LA RIVOLUZIONE DI FRANCESCO: «LAUDATO SI’», SCELTA AMBIENTALISTA del PAPA nella sua enciclica dedicata alla «CURA DELLA CASA COMUNE» – Temi e parole (simili nel dettaglio) care a un ambientalista e “costruttori di ponti” di nome ALEX LANGER (nel doloroso ventennale della sua morte)

PAPA FRANCESCO e il segretario generale dell'ONU BAN KI-MOON
PAPA FRANCESCO e il segretario generale dell’ONU BAN KI-MOON

1- « Laudato si’, mi’ Signore », cantava san Francesco d’Assisi. In questo bel cantico ci ricor­dava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: « Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba ».

2- Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Sia­mo cresciuti pensando che eravamo suoi pro­prietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malat­tia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che « geme e soffre le doglie del parto » (Rm 8,22). Dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7). Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora.

   Il testo che qui sopra vi abbiamo proposto è l’attacco iniziale dell’enciclica papale (di papa Francesco) dal titolo (come di tradizione le prime parole) “laudato si’” resa nota il 18 giugno scorso, un omaggio al Cantico di San Francesco e a madre natura, ed è considerata l’enciclica “verde” del papa per i temi fortemente ecologici in essa contenuti. Ma l’enciclica papale non si limita all’appello ecologista: è in realtà una critica radicale dei valori dominanti, al lento e inesorabile declino di valori, all’incapacità del mondo globale di darsi delle regole comuni di convivenza equilibrata e di non sopraffazione gli uni con gli altri. E’ la dichiarazione di una battaglia culturale per uscire dal paradigma economico basato sullo sfruttamento delle risorse, sui combustibili fossili, sull’eccesso di scarti e in primis sull’eccesso di divario sociale, tra ricchi sempre più ricchi e sempre più persone povere, molte delle quali nel mondo poverissime.

   L’enciclica ha una sua importanza politica non da poco: siamo a pochi mesi (novembre) dalla CONFERENZA SUL CLIMA DI PARIGI, che tenterà di stabilire un accordo tra tutti gli stati sulle misure per contenere il surriscaldamento sotto 2 gradi centigradi. Al contrario del Protocollo di Kyoto, mai condiviso (e neanche firmato) in America o rispettato in Europa, la Conferenza sul Clima di Parigi avviene in un momento favorevole alla condivisione di tutti di un accordo internazionale verso un’ “economia compatibile”, a basso tasso di carbone, gas serra, sostanze inquinanti.

   A partire dal 2020, il trattato spera di coinvolgere le industrie sviluppate, con India e Cina, per temperare gli effetti su oceani, atmosfera, condizioni metereologiche e limitare disastri, alluvioni, piogge torrenziali, siccità, migrazioni… su questo USA (con Obama) e pure la Cina (che sta facendo i conti con inquinamenti devastanti…) sembrano politicamente disponibili.

ciclo dell'inquinamento
ciclo dell’inquinamento

   L’intervento innovativo, rivoluzionario, di Papa Francesco con quest’enciclica diventa pertanto una spinta ulteriore a indirizzare il mondo verso, in primis, un limite a uno sviluppo inquinante e devastante per l’ambiente, com’è stato finora. Va pure detto che le élite governative mondiali quasi sempre non hanno la forza e la volontà di opporsi alle multinazionali dell’economia, anche quelle inquinanti, come le imprese petrolifere che chiedono nei vari contesti di grande delicatezza geoterritoriale (l’Artico, ma anche per quel che ci riguarda il Mar Adriatico) di poter trivellare quei luoghi marini così particolari, con grave danno e pericolo ambientale.

Nella foto ALEXANDER LANGER - Al G7 a Napoli del luglio 1994 disse anche “silenziate un po', per favore, i vostri altoparlanti, moderate le vostre televisioni, limitate le vostre pubblicità, contenete le vostre telenovelas! Date spazio e voce, ospitalità e megafono alle molte voci dei piccoli, alle voci del sud, alle voci di coloro che non scelgono di gridare, o che non hanno più fiato per farlo”. - SONO PASSATI VENT’ANNI DALLA MORTE DI ALEXANDER LANGER, figura simbolo per il mondo della pace e del dialogo. Alex Langer (1946-1995) è stato la figura più importante e significativa dell’ECOLOGISMO POLITICO in Italia e nella dimensione europea e internazionale. Tra le tante sue iniziative e campagne viene in mente come temi di fondo: “CONVERSIONE ECOLOGICA”, “CONVIVENZA INTER-ETNICA”, “UTOPIE CONCRETE”, BIOETICA, RAPPORTI NORD-SUD, COOPERAZIONE INTERNAZIONALE, “SUPERAMENTO DEI MURI”, “COSTRUZIONE DI PONTI”, DIALOGO MULTIETNICO E MULTICULTURALE, FORZA DELLA NONVIOLENZA, RUOLO DEI “CORPI CIVILI DI PACE” RISPETTO AI CONFLITTI ARMATI, PACIFISMO NON IDEOLOGICO
Nella foto ALEXANDER LANGER – Al G7 a Napoli del luglio 1994 disse anche “silenziate un po’, per favore, i vostri altoparlanti, moderate le vostre televisioni, limitate le vostre pubblicità, contenete le vostre telenovelas! Date spazio e voce, ospitalità e megafono alle molte voci dei piccoli, alle voci del sud, alle voci di coloro che non scelgono di gridare, o che non hanno più fiato per farlo”. – SONO PASSATI VENT’ANNI DALLA MORTE DI ALEXANDER LANGER, figura simbolo per il mondo della pace e del dialogo. Alex Langer (1946-1995) è stato la figura più importante e significativa dell’ECOLOGISMO POLITICO in Italia e nella dimensione europea e internazionale. Tra le tante sue iniziative e campagne viene in mente come temi di fondo: “CONVERSIONE ECOLOGICA”, “CONVIVENZA INTER-ETNICA”, “UTOPIE CONCRETE”, BIOETICA, RAPPORTI NORD-SUD, COOPERAZIONE INTERNAZIONALE, “SUPERAMENTO DEI MURI”, “COSTRUZIONE DI PONTI”, DIALOGO MULTIETNICO E MULTICULTURALE, FORZA DELLA NONVIOLENZA, RUOLO DEI “CORPI CIVILI DI PACE” RISPETTO AI CONFLITTI ARMATI, PACIFISMO NON IDEOLOGICO

   Fa specie leggere l’enciclica Laudato si’, per le assonanze addirittura linguistiche, letterarie, con il pensiero e l’azione di Alexander Langer, figura simbolo per il mondo della pace e del dialogo, ora che siamo a vent’anni dalla sua morte (il 3 luglio 1995). Alex Langer (1946-1995) è stato infatti la figura più importante e significativa dell’ecologismo politico in Italia e nella dimensione europea e internazionale.

“ALEXANDER LANGER: COSTRUTTORE DI PONTI" è il titolo con cui l' EDITRICE LA SCUOLA pubblica in questi giorni il profilo dedicatogli da MARCO BOATO - sociologo, giornalista, ricercatore universitario, più volte parlamentare - nonché noto esponente del movimento ecologista, che pure ha contribuito a fondare in Italia. PER SINGOLARE COINCIDENZA IL VOLUME DI BOATO È ARRIVATO IN LIBRERIA NELLA STESSA COLLANA E NELLO STESSO GIORNO IN CUI L'EDITRICE LA SCUOLA HA MANDATO IN LIBRERIA L' EDIZIONE COMMENTATA DELLA LAUDATO SI'. E l'accostamento fra l'intellettuale e politico altoatesino e l'enciclica non è sfuggito nei commenti su alcuni quotidiani. "Alex Langer è il vero ispiratore dell'enciclica di Francesco sull'ecologia", ha scritto Adriano Sofri.(da http://it.paperblog.com/ )
“ALEXANDER LANGER: COSTRUTTORE DI PONTI” è il titolo con cui l’ EDITRICE LA SCUOLA pubblica in questi giorni il profilo dedicatogli da MARCO BOATO – sociologo, giornalista, ricercatore universitario, più volte parlamentare – nonché noto esponente del movimento ecologista, che pure ha contribuito a fondare in Italia. PER SINGOLARE COINCIDENZA IL VOLUME DI BOATO È ARRIVATO IN LIBRERIA NELLA STESSA COLLANA E NELLO STESSO GIORNO IN CUI L’EDITRICE LA SCUOLA HA MANDATO IN LIBRERIA L’ EDIZIONE COMMENTATA DELLA LAUDATO SI’. E l’accostamento fra l’intellettuale e politico altoatesino e l’enciclica non è sfuggito nei commenti su alcuni quotidiani. “Alex Langer è il vero ispiratore dell’enciclica di Francesco sull’ecologia”, ha scritto Adriano Sofri.(da http://it.paperblog.com/ )

   Come dicevamo, le somiglianze di linguaggio e di prospettiva dell’ENCICLICA di Papa Francesco, sono così incredibilmente simili al pensiero e all’azione di Langer.

   Su tutto, il tema della CONVERSIONE ECOLOGICA (tema forte dell’enciclica di Papa Francesco), che è stato tema caro a Langer nei suoi discorsi sulla giustizia, la convivenza pacifica interetnica, la risoluzione delle povertà e dei conflitti (papa Francesco, vent’anni dopo dice: “serve una «conversione ecologica». La salvaguardia dell’ambiente non può essere disgiunta dalla giustizia verso i poveri e dalla soluzione dei problemi strutturali di un’economia che persegue soltanto il profitto”…).

   “Conversione ecologica”, “convivenza inter-etnica”, “utopie concrete”, bioetica, rapporti Nord-Sud, cooperazione internazionale, “superamento dei muri”, “costruzione di ponti”, dialogo multietnico e multiculturale, forza della nonviolenza, ruolo dei “corpi civili di pace” rispetto ai conflitti armati, pacifismo non ideologico…. Tutti temi che per Langer sono diventati “impegno politico concreto”, iniziative importanti prima nel “suo” Sud Tirolo, poi in tutta Europa, e pure nelle grandi aree geopolitiche tragiche di guerra (come nei Balcani, dove Alex tentò in tutti i modi di dare spazio, autorevolezza e strumenti alle voci dialoganti, a chi si opponeva alla guerra civile nella ex Jugoslavia. 

   Nondimeno Langer sottolineava spesso l’esistenza di un DEBITO ECOLOGICO tra il Nord e il Sud del Mondo, debito che il Nord doveva onorare al Sud, ripagare (…una delle campagne ecologiche più intense portate avanti da Langer intorno ai primi anni novanta è stata proprio quella della necessità che i Paesi ricchi del pianeta – il Nord – condonassero i debiti – a partire dagli esosi interessi sul debito – che strangolavano le debolissime economie dei paesi del Sud, debiti finanziari che ne impedivano ogni sviluppo.

   La cosa a nostro avviso più importante nell’azione di Langer è stata innanzitutto comunque quella dell’incontro delle diverse etnie (a partire dall’esperienza altoatesina di opposizione a quelle che chiamava “gabbie etniche”, cioè la ferrea suddivisione tra tedeschi e italiani), fino poi appunto, negli ultimi 5 anni della sua vita (dal 1991 al 1995), per porre limiti e alternative allo scontro etnico nei balcani tra serbi, croati, bosniaci-musulmani: la devastante guerra civile jugoslava, dentro e nel cuore dell’Europa, a pochi chilometri da noi (che forse è stata, nelle delusioni quotidiane di Alex per poter fare cose utili al prevalere della convivenza, uno dei motivi principali della insostenibilità della sua vita e della decisione di darsi una morte volontaria).

   Personaggio del tutto fuori l’ambito “politico” che siamo usi a pensare, Alexander Langer nel mondo geopolitico sud-tirolese, italiano, europeo nel periodo dalla metà degli anni 70 alla metà del 90 del secolo scorso, ha dimostrato appunto di essere stato un personaggio sicuramente atipico. E su questa “diversità”, si accomuna alla figura e alle iniziative del pontefice attuale, pontefice che è una “sorpresa” nel suo modo di essere, di fare, di esprimere il proprio pensiero come nel caso di questa originalissima enciclica “Laudato si’”.

   Entrambi, Papa Francesco e Alexander Langer (ricordandolo nei vent’anni dalla sua scomparsa, Alex, qui con affetto incommensurabile per i tanti che lo hanno potuto conoscere direttamente), questi due personaggi, Francesco e Alex, rappresentano una “caratteristica”, seppur in periodi storici diversi, l’uno del passato l’altro della contemporaneità, che li accomuna: quella di essere dei “PORTATORI DI SPERANZA”, persone che con la loro vita tracciano appunto “speranze” e possibilità di un presente e futuro migliore per chi si approccia ad essi, condivide il loro pensiero. E a volte, questo essere “portatori di speranza” è un fardello assai pesante, difficile, per chi ha voluto esserlo “portatore”, di farsi carico della ricerca di una strada assai ardua di felicità per il mondo intero. (s.m.)

il testo integrale dell’enciclica “laudato si'”: LETTERA ENCICLICA LAUDATO SI (2015)

………………………..PAROLE CHIAVI DALL ENCICLICA PAPALEda LA STAMPA

LE PAROLE CHIAVE DELL’ENCICLICA DEL PAPA

Analizzando il testo «Laudato si’» ecco i termini più utilizzati

di Andrea Tornelli, da “la Stampa” del 18/6/2015 – Città del Vaticano  

   La terra, nostra casa comune, «protesta per il male che provochiamo a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla». Serve una «conversione ecologica». La salvaguardia dell’ambiente non può essere disgiunta dalla giustizia verso i poveri e dalla soluzione dei problemi strutturali di un’economia che persegue soltanto il profitto. 

   L’enciclica «Laudato si’» di Papa Francesco, 246 paragrafi divisi in sei capitoli, Continua a leggere

REFERENDUM GREXIT IL 5 LUGLIO – L’EUROPA CHE VACILLA SULLA CRISI GRECA (ma anche sui NAZIONALISMI di tutti e sul POPULISMO crescente) – GUARDARE OLTRE GLI STECCATI CONTABILI per un rilancio dell’idea europea passa ora per il “piccolo” Paese ellenico, origine del pensiero occidentale

PIAZZA SYNTAGMA ad ATENE, il cuore della città - La Grecia si trova al momento in condizioni economiche disastrose. La disoccupazione è aumentata del 273 per cento dal 2009 a oggi, attestandosi al 25 per cento circa su scala nazionale. Il che vuol dire che 1,3 milioni di cittadini greci sono disoccupati. Se si aggiunge la popolazione inattiva, il dato schizza a oltre tre milioni a fronte di tre milioni e mezzo di occupati. I cinque anni gli stipendi sono calati del 37%, i consumi del 33%. Il debito pubblico, invece di scendere, è volato al 189% del Pil (da www.thepostinternazionale.it/ del 5/6/2015)
PIAZZA SYNTAGMA (con sullo sfondo il Palazzo del Parlamento) ad ATENE, il cuore della città – La Grecia si trova al momento in condizioni economiche disastrose. La disoccupazione è aumentata del 273 per cento dal 2009 a oggi, attestandosi al 25 per cento circa su scala nazionale. Il che vuol dire che 1,3 milioni di cittadini greci sono disoccupati. Se si aggiunge la popolazione inattiva, il dato schizza a oltre tre milioni a fronte di tre milioni e mezzo di occupati. I cinque anni gli stipendi sono calati del 37%, i consumi del 33%. Il debito pubblico, invece di scendere, è volato al 189% del Pil (da http://www.thepostinternazionale.it/ del 5/6/2015)

   La Grecia è in attesa dallo scorso febbraio dell’erogazione di un prestito da 7,2 miliardi, e deve versare entro la fine di giugno (martedì 30 giugno) circa 1,6 miliardi di euro in restituzione al Fondo Monetario Internazionale.

   Si parla da mesi di “settimane decisive” e “ultime possibilità” ma, secondo diversi giornali, stavolta ci siamo davvero. Se non dovesse ricevere altri prestiti la Grecia si troverà probabilmente a non riuscire a ripagare i suoi debiti: è così entrerebbe “in default”, in pratica il fallimento dello Stato. Le conseguenze di un default porterebbero a gravi conseguenze alla vita quotidiana dei cittadini greci, con in primis l’impossibilità di prelevare magari quel denaro che resta (per chi ne ha!) dalle banche, e la possibile uscita della Grecia dalla zona euro. Non ci sarebbero i soldi per pagare le pensioni, i dipendenti pubblici, e tutti ne risentirebbero gravemente dallo stato di miseria in cui molti, magari finora supportati da pur magre pensioni, verrebbero a trovarsi.

Il Premier greco Alexis Tsipras - UN REFERENDUM IN GRECIA IL 5 LUGLIO PER ACCETTARE O NON ACCETTARE LE CONDIZIONI DELLA U.E. - Si alza la tensione in Grecia dopo l'annuncio del premier Alexis Tsipras di indire un referendum sul piano proposto dai creditori ad Atene. Secondo il britannico "Daily Telegraph", nel Paese ellenico sarebbe iniziata una corsa al prelievo di contanti. Per arginare la "fuga" di capitali su conti di banche estere, alcuni istituti avrebbero interrotto le contrattazioni online
Il Premier greco Alexis Tsipras – UN REFERENDUM IN GRECIA IL 5 LUGLIO PER ACCETTARE O NON ACCETTARE LE CONDIZIONI DELLA U.E. – Si alza la tensione in Grecia dopo l’annuncio del premier Alexis Tsipras di indire un referendum sul piano proposto dai creditori ad Atene. Secondo il britannico “Daily Telegraph”, nel Paese ellenico sarebbe iniziata una corsa al prelievo di contanti. Per arginare la “fuga” di capitali su conti di banche estere, alcuni istituti avrebbero interrotto le contrattazioni online

   Un caso, quello greco, dove si capisce come l’economia in crisi, e i rapporti internazionali tra Stati possano sì aiutare un Paese, ma a volte anche condizionarlo negativamente: le “cose da fare” per uscire dalla crisi non le decide più il governo e il popolo che lo ha eletto, ma i creditori internazionali, quelli da cui è dipeso nel recente passato, e da cui dipende nel presente e nel futuro prossimo la sopravvivenza di una vita (pubblica dello Stato nei suoi servizi, e privata dei cittadini) dignitosa.

I GRECI AGLI SPORTELLI DEL BANCOMAT -
I GRECI AGLI SPORTELLI DEL BANCOMAT

   Il governo greco, mediando coi creditori (il FMI, la UE, la BCE, cioè la famosa denominata, in negativo, “Troika”) (con in particolare la Germania maggior creditrice, ma anche le banche francesi e italiane, per conto del governo, hanno prestato molti soldi alla Grecia…), il governo greco sta rivedendo misure economiche interne che servivano a un possibile rilancio economico, ma che vengono considerate “intollerabili” dai creditori internazionali ed europei (appunto la Troika…), perché “privilegi” che gli altri cittadini europei non hanno più e perché così il bilancio greco non viene risanato: come la riduzione dell’IVA concessa al commercio dal governo ellenico, dal 23 al 13 per cento, i pre-pensionamenti pubblici per aprire il lavoro ai giovani….

   Cose che i governanti greci sembrano disposti a ritirare (già i ristoratori e albergatori, ora all’inizio della stagione turistica estiva, incominciano a protestare per l’Iva maggiore che verrebbe ripristinata, a carico dei clienti…); e vengono prese misure di nuove tasse sui beni di lusso, sui profitti delle imprese… ma così (si capisce bene) è difficile che il PIL greco possa tentare di aumentare, portare qualche nuova ricchezza e occupazione…. Insomma una situazione assai complessa, precaria (possiamo ben dire: disastrosa).

provenienze etniche e linguistiche per popolo greco
provenienze etniche e linguistiche per popolo greco

   L’intromissione estera si fa più pesante “se sei debitore”: sarà l’Unione Europea a decidere a che età si va in pensione; e quali farmaci passa la mutua e quali no… Gli spazi di manovra degli Stati nazionali, cioè gli spazi della politica, si assottigliano enormemente. E, in se, in una logica federalista, potrebbe anche non essere un male (se gli “Stati Uniti d’Europa” “adottassero” l’affascinante, meravigliosa, regione geografica, la Grecia, così in profonda crisi, e intervenissero con aiuti veri per dare inizio a uno sviluppo generale, magari compatibile con l’Area mediterranea di cui la Grecia è il simbolo migliore, e la sua collocazione geografica ancor di più).

   In questa fase di mediazione politica con l’Unione Europea (in ispecie la Germania) e con il Fondo Monetario, il primo ministro greco Alexis Tsipras tira al massimo la corda, convinto che i suoi interlocutori alla fine saranno costretti a cedere per evitare il peggio anche a loro, al resto dell’Europa, che potrebbe vivere una crisi sia politica (dell’uscita di un paese “simbolico” come la Grecia) che dei mercati finanziari che andrebbero verso altri continenti più sicuri dell’ “instabile” Europa, vittima pure di nazionalismi, populismi e pure adesso crisi finanziarie degli Stati. E Tsipras contemporaneamente minaccia di “mettere” la Grecia nelle braccia della Russia, di Vladimir Putin…

ATENE quartieri poveri (foto da www.flipnews.org/) - “…Un giro per la città non turistica rende l’idea di quanto è successo negli ultimi cinque anni. Intere vie di serrande abbassate. Alloggi in vendita in centro a 20 mila euro. Gli stipendi sono quasi dimezzati, per chi ancora conserva un lavoro (….) (Niccolò Zancan, da “la Stampa” del 22/6/2015)
ATENE quartieri poveri (foto da http://www.flipnews.org/) – “…Un giro per la città non turistica rende l’idea di quanto è successo negli ultimi cinque anni. Intere vie di serrande abbassate. Alloggi in vendita in centro a 20 mila euro. Gli stipendi sono quasi dimezzati, per chi ancora conserva un lavoro (….) (Niccolò Zancan, da “la Stampa” del 22/6/2015)

   Qui vorremmo dimostrare che il “problema greco”, in se è molto meno grave di quel che lo si vuol far apparire (anche se è vero che se non lo si risolve positivamente può accadere un disastro per tutti…).

   Facciamo qui l’esempio di quel che accade nel 2009 negli Stati Uniti: cioè il caso del governo federale americano che ha salvato dalla BANCAROTTA il bilancio della CALIFORNIA. In quel momento lo Stato della California rischiava nel suo bilancio il default, una situazione che avrebbe provocato conseguenze disastrose a catena, negli Stati Uniti e nel mondo, e il GOVERNO FEDERALE USA è intervenuto finanziariamente in favore del Governo federale californiano (e nessuno ha avuto niente da ridire).

   In un contesto in cui il debito accumulato dal governo greco è all’80% già in carico all’Europa (in buona parte a tasso di interesse zero, e con restituzioni, trentennali ma anche di più…cioè “restituzioni mai”…), ai Paesi europei fa specie che per la “piccola Grecia” (che ha il 2% del PIL europeo) non ci si possa far carico, come Governo Federale dell’Unione Europea (lo strumento c’è già, la Banca Centrale Europea…) di un’azione di salvataggio “vero” della Grecia: nelle necessità finanziarie immediate e in un progetto di sviluppo perché ci sia una ripresa economica. Allora, è da chiedersi perché l’EUROZONA (cioè l’Europa più “vera”, quella operativa: i 19 Paesi che usano la stessa monete, l’euro) non decidono come governo federale di “adottare” la piccola (ma ineguagliabilmente importante) Grecia? Cosa aspettiamo ancora?

   Pertanto se è vero che l’atteggiamento un po’ irritante e spocchioso dei governanti attuali greci fa arrabbiare gli altri patners, è anche vero che quei governanti greci, attuali, nessuna responsabilità hanno della crisi pazzesca del loro Paese (addebitabile ai loro predecessori, agli sprechi delle Olimpiadi, ai bilanci taroccati, etc.); e che forti responsabilità hanno invece le autorità internazionali (la Troika…) che negli anni passati hanno condotto dei confronti della Grecia atteggiamenti poco responsabili (assecondando le scelte di debito e le spese “fuori bilancio”) condividendo un andamento finanziario del paese ellenico assai scellerato.

   Forse IL VERO ERRORE DEGLI ATTUALI GOVERNANTI GRECI È IL NAZIONALISMO (come la loro controparte europea…), il dire: “NON CI POTETE UMILIARE” (e il non accettare parametri europei, ad esempio sull’età pensionabile ai dipendenti pubblici come quella degli altri paesi). Pertanto greci, tedeschi, francesi etc, ricadono in quello che è l’inghippo attuale a un rilancio vero (economico, culturale, politico…) dell’Europa, inghippo che è lo stesso che nel secolo scorso ha causato due guerre mondiali: cioè il NAZIONALISMO, il non voler riconoscersi in un progetto federalista (che peraltro valorizzerebbe le Aree Regionali, e pur gli aspetti positivi, culturali, ambientali, economici dei singoli stati…).

   La necessità della creazione in EUROPA, almeno nei 19 Paesi della cosiddetta EUROZONA, di una autorevole FEDERAZIONE PIENAMENTE COMPIUTA, e che lo Stato Federale disponga delle risorse necessarie e delle deleghe politiche per interventi di sviluppo o salvataggio finanziario della Aree geografiche in difficoltà, è una misura quanto mai urgente, opportuna, necessaria.

In celeste la  ZONA EURO; in giallo gli UE non appartenenti all'AEC (Accordi Europei di Cambio: sono i componenti di un sistema introdotto nel 1979 per avere una stabilità monetaria tra le varie valute dell’UE); in rosa gli UE appartenenti all'AEC II con opt-out; in rosso gli UE non appartenenti all'AEC II con opt-out; in verde i “Non UE” che usano bilateralmente l'euro; in blu i “Non UE” che usano unilateralmente l'euro
In celeste la ZONA EURO; in giallo gli UE non appartenenti all’AEC (Accordi Europei di Cambio: sono i componenti di un sistema introdotto nel 1979 per avere una stabilità monetaria tra le varie valute dell’UE); in rosa gli UE appartenenti all’AEC II con opt-out; in rosso gli UE non appartenenti all’AEC II con opt-out; in verde i “Non UE” che usano bilateralmente l’euro; in blu i “Non UE” che usano unilateralmente l’euro

   E poi sul tema economico il problema di fondo resta l’attaccamento ostinato, da parte specialmente della Germania e dei Paesi del nord Europa, a una politica di austerità giudicata negativamente dalla maggior parte degli studiosi a livello internazionale (pur riconoscendo che non si può sperperare denaro pubblico e ogni spesa va fatta virtuosamente). Non si può pensare a un rilancio economico della Grecia senza prevedere misure (anche finanziarie, di spesa) che incentivino le risorse di quel paese (non solo dell’ambiente, del turismo, ma anche dei loro giovani che possano sviluppare attività lavorative, che si immaginino progetti economici, commerciali, agroalimentari, dentro all’Area mediterranea…)

   L’economia greca non potrà mai competere con quella di altri paesi europei su settori tradizionali di tipo esclusivamente tecnologico, o su certe branchie della manifattura. Decine di anni fa, prima di ogni integrazione economica europea (lo scambio commerciale libero, senza tassi dognali), la Grecia si pregiava di un artigianato tessile, con tessuti aritstici dipinti etc., di pregio. Ma è chiaro che non poteva resistere questo artigianato al commercio libero con prodotti tedeschi o di altre nazioni europee molto meno cari e di tipo industriale.

   Se di economia “specifica” dobbiamo pensare per la Grecia, questa non può che inserirsi nello splendido scenario del Mar Mediterraneo; nell’essere un appoggio e un ponte di scambio verso il centro-nord Africa e il Medio Oriente…

   Intanto la sofferenza greca continua nelle (non)scelte che gli organismi europei (e gli Stati nazionali che contano) continuano a (non)fare, nella speranza di una nuova Europa di là a venire. (s.m.)

……………………..

LA GRECIA SULLA VIA DEL REFERENDUM: SONDAGGI FALSI, PSICOSI POLITICA E CAOS

– Una rilevazione della società di Gpo dava in vantaggio i sì: cinque ore dopo la diffusione è stata ritirata con un comunicato al vetriolo e minaccia di querele. Non era inventato ma incompleto, però una “manina” l’ha passato a quotidiani e siti prima che fosse ultimato. Un caso che si aggiunge all’economia bloccata e dal ricorso al Consiglio di Stato sulla incostituzionalità del referendum stesso, che ha come effetto quello di aumentare ulteriormente il disordine –

di Francesco De Paolo, 2 luglio 2015, da “il Fatto Quotidiano”

   La strada del referendum si complica maledettamente, ma questa volta la cancelliera Angela Merkel non c’entra affatto. Continua a leggere

L’EUROPA CHE COSTRUISCE MURI, contro le MIGRAZIONI SUD-NORD: risposta alle PAURE e al POPULISMO con politiche di chiusura – i NUOVO MURI: abbattuti quelli in “uscita” (Berlino) nascono quelli IN “ENTRATA” (così la virtuosa convivenza non va da nessuna parte e affondiamo nell’irrisolto)

foto di VENTIMIGLIA, giugno 2015 - VENTIMIGLIA e il blocco dei migranti da parte della Francia – “Su alcune decine di migliaia di profughi che chiedono aiuto l’Europa si gioca l’anima. Un’Unione più salda, federale, capace di prendere decisioni politiche comuni potrebbe assolvere con dignità quel che i suoi principi gli impongono. È in questi momenti che con più Europa si possono salvare valori che fanno la nostra identità” (Bernardo Valli, da “la Repubblica” del 16/6/2015)
foto di VENTIMIGLIA, giugno 2015 – VENTIMIGLIA e il blocco dei migranti da parte della Francia – “Su alcune decine di migliaia di profughi che chiedono aiuto l’Europa si gioca l’anima. Un’Unione più salda, federale, capace di prendere decisioni politiche comuni potrebbe assolvere con dignità quel che i suoi principi gli impongono. È in questi momenti che con più Europa si possono salvare valori che fanno la nostra identità” (Bernardo Valli, da “la Repubblica” del 16/6/2015)

LE MANI, LE FACCE E LA NOSTRA VERGOGNA – NEI video dello sgombero di Ventimiglia, un migrante-migratore fugge i poliziotti in tenuta antisommossa saltellando malamente sugli scogli come un gabbiano esausto, terrorizzato ma incapace di riprendere il volo. Ed è un’immagine che colpisce. Ma le foto, quelle sono destabilizzanti, non somigliano a nulla di ciò che chiamiamo scontro, sgombero, operazione di ordine pubblico. –    Bisogna guardare quelle mani profilatticamente guantate (scabbia? uniforme?) piantate sulle facce: ma non fermarsi lì. Bisogna guardare le facce che quelle mani coprono, spingono, spostano. E poi guardare gli occhi sbarrati, stanchi, su quelle facce. Se cerchiamo in quelle facce la minaccia del barbaro predatore, lo sguardo rapace dell’invasore, faremo fatica a trovarli. Non basta. Guardiamo anche le facce dei poliziotti proprietari di quelle mani guantate. Sotto le visiere espressioni incredule, senza i digrignamenti della lotta. Se cerchiamo in quelle facce la ferocia del repressore, lo sguardo compiaciuto dell’aguzzino, faremo fatica a trovarli. –    Non basta ancora. Guardiamo l’insieme, questo intreccio di arti e di corpi umani, guardiamo questi gesti spasmodici e annaspanti che possono essere spintoni come abbracci, manate come sostegni, guardiamo questo affrontarsi di tensioni, questo assurdo scontro di forze senza convinzione, questo impatto di volontà che sembrano più incredule che determinate, da entrambe le parti: perché mi stai facendo questo? Perché devo farti questo? –   Sì certo, le fotografie non la dicono mai tutta. Sì, certo, anche questa volta non lasciamo che l’impatto emotivo delle immagini sia la risposta. Però almeno sia la domanda; e cerchiamo noi la risposta. La domanda quale può essere, se non: questo paese vuole essere accogliente o escludente? E la risposta quale può essere, se non che la volontà che costringe a scegliere, la volontà sterilizzata e guantata che ordina solo di spostare fermare e respingere, la volontà che adesso chiamiamo Europa, e che pretende di parlare a nome nostro, questa volontà ormai ha un nome con la minuscola, e quel nome è vergogna? (di Michele Smargiassi, da “la Repubblica” del 17/6/2015)

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MURI nel-mondo (mappa da www.giornalettismo.com/)
MURI nel-mondo (mappa da http://www.giornalettismo.com/)

   Il nuovo muro annunciato che dovrà sorgere tra Ungheria e Serbia, voluto dal governo ungherese, è stata una notizia choc, che ha messo ancora più in crisi la geopolitica e i tentativi di trovare una soluzione (di solidarietà) per i tanti profughi che vengono in questo momento.

   L’Europa si vanta sì di aver “dismesso” il MURO DI BERLINO nel 1989; ma quello era un MURO IN USCITA, cioè serviva a impedire ai tedeschi dell’est di espatriare in Occidente. I muri di adesso sono invece MURI IN ENTRATA, che servono a impedire gli arrivi di persone “sgradite”: non turisti danarosi, ma poveri o perseguitati politici che fuggono dal Sud del mondo dalla miseria o dalla guerra.

BARRIERA DI CONFINE A MELILLA - Quando all’INIZIO degli ANNI NOVANTA la SPAGNA cominciò a costruire della BARRIERE CON FILO SPINATO ATTORNO A CEUTA E MELILLA, alte prima quattro poi sei metri, costo finale 30 milioni di euro, quella decisione sembrò una bizzarria della Storia, un anacronismo post-muro di Berlino giustificato dall’eccezionalità della situazione geografica: le due città, spagnole dal XV secolo, sorgono sulla costa mediterranea del Marocco, e costituiscono LA SOLA FRONTIERA TERRESTRE DELL’EUROPA IN AFRICA. (Stefano Montefiori, da “il Corriere della Sera” del 18/6/2015)
BARRIERA DI CONFINE A MELILLA – Quando all’INIZIO degli ANNI NOVANTA la SPAGNA cominciò a costruire della BARRIERE CON FILO SPINATO ATTORNO A CEUTA E MELILLA, alte prima quattro poi sei metri, costo finale 30 milioni di euro, quella decisione sembrò una bizzarria della Storia, un anacronismo post-muro di Berlino giustificato dall’eccezionalità della situazione geografica: le due città, spagnole dal XV secolo, sorgono sulla costa mediterranea del Marocco, e costituiscono LA SOLA FRONTIERA TERRESTRE DELL’EUROPA IN AFRICA. (Stefano Montefiori, da “il Corriere della Sera” del 18/6/2015)

   Il Muro che sorgerà ora in Europa, in Ungheria, sarà, avvertono i portavoce del governo, un solido, robusto, invalicabile RETICOLATO ALTO 4 METRI. Lungo i 175 CHILOMETRI della frontiera TRA UNGHERIA E SERBIA.

il confine tra Ungheria e Serbia - Dopo il caso della Francia che ha chiuso il confine di Ventimiglia per bloccare l’accesso ai migranti e la scelta di Londra, che ha finanziato la costruzioni di barriere al porto di Calais, a innalzare un nuovo muro nel continente europeo è l’Ungheria, pronta a costruire una barriera al confine con la Serbia
il confine tra Ungheria e Serbia – Dopo il caso della Francia che ha chiuso il confine di Ventimiglia per bloccare l’accesso ai migranti e la scelta di Londra, che ha finanziato la costruzioni di barriere al porto di Calais, a innalzare un nuovo muro nel continente europeo è l’Ungheria, pronta a costruire una barriera al confine con la Serbia

   Non è solo un problema della nostra Europa in declino incapace di affrontare in altro modo il mondo che si sta muovendo: un muro di 70 chilometri (e barriere fino a 1.000 chilometri) lo troviamo tra gli Stati Uniti e il Messico, per respingere fisicamente la miseria, e anche dentro Israele, 700 chilometri di muro e barriere con la Cisgiordania per contrapporsi al “pericolo” palestinese.

   Ma quel che sta accadendo in Europa in questo momento, cioè del respingimento da parte dei paesi del centro-nord del continente (Francia in primis) dei migranti (e profughi) che arrivano con barconi sulle coste del sud dell’Italia, e cercano di avviarsi verso Francia, Germania, Svezia…, quel che accade ha poco a che vedere con una unitaria ed efficace politica di “presa in carico” e tentativo di soluzione del problema delle ondate di migrazione.

CALAIS - LA  SITUAZIONE DI SGOMBERI DI CAMPI ALL'APRILE 2015 (da www.hurriya.noblogs.org/) - IL NUOVO CONFINE DI CALAIS - LA GRAN BRETAGNA HA CONCLUSO CON LA FRANCIA UN ACCORDO per finanziare con 15 milioni di euro una palizzata che sta rendendo IL PORTO DI CALAIS INACCESSIBILE AI MIGRANTI
CALAIS – LA SITUAZIONE DI SGOMBERI DI CAMPI ALL’APRILE 2015 (da http://www.hurriya.noblogs.org/) – IL NUOVO CONFINE DI CALAIS – LA GRAN BRETAGNA HA CONCLUSO CON LA FRANCIA UN ACCORDO per finanziare con 15 milioni di euro una palizzata che sta rendendo IL PORTO DI CALAIS INACCESSIBILE AI MIGRANTI

   In questi mesi c’è un fortissimo aumento di chi deve scappare dalla guerra: sono 60 milioni di persone, una cifra impressionante, data dall’ONU, e naturalmente solo in minima parte si dirigono verso di noi, l’Europa, ma sono concentrati in particolare nei Paesi in via di sviluppo che, quest’ultimi, ospitano l’86% dei rifugiati. Cioè tutti quei paesi che accolgono profughi e hanno nei loro territori specie di confine campi profughi, e che sono appunto confinanti con paesi in guerra (come adesso il caso della Turchia con la vicina Siria e del consolidarsi lì dello stato dell’Isis).

IL PREMIER UNGHERESE VIKTOR ORBAN CHE ANNUNCIA LA COSTRUZIONE DEL MURO:  L’Ungheria, vista anche la effettiva facilità di passaggio degli immigrati dalla Serbia, si mette a costruire un Muro: che, secondo la volontà del governo ungherese sarà un solido, robusto, invalicabile RETICOLATO ALTO 4 METRI. Lungo i 175 CHILOMETRI della frontiera TRA UNGHERIA E SERBIA
IL PREMIER UNGHERESE VIKTOR ORBAN CHE ANNUNCIA LA COSTRUZIONE DEL MURO: L’Ungheria, vista anche la effettiva facilità di passaggio degli immigrati dalla Serbia, si mette a costruire un Muro: che, secondo la volontà del governo ungherese sarà un solido, robusto, invalicabile RETICOLATO ALTO 4 METRI. Lungo i 175 CHILOMETRI della frontiera TRA UNGHERIA E SERBIA

   Dice l’Onu che i profughi sparsi nel mondo rappresentano adesso il 24esimo stato più popoloso del pianeta: uno STATO SENZA CONFINI, fatto di rifugiati, o sfollati o richiedenti asilo, oppure apolidi per causa di forza maggiore e dei sopravvissuti in fuga; e di tutte queste cose a volte messe assieme.

   Nel caso del nostro vissuto, abbiamo profughi e migranti che arrivano al nord dell’Italia, e già qui è messo in atto un vero e proprio scaricabarile fra Regioni, sindaci, governi e capitali europee (una situazione schizofrenica: un mondo che non vuole migranti, non sa aiutarli e non può respingerli), dimenticando le innumerevoli tragedie del mare che ha vissuto e rischiato questo popolo di migranti, ha dovuto sopportare, e adesso, di fronte a queste persone, qualcosa si deve pur fare in modo dignitoso per loro (ma anche per noi).

I più colossali muri fisici sono quelli che cercano di DIFENDERE LE FRONTIERE ESTERNE DELL’UNIONE EUROPEA. Per esempio quello iniziato nel 2012 e ormai concluso, 12 CHILOMETRI DI BARRIERE E FILO SPINATO TRA LA CITTÀ GRECA NEA VYSSA E LA TURCA EDIRNE (Stefano Montefiori, da “il Corriere della Sera” del 18/6/2015)
I più colossali muri fisici sono quelli che cercano di DIFENDERE LE FRONTIERE ESTERNE DELL’UNIONE EUROPEA. Per esempio quello iniziato nel 2012 e ormai concluso, 12 CHILOMETRI DI BARRIERE E FILO SPINATO TRA LA CITTÀ GRECA NEA VYSSA E LA TURCA EDIRNE (Stefano Montefiori, da “il Corriere della Sera” del 18/6/2015)

   Pare invece crearsi già qui da noi un conflitto tra regioni ricche del Nord e regioni povere del Sud, senza considerare, oltretutto, che proprio il Sud sopporta il peso maggiore degli sbarchi quotidiani. Con situazioni che se non affrontate dalle autorità politiche con chiarezza porta a far sì che chiunque esprima una sua “soluzione”: rimandare subito queste persone arrivate nei propri Paesi di provenienza; chiedere che l’Onu intervenga con i caschi blu nell’Africa del nord per fermare la partenza dei barconi; ripartire i migranti tra i vari paesi europei (era la soluzione proposta circa un mese fa, delle cosiddette “quote” e sembrava accolta… invece…); far proseguire i migranti verso i Paesi con il Pil più alto o con la disoccupazione più bassa…tutte soluzioni una diversa dall’altra, contrapposte, nessuna sufficientemente seria da potersi realizzare.

   E, se capita di vedere, sentire, leggere i mass media, fa specie che i più arrabbiati dell’arrivo di queste persone sono i più poveri, i senza casa, i disoccupati senza reddito: preoccupazioni e insicurezze dei ceti più deboli (“a loro sì a me no…”) che mette in moto una tragica competizione su prestazioni e servizi. Questa si diffonde pian piano su tutta la popolazione, uno stato di disagio, che da vita a proposte di “soluzioni forti”, perentorie, come quella di “blocchiamo le frontiere”, respingiamo il “nemico”, il “diverso” che crea squilibrio, che non sappiamo dove mettere. Preoccupazioni serie, sicuramente, ma quando le soluzioni non sono chiare, mancano, le pulsioni “più facili” (mandiamoli via, a casa…) danno origine a quel fenomeno che vien chiamato POPULISMO che, storicamente, è causa di irrazionalità, violenze, guerre, razzismi espressi, realizzati in azioni violente.

muro-barriera a CEUTA, città spagnola in Marocco
muro-barriera a CEUTA, città spagnola in Marocco

   L’Europa che non riesce a gestire il fenomeno migratorio, non trovando soluzioni, che si affida solo ai RESPINGIMENTI, ai MURI, è pure un’Europa estremamente divisa al suo interno tra gli stati nazionali (nel momento di necessaria unità che ci vorrebbe), che si affida al “ciascuno fa per se”, al singolo stato nazionale che si salvaguarda.

   Ma adesso, nei giorni e mesi a seguire, il fenomeno migratorio incontrollato non può che aumentare (nonostante muri e respingimenti), e sempre troppo tardi ma necessariamente l’Europa (pur nei piccoli interessi di ciascuna nazione) dovrà avere più coraggio e dignità di quel che adesso sta miserevolmente esprimendo. (s.m.)

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IN GERMANIA IL DOPPIO DEI RIFUGIATI DELL’ITALIA

– I flussi in Ue. Nel 2014 Berlino ne ha riconosciuti 40mila, Roma 20mila – Tra i primi 10 anche Svezia (30mila) e Francia (14mila) –

di Marco Ludovico, da “il Sole 24ore” del 17/6/2015

   Lo scenario europeo dei flussi di rifugiati racconta un’Europa un po’ meno disattenta all’immigrazione di come invece appare. Continua a leggere

I CURDI (moderati) nuovi protagonisti della geopolitica tra ORIENTE e OCCIDENTE: nelle ELEZIONI IN TURCHIA frenano il radicalismo religioso di Erdogan, e sono concreti OPPOSITORI all’ISIS – La TURCHIA nell’UNIONE EUROPEA: ponte di pacificazione tra religioni e civiltà, sfida a un mondo che è cambiato

Turchia, l'affermazione del partito curdo alle elezioni del 7 giugno scorso (Ankara, foto da "il Manifesto"
Turchia, l’affermazione del partito curdo alle elezioni del 7 giugno scorso (Ankara, foto da “il Manifesto”)

   Le elezioni in TURCHIA di domenica 7 giugno dovevano essere un ple­bi­scito per l’Akp – il par­tito della Giu­sti­zia e del Pro­gresso – che da tre­dici anni detiene il potere in que­sto grande paese (oltre set­tan­ta­cin­que milioni di abi­tanti, un tasso di cre­scita eco­no­mica tri­plo di quello della Ue negli ultimi dieci anni, e, soprat­tutto, un ruolo fon­da­men­tale nel rap­porto tra mondo cri­stiano ed isla­mico, tra oriente ed occidente), doveva essere un momento di glo­ria per il presidente in carica RECEP TAYYIP ERDOĞAN, che pun­tava alla mag­gio­ranza asso­luta dei seggi par­la­men­tari per cam­biare la Costi­tu­zione ed impri­mere una svolta autoritaria defi­ni­tiva all’interno di un pro­cesso di isla­miz­za­zione del PIÙ ANTICO STATO LAICO DEL MONDO MUSULMANO. Ed invece il popolo turco, i giovani sopratutto, hanno votato in altro modo. E il partito di Erdogan ha perso la maggioranza assoluta in parlamento: ha avuto circa tre milioni di voti in meno rispetto al 2011, franando dal 49,8% al 40,8%.

SELAHATTIN DEMIRTAS, leader di Hdp - TURCHIA: HDP PRONTO AL GOVERNO CON TUTTA L’OPPOSIZIONE - 'Podemos curdo' pensa a una coalizione – ANKARA. Il partito pro-curdo turco HDP, che ha registrato un importante successo alle politiche di domenica 7 giugno, è pronto a una coalizione di governo con altre forze di opposizione che escluda il partito islamico AKP del presidente RECEP TAYYIP ERDOGAN e del premier uscente AHMET DAVUTOGLU. Questo ha affermato il leader del partito SELAHATTIN DEMIRTAS. Secondo il capo del 'Podemos curdo', Erdogan dovrà rimanere entro i limiti del ruolo rappresentativo che la costituzione turca assegna al capo dello stato. (11/6/2015 www.ansa.it)
SELAHATTIN DEMIRTAS, leader di Hdp – TURCHIA: HDP PRONTO AL GOVERNO CON TUTTA L’OPPOSIZIONE – ‘Podemos curdo’ pensa a una coalizione – ANKARA. Il partito pro-curdo turco HDP, che ha registrato un importante successo alle politiche di domenica 7 giugno, è pronto a una coalizione di governo con altre forze di opposizione che escluda il partito islamico AKP del presidente RECEP TAYYIP ERDOGAN e del premier uscente AHMET DAVUTOGLU. Questo ha affermato il leader del partito SELAHATTIN DEMIRTAS. Secondo il capo del ‘Podemos curdo’, Erdogan dovrà rimanere entro i limiti del ruolo rappresentativo che la costituzione turca assegna al capo dello stato. (11/6/2015 http://www.ansa.it)

   La vera sorpresa dalle elezioni è il “partito democratico dei popoli”, l’Hdp (e del suo leader, SELAHATTIN DEMIRTAS), il partito dei curdi votato anche da turchi non di etnia curda, che ha avuto un risultato inaspettato, sfiorando il 13% e conquistando 80 seggi alla Tbmm, la Grande Assemblea Nazionale Turca.

   L’Hdp va oltre la sua origine curda: vuole mantenere la più alta trasversalità possibile, e la parola d’ordine è «diritti», cioè superare la visione puramente di politica in difesa di un gruppo etnico, assumendo invece un carattere nazionale onnicomprensivo della politica turca interna ed estera al paese. Non si capisce se è una stella di passaggio (ad esempio fin dall’inizio potrebbe avere qualche difficoltà ad affermarsi nelle sue idee in parlamento…), se è un fenomeno estemporaneo, o se questa apertura a una nuova politica turca inciderà nel modo di essere della Turchia, paese cardine dell’equilibrio multietnico mondiale: cosa essenziale anche per le nostre vite e il nostro futuro di europei occidentali a cui piacerebbe vivere in pace, prosperità e creatività in un mondo multiculturale rispettoso di tutte le vite delle persone e di ciascun ambiente naturale.

il puzzle etnico della Turchia (carta di LAURA CANALI, da LIMES) - Buona parte del successo elettorale dell’Hdp è dovuto alle straordinarie performance nelle province della regione curda della Turchia (in marrone a est nella MAPPA) (80% sfiorato a DIYARBAKIR, risultati sopra l’85% ad Hakkari e Şırnak)
il puzzle etnico della Turchia (carta di LAURA CANALI, da LIMES) – Buona parte del successo elettorale dell’Hdp è dovuto alle straordinarie performance nelle province della regione curda della Turchia (in marrone a est nella MAPPA) (80% sfiorato a DIYARBAKIR, risultati sopra l’85% ad Hakkari e Şırnak) (CLICCARE SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRLA)

   Quel che è sicuro è che questo “partito curdo” è diventato un punto di riferimento di una parte consistente della classe media turca. Pur essendo un voto “di prova”, non consolidato: soprattutto nelle grandi città la motivazione sottostante alla decisione di dare il voto all’Hdp è stata il desiderio di arginare le ambizioni presidenzialiste autoritarie di Erdoğan.

il presidente turco, Recep Tayyp Erdogan - Turchia, ERDOGAN rompe il silenzio: Formare un governo al più presto. La Presse 11/6/2015 - Ankara (Turchia), 11 giu. (LaPresse) - "Un governo di coalizione dovrebbe essere formato il più presto possibile" e per questo "gli ego dovrebbero essere messi da parte". Con queste parole il presidente turco, Recep Tayyp Erdogan, ha rotto il silenzio in cui era calato dopo le elezioni parlamentari del 7 giugno, in cui il suo partito AKP ha perso la maggioranza. Quando Erdogan ha parlato si è fermato l'orologio online che manteneva il conteggio al secondo del silenzio di Erdogan dopo lo shoccante (per lui) risultato elettorale. Lo stop del contatore è avvenuto a tre giorni, 22 ore, un minuto e 45 secondi
il presidente turco, Recep Tayyp Erdogan – Turchia, ERDOGAN rompe il silenzio: Formare un governo al più presto. La Presse 11/6/2015 – Ankara (Turchia), 11 giu. (LaPresse) – “Un governo di coalizione dovrebbe essere formato il più presto possibile” e per questo “gli ego dovrebbero essere messi da parte”. Con queste parole il presidente turco, Recep Tayyp Erdogan, ha rotto il silenzio in cui era calato dopo le elezioni parlamentari del 7 giugno, in cui il suo partito AKP ha perso la maggioranza. Quando Erdogan ha parlato si è fermato l’orologio online che manteneva il conteggio al secondo del silenzio di Erdogan dopo lo shoccante (per lui) risultato elettorale. Lo stop del contatore è avvenuto a tre giorni, 22 ore, un minuto e 45 secondi

   Senza dubbio buona parte del successo elettorale dell’Hdp è dovuto alle straordinarie performance nelle province della regione curda della Turchia (80% sfiorato a DIYARBAKIR, risultati sopra l’85% ad Hakkari e Şırnak), in alcune delle quali l’Hdp si è assicurato tutti i deputati in palio o comunque ha lasciato all’Akp solo le briciole.

   L’Akp, il partito del presidente Erdogan, tuttavia rimane nettamente il partito di maggioranza relativa. E lo è per la quarta volta consecutiva, un record nella storia della democrazia turca: ma dovrà fare alleanze, mediare nella sua linea.

La TURCHIA è composta di 7 REGIONI geografiche: MARMARA, EGEO, MEDITERRANEO, ANATOLIA CENTRALE, MAR NERO, ANATOLIA D’ORIENTE e ANATOLIA DEL SUD-ORIENTE; suddivisa in 81 PROVINCE. Ogni provincia è diversa e ha il suo proprio governo locale
La TURCHIA è composta di 7 REGIONI geografiche: MARMARA, EGEO, MEDITERRANEO, ANATOLIA CENTRALE, MAR NERO, ANATOLIA D’ORIENTE e ANATOLIA DEL SUD-ORIENTE; suddivisa in 81 PROVINCE. Ogni provincia è diversa e ha il suo proprio governo locale

   Perché è interessante questo nuova condizione della Turchia?  Perché dimostra che è in atto un meccanismo in molti paesi dove nuove classi dirigenti si affacciano al potere: Shyriza in Grecia, Podemos in Spagna….che, non sempre ma molto spesso, l’apertura mentale e politica di queste nuove generazioni potrebbe sbloccare situazioni geopolitiche “ferme” che non vanno avanti da tempo. Ci riferiamo in particolare per la Turchia alla mancata adesione all’Unione Europea, Turchia non voluta in Europa da vari paesi dell’Ue (e varie forze politiche più nazionaliste) perché paese islamico. Mentre potrebbe proprio questo essere il “valore aggiunto” dell’adesione turca alla Ue: un ponte di pace e collaborazione tra Europa e Mondo islamico.

Il poliziotto che spruzzò spray al pepe sul volto della "donna in rosso" nelle proteste di GEZI PARK a ISTANBUL nel 2013, è stato condannato a 20 mesi di prigione con pena sospesa e a piantare 600 alberi. La foto della donna con un vestito rosso colpita mentre si trovava nel parco è diventata una delle immagini-simbolo della rivolta degli alberi a Gezi. Il processo a carico del poliziotto, Fatih Zengin, si è concluso con la condanna per "violenze fisiche" e "cattiva condotta professionale" (10/6/2015, da “la Repubblica”)
Il poliziotto che spruzzò spray al pepe sul volto della “donna in rosso” nelle proteste di GEZI PARK a ISTANBUL nel 2013, è stato condannato a 20 mesi di prigione con pena sospesa e a piantare 600 alberi. La foto della donna con un vestito rosso colpita mentre si trovava nel parco è diventata una delle immagini-simbolo della rivolta degli alberi a Gezi. Il processo a carico del poliziotto, Fatih Zengin, si è concluso con la condanna per “violenze fisiche” e “cattiva condotta professionale” (10/6/2015, da “la Repubblica”)

   Su tutto questo emerge qual è il soggetto protagonista di questa fase storica: IL POPOLO CURDO. E’ grazie alla resistenza e vittoria (nel gennaio scorso) sull’Isis dei curdi (aiutati dall’Iran e dagli americani) a KOBANE (città curda in Siria agli estremi confini turchi), che i curdi si sono posti al centro dell’attenzione internazionale nel ruolo di oppositori concreti, fattivi, alla barbarie dell’Isis. E la battaglia decisiva di KOBANE contro le milizie dell’Isis ha ridato speranza e visibilità a un popolo dimenticato dalla storia.

carta TURCHIA (da www.2duerighe.com/)
carta TURCHIA (da http://www.2duerighe.com/)

   Ma non sono solo i curdi ad avere un ruolo sempre più partecipativo nello stato turco. In questo 2015, anno del CENTENARIO DEL GENOCIDIO ARMENO, stiamo assistendo a un altro importante fatto all’interno della Turchia: il risveglio politico degli ARMENI DI TURCHIA.

HRANT DINK, giornalista armeno ucciso nel 2007 - IL RISVEGLIO ARMENO. La presa di coscienza da parte di questa minoranza si è avuta a partire dai funerali del giornalista HRANT DINK, ucciso da un ultra-nazionalista nel 2007. A quei funerali di Hrant Dink, non solo gli armeni, ma anche molti turchi e curdi hanno voluto partecipare in segno di solidarietà, e a testimonianza che – grazie anche al sacrificio del giornalista, assassinato di fronte agli uffici del giornale bilingue da lui diretto, Agos – la società civile turca stava (e sta) cambiando profondamente
HRANT DINK, giornalista armeno ucciso nel 2007 – IL RISVEGLIO ARMENO. La presa di coscienza da parte di questa minoranza si è avuta a partire dai funerali del giornalista HRANT DINK, ucciso da un ultra-nazionalista nel 2007. A quei funerali di Hrant Dink, non solo gli armeni, ma anche molti turchi e curdi hanno voluto partecipare in segno di solidarietà, e a testimonianza che – grazie anche al sacrificio del giornalista, assassinato di fronte agli uffici del giornale bilingue da lui diretto, Agos – la società civile turca stava (e sta) cambiando profondamente

   Una riscoperta recente di un’identità volutamente nascosta: per molti anni dal 1915 (anno più tragico del genocidio armeno in Turchia), gli armeni si sono come “nascosti” nella loro identità etnica, arrivando in molti casi a una conversione all’Islam (almeno apparente, alle regole quotidiane di religione), pur di poter vivere nella società turca. Man mano negli ultimi decenni sono riemersi nella propria identità etnica e religiosa: uomini e donne che hanno riscoperto i loro antenati armeni, ora ne parlano senza più patemi.

   Specie ad Istanbul gli armeni hanno dato prova di una notevole vitalità negli ultimi mesi. Un esempio si è avuto quest’anno, ad aprile, con la commemorazione del genocidio, dove la comunità armena ha messo in campo varie iniziative in ricordo, fino ad arrivare alla cosiddetta “marcia del ricordo” che ha attraversato il quartiere di SULTANAHMET, in pieno centro storico di Istanbul. E, quel che è interessante, con la partecipazione non solo di armeni, ma anche molti turchi e curdi solidali al popolo armeno.

   Il multiculturalismo che si esprime nella società turca, fino ad arrivare al voto fondamentale espresso per il partito curdo di SELAHATTIN DEMIRTAS del 7 giugno scorso che, per superare la soglia imposta del 10%, si è avvalso di “non curdi”, di cittadini turchi che incominciano a rapportarsi in modo libero, multiculturale.

   E può l’Europa stare a guardare ignorando le aperture di questo grande Paese, che può divenire ponte tra occidente e oriente nel dialogo interreligioso, interetnico, tra cristiani, musulmani, buddisti…?   Può l’Europa continuare ad ignorare la richiesta turca di entrare nell’Unione Europea?

UNIONE EUROPEA - “TUR¬CHIA ED UE HANNO INSTAU¬RATO DELLE RELA¬ZIONI PAR¬TI¬CO¬LARI DAL 1963 quando la Comu¬nità Eco¬no¬mica Europea (Cee) firmò il Trat¬tato di asso¬cia¬zione con lo stato turco chia¬mato “ACCORDO DI ANKARA”, seguito dal pro¬to¬collo addi¬zio¬nale del 1970. POI TUTTO È STATO CON¬GE¬LATO. Con la caduta del muro di Ber¬lino e l’unificazione delle due Ger¬ma¬nie, lo sguardo e le stra¬te¬gie di Bru¬xel¬les hanno virato verso l’est euro¬peo, abban¬do¬nando il sud ed i paesi che si affac¬ciano nel bacino del Medi¬ter¬ra¬neo. In par¬ti-co¬lare, NEL 2005 SI È GIUNTI IN UN VICOLO CIECO: si riman¬dano sine die i nego¬ziati per la piena ade¬sione della Tur¬chia al con¬sesso europeo. QUE¬STO DINIEGO DI BRU¬XEL¬LES HA SPINTO IL GOVERNO TURCO VERSO POSI¬ZIONI RELI¬GIOSE PIÙ RADI¬CALI e allon¬ta¬nato la pro¬spet¬tiva cul¬tu¬rale che da oltre un secolo pro¬ietta la Tur¬chia verso l’Europa”. (Tonino Perna, da “il Manifesto” del 9/6/2015)
UNIONE EUROPEA – “TURCHIA ED UE HANNO INSTAURATO DELLE RELAZIONI PARTICOLARI DAL 1963 quando la Comunità Economica Europea (Cee) firmò il Trattato di associazione con lo stato turco chiamato “ACCORDO DI ANKARA”, seguito dal protocollo addizionale del 1970. POI TUTTO È STATO CONGELATO. Con la caduta del muro di Berlino e l’unificazione delle due Germanie, lo sguardo e le strategie di Bruxelles hanno virato verso l’est europeo, abbandonando il sud ed i paesi che si affacciano nel bacino del Mediterraneo. In particolare, NEL 2005 SI È GIUNTI IN UN VICOLO CIECO: si rimandano sine die i negoziati per la piena adesione della Turchia al consesso europeo. QUESTO DINIEGO DI BRUXELLES HA SPINTO IL GOVERNO TURCO VERSO POSIZIONI RELIGIOSE PIÙ RADICALI e allontanato la prospettiva culturale che da oltre un secolo proietta la Turchia verso l’Europa”. (Tonino Perna, da “il Manifesto” del 9/6/2015)

   Fa specie che la società turca, in ambiti che possono apparire secondari ma che non lo sono per niente (anzi) com’è quello dello sport, delle varie discipline sportive (calcio, basket…), la Turchia è a pieno titolo partecipante ai tornei europei, e le sue squadre sono altrettanto blasonate quanto quelle europee… (dove non poté l’azione geopolitica dei fautori come noi di un’Europa allargata multietnica, ci arriva lo sport, gli usi e costumi, i rapporti tra persone, perfino i viaggi e il turismo). (s.m.)

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E ADESSO LA TURCHIA NELL’UNIONE EUROPEA

di Tonino Perna, da “Il Manifesto” del 9/6/2015

   Lo straor­di­na­rio risul­tato elet­to­rale in Tur­chia rap­pre­senta un’occasione sto­rica. Mal­grado la repres­sione dei movi­menti sociali ed ambien­ta­li­sti, l’eliminazione di sco­modi gior­na­li­sti, una stra­te­gia della ten­sione– fatta di bombe messe nelle piazze e di ter­rore media­tico– mal­grado tutto ciò il par­tito curdo è riu­scito ad entrare, per la prima volta, nel par­la­mento turco (con oltre il 13%) e il par­tito di Erdo­gan ha perso quasi il 10% dei voti. Continua a leggere

SAVE THE CHILDREN: opportunità e bambini – LA MOBILITA’ SOCIALE delle persone (tema del Festival dell’Economia 2015 di Trento) – La possibilità (fin da bambini) di vivere in LUOGHI RICCHI DI OPPORTUNITA’ – La necessaria RIFORMA DEI CONFINI dei Comuni, delle Regioni; le Aree Metropolitane

la decima edizione del FESTIVAL 2015 DELL’ECONOMIA, (dal 29 maggio al 2 giugno) di TRENTO ha avuto come tema scelto quest’anno la “MOBILITÀ SOCIALE”
la decima edizione del FESTIVAL 2015 DELL’ECONOMIA, (dal 29 maggio al 2 giugno) di TRENTO ha avuto come tema scelto quest’anno la “MOBILITÀ SOCIALE”

   La decima edizione del festival dell’Economia di Trento, tenutosi dal 29 maggio al 2 giugno, ha avuto come tema scelto quest’anno la “MOBILITÀ SOCIALE”. Un argomento, potremmo dire, più che mai azzeccato, visti i tempi di scarse possibilità che un individuo “salga” da una certa condizione sociale a una migliore. E che riguarda in parte anche una delle tematiche principali trattate in questo blog geografico: cioè la necessità che i LUOGHI “cambino”, si trasformino, a partire dalla loro struttura odierna istituzionale “micro” e “macro” (comuni, province, regioni…) attraverso processi nuovi che ora troppo debolmente vengono messi in atto (le FUSIONI tra comuni, ad esempio, che si verificano assai poco…), o che per niente ci si pensa (le MACROREGIONI al posto delle attuali regioni, obsolete da un punto di vista organizzativo e assai dispendiose… e le recenti elezioni regionali hanno dimostrato il venir sempre meno dell’attaccamento dei cittadini a questa istituzione).

fusione dei Comuni
fusione dei Comuni

   Ma, prima di parlare dei luoghi e della loro possibile trasformazione (e perché farlo: il tema ha come parola chiave “OPPORTUNITÀ”), torniamo al senso dell’approfondimento della tematica della mobilità sociale proposta al Festival di Trento.

   Cosa innanzitutto vuol dire “MOBILITÀ SOCIALE”?   E’ possibile rappresentare la mobilità sociale COME IL PROCESSO CHE, in una data società, CONSENTE AGLI INDIVIDUI DI MUOVERSI TRA POSIZIONI SOCIALI DIVERSE.

A ridurre gli spazi di azione di migliaia di minori e famiglie ci sono anche la POVERTÀ e DEPRIVAZIONE. La POVERTÀ ASSOLUTA delle famiglie in Italia è cresciuta ulteriormente nel 2013 e riguarda ormai il 13,8% dei minori - OLTRE UN MILIONE E 400 MILA TRA BAMBINI E RAGAZZI (con un incremento del 37% di minori interessati dal fenomeno rispetto al 2012) - mentre più del 68% delle famiglie sono costrette a tagliare sugli alimenti o a comprare cibo di qualità inferiore. (dati “SAVE THE CHILDREN”, dicembre 2014)
A ridurre gli spazi di azione di migliaia di minori e famiglie ci sono anche la POVERTÀ e DEPRIVAZIONE. La POVERTÀ ASSOLUTA delle famiglie in Italia è cresciuta ulteriormente nel 2013 e riguarda ormai il 13,8% dei minori – OLTRE UN MILIONE E 400 MILA TRA BAMBINI E RAGAZZI (con un incremento del 37% di minori interessati dal fenomeno rispetto al 2012) – mentre più del 68% delle famiglie sono costrette a tagliare sugli alimenti o a comprare cibo di qualità inferiore. (dati “SAVE THE CHILDREN”, dicembre 2014)

   Rifacendoci alle “Indagini Multiscopo” condotte dall’ISTAT (dati sulle relazioni familiari, condizioni abitative e della zona in cui si vive, condizioni di salute e stili di vita, comportamenti legati al tempo libero e alla cultura, rapporto con vecchie e nuove tecnologie, rapporto dei cittadini con i servizi di pubblica utilità, utilizzo del pc e di Internet….), fa dire che:“…[la mobilità sociale] è influenzata da una serie di meccanismi che tendono a riprodurre sui destini individuali lo squilibrio delle posizioni di partenza. In misura più o meno marcata, infatti, i figli ereditano i vantaggi e gli svantaggi associati alle posizioni occupazionali dei loro padri”.

   Pertanto il soggetto cui si guarda nella mobilità sociale secondo i PARAMETRI ISTAT appena qui sopra accennati (cui noi in questo post aggiungiamo il rapporto con i LUOGHI DI VITA), IL SOGGETTO A CUI SI GUARDA è sicuramente dato dalle giovani generazioni, cioè il BAMBINO. E, come detto, la parola chiave è OPPORTUNITA’ (di vita, di conoscenze del mondo che circonda un bambino, dell’educazione e formazione a disposizione, della possibilità di rapportarsi con il mondo globale…).

foto di Nathaniel Hendren - "LA MOBILITÀ SOCIALE? DIPENDE DALLA CITTÀ IN CUI VIVI" – Dal Festival dell’Economia 2015 di TRENTO - NATHANIEL HENDREN:  DOVE E PERCHÉ C’È MOBILITÀ SOCIALE: LA MAPPA AMERICANA “Le chance di uscire dalla povertà negli Stati Uniti dipendono da dove si cresce: alcune aree favoriscono la mobilità verso l’alto, altre generano una disuguaglianza persistente. Quali sono le caratteristiche dei luoghi che favoriscono la mobilità? E quali le implicazioni di questa geografia sul piano delle politiche economiche?” (NATHANIEL HENDREN, giovane economista ad Harvard, impegnato a studiare, con occhi da scienziato, i fattori che influenzano la mobilità intergenerazionale)
foto di Nathaniel Hendren – “LA MOBILITÀ SOCIALE? DIPENDE DALLA CITTÀ IN CUI VIVI” – Dal Festival dell’Economia 2015 di TRENTO – NATHANIEL HENDREN: DOVE E PERCHÉ C’È MOBILITÀ SOCIALE: LA MAPPA AMERICANA “Le chance di uscire dalla povertà negli Stati Uniti dipendono da dove si cresce: alcune aree favoriscono la mobilità verso l’alto, altre generano una disuguaglianza persistente. Quali sono le caratteristiche dei luoghi che favoriscono la mobilità? E quali le implicazioni di questa geografia sul piano delle politiche economiche?” (NATHANIEL HENDREN, giovane economista ad Harvard, impegnato a studiare, con occhi da scienziato, i fattori che influenzano la mobilità intergenerazionale)

   Pertanto la mobilità sociale è generalmente associata a quella di UGUAGLIANZA DELLE OPPORTUNITÀ.

   Se qui quel che ci interessa sviluppare è la “mobilità sociale” in rapporto con i luoghi in cui un soggetto, una comunità, vivono, allora la nostra proposta che ribadiamo da tempo è l’urgente necessità di una RIFORMA DEI CONFINI delle Istituzioni locali: non è più possibile organizzare virtuosamente il presente e il futuro nostro e in particolare delle giovani generazioni, nel nostro Paese, con alcuni luoghi che offrono molte opportunità, altri meno (partendo dall’esempio delle giovani generazioni, dei bambini in particolare).

   In questo blog geografico da tempo sosteniamo la necessità di una riforma dei CONFINI dei comuni, delle regioni, e dell’istituzione di AREE METROPOLITANE in qualsivoglia luogo. Non è certo possibile organizzare i servizi al meglio in 8.047 comuni di fatto con gestione separata ciascuno dagli altri, con 20 regioni che sono piccoli stati autonomi al di fuori di ogni omogeneità geografica, degli scambi economici, delle comunicazioni.

   Se il problema delle opportunità dei bambini ora si fa sentire particolarmente nelle grandi città e nelle sempre più allargate periferie della “città diffusa” (anche in questo caso, al contrario, un ridimensionamento dei confini della gestione dei servizi, si renderebbe necessaria…), se si è più in difficoltà nelle aree metropolitane, ciò sta sempre più accadendo anche in (una volta) “felici” piccole realtà comunali, che adesso non riescono più finanziariamente, organizzativamente e culturalmente a offrire servizi. E dove le OPPORTUNITA’ (di studio, culturali, del tempo libero, del rapportarsi con il mondo…) per le giovani generazioni, si fanno sempre più difficili e insufficienti al mutare del mondo (in questo senso le CITTA’ ora offre opportunità ben maggiori).

   La ristrettezza di vedute della “provincia” (intesa come aree periferiche rispetto ai centri) può essere letale alle giovani generazioni. Ciò non significa riprendere i modelli negativi e gli stili di vita delle (medie e grandi) città. Ma si può ben costituire tra comunità limitrofe, che in fondo condividono uno stesso territorio, uno stesso “progetto” di vita quotidiana, ma che ora sono più che mai frammentate, “non si parlano” (nelle decisioni, nell’organizzazione comunale…), convincerle a “mettersi assieme”. Costituire città e aree metropolitane pur conservando gli aspetti positivi, i pregi del territorio (lo spirito di borgata, di quartiere, i migliori servizi sanitari territoriali quando è vero che sono migliori, l’ambiente di valore, quando c’è…): un modo di vivere che coniughi la modernità (la contemporaneità, l’uomo “cittadino del mondo”) con la tradizione del luogo. Oseremo dire, inventare la “postmodernità”.

   Per questo trasformare il territorio, i luoghi, in Comuni che si fondono tra loro e diventano CITTA’; in Regioni che si sciolgono virtuosamente in MACROREGIONI; in un territorio fatto tutto di AREE METROPOLITANE (geograficamente, anche nella vetta della montagna più alta, conservando l’inalterato ambiente magnifico), tutto questo significa rimettere in moto per le giovani generazione la MOBILITA’ SOCIALE in senso positivo. (s.m.)

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“LA MOBILITÀ SOCIALE? DIPENDE DALLA CITTÀ IN CUI VIVI”

La mappa americana delle opportunità disegnata da NATHANIEL HENDREN a Trento il 31 maggio scorso (con la presentazione e il dialogo con STEFANO LEPRI, giornalista de “la Stampa”)

logo del Festival dell'Economia di Trento
logo del Festival dell’Economia di Trento

Conferenza dal Festival dell’Economia 2015 di Trento

– Le chance di uscire dalla povertà negli Stati Uniti dipendono da dove si cresce: alcune aree favoriscono la mobilità verso l’alto, altre generano una disuguaglianza persistente. Quali sono le caratteristiche dei luoghi che favoriscono la mobilità? E quali le implicazioni di questa geografia sul piano delle politiche economiche?

   L’America si è svegliata dal suo “sogno”: oggi negli Usa la possibilità di crescere nella scala sociale non è più un dato di partenza, una possibilità data a tutti indipendentemente dalla propria condizione di reddito, appartenenza etnica o cultura. No, dipende da dove si è nati, dal luogo dove si vive, Continua a leggere

CENSURA GLOBALE, dell’INFORMAZIONE e della SATIRA POLITICA – L’emblematico caso della proposta al “SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2016” di invitare come “Paese Ospite d’Onore” l’ARABIA SAUDITA: si rifiuta o si dialoga con un Paese despota contrario a ogni libertà individuale? – LA CENSURA NEL MONDO

il SALONE DEL LIBRO DI TORINO: invitare o meno, come OSPITE D'ONORE della prossima edizione 2016 l'ARABIA SAUDITA?
il SALONE DEL LIBRO DI TORINO: invitare o meno, come OSPITE D’ONORE della prossima edizione 2016 l’ARABIA SAUDITA?

   Difficile trovare un luogo dove non regni in alcun modo la menzogna. Nessun paese è immune da sistemi di censura, ma qualcuno lo è “di più”: qui ci concentriamo sulla geografia di paesi che mettono in atto in modo chiaro provvedimenti di oscuramento dell’informazione (a volte anche violenti e repressivi) per evitare che si vengano a sapere malefatte e situazioni sociali che possono creare problemi al “potere”, al governo o a chi in vari modi detiene il controllo del paese, della nazione.

   Ovvio che in questa fase storica la “censura di internet” è la cosa principale che viene in mente: lo strumento dell’informazione globale è quello più pericoloso per i governi repressivi. Anche se, dev’essere chiaro, essendo uno strumento (internet) dove tutti possono accedere anche con false notizie atte a fomentare violenze (anche i governi repressivi vi possono accedere) la questione spesso si fa complessa, complicata, non semplice. Tutti possono strumentalizzare “l’informazione” e a volte non è per niente facile distinguere “il vero dal falso”, oppure interpretare nel giusto modo avvenimenti raccontati.

CENSURA DI INTERNET (da Wikipedia) - Con l'espressione "censura di Internet" si intende IL CONTROLLO O IL BLOCCO DELLA PUBBLICAZIONE DI CONTENUTI — O DELL'ACCESSO AD ESSI — NELLA RETE INTERNET. Tale censura può essere EFFETTUATA DAL GOVERNO o da società private su richiesta del governo, DA UN'AUTORITÀ DI CONTROLLO, o DI PROPRIA INIZIATIVA. Individui e organizzazioni possono attuare L'AUTO-CENSURA PER MOTIVI MORALI, RELIGIOSI O PER AFFARI, per conformarsi a norme sociali, a causa di intimidazioni, per evitare conseguenze legali o altro.   Le opinioni sul tema della censura di Internet sono variegate, essendoci ARGOMENTI SIA A FAVORE CHE CONTRO DI ESSA. Inoltre, IL LIVELLO DI CENSURA DI INTERNET VARIA DA PAESE A PAESE: mentre IN ALCUNI ESSA È PRATICAMENTE ASSENTE, IN ALTRI PUÒ ARRIVARE PERFINO A LIMITARE L'ACCESSO ALLE NOTIZIE E REPRIMERE LA DISCUSSIONE TRA I CITTADINI SUL WEB. La censura di Internet si verifica anche in risposta o in previsione di eventi come elezioni, proteste e rivolte. Ad esempio, in Tunisia ed Egitto la cyber-censura "è viva e sta bene" in seguito alla primavera araba
CENSURA DI INTERNET (da Wikipedia) – Con l’espressione “censura di Internet” si intende IL CONTROLLO O IL BLOCCO DELLA PUBBLICAZIONE DI CONTENUTI — O DELL’ACCESSO AD ESSI — NELLA RETE INTERNET. Tale censura può essere EFFETTUATA DAL GOVERNO o da società private su richiesta del governo, DA UN’AUTORITÀ DI CONTROLLO, o DI PROPRIA INIZIATIVA. Individui e organizzazioni possono attuare L’AUTO-CENSURA PER MOTIVI MORALI, RELIGIOSI O PER AFFARI, per conformarsi a norme sociali, a causa di intimidazioni, per evitare conseguenze legali o altro. Le opinioni sul tema della censura di Internet sono variegate, essendoci ARGOMENTI SIA A FAVORE CHE CONTRO DI ESSA. Inoltre, IL LIVELLO DI CENSURA DI INTERNET VARIA DA PAESE A PAESE: mentre IN ALCUNI ESSA È PRATICAMENTE ASSENTE, IN ALTRI PUÒ ARRIVARE PERFINO A LIMITARE L’ACCESSO ALLE NOTIZIE E REPRIMERE LA DISCUSSIONE TRA I CITTADINI SUL WEB. La censura di Internet si verifica anche in risposta o in previsione di eventi come elezioni, proteste e rivolte. Ad esempio, in Tunisia ed Egitto la cyber-censura “è viva e sta bene” in seguito alla primavera araba

Censura di Internet nel mondo[1][2] in ROSA: Censura pervasiva; in ROSA CHIARO: Censura sostanziale; in BIANCO: Censura selettiva; in GIALLO: Sorvegliati da RSF ; in VERDE: Nessuna evidenza di filtri; (cliccare sull’immagine per ingrandirla)

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   Ma poi non è solo un problema di internet, la censura: nei contesti quotidiani di ogni sistema informativo (radio, TV, giornali…) ci può essere del “detto” e di qualcosa che non viene detto (o viene detto in modo non corretto). Però sta di fatto che la “paura” maggiore dei governi illiberali è sicuramente in questa fase storica “la rete”, perché è “di massa”, è difficile il controllo (che invece si esercita facilmente su giornali e televisioni).

LA NUOVA ARMA DI CENSURA ONLINE DELLA CINA: IL ‘GRANDE CANNONE’ - Alcuni ricercatori sulla sicurezza informatica hanno scoperto un nuovo strumento d’attacco usato dalla Cina, che consente di ‘LANCIARE’ CYBER ASSALTI CONTRO I SITI WEB che riportano informazioni scomode o ‘diffamanti’ su Pechino e che INIETTA VIRUS LETALI NEI COMPUTER DI TUTTO IL MONDO, e BLOCCA TUTTE LE RICERCHE INTERNET che il governo giudica controverse. Il nuovo strumento, che gli studiosi hanno definito “IL GRANDE CANNONE” riesce a gestire il computer di una persona da lontano, senza che questa se ne accorga, collocandolo in un sistema di macchine progettato in modo da ‘invadere’ i siti web (da http://iljournal.today/)
LA NUOVA ARMA DI CENSURA ONLINE DELLA CINA: IL ‘GRANDE CANNONE’ – Alcuni ricercatori sulla sicurezza informatica hanno scoperto un nuovo strumento d’attacco usato dalla Cina, che consente di ‘LANCIARE’ CYBER ASSALTI CONTRO I SITI WEB che riportano informazioni scomode o ‘diffamanti’ su Pechino e che INIETTA VIRUS LETALI NEI COMPUTER DI TUTTO IL MONDO, e BLOCCA TUTTE LE RICERCHE INTERNET che il governo giudica controverse. Il nuovo strumento, che gli studiosi hanno definito “IL GRANDE CANNONE” riesce a gestire il computer di una persona da lontano, senza che questa se ne accorga, collocandolo in un sistema di macchine progettato in modo da ‘invadere’ i siti web (da http://iljournal.today/)

   Dovremmo parlare (in questo post solo ne accenniamo in tre articoli ripresi) della censura (dell’informazione, della satira politica…) in CINA, in INDIA, in RUSSIA… nei PAESI ISLAMICI. A proposito di quest’ultimi e della censura alla SATIRA POLITICA (la satira è la prima cosa che preoccupa uomini di potere), se si va a vedere com’essa è in EGITTO, SIRIA, TURCHIA, PAKISTAN, IRAN, LIBANO, IRAQ accade (da quanto raccontano gli inviati del quotidiano inglese The Guardian ripresi da “lettera43.it”) che si fa sempre più anonima, la satura politica, e che tende a spostarsi online… ma è ancora viva e forte, nonostante il terrore, nonostante i divieti.

BASSEM YOUSSEF, il più grande satirista moderno d’EGITTO. Tra il 2011 e il 2013 l’ex chirurgo è diventato il manifesto della PRIMAVERA ARABA EGIZIANA, grazie a uno show di satira politica trasmesso prima via YouTube e poi davanti a 30 milioni di spettatori in televisione. IL CONTO DA PAGARE DI YOUSSEF È STATA LA PRIGIONE SOTTO IL GOVERNO MORSI, con l’accusa di insultare sia il presidente sia l’Islam in generale. Youssef, in realtà, è un devoto islamico e non ha mai voluto apertamente criticare la propria religione: «Io attacco le persone che usano la religione dandole un brutto nome», ha dichiarato al Guardian. (da LETTERA43.IT)
BASSEM YOUSSEF, il più grande satirista moderno d’EGITTO. Tra il 2011 e il 2013 l’ex chirurgo è diventato il manifesto della PRIMAVERA ARABA EGIZIANA, grazie a uno show di satira politica trasmesso prima via YouTube e poi davanti a 30 milioni di spettatori in televisione. IL CONTO DA PAGARE DI YOUSSEF È STATA LA PRIGIONE SOTTO IL GOVERNO MORSI, con l’accusa di insultare sia il presidente sia l’Islam in generale. Youssef, in realtà, è un devoto islamico e non ha mai voluto apertamente criticare la propria religione: «Io attacco le persone che usano la religione dandole un brutto nome», ha dichiarato al Guardian. (da LETTERA43.IT)

   Ci limitiamo qui a un’analisi più semplice (e sicuramente non esaustiva) sul diritto alla “LIBERTA’ DI INFORMAZIONE” e di come la CENSURA, nonostante i mezzi informativi appunto ora “diffusi” (come internet, i social media, il sistema informatico globale…), la censura la faccia da padrona nel mondo, e questo è un problema serio.

   Intendendo specificatamente che la “censura di internet” è il controllo o il blocco della pubblicazione di contenuti — o dell’accesso ad essi — nella rete, effettuata dal governo o da società private su richiesta del governo, da un’autorità di controllo, o di propria iniziativa di gruppi economici, politici, che riescono a “togliere” o nascondere cose che possono danneggiarli.

Storia simbolo della satira turca è quella di MUSA KART, accusato di diffamazione contro il primo ministro TAYYP ERDOGAN: nel 2005 lo aveva ritratto come un gatto incastrato in un gomitolo di lana (da LETTERA43.IT)
Storia simbolo della satira turca è quella di MUSA KART, accusato di diffamazione contro il primo ministro TAYYP ERDOGAN: nel 2005 lo aveva ritratto come un gatto incastrato in un gomitolo di lana (da LETTERA43.IT)

   Qui lo spunto, sui Paesi che censurano, impediscono la libertà di stampa, di informazione e pubblicazione, ci viene dato da quel che sta accadendo al SALONE DEL LIBRO DI TORINO (manifestazione di tre giorni che si tiene annualmente nel mese di maggio). Ogni anno, tra agli spazi espositivi dei vari editori, viene invitato un paese straniero come PAESE OSPITE D’ONORE, che partecipa al calendario degli eventi con i suoi maggiori autori, è il “paese la cui editoria è all’attenzione” (quest’anno era la Germania il paese ospite d’onore). La polemica si è innestata quando è stato deciso che l’Ospite del prossimo anno (2016) sarà l’ARABIA SAUDITA: un Paese che non si pubblica neanche una riga di un libro senza che non sia passato al vaglio della censura… tant’è che la nuova presidente nominata dopo che la decisione era stata presa, ha voluto “bloccare” questa scelta, chiedendo una pausa di riflessione.

   Allora che si fa: si dialoga con questo mondo (questi paesi) dove la libertà di stampa manca del tutto? … oppure si rifiuta ogni contatto (solidarizzando con chi in quel Paese “non può esserci”, non può esprimere la sua libertà)? Ancora: i regimi antidemocratici vanno respinti o si può, si deve, cercare un dialogo, per farli cambiare rotta, un modo per innescare processi democratici, e per non creare un fenomeno di emarginazione che aiuta ancor di più i “censori” respinti dal mondo “libero”, evitando così la radicalizzazione dello scontro?

   Noi siamo per l’ipotesi della “presenza”, cioè quella del coinvolgimento e del dialogo: possibilità se si vuole rischiosa, magari dover stringere la mano, cioè “dare credito”, “sdoganare dall’isolamento”, a massacratori e fautori di repressioni…; però quasi sempre all’interno di un regime vi sono voci più moderate, più disponibili al cambiamento; e l’apertura verso di esse permette di instaurare un dialogo, una “trattativa” semmai casi di violazione dei diritti umani vengano a galla o si chiede clemenza per qualcuno (ad esempio l’Arabia Saudita, dall’inizio del 2015 ha già eseguito più di ottanta condanne a morte…).

….E poi, con “il nemico” a nostro avviso si deve trattare, dialogare (come insegna ogni trattativa di pace)…. Ciò non significa connivenza, e questo dialogo difficilmente sarà possibile con le “ali più dure”, violente, repressive, che ci sono in un paese antidemocratico… però dare spazio e credito a persone e movimenti più moderati all’interno di un regime, pur riconoscendosi essi nel regime (ne sono un’espressione), significa anche rafforzarli, dar loro un contributo di credibilità internazionale per una linea, un cambiamento verso forme democratiche, di riconoscimento dei diritti di donne e uomini.

   Pertanto noi saremmo favorevoli a che l’Arabia Saudita fosse invitata, come “Ospite d’Onore”, nel prossimo Salone del libro di Torino 2016. (s.m.)

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IL SALONE DEL LIBRO E L’ARABIA SAUDITA

– Si ripete una polemica frequente intorno a eventi culturali o sportivi: i regimi antidemocratici vanno respinti o si possono educare? – Continua a leggere