CUBA celebra la dipartita del suo “Lider Maximo” FIDEL CASTRO – Figura controversa quella di Fidel, tra EROE LIBERATORE e DITTATORE SANGUINARIO – Cosa resta del mito di Cuba? Del suo ruolo autorevole nella geopolitica dell’America latina? Dell’autonomia duramente cercata dai troppi vicini USA?

Nella foto: Ernesto “Che” Guevara e Fidel Castro - “….Giovani, belli, insolenti, portatori di tutte le virtù, FIDEL CASTRO e CHE GUEVARA erano le divinità viventi della generazione degli anni sessanta, quella che voleva distruggere l’ordine mondiale della guerra fredda e sognava la rivoluzione senza però riconoscersi nel grigiore dei leader sovietici. Giustizia sociale, gioventù e libertà, discorsi accorati e salsa. LA NUOVA CUBA sembrava annunciare un cambiamento entusiasmante, ma come tutte le rivoluzioni anche quella cubana non ha mantenuto le sue promesse (…)” (Bernard Guetta, 28/11/2016, da “France Inter”)
Nella foto: Ernesto “Che” Guevara e Fidel Castro – “….Giovani, belli, insolenti, portatori di tutte le virtù, FIDEL CASTRO e CHE GUEVARA erano le divinità viventi della generazione degli anni sessanta, quella che voleva distruggere l’ordine mondiale della guerra fredda e sognava la rivoluzione senza però riconoscersi nel grigiore dei leader sovietici. Giustizia sociale, gioventù e libertà, discorsi accorati e salsa. LA NUOVA CUBA sembrava annunciare un cambiamento entusiasmante, ma come tutte le rivoluzioni anche quella cubana non ha mantenuto le sue promesse (…)” (Bernard Guetta, 28/11/2016, da “France Inter”)

I DUE VOLTI DI FIDEL CASTRO

di BERNARD GUETTA, 28/11/2016, da “France Inter” (una delle più importanti radio pubbliche francesi e fa parte di Radio France) (articolo ripreso dalla rivista INTERNAZIONALE – www.internazionale.it/ )

   UN EROE? UN BOIA? Forse discuterne così tanto, dopo l’annuncio della sua morte, non ha senso. Perché Fidel Castro è stato prima l’uno e poi l’altro, o le due cose contemporaneamente, eroe e boia. Eroe lo è stato perché nel 1959, entrando all’Avana alla guida di una colonna di guerriglieri assetati di giustizia sociale e pronti a cacciare l’ex sergente FULGENCIO BATISTA (diventato capo di stato dopo un golpe militare), Castro rovesciò un regime odioso.

L'AVANA (in spagnolo La Habana, ufficialmente San Cristóbal de La Habana) è la CAPITALE DI CUBA, di cui è anche il principale porto, il centro economico-culturale e il principale polo turistico. È la città più popolata del paese, con UNA POPOLAZIONE DI PIÙ DI 2 MILIONI DI ABITANTI, e la più popolata dei Caraibi. Fondata nel 1514 dal conquistador Diego Velázquez de Cuéllar, con il nome di Villa di San Cristóbal de La Habana, grazie alla sua posizione privilegiata rispetto alle coste del Mar dei Caraibi, e per le caratteristiche della sua baia, diventò subito un importante centro commerciale. Il suo CENTRO STORICO, dichiarato PATRIMONIO DELL'UMANITÀ dall'UNESCO nel 1982, è uno dei meglio conservati dell'America Latina. Dal 1976 è suddivisa in QUINDICI MUNICIPI
L’AVANA (in spagnolo La Habana, ufficialmente San Cristóbal de La Habana) è la CAPITALE DI CUBA, di cui è anche il principale porto, il centro economico-culturale e il principale polo turistico. È la città più popolata del paese, con UNA POPOLAZIONE DI PIÙ DI 2 MILIONI DI ABITANTI, e la più popolata dei Caraibi. Fondata nel 1514 dal conquistador Diego Velázquez de Cuéllar, con il nome di Villa di San Cristóbal de La Habana, grazie alla sua posizione privilegiata rispetto alle coste del Mar dei Caraibi, e per le caratteristiche della sua baia, diventò subito un importante centro commerciale. Il suo CENTRO STORICO, dichiarato PATRIMONIO DELL’UMANITÀ dall’UNESCO nel 1982, è uno dei meglio conservati dell’America Latina. Dal 1976 è suddivisa in QUINDICI MUNICIPI

   Sotto Batista, Cuba era la destinazione preferita del turismo sessuale statunitense, e questo non è nemmeno l’aspetto peggiore. Con la complicità del suo presidente, Cuba era diventata la base della mafia americana, che vi investiva e riciclava il denaro sporco oltre a sceglierla come sede per le riunioni dei padrini (amici di Batista) negli hotel di lusso di loro proprietà. Nel frattempo la popolazione viveva in condizioni disastrose.

Gioventù, libertà e fallimenti

In questo senso Fidel Castro è stato senz’altro un liberatore, acclamato e ammirato dal mondo intero e adulato in tutta l’America Latina per aver realizzato l’impossibile: liberarsi di un regime asservito agli Stati Uniti a due passi dal territorio americano, dove niente poteva accadere senza il consenso di Washington, impegnata nella lotta contro il comunismo.

CUBA - I MOVIMENTI DI FIDEL E DELLA SUA RIVOLUZIONE - da LIMES (carta di Laura Canali)
CUBA – I MOVIMENTI DI FIDEL E DELLA SUA RIVOLUZIONE – da LIMES (carta di Laura Canali)

   Giovani, belli, insolenti, portatori di tutte le virtù e sempre con il sigaro in bocca, Fidel Castro e Che Guevara erano le divinità viventi della generazione degli anni sessanta, quella che voleva distruggere l’ordine mondiale della guerra fredda e sognava la rivoluzione senza però riconoscersi nel grigiore dei leader sovietici.

   Giustizia sociale, gioventù e libertà, discorsi accorati e salsa. La nuova Cuba sembrava annunciare un cambiamento entusiasmante, ma come tutte le rivoluzioni anche quella cubana non ha mantenuto le sue promesse. Dal terrore in Francia al gulag nell’ex Unione Sovietica, storicamente la rivoluzione tende a precipitare nel sangue, perché è nata dalla violenza e non può sopravvivere senza la violenza, senza la repressione, la censura e l’incarcerazione.

   La rivoluzione cubana ha portato risultati importanti. L’istruzione e il sistema sanitario rappresentano due grandi successi, ma i risultati positivi si fermano qui.

   La deriva repressiva si spiega in parte con l’embargo imposto dagli Stati Uniti che ha soffocato l’economia dell’isola, ma è anche vero che questo embargo nasce dall’aumento della tensione con Washington che aveva spinto la Cia a voler rovesciare il regime di Castro, che accettando l’installazione di missili sovietici sul suo territorio aveva spinto il mondo sull’orlo di una guerra nucleare.

Fidel Castro durante un discorso per l'anniversario della rivoluzione all'Avana il 26 luglio 1964 (da Ansa, ripreso da Internazionale)
Fidel Castro durante un discorso per l’anniversario della rivoluzione all’Avana il 26 luglio 1964 (da Ansa, ripreso da Internazionale)

   L’ebbrezza della rivoluzione ha fatto dimenticare a Castro i rapporti di forza, condannandolo a diventare sempre più brutale e intransigente. Oggi la posizione del governo cubano si è ammorbidita, ma sull’isola il dibattito, aperto ben prima della sua morte, riguarda ancora il modo di lasciarsi alle spalle il comunismo. È un processo difficile, e i precedenti non sono incoraggianti. (Bernard Guetta, traduzione di Andrea Sparacino)

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CUBA DOPO LA MORTE DI FIDEL CASTRO

di Niccolò Locatelli, da www.limesonline.com/, 26/11/2016

   Il leader della rivoluzione comunista a Cuba, è morto alle ore 10.29 cubane di venerdì 25 novembre 2016.

A dare l’annuncio è stato suo fratello Raúl, presidente di Cuba al potere da quando nel 2006 Fidel ha lasciato gli incarichi politici per motivi di salute.

Con la morte di Fidel Castro si chiude simbolicamente un’era che in termini geopolitici sembrava – prima della vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali Usa – alle spalle: quella della contrapposizione tra l’isola comunista e gli Stati Uniti d’America.

Panoramica su L'AVANA
Panoramica su L’AVANA

Washington e L’Avana hanno intrapreso negli ultimi anni della presidenza Obama un processo di riavvicinamento – mediato da Papa Francesco – che ha portato nel luglio 2015 alla riapertura delle rispettive ambasciate.

La distensione verso gli Stati Uniti non entusiasmava Fidel, ma è conforme alla strategia da lui perseguita che per decenni ha fatto sì che Cuba non rimanesse troppo a lungo senza un patrono che finanziasse l’economia dell’isola.

L’Unione Sovietica e successivamente il Venezuela (al tempo di Hugo Chavez) hanno sussidiato L’Avana, permettendole di offrire ai cittadini uno Stato sociale per alcuni aspetti superiore alla media regionale e all’avanguardia – e garantendo la sopravvivenza dell’ultima dittatura dell’America Latina.

L’apertura ai capitali (e al capitalismo) dell’Occidente è incompleta sino a quando Washington non revocherà l’embargo; essa rischia inoltre di patire la linea anti-castrista di Trump e del Congresso Usa. Ma, se confermata, potrebbe permettere a Raúl Castro di mantenere in vita il regime fondato con il fratello.

L'incontro tra Papa Francesco e Fidel Castro avvenuto il 20 settembre 2015
L’incontro tra Papa Francesco e Fidel Castro avvenuto il 20 settembre 2015

Nata come ribellione al dittatore Fulgencio Batista (rovesciato il 1° gennaio 1959), la rivoluzione dei fratelli Castro e di Ernesto “Che” Guevara non aveva inizialmente un carattere anti-statunitense.

L’avvicinamento all’Unione Sovietica di uno Stato caraibico piccolo ma in posizione strategica (all’ingresso del Golfo del Messico e a meno di 150 kilometri dalla Florida), concretizzatosi nel 1960-61, fece della dittatura comunista di Cuba un’ossessione per gli Stati Uniti.

Dall’invasione della baia dei Porci nel 1961 all’embargo economico tuttora in vigore, Washington ha tentato con molti mezzi e senza esito di eliminare Fidel Castro, contribuendo a trasformare il suo regime in un emblema della resistenza all’imperialismo degli Usa.

(A NORD OVEST DELLA MAPPA LA BAIA DEI PORCI) - L'INVASIONE DELLA BAIA DEI PORCI fu il fallito tentativo di rovesciare il regime di Fidel Castro, messo in atto da un gruppo di ESULI CUBANI e di MERCENARI, addestrati dalla CIA, che progettavano di CONQUISTARE CUBA a partire dall'invasione della PARTE SUD-OVEST DELL'ISOLA. L'operazione è conosciuta in inglese come "BAY OF THE PIGS INVASION" e, tra i cubani, col nome spagnolo di "INVASIÓN DE PLAYA GIRÓN" o "BATALLA DE GIRÓN".   L'operazione programmata dalla CIA durante l'amministrazione Eisenhower, fu lanciata nell'APRILE 1961, neanche tre mesi dopo l'insediamento di JOHN FITZGERALD KENNEDY alla presidenza degli Stati Uniti, il quale, non approvando l'assalto, decise di non sostenere le forze della CIA con l'esercito americano. Le forze armate cubane, equipaggiate ed addestrate dalle nazioni filo-sovietiche del blocco orientale, sconfissero la forza d'invasione in tre giorni di combattimenti. Questo tentativo portò al DISPIEGAMENTO DIFENSIVO NELL'ISOLA DI CUBA DI MISSILI NUCLEARI SOVIETICI. Ciò portò a una CRISI INTERNAZIONALE con IL MONDO SULL’ORLO DELLA GUERRA ATOMICA. La crisi iniziò il 15 ottobre 1962 e durò tredici giorni, in seguito alla scoperta americana dei missili nucleari il 14 ottobre. Dopo giorni di tensione, Nikita Chruščëv, ordinò il ritiro dei missili in cambio della promessa di non invasione dell'isola e del ritiro dei missili Jupiter installati nelle basi di Turchia e Italia (Basilicata e Puglia), avvenuto sei mesi più tardi. (da Wikipedia)
(A NORD OVEST DELLA MAPPA LA BAIA DEI PORCI) – L’INVASIONE DELLA BAIA DEI PORCI fu il fallito tentativo di rovesciare il regime di Fidel Castro, messo in atto da un gruppo di ESULI CUBANI e di MERCENARI, addestrati dalla CIA, che progettavano di CONQUISTARE CUBA a partire dall’invasione della PARTE SUD-OVEST DELL’ISOLA. L’operazione è conosciuta in inglese come “BAY OF THE PIGS INVASION” e, tra i cubani, col nome spagnolo di “INVASIÓN DE PLAYA GIRÓN” o “BATALLA DE GIRÓN”. L’operazione programmata dalla CIA durante l’amministrazione Eisenhower, fu lanciata nell’APRILE 1961, neanche tre mesi dopo l’insediamento di JOHN FITZGERALD KENNEDY alla presidenza degli Stati Uniti, il quale, non approvando l’assalto, decise di non sostenere le forze della CIA con l’esercito americano. Le forze armate cubane, equipaggiate ed addestrate dalle nazioni filo-sovietiche del blocco orientale, sconfissero la forza d’invasione in tre giorni di combattimenti. Questo tentativo portò al DISPIEGAMENTO DIFENSIVO NELL’ISOLA DI CUBA DI MISSILI NUCLEARI SOVIETICI. Ciò portò a una CRISI INTERNAZIONALE con IL MONDO SULL’ORLO DELLA GUERRA ATOMICA. La crisi iniziò il 15 ottobre 1962 e durò tredici giorni, in seguito alla scoperta americana dei missili nucleari il 14 ottobre. Dopo giorni di tensione, Nikita Chruščëv, ordinò il ritiro dei missili in cambio della promessa di non invasione dell’isola e del ritiro dei missili Jupiter installati nelle basi di Turchia e Italia (Basilicata e Puglia), avvenuto sei mesi più tardi. (da Wikipedia)
Cuban crisis map missile range - -carta strategica con indicazione del raggio d'azione potenziale dei missili sovietici a Cuba (da Wikipedia)
Cuban crisis map missile range – -carta strategica con indicazione del raggio d’azione potenziale dei missili sovietici a Cuba (da Wikipedia)

Così, per gli Stati Uniti “evitare un’altra Cuba” – anche a costo di sostenere guerriglie e governi che poco o nulla avevano da invidiare a Castro quanto ad antidemocraticità – diveniva la priorità strategica e la lente attraverso cui guardare all’America Latina durante gli ultimi trent’anni della guerra fredda.

A sua volta, Cuba sosteneva governi e guerriglie ideologicamente affini in America Latina e Africa.

Il collasso dell’Unione Sovietica e la fine dei suoi sussidi aprivano una fase di difficoltà che sarebbe stata superata all’inizio del Ventunesimo secolo.

“Morto Fidel Castro, dittatore. Incarcerò qualsiasi oppositore, perseguitò gli omosessuali, scacciò un presidente corrotto sostituendolo con un regime militare.  Fu amato per i suoi ideali che mai realizzò, mai.  Giustificò ogni violenza dicendo che la sanità gratuita e l'educazione a Cuba erano all'avanguardia, eppure, per realizzarsi, i cubani hanno sempre dovuto lasciare Cuba non potendo, molto spesso, far ritorno.” (Roberto Saviano)
“Morto Fidel Castro, dittatore. Incarcerò qualsiasi oppositore, perseguitò gli omosessuali, scacciò un presidente corrotto sostituendolo con un regime militare. Fu amato per i suoi ideali che mai realizzò, mai.
Giustificò ogni violenza dicendo che la sanità gratuita e l’educazione a Cuba erano all’avanguardia, eppure, per realizzarsi, i cubani hanno sempre dovuto lasciare Cuba non potendo, molto spesso, far ritorno.” (Roberto Saviano)

Nell’asse forgiato con Hugo Chavez, Castro offriva alla rivoluzione bolivariana inaugurata dal presidente del Venezuela il patrocinio ideologico e la consulenza degli apparati cubani militari e di intelligence. In cambio la sua isola riceveva – oltre a una rinnovata centralità politica imprevedibile a guerra fredda finita – petrolio a prezzi sussidiati.

Con il crollo dei prezzi dell’oro nero e la scomparsa di Chavez, nel marzo 2013, il Venezuela è entrato in una crisi economico-politica che ha reso sempre più fragile il suo sostegno a Cuba, nel frattempo passata da Fidel al fratello Raúl.

La Cina è un paese formalmente comunista ed è il secondo partner commerciale di L’Avana dopo Caracas. Ma Pechino non era in affinità ideologica con l’isola filosovietica durante la guerra fredda e non ha – ancora – espresso l’intenzione di sfruttare politicamente la sua influenza economica in America Latina. Un altro importante partner dell’isola, il Brasile, stava riducendo la propria proiezione internazionale negli anni di Dilma Rousseff (prima di cambiare orientamento politico con la presidenza di Michel Temer).

In queste circostanze, per Cuba l’apertura verso gli Stati Uniti diventava praticamente inevitabile e aveva il beneficio collaterale di incentivare l’aumento degli investimenti degli altri paesi occidentali. Apertura facilitata dalla presenza alla Casa Bianca di un presidente democratico, afro-americano e interessato a raggiungere accordi storici (come quello sul nucleare iraniano).

RAUL CASTRO, fratello di FIDEL, sostituto alla guida di CUBA dal 2006
RAUL CASTRO, fratello di FIDEL, sostituto alla guida di CUBA dal 2006

Sotto Raúl, l’isola ha intrapreso un lento percorso di riforma dell’economia che non dovrebbe intaccare le fondamenta politiche del sistema. A questo percorso si è affiancato il disgelo con gli Stati Uniti, che non ha comportato la rescissione del legame con il Venezuela. La scomparsa di una figura simbolica come quella del líder máximo può avere delle conseguenze su ognuno di questi dossier.

In vita come in morte, per valutare l’impatto di Fidel Castro è necessario guardare oltre Cuba. (Niccolò Locatelli)

cuba

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FIDEL CASTRO MORTO: IL BRACCIO DI FERRO SU CUBA TRA TRUMP E BERGOGLIO

di Pietro Schiavazzi, da L’Huffington Post del 26/11/2016 (www.huffingtonpost.it/ ) Continua a leggere

LA GLOBALIZZAZIONE E’ MORTA? QUALE COMMERCIO MONDIALE? Cos’è il Ttip, il Ttp, il Nafta, il Ceta, l’Acta…? Inizia l’ERA DEL PROTEZIONISMO? – Grandi, piccoli, medi produttori nel disordine mondiale – Quale sicurezza per le merci che compriamo? E chi produce (specie i piccoli) starà meglio o peggio?

BERLINO. ATTIVISTI DI GREENPEACE PROIETTANO DEGLI ESTRATTI DEI DOCUMENTI DEL TTIP SUL PARLAMENTO TEDESCO il 2 maggio 2016 (foto dalla rivista INTERNAZIONALE) - Il PARTENARIATO TRANSATLANTICO PER IL COMMERCIO E GLI INVESTIMENTI (TTIP), un accordo di libero scambio tra STATI UNITI e UNIONE EUROPEA, è stato proposto nel 2013. Da allora ci sono stati tredici round di negoziati, l’ultimo dei quali si è svolto a New York nell’aprile del 2016. SECONDO I SOSTENITORI DEL TTIP, IL TRATTATO FARÀ NASCERE LA PIÙ GRANDE AREA DI LIBERO SCAMBIO AL MONDO, CREANDO NUOVI POSTI DI LAVORO. SECONDO GLI ATTIVISTI, LE ASSOCIAZIONI E I MOVIMENTI CHE SI OPPONGONO AL TRATTATO, invece, il Ttip È FRUTTO DELLE PRESSIONI DELLE MULTINAZIONALI E FINIRÀ PER TUTELARE SOLO GLI INTERESSI DELLE AZIENDE, IGNORANDO QUELLI DEI LAVORATORI E DEI CONSUMATORI
BERLINO. ATTIVISTI DI GREENPEACE PROIETTANO DEGLI ESTRATTI DEI DOCUMENTI DEL TTIP SUL PARLAMENTO TEDESCO il 2 maggio 2016 (foto dalla rivista INTERNAZIONALE) – Il PARTENARIATO TRANSATLANTICO PER IL COMMERCIO E GLI INVESTIMENTI (TTIP), un accordo di libero scambio tra STATI UNITI e UNIONE EUROPEA, è stato proposto nel 2013. Da allora ci sono stati tredici round di negoziati, l’ultimo dei quali si è svolto a New York nell’aprile del 2016. SECONDO I SOSTENITORI DEL TTIP, IL TRATTATO FARÀ NASCERE LA PIÙ GRANDE AREA DI LIBERO SCAMBIO AL MONDO, CREANDO NUOVI POSTI DI LAVORO. SECONDO GLI ATTIVISTI, LE ASSOCIAZIONI E I MOVIMENTI CHE SI OPPONGONO AL TRATTATO, invece, il Ttip È FRUTTO DELLE PRESSIONI DELLE MULTINAZIONALI E FINIRÀ PER TUTELARE SOLO GLI INTERESSI DELLE AZIENDE, IGNORANDO QUELLI DEI LAVORATORI E DEI CONSUMATORI

   L’America si chiude al libero commercio? alla liberalizzazione degli scambi internazionali? Ma pare che non sia solo un problema americano: in tutto il mondo occidentale c’è sempre più insofferenza verso le forme di globalizzazione del commercio iniziate più o meno nel 1990, attraverso l’affermazione in particolare di partiti populisti che propugnano “una chiusura”.

   Il protezionismo che ha sventolato Trump in campagna elettorale (risultato vincente), parte dal dichiarare di voler proteggere i posti di lavoro americani contro la concorrenza cinese e messicana a basso costo. Se l’America adotterà una politica fortemente protezionistica, se abbandonerà i maggiori trattati commerciali internazionali (in primis le trattative con l’Europa, per approvare il TTIP, il Transatlantic Trade and Investment Partnership, di cui ampiamente parliamo in questo post per capire cos’è, i pro e i contro)…. Se gli Stati Uniti abbandoneranno con Trump il ruolo di attore principale negli scambi mondiali, e a seguire nell’essere stato (a volte male a volte bene) attore militare nelle maggiori controversie internazionali…), da chi sarà sostituita l’America? Chi cercherà di prendere il suo posto?

“(….) IL LEGAME TRA GLOBALIZZAZIONE E MIGLIORAMENTI DELLE CONDIZIONI DI VITA NEI PAESI PIÙ POVERI HA BASE TEORICHE SOLIDE: con l'APERTURA DELLE FRONTIERE, le aziende possono delocalizzare parti della loro produzione nei Paesi dove la manodopera costa meno, creandovi OCCUPAZIONE. L'EMIGRAZIONE permette ai cittadini delle economie emergenti di accedere a quella che l'economista BRANKO MILANOVIC della City University di New York ha chiamato la “RENDITA DI CITTADINANZA”, ovvero il diritto a guadagnare di più semplicemente grazie alla ricchezza dello Stato in cui si svolge una determinata professione, indipendentemente da quale essa sia. I risultati sono stati impressionanti: secondo il rapporto "TAKING ON INEQUALITY" pubblicato ad ottobre dalla BANCA MONDIALE, NEL 2013 C'ERANO CIRCA 1,1 MILIARDI DI PERSONE CHE VIVEVANO IN CONDIZIONI DI ESTREMA POVERTÀ IN MENO RISPETTO AL 1990 (…) tra il 2002 e il 2013 una media di 75 milioni di persone all'anno sono uscite dalle condizioni di indigenza (…) La percentuale di poveri nel mondo nel 2013 era al 10,7%, rispetto al 35% di 26 anni fa.(….)” (Ferdinando Giugliano, da “la Repubblica” del 23/11/2016)
“(….) IL LEGAME TRA GLOBALIZZAZIONE E MIGLIORAMENTI DELLE CONDIZIONI DI VITA NEI PAESI PIÙ POVERI HA BASE TEORICHE SOLIDE: con l’APERTURA DELLE FRONTIERE, le aziende possono delocalizzare parti della loro produzione nei Paesi dove la manodopera costa meno, creandovi OCCUPAZIONE. L’EMIGRAZIONE permette ai cittadini delle economie emergenti di accedere a quella che l’economista BRANKO MILANOVIC della City University di New York ha chiamato la “RENDITA DI CITTADINANZA”, ovvero il diritto a guadagnare di più semplicemente grazie alla ricchezza dello Stato in cui si svolge una determinata professione, indipendentemente da quale essa sia. I risultati sono stati impressionanti: secondo il rapporto “TAKING ON INEQUALITY” pubblicato ad ottobre dalla BANCA MONDIALE, NEL 2013 C’ERANO CIRCA 1,1 MILIARDI DI PERSONE CHE VIVEVANO IN CONDIZIONI DI ESTREMA POVERTÀ IN MENO RISPETTO AL 1990 (…) tra il 2002 e il 2013 una media di 75 milioni di persone all’anno sono uscite dalle condizioni di indigenza (…) La percentuale di poveri nel mondo nel 2013 era al 10,7%, rispetto al 35% di 26 anni fa.(….)” (Ferdinando Giugliano, da “la Repubblica” del 23/11/2016)

   Ci sarà un’anarchia totale, nei commerci, nei conflitti? … O forse sarà la Cina ad avere un ruolo predominante. Sul piano geopolitico l’azione di Pechino, potenza già seconda nell’economia mondiale, la porterà (com’è possibile e probabile) a un ruolo di leadership sullo scacchiere prima solo asiatico e poi mondiale. Preludio appunto di un nuovo ordine mondiale. Con l’Europa che sarà tutto da decidere che ruolo potrà avere (o non avere).

   E POI …. Le misure protezioniste cui sembrano ora andare incontro gli USA e il mondo intero (un ritorno al protezionismo), che vedono negli Stati Uniti un certo consenso tra parti opposte, la destra nazionalista e la classe operaia (entrambi hanno votato Trump), segnano forse la fine di un libero mercato e globalizzazione spinta iniziata dopo il crollo del muro di Berlino nel 1989?

(il grafico a elefante di Milanovic) - IL LIBERO COMMERCIO E LA GLOBALIZZAZIONE, Oltre al miglioramento delle condizioni di vita per i più poveri, ha portato però al DECLINO DELLA CLASSE MEDIA NEI PAESI PIÙ RICCHI. L'economista BRANKO MILANOVIC della City University di New York, ha rappresentato in maniera molto eloquente il contesto in un diagramma del 2012 che è stato ribattezzato, a causa della sua forma, "IL GRAFICO ELEFANTE". Questa linea mostra come tra il 1988 e il 2008, i maggiori aumenti di reddito siano avvenuti PER IL 65% PIÙ POVERO DELLA POPOLAZIONE MONDIALE (il secondo gruppo da sinistra) (AD ECCEZIONE DEI POVERISSIMI, il primo gruppo da sinistra) e PER I SUPER-RICCHI (il quarto gruppo da sinistra), mentre per gli altri (LA CLASSE MEDIA OCCIDENTALE, maggioranza della popolazione) i guadagni sono stati praticamente zero (il terzo gruppo da sinistra)
(il grafico a elefante di Milanovic) – IL LIBERO COMMERCIO E LA GLOBALIZZAZIONE, Oltre al miglioramento delle condizioni di vita per i più poveri, ha portato però al DECLINO DELLA CLASSE MEDIA NEI PAESI PIÙ RICCHI. L’economista BRANKO MILANOVIC della City University di New York, ha rappresentato in maniera molto eloquente il contesto in un diagramma del 2012 che è stato ribattezzato, a causa della sua forma, “IL GRAFICO ELEFANTE”. Questa linea mostra come tra il 1988 e il 2008, i maggiori aumenti di reddito siano avvenuti PER IL 65% PIÙ POVERO DELLA POPOLAZIONE MONDIALE (il secondo gruppo da sinistra) (AD ECCEZIONE DEI POVERISSIMI, il primo gruppo da sinistra) e PER I SUPER-RICCHI (il quarto gruppo da sinistra), mentre per gli altri (LA CLASSE MEDIA OCCIDENTALE, maggioranza della popolazione) i guadagni sono stati praticamente zero (il terzo gruppo da sinistra)

   Sarà anche ora di cambiare (è quanto sembra…), ma il sistema globale ha portato sì a dei guasti: pensiamo ai “sottopagati” e sfruttati nei paesi poveri dall’industria manifatturiera occidentale, alla prostituzione di donne da paesi poveri nelle strade dei nostri luoghi… ma anche alla crisi della predominante classe media dei paesi occidentali che deve affrontare la mancanza di lavoro dirottato nei paesi emergenti, e l’immigrazione crescente dei poverissimi): Ma questi anni “globali”, che forse ci stiamo lasciando alle spalle, sono stati pure segnati da un abbattimento della povertà e delle diseguaglianze mondiali senza precedenti: centinaia di milioni di persone sono uscite dalla miseria, riuscendo a mandare i loro figli a scuola, avendo iniziato ad avere un (magari seppur limitato) potere di acquisto per comprare beni essenziali e vivere ben più dignitosamente….

   Per essere più precisi, secondo il rapporto “Taking On Inequality” pubblicato ad ottobre dalla Banca Mondiale, NEL 2013 C’ERANO CIRCA 1,1 MILIARDI IN MENO DI PERSONE CHE VIVEVANO IN CONDIZIONI DI ESTREMA POVERTÀ RISPETTO AL 1990, nonostante la popolazione mondiale fosse aumentata allo stesso tempo di 1,9 miliardi di individui. Questa riduzione ha avuto il suo picco tra il 2002 e il 2013, quando una media di 75 milioni di persone all’anno sono uscite dalle condizioni di indigenza (più o meno la popolazione di Germania o Turchia).

IL NUOVO ORDINE MONDIALE DEL COMMERCIO (secondo gli economisti Felbermayr e Aichele) (da www.dariotaburrano.it ). Secondo Felbermayr e Aichele e secondo il modello economico che essi utilizzano, QUANDO TUTTI QUESTI TRATTATI SARANNO IN VIGORE IL LORO EFFETTO COMPLESSIVO SARÀ UN AUMENTO IN TUTTO DEL REDDITO MEDIO REALE PRO CAPITE PARI AL 2,6%. Non viene esplicitamente chiarito l'arco temporale entro il quale il fenomeno dovrebbe prodursi; supponendo che - come nel caso del TTIP - si tratti di una decina di anni, l'aumento sarebbe pari allo 0,26% circa all'anno: il doppio dell'effetto che il TTIP avrebbe da solo. Però, di nuovo, le variazioni del reddito non saranno omogeneamente distribuite: I MAGGIORI VANTAGGI RICADREBBERO QUASI ESCLUSIVAMENTE SUI PAESI OCCIDENTALI; ALCUNE AREE IN AFRICA E IN AMERICA LATINA SI RITROVERANNO IN UNA SITUAZIONE SOSTANZIALMENTE INVARIATA; il reddito reale pro capite diminuirà in pochissimi Paesi, fra cui la Cina.
IL NUOVO ORDINE MONDIALE DEL COMMERCIO (secondo gli economisti Felbermayr e Aichele) (da http://www.dariotaburrano.it ). Secondo Felbermayr e Aichele e secondo il modello economico che essi utilizzano, QUANDO TUTTI QUESTI TRATTATI SARANNO IN VIGORE IL LORO EFFETTO COMPLESSIVO SARÀ UN AUMENTO IN TUTTO DEL REDDITO MEDIO REALE PRO CAPITE PARI AL 2,6%. Non viene esplicitamente chiarito l’arco temporale entro il quale il fenomeno dovrebbe prodursi; supponendo che – come nel caso del TTIP – si tratti di una decina di anni, l’aumento sarebbe pari allo 0,26% circa all’anno: il doppio dell’effetto che il TTIP avrebbe da solo. Però, di nuovo, le variazioni del reddito non saranno omogeneamente distribuite: I MAGGIORI VANTAGGI RICADREBBERO QUASI ESCLUSIVAMENTE SUI PAESI OCCIDENTALI; ALCUNE AREE IN AFRICA E IN AMERICA LATINA SI RITROVERANNO IN UNA SITUAZIONE SOSTANZIALMENTE INVARIATA; il reddito reale pro capite diminuirà in pochissimi Paesi, fra cui la Cina.

   E iI protezionismo “trumpista” che “si annuncia” rischia di provocare i maggiori danni proprio nei Paesi emergenti, protagonisti assoluti (se si vuole anche con conseguenze negative per “noi”) dell’epoca del libero mercato globale di questi ultimi 26, 27 anni. Ma, poi, sarà benefico per un ritorno di ricchezza nei Paesi Occidentali? Molti hanno dubbi su questo, e il mondo che si prospetta è tutto da capire, da inventare. (s.m.)

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ttip-commercio-globale

TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) (IN FASE DI TRATTATIVA TRA USA E UNIONE EUROPEA): FAVOREVOLI E CONTRARI – PER ALCUNI «prevede che le legislazioni di Stati Uniti ed Europa si pieghino alle regole del libero scambio stabilite da e per le grandi aziende europee e statunitensi», PER ALTRI  faciliterebbe i rapporti commerciali tra Europa e Stati Uniti portando opportunità economiche, sviluppo, un aumento delle esportazioni e anche dell’occupazione

TPP (Trans-Pacific Partnership), l’accordo di libero scambio tra 12 paesi dell’area del Pacifico, Cina esclusa, voluto dall’amministrazione Obama, che non l’ha ratificato, lasciando che sia il successore a deciderne il destino. Trump ha già annunciato che lo farà colare a picco.

NAFTA, (North American Free Trade Agreement), l’area di libero scambio fra Stati Uniti, Canada e Messico, entrata in vigore il 1°gennaio 1994. Il Nafta il nuovo presidente degli USA dice che lo farà pure questo affossare: l’ossessione di Trump per il Messico – con il muro contro l’immigrazione – ha origine dal Nafta, cioè dalla delocalizzazione realizzata da una parte consistente della manifattura statunitense in un Paese confinante e con un costo del lavoro più basso.

CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement: trattato di libero scambio già negoziato UE-CANADA). Firmato il 30 ottobre 2016, accordo economico e commerciale globale tra UE e Canada. Una volta applicato, eliminerà i dazi doganali tra Europa e Canada, porrà fine alle restrizioni nell’accesso agli appalti pubblici, aprirà il mercato dei servizi, contribuirà a prevenire le copie illecite di innovazioni e prodotti tradizionali tra le due aree geografiche. C’è l’impegno, nel CETA, a far sì che tutti i vantaggi economici ottenuti non vadano a scapito della democrazia, dell’ambiente o della salute e della sicurezza dei consumatori, dei diritti dei lavoratori.

APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation), è la principale organizzazione per la cooperazione economica dell’area dell’ASIA e del PACIFICO. Nel novembre 1989 si tenne in Australia la prima CONFERENZA con 12 Paesi (tra cui STATI UNITI, CANADA e GIAPPONE) con scadenze annuali per stabilire le regole degli scambi commerciali in quest’area del Pacifico. Con la DICHIARAZIONE DI SEOUL del novembre 1991 si sono meglio stabilite le finalità dell’APEC: appoggio reciproco, interesse comune, persistenza in un sistema di commercio multilaterale di tipo aperto e riduzione delle barriere commerciali interne alla regione. E la CINA, TAIPEI della Cina e HONG KONG della Cina sono entrate. Attualmente l’organizzazione conta 21 MEMBRI, oltre ai già citati ci sono: AUSTRALIA, BRUNEI, CILE, INDONESIA, COREA DEL SUD, MESSICO, MALAYSIA, NUOVA ZELANDA, PAPUA NUOVA GUINEA, PERÙ, FILIPPINE, SINGAPORE, TAILANDIA, RUSSIA E VIETNAM.

RCEP (Regional Comprehensive Economic Partnership) comprende sedici paesi, tra cui colossi come Cina, India, Australia, Corea del Sud, Giappone, oltre che le piccole e sviluppatissime Singapore e Nuova Zelanda. Il RCEP è un trattato di libero scambio in corso di negoziazione fra l’ASEAN23) (Associazione delle Nazioni del Sud Est Asiatico) e i Paesi con cui l’ASEAN ha già accordi di libero scambio, cioè Australia, Cina, India, Giappone, Corea del Sud e Nuova Zelanda.

ACTA, (Anti-Counterfeiting Trade Agreement). Accordo commerciale anticontraffazione, accordo in difesa della proprietà intellettuale firmato nel gennaio 2012 a Tokio dai rappresentanti di quasi 40 stati. Da la possibilità di perseguire la criminalità organizzata per il furto di proprietà intellettuale, reato che danneggia l’innovazione e la concorrenza. Però la ratifica di questo controverso accordo commerciale è stata respinta il 4 luglio 2012 dal Parlamento Europeo.

IL CAVALLO DI TROIA DEL TTIP (da www.slowfood.it/ ) - “(…) Mi preoccupa, e molto, come IL NOSTRO CIBO QUOTIDIANO POTREBBE CAMBIARE, IN MODO SILENZIOSO E TOTALMENTE SCONNESSO DA OGNI CONDIVISIONE POPOLARE, se venisse approvato l’accordo di commercio transatlantico, Europa-USA (quello che con una delle consuete e criptiche sigle si chiama TTIP: Transatlantic Trade & Investment Partnership). Il trattato viene annunciato come una straordinaria opportunità economica e di crescita, perché dovrebbe creare tra Europa e USA, quelle facilitazioni commerciali che mitologicamente dovrebbero rendere tutti più ricchi. Dico mitologicamente, perché un Nobel dell’economia come JOSEPH STIGLITZ ha scritto apertamente che la teoria – secondo cui se si arricchiscono i ceti più abbienti in una società, certamente staranno meglio tutti – è semplicemente una bugia. Gli accordi di libero scambio, dal NAFTA in poi, infatti NON HANNO VISTO MIGLIORARE IL TENORE DI VITA DEI PIÙ POVERI E DEI PICCOLI PRODUTTORI, ma solo moltiplicare i guadagni dei più ricchi speculatori.(…)” (CARLO PETRINI)
IL CAVALLO DI TROIA DEL TTIP (da http://www.slowfood.it/ ) – “(…) Mi preoccupa, e molto, come IL NOSTRO CIBO QUOTIDIANO POTREBBE CAMBIARE, IN MODO SILENZIOSO E TOTALMENTE SCONNESSO DA OGNI CONDIVISIONE POPOLARE, se venisse approvato l’accordo di commercio transatlantico, Europa-USA (quello che con una delle consuete e criptiche sigle si chiama TTIP: Transatlantic Trade & Investment Partnership). Il trattato viene annunciato come una straordinaria opportunità economica e di crescita, perché dovrebbe creare tra Europa e USA, quelle facilitazioni commerciali che mitologicamente dovrebbero rendere tutti più ricchi. Dico mitologicamente, perché un Nobel dell’economia come JOSEPH STIGLITZ ha scritto apertamente che la teoria – secondo cui se si arricchiscono i ceti più abbienti in una società, certamente staranno meglio tutti – è semplicemente una bugia. Gli accordi di libero scambio, dal NAFTA in poi, infatti NON HANNO VISTO MIGLIORARE IL TENORE DI VITA DEI PIÙ POVERI E DEI PICCOLI PRODUTTORI, ma solo moltiplicare i guadagni dei più ricchi speculatori.(…)” (CARLO PETRINI)

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IL FASCINO DEL PROTEZIONISMO. “MA CREA SOLO PIÙ POVERTÀ”

di Ferdinando Giugliano, da “la Repubblica” del 23/11/2016

– Dopo decenni di barriere più aperte, il tycoon sposta indietro l’orologio del mercato. Tra molte incognite – Esperti internazionali hanno rilevato le molte criticità dei “muri economici” –

   L’elezione di Donald Trump segna la fine del quarto di secolo, cominciato con il crollo dell’Unione Sovietica, in cui l’economia mondiale è stata dominata dalla globalizzazione. II presidente eletto degli Stati Uniti si avvia a tornare indietro sui trattati di libero scambio siglati dai suoi predecessori come Barack Obama e a limitare l’immigrazione verso gli Usa. Continua a leggere

CHE SARA’ DELL’AMERICA (e del mondo)? – L’elezione di DONALD TRUMP negli USA porterà a un PROTEZIONISMO interno e ISOLAZIONISMO dall’esterno? minor interesse all’ambiente, chiusura xenofoba ai poveri, sostegno ai regimi autoritari? – MA SARÀ POI COSÌ? Le incognite della nuova geografia mondiale

da www.rivistailmulino.it/
da http://www.rivistailmulino.it/

   Mai come adesso la lettura dei dati delle elezioni americane, e delle prospettive che potrà creare il nuovo presidente, figura assai atipica di un miliardario che mai ha svolto alcun tipo di incarichi istituzionali (pertanto impreparatissimo alla delicata funzione che sta per esercitare), mai come adesso si richiede a ciascuno di noi uno sforzo per capire cosa accadrà, come andrà a finire (come andrà a cominciare…).

US-VOTE-TRUMP

   Ogni presidenza americana è un segnale sociale del prevalere di una parte o dell’altra della composita società statunitense (di apertura alle classi povere, oppure di sostegno alle lobby finanziarie più potenti, di sensibilità ai temi ambientali o di appoggio netto ai petrolieri…) ebbene, questa elezione di Trump è sì un segnale antiecologico, anti immigrati, per la chiusura isolazionista delle comunicazioni tra gli stati (a partire dal commercio, riproponendo dazi alle importazioni di merci… una politica economica protezionista). Ma è anche qualcosa d’altro. Una specie di salto nel vuoto, un trovarsi al buio.

I 50 STATI FEDERATI sono le entità amministrative nei quali sono suddivisi gli Stati Uniti. Sono entità subnazionali federali. I SINGOLI GOVERNI STATALI E IL GOVERNO FEDERALE CONDIVIDONO LA SOVRANITÀ, dal momento che un cittadino statunitense è allo stesso tempo cittadino del suo Stato di residenza e dell'entità federale. La cittadinanza a livello locale non è rigida, non sono richieste autorizzazioni per un eventuale cambiamento, e la circolazione delle persone da uno Stato all'altro è libera
I 50 STATI FEDERATI sono le entità amministrative nei quali sono suddivisi gli Stati Uniti. Sono entità subnazionali federali. I SINGOLI GOVERNI STATALI E IL GOVERNO FEDERALE CONDIVIDONO LA SOVRANITÀ, dal momento che un cittadino statunitense è allo stesso tempo cittadino del suo Stato di residenza e dell’entità federale. La cittadinanza a livello locale non è rigida, non sono richieste autorizzazioni per un eventuale cambiamento, e la circolazione delle persone da uno Stato all’altro è libera

   E’ pur vero che il segnale di una così atipica propensione degli elettori americani per un personaggio così “diverso” com’è Trump, ha delle motivazioni assai concrete. Si sente la necessità di correggere gli errori della globalizzazione, che hanno portato in tanti posti d’America alla desertificazione industriale e insieme urbana; e questo è uno dei temi che ha fatto vincere Trump (la sua proposta di protezionismo dell’industria americana….). Tra i temi forti della sua campagna elettorale c’è stata fin dall’inizio l’accusa alla Cina di rubare il lavoro agli americani: e così ha promesso di piegare questo grande Paese d’Oriente tassando il suo export per il 45%. La verità è che Trump forse doveva parlare così in campagna elettorale per poter vincere: ma neppure lui può fermare quella cosa che chiamiamo “globalizzazione”.

La TRUMP TOWER è un grattacielo di 58 piani, situato a NEW YORK, Manhattan, al numero 721 della Fifth Avenue, all’angolo con la 56th Street. È un edificio a utilizzo promiscuo, in cui vi sono sia uffici sia appartamenti residenziali. È considerato come uno degli edifici più emblematici della città di New York e come emblema dell’impero di DONALD TRUMP. La torre fu completata nel 1983. La sua altezza è di 202 m.

   Ma Trump è stato anche efficacie, pur in modo sgangherato nel trattare tematiche e programmi, a mettere in rilievo la crisi del ceto medio americano, il suo impoverimento, e la necessità di redistribuire la ricchezza al fine di rispondere allo scontento dei ceti disagiati, rimasti ai margini della crescita di prosperità.

   Perché negli Stati Uniti, come in Europa, la «middle class» ha visto peggiorare la propria condizione, il tasso di povertà è aumentato, e i grandi ricchi sono divenuti sempre più ricchi. Ora lui, super ricco, si è presentato come paladino della classe media.

   E forse, dopo otto anni di un presidente “nero”, aperto ai problemi dei più deboli, di “sinistra”… nel piglio e desiderio di cambiamento dello spirito popolare americano, non si aveva nessuna voglia di una presidente della stessa parte politica, per di più donna (un’altra novità dopo il presidente nero…) (donna, ma anche appartenente più che mai a quel ristretto cerchio di famiglie di potere che ha controllato negli ultimi decenni il potere politico, i Clinton, i Bush…). Se la politica è “speranza” e voglia di andare a votare per qualcuno con un certo entusiasmo, la Clinton non aveva per niente questo appeal.

STEVE BANNON, lo STRATEGA DI TRUMP amato dal KU KLUX KLAN. Propagandista del SUPREMATISMO BIANCO, dell'ODIO per gli immigrati e dell'ANTISEMITISMO, principale ideologo dell'alt-right movement. Avrà un ruolo chiave alla Casa Bianca
STEVE BANNON, lo STRATEGA DI TRUMP amato dal KU KLUX KLAN. Propagandista del SUPREMATISMO BIANCO, dell’ODIO per gli immigrati e dell’ANTISEMITISMO, principale ideologo dell’alt-right movement. Avrà un ruolo chiave alla Casa Bianca

   E’ così che ci può essere stata la riemersione carsica della peculiare cultura e identità dell’America bianca, un po’ razzista; ma anche delle frustrazioni economiche e di classe di quei bianchi che vivono fuori delle grandi città, in provincia, nelle piccole città, nei posti rurali; del proletariato e del ceto medio impoverito (sempre e soprattutto non urbano); e sicuramente poi hanno votato Trump gli operai dell’industria statunitense defenestrati dalla globalizzazione con prodotti (spesso cinesi) importati in America a prezzi ben più competitivi dei loro (nel “senza regole” e con sfruttamenti illimitati dell’industria cinese).

In rosso la mappa delle vittorie di Trurmp nei vari Stati federali
In rosso la mappa delle vittorie di Trurmp nei vari Stati federali

   La necessità di rompere questi schemi può anche indurre a votare un presidente palesemente del tutto impreparato ai temi internazionali, alle procedure e ai modi di governo di un grande Paese, un vero outsider della politica. Assai razzista, ultraconservatore, antifemminista, dai modi per niente gentili.

GEOPOLITICA DI TRUMP
GEOPOLITICA DI TRUMP

   E tutto questo in una fase geopolitica così difficile… (ma quando non lo è stata, difficile?…), nella quale gli Stati Uniti stanno sempre più perdendo il ruolo di potenza globale dominante. Posizione che per loro vacilla sempre più. E stanno perdendo terreno anche sul piano economico e anche politico, appunto rispetto alla Cina, ma anche alla Russia e ad altri «paesi emergenti».

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   Quel che accadrà lo capiremo (lo subiremo, forse) nei prossimi mesi e nei quattro anni di questa presidenza (che potrebbero, anni di presidenza di Trump, poi raddoppiare). Dove andrà il mondo? l’Europa? noi? in meglio, in peggio? Rimarremo uguali, nella stessa condizione e situazione, nei processi geopolitici che accadranno?

   Quel che appare è che la comprensione degli accadimenti futuri è diventata ancora più ardua, difficile… ma di sicuro viene da pensare, per il mondo, che potrà esserci già domani una condizione più negativa che positiva.

Il primo fine settimana dopo l’elezione di TRUMP ha visto una serie corposa di manifestazioni. In particolare a PORTLAND (nell’Oregon) e a NEW YORK sotto la TRUMP TOWER. Ancora una volta gli americani che non hanno votato per il tycoon newyorchese e che lo considerano pericoloso, sia internamente che esternamente, sono tornati per strada al grido di «TU NON SEI IL MIO PRESIDENTE»
Il primo fine settimana dopo l’elezione di TRUMP ha visto una serie corposa di manifestazioni. In particolare a PORTLAND (nell’Oregon) e a NEW YORK sotto la TRUMP TOWER. Ancora una volta gli americani che non hanno votato per il tycoon newyorchese e che lo considerano pericoloso, sia internamente che esternamente, sono tornati per strada al grido di «TU NON SEI IL MIO PRESIDENTE»

   Finora il processo di globalizzazione in atto dagli anni ‘90 del secolo scorso (con la caduta del muro di Berlino nel 1989, cioè la rigida e immutabile divisione del mondo in due blocchi), questa globalizzazione ha aperto le menti di molti di noi, e sono sorte pure grandi opportunità tecnologiche come strumenti di scambio e conoscenza (internet…); e ha poi creato (la globalizzazione) quella crisi dei paesi del benessere (le produzioni manifatturiere che sono andate nei “nuovi Paesi”), aggravata irrimediabilmente poi con il crollo della finanza speculativa che dal 2007 ha profondamente cambiato la nostra economia.

   Però nello stesso tempo centinaia di milioni di persone in quest’era “globale” si sono affrancati dalla povertà (in Cina, in India, Brasile….) riuscendo per la prima volta a mandare i loro figli a scuola, ad avere un reddito migliore di prima, a muoversi, viaggiare, conoscere un po’ il mondo ad di fuori del loro villaggio… (nella storia mai in poco più di vent’anni così tante milioni di persone sono uscite dalla condizione di assoluta miseria e fame)

   Ora l’elezione americana di un miliardario che con la globalizzazione ha fatto i soldi, ma che intende combattere la stessa “èra globale”, chiudendo il mercato americano con i dazi, dimostrando una forte volontà di isolamento dal mondo (al massimo appoggiare il despota russo Putin, rifiutare in Medio Oriente ogni possibilità di stato palestinese, oppure in Siria tornare ad appoggiare il regime di Assad, cioè tutto come prima…), questa nuova situazione del Paese più potente al mondo (pur in declino da tempo in questo ruolo di predominio) porta a un contesto internazionale, nel macro e nel micro (cioè anche nella nostra realtà personale quotidiana), diverso da sempre, e che poco a poco cambierà in qualcosa che non riusciamo bene a comprendere. La lettura e l’interpretazione di quel che sarà, è cosa più ardua che mai. Ma, appunto, dobbiamo in ogni caso riuscire a decifrare quel che accade e può accadere, e pensare a dare delle risposte, individuali e collettive.

da www.rivistailmulino.it/
da http://www.rivistailmulino.it/

   Per questo vi invitiamo a leggere diverse ipotesi e interpretazioni su questo nuovo contesto mondiale che si formerà con l’elezione di Trump, a partire dagli articoli che qui di seguito vi proponiamo. Cercando di capire lo spirito americano, la loro democrazia (che, in fondo, non si è per niente smentita facendo eleggere un personaggio del tutto fuori dagli apparati precedenti e presenti). E tutti i commentatori, pur preoccupati (almeno questo ci pare di intuire sicuramente) cercano di scavare sulle possibilità e situazioni nuove che potranno venire a crearsi, in primis nella geopolitica mondiale (che vuol dire prima di tutto nel nostro quotidiano, nel nostro modo di vivere la realtà). (s.m.)

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BIOGRAFIA

CHE POSTO FEROCE È IL MONDO DI DONALD TRUMP

di Davide Piacenza, da http://www.rivistastudio.com/standard/ (3/8/2015)

   Fra i molti profili di Donald John Trump reperibili con una veloce ricerca su Google, ce n’è uno che contiene una chiosa che mi sembra inquadrare il personaggio alla perfezione: rispetto agli altri tycoon della sua epoca, Trump ha capito che non deve essere miliardario per essere famoso, ma al contrario che il prerequisito necessario all’incremento del proprio patrimonio è la fama. È una teoria che spiega molto di «The Donald», uomo d’affari di successo, celebrità ultradecennale. (e da qualche settimana anche Presidente degli Stati Uniti, ndr)

   Nel suo announcement alla Trump Tower di New York si è disgraziatamente scagliato contro gli immigrati messicani, definiti nientemeno che «stupratori» con leggerezza e consueto ghigno da maschio alfa in favore di telecamera. Eppure non è stato uno scivolone, una caduta di stile, un’infausta concessione alla verbosità.

   È un modus operandi, una strategia spregiudicata, ma consapevole. Tra le altre cose, durante l’annuncio il sessantanovenne ha anche rimarcato: «Non mi interessa fare lobbying, cercare fondi, non mi interessano le donazioni. Userò i miei soldi. Sono molto ricco, sapete?», e poi un disegno con la mano per aria, come a dire “lasciatemi in pace”. La folla è andata in visibilio Continua a leggere

“LA GEOGRAFIA SERVE A FARE LA GUERRA?” – La bella mostra a Treviso a Palazzo Bomben (fino al 19 febbraio 2017) della Fondazione Benetton, rileva quale sia stato, specie nel suolo italico, il ruolo della geografia nel dare significato politico ai confini – E si ragiona sulle FINALITÀ del LAVORO GEOGRAFICO

“….La MAPPA che abbiamo scelto per parlarvi della mostra “LA GEOGRAFIA SERVE A FARE LA GUERRA?” non passa inosservata o, quantomeno, incuriosisce. È intitolata “VEDUTA D’ITALIA” e risale al 1853, quasi un decennio prima dell’unità politica nazionale. Il gesto rivoluzionario dell’anonimo cartografo arriva, ancora oggi, dritto nel segno prefissato. PONENDO IL SUD IN ALTO si innesca nel lettore un’altra visione, un ALTRO PUNTO DI VISTA DA CUI GUARDARE IL MONDO, ed è proprio questa una delle PECULIARITÀ DELLA GEOGRAFIA, quella di organizzare e facilitare la comprensione del mondo, il rapporto tra i luoghi, le comunità insediate e gli ambienti geofisici. LA VEDUTA D’ITALIA, COSÌ COME OGNI MAPPA, È UNA MACCHINA NARRATIVA, un dispositivo tecnico e culturale in grado di comunicare e addirittura reificare, vale a dire RENDERE CONCRETI CONCETTI ASTRATTI COME L’IDEA DI NAZIONE. Il nostro cartografo confezionale un’IMMAGINE APPARENTEMENTE NEUTRA DELLA PENISOLA, PROTETTA DALLE ALPI E PROTESA NEL MEDITERRANEO così come è “oggettivamente” leggibile nella geografia fisica, senza alcun riferimento a suddivisioni politiche come se la natura avesse “naturalmente” disegnato i confini….” (MASSIMO ROSSI, da “La Stampa” del 22/10/2016)
“….La MAPPA che abbiamo scelto per parlarvi della mostra “LA GEOGRAFIA SERVE A FARE LA GUERRA?” non passa inosservata o, quantomeno, incuriosisce. È intitolata “VEDUTA D’ITALIA” e risale al 1853, quasi un decennio prima dell’unità politica nazionale. Il gesto rivoluzionario dell’anonimo cartografo arriva, ancora oggi, dritto nel segno prefissato. PONENDO IL SUD IN ALTO si innesca nel lettore un’altra visione, un ALTRO PUNTO DI VISTA DA CUI GUARDARE IL MONDO, ed è proprio questa una delle PECULIARITÀ DELLA GEOGRAFIA, quella di organizzare e facilitare la comprensione del mondo, il rapporto tra i luoghi, le comunità insediate e gli ambienti geofisici. LA VEDUTA D’ITALIA, COSÌ COME OGNI MAPPA, È UNA MACCHINA NARRATIVA, un dispositivo tecnico e culturale in grado di comunicare e addirittura reificare, vale a dire RENDERE CONCRETI CONCETTI ASTRATTI COME L’IDEA DI NAZIONE. Il nostro cartografo confezionale un’IMMAGINE APPARENTEMENTE NEUTRA DELLA PENISOLA, PROTETTA DALLE ALPI E PROTESA NEL MEDITERRANEO così come è “oggettivamente” leggibile nella geografia fisica, senza alcun riferimento a suddivisioni politiche come se la natura avesse “naturalmente” disegnato i confini….” (MASSIMO ROSSI, da “La Stampa” del 22/10/2016)

“La neutralità nelle scienze umane e sociali non esiste: non c’è nella storia, nell’economia e tanto meno nella geografia. I modelli che utilizziamo sono frutto di tentativi, elaborazioni e opinioni. Una bella mostra “LA GEOGRAFIA SERVE A FARE LA GUERRA? REPRESENTATION OF HUMAN BEINGS” organizzata a TREVISO dalla FONDAZIONE BENETTON (a cura di MASSIMO ROSSI e con progetto grafico di FABRICA), riflette su quest’aspetto con riguardo alle MAPPE: potente mezzo di comunicazione non verbale, le mappe sono state nei secoli capaci di influenzare l’opinione pubblica, con informazioni spesso allineate al volere degli stati maggiori. Il contesto delle celebrazione della GRANDE GUERRA offre lo spunto per un percorso che si snoda dall’antichità al presente ma si concentra su fine Ottocento e inizio Novecento. Obiettivo: raccontare anche UN’ALTRA GEOGRAFIA POSSIBILE, non asservita alle logiche militari, ma in grado di insegnarci a conoscere i luoghi. DAL 6 NOVEMBRE 2016 AL 19 FEBBRAIO 2017.” (da “La Stampa”, 22/10/2016)

la-geografia

   Vi invitiamo ad andare a vedere la mostra che c’è a Treviso (Palazzo Bomben, Via Cornarotta 7) della Fondazione Benetton (www.fbsr.it) sul tema de “LA GEOGRAFIA SERVE A FARE LA GUERRA?”, curata da Massimo Rossi, geografo, cartografo, professore allo IUAV di Venezia e all’Università di Ferrara.

   Una mostra che mette il dito sulla piaga di ciò che causa (e ha causato) tanti conflitti e sofferenze: I CONFINI. Che geograficamente, naturalmente, non esistono, ma sono stati creati strumentalmente per un fine di potere. O, se si vuole a volte (per vederne l’aspetto positivo, “necessario”), per un’organizzazione coerente, efficace di un determinato territorio.

CLAUDIO TOLOMEO: ITALIA ANTIQUA IN HONDIUS THEATRUM, 1618
CLAUDIO TOLOMEO: ITALIA ANTIQUA IN HONDIUS THEATRUM, 1618

   Massimo Rossi, curatore integrale di questa mostra, fa intendere come linearmente, moderatamente, i geografi che rappresentavano le prime espressioni del suolo italico, cercassero di superare confini, principati, piccoli stati che numerosi erano presenti nell’attuale territorio italico, con un privilegiare gli elementi fisici (le Alpi a nord, il Mediterraneo a sud). Solo da questi elementi fisici si è arrivati poi ad un’identificazione di confini, e con essi una volta stabiliti artificialmente, vi è stata la proposta geografica di stabilire e individuare una REALTÀ ITALIANA, con una propria possibile identità organizzativa.

   Tutto questo nell’imperversare nell’OTTOCENTO, nel secolo degli STATI NAZIONALI IN EUROPA, che già si affrontavano nella politica imperialista coloniale e che di lì a poco, nel ‘900, si sarebbero massacrati tra di loro in due guerre civili europee cruente, fratricide, sanguinosissime, inutili, insensate.

CARTA DEL TEATRO DELLA GUERRA ITALO-AUSTRIACA (dono del FANFULLA ai suoi abbonati) (Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1915)
CARTA DEL TEATRO DELLA GUERRA ITALO-AUSTRIACA (dono del FANFULLA ai suoi abbonati) (Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1915)

   E qui, nella mostra di Treviso, una parte essenziale è proprio dedicata alla “grande guerra”, alla prima guerra mondiale. Evento nella mostra descritto e rappresentato dalle MAPPE DELL’EPOCA, e anche in parte raccontato con testimonianze e documenti del lavoro nell’area trentina di un geografo (poi divenuto assai famoso) di quel periodo, CESARE BATTISTI, giustiziato nel luglio 1916 dagli austriaci nel Castello del Buonconsiglio a Trento.

CELESTINO BIANCHI: L'ITALIA NEL 1844, (il contenimento dei confini del progetto del pensare a una nazione)
CELESTINO BIANCHI: L’ITALIA NEL 1844, (il contenimento dei confini del progetto del pensare a una nazione)

   E “l’evento grande guerra” è così (nell’ambito e nella continuità del lavoro di ricerca che la Fondazione Benetton fa a Treviso rivolgendosi al “locale” e al “mondo”) rappresentato dalle mappe dei geografi di quel periodo, e il tutto è inserito in un contesto di duplice interesse attuale: cioè al fatto che siamo nel corso delle celebrazioni del centenario di quella guerra; e che il luogo della mostra si colloca nel cuore del Nordest italico, là dove la prima guerra mondiale ha avuto il massimo svolgimento storico, nel conflitto tra esercito italiano e quello austro-ungarico (il fronte del Piave, il Monte Grappa…)…

la teorizzazione delle “razze umane” - Geographische Verbreitung der menschen rassen - in Heinrich Berghaus - Physikalischer atlas gotha - justus perthes - 1848
la teorizzazione delle “razze umane” – Geographische Verbreitung der menschen rassen – in Heinrich Berghaus – Physikalischer atlas gotha – justus perthes – 1848

   E sul disegnare (o ridisegnare) i territori la mostra di Treviso fa vedere (con vari esempi) come quasi sempre prevale la volontà di potere e dominio: che fa fare, anche cartograficamente parlando (e così poi nella realtà dei territori), fa fare cose scellerate e inaudite. Ad esempio nella mostra si parla della toponomastica nell’Alto Adige – Sud Tirolo, dove l’arrivo degli “italiani vincitori” nella grande guerra, e con il supporto dalla logica fascista a partire dagli anni venti del ‘900, sono stati cambiati, italianizzati, i nomi di luoghi, strade, vie, città, paesi di un territorio storicamente di lingua e cultura tedesca, trasformandolo con toponimi italiani o inventati o ricavati dalla retorica imperiale dell’antica Roma… (nella mostra si fa il caso di Sterzing, ultimo comune prima del Brennero, trasformato in Vipiteno)

Afghanistan, autore ignoto: MAP THE WORLD WITH FLAGS
Afghanistan, autore ignoto: MAP THE WORLD WITH FLAGS

   Forse adesso la guerra, i conflitti internazionali e locali (in tante realtà africane, in Medio Oriente…) non hanno granché bisogno del lavoro dei geografi, ma meriterebbe che la geografia li raccontasse ancor di più di quello che fa…(pensiamo alle tante guerrei africane del tutto dimenticate).

   E anche gli stati smembrati di adesso in guerre civili e interessi di potenze internazionali che lì si affrontano, dei loro confini (pensiamo adesso a come è e potrà essere divisa la Siria, in ogni caso come vittima sacrificale c’è la popolazione siriana) tutto questo è tema geografico non da poco. Per questo sarebbe interessante una “PROPOSTA GEOGRAFICA” che ridisegni il mondo oltre i confini stabiliti o che ora vengono ribaditi dall’uso della forza, da guerre e invasioni…

THE BLUE MARBLE, NASA 1972, MISSIONE APOLLO 17 - BLUE MARBLE è una famosa fotografia della Terra scattata il 7 dicembre 1972 dall'equipaggio dell'APOLLO 17 (l'ultima missione del Programma Apollo) ad una distanza di circa 45 000 Km. È una delle immagini più distribuite nella storia della fotografia perché è una delle poche che ritraggono la terra completamente illuminata, in quanto al momento dello scatto il Sole era alle spalle degli osservatori. Da quella distanza, la Terra appariva agli astronauti come UNA BIGLIA (blue marble è traducibile dall'inglese come "biglia blu"). Questa foto è utilizzata dal mondo ambientalista come immagine della fragilità della Terra, e del pericolo della sua distruzione ambientale e della limitatezza delle sue risorse naturali.
THE BLUE MARBLE, NASA 1972, MISSIONE APOLLO 17 – BLUE MARBLE è una famosa fotografia della Terra scattata il 7 dicembre 1972 dall’equipaggio dell’APOLLO 17 (l’ultima missione del Programma Apollo) ad una distanza di circa 45 000 Km. È una delle immagini più distribuite nella storia della fotografia perché è una delle poche che ritraggono la terra completamente illuminata, in quanto al momento dello scatto il Sole era alle spalle degli osservatori. Da quella distanza, la Terra appariva agli astronauti come UNA BIGLIA (blue marble è traducibile dall’inglese come “biglia blu”). Questa foto è utilizzata dal mondo ambientalista come immagine della fragilità della Terra, e del pericolo della sua distruzione ambientale e della limitatezza delle sue risorse naturali.

   E ancora la GEOGRAFIA, al di là dei conflitti, che provi a individuare realtà territoriali omogenee più confacenti al mondo che cambia, che è già del tutto cambiato…. Luoghi (non confini!) che siano più o meno funzionali agli effettivi spostamenti quotidiani dei cittadini (città, regioni, aree e macroaree geografiche…), e da lì ridisegnare nuove città come effettivamente ora sono, nell’economia, nella quotidianità della popolazione che ci vive, macreregioni al posto delle obsolete regioni….

1618 - CLAUDIO TOLOMEO, ITALIA ANTIQUA IN HONDIUS THEATRUM
1618 – CLAUDIO TOLOMEO, ITALIA ANTIQUA IN HONDIUS THEATRUM

   Tante sono le possibilità di elaborazione e “lavoro” della geografia, di immaginazione di un mondo un po’ migliore di quel che è adesso, e che persegua la pace e forme di prosperità e dignitosa autosufficienza per tutti gli abitanti del nostro pianeta. E che rispetti la natura, gli animali.

   Un programma geografico per il presente e il futuro a nostro avviso non può che essere legato proprio al tema della pace e dello sviluppo economico di tutti, e del rispetto universale dei diritti umani. Cosa non facile: c’è tanto da lavorare per chi ama la geografia, sia esso un dilettante e solo simpatizzate di questa disciplina, o di chi ne ha fatto un impegno consistente della sua vita.

   Pertanto l’individuazione della mostra di Treviso del tema “GEOGRAFIA E GUERRA”, dell’uso che se ne è fatto della disciplina geografica a volte per positivamente diluire nazionalismi pericolosi e a volte invece per sostenerli, ebbene questo tema e titolo “la geografa serve a fare la guerra?” pone appunto a nostro avviso un obbiettivo di una GEOGRAFIA DI PACE che, confrontandosi con tutti quelli che amano questa disciplina, e anche guardando alle nuove possibilità tecnologiche, possa essere strumento interessante e concreto per creare un mondo migliore. (s.m.)

locandina

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SUI CONFINI (CHE NON CI SONO)

dall’intervista al geografo CLAUDIO CERRETTI, tratto da un video della mostra di Treviso

“Il confine naturale non esiste. Il problema di demarcare, definire o delimitare è un problema culturale, non naturale. In natura non esiste discontinuità, la natura è continua, non c’è discontinuità tra terra e mare, tra un fiume che scorre e le sue rive, si tratta sempre di un continuum. Ogni confine è politico. E’ evidente che c’è stata una fase nel corso della storia culturale occidentale in cui si è ritento che la volontà di Dio, o della natura, a seconda delle inclinazioni, potesse aver effettivamente disegnato delle aree, delle regioni “naturali” per destinarle a una civiltà, a un popolo, a un paese, a uno stato. Petrarca o Dante, all’inizio del Trecento, parlano chiaramente delle Alpi che distinguono e delimitano l’Italia da tutto il resto, ma rappresentano un riferimento a un’idea che poi si è trascinata ed è stata pesantemente strumentalizzata fino al Novecento e ancora tantissime persone continuano a crederci, ma non c’è assolutamente nulla di naturale. Si tratta sempre di qualcosa di convenzionale, di arbitrario, come qualunque altro confine politico” (Claudio Cerretti, geografo, 5 luglio 2016)

“Se la linea di confine corrisponde al corso di un fiume anche quest’ultimo viene disegnato praticamente come una linea su una carta, quindi le due cose tendono a coincidere, ma è un equivoco. Un fiume non è una linea priva di dimensione, poiché ha un suo letto, un suo bacino idrografico dato dall’insieme degli affluenti che portano acqua al fiumee separarlo per la lunghezza è un’insensatezza.

Le catene montuose come le Alpi o i Pirenei, discretamente lineari, hanno più versanti e separarle per la lunghezza, da un punto di vista naturale, non ha nessun senso. Basta prendere una carta a grande scala delle Alpio dei Pirenei per vedere che in realtà nulla di naturale viene effettivamente seguito, né la linea di displuvio, né la linea di cresta. Le linee di confine che corrono lungo le catene montuose non sono “naturali” nel senso di sinuose, ma in realtà sono delle spezzate, dei segmenti rettilinei di qualche chilometro che vanno da un picchetto a un altro e non hanno, evidentemente, nulla di naturale”. (Claudio Cerretti, geografo, 5 luglio 2016)

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I CONFINI COME PRETESTO PER LE ARMI

“La geografia serve a fare la guerra?”. A Treviso un’indagine storica sulla cartografia Continua a leggere

ANCORA TERREMOTO nell’Appennino centrale: SALVARE il SALVABILE, un PATRIMONIO DIFFUSO non recuperabile com’era prima – il “Centro” non può farcela a RESTAURARE beni naturalistici, architettonici, artistici che erano “sistema” di ineguagliabile bellezza – Servirà l’aiuto di privati, dell’Europa, del mondo

LA BASILICA DI SAN BENETTO A NORCIA, prima dell'inizio del terremoto dal 24 agosto in poi
LA BASILICA DI SAN BENEDETTO A NORCIA, prima dell’inizio del terremoto dal 24 agosto in poi
La basilica ora distrutta, dopo la scossa del 30 ottobre
La basilica ora distrutta, dopo la scossa del 30 ottobre

   Il terremoto, con la scossa di domenica mattina (magnitudo 6.5 il più forte dal 1980, che era il terremoto dell’Irpinia) non ha fortunatamente causato nessuna vittima. E questo è un dato confortante: possiamo parlare dei tragici danni senza nel cuore avere vittime insensatamente sacrificate all’evento catastrofico quale è sempre il terremoto.

   Alla scossa del 24 agosto con 297 vittime, e dopo centinaia e centinaia di altre di assestamento, e poi alle tre forti scosse del 26 ottobre (magnitudo 5,4, 5,9 e 4,6) il colpo di grazia alle abitazioni, alle chiese, alle strade che si inerpicavano in centri spesso non facili da raggiungere, ebbene questa scossa delle 7.40 del mattino di domenica 30 ottobre, con epicentro vicino a Norcia, ha buttato giù quel che restava in piedi pur pericolante, e ha portato alla disperazione, al pessimismo chi vive in quei luoghi.

MAPPA EPICENTRO DEL SISMA DEL 30 OTTOBRE 2016
MAPPA EPICENTRO DEL SISMA DEL 30 OTTOBRE 2016

   Pur con il sollievo, dicevamo, che non ci sono state vittime. E ora gli abitanti sono costretti a malincuore ad accettare la proposta di andarsene sugli hotel della costa marchigiana o sulle rive del lago Trasimeno, fin che non saranno approntati container adatti all’inverno appenninico.

   E intanto il mondo ha visto che tutto un territorio diffuso di ineguagliabile bellezza è stato distrutto: cattedrali, chiese, palazzi, abitazioni di valenza architettonica di pregio, strade storiche…tutto!).

Immagini dalla Fiorita (fioritura), lo spettacolo che ogni anno si ripete sulla piana di CASTELLUCCIO DI NORCIA, un altopiano situato a oltre 1.400 metri nel cuore dei Monti Sibillini, quasi al confine tra Umbria e Marche. La scossa di terremoto 6.5 con epicentro tra Norcia e Preci ha quasi raso al suolo il borgo di Castelluccio di Norcia. In piedi è rimasto solo qualche edificio fortemente lesionato, il resto è tutto un cumulo di macerie - LA “PIANA” DI CASTELLUCCIO DI NORCIA (il più alto paesino dell’Apennino, 1.450 metri s.l.m., ora quasi del tutto distrutto dal terremoto del 30 ottobre) - La PIANA DI CASTELLUCCIO è un ambiente dallo scenario tra i più suggestivi, soprattutto durante il periodo della FIORITA che in genere avviene tra la fine di giugno e l’inizio di luglio quando i campi di LENTICCHIA si riempiono con fiori spontanei come PAPAVERI, MARGHERITE e FIORDALISI a cui si aggiungono RANUNCOLI, GENZIANE, ASFODELI, VIOLE, NARCISI e tanti altri. L’intero altopiano si colora come un “caleidoscopio” creando effetti ottici stupendi, sia osservandoli dall’alto che passeggiando tra i campi dove si è avvolti da profumi e colori. Qui la LENTICCHIA, che ha ottenuto la Indicazione Geografica Protetta, è il prodotto su cui si basa l’agricoltura e si semina non appena scioglie l’ultima neve per essere raccolta verso la fine di luglio. (da www.centroturistico.it/ )
Immagini dalla Fiorita (fioritura), lo spettacolo che ogni anno si ripete sulla piana di CASTELLUCCIO DI NORCIA, un altopiano situato a oltre 1.400 metri nel cuore dei Monti Sibillini, quasi al confine tra Umbria e Marche. La scossa di terremoto 6.5 con epicentro tra Norcia e Preci ha quasi raso al suolo il borgo di Castelluccio di Norcia. In piedi è rimasto solo qualche edificio fortemente lesionato, il resto è tutto un cumulo di macerie – LA “PIANA” DI CASTELLUCCIO DI NORCIA (il più alto paesino dell’Apennino, 1.450 metri s.l.m., ora quasi del tutto distrutto dal terremoto del 30 ottobre) – La PIANA DI CASTELLUCCIO è un ambiente dallo scenario tra i più suggestivi, soprattutto durante il periodo della FIORITA che in genere avviene tra la fine di giugno e l’inizio di luglio quando i campi di LENTICCHIA si riempiono con fiori spontanei come PAPAVERI, MARGHERITE e FIORDALISI a cui si aggiungono RANUNCOLI, GENZIANE, ASFODELI, VIOLE, NARCISI e tanti altri. L’intero altopiano si colora come un “caleidoscopio” creando effetti ottici stupendi, sia osservandoli dall’alto che passeggiando tra i campi dove si è avvolti da profumi e colori. Qui la LENTICCHIA, che ha ottenuto la Indicazione Geografica Protetta, è il prodotto su cui si basa l’agricoltura e si semina non appena scioglie l’ultima neve per essere raccolta verso la fine di luglio. (da http://www.centroturistico.it/ )

   E’ così che II terremoto colpisce l’Italia più fragile, cioè quella dorsale dell’Appennino centrale, già vittima dello spopolamento e delle inevitabili difficoltà di comunicazione. Luoghi pieni di storia e tradizione, di santi e ordini religiosi, di pittori e poeti, tra Umbria e Marche. Terre senza grandi città; ma con un tessuto di piccoli centri abitati, quasi sempre di grande pregio, con centri storici, palazzi comunali, chiese, campanili, abitazioni antiche, viottoli medioevali, piazze… tutto di grande valore. Patrimonio non solo delle popolazioni locali, ma di tutti, del mondo intero, e di ciascuno di noi che bene o male qualche volta lì ci siamo stati, e ciascuno conserva quasi sempre visioni e ricordi positivi.

   Ebbene, tutto fa sembrare che quel patrimonio di “territorio diffuso” così di grande valore, sia andato perduto. O almeno in buona parte, sulle tracce di quei borghi e paesi così fortemente colpiti dai terremoti a seguire che si sono stati da agosto a ottobre (e non osiamo pensare che possa accadere ancora…).

La mappa con gli epicentri dei terremoti di magnitudo maggiore di 5.5 che hanno colpito il nostro Paese negli ultimi duemila anni (si noti come la maggior parte degli eventi è avvenuta nella dorsale appenninica) (da www.meteoweb.eu)
La mappa con gli epicentri dei terremoti di magnitudo maggiore di 5.5 che hanno colpito il nostro Paese negli ultimi duemila anni (si noti come la maggior parte degli eventi è avvenuta nella dorsale appenninica) (da http://www.meteoweb.eu)

   Realisticamente è da credere che, pur se ci sarà un impegno massimo per ripristinare quanto possibile, ristrutturare i manufatti (abitazioni, chiese, palazzi) nel migliore dei modi per farli ritornare a com’erano prima, ebbene noi pensiamo che non sarà del tutto realizzabile. Cioè abbiamo perso per sempre una buona parte di un paesaggio dell’Italia Centrale, dell’Appennino, che neanche il miglior restauro possibile potrà riportarlo all’origine. Questo perché non ci sono solo manufatti danneggiati più o meno rovinosamente (si è fatta una stima che possono essere cinquemila, ma a noi sembra una sottostima…), ma è un INSIEME che è stato colpito dal terremoto….Luoghi, interi territori…. E NON TUTTO SI PUO’ RICOSTRUIRE.

   Se prendiamo la Valnerina, con i suoi borghi, chiese, piazze… il valore è complessivo e non dei singoli palazzi o chiese che, peraltro, tutte, è assai difficile che saranno ripristinate all’antico valore: ci vogliono mezzi ingenti, e a volte non basta, lo sbriciolamento delle pietre e dei dipinti vanificano ogni virtuoso restauro.

Nelle immagini la città di Amatrice prima e dopo il sisma del 24 agosto e del 30 ottobre
Nelle immagini la città di Amatrice prima e dopo il sisma del 24 agosto e del 30 ottobre

   Così è probabile che ci si concentrerà di più sul riportare (giustamente) la popolazione alle proprie abitazioni (ma quanti anni ci vorranno!), e sui LUOGHI SIMBOLO. Subito è da pensare alla basilica di San Benedetto a Norcia, e Norcia si identifica con la sua piazza che fa un tutt’uno con la basilica, e per questo si cercherà di recuperarla. Un’impresa peraltro non facile: non si tratta qui solo di adottare un “metodo Friuli” come è stato fatto con il duomo di Venzone che nel 1976 ha portato alla numerazione delle pietre per poi ricostruire esattamente com’era prima quella chiesa. A Norcia e negli altri paesi e borghi colpiti ci sono state ripetute scosse dal 24 agosto in poi, e siamo in presenza di sbriciolamenti, di polvere…. E anche il più mirabile restauro conservativo non rappresenterà mai “la verità” di com’era veramente la Chiesa prima.

   Pertanto è da procedere con un realistico progetto di SALVARE IL SALVABILE, recuperando sì i materiali dove è possibile nella ricostruzione, ma con la cognizione che non tutto è rimediabile, non tutto si può ricostruire, restaurare. Forse (ma è solo un’ipotesi) se dopo la scossa, il 1° terremoto del 24 agosto, se subito certe chiese e campanili fossero stati messi in sicurezza, pur provvisoriamente, forse non sarebbero crollati definitivamente il 30 ottobre.

Dopo il terremoto del 30 ottobre
Dopo il terremoto del 30 ottobre

   C’è poi da dire che il sistema italiano del beni artistici, il Ministero apposito, e tutta la struttura che dovrebbe farsi carico della grande opera di restauro, in Italia è cosa fragilissima (più delle chiese e manufatti colpiti dal sisma…). E men che meno l’istituzione di un commissario straordinario. Mai e poi mai saranno in grado di affrontare, questa sì, una UTILE GRADE OPERA di ripristino dei beni artistici, delle abitazioni storiche, del paesaggio umbro-marchigiano appenninico colpito dal sisma.

   Allora, che fare? Cosa sperare? Noi pensiamo che solo “RISORSE ALTRE” sarebbero in grado di mettere in moto una grande virtuosa operazione di ripristino della bellezza di quei territori. Un coinvolgimento di sponsor PRIVATI che possano dare al questo progetto parte dei proventi avuti dalle loro attività, senza avere nulla in cambio. Oppure anche un’EUROPA, come istituzione positiva che possa credere di intervenire su un luogo che le appartiene ed è patrimonio dell’umanità… ASSOCIAZIONI CULTURALI di rilievo e credibili, private e pubbliche, INDUSTRIE, GOVERNI europei ed extraeuropei che adottano un luogo, un’opera artistica, un palazzo da far tornare come prima, PRIVATI incentivati a ricostruire case, strade e luoghi…. Insomma un sistema che si mette in moto oltre ogni intervento del singolo governo italiano, o delle regioni interessate, dei commissari nominati….

Sequenza sismica in Italia centrale: nuovo evento di magnitudo 6.5 ( 30 ottobre 2016, ore 07.40).
Sequenza sismica in Italia centrale: nuovo evento di magnitudo 6.5 ( 30 ottobre 2016, ore 07.40).

   E’ da far capire che la suddivisione in singole regioni come sta avvenendo, nel pensare che beni artistici e paesaggi meravigliosi siano di “proprietà” di una nazione (che quasi sempre per la loro conservazione ha fatto più male che bene, promuovendo speculazioni edilizie, interventi opinabili, grandi opere…), tutto questo non va bene.

   La necessità di un ripensamento del sistema organizzativo vigente dei poteri, che porti a una nuova revisione del sistema della regioni per meglio intervenire sui territori, è cosa che si collega a nostro avviso al credere o meno a un ripristino del valore dei beni artistici di quei luoghi, e dei paesaggi lì presenti (emblematico che ci sia stata la partecipazione alla prima riunione di governo dopo il 30 ottobre di tre -3- presidenti di regione dei territori colpiti, a capo di burocrazie ben separate e del tutto incapaci a solo pensare -figuriamoci organizzare- un unico grande progetto di restauro, di ripresa del valore antico e futuro del patrimonio artistico ora colpito dal sisma.

   Intanto comunque buona pare l’idea governativa di invitare la popolazione ad andare a soggiornare in luoghi diversi per meglio poter gestire l’emergenza attuale, con l’impegno del ritorno approntando i container prima di Natale. E subito dopo i container attendere innanzitutto le casette, i prefabbricati, destinati ad arrivare tra la primavera e l’estate; e poi la ricostruzione edilizia vera e propria.

   In questa prima fase è importante l’attenzione per le persone rimaste senza casa. E anche per il salvataggio degli animali (trovare una soluzione agli animali domestici e di allevamento, che sono spesso in borghi e luoghi difficilmente accessibili). E garantire i lavori agricoli con il ritorno a pieno ritmo dell’attività degli agricoltori in primavera per la semina (la bellezza dei paesaggi va di pari passo con lo svolgersi in modo compiuto delle attività agricole). (s.m.)

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UN GRANDE PATTO PER SALVARE IL PAESE

di Gian Antonio Stella, da “il Corriere della sera” del 31/10/2016

   E rischia di non essere ancora finita. Certo, siamo tutti appesi alla speranza che questo grappolo di terremoti che da mesi devasta l’Appennino abbia finalmente fine. La storia dice che prima o poi dovranno ben esaurirsi, questi scossoni che spezzano la spina dorsale dell’Italia seminando lutti e annientando quei bellissimi borghi antichi che sono la nostra anima. Continua a leggere

CINA IN CRISI? SEMPRE PIÙ CINA – La fatica e l’umiltà di un popolo che cerca modi di sviluppo – UNA NUOVA VIA DELLA SETA, nella costruzione della VIA FERRATA per treni merci da CHENGDU a ROTTERDAM: ferrovia che unisce i popoli, nella realizzazione dell’incontro TRA ORIENTE E OCCIDENTE

“…guardando il percorso del treno della globalizzazione, Cina-Russia-Kazachistan-Polonia-Germania-Olanda, bisogna anche riconoscere la bellezza poetica di un’opera che trascende il proprio valore economico. Una mandria di «cavalli di ferro» al galoppo su praterie, steppe e deserti, che collega l’Oriente manifatturiero all’Europa dei consumatori ma anche le rispettive culture, storie e popolazioni. A ben guardare, erano anni che aspettavamo il Dragone di Ferro sul binario 8” (Francesco Guerrera, da “la Stampa” del 30/9/2016) (immagine da www.portofrotterdam.com/
“…guardando il percorso del treno della globalizzazione, Cina-Russia-Kazachistan-Polonia-Germania-Olanda, bisogna anche riconoscere la bellezza poetica di un’opera che trascende il proprio valore economico. Una mandria di «cavalli di ferro» al galoppo su praterie, steppe e deserti, che collega l’Oriente manifatturiero all’Europa dei consumatori ma anche le rispettive culture, storie e popolazioni. A ben guardare, erano anni che aspettavamo il Dragone di Ferro sul binario 8” (Francesco Guerrera, da “la Stampa” del 30/9/2016) (immagine da http://www.portofrotterdam.com/

   Il mondo cresce nei paesi poveri, si riduce in quelli ricchi, e la Cina, immenso Paese lanciato verso un sempre più ampio sviluppo, dimostra che tanta popolazione che ha (un miliardo e trecentosettantasei milioni di persone attualmente), vuole uscire definitivamente dalla povertà, avere consumi e vita com’è nel nord America e in Europa.

   Ma basterà il nostro pianeta, la biosfera, a garantire un modello di vita e consumi cosiddetti occidentali a sempre più centinaia di milioni (miliardi) di persone? Noi pensiamo proprio di no. E ci pare che pochi si preoccupano, nel contesto mondiale, di cambiare parametri generali di modi di vita (in primis i “nostri”) prima che gli eventi ci portino a condizioni catastrofiche.

Da un decennio il numero di STUDENTI INTERNAZIONALI IN CINA (la maggioranza arriva dall’Asia, seguono Europa e Africa) cresce al ritmo di un +10%, seppure con un rallentamento negli ultimi due anni. Nel 2015 - calcola il ministero dell’Istruzione cinese - ERANO 397.635 (e UN MILIONE CIRCA I CINESI CHE HANNO FATTO IL VIAGGIO INVERSO). Terza destinazione universitaria globale dopo Usa e Regno Unito, la Cina, con l’obiettivo fissato di 500 mila presenze nel 2020, mira a superare Londra, complice anche la Brexit.(…) (Elisabetta Pagani, da “La Stampa” del 4/10/2016)
Da un decennio il numero di STUDENTI INTERNAZIONALI IN CINA (la maggioranza arriva dall’Asia, seguono Europa e Africa) cresce al ritmo di un +10%, seppure con un rallentamento negli ultimi due anni. Nel 2015 – calcola il ministero dell’Istruzione cinese – ERANO 397.635 (e UN MILIONE CIRCA I CINESI CHE HANNO FATTO IL VIAGGIO INVERSO). Terza destinazione universitaria globale dopo Usa e Regno Unito, la Cina, con l’obiettivo fissato di 500 mila presenze nel 2020, mira a superare Londra, complice anche la Brexit.(…) (Elisabetta Pagani, da “La Stampa” del 4/10/2016)

   Ma in questo post vogliamo ragionare della Cina, di questo grandissimo Paese che mostra di avere volontà e forze intellettuali (specie giovani) in grado di “conquistare il mondo” (intendiamo: con l’efficienza, la voglia di fare, l’intelligenza…). E qui ci concentriamo sulla notizia del NUOVO COLLEGAMENTO FERROVIARIO CON L’EUROPA, FINO AL PORTO DI ROTTERDAM IN OLANDA.

La CINA è lo Stato più popolato del mondo, con una popolazione di oltre 1 miliardo e 375 milioni di persone. La Cina è una Repubblica popolare in cui il potere è esercitato dal solo PARTITO COMUNISTA CINESE. Il governo ha sede nella capitale PECHINO ed esercita la propria giurisdizione su VENTIDUE PROVINCE, CINQUE REGIONI AUTONOME, QUATTRO MUNICIPALITÀ direttamente controllate (PECHINO, TIENTSIN, SHANGHAI e CHONGQING) e DUE REGIONI AMMINISTRATIVE SPECIALI (HONG KONG E MACAO) parzialmente autonome. La Cina rivendica la propria sovranità anche sull'ISOLA di FORMOSA, che considera ufficialmente una sua provincia, sulla quale non esercita tuttavia alcun controllo diretto. L'isola è dal 1949 sotto il controllo del governo della Repubblica di Cina (TAIWAN). La complessa condizione politica di Taiwan è una delle conseguenze della guerra civile cinese che ha preceduto la fondazione della Repubblica Popolare Cinese. (da Wikipedia)
La CINA è lo Stato più popolato del mondo, con una popolazione di oltre 1 miliardo e 375 milioni di persone. La Cina è una Repubblica popolare in cui il potere è esercitato dal solo PARTITO COMUNISTA CINESE. Il governo ha sede nella capitale PECHINO ed esercita la propria giurisdizione su VENTIDUE PROVINCE, CINQUE REGIONI AUTONOME, QUATTRO MUNICIPALITÀ direttamente controllate (PECHINO, TIENTSIN, SHANGHAI e CHONGQING) e DUE REGIONI AMMINISTRATIVE SPECIALI (HONG KONG E MACAO) parzialmente autonome. La Cina rivendica la propria sovranità anche sull’ISOLA di FORMOSA, che considera ufficialmente una sua provincia, sulla quale non esercita tuttavia alcun controllo diretto. L’isola è dal 1949 sotto il controllo del governo della Repubblica di Cina (TAIWAN). La complessa condizione politica di Taiwan è una delle conseguenze della guerra civile cinese che ha preceduto la fondazione della Repubblica Popolare Cinese. (da Wikipedia)

   Con un’economia in rallentamento dopo due decenni di crescita sfrenata (rallentamento peraltro della crescita di tutti i maggiori paesi emergenti, i BRICS, Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica), Pechino ha bisogno di nuovi mercati e di nuovi mezzi per riprendere il cammino del grande sviluppo. Se le navi e gli aerei non bastano a raggiungere le mete dei commerci, non resta che usare i treni.

   E’ così, come dicevamo, che la Cina sta concretamente realizzando un ponte ferroviario tra l’Est e l’Ovest che permette a merci e cargo di andare dalla città di CHENGDU, uno dei cuori pulsanti della rivoluzione industriale dell’Oriente, a ROTTERDAM, porto storico dell’Occidente, in 15 giorni.

“DALLA CINA SUDOCCIDENTALE ALL’EUROPA CENTROSETTENTRIONALE in QUINDICI GIORNI via terra, invece che in quaranta via mare. È questa la nuova strada ferrata, lunga 8 MILA CHILOMETRI, che permetterà a TRENI MERCI da 80 CONTAINER, di spostarsi DA CHENGDU A ROTTERDAM, il più grande porto d’Europa che prova così a scalzare definitivamente Amburgo e Anversa (…)” (Cecilia Attanasio Ghezzi, da “la Stampa” del 30/9/2016)
“DALLA CINA SUDOCCIDENTALE ALL’EUROPA CENTROSETTENTRIONALE in QUINDICI GIORNI via terra, invece che in quaranta via mare. È questa la nuova strada ferrata, lunga 8 MILA CHILOMETRI, che permetterà a TRENI MERCI da 80 CONTAINER, di spostarsi DA CHENGDU A ROTTERDAM, il più grande porto d’Europa che prova così a scalzare definitivamente Amburgo e Anversa (…)” (Cecilia Attanasio Ghezzi, da “la Stampa” del 30/9/2016)

   L’idea che ha caratterizzato la politica estera del premier cinese XI JINPING da quando si è insediato nel 2012, è quella di UNA «NUOVA VIA DELLA SETA» che sfrutti gli itinerari commerciali dell’antichità per spostare merci da un capo all’altro del continente euroasiatico e ricostruire i legami economici, politici, culturali tra le varie nazioni.

“(…..) La prima tratta è stata inaugurata il 6 ottobre del 2008 quando ad Amburgo è arrivato il primo treno che partiva da Xiangtan nella Cina centrale. Aveva impiegato 17 giorni, ma da allora tecnologia e velocità sono migliorate. Ormai ci sono almeno dodici città cinesi e nove europee collegate da strade ferrate transcontinentali. Varsavia è collegata a Suzhou, Lodz a Chengdu, Duisburg a Chongqing, Madrid a Yiwu e chi più ne ha più ne metta. Se continuano a costruire a questa velocità non ci vorrà molto prima che ognuna delle 27 regioni della Cina abbia un collegamento ferroviario diretto con una città europea. Bisogna considerare che l’Unione europea è il primo partner commerciale della Cina. Gli interscambi hanno superato i 600 miliardi all’anno e sono previsti arrivare a mille nel 2020 (…)” (Cecilia Attanasio Ghezzi, da “la Stampa” del 30/9/2016)
“(…..) La prima tratta è stata inaugurata il 6 ottobre del 2008 quando ad Amburgo è arrivato il primo treno che partiva da Xiangtan nella Cina centrale. Aveva impiegato 17 giorni, ma da allora tecnologia e velocità sono migliorate. Ormai ci sono almeno dodici città cinesi e nove europee collegate da strade ferrate transcontinentali. Varsavia è collegata a Suzhou, Lodz a Chengdu, Duisburg a Chongqing, Madrid a Yiwu e chi più ne ha più ne metta. Se continuano a costruire a questa velocità non ci vorrà molto prima che ognuna delle 27 regioni della Cina abbia un collegamento ferroviario diretto con una città europea. Bisogna considerare che l’Unione europea è il primo partner commerciale della Cina. Gli interscambi hanno superato i 600 miliardi all’anno e sono previsti arrivare a mille nel 2020 (…)” (Cecilia Attanasio Ghezzi, da “la Stampa” del 30/9/2016)

   La Cina è il secondo partner commerciale dell’Ue, dopo gli Stati Uniti; e l’Unione europea è il principale partner commerciale della Cina. Tra la Cina e l’Europa attualmente si registra un commercio di ben oltre 1 miliardo di euro al giorno. Ma non può bastare ai cinesi: e la crisi dei consumi dovuta agli ultimi 8 anni di crisi economica dell’Occidente, cui si è aggiunta anche la crisi dei Paesi emergenti come è avvenuto per la Cina stessa negli ultimi due-tre anni, tutto questo non scoraggia le autorità cinesi che hanno capito che servono anche infrastrutture globali (come un collegamento ferroviario di 8.000 chilometri) per portare le merci cinesi in Europa (e nei 5 Paesi che attraversa questo collegamento su treno merci: Russia, Kazachistan, Polonia, Germania, fino all’Olanda)(e magari, di ritorno, portare in Cina cose che ancora lì mancano: come materie prime, o prodotti a tecnologia avanzata…).

Il leader cinese Xi Jinping e la moglie Peng Liyuan -general-maggiore dellesercito e cantante di fama nazionale“ - (…)Da tempo circola la voce che Xi Jinping stia manovrando per assicurarsi i consensi che contano per restare al potere anche dopo il 2022, quando scadrà il suo secondo quinquennio da Presidente della Repubblica popolare: la Costituzione limita la presidenza a due mandati consecutivi, 10 anni in tutto, e Xi è al vertice dalla fine del 2012. Ma secondo le indiscrezioni raccolte a Pechino, non è stato avanzato alcun nome per la successione. (…)” (Guido Santevecchi, da “il Corriere della Sera” del 7/10/2016)
Il leader cinese Xi Jinping e la moglie Peng Liyuan -general-maggiore dellesercito e cantante di fama nazionale – “(…)Da tempo circola la voce che Xi Jinping stia manovrando per assicurarsi i consensi che contano per restare al potere anche dopo il 2022, quando scadrà il suo secondo quinquennio da Presidente della Repubblica popolare: la Costituzione limita la presidenza a due mandati consecutivi, 10 anni in tutto, e Xi è al vertice dalla fine del 2012. Ma secondo le indiscrezioni raccolte a Pechino, non è stato avanzato alcun nome per la successione. (…)” (Guido Santevecchi, da “il Corriere della Sera” del 7/10/2016)

   La Cina sta da tempo cercando di farsi riconoscere lo STATUS DI ECONOMIA DI MERCATO, ma sarà molto difficile che le sia riconosciuto a breve, in un sistema (cinese) che ancora ha assai poche (nulle) tutele sindacali dei lavoratori (sfruttatissimi…), che non rispetta le regole antinquinamento, che attua forme protezionistiche a vantaggio delle proprie imprese nazionali…. Tutto questo ancora impedisce di considerare nel contesto del mercato mondiale la Cina come un Paese alla pari con altri.

Un gruppo di attivisti cinesi residenti a MILANO ha dato vita il 20 OTTOBRE SCORSO ad una protesta contro il conferimento della cittadinanza onoraria da parte del Consiglio Comunale della città a TENZIN GYATSO (il DALAI LAMA, massima autorità religiosa tibetana). La QUESTIONE TIBETANA è al centro delle tensioni tra il Dalai Lama e Pechino, che contesta il ruolo politico ricoperto Tenzin Gyatso. L'attuale Dalai Lama, dal 1959, a causa dell'OCCUPAZIONE POLITICA E MILITARE DEL TIBET DA PARTE DELLA CINA (che revocò così lo statuto di autonomia di cui il Paese da secoli usufruiva), risiede nel Nord dell’India, e rappresenta il SIMBOLO DELLA SOPRAVVIVENZA DELLA CIVILTÀ TIBETANA E DEL BUDDHISMO, nella regione del TIBET che la Cina considera da sempre parte integrante del proprio territorio. Capo del Governo tibetano in esilio fino all'11 marzo 2011, data in cui ha ufficialmente presentato le dimissioni in favore di un successore eletto dal Parlamento esule, Tenzin Gyatso ha ricevuto il PREMIO NOBEL PER LA PACE nel 1989 per la resistenza non violenta contro la Cina. Ancora detentore della propria autorità religiosa, oltre a insegnare il Buddhismo in tutto il mondo, guadagnandosi stima e rispetto in buona parte dei Paesi esteri, sostiene energicamente i rifugiati tibetani nella costruzione dei templi e nella salvaguardia della loro cultura
Un gruppo di attivisti cinesi residenti a MILANO ha dato vita il 20 OTTOBRE SCORSO ad una protesta contro il conferimento della cittadinanza onoraria da parte del Consiglio Comunale della città a TENZIN GYATSO (il DALAI LAMA, massima autorità religiosa tibetana). La QUESTIONE TIBETANA è al centro delle tensioni tra il Dalai Lama e Pechino, che contesta il ruolo politico ricoperto Tenzin Gyatso. L’attuale Dalai Lama, dal 1959, a causa dell’OCCUPAZIONE POLITICA E MILITARE DEL TIBET DA PARTE DELLA CINA (che revocò così lo statuto di autonomia di cui il Paese da secoli usufruiva), risiede nel Nord dell’India, e rappresenta il SIMBOLO DELLA SOPRAVVIVENZA DELLA CIVILTÀ TIBETANA E DEL BUDDHISMO, nella regione del TIBET che la Cina considera da sempre parte integrante del proprio territorio. Capo del Governo tibetano in esilio fino all’11 marzo 2011, data in cui ha ufficialmente presentato le dimissioni in favore di un successore eletto dal Parlamento esule, Tenzin Gyatso ha ricevuto il PREMIO NOBEL PER LA PACE nel 1989 per la resistenza non violenta contro la Cina. Ancora detentore della propria autorità religiosa, oltre a insegnare il Buddhismo in tutto il mondo, guadagnandosi stima e rispetto in buona parte dei Paesi esteri, sostiene energicamente i rifugiati tibetani nella costruzione dei templi e nella salvaguardia della loro cultura
Cittadinanza onoraria a Milano al Dalai Lama
Cittadinanza onoraria a Milano al Dalai Lama

    Ha sì fatto qualche progresso nell’attuazione dei suoi impegni in seno alla Wto (sigla che sta per “World Trade Organization”, cioè l’Organizzazione mondiale del commercio, un organismo sovranazionale cui aderiscono 144 Paesi). La Cina ha aderito al WTO nel 2001; ma ci sono ancora problemi in sospeso come dicevamo: mancanza di trasparenza, esistenza di misure in Cina che discriminano le imprese straniere, forte intervento del governo nell’economia, protezione ed applicazione inadeguata della proprietà dei diritti intellettuali, restrizioni alle esportazioni cinesi di materie prime… (oltre a salari da sfruttamento, poche-nessune misure anti-inquinamento, e la popolazione specie nella grandi città vive in una cappa perenne di smog).

Nella foto: Chongqing, avvolta in un perenne smog, 33 milioni di abitanti, Municipalità autonoma, come Pechino, Shanghai, Tianjin - “CHONGQING - L’ultimo incubatore della nuova classe dirigente cinese è la municipalità-monstre di Chongqing. Sorta dal nulla 20 fa, oggi ha 33 MILIONI DI ABITANTI, è l’emblema del miracolo economico cinese e l’ex fortino del segretario del partito locale, Bo Xilai, la prima testa rotolata tre anni fa nel cesto del neopresidente del partito Xi Jinping. CHONGQING E’ L’ULTIMA NATA TRA LE QUATTRO MUNICIPALITÀ AUTONOME (le altre sono PECHINO, SHANGHAI, TIANJN) si sta dimostrando non solo un hub economico esemplare in una fase di rallentamento dell’economia cinese, ma anche l’alleata più preziosa, un serbatoio di idee e di leader. (…) (Rita Fatiguso, da “Il Sole 24ore” del 15/10/2016)
Nella foto: Chongqing, avvolta in un perenne smog, 33 milioni di abitanti, Municipalità autonoma, come Pechino, Shanghai, Tianjin – “CHONGQING – L’ultimo incubatore della nuova classe dirigente cinese è la municipalità-monstre di Chongqing. Sorta dal nulla 20 fa, oggi ha 33 MILIONI DI ABITANTI, è l’emblema del miracolo economico cinese e l’ex fortino del segretario del partito locale, Bo Xilai, la prima testa rotolata tre anni fa nel cesto del neopresidente del partito Xi Jinping. CHONGQING E’ L’ULTIMA NATA TRA LE QUATTRO MUNICIPALITÀ AUTONOME (le altre sono PECHINO, SHANGHAI, TIANJN) si sta dimostrando non solo un hub economico esemplare in una fase di rallentamento dell’economia cinese, ma anche l’alleata più preziosa, un serbatoio di idee e di leader. (…) (Rita Fatiguso, da “Il Sole 24ore” del 15/10/2016)

   E la tutela dei lavoratori non è assai deficitaria solo in patria: ma anche nelle parti del mondo dove i cinesi vanno (come in Africa). In quest’ultimo continente la loro presenza è massiccia (anche se ha avuto un blocco, un calo negli ultimi anni). Ma è indubbio che, nonostante un rallentamento, la potenza economica cinese (e i cinesi emigrati), continua a penetrare nell’economia e nel cuore dei governi africani cui la Cina è sicuramente la più quotata rispetto a qualsiasi altro Paese, senza preoccuparsi troppo dei conflitti in corso e dei diritti umani (è prediletta dai despoti africani perché non condiziona prestiti e investimenti a clausole per proteggere democrazia e ambiente).

   Ma qui (negli articoli che vi proponiamo in questo post) ci concentriamo di più sullo sviluppo economico interno cinese, dentro al territorio “Cina”. Rilevando che mentre la crescita delle zone costiere e nella maggioranza delle aree urbane è stata straordinaria, molte regioni rurali restano ancora arretrate. E si rileva che quasi un decimo dei cittadini cinesi, nonostante i progressi senza precedenti, vivono ancora sotto la soglia di povertà stabilita dalle Nazioni Unite.

“LA NUOVA RETE DI INFRASTRUTTURE CHE SI VA COSTRUENDO. Si tratta di PORTI, FERROVIE, AUTOSTRADE, GASDOTTI E OLEODOTTI SU UN TERRITORIO CHE COINVOLGE 64 PAESI, IL 70% DELLA POPOLAZIONE MONDIALE, il 75% delle riserve energetiche e il 55% del prodotto lordo globale. Secondo il Financial Times solo per i progetti già sulla carta saranno necessari 890 MILIARDI DI DOLLARI. E infatti sono già state costituite DUE BANCHE che metteranno a dura prova l’egemonia della Banca mondiale: la BANCA PER GLI INVESTIMENTI NELLE INFRASTRUTTURE ASIATICHE (Aiib) e la BANCA PER LO SVILUPPO ASIATICO (Adb)”(….) (Cecilia Attanasio Ghezzi, da “la Stampa” del 30/9/2016)
“LA NUOVA RETE DI INFRASTRUTTURE CHE SI VA COSTRUENDO. Si tratta di PORTI, FERROVIE, AUTOSTRADE, GASDOTTI E OLEODOTTI SU UN TERRITORIO CHE COINVOLGE 64 PAESI, IL 70% DELLA POPOLAZIONE MONDIALE, il 75% delle riserve energetiche e il 55% del prodotto lordo globale. Secondo il Financial Times solo per i progetti già sulla carta saranno necessari 890 MILIARDI DI DOLLARI. E infatti sono già state costituite DUE BANCHE che metteranno a dura prova l’egemonia della Banca mondiale: la BANCA PER GLI INVESTIMENTI NELLE INFRASTRUTTURE ASIATICHE (Aiib) e la BANCA PER LO SVILUPPO ASIATICO (Adb)”(….) (Cecilia Attanasio Ghezzi, da “la Stampa” del 30/9/2016)

   Per questo i contenuti del dodicesimo piano quinquennale del governo (la Cina è ancora formalmente socialista e “ragiona” con piani quinquennali), per gli anni 2011-2015, i contenuti del piano sono dedicati a completare in modo organico la strategia per il passaggio da un modello di crescita fondato sulle esportazioni e sugli investimenti a uno sviluppo interno più equilibrato, attraverso appunto una progressiva espansione dei consumi interni, togliendo così spazio alle povertà ancora così forte nel Paese. Parlare della Cina è anche vedere lo specchio del mondo di adesso, di quel che sta accadendo. Come dicevamo, dopo anni d’espansione, il commercio mondiale è crollato negli ultimi anni, colpito da tensioni protezionistiche, rallentamenti economici e problemi geopolitici. L’Organizzazione per la Cooperazione e Sviluppo Economico ha detto di recente che la riduzione nel commercio internazionale potrebbe causare un «arresto cardiaco» nell’ economia mondiale.

   Dall’altra l’AUTOMAZIONE sempre più elevata “toglie” sempre più lavoro: ora anche nel settore terziario, cioè dei servizi, che finora era stato interessato in misura più ridotta alla diminuzione di addetti rispetto a industria e agricoltura. In sè che l’automazione riduca i lavori che finora erano stati fatti dall’uomo, è oggettivamente buona cosa: diminuiscono i costi dei beni e si toglie “fatica” alle persone. Però, invece, in un sistema globale dove la ricchezza delle persone, il “potere d’acquisto” è dato dal reddito acquisito lavorando, il “non lavoro”, la fine del lavoro, è una vera tragedia. Per questo è necessario, in questa nuova epoca, dover rivedere i parametri di vita di tutti noi, e pensare che dobbiamo garantire di “diritto di vita” a ciascuna persona.

   Su tutto questo l’avanzare della Cina, imponente, tecnologica, con giovani e persone sempre più motivate, porta a “coinvolgerci” in un cambiamento delle nostre vite, con appunto la necessità di trovare modi nuovi di lavorare, di applicarci negli studi, di benessere, di stare insieme, di garantire a tutti il diritto fondamentale alla vita e al soddisfacimento di bisogni essenziali (il cibo, la salute, l’educazione, un ambiente di pace…).

   Cosa c’entra tutto questo con quel che accade in Cina? C’entra eccome. La presenza impetuosa di un mondo globale fa sì che quel che accade “lì” sia direttamente connesso a noi. Su questo la voglia di “avanzare” della Cina va visto non come un pericolo, ma come un’opportunità anche per noi di uscire dalla fase di declino che sembra ora caratterizzarci. La Cina, con la sua crescita, contribuisce a dare una spinta positiva all’economia mondiale, e mette in atto il suo contributo alla crescita promuovendo forme concrete di dialogo e collaborazione economica con il resto del mondo. Bisogna solo mettersi un po’ d’accordo sulle regole, sulle tutele alle persone, sul rispetto reciproco.

   Un esempio di attiva e positiva collaborazione è il fatto che da un decennio il numero di studenti internazionali in Cina (la maggioranza arriva dall’Asia, seguono Europa e Africa) cresce al ritmo di un +10% (seppure con un rallentamento negli ultimi due anni). Più di 5mila sono italiani. In tutto raggiungono i 400mila. Nel 2015 – calcola il ministero dell’Istruzione cinese – erano 397.635 (e un milione circa i cinesi che hanno fatto il viaggio inverso). Terza destinazione universitaria globale dopo Usa e Regno Unito, la Cina, con l’obiettivo fissato di 500 mila presenze nel 2020, mira a superare Londra (complice anche la Brexit). E questo è segnale bello e concreto (non da poco).

   Pertanto la linea ferroviaria diretta “merci” Cina-Olanda va significativamente in questa direzione di interscambio positivo. E va salutata come la nuova via della Seta, un percorso che da Marco Polo (la Venezia dei commerci) in poi caratterizza uno scambio virtuoso e assai entusiasmante tra Oriente e Occidente, culture e vite che si incontrano, nella geografia dei popoli. (s.m.)

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AL BINARIO 8 ARRIVA LA GLOBALIZZAZIONE

di Francesco Guerrera, da “La Stampa” del 30/9/2016

   In arrivo al binario 8, la globalizzazione. E’ una notizia di quelle che non si dimenticano: la Cina ha creato un ponte ferroviario tra l’Est e l’Ovest che permette a merci e cargo di andare da Chengdu, uno dei cuori pulsanti della rivoluzione industriale dell’Oriente, a Rotterdam, porto storico dell’Occidente, in 15 giorni. Continua a leggere