SUPERSTRADA PEDEMONTANA VENETA: un esempio (fra i tanti) del rischio che un’infrastruttura voluta come “opportunità” per un Territorio, si trasformi in un’ “opera dalla quale difendersi”; e le comunità dove passa ne diventano non fruitrici ma vittime

La “Superstrada Pedemontana Veneta” avrà una lunghezza di 94 km e 900 metri, con 9 viadotti e 15 km di tunnel e sarà costituita da due corsie per senso di marcia, oltre alla corsia d’emergenza. Lungo il tracciato sono previsti 18 svincoli e altri 53 km di bretelle e strade complementari (tangenziali, adduzioni ai caselli, migliorie della viabilità). 32 sono i comuni che saranno attraversati dall’infrastruttura, 12 in provincia di Treviso e 20 in quella di Vicenza. Secondo i piani la superstrada sarà pronta in 5 anni circa

L’esempio che vi proponiamo in merito al tema della “mobilità”, delle persone e delle merci, riguarda un territorio veneto (quello pedemontano, vicentino e trevigiano) che da sempre soffre di difficoltà a “muoversi”. Negli spostamenti in particolare da est ad ovest (e viceversa) dell’area pedemontana veneta, vi è una palese difficoltà delle strade attuali a smaltire il traffico che vi si genera. Di un’area geografica tra l’altro piuttosto dinamica da un punto di vista artigianale e industriale. Anche se ora in crisi e con la necessità di rivedere i propri parametri storici di sviluppo, basati finora sulla manifattura e su piccole e medie aziende, che sono state (e un po’ lo sono ancora) il motore vero del cosiddetto “miracolo economico” del nordest.

I problemi di spostamento, di mobilità, le difficoltà del traffico, sono naturalmente un probema comune a tutti, in qualunque luogo possa trovarsi chi legge queste note; perché troppo a lungo e pervicacemente si è puntato sul trasporto (delle persone e delle merci) su gomma, su strada. Ed ora siamo intasati, lenti nello spostarsi, e pure anche molto inquinati (le poco utili iniziative di chiusura al traffico delle città stanno a dimostrare la gravità di un problema di salute delle persone).

Qui di seguito vogliamo parlarvi pertanto di un’infrastruttura, la Superstrada Pedemontana Veneta, che ha avuto un’iter, uno sviluppo politico e amministrativo (ora siamo al progetto definitivo e nel giro di qualche mese dovrebbero partire i cantieri per la realizzazione…), dicevamo un’iter a dir poco paradossale.

Nata (negli anni ’70-’80, del secolo scorso) come progetto di “Variante” a una strada statale intasata ed inefficiente (la Schiavonesca Marosticana), si è trasformata in modo rocambolesco in un’autostrada, e i tentativi di “ritrasformarla” in opera al servizio della viabilità locale, si sono realizzati solo cambiandole il nome (ora si chiama “superstrada”) ma non la struttura, la sua “natura” (di fatto di un’autostrada si tratta, anche se il nome è “superstrada”).

Nel Comune di Giavera del Montello (nel Trevigiano), in località Colombere di Cusignana, c’è la quattrocentesca “Villa Tiretta, Agostini”, con il corpo centrale a pianta quadrata, un ampio scalone d’accesso al primo piano, una trifora centrale, due ampie barchesse ai lati con travature dipinte. Si tratta di una villa che chi la vede la attribuisce al Palladio, ed invece è stata costruita un secolo prima del grande architetto. Per queste sue caratteristiche “pre-palladiane” è considerata un’operata emblematica di quel che da lì a un secolo sarebbe stato il fenomeno delle ville venete. La “Superstrada Pedemontana Veneta” passa a 170 metri dai cancelli di Villa Agostini, suscitando reazione di preoccupazione e opposizione. Ma molte altre sono le ville ed edifici di pregio storico-archiettetonico danneggiate dal passaggio dell’ autostrada-superstrada

Occasioni sprecate di progettare il territorio in modo diverso, pensando ad esempio, nel caso che vi proponiamo, alla creazione di una struttura viaria al servizio di quella che è la galassia pedemontana (microesempio della “galassia padano-veneta”): cioè di una strada che serva veramente alla “metropoli pedemontana”, un territorio lungo una novantina di chilometri e largo una decina, e che è di fatto un’unica conurbazione, un’unica grande città (a prescindere dalle vecchie suddivisioni istituzionali ancora vigenti in un centinaio di medio-piccoli comuni e in due provincie…).

Vi diamo qui conto con alcuni articoli di quotidiani locali, dei giorni nostri, che parlano del contesto attuale della realizzazione dell’opera. Ma, in particolare per chi vi abita nei pressi e per chi si sta interessando a quest’opera, proponiamo un documento che analizza e descrive il percorso storico dell’iter politico e burocratico dell’opera: una “breve storia della pedemontana veneta” che cerca di spiegare, enumerando i fatti dal 1980 ai giorni nostri, perché si possa arrivare a trasformare un’opera voluta dalle popolazioni come necessaria, in un’opera dalla quale bisogna difendersi. Da “opportunità” per un Territorio, a “servitù di passaggio”. Continua a leggere