORIZZONTALI, sul modello di Internet. E’ la tesi sostenuta dell’economista americano JEREMY RIFKIN. ‘OGNI SINGOLO EDIFICIO PUÒ ESSERE TRASFORMATO IN UNA MICRO-CENTRALE ENERGETICA, spiega Rifkin, divenire una struttura ad energia positiva, che produce più di quanto consuma. Sarebbe una rivoluzione economica, che potrebbe creare milioni di posti di lavoro e migliaia di opportunità di business per le piccole e medie imprese, e riscrivere le regole del mercato immobiliare”. Nella fase successiva, dice Rifkin, ognuno di questi punti potrebbe essere collegato agli altri, andando a formare “un’intergriglia dell’elettricità, un sistema distribuito, condiviso ed orizzontale, come Internet”. La rivoluzione comunicativa si trasformerebbe così in “RIVOLUZIONE ENERGETICA”, aprendo la strada a “UN CAMBIO DI PARADIGMA, dall’interesse personale a quello di specie” e “DALLA GEOPOLITICA ALLA POLITICA DELLA BIOSFERA’.
JEREMY RIFKIN: UN CAMBIO DI PARADIGMA ENERGETICO – Il futuro sta nell’ ‘ENERGIA DISTRIBUITA’ prodotta con FONTI RINNOVABILI e DIFFUSA TRAMITE RETI AMPIE E ORIZZONTALI, sul modello di Internet. E’ la tesi sostenuta dell’economista americano JEREMY RIFKIN. ‘OGNI SINGOLO EDIFICIO PUÒ ESSERE TRASFORMATO IN UNA MICRO-CENTRALE ENERGETICA, spiega Rifkin, divenire una struttura ad energia positiva, che produce più di quanto consuma. Sarebbe una rivoluzione economica, che potrebbe creare milioni di posti di lavoro e migliaia di opportunità di business per le piccole e medie imprese, e riscrivere le regole del mercato immobiliare”. Nella fase successiva, dice Rifkin, ognuno di questi punti potrebbe essere collegato agli altri, andando a formare “un’intergriglia dell’elettricità, un sistema distribuito, condiviso ed orizzontale, come Internet”. La rivoluzione comunicativa si trasformerebbe così in “RIVOLUZIONE ENERGETICA”, aprendo la strada a “UN CAMBIO DI PARADIGMA, dall’interesse personale a quello di specie” e “DALLA GEOPOLITICA ALLA POLITICA DELLA BIOSFERA’.

   Pertanto siamo sempre lì: la mancanza di una visione nuova del futuro e dello sviluppo possibile. Il coraggio di lasciare i vecchi modi in impegno (anche nella ricerca di fonti energetiche), e l’assumere in questo caso come in tanti altri temi importanti un CAMBIO DI PARADIGMA. (s.m.)

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PRO E CONTRO IL REFERENDUM SULLE TRIVELLAZIONI

da IL POST.IT, 8/3/2016, http://www.ilpost.it/

– Per cosa andremo a votare il 17 aprile: si parla degli impianti che esistono già – i nuovi sono vietati in ogni caso – e quelli per il Sì dicono che è un “voto politico” –

   Per la prima volta nella storia della Repubblica, il prossimo 17 aprile gli elettori italiani saranno chiamati a votare a un referendum richiesto dalle regioni, invece che – come di solito avviene – tramite una raccolta di firme. Si tratta del cosiddetto referendum “No-Triv”: una consultazione per decidere se vietare il rinnovo delle concessioni estrattive di gas e petrolio per i giacimenti entro le 12 miglia dalla costa italiana. In tutto le assemblee di nove regioni hanno chiesto il referendum: Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise. Una raccolta di firme per presentare il referendum era fallita lo scorso inverno. L’esito del referendum sarà valido solo se andranno a votare il 50 per cento più uno degli aventi diritto al voto.

Cosa vuole cambiare il referendum – Nel referendum si chiede agli italiani se vogliono abrogare la parte di una legge che permette a chi ha ottenuto concessioni per estrarre gas o petrolio da piattaforme offshore entro 12 miglia dalla costa di rinnovare la concessione fino all’esaurimento del giacimento. Il quesito del referendum, letteralmente, recita: Continua a leggere

ANNO 2016: SMOG, INQUINAMENTO ATMOSFERICO: le METROPOLI, le CITTÀ, le AREE URBANE scoppiano (e pure le CITTÀ DIFFUSE come il Nordest) – SOLUZIONI NECESSARIE oltre l’emergenza richiedono nuove tecnologie, nuovi carburanti, nuovi stili di vita. Si vorrà fare?

giornata di blocco totale del traffico a Milano
giornata di blocco totale del traffico a Milano

L’INQUINAMENTO DA PARTICOLATO

Particolato, particolato sospeso, pulviscolo atmosferico, polveri sottili, polveri totali sospese (PTS), sono termini che identificano comunemente l’insieme delle sostanze sospese in aria (fibre, particelle carboniose, metalli, silice, inquinanti liquidi o solidi).

Il particolato è l’inquinante che oggi è considerato di maggiore impatto nelle aree urbane, ed è composto da tutte quelle particelle solide e liquide disperse nell’atmosfera, con un diametro che va da pochi nanometri fino ai 500 µm e oltre (cioè da miliardesimi di metro a mezzo millimetro).

Il GRANDE SMOG è stata una catastrofe ambientale che colpì LONDRA nel DICEMBRE 1952. Una coltre di smog, nebbia densa e maleodorante, avvolse Londra a partire dal 5 dicembre 1952 e durò fino al 9 dicembre 1952. Causò la morte di 12 000 persone, a cui si devono aggiungere anche 100 000 malati. Il termine smog significa smoke (fumo) e fog (nebbia). La situazione (a Londra e altrove) è migliorata grazie al superamento del riscaldamento a carbone e l'introduzione delle tecnologie per la riduzione delle emissioni delle auto.
Il GRANDE SMOG è stata una catastrofe ambientale che colpì LONDRA nel DICEMBRE 1952.
Una coltre di smog, nebbia densa e maleodorante, avvolse Londra a partire dal 5 dicembre 1952 e durò fino al 9 dicembre 1952. Causò la morte di 12 000 persone, a cui si devono aggiungere anche 100 000 malati. Il termine smog significa smoke (fumo) e fog (nebbia). La situazione (a Londra e altrove) è migliorata grazie al superamento del riscaldamento a carbone e l’introduzione delle tecnologie per la riduzione delle emissioni delle auto.

LE POLVERI FINI (PM10 e PM2,5)

Vengono definite PM10 le particelle di polvere con un diametro aerodinamico inferiore a 10 micrometri mentre con PM2,5 si identificano le particelle con diametro inferiore a 2,5 micrometri. La polvere è una miscela fisico-chimica complessa, composta sia da componenti primarie, emesse direttamente dalla fonte, sia da componenti secondarie formatesi successivamente. Le fonti possono essere di origine naturale o antropica (ad es. fuliggine, processi di combustione, fonti naturali ed altro). La sua composizione risulta pertanto molto varia (metalli pesanti, solfati, nitrati, ammonio, carbonio organico, idrocarburi aromatici policiclici, diossine/furani).

FORMAZIONE

– durante i processi di produzione industriali e artigianali

– durante i processi di combustione (impianti termici e motori)

– in seguito a processi meccanici (abrasione, risollevamento)

– mediante processi chimico-fisici (da altri inquinanti atmosferici)

FONTI PRINCIPALI

– traffico motorizzato

– riscaldamento

PROCESSI PRODUTTIVI

– agricoltura e selvicoltura

CARATTERISTICHE

– particelle solide e liquide di dimensioni e composizione variabili.

RIPERCUSSIONI

– affezioni delle vie respiratorie e del sistema cardiocircolatorio

– aumento della mortalità e del rischio di cancro

– contaminazione del suolo, delle piante e, attraverso la catena alimentare, anche dell’uomo a causa dei metalli pesanti, delle diossine e dei furani contenuti in tali polveri

Da recenti studi emergono indicazioni riguardanti la pericolosità delle particelle ultrafini (PM1). A tal riguardo è necessario segnalare come le emissioni di particolato dai veicoli a motore (in particolare dai motori diesel) sia quasi esclusivamente composta da particelle ultrafini. Per tale ragione è importante che i veicoli diesel siano dotati di un filtro antiparticolato. (da www.provincia.bz.it/ )

QUALITA DELL ARIA VENERDI 1 GENNAIO 2016 (da www.ilmeteo.it )
QUALITA DELL ARIA VENERDI 1 GENNAIO 2016 (da http://www.ilmeteo.it )

vedi le previsioni giornaliere di http://www.ilmeteo.it/aria/

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   Che dire dell’inquinamento atmosferico, argomento dei periodi di siccità (“non pioggia”) e poco vento, presente più che mai in tutta la Pianura Padana (di maggior “ristagno” dell’aria e bassa pressione)?

   Se ne parla quando accade, ci si dimentica alla prima pioggia (peraltro acida, sicuramente molto inquinata). Vogliamo in questo post proporre riflessioni (articoli) dove faticosamente si individuano soluzioni (o forse “non soluzioni”); dove si capisce che il miglioramento per alcuni può essere SOLO TECNOLOGICO (i riscaldamenti delle abitazioni e i bus entrambi a metano), e per altri richiede un cambio di MODO DI VITA che è però difficile far passare, accettare.

Il rapporto 2015 dell’Agenzia europea dell’ambiente pubblicato il 29/12 dal Corriere della Sera mostra in queste quattro cartine il record negativo dell’Italia, in particolare della Pianura Padana: il nostro Paese è maglia nera per sforamento dei limiti giornalieri di Pm10, Pm2,5, ozono e ossido di azoto. Secondo il dossier, nel 2013 i limiti giornalieri fissati dal’Ue per il Pm10 sono stati superati in 22 Paesi su 28 e quelli per il Pm2,5 da 7 Stati. Per ozono e ossido di azoto i limiti sono stati superati, rispettivamente, in 18 e 19 Paesi.
Il rapporto 2015 dell’Agenzia europea dell’ambiente pubblicato il 29/12 dal Corriere della Sera mostra in queste quattro cartine il record negativo dell’Italia, in particolare della Pianura Padana: il nostro Paese è maglia nera per sforamento dei limiti giornalieri di Pm10, Pm2,5, ozono e ossido di azoto. Secondo il dossier, nel 2013 i limiti giornalieri fissati dal’Ue per il Pm10 sono stati superati in 22 Paesi su 28 e quelli per il Pm2,5 da 7 Stati. Per ozono e ossido di azoto i limiti sono stati superati, rispettivamente, in 18 e 19 Paesi.

   Fino a che non verrà veramente somatizzata (nelle coscienze individuali e collettive) che il disastro ambientale porta a così tante morti (le varie ipotesi, dei vari istituti di ricerca, non vanno mai sotto le 35mila morti all’anno in Italia provocate dall’inquinamento atmosferico…); fino a che ad esse (persone vere, in carne e ossa, “uccise” dai gas inquinanti) si aggiungeranno danni irreversibili alla flora e fauna (le piante, i boschi, le foreste, e poi gli animali, domestici e non), fino a che non avverrà una presa di coscienza “vera”, è probabile che qualche provvedimento ridicolo (la circolazione a targhe alterne, con permessi straordinari di manica larga…) sarà la panacea a mettere in pace la propria coscienza (individuale e collettiva).

da “la Repubblica” del 31/12/2015

   Eppure qualcosa si muove: sulla riqualificazione energetica delle case, sul minor inquinamento delle automobili…. E poi, stavolta, il governo (assieme agli enti locali che poi sono loro a operare) ha deciso qualcosa di pratico. Cioè ha stabilito un PIANO PER FRONTEGGIARE L’EMERGENZA SMOG. Si parte da QUATTRO MISURE, che scatteranno dopo sette giorni di sforamento dei tetti di polveri sottili: 1-abbassamento dei limiti di velocità di 20 km orari nelle aree urbane e nelle autostrade vicine ai centri abitati, 2-abbattimento di due gradi della temperatura degli edifici, 3-mezzi pubblici scontati, grazie a un fondo da 12 milioni di euro, e 4-limitazione dell’utilizzo di biomasse per i caloriferi.

Concentrazione nella UE di Pm2,5
Concentrazione nella UE di Pm2,5

   Ma temiamo non possa bastare, nella crescita generale globale che permette nel mondo a sempre più centinaia di milioni di persone di avere la propria (pur piccola) automobile (un diritto inoppugnabile, se ce l’abbiamo noi, perché non tutti?…), che permette ancor più giustamente di riscaldarsi dalle intemperie dell’inverno, di produrre beni e servizi che richiedono forme energetiche spesso molto inquinanti (carbone, petrolio…).

PECHINO: INQUINAMENTO RECORD. Nel mondo le megalopoli con l’aria più inquinata risultano PECHINO, BANGKOK e CITTÀ DEL MESSICO. Ma considerando anche le città più piccole, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i luoghi del pianeta con l’aria più inquinata sono AHWAZ (Iran), ULAN BATOR (Mongolia), SANADAJ (Iran), LUDHIANA (India) e QUETTA (Pakistan). TUTTE CITTÀ ASIATICHE, alcune delle quali quasi sconosciute. Le sostanze più pericolose sembrano essere le polveri sottili: PM 10 e PM 2,5, ma anche gli OSSIDI DI AZOTO. (da http://scienzamateria.blog.tiscali.it/)
PECHINO: INQUINAMENTO RECORD. Nel mondo le megalopoli con l’aria più inquinata risultano PECHINO, BANGKOK e CITTÀ DEL MESSICO. Ma considerando anche le città più piccole, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i luoghi del pianeta con l’aria più inquinata sono AHWAZ (Iran), ULAN BATOR (Mongolia), SANADAJ (Iran), LUDHIANA (India) e QUETTA (Pakistan). TUTTE CITTÀ ASIATICHE, alcune delle quali quasi sconosciute. Le sostanze più pericolose sembrano essere le polveri sottili: PM 10 e PM 2,5, ma anche gli OSSIDI DI AZOTO. (da http://scienzamateria.blog.tiscali.it/)

   Così il riconoscimento che il problema non è solo locale, ma globale, porta a trovare soluzioni e ipotesi di coinvolgimento in tutte le aree geografiche del mondo: e il pur flebile tentativo di accordo internazionale raggiunto a metà dicembre a Parigi (nella Conferenza sul clima denominata Cop21) andrebbe in questa direzione.

   E a livello nazionale in questi giorni si è notato qualcosa di interessante, nuovo, circa il modo di “pensare” il problema: cioè che non basta che qualche città o comune adotti più di altri misure ferree di limitazione delle fonti inquinanti, e magari altri ignorino ogni misura. Si è capito (forse) che bisogna “lavorare, agire, per aree geografiche geomorfologicamente omogenee, consistenti, oltre i sempre meno importanti confini comunali” (ad esempio tra tutte le aree urbane che si riconoscono nell’unicum geografico della Pianura Padana) (o il bacino laziale della Grande Roma, o l’area napoletana, palermitana, etc.).

   Vien da sperare che il periodo storico (di crisi sociale, economica, culturale…) sia buono per delle scelte innovative, anche difficili: se non ora, quando? (s.m.)

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IL RACCONTO

LA RIMOZIONE DEL CIELO

di Michele Serra, da “la Repubblica” del 28/12/2015

   La Milano felix dell’ultimo paio d’anni, ordinata, sicura di sé, lustra di Expo e con il suo skyline nuovo fiammante, soccombe come ogni altra città alla mefitica nube di polveri che la avvolge.

   Nuovi grattacieli, in pieno giorno, immergono le loro vette in un cielo opaco, che le ingoia e le cancella. Continua a leggere