SVE e Training Course – Ovvero come viaggiare gratis

Ecco sono tornata. Mi rendo conto che non è un’introduzione accademica e non è minimamente degna del nostro blog, ma in questi mesi ho fatto due esperienze che mi mancavano, davvero. Era un po’ di tempo che non scrivevo un post per Geograficamente, ma mi sembrava un peccato non condividere l’esperienza di SVE e training course. Percio’ ecco a Voi il primo post della cronologia Est Europa.

E’ da due mesi che sono tornata dalla Polonia. Sono andata a Lezsno, per fare la volontaria SVE presso un’associazione polacca che offre attività ricreative ai bambini e adolescenti. Anzi, per la precisione ancora prima di arrivare a Leszno, scorrazzavo felice all’interno dell’Expo di Milano e mi ero intrufolata all’interno del padiglione della Polonia per curiosare. Mele, vodka, pane, patate, cioccolata, ambra e un grazioso giardino: in Polonia ho ritrovato tutto!

Jpeg
Poznan, Polonia – 11 novembre 2015 Giorno dell’Indipendenza

Dopo un arrivo abbastanza avventuroso, arrivando a Leszno utilizzando autobus, treno e auto, il lunedì’ dopo abbiamo iniziato le attività. Il nostro lavoro da volontari EVS consisteva nel fare daily room con i bambini delle elementari, cioè un dopo scuola dove giocavamo, disegnavamo e aspettavamo che i genitori o altri delegati che venivano a prendere i bambini. Un’altra attività abbastanza comune era quella di fare delle presentazioni dell’Italia nelle scuole medie e superiori, in cui si parlava dell’Italia in generale ma ovviamente le domande dei ragazzi ricadevano sempre sul mangiare e si sono sempre dimostrati più’ afferrati di me per quanto riguarda lo sport! In alcuni casi, per alcuni di questi ragazzi siamo state i primi italiani visti dal vivo e già questa è un’esperienza abbastanza unica di per sé. Ovviamente abbiamo avuto il tempo per viaggiare: sono stata a Breslavia, Varsavia, Cracovia, Poznan e ho visto il circondario di Leszno.

P_20160127_163651.jpg
Brno, Czech Republic

Il Servizio di Volontariato Europeo è un programma finanziato dalla Commissione Europea all’interno del programma Erasmus+ che permette ai giovani dai 18 ai 30 anni di vivere fino a 12 mesi all’estero con vitto, alloggio, assicurazione sanitaria e trasporto pagati piu’ un piccolo pocket money che cambia a seconda della nazione di destinazione e serve per coprire le spese personali. Per i volontari long – term (da 3 mesi a 10 mesi) è prevista anche la formazione linguistica.

All’interno dell’Erasmus + esistono altre azioni di mobilità internazionale come gli Scambi Culturali che consentono di viaggiare e conoscere altre culture. In genere sono di una settimana e prima di partecipare è bene scegliere l’argomento del progetto. Per esempio, ho partecipato a un training course dal titolo “Everybody is unique” a Zlin, Czech Republic, che si è rivelata una bellissima esperienza con altri 3 ragazzi italiani, e se mi posso permettere di dire che veramente rappresentavamo l’Italia del 2016, una ragazza romana, un ragazzo napoletano, una ragazza di origini albanesi e la sottoscritta mezza svizzera.

Sicuramente, per me, si e’ rivelata un’esperienza più’ entusiasmante e formativa del previsto!!!

Applicate per lo SVE e Training Course anche Voi! Sono occasioni per viaggiare, quasi del tutto gratis

 

L’EUROPA TORNERA’ ALLE FRONTIERE NAZIONALI? – Il TRATTATO DI SCHENGEN, antica utopia realizzata, pian piano soccombe al nazionalismo e alle paure dell’arrivo dei poveri, dei rifugiati, dei migranti – La ridefinizione dei CONFINI, LIMITI (LIMES), nella geografia europea, appare un sogno che si allontana

Slovenia: chilometri e chilometri di filo spinato al confine con la Croazia. Il governo di Lubiana ha dato inizio all annunciata costruzione della barriera per controllare il flusso dei migranti - "…LUBIANA, dimentica delle decine di migliaia di slavi in fuga dal regime comunista accolti allora anche dall’Italia come Paese di transito verso altre mete, HA STESO LUNGO IL CONFINE CROATO CHILOMETRI E CHILOMETRI DI FILO SPINATO" (Gian Antonio Stella, il Corriere della Sera del 24/1/2016)
Slovenia: chilometri e chilometri di filo spinato al confine con la Croazia. Il governo di Lubiana ha dato inizio all annunciata costruzione della barriera per controllare il flusso dei migranti – “…LUBIANA, dimentica delle decine di migliaia di slavi in fuga dal regime comunista accolti allora anche dall’Italia come Paese di transito verso altre mete, HA STESO LUNGO IL CONFINE CROATO CHILOMETRI E CHILOMETRI DI FILO SPINATO” (Gian Antonio Stella, il Corriere della Sera del 24/1/2016)

   Le limitazioni imposte alle frontiere di alcuni (sempre più) Stati europei rischiano di provocare il fallimento del Trattato di Schengen. La scorsa settimana è accaduto alla Svezia: il Paese più aperto della Ue si prepara a chiudere le frontiere, e ad espellere tra i 60mila e gli 80mila richiedenti asilo. Due settimane fa la Danimarca ha approvato una legge che metaforicamente (e concretamente) chiude le frontiere: cioè una legge che prevede di confiscare ai rifugiati qualsiasi bene di valore superiore ai 1.340 euro, contanti compresi, per finanziarne le spese di mantenimento, e allunga da uno a tre anni i tempi per i ricongiungimenti familiari.

   L’Austria non si limita a sospendere Schengen, come Francia, Germania, Svezia, Danimarca e Norvegia, ma ha deciso di imporre un tetto agli arrivi, più che dimezzati rispetto al 2015: 37.500 persone contro 90mila.

SCHENGEN ADDIO? - Nell’area “Schengen” dei 26 Stati europei che vi aderiscono circolano 60 milioni di Tir all’anno, 1,7 milioni di lavoratori transfrontalieri e oltre 200 milioni di viaggiatori
SCHENGEN ADDIO? – Nell’area “Schengen” dei 26 Stati europei che vi aderiscono circolano 60 milioni di Tir all’anno, 1,7 milioni di lavoratori transfrontalieri e oltre 200 milioni di viaggiatori

   La Germania, dopo la straordinaria apertura agli immigrati siriani della passata estate, trova delle opposizioni sempre crescenti alla cancelliera Merkel (dopo i fatti di Colonia del Capodanno, in particolare). L’emergenza rifugiati è arrivata a mordere ovunque i nervi scoperti della politica incalzata da opinioni pubbliche stressate e disorientate. Apparentemente c’è solo Angela Merkel in Germania a tentare di resistere agli istinti nazionalisti e isolazionisti che dilagano da Nord a Est. Ma, appunto, anche lì le cose stanno cambiando. E’ arrivata la notizia pubblicata da Die Welt secondo cui – stando a un documento interno della Cdu – Berlino si preparerebbe a espellere 400 mila richiedenti asilo nel 2016.

   A Bruxelles, in attesa della creazione nel 2018 (ammesso che venga approvata) di una GUARDIA DI FRONTIERA EUROPEA dotata di 1.500 uomini da affiancare alle strutture nazionali, si ipotizza il congelamento dell’area Schengen per due anni.

Lo SPAZIO SCHENGEN è una zona di libera circolazione dove i controlli alle frontiere sono stati aboliti per tutti i viaggiatori, salvo circostanze eccezionali. È attualmente composto da 26 PAESI, DI CUI 22 MEMBRI DELL'UE E 4 NON MEMBRI (ISLANDA, LIECHTENSTEIN, NORVEGIA E SVIZZERA). NON NE FANNO PARTE BULGARIA, CIPRO, CROAZIA E ROMANIA, per cui il trattato non è ancora entrato in vigore, e IRLANDA E REGNO UNITO, che non hanno aderito alla convenzione esercitando la cosiddetta clausola di esclusione (opt-out) • L'AREA DI LIBERA CIRCOLAZIONE È ENTRATA IN VIGORE A PARTIRE DAL 1985, data di un accordo di massima concluso da un gruppo di governi europei a SCHENGEN (LUSSEMBURGO) • Gli Stati membri che si trovano ai confini dello spazio Schengen hanno la responsabilità di organizzare controlli rigorosi alle frontiere con l'esterno
Lo SPAZIO SCHENGEN è una zona di libera circolazione dove i controlli alle frontiere sono stati aboliti per tutti i viaggiatori, salvo circostanze eccezionali. È attualmente composto da 26 PAESI, DI CUI 22 MEMBRI DELL’UE E 4 NON MEMBRI (ISLANDA, LIECHTENSTEIN, NORVEGIA E SVIZZERA). NON NE FANNO PARTE BULGARIA, CIPRO, CROAZIA E ROMANIA, per cui il trattato non è ancora entrato in vigore, e IRLANDA E REGNO UNITO, che non hanno aderito alla convenzione esercitando la cosiddetta clausola di esclusione (opt-out) • L’AREA DI LIBERA CIRCOLAZIONE È ENTRATA IN VIGORE A PARTIRE DAL 1985, data di un accordo di massima concluso da un gruppo di governi europei a SCHENGEN (LUSSEMBURGO) • Gli Stati membri che si trovano ai confini dello spazio Schengen hanno la responsabilità di organizzare controlli rigorosi alle frontiere con l’esterno

   Il trattato di Schengen è importante. Perché supera e apre i confini “interni” all’Europa. Ma, al tempo stesso, marca i confini “esterni”. Dentro i quali è possibile la libera circolazione. In base ai quali è possibile negoziare con gli “altri”. Così, definisce (cioè, delimita) l’Europa. Lo spazio entro il quale non abbiamo bisogno di passaporti da esibire alle frontiere. Perché non ci sono controlli alle frontiere. Anzi, non ci sono frontiere.

   In effetti la problematicità data dal flusso ininterrotto di migranti, da settembre dell’anno scorso sulla ROTTA BALCANICA in primis (dalla Turchia alla Grecia attraverso il Mar Egeo, causa di continui annegamenti quotidiani: anche domenica 31 gennaio 39 persone morte, tra cui 5 bambini), poi su verso nord, attraversando Macedonia, Serbia, a ovest verso la Croazia, e poi Austria e con la speranza di arrivare in Germania…), questo ininterrotto flusso migratorio (anche adesso che forse se ne parla meno, i media concentrati in altri eventi…) destabilizza politiche nazionali europee non in grado di “ripensarsi” con l’arrivo di così tante persone da guerre (in Siria in particolare, ma non solo…), e da chi (come criticarlo?) vive in paesi magari non in guerra, e così non si può considerare profugo, ma fugge dalla miseria e dalla fame (e spera in un futuro di benessere per se, per la sua famiglia).

LA STRAGE DEI BAMBINI: CONTINUI NAUFRAGI NELL’EGEO. ALLARME DELL’UNICEF …Tremila persone nel 2015 hanno perso la vita tentando di raggiungere le isole di KOS e LESBOS partendo dalle COSTE TURCHE. In questa strage senza fine nel solo mese di gennaio sono annegati nell’EGEO oltre 50 bambini. Più di 80mila sono i migranti salvati in mare dalla guardia costiera dei due Paesi. (…..). L’Unicef è tornata a chiedere corridoi umanitari sicuri.
LA STRAGE DEI BAMBINI: CONTINUI NAUFRAGI NELL’EGEO. ALLARME DELL’UNICEF …Tremila persone nel 2015 hanno perso la vita tentando di raggiungere le isole di KOS e LESBOS partendo dalle COSTE TURCHE. In questa strage senza fine nel solo mese di gennaio sono annegati nell’EGEO oltre 50 bambini. Più di 80mila sono i migranti salvati in mare dalla guardia costiera dei due Paesi. (…..). L’Unicef è tornata a chiedere corridoi umanitari sicuri.

   In tanti sottolineano ipotesi e strategie per porre rimedio a tutto questo: 1-“risolvere” le guerre in Medio Oriente e altrove nel Sud del Mondo, creando così condizioni di pace e sviluppo che fermino l’ondata di profughi; 2-nel declino demografico dell’Europa, inventarsi una politica di rilancio del continente europeo, con l’accogliere tutti questi giovani (sostanzialmente i migranti sono giovani…), i loro bambini, creando condizioni di sviluppo dei consumi, del lavoro, dei servizi, “facendo diventare” europei tutte queste persone che sopperirebbero all’attuale invecchiamento delle nostre popolazioni; 3-se confine bisogna avere, far sì che esso sia il “confine d’Europa” fatto non dei confini dei paesi membri (superati quei confini nazionali dal trattato di Schengen nella pratica quotidiana di mobilità delle persone e delle merci entro l’Europa); 4-ancora: se confine dev’esserci questo sia un confine naturale, fatto a nord, ovest, sud da “grandi mari” (Il mar Glaciale Artico, l’oceano Atlantico, il nostro mar Mediterraneo, il Mar Nero) (più difficile invece far coincidere a est i confini naturali -gli Urali- con quelli politici).

   Tutte ipotesi interessanti. Vi sarebbe, positivamente pensando, la necessità di far coincidere la “crisi europea” (causata seppur in minima parte anche dai diseredati della terra che sono in movimento), con “il sogno europeo” di far sì che si arrivi finalmente a un’unione politica e geografica in un unico grande progetto di federazione dell’Europa (Stati Uniti d’Europa).

I FLUSSI NON SI FERMANO - Secondo Frontex l’anno scorso hanno varcato la frontiera europea 1,83 milioni di rifugiati, contro i 238.500 del 2014, anche se «il numero non è del tutto esatto perché alcuni sono stati contati due volte»: in Grecia ne sono comunque entrati 880mila, in Italia 157mila, in Germania oltre 1,1 milioni. (…) E nelle prime tre settimane di gennaio sono già arrivati in 35mila quando nel 2015 in tutto il mese erano stati 1.600. L’inverno non ferma più i disperati. I quali, per sfuggire ai crescenti blocchi europei, ora tentano anche la rotta polare, puntando alla Russia per raggiungere Norvegia o Finlandia: ci sono riusciti in 900 l’anno scorso. (Adriana Cerretelli, da “il Sole 24ore” del 23/1/2016)
I FLUSSI NON SI FERMANO – Secondo Frontex l’anno scorso hanno varcato la frontiera europea 1,83 milioni di rifugiati, contro i 238.500 del 2014, anche se «il numero non è del tutto esatto perché alcuni sono stati contati due volte»: in Grecia ne sono comunque entrati 880mila, in Italia 157mila, in Germania oltre 1,1 milioni. (…) E nelle prime tre settimane di gennaio sono già arrivati in 35mila quando nel 2015 in tutto il mese erano stati 1.600. L’inverno non ferma più i disperati. I quali, per sfuggire ai crescenti blocchi europei, ora tentano anche la rotta polare, puntando alla Russia per raggiungere Norvegia o Finlandia: ci sono riusciti in 900 l’anno scorso. (Adriana Cerretelli, da “il Sole 24ore” del 23/1/2016)

   Cosa comunque che, riconosciamo, è assai difficile a realizzarsi in tempi storici come questi (di nazionalismo spinto, di paure delle popolazioni, di rifiuto…). E anche a questo flusso di migranti si cercherà di mettere delle pezze (come ad esempio, finanziare la Turchia, finora tre miliardi di euro, perché fermi il flusso dalla Siria e Iraq… ma la Turchia ora vuole molti più soldi…). Oppure farsene una ragione di avere molti più clandestini, e rapportarsi (con fatica, per forza…) poco a poco negli anni con persone che vivono illegalmente, in clandestinità, e alla fine in qualche modo accettarle, doverle accettare. Cioè questo significa, come sempre, subire gli avvenimenti: umani, geopolitici, che un mondo “villaggio globale” volenti o no, ci porta in casa.

IL ROMANZO - HAKAN GÜNDAY, "ANCÓRA": IL VIAGGIO AL TERMINE DELLA NOTTE È UNA NUOVA VITA IN EUROPA - La voce di un bambino spietato, cresciuto troppo in fretta e governato dall'unico e imprescindibile dictat del sopravvivere, declina le storie attuali dei migranti nel nuovo romanzo di HAKAN GÜNDAY, "ANCÓRA", appena uscito per l'editore MARCOS Y MARCOS. UN ROMANZO AMBIENTATO IN UNA TURCHIA MARTORIATA, TERRA DI TRANSITO DEI NUOVI SCHIAVI DELL'OCCIDENTE, in cui un ragazzino, il protagonista, trova la sua forma di resistenza nel suo personale dissidio tra male e bene, nella sua vita di trafficante di migranti nell'Egeo e nel suo diventare adulto. (da www.panorama.it/cultura/libri/)
IL ROMANZO – HAKAN GÜNDAY, “ANCÓRA”: IL VIAGGIO AL TERMINE DELLA NOTTE È UNA NUOVA VITA IN EUROPA – La voce di un bambino spietato, cresciuto troppo in fretta e governato dall’unico e imprescindibile dictat del sopravvivere, declina le storie attuali dei migranti nel nuovo romanzo di HAKAN GÜNDAY, “ANCÓRA”, appena uscito per l’editore MARCOS Y MARCOS. UN ROMANZO AMBIENTATO IN UNA TURCHIA MARTORIATA, TERRA DI TRANSITO DEI NUOVI SCHIAVI DELL’OCCIDENTE, in cui un ragazzino, il protagonista, trova la sua forma di resistenza nel suo personale dissidio tra male e bene, nella sua vita di trafficante di migranti nell’Egeo e nel suo diventare adulto. (da http://www.panorama.it/cultura/libri/)

   Noi speriamo ovviamente che questa passività di atteggiamento, questa incapacità di “ripensare il proprio sviluppo”, questo “non cogliere” l’opportunità che può arrivare da “nuove genti e culture” potrebbe positivamente avere nella nostra stanca quotidianità e in un’Europa in declino di motivazione, noi pensiamo che tutto questo realisticamente accadrà. E speriamo comunque che un cambio di tendenza avvenga, che ci sia entusiasmo e progettualità per riconoscere quei confini europei geografici fatti di grandi mari cui sopra accennavamo: confini (come il Mediterraneo) che possono anche essere ponti di scambio di culture, economie, conoscenze…

   E speriamo che la logica dei confini nazionali multipli (staterello per staterello) non ritorni (in questi primi due articoli di questo post vi proponiamo un esempio vicino a noi della follia di creare frontiere, confini). (s.m.)

……………………

GLI ISTRIANI

SLOVENIA-CROAZIA, IL FILO SPINATO SEPARA GLI ITALIANI DAGLI ITALIANI

di Gian Antonio Stella, da “il Corriere della Sera” del 24/1/2016

– Per millenni questa gente aveva vissuto la sua terra come uno spazio unico –

ISTRIA SLOVENA E ISTRIA CROATA - 1991: IL CONFINE TRA ITALIANI E ITALIANI ISTRIANI TRA CROAZIA E SLOVENIA – “Non era mai esistito quel confine attuale sul Dragogna, il fiume che dalla Savrinia scende al mare, sfociando nel Vallone di Pirano attraverso le saline. Non sotto i Romani né sotto gli Ostrogoti né sotto i Bizantini e poi il patriarcato di Aquileia e l’Esarcato di Ravenna e Carlo Magno e giù giù per secoli e secoli sotto Venezia e poi Napoleone e l’Impero austro-ungarico e il Regno d’Italia e l’ Adriatische Kustenland nazista e il Territorio libero di Trieste e la Jugoslavia di Tito…” (Gian Antonio Stella, da “il Corriere della Sera” del 24/1/2016)
ISTRIA SLOVENA E ISTRIA CROATA – 1991: IL CONFINE TRA ITALIANI E ITALIANI ISTRIANI TRA CROAZIA E SLOVENIA – “Non era mai esistito quel confine attuale sul Dragogna, il fiume che dalla Savrinia scende al mare, sfociando nel Vallone di Pirano attraverso le saline. Non sotto i Romani né sotto gli Ostrogoti né sotto i Bizantini e poi il patriarcato di Aquileia e l’Esarcato di Ravenna e Carlo Magno e giù giù per secoli e secoli sotto Venezia e poi Napoleone e l’Impero austro-ungarico e il Regno d’Italia e l’ Adriatische Kustenland nazista e il Territorio libero di Trieste e la Jugoslavia di Tito…” (Gian Antonio Stella, da “il Corriere della Sera” del 24/1/2016)

   C’è il filo spinato, adesso, su quello che doveva essere «un confine di seta». E Mario Beluk, che come tanti istriani porta un cognome slavo ma è italiano e parla italiano e appartiene alla minoranza italiana, non si dà pace.

   «Ce l’hanno sbattuto sul muso» il filo spinato, sbotta Mario. Continua a leggere

I POCHI PADRONI DEL MONDO nella QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE – SUPERMILIARDARI POSSIEDONO QUANTO LA METÀ PIÙ POVERA DELLA POPOLAZIONE GLOBALE – Un’economia a servizio dell’1 per cento? è il titolo del rapporto 2016 OXFAM per il WORLD ECONOMIC FORUM di DAVOS

Nel 2015, secondo Oxfam, 62 persone hanno accumulato la stessa ricchezza di 3,5 miliardi di persone (la metà più povera della popolazione mondiale). Cinque anni fa le persone che avevano una ricchezza pari a quella del 50 per cento più povero della popolazione mondiale erano 388, nel 2014 erano 80. Le ricchezze di queste 62 persone sono cresciute del 44 per cento tra il 2010 e il 2015, arrivando a 1.760 miliardi di dollari
Nel 2015, secondo Oxfam, 62 persone hanno accumulato la stessa ricchezza di 3,5 miliardi di persone (la metà più povera della popolazione mondiale). Cinque anni fa le persone che avevano una ricchezza pari a quella del 50 per cento più povero della popolazione mondiale erano 388, nel 2014 erano 80. Le ricchezze di queste 62 persone sono cresciute del 44 per cento tra il 2010 e il 2015, arrivando a 1.760 miliardi di dollari

   Nel mondo una persona su sei vive con un dollaro al giorno. Discorso già sentito, che si ripete, che (purtroppo) non fa più notizia. Ma se prima la soluzione e le accuse erano facili da fare (il sistema capitalistico, il mercato etc.) ora forse è meglio concentrarsi sui meccanismi di “funzionamento” del mondo, geopolitici, economici, umani, che creano ancora disparità così da permettere povertà assolute.

   E interessante, anche come atto di conoscenza, è il rapporto Oxfam (ong inglese, una federazione di 18 associazioni umanitarie e attiviste che si occupano di povertà, diritti umani e ingiustizie nel mondo) dal titolo “UN’ECONOMIA A SERVIZIO DELL’1 PER CENTO”. In sintesi, nel rapporto si dimostra che 62 persone nel mondo sono più ricche di 3 miliardi e 600 milioni di persone: cioè pochi supermiliardari possiedono quanto la metà più povera della popolazione globale.

Si è conclusa il 23 gennaio scorso nella cittadina sciistica di Davos, in Svizzera, il meeting annuale del World Economic Forum foto da "IL FOGLIO")
Si è conclusa il 23 gennaio scorso nella cittadina sciistica di Davos, in Svizzera, il meeting annuale del World Economic Forum (foto da “IL FOGLIO”)

   Il rapporto Oxfam ha anticipato l’incontro annuale di Davos (località turistica alpina in Svizzera) tenutosi dal 20 al 23 gennaio. La classe dirigente del pianeta ha partecipato a questo consueto Forum Economico Mondiale in un clima internazionale mai così cupo e minaccioso dalla presunta fine della crisi globale del 2008: dagli effetti del rallentamento della crescita dell’economia cinese alla disoccupazione, dal crollo del prezzo delle risorse energetiche al rischio esplosione di una nuova bolla finanziaria, all’aumento delle tensioni sociali. Questi gli argomenti di discussione al di là dell’argomento ufficiale del vertice, cioè la “QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE”.

   NEL RAPPORTO OXFAM È SCRITTO che l’1 per cento della popolazione mondiale possiede più del restante 99 per cento. Queste cifre sono «la prova definitiva che viviamo in un mondo in cui la disuguaglianza ha raggiunto livelli senza precedenti da oltre un secolo», scrive Oxfam.

LE PROPOSTE DI OXFAM PERCHÉ LA RICCHEZZA MONDIALE SIA DISTRIBUITA PIÙ EQUAMENTE Parte del rapporto Oxfam propone una serie di azioni per invertire la tendenza alla disuguaglianza: - PAGARE AI LAVORATORI «UN SALARIO DIGNITOSO» e colmare il divario con gli stipendi dei manager aumentando i salari minimi; -PROMUOVERE LA PARITÀ ECONOMICA DELLE DONNE E I LORO DIRITTI ricompensando il lavoro di cura non retribuito, ponendo fine al divario retributivo di genere, migliorando la raccolta di dati per valutare l’impatto di genere delle politiche economiche; - TENERE SOTTO CONTROLLO L’INFLUENZA DELLE ÉLITE ISTITUENDO REGISTRI PUBBLICI OBBLIGATORI DEI LOBBISTI E REGOLE PIÙ SEVERE SUL CONFLITTO D’INTERESSI, «riformando il quadro normativo, in particolare per quanto attiene alla trasparenza dell’azione di governo», assicurando che vi sia piena trasparenza sui finanziamenti privati ai partiti politici, «introducendo norme che impediscano il fenomeno delle “porte girevoli” che permettono un continuo interscambio tra grandi società e governi». Oxfam propone anche di: - FARE IN MODO CHE I MEDICINALI SIANO ACCESSIBILI A TUTTI A PREZZI SOSTENIBILI, che - IL CARICO FISCALE SIA EQUAMENTE DISTRIBUITO, che sia - POTENZIATO IL SETTORE PUBBLICO PIUTTOSTO CHE IL RUOLO DI QUELLO PRIVATO PER QUANTO RIGUARDA LA FORNITURA DI SERVIZI ESSENZIALI. Come priorità su tutte, - OXFAM CHIEDE AI LEADER MONDIALI UN’AZIONE COORDINATA PER PORRE FINE AI PARADISI FISCALI
LE PROPOSTE DI OXFAM PERCHÉ LA RICCHEZZA MONDIALE SIA DISTRIBUITA PIÙ EQUAMENTE
Parte del rapporto Oxfam propone una serie di azioni per invertire la tendenza alla disuguaglianza:
– PAGARE AI LAVORATORI «UN SALARIO DIGNITOSO» e colmare il divario con gli stipendi dei manager aumentando i salari minimi;
-PROMUOVERE LA PARITÀ ECONOMICA DELLE DONNE E I LORO DIRITTI ricompensando il lavoro di cura non retribuito, ponendo fine al divario retributivo di genere, migliorando la raccolta di dati per valutare l’impatto di genere delle politiche economiche;
– TENERE SOTTO CONTROLLO L’INFLUENZA DELLE ÉLITE ISTITUENDO REGISTRI PUBBLICI OBBLIGATORI DEI LOBBISTI E REGOLE PIÙ SEVERE SUL CONFLITTO D’INTERESSI, «riformando il quadro normativo, in particolare per quanto attiene alla trasparenza dell’azione di governo», assicurando che vi sia piena trasparenza sui finanziamenti privati ai partiti politici, «introducendo norme che impediscano il fenomeno delle “porte girevoli” che permettono un continuo interscambio tra grandi società e governi».
Oxfam propone anche di:
– FARE IN MODO CHE I MEDICINALI SIANO ACCESSIBILI A TUTTI A PREZZI SOSTENIBILI, che
– IL CARICO FISCALE SIA EQUAMENTE DISTRIBUITO, che sia
– POTENZIATO IL SETTORE PUBBLICO PIUTTOSTO CHE IL RUOLO DI QUELLO PRIVATO PER QUANTO RIGUARDA LA FORNITURA DI SERVIZI ESSENZIALI. Come priorità su tutte,
– OXFAM CHIEDE AI LEADER MONDIALI UN’AZIONE COORDINATA PER PORRE FINE AI PARADISI FISCALI

   Se la disuguaglianza è cresciuta negli ultimi anni, è da chiedersi qual è l’attuale livello di concentrazione della ricchezza. Perché va precisato che per individuare la disuguaglianza economica “vera e propria”, questa è quella relativa alla proprietà della ricchezza, dei “patrimoni”, la cui distribuzione si dice che è ben più diseguale rispetto a quella del reddito. E “la ricchezza” è legata allo status sociale, al «potere».

   E’ pur vero che la povertà, sui grandi numeri, sembra diminuita in questi ultimi decenni: le produzioni industriali mondiali portate (per esigenze di costi) in Cina, India… hanno pur permesso a ceti condannati da sempre alla più grande miseria, a raggiungere un certo minimo grado di reddito (pur sfruttati), magari anche di welfare pubblico (gli ospedali, le scuole per i figli…). Ma lo stesso, specie dalla crisi economica iniziata nel 2008, e appunto dall’accumularsi di ricchezze pazzesche in pochissime mani, fa credere che il fenomeno messo in atto è tutt’altro che virtuoso, e sta avvenendo un’inversione di tendenza (ex poveri che tornano ad esserlo) (e tutti gli analisti economici dicono che potrebbe venire di qui a poco una nuova crisi peggiore di quella del 2008).

In EUROPA ci sono 342 MILIARDARI (con un patrimonio totale di circa 1.340 miliardi di euro) e 123 MILIONI DI PERSONE - quasi un quarto della popolazione – è A RISCHIO POVERTÀ O ESCLUSIONE SOCIALE. E’ l’impietosa fotografia scattata da UN’EUROPA PER TUTTI, NON PER POCHI, il nuovo rapporto sulla disuguaglianza, lanciato oggi da OXFAM. Un quadro che riguarda anche l’Italia: nel nostro paese il 20% degli italiani più ricchi oggi detiene il 61,6% della ricchezza nazionale netta, mentre il 20% degli italiani più poveri ne detiene appena lo 0,4%. – (da rapporto Oxfam gennaio 2016, www.oxfamitalia.org/ )
In EUROPA ci sono 342 MILIARDARI (con un patrimonio totale di circa 1.340 miliardi di euro) e 123 MILIONI DI PERSONE – quasi un quarto della popolazione – è A RISCHIO POVERTÀ O ESCLUSIONE SOCIALE. E’ l’impietosa fotografia scattata da UN’EUROPA PER TUTTI, NON PER POCHI, il nuovo rapporto sulla disuguaglianza, lanciato oggi da OXFAM. Un quadro che riguarda anche l’Italia: nel nostro paese il 20% degli italiani più ricchi oggi detiene il 61,6% della ricchezza nazionale netta, mentre il 20% degli italiani più poveri ne detiene appena lo 0,4%. – (da rapporto Oxfam gennaio 2016, http://www.oxfamitalia.org/ )

   Questa inversione di tendenza (sulla diminuzione della povertà) sembra anche ben visibile dalla crisi che stanno vivendo i paesi in via di sviluppo maggiormente in crescita fino a sette, otto anni fa (prima della crisi del 2008) (ricordate l’acronimo BRICS, Brasile, Russia, India, Cina, e Sudafrica?). Ebbene quasi tutti questi paesi stanno vivendo delle difficoltà enormi.

   Chi analizza quel che accade nel mondo, partendo dalla quotidianità degli individui, famiglie, gruppi sociali, dice che se la ricchezza è ripartita diffusamente allora l’economia va, si “auto riproduce”; se invece accade che la ricchezza si accumula su patrimoni di pochissime persone, allora tutto si ferma. Ad esempio, facendo un riferimento storico, si può vedere che i poveri in Europa hanno cominciato a consumare di più quando sono nate le società «di mutuo soccorso» (verso fine ottocento), cioè quando si son create condizioni di qualche sicurezza, di vita migliore e più sicura.

“UNA DELLE DIMENSIONI FONDAMENTALI DELLA DISUGUAGLIANZA ECONOMICA È QUELLA RELATIVA ALLA PROPRIETÀ DELLA RICCHEZZA, la cui distribuzione si ritiene sia più diseguale rispetto a quella del reddito. La ricchezza è inoltre sostanzialmente legata allo status sociale e al «potere» (la classifica dei Paperoni mondiali stilata da Forbes è basata sulla ricchezza) e può essere trasferita alle generazioni successive: in questo modo si generano enormi vantaggi ereditati, si ampliano sostanzialmente le disuguaglianze di opportunità nell’economia e si riducono al contempo le prospettiva di crescita. (…..). LE RICERCHE EMPIRICHE RIASSUNTE NEL LIBRO DI THOMAS PIKETTY, IL CAPITALE NEL XXI SECOLO, sono un raro esempio di rappresentazione di evidenza di lungo termine su una variabile di così difficile misurazione come la ricchezza. I dati sono calcolati principalmente a partire dai registri amministrativi dei patrimoni ereditari utilizzando il cosiddetto metodo dei «moltiplicatori di mortalità». Si usa un campione della ricchezza della popolazione dei deceduti in un anno specifico al fine di stimare la distribuzione della ricchezza della popolazione vivente (Salvatore Morelli, da LA VOCE.INFO www.lavoce.info/, 4/6/2015 )
“UNA DELLE DIMENSIONI FONDAMENTALI DELLA DISUGUAGLIANZA ECONOMICA È QUELLA RELATIVA ALLA PROPRIETÀ DELLA RICCHEZZA, la cui distribuzione si ritiene sia più diseguale rispetto a quella del reddito. La ricchezza è inoltre sostanzialmente legata allo status sociale e al «potere» (la classifica dei Paperoni mondiali stilata da Forbes è basata sulla ricchezza) e può essere trasferita alle generazioni successive: in questo modo si generano enormi vantaggi ereditati, si ampliano sostanzialmente le disuguaglianze di opportunità nell’economia e si riducono al contempo le prospettiva di crescita. (…..). LE RICERCHE EMPIRICHE RIASSUNTE NEL LIBRO DI THOMAS PIKETTY, IL CAPITALE NEL XXI SECOLO (in Italia pubblicato da BOMPIANI), sono un raro esempio di rappresentazione di evidenza di lungo termine su una variabile di così difficile misurazione come la ricchezza. I dati sono calcolati principalmente a partire dai registri amministrativi dei patrimoni ereditari utilizzando il cosiddetto metodo dei «moltiplicatori di mortalità». Si usa un campione della ricchezza della popolazione dei deceduti in un anno specifico al fine di stimare la distribuzione della ricchezza della popolazione vivente (Salvatore Morelli, da LA VOCE.INFO http://www.lavoce.info/, 4/6/2015 )

   Oxfam, al vertice 2016 di Davos, ha formulato delle proposte concrete per perlomeno frenare questo accumulo di ricchezze in pochissime mani, per redistribuirle in modo virtuoso a più persone possibili. Potrebbe essere anche un “sano egoismo” dei ricchi della Terra la redistribuzione della ricchezza, se questo incentiva processi economici di benessere. Per dire che nulla è dato dal caso, che tutto può (potrebbe) essere governato in modo da far star bene tutti (un’utopia concreta). (s.m.)

LA QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE - Il mercato del lavoro è entrato in quella che i tecnici del settore non esitano a chiamare "quarta rivoluzione industriale", ossia un insieme di trasformazioni che grazie alla robotica, all'intelligenza artificiale, alle nanotecnologie, alla stampa 3D, alla genetica e alle biotecnologie stanno modificando non solo il modello del business, ma anche il numero e le modalità di utilizzo della forza lavoro. Meno uomini e più macchine, macchine capaci di gestire autonomamente quasi l'intera filiera produttiva, sembra essere la strada intrapresa dall'industria mondiale. Un modello che secondo un rapporto pubblicato oggi dal World economic forum (Wef) potrebbe causare una significativa diminuzione dei posti di lavoro globali (circa 7,1 milioni di occupati in meno) all'interno delle prime quindici economie più sviluppate al mondo. (da “Il Foglio.it” del 19/1/2016 - (www.ilfoglio.it/)
LA QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE – Il mercato del lavoro è entrato in quella che i tecnici del settore non esitano a chiamare “quarta rivoluzione industriale”, ossia un insieme di trasformazioni che grazie alla robotica, all’intelligenza artificiale, alle nanotecnologie, alla stampa 3D, alla genetica e alle biotecnologie stanno modificando non solo il modello del business, ma anche il numero e le modalità di utilizzo della forza lavoro. Meno uomini e più macchine, macchine capaci di gestire autonomamente quasi l’intera filiera produttiva, sembra essere la strada intrapresa dall’industria mondiale. Un modello che secondo un rapporto pubblicato oggi dal World economic forum (Wef) potrebbe causare una significativa diminuzione dei posti di lavoro globali (circa 7,1 milioni di occupati in meno) all’interno delle prime quindici economie più sviluppate al mondo. (da “Il Foglio.it” del 19/1/2016 – (www.ilfoglio.it/)

…………………….

I 62 PADRONI DEL MONDO

di Enrico Franceschini, da “la Repubblica” del 19/1/2016

– aumentano le disparità:  supermiliardari possiedono quanto la metà più povera della popolazione globale – Lo rivela un rapporto diffuso da Oxfam al forum di Davos – Continua a leggere

I MUSEI ITALIANI FANNO IL RECORD – Quale approccio privato e pubblico alle opere d’arte, al patrimonio artistico, alla CULTURA DEI LUOGHI di vita quotidiana? – “CON L’ARTE SI MANGIA?” (la domanda di questi anni) – IL CASO VENEZIA: la proposta del sindaco di vendere due quadri famosi dei Musei Civici

Ingresso del Museo Egizio di Torino - LA CULTURA VA DI MODA - 2015, l’anno d'oro per i siti e i musei italiani: 43 milioni di visitatori nei siti statali (+6% rispetto al 2014) e ben 155 milioni di euro incassati. Le prime tre posizioni del luoghi d'arte a pagamento vedono le stesse star (COLOSSEO, POMPEI, UFFIZI sul podio); tra i luoghi gratuiti il PANTHEON di Roma viaggia sui 7,5 milioni, eppure tra tutti i dati spicca quello del MUSEO EGIZIO DI TORINO (NELLA FOTO), salito al settimo posto: nella primavera scorsa ha aperto nella nuova versione dopo un rinnovamento completato in pochi anni sempre tenendo le sale aperte: da 567mila è balzato a 757mila ingressi
Ingresso del Museo Egizio di Torino – LA CULTURA VA DI MODA – 2015, l’anno d’oro per i siti e i musei italiani: 43 milioni di visitatori nei siti statali (+6% rispetto al 2014) e ben 155 milioni di euro incassati. Le prime tre posizioni del luoghi d’arte a pagamento vedono le stesse star (COLOSSEO, POMPEI, UFFIZI sul podio); tra i luoghi gratuiti il PANTHEON di Roma viaggia sui 7,5 milioni, eppure tra tutti i dati spicca quello del MUSEO EGIZIO DI TORINO (NELLA FOTO), salito al settimo posto: nella primavera scorsa ha aperto nella nuova versione dopo un rinnovamento completato in pochi anni sempre tenendo le sale aperte: da 567mila è balzato a 757mila ingressi

   E’ forse passata inosservata la notizia che i circa 400 MUSEI E SITI ARCHEOLOGICI STATALI DELLA NOSTRA PENISOLA nell’anno passato hanno raggiunto una cifra di visitatori record, e finora mai raggiunta: 43 milioni di presenze (appunto, nel 2015), con circa 155 milioni di euro di introiti.

   Parliamo “solo” di musei e siti archeologici statali, patrimonio più che ragguardevole ma che non è solo questo, nel museo diffuso e onnipresente in tutti i luoghi (nonostante i danni di questi decenni di incuria) patrimonio culturale italico.

Galleria Uffizi Firenze - Il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, durante la cerimonia inaugurale di Pitti Uomo, ha annunciato che aprirà alla moda «i luoghi dell'arte e della bellezza. A partire dalla Galleria degli Uffizi e di Palazzo Pitti»
Galleria Uffizi Firenze – Il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, durante la cerimonia inaugurale di Pitti Uomo, ha annunciato che aprirà alla moda «i luoghi dell’arte e della bellezza. A partire dalla Galleria degli Uffizi e di Palazzo Pitti»

   Cerchiamo qui di capire un po’ (solo parzialmente, il discorso presenta tante sfaccettature…) se “serve o non serve” il patrimonio culturale. Certo. Nessuno direbbe che non serve: e tutti apprezzano la bellezza di manufatti (palazzi, opere d’arte…) inseriti in paesaggi spesso di grande emozione (siano naturalistici o urbani).

   Sempre però nasce la domanda se “si può vendere” questo patrimonio; oppure se con “la cultura si mangia o non si mangia”, cioè se fa ricchezza economica, possibilità di lavoro diffuso.

LA «JUDITH II SALOMÉ» DI KLIMT conservata a CA’ PESARO a VENEZIA - Possibilisti e radicali, «equilibristi» e indignati. Sulla PROPOSTA LANCIATA DAL SINDACO DI VENEZIA LUIGI BRUGNARO DI VENDERE ALCUNE DELLE OPERE D’ARTE DI PROPRIETÀ DEI MUSEI CIVICI, in particolare LA «JUDITH II SALOMÉ» DI KLIMT E «IL RABBINO DI VITEBSK» DI CHAGALL, per correre ai ripari in vista della necessità di reperire 58 milioni per rispettare il patto di stabilità sono intervenuti in molti
LA «JUDITH II SALOMÉ» (particolare) DI KLIMT conservata a CA’ PESARO a VENEZIA – Possibilisti e radicali, «equilibristi» e indignati. Sulla PROPOSTA LANCIATA DAL SINDACO DI VENEZIA LUIGI BRUGNARO DI VENDERE ALCUNE DELLE OPERE D’ARTE DI PROPRIETÀ DEI MUSEI CIVICI, in particolare LA «JUDITH II SALOMÉ» DI KLIMT E «IL RABBINO DI VITEBSK» DI CHAGALL, per correre ai ripari in vista della necessità di reperire 58 milioni per rispettare il patto di stabilità sono intervenuti in molti

   Il sindaco di Venezia Brugnaro, nell’ottobre scorso, ha proposto di vendere alcune delle opere d’arte di proprietà dei Musei Civici, in particolare la «Judith II Salomé» di Klimt e «il Rabbino di Vitebsk» di Chagall, per correre ai ripari in vista della necessità di reperire 58 milioni per rispettare il patto di stabilità. Per un fine di per se nobile: rifare le scuole cadenti di Venezia, gli asili…. Adducendo poi che nessuna intenzione è quella di vendere opere legate alla storia di Venezia, ma in fondo “solo” due quadri sì di grande valore (e con possibilità di avere un grande introito finanziario con la vendita) ma di per se che nulla hanno a che vedere con Venezia e la sua storia. La proposta, e la sua fattibilità, hanno suscitato un dibattito ampio di “favorevoli” e “contrari”:

   Premesso che la normativa italiana non consente di coprire la spesa corrente di una città (i debiti di gestione di Venezia e della sua terraferma, Mestre, Marghera…) con il “conto capitale” (cioè come sono i musei e il valore economico delle opere lì contenute); e altrettanto vero che è prevista l’inalienabilità di opere contenute nell’elenco dell’articolo 10 del codice dei beni culturali del 2004, che definisce “inalienabili in quanto beni pubblici, le raccolte dei musei, delle pinacoteche, degli archivi e delle biblioteche”; nonostante tutto questo, la provocazione (ma non tanto, sembrava, sembra, si voglia far sul serio) del sindaco di Venezia è cosa seria per poter capire e approfondire il valore della cultura, del patrimonio artistico, del fatto se “porta da mangiare”, cioè fa economia, e se lo si può vendere.

CULTURA SENZA CAPITALE - Storia e tradimento di un'idea italiana - di SIMONE VERDE – Marsilio editore, 2014, euro 22,00 - Mentre la cultura evoca altrove una generosa apertura intellettuale e il futuro, in Italia lo scontro frontale tra DUE PARTITI IN ETERNO CONFLITTO - QUELLO DI UNA RELIGIONE INATTUALE DEL PATRIMONIO E QUELLO DELLA SVENDITA SUL MERCATO DEI BENI CULTURALI - tiene in ostaggio la più importante infrastruttura per la crescita civile ed economica del paese. A loro ausilio, e rafforzato da un dibattito sempre più ripiegato su se stesso, è l'ormai indiscusso strapotere di alcuni EQUIVOCI E PREGIUDIZI: PIÙ LA CULTURA È «ALTA» E PIÙ È INUTILE O, AL CONTRARIO, È UTILE NELLA MISURA IN CUI RIESCE A FARE CASSA. NIENTE DI PIÙ FALSO. Ripercorrendo con linguaggio a tratti narrativo l'invenzione della cultura, dei suoi concetti e della sua gestione pubblica quale una delle più luminose avventure dell'uomo, il libro va alla radice delle pratiche contemporanee, spazzando via ambiguità e strumentali fraintendimenti.
CULTURA SENZA CAPITALE – Storia e tradimento di un’idea italiana – di SIMONE VERDE – Marsilio editore, 2014, euro 22,00 – Mentre la cultura evoca altrove una generosa apertura intellettuale e il futuro, in Italia lo scontro frontale tra DUE PARTITI IN ETERNO CONFLITTO – QUELLO DI UNA RELIGIONE INATTUALE DEL PATRIMONIO E QUELLO DELLA SVENDITA SUL MERCATO DEI BENI CULTURALI – tiene in ostaggio la più importante infrastruttura per la crescita civile ed economica del paese. A loro ausilio, e rafforzato da un dibattito sempre più ripiegato su se stesso, è l’ormai indiscusso strapotere di alcuni EQUIVOCI E PREGIUDIZI: PIÙ LA CULTURA È «ALTA» E PIÙ È INUTILE O, AL CONTRARIO, È UTILE NELLA MISURA IN CUI RIESCE A FARE CASSA. NIENTE DI PIÙ FALSO. Ripercorrendo con linguaggio a tratti narrativo l’invenzione della cultura, dei suoi concetti e della sua gestione pubblica quale una delle più luminose avventure dell’uomo, il libro va alla radice delle pratiche contemporanee, spazzando via ambiguità e strumentali fraintendimenti.

   Cosa possiamo venderci? I palazzi vengono periodicamente venduti ai “principi” di turno (i nuovi ricchi del momento: negli ultimi decenni industriali, società finanziarie, arabi…). Anche in questo caso se ne sono sentite di tutti i colori, ma in fondo i palazzi si sono sempre venduti e comprati (ecco perché molti hanno doppi nomi). Il fatto poi che ci siano “nuovi padroni” quasi sempre porta a una rivitalizzazione, cioè vengono restaurati, riprendono vitalità (quando non diventano pure speculazioni edilizie). Diverso forse è il discorso dei quadri. E’ un’appropiazione (privata…spariscono nelle case private dei ricchi, o pubblica, lontano da noi, in altre parti del pianeta…) ci tolgono patrimonio artistico in modo radicale, definitivo (i palazzi restano alla nostra vista, non si possono trasferire…).

    Quel che ci viene da dire è che il patrimonio culturale, artistico, non può essere assoggettato alle regole dei due partiti in eterno conflitto: un patrimonio artistico da conservare “a prescindere”, e chi mancherebbe!, inalienabile di per se; e quello di chi prevede la possibilità di vendere (appunto, i palazzi “restano”, altre opere “mobili” no…); oppure negli assiomi contrapposti che più la cultura è «alta» e più è inutile o, al contrario, è utile nella misura in cui riesce a fare cassa.

CAPOLAVORI DIMENTICATI – CRISTO VELATO, SANMARTINO - Il CRISTO VELATO è una scultura marmorea di GIUSEPPE SANMARTINO, conservata nella CAPPELLA SANSEVERO DI NAPOLI
CAPOLAVORI DIMENTICATI – CRISTO VELATO, SANMARTINO – Il CRISTO VELATO è una scultura marmorea di GIUSEPPE SANMARTINO, conservata nella CAPPELLA SANSEVERO DI NAPOLI

   Il senso del discorso è che la conservazione, il mantenimento, la valorizzazione delle opere d’arte, il loro restauro, il perseguimento della “bellezza” (termina un po’ abusato in questi tempi) sia nell’arte che nel paesaggio, queste cose, non possono secondo noi essere fatte con un fine “immediatamente economico” (un ritorno economico immediato); ma sono il corollario di un progetto di recupero di “noi stessi”, delle nostre peculiarità storiche anche, che fanno sì che nella modernità, nella contemporaneità, si possa “star meglio”, vivere in luoghi belli, sereni, dinamici (curati nei dettagli anche dei valori artistici che ci sono, e che quasi sempre ci sfuggono pur a pochi passi da casa…); e che ciò non può che comportare nel tempo (anche breve, medio…) una ricchezza anche economica.

   Valorizzare il proprio patrimonio artistico allora si connette e inserisce su una valorizzazione e intervento su necessità della nostra modernità: cablatura di ogni luogo con il passaggio della fibbra ottica, scuole e ricerca di valore, servizi efficienti della pubblica amministrazione, rispetto delle regole da parte di tutti i cittadini, attenzione per chi sta male, è in difficoltà….

I 20 maggiori musei Un direttore su tre è straniero
I 20 maggiori musei Un direttore su tre è straniero

   Sulla storia del patrimonio culturale italiano (ma non solo italiano, con tanti esempi francesi, americani…), vi proponiamo la lettura di un interessante libro di Simone Verde del 2014, dove, partendo appunto da esempi anche della “furia iconoclasta” di distruzione di opere d’arte dedicate a sovrani e personaggi caduti dalle rivoluzioni (il caso in particolare che tratta l’autore è la rivoluzione francese), l’acquisizione “mentale”, politica, culturale, del valore dell’opera d’arte, delle opere d’arte, ha avuto e sta avendo difficoltà ad affermarsi, presa sicuramente dal giogo tra chi cerca immediato valore economico (turistico in particolare) e chi dice che “con la cultura non si mangia (un excursus del libro “Cultura senza capitale” ve lo propiniamo nell’ultimo articolo di questo post a cura di Paolo Mieli sul Corriere della Sera).

   Quel che preme dire è che la geografia degli innumerevoli paesaggi italici (cui a ciascuno capita di esser nato o esserci andato a vivere), urbani e non urbani, delle architetture di grande valore che ci capita di passarci davanti ogni giorno (quasi sempre passivamente); delle opere d’arte scultoree, pittoriche… che abbiamo vicino a casa tutti (antiche, moderne, contemporanee…); il voler migliorare le brutture esistenti; il non voler far diventare certi pregi paesaggistici né Disneyland né luoghi noiosi….. Tutto questo fa parte di una visione complessiva di un nostro “abitare” in un luogo che meglio è, e meglio si presenta e mettiamo in evidenza le sue peculiarità culturali artistiche, il suo essere vivo, autentico…. questo non può che far bene nel tempo, e un “ritorno” (di ricchezza, in tutti i sensi) di sicuro ci sarà (senza patemi di profitto immediato). (s.m.)

…………

LA TOP 20 DEI MUSEI ITALIANI NEL 2015

VISITATORI                                      2015               2014  

Colosseo e Foro Romano                     6.551.046         6.181.702

Scavi di Pomepi                                     2.934.010         2.621.803

Galleria degli Uffizi                               1.971.596         1.935.918

Galleria dell’Accademia di Firenze     1.415.397         1.335.741

Castel Sant’Angelo                                  1.047.326        1.021.319

Circ. Mus. Boboli e Argenti di Firenze  863.535         822.850

Museo Egizio di Torino                            757.961         567.688

Venaria Reale                                              555.307         573.337

Galleria Borghese                                       506.442        508.788

Reggia di Caserta                                       497.158         428.139

Villa d’Este a Tivoli                                    439.468         451.999

Galleria Palatina di Firenze                     423.482          414.998

Cenacolo Vinciano di Milano                   420.333         406.442

Mus. Archeol. Naz. di Napoli                   364.297          350.433

Museo Nazionale Romano                        356.345         301.325

Scavi di Ercolano                                        352.365          351.068

Cappelle Medicee                                       321.043           317.135

Scavi di Ostia Antica                                 320.696           332.190

Polo Reale di Torino                                  307.357          277.858

Paestum                                                       300.347          279.467

………………….

ITALIA 2015: UN PAESE AL MUSEO

di Stefano Miliani, da “L’UNITÀ” del 14/1/2016

– LA CULTURA VA DI MODA – 2015, l’anno d’oro per i siti e i musei italiani: 43 milioni di visitatori nei siti statali (+6% rispetto al 2014) e ben 155 milioni di euro incassati – Al top il Museo Egizio di Torino – Tutti pazzi per il Colosseo: l’anfiteatro Flavio resta il monumento più amato – II ministro Franceschini: per il nostro Paese è il risultato migliore di sempre – Continua a leggere

LA CRISI DELLE DINASTIE DEL PETROLIO – ARABIA SAUDITA IN FASE DISCENDENTE – Una guerra per l’egemonia nel nuovo assetto del Medioriente – L’uso della PENA DI MORTE e della violenza per tentare di ribadire un potere totalitario e anacronistico dato dal detenere le risorse energetiche fossili (il PETROLIO)

L’IRAN BLOCCA IL PELLEGRINAGGIO ALLA MECCA (IN ARABIA SAUDITA) DOPO LE 47 DECAPITAZIONI DI SCIITI - Ogni anno la Mecca accoglie tre milioni di pellegrini in arrivo da tutto il mondo. Il pellegrinaggio alla Mecca è uno dei cinque pilastri dell’islam. Per poterlo effettuare bisogna disporre dei mezzi materiali e psicologici. Consiste in una visita dei luoghi santi della MECCA e di MEDINA (qui è sepolti Maometto) e deve avvenire durante il dodicesimo mese dell’anno dell’egira. La crisi attuale ha la sua remota origine nella contestazione, da parte degli sciiti, del monopolio saudita sui luoghi santi (i sunniti, cioè l’Arabia saudita, ha la Mecca nei suoi territori, nel suo Stato). Ora c’è la decisione iraniana di bloccare la «Umrah» (cioè il pellegrinaggio alla Mecca) durante tutto l’anno, eccetto il mese di Ramadan
L’IRAN BLOCCA IL PELLEGRINAGGIO ALLA MECCA (IN ARABIA SAUDITA) DOPO LE 47 DECAPITAZIONI DI SCIITI – Ogni anno la Mecca accoglie tre milioni di pellegrini in arrivo da tutto il mondo. Il pellegrinaggio alla Mecca è uno dei cinque pilastri dell’islam. Per poterlo effettuare bisogna disporre dei mezzi materiali e psicologici. Consiste in una visita dei luoghi santi della MECCA e di MEDINA (qui è sepolti Maometto) e deve avvenire durante il dodicesimo mese dell’anno dell’egira. La crisi attuale ha la sua remota origine nella contestazione, da parte degli sciiti, del monopolio saudita sui luoghi santi (i sunniti, cioè l’Arabia saudita, ha la Mecca nei suoi territori, nel suo Stato). Ora c’è la decisione iraniana di bloccare la «Umrah» (cioè il pellegrinaggio alla Mecca) durante tutto l’anno, eccetto il mese di Ramadan

   Quarantasette “terroristi” sono stati giustiziati (il 2 gennaio) in Arabia Saudita. Le persone messe a morte erano state condannate per aver progettato e compiuto attacchi terroristici contro civili. Almeno questa la motivazione delle autorità dell’Arabia Saudita. La quasi totalità dei condannati era di religione sciita (nel primo articolo di questo post torniamo a definire storicamente quali sono le distinzioni tra sciiti e sunniti nel mondo islamico).

   Tra i giustiziati figura anche l’imam SHEIKH NIMR AL-NIMR, leader delle proteste sciite e condannato per sedizione. L’imam sciita aveva guidato le proteste scoppiate nel 2011 nell’est del reame a guida sunnita. C’è stato uno schok nel mondo arabo-musulmano a questa uccisione (va detto che nell’Arabia Saudita i condannati a morte, che sono molti ogni anno, vengono uccisi con decapitazione). La reazione dell’Iran (di religione sciita) è dapprincipio stata di vendetta (“Raid pagherà”). Ed è stata data alle fiamme l’ambasciata saudita. Poi le autorità iraniane, condannando l’episodio della messa a fuoco dell’ambasciata, hanno mostrato moderazione. In ogni caso ci sono segnali assai pericolosi perché questa ennesima crisi mediorientale possa portare a nuove guerre, nuovi massacri, l’instabilità lì, nel Medioriente, ma di conseguenza in tutto il mondo.

ARABIA SAUDITA MAPPA - La parola SAUD, o più propriamente Al Saud, è il nome della dinastia che governa sulla Penisola arabica dal 1926, dopo l'estromissione dello sceriffo della Mecca appartenente alla famiglia Hascemita. Dai Saud prende il nome lo Stato: REGNO DELL'ARABIA SAUDITA fondato nel 1932 e già allora «protetto» dagli Usa Scontro
ARABIA SAUDITA MAPPA – La parola SAUD, o più propriamente Al Saud, è il nome della dinastia che governa sulla Penisola arabica dal 1926, dopo l’estromissione dello sceriffo della Mecca appartenente alla famiglia Hascemita. Dai Saud prende il nome lo Stato: REGNO DELL’ARABIA SAUDITA fondato nel 1932 e già allora «protetto» dagli Usa Scontro

   I segnali di crisi in tutta la regione mediorientale sono di tre tipi, tre dimensioni: militare, politico-religiosa, economica.

– MILITARE per le guerre in corso in Siria, Yemen, Iraq, per la presenza dell’Isis, degli integralisti e terroristi islamici, che tentano e realizzano un’espansione specie in queste aree (ma non solo: focolai e presenze sono in Africa, pensiamo alla Libia, al Mali, altri Stati, e nel terrorismo internazionale).

– Per quanto riguarda la dimensione POLITICO-RELIGIOSA della crisi mediorientale (ora fomentata volutamente dall’Arabia Saudita con l’uccisione dei 47 condannati a morte sciiti) si rifà, appunto, a un vero e proprio storico scontro tra sunniti e sciti. L’esecuzione dello sceicco sciita Nimr Al Nimr (come dicevamo uno dei leader religiosi e politici del movimento di protesta esploso nel 2011 nella ricca provincia orientale saudita che reclamava maggiori diritti per la più grande minoranza religiosa del paese), rischia di far deflagrare un duplice scontro, politico e religioso, nella regione. Appunto tra sunniti e sciiti. E tra le potenze confessionali, Arabia Saudita e Iran, che si sono erette, rispettivamente, protettrici di quelle stesse comunità.

Lo scontro attuale è stato innescato dall'annuncio saudita di sabato 2 gennaio: l'esecuzione di 47 condannati a morte, in maggioranza sciiti, tra cui l'imam NIMR AL NIMR (nella foto qui sopra), legato a filo doppio con il governo di Teheran
Lo scontro attuale è stato innescato dall’annuncio saudita di sabato 2 gennaio: l’esecuzione di 47 condannati a morte, in maggioranza sciiti, tra cui l’imam NIMR AL NIMR (nella foto qui sopra), legato a filo doppio con il governo di Teheran

– Ma la vera più importante motivazione (secondo noi) del voler far esplodere da parte dell’Arabia Saudita la gravissima crisi attuale, è una motivazione ECONOMICA: l’Arabia Saudita è in crisi per il venir meno di buona parte delle risorse finanziarie dovute alla vendita di petrolio, per il calo del prezzo mondiale e perché questo combustibile fossile (dominante fino a qualche anno fa) ora è in forte competizione con altre risorse energetiche (lo shale gas e shale oil, specie in America) oltreché dalla crisi economica mondiale con minor produzioni industriali.

   E l’obbiettivo saudita è anche far crollare ancora di più i prezzi del petrolio, sino a impedire gli investimenti Usa nello shale gas e nello shale oil, così da non far conseguire al Nord America l’autosufficienza energetica.

   C’è poi il fatto per l’Arabia Saudita cerca di contrastare l’imprevisto cambio di rotta americano nel sistema di equilibri di potenza del Golfo con l’alleanza di fatto stipulata con l’Iran attraverso l’accordo sul nucleare da poco chiuso a Vienna (grande vittoria diplomatica USA, ma ancor di più vittoria diplomatica iraniana, che così è “rientrata nel mondo”, cioè nel commercio e nei consumi internazionali, e nella possibilità di fare una politica mediorientale da leader)

   Un contesto nuovo che, mettendo anche insieme le novità tecnologiche sul fronte dell’estrazione, sta mettendo in ginocchio molti grandi produttori – dal Sudamerica alla Russia – e ha affossato anche i conti 2015 della monarchia saudita. Mentre Teheran, che da decenni non poteva vendere oro nero all’estero, dopo l’accordo sul nucleare firmato con la comunità internazionale si prepara a riavviare le estrazioni su larga scala e a registrare ingenti ricavi aggiuntivi.

LEGISLAZIONE SULLA PENA DI MORTE - IN AZZURRO: ABOLITA PER TUTTI I REATI - IN VERDE CHIARO: ABOLITA SALVO CASI ECCEZIONALI - IN BEIGE: ABOLITA NELLA PRASSI - IN MARRONE: PENA LEGALE E REGOLARMENTE IN USO ------ Le vittime della pena di morte nel mondo ogni anno si aggirano tra le 4.000 e le 5.000. Quando sentiamo che in Cina sono avvenute ben 4.000 esecuzioni capitali nel 2011 e 3.000 nel 2012 e 2013, secondo la Ong “Nessuno tocchi Caino”, rabbrividiamo e riteniamo tale Paese come il più persecutorio esistente sulla Terra. Ma se rapportassimo alla popolazione le esecuzioni capitali, ci accorgeremmo che le cose stanno in modo diverso. Difatti, secondo questo diverso approccio, è l’IRAN il Paese con il maggior ricorso a questa pena, contando ben 8,9 condanne a morte per milione di abitanti, seguito dall’IRAQ (5,2) e dall’ARABIA SAUDITA (4,9). La CINA rimane, così, molto più distanziata e scende al quarto posto con 2,2 esecuzioni capitali per milione di abitanti. (da www.ilfattoquotidiano.it/)
LEGISLAZIONE SULLA PENA DI MORTE – IN AZZURRO: ABOLITA PER TUTTI I REATI – IN VERDE CHIARO: ABOLITA SALVO CASI ECCEZIONALI – IN BEIGE: ABOLITA NELLA PRASSI – IN MARRONE: PENA LEGALE E REGOLARMENTE IN USO —— Le vittime della pena di morte nel mondo ogni anno si aggirano tra le 4.000 e le 5.000. Quando sentiamo che in Cina sono avvenute ben 4.000 esecuzioni capitali nel 2011 e 3.000 nel 2012 e 2013, secondo la Ong “Nessuno tocchi Caino”, rabbrividiamo e riteniamo tale Paese come il più persecutorio esistente sulla Terra. Ma se rapportassimo alla popolazione le esecuzioni capitali, ci accorgeremmo che le cose stanno in modo diverso. Difatti, secondo questo diverso approccio, è l’IRAN il Paese con il maggior ricorso a questa pena, contando ben 8,9 condanne a morte per milione di abitanti, seguito dall’IRAQ (5,2) e dall’ARABIA SAUDITA (4,9). La CINA rimane, così, molto più distanziata e scende al quarto posto con 2,2 esecuzioni capitali per milione di abitanti. (da http://www.ilfattoquotidiano.it/)

   Inoltre, con la condanna a morte dei 47 sciiti con l’Iman autorevole, i sauditi sperano in questo modo di indebolire l’ala riformista iraniana, di intensificare l’odio tra le fazioni, di soffocare i problemi interni sauditi attraverso una strategia di morte e di repressione che rischia di sconvolgere nuovamente oltre che lo scacchiere mediorientale anche i mercati delle materie prime. E dall’altra l’Iran, pur con la collera di quanto accaduto in Arabia Saudita con l’uccisione degli sciiti, non sembra cadere nel tranello di una nuova guerra, che non li conviene. Rilevanti sono state le prese di posizione dei leader iraniani di condanna e rifiuto dell’attacco alle sedi diplomatiche.

   Che dire… dopo tanti anni di predominio e ricatto energetico al mondo da parte dell’Arabia Saudita, e di una dinastia che si è fortemente arricchita e ha controllato il proprio Paese con estrema ferocia solo perché possedeva il petrolio, ebbene si è arrivati al declino: è finito cioè il tempo di chi esprime potere (violento, intollerante nei confronti del pur minimo oppositore, del mondo femminile…) solo perché ricco, e la sua ricchezza è data dall’aver saputo impossessarsi di risorse naturali così importanti (com’è stato e com’è ancora il petrolio).

   Vien da pensare che la vera ricchezza di un Paese è fatta di intelligenze vere, di rapporti umani corretti, di rispetto di regole di giustizia valide per tutti (…uguaglianza, fraternità, libertà…). Di cultura e fatica nel curare il proprio ambiente, contando sulle proprie possibilità e opportunità. Senza sprechi, soprusi e divaricazioni. (s.m.)

…………………….

STORIA DELL’ODIO TRA ISLAMICI

di Roberto Tottoli, da “il Corriere della Sera” del 3/1/2016

– Quei 14 secoli del lungo odio con i sunniti – La disputa sugli imam e la catena di persecuzioni – La divisione sunniti-sciiti risale alla morte di Maometto, 14 secoli fa. Subito si divisero sulla figura dell’imam che avrebbe regnato al posto del profeta. Per gli sciiti l’imam deve essere una guida anche religiosa, per i sunniti deve garantire l’unità della comunità senza ruoli religiosi. La via sunnita è quella della gran maggioranza dei musulmani. –

   La divisione tra sunniti e sciiti risale alla morte del profeta Maometto nel 632 d.C. Per il «partito di Alì», in arabo shi‘at ‘Ali , da cui deriva il nome «sciiti», il legittimo successore di Maometto doveva essere ‘Ali, suo genero. E dopo di lui dovevano regnare i suoi discendenti con il titolo di imam. Ma la questione della successione non fu solo politica: Continua a leggere

ANNO 2016: SMOG, INQUINAMENTO ATMOSFERICO: le METROPOLI, le CITTÀ, le AREE URBANE scoppiano (e pure le CITTÀ DIFFUSE come il Nordest) – SOLUZIONI NECESSARIE oltre l’emergenza richiedono nuove tecnologie, nuovi carburanti, nuovi stili di vita. Si vorrà fare?

giornata di blocco totale del traffico a Milano
giornata di blocco totale del traffico a Milano

L’INQUINAMENTO DA PARTICOLATO

Particolato, particolato sospeso, pulviscolo atmosferico, polveri sottili, polveri totali sospese (PTS), sono termini che identificano comunemente l’insieme delle sostanze sospese in aria (fibre, particelle carboniose, metalli, silice, inquinanti liquidi o solidi).

Il particolato è l’inquinante che oggi è considerato di maggiore impatto nelle aree urbane, ed è composto da tutte quelle particelle solide e liquide disperse nell’atmosfera, con un diametro che va da pochi nanometri fino ai 500 µm e oltre (cioè da miliardesimi di metro a mezzo millimetro).

Il GRANDE SMOG è stata una catastrofe ambientale che colpì LONDRA nel DICEMBRE 1952. Una coltre di smog, nebbia densa e maleodorante, avvolse Londra a partire dal 5 dicembre 1952 e durò fino al 9 dicembre 1952. Causò la morte di 12 000 persone, a cui si devono aggiungere anche 100 000 malati. Il termine smog significa smoke (fumo) e fog (nebbia). La situazione (a Londra e altrove) è migliorata grazie al superamento del riscaldamento a carbone e l'introduzione delle tecnologie per la riduzione delle emissioni delle auto.
Il GRANDE SMOG è stata una catastrofe ambientale che colpì LONDRA nel DICEMBRE 1952.
Una coltre di smog, nebbia densa e maleodorante, avvolse Londra a partire dal 5 dicembre 1952 e durò fino al 9 dicembre 1952. Causò la morte di 12 000 persone, a cui si devono aggiungere anche 100 000 malati. Il termine smog significa smoke (fumo) e fog (nebbia). La situazione (a Londra e altrove) è migliorata grazie al superamento del riscaldamento a carbone e l’introduzione delle tecnologie per la riduzione delle emissioni delle auto.

LE POLVERI FINI (PM10 e PM2,5)

Vengono definite PM10 le particelle di polvere con un diametro aerodinamico inferiore a 10 micrometri mentre con PM2,5 si identificano le particelle con diametro inferiore a 2,5 micrometri. La polvere è una miscela fisico-chimica complessa, composta sia da componenti primarie, emesse direttamente dalla fonte, sia da componenti secondarie formatesi successivamente. Le fonti possono essere di origine naturale o antropica (ad es. fuliggine, processi di combustione, fonti naturali ed altro). La sua composizione risulta pertanto molto varia (metalli pesanti, solfati, nitrati, ammonio, carbonio organico, idrocarburi aromatici policiclici, diossine/furani).

FORMAZIONE

– durante i processi di produzione industriali e artigianali

– durante i processi di combustione (impianti termici e motori)

– in seguito a processi meccanici (abrasione, risollevamento)

– mediante processi chimico-fisici (da altri inquinanti atmosferici)

FONTI PRINCIPALI

– traffico motorizzato

– riscaldamento

PROCESSI PRODUTTIVI

– agricoltura e selvicoltura

CARATTERISTICHE

– particelle solide e liquide di dimensioni e composizione variabili.

RIPERCUSSIONI

– affezioni delle vie respiratorie e del sistema cardiocircolatorio

– aumento della mortalità e del rischio di cancro

– contaminazione del suolo, delle piante e, attraverso la catena alimentare, anche dell’uomo a causa dei metalli pesanti, delle diossine e dei furani contenuti in tali polveri

Da recenti studi emergono indicazioni riguardanti la pericolosità delle particelle ultrafini (PM1). A tal riguardo è necessario segnalare come le emissioni di particolato dai veicoli a motore (in particolare dai motori diesel) sia quasi esclusivamente composta da particelle ultrafini. Per tale ragione è importante che i veicoli diesel siano dotati di un filtro antiparticolato. (da www.provincia.bz.it/ )

QUALITA DELL ARIA VENERDI 1 GENNAIO 2016 (da www.ilmeteo.it )
QUALITA DELL ARIA VENERDI 1 GENNAIO 2016 (da http://www.ilmeteo.it )

vedi le previsioni giornaliere di http://www.ilmeteo.it/aria/

 ………………

   Che dire dell’inquinamento atmosferico, argomento dei periodi di siccità (“non pioggia”) e poco vento, presente più che mai in tutta la Pianura Padana (di maggior “ristagno” dell’aria e bassa pressione)?

   Se ne parla quando accade, ci si dimentica alla prima pioggia (peraltro acida, sicuramente molto inquinata). Vogliamo in questo post proporre riflessioni (articoli) dove faticosamente si individuano soluzioni (o forse “non soluzioni”); dove si capisce che il miglioramento per alcuni può essere SOLO TECNOLOGICO (i riscaldamenti delle abitazioni e i bus entrambi a metano), e per altri richiede un cambio di MODO DI VITA che è però difficile far passare, accettare.

Il rapporto 2015 dell’Agenzia europea dell’ambiente pubblicato il 29/12 dal Corriere della Sera mostra in queste quattro cartine il record negativo dell’Italia, in particolare della Pianura Padana: il nostro Paese è maglia nera per sforamento dei limiti giornalieri di Pm10, Pm2,5, ozono e ossido di azoto. Secondo il dossier, nel 2013 i limiti giornalieri fissati dal’Ue per il Pm10 sono stati superati in 22 Paesi su 28 e quelli per il Pm2,5 da 7 Stati. Per ozono e ossido di azoto i limiti sono stati superati, rispettivamente, in 18 e 19 Paesi.
Il rapporto 2015 dell’Agenzia europea dell’ambiente pubblicato il 29/12 dal Corriere della Sera mostra in queste quattro cartine il record negativo dell’Italia, in particolare della Pianura Padana: il nostro Paese è maglia nera per sforamento dei limiti giornalieri di Pm10, Pm2,5, ozono e ossido di azoto. Secondo il dossier, nel 2013 i limiti giornalieri fissati dal’Ue per il Pm10 sono stati superati in 22 Paesi su 28 e quelli per il Pm2,5 da 7 Stati. Per ozono e ossido di azoto i limiti sono stati superati, rispettivamente, in 18 e 19 Paesi.

   Fino a che non verrà veramente somatizzata (nelle coscienze individuali e collettive) che il disastro ambientale porta a così tante morti (le varie ipotesi, dei vari istituti di ricerca, non vanno mai sotto le 35mila morti all’anno in Italia provocate dall’inquinamento atmosferico…); fino a che ad esse (persone vere, in carne e ossa, “uccise” dai gas inquinanti) si aggiungeranno danni irreversibili alla flora e fauna (le piante, i boschi, le foreste, e poi gli animali, domestici e non), fino a che non avverrà una presa di coscienza “vera”, è probabile che qualche provvedimento ridicolo (la circolazione a targhe alterne, con permessi straordinari di manica larga…) sarà la panacea a mettere in pace la propria coscienza (individuale e collettiva).

da “la Repubblica” del 31/12/2015

   Eppure qualcosa si muove: sulla riqualificazione energetica delle case, sul minor inquinamento delle automobili…. E poi, stavolta, il governo (assieme agli enti locali che poi sono loro a operare) ha deciso qualcosa di pratico. Cioè ha stabilito un PIANO PER FRONTEGGIARE L’EMERGENZA SMOG. Si parte da QUATTRO MISURE, che scatteranno dopo sette giorni di sforamento dei tetti di polveri sottili: 1-abbassamento dei limiti di velocità di 20 km orari nelle aree urbane e nelle autostrade vicine ai centri abitati, 2-abbattimento di due gradi della temperatura degli edifici, 3-mezzi pubblici scontati, grazie a un fondo da 12 milioni di euro, e 4-limitazione dell’utilizzo di biomasse per i caloriferi.

Concentrazione nella UE di Pm2,5
Concentrazione nella UE di Pm2,5

   Ma temiamo non possa bastare, nella crescita generale globale che permette nel mondo a sempre più centinaia di milioni di persone di avere la propria (pur piccola) automobile (un diritto inoppugnabile, se ce l’abbiamo noi, perché non tutti?…), che permette ancor più giustamente di riscaldarsi dalle intemperie dell’inverno, di produrre beni e servizi che richiedono forme energetiche spesso molto inquinanti (carbone, petrolio…).

PECHINO: INQUINAMENTO RECORD. Nel mondo le megalopoli con l’aria più inquinata risultano PECHINO, BANGKOK e CITTÀ DEL MESSICO. Ma considerando anche le città più piccole, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i luoghi del pianeta con l’aria più inquinata sono AHWAZ (Iran), ULAN BATOR (Mongolia), SANADAJ (Iran), LUDHIANA (India) e QUETTA (Pakistan). TUTTE CITTÀ ASIATICHE, alcune delle quali quasi sconosciute. Le sostanze più pericolose sembrano essere le polveri sottili: PM 10 e PM 2,5, ma anche gli OSSIDI DI AZOTO. (da http://scienzamateria.blog.tiscali.it/)
PECHINO: INQUINAMENTO RECORD. Nel mondo le megalopoli con l’aria più inquinata risultano PECHINO, BANGKOK e CITTÀ DEL MESSICO. Ma considerando anche le città più piccole, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i luoghi del pianeta con l’aria più inquinata sono AHWAZ (Iran), ULAN BATOR (Mongolia), SANADAJ (Iran), LUDHIANA (India) e QUETTA (Pakistan). TUTTE CITTÀ ASIATICHE, alcune delle quali quasi sconosciute. Le sostanze più pericolose sembrano essere le polveri sottili: PM 10 e PM 2,5, ma anche gli OSSIDI DI AZOTO. (da http://scienzamateria.blog.tiscali.it/)

   Così il riconoscimento che il problema non è solo locale, ma globale, porta a trovare soluzioni e ipotesi di coinvolgimento in tutte le aree geografiche del mondo: e il pur flebile tentativo di accordo internazionale raggiunto a metà dicembre a Parigi (nella Conferenza sul clima denominata Cop21) andrebbe in questa direzione.

   E a livello nazionale in questi giorni si è notato qualcosa di interessante, nuovo, circa il modo di “pensare” il problema: cioè che non basta che qualche città o comune adotti più di altri misure ferree di limitazione delle fonti inquinanti, e magari altri ignorino ogni misura. Si è capito (forse) che bisogna “lavorare, agire, per aree geografiche geomorfologicamente omogenee, consistenti, oltre i sempre meno importanti confini comunali” (ad esempio tra tutte le aree urbane che si riconoscono nell’unicum geografico della Pianura Padana) (o il bacino laziale della Grande Roma, o l’area napoletana, palermitana, etc.).

   Vien da sperare che il periodo storico (di crisi sociale, economica, culturale…) sia buono per delle scelte innovative, anche difficili: se non ora, quando? (s.m.)

…………………..

IL RACCONTO

LA RIMOZIONE DEL CIELO

di Michele Serra, da “la Repubblica” del 28/12/2015

   La Milano felix dell’ultimo paio d’anni, ordinata, sicura di sé, lustra di Expo e con il suo skyline nuovo fiammante, soccombe come ogni altra città alla mefitica nube di polveri che la avvolge.

   Nuovi grattacieli, in pieno giorno, immergono le loro vette in un cielo opaco, che le ingoia e le cancella. Continua a leggere