ADOTTA UN TERRAZZAMENTO. La nascita di proposte innovative per la tutela del paesaggio


Di proposte per la tutela del paesag- gio, il nostro Bel Paese ne vanta pa- recchie. Capita di sentirne di tutti i colori, spesso, anzi spessissimo, sono proposte e punto: proposte per modi- ficare il territorio (ma non erano per tutelare il paesag- gio?), proposte per costruire (vedi post sotto) torri e grat- tacielo, proposte per stravolgere, questa volta sì, il paesaggio. E non parliamo dell’ambiente, per ora. Ma questo lo si sapeva già. Ne sappiamo anche qualcosa di progetti che non portano a nulla se non a banalizzare e a teatralizzare.

 Per i luoghi in abbandono è facile cadere in queste trappole. Pur di salvare queste terre si è disposti a fare di tutto, anche a snaturarle, vendendone l’anima al diavolo. Non è facile trovare soluzioni virtuose che conducano a una resurrezione del paesaggio con i connotati e le valenze originarie. Anzi, la tendenza è quella di progettare una ri-funzionalizzazione delle opere in esso presenti con il rischio di cadere nelle trappole di cui sopra.

 Vogliamo allora presentarvi un progetto innovativo da questo punto di vista, che tenta di salvare queste aree dall’abbandono ricollocandole nel contesto della società contemporanea, con uno sguardo sempre teso al passato.

 Adotta un terrazzamento. Sostieni la montagna del Canale di Brenta. Questo lo slogan con cui il comitato ci presenta il progetto, ufficializzato a fine 2010, che coinvolge in un lavoro sinergico (in atto da parecchi anni) il Dipartimento di Geografia dell’Università di Padova, lo IUAV e l’Amministrazione Comunale di Valstagna.

 Si tratta di un progetto volto al recupero del paesaggio rurale del Canale attraverso l’adozione di alcuni dei terrazzamenti. L’iniziativa prevede due tipi di adozione: l’adozione diretta, con la quale si mette il terrazzamento a disposizione dell’affidatario (in comodato d’uso) che si occuperà della manutenzione e della messa a coltura dell’appezzamento (suoi saranno i prodotti ottenuti); l’adozione a distanza, che consente di dare un contributo per i lavori di manutenzione (svolti da squadre di giovani locali) di uno o più appezzamenti.

 A segnare il successo dell’iniziativa, nel mese di marzo 2011 si contavano 20 terrazzamenti adottati e tornati alla coltivazione.

Per maggiori informazioni: www.adottaunterrazzamento.org

HaitiBambini e ragazzi di Haiti (adozione sì, adozione no) – Bambini immigrati da noi, tra cittadinanza negata e difficile inserimento scolastico – Geografia di un mondo già cambiato per le giovani generazioni

Port Au Prince. Rifornirsi di acqua potabile è una delle prime e più gravi urgenze per la popolazione (foto ripresa da “il Gazzettino”)

Vi sono problematiche difficili da scegliere e decidere, che in questi giorni si intrecciano, fortemente geografiche (geo-umanitarie, geopolitiche…). Haiti e la sofferenza dei bambini; i figli degli immigrati in Italia. Dove i protagonisti, anello che appare fragile, sono i bambini, i ragazzi preadolescenti e adolescenti (diciamo comunque quelli/quelle che hanno meno di 18 anni).

I bambini di Haiti (molti) punto di sofferenza più visibile nella tragedia del post terremoto. E dall’altra la situazione da noi con i tanti giovani immigrati (più di 800.000 bambini e ragazzi) presenti nel nostro Paese, considerati stranieri per la loro origine. E su di loro si sta dibattendo e decidendo (nella politica, nella società) come e in che modo integrarli nel contesto istituzionale di cittadinanza. Il diritto o meno a essere loro (bambini) considerati cittadini italiani, e con l’inserimento scolastico (ma non solo: anche il tema, di fatto loro esclusivo, della riduzione da 16 a 15 anni della riduzione dell’obbligo scolastico, con l’”apprendistato lavorativo” che si vuole regolamentare ed anticipare appunto di un anno).

– Adozione dei bambini di Haiti. Noi siamo per un’adozione internazionale prudente di bambini, anche in condizioni di emergenza. L’abbandono di ogni rapporto con il proprio luogo (anche se luogo di molte sofferenze…) potrebbe apparire una scorciatoia anche per ogni capacità di risollevarsi e sviluppo di un’area geografica in difficoltà, in degrado. Ci chiediamo se possano esistere (per i bambini) forme di “benessere” garantito (anche con presenza e aiuto internazionale) dentro il proprio ambiente (che si vuole diventi più vivibile)…   Ciò non toglie che possano esistere casi (così disperati come è Haiti in questo momento) che richiedono una pronta adozione internazionale. Pertanto siamo più che favorevoli ora ad adozioni urgenti per i bambini di Haiti. Un “male minore”: è in ogni caso uno strumento pericoloso quello di separare in modo definitivo i bambini dal loro territorio (le loro famiglie), dove per quanto poco sono vissuti in (bene o male) simbiosi.

– La circolare Gelmini sul limite del 30% ai bambini immigrati in classe. Dal prossimo anno scolastico verrà introdotto il tetto del 30% per gli alunni stranieri nelle classi prime della scuola primaria e secondaria. Lo prevede una circolare del ministero dell’Istruzione inviata a tutte le scuole in cui si disegna il percorso, graduale, di introduzione del tetto. Questo, si specifica bene, non come provvedimento razzista (ci mancherebbe…) ma come miglior equilibrio didattico in classi “in difficoltà” con bambini stranieri che, ad esempio, non conoscono bene nemmeno la lingua… (la Ministra Gelmini ha chiarito poi che il tetto del 30% non si applica ai bambini “stranieri” nati in Italia, che pertanto è chiaro conoscono come gli altri la lingua nazionale). Vengono qui in mente due parole importanti, due slogan “organizzativi” della scuola come la pensava (e applicava) Don Lorenzo Milani nei primi anni ’60 del secolo scorso (ma non solo lui): e cioè “il doposcuola” e “il tempo pieno”. Sopperire ad eventuali difficoltà linguistiche e conoscitive delle varie materia, ma in primis integrare le giovani generazioni (a prescindere dalla derivazione etnica) tra di loro, per un progetto sì locale, di conoscenza e valorizzazione del proprio luogo di vita, ma anche nazionale (italiano) europeo, mondiale… (non sarebbe stato meglio, una positiva rivoluzione culturale per tutti, insegnanti e alunni, ripristinare in tutte le sue forme il “doposcuola” e il “tempo pieno”?) (vi riportiamo tra gli articoli di seguito il pensiero di Don Milani).

– La cittadinanza ai bambini “stranieri” nati in Italia. Il nuovo disegno di legge sulla cittadinanza (in discussione al Parlamento a metà del dicembre scorso, e ora sospeso fino alle prossime elezioni regionali di fine marzo) non prende in considerazione gli oltre 800.000 bambini immigrati presenti nel territorio nazionale, tra cui oltre 500.000 nati in Italia. Per i figli degli immigrati, anche se nati e cresciuti in Italia, il ddl prevede infatti che possano chiedere la cittadinanza solo dopo aver compiuto 18 anni, come avviene già oggi. E in più, rispetto alla legge attuale, è aggiunta la condizione che abbiano frequentato con profitto tutta la scuola dell’obbligo.  Questo provvedimento, se passerà, farà regredire ogni processo di integrazione: di fatto un bambino nato e cresciuto in Italia è né più né meno “italiano” (nella lingua, nelle aspirazioni, nei modi e nei pensieri) come un bambino di genitori italiani. Prevale pertanto ancora lo ius sanguinis sullo ius soli (cioè che la cittadinanza sia acquisita per il fatto di essere nati sul territorio dello stato) e questo è, a nostro avviso, un “passo indietro”. Una chiusura data da paure ancestrali ma, in primis, data dalla difficoltà di esprimere un “progetto nazionale, europeo” (cioè come e perché essere italiani, europei), una condivisione di vita, culturale, che superi la provenienza etnica di ciascun bambino

Su tutto questo (l’inserimento virtuoso dei bambini “stranieri” nel contesto italiano, europeo) vediamo invece con interesse la proposta (dell’onorevole Cazzola e del ministro Sacconi), di questi giorni, di creazione di un apprendistato lavorativo a 15 anni, cioè di consentire l’accesso al mondo del lavoro ai giovani dal compimento dei quindici anni; garantendo così l’integrazione dell’apprendistato nel percorso di svolgimento dell’obbligo scolastico. E’ chiaro che questa proposta legislativa, se passerà, in primis riguarderà i ragazzi immigrati. Nelle attuali scuole professionali, nei due anni di formazione, vi è scarsa utilità per una maturazione professionale e culturale (spesso in ambienti conflittuali). L’introduzione nel mondo del lavoro (in modo protetto, regolamentato: appunto si parla di regole di “apprendistato”) può essere un’opportunità di acquisizione vera di capacità lavorative specializzate, che i primi a beneficiarne sarebbero proprio i giovani immigrati. Continua a leggere