A NEW YORK il 22 aprile 170 PAESI HANNO FIRMATO L’ACCORDO SUL CLIMA (voluto a Parigi a dicembre) – Sarà un impegno concreto per la forte riduzione dei combustibili fossili e l’uso di fonti rinnovabili? – E l’Italia continua a inquinare torrenti con il petrolio e bocciare la fine delle trivellazioni petrolifere

UNA MARCIA PER IL CLIMA (da www.dire.it )
UNA MARCIA PER IL CLIMA (da http://www.dire.it )

   A New York lo scorso 22 aprile, all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite al Palazzo di Vetro, i rappresentanti di 175 Paesi hanno partecipato alla cerimonia di firma dell’accordo sul clima, accordo che era stato raggiunto alla Conferenza di Parigi a dicembre. Come obiettivo ci si impone, entro limiti di tempo non ben definiti, di mantenere la soglia per il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2 gradi di crescita rispetto alla media della situazione attuale, con la volontà e l’impegno di arrivare a 1,5 gradi centigradi. Gli impegni per la riduzione delle emissioni saranno soggetti a revisione ogni 5 anni a partire dal 2023. Non ci sono obblighi e non c’è un’autorità sovranazionale in grado di far rispettare i piani annunciati. I target attuali di produzione e consumo energetico di materiali fossili, adottati in maniera volontaria dai governi, non sono certo sufficienti al raggiungimento degli obiettivi dichiarati.

da The POST INTERNAZIOALE (www_tpi_it)
da The POST INTERNAZIOALE (www_tpi_it)

   Pertanto è bene che si è raggiunto l’accordo, è molto meno bene che non ci sono impegni concreti di ciascun Stato, e sanzioni se l’accordo non è rispettato. Purtuttavia il trend attuale, con le energie rinnovabili che stanno crescendo, con una nuova sensibilità anche da parte dei poteri economici (che scoprono pure che si può fare affari anche con un “nuovo mondo energetico”), con il carbone in una fase di difficoltà e con importanti aziende del settore fossile che si sono dichiarate a favore di una tassa sul carbonio (e guardano anche alla riconversione possibile delle loro produzioni), tutto questo fa pensare che ci sia una spinta reale verso la GREEN ECONOMY.

22 APRILE ALL'ONU. Il tavolo della presidenza con la componente francese promotrice a Parigi nel dicembre 2015 della Conferenza sul Clima - (France's Minister of Ecology Segolene Royal (L), France's President Francois Hollande (2nd L), United Nations-Secretary General Ban Ki-moon (2nd R) and Morocco's Princess Lalla Hasna attend the United Nations Opening Ceremony of the High-Level Event for the Signature of the Paris Agreement on April 22, 2016 in New York. / AFP PHOTO / TIMOTHY A. CLARY
22 APRILE ALL’ONU. Il tavolo della presidenza con la componente francese promotrice a Parigi nel dicembre 2015 della Conferenza sul Clima –
(France’s Minister of Ecology Segolene Royal (L), France’s President Francois Hollande (2nd L), United Nations-Secretary General Ban Ki-moon (2nd R) and Morocco’s Princess Lalla Hasna attend the United Nations Opening Ceremony of the High-Level Event for the Signature of the Paris Agreement on April 22, 2016 in New York. / AFP PHOTO / TIMOTHY A. CLARY

   Si è trattato (a New York) di una cerimonia spettacolare, che la struttura organizzativa del l’ONU ha, par di capire, volutamente messo in piedi. Tra l’altro il 22 aprile, nella “Giornata della Terra”. Orchestre, bambini, star del cinema (Leonardo di Caprio su tutti, che ha pronunciato un discorso dove il cuore di tutto è nelle frasi che qui – con la sua foto – vi riportiamo).

“Ora il mondo vi sta guardando, è il momento di agire. Voi siete la grande speranza della Terra, noi vi chiediamo di proteggerla o tutti noi, tutte le creature viventi, saremo storia. Voi sarete applauditi dalle future generazioni o sarete condannati. Potremmo avere onore e disonore: solo noi possiamo salvare o perdere l’ultima speranza del nostro pianeta”. C’era anche lui, LEONARDO DICAPRIO, a NEW YORK all’ASSEMBLEA GENERALE DELLE NAZIONI UNITE al Palazzo di Vetro, dove i rappresentanti di 175 PAESI HANNO SIGLATO L’ACCORDO SUL CLIMA REDATTO A PARIGI LO SCORSO DICEMBRE. Proprio il divo hollywoodiano, con il suo discorso, ha preceduto la firma dell’intesa da parte dei Paesi presenti. (Reuters, da Corriere.it, 22/4/2016)
“Ora il mondo vi sta guardando, è il momento di agire. Voi siete la grande speranza della Terra, noi vi chiediamo di proteggerla o tutti noi, tutte le creature viventi, saremo storia. Voi sarete applauditi dalle future generazioni o sarete condannati. Potremmo avere onore e disonore: solo noi possiamo salvare o perdere l’ultima speranza del nostro pianeta”. C’era anche lui, LEONARDO DICAPRIO, a NEW YORK all’ASSEMBLEA GENERALE DELLE NAZIONI UNITE al Palazzo di Vetro, dove i rappresentanti di 175 PAESI HANNO SIGLATO L’ACCORDO SUL CLIMA REDATTO A PARIGI LO SCORSO DICEMBRE. Proprio il divo hollywoodiano, con il suo discorso, ha preceduto la firma dell’intesa da parte dei Paesi presenti. (Reuters, da Corriere.it, 22/4/2016)

   E questa enfasi mediatica ripresa dai media a livello mondiale non è casuale, ma del tutto voluta e significativa. Per il fatto che siamo ancora in una “fase debole” dell’accordo: la firma di New York non basta, è necessario invogliare il maggior numero possibile di Paesi a dar seguito a quanto promesso a Parigi a dicembre, e prima di tutto ad accelerare il processo di ratifica che ciascuno stato deve fare con i suoi organismi interni di potere (legislativi, esecutivi). Solo dopo la ratifica interna di ciascun Paese l’accordo entra definitivamente in vigore. E per essere valido globalmente, deve essere ufficialmente ratificato da almeno 55 Paesi che rappresentino almeno il 55% delle emissioni mondiali di gas serra (solo così entrerà in vigore).

“(…)Uno dei fattori che sarebbero stati sottovalutati dai rapporti delle Nazioni Unite – convinti che il ghiaccio antartico rimarrà per la gran parte intatto – è un processo noto come hydro fracturing. Esso si verifica quando enormi pozze d’acqua, formatesi per il disgelo estivo, penetrano in profondità nelle crepe delle piattaforme di ghiaccio. Qui tornano a congelarsi, aumentando il volume e allargando le fratture. Tutto ciò aumenta le probabilità del distacco di gigantesche lastre di ghiaccio dal continente. Lastre che poi si sciolgono in mare causando un aumento dei suoi livelli che non era stato previsto. (31/3/2016 da www.rinnovabili.it/ )
“(…)Uno dei fattori che sarebbero stati sottovalutati dai rapporti delle Nazioni Unite – convinti che il ghiaccio antartico rimarrà per la gran parte intatto – è un processo noto come hydro fracturing. Esso si verifica quando enormi pozze d’acqua, formatesi per il disgelo estivo, penetrano in profondità nelle crepe delle piattaforme di ghiaccio. Qui tornano a congelarsi, aumentando il volume e allargando le fratture. Tutto ciò aumenta le probabilità del distacco di gigantesche lastre di ghiaccio dal continente. Lastre che poi si sciolgono in mare causando un aumento dei suoi livelli che non era stato previsto. (31/3/2016 da http://www.rinnovabili.it/ )

   Vien da pensare che l’attuale declino del prezzo del petrolio (che attualmente è sui 45 dollari al barile) poco aiuta l’uscita planetaria dall’utilizzo dei combustibili fossili, e da una sana e seria ricerca concreta di arrivare a sviluppare unicamente energie rinnovabili non inquinanti l’atmosfera.

Il CORMORANO coperto di petrolio è l'angosciante immagine-simbolo dello sversamento il 17 aprile scorso di 50 TONELLATE DI PETROLIO dalle CONDOTTE DELLA RAFFINERIA IPLOM nel RIO FEGINO e da questo nel TORRENTE POLCEVERA, a GENOVA. L'uccello, intriso di petrolio, mostra il pericolo che sta correndo l'intero ecosistema del corso d'acqua e delle zone circostanti (da “la Repubblica” del 19/4/2016)
Il CORMORANO coperto di petrolio è l’angosciante immagine-simbolo dello sversamento il 17 aprile scorso di 50 TONELLATE DI PETROLIO dalle CONDOTTE DELLA RAFFINERIA IPLOM nel RIO FEGINO e da questo nel TORRENTE POLCEVERA, a GENOVA. L’uccello, intriso di petrolio, mostra il pericolo che sta correndo l’intero ecosistema del corso d’acqua e delle zone circostanti (da “la Repubblica” del 19/4/2016)

   Mentre a New York si celebrava l’evento della firma all’accordo sul clima, a Roma era stata indetta una manifestazione per denunciare l’ambivalenza italiana: da una parte impegni ambientalisti del governo, sostenuti (come a New York) con molta enfasi; e dall’altra il governo come sponsor di iniziative petrolifere, di prosecuzione all’utilizzo del petrolio. La protesta romana del 22 aprile, promossa da associazioni di varia estrazione (A Sud Onlus, Arci Nazionale, Avaaz Italia, Legambiente Onlus, Rete Della Conoscenza, Terra! Onlus, Zeroviolenza), e da organizzazioni ambientaliste e studentesche, sottolineavano proprio questa contraddizione italiana tra gli impegni presi a Parigi e firmati all’Onu a New York, e le politiche energetiche nazionali effettivamente concretizzatesi finora.

il palazzo di vetro dell_ONU a New York
il Palazzo di vetro dell’ONU a New York

   In Italia, solo nell’ultimo anno, c’è stato un ‘aumento del 2% delle emissioni di Co2 , di cui il 3% arriva proprio dal settore energetico. L’obiettivo sarebbe, entro la fine dell’attuale legislatura – il 2018 -, quello del raggiungimento del 50% di energie rinnovabili.

Deviazione climatica: questa mappa mostra le città che verranno colpite per prime dal cambiamento climatico inevitabile e in quale hanno comincerà se non viene fatto nulla per stabilizzare le emissioni di biossido di carbonio (da http://ugobardi.blogspot.it/ )
Deviazione climatica: questa mappa mostra le città che verranno colpite per prime dal cambiamento climatico inevitabile e in quale hanno comincerà se non viene fatto nulla per stabilizzare le emissioni di biossido di carbonio (da http://ugobardi.blogspot.it/ )

   Mentre però nel 2011 si era arrivati a installare oltre 10mila MW tra solare, fotovoltaico e eolico, oggi i MW sono scesi a meno di 700. Questo è accaduto come conseguenza dei mancati incentivi erogati alle rinnovabili negli ultimi due anni. Noi non siamo d’accordo sugli incentivi, che vanno a ricadere come costo (sula fiscalità generale, sul bilancio dello Stato) su tutti i cittadini. E anche creano molto spesso un mercato “drogato”, che da solo non si manterebbe mai in piedi. Pertanto bene ha fatto, secondo noi, il Governo a togliere parte di quelli incentivi. Accadeva che panelli fotovoltaici venissero installati su enorme distese di campi, di spazi agricoli tolti all’utilizzo agricolo, alla bellezza del paesaggio, per installare pannelli e per godere in primo luogo degli incentivi statali (questo accadeva in pressoché tutte le regioni: in particolare il fenomeno più rilevante c’è stato in Puglia).

EFFETTO SERRA – Se la quantità di raggi che colpisce la Terra rimangono intrappolati nell’atmosfera in quantità eccessiva, A CAUSA DEI GAS SERRA, le temperature tendono ad aumentare. E’ proprio questo l’EFFETTO SERRA: un surriscaldamento della Terra a causa dei raggi solari che rimangono intrappolati nell’atmosfera (da www.meteogiornale.it)_
EFFETTO SERRA – Se la quantità di raggi che colpisce la Terra rimangono intrappolati nell’atmosfera in quantità eccessiva, A CAUSA DEI GAS SERRA, le temperature tendono ad aumentare. E’ proprio questo l’EFFETTO SERRA: un surriscaldamento della Terra a causa dei raggi solari che rimangono intrappolati nell’atmosfera (da http://www.meteogiornale.it)_

   In questo contesto la schizofrenia italiana è che, se da un lato (giustamente) si tolgono gli incentivi al fotovoltaico, l’Italia investe oltre 13 miliardi di dollari in fonti fossili (fonte: Fondo Monetario Internazionale), una cifra di gran lunga superiore se paragonata ai 4 miliardi di euro investiti in “climate change” nella ultima legge di stabilità (su questo tema riportiamo in questo post dati e considerazioni da tre siti che sviluppano il tema: www.rinnovabili.it/, www.today.it/, www.legambiente.it/).

nella foto PASCAL ACOT, esperto di scienze climatiche e ambientali- "Per la prima volta tutti i Paesi si sono impegnati a bloccare l'aumento della temperatura a 1,5 gradi. Vuol dire lasciare sotto terra più della metà delle riserve petrolifere individuate e organizzare un'alternativa energetica. Le pare poco? "Mi pare moltissimo. Ma a fronte di questo obiettivo vedo strumenti deboli. NON CI SONO OBBLIGHI E NON C'È UN'AUTORITÀ SOVRANAZIONALE IN GRADO DI FAR RISPETTARE I PIANI ANNUNCIATI. Inoltre i target adottati in maniera volontaria dai governi non sono sufficienti al raggiungimento degli obiettivi dichiarati. Se vogliamo essere seri dobbiamo metterci in condizione di rispettare gli impegni presi, cioè bisogna fare dei passi avanti: gli applausi non sono sufficienti". (intervista a PASCAL ACOT: "SUL CLIMA BUON SEGNALE MA NON BASTERÀ A RIPULIRE L'ATMOSFERA" di Antonio Cianciullo, da “la Repubblica” del 23/4/2016)
nella foto PASCAL ACOT, esperto di scienze climatiche e ambientali- “Per la prima volta tutti i Paesi si sono impegnati a bloccare l’aumento della temperatura a 1,5 gradi. Vuol dire lasciare sotto terra più della metà delle riserve petrolifere individuate e organizzare un’alternativa energetica. Le pare poco? “Mi pare moltissimo. Ma a fronte di questo obiettivo vedo strumenti deboli. NON CI SONO OBBLIGHI E NON C’È UN’AUTORITÀ SOVRANAZIONALE IN GRADO DI FAR RISPETTARE I PIANI ANNUNCIATI. Inoltre i target adottati in maniera volontaria dai governi non sono sufficienti al raggiungimento degli obiettivi dichiarati. Se vogliamo essere seri dobbiamo metterci in condizione di rispettare gli impegni presi, cioè bisogna fare dei passi avanti: gli applausi non sono sufficienti”. (intervista a PASCAL ACOT: “SUL CLIMA BUON SEGNALE MA NON BASTERÀ A RIPULIRE L’ATMOSFERA” di Antonio Cianciullo, da “la Repubblica” del 23/4/2016)

   Per questo le organizzazioni ambientaliste italiane si chiedono che forse non è questo il modo giusto per raggiungere l’obiettivo di contenere il surriscaldamento al di sotto di 1,5 gradi.

   E il fatto che nel referendum contro le trivelle perso dalle Regioni e dall’ambientalismo (per mancanza del raggiungimento del quorum) si lasci alle compagnie petrolifere libertà di prorogare e di decidere quando chiudere gli impianti petroliferi e di gas da petrolio, venendo così a consentire la possibilità di prolungare la fine delle estrazioni fin che si vuole (magari in attesa di “tempi migliori” dove poter incidere sul rilancio della politica petrolifera…), questo fatto dimostra che, pur il petrolio ora in crisi di prezzo, l’Italia come il mondo intero mostra difficoltà e resistenze a cambiare rotta sul consumo di energia prossimo venturo. Serve invece coraggio e volontà di praticare da subito un nuovo paradigma energetico. (s.m.)

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A NEW YORK 170 PAESI FIRMANO L’ACCORDO SUL CLIMA

22/4/2016, da http://www.rinnovabili.it/

– Il primo passo verso la ratifica dell’accordo sul clima di Parigi è stato fatto. Ma la priorità è aumentare gli impegni presi – Continua a leggere

BASILICATA: TERRA ITALICA DI INQUINANTE PETROLIO – Da una vicenda politica-giudiziaria emerge il caso di una terra bellissima e povera sacrificata alle trivellazioni di gas e petrolio – Quale altra possibilità di sviluppo in Basilicata? – l’intersecarsi della vicenda con IL REFERENDUM sulle trivelle DEL 17 APRILE

TEMPA ROSSA è un giacimento petrolifero situato nell'alta VALLE DEL SAURO, nel cuore della regione BASILICATA. Il progetto si estende principalmente sul territorio del Comune di CORLETO PERTICARA (provincia di Potenza), a 4 km dal quale verrà costruito il futuro CENTRO DI TRATTAMENTO. 5 pozzi si trovano anch'essi sul territorio di Corleto Perticara, mentre il sesto pozzo si trova nel Comune di GORGOGLIONE. Altri due pozzi saranno perforati una volta ottenute le autorizzazioni. L'area dove verrà realizzato il centro di stoccaggio GPL si trova invece nel Comune di GUARDIA PERTICARA
TEMPA ROSSA è un giacimento petrolifero situato nell’alta VALLE DEL SAURO, nel cuore della regione BASILICATA. Il progetto si estende principalmente sul territorio del Comune di CORLETO PERTICARA (provincia di Potenza), a 4 km dal quale verrà costruito il futuro CENTRO DI TRATTAMENTO. 5 pozzi si trovano anch’essi sul territorio di Corleto Perticara, mentre il sesto pozzo si trova nel Comune di GORGOGLIONE. Altri due pozzi saranno perforati una volta ottenute le autorizzazioni. L’area dove verrà realizzato il centro di stoccaggio GPL si trova invece nel Comune di GUARDIA PERTICARA

   Dalle vicende delle estrazioni petrolifere in Basilicata, e dei fatti illeciti che sono emersi (stanno emergendo), quel che è l’impressione nostra, dominante, è che si tratta di un affare colossale, ma che le corruzioni “personali” (come è accaduto: falsificare i dati sull’inquinamento, gli smaltimenti illeciti per far risparmiare l’Eni a Viggiano…) non sono originati da un vero e proprio interesse personale: non emergono mazzette e giri di denaro a funzionari (almeno finora).

   Sembra che si commette l’illecito, si falsificano i dati, per andare avanti al massimo nel progetto petrolifero: che diventi dominante (nient’altro) in questa regione (la Lucania) la volontà di trasformarla in un grande serbatoio di petrolio. La Basilicata che, dall’altra, dimostra significati storici, urbanistici, architettonici, del tutto ineguagliabili, specifici, rispetto a ogni altra realtà territoriale: nel senso che cose significative e “grandiose” in Italia si trovano un po’ ovunque e di pari valore, ma il territorio della Basilicata conserva una caratteristica “sua” di specificità nella “bellezza”. E che questi valori ambientali e storici qualcuno può coniugarli “al futuro”, farli diventare la base di un altro sviluppo economico che non sia quello dello sfruttamento “da petrolio” (la Basilicata destinata ad essere il Texas d’Italia, terra “sporca” di estrazione, deposito di idrocarburi fossili).

LA VAL D'AGRI È UNA SUB REGIONE DELLA BASILICATA compresa tra i monti Sirino e Volturino. Prende il nome dal fiume Agri, che attraversa tutto il suo territorio. È una delle zone più importanti della regione sia come cultura che come economia; infatti nella prima metà del Novecento sono stati scoperti in queste zone dei giacimenti petroliferi, ma solo negli anni ottanta è iniziato lo sfruttamento e ad oggi il petrolio della Val d'Agri fornisce oltre il 10% del fabbisogno nazionale di petrolio, essendo il giacimento petrolifero su terraferma più grande d'Europa. Ma c'è in Val d’Agri anche un importante turismo invernale dovuto a numerose piste sciistiche e un turismo cultural-naturalistica per la bellezza e ricchezza dei luoghi. La zona è in parte compresa nel PARCO NAZIONALE DELLA VAL D'AGRI E LAGONEGRESE. (da Wikipedia)
LA VAL D’AGRI È UNA SUB REGIONE DELLA BASILICATA compresa tra i monti Sirino e Volturino. Prende il nome dal fiume Agri, che attraversa tutto il suo territorio. È una delle zone più importanti della regione sia come cultura che come economia; infatti nella prima metà del Novecento sono stati scoperti in queste zone dei giacimenti petroliferi, ma solo negli anni ottanta è iniziato lo sfruttamento e ad oggi il petrolio della Val d’Agri fornisce oltre il 10% del fabbisogno nazionale di petrolio, essendo il giacimento petrolifero su terraferma più grande d’Europa. Ma c’è in Val d’Agri anche un importante turismo invernale dovuto a numerose piste sciistiche e un turismo cultural-naturalistica per la bellezza e ricchezza dei luoghi. La zona è in parte compresa nel PARCO NAZIONALE DELLA VAL D’AGRI E LAGONEGRESE. (da Wikipedia)

   In questi giorni si parla in particolare, del territorio lucano, di due siti petroliferi: del “Centro oli” di VIGGIANO, e del progetto (a una cinquantina di chilometri da Viggiano, sempre nella Val d’Agri) di estrazione petrolifera a TEMPA ROSSA (che è una frazione del comune di Corleto Perticara).

L'area della Val d'Agri segnata dal punto rosso
L’area della Val d’Agri segnata dal punto rosso

   Per il primo, a VIGGIANO (il giacimento su terraferma più grande d’Europa che da solo fornisce oltre il 70% del petrolio estratto in Italia) l’indagine della magistratura (iniziata nel 2013) ipotizza “gravi reati ambientali causati dal management dell’Eni”, in particolare un illecito smaltimento di rifiuti collegati all’attività petrolifera e di sforamenti circa l’immissione di agenti inquinanti in atmosfera. E, notizia di adesso (4 aprile 2016), il Tribunale di Potenza ha condannato, per un’inchiesta del 2008, a pene comprese fra due e sette anni di reclusione gli ex vertici della TOTAL e alcuni imprenditori e amministratori (turbativa d’asta, concussione, abuso d’ufficio, corruzione, tentata truffa aggravata e favoreggiamento, i reati a vario titolo contestati ai 15 imputati).

VIGGIANO (foto di Andrea Sabbadini, Buenavista photo) DA "INTERNAZIONALE"
VIGGIANO (foto di Andrea Sabbadini, Buenavista photo) DA “INTERNAZIONALE”

   Per quanto riguarda invece TEMPA ROSSA, (l’inchiesta che ha finito per indurre alle dimissioni il ministro per lo Sviluppo Economico Guidi) l’inchiesta ha messo nel mirino un emendamento alla legge di Stabilità del 2015, emendamento che secondo la magistratura ha avuto l’obiettivo di creare un vantaggio alla Total, per velocizzare il “progetto Tempa Rossa” (e dall’altra far entrare nella “bidder list” del colosso petrolifero il compagno della stessa ministra dimissionaria). A Corleto Perticara, appunto nella frazione TEMPA ROSSA, sorge lo stabilimento petrolifero che dal 2018, sotto il controllo della Total, dovrebbe vedere in funzione ben otto pozzi petroliferi.

centro di carico di Tempa Rossa
centro di carico di Tempa Rossa

   Quel che ci interessa però qui sottolineare, come appunto dicevamo all’inizio, è il contesto geografico lucano e “quale sviluppo” economico, ambientale, sociale, è possibile oltre e in sostituzione a quello di hub petrolifero. Per questo dobbiamo però capire quanto impattante sia prevedere l’ipotesi attuale di prelievo di idrocarburi fossili dalla Val d’Agri, uno dei cuori naturalistici del territorio lucano.

in colore ocra la VAL D'AGRI
in colore ocra la VAL D’AGRI

   I problemi maggiori, ambientali, riguardano in particolare gli scarti dell’estrazione e della lavorazione del petrolio. Il petrolio estratto, infatti, contiene una certa quantità di acqua che proviene dalla rocce serbatoio, detta “acqua di strato”. Quest’acqua, ricca di idrocarburi e altre sostanze inquinanti, una volta separata dal petrolio non può essere reimmessa nell’ambiente e viene perciò in parte reiniettata nel giacimento con il trattamento in un impianto di depurazione…. E qui sta il problema maggiore: uno dei filoni principali della Magistratura di Potenza è dato dallo smaltimento illecito dei rifiuti che venivano sversati, e non opportunamente trattati (in buona parte venivano versati nelle acque del fiume Basento).

UN NUOVO CENTRO RICERCHE DELLA FIAT CHRYSLER AUTOMOBILES A SAN NICOLA DI MELFI (provincia di Potenza) - I CAMPI DI ATTIVITÀ DEL CAMPUS. Innanzitutto permetterà lo sviluppo di nuove metodologie e sistemi per il monitoraggio, il miglioramento e il mantenimento della qualità del prodotto. Con l’obiettivo di studiare e validare nuovi processi di assemblaggio e soluzioni innovative per l’eco-sostenibilità dei processi produttivi (Green Manufacturing). Realizzerà metodi e strumenti software per la simulazione dei processi e delle attrezzature produttive (Virtual Manufacturing). (da http://ufficiostampabasilicata.it/ del 1/2/2016)
UN NUOVO CENTRO RICERCHE DELLA FIAT CHRYSLER AUTOMOBILES A SAN NICOLA DI MELFI (provincia di Potenza) – I CAMPI DI ATTIVITÀ DEL CAMPUS. Innanzitutto permetterà lo sviluppo di nuove metodologie e sistemi per il monitoraggio, il miglioramento e il mantenimento della qualità del prodotto. Con l’obiettivo di studiare e validare nuovi processi di assemblaggio e soluzioni innovative per l’eco-sostenibilità dei processi produttivi (Green Manufacturing). Realizzerà metodi e strumenti software per la simulazione dei processi e delle attrezzature produttive (Virtual Manufacturing). (da http://ufficiostampabasilicata.it/ del 1/2/2016)

   Ma è anche la Puglia a essere interessata (negativamente, da un punto di vista ambientale) dalle trivellazioni petrolifere in Basilicata. La raffineria di riferimento per il petrolio lucano è infatti a Taranto. Petrolio lucano che è ricco di impurità e di zolfo, e per questo risulta corrosivo per le tubature e necessiterebbe di un trattamento preventivo prima di essere inviato a Taranto dove subisce il processo di lavorazione finale. Il greggio, stabilizzato e stoccato, è spedito com’è a Taranto, attraverso un oleodotto lungo 136 chilometri (da Taranto poi prende soprattutto la via della Turchia).

“Prendete l’autostrada Napoli-Bari, uscite a Candela e puntate verso Sud. E s´incontreranno colline di grano a perdita d´occhio. E’ il luogo dell’anima. Il profondo sud d’Italia, la Magna Grecia, un’Italia spesso dimenticata, dove ancora resistono le suggestioni del mondo poetico-contadino che si sono prestati come scenari perfetti per incarnare ACQUA TRAVERSE, il suggestivo luogo descritto da NICCOLÒ AMMANITI nell’omonimo romanzo che ha dato vita al film.” (GABRIELE SALVATORES, in presentazione del suo film “IO NON HO PAURA” del 2003) (l’immagine qui sopra dal film è di VULTURE MELFESE in provincia di Potenza)
“Prendete l’autostrada Napoli-Bari, uscite a Candela e puntate verso Sud. E s´incontreranno colline di grano a perdita d´occhio. E’ il luogo dell’anima. Il profondo sud d’Italia, la Magna Grecia, un’Italia spesso dimenticata, dove ancora resistono le suggestioni del mondo poetico-contadino che si sono prestati come scenari perfetti per incarnare ACQUA TRAVERSE, il suggestivo luogo descritto da NICCOLÒ AMMANITI nell’omonimo romanzo che ha dato vita al film.” (GABRIELE SALVATORES, in presentazione del suo film “IO NON HO PAURA” del 2003) (l’immagine qui sopra dal film è di VULTURE MELFESE in provincia di Potenza)

   Tornando all’aspetto sociale e del rapportarsi della gente della Basilicata allo “sviluppo petrolifero” della loro regione, va detto che residenti e amministratori locali avevano visto nell’ “oro nero” la salvezza di un territorio dove lo spopolamento aumenta di anno in anno. E invece non sta proprio andando così. E, oltre all’emigrazione che cresce, a Viggiano l’aria, anche a chilometri di distanza, è irrespirabile.

MATERA «CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA» NEL 2019 – Matera, la città dei Sassi, sarà la Capitale Europea della Cultura nel 2019. Il riconoscimento apre alla città della Basilicata prospettive di grande prestigio e opportunità di sviluppo culturale, turistico e anche economico. Dall'Unione Europea giungeranno cospicui finanziamenti e la città avrà una visibilità internazionale senza precedenti. (…) Comincia così il percorso culturale europeo della città lucana che ha scelto come slogan “OPEN FUTURE”. «Tutti siamo ossessionati dall’eterno presente in cui siamo immersi, come se fosse impossibile guardare lontano ed impegnarsi per le generazioni future - ha spiegato il comitato organizzatore per Matera capitale - ma PROPRIO UNA CITTÀ ANTICA COME MATERA PUÒ SENZA TIMORE PENSARE AI TEMPI CHE VERRANNO, tante le volte in cui si è riprogettata ed è uscita vincente dalla sfida con il tempo. Con molte altre piccole e medie città europee Matera ha condiviso lo stesso destino di area di consumo di prodotti provenienti dai grandi centri di produzione culturale. Negli ultimi anni, però, il quadro sta cambiando. Si fa strada un movimento che rimuove sistematicamente le barriere di accesso alla cultura: usa nuove tecnologie, adotta licenze aperte per rendere culturalmente ed economicamente sostenibile un modello in cui la produzione culturale è diffusa, orizzontale, partecipata». (F.d’A. da http://www.italiaitaly.eu/ )
MATERA «CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA» NEL 2019 – Matera, la città dei Sassi, sarà la Capitale Europea della Cultura nel 2019. Il riconoscimento apre alla città della Basilicata prospettive di grande prestigio e opportunità di sviluppo culturale, turistico e anche economico. Dall’Unione Europea giungeranno cospicui finanziamenti e la città avrà una visibilità internazionale senza precedenti. (…) Comincia così il percorso culturale europeo della città lucana che ha scelto come slogan “OPEN FUTURE”. «Tutti siamo ossessionati dall’eterno presente in cui siamo immersi, come se fosse impossibile guardare lontano ed impegnarsi per le generazioni future – ha spiegato il comitato organizzatore per Matera capitale – ma PROPRIO UNA CITTÀ ANTICA COME MATERA PUÒ SENZA TIMORE PENSARE AI TEMPI CHE VERRANNO, tante le volte in cui si è riprogettata ed è uscita vincente dalla sfida con il tempo. Con molte altre piccole e medie città europee Matera ha condiviso lo stesso destino di area di consumo di prodotti provenienti dai grandi centri di produzione culturale. Negli ultimi anni, però, il quadro sta cambiando. Si fa strada un movimento che rimuove sistematicamente le barriere di accesso alla cultura: usa nuove tecnologie, adotta licenze aperte per rendere culturalmente ed economicamente sostenibile un modello in cui la produzione culturale è diffusa, orizzontale, partecipata». (F.d’A. da http://www.italiaitaly.eu/ )

   Viggiano è un piccolo comune abitato da circa 3.300 persone, e ospita la più grande piattaforma di estrazione petrolifera dell’Europa continentale. E, per paradosso, prende sì molti soldi dall’Eni che gestisce l’impianto ( le royalty che vengono versate alle casse del comune dalla fine degli anni novanta, sono circa il 10 per cento del petrolio estratto), ma si trova nel contesto poverissimo della Basilicata (una delle regioni più povere d’Italia); e per di più un territorio inquinatissimo, dove l’aria è irrespirabile. E il settore agricolo della zona è in ginocchio perché è quasi impossibile vendere sul mercato prodotti ortofrutticoli coltivati qui.

Viggiano, la sorgente di TRAMUTOLA il 13 giugno 2015 (Andrea Sabbadini, Buenavista photo) DA "INTERNAZIONALE"
Viggiano, la sorgente di TRAMUTOLA il 13 giugno 2015 (Andrea Sabbadini, Buenavista photo) DA “INTERNAZIONALE”

   In questo contesto, pur non essendoci una relazione diretta, lo scandalo del “petrolio lucano”, delle trivellazioni in Basilicata, va a incidere e da risonanza al referendum del 17 aprile. Che, votando SÌ, si vieterebbe il rinnovo delle concessioni estrattive di gas e petrolio per i giacimenti entro le 12 miglia dalla costa italiana. Usiamo il condizionale perché è possibile che il quorum dei votanti, per validare il referendum, del 50 + 1 degli elettori, non sia raggiunto.

   Ma sarebbe un bel segnale se l’opposizione alla continuazione dello sviluppo petrolifero in Italia, si rafforzasse, vedesse coinvolta con il voto al “SÌ” nel referendum molta gente, molte persone, molti elettori. Perché si possa iniziare davvero a “vedere”, a capire, che uno sviluppo delle fonti energetiche è possibile, e bisogna rendere concreto il cambiamento, con scelte amministrative, politiche, conseguenti. Nei nostri mari come in Basilicata. (s.m.)

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BASILICATA: LA STRADA DEL PETROLIO. L’ILLUSIONE SVANITA ABITA IN VAL D’AGRI

di Erminio Cioffi, da www.lacittadisalerno.gelocal.it/ del 2/4/2016

– Viaggio da Viggiano a Corleto dove l’aria è irrespirabile – Non c’è lavoro ma pullulano i campi di calcetto. Inutilizzati – Continua a leggere

Le TRIVELLAZIONI IN MARE: IL 17 APRILE UN REFERENDUM SUL FUTURO ENERGETICO – Un Sì ALL’ABROGAZIONE del decreto che autorizza il rinnovo delle concessioni all’estrazioni di gas e petrolio vicino alle nostre coste, permetterebbe un CAMBIO DI PARADIGMA nella politica energetica nazionale

La nave di GREENPEACE Rainbow Warrior vicino alla PIATTAFORMA PETROLIFERA ROSPO MARE B, di proprietà EDISON ed ENI, che si trova al largo di VASTO (Ansa, da “IL POST.IT”)
La nave di GREENPEACE Rainbow Warrior vicino alla PIATTAFORMA PETROLIFERA ROSPO MARE B, di proprietà EDISON ed ENI, che si trova al largo di VASTO (Ansa, da “IL POST.IT”)

   Premesso che il referendum del prossimo 17 aprile è assai improbabile che raggiungerà il quorum (50 + 1 per cento degli elettori) per essere considerato valido, lo stesso vale la pena soffermarsi sul significato culturale, sociale, politico dell’opporsi (secondo noi) alle trivellazioni petrolifere e di gas nei nostri mari, in ambienti assai delicati, di valore naturalistico, prossimi alla costa (entro 12 miglia) e con forte vocazione turistica (ma anche con possibilità di esercitare economie importanti, come la pesca).

   Allora in sintesi è da dire che il prossimo 17 aprile gli elettori italiani saranno chiamati a votare a un referendum richiesto dalle regioni (nove regioni hanno chiesto il referendum: Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise) per decidere se vietare il rinnovo delle concessioni estrattive di gas e petrolio per i giacimenti entro le 12 miglia dalla costa italiana.

MAPPA DEI 21 GIACIMENTI ENTRO LE 12 MIGLIA (che se passa il Referendum con il SÌ sarà impedita la prosecuzione dell’attività alla scadenza della concessione attuale con ulteriori rinnovi) (INGRANDIRE L’IMMAGINE)
MAPPA DEI 21 GIACIMENTI ENTRO LE 12 MIGLIA (che se passa il Referendum con il SÌ sarà impedita la prosecuzione dell’attività alla scadenza della concessione attuale con ulteriori rinnovi) (INGRANDIRE L’IMMAGINE)

   Poi troverete negli articoli che seguono in questo post i dettagli di ciò che giuridicamente il referendum (se prevalesse il SI, cioè “sì all’abrogazione” e il quorum fosse raggiunto); ma qui ci interessa sinteticamente dire che giacimenti petroliferi e gassosi (non di grandissime dimensioni) ce ne sono in mare da noi ben 66, e che la maggior parte sono oltre le 12 miglia dalla costa (e questi possono continuare a prescindere dal referendum); che altri si stanno prevedendo sempre “oltre le 12 miglia”, e anche questi il referendum non li intralcia; che invece il prevalere del SI al referendum bloccherebbe le ulteriori concessioni (quando scadranno) dei 21 giacimenti entro le 12 miglia che già ci sono (uno in Veneto, due in Emilia-Romagna, uno nelle Marche, tre in Puglia, cinque in Calabria, due in Basilicata e sette in Sicilia).

LA MANIFESTAZIONE ALL ALTARE DELLA PATRIA - L’OGGETTO DELLA DISCIPLINA MATERIA DEL REFERENDUM DEL 17 APRILE - ART. 6, COMMA 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “NORME IN MATERIA AMBIENTALE”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208. - COMMA 17. “Ai fini di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, all'interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in virtù di leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni internazionali sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9. IL DIVIETO È ALTRESÌ STABILITO NELLE ZONE DI MARE POSTE ENTRO DODICI MIGLIA MARINE DAL PERIMETRO ESTERNO DELLE SUDDETTE AREE MARINE E COSTIERE PROTETTE, oltre che per i soli idrocarburi liquidi nella fascia marina compresa entro cinque miglia dalle linee di base delle acque territoriali lungo l'intero perimetro costiero nazionale. Per la baia storica del Golfo di Taranto di cui all'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1977, n. 816, il divieto relativo agli idrocarburi liquidi è stabilito entro le cinque miglia dalla linea di costa. Al di fuori delle medesime aree, le predette attività sono autorizzate previa sottoposizione alla procedura di valutazione di impatto ambientale di cui agli articoli 21 e seguenti del presente decreto, sentito il parere degli enti locali posti in un raggio di dodici miglia dalle aree marine e costiere interessate dalle attività di cui al primo periodo. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano ai procedimenti autorizzatori in corso alla data di entrata in vigore del presente comma. RESTA FERMA L'EFFICACIA DEI TITOLI ABILITATIVI GIÀ RILASCIATI ALLA STESSA DATA. Dall'entrata in vigore delle disposizioni di cui al presente comma è abrogato il comma 81 dell'articolo 1 della legge 23 agosto 2004, n. 239”.
LA MANIFESTAZIONE ALL ALTARE DELLA PATRIA – L’OGGETTO DELLA DISCIPLINA MATERIA DEL REFERENDUM DEL 17 APRILE – ART. 6, COMMA 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “NORME IN MATERIA AMBIENTALE”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208. – COMMA 17. “Ai fini di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, all’interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in virtù di leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni internazionali sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9. IL DIVIETO È ALTRESÌ STABILITO NELLE ZONE DI MARE POSTE ENTRO DODICI MIGLIA MARINE DAL PERIMETRO ESTERNO DELLE SUDDETTE AREE MARINE E COSTIERE PROTETTE, oltre che per i soli idrocarburi liquidi nella fascia marina compresa entro cinque miglia dalle linee di base delle acque territoriali lungo l’intero perimetro costiero nazionale. Per la baia storica del Golfo di Taranto di cui all’articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1977, n. 816, il divieto relativo agli idrocarburi liquidi è stabilito entro le cinque miglia dalla linea di costa. Al di fuori delle medesime aree, le predette attività sono autorizzate previa sottoposizione alla procedura di valutazione di impatto ambientale di cui agli articoli 21 e seguenti del presente decreto, sentito il parere degli enti locali posti in un raggio di dodici miglia dalle aree marine e costiere interessate dalle attività di cui al primo periodo. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano ai procedimenti autorizzatori in corso alla data di entrata in vigore del presente comma. RESTA FERMA L’EFFICACIA DEI TITOLI ABILITATIVI GIÀ RILASCIATI ALLA STESSA DATA. Dall’entrata in vigore delle disposizioni di cui al presente comma è abrogato il comma 81 dell’articolo 1 della legge 23 agosto 2004, n. 239”.

   Sia chiaro, per quel che riguarda quei 21 giacimenti in corso: non sono cosa da poco, e il loro impatto è rilevante. Alcuni sono nati negli anni ’70 del secolo scorso, forse con tecnologie ora obsolete: le leggi prevedono che le concessioni abbiano una durata iniziale di trent’anni, prorogabile una prima volta per altri dieci, una seconda volta per cinque e una terza volta per altri cinque; al termine della concessione, le aziende possono chiedere di prorogare la concessione fino all’esaurimento del giacimento. In pratica quest’ultima possibilità (la proroga fino all’esaurimento) è quanto è probabile che accada per questi 21 giacimenti.

   Tutto sommato comunque il referendum poco incide sulle estrazioni di gas e petrolio, sul proliferare delle cosiddette trivelle che sta accadendo non solo in mare ma anche in terraferma in molte regioni. Le ragioni del voto “NO” al referendum dicono che con questa trivellazioni si rende il nostro Paese un po’ meno dipendente “da fuori” sul consumo energetico. Ed è vero: circa un 10% del fabbisogno energetico nazionale viene estratto in casa. le ragioni del “SI” (sì all’abrogazione, sì alla non ulteriore concessione entro le 12 miglia…) sottolinea che il tema è fortemente politico, culturale: cioè trivellare le coste marine per cercare petrolio distoglie attenzione e impegno alla ricerca e produzione di energie alternative, a fonti energetiche rinnovabili.

JEREMY RIFKIN: UN CAMBIO DI PARADIGMA ENERGETICO - Il futuro sta nell’ ‘ENERGIA DISTRIBUITA’ prodotta con FONTI RINNOVABILI e DIFFUSA TRAMITE RETI AMPIE E ORIZZONTALI, sul modello di Internet. E’ la tesi sostenuta dell’economista americano JEREMY RIFKIN. ‘OGNI SINGOLO EDIFICIO PUÒ ESSERE TRASFORMATO IN UNA MICRO-CENTRALE ENERGETICA, spiega Rifkin, divenire una struttura ad energia positiva, che produce più di quanto consuma. Sarebbe una rivoluzione economica, che potrebbe creare milioni di posti di lavoro e migliaia di opportunità di business per le piccole e medie imprese, e riscrivere le regole del mercato immobiliare”. Nella fase successiva, dice Rifkin, ognuno di questi punti potrebbe essere collegato agli altri, andando a formare “un’intergriglia dell’elettricità, un sistema distribuito, condiviso ed orizzontale, come Internet”. La rivoluzione comunicativa si trasformerebbe così in “RIVOLUZIONE ENERGETICA”, aprendo la strada a “UN CAMBIO DI PARADIGMA, dall’interesse personale a quello di specie” e “DALLA GEOPOLITICA ALLA POLITICA DELLA BIOSFERA’.
JEREMY RIFKIN: UN CAMBIO DI PARADIGMA ENERGETICO – Il futuro sta nell’ ‘ENERGIA DISTRIBUITA’ prodotta con FONTI RINNOVABILI e DIFFUSA TRAMITE RETI AMPIE E ORIZZONTALI, sul modello di Internet. E’ la tesi sostenuta dell’economista americano JEREMY RIFKIN. ‘OGNI SINGOLO EDIFICIO PUÒ ESSERE TRASFORMATO IN UNA MICRO-CENTRALE ENERGETICA, spiega Rifkin, divenire una struttura ad energia positiva, che produce più di quanto consuma. Sarebbe una rivoluzione economica, che potrebbe creare milioni di posti di lavoro e migliaia di opportunità di business per le piccole e medie imprese, e riscrivere le regole del mercato immobiliare”. Nella fase successiva, dice Rifkin, ognuno di questi punti potrebbe essere collegato agli altri, andando a formare “un’intergriglia dell’elettricità, un sistema distribuito, condiviso ed orizzontale, come Internet”. La rivoluzione comunicativa si trasformerebbe così in “RIVOLUZIONE ENERGETICA”, aprendo la strada a “UN CAMBIO DI PARADIGMA, dall’interesse personale a quello di specie” e “DALLA GEOPOLITICA ALLA POLITICA DELLA BIOSFERA’.

   Pertanto siamo sempre lì: la mancanza di una visione nuova del futuro e dello sviluppo possibile. Il coraggio di lasciare i vecchi modi in impegno (anche nella ricerca di fonti energetiche), e l’assumere in questo caso come in tanti altri temi importanti un CAMBIO DI PARADIGMA. (s.m.)

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PRO E CONTRO IL REFERENDUM SULLE TRIVELLAZIONI

da IL POST.IT, 8/3/2016, http://www.ilpost.it/

– Per cosa andremo a votare il 17 aprile: si parla degli impianti che esistono già – i nuovi sono vietati in ogni caso – e quelli per il Sì dicono che è un “voto politico” –

   Per la prima volta nella storia della Repubblica, il prossimo 17 aprile gli elettori italiani saranno chiamati a votare a un referendum richiesto dalle regioni, invece che – come di solito avviene – tramite una raccolta di firme. Si tratta del cosiddetto referendum “No-Triv”: una consultazione per decidere se vietare il rinnovo delle concessioni estrattive di gas e petrolio per i giacimenti entro le 12 miglia dalla costa italiana. In tutto le assemblee di nove regioni hanno chiesto il referendum: Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise. Una raccolta di firme per presentare il referendum era fallita lo scorso inverno. L’esito del referendum sarà valido solo se andranno a votare il 50 per cento più uno degli aventi diritto al voto.

Cosa vuole cambiare il referendum – Nel referendum si chiede agli italiani se vogliono abrogare la parte di una legge che permette a chi ha ottenuto concessioni per estrarre gas o petrolio da piattaforme offshore entro 12 miglia dalla costa di rinnovare la concessione fino all’esaurimento del giacimento. Il quesito del referendum, letteralmente, recita: Continua a leggere

ANNO 2016: SMOG, INQUINAMENTO ATMOSFERICO: le METROPOLI, le CITTÀ, le AREE URBANE scoppiano (e pure le CITTÀ DIFFUSE come il Nordest) – SOLUZIONI NECESSARIE oltre l’emergenza richiedono nuove tecnologie, nuovi carburanti, nuovi stili di vita. Si vorrà fare?

giornata di blocco totale del traffico a Milano
giornata di blocco totale del traffico a Milano

L’INQUINAMENTO DA PARTICOLATO

Particolato, particolato sospeso, pulviscolo atmosferico, polveri sottili, polveri totali sospese (PTS), sono termini che identificano comunemente l’insieme delle sostanze sospese in aria (fibre, particelle carboniose, metalli, silice, inquinanti liquidi o solidi).

Il particolato è l’inquinante che oggi è considerato di maggiore impatto nelle aree urbane, ed è composto da tutte quelle particelle solide e liquide disperse nell’atmosfera, con un diametro che va da pochi nanometri fino ai 500 µm e oltre (cioè da miliardesimi di metro a mezzo millimetro).

Il GRANDE SMOG è stata una catastrofe ambientale che colpì LONDRA nel DICEMBRE 1952. Una coltre di smog, nebbia densa e maleodorante, avvolse Londra a partire dal 5 dicembre 1952 e durò fino al 9 dicembre 1952. Causò la morte di 12 000 persone, a cui si devono aggiungere anche 100 000 malati. Il termine smog significa smoke (fumo) e fog (nebbia). La situazione (a Londra e altrove) è migliorata grazie al superamento del riscaldamento a carbone e l'introduzione delle tecnologie per la riduzione delle emissioni delle auto.
Il GRANDE SMOG è stata una catastrofe ambientale che colpì LONDRA nel DICEMBRE 1952.
Una coltre di smog, nebbia densa e maleodorante, avvolse Londra a partire dal 5 dicembre 1952 e durò fino al 9 dicembre 1952. Causò la morte di 12 000 persone, a cui si devono aggiungere anche 100 000 malati. Il termine smog significa smoke (fumo) e fog (nebbia). La situazione (a Londra e altrove) è migliorata grazie al superamento del riscaldamento a carbone e l’introduzione delle tecnologie per la riduzione delle emissioni delle auto.

LE POLVERI FINI (PM10 e PM2,5)

Vengono definite PM10 le particelle di polvere con un diametro aerodinamico inferiore a 10 micrometri mentre con PM2,5 si identificano le particelle con diametro inferiore a 2,5 micrometri. La polvere è una miscela fisico-chimica complessa, composta sia da componenti primarie, emesse direttamente dalla fonte, sia da componenti secondarie formatesi successivamente. Le fonti possono essere di origine naturale o antropica (ad es. fuliggine, processi di combustione, fonti naturali ed altro). La sua composizione risulta pertanto molto varia (metalli pesanti, solfati, nitrati, ammonio, carbonio organico, idrocarburi aromatici policiclici, diossine/furani).

FORMAZIONE

– durante i processi di produzione industriali e artigianali

– durante i processi di combustione (impianti termici e motori)

– in seguito a processi meccanici (abrasione, risollevamento)

– mediante processi chimico-fisici (da altri inquinanti atmosferici)

FONTI PRINCIPALI

– traffico motorizzato

– riscaldamento

PROCESSI PRODUTTIVI

– agricoltura e selvicoltura

CARATTERISTICHE

– particelle solide e liquide di dimensioni e composizione variabili.

RIPERCUSSIONI

– affezioni delle vie respiratorie e del sistema cardiocircolatorio

– aumento della mortalità e del rischio di cancro

– contaminazione del suolo, delle piante e, attraverso la catena alimentare, anche dell’uomo a causa dei metalli pesanti, delle diossine e dei furani contenuti in tali polveri

Da recenti studi emergono indicazioni riguardanti la pericolosità delle particelle ultrafini (PM1). A tal riguardo è necessario segnalare come le emissioni di particolato dai veicoli a motore (in particolare dai motori diesel) sia quasi esclusivamente composta da particelle ultrafini. Per tale ragione è importante che i veicoli diesel siano dotati di un filtro antiparticolato. (da www.provincia.bz.it/ )

QUALITA DELL ARIA VENERDI 1 GENNAIO 2016 (da www.ilmeteo.it )
QUALITA DELL ARIA VENERDI 1 GENNAIO 2016 (da http://www.ilmeteo.it )

vedi le previsioni giornaliere di http://www.ilmeteo.it/aria/

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   Che dire dell’inquinamento atmosferico, argomento dei periodi di siccità (“non pioggia”) e poco vento, presente più che mai in tutta la Pianura Padana (di maggior “ristagno” dell’aria e bassa pressione)?

   Se ne parla quando accade, ci si dimentica alla prima pioggia (peraltro acida, sicuramente molto inquinata). Vogliamo in questo post proporre riflessioni (articoli) dove faticosamente si individuano soluzioni (o forse “non soluzioni”); dove si capisce che il miglioramento per alcuni può essere SOLO TECNOLOGICO (i riscaldamenti delle abitazioni e i bus entrambi a metano), e per altri richiede un cambio di MODO DI VITA che è però difficile far passare, accettare.

Il rapporto 2015 dell’Agenzia europea dell’ambiente pubblicato il 29/12 dal Corriere della Sera mostra in queste quattro cartine il record negativo dell’Italia, in particolare della Pianura Padana: il nostro Paese è maglia nera per sforamento dei limiti giornalieri di Pm10, Pm2,5, ozono e ossido di azoto. Secondo il dossier, nel 2013 i limiti giornalieri fissati dal’Ue per il Pm10 sono stati superati in 22 Paesi su 28 e quelli per il Pm2,5 da 7 Stati. Per ozono e ossido di azoto i limiti sono stati superati, rispettivamente, in 18 e 19 Paesi.
Il rapporto 2015 dell’Agenzia europea dell’ambiente pubblicato il 29/12 dal Corriere della Sera mostra in queste quattro cartine il record negativo dell’Italia, in particolare della Pianura Padana: il nostro Paese è maglia nera per sforamento dei limiti giornalieri di Pm10, Pm2,5, ozono e ossido di azoto. Secondo il dossier, nel 2013 i limiti giornalieri fissati dal’Ue per il Pm10 sono stati superati in 22 Paesi su 28 e quelli per il Pm2,5 da 7 Stati. Per ozono e ossido di azoto i limiti sono stati superati, rispettivamente, in 18 e 19 Paesi.

   Fino a che non verrà veramente somatizzata (nelle coscienze individuali e collettive) che il disastro ambientale porta a così tante morti (le varie ipotesi, dei vari istituti di ricerca, non vanno mai sotto le 35mila morti all’anno in Italia provocate dall’inquinamento atmosferico…); fino a che ad esse (persone vere, in carne e ossa, “uccise” dai gas inquinanti) si aggiungeranno danni irreversibili alla flora e fauna (le piante, i boschi, le foreste, e poi gli animali, domestici e non), fino a che non avverrà una presa di coscienza “vera”, è probabile che qualche provvedimento ridicolo (la circolazione a targhe alterne, con permessi straordinari di manica larga…) sarà la panacea a mettere in pace la propria coscienza (individuale e collettiva).

da “la Repubblica” del 31/12/2015

   Eppure qualcosa si muove: sulla riqualificazione energetica delle case, sul minor inquinamento delle automobili…. E poi, stavolta, il governo (assieme agli enti locali che poi sono loro a operare) ha deciso qualcosa di pratico. Cioè ha stabilito un PIANO PER FRONTEGGIARE L’EMERGENZA SMOG. Si parte da QUATTRO MISURE, che scatteranno dopo sette giorni di sforamento dei tetti di polveri sottili: 1-abbassamento dei limiti di velocità di 20 km orari nelle aree urbane e nelle autostrade vicine ai centri abitati, 2-abbattimento di due gradi della temperatura degli edifici, 3-mezzi pubblici scontati, grazie a un fondo da 12 milioni di euro, e 4-limitazione dell’utilizzo di biomasse per i caloriferi.

Concentrazione nella UE di Pm2,5
Concentrazione nella UE di Pm2,5

   Ma temiamo non possa bastare, nella crescita generale globale che permette nel mondo a sempre più centinaia di milioni di persone di avere la propria (pur piccola) automobile (un diritto inoppugnabile, se ce l’abbiamo noi, perché non tutti?…), che permette ancor più giustamente di riscaldarsi dalle intemperie dell’inverno, di produrre beni e servizi che richiedono forme energetiche spesso molto inquinanti (carbone, petrolio…).

PECHINO: INQUINAMENTO RECORD. Nel mondo le megalopoli con l’aria più inquinata risultano PECHINO, BANGKOK e CITTÀ DEL MESSICO. Ma considerando anche le città più piccole, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i luoghi del pianeta con l’aria più inquinata sono AHWAZ (Iran), ULAN BATOR (Mongolia), SANADAJ (Iran), LUDHIANA (India) e QUETTA (Pakistan). TUTTE CITTÀ ASIATICHE, alcune delle quali quasi sconosciute. Le sostanze più pericolose sembrano essere le polveri sottili: PM 10 e PM 2,5, ma anche gli OSSIDI DI AZOTO. (da http://scienzamateria.blog.tiscali.it/)
PECHINO: INQUINAMENTO RECORD. Nel mondo le megalopoli con l’aria più inquinata risultano PECHINO, BANGKOK e CITTÀ DEL MESSICO. Ma considerando anche le città più piccole, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i luoghi del pianeta con l’aria più inquinata sono AHWAZ (Iran), ULAN BATOR (Mongolia), SANADAJ (Iran), LUDHIANA (India) e QUETTA (Pakistan). TUTTE CITTÀ ASIATICHE, alcune delle quali quasi sconosciute. Le sostanze più pericolose sembrano essere le polveri sottili: PM 10 e PM 2,5, ma anche gli OSSIDI DI AZOTO. (da http://scienzamateria.blog.tiscali.it/)

   Così il riconoscimento che il problema non è solo locale, ma globale, porta a trovare soluzioni e ipotesi di coinvolgimento in tutte le aree geografiche del mondo: e il pur flebile tentativo di accordo internazionale raggiunto a metà dicembre a Parigi (nella Conferenza sul clima denominata Cop21) andrebbe in questa direzione.

   E a livello nazionale in questi giorni si è notato qualcosa di interessante, nuovo, circa il modo di “pensare” il problema: cioè che non basta che qualche città o comune adotti più di altri misure ferree di limitazione delle fonti inquinanti, e magari altri ignorino ogni misura. Si è capito (forse) che bisogna “lavorare, agire, per aree geografiche geomorfologicamente omogenee, consistenti, oltre i sempre meno importanti confini comunali” (ad esempio tra tutte le aree urbane che si riconoscono nell’unicum geografico della Pianura Padana) (o il bacino laziale della Grande Roma, o l’area napoletana, palermitana, etc.).

   Vien da sperare che il periodo storico (di crisi sociale, economica, culturale…) sia buono per delle scelte innovative, anche difficili: se non ora, quando? (s.m.)

…………………..

IL RACCONTO

LA RIMOZIONE DEL CIELO

di Michele Serra, da “la Repubblica” del 28/12/2015

   La Milano felix dell’ultimo paio d’anni, ordinata, sicura di sé, lustra di Expo e con il suo skyline nuovo fiammante, soccombe come ogni altra città alla mefitica nube di polveri che la avvolge.

   Nuovi grattacieli, in pieno giorno, immergono le loro vette in un cielo opaco, che le ingoia e le cancella. Continua a leggere

CONFERENZA COP21 sul CLIMA: A PARIGI SI DISCUTE SU L’APOCALISSE che già si fa sentire – “FARE LA COSA GIUSTA”: per le future generazioni, per i Paesi poveri in via di sviluppo, per tutti gli esseri viventi, gli animali, le piante – COME SALVARE IL PIANETA dal disastro del SURRISCALDAMENTO GLOBALE

WWF A PARIGI - COP21 CONFERENZA SUL CLIMA DI PARIGI - 10 DICEMBRE - Le Bourget, 9 dic. (da askanews) - E' un'atmosfera sempre più concitata, ma abbastanza ottimista, quella che si respira nel sito di Le Bourget, alle porte di Parigi, dove si va verso lo sprint finale della Conferenza sul Clima. Il presidente della COP21, Laurent Fabius ha consegnato la seconda bozza dell'accordo, più breve e semplificata della precedente, ma sulla quale resta ancora da fare, tanto che i gruppi di lavoro proseguiranno probabilmente fino a tarda notte. La giornata è stata contrassegnata anche dall'intervento del segretario di stato americano John Kerry, che ha annunciato il raddoppio dell'impegno finanziario americano rivolto ai paesi più vulnerabili
WWF A PARIGI – COP21 CONFERENZA SUL CLIMA DI PARIGI – 10 DICEMBRE – Le Bourget, 9 dic. (da askanews) – E’ un’atmosfera sempre più concitata, ma abbastanza ottimista, quella che si respira nel sito di Le Bourget, alle porte di Parigi, dove si va verso lo sprint finale della Conferenza sul Clima. Il presidente della COP21, Laurent Fabius ha consegnato la seconda bozza dell’accordo, più breve e semplificata della precedente, ma sulla quale resta ancora da fare, tanto che i gruppi di lavoro proseguiranno probabilmente fino a tarda notte. La giornata è stata contrassegnata anche dall’intervento del segretario di stato americano John Kerry, che ha annunciato il raddoppio dell’impegno finanziario americano rivolto ai paesi più vulnerabili

   In questi giorni a Parigi si decide il destino del nostro pianeta. Parliamo della 21ª Conferenza dell’Onu (la cosiddetta Cop21) dove si ritrovano 150 stati (governi) per decidere misure (drastiche, speriamo) sulla riduzione del cambiamento climatico. Trovare cioè una strada percorribile per una sicurezza climatica (ossia rimanere al di sotto della soglia dei 2 gradi centigradi precedentemente auspicati e concordati).

   E già, nella fase preparatoria della Cop21, i 150 governi (non sappiamo se sono presenti di più, di meno…) hanno presentato i loro piani per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica entro il 2030.

BLOCCHI DI GHIACCIO DAVANTI AL PANTHEON - L’artista danese Olafour Eliasson ha disposto davanti al Panthéon cento tonnellate di blocchi di iceberg provenienti dalla Groenlandia componendo il disegno di un orologio. E ha aspettato. Non molto perché in una Parigi dalla temperatura mediterranea, la composizione ha resistito poche ore: un messaggio chiaro, rivolto ai delegati della conferenza Onu, sulle conseguenze del cambiamento climatico. (Antonio Cianciullo, la Repubblica del 4/12/2015)
BLOCCHI DI GHIACCIO DAVANTI AL PANTHEON – L’artista danese Olafour Eliasson ha disposto davanti al Panthéon cento tonnellate di blocchi di iceberg provenienti dalla Groenlandia componendo il disegno di un orologio. E ha aspettato. Non molto perché in una Parigi dalla temperatura mediterranea, la composizione ha resistito poche ore: un messaggio chiaro, rivolto ai delegati della conferenza Onu, sulle conseguenze del cambiamento climatico. (Antonio Cianciullo, la Repubblica del 4/12/2015)

   Sarà la volta buona che si assumeranno misure concrete contro il riscaldamento globale, i nuovi disastri atmosferici, l’avanzata dei deserti e lo scioglimento dei ghiacciai? …E’ poi da capire come procede da qui ai prossimi anni, decenni.

   Tutta la comunità scientifica concorda che per stabilizzare il clima è indispensabile una decarbonizzazione totale dei nostri sistemi energetici e di arrivare entro il 2070 a emissioni nette zero di gas serra.

EFFETTO SERRA - Se la quantità di raggi che colpisce la Terra rimangono intrappolati nell’atmosfera in quantità eccessiva, A CAUSA DEI GAS SERRA, le temperature tendono ad aumentare. E’ proprio questo l’EFFETTO SERRA: un surriscaldamento della Terra a causa dei raggi solari che rimangono intrappolati nell’atmosfera
EFFETTO SERRA – Se la quantità di raggi che colpisce la Terra rimangono intrappolati nell’atmosfera in quantità eccessiva, A CAUSA DEI GAS SERRA, le temperature tendono ad aumentare. E’ proprio questo l’EFFETTO SERRA: un surriscaldamento della Terra a causa dei raggi solari che rimangono intrappolati nell’atmosfera

   L’effetto del rilascio di CO2 (biossido di carbonio o anidride carbonica) di cui più si discute riguarda appunto il problema cruciale che si cercherebbe rimedio: cioè il RISCALDAMENTO DELL’ATMOSFERA, il RISCALDAMENTO GLOBALE.

   E’ su questa linea che la parola “DECARBONIZZARE” è una delle parole chiave per trovare una soluzione, cioè ridurre le emissioni che alterano il clima.

Che fare allora? In che modo?

   Una delle questioni e delle “promesse” della Conferenza di Parigi è che i Paesi ricchi dovranno finanziare quelli poveri, emergenti, in via di sviluppo, affinché riducano le loro emissioni inquinanti senza per questo mettere in discussione il loro sviluppo. E non solo di aiuto finanziario si sta parlando, ma anche di “trasferimento di tecnologia” da garantire a questi Paesi.

CLIMA CHE CAMBIA E CONSEGUENZE SUL PIANETA: QUALI LE ZONE PIÙ VULNERABILI? - Prepararsi ad affrontare le conseguenze del cambiamento climatico è una realtà del presente, che incide sempre più pesantemente sulla vita delle persone e sull'economia. Secondo il CLIMATE VULNERABILITY MONITOR i cambiamenti climatici già oggi stanno causando almeno 350.000 morti all'anno, di cui il 99% nei paesi più poveri. I danni all'economia sono stimati in 150 miliardi di dollari. Anche nel futuro sembra che SARANNO I PAESI MENO SVILUPPATI A SOPPORTARE LE CONSEGUENZE PIÙ GRAVI, in quanto meno preparati a fronteggiare il cambiamento climatico. (da www.meteogiornale.it)
CLIMA CHE CAMBIA E CONSEGUENZE SUL PIANETA: QUALI LE ZONE PIÙ VULNERABILI? – Prepararsi ad affrontare le conseguenze del cambiamento climatico è una realtà del presente, che incide sempre più pesantemente sulla vita delle persone e sull’economia. Secondo il CLIMATE VULNERABILITY MONITOR i cambiamenti climatici già oggi stanno causando almeno 350.000 morti all’anno, di cui il 99% nei paesi più poveri. I danni all’economia sono stimati in 150 miliardi di dollari. Anche nel futuro sembra che SARANNO I PAESI MENO SVILUPPATI A SOPPORTARE LE CONSEGUENZE PIÙ GRAVI, in quanto meno preparati a fronteggiare il cambiamento climatico. (da http://www.meteogiornale.it)

   Perché c’è tra i paesi in via sviluppo qualcuno che frena ogni impegno ecologico, per paura di compromettere appunto lo sviluppo (ci riferiamo in particolare all’INDIA). Ma anche tra “i ricchi” (anzi ricchissimi) i problemi non mancano: parliamo degli STATI UNITI. Con gli Stati Uniti si cerca un accordo forte, vincolante (gli americani del nord sono quelli che consumano di più energia e producono inquinamento pro-capite), ma a Washington il Congresso a maggioranza repubblicana non lo ratificherebbe un accordo troppo impegnativo.

   C’è poi chi propone (Francia e Germania) una tassa sulle emissioni di carbonio nell’atmosfera, in modo che chi inquina paghi. E pare che il consenso attorno a questa misura stia crescendo.

   Ognuno però esprime proposte e politiche energetiche, di sviluppo, assai contradditorie rispetto agli altri: pensiamo alla ultra-nuclearista Francia, e invece alla Germania che ha deciso di rinunciare alle centrali nucleari (e Berlino peraltro rilancia l’uso del carbone…). E poi molti vogliono un accordo che riduca gli idrocarburi (il petrolio) ma nelle proprie coste e in terraferma appoggiano tutte le iniziative di trivellazione e ricerca petrolifera (come l’Italia…).

L’ESPERIENZA DEL BOSCO VERTICALE DI MILANO - CLIMA: A PARIGI ARRIVA IL BOSCO VERTICALE, BOERI PRESENTA LA 'CITTÀ FORESTA' - 6 dic. - (AdnKronos) da http://www.focus.it/ ) Lunedì 7 dicembre, l'architetto STEFANO BOERI ha preso parte all'evento governativo italiano promosso dal Ministero dell'Ambiente e dell'Agricoltura italiani in programma presso il Padiglione Ue nell'ambito della Conferenza internazionale sul Clima - COP21 in corso a Parigi. Boeri è stato chiamato a raccontare L’ESPERIENZA DEL BOSCO VERTICALE DI MILANO, come realtà simbolo della tutela e salvaguardia della biodiversità in città ed esperimento che ha fatto registrare risultati positivi nella diminuzione delle polveri sottili e della Co2 nel centro urbano. Durante l’incontro è stato presentato anche il progetto commissionato allo studio dell'architetto dalla MUNICIPALITÀ DI SHIJIAZHUANG, capitale della REGIONE DELL’HEBEI e CITTÀ PIÙ INQUINATA DELLA CINA, per la COSTRUZIONE DI UNA CITTÀ VERDE E SOSTENIBILE DI 100.000 ABITANTI - UNA CITTÀ-FORESTA
L’ESPERIENZA DEL BOSCO VERTICALE DI MILANO – CLIMA: A PARIGI ARRIVA IL BOSCO VERTICALE, BOERI PRESENTA LA ‘CITTÀ FORESTA’ – 6 dic. – (AdnKronos) da http://www.focus.it/ ) Lunedì 7 dicembre, l’architetto STEFANO BOERI ha preso parte all’evento governativo italiano promosso dal Ministero dell’Ambiente e dell’Agricoltura italiani in programma presso il Padiglione Ue nell’ambito della Conferenza internazionale sul Clima – COP21 in corso a Parigi. Boeri è stato chiamato a raccontare L’ESPERIENZA DEL BOSCO VERTICALE DI MILANO, come realtà simbolo della tutela e salvaguardia della biodiversità in città ed esperimento che ha fatto registrare risultati positivi nella diminuzione delle polveri sottili e della Co2 nel centro urbano. Durante l’incontro è stato presentato anche il progetto commissionato allo studio dell’architetto dalla MUNICIPALITÀ DI SHIJIAZHUANG, capitale della REGIONE DELL’HEBEI e CITTÀ PIÙ INQUINATA DELLA CINA, per la COSTRUZIONE DI UNA CITTÀ VERDE E SOSTENIBILE DI 100.000 ABITANTI – UNA CITTÀ-FORESTA

   Comunque la parola chiave sembra essere, e resta, “decarbonizzare”: è il carbone la fonte fossile che contiene più carbonio, seguito dal petrolio e, buon ultimo, dal gas naturale. Decarbonizzare è uno degli strumenti di cui i paesi dispongono per ridurre le emissioni ed è il vero oggetto della conferenza di Parigi.

   Tutte le misure proposte dai paesi a Parigi (i cosiddetti INDC: Intended Nationally Determined Contributions) si basano allora su una logica che passa attraverso la DECARBONIZZAZIONE da una parte e però anche sull’INCREMENTO DELL’EFFICIENZA ENERGETICA dall’altra.

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COSA SUCCEDERA’ ALL’ITALIA SE NON SI FA QUALCOSA?

   Secondo il Laboratorio di modellistica climatica dell’Enea, se le emissioni serra non verranno fermate, l’Italia perderà a fine secolo 5.500 chilometri quadrati di territorio sul litorale e 60 all’interno, solo nell’area che va da Trieste a Ravenna. Cioè nell’area del Nord Adriatico la risalita delle acque andrebbe, al 2100, da un minimo di 95 a un massimo di 130 centimetri. Ma in tutto sono 33 le zone costiere in cui le acque, se continueremo a bruciare combustibili fossili e a tagliare boschi, foreste, penetreranno allagando terra fertile e strade, case e fabbriche. Andranno sott’acqua, assieme a Venezia, anche Ravenna, Ferrara, Cagliari e Oristano. E se il Sud Italia rischia di avere un clima nordafricano, il Nord Italia, e specialmente Nord Europa tenderà a «mediterraneizzarsi »: in particolare l’Europa nord-occidentale, Gran Bretagna e Scandinavia, avranno estati molto più secche ed inverni più piovosi rispetto a oggi.

   Sperare di risolvere il tutto con un mero accordo politico, di tipo “scientifico”, tecnologico, lascia a noi molti dubbi. Fin che non ci sarà il modo di utilizzare mezzi di trasporto diversi da quelli meramente privati (un auto per ciascuno..) è difficile pensare a un’alternativa vera. Pensiamo ad esempio a mezzi di trasporto con carburanti diversi dal petrolio e i suoi derivati (come lo stesso GPL, gas petrolio liquefatto); pensiamo ad esempio all’uso di auto a metano: tutto questo avviene non in uno spirito di riduzione della mobilità ma viceversa, di aumento del “circolare”, di possibilità di usare ancor di più il mezzo automobilistico a costi ridotti (e anche il metano, il gas naturale, nel contesto del riscaldamento globale, ha le sue responsabilità, come potete leggere in alcuni articoli che vi proponiamo in questo post). Oppure lo stesso uso dell’auto elettrica “non inquinante”: se l’energia prodotta per il suo utilizzo è originata da centrali a carbone, forse l’inquinamento che essa (auto elettrica) emette è maggiore di quelle a benzina.

   E poi, oltre le auto ecologiche, di medio-piccola cilindrata, ci sarà qualcuno che, se lo possiede o vuol comprarlo, vorrà rinunciare al suo SUV, a un’auto bella (bella…) ad alte prestazioni? …Non parliamo poi di chi propone un uso ancor maggiore di centrali nucleari, che loro, le centrali, non hanno emissioni di Co2… come in questo senso suggerisce Jared Diamond (un geografo!) in uno degli articoli qui contenuti…lascia assai interdetti la proposta, come rispondere a questa prospettiva?…(c’è fonte rinnovabile e rinnovabile… il vento e il sole sono una cosa, il nucleare è altra cosa).

   Le strade da seguire (già a Parigi) poggiano su tre pilastri principali: maggiori progressi nell’efficienza energetica; elettricità a zero emissioni di Co2 che sfrutti le migliori opzioni a disposizione in ogni paese, quali l’energia eolica, solare, geotermica, idroelettrica, nucleare, e la cattura e stoccaggio del carbonio; e la sostituzione del combustibile da motori a combustione interna a veicoli elettrici. E poi ci sono da fare altri cambiamenti in direzione dell’elettrificazione o dei biocombustibili avanzati.

Ci riuscirà la Conferenza di Parigi? Cosa intendono fare i governi, che impegni concreti prendere? (i dettagli pratici, concreti, ben facilmente verificabili, diventano a questo punto essenziali) (s.m.)

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COP21, C’È L’ACCORDO FINALE. IL TESTO E I PUNTI PRINCIPALI

– E’ stato adottato l’accordo sul clima, il Paris Outcome. Non c’è nessun accordo legalmente vincolante, come aveva dichiarato nel presentarla il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius. Si cita l’obiettivo di fermare il riscaldamento a 2 °C, e forse di scendere 1,5, e si prevede che gli impegni siano rivisti, ma solo al rialzo, ogni 5 anni. Il testo finale – Continua a leggere

UN MARE DI TRIVELLE: la ricerca di gas e petrolio mette in pericolo coste, terraferma e mari italiani – L’estrazione di idrocarburi entro le dodici miglia marine, e lo Stato che si dà più poteri nelle autorizzazioni, trova l’opposizione di 10 REGIONI che chiedono sei REFERENDUM per uno stop ai progetti estrattivi

Un impianto di trivellazione in Adriatico
Un impianto di trivellazione in Adriatico

   La corsa alla ricerca di fonti energetiche “interne”, diverse dal gas e dal petrolio proveniente da altri Paesi, in se potrebbe essere un tentativo di incentivare fonti energetiche non dipendenti dall’esterno. Di fatto i molteplici tentativi di ricercare petrolio e gas naturale, in vari territori italiani (viene in mente in particolare la Basilicata) mostra tutti i suoi limiti: estrazioni costose e pericolose, e limitate nel tempo (cioè ridotte nelle riserve estrattive disponibili) e che non valgono il quasi sempre grande impatto nei nostri luoghi che hanno dimensioni geomorfologiche assai limitate (e pertanto con grosso impatto visivo nel “paesaggio”). E ne risente, o può risentirne, l’assetto e l’equilibrio dei territori (là dove ancora ci sono questi “equilibri”…); e poi il turismo balneare delle coste, la stessa pesca marina, dove ancora esiste in misura autorevole.

Trivellazioni in Italia
Trivellazioni in Italia

   Il “fronte” delle DIECI REGIONI che il 30 settembre scorso hanno ufficialmente avviato l’iter per arrivare al REFERENDUM ABROGATIVO DI NORME CHE CONSENTONO DI EFFETTUARE ESTRAZIONI DI IDROCARBURI ENTRO LE DODICI MIGLIA MARINE E CHE DANNO ALLO STATO PIÙ POTERE NELLE AUTORIZZAZIONI DEI PROGETTI IN GENERALE è composta da: BASILICATA, MARCHE, PUGLIA, SARDEGNA, ABRUZZO, VENETO, CALABRIA, LIGURIA, CAMPANIA e MOLISE. Capofila è la Basilicata (forse la più colpita dal “sistema trivelle”).

   Le richieste di referendum abrogativo anti trivellazioni, depositate il 9 e 10 novembre presso la Corte di Cassazione, sono date da delibere in tutto uguali per ciascuna Regione, approvate dai Consigli regionali delle 10 entità istituzionali interessate.

'SOLE, VENTO, RIVOLUZIONE'. Sono le parole d'ordine con cui il gruppo barese di Greenpeace ha pacificamente preso d'assalto POLIGNANO A MARE, nel Barese, per ribadire il RIFIUTO ALL'IPOTESI DI TRIVELLAZIONI AL LARGO DELL'ADRIATICO
‘SOLE, VENTO, RIVOLUZIONE’. Sono le parole d’ordine con cui il gruppo barese di Greenpeace ha pacificamente preso d’assalto POLIGNANO A MARE, nel Barese, per ribadire il RIFIUTO ALL’IPOTESI DI TRIVELLAZIONI AL LARGO DELL’ADRIATICO

   Delibere che chiedono appunto l’attivazione della richiesta di referendum abrogativi relativi ad alcune parti dell’art.38 (“Misure per la valorizzazione delle risorse energetiche nazionali”) del decreto cosiddetto “SBLOCCA ITALIA” (approvato nel novembre 2014), e dell’art. 35 (Disposizioni in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi) del DECRETO SVILUPPO (Decreto Legge approvato nel giugno 2012). I delegati regionali hanno firmato l’ordinanza emessa dalla Corte di Cassazione con le denominazioni (titoli) attribuite d’ufficio a SEI QUESITI REFERENDARI; e le memorie recanti osservazioni sugli stessi quesiti e la delega in favore di un unico avvocato a rappresentare le dieci Regioni (l’avvocato Stelio Mangiameli) per il deposito delle memorie relative alle ordinanze emesse lo scorso 22 ottobre dall’ufficio centrale per il referendum della Corte Suprema di Cassazione. Per richiedere i referendum bastava (costituzionalmente) la richiesta di sole 5 Regioni: ce ne sono ben dieci! Sarà ora la Corte di Cassazione a valutare se i sei referendum richiesti sono confacenti alla norma costituzionale e si può andare a votare.

   LA QUESTIONE, dobbiamo dirlo, È UN PO’ CONFUSA: alcune piattaforme di trivellazione petrolifera sono oltre le 12 miglia, ma lo stesso possono essere pericolose (per l’inquinamento marino) e impattanti (visivamente). Tra l’altro, a proposito di inquinamento marino non si tratta solo di perdite di idrocarburi in mare; si dimentica che la fauna marina viene ad essere gravemente esposta, danneggiata dalle piattaforme petrolifere perché spesso viene adottata la tecnica dell’AIRGUN. L’Air gun permette l’ispezione dei fondali marini attraverso il rilascio in mare di aria compressa. Il rumore che produce tale metodo è pari a 100mila volte quello del motore di un jet e per la fauna marina è dannosissimo: può provocare lesioni permanenti letali.

Prosezioni petrolifere con l'AIR GUN letali per la fauna marina - L’AIRGUN permette l’ispezione dei fondali marini attraverso il rilascio in mare di aria compressa. Il rumore che produce tale metodo è pari a 100mila volte quello del motore di un jet e per la fauna marina è dannosissimo: può provocare lesioni permanenti letali
Prosezioni petrolifere con l’AIR GUN letali per la fauna marina – L’AIRGUN permette l’ispezione dei fondali marini attraverso il rilascio in mare di aria compressa. Il rumore che produce tale metodo è pari a 100mila volte quello del motore di un jet e per la fauna marina è dannosissimo: può provocare lesioni permanenti letali

   Insomma la situazione è un po’ caotica, confusa, e l’opinione pubblica sembra assai disattenta alla questione “estrazioni di idrocarburi”, diffusione di trivellazioni, e ai possibili danni (al paesaggio, alla fauna marina, al turismo delle coste marine…). Ma va da se che siamo in un momento storico dove troppi accadimenti (geopolitici, ambientali, economici, di carattere “macro” o “micro”…) si sovrappongono quotidianamente.

Si sono verificati, anche di recente, diversi casi di spiaggiamento di cetacei e studi hanno accertato la CONNESSIONE CON LE RICERCHE PETROLIFERE ATTRAVERSO AIRGUN. Il tema dell’airgun è stato al centro del dibattito parlamentare durante l’iter di approvazione della legge n.68 del 19/5/2015 che inserisce i reati ambientali nel codice penale, e i rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari si sono schierati contro l’airgun. Per questo VIENE CHIESTO al Governo e alla maggioranza che lo sostiene di dare attuazione agli impegni presi nel dibattito parlamentare e ai diversi ordini del giorno approvati in materia al Senato e alla Camera. PER SAPERNE DI PIU’ e PER FIRMARE LA PETIZIONE, VEDI: https://www.change.org/p/fermiamo-l-airgun-salviamo-i-cetacei-stopoilairgun
Si sono verificati, anche di recente, diversi casi di spiaggiamento di cetacei e studi hanno accertato la CONNESSIONE CON LE RICERCHE PETROLIFERE ATTRAVERSO AIRGUN. Il tema dell’airgun è stato al centro del dibattito parlamentare durante l’iter di approvazione della legge n.68 del 19/5/2015 che inserisce i reati ambientali nel codice penale, e i rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari si sono schierati contro l’airgun. Per questo VIENE CHIESTO al Governo e alla maggioranza che lo sostiene di dare attuazione agli impegni presi nel dibattito parlamentare e ai diversi ordini del giorno approvati in materia al Senato e alla Camera. PER SAPERNE DI PIU’ e PER FIRMARE LA PETIZIONE, VEDI: https://www.change.org/p/fermiamo-l-airgun-salviamo-i-cetacei-stopoilairgun

   Necessita allora “non perdere il timone della nave”, delle cose. E l’attenzione che possono portare i referendum “anti-trivellazioni” possono rappresentare un motivo di prendersi cura di più dell’ambiente, del paesaggio (anche della fauna marina di cui poco si parla). (s.m.)

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SCOPPIA LA RIVOLTA ANTI-TRIVELLE DI REGIONI E AMBIENTALISTI. GUIDI: “SONO SOLO RICERCHE”

di Liana Milella, da “la Repubblica” del 12/1/2016

– La Puglia ricorre contro il governo. Fai: “Decisione inaccettabile”. La Consulta rinvia sul referendum – Emiliano solleva un conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale per le autorizzazioni concesse –

   È “guerra” sulle trivelle petrolifere. Le Regioni contro il governo. Il ministro Guidi, titolare del Mise, contro le Regioni e a difesa dei suoi decreti del 22 dicembre per cercare petrolio nelle Tremiti, a Lampedusa, in Abruzzo, nel golfo di Taranto. Gli ambientalisti furibondi con Guidi, al punto che il Verde Bonelli chiede a Mattarella di intervenire. Continua a leggere