SUPERBONUS EDILIZIO: occasione da non perdere per RIQUALIFICARE LE CITTÀ, i quartieri, i vetusti condomini – La possibilità gratuita del miglioramento delle abitazioni, nel consumo energetico, antisismiche, con facciate gradevoli, porterebbe a NUOVI PAESAGGI URBANI (e un’EDILIZIA per migliorare l’esistente)

PAESAGGI URBANI: RECUPERARE LA BELLEZZA PERDUTA (DOVE NON C’È PIÙ) (immagine da http://www.Ilsole24ore.it/)

   Nelle difficoltà economiche che sicuramente saremo costretti a vivere nei prossimi mesi, anni (in senso generale, come comunità…), vi sono provvedimenti governativi che possono aiutare a un ritorno, almeno in certi settori, di uno sviluppo economico (e occupazione), e che sono importanti. Se poi questi interventi di incentivazione al lavoro e al benessere si connettono anche a un’economia nuova, green (come si usa dire adesso), cioè interventi che sono ecologici, di minor spreco di risorse energetiche, e di rinnovo dei PAESAGGI URBANI ora quasi sempre degradati, vetusti (periferie e città diffuse con vecchi condomini, brutti fuori, e dove si vive male dentro).

RIQUALIFICARE LE FACCIATE IN DEGRADO DELLE ABITAZIONI (foto da http://www.ilcommercioedile.it/)

   Ebbene questa condizione di rinnovo del paesaggio urbano (nel senso dell’aspetto esteriore, ma anche dei contenuti energetici di risparmio (e di sicurezza antisismica), questo può essere rappresentato dalla nuova possibilità di detrarre questi interventi di migliorìa dalle tasse: e se una persona “non ha capienza”, cioè ha un reddito che non paga imposte, oppure se vuole o non può pagare niente subito senza detrarlo in 5 anni, ebbene vi è la possibilità di “cedere” questo credito di imposta (all’impresa costruttrice, alle banche…), e praticamente mettere in atto un intervento di riqualificazione energetica ed edilizia senza tirare fuori un soldo.

nella foto: RICCARDO FRACCARO, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, principale autore del provvedimento di legge sul SUPERBONUS EDILIZIO ED ENERGETICO – «Agevoliamo – dice Fraccaro in una intervista al Sole 24 Ore – gli interventi strutturali compresi nel sismabonus e nell’ecobonus, così da incentivare i progetti più importanti, ma in più chi avvierà questi lavori beneficerà del superbonus anche per il fotovoltaico, gli accumulatori, l’isolamento delle pareti, gli impianti di riscaldamento a pavimento, gli infissi, e tutti gli altri interventi di riqualificazione energetica. L’OBIETTIVO – continua Fraccaro – è CONSENTIRE ALLE FAMIGLIE DI MIGLIORARE LA QUALITÀ DELLA VITA ALL’INTERNO DELL’ABITAZIONE E LA PRESTAZIONE ENERGETICA DEGLI EDIFICI, con un beneficio anche sulle bollette. Vogliamo mettere un pannello solare sulle case di tutti gli italiani, renderle più confortevoli, più sicure, più antisismiche e più ecosostenibili. MA PUNTIAMO ANCHE A MIGLIORARE LA QUALITÀ DELLE PERIFERIE URBANE TRAMITE INTERVENTI SULLE CASE POPOLARI e a creare una filiera produttiva di edilizia orientata alla sostenibilità». (da “il sole 24ore” del 27/5/2020)

   Un volano, se funzionerà, assai efficace e storicamente mai a questi livelli per il settore edilizio (e tutto il mondo economico annesso ad esso): settore, quello dell’edilizia, che spesso è stato visto (a ragione) negativamente per aver partecipato alla costruzione, creazione, di “cose” assai brutte, di degrado speculativo; e che adesso si troverà impegnato in qualcosa di assolutamente nuovo, di conservazione migliorativa e di sviluppo ecologico, rivolto a quello che sembra apparire come una prospettiva (quella green, verde) che una volta era argomento appannaggio di pochi ambientalisti, ma adesso (per fortuna) sembra fatta propria da tutti, in primis il mondo economico (almeno speriamo).

Schema del funzionamento della POMPA DI CALORE (da http://www.larepubblica.it/)

   Pertanto, come dicevamo questo provvedimento di incentivazione fiscale ai lavori di riqualificazione degli edifici, per l’edilizia privata promette così di aprire opportunità enormi di investimenti green e anche di favorire la trasformazione del settore edile in chiave di sostenibilità energetica e ambientale.

Lavori su condomini (foto da https://www.progedil90.it/)

   Gli interventi di isolamento termico sull’involucro dell’edificio; la sostituzione delle caldaie a gasolio con impianti a pompe di calore o con caldaie a condensazione; e gli interventi di prevenzione antisismica: questi sono i tre tipi di intervento previsti e che saranno “premiati” con un supercredito di imposta del 110%. Però essi saranno pure trainanti (all’interno di questa agevolazione al 110%) di altri investimenti minori o diversi come quelli compresi oggi nell’ecobonus (cioè nella riqualificazione energetica al 65% che si è avuta negli ultimi anni, ma che ha avuto un modesto successo); o quella per il RIFACIMENTO DELLE FACCIATE ESTERNE che di fatto non era ancora iniziata (e potrà anch’essa essere “trainata” dalle misure principali al 110%, praticamente senza pagare niente.

I SEGRETI DEI LAVORI PER UNA CASA ANTISIMICA (immagine da https://www.ingenio-web.it/)

   Poi, nell’onda dell’entusiasmo iniziale (cui in queste righe ci lasciamo volutamente andare) si dovrà fare i conti con dei problemi applicativi (cioè le misure applicative che serviranno); e dei controlli da fare perché in molti con il malaffare si butteranno; e poi è da capire se la reazione di imprese e banche che dovranno acquistare i “crediti di imposta” dai privati lo faranno, collaboreranno, ne troveranno convenienza a farlo. E, infine, se lo Stato (che vedrà meno evasione fiscale per le imprese edilizie che non potranno fare i lavori in nero), se lo Stato potrà reggere al peso finanziario di questo provvedimento.

Case in pietra da rendere antisismiche (foto da http://www.6aprile.it/conoscere-i-terremoti)

   Qui a noi adesso interessa mettere in luce la possibilità che questa iniziativa potrà migliorare i PAESAGGI URBANI ora degradati (pensiamo solo al rifacimento delle facciate dei condomini e case vetuste); potrà MIGLIORARE LE CITTÀ rendendole meno inquinanti (con la sostituzione degli impianti di riscaldamento obsoleti), causa maggiore anche del traffico delle polveri sottili).

Creare un’EDILIZIA SOCIALE, oltre ogni degrado (immagine tratta da http://www.gdc.ancitel.it/)

   Che si potrà migliorare la QUALITÀ DELLE PERIFERIE URBANE tramite interventi su tutto quel novero di abitazioni assai brutte che vediamo lungo le nostre strade, spesso in condizioni di abbandono, poi sulle case popolari…E creare così una filiera produttiva di edilizia orientata alla sostenibilità.

Ristrutturare casa (foto da http://www.ristrutturare-casa.org/)

   Vien da pensare, da fare un paragone (solo auspicabile per ora) di questo SUPERBONUS AL 110%, con quanto accaduto a partire dalla fine degli anni ’40 del secolo scorso con il progetto edilizio denominato “INA CASA”. In quel frangente l’interesse principale più che edilizio era dato dal “creare lavoro” (il ministro di allora, che lo avviò, Amintore Fanfani, era ministro del lavoro); e che poi si è rivelato uno dei più riusciti ed efficaci interventi edilizi e architettonici del ‘900 in tutto il nostro Paese (quelle case, quei condomini, hanno caratterizzato l’architettura dell’abitare di massa positivamente fino ai nostri giorni, e sono abitazioni spesso ancora efficienti e gradevoli…).

Funzionamento della CALDAIA A CONDENSAZIONE (dal sito http://www.portaleenergia.com/)

   Auspichiamo che con il SUPERBONUS di adesso possa accadere qualcosa di simile, e ci sia una grande azione di manutenzione di città e periferie; con un miglioramento dei PAESAGGI URBANI che appartengono alla nostra quotidianità, ai nostri territori. E ci sia effettivamente quella svolta GREEN in edilizia e nella nostra vita di tutti i giorni. (s.m.)

BURANO _ Venezia

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SUPERBONUS DEL 110% PER I LAVORI IN CASA: COME OTTENERLO DA LUGLIO

di Giorgio Santilli, da “il sole 24ore” del 27/5/2020

– Pronta la norma del governo che premia caldaie a condensazione, pompe di calore, pannelli solari, isolamento termico, prevenzione antisismica –

   Gli interventi di isolamento termico sull’involucro dell’edificio, la sostituzione delle caldaie a gasolio con impianti a pompe di calore o con caldaie a condensazione e gli interventi di prevenzione antisismica: sono i tre tipi di intervento che il decreto maggio in arrivo premierà con un supercredito di imposta del 110%.

Non solo: questi interventi potranno trainare dentro l’agevolazione più pesante che sia mai stata fatta dal fisco nel settore edilizio altri investimenti minori o diversi come quelli compresi oggi nell’ecobonus o quelli per il rifacimento delle facciate esterne.

   Una logica da pacchetto integrato che punta a premiare uno spettro ampio e “pesante” di interventi ma introduce anche interventi ecosostenibili innovativi come la messa in opera di pannelli fotovoltaici o la realizzazione nei condomini di colonnine per la ricarica delle batterie delle auto elettriche.

ECOBONUS AL 110% DA LUGLIO
Il governo ha intenzione di introdurre il superbonus nel decreto maggio che dovrebbe arrivare fra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima, con la partenza operativa per il superbonus già dal luglio 2020 e fino al dicembre 2021, in modo da sfruttare così in pieno anche le deroghe al patto di stabilità concesse dalla commissione Ue (per ora fino al dicembre 2020 ma suscettibili di probabile estensione al 2021). Alla norma – che può diventare un vero bazooka per gli interventi edilizi privati – ha lavorato il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Riccardo Fraccaro, e il testo è ormai definitivo, almeno nell’impianto fondamentale.

VIA LIBERA ALLA CESSIONE DEL CREDITO DI IMPOSTA PER CONDOMINI E FAMIGLIE
Ma non è solo nel superbonus la novità che il governo prepara con il decreto maggio per i bonus casa. La novità più importante è la possibilità data a condomìni e famiglie di incassare subito il credito di imposta maturato evitando di pagare l’anticipo per i lavori svolti.

   È infatti ammessa sempre la cessione del credito di imposta «ad altri soggetti, compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari» banche o anche alle imprese e ai fornitori che realizzeranno i lavori con una formula nuova che prevede «un contributo di pari ammontare, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi e da quest’ultimo recuperato sotto forma di credito di imposta, con facoltà di successiva cessione del credito». Anche in questo caso, quindi, l’impresa potrà applicare lo sconto sulla fattura e poi cedere il credito di imposta a una banca o ad altro intermediario finanziario.

   Questo meccanismo varrà anche per tutti gli altri crediti di imposta al 50 e al 65 per cento per interventi di ristrutturazioni semplici e per interventi di risparmio energetico minori, come il cambiamento degli infissi. Resta la possibilità per le famiglie di incassare il credito di imposta nei cinque anni successivi all’intervento presentandolo in dichiarazione di redditi o in compensazione.

   E sul fronte degli adeguamenti antisismici un’ulteriore novità arriva dalla norma, che il governo sta però ancora valutando e che consentirebbe una detrazione non più del 19% ma del 90% della spesa sostenuta per acquistare una polizza anticalamità sulla casa se contemporaneamente si sarà fatto un intervento antisismico per cui il credito di imposta del 110% sarà ceduta alla stessa compagnia assicurativa. Un pacchetto integrato che potrebbe aiutare il decollo effettivo del SISMABONUS rimasto finora poco utilizzato.

FRACCARO: «OBIETTIVO MIGLIORARE PRESTAZIONE ENERGETICA DEGLI EDIFICI»
Il bazooka messo a punto per l’edilizia privata promette così di aprire opportunità enormi di investimenti green e anche di favorire la trasformazione del settore edile in chiave di sostenibilità energetica e ambientale.

   «Agevoliamo – dice Fraccaro in una intervista al Sole 24 Ore – gli interventi strutturali compresi nel sismabonus e nell’ecobonus, così da incentivare i progetti più importanti, ma in più chi avvierà questi lavori beneficerà del superbonus anche per il fotovoltaico, gli accumulatori, l’isolamento delle pareti, gli impianti di riscaldamento a pavimento, gli infissi, e tutti gli altri interventi di riqualificazione energetica. L’obiettivo – continua Fraccaro – è consentire alle famiglie di migliorare la qualità della vita all’interno dell’abitazione e la prestazione energetica degli edifici, con un beneficio anche sulle bollette. Vogliamo mettere un pannello solare sulle case di tutti gli italiani, renderle più confortevoli, più sicure, più antisismiche e più ecosostenibili. Ma puntiamo anche a migliorare la qualità delle periferie urbane tramite interventi sulle case popolari e a creare una filiera produttiva di edilizia orientata alla sostenibilità».

OGNI ANNO ATTIVATI LAVORI PER 29 MILIARDI AGEVOLATI DAI BONUS EDILIZI
D’altra parte, il governo “colpisce” proprio nel filone di business edilizio dominante da anni, quello della riqualificazione abitativa, che ha salvato un ampio pezzo del settore delle costruzioni in crisi. Basti ricordare che ogni anno vengono attivati – secondo le stime di Cresme e Ance – lavori per circa 29 miliardi agevolati dai bonus edilizi. E che dalla nascita, avvenuta nel 1998 dal governo Prodi, sono state oltre 20 milioni le domande presentate. Raramente il fisco ha avuto così successo presso i cittadini.

   I numeri del Cresme dicono però che l’investimento per il risparmio energetico (ecobonus) vale circa un ottavo di quelli (agevolati con un credito di imposta del 50%) in manutenzioni straordinarie e ristrutturazioni semplici (cioè non energetiche). Non è mai riuscito a superare la dimensione micro, con ricorso diffuso agli incentivi per i soli infissi. Nel 2019 è stato stimato un investimento di 25,7 miliardi (rispondenti a 1,4 milioni di domande presentate) per il recupero semplice e di 3,2 miliardi (rispondenti a 349mila domande) per la riqualificazione energetica. (Giorgio Santilli)

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 SUPERBONUS 110%, I 3 MACRO-INTERVENTI AGEVOLATI Continua a leggere

Possibili cause CLIMATICO-GEOGRAFICHE al VIRUS? E dopo l’attenuarsi della pandemia, QUALE SVILUPPO e ricostruzione per l’Italia, l’Europa, il Mondo? – Ci sarà ancora la lotta al CAMBIAMENTO CLIMATICO?…Con geo-politiche ecologiche concrete e nuovi stili di vita? Oppure tutto sarà come prima?

(immagine da http://www.tempostretto.it/) – “(…) Qualcuno l’ha ribattezzata la “CINTURA DEL CORONAVIRUS”. Si tratta di quella FASCIA, di colore verde, nella quale “COVID-19” STA PROLIFERANDO IN MANIERA “ESPONENZIALE”. I ricercatori dell’UNIVERSITÀ DEL MARYLAND, appartenenti al GLOBAL VIRUS NETWORK, una coalizione internazionale di virologi che stanno studiando il caso, hanno stabilito una INTERESSANTE CORRELAZIONE TRA LA DIFFUSIONE E LE CARATTERISTICHE CLIMATICHE DELLE ZONE IN CUI SI È MANIFESTATO. Il risultato è che LATITUDINE, TEMPERATURA e UMIDITÀ definiscono precisamente UNO STRETTO CORRIDOIO COMPRESO TRA 30 E 50 GRADI DI LATITUDINE NORD, dove le temperature medie si aggirano fra i +5°C e +11°C, mentre i valori dell’umidità relativa basculano fra il 47% e il 79%. Proprio in questa stretta fascia climatica il coronavirus si è diffuso con una certa virulenza, con LE PIÙ GRAVI EPIDEMIE CHE HANNO INVESTITO LA CINA, L’IRAN, L’ITALIA E LA COREA DEL SUD. (…) (”Daniele Ingemi, 16/3/2020, da https://www.tempostretto.it/)

   Tra le varie ipotesi al diffondersi di questa pandemia da “coronavirus”, che pressoché sta interessando tutto il pianeta (ma alcune aree geografiche “di più”), vi è, tra quelle più accreditate, il cambiamento climatico e lo stravolgimento arrivato a livelli irreversibili degli equilibri nel rapporto tra popolazioni e ambienti naturali di vita: foreste e risorse naturali scarnificate dall’uomo; inurbamento demografico arrivato a livelli elevatissimi e senza significative politiche urbane contro l’inquinamento atmosferico e l’uso dissennato delle risorse naturali (acqua, aria, biomasse…).

WWF: «PANDEMIE, L’EFFETTO BOOMERANG DELLA DISTRUZIONE DEGLI ECOSISTEMI», di Isabella Pratesi, Marco Galaverni e Marco Antonelli (consulenza scientifica di Gianfranco Bologna e Roberto Danovaro). Il LINK: https://www.wwf.it/perdita_biodiversita.cfm

   Per ora sembra, innanzitutto, essere stata individuata la causa scatenante del virus su tutta la popolazione (cosa non da poco!): cioè il possibile contagio da pipistrello a uomo. Contagio diretto o mediato da un altro animale (uno spillover è l’animale mediatore del patogeno, “Spillover” è anche il titolo di un celeberrimo libro del 2012 di David Quammen ora tornato assai in voga). E quando un patogeno fa il salto da un animale a un essere umano e si radica nel nuovo organismo come agente infettivo, in grado talvolta di causare malattia o morte, tutto questo processo viene chiamato una “ZOONOSI”.

da https://www.wwf.it/perditabiodiversita_cfm

   Questo pare accaduto nel mercato di WUHAN (la più grande città della Cina centrale, megalopoli di 11 milioni di residenti), mercato di animali vivi, in cui la fauna anche selvatica viene esposta viva e poi macellata al momento; e che da lì sia iniziata la trasmissione del virus da specie a specie. Pertanto è riconosciuto il fatto che all’origine del probabile contagio iniziale c’è una pratica, la vendita di fauna selvatica, che dovrebbe invece essere ostacolata su scala globale. Uno sventramento della “foresta” e dei suoi equilibri (anche nei patogeni degli animali selvatici), e l’introduzione nelle città-megalopoli di mercati con elementi incontrollati, fuori di ogni normalità, igiene, controllo sanitario efficace.

la deforestazione dell’Amazzonia (foto da http://www.quotidiano.net/) – Gli squilibri e i totali sventramenti della natura e delle sue regole, ha fatto sì che ci sia stata la “conquista della foresta” distruggendo o tentando di farlo ogni biodiversità che, peraltro, tutelava noi stessi anche da fenomeni letali come questi virus ora in noi, e dall’altra l’inurbamento eccessivo totale, senza regole, ha contribuito a uno squilibrio di cui abbiamo le cause e gli effetti adesso in primis con gli evidenti cambiamenti climatici, l’inquinamento, il surriscaldamento della biosfera. E le malattie da un’introiezione violenta con l’alimentazione di specie animali anche sconosciute.

   E qui veniamo al dunque, cioè del riconoscere indubitabile che la causa scatenante della pandemia è stata data appunto da un disequilibrio totale dell’ecosistema (la foresta sventrata e l’inurbamento di massa di milioni di persone con mercati e servizi incontrollabili); con ripercussioni globali (viviamo in un mondo “unico villaggio” che, come si dice adesso, anche i virus si spostano con gli aerei in poche ore…). che porta alla perdita della biodiversità, ad accelerati cambiamenti climatici, alle alterazioni degli habitat naturali (e in tutto questo ci può stare la diffusione delle zoonosi, ovvero le malattie trasmessa dagli altri animali all’uomo).

   E’ questa anche la tesi del WWF, che in un suo lucido RAPPORTO di queste settimane ( https://www.wwf.it/perdita_biodiversita.cfm), partendo dal fatto che vi è stato un transito della malattia dagli animali alla nostra specie e che questo sia avvenuto in ambiente urbano, dimostra che tutto è strettamente legato ai mutamenti di clima e da azioni umane: appunto, come si diceva, deforestazione, e dall’altra inurbamento sempre più massiccio della popolazione mondiale concentrata nelle città – metropoli – megalopoli.

“(….) Il Rapporto del 2019 dell’IPBES, il COMITATO INTERNAZIONALE E INTERGOVERNATIVO SCIENZA-POLITICA che per conto dell’ONU si occupa di BIODIVERSITÀ e ECOSISTEMI, parla chiaro: il 75% DELL’AMBIENTE TERRESTRE e circa il 66% DI QUELLO MARINO SONO STATI MODIFICATI in modo significativo e circa 1 MILIONE DI SPECIE ANIMALI E VEGETALI, come mai si era verificato fino ad oggi nella storia dell’umanità, SONO A RISCHIO ESTINZIONE. Dati che fanno il paio con quelli del LIVING PLANET REPORT del WWF del 2018, (https://d24qi7hsckwe9l.cloudfront.net/downloads/lpr_2018_ita_highlights_1.pdf ) che spiega come in circa 40 anni il pianeta abbia perso in media il 60% delle popolazioni di invertebrati.(….)” (Alessandro Sala, https://www.corriere.it/, 17/3/2020)

   E’ così che, sottolinea il Rapporto del WWF, se le principali epidemie degli ultimi anni sono (tutte) di origine animale; se ad influire nella loro diffusione è stata la riduzione delle barriere naturali che per secoli hanno creato un argine al contagio; se la deforestazione finalizzata alla creazione di pascoli, alla produzione di legname e carta o all’avanzata delle aree urbane ha di fatto cancellato parte di queste biodiversità tra animali selvatici e uomo (animali che mantenevano una maggiore distanza tra i virus che potremmo definire «selvatici» e l’essere umano); se la conquista umana di tutto ciò che è “selvatico” anche all’interno delle foreste ha aumentato il rischio del contagio (nel caso cinese catturando pure queste specie di animali selvatiche per farne cibo o per la realizzazione di prodotti derivanti da varie parti dei loro corpi); SE TUTTO QUESTO ACCADE (ed è accaduto) la TESI AMBIENTALISTA (che qui condividiamo) è che all’origine della situazione (assai dura) che ora ci troviamo a vivere, deriva dall’azione scellerata dell’uomo; con conseguenza della nostra necessaria attuale segregazione per non diffondere il virus, come contemporaneamente stiamo vivendo negli ultimi anni gli effetti evidenti negativi del CAMBIAMENTO CLIMATICO.

(foto da https://www.lettera43.it/ UNA MANIFESTAIONE DEI FRIDAYS FOR FUTURE) – 3 marzo 2020: LA COMMISSIONE EUROPEA LANCIA LA LEGGE EUROPEA SUL CLIMA proponendo l’obiettivo giuridicamente vincolante per l’Ue di RAGGIUNGERE ENTRO IL 2050 UN LIVELLO NETTO DI EMISSIONI CLIMALTERANTI PARI A ZERO. “Parole vuote”, “obiettivi lontani”, un testo che “ignora i dati scientifici”, in pratica “una resa”: a bocciare la proposta è la giovane attivista GRETA THUNBERG e tutto il movimento FRIDAYS FOR FUTURE

   È poi interessante andare a vedere la tesi di alcuni ricercatori dell’UNIVERSITÀ del MARYLAND, che hanno stabilito una CORRELAZIONE TRA LA DIFFUSIONE e le CARATTERISTICHE CLIMATICHE delle zone in cui si è manifestato il virus in modo più virulento. Secondo questi studiosi americani il virus si è manifestato “più forte” su tre caratteristiche omogenee: cioè dal fatto che LATITUDINE, TEMPERATURA e UMIDITÀ nelle aree fortemente colpite dal virus, SONO LE STESSE, e definiscono geograficamente e precisamente uno STRETTO CORRIDOIO GEOGRAFICO compreso tra 30 e 50 gradi di LATITUDINE NORD, dove le TEMPERATURE MEDIE si aggirano fra i +5°C e +11°C, mentre i valori dell’UMIDITÀ relativa fra il 47% e il 79%. Proprio in questa STRETTA FASCIA CLIMATICA il coronavirus si è diffuso in modo molto forte, con le più gravi epidemie che hanno investito la CINA, l’IRAN, l’ITALIA e la COREA DEL SUD (in quella stessa fascia di latitudine troviamo Wuhan, la Corea del sud, l’Iran, la pianura padana, Madrid e parte della Spagna, New York…).

(da https://www.wwf.it/perditabiodiversita_cfm) – “(…) E ancora, su tutto, va considerato che negli ultimi 50 anni la popolazione umana mondiale è raddoppiata, aumentando così il bisogno di risorse che ha portato ad un impoverimento delle risorse naturali e ad un aumento dell’inquinamento: i gas serra, per esempio, sono raddoppiati dal 1980 ad oggi e hanno contribuito fortemente all’ormai acclarato aumento di almeno un grado della temperatura media terrestre rispetto all’epoca preindustriale.(…) (Alessandro Sala, https://www.corriere.it/, 17/3/2020)

   Osservazioni interessante (e che finora la comunità scientifica non smentisce, peraltro giustamente impegnata ad affrontare e ricercare sbocchi immediati all’emergenza…), ma che, in ogni caso, fanno capire che il “DOPO EPIDEMIA” (quando avverrà, non lo sappiamo bene…) non potrà (dovrà) essere quello di un ritorno alla “normalità” accantonando ogni promessa di lotta al cambiamento climatico in tutte le aree geopolitiche del pianeta (in primis la nostra Unione Europea).

   Sennò, l’ipotesi ricorrente è quella che, finita la pandemia, tutto tornerà come prima? Torneremo ad essere liberi di inquinare, spostarsi, viaggiare, consumare allo stesso modo? …se esiste un nesso tra il drastico cambiamento climatico (cui ne eravamo edotti ben prima di quanto sta accadendo) e la diffusione del coronavirus, è assai probabile che di qui a poco ci troveremo in nuove situazioni simili, pandemiche, di diffusione di una nuova peste. Se la causa può essere lo sconvolgimento degli equilibri umani sulla natura, sarebbe (è necessario) mettere in atto pratiche virtuose in modo da non incorrere definitivamente nell’autodistruzione umana sul nostro pianeta.

“LE TRAPPOLE DEL CLIMA. E come evitarle”, di GIANNI SILVESTRINI, G. B. ZORZOLI (edizioni Ambiente, marzo 2020, pagg. 200, euro 19,00) – “(…) Letto ai tempi del coronavirus, “LE TRAPPOLE DEL CLIMA” FA UN CERTO EFFETTO per le incredibili analogie fra la situazione che stiamo vivendo col virus e quello a cui può dare luogo il cambiamento climatico se non facciamo in fretta a prendere provvedimenti. EMISSIONI CHE CRESCONO, incendi estesissimi in Amazzonia, in Siberia e in Australia, ondate di calore in nord Europa, permafrost che si scioglie, tutta roba lontana, come le notizie che ricevevamo dalla lontana Cina, poche settimane fa, quando eravamo convinti che l’epidemia si sviluppasse solo lì. Notizie e immagini da incubo, ma che riguardavano altri e altri luoghi. (…) NE “LE TRAPPOLE DEL CLIMA” SILVESTRINI E ZORZOLI CI GUIDANO LUNGO UN SENTIERO CHE ATTRAVERSA PAESAGGI VIA VIA PIÙ DRAMMATICI, feriti da alluvioni, siccità, vegetazione spoglia, e che si biforca, poco avanti a noi, in due rami, lungo uno dei quali il paesaggio muta, e diventa sereno e piacevole, mentre nell’altro persiste anzi si amplifica la drammaticità di quello in cui siamo. (…) Occorre allora ESSERE CAPACI DI DARE L’ESEMPIO E DIMOSTRARE CHE GLI STILI DI VITA E IL MODELLO ECONOMICO, culturale e sociale che noi paesi sviluppati proponiamo oggi SIANO MIGLIORI DI QUELLI DI PRIMA e che siano appetibili per tutti. Molto a proposito Silvestrini e Zorzoli su questo punto citano ALEXANDER LANGER: “LA CONVERSIONE ECOLOGICA POTRÀ AFFERMARSI SOLTANTO SE APPARIRÀ SOCIALMENTE DESIDERABILE”. Anche di questo è fatto il paesaggio che si vede dal sentiero dell’ottimismo della volontà, di desiderabilità sociale e individuale. Ma non basta che sia desiderabile se poi comunque non è realizzabile in concreto (…)” (FEDERICO M. BUTERA, da QUALENERGIA.IT https://www.qualenergia.it/ del 17/3/2020)

   In questo senso poco tempo fa, ricordiamo, la Commissione europea ha presentato il suo piano per un GREEN DEAL EUROPEO, e la proposta di legge sul clima che prevede l’impegno ad azzerare tutte le emissioni di CO2 entro il 2050. Questi progetti sono stati largamente criticati da tutti quelli che credono che siano insufficienti perché a troppa lunga scadenza (il 2050 è un impegno troppo lontano, serve vedere cose pratiche di riduzione dell’inquinamento adesso!). Pertanto provvedimenti che speriamo siano appunto accelerati, o (ipotesi minimissima) perlomeno confermati (e non accantonati com’è il rischio che accada con il pretesto della crisi economica che sicuramente ci sarà, e come probabilmente chiederanno alcuni Stati membri). Un “RICOMINICIARE” che abbia al centro della politica investimenti pubblici straordinari (che ormai tutti gli economisti giudicano necessari), ma investimenti che siano “verdi”; e azioni geopolitiche globali (di tutte le aree geografiche del mondo); e di nuovi STILI DI VITA (come dovremmo individualmente desiderare e volere) per salvare il pianeta e la vita su di esso. (s.m.)

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“SPILLOVER” di DAVID QUAMMEN – Adelphi, 2012, euro 19,50 – Ogni lettore reagirà in modo diverso alle scene che DAVID QUAMMEN racconta seguendo da vicino i cacciatori di virus cui questo libro è dedicato, quindi entrerà con uno spirito diverso nelle grotte della Malesia sulle cui pareti vivono migliaia di pipistrelli, o nel folto della foresta pluviale del Congo, alla ricerca di rarissimi, e apparentemente inoffensivi, gorilla. Ma quando scoprirà che ciascuno di quegli animali, come i maiali, le zanzare o gli scimpanzé che si incontrano in altre pagine, può essere il vettore della prossima pandemia – di NIPAH, EBOLA, SARS, o di VIRUS DORMIENTI e ancora solo in parte conosciuti, che un piccolo SPILLOVER può trasmettere all’uomo -, ogni lettore risponderà allo stesso modo: non riuscirà più a dormire, o almeno non prima di avere letto il racconto di QUAMMEN fino all’ultima riga. E a quel punto, forse, deciderà di ricominciarlo daccapo, sperando di capire se a provocare il prossimo Big One – la prossima grande epidemia –sarà davvero Ebola, o un’altra entità ancora innominata. – DAVID QUAMMEN è autore, oltre che di celebrati reportage per «NATIONAL GEOGRAPHIC» e altre riviste che gli hanno valso per ben tre volte il NATIONAL MAGAZINE AWARD, di numerosi libri. Di lui ADELPHI ha pubblicato ALLA RICERCA DEL PREDATORE ALFA (2005). SPILLOVER è uscito per la prima volta nel 2012 (sempre da Adelphi in Italia). – «QUANDO UN PATOGENO FA IL SALTO DA UN ANIMALE A UN ESSERE UMANO e si radica nel nuovo organismo come agente infettivo, in grado talvolta di causare malattia o morte, SIAMO IN PRESENZA DI UNA “ZOONOSI”. «È un termine vagamente tecnico, che a molti riuscirà insolito, ma ci aiuta a inquadrare i complessi fenomeni biologici che si celano dietro gli annunci allarmistici sull’INFLUENZA AVIARIA o SUINA, sulla SARS e in generale sulle malattie emergenti o sulla minaccia di una nuova pandemia globale. Ci aiuta a capire perché la scienza medica e la sanità pubblica sono riuscite a debellare terribili malattie come il VAIOLO e la POLIOMIELITE ma non altre come la dengue e la febbre gialla. Ci racconta un dettaglio essenziale sull’origine dell’AIDS. ZOONOSI è una parola del futuro, destinata a diventare assai più comune nel corso di questo secolo. «EBOLA è una ZOONOSI, come la PESTE BUBBONICA. Lo era anche la cosiddetta INFLUENZA SPAGNOLA del 1918-19 … Tutti i tipi di influenza umana sono zoonosi. E lo sono anche il VAIOLO DELLE SCIMMIE, la TUBERCOLOSI BOVINA, la MALATTIA DI LYME, la FEBBRE EMORRAGICA DEL NILO…». In copertina: Volpe volante delle Comore. Foto di Tim Flach.

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IL CORONAVIRUS POTREBBE NON ESSERE UNA BUONA NOTIZIA PER IL CLIMA

di Gabriele Crescente, 19/3/2020, da INTERNAZIONALE (https://www.internazionale.it/ )

   All’inizio di marzo, quando su internet hanno cominciato a circolare le immagini satellitari che mostravano l’impressionante riduzione delle emissioni di biossido d’azoto provocata dagli effetti del nuovo coronavirus in Cina, molti hanno pensato che questa terribile crisi avrebbe potuto avere almeno un effetto positivo: fermare (o almeno rallentare notevolmente) il cambiamento climatico.

   Le emissioni di gas serra sono direttamente legate alle attività produttive e ai trasporti, ed entrambe le cose sono state fortemente ridotte dalle limitazioni imposte ormai da tutte le principali economie del mondo per fermare la diffusione della pandemia.

   A febbraio le misure adottate dalla Cina hanno provocato una riduzione del 25 per cento delle emissioni di anidride carbonica rispetto allo stesso periodo del 2019: duecento milioni di tonnellate in meno, l’equivalente delle emissioni prodotte in un anno dall’Egitto.

   Tra l’altro, secondo una stima questo ha evitato almeno cinquantamila morti per inquinamento atmosferico, cioè più delle vittime del Covid-19 nello stesso periodo.

  Il rallentamento dell’economia globale potrebbe avere effetti ancora più consistenti. Secondo le ultime previsioni dell’Ocse, nel peggiore degli scenari presi in esame la pandemia potrebbe ridurre la crescita del pil globale nel 2020 dal 3 per cento all’1,5 per cento. Su The Conversation, Glen Peters del Center for International Climate and Environment Research ha calcolato che questo potrebbe comportare una riduzione delle emissioni di anidride carbonica dell’1,2 per cento rispetto al 2019. Visto che dopo la pubblicazione delle stime dell’Ocse le prospettive economiche sono ulteriormente peggiorate, il calo delle emissioni potrebbe essere ancora più marcato.

   Ma se a prima vista questa può sembrare una buona notizia per il clima, le cose appaiono molto diverse se si guarda oltre il breve periodo. Continua a leggere

SALVARE L’EUROPA, SALVARE LA TERRA: il GREEN DEAL EUROPEO, piano di riconversione ecologica dell’Europa – Una politica ambiziosa e urgente per convincere gli Stati della UE (come la Polonia del carbone), ma anche il resto del pianeta, a cambiare rotta – Ma riusciremo a modificare le nostre abitudini inquinanti?

La Commissione europea ha presentato l’11 dicembre scorso il GREEEN DEAL EUROPEO, una tabella di marcia per RENDERE SOSTENIBILE L’ECONOMIA DELL’UE “(…) Pietra angolare del GREEN DEAL EUROPEO è il sistema di SCAMBIO DI QUOTE DI EMISSIONE (Ets) per FAR PAGARE DI PIÙ CHI EMETTE PIÙ CO2. Inoltre – ed è una novità introdotta dopo anni di resistenze – propone l’istituzione di una “CARBON TAX” ALLE FRONTIERE EUROPEE, PER I PAESI CHE NON RISPETTANO GLI STANDARD AMBIENTALI DELL’UE. STATI UNITI, CINA e INDIA sono avvisati: o si adattano o le loro merci in entrata in Europa saranno tassate in base alle emissioni causate dalla loro produzione. (…) (“Alessia De Luca, 11/12/2019, da https://www.ispionline.it/”

   Il Green Deal europeo è un progetto molto ambizioso: è stato annunciato l’11 dicembre scorso, ed è stata presentata la definizione e i dettagli della realizzazione a Bruxelles il 14 gennaio dalla nuova presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, che ne ha fatto il tema dominante e quasi esclusivo dell’azione della Commissione nei prossimi 5 anni.

La Presidente della Commissione Europea URSULA VON DER LEYEN (nella foto), nel presentare il GREEN DEAL, ha dichiarato: “Il GREEN DEAL EUROPEO è la nostra nuova strategia per la crescita – una crescita che restituisce più di quanto prende. Mostra come trasformare il nostro modo di vivere e lavorare, di produrre e consumare, per rendere più sano il nostro stile di vita e più innovative le nostre imprese. Tutti noi possiamo partecipare alla transizione e beneficiare delle opportunità che offre. Muovendoci per primi e rapidamente aiuteremo la nostra economia ad assumere la leadership a livello mondiale. Siamo determinati a fare sì che questa strategia abbia successo per il bene del pianeta e delle sue forme di vita – per il patrimonio naturale europeo, la biodiversità, le nostre foreste e i nostri mari. Mostrando al resto del mondo la nostra capacità di essere sostenibili e competitivi, possiamo convincere altri paesi a muoversi con noi.” (da https://ec.europa.eu/)

   Il Green Deal europeo interesserà direttamente decine di milioni di persone: cioè l’Europa, la EU, a partire appunto dal governo della Commissione Europea, Commissione che è appunto l’organo esecutivo dell’Unione. Ma il piano chiede evidentemente l’approvazione, la partecipazione e condivisione del Parlamento e del Consiglio (cioè quest’ultimo, i capi di governo, quelli che realmente poi decidono se sì o se no). E questo piano di riconversione ecologica europea prevede di mettere in atto una serie di misure per rendere più sostenibili e meno dannosi per l’ambiente la produzione di energia e lo stile di vita dei cittadini europei.

“(…) La POLONIA, per esempio, ancora oggi ottiene L’80 PER CENTO DELLA PROPRIA ENERGIA ELETTRICA DAL CARBONE, uno dei combustibili più inquinanti ancora in circolazione: per questa ragione è l’unico paese che non ha ancora accettato ufficialmente di azzerare le proprie emissioni nette nel 2050. In tutti i paesi dell’est la costruzione di centrali a energia solare o eolica è praticamente NULLA, a differenza di quello che succede nell’Europa centrale. (…)” (Luca Misculin, da https://www.ilpost.it/, 2/2/2020)(foto ripresa da httpsit.euronews.com/)

   Si riuscirà a mettere d’accordo tutti, e, in particolare sull’attuazione di misure ecologiche vere, concrete, efficaci? Qui sta il punto. Vien da pensare che sono due gli elementi che convinceranno i molti riottosi a cambiare rotta (pensiamo alla Polonia, ad esempio, che ha una produzione energetica essenzialmente basato sul carbone, di cui il suolo e sottosuolo – con le tante miniere – è ricco, e che cambiare “costa molto”  in risorse finanziarie).

Il Vicepresidente esecutivo FRANS TIMMERMANS (NELLA FOTO)(DELEGATO A GESTIRE LUI DIRETTAMENTE IL GREEN DEAL EUROPEO), alla presentazione del PIANO, l’11 dicembre scorso, ha detto: “Stiamo vivendo un’emergenza climatica e ambientale. Il Green Deal europeo costituisce un’opportunità per migliorare la salute e il benessere dei nostri concittadini, trasformando il nostro modello economico. Il piano illustra come ridurre le emissioni, ripristinare la salute del nostro ambiente naturale, proteggere la fauna selvatica, creare nuove opportunità economiche e migliorare la qualità della vita dei nostri concittadini. Tutti noi abbiamo un ruolo importante da svolgere e ogni settore industriale e paese saranno interessati da questa trasformazione. Inoltre, è nostra responsabilità fare sì che la transizione sia un processo giusto e che nessuno resti escluso dalla realizzazione del Green Deal”. (da https://ec.europa.eu/)

  Il primo elemento di accettazione del Green Deal sarà dato dal mettere a disposizione proprio cospicue risorse finanziarie, i finanziamenti cospicui: l’Unione Eurpea troverà queste risorse? E sarà costretta a sacrificare altri attuali progetti a vantaggio di Stati e regioni d’Europa? E poi è da vedere se tanti Stati più ricchi saranno disposti a contribuire di più di quanto “tornerà” loro con i progetti “green” rivolti ad altri. Cioè ad avere di meno, e pagare per riconvertire il modello di sviluppo di “altri” Stati (in particolare quell’dell’Est) più poveri e storicamente meno virtuosi, in condizioni ambientali più disastrose.

«GREEN DEAL» EUROPEO – Dopo l’ANNUNCIO DEL GREEN DEAL EUROPEO dell’11 dicembre scorso, è stato presentato il 14 gennaio l’atteso progetto legislativo che dovrebbe contribuire a finanziare tra il 2021 e il 2027 la TRANSIZIONE VERSO LA NEUTRALITÀ CLIMATICA ENTRO IL 2050. Secondo Bruxelles questo ambizioso PIANO comporterà COSTI ECONOMICI, CAMBIAMENTI SOCIALI, INVESTIMENTI INFRASTRUTTURALI. Ruolo cruciale avrà il JUST TRANSITION FUND (il FONDO PER UNA TRANSIZIONE EQUA). Quest’ultimo sarà dotato di denaro fresco per 7,5 miliardi di euro, che grazie al cofinanziamento nazionale, al braccio finanziario InvestEu e alla Banca europea degli investimenti porterà il totale a 100 miliardi di euro (Beda Romano, da “il Sole 24ore” del 14/1/2020)

   Il secondo elemento che aiuterà un possibile consenso al Green Deal, saranno le conseguenze più o meno visibili ai cittadini della crisi ambientale; cioè se sulla loro pelle si accorgeranno di più o di meno che il clima è cambiato, che l’inquinamento atmosferico è intollerabile, che malattie e altre conseguenze gravi accadranno a causa di uno sviluppo scellerato: se ciò avverrà allora, forse, ci sarà un po’ più di disponibilità a pagare perché le cose migliorino, e a cambiare stili di vita negativi per l’ambiente. Forse.

NEGLI ACCORDI DI PARIGI DEL 2015, l’UNIONE EUROPEA si è impegnata ad AZZERARE LE PROPRIE EMISSIONI INQUINANTI NETTE ENTRO IL 2050, e a rispettare obiettivi intermedi per il 2030 e il 2040 (grafico ripreso da https://www.ispionline.it/ )

   Cioè più la situazione si farà grave (che non bisogna augurarselo…) e più ci sarà disponibilità degli Stati (e dell’industria, dei poteri forti…ma in particolare dei cittadini) a “cedere”, ad accettare il cambiamento ecologico. Le misure impopolari possono forse diventare “popolari” in una condizione di “guerra” ambientale.

GREEN DEAL EUROPEO (CLICCARE SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRLA) – “(…) L’obiettivo principale è quello di fare la propria parte per LIMITARE L’AUMENTO DEL RISCALDAMENTO GLOBALE, che secondo le stime del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) dell’ONU deve RIMANERE ENTRO GLI 1,5 °C RISPETTO ALL’EPOCA PRE-INDUSTRIALE, per non causare danni enormi al pianeta e quindi alla specie umana. Per rispettare questo limite, stabilito dagli ACCORDI DI PARIGI DEL 2015, l’UNIONE EUROPEA SI È IMPEGNATA AD AZZERARE LE PROPRIE EMISSIONI INQUINANTI NETTE ENTRO IL 2050, e a rispettare obiettivi intermedi per il 2030 e il 2040. Da questo obiettivo principale, a cascata, ne derivano altri più specifici.(…)” (Luca Misculin, https://www.ilpost.it/, 2/2/2020)

   Poi, non è da dimenticare, che l’Europa contribuisce all’inquinamento globale solo per il 9%. La speranza della Commissione è di assumere un ruolo guida che possa portare altri paesi sul suo stesso esempio. Ma è tutto da vedere che accada: dovrà essere un “pensiero dominante”, autorevole, che fa vedere i benefici nel benessere della popolazione.

Primi 5 paesi europei a emissioni CO2, grafico da http://www.ispionline.it/ – L’EUROPA CONTRIBUISCE ALL’INQUINAMENTO GLOBALE SOLO PER IL 9%. La speranza della Commissione è di assumere un ruolo guida che possa portare altri paesi sul suo stesso esempio

  Perché uno sviluppo ecologico non è cosa di per sé che costa solo sacrificio, non è un boccone amaro: è la possibilità di avere uno sviluppo più adatto alle persone, alla comunità, al cambiamento in positivo dei modi di vivere; a “star meglio”.

European Green Deal e gli obiettivi per il settore FOOD

   Peccato che in tutti questi anni la necessità di uno sviluppo veramente eco-compatibile non sia stato recepito, voluto. E che si siano fatte cose (modi di vita collettiva) improntate al peggio per l’ambiente, la biosfera; come base di tutto: dalla cementificazione scellerata, all’abuso di inquinanti (pensiamo alla chimica che ha avvelenato molta parte delle acque…), a una motorizzazione tutta basata sull’auto e sull’uso del petrolio.

La creazione del JTF (FONDO PER LA TRANSIZIONE GIUSTA – JUST TRANSITION FUND -) è stata accompagnata dalla promessa di una revisione delle regole sugli aiuti di Stato entro la fine del 2021, per consentire di finanziare anche LA RICONVERSIONE E LA BONIFICA DI GRANDI AZIENDE quando queste sono in linea con gli obiettivi del GREEN DEAL. Per l’Italia questo potrebbe tradursi in un’occasione irripetibile per INTERVENIRE NELL’AREA DELL’EX  ILVA, così come in decine di altri siti industriali o da bonificare, senza rischiare d’incorrere in sanzioni o indagini da parte della Commissione.(..) (Matteo Miglietta, 16/1/2020, da TRECCANI.IThttp://www.treccani.it/magazine/atlante/geopolitica/)/)(NELLA FOTO: Gli impianti della fabbrica Ilva di Arcelor Mittal a Taranto, foto ripresa da http://www.ansa.it/)

   Questioni non da poco, cariche di difficoltà. E poi, e qui sta il punto, saremmo disposti a cambiare le nostre abitudini? A rinunciare a spostarsi con mezzi troppo inquinanti (come gli aerei, le automobili), utilizzando mezzi pubblici ecologici? Saremmo disposti a cambiare la nostra alimentazione, mangiando meno carne (ad esempio), che porta al forte inquinamento degli allevamenti intensivi e a un utilizzo di acqua esagerato (oltre a un rapporto disdicevole con il mondo animale, sfruttato e utilizzato nell’industria della macellazione)?

   Qualche dubbio sorge, nella possibile rigenerazione (macro, del Green Deal Europeo, e micro, della riconversione ecologica degli stili di vita di ciascuno). Comunque il piano europeo per un’Europa più ecologicamente compatibilmente va a nostro avviso visto con fiducia, entusiasmo, collaborazione di tutti. (s.m.)

Come sopra accennato, ribadendone l’importanza, il “PILASTRO FONDAMENTALE attorno al quale si articola la strategia di riconversione dell’economia europea sarà il nuovo MECCANISMO PER LA TRANSIZIONE GIUSTA (JUST TRANSITION FUND), all’interno del quale verrà creato un apposito fondo europeo. Lo strumento vuole fornire un SUPPORTO SPECIFICO AI TERRITORI ANCORA FORTEMENTE DIPENDENTI DALLE FONTI FOSSILI, che dovranno quindi gestire le conseguenze ambientali e sociali più complesse nei prossimi anni. Si va DALLE REGIONI CARBONIFERE DELLA POLONIA a quelle legate a grandi industrie che fanno un grande uso di CARBONE, come quelle SIDERURGICHE (da http://www.treccani.it/)

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LA RIVOLUZIONE VERDE DI URSULA

di Alessia De Luca, 11/12/2019, da https://www.ispionline.it/

– Ursula von der Leyen ha presentato il suo progetto per un Green Deal europeo. L’obiettivo è trasformare il volto del vecchio continente attraverso politiche volte a contrastare il riscaldamento globale, facendo dell’Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050. Più facile a dirsi che a farsi? – Continua a leggere

IL DISASTRO AMBIENTALE DELL’AUSTRALIA con GLI INCENDI CHE DISTRUGGONO boschi, uccidono animali, e anche persone – In quelle nubi di fuoco c’è il destino di tutto il pianeta, incapace di affrontare seriamente il cambiamento climatico, di avviare la RICONVERSIONE ECOLOGICA delle nostre comunità

DAVID BOWMAN, professore di PIROGEOGRAFIA all’UNIVERSITÀ DELLA TASMANIA e direttore di un centro di ricerca sugli incendi, ha detto alla rivista TIME: «L’intensità, la portata, il numero, l’ampiezza geografica, la simultaneità degli incendi e la varietà di ambienti che stanno bruciando sono tutte fuori dall’ordinario. Siamo in stato di guerra».(…) (da https://www.ilpost.it/, 7/1/2020) (NELLA FOTO: un vigile del fuoco gestisce un incendio controllato a Tomerong, in Australia, l’8 gennaio 2020)

IL DISASTRO AMBIENTALE

NELLE NUBI DI FUOCO SULL’AUSTRALIA C’È IL DESTINO DI TUTTO IL PIANETA

di Walter Veltroni, da “Il Corriere della Sera” del 11/1/2020

– L’impero romano crollò anche per i cambiamenti climatici, noi possiamo evitarli. I koala assetati tra i roghi non sono in problema diverso dalle alluvioni nelle Filippine –

   Brucia, l’Australia brucia. Ma è lontana e, quindi, chi se ne importa? Il mondo globalizzato, piccolo, raggiungibile immagina che sia possibile acquistare beni di consumo da potenti siti cinesi in un batter d’occhio ma che sia inutile occuparsi del destino delle più di mille case distrutte, delle decine di morti, dei 480 milioni, non è una cifra inventata, di mammiferi che sono stati uccisi o dispersi per effetto del fuoco che divora l’Australia.

Sussex Inlet, nel Nuovo Galles del sud, il 31 dicembre (Sammooy Getty-images, da il post.it/)

   Sono stati divorati dai roghi 50 mila chilometri quadrati di terra, come se fossero bruciati Piemonte e Lombardia. In NUOVA ZELANDA le nubi che vengono dall’Australia hanno colorato di marrone le nevi e i ghiacciai. A CANBERRA sono state distribuite centomila maschere per evitare intossicazioni. Si è arrivati ad abbattere circa diecimila cammelli perché, bevendo, sottraevano acqua agli umani durante la siccità. Le temperature sono costantemente sopra i quaranta gradi e a metà dicembre quel Paese ha vissuto il giorno più caldo di tutta la sua storia.

da http://www.ilbolive.unipd.it/

Negazionismo ambientale

Il governo australiano è tra i più attivi nel negazionismo della questione ambientale, tanto che è arrivato a togliere le tasse sul carbone che limitavano le emissioni di CO2 in atmosfera. I koala, ne sono spariti 8.000 dei 23 mila presenti nella zone incendiate, fanno tenerezza. E magari qualche immagine della loro sete o quella del canguro davanti al cielo rosso, farà sentire più vicino ciò che ormai viviamo alla stregua delle ultime notizie sulle Kardashian.

   Ma il cielo di fuoco del NUOVO GALLES del SUD non è diverso, nei suoi effetti catastrofici, dalla marea grigia delle alluvioni nelle Filippine. Tra il 2007 e il 2014 centocinquanta milioni di esseri umani sono migrati per ragioni ambientali. E secondo la Banca mondiale i cambiamenti climatici produrranno 143 milioni di migranti nei prossimi trent’anni presentandosi come uno dei più potenti fattori di crisi anche per la coesistenza pacifica.

AUSTRALIA CHE BRUCIA (FOTO DA IL CORRIERE DELLA SERA DEL 11/1/2020)

Il confronto con l’impero romano

Catastrofismo? Lo si dica alle persone che in queste ore stanno fuggendo dall’acqua o dal fuoco. Nel suo bellissimo «Il destino di Roma» Kyle Harper si incarica di dimostrare come la sorte dell’impero romano sia stata segnata dai mutamenti climatici. «Nei tre secoli che vanno dal 150 al 450 d. C. l’instabilità del clima mise alle strette le riserve energetiche dell’impero, interferendo drammaticamente con il corso degli eventi…» e aggiunge «I romani non si limitavano a modificare l’ambiente circostante ma imponevano la loro volontà su di esso. Tagliavano e bruciavano foreste; deviavano fiumi; drenavano bacini e costruivano strade attraverso le paludi più impraticabili: l’invasione umana di nuovi ambienti è un gioco pericoloso…». Tanto pericoloso che cambiamenti climatici e pandemie collegate furono fattori decisivi del crollo dell’impero.

I KOALA ASSETTATI TRA I ROGHI (immagine da http://www.tio.ch/)

Tra sviluppo e natura

Si può dire, è giusto farlo, che senza quelle azioni i romani non avrebbero fatto nascere la loro civiltà. Non potevano fare altrimenti, allora, per la modernità. Ma noi invece oggi sappiamo produrre senza carbone, sappiamo usare energie alternative, abbiamo a disposizione la scienza, per non alterare la natura. Ma decidiamo di non farlo. Lo spirito del tempo, che ci rinchiude in fortini sempre più friabili, dismettendo la coscienza dell’unità del mondo, ci trascina verso quel «gioco pericoloso».

   I nuovi potenti dicono che l’Amazzonia riguarda solo i brasiliani, il carbone serve alle industrie australiane, che l’America necessita, per sé, di gas e petrolio. Il pianeta, mai come oggi, avrebbe invece bisogno di un governo mondiale. Possiamo continuare a deridere chi lancia l’allarme sul riscaldamento globale. Ma, finora, la realtà ha dato ragione a chi lo ha fatto. Il rosso dell’Australia e il grigio delle Filippine stanno lì a ricordarcelo. Anzi a gridarcelo. (Walter Veltroni)

Bairnsdale, Victoria, il 31 dicembre (Glen Morey, da il post.it.jpg/) – “(…) DECENNIO PIÙ CALDO DELLA STORIA – L’Ufficio di meteorologia ha confermato la settimana scorsa che il 2019 è stato l’anno più caldo dell’Australia e il record del giorno più caldo della storia è stato battuto per due giorni di seguito, il 16 e il 17 dicembre. Il 2019 è stato anche l’anno più secco, con una piovosità media nazionale totale di 277 millimetri, la più bassa mai registrata.(…)” (Elena Comelli, da “Il Sole 24ore” del 11/1/2020)

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(Australia, da Wikipedia) – “(…) L’Australia è formata da SEI STATI e in ognuno c’è almeno qualche incendio di una certa importanza, ma LO STATO PIÙ COLPITO È IL NUOVO GALLES DEL SUD: lo stato più popoloso, la cui capitale è SYDNEY. Nel Nuovo Galles del Sud ci sono PIÙ DI CENTO INCENDI ATTIVI, le case distrutte sono più di 1.500 e gli ETTARI BRUCIATI QUASI CINQUE MILIONI. (…) (https://www.ilpost.it/, 7/1/2020)

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(Australia, mappa incendi, da http://www.teleambiente.it/) – “(…) Più in generale, l’area in cui la situazione è più critica è quella che si trova sulla COSTA SUD-ORIENTALE, che oltre al NUOVO GALLES DEL SUD riguarda anche gli STATI DI VICTORIA e dell’AUSTRALIA MERIDIONALE, in cui vive la maggior parte degli australiani.(…) Nel Nuovo Galles del Sud il precedente record di ettari bruciati era di 3,5 milioni, ma erano in gran parte di praterie e terreni incolti. ORA A BRUCIARE SONO SOPRATTUTTO BOSCHI MA ANCHE CAMPI E PARTI DI PARCHI NATURALI, come nel caso delle BLUE MOUNTAINS, non lontano da Sydney” (https://www.ilpost.it/, 7/1/2020)

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IL PUNTO SUGLI INCENDI SENZA PRECEDENTI IN AUSTRALIA

da https://www.ilpost.it/, 7/1/2020

– Le cause, la situazione, le aree più colpite, i problemi e quel che si può dire su come potrebbe andare nei prossimi giorni –

   Gli enormi incendi che da settimane sono in corso in diverse aree dell’Australia hanno bruciato quasi duemila case, causato la morte di 25 persone e bruciato più di 6,3 milioni di ettari di terra, un’area grande circa un quinto dell’Italia. Rispetto a inizio anno, in questi giorni la situazione è lievemente migliorata, grazie alle operazioni di contenimento delle fiamme – in certi casi alte diverse decine di metri – e soprattutto grazie alla pioggia.

   Ma a cominciare dal fine settimana le piogge finiranno, le temperature torneranno a salire e la situazione potrebbe diventare ancora più grave. Si teme, per esempio, che alcuni dei circa 200 incendi attivi al momento possano unirsi tra loro. Per di più, in Australia gennaio e febbraio sono i mesi estivi più caldi, in cui le temperature raggiungono i loro massimi: gli incendi potrebbero andare avanti insomma per diverse altre settimane.

   David Bowman, professore di pirogeografia all’Università della Tasmania e direttore di un centro di ricerca sugli incendi, ha detto alla rivista TIME: «L’intensità, la portata, il numero, l’ampiezza geografica, la simultaneità degli incendi e la varietà di ambienti che stanno bruciando sono tutte fuori dall’ordinario. Siamo in stato di guerra». Daniel Andrews, il premier dello stato australiano di Victoria (lo stato di Melbourne), ha detto ad Associated Press: «Non ne siamo per niente usciti. I prossimi giorni, anzi i prossimi mesi, saranno una sfida».

Un KOALA ferito fotografato a Kangaro Island il 7 gennaio 2020 (foto EPA DAVID MARIUZ ripresa da http://www.today.it/)

Gli incendi
L’Australia è formata da sei stati e in ognuno c’è almeno qualche incendio di una certa importanza, ma lo stato più colpito è il Nuovo Galles del Sud: lo stato più popoloso, la cui capitale è Sydney. Nel Nuovo Galles del Sud ci sono più di cento incendi attivi, le case distrutte sono più di 1.500 e gli ettari bruciati quasi cinque milioni. Più in generale, l’area in cui la situazione è più critica è quella che si trova sulla costa sud-orientale, che oltre al Nuovo Galles del Sud riguarda anche gli stati di Victoria e dell’Australia Meridionale, in cui vive la maggior parte degli australiani.

   Gli incendi di questi mesi non sono per ora i più mortali della storia australiana – nel “Black Saturday“, nel 2009 in Victoria, morirono più di 170 persone – ma secondo diversi parametri stanno avendo un impatto che nessun incendio aveva avuto negli ultimi decenni. Nel Nuovo Galles del Sud il precedente record di ettari bruciati era di 3,5 milioni, ma erano in gran parte di praterie e terreni incolti. ORA A BRUCIARE SONO SOPRATTUTTO BOSCHI MA ANCHE CAMPI E PARTI DI PARCHI NATURALI, come nel caso delle BLUE MOUNTAINS, non lontano da Sydney. Owen Price, professore dell’Università di Wollongong, nel Nuovo Galles del Sud, ha detto al Guardian: «Le grandi stagioni di incendi del passato bruciavano al massimo il 20 per cento dei boschi; questa volta arriveremo quasi al 50 per cento. È un nuovo record sotto ogni punto di vista».

   In alcuni casi le fiamme hanno raggiunto anche centri abitati, persino nelle periferie di MELBOURNE e SYDNEY e della capitale CANBERRA. I luoghi abitati in cui gli incendi hanno avuto le peggiori conseguenze sono la piccola città di BALMORAL, nel Nuovo Galles del Sud, e la cittadina costiera di MALLACOOTA, nel Victoria. A fine dicembre Balmoral è stata in gran parte distrutta e nell’ultimo giorno del 2019 circa un migliaio tra abitanti e turisti che si trovavano Mallacoota sono stati evacuati via mare dall’esercito per il concreto rischio che le fiamme – che poi hanno preso una diversa direzione – raggiungessero le loro case.

   Un altro luogo di cui si è parlato in relazione a questi incendi è KANGAROO ISLAND, nota soprattutto per la varietà della sua fauna. Si trova al largo della costa dell’Australia Meridionale, è la terza più grande isola del paese e le fiamme hanno interessato quasi un terzo del suo intero territorio.

il WWF Australia ha lanciato una raccolta fondi su Facebook per aiutare gli animali colpiti dai roghi – Gli incendi in Australia hanno bruciato 8,4 milioni di ettari. La sezione locale del Wwf stima che dei roghi possano essere rimasti vittima oltre un miliardo tra koala, canguri e altre iconiche specie australi e ha lanciato una raccolta fondi su Facebook. – Thank you so much for your support so far. We’ve extended the goal so that we can do more to help our iconic wildlife who have been injured and left homeless by the catastrophic fires. Every dollar helps, we couldn’t do this without you. Thank You! –

I problemi
In conseguenza degli incendi la qualità dell’aria è notevolmente peggiorata in diverse aree, Sydney compresa, con possibili problemi di salute per chi la respira, e sta succedendo sempre più spesso che ci sia scarsa visibilità (a Melbourne ieri era inferiore a un chilometro), con conseguenti possibili problemi, per esempio, per il trasporto aereo.

   Oltre alle abitazioni distrutte e alle persone evacuate, ci sono poi i problemi per l’ecosistema, l’allevamento e l’agricoltura. I giornali parlano per esempio di gravi problemi per l’industria vinicola del sud dell’Australia e si ipotizza la perdita di oltre 100mila capi di bestiame.

   Per quanto riguarda invece gli animali non da allevamento, da qualche giorno gira uno studio fatto da un esperto di biodiversità dell’Università di Sydney che parla della morte di quasi mezzo miliardo di animali. Il dato è basato su una stima degli animali-per-ettaro e non c’è modo di avere numeri effettivi. Ma è certo che gli incendi che stanno bruciano in Australia stanno avendo e avranno in futuro pesanti ripercussioni per molti animali, anche solo per il fatto che ne stanno distruggendo l’habitat. Si parla anche della possibile morte di quasi un terzo dei koala del Nuovo Galles del Sud. Per avere informazioni più dettagliate bisognerà aspettare comunque la fine degli incendi.

INCENDI AUSTRALIA, MANIFESTAZIONI E PROTESTE IN TUTTO IL PAESE – Giornata di proteste, venerdì 10 gennaio, in Australia, dove decine di migliaia di cittadini si sono radunati a Sydney, Melbourne, Brisbane, Adelaide, Hobart e Canberra e in molte altre città per manifestare contro la politica nazionale in materia di cambiamenti climatici, una gestione ritenuta inadeguata degli incendi e per chiedere alloggi di emergenza e risarcimenti per le persone colpite dagli incendi. E c’è chi chiede le dimissioni del primo ministro Scott Morrison, richiesta che diventa social con l’hashtag #SackScoMo su Twitter. Traffico bloccato a Sydney e Melbourne per più di un’ora dai manifestanti. Il bilancio attuale è di oltre 10 milioni di ettari bruciati dall’inizio della stagione degli incendi boschivi, a settembre, almeno 26 morti e diverse migliaia di case distrutte dalle fiamme. Scienziati australiani affermano che almeno 1 miliardo di animali sono morti tra le fiamme. (da https://www.adnkronos.com/fatti/esteri/ 10/1/2020)

Le cause
La maggior parte degli incendi australiani di queste settimane è causata dal CALDO (a metà dicembre era stato registrato il giorno più caldo della storia dell’Australia) dai FORTI VENTI e da un LUNGO PERIODO SENZA PIOGGE (interrotto solo in questi giorni). Nello specifico, tra le cause più citate di queste particolari condizioni c’è l’INDIAN OCEAN DIPOLE (anche noto come Niño indiano). Molto in sintesi, è un fenomeno che fa sì che le variazioni di temperatura tra la parte orientale e quella occidentale dell’oceano Indiano siano particolarmente pronunciate, e che tra le tante conseguenze ha generato una stagione più arida del solito in gran parte dell’Australia. A questo si sono aggiunte le PARTICOLARI CONDIZIONI DEI VENTI ANTARTICI, che hanno anch’esse favorito un clima secco in Australia, mentre il RITARDO DELLA STAGIONE DEI MONSONI AL NORD ha permesso un aumento delle temperature nella parte centrale del paese. Si tratta, anche qui in breve, di FENOMENI CHE HANNO IN VARIO MODO A CHE FARE CON IL CAMBIAMENTO CLIMATICO.

   Si può dire, quindi, che gli incendi siano legati a una particolare serie di condizioni naturali, in parte conseguenti al cambiamento climatico, ma ci sono stati anche alcuni casi di incendi dolosi.

“(…) COSA SONO LE FORMAZIONI DI CUMULONEMBI – Le formazioni di cumulonembi sono, in pratica, UN TEMPORALE CHE SI FORMA DAL PENNACCHIO DI FUMO DI UN INCENDIO. Il calore intenso del fuoco fa salire rapidamente l’aria, creando una forte corrente ascendente, in base alla descrizione dell’Australian Bureau of Meteorology. MENTRE LA NUVOLA SI ALZA RAPIDAMENTE E QUINDI SI RAFFREDDA a contatto con le basse temperature dell’atmosfera superiore, LE COLLISIONI DELLE PARTICELLE DI GHIACCIO nelle zone alte del cumulonembo TENDONO A GENERARE DELLE CARICHE ELETTRICHE, CHE SI SCARICANO SOTTO FORMA DI FULMINI. QUESTI APPICCANO IL FUOCO ANCHE LÀ DOV’ERA GIÀ SPENTO, rendendo gli incendi più difficili da combattere e provocando focolai nuovi in aree imprevedibili. Le correnti ascendenti, inoltre, risucchiano così tanta aria da sviluppare forti venti, che fanno bruciare più violentemente il fuoco e provocano una maggiore diffusione dell’incendio.(…)” (Elena Comelli, da “Il Sole 24ore” del 11/1/2020)

La situazione
Per provare a spegnere gli incendi sono all’opera da giorni i vigili del fuoco (alcuni dei quali arrivati dall’estero), moltissimi volontari (molti più rispetto ai vigili del fuoco di professione) e i militari (compresi circa tremila riservisti chiamati negli ultimi giorni). Sono impegnati per spegnere gli incendi (una cosa sempre molto complicata, nel caso di incendi boschivi), ma nello stesso tempo anche a rallentarne o evitarne l’avanzata.

   Tra le altre cose, stanno spruzzando una sostanza che serve per ritardare l’avanzata delle fiamme e, in certi casi, stanno realizzando grandi buche o barriere per far sì che gli incendi non possano avanzare. È difficile avere numeri precisi su quante persone siano all’opera nei rispettivi stati, ma CNN scrive che solo nel Nuovo Galles del Sud i vigili del fuoco all’opera sono più di duemila.

   Sia il Victoria che il Nuovo Galles del Sud hanno dichiarato più volte lo stato d’emergenza negli ultimi mesi e il primo ministro australiano SCOTT MORRISON ha finora stanziato 2 miliardi di dollari australiani (circa 1,2 miliardi di euro) per la ricostruzione. Morrison e gran parte del governo australiano (che dal 2013 è guidato dai conservatori) stanno ricevendo però moltissime critiche per non aver saputo dare in questi anni una risposta chiara sul cambiamento climatico, anche a causa del tradizionale legame del paese con l’industria mineraria e del carbone, e per aver dato l’idea di interessarsi poco degli incendi nelle passate settimane.

   Al problema degli incendi si stanno interessando anche diverse celebrità: alcune di loro hanno sfruttato il palco dei Golden Globe, importanti premi statunitensi, del cinema e della televisione, e altri si sono impegnati a donare centinaia di milioni di dollari alla causa. Tra gli altri, l’attore australiano Chris Hemsworth, ha detto che donerà un milione di dollari. Per ora è stato confermato che a partire dal 14 gennaio a Melbourne si svolgeranno gli Australian Open, uno dei più importanti tornei tennistici al mondo.

(immagine di Anthony Hearsey tratta dai dati dei salettelliti NASA) – E’ diventata virale una immagine realizzata da ANTHONY HEARSEY in cui viene mostrata una ELABORAZIONE DEI TERRITORI COLPITI DAGLI INCENDI in Australia tra il 5 dicembre 2019 e il 5 gennaio 2020 attraverso i DATI DEI SATELLITI NASA. – “(….) Per quanto 10,7 milioni di ettari siano molti, ATTENZIONE PERÒ A DIRE CHE “L’AUSTRALIA È IN FIAMME”. Fortunatamente non è così: fino ad ora il fuoco ha percorso “solo” l’1,4% di tutto il territorio australiano pari a 769 milioni di ettari. A CONTRIBUIRE A QUESTA FALSA PERCEZIONE È STATA UN’IMMAGINE PUBBLICATA SU INSTAGRAM DA UN GRAFICO DI BRISBANE, ANTHONY HEARSEY. A una prima sommaria occhiata, l’immagine poteva risultare uno scatto immortalato dallo spazio, con l’Australia ripresa dall’alto e costellata di fuochi. In realtà Hearsey ha utilizzato i dati satellitari raccolti dal sistema FIRMS della NASA per creare un rendering 3D, insomma un’infografica, che mostra la somma di tutti gli incendi sviluppatisi nell’ultimo mese. Ma c’è di più, non solo è una somma di tutti gli incendi dell’ultimo mese e la maggior parte di questi è già spento, ma le dimensioni di ogni singolo fuoco sono state ingrandite – come ha dichiarato l’autore stesso – per aumentare l’effetto di bagliore. (…)” (Francesca Buoninconti, da https://ilbolive.unipd.it/it/news/ del 9/1/2020)

Il futuro
Non è possibile dire ora quando si risolverà la situazione, o anche solo quanto ci vorrà prima che rientri in qualche modo nella norma. Come detto, sono in arrivo i giorni solitamente più caldi e potrebbero volerci ancora diverse settimane.

Un incendio a Lake Conjola, Aust​ralia, il 31 dicembre 201​9 (Matthew Abbott, The​ New York Times, DA WWW.INTERNAZIONALE.IT/)

   Guardando ancora più lontano, secondo gli scienziati, pochi posti nel mondo sono esposti ai cambiamenti climatici come l’Australia, e da tempo gli esperti avvertono che gli incendi diventeranno sempre più frequenti con l’aumento delle temperature nel paese causate dal riscaldamento globale, che porta periodi di caldo più lunghi ed estremi, così come una maggiore siccità che rende il terreno e la vegetazione più secchi e adatti alla combustione. (da https://www.ilpost.it/, 7/1/2020)

HARVEY, 19 MESI, DECORATO COL CIUCCIO in memoria del papà pompiere – Il vigile del fuoco volontario è morto lottando con i roghi, una delle trenta vittime degli incendi in Australia. Il figlio piccolo al funerale con la divisa del «Fire Service» (da “il Corriere della Sera” del 5/1/2020)

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GLI INCENDI IN AUSTRALIA ALIMENTANO IL DIBATTITO SULLA CRISI CLIMATICA

(The Economist, Regno Unito, 3 gennaio 2020)

da https://www.internazionale.it/

   A Natale gli incendi sembravano aver dato tregua all’Australia, ma con l’avvicinarsi dell’anno nuovo nel paese è tornato l’inferno. Nello stato di Victoria, mentre le fiamme avvolgevano la città costiera di Mallacoota, migliaia di persone si sono rifugiate in spiaggia alla vigilia di capodanno. Continua a leggere

COP25 a MADRID (dicembre 2019): l’aumento del fabbisogno energetico mondiale pone gravi problemi. Le fonti rinnovabili (vento, sole…) non ce la fanno a ridurre quelle fossili (gas, petrolio, carbone): non bastano le nuove tecnologie a risolvere la crisi ambientale, serve anche una ridefinizione dei nostri consumi quotidiani

CAROLINA SCHMIDT, ministro dell’Ambiente del CILE e presidente di COP25 a MADRID – IL 2 DICEMBRE SI È APERTA A MADRID, IN SPAGNA, LA COP25, CHE SI CHIUDERÀ IL 13 DICEMBRE.
CHE COS’È UNA COP? Cop è l’acronimo di CONFERENCE OF THE PARTIES (conferenza della parti), cioè l’incontro – normalmente annuale – dei quasi 200 PAESI CHE FANNO PARTE DELLA CONVENZIONE QUADRO DELLE NAZIONI UNITE SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI (UNFCCC). La convenzione è stata adottata nel 1992 (nel mitico Vertice della Terra a Rio de Janeiro), e ha stabilito che i gas serra emessi dagli esseri umani con le loro attività quotidiane stanno contribuendo alla crisi climatica. La convenzione chiede ai firmatari di ridurre queste emissioni. Per mettere in pratica il trattato si svolgono le Cop, a cui partecipano delegati e ministri di quasi 200 paesi del mondo. I vertici si svolgono ogni anno in una diversa regione del pianeta e questa edizione doveva essere in America Latina. Inizialmente si pensava al Brasile, ma con l’elezione del presidente di estrema destra Jair Bolsonaro il paese ha ritirato la sua candidatura. In seguito ANCHE IL CILE HA RINUNCIATO, per i disordini in corso, MA MANTIENE LA PRESIDENZA DEL VERTICE, e quindi la guida dei negoziati

   La conferenza sul clima dell’Unfccc (United Nations Framework Convention on Climate Change) in corso a Madrid dal 2 dicembre scorso, la Cop25 (e che si concluderà il 13 dicembre), prospetta scenari sempre più preoccupanti, per le sorti del pianeta, e di noi tutti.

(foto da http://www.corriere.it)

   La concentrazione di CO2 e di altri gas che alterano il clima, dannosi, sta crescendo sempre più; la temperatura media planetaria aumenta; i ghiacciai si sciolgono; il livello medio degli oceani si alza. La visibile crescita dei fenomeni meteorologici estremi che colpiscono tutto il pianeta (da noi si è visto la recente drammatica acqua alta a Venezia; oppure poco più di un anno fa la devastante tempesta Vaia nelle montagne del Nordest; le sempre più frequenti esondazioni di fiumi e torrenti….), tutti questi accadimenti climatici, metereologici estremi non lasciano dubbi (anche ai più scettici) che siamo in pieno cambiamento climatico.

Gli ultimi dati mostrano che anche parte della calotta glaciale dell’Antartide orientale — in particolare nel bacino di Wilkes — potrebbe essere altrettanto instabile. Un modello scientifico suggerisce che il suo scioglimento potrebbe innalzare di 3-4 metri il livello del mare su tempi superiori ad un secolo (immagine da http://www.corriere.it/)

   Il mondo è già più caldo di 1,1°C rispetto agli albori della rivoluzione industriale, con un impatto significativo sul pianeta e sulle vite delle persone. Se le attuali tendenze dovessero continuare, le temperature globali potrebbero aumentare dai 3,4 ai 3,9°C già in questo secolo, causando effetti climatici distruttivi su larga scala. Questo è il forte grido di allarme che la comunità internazionale sta lanciando alla conferenza Onu di Madrid.

Alla Cop25 in corso c’è la partecipazione ai colloqui di circa 25mila persone. Tra loro (arriveranno?) una trentina di capi di stato, il segretario generale delle Nazioni Unite, ANTÓNIO GUTERRES (nella foto), e la presidente della Commissione europea, URSULA VON DER LEYEN. È arrivata anche l’attivista svedese GRETA THUNBERG che si trovava negli Stati Uniti ed è tornata indietro in catamarano

   Ma non è solo questo. Un rapporto di Oxfam diffuso in concomitanza con l’avvio del vertice, rileva come cicloni, inondazioni e incendi (cioè alcune tra le più evidenti conseguenze dei cambiamenti climatici) abbiano oggi 7 volte più probabilità di causare migrazioni forzate rispetto a terremoti o eruzioni vulcaniche. E tre volte in più rispetto a guerre e conflitti. Tradotto in numeri, sono OLTRE 20 MILIONI OGNI ANNO LE PERSONE SFOLLATE, una ogni due secondi, soprattutto nei Paesi più piccoli del mondo. I quali, sottolinea Oxfam, producono solo un terzo delle emissioni inquinanti di qualsiasi Stato ad alto reddito. Il che significa che pur non contribuendo a quella che è la principale causa di migrazione forzata, sono quelli che ne pagano loro malgrado le conseguenze.

(INONDAZIONI IN PAKISTAN) – Un rapporto di Oxfam diffuso in concomitanza con l’avvio del vertice, rileva come cicloni, inondazioni e incendi (cioè alcune tra le più evidenti conseguenze dei cambiamenti climatici) abbiano oggi 7 volte più probabilità di causare migrazioni forzate rispetto a terremoti o eruzioni vulcaniche. E tre volte in più rispetto a guerre e conflitti. Tradotto in numeri, sono OLTRE 20 MILIONI OGNI ANNO LE PERSONE SFOLLATE

   Dati appena pubblicati da istituzioni scientifiche internazionali (l’Agenzia internazionale per l’energia -Aie-, il Programma ambientale dell’Onu, -Unep-), concordano che il fabbisogno mondiale di energia continuerà a crescere almeno dell’1 per cento all’anno fino al 2040. Circa la metà di questa crescita sarà coperta dalle nuove energie rinnovabili; si afferma che poi il consumo di gas aumenterà rapidamente, superando il carbone per diventare la seconda fonte di energia dopo il petrolio; ma che le fonti energetiche fossili ed inquinanti come il petrolio e il carbone continueranno a “coprire” le esigenze di quel dato stabile di consumo energetico (produttore di CO2) che ora abbiamo.

Fridays for Future: protests in Madrid, 7/12/2019

   Allora sì, bene, che ci sia l’introduzione e l’affermazione di fonti energetiche rinnovabili; e che ci sia sempre più maggiore efficienza energetica (nei motori delle auto, nel riscaldamento a gas delle abitazioni, etc.), ma questi progressi si stanno esaurendo. Serve qualcosa “di più”.

   E a Madrid, alla COP25 si chiede agli Stati del mondo, in particolare da parte dell’ONU, spinto dal movimento internazionale dei giovani (il cosiddetto Fridays for Future), dal Papa (anche con la sua importante enciclica Laudato si’), anche dalla Commissione europea che con la nuova presidente Ursula von der Leyen ha messo come primo il punto del clima…. ebbene si chiede in questa Conferenza di Madrid agli Stati, di andare oltre anche agli impegni presi alla conferenza sul clima di Parigi (COP21) del dicembre 2015 (195 paesi si sono impegnati a contenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2ºC con piani di azione nazionali): a Madrid si chiede ai Governi che i paesi debbano aumentare di tre volte le proprie ambizioni di riduzione per restare al di sotto di +2°C e più di cinque volte nel caso di +1,5°C.

QUAL È LO SCOPO DEI COLLOQUI? – Sono principalmente un trampolino verso il 2020, anno chiave nella lotta alla crisi climatica da QUANDO NEL 2015 È STATO RAGGIUNTO L’ACCORDO DI PARIGI. Questo perché per la prima volta i paesi dovrebbero aggiornare i loro piani di riduzione delle emissioni di anidride carbonica e potenzialmente delineare i piani a lungo termine per arrivare a zero emissioni IN VISTA DEL VERTICE DI GLASGOW DEL PROSSIMO ANNO, LA COP26. I colloqui a Madrid devono fare ordine su alcune questioni in sospeso dell’accordo di Parigi. Tra queste il cosiddetto articolo 6, sulle nuove regole del mercato globale delle emissioni di CO2 (o mercato del carbonio): un sistema che prevede lo scambio di diritti o di quote di emissioni di gas a effetto serra tra paesi

   L’impressione (non solo l’impressione, ma secondo gli esperti “dati certi”) è che anche l’avanzamento tecnologico con sistemi a inquinamento zero o quasi, con l’ulteriore efficienza energetica nel consumo di tutti gli apparati (auto, impianti di riscaldamento e refrigerazione, etc.), tutto questo non basta, non modifica il trend negativo.

LO SCENARIO DELLA CONFERENZA DI MADRID – COS’È L’ACCORDO DI PARIGI? – L’UNFCCC HA PUNTATO INIZIALMENTE ALL’APPROVAZIONE DEL PROTOCOLLO DI KYOTO DEL 1997. QUINDI, NEL 2015, È STATO ADOTTATO L’ACCORDO DI PARIGI, che dal prossimo decennio sostituirà Kyoto e costringe tutti i paesi a tagliare le emissioni di gas serra. La somma di tutte queste riduzioni deve essere sufficiente a raggiungere l’obiettivo principale dell’accordo di Parigi, secondo il quale l’aumento della temperatura media del pianeta dovrebbe essere mantenuto al di sotto dei 2 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali e, nella misura del possibile, non dovrebbe superare gli 1,5 gradi. Questo è il limite che la scienza pone per evitare gli effetti più catastrofici di una crisi climatica i cui effetti non sono più reversibili. (New Scientist, El País)

   E “si ricade” ancora una volta sulla cosa più difficile da fare, “da convincere” (convincersi): che bisogna tutti consumare meno, ricalibrando la propria vita verso un modello più parsimonioso con l’ambiente, in tutti i suoi aspetti (nel non sprecare, nel rivedere certi modi di vita “dispendiosi” per l’ambiente). Qui tutti ne hanno da pensare e “decidere” cosa fare, individualmente e collettivamente. Elencare una lista di comportamenti nuovi, virtuosi, nel non sprecare risorse inutilmente e non inquinare, è compito e impegno di tutti. E’ la cosa più difficile. (s.m.)

6 dicembre 2019. Migliaia di persone hanno invaso le strade del centro di Madrid per la #MarchaPorElClima, un corteo enorme che ha dato il via al Vertice sociale, parallelo e antagonista a COP25 (foto da http://www.corriere.it/)

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DAGLI SCENARI SUL CLIMA DI DOMANI UNA SPINTA ALL’AZIONE

di Marzio Galeotti e Alessandro Lanza, 6/12/2019, da LA VOCE.INFO

(https://www.lavoce.info/)

– Il WORLD ENERGY OUTLOOK descrive alcuni scenari sull’evoluzione del consumo di energia da qui al 2040. Gli fa eco l’EMISSIONS GAP REPORT. Per entrambi solo perseguendo obiettivi ambiziosi si può limitare l’aumento della temperatura a livelli accettabili. –

Il World Energy Outlook 2019

Il 13 novembre l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) ha pubblicato il World Energy Outlook (Weo) 2019, annuale rapporto di più di 800 pagine che suscita sempre grande attesa tra gli addetti ai lavori. Si tratta della “bibbia” per chi ha a che fare con questo mondo e la sua versione elettronica viene consultata attraverso milioni di computer in giro per il mondo.

   Oltre a un’analisi della situazione attuale, il Weo propone l’evoluzione delle variabili energetiche lungo alcuni scenari che hanno come orizzonte il 2040. Gli scenari forniscono una visione di come si prospetta l’evoluzione sia “a politiche invariate” sia secondo determinate ipotesi alternative.

   Quest’anno, il rapporto introduce un nuovo scenario, lo “Stated Policies Scenario” (Sps) (in sostituzione del precedente “New Policies Scenario”) che mira a rispecchiare l’esito delle politiche già stabilite dai governi. In questo quadro, IL FABBISOGNO MONDIALE DI ENERGIA CONTINUERÀ A CRESCERE DELL’1 PER CENTO ALL’ANNO FINO AL 2040, Continua a leggere

LE MOBILITAZIONI DEI GIOVANI per la riconversione ecologica del pianeta: quali risposte concrete si possono dare? Dal cambiamento del proprio STILE DI VITA, fino agli OBIETTIVI dell’ONU con “L’AGENDA 2030” – La nostra situazione nel RAPPORTO 2019 dell’ALLEANZA ITALIANA per lo SVILUPPO SOSTENIBILE

Sciopero per fermare il cambiamento climatico: migliaia di studenti hanno riempito le piazze di tutto il mondo il 27 settembre 2019

   Tutti (o quasi tutti) abbiamo guardato con favore la mobilitazione mondiale dei giovani nei mesi scorsi per chiedere una riconversione ecologica del nostro pianeta; dare una possibilità e un futuro alla nostra Terra e a tutti gli esseri viventi; per evitare e frenare l’ulteriore surriscaldamento climatico, lo spreco delle risorse non riproducibili, l’inquinamento atmosferico…

…In particolare da tutta questa inaspettata mobilitazione giovanile ne è sorto un impegno da parte di istituzioni sovranazionali (l’Onu, l’Unione Europea…) e di alcuni Paesi (Germania, Francia, Italia…), un impegno a dare priorità alla questione ambientale, impiegando molte più risorse finanziarie per un “Green New Deal”, una nuova economia, una nuova società compatibile per uno sviluppo appunto sostenibile.

   Probabilmente sono molti i settori e i modi per andare verso una “riconversione ecologica”: dalla legislazione, all’economia, a nuovi sistemi tecnologici non inquinanti, all’educazione ambientale e alla cultura e alle sue possibili proposte, all’agricoltura biologica, ai comportamenti personali e collettivi compatibili con un nuovo corso, una nuova epopea. E tutto questo non è semplice e facile.

   Partiamo allora qui da questo ambito sovranazionale e nazionale (per parlare poi, in altro contesto, dell’impegno personale di ciascuno).

   E trattiamo qui:

1- dei punti (obiettivi) dell’Agenda Onu 2030: 17 obiettivi da raggiungere entro appunto il 2030 (non manca molto…); suddivisi in 169 target (fatti/progetti concreti);

(nella foto: ANTÓNIO GUTERRES, segretario generale delle Nazioni Unite) – L’AGENDA 2030 PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE. COS’È – Il 25 settembre 2015, le NAZIONI UNITE hanno approvato l’AGENDA GLOBALE PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE e i relativi 17 OBIETTIVI DI SVILUPPO SOSTENIBILE (Sustainable Development Goals – SDGs nell’acronimo inglese), articolati in 169 TARGET da raggiungere ENTRO IL 2030

2- e di come sono visti (questi 17 obiettivi) nel contesto italiano (su quali andiamo bene, dove male…), attraverso il (quarto) rapporto annuale (del 2019) dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), organizzazione nata nel 2016 e che riunisce oltre 160 istituzioni e reti della società civile (economiche, della solidarietà e volontariato…);  ASviS che appunto si concentra in particolare sulla realizzazione nel nostro Paese dell’Agenda Globale ONU 2030.

Il RAPPORTO 2019 DELL’ALLEANZA ITALIANA PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE, alla sua quarta edizione, rappresenta uno strumento per analizzare l’avanzamento del nostro Paese verso il raggiungimento dei 17 OBIETTIVI DELL’AGENDA 2030 e identificare gli ambiti in cui bisogna intervenire per assicurare la sostenibilità economica, sociale e ambientale del modello di sviluppo

Rapporto completo ASviS 2019

https://asvis.it/public/asvis2/files/REPORT_ASviS_2019.pdf

Executive Summary

https://asvis.it/public/asvis2/files/Executive_Summary.pdf

I principali messaggi del Rapporto in pillole

https://asvis.it/public/asvis2/files/Pillole_Sintesi_Report_ASviS_2019.pdf

   Allora, per parlare di noi, dell’Italia, di quale è la situazione attuale illustrata nel RAPPORTO ASviS 2019, partiamo qui adesso con l’individuare i 17 punti dell’Agenda ONU 2030, obiettivi necessari per tornare a “riveder le stelle” (come auspicabile apologo dantesco).

L’AGENDA ONU 2030 PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE – A soli 11 anni dalla scadenza (2030) fissata dal piano d’azione delle NAZIONI UNITE, firmato da 193 Paesi, Italia compresa, è necessario MODIFICARE SIGNIFICATIVAMENTE LE POLITICHE PUBBLICHE, NAZIONALI ED EUROPEE, le STRATEGIE AZIENDALI e i COMPORTAMENTI INDIVIDUALI. L’urgenza è anche dettata dal fatto che 21 dei 169 Target in cui si articolano gli Obiettivi di sviluppo sostenibile prevedono obblighi riferiti al 2020 e che su buona parte di essi l’Italia è in grave ritardo

AGENDA ONU 2030: I 17 OBIETTIVI DI SVILUPPO SOSTENIBILE

   I 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile che compongono l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite si riferiscono a diversi ambiti dello sviluppo sociale, economico e ambientale che devono essere considerati in maniera integrata, nonché ai processi che li possono accompagnare e favorire in maniera sostenibile, inclusa la cooperazione internazionale e il contesto politico e istituzionale. Sono presenti, come componenti irrinunciabili, numerosi riferimenti al benessere delle persone e ad un’equa distribuzione dei benefici dello sviluppo.

   Per ogni obiettivo, l’Agenda 2030 prevede dei target (in totale 169) da perseguire. Inoltre, allo scopo di identificare un quadro di informazione statistica condiviso quale strumento di monitoraggio e valutazione dei progressi verso gli obiettivi dell’Agenda, è stato costituito l’Inter Agency Expert Group on SDGs (IAEG-SDGs), che a marzo del 2016 ha proposto una prima lista di 241 indicatori.

L’Istat è stato chiamato dalla Commissione statistica delle Nazioni Unite a svolgere un ruolo attivo di coordinamento nazionale nella produzione degli indicatori per la misurazione dello sviluppo sostenibile e il monitoraggio dei suoi obiettivi.

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Obiettivo 1: Porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo (target e indicatori Istat)

Ci sono 800 milioni di poveri nel mondo. In Italia 4,6 milioni di persone vivono in condizioni di povertà assoluta. Di questi più di un milione sono minori.

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Obiettivo 2: Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile (target e indicatori Istat)

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Obiettivo 3: Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età (target e indicatori Istat)

La salute è segnata da profonde differenze territoriali: in Africa la speranza di vita alla nascita è di 60 anni contro i 76.8 anni dell’Europa (WHO, 2015). In Italia, a fronte di un valore nazionale di 82.3 anni (Istat, 2015), nella Provincia Autonoma di Trento si vive quasi tre anni in più che in Campania.

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Obiettivo 4: Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti (target e indicatori Istat)

Nel mondo 57 milioni di bambini non hanno accesso all’istruzione primaria. In Italia il 15% dei giovani abbandona precocemente gli studi.

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Obiettivo 5: Raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze (target e indicatori Istat)

Nel mondo una donna su tre ha subito una qualche forma di violenza. In Italia, nei primi 11 mesi del 2016, 116 donne sono state uccise dal partner o dall’ex partner.

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Obiettivo 6: Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie (target e indicatori Istat)

Il 40% della popolazione mondiale soffre di scarsità d’acqua. L’Italia è il terzo importatore netto, dopo Giappone e Messico, di acqua virtuale (“incorporata” nei beni) da noi.

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Obiettivo 7: Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni (target e indicatori Istat)

Nel mondo ci sono oltre un miliardo di persone senza energia elettrica e quasi tre miliardi senza energia pulita per cucinare. L’Italia è avviata a non raggiungere gli obiettivi 2030 per le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica.

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Obiettivo 8: Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti (target e indicatori Istat)

Ci sono 200 milioni di disoccupati nel mondo, di cui 75 milioni sono giovani. In Italia il tasso di disoccupazione giovanile è di poco inferiore al 40% e oltre due milioni di giovani (uno su cinque) non studiano e non lavorano.

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Obiettivo 9: Costruire un’infrastruttura resiliente e promuovere l’innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile (target e indicatori Istat)

Le infrastrutture digitali e l’Industria 4.0 sono pilastri attraverso i quali accelerare la transizione a modelli produttivi più avanzati e sostenibili. L’Italia è 45esima nelle classifiche internazionali e, nonostante il 70% delle scuole sia connessa in rete, la qualità della connessione è inadatta alla didattica digitale.

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Obiettivo 10: Ridurre l’ineguaglianza all’interno di e fra le nazioni (target e indicatori Istat)

Il 10% più ricco della popolazione nell’area OCSE ha un reddito medio disponibile 9½ volte quello del 10% più povero, mentre in Italia il divario – in forte crescita con la crisi – è pari a 11 volte. A livello mondiale le disparità di reddito e di ricchezza sono più ampie e si associano a forti disuguaglianze nell’accesso a servizi fondamentali di qualità e alla guida e indirizzo delle imprese.

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Obiettivo 11: Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili (target e indicatori Istat)

Il 30% della popolazione urbana mondiale vive negli slum. Nelle città italiane il 10,4% della popolazione è in condizioni di disagio abitativo.

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Obiettivo 12: Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo (target e indicatori Istat)

Almeno il 50% dei consumatori su scala mondiale è disposto a pagare di più per prodotti e servizi di aziende responsabili. In Italia la produzione di rifiuti urbani ammonta a 30 milioni di tonnellate all’anno, con un riciclo del 45% a fronte di un obiettivo di legge del 65%.

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Obiettivo 13: Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico (target e indicatori Istat)

Dal 1990 le emissioni globali di anidride carbonica sono aumentate del 50% circa: con l’attuale andamento si prevede che, entro la fine del secolo, la temperatura globale aumenterà di 3°C, con effetti disastrosi sugli equilibri ambientali e sociali. In Italia, dal 2014 al 2015 si è riscontrato un aumento del 3% delle emissioni.

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Obiettivo 14: Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile (target e indicatori Istat)

Tutte le grandi aree di pesca mondiali soffrono di overfishing, la produzione mondiale del pescato nel 2014 è stata di 93.4 milioni di tonnellate, in Italia il pescato è passato da 611.512 tonnellate del 1005 a 313.818 tonnellate del 2013.

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Obiettivo 15: Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre (target e indicatori Istat)

Nel mondo ci sono 23.928 specie minacciate di estinzione su 82.954. In italia, sulle 672 specie di vertebrati valutate, 161 sono a rischio di estinzione.

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Obiettivo 16: Promuovere società pacifiche e inclusive per uno sviluppo sostenibile (target e indicatori Istat)

Nell’area OCSE un procedimento nei tre gradi di giudizio si chiude in 788 giorni, in Italia in quasi 8 anni. In Italia, grazie alla legge sulla parità di genere nei consigli di amministrazione delle società quotate, si abbassa l’età media dei partecipanti ai board e aumenta il livello medio di istruzione.

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Obiettivo 17: Rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile (target e indicatori Istat).

Nel 2015 l’Aiuto Pubblico allo Sviluppo di tutti i paesi donatori è stato di USD 132 miliardi, pari allo 0,30 del PIL. L’Italia ha destinato all’APS USD 3,8 miliardi, lo 0,21% del PIL.

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“(…) L’Italia, com’è emerso dal rapporto presentato dal portavoce di ASviS, Enrico GIOVANNINI ha ottenuto tra il 2016 e il 2017, qualche BUON PROGRESSO IN 9 DELLE 17 AREE DI INTERVENTO previste dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Ovvero: salute, parità di genere, condizioni economiche e occupazionali, innovazione, modelli sostenibili di produzione e consumo, sviluppo delle città, disuguaglianze, qualità della governance, pace, giustizia e istituzioni solide e, infine, cooperazione internazionale. IN DUE CAMPI, EDUCAZIONE E LOTTA AL CAMBIAMENTO CLIMATICO, SIAMO RIMASTI FERMI. PEGGIORATI nei capitoli riguardanti POVERTÀ, ALIMENTAZIONE e AGRICOLTURA SOSTENIBILI, ACQUA E STRUTTURE IGIENICO-SANITARIE, SISTEMA ENERGETICO, CONDIZIONE DEI MARI ED ECOSISTEMI TERRESTRI. (…)”(Ferruccio De Bortoli, il Corriere della Sera, 6/10/2019)

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COME SALVARE IL PIANETA

di António Guterres, da “la Repubblica” del 6/10/2019 Continua a leggere