LA CITTA’ DOVE VIVERE NEL PRESENTE E FUTURO? A media-alta dimensione abitativa, con qualità elevata di servizi, innovativa, con buone scuole e centri di ricerca, che integra serenamente gli immigrati. Il FESTIVAL DELL’ECONOMIA DI TRENTO 2016 parla delle caratteristiche dei “LUOGHI DELLA CRESCITA”

Il FESTIVAL DELL’ECONOMIA DI TRENTO torna con la sua undicesima edizione dal nome “I LUOGHI DELLA CRESCITA”: l’appuntamento è dal 2 al 5 Giugno 2016. “LA GEOGRAFIA ECONOMICA DEL MONDO SEGNALA UNA CRESCENTE CONCENTRAZIONE DELLA CRESCITA ECONOMICA IN RELATIVAMENTE POCHE GRANDI CITTÀ in grado di attrarre capitale umano e di stimolare l’innovazione. La gerarchia economica non solo dei paesi, ma anche delle città è profondamente cambiata ed è in continua evoluzione. Ci sono molte ‘new entry’ e molte retrocessioni nelle gerarchie urbane del mondo” spiega TITO BOERI, Direttore Scientifico del Festival dell’Economia di Trento: da questa riflessione nasce l’undicesima edizione della manifestazione che proporrà un serrato confronto tra economisti, personalità politiche e istituzionali, ricercatori e giornalisti provenienti da ogni parte del mondo, che indagheranno appunto su “I luoghi della crescita”
Il FESTIVAL DELL’ECONOMIA DI TRENTO torna con la sua undicesima edizione dal nome “I LUOGHI DELLA CRESCITA”: l’appuntamento è dal 2 al 5 Giugno 2016. “LA GEOGRAFIA ECONOMICA DEL MONDO SEGNALA UNA CRESCENTE CONCENTRAZIONE DELLA CRESCITA ECONOMICA IN RELATIVAMENTE POCHE GRANDI CITTÀ in grado di attrarre capitale umano e di stimolare l’innovazione. La gerarchia economica non solo dei paesi, ma anche delle città è profondamente cambiata ed è in continua evoluzione. Ci sono molte ‘new entry’ e molte retrocessioni nelle gerarchie urbane del mondo” spiega TITO BOERI, Direttore Scientifico del Festival dell’Economia di Trento: da questa riflessione nasce l’undicesima edizione della manifestazione che proporrà un serrato confronto tra economisti, personalità politiche e istituzionali, ricercatori e giornalisti provenienti da ogni parte del mondo, che indagheranno appunto su “I luoghi della crescita”

   Dal 2 al 5 giugno a Trento si terrà il prestigioso e consueto (questo e l’undicesimo anno) “Festival dell’economia”. I temi principali di quest’anno saranno i “LUOGHI DELLA CRESCITA”, e le tematiche riguarderanno anche i migranti e i rifugiati.

i luoghi della crescita

   Il concetto di “luoghi della crescita” è in questo periodo (di economia mondiale in stallo) intrigante, interessante. Perché mette assieme paradigmi economici classici con la “geografia dei luoghi”, cioè dove si realizza (o si possono realizzare) nuove forme di “economia del benessere”, di lavoro, ricchezza per più persone possibili.

   Nel festival economico trentino si parte dall’analisi dell’evoluzione demografica ed economica dei centri urbani negli ultimi decenni. È stata registrata la tendenza verso la concentrazione delle realtà economiche in pochi grandi centri sia a livello nazionale che a livello globale. E’ da dire che l’urbanizzazione, la concentrazione di tante persone in un unico luogo, non è di per sé condizione perché ci sia crescita economica (basta pensare alle megalopoli di povertà e miseria del sud del mondo). Però l’analisi economica dimostra che la ricchezza passa per forme di concentrazione urbana…ed è così da capire quali siano i meccanismi che richiamano capitale umano e talenti e che favoriscono la crescita delle attività produttive in questi nuovi grandi centri.

SINKHOLES si chiamano i risucchi al centro della terra. FIRENZE, voragine di 200 metri su LUNGARNO TORRIGIANI, in due momenti successivi (la notte e la mattina del 25 maggio scorso). Il sindaco: «Errore umano, chi ha sbagliato pagherà». A provocare il cedimento, la rottura di un grosso tubo dell’acqua - SOTTOSUOLO COLABRODO E POCA MANUTENZIONE: L’ITALIA CHE OGNI GIORNO SPROFONDA UN PO’ DI PIÙ. Le reti idriche perdono un terzo dell’acqua e per rattopparle i comuni spendono un decimo rispetto a quanto si fa nel resto d’Europa: ecco perché, in un Paese a rischio frane, anche le città si sgretolano
SINKHOLES si chiamano i risucchi al centro della terra. FIRENZE, voragine di 200 metri su LUNGARNO TORRIGIANI, in due momenti successivi (la notte e la mattina del 25 maggio scorso). Il sindaco: «Errore umano, chi ha sbagliato pagherà». A provocare il cedimento, la rottura di un grosso tubo dell’acqua – SOTTOSUOLO COLABRODO E POCA MANUTENZIONE: L’ITALIA CHE OGNI GIORNO SPROFONDA UN PO’ DI PIÙ. Le reti idriche perdono un terzo dell’acqua e per rattopparle i comuni spendono un decimo rispetto a quanto si fa nel resto d’Europa: ecco perché, in un Paese a rischio frane, anche le città si sgretolano

   Ma sono centri urbani particolari: si tratta di poche grandi città innovative, con università all’avanguardia, centri di ricerca…. Cioè città in grado di attrarre capitale umano e di stimolare l’innovazione. Ed è qui, secondo le stime iniziali proposte a Trento, che il reddito pro capite dei cittadini è elevato, più alto rispetto a qualsiasi centro urbano, anche storicamente blasonato, di fama.

   E nel festival non si ignora la grande questione della nostra epoca, che inciderà sulla vita nostra e di tutto il pianeta: cioè dei “migranti”, sulla loro integrazione. Ad esempio il 3 giugno interverrà Christian Dustmann, direttore del Centro inglese per la ricerca e l’analisi delle migrazioni, nonché professore di economia all’università College di Londra. E il suo approfondimento verterà sulla tematica dei “rifugiati” e sull’analizzare il possibile contributo positivo dei migranti nell’ambito di un’Unione Europea in declino (demografico, economico, culturale…). Proponendo concretamente modalità di gestione delle varie problematiche riguardo l’accoglimento, la protezione e le politiche d’integrazione.

La diffusione della FIBBRA OTTICA nella CITTA’ DIFFUSA: adeguate reti infrastrutturali possono aiutare i contatti tra individui anche nell’ambito della dispersione urbana della città diffusa
La diffusione della FIBBRA OTTICA nella CITTA’ DIFFUSA: adeguate reti infrastrutturali possono aiutare i contatti tra individui anche nell’ambito della dispersione urbana della città diffusa

   L’altro tema importante del Festival sarà il discorso sulle PERIFERIE, sul maggior investimento da farsi (e in che modo) per superare problemi di degrado e difficoltà sociali che esse hanno, in quanto zone maggiormente fragili e dove l’integrazione tra persone si rivela più difficoltosa.

PORTO MARGHERA E I FANGHI TOSSICI SEPOLTI - LA CURA DI RENZO PIANO PER MARGHERA (vedi la cartina qui sopra) – “ (….) RISANARE L’IMMENSA AREA INDUSTRIALE VENEZIANA E IL SUO QUARTIERE NON SARÀ SEMPLICE, non sarà economico, non sarà rapido. Basti un dato: NEI CIRCA DUEMILA ETTARI DI PORTO MARGHERA, dicono i rapporti, SAREBBERO STATI INTERRATI «SETTE MILIONI E MEZZO DI METRI CUBI DI FANGHI TOSSICI E NOCIVI» DI CUI UN MILIONE E MEZZO «MOLTO PERICOLOSI». «Va introdotta la dimensione della pazienza», sospira Renzo Piano (…),«Va accettata l’idea che ci vorranno decenni o secoli per recuperare certi luoghi stuprati dall’inquinamento. Non accetto, però, l’idea che non ci sia “più niente da fare”. Che esistano posti irrimediabilmente perduti. Ci vuole tempo. Pazienza. Ma se non cominciamo…». (….)”.(Gianantonio Stella, da “il Corriere della Sera” del 30/5/2016)
PORTO MARGHERA E I FANGHI TOSSICI SEPOLTI – LA CURA DI RENZO PIANO PER MARGHERA (vedi la cartina qui sopra) – “ (….) RISANARE L’IMMENSA AREA INDUSTRIALE VENEZIANA E IL SUO QUARTIERE NON SARÀ SEMPLICE, non sarà economico, non sarà rapido. Basti un dato: NEI CIRCA DUEMILA ETTARI DI PORTO MARGHERA, dicono i rapporti, SAREBBERO STATI INTERRATI «SETTE MILIONI E MEZZO DI METRI CUBI DI FANGHI TOSSICI E NOCIVI» DI CUI UN MILIONE E MEZZO «MOLTO PERICOLOSI». «Va introdotta la dimensione della pazienza», sospira Renzo Piano (…),«Va accettata l’idea che ci vorranno decenni o secoli per recuperare certi luoghi stuprati dall’inquinamento. Non accetto, però, l’idea che non ci sia “più niente da fare”. Che esistano posti irrimediabilmente perduti. Ci vuole tempo. Pazienza. Ma se non cominciamo…». (….)”.(Gianantonio Stella, da “il Corriere della Sera” del 30/5/2016)

   Vien da aggiungere, nell’individuare “geografie dei luoghi” da innovare, da far sì che possano misurarsi con le nuove necessità della contemporaneità, le tante nostre realtà urbane frammentate in paesi e paesini; in sempre uguali periferie abitative che si snodano (nell’ “abitare”) lungo le strade… il frutto di un’urbanistica mediocre e scellerata cui ora dobbiamo fare i conti…Ci si deve anche qui adeguare e cercare il meglio possibile per le nostre CITTA’ DIFFUSE. Perché esse possano migliorare (e diventare VERE CITTA’).

   Se si riuscirà ad esempio ad adeguare le reti infrastrutturali, le strade (non le autostrade di attraversamento a cui sempre si pensa…ma le circonvallazioni, i percorsi ciclo-pedonali….), e in particolare quelle informative, di scambio di idee e conoscenze (come la banda larga, cioè la fibbra ottica, i servizi informatici…cioè reti di comunicazione virtuali) che possano permettere contatti tra individui anche nell’ambito della nostra città diffusa.

RENZO PIANO A MARGHERA - "Difendo le periferie anche perché sono la città del futuro, che noi abbiamo creato e lasceremo in eredità ai figli. Dobbiamo rimediare allo scempio fatto e ricordarci che il 90 per cento della popolazione urbana vive nelle zone marginali"
RENZO PIANO A MARGHERA – “Difendo le periferie anche perché sono la città del futuro, che noi abbiamo creato e lasceremo in eredità ai figli. Dobbiamo rimediare allo scempio fatto e ricordarci che il 90 per cento della popolazione urbana vive nelle zone marginali”

   Importante diventa allora LA GEOGRAFIA, una nuova visione degli spazi naturali, umani, dei servizi e delle tutele; l’individuazione delle CARATTERISTICHE (storiche, morfologiche, di possibilità innovative di migliorìa dei servizi… ) DELLO SPAZIO…Insomma come possano avverarsi processi di NUOVE AGGLOMERAZIONI che non snaturino un luogo ma che anche riescano a cambiarlo, per un nuovo presente e futuro in grado di offrire opportunità e prosperità adesso e alle future generazioni. (s.m.)

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FESTIVAL DELL’ECONOMIA DI TRENTO 2016: I LUOGHI DELLA CRESCITA

– la PRESENTAZIONE di TITO BOERI, direttore scientifico del Festival-

   La prima cosa che ho provato tanti anni fa quando mi sono imbattuto nelle CITTÀ INVISIBILI di ITALO CALVINO è un grande senso di ammirazione. Marco Polo-Calvino era riuscito non solo ad immaginare, ma anche a costruire fino ai più piccoli dettagli e a popolare nella sua narrativa ben 55 città. Da allora i pianificatori cinesi ne hanno costruite dieci volte tante di città dal nulla, ma senza in molti casi riuscire a popolarle. Sono città visibili, ma fantasma. LA CRESCITA ECONOMICA SI ASSOCIA QUASI SEMPRE A FORTI PROCESSI DI URBANIZZAZIONE, MA L’URBANIZZAZIONE NON È DI PER SÉ CONDIZIONE PERCHÉ CI SIA CRESCITA ECONOMICA, come ci ricordano molte megalopoli del sottosviluppo.

   Per molti anni si è pensato che la rivoluzione di Internet avrebbe ucciso le distanze riducendo i vantaggi dell’agglomerazione a pochi chilometri di distanza di molte attività produttive. In verità, le tecnologie dell’informazione hanno creato nuovi vantaggi localizzativi in prossimità di produttori consolidati. Il mondo non si è appiattito neanche con la globalizzazione.

   Per la gioia dei ciclisti, degli sciatori e degli arrampicatori, ci sono molte salite e discese su cui cimentarsi. Il mondo economico è ancor meno piatto di quanto documentato delle mappe altimetriche dei rilievi alpini. Vero che le nuove tecnologie della comunicazione hanno ridotto grandemente le distanze negli scambi di informazioni e nelle interazioni di mercato.

   Ma LA GEOGRAFIA ECONOMICA DEL MONDO SEGNALA UNA CRESCENTE CONCENTRAZIONE DELLA CRESCITA ECONOMICA IN RELATIVAMENTE POCHE GRANDI CITTÀ in grado di attrarre capitale umano e di stimolare l’innovazione. Le mappe del reddito pro capite rivelano dei picchi molto acuti, spesso localizzati nei luoghi che ospitano i centri di ricerca e le università di eccellenza. Continua a leggere

STRADE, SEMPRE PIU’ STRADE: I MONOPOLI DEI TRASPORTI stanno diventando “poteri forti” con gli accorpamenti tra grandi gruppi e reti viarie – LA PIANIFICAZIONE CHE NON SI FA E NON SI REALIZZA: la necessità di andare verso una diversa mobilità – Una nuova politica dei trasporti e delle infrastrutture

L’AVANZATA DEL GRUPPO SPAGNOLO ALBERTIS -11/5/2016, da http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/ Non si ferma l'avanzata in Italia degli spagnoli di Abertis, che dopo aver acquisito nel marzo 2015 le torri di trasmissione di Wind (693 milioni di euro), conquistano un altro importante asset infrastrutturale del nostro Paese: LA QUOTA DI MAGGIORANZA DELLA A4 HOLDING, CHE CONTROLLA LA “SERENISSIMA” BRESCIA-PADOVA, TERZA STRADA A PEDAGGIO PER VOLUME DI TRAFFICO, E LA A31 VALDASTICO. L'accordo per il 51% di A4 Holding, al prezzo di 594 milioni, è stato raggiunto, con la consulenza di Mediobanca, con Banca Intesa, Astaldi e la famiglia Tabacchi. IL GRUPPO IBERICO, LEADER INTERNAZIONALE CON PIÙ DI 8.500 KM DI AUTOSTRADE IN GESTIONE, RAGGIUNGE QUINDI L'OBIETTIVO: ENTRARE NEL SETTORE IN ITALIA, dopo il fallito tentativo della fusione con Autostrade nel 2006 (foto Valdastico tratta dal sito www.mountcity.it)
L’AVANZATA DEL GRUPPO SPAGNOLO ALBERTIS -11/5/2016, da http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/
Non si ferma l’avanzata in Italia degli spagnoli di Abertis, che dopo aver acquisito nel marzo 2015 le torri di trasmissione di Wind (693 milioni di euro), conquistano un altro importante asset infrastrutturale del nostro Paese: LA QUOTA DI MAGGIORANZA DELLA A4 HOLDING, CHE CONTROLLA LA “SERENISSIMA” BRESCIA-PADOVA, TERZA STRADA A PEDAGGIO PER VOLUME DI TRAFFICO, E LA A31 VALDASTICO. L’accordo per il 51% di A4 Holding, al prezzo di 594 milioni, è stato raggiunto, con la consulenza di Mediobanca, con Banca Intesa, Astaldi e la famiglia Tabacchi. IL GRUPPO IBERICO, LEADER INTERNAZIONALE CON PIÙ DI 8.500 KM DI AUTOSTRADE IN GESTIONE, RAGGIUNGE QUINDI L’OBIETTIVO: ENTRARE NEL SETTORE IN ITALIA, dopo il fallito tentativo della fusione con Autostrade nel 2006 (foto Valdastico tratta dal sito http://www.mountcity.it)

   Un termine molto “ecologico” che sta a significare la necessità di cambiamento è “RESILIENZA”, che noi qui veniamo ad utilizzare parlando di fenomeni (a volte negativi) che stanno ora accadendo nelle trasformazioni della mobilità, del traffico in cui siamo immersi più o meno tutti; con la costruzione di (nuove) infrastrutture che spesso sono insufficienti a migliorare veramente la mobilità. Che portano quasi sempre inquinamento (anziché ridurlo), e spreco di territorio ora sempre più prezioso. E per la loro realizzazione costano anche molto alle casse pubbliche (cioè a noi tutti).

“RISPARMIARE” MOBILITÀ MOTORIZZATA non propone di perseguire un’IMPROBABILE ESCLUSIONE DELL’AUTO dal sistema, ma di MIGLIORARNE RADICALMENTE LE PRESTAZIONI AMBIENTALI, di “ADATTARNE” saggiamente GLI USI IN COMBINAZIONE CON LE ALTRE MODALITÀ DI TRASPORTO e, insieme, di PERSEGUIRE POLITICHE DI RIORGANIZZAZIONE DEGLI SPAZI URBANI intese a ottenere molteplici vantaggi dal punto di vista del benessere degli abitanti, tra cui quello di rendere meno necessario il possesso e l’uso sistematico dell’automobile”. (MARIA ROSA VITTADINI, da QUALENERGIA (dal sito www.muoversincitta.it/ del 7/1/2016)(l'immagine è tratta da: intermodalità-treno-bici da www.comune.torino.it)
“RISPARMIARE” MOBILITÀ MOTORIZZATA non propone di perseguire un’IMPROBABILE ESCLUSIONE DELL’AUTO dal sistema, ma di MIGLIORARNE RADICALMENTE LE PRESTAZIONI AMBIENTALI, di “ADATTARNE” saggiamente GLI USI IN COMBINAZIONE CON LE ALTRE MODALITÀ DI TRASPORTO e, insieme, di PERSEGUIRE POLITICHE DI RIORGANIZZAZIONE DEGLI SPAZI URBANI intese a ottenere molteplici vantaggi dal punto di vista del benessere degli abitanti, tra cui quello di rendere meno necessario il possesso e l’uso sistematico dell’automobile”. (MARIA ROSA VITTADINI, da QUALENERGIA (dal sito http://www.muoversincitta.it/ del 7/1/2016)(l’immagine è tratta da: intermodalità-treno-bici da http://www.comune.torino.it)

   La RESILIENZA è un termine con il quale si intende la capacità della comunità di configurarsi in modo nuovo, diverso, a seguito di shock esterni, e soprattutto di risorse che sono state finora considerate infinite. Pertanto resilienza intesa come “capacità di reagire” della comunità, di cambiare, senza collassare su se stessa, senza soccombere.

   Il cambio di PARADIGMA (altra parola importante) sulla MOBILITÀ ora è un tema forse trascurato dai tanti eventi di emergenza di quest’epoca, del nostro presente, ma che invece è prioritario ed essenziale: e si stanno facendo scelte che non sempre sono virtuose.

L'AUTOSTRADA VALDASTICO (A31), 89 km con un traffico giornaliero medio di 12mila veicoli, è suddivisa nelle tratte VICENZA-PIOVENE ROCCHETTE (36 Km) e VICENZA-BADIA POLESINE (53 Km). L'accordo CON IL GRUPPO SPAGNOLO ALBERTIS prevede la realizzazione del TRATTO NORD finora sempre avversato dalla Provincia di Trento. ALBERTIS vuole realizzare la VALDASTICO NORD, che implica la costruzione di una nuova autostrada che completerà la connessione della tratta già esistente con la A22 del Brennero. In questo modo la A31 diventerebbe il percorso più breve e rapido tra l'Europa centrale e quella orientale, garantendo una forte attrattività di traffico. Il progetto dovrà avere l'ok da parte del CIPE. La definizione del tracciato è nella fase finale di negoziazione tra la Provincia di Trento, la Regione Veneto e il Governo. Oltre all’avversione della Provincia di Trento, la Valdastico Nord vede l’avversione dei gruppi trentini e vicentini per l’alto impatto ambientale (vedi l’ultimo articolo contenuto in questo post)
L’AUTOSTRADA VALDASTICO (A31), 89 km con un traffico giornaliero medio di 12mila veicoli, è suddivisa nelle tratte VICENZA-PIOVENE ROCCHETTE (36 Km) e VICENZA-BADIA POLESINE (53 Km). L’accordo CON IL GRUPPO SPAGNOLO ALBERTIS prevede la realizzazione del TRATTO NORD finora sempre avversato dalla Provincia di Trento. ALBERTIS vuole realizzare la VALDASTICO NORD, che implica la costruzione di una nuova autostrada che completerà la connessione della tratta già esistente con la A22 del Brennero. In questo modo la A31 diventerebbe il percorso più breve e rapido tra l’Europa centrale e quella orientale, garantendo una forte attrattività di traffico. Il progetto dovrà avere l’ok da parte del CIPE. La definizione del tracciato è nella fase finale di negoziazione tra la Provincia di Trento, la Regione Veneto e il Governo. Oltre all’avversione della Provincia di Trento, la Valdastico Nord vede l’avversione dei gruppi trentini e vicentini per l’alto impatto ambientale (vedi l’ultimo articolo contenuto in questo post)

   Parlando di OPERE VIARIE (strade, autostrade, ferrovie, metropolitane, piste ciclabili…) il termine “PIANIFICAZIONE” non ha mai attecchito; la pianificazione non è mai esistita (o non si è data ad essa concretezza). Questo lo si è visto, e lo si vede ancora, con la politica dei trasporti e delle infrastrutture, che ha sempre dimostrato di essere slegata e dissociata da ogni politica di programmazione dell’uso del territorio e dell’espansione dal secondo dopoguerra delle città ed aree metropolitane. Trattiamo la cosa qui con un articolo di grande interesse di Maria Rosa Vittadini, urbanista, trasportista, progettista e grande esperta di piani di traffico e di viabilità (è anche stata docente molto conosciuta e apprezzata allo IUAV di Venezia).

   E in questo post vi proponiamo anche un articolo di un altro importante urbanista, esperto in tematiche dei trasporti e della viabilità, Marco Ponti: che ci fa notare che in questi mesi c’è una tendenza a fare o proporre accorpamenti di grandi holding, società di servizi, che si occupano di traffico e trasporti (automobilistico, ferroviario, di passeggeri, di merci…). E che questa cosa non necessariamente avviene per creare “economie di scala” più efficienti. Nel senso che spesso sono manovre di potere, gruppi contro altri gruppi (tutti quasi sempre nati da una loro posizione iniziale monopolistica), dove singoli amministratori delegati, manager, stanno acquisendo un potere smisurato, e controllano parte della nostra quotidianità, ci inducono a scelte in un modo o nell’atro: nella gestione della nostra mobilità quotidiana, senza peraltro avere alcun “mandato pubblico”, democratico (non sono eletti da nessuno, ma nominati). Diremmo noi, aggiungeremo, che questi accorpamenti di grandi società viarie, rischiano di creare fenomeni “sudamericani” di centri di potere ben più importanti della “politica” fatta di elezioni democratiche.

Montecchio Maggiore - La SUPERSTRADA PEDEMONTANA VENETA sfonda un altro muro. Il 13 marzo scorso, nella VALLATA DELL’AGNO, nella zona tra Montecchio Maggiore, Trissino e Castelgomberto, è stato fatto saltare l’ultimo diaframma di roccia ed è stato COMPLETATO LO SCAVO DELLA GALLERIA DI SANT’URBANO, lunga 1.531 metri, aperta ora da un lato all’altro con l’utilizzo di 280mila chili di esplosivo…. (da “il Gazzettino” del 14/3/2016)
Montecchio Maggiore – La SUPERSTRADA PEDEMONTANA VENETA sfonda un altro muro. Il 13 marzo scorso, nella VALLATA DELL’AGNO, nella zona tra Montecchio Maggiore, Trissino e Castelgomberto, è stato fatto saltare l’ultimo diaframma di roccia ed è stato COMPLETATO LO SCAVO DELLA GALLERIA DI SANT’URBANO, lunga 1.531 metri, aperta ora da un lato all’altro con l’utilizzo di 280mila chili di esplosivo…. (da “il Gazzettino” del 14/3/2016)

   Ma tornando alle infrastrutture della mobilità, ai trasporti e al tema della PIANIFICAZIONE, bisogna forse dire che la pianificazione a volte c’è stata, ma è stata annullata, superata, da leggi che la rendevano vana, inutile. Per esempio il 2001 è l’anno della promulgazione della cosiddetta “Legge Obiettivo” che doveva creare canali veloci e privilegiati alle opere viarie infrastrutturali che “entravano” (venivano decise) in questa Legge (col tempo ne è sorta una lunga lista, eccessiva, di grandi opere infrastrutturali da realizzare). La Legge Obiettivo ha indotto anche a un salto di qualità nel programmare infrastrutture “indifferenti” al territorio, perché ha invertito ogni logica decisionale: non più integrazione, non più infrastrutture che si connettono alle realtà locali, regionali, ma quel che decide e che conta è la decisione di realizzare e localizzare una grande opera decisa in sede CIPE (che è il “Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica”, organo decisorio del Governo composto dai ministri competenti per una data materia, in questo caso le nuove infrastrutture da realizzare). La decisione del Cipe nel localizzare la costruzione di una nuova superstrada, ad esempio, costituisce “variante” al Piano Regolatore vigente (cioè è in grado di superare ogni vincolo e ogni programmazione già decisa dai Comuni). Come dire che è il territorio che si deve adattare all’infrastruttura (tutte queste considerazioni le troverete puntualmente descritte nell’articolo di Anna Donati, all’interno di questo post. Anna Donati è un’esperta trasportista, che qui traccia il punto del rapporto della pianificazione sulle opere viarie programmate, realizzate o in fase di realizzazione in questi ultimi decenni; e dell’incapacità di portare a buon fine un piano virtuoso di programmazione fra problemi di traffico, inquinamento ambientale ed esigenze alla mobilità dei cittadini)

   E le autostrade (o superstrade che sono spesso la stessa cosa) programmate, in fase di realizzazione (come la superstrada Pedemontana Veneta -SPV- alla quale dedichiamo un articolo, o sempre nel Nordest l’autostrada Valdastico Nord) non hanno nulla a che vedere con i territori che attraversano. Col fatto ad esempio che la richiesta predominante locale sarebbe di una viabilità che aiuti il traffico locale; che è questo che necessitano i sempre maggiori pendolari (nato, il pendolarismo quotidiano, dall’espansione abitativa diffusa, a macchia d’olio, con tragitti quotidiani da casa al lavoro). Oppure dalla necessità di far correre velocemente le merci, come le scorte di magazzino dei centri commerciali e le materie prime o in lavorazione dei laboratori artigianali: si parla per questo del “just in time”, l’inesistenza del tradizionale magazzino di scorte di prodotti, e dove ormai le nostre strade ed autostrade sono il vero magazzino delle imprese di produzione, distribuzione e commercializzazione. Pertanto opere stradali che si stanno costruendo (la SPV) o si vogliono fare (la Valdastico nord) avulse dalle nuove esigenze.

DA PIOVENE ROCCHETTO A BESENELLO il tratto progettato della VALDASTICO NORD
DA PIOVENE ROCCHETTO A BESENELLO il tratto progettato della VALDASTICO NORD

   Cercare di ridurre l’uso dell’auto non vuol dire escludere questo mezzo di trasporto (che sarà sempre crediamo prioritario), ma significa migliorarne radicalmente le prestazioni ambientali, e in particolare adattare le auto, questo tipo di mobilità, a combinazioni con altre modalità di trasporto e, insieme, perseguendo politiche di riorganizzazione degli spazi urbani (il traffico, i mezzi di trasporto, sono fondamentali nel caratterizzare le nostre città, la città diffusa…), ottenendo molteplici vantaggi dal punto di vista del benessere degli abitanti (tra cui quello di rendere meno necessario l’uso sistematico dell’automobile).

   Pertanto, negli articoli che qui vi proponiamo, vogliamo significare la necessità di un raccordo tra pianificazione dei trasporti e rigenerazione urbana, Ma anche di una partecipazione attiva degli abitanti. Onde superare i guasti degli innumerevoli casi di mancata pianificazione (il caso emblematico di cui dicevamo prima, in Veneto, della costruenda Superstrada Pedemontana Veneta, di 95 chilometri, che doveva essere una variante all’attuale Statale Schiavonesca Marosticana con delle difficoltà di scorrimento; creando un continuum di circonvallazioni trai vari comuni della pedemontana vicentina e trevigiana, ed è diventata la SPV invece una vera e propria autostrada non al servizio dei territori come pianificato all’origine, ma servitù di quelli stessi territori per il traffico di attraversamento internazionale).

   Così che la mancata integrazione tra politiche territoriali ed urbane nella strategia per le infrastrutture, ha favorito la programmazione di investimenti “indifferenti” al territorio e fuori da ogni “sostenibilità” (ambientale, funzionale, economica nei costi di costruzione e poi nella futura gestione). Opere nate per “altre necessità” rispetto al fine originario, per il business: non vi è solo il consumo di suolo connesso alla realizzazione diretta di infrastrutture ma devono essere anche valutati gli effetti indotti a scopi insediativi di centri commerciali e altre cose simili a ridosso di svincoli, e poi le opere connesse, capannoni sorti con tabelle di pubblicità lungo la nuova strada, le tangenziali, le bretelle, le stazioni di servizio (autogrill…), che rendono accessibili spazi che precedentemente non lo erano.

   Tutto questo richiede maggiore attenzione da parte di noi tutti. Su quel che sta accadendo. (s.m.)

…………………….

PICCOLI (E GRANDI) MONOPOLI CRESCONO

di Marco Ponti, da LA VOCE.INFO del 20/5/2016

(http://www.lavoce.info/)

– Nel settore delle infrastrutture dei trasporti sembra andare di moda l’accorpamento. Fino a proporne anche di bizzarri, sempre sulla base delle possibili economie di scala. Ma c’è un altro criterio da prendere in considerazione: la dimensione minima. Campioni nazionali e autorità di regolazione – Continua a leggere

A NEW YORK il 22 aprile 170 PAESI HANNO FIRMATO L’ACCORDO SUL CLIMA (voluto a Parigi a dicembre) – Sarà un impegno concreto per la forte riduzione dei combustibili fossili e l’uso di fonti rinnovabili? – E l’Italia continua a inquinare torrenti con il petrolio e bocciare la fine delle trivellazioni petrolifere

UNA MARCIA PER IL CLIMA (da www.dire.it )
UNA MARCIA PER IL CLIMA (da http://www.dire.it )

   A New York lo scorso 22 aprile, all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite al Palazzo di Vetro, i rappresentanti di 175 Paesi hanno partecipato alla cerimonia di firma dell’accordo sul clima, accordo che era stato raggiunto alla Conferenza di Parigi a dicembre. Come obiettivo ci si impone, entro limiti di tempo non ben definiti, di mantenere la soglia per il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2 gradi di crescita rispetto alla media della situazione attuale, con la volontà e l’impegno di arrivare a 1,5 gradi centigradi. Gli impegni per la riduzione delle emissioni saranno soggetti a revisione ogni 5 anni a partire dal 2023. Non ci sono obblighi e non c’è un’autorità sovranazionale in grado di far rispettare i piani annunciati. I target attuali di produzione e consumo energetico di materiali fossili, adottati in maniera volontaria dai governi, non sono certo sufficienti al raggiungimento degli obiettivi dichiarati.

da The POST INTERNAZIOALE (www_tpi_it)
da The POST INTERNAZIOALE (www_tpi_it)

   Pertanto è bene che si è raggiunto l’accordo, è molto meno bene che non ci sono impegni concreti di ciascun Stato, e sanzioni se l’accordo non è rispettato. Purtuttavia il trend attuale, con le energie rinnovabili che stanno crescendo, con una nuova sensibilità anche da parte dei poteri economici (che scoprono pure che si può fare affari anche con un “nuovo mondo energetico”), con il carbone in una fase di difficoltà e con importanti aziende del settore fossile che si sono dichiarate a favore di una tassa sul carbonio (e guardano anche alla riconversione possibile delle loro produzioni), tutto questo fa pensare che ci sia una spinta reale verso la GREEN ECONOMY.

22 APRILE ALL'ONU. Il tavolo della presidenza con la componente francese promotrice a Parigi nel dicembre 2015 della Conferenza sul Clima - (France's Minister of Ecology Segolene Royal (L), France's President Francois Hollande (2nd L), United Nations-Secretary General Ban Ki-moon (2nd R) and Morocco's Princess Lalla Hasna attend the United Nations Opening Ceremony of the High-Level Event for the Signature of the Paris Agreement on April 22, 2016 in New York. / AFP PHOTO / TIMOTHY A. CLARY
22 APRILE ALL’ONU. Il tavolo della presidenza con la componente francese promotrice a Parigi nel dicembre 2015 della Conferenza sul Clima –
(France’s Minister of Ecology Segolene Royal (L), France’s President Francois Hollande (2nd L), United Nations-Secretary General Ban Ki-moon (2nd R) and Morocco’s Princess Lalla Hasna attend the United Nations Opening Ceremony of the High-Level Event for the Signature of the Paris Agreement on April 22, 2016 in New York. / AFP PHOTO / TIMOTHY A. CLARY

   Si è trattato (a New York) di una cerimonia spettacolare, che la struttura organizzativa del l’ONU ha, par di capire, volutamente messo in piedi. Tra l’altro il 22 aprile, nella “Giornata della Terra”. Orchestre, bambini, star del cinema (Leonardo di Caprio su tutti, che ha pronunciato un discorso dove il cuore di tutto è nelle frasi che qui – con la sua foto – vi riportiamo).

“Ora il mondo vi sta guardando, è il momento di agire. Voi siete la grande speranza della Terra, noi vi chiediamo di proteggerla o tutti noi, tutte le creature viventi, saremo storia. Voi sarete applauditi dalle future generazioni o sarete condannati. Potremmo avere onore e disonore: solo noi possiamo salvare o perdere l’ultima speranza del nostro pianeta”. C’era anche lui, LEONARDO DICAPRIO, a NEW YORK all’ASSEMBLEA GENERALE DELLE NAZIONI UNITE al Palazzo di Vetro, dove i rappresentanti di 175 PAESI HANNO SIGLATO L’ACCORDO SUL CLIMA REDATTO A PARIGI LO SCORSO DICEMBRE. Proprio il divo hollywoodiano, con il suo discorso, ha preceduto la firma dell’intesa da parte dei Paesi presenti. (Reuters, da Corriere.it, 22/4/2016)
“Ora il mondo vi sta guardando, è il momento di agire. Voi siete la grande speranza della Terra, noi vi chiediamo di proteggerla o tutti noi, tutte le creature viventi, saremo storia. Voi sarete applauditi dalle future generazioni o sarete condannati. Potremmo avere onore e disonore: solo noi possiamo salvare o perdere l’ultima speranza del nostro pianeta”. C’era anche lui, LEONARDO DICAPRIO, a NEW YORK all’ASSEMBLEA GENERALE DELLE NAZIONI UNITE al Palazzo di Vetro, dove i rappresentanti di 175 PAESI HANNO SIGLATO L’ACCORDO SUL CLIMA REDATTO A PARIGI LO SCORSO DICEMBRE. Proprio il divo hollywoodiano, con il suo discorso, ha preceduto la firma dell’intesa da parte dei Paesi presenti. (Reuters, da Corriere.it, 22/4/2016)

   E questa enfasi mediatica ripresa dai media a livello mondiale non è casuale, ma del tutto voluta e significativa. Per il fatto che siamo ancora in una “fase debole” dell’accordo: la firma di New York non basta, è necessario invogliare il maggior numero possibile di Paesi a dar seguito a quanto promesso a Parigi a dicembre, e prima di tutto ad accelerare il processo di ratifica che ciascuno stato deve fare con i suoi organismi interni di potere (legislativi, esecutivi). Solo dopo la ratifica interna di ciascun Paese l’accordo entra definitivamente in vigore. E per essere valido globalmente, deve essere ufficialmente ratificato da almeno 55 Paesi che rappresentino almeno il 55% delle emissioni mondiali di gas serra (solo così entrerà in vigore).

“(…)Uno dei fattori che sarebbero stati sottovalutati dai rapporti delle Nazioni Unite – convinti che il ghiaccio antartico rimarrà per la gran parte intatto – è un processo noto come hydro fracturing. Esso si verifica quando enormi pozze d’acqua, formatesi per il disgelo estivo, penetrano in profondità nelle crepe delle piattaforme di ghiaccio. Qui tornano a congelarsi, aumentando il volume e allargando le fratture. Tutto ciò aumenta le probabilità del distacco di gigantesche lastre di ghiaccio dal continente. Lastre che poi si sciolgono in mare causando un aumento dei suoi livelli che non era stato previsto. (31/3/2016 da www.rinnovabili.it/ )
“(…)Uno dei fattori che sarebbero stati sottovalutati dai rapporti delle Nazioni Unite – convinti che il ghiaccio antartico rimarrà per la gran parte intatto – è un processo noto come hydro fracturing. Esso si verifica quando enormi pozze d’acqua, formatesi per il disgelo estivo, penetrano in profondità nelle crepe delle piattaforme di ghiaccio. Qui tornano a congelarsi, aumentando il volume e allargando le fratture. Tutto ciò aumenta le probabilità del distacco di gigantesche lastre di ghiaccio dal continente. Lastre che poi si sciolgono in mare causando un aumento dei suoi livelli che non era stato previsto. (31/3/2016 da http://www.rinnovabili.it/ )

   Vien da pensare che l’attuale declino del prezzo del petrolio (che attualmente è sui 45 dollari al barile) poco aiuta l’uscita planetaria dall’utilizzo dei combustibili fossili, e da una sana e seria ricerca concreta di arrivare a sviluppare unicamente energie rinnovabili non inquinanti l’atmosfera.

Il CORMORANO coperto di petrolio è l'angosciante immagine-simbolo dello sversamento il 17 aprile scorso di 50 TONELLATE DI PETROLIO dalle CONDOTTE DELLA RAFFINERIA IPLOM nel RIO FEGINO e da questo nel TORRENTE POLCEVERA, a GENOVA. L'uccello, intriso di petrolio, mostra il pericolo che sta correndo l'intero ecosistema del corso d'acqua e delle zone circostanti (da “la Repubblica” del 19/4/2016)
Il CORMORANO coperto di petrolio è l’angosciante immagine-simbolo dello sversamento il 17 aprile scorso di 50 TONELLATE DI PETROLIO dalle CONDOTTE DELLA RAFFINERIA IPLOM nel RIO FEGINO e da questo nel TORRENTE POLCEVERA, a GENOVA. L’uccello, intriso di petrolio, mostra il pericolo che sta correndo l’intero ecosistema del corso d’acqua e delle zone circostanti (da “la Repubblica” del 19/4/2016)

   Mentre a New York si celebrava l’evento della firma all’accordo sul clima, a Roma era stata indetta una manifestazione per denunciare l’ambivalenza italiana: da una parte impegni ambientalisti del governo, sostenuti (come a New York) con molta enfasi; e dall’altra il governo come sponsor di iniziative petrolifere, di prosecuzione all’utilizzo del petrolio. La protesta romana del 22 aprile, promossa da associazioni di varia estrazione (A Sud Onlus, Arci Nazionale, Avaaz Italia, Legambiente Onlus, Rete Della Conoscenza, Terra! Onlus, Zeroviolenza), e da organizzazioni ambientaliste e studentesche, sottolineavano proprio questa contraddizione italiana tra gli impegni presi a Parigi e firmati all’Onu a New York, e le politiche energetiche nazionali effettivamente concretizzatesi finora.

il palazzo di vetro dell_ONU a New York
il Palazzo di vetro dell’ONU a New York

   In Italia, solo nell’ultimo anno, c’è stato un ‘aumento del 2% delle emissioni di Co2 , di cui il 3% arriva proprio dal settore energetico. L’obiettivo sarebbe, entro la fine dell’attuale legislatura – il 2018 -, quello del raggiungimento del 50% di energie rinnovabili.

Deviazione climatica: questa mappa mostra le città che verranno colpite per prime dal cambiamento climatico inevitabile e in quale hanno comincerà se non viene fatto nulla per stabilizzare le emissioni di biossido di carbonio (da http://ugobardi.blogspot.it/ )
Deviazione climatica: questa mappa mostra le città che verranno colpite per prime dal cambiamento climatico inevitabile e in quale hanno comincerà se non viene fatto nulla per stabilizzare le emissioni di biossido di carbonio (da http://ugobardi.blogspot.it/ )

   Mentre però nel 2011 si era arrivati a installare oltre 10mila MW tra solare, fotovoltaico e eolico, oggi i MW sono scesi a meno di 700. Questo è accaduto come conseguenza dei mancati incentivi erogati alle rinnovabili negli ultimi due anni. Noi non siamo d’accordo sugli incentivi, che vanno a ricadere come costo (sula fiscalità generale, sul bilancio dello Stato) su tutti i cittadini. E anche creano molto spesso un mercato “drogato”, che da solo non si manterebbe mai in piedi. Pertanto bene ha fatto, secondo noi, il Governo a togliere parte di quelli incentivi. Accadeva che panelli fotovoltaici venissero installati su enorme distese di campi, di spazi agricoli tolti all’utilizzo agricolo, alla bellezza del paesaggio, per installare pannelli e per godere in primo luogo degli incentivi statali (questo accadeva in pressoché tutte le regioni: in particolare il fenomeno più rilevante c’è stato in Puglia).

EFFETTO SERRA – Se la quantità di raggi che colpisce la Terra rimangono intrappolati nell’atmosfera in quantità eccessiva, A CAUSA DEI GAS SERRA, le temperature tendono ad aumentare. E’ proprio questo l’EFFETTO SERRA: un surriscaldamento della Terra a causa dei raggi solari che rimangono intrappolati nell’atmosfera (da www.meteogiornale.it)_
EFFETTO SERRA – Se la quantità di raggi che colpisce la Terra rimangono intrappolati nell’atmosfera in quantità eccessiva, A CAUSA DEI GAS SERRA, le temperature tendono ad aumentare. E’ proprio questo l’EFFETTO SERRA: un surriscaldamento della Terra a causa dei raggi solari che rimangono intrappolati nell’atmosfera (da http://www.meteogiornale.it)_

   In questo contesto la schizofrenia italiana è che, se da un lato (giustamente) si tolgono gli incentivi al fotovoltaico, l’Italia investe oltre 13 miliardi di dollari in fonti fossili (fonte: Fondo Monetario Internazionale), una cifra di gran lunga superiore se paragonata ai 4 miliardi di euro investiti in “climate change” nella ultima legge di stabilità (su questo tema riportiamo in questo post dati e considerazioni da tre siti che sviluppano il tema: www.rinnovabili.it/, www.today.it/, www.legambiente.it/).

nella foto PASCAL ACOT, esperto di scienze climatiche e ambientali- "Per la prima volta tutti i Paesi si sono impegnati a bloccare l'aumento della temperatura a 1,5 gradi. Vuol dire lasciare sotto terra più della metà delle riserve petrolifere individuate e organizzare un'alternativa energetica. Le pare poco? "Mi pare moltissimo. Ma a fronte di questo obiettivo vedo strumenti deboli. NON CI SONO OBBLIGHI E NON C'È UN'AUTORITÀ SOVRANAZIONALE IN GRADO DI FAR RISPETTARE I PIANI ANNUNCIATI. Inoltre i target adottati in maniera volontaria dai governi non sono sufficienti al raggiungimento degli obiettivi dichiarati. Se vogliamo essere seri dobbiamo metterci in condizione di rispettare gli impegni presi, cioè bisogna fare dei passi avanti: gli applausi non sono sufficienti". (intervista a PASCAL ACOT: "SUL CLIMA BUON SEGNALE MA NON BASTERÀ A RIPULIRE L'ATMOSFERA" di Antonio Cianciullo, da “la Repubblica” del 23/4/2016)
nella foto PASCAL ACOT, esperto di scienze climatiche e ambientali- “Per la prima volta tutti i Paesi si sono impegnati a bloccare l’aumento della temperatura a 1,5 gradi. Vuol dire lasciare sotto terra più della metà delle riserve petrolifere individuate e organizzare un’alternativa energetica. Le pare poco? “Mi pare moltissimo. Ma a fronte di questo obiettivo vedo strumenti deboli. NON CI SONO OBBLIGHI E NON C’È UN’AUTORITÀ SOVRANAZIONALE IN GRADO DI FAR RISPETTARE I PIANI ANNUNCIATI. Inoltre i target adottati in maniera volontaria dai governi non sono sufficienti al raggiungimento degli obiettivi dichiarati. Se vogliamo essere seri dobbiamo metterci in condizione di rispettare gli impegni presi, cioè bisogna fare dei passi avanti: gli applausi non sono sufficienti”. (intervista a PASCAL ACOT: “SUL CLIMA BUON SEGNALE MA NON BASTERÀ A RIPULIRE L’ATMOSFERA” di Antonio Cianciullo, da “la Repubblica” del 23/4/2016)

   Per questo le organizzazioni ambientaliste italiane si chiedono che forse non è questo il modo giusto per raggiungere l’obiettivo di contenere il surriscaldamento al di sotto di 1,5 gradi.

   E il fatto che nel referendum contro le trivelle perso dalle Regioni e dall’ambientalismo (per mancanza del raggiungimento del quorum) si lasci alle compagnie petrolifere libertà di prorogare e di decidere quando chiudere gli impianti petroliferi e di gas da petrolio, venendo così a consentire la possibilità di prolungare la fine delle estrazioni fin che si vuole (magari in attesa di “tempi migliori” dove poter incidere sul rilancio della politica petrolifera…), questo fatto dimostra che, pur il petrolio ora in crisi di prezzo, l’Italia come il mondo intero mostra difficoltà e resistenze a cambiare rotta sul consumo di energia prossimo venturo. Serve invece coraggio e volontà di praticare da subito un nuovo paradigma energetico. (s.m.)

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A NEW YORK 170 PAESI FIRMANO L’ACCORDO SUL CLIMA

22/4/2016, da http://www.rinnovabili.it/

– Il primo passo verso la ratifica dell’accordo sul clima di Parigi è stato fatto. Ma la priorità è aumentare gli impegni presi – Continua a leggere

ASSETTI TERRITORIALI ISTITUZIONALI CHE NON CAMBIANO: il declino di REGIONI, PROVINCIE, COMUNI (che non si sciolgono in MACROREGIONI, AREE METROPOLITANE, NUOVE CITTA’) – Il caso dei comuni veneti che vogliono diventare friulani (per i vantaggi di chi è nelle regioni a statuto speciale)

SAPPADA (nella foto qui sopra). Bellissimo comune montano in Val Comelico, nel bellunese) ha chiesto il DISTACCO DAL VENETO e l’ADESIONE AL FRIULI VENEZIA GIULIA, sulla base del REFERENDUM DEL 2008 che ha visto GRAN PARTE DEI CITTADINI DI PLODN (così si chiama Sappada in lingua locale ladina) chiedere al Parlamento il trasloco nel vicino Friuli. Il voto del Senato sembrava certo nei primi mesi dell’anno (fino ad aprile 2016), e invece tutto è più che mai fermo, tutto è stato sospeso, rinviato (PER SEMPRE?)
SAPPADA (nella foto qui sopra). Bellissimo comune montano in Val Comelico, nel bellunese) ha chiesto il DISTACCO DAL VENETO e l’ADESIONE AL FRIULI VENEZIA GIULIA, sulla base del REFERENDUM DEL 2008 che ha visto GRAN PARTE DEI CITTADINI DI PLODN (così si chiama Sappada in lingua locale ladina) chiedere al Parlamento il trasloco nel vicino Friuli. Il voto del Senato sembrava certo nei primi mesi dell’anno (fino ad aprile 2016), e invece tutto è più che mai fermo, tutto è stato sospeso, rinviato (PER SEMPRE?)

   Parliamo di enti territoriali. Di come l’assetto istituzionale italiano fin qui tenuto (le REGIONI, le ex PROVINCE – che tanto “ex” non sono, come cercheremo di dimostrare in questo post -, i COMUNI che dovrebbero, almeno quelli medio piccoli mettersi assieme e formare NUOVE CITTÀ…), ebbene questi tradizionali enti istituzionali persistono stancamente, e una nuova geografia territoriale istituzionale sembra lenta e impossibile ancora a venire.

   Su questo blog spesso abbiamo auspicato e incentivato la realizzazione di quelle proposte di MACROREGIONI, proposte che da varie parti sono sorte nel nostro Paese, con lo scopo di sostituire le obsolete REGIONI: che sempre più stancamente, più che il territorio si accontentano di gestire, spesso con grandi sprechi, l’80% dei loro bilanci fatto di spesa sanitaria (bene questo, dello spendere in sanità, se fatto con efficienza e razionalità… indubbiamente, ma il resto?). Proposta di macroregioni che finora, concretamente, ha dato un risultato zero.

PROPOSTA DI MACROREGIONI (DA WIKIPEDIA) "(…..) il TERRITORIO ha perduto colore e potere. Le stesse REGIONI: sono ridotte a GRANDI ASL, che gestiscono la sanità (circa l'80% dei loro bilanci) con risorse sempre più ridotte(…) I SINDACI, insieme ai COMUNI che governano, sono costretti a far fronte a domande e aspettative crescenti, ma con fondi e trasferimenti in continuo declino. Erano "attori" di governo e delle istituzioni. Oggi sono ridotti a "esattori". Per conto dello Stato." (Ilvo Diamanti, la Repubblica del 15/2/2016)
PROPOSTA DI MACROREGIONI (DA WIKIPEDIA) “(…..) il TERRITORIO ha perduto colore e potere. Le stesse REGIONI: sono ridotte a GRANDI ASL, che gestiscono la sanità (circa l’80% dei loro bilanci) con risorse sempre più ridotte(…) I SINDACI, insieme ai COMUNI che governano, sono costretti a far fronte a domande e aspettative crescenti, ma con fondi e trasferimenti in continuo declino. Erano “attori” di governo e delle istituzioni. Oggi sono ridotti a “esattori”. Per conto dello Stato.” (Ilvo Diamanti, la Repubblica del 15/2/2016)

   Pensavamo che le Province venissero sostituite da ben più interessanti e accattivanti AREE o CITTA’ METROPOLITANE, ma anche questo non è accaduto: ci si è limitati a togliere l’elezione diretta, popolare, del consiglio provinciale e del presidente, e di delegare il tutto ai sindaci dei comuni del territorio provinciale, che è rimasto così com’è (e le province mantengono più o meno le stesse funzioni: la manutenzione delle strade, l’ambiente, l’edilizia scolastica).

   Infine i Comuni: ogni progetto di fusione tra di loro è assai lento e difficile da realizzarsi (spesso referendum per avere l’approvazione dell’accorpamento di due o più enti comunali viene sonoramente bocciato dalle popolazioni…).

MACROREGIONI in base alla ripartizione alle elezioni europee
MACROREGIONI in base alla ripartizione alle elezioni europee

   La notizia, e tema di riflessione, cui vorremmo comunque concentrarci in questo post, è il contesto che si è venuto a creare nei comuni a ridosso, confinanti, con regioni a statuto speciale (qui parleremo in particolare del Friuli) e che, appartenendo a una regione con meno risorse da distribuire (nel nostro caso, il Veneto), auspicano concretamente, con referendum in questo caso sempre vincenti o iniziative politiche, di pressione di vario genere, auspicano di “entrare a far parte” della più ricca, confinante, regione a statuto speciale.

   In Veneto questo sta accadendo con due casi: uno di Sappada (comune di montagna, nel bellunese) e l’altro con gli otto comuni trevigiani che sono a ridosso dei confini friulani.

REGIONI A STATUTO SPECIALE

   SAPPADA ha chiesto il distacco dal Veneto e l’adesione al Friuli Venezia Giulia, sulla base del referendum del 2008 che ha visto gran parte dei cittadini di Plodn (così si chiama Sappada in lingua locale ladina) chiedere al Parlamento il trasloco nel vicino Friuli. Il voto del Senato sembrava certo nei primi mesi dell’anno (fino ad aprile 2016), e invece tutto è più che mai fermo, tutto è stato sospeso: i partiti, compresi quelli più autonomisti nordisti, temono che questo passaggio a una regione a statuto speciale inneschi una richiesta generale in molti comuni d’Italia confinanti con regioni a statuto speciale (Friuli, Trentino, ma anche Valle d’Aosta). Pertanto Sappada, che appariva cosa certa e oramai “fatto” il passaggio al Friuli, è probabile che dovrà aspettare molto e molto tempo (e forse mai accadrà).

LA MAPPA DEL NORD EST – Il ridisegno della governance del territorio in modo funzionale è uno dei punti nell’agenda per un nuovo Nord Est che si fonda anche su una diversa coesione sociale, un sistema produttivo “immateriale”, istituzioni e territori sistemici
LA MAPPA DEL NORD EST – Il ridisegno della governance del territorio in modo funzionale è uno dei punti nell’agenda per un nuovo Nord Est che si fonda anche su una diversa coesione sociale, un sistema produttivo “immateriale”, istituzioni e territori sistemici

   L’altro episodio è quello innescato da OTTO COMUNI DEL TREVIGIANO CONFINANTI CON LA REGIONE FRIULANA (Cordignano che fa da leader, Fregona, Sarmede, Gaiarine, Portobuffolè, Mansuè, Gorgo al Monticano, Meduna di Livenza….in tutto circa trentamila abitanti) che minacciano di passare in Friuli, e per questo stanno pure coinvolgendo tutti i comuni veneti (anche quelli bellunesi) per aggregarsi alla regione a Statuto Speciale. Ma, forse più saggiamente da un punto di vista strategico (per ottenere il vero obiettivo, cioè più soldi) dicono al Governo che “se non volete che scappiamo al di là del Livenza o del Tagliamento, attutite il nostro disagio ripristinando i fondi Letta”.

una MACROREGIONE (improbabile?) DEL NORDEST FRA TRENTINO ALTO ADIGE, FRIULI VENEZIA GIULIA E VENETO
una MACROREGIONE (improbabile?) DEL NORDEST FRA TRENTINO ALTO ADIGE, FRIULI VENEZIA GIULIA E VENETO

   Cosa sono i fondi “Letta”? Per evitare problemi erano stati istituiti dei fondi (chiamati anche FONDI DI CONFINE), una regalìa ai comuni confinanti con regioni a statuto speciale: il “Fondo Letta” per i comuni a ridosso del Friuli, e molto tempo prima il “Fondo Brancher” (dai nomi dei loro propositori e istitutori) per i comuni a ridosso del Trentino. Viene da pensare che a questo punto tutto questo potrebbe far crescere il malessere, il disagio, anche di comuni “normali”, non di confine con regioni a statuto speciale, che loro non hanno nessun tipo di privilegio…

   E allora, proprio per evitare questa discrasìa e differenziazione tra comuni inseriti geograficamente in un’area territoriale abbastanza omogenea (culturalmente, storicamente, geomorfologicamente -pedemontana o montana-…) che viene ad essere IL NORDEST italiano, le ipotesi politiche, culturali, che si fanno, sono di due tipi:

1 – quella dell’istituzione di un’unica MACROREGIONE DEL NORDEST (sciogliendo in essa Trentino Alto Adige, Veneto, e Friuli Venezia Giulia) sostenuta in questi ultimi mesi da un gruppo veneto di avvocati, sociologi, economisti, piccoli editori (ne diamo conto in due articoli in questo post), e

2 – quella di chi afferma l’impossibilità di unire tre regioni con caratteristiche istituzionali così diverse, e non solo per troppo difficili modifiche costituzionali e contrarietà di parte delle regioni, ma in primis per un motivo ancora più arduo a realizzarsi: l’autonomia alle province di Trento e Bolzano è sorta il 5 settembre 1946 (nell’ambito della Conferenza di Parigi), dall’ACCORDO INTERNAZIONALE DE GASPERI-GRUBER, che prevedeva la concessione alle Province di Trento e Bolzano di un “potere legislativo ed esecutivo regionale autonomo”. E che in ogni caso né Trentino Alto Adige né Friuli Venezia Giulia, non hanno nessuna intenzione di confondersi e far condividere le loro maggiori risorse finanziare con il Veneto, tra l’altro quest’ultima a popolazione maggioritaria…. e per questo, in questa seconda tesi, si propone che anche il Veneto diventi a “statuto speciale”, cioè riconoscere al Veneto uno status di autonomia speciale analogo a quello del Friuli Venezia Giulia, condizione che renderebbe sostenibile anche l’eventuale ipotesi di fusione almeno tra Friuli e Veneto. Anche di questa tesi proponiamo alcune considerazioni, in particolare di una senatrice trevigiana del partito democratico, Simonetta Rubinato, che su questo punto, dell’autonomia veneta, si è particolarmente spesa, e sostiene che questa opzione è l’unica possibilità per dare autonomia, e mantenimento in loco di maggiori risorse, al Veneto.

   Le questioni specifiche fin qui proposte del Nordest italiano, su scala diversa si propongono anche in tutte le altre realtà geografiche italiane: bisogna però dire che alcune aree sono più problematiche da risolvere (ad esempio, più facile e possibile potrà essere in Italia Centrale una Macroregione che possa nascere, come si sta provando, dal mettersi assieme della Toscana, dell’Umbria e delle Marche).

   A proposito poi dei comuni che con grande difficoltà e ritrosia non accettano l’ineluttabilità di mettersi in realtà nuove (“nuove Città”) qualche tentativo politico si sta facendo: ad esempio l’11 novembre scorso c’è stata la proposta di legge con primo firmatario Emanuele LODOLINI (Pd). Si tratta di una modifica del testo unico del decreto legge 18 agosto 2000 n.267. Con la “proposta legislativa Lodolini” si stabilisce che il limite minimo perché possa esistere un comune è di 5mila abitanti. Tutte quelle amministrazioni che non rientrano in questo limite devono fondersi con altre. E se non lo fanno, le Regioni devono obbligarli, e se queste a sua volta “disobbediscono” avranno la decurtazione del 50 % dei trasferimenti statali in loro favore. I piccoli comuni sotto i 5mila abitanti sono il 70 per cento dei comuni italiani, che sono 8006. La media italiana è di 7500 abitanti per comune (considerando ovviamente tutti, anche le grandi città). Insomma una proposta, pur limitata ai comuni pisscoli, che pare interessante se diventa legge: meglio che niente, se accadesse.

   Resta il fatto che ogni ipotesi di aggregazione e nuovo assetto territoriale (fra comuni, provincie o regioni…) meriterebbe che nascesse non da imposizioni legislatiche dall’alto, ma da una meditata, condivisa e accorta realizzazione di ambiti territoriali istituzionali geografici confacenti al nuovo mondo che, volenti o no, si sta realizzando. (s.m.)

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LE PROVINCE? ADESSO SI CHIAMANO CANTONI

di Lorenzo Salvia, da “il Corriere della Sera” del 11/4/2016

– Abolite le elezioni, le Regioni ribattezzano i nomi degli enti: si va dai quadranti ai consorzi – Continua a leggere

BASILICATA: TERRA ITALICA DI INQUINANTE PETROLIO – Da una vicenda politica-giudiziaria emerge il caso di una terra bellissima e povera sacrificata alle trivellazioni di gas e petrolio – Quale altra possibilità di sviluppo in Basilicata? – l’intersecarsi della vicenda con IL REFERENDUM sulle trivelle DEL 17 APRILE

TEMPA ROSSA è un giacimento petrolifero situato nell'alta VALLE DEL SAURO, nel cuore della regione BASILICATA. Il progetto si estende principalmente sul territorio del Comune di CORLETO PERTICARA (provincia di Potenza), a 4 km dal quale verrà costruito il futuro CENTRO DI TRATTAMENTO. 5 pozzi si trovano anch'essi sul territorio di Corleto Perticara, mentre il sesto pozzo si trova nel Comune di GORGOGLIONE. Altri due pozzi saranno perforati una volta ottenute le autorizzazioni. L'area dove verrà realizzato il centro di stoccaggio GPL si trova invece nel Comune di GUARDIA PERTICARA
TEMPA ROSSA è un giacimento petrolifero situato nell’alta VALLE DEL SAURO, nel cuore della regione BASILICATA. Il progetto si estende principalmente sul territorio del Comune di CORLETO PERTICARA (provincia di Potenza), a 4 km dal quale verrà costruito il futuro CENTRO DI TRATTAMENTO. 5 pozzi si trovano anch’essi sul territorio di Corleto Perticara, mentre il sesto pozzo si trova nel Comune di GORGOGLIONE. Altri due pozzi saranno perforati una volta ottenute le autorizzazioni. L’area dove verrà realizzato il centro di stoccaggio GPL si trova invece nel Comune di GUARDIA PERTICARA

   Dalle vicende delle estrazioni petrolifere in Basilicata, e dei fatti illeciti che sono emersi (stanno emergendo), quel che è l’impressione nostra, dominante, è che si tratta di un affare colossale, ma che le corruzioni “personali” (come è accaduto: falsificare i dati sull’inquinamento, gli smaltimenti illeciti per far risparmiare l’Eni a Viggiano…) non sono originati da un vero e proprio interesse personale: non emergono mazzette e giri di denaro a funzionari (almeno finora).

   Sembra che si commette l’illecito, si falsificano i dati, per andare avanti al massimo nel progetto petrolifero: che diventi dominante (nient’altro) in questa regione (la Lucania) la volontà di trasformarla in un grande serbatoio di petrolio. La Basilicata che, dall’altra, dimostra significati storici, urbanistici, architettonici, del tutto ineguagliabili, specifici, rispetto a ogni altra realtà territoriale: nel senso che cose significative e “grandiose” in Italia si trovano un po’ ovunque e di pari valore, ma il territorio della Basilicata conserva una caratteristica “sua” di specificità nella “bellezza”. E che questi valori ambientali e storici qualcuno può coniugarli “al futuro”, farli diventare la base di un altro sviluppo economico che non sia quello dello sfruttamento “da petrolio” (la Basilicata destinata ad essere il Texas d’Italia, terra “sporca” di estrazione, deposito di idrocarburi fossili).

LA VAL D'AGRI È UNA SUB REGIONE DELLA BASILICATA compresa tra i monti Sirino e Volturino. Prende il nome dal fiume Agri, che attraversa tutto il suo territorio. È una delle zone più importanti della regione sia come cultura che come economia; infatti nella prima metà del Novecento sono stati scoperti in queste zone dei giacimenti petroliferi, ma solo negli anni ottanta è iniziato lo sfruttamento e ad oggi il petrolio della Val d'Agri fornisce oltre il 10% del fabbisogno nazionale di petrolio, essendo il giacimento petrolifero su terraferma più grande d'Europa. Ma c'è in Val d’Agri anche un importante turismo invernale dovuto a numerose piste sciistiche e un turismo cultural-naturalistica per la bellezza e ricchezza dei luoghi. La zona è in parte compresa nel PARCO NAZIONALE DELLA VAL D'AGRI E LAGONEGRESE. (da Wikipedia)
LA VAL D’AGRI È UNA SUB REGIONE DELLA BASILICATA compresa tra i monti Sirino e Volturino. Prende il nome dal fiume Agri, che attraversa tutto il suo territorio. È una delle zone più importanti della regione sia come cultura che come economia; infatti nella prima metà del Novecento sono stati scoperti in queste zone dei giacimenti petroliferi, ma solo negli anni ottanta è iniziato lo sfruttamento e ad oggi il petrolio della Val d’Agri fornisce oltre il 10% del fabbisogno nazionale di petrolio, essendo il giacimento petrolifero su terraferma più grande d’Europa. Ma c’è in Val d’Agri anche un importante turismo invernale dovuto a numerose piste sciistiche e un turismo cultural-naturalistica per la bellezza e ricchezza dei luoghi. La zona è in parte compresa nel PARCO NAZIONALE DELLA VAL D’AGRI E LAGONEGRESE. (da Wikipedia)

   In questi giorni si parla in particolare, del territorio lucano, di due siti petroliferi: del “Centro oli” di VIGGIANO, e del progetto (a una cinquantina di chilometri da Viggiano, sempre nella Val d’Agri) di estrazione petrolifera a TEMPA ROSSA (che è una frazione del comune di Corleto Perticara).

L'area della Val d'Agri segnata dal punto rosso
L’area della Val d’Agri segnata dal punto rosso

   Per il primo, a VIGGIANO (il giacimento su terraferma più grande d’Europa che da solo fornisce oltre il 70% del petrolio estratto in Italia) l’indagine della magistratura (iniziata nel 2013) ipotizza “gravi reati ambientali causati dal management dell’Eni”, in particolare un illecito smaltimento di rifiuti collegati all’attività petrolifera e di sforamenti circa l’immissione di agenti inquinanti in atmosfera. E, notizia di adesso (4 aprile 2016), il Tribunale di Potenza ha condannato, per un’inchiesta del 2008, a pene comprese fra due e sette anni di reclusione gli ex vertici della TOTAL e alcuni imprenditori e amministratori (turbativa d’asta, concussione, abuso d’ufficio, corruzione, tentata truffa aggravata e favoreggiamento, i reati a vario titolo contestati ai 15 imputati).

VIGGIANO (foto di Andrea Sabbadini, Buenavista photo) DA "INTERNAZIONALE"
VIGGIANO (foto di Andrea Sabbadini, Buenavista photo) DA “INTERNAZIONALE”

   Per quanto riguarda invece TEMPA ROSSA, (l’inchiesta che ha finito per indurre alle dimissioni il ministro per lo Sviluppo Economico Guidi) l’inchiesta ha messo nel mirino un emendamento alla legge di Stabilità del 2015, emendamento che secondo la magistratura ha avuto l’obiettivo di creare un vantaggio alla Total, per velocizzare il “progetto Tempa Rossa” (e dall’altra far entrare nella “bidder list” del colosso petrolifero il compagno della stessa ministra dimissionaria). A Corleto Perticara, appunto nella frazione TEMPA ROSSA, sorge lo stabilimento petrolifero che dal 2018, sotto il controllo della Total, dovrebbe vedere in funzione ben otto pozzi petroliferi.

centro di carico di Tempa Rossa
centro di carico di Tempa Rossa

   Quel che ci interessa però qui sottolineare, come appunto dicevamo all’inizio, è il contesto geografico lucano e “quale sviluppo” economico, ambientale, sociale, è possibile oltre e in sostituzione a quello di hub petrolifero. Per questo dobbiamo però capire quanto impattante sia prevedere l’ipotesi attuale di prelievo di idrocarburi fossili dalla Val d’Agri, uno dei cuori naturalistici del territorio lucano.

in colore ocra la VAL D'AGRI
in colore ocra la VAL D’AGRI

   I problemi maggiori, ambientali, riguardano in particolare gli scarti dell’estrazione e della lavorazione del petrolio. Il petrolio estratto, infatti, contiene una certa quantità di acqua che proviene dalla rocce serbatoio, detta “acqua di strato”. Quest’acqua, ricca di idrocarburi e altre sostanze inquinanti, una volta separata dal petrolio non può essere reimmessa nell’ambiente e viene perciò in parte reiniettata nel giacimento con il trattamento in un impianto di depurazione…. E qui sta il problema maggiore: uno dei filoni principali della Magistratura di Potenza è dato dallo smaltimento illecito dei rifiuti che venivano sversati, e non opportunamente trattati (in buona parte venivano versati nelle acque del fiume Basento).

UN NUOVO CENTRO RICERCHE DELLA FIAT CHRYSLER AUTOMOBILES A SAN NICOLA DI MELFI (provincia di Potenza) - I CAMPI DI ATTIVITÀ DEL CAMPUS. Innanzitutto permetterà lo sviluppo di nuove metodologie e sistemi per il monitoraggio, il miglioramento e il mantenimento della qualità del prodotto. Con l’obiettivo di studiare e validare nuovi processi di assemblaggio e soluzioni innovative per l’eco-sostenibilità dei processi produttivi (Green Manufacturing). Realizzerà metodi e strumenti software per la simulazione dei processi e delle attrezzature produttive (Virtual Manufacturing). (da http://ufficiostampabasilicata.it/ del 1/2/2016)
UN NUOVO CENTRO RICERCHE DELLA FIAT CHRYSLER AUTOMOBILES A SAN NICOLA DI MELFI (provincia di Potenza) – I CAMPI DI ATTIVITÀ DEL CAMPUS. Innanzitutto permetterà lo sviluppo di nuove metodologie e sistemi per il monitoraggio, il miglioramento e il mantenimento della qualità del prodotto. Con l’obiettivo di studiare e validare nuovi processi di assemblaggio e soluzioni innovative per l’eco-sostenibilità dei processi produttivi (Green Manufacturing). Realizzerà metodi e strumenti software per la simulazione dei processi e delle attrezzature produttive (Virtual Manufacturing). (da http://ufficiostampabasilicata.it/ del 1/2/2016)

   Ma è anche la Puglia a essere interessata (negativamente, da un punto di vista ambientale) dalle trivellazioni petrolifere in Basilicata. La raffineria di riferimento per il petrolio lucano è infatti a Taranto. Petrolio lucano che è ricco di impurità e di zolfo, e per questo risulta corrosivo per le tubature e necessiterebbe di un trattamento preventivo prima di essere inviato a Taranto dove subisce il processo di lavorazione finale. Il greggio, stabilizzato e stoccato, è spedito com’è a Taranto, attraverso un oleodotto lungo 136 chilometri (da Taranto poi prende soprattutto la via della Turchia).

“Prendete l’autostrada Napoli-Bari, uscite a Candela e puntate verso Sud. E s´incontreranno colline di grano a perdita d´occhio. E’ il luogo dell’anima. Il profondo sud d’Italia, la Magna Grecia, un’Italia spesso dimenticata, dove ancora resistono le suggestioni del mondo poetico-contadino che si sono prestati come scenari perfetti per incarnare ACQUA TRAVERSE, il suggestivo luogo descritto da NICCOLÒ AMMANITI nell’omonimo romanzo che ha dato vita al film.” (GABRIELE SALVATORES, in presentazione del suo film “IO NON HO PAURA” del 2003) (l’immagine qui sopra dal film è di VULTURE MELFESE in provincia di Potenza)
“Prendete l’autostrada Napoli-Bari, uscite a Candela e puntate verso Sud. E s´incontreranno colline di grano a perdita d´occhio. E’ il luogo dell’anima. Il profondo sud d’Italia, la Magna Grecia, un’Italia spesso dimenticata, dove ancora resistono le suggestioni del mondo poetico-contadino che si sono prestati come scenari perfetti per incarnare ACQUA TRAVERSE, il suggestivo luogo descritto da NICCOLÒ AMMANITI nell’omonimo romanzo che ha dato vita al film.” (GABRIELE SALVATORES, in presentazione del suo film “IO NON HO PAURA” del 2003) (l’immagine qui sopra dal film è di VULTURE MELFESE in provincia di Potenza)

   Tornando all’aspetto sociale e del rapportarsi della gente della Basilicata allo “sviluppo petrolifero” della loro regione, va detto che residenti e amministratori locali avevano visto nell’ “oro nero” la salvezza di un territorio dove lo spopolamento aumenta di anno in anno. E invece non sta proprio andando così. E, oltre all’emigrazione che cresce, a Viggiano l’aria, anche a chilometri di distanza, è irrespirabile.

MATERA «CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA» NEL 2019 – Matera, la città dei Sassi, sarà la Capitale Europea della Cultura nel 2019. Il riconoscimento apre alla città della Basilicata prospettive di grande prestigio e opportunità di sviluppo culturale, turistico e anche economico. Dall'Unione Europea giungeranno cospicui finanziamenti e la città avrà una visibilità internazionale senza precedenti. (…) Comincia così il percorso culturale europeo della città lucana che ha scelto come slogan “OPEN FUTURE”. «Tutti siamo ossessionati dall’eterno presente in cui siamo immersi, come se fosse impossibile guardare lontano ed impegnarsi per le generazioni future - ha spiegato il comitato organizzatore per Matera capitale - ma PROPRIO UNA CITTÀ ANTICA COME MATERA PUÒ SENZA TIMORE PENSARE AI TEMPI CHE VERRANNO, tante le volte in cui si è riprogettata ed è uscita vincente dalla sfida con il tempo. Con molte altre piccole e medie città europee Matera ha condiviso lo stesso destino di area di consumo di prodotti provenienti dai grandi centri di produzione culturale. Negli ultimi anni, però, il quadro sta cambiando. Si fa strada un movimento che rimuove sistematicamente le barriere di accesso alla cultura: usa nuove tecnologie, adotta licenze aperte per rendere culturalmente ed economicamente sostenibile un modello in cui la produzione culturale è diffusa, orizzontale, partecipata». (F.d’A. da http://www.italiaitaly.eu/ )
MATERA «CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA» NEL 2019 – Matera, la città dei Sassi, sarà la Capitale Europea della Cultura nel 2019. Il riconoscimento apre alla città della Basilicata prospettive di grande prestigio e opportunità di sviluppo culturale, turistico e anche economico. Dall’Unione Europea giungeranno cospicui finanziamenti e la città avrà una visibilità internazionale senza precedenti. (…) Comincia così il percorso culturale europeo della città lucana che ha scelto come slogan “OPEN FUTURE”. «Tutti siamo ossessionati dall’eterno presente in cui siamo immersi, come se fosse impossibile guardare lontano ed impegnarsi per le generazioni future – ha spiegato il comitato organizzatore per Matera capitale – ma PROPRIO UNA CITTÀ ANTICA COME MATERA PUÒ SENZA TIMORE PENSARE AI TEMPI CHE VERRANNO, tante le volte in cui si è riprogettata ed è uscita vincente dalla sfida con il tempo. Con molte altre piccole e medie città europee Matera ha condiviso lo stesso destino di area di consumo di prodotti provenienti dai grandi centri di produzione culturale. Negli ultimi anni, però, il quadro sta cambiando. Si fa strada un movimento che rimuove sistematicamente le barriere di accesso alla cultura: usa nuove tecnologie, adotta licenze aperte per rendere culturalmente ed economicamente sostenibile un modello in cui la produzione culturale è diffusa, orizzontale, partecipata». (F.d’A. da http://www.italiaitaly.eu/ )

   Viggiano è un piccolo comune abitato da circa 3.300 persone, e ospita la più grande piattaforma di estrazione petrolifera dell’Europa continentale. E, per paradosso, prende sì molti soldi dall’Eni che gestisce l’impianto ( le royalty che vengono versate alle casse del comune dalla fine degli anni novanta, sono circa il 10 per cento del petrolio estratto), ma si trova nel contesto poverissimo della Basilicata (una delle regioni più povere d’Italia); e per di più un territorio inquinatissimo, dove l’aria è irrespirabile. E il settore agricolo della zona è in ginocchio perché è quasi impossibile vendere sul mercato prodotti ortofrutticoli coltivati qui.

Viggiano, la sorgente di TRAMUTOLA il 13 giugno 2015 (Andrea Sabbadini, Buenavista photo) DA "INTERNAZIONALE"
Viggiano, la sorgente di TRAMUTOLA il 13 giugno 2015 (Andrea Sabbadini, Buenavista photo) DA “INTERNAZIONALE”

   In questo contesto, pur non essendoci una relazione diretta, lo scandalo del “petrolio lucano”, delle trivellazioni in Basilicata, va a incidere e da risonanza al referendum del 17 aprile. Che, votando SÌ, si vieterebbe il rinnovo delle concessioni estrattive di gas e petrolio per i giacimenti entro le 12 miglia dalla costa italiana. Usiamo il condizionale perché è possibile che il quorum dei votanti, per validare il referendum, del 50 + 1 degli elettori, non sia raggiunto.

   Ma sarebbe un bel segnale se l’opposizione alla continuazione dello sviluppo petrolifero in Italia, si rafforzasse, vedesse coinvolta con il voto al “SÌ” nel referendum molta gente, molte persone, molti elettori. Perché si possa iniziare davvero a “vedere”, a capire, che uno sviluppo delle fonti energetiche è possibile, e bisogna rendere concreto il cambiamento, con scelte amministrative, politiche, conseguenti. Nei nostri mari come in Basilicata. (s.m.)

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BASILICATA: LA STRADA DEL PETROLIO. L’ILLUSIONE SVANITA ABITA IN VAL D’AGRI

di Erminio Cioffi, da www.lacittadisalerno.gelocal.it/ del 2/4/2016

– Viaggio da Viggiano a Corleto dove l’aria è irrespirabile – Non c’è lavoro ma pullulano i campi di calcetto. Inutilizzati – Continua a leggere

LEGGE ANTI SPRECO APPROVATA: CIBO e FARMACI non vanno buttati – La società dei consumi che genera spreco di alimenti, è causa di inquinamento da rifiuti, ma anche di POVERTÀ LATENTI, “INVISIBILI” – Come dare risposte concrete contro lo spreco, e con gesti di solidarietà a chi manca del cibo necessario

In Europa a finire nella spazzatura sono tra i 22 e i 75 milioni di tonnellate di beni alimentari all'anno, tra i 55 e i 190 kg a persona. Gli alimenti più sprecati sono VERDURA, FRUTTA e CEREALI, in parte perché sono velocemente deperibili, e in parte perché hanno un costo generalmente inferiore rispetto ad esempio alla carne, quindi vengono acquistati in quantità abbondanti e sono gettati via più a cuor leggero
In Europa a finire nella spazzatura sono tra i 22 e i 75 milioni di tonnellate di beni alimentari all’anno, tra i 55 e i 190 kg a persona. Gli alimenti più sprecati sono VERDURA, FRUTTA e CEREALI, in parte perché sono velocemente deperibili, e in parte perché hanno un costo generalmente inferiore rispetto ad esempio alla carne, quindi vengono acquistati in quantità abbondanti e sono gettati via più a cuor leggero

   E’ stata approvata il 17 marzo scorso alla Camera dei Deputati la cosiddetta LEGGE ANTISPRECHI nel settore alimentare dal titolo “Norme per la limitazione degli sprechi, l’uso consapevole delle risorse e la sostenibilità ambientale“, un testo unificato la cui prima firmataria è l’onorevole Gadda del Pd. Ora dovrà avere l’approvazione definitiva del Senato, ma tutti dicono che non ci saranno problemi.

Dal 1974 a oggi lo spreco alimentare nel mondo è aumentato del 50% ma solo di recente, complice la crisi economica globale, la questione è trattata come un vero problema. II 40% del cibo prodotto negli Stati Uniti finisce in discarica. In Gran Bretagna si buttano tra i rifiuti 6,7 milioni di tonnellate di cibo ancora perfettamente consumabile, per un costo annuale di 10 miliardi di sterline. In Svezia, mediamente ogni famiglia getta via il 25% del cibo acquistato. La situazione non è molto diversa in Italia
Dal 1974 a oggi lo spreco alimentare nel mondo è aumentato del 50% ma solo di recente, complice la crisi economica globale, la questione è trattata come un vero problema. II 40% del cibo prodotto negli Stati Uniti finisce in discarica. In Gran Bretagna si buttano tra i rifiuti 6,7 milioni di tonnellate di cibo ancora perfettamente consumabile, per un costo annuale di 10 miliardi di sterline. In Svezia, mediamente ogni famiglia getta via il 25% del cibo acquistato. La situazione non è molto diversa in Italia

   Per i molti che si sono confrontati in questi anni con la necessità di “rimettere in gioco” alimenti che stavano per scadere, o rischiavano in ogni caso di non essere consumati (tra l’altro divenendo rifiuti pure difficili da smaltire); per tutti quelli che stanno aiutando e hanno aiutato famiglie e persone in difficoltà con alimenti che molto spesso la grande distribuzione (supermercati…) hanno mostrato spesso con sensibilità di mettere a disposizione (o associazioni volontaristiche che, sul modello “banco alimentare” in certe giornate fuori dai supermercati hanno chiesto ai consumatori-acquirenti di contribuire alla raccolta di alimenti)… per tutti questi che sono, direttamente (gestori della catena produttiva e commerciale di alimenti, ristoratori…) o indirettamente (come volontari) coinvolti, la legge antispreco approvata il 17 marzo è un buon viatico a “lavorare meglio” per diminuire gli sprechi di cibo e per aiutare chi ne ha bisogno.

l'onorevole MARIA CHIARA GADDA prima firmataria del provvedimento di LEGGE CONTRO LO SPRECO ALIMENTARE approvata il 17 marzo scorso alla Camera dei Deputati
l’onorevole MARIA CHIARA GADDA prima firmataria del provvedimento di LEGGE CONTRO LO SPRECO ALIMENTARE approvata il 17 marzo scorso alla Camera dei Deputati

   In Italia attualmente vengano sprecate 5,1 milioni di tonnellate di cibo all’anno che possono essere invece recuperate (almeno in parte). E, come dicevamo, ci sono oggi diverse iniziative di recupero promosse dai supermercati e da associazioni (come la “Onlus Banco Alimentare”, vicina al movimento cattolico Comunione e Liberazione, che ha contribuito alla stesura della proposta di legge ora approvata; o come, forse la più nota, l’organizzazione LAST MINUTE MARKET che fa capo al preside di Agraria dell’Università di Bologna Andrea Segrè).

SPRECHI ALIMENTARI NEL MONDO
SPRECHI ALIMENTARI NEL MONDO

   E’ stata per prima la Francia (in Europa) a normare la lotta allo spreco alimentare (e al sostegno per chi è economicamente in difficoltà e non può procurarsi cibo a sufficienza). Nel maggio del 2015 in Francia è stata approvata una legge sugli sprechi alimentari basata sulla penalizzazione: cioè i rivenditori con una superficie di oltre 400 metri quadrati sono obbligati a stipulare accordi con le associazioni benefiche, altrimenti rischiano multe fino a 75 mila euro e fino a due anni di carcere.

spreco alimentare IN ITALIA (da www.ideegreen.it) -In Italia vengono sprecate 5,1 milioni di tonnellate di cibo che potrebbero essere invece recuperate almeno in parte
spreco alimentare IN ITALIA (da http://www.ideegreen.it) -In Italia vengono sprecate 5,1 milioni di tonnellate di cibo che potrebbero essere invece recuperate almeno in parte

   La proposta di legge italiana punta invece sugli incentivi, sulla semplificazione burocratica e sulla creazione di un sistema che oltre le singole iniziative risolva il problema, ma di fatto non prevede nessun obbligo. Rispetto a quella francese, la legge ora approvata in Italia è una legge più “volontaristica” (la Francia è paese più “statalista”, e che impone regole da rispettare a pena sanzioni, come questa contro lo spreco… tipo ai supermercati…). Chissà se un metodo “più francese” (sanzionatorio) avrebbe agevolato l’antispreco di cibo, forse sì… Ma, dall’altra, va detto, la legge italiana è più interessante di quella francese perché AGGIUNGE ANCHE I FARMACI, i medicinali, nella legge anti spreco: cosa non da poco, anche se si prevede la stesura e approvazione di un decreto attuativo, che non fa entrare subito in attuazione la disposizione sui farmaci.

Con la nuova legge via libera anche in Italia alla DOGGY BAG, il contenitore di cui i ristoranti potranno dotarsi per permettere al cliente di portare via quanto non consumato
Con la nuova legge via libera anche in Italia alla DOGGY BAG, il contenitore di cui i ristoranti potranno dotarsi per permettere al cliente di portare via quanto non consumato

   Il tema dello spreco alimentare è tout court, riguarda tutti, produttori, distributori, ristoratori, ma anche (e più che mai) i consumatori: questi ultimi, tutti noi, siamo i “produttori” del 43 per cento degli sprechi stessi. Pertanto l’approvazione di questa legge, che toglie burocrazia al recupero e reimpiego di alimenti (e farmaci) è un buon passo in avanti verso metodi e pratiche più virtuose nel nostro rapporto con i consumi quotidiani (e con la possibilità di “fare solidarietà”, aiutare i molti che adesso sono quotidianamente in difficoltà). (s.m.)

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LEGGE ANTI SPRECO, LA CAMERA APPROVA

di Gabriella Meroni, da http://www.vita.it/, 17 marzo 2016

– Approvata senza neppure un voto contrario una nuova normativa che semplifica le procedure di donazione e distribuzione agli indigenti delle eccedenze alimentari, ma non solo. Viene normata anche la raccolta di farmaci, incoraggiata la doggy bag e previsti sgravi fiscali per incentivare i virtuosi. Esultano le associazioni –

   E’ stata approvata il 17 marzo scorso alla Camera la LEGGE ANTISPRECHI nel settore alimentare dal titolo “Norme per la limitazione degli sprechi, l’uso consapevole delle risorse e la sostenibilità ambientale”, un testo unificato la cui prima firmataria è l’onorevole Gadda del Pd.

   La legge, che raccoglie in sé i contributi di diversi gruppi politici e attorno alla quale si è raggiunta una sintesi significativa, è stata licenziata dalla Commissione Affari Sociali a inizio marzo, e ha raccolto i pareri favorevoli delle Commissioni Affari Costituzionali, Giustizia, Finanze, Cultura, Ambiente, Attività produttive, Lavoro, Agricoltura e Politiche Ue. Un viatico importante per la votazione finale, che infatti ha visto ben 276 voti a favore, 106 astenuti e zero voti contrari.

Gli obiettivi Continua a leggere