Geograficamente

conservazioni e trasformazioni virtuose del territorio


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GRANDI OPERE AL PALO: corruzione, improbabili autofinanziamenti privati, infrastrutture con un’utilità da ridefinire (ora messa in crisi dai cambiamenti epocali di questi anni) – Il RIDISEGNO DELLA PENISOLA ITALICA passa attraverso opere razionali e diffuse, o di miglioramento di quelle esistenti

 

   Il 2001 si apriva con speranza di star per arrivare finalmente a una programmazione urbanistica e trasportistica saggia e di speranza per il futuro: le politiche di casualità nell’affrontare tante opere pubbliche (e vera deregulation degli anni ’70 e ’80) sembravano superati dall’approvazione, nel gennaio 2001, del PIANO GENERALE DEI TRASPORTI E DELLA LOGISTICA, un quadro certo imperfetto, ma simile a quelli in uso negli altri paesi europei, e cioè qualcosa che faceva ben sperare in una pianificazione intelligente e razionale. E INVECE DURO’ POCO. Nel dicembre dello stesso anno nasce LA CULTURA DELLE «GRANDI OPERE», stabilite senza alcuna coerenza, possiamo dire a caso, e guidate dalle lobby finanziarie, politiche (nuove strane commistioni tra apparati economici, finanziari e mondo politico “che conta”). E’ appunto nel dicembre del 2001 che nasce la LEGGE OBIETTIVO (la n. 443 del 21/12/2001).

 

opere del decreto sblocca italia

opere del decreto “Sblocca Italia” (CLICCARE SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRLA)

- il testo del decreto-legge n. 133 del 12 settembre 2014 detto ”Sblocca Italia”, coordinato con la Legge di conversione: Legge 11 novembre 2014, n. 164), recante “Misure urgenti per l’apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l’emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività’ produttive”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 262 dell’11 novembre 2014. (da http://www.altalex.com/ ) -

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  Tornando alla legge Obiettivo, questa è una legge speciale, una “legge delega” del Parlamento che contiene determinati obiettivi di realizzazione di grandi opere prioritarie, con il compito di accelerare la loro realizzazione perché queste opere sono ritenute strategiche in quello che sarà chiamato il “sistema Italia”. La delega del Parlamento naturalmente contiene criteri di rispetto dei principi della Costituzione per la tutela delle autonomie locali, per il rispetto dell’ambiente e di ciascun territorio. Di fatto questo porsi l’obiettivo di semplificare le procedure per la realizzazioni di “grandi opere” (semplificando la procedura di appalto che, effettivamente, erano farraginose, a volte bloccavano per anni i lavori) porta quasi sempre a superare assai velocemente studi sull’impatto ambientale (pur mantenendo la V.I.A., la valutazione di impatto ambientale), e su procedure burocratiche che però fino a quel momento avevano il compito di garantire il pieno controllo della legalità. All’origine, nel dicembre 2001, la Legge Obiettivo nasce con poche e selezionate opere: nel tempo è diventata un ricettacolo del desiderata degli enti locali; ognuno ha ottenuto di inserire nella lista la sua opera “prioritaria”. Se può interessarvi sapere tutte le opere che sono state introdotte in “Legge Obiettivo” guardate qui (questo l’elenco).

L'AUTOSTRADA ORTE-MESTRE, project financing da 9,8 miliardi di euro di costo appoggiata dagli sconti fiscali (per 1,9 miliardi in valore attuale) concessi dal Cipe a novembre su spinta di Incalza e Lupi. La gara di concessione potrà essere avviata dopo l'uscita in Gazzetta della delibera, il promotore è guidato da una società del gruppo Bonsignore. Anche qui ci sarebbe già stata la promessa di direzione lavori a Perotti. (Alessandro Arona, il sole 24ore del 18/3/2015)

L’AUTOSTRADA ORTE-MESTRE, project financing da 9,8 miliardi di euro di costo appoggiata dagli sconti fiscali (per 1,9 miliardi in valore attuale) concessi dal Cipe a novembre su spinta di Incalza e Lupi. La gara di concessione potrà essere avviata dopo l’uscita in Gazzetta della delibera, il promotore è guidato da una società del gruppo Bonsignore. Anche qui ci sarebbe già stata la promessa di direzione lavori a Perotti. (Alessandro Arona, il sole 24ore del 18/3/2015)

   E’ nel dicembre 2001 che così nasce il “Primo Programma delle infrastrutture strategiche”, una pesante ipoteca per lo sviluppo del Paese: non si può pensare, dopo i fallimenti (i danni per opere inutili costruite, la predominante non realizzazione della maggior parte di esse…) di questi ultimi 14 anni che esso Piano sia da portare ancora avanti: va sostituito con un nuovo Piano sulla mobilità e le altre infrastrutture che stabilisca le vere priorità necessarie per rispondere alla reale domanda di mobilità del Paese, con interventi intelligenti e mirati, che servano veramente migliorare il traffico, la mobilità delle persone (nel caso di strade, autostrade, ferrovie). Imprese nazionali e multinazionali che si muovono in questi grandi appalti, promettendo di autofinanziarli con sistemi di “PROJECT FINANCING”, cioè pagando da se i lavori con in cambio la concessione poi del servizio: ma in verità alla fine è quasi sempre il “pubblico” che deve coprire buona parte dell’intervento. Tutto pare, da questa impressione latente che tutto sia finalizzato quasi esclusivamente a  soddisfare gli appetiti dei grandi studi di progettazione, delle grandi aziende di costruzione e delle clientele politiche locali.

la costruenda PEDEMONTANA VENETA - PEDEMONTANA E ORTE-MESTRE, SUPERAFFARI - Il “sistema Incalza” era destinato a sbarcare anche in Veneto perché le grandi opere destinate alla mobilità, Mose a parte, sono nell’agenda del governo e della regione. Tra queste dall’inchiesta di Firenze emergono la «ORTE-MESTRE» e la «PEDEMONTANA VENETA» (qui sopra la mappa del tracciato), senza dimenticare l’ALTA VELOCITÀ nel tratto BRESCIA-VERONA. Gli indagati, e non solo loro, ne parlano al telefono senza sapere che la Procura di Firenze e i Ros dei carabinieri li stanno ascoltando. (da “la Tribuna di Treviso” del 17/3/2015)

la costruenda PEDEMONTANA VENETA – PEDEMONTANA E ORTE-MESTRE, SUPERAFFARI – Il “sistema Incalza” era destinato a sbarcare anche in Veneto perché le grandi opere destinate alla mobilità, Mose a parte, sono nell’agenda del governo e della regione. Tra queste dall’inchiesta di Firenze emergono la «ORTE-MESTRE» e la «PEDEMONTANA VENETA» (qui sopra la mappa del tracciato), senza dimenticare l’ALTA VELOCITÀ nel tratto BRESCIA-VERONA. Gli indagati, e non solo loro, ne parlano al telefono senza sapere che la Procura di Firenze e i Ros dei carabinieri li stanno ascoltando. (da “la Tribuna di Treviso” del 17/3/2015)

   Come adesso dicevamo, alla legge Obiettivo molto spesso nelle grandi opere che si vogliono costruire (nuove autostrade, ospedali, alta velocità ferroviaria…) si è aggiunto l’utilizzo del cosiddetto “PROJECT FINANCING” (o “finanza di progetto”) che è una operazione di finanziamento a lungo termine in cui il “privato” che lo fa ottiene quale corrispettivo la concessione di gestione dell’opera prevista nel progetto (la prima normativa la si ha con la cosiddetta “Merloni ter”, cioè la legge 415 del 1998, e poi con la legge quadro sui lavori pubblici, cioè la 109 del 1994). Pertanto avviene (dovrebbe avvenire!) una partecipazione prioritaria alla spesa di operatori privati i quali in cambio hanno la gestione pluridecennali del servizio (o parte dei servizi) dell’opera che vanno a costruire quando essa sarà in funzione. Bella idea, si potrebbe pensare, ma quasi sempre non è per niente conveniente per le finanze della comunità: il “project financing” si è rilevato molto spesso uno strumento spuntato dove indirettamente chi paga veramente è la parte pubblica; oppure i servizi concessi per decine d’anni ai promotori privati sono così lunghi nel tempo e così redditizi che il tutto non si rivela per niente un buon affare per la collettività.

   In questa crescita bulimica e incontrollata di opere proposte, da realizzare, che già all’origine dimostrano che poco o nulla serviranno in futuro (a cosa serve ora e domani l’Alta Velocità ferroviaria “Torino – Lione”? …tutti ne percepiscono l’inutilità rispetto agli enormi costi finanziari e ambientali di realizzazione…), in questo contesto vengono divorate le risorse per le piccole, grandi opere davvero utili allo sviluppo del paese: pensiamo ad esempio alla lotta al DISSESTO IDROGEOLOGICO, o al recupero dei territori montani abbandonati, o al restauro di beni ambientali ora in degrado, o ai centri storici e periferie urbane in abbandono, o alla rete di servizi di comunicazione digitale cui parti del Paese sono del tutto sprovvisti…..

   E’ pur da dire che anche la fiducia dei cittadini verso quelle “grandi opere” che potrebbero anche servire, essere utili, dare un impulso positivo al Paese, anch’esse sono in balìa di progetti non adatti ai tempi, non innovativi, e con continui scandali giudiziari.

La Brebemi (nuova autostrada Brescia Bergamo Milano) sena traffico

La Brebemi (nuova autostrada Brescia Bergamo Milano) senza traffico

   Su questa linea si percepisce poi che il divario in termini di dotazione fisica di infrastrutture non può essere dato solo dal fatto che macnao il soldi, sono insufficienti i finanziamenti, ma bisognerebbe anche pensare che molte opere attualmente esistenti e (mal)funzionanti dovrebbero avere un miglior utilizzo (ad esempio vi è uno scarso utilizzo di importanti e costosissime infrastrutture dei trasporti già realizzate: come autostrade realizzate che sono pressoché vuote di traffico e basterebbe liberalizzarle alle megari parallele strade vicine intasatissime…. oppure linee ferroviarie che impiegano meno di un 20% delle loro potenzialità – come l’attuale alta velocità Torino-Milano che ha una capacità di 300 treni/giorno, ma se ne effettuano solo 24 e scarsamente utilizzati pure quelli… il Passante autostradale di Mestre ha una capacità di 120 mila veicoli giorno ma ne transitano solo 25mila…. L’aereoporto di Malpensa ha una capacità di 40 milioni di passeggeri l’anno, ma ne transitano 18 milioni…

   E, tornando alle GRANDI OPERE, il vero problema sono le opere inutili, che abbondano ed egemonizzano la lista delle opere della legge obiettivo: nella pioggia di miliardi pubblici trovano ancora il finanziamento opere inutili come L’AUTOSTRADA ORTE-MESTRE (entrata nell’episodio di corruzione di queste settimane denunciato dalla Procura fiorentina) abbiamo cose eclatanti finanziate, come il potenziamento degli aeroporti di Firenze e Salerno e il finanziamento della metropolitana di Firenze (città con meno di 400mila abitanti)….

   Fondare le scelte su ANALISI TRASPARENTI COSTI- BENEFICI può anche ridurre  l’opposizione delle popolazioni locali alla realizzazione di un’opera sul proprio territorio. A questo proposito la partecipazione delle popolazioni che spesso “subiscono” un’opera (tipo un’autostrada di solo attraversamento) può facilitare la realizzazione di un’opera più confacente a un razionale utilizzo, può rendersi conto che qualcosa di meglio, più efficace si può fare (quasi sempre spendendo anche di meno).

   CHE FARE ALLORA? Il problema etico che l’attuale classe politica, il ceto imprenditivo, tutte le comunità nei loro modi di espressione… ebbene, nel decidere e perseguire la realizzazione di GRANDI OPERE si viene ad avere la responsabilità di come sarà il futuro di territori importanti (e tutti lo sono…); si decideranno trasformazioni che esisteranno di qui ai prossimi millenni, che saranno una componente essenziale per le future generazioni, incolpevoli del fatto che se accadrà di adesso creare infrastrutture inutili, non adatte, dovranno loro (future generazioni) subirne le conseguenze, convivere con esse in un mondo “più brutto”. Degradi e perdita di bellezza di paesaggi, dissesti idrogeologici e rovine archeologiche di bellezze architettoniche del nostro passato….

   Insomma la “FILOSOFIA DELLE GRANDI OPERE” (e la loro confusa realizzazione) ora non sta convincendo nessuno (probabilmente anche chi le sta portando avanti). Non è il caso di rimettere in gioco una PIANIFICAZIONE credibile e rivolta a un miglior futuro per tutti i nostri territori? (s.m.)

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I TOPI BALLANO NEL FORMAGGIO DELLA GRANDE OPERA

di Piero Bevilacqua, da “il Manifesto” del 19/6/2014

Vasto dibattito sulla corruzione dilagante nei media italiani. Si cerca di distillare dalla melma quotidiana i caratteri di fondo della speciale pestilenza che imperversa sui cieli d’Italia. Continua a leggere


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ALLARME ACQUA: L’ORO BLU che manca e con un consumo pro-capite sempre più alto (diretto e indiretto) – SOLUZIONI POSSIBILI ALLE RISORSE IDRICHE LIMITATE e al SUPERAMENTO DI OGNI CONFLITTO IDRICO nella geopolitica mondiale: il ruolo degli SCIENZIATI-MEDIATORI

UN MONDO A SECCO - SU 7 MILIARDI DI ESSERI UMANI, 768 MILIONI NON HANNO ACCESSO A ACQUA SALUBRE E BEN 2,5 MILIARDI DEVE CONVIVERE CON LA COSTANTE SCARSITÀ DI RISORSE IDRICHE. Per questo secondo Save the Children 1.400 bambini sotto i 5 anni muoiono ogni giorni di diarrea (16% delle cause di morte infantile). In totale per la mancanza d’acqua muoiono 2000 bambini al giorno, 700 mila all’anno. IL 60% DI COLORO CHE NON HA ACCESSO ALL’ACQUA POTABILE È CONCENTRATO IN 10 PAESI: al primo posto la CINA (108 milioni di persone), seguita da INDIA, NIGERIA, ETIOPIA e BANGLADESH. Ma la mancanza d’acqua ha anche conseguenze indirette. Ad esempio NELL’AFRICA SUBSAHARIANA IL COMPITO DI ANDARE A PRENDERE L’ACQUA RICADE SULL’81% DELLE DONNE E DELLE BAMBINE che per questo non riescono ad istruirsi. Secondo le stime dell’Onu ENTRO IL 2035 I CONSUMI SALIRANNO DELL’85% in tutto il mondo e NEL 2050 SARANNO 2 MILIARDI LE PERSONE RIMASTE A SECCO. Senza contare i cambiamenti climatici che portano sempre maggiore siccità. Solo nell’Europa del sud i livelli dei bacini fluviali potrebbero scendere dell’80%. (da www.dirittiglobali.it )

UN MONDO A SECCO – SU 7 MILIARDI DI ESSERI UMANI, 768 MILIONI NON HANNO ACCESSO A ACQUA SALUBRE E BEN 2,5 MILIARDI DEVE CONVIVERE CON LA COSTANTE SCARSITÀ DI RISORSE IDRICHE. Per questo secondo Save the Children 1.400 bambini sotto i 5 anni muoiono ogni giorni di diarrea (16% delle cause di morte infantile). In totale per la mancanza d’acqua muoiono 2000 bambini al giorno, 700 mila all’anno. IL 60% DI COLORO CHE NON HA ACCESSO ALL’ACQUA POTABILE È CONCENTRATO IN 10 PAESI: al primo posto la CINA (108 milioni di persone), seguita da INDIA, NIGERIA, ETIOPIA e BANGLADESH. Ma la mancanza d’acqua ha anche conseguenze indirette. Ad esempio NELL’AFRICA SUBSAHARIANA IL COMPITO DI ANDARE A PRENDERE L’ACQUA RICADE SULL’81% DELLE DONNE E DELLE BAMBINE che per questo non riescono ad istruirsi. Secondo le stime dell’Onu ENTRO IL 2035 I CONSUMI SALIRANNO DELL’85% in tutto il mondo e NEL 2050 SARANNO 2 MILIARDI LE PERSONE RIMASTE A SECCO. Senza contare i cambiamenti climatici che portano sempre maggiore siccità. Solo nell’Europa del sud i livelli dei bacini fluviali potrebbero scendere dell’80%. (da http://www.dirittiglobali.it )

   Cerchiamo qui di porre l’attenzione sulla questione delle risorse idriche mondiali (e nazionali, nostre) che sono limitate, complesse, riguardo al fatto che contrastano (le risorse idriche, l’acqua) con necessità di utilizzo diversificato fra più soggetti (economici, stati-nazione, personali di ciascuno…). Ad esempio, nella geopolitica globale, ovunque ci siano fiumi “condivisi” nascono focolai di tensione.

   Di sicuro è che la risorsa idrica è risorsa sempre più “stressata” in tutto il pianeta: se ne parla, un po’ a sproposito un po’ in senso veritiero che essa è “il petrolio del futuro”. E’ sicuro però che l’acqua assume sempre più il ruolo di variabile strategica in grado di alterare gli equilibri geopolitici, soprattutto, come detto prima, in quelle aree in cui le fonti idriche sono condivise tra più Paesi.

L'accesso all'acqua potabile è ancora un privilegio: notevole appare il divario tra Europa, Nord-America, Giappone, Australia e il resto del mondo (mappa ripresa da www.aig.it)

L’accesso all’acqua potabile è ancora un privilegio: notevole appare il divario tra Europa, Nord-America, Giappone, Australia e il resto del mondo (mappa ripresa da http://www.aig.it)(CLICCARE SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRLA)

   Nel 1995 Ismail Serageldin, allora vice presidente della Banca mondiale, disse che “nel prossimo secolo le guerre scoppieranno per l’acqua”, e dopo vent’anni questa premonizione ancora non è direttamente accaduta, ma incomincia a farsi sentire, molti altri esperti mondiali la percepiscono come problema geopolitico in fase di gestazione. Nella conflittualità tra comunità, tra Paesi che condividono lo stesso corso d’acqua, è interessante la possibilità di mettere in atto strumenti nuovi, innovativi, per evitare il conflitto, la guerra: nel primo articolo di questo post che vi proponiamo, Sara Gandolfi del Corriere della Sera parla del crescente esercito di SCIENZIATI-MEDIATORI, cioè esperti del territorio, dei fiumi, dei bacini idrografici, che si mettono a disposizione di governi e istituzioni sovranazionali per evitare che le crisi si trasformino in qualcosa di più profondo e sanguinoso; che si possa trovare una soluzione, anche tecnica, condivisa per l’utilizzo dell’acqua.

   Oggi nel mondo il 70% dell’acqua è usato per l’agricoltura, il 22% per l’industria e l’8% per uso domestico. Sfruttata, sprecata, inquinata: lo stress della risorsa idrica del nostro pianeta è pertanto visibile. E viene detto da più parti (studi internazionali) che già dal 2025, metà della popolazione mondiale potrebbe sperimentare gravi carenze idriche (ma già sta accadendo in molte aree del pianeta da sempre, ne parliamo in alcuni articoli ripresi e pubblicati in questo post). E con la crescita demografica e in un mondo che al 2050 dovrà sfamare circa 10 miliardi di persone (rispetto alle sette attuali) il problema non può che aggravarsi.

Il fiume GIORDANO (da Wikipedia) -  I MEDIATORI D’ACQUA. L’acqua, ad esempio, continua ad essere UNO DEI TEMI PIÙ CONTROVERSI NEI NEGOZIATI DI PACE TRA ISRAELIANI E PALESTINESI, ma nella regione non mancano i casi di cooperazione. «Israele e Giordania avevano un accordo implicito dagli anni Cinquanta che è diventato la base dell’accordo formale del 1994», spiega Wolf. «Ogni anno, l’acqua arriva dalla Giordania in Israele d’inverno, è immagazzinata nel lago di Tiberiade (nella cartina vedi SEA OF GALILEE) e viene pompata indietro durante l’estate». Di professione, quando non insegna, Wolf è un IDRO-DIPLOMATICO. Mestiere complesso e ancora poco conosciuto: sotto la generica etichetta di «consulente» cresce l’esercito di questi SCIENZIATI-MEDIATORI che si mettono a disposizione di governi e istituzioni sovranazionali per evitare che le crisi si trasformino in qualcosa di più profondo e sanguinoso (Sara Gandolfi, da “il Corriere della Sera” del 10/3/2015)

Il fiume GIORDANO (da Wikipedia) – I MEDIATORI D’ACQUA. L’acqua, ad esempio, continua ad essere UNO DEI TEMI PIÙ CONTROVERSI NEI NEGOZIATI DI PACE TRA ISRAELIANI E PALESTINESI, ma nella regione non mancano i casi di cooperazione. «Israele e Giordania avevano un accordo implicito dagli anni Cinquanta che è diventato la base dell’accordo formale del 1994», spiega Wolf. «Ogni anno, l’acqua arriva dalla Giordania in Israele d’inverno, è immagazzinata nel lago di Tiberiade (nella cartina vedi SEA OF GALILEE) e viene pompata indietro durante l’estate». Di professione, quando non insegna, Wolf è un IDRO-DIPLOMATICO. Mestiere complesso e ancora poco conosciuto: sotto la generica etichetta di «consulente» cresce l’esercito di questi SCIENZIATI-MEDIATORI che si mettono a disposizione di governi e istituzioni sovranazionali per evitare che le crisi si trasformino in qualcosa di più profondo e sanguinoso (Sara Gandolfi, da “il Corriere della Sera” del 10/3/2015)

   Nell’annuale forum di Davos in Svizzera dei potenti della terra (statisti, economisti, finanzieri…) che si tiene ogni fine gennaio, si è parlato chiaramente (in quest’ultimo del 2015) che la vera emergenza che di qui a poco il mondo dovrà affrontare è la crisi delle risorse idriche (emergenze ben superiore anche della crisi economica globale cui ancora il mondo non riesce a superare).

L’AZERBAIJAN è famoso per il suo clima mite e per la ricchezza di risorse naturali, ma è anche UNA VERA E PROPRIA MINIERA D’ACQUA. Tra le sue zone montuose, infatti, sono dislocate oltre 1.000 sorgenti. Gran parte di queste fonti sorgono nella REPUBBLICA AUTONOMA DI NAKHCHIVAN, che gli scienziati hanno ribattezzato il “museo di sorgenti naturali”

L’AZERBAIJAN è famoso per il suo clima mite e per la ricchezza di risorse naturali, ma è anche UNA VERA E PROPRIA MINIERA D’ACQUA. Tra le sue zone montuose, infatti, sono dislocate oltre 1.000 sorgenti. Gran parte di queste fonti sorgono nella REPUBBLICA AUTONOMA DI NAKHCHIVAN, che gli scienziati hanno ribattezzato il “museo di sorgenti naturali”

   I problemi della scarsità idrica sono molteplici: le prime crisi che ci sono si vedono: perfino la CALIFORNIA sta conoscendo una fortissima siccità; ma in particolare il BRASILE, dove San Paolo ha quasi prosciugato le risorse idriche. Non considerando ovviamente la siccità atavica (climatica ma non solo, cioè di spreco delle ridotte risorse idriche…) dell’AFRICA. E il problema lo si ritrova anche in CINA, paese in cui la metà delle acque di falda sono inquinate e la rete idrica è largamente inefficiente.

   Appunto, SCARSITÀ D’ACQUA, ma anche INQUINAMENTO DI FIUMI E FALDE.

ITALIA AVVELENATA. Il sistema idrico italiano fa letteralmente acqua da tutte le parti. Secondo LEGAMBIENTE in Italia non si conosce lo stato ecologico del 56% e lo stato chimico del 78% delle acque superficiali, solo il 25% ha uno stato ecologico di buon livello e il 18% passa l’esame dello stato chimico. Nel 2011 sono stati sversati nei bacini idrici 140 tonnellate di metalli pesanti, 2,8 milioni di tonnellate di sostanze inorganiche e milioni di tonnellate di sostanze organiche pericolose. In totale IN EUROPA SOLO IL 42% DEI CORSI IDRICI SUPERFICIALI GODE DI BUONA SALUTE. - COSA E QUANTO BEVIAMO. Siamo ancora il primo paese al mondo per consumo di acqua in bottiglia (191 litri per famiglia all’anno) anche se cresce il numero di persone che beve acqua del rubinetto, il 66,7% lo fa qualche volta, il 46% quasi sempre, con punte maggiori al nord (dati Aqua Italia). Ma la novità più preoccupante la fornisce il Wwf. L’ITALIA È IL TERZO PAESE IMPORTATORE DI ACQUA NASCOSTA NEI CIBI: 66 miliardi di metri cubi l’anno. SI CHIAMA IMPRONTA IDRICA DI CONSUMO E PER IL 50% È DOVUTA ALLE CARNI. Nel complesso OGNI ITALIANO CONSUMA 6 MILA LITRI OGNI GIORNO DI ACQUA CHE È SERVITA ALLA PRODUZIONE DI BENI CONFEZIONATI (132 miliardi di metri cubi l’anno). Mentre la produzione italiana succhia 70 miliardi di metri cubi di acqua all’anno. L’AGRICOLTURA È IL SETTORE PIÙ ASSETATO (85% di cui tre quarti per il bestiame), segue l’industria (15%) mentre l’uso domestico è al 7%. CARO COME L’ACQUA. L’Italia poi deve fare i conti con UN SISTEMA IDRICO DISASTRATO. Secondo Cittadinanza Attiva la DISPERSIONE IDRICA nel 2011 è stata del 33% e l’acqua sprecata è costata ben 3,7 miliardi. Parallelamente crescono costantemente le bollette, anche se con grosse differenze territoriali. In generale in Italia dal 2007 si è registrato un aumento dei costi per famiglia del 43%, +7,4% solo nel 2013. Le bollette arrivano a circa 333 euro l’anno. La regione più cara è la Toscana e la città dove l’acqua è più salata è Firenze (542 euro per famiglia ogni anno). (da www.dirittiglobali.it )

ITALIA AVVELENATA. (CLICCARE SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRLA) Il sistema idrico italiano fa letteralmente acqua da tutte le parti. Secondo LEGAMBIENTE in Italia non si conosce lo stato ecologico del 56% e lo stato chimico del 78% delle acque superficiali, solo il 25% ha uno stato ecologico di buon livello e il 18% passa l’esame dello stato chimico. Nel 2011 sono stati sversati nei bacini idrici 140 tonnellate di metalli pesanti, 2,8 milioni di tonnellate di sostanze inorganiche e milioni di tonnellate di sostanze organiche pericolose. In totale IN EUROPA SOLO IL 42% DEI CORSI IDRICI SUPERFICIALI GODE DI BUONA SALUTE. – COSA E QUANTO BEVIAMO. Siamo ancora il primo paese al mondo per consumo di acqua in bottiglia (191 litri per famiglia all’anno) anche se cresce il numero di persone che beve acqua del rubinetto, il 66,7% lo fa qualche volta, il 46% quasi sempre, con punte maggiori al nord (dati Aqua Italia). Ma la novità più preoccupante la fornisce il Wwf. L’ITALIA È IL TERZO PAESE IMPORTATORE DI ACQUA NASCOSTA NEI CIBI: 66 miliardi di metri cubi l’anno. SI CHIAMA IMPRONTA IDRICA DI CONSUMO E PER IL 50% È DOVUTA ALLE CARNI. Nel complesso OGNI ITALIANO CONSUMA 6 MILA LITRI OGNI GIORNO DI ACQUA CHE È SERVITA ALLA PRODUZIONE DI BENI CONFEZIONATI (132 miliardi di metri cubi l’anno). Mentre la produzione italiana succhia 70 miliardi di metri cubi di acqua all’anno. L’AGRICOLTURA È IL SETTORE PIÙ ASSETATO (85% di cui tre quarti per il bestiame), segue l’industria (15%) mentre l’uso domestico è al 7%.
CARO COME L’ACQUA. L’Italia poi deve fare i conti con UN SISTEMA IDRICO DISASTRATO. Secondo Cittadinanza Attiva la DISPERSIONE IDRICA nel 2011 è stata del 33% e l’acqua sprecata è costata ben 3,7 miliardi. Parallelamente crescono costantemente le bollette, anche se con grosse differenze territoriali. In generale in Italia dal 2007 si è registrato un aumento dei costi per famiglia del 43%, +7,4% solo nel 2013. Le bollette arrivano a circa 333 euro l’anno. La regione più cara è la Toscana e la città dove l’acqua è più salata è Firenze (542 euro per famiglia ogni anno). (da http://www.dirittiglobali.it )

   In Italia, terra potenzialmente ricchissima di risorse idriche, lo spreco è irrazionale e irragionevole: acquedotti che perdono quasi la metà del loro “trasporto” d’acqua, nessuna politica di razionalizzazione. E ancor peggio va con l’inquinamento idrico. L’ISPRA (che è l’ “Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, emanazione del Ministero dell’Ambiente, e che si occupa di attività di formazione sui temi ambientali), l’Ispra dicevamo, nel suo rapporto reso noto all’inizio 2015 sulle indagini svolte sulle acque italiane superficiali e sotterranee del periodo 2011/ 2012 ha messo in evidenza la presenza di 175 sostanze attive. Questa rilevazione è stata predisposta dall’ISPRA sulla base delle informazioni trasmesse dalle Regioni che, attraverso le Agenzie regionali e provinciali per la protezione dell’ambiente (ARPA), ha effettuato indagini sul territorio e analisi di laboratorio. Tra le regioni che presentano acque maggiormente contaminate ci sono Lombardia (92 per cento), Sicilia (88 per cento) e Emilia Romagna (87,5 per cento) che quest’ultima è anche in classifica per la maggiore percentuale di acque sotterranee inquinate (72 per cento).

   Inoltre il DISBOSCAMENTO e i FENOMENI sempre più accelerati DI DESERTIFICAZIONE comportano una minore attività di ritenzione delle acque e di alimentazione degli acquiferi (gli “acquiferi” sono, per dirla semplicemente, i contenitori sotterranei dell’acqua, e la falda è l’acqua in essi contenuta).

   Infine. L’introduzione delle MODERNE TECNOLOGIE DI ESTRAZIONE ha accresciuto il ruolo dello stato di crisi e svuotamento degli acquiferi nella gestione mondiale dell’acqua. Man mano che le nuove tecnologie soppiantano i sistemi di autogestione, le strutture democratiche di controllo da parte delle popolazioni si deteriorano; e si va verso l’impoverimento, l’aridità. Tra gli innumerevoli casi di dissolvimento delle falde acquifere nel mondo causate da sistemi di prelievo moderni, si ricorda il tentativo in Egitto di creare, negli anni sessanta del secolo scorso, nelle oasi del deserto occidentale, una possibile nuova “Valle del Nilo” (un progetto appunto denominato “new valley”: tentativo abortito proprio dal fatto che il deserto nubiano è sì ricco d’acqua nel sottosuolo, ma non può reggere produzioni e prelievi industriali, urbani, come siamo abituati a fare. L’uso di tecnologie di grande asporto d’acqua in quei luoghi così in secolare equilibrio idrico tra villaggio-oasi-comunità, deserto e risorse sottostanti idriche, non ha fatto altro che rendere quelle aree ancor più prive d’acqua, svuotate di tutto, aree di degrado e di abbandono.

   E riprendiamo in questo post anche un articolo di Vandana Shiva, studiosa, economista, ecologista indiana, che parla, a proposito del “bene acqua”, della necessità di preservare i cosiddetti diritti “ripari”, cioè quel sistema consuetudinario basato sul fatto che l’acqua è il suo possesso, rientra in un diritto usufruttuario, della proprietà comune e del “ragionevole uso”, e che questa cosa ha guidato fin dall’origine gli insediamenti umani in tutto il mondo. La giurisdizione mondiale, la geopolitica globale e di ciascun territorio, richiede pertanto rispetto e attenzione al “bene acqua”, salvaguardando il suo utilizzo primario per se stessi e per chi condivide bacini idrografici, acquiferi e falde, fiumi, laghi, torrenti, e qualsiasi altra fonte d’acqua. (s.m.)

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Contese geopolitiche

PROVE DI FORZA E DIPLOMAZIA: IL MONDO IN GUERRA PER L’ORO BLU

di Sara Gandolfi, da “il Corriere della Sera” del 10/3/2015

- Dal Medio Oriente agli Stati Uniti, dal Sud America all’Europa dell’Est, in tutti i continenti si moltiplicano i rischi di scontro intorno a falde, fiumi e laghi condivisi -

   «Gli impiegati sono asserragliati all’interno della diga, pronti ad aprire i cancelli d’inondazione su ordine dei militari», riferiva il testimone. Poi, l’8 settembre scorso, il governo iracheno ha ripreso il controllo dell’area intorno alla diga di Haditha, aiutato dai raid aerei statunitensi. I miliziani dell’Isis erano avanzati fino alle soglie del grande sbarramento sul fiume Eufrate, nella provincia di Anbar, a circa 200 chilometri dalla capitale. Se l’avessero conquistata, i jihadisti avrebbero avuto fra le mani una potentissima arma di guerra. L’acqua. Continua a leggere


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ISIS: tra DISTRUZIONE E SACCHEGGIO dei resti DELLA CIVILTÀ DELLA MESOPOTAMIA e COMMERCIO D’ARTE del fiorente mercato nero mondiale – SEGNI DI CIVILTÀ MILLENARIE PERDUTE irrimediabilmente, nella follia del nostro ventunesimo secolo, invaso da integralismi e terrorismi – Difendere l’ARTE ANTICA è riconoscere la convivialità tra popoli e civiltà diverse

7 MARZO 2015: I militanti dello Stato islamico hanno distrutto i resti archeologici dell'ANTICA CITTÀ DI HATRA, nel nord dell'Iraq, che risalivano a 2mila anni fa. Lo fa sapere il ministero iracheno per il Turismo e le Antichità. Hatra si trova a sud di Mossul, la città irachena più grande in mano all'Isis. Il sito di Hatra, dichiarato patrimonio dell'umanità dall'Unesco nel 1987, risale all'IMPERO SELEUCIDE, che controllava gran parte del territorio conquistato da Alessandro Magno. È famoso in particolare per IL TEMPIO CON COLONNE CHE SI TROVA AL CENTRO DELLA CITTÀ ANTICA (vedi foto sopra) (Fonte Reuters/Traduzione LaPresse, 7/3/2015)

7 MARZO 2015: I militanti dello Stato islamico hanno distrutto i resti archeologici dell’ANTICA CITTÀ DI HATRA, nel nord dell’Iraq, che risalivano a 2mila anni fa. Lo fa sapere il ministero iracheno per il Turismo e le Antichità. Hatra si trova a sud di Mossul, la città irachena più grande in mano all’Isis. Il sito di Hatra, dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 1987, risale all’IMPERO SELEUCIDE, che controllava gran parte del territorio conquistato da Alessandro Magno. È famoso in particolare per IL TEMPIO CON COLONNE CHE SI TROVA AL CENTRO DELLA CITTÀ ANTICA (vedi foto sopra) (Fonte Reuters/Traduzione LaPresse, 7/3/2015)

   Perché gli adepti dell’ISIS distruggono gran parte delle antichissime mura di Ninive (provincia del Nord Iraq, Ninive è stata l’antica capitale dell’impero assiro, i cui resti sono all’interno dell’odierna Mosul) e statue e altri resti dell’arte assira dell’ottavo secolo avanti Cristo? E cosa accade, sta accadendo, per tutti gli importantissimi siti archeologici cui sono i terroristi territorialmente in possesso…

mappa dell'antica MESOPOTAMIA (i CONFINI dell'attuale Iraq corrispondono più o meno, se si aggiunge un lembo di territorio siriano, all'antica Mesopotamia: tra il TIGRI e l'EUFRATE)

mappa dell’antica MESOPOTAMIA (i CONFINI dell’attuale Iraq corrispondono più o meno, se si aggiunge un lembo di territorio siriano, all’antica Mesopotamia: tra il TIGRI e l’EUFRATE)

   Probabilmente ciò accade perché quei musei, quei siti archeologi, sono oggetto della bellezza e della sacralità nell’evoluzione della storia dei popoli: e l’accanimento e distruzione viene motivata perché sono stati creati prima dell’avvento dell’islamismo. Questa è la motivazione “ufficiale”. Ma forse questa è solo una motivazione secondaria, del tutto secondaria. Pare che la crudezza verso ogni cosa che rappresenta bellezza artistica, storia, sia dovuta anche alla volontà di far paura e apparire al mondo occidentale (ma in particolare al mondo islamico, perché la vera rivolta degli integralisti dell’Isis è in primis contro il mondo islamico che cerca una sua strada di vita e sviluppo rapportandosi al mondo intero), quella di far apparire se stessi integralisti terroristi islamici come la forza del terrore non disposta ad alcuna integrazione con nessuno, e desiderosa di dar battaglia a chiunque sia diverso da loro. O forse questo accade solo per “l’anarchia della guerra”, dove violenze (sulle persone, sulle cose) e atti irragionevoli, fanno parte sempre di qualsiasi condizione di guerra, dove tutto è possibile, tutto è fattibile, senz’alcun limite etico, di umanità.

MOSSUL (in arabo: موصل, al-Mawṣil) o MOSUL, è una città dell'Iraq, capoluogo del governatorato di Ninawa. Mossul è il nome che diedero gli arabi all'antica NINIVE, la capitale assira citata anche nella Bibbia. Il sito di Ninive si trova sulla sponda orientale del fiume Tigri, mentre Mossul è sorta sulla sponda occidentale. La città ha 2.882.442 abitanti (calcolati per il 2010). (da Wikipedia)

MOSSUL (in arabo: موصل, al-Mawṣil) o MOSUL, è una città dell’Iraq, capoluogo del governatorato di Ninawa. Mossul è il nome che diedero gli arabi all’antica NINIVE, la capitale assira citata anche nella Bibbia. Il sito di Ninive si trova sulla sponda orientale del fiume Tigri, mentre Mossul è sorta sulla sponda occidentale. La città ha 2.882.442 abitanti (calcolati per il 2010). (da Wikipedia)

   Per questo la distruzione delle bellezze artistiche (siano esse architettoniche, scultoree, pittoriche…) è forse anche un desiderio di distruzione del mondo intero. Poi, chiaramente, si fa anche del commercio, per introitare soldi: si staccano i bassorilievi dalle pareti per venderli sul mercato nero: perché nell’occidente corrotto innumerevoli sono i mercanti d’arte e gli “appassionati” disposti a pagare per avere in casa un reperto antico della Mesopotamia.

   Tutto questo accade, ci vede inermi spettatori, nel nord dell’Iraq, il punto di incontro fra i grandi imperi dell’antichità, che è un enorme tesoro archeologico, con al centro Mosul, città in mano allo Stato islamico.

La furia dello Stato islamico non si arresta più. Oggi i sanguinari miliziani fedeli al califfo Abu Bakr al-Baghdadi hanno distrutto con i bulldozer l'antica città assira di NIMRUD (nrll'immagine Il sito archeologico di Nimrud come si presentava fino alla fine di febbraio)

La furia dello Stato islamico non si arresta più. Oggi i sanguinari miliziani fedeli al califfo Abu Bakr al-Baghdadi hanno distrutto con i bulldozer l’antica città assira di NIMRUD (nrll’immagine Il sito archeologico di Nimrud come si presentava fino alla fine di febbraio)

   La stima annuale di 2 miliardi e 200 mila dollari dell’Unesco sui proventi del traffico illecito di beni culturali nel mondo potremmo dire che di ora in ora si rivela obsoleta (questa valutazione): va sempre più rivista verso l’alto dopo il sacco dell’Iraq e l’ascesa del Califfato (ora, si dice, siamo intorno ai sei-sette miliardi di dollari l’anno…) ma si tratta solo di ipotesi di studiosi anch’essi senza i mezzi necessari a valutare la distruzione dei siti archeologici e del commercio dei reperti (quando non vengono resi in frammenti, in polvere, dai terroristi dell’Isis).

MAPPA DI MIMRUD

MAPPA DI NIMRUD

  Ma questo commercio e distruzione di luoghi storici, archeologici, d’arte, avviene in un tutto il mondo arabo, anche quello non controllato ora dall’Isis: l’Antiquities Coalition, un’associazione di archeologi e studiosi di storia antica, valuta dai 3 ai 5 milioni di dollari il traffico dal solo Egitto negli ultimi tre anni (vedi l’articolo di  Fabio Sindici, ripreso qui di seguito da “la Stampa”).

    La distruzione dei resti di civiltà antiche che avevano resistito a commerci illegali, distruzioni di guerre civili e non, passaggi di eserciti, abbandono e disinteresse delle autorità… questa distruzione incessante e accelerata che stiamo ora vivendo, è episodio gravissimo del momento storico che stiamo vivendo. E, nella nostra apatia, non riusciamo a credere e a pensare, oltre la nostra quotidianità, che siamo in una guerra totale, pur frammentata nelle varie parti del pianeta: in primis proprio nell’avanzare del terrorismo islamico in territori come l’Iraq, la Siria, il Mali, la Nigeria, la Libia… e quant’altro potrà esserci nei prossimi giorni settimane.

   L’apatia occidentale, o perlomeno l’attendismo che esiste ora, denota questo stato di difficoltà a prendere in mano la situazione, provvedere a fare qualcosa di veramente concreto. Perché anche l’Occidente è frammentato, diviso, forse interessato ai contesti delle crisi che ci sono all’interno di ciascun paese-nazione (crisi economica, della politica…), di ciascuna area geografica di riferimento (parte dell’Europa, le tante piccole e divise aree europee, l’Asia e i contesti geografici diversi con un Medio oriente dalle tante problematiche, l’America con problemi interni di tenuta dell’ordine sociale, l’Africa in abbandono e fuori dall’attenzione di tutti….).

   Riprendere (o meglio “prendere”) in mano il destino geopolitico del mondo, in modo autorevole e superando le conflittualità tra stati, dovrebbe essere dato proprio dalla necessità e priorità di affrontare l’Isis, un terrorismo che distrugge non solo la vita delle comunità e delle persone che considera diverse da loro, ma anche il patrimonio intero dell’umanità, fatto di opere artistiche, archeologiche, che sono riferimento dello sviluppo delle civiltà umane e che ci riguardano tutti con partecipazione, emozione. (s.m.)

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terrorismo-150226193302I terroristi dello Stato Islamico (Isis) hanno distrutto numerose STATUE, FREGI E ALTRI OGGETTI D’ARTE PRE-ISLAMICI esposti nel MUSEO DI MOSUL, nel NORD DELL’IRAQ. L’opera di distruzione è documentata in un VIDEO DELLA DURATA DI CINQUE MINUTI DIFFUSO SU ALCUNI SITI WEB ISLAMICI: secondo gli esperti i reperti distrutti comprendono sia degli originali che delle copie. La direzione del METROPOLITAN MUSEUM di NEW YORK ha definito l’accaduto “UNA CATASTROFE”, ricordando come il MUSEO DI MOSUL “copra TUTTO L’ARCO DELLA CIVILTÀ NELLA REGIONE, con importanti SCULTURE DI CITTÀ REALI quali NIMRUD, NINIVE e HATRA”: “Questa brutalità gratuita deve cessare, prima che tutte le vestigia del mondo antico vengano annientate”. (26/2/2015, da http://www.askanews.it/ –

IL VIDEO DELLA DISTRUZIONE DEL MUSEO:

http://www.panorama.it/panorama-tv/news-video/lisis-distrugge-statue-museo-mosul/

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LA STORIA VITTIMA DEL FANATISMO

di Domenico Quirico, da “la Stampa” del 27/2/2015

- Perché il bassorilievo di un toro antropomorfo del primo millennio assiro fa paura al califfato? -

   Perché statue della meravigliosa arenaria di Mosul spaventano lo stato islamico, occupano i suoi sgherri come i bombardamenti americani: tanto che li fanno a pezzi, si accaniscono sudando nella polvere, li gettano al suolo sbriciolati come se fossero nemici armati o ribelli? Continua a leggere


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LA SVIZZERA e LA FINE DEL SEGRETO BANCARIO – I tradizionali PARADISI FISCALI, in caduta libera nella crisi politica ed economica globale, cercano altri luoghi per proliferare (in nuove CITTÀ-STATO, GRANDI NAZIONI o MICRO-ATOLLI sperduti nel Pacifico) – La necessità di un GOVERNO MONDIALE dell’economia e della finanza

COME SUONA LA LISTA NERA SVIZZERA - LA BANCA SVIZZERA PRIVATA HSBC AIUTAVA TUTTI, DAI PRESUNTI TRAFFICANTI DI ARMI ALLE POP STAR (Qartz). Il principio del sistema bancario svizzero, in fondo, è sempre stato più o meno questo: noi non vi conosciamo, siete solo dei numeri, ma milionari. Una banca per amica, sembrerebbe, perché quando uno è ricco nessuno lo conosce. Ancor meno quando poi, improvvisamente, uno diventa povero. Lo scriveva Jimmy Cox nel 1923, in pieno periodo proibizionista americano, in un classico del blues divenuto famoso nella versione di Eric Clapton. "Un tempo facevo la bella vita del milionario, spendevo tutto quel che avevo, non ci badavo affatto, portavo fuori tutti i miei amici a divertirci, poi ho cominciato a cadere così in basso. Ho perso tutti i miei buoni amici, non avevo un posto dove andare". (di Giulia Pompili, 9/2/2015, da IL FOGLIO) (immagine da www.ciaocomo.it)

COME SUONA LA LISTA NERA SVIZZERA – LA BANCA SVIZZERA PRIVATA HSBC AIUTAVA TUTTI, DAI PRESUNTI TRAFFICANTI DI ARMI ALLE POP STAR (Qartz). Il principio del sistema bancario svizzero, in fondo, è sempre stato più o meno questo: noi non vi conosciamo, siete solo dei numeri, ma milionari. Una banca per amica, sembrerebbe, perché quando uno è ricco nessuno lo conosce. Ancor meno quando poi, improvvisamente, uno diventa povero. Lo scriveva Jimmy Cox nel 1923, in pieno periodo proibizionista americano, in un classico del blues divenuto famoso nella versione di Eric Clapton. “Un tempo facevo la bella vita del milionario, spendevo tutto quel che avevo, non ci badavo affatto, portavo fuori tutti i miei amici a divertirci, poi ho cominciato a cadere così in basso. Ho perso tutti i miei buoni amici, non avevo un posto dove andare”. (di Giulia Pompili, 9/2/2015, da IL FOGLIO) (immagine da http://www.ciaocomo.it)

   Vogliamo dedicare questo post alla decisione di questi giorni della Svizzera di non essere più un “paradiso fiscale”. Questo perché è sicuramente notizia storica rilevante questo fatto, cioè che la Svizzera si allontana da quei paesi dove non si pagano tasse per i capitali finanziari stranieri che arrivano, paesi dove si “nascondono” i soldi sottratti alla dichiarazione al fisco del proprio paese di origine e a volte i guadagni sono pure denari percepiti con operazioni illegali, criminali, e il deposito è al fine del riciclaggio di denaro “sporco”. La Svizzera allora si chiama fuori dai paradisi fiscali (e quasi contemporaneamente lo fa il Lichtenstein, piccolo stato-principato tra Austria e Svizzera).

La Svizzera  è uno Stato federale, composto da 26 cantoni indipendenti. Il territorio (prevalentemente alpino) è geograficamente suddiviso tra il massiccio del Giura, l'Altopiano e le Alpi svizzere, e occupa una superficie di 41.285 km². Due terzi degli 8 milioni di abitanti si concentrano sull'Altopiano, dove si trovano le maggiori città: Zurigo, Ginevra, Berna, Basilea, Winterthur, Lucerna, San Gallo e Losanna. Le prime due sono piazze finanziarie internazionali e vengono anche spesso considerate come le città aventi la qualità di vita più elevata al mondo, mentre Berna, come capitale (più propriamente "città federale"), è il centro burocratico e politico della nazione e sempre qui, nel Palazzo Federale, vi è la sede del Parlamento e del Governo. A Losanna e Lucerna vi sono le sedi della massima istanza giuridica della Confederazione: il Tribunale federale. Altri tribunali della Confederazione si trovano invece a San Gallo e Bellinzona. La Svizzera è uno dei Paesi economicamente più prosperi al mondo. Due terzi della forza lavoro sono attivi nel settore terziario e circa un terzo nel secondario. La Svizzera è suddivisa in tre regioni linguistiche e culturali: tedesca, francese, italiana, a cui vanno aggiunte le valli del Canton Grigioni in cui si parla il romancio. Il tedesco, il francese, l'italiano sono lingue ufficiali e nazionali. Il romancio è lingua nazionale dal 1938 ed è parzialmente lingua ufficiale dal 1996. Alla diversità linguistica si aggiunge quella religiosa con i cantoni protestanti e i cantoni cattolici. Gli svizzeri quindi non formano una nazione nel senso di una comune appartenenza etnica, linguistica e religiosa. Il forte senso di appartenenza al Paese si fonda sul percorso storico comune, sulla condivisione dei miti nazionali e dei fondamenti istituzionali (federalismo, democrazia diretta, neutralità), sulla geografia (Alpi) e in parte sull'orgoglio di rappresentare un caso particolare in Europa. La politica estera è contraddistinta dalla tradizionale neutralità, mantenuta sin dal 1674, anno della prima dichiarazione ufficiale di neutralità della Svizzera. La Svizzera fa parte delle Nazioni Unite (dal 2002), del Consiglio d'Europa, dell'Organizzazione mondiale del commercio. La Svizzera ospita numerose organizzazioni internazionali, in particolare a Ginevra, dove vi si trovano la sede della Croce Rossa e la sede europea dell'ONU. Non fa parte dell'Unione europea. (da WIKIPEDIA) (cartina tratta da www.quoteimg.com/)

La Svizzera è uno Stato federale, composto da 26 cantoni indipendenti. Il territorio (prevalentemente alpino) è geograficamente suddiviso tra il massiccio del Giura, l’Altopiano e le Alpi svizzere, e occupa una superficie di 41.285 km². Due terzi degli 8 milioni di abitanti si concentrano sull’Altopiano, dove si trovano le maggiori città: Zurigo, Ginevra, Berna, Basilea, Winterthur, Lucerna, San Gallo e Losanna. Le prime due sono piazze finanziarie internazionali e vengono anche spesso considerate come le città aventi la qualità di vita più elevata al mondo, mentre Berna, come capitale (più propriamente “città federale”), è il centro burocratico e politico della nazione e sempre qui, nel Palazzo Federale, vi è la sede del Parlamento e del Governo. A Losanna e Lucerna vi sono le sedi della massima istanza giuridica della Confederazione: il Tribunale federale. Altri tribunali della Confederazione si trovano invece a San Gallo e Bellinzona.
La Svizzera è uno dei Paesi economicamente più prosperi al mondo. Due terzi della forza lavoro sono attivi nel settore terziario e circa un terzo nel secondario.
La Svizzera è suddivisa in tre regioni linguistiche e culturali: tedesca, francese, italiana, a cui vanno aggiunte le valli del Canton Grigioni in cui si parla il romancio. Il tedesco, il francese, l’italiano sono lingue ufficiali e nazionali. Il romancio è lingua nazionale dal 1938 ed è parzialmente lingua ufficiale dal 1996. Alla diversità linguistica si aggiunge quella religiosa con i cantoni protestanti e i cantoni cattolici.
Gli svizzeri quindi non formano una nazione nel senso di una comune appartenenza etnica, linguistica e religiosa. Il forte senso di appartenenza al Paese si fonda sul percorso storico comune, sulla condivisione dei miti nazionali e dei fondamenti istituzionali (federalismo, democrazia diretta, neutralità), sulla geografia (Alpi) e in parte sull’orgoglio di rappresentare un caso particolare in Europa.
La politica estera è contraddistinta dalla tradizionale neutralità, mantenuta sin dal 1674, anno della prima dichiarazione ufficiale di neutralità della Svizzera. La Svizzera fa parte delle Nazioni Unite (dal 2002), del Consiglio d’Europa, dell’Organizzazione mondiale del commercio. La Svizzera ospita numerose organizzazioni internazionali, in particolare a Ginevra, dove vi si trovano la sede della Croce Rossa e la sede europea dell’ONU. Non fa parte dell’Unione europea. (da WIKIPEDIA) (cartina tratta da http://www.quoteimg.com/)

   Ma restano lo stesso molti i Paesi dei cinque continenti che accettano ben volentieri denari “in nero”, paesi questi che fanno parte di una cosiddetta “BLACK LIST” redatta dagli stati danneggiati dalle ricchezze che se ne vanno senza pagare tasse. Stati in “black list” che sono o grandi nazioni o micro-atolli sperduti nel Pacifico. Dal Medio Oriente (Paesi del Golfo in primis), alle famose isole Cayman, passando per colonie e protettorati come Gibilterra o ex tali, come Hong Kong, Panama, Macao, Singapore. Per arrivare a dorati luoghi di residenza di vip, come il Principato di Monaco, o altri Principati e Ducati del Vecchio continente, come Andorra. Per quanto riguarda Singapore e il Principato di Monaco sembra che anche loro tra poco tempo apriranno la visibilità dei conti esteri come hanno ora deciso di fare la Svizzera e il Lichtenstein.

ADDIO AL SEGRETO BANCARIO TRA ITALIA E SVIZZERA: i due governi hanno firmato il 24 febbraio scorso l'accordo che pone definitivamente fine al segreto bancario nel paese transalpino. La storica intesa, siglata a Milano dopo tre anni di trattative, dal ministro del Tesoro PIER CARLO PADOAN e dalla sua omologa svizzera, EVELINE WIDMER-SCHLUMPF, prevede LO SCAMBIO DI INFORMAZIONI TRA I DUE PAESI, automatico a partire dal 2017 e CONSENTE ALLA SVIZZERA DI USCIRE DALLA "BLACK LIST" dei paesi considerati paradisi fiscali

ADDIO AL SEGRETO BANCARIO TRA ITALIA E SVIZZERA: i due governi hanno firmato il 24 febbraio scorso l’accordo che pone definitivamente fine al segreto bancario nel paese transalpino. La storica intesa, siglata a Milano dopo tre anni di trattative, dal ministro del Tesoro PIER CARLO PADOAN e dalla sua omologa svizzera, EVELINE WIDMER-SCHLUMPF, prevede LO SCAMBIO DI INFORMAZIONI TRA I DUE PAESI, automatico a partire dal 2017 e CONSENTE ALLA SVIZZERA DI USCIRE DALLA “BLACK LIST” dei paesi considerati paradisi fiscali

   Pertanto Svizzera, Lichtenstein, ma anche Austria, Lussemburgo, Montecarlo, Singapore sono oramai da considerarsi ex paradisi fiscali. E’ sicuro che a loro si sostituiranno altri paesi o città-stato, come Dubai, Londra, le Mauritius, la Serbia, le Seychelles, la Slovacchia, la Slovenia, la Tunisia… anche se alcune di queste mète fiscali sono politicamente meno sicure della solida neutrale Svizzera, e qualche titubanza a portare lì dei soldi ci potrebbe essere per quei ricchi del mondo che non vogliono pagare tasse.

   Un rimescolamento del pianeta, che ha fatto ripensare di cambiare logica alla ambigua neutralità finanziaria di paesi come la Svizzera, e dall’altra altri paesi che diventeranno paradisi fiscali. E in ogni caso le ricchezze sono sempre più difficili da controllare da Stati nazionali che vogliono garantire la loro sovranità (e anche i servizi, il welfare che le tasse sulla ricchezza e sui profitti attinge per potersi concretizzare).

   I nuovi accordi dello stato italiano con la Svizzera in ogni caso, adesso, sono un vero avvenimento storico: si è arrivati alla fine del mito svizzero del “segreto bancario”. La Svizzera, infatti, potrà consegnare dati di correntisti stranieri alle autorità italiane anche in caso di semplice sospetto di evasione fiscale (fino ad oggi, invece, per ottenere dati bancari dalla Svizzera erano necessarie prove di una concreta frode fiscale con falsificazione di documenti, e non era detto che, dopo lungo tempo e peripezie, si ottenessero le informazioni).

   Come spesso accade in Svizzera, è stato proposto un referendum, contro questa abolizione del segreto bancario. Sono state raccolte già più di centomila firme da un comitato di partiti di destra, sostenendo un’iniziativa che vuole una maggiore protezione della propria sfera economica privata. Ma è significativo che la stessa associazione svizzera dei banchieri abbia detto che non sosterrà quest’iniziativa di referendum: cioè non si torna indietro.blacklist

   Insomma la Svizzera sembra fare sul serio di voler cambiare rotta. Un paese (da molti istituti di ricerca considerato il migliore al mondo per viverci) dalle moltissime contraddizioni, tra picchi di positività e negatività. Terra di rifugiati politici all’epoca delle dittature fasciste e naziste in Europa, diventato poi cassaforte di capitali finanziari spesso di lobbies mafiose e criminali di tutto il mondo. E anche quando dava asilo a rifugiati e perseguitati nazisti (anche se è vero che per questo è stata criticata per la sua poca apertura e timidezza nei confronti dei perseguitati dal nazismo stesso), non sono mancate operazioni di sottrazione e incameramento delle ricchezze, dell’oro, degli ebrei perseguitati dai nazisti (solo nel 1998 la Svizzera riconoscerà queste sottrazioni di denaro e valori, e ci vorrà una decina d’anni, nel 2008, per indennizzare gli eredi delle vittime dei nazisti). La Svizzera è stata anche terra di forte immigrazione, dei frontalieri italiano che attraverso Chiasso per decine d’anni hanno attraversato quotidianamente il confine. Lo era: crisi economica e allargamento dei partiti di destra e xenofobi hanno ristretto e stanno restringendo sempre più le maglie della disponibilità di accoglienza all’immigrazione in questo paese.

   Paese che comunque, per l’Italia e il Nord in particolare, al di là della vetusta fama di tesoriere di illeciti capitali finanziari, rappresenta una Terra a noi assai vicina, e cara: non solo per attraversala verso mete del nord Europa, ma per apprezzarla nei suoi splendidi paesaggi montani, lacustri, per l’alto grado di civiltà e accoglienza.

   E’ pure da notare come nel tempo gli svizzeri hanno creato un’economia ricca pur non avendo risorse naturali importanti (in Svizzera non c’è petrolio…) e con un ambiente montano e un cima aspro. Paese che con le micro-tecnologie (a suo tempo gli orologi…) nel tempo hanno saputo dimostrare ingegno e versatilità. A questo proposito, delle Svizzera, della pace secolare che ha vissuto e dell’inventiva tecnologica dei suoi artigiani, ci permettiamo di citare, una volta tanto una frase-battura un po’ triviale ma celebre di Orson Welles che diceva: “In Italia sotto i Borgia, per trent’anni, hanno avuto assassinii, guerre, terrore e massacri, ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia, e che cos’hanno prodotto? Gli orologi a cucù.”

   Fino alla finanza d’assalto e cruda degli ultimi decenni, che ora si è deciso di rimuovere.

mappa paradisi fiscali (da www.dirittiglobali.it/) (CLICCARE SULL'IMMAGINE PER INGRANDIRLA)

mappa paradisi fiscali (da http://www.dirittiglobali.it/) (CLICCARE SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRLA)

   Nel contesto dei nuovi paradisi fiscali che di sicuro sostituiranno la Svizzera e il Lichtenstein, è anche pensabile che altri modi ci saranno per nascondere capitali in nero e illeciti finanziari: non più pertanto chi oltrepassa la frontiera con denaro nascosto in una valigetta, ma con una maggiore mobilità della propria residenza (sia di vita che fiscale). Se i paradisi fiscali spariscono a poco a poco, è probabile che ricchi e mediamente ricchi vadano a vivere in posti che saranno i nuovi paradisi.

   In ogni caso la possibilità che tutti paghino le tasse e che si riesca a capire e individuare quali sono i denari illeciti, tutto questo richiederà un maggior coordinamento mondiale al di là degli egoismi degli stati nazionali, e ancora una volta la soluzione può venire dal pensare di creare un autorevole governo mondiale (dell’economia che faccia star bene tutti, ma anche dei diritti di uguaglianza e libertà da garantire a ciascuna persona). (s.m.)

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SE IL MITO FONDATORE NASCE DA UN INGANNO

- Violenza e verità: da Guglielmo Tell a Che Guevara -

di Claudia Magris, dal Corriere.it

- Claudio Magris incontra il germanista che ha pubblicato un «ritratto» della svizzera attraverso i suoi scrittori -

   Nel 1802 Napoleone diceva ai delegati svizzeri che il loro Paese poteva scegliere fra un destino di grandezza, legandosi alla Francia e alla sua politica mondiale, e un destino—a suo avviso ad esso più consono — di «sicurezza e tranquillità», di neutralità, che avrebbe permesso di coltivare «le vostre leggi, i vostri costumi e i vostri commerci», al riparo delle montagne create dalla natura per separarli dagli altri Stati. Continua a leggere


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SACCO DI ROMA: non solo hooligans – E’ proponibile UNA NUOVA CAPITALE PER L’ITALIA?… al posto della intasata Roma (di traffico, corruzione, danneggiamenti…)?…Un nuovo CENTRO POLITICO diffuso nella rete delle città dell’Italia centrale (PERUGIA, L’AQUILA…con la CAPITALE rappresentativa in ASSISI)?

La FONTANA DELLA BARCACCIA è una FONTANA DI ROMA, situata in PIAZZA DI SPAGNA, ai piedi della scalinata di TRINITÀ DEI MONTI. Nel 1627 papa URBANO VII incaricò PIETRO BERNINI, che già lavorava all’ampliamento dell’acquedotto stesso, di realizzare una fontana nella piazza sottostante la chiesa della Trinità dei Monti e il Bernini fu aiutato anche dal figlio GIAN LORENZO, che probabilmente la completò alla morte del padre. Era la prima volta che una fontana veniva concepita interamente come UN’OPERA SCULTOREA. Secondo una versione popolare molto accreditata, la sua particolare forma potrebbe essere stata ispirata dalla presenza sulla piazza di una barca in secca, portata fin lì dalla piena del Tevere del 1598 (nel cui ricordo il papa potrebbe aver commissionato l’opera), ma si è anche avanzata l’ipotesi che quel luogo fosse anticamente utilizzato come piccola naumachia (cioè uno spettacolo rappresentante una battaglia navale e il bacino in cui si tenevano queste rappresentazioni) (da Wikipedia)

La FONTANA DELLA BARCACCIA è una FONTANA DI ROMA, situata in PIAZZA DI SPAGNA, ai piedi della scalinata di TRINITÀ DEI MONTI. Nel 1627 papa URBANO VII incaricò PIETRO BERNINI, che già lavorava all’ampliamento dell’acquedotto stesso, di realizzare una fontana nella piazza sottostante la chiesa della Trinità dei Monti e il Bernini fu aiutato anche dal figlio GIAN LORENZO, che probabilmente la completò alla morte del padre. Era la prima volta che una fontana veniva concepita interamente come UN’OPERA SCULTOREA. Secondo una versione popolare molto accreditata, la sua particolare forma potrebbe essere stata ispirata dalla presenza sulla piazza di una barca in secca, portata fin lì dalla piena del Tevere del 1598 (nel cui ricordo il papa potrebbe aver commissionato l’opera), ma si è anche avanzata l’ipotesi che quel luogo fosse anticamente utilizzato come piccola naumachia (cioè uno spettacolo rappresentante una battaglia navale e il bacino in cui si tenevano queste rappresentazioni) (da Wikipedia)

   Se Roma è contemporaneamente città sede centrale della religiosità cattolica (con presenza di milioni di pellegrini-turisti ogni anno), se è sede politica di tutti i ministeri e parlamento come capitale d’Italia; se è una grandiosa storica città d’arte dove il vero museo è all’aperto, nel suo grande centro storico, e passeggiando si passa da un capolavoro all’altro (architettonico, scultoreo, archeologico….).

Dopo l’assalto degli hooligans olandesi della squadra di calcio del Feyenoord di Rotterdam che giovedì sera, 19 febbraio, a Roma hanno gravemente danneggiato la FONTANA DELLA BARCACCIA in Piazza di Spagna, Annamaria Cerioni, responsabile del servizio restauri della Soprintendenza Capitolina ai Beni Culturali stigmatizza: «LA FONTANA NON TORNERÀ MAI PIÙ COME PRIMA. A parte che si è verificato un vero e proprio oltraggio a un'opera d'arte straordinaria, sono state individuate 110 SCALFITURE SUL BACINO DI MARMO». Per lo più scheggiature provocate da vetri, molti i frammenti ritrovati: il più lungo è di 10 centimetri. Questo pezzo si era staccato dal candelabro ed è stato rimesso a posto. «Tuttavia ci sono alcune scalfiture al travertino che non si possono riparare. Si tratta di almeno sessanta scheggiature «molto piccole, che con il tempo si levigheranno». (Grazia Longo, “la Stampa” del 21/2/2015)

Dopo l’assalto degli hooligans olandesi della squadra di calcio del Feyenoord di Rotterdam che giovedì sera, 19 febbraio, a Roma hanno gravemente danneggiato la FONTANA DELLA BARCACCIA in Piazza di Spagna, Annamaria Cerioni, responsabile del servizio restauri della Soprintendenza Capitolina ai Beni Culturali stigmatizza: «LA FONTANA NON TORNERÀ MAI PIÙ COME PRIMA. A parte che si è verificato un vero e proprio oltraggio a un’opera d’arte straordinaria, sono state individuate 110 SCALFITURE SUL BACINO DI MARMO». Per lo più scheggiature provocate da vetri, molti i frammenti ritrovati: il più lungo è di 10 centimetri. Questo pezzo si era staccato dal candelabro ed è stato rimesso a posto. «Tuttavia ci sono alcune scalfiture al travertino che non si possono riparare. Si tratta di almeno sessanta scheggiature «molto piccole, che con il tempo si levigheranno». (Grazia Longo, “la Stampa” del 21/2/2015)

   Se Roma è anche metropoli dove ci vivono più di 3 milioni di persone che si muovono però a fatica nelle cose quotidiane per l’ingorgo continuo del traffico, e per questo è la città italiana che al mattino si sveglia per prima, molto presto (spesso ai romani per andare al lavoro ci vuole ben più di un’ora, due ore…), e ogni tentativo di aprire nuove linee metropolitane o altre forme di mobilità più rapida spesso (sempre) deve fare i conti con il sottosuolo che è un paradiso archeologico che non si può certo scardinare come niente fosse (ci sono tante città sotto quella attuale…).

   Se Roma non regge un turismo di massa tutto l’anno, manifestazioni politiche di protesta contro provvedimenti governativi, eventi religiosi di grande entità, ma anche devastazioni di tifoserie straniere: come gli hooligans olandesi della squadra di calcio del Feyenoord di Rotterdam che giovedì sera, 19 febbraio, hanno danneggiato gravemente la Fontana della Barcaccia, da poco restaurata, e fatto danni ai negozi nella zona (che ammonterebbero a 3 milioni di euro, mentre ancora da quantificare ma già ritenuti «gravi e permanenti» sono i deterioramenti della fontana barocca), e sparso immondizie per tutto il centro…

Roma, TOR SAPIENZA, le proteste contro campi rom e immigrati del dicembre scorso

Roma, TOR SAPIENZA, le proteste contro campi rom e immigrati del dicembre scorso

   Se Roma è attrazione per persone straniere disagiate (immigrati) e conta una presenza di campi nomadi come nessun’altra città in Italia, e le periferie sono quelle che risentono di più dei degradi e delle difficoltà di vita quotidiana: sono da ricordare, tra novembre e dicembre dello scorso anno gli accadimenti, gli scontri, le proteste, di alcuni quartieri (Tor Sapienza in particolare), per la presenza di “troppi” immigrati, e anche dei Campi Rom (la difficile convivenza del quartiere con gli zingari…) (a Roma nei campi nomadi ci sono 8mila persone).

   E sempre le periferie hanno una forte presenza dell’industria dello spaccio, della prostituzione di ogni sesso in ulteriore espansione che fa chiedere quartieri a luci rosse, e il tutto con mafie, camorre, ’ndranghete che la fanno da padrone. E ci sono poi, è stato denunciato nel dicembre scorso, cooperative sociali che gestiscono molti di questi “servizi al disagio” con appalti milionari e in continuità con metodi, affari e personaggi della tristemente nota banda della Magliana di qualche decennio fa…

Sandro Veronesi, scrittore, sostiene la proposta di spostare la capitale da Roma

Sandro Veronesi, scrittore, sostiene la proposta di spostare la capitale da Roma

   Se, infine, Roma è ricettacolo di nuove mafie politiche, con corruzione e spreco di denaro pubblico, e amministrarla diventa un compito assai arduo; se Roma vive da anni questo stato confusionale per essere allo stesso tempo sede e capitale di così tante funzioni (politica, religiosa, culturale…), e quotidianamente implode mettendo in rilievo i suoi problemi (e se tra poco scoppiasse anche la drammatica situazione dello smaltimento dei rifiuti urbani?), ebbene, forse vien da chiedersi se non sarebbe meglio per la gestione e la vita di questa meravigliosa città che si provvedesse a pensare a un altro luogo come sede “capitale d’Italia”.

   Uno scrittore assai noto, Sandro Veronesi, in un’intervista pubblicata su “il Corriere della Sera” l’8 dicembre scorso, ha proposto di spostare la capitale a L’AQUILA o a PERUGIA. Veronesi dice: «Roma è l’unica città al mondo che svolge quattro funzioni: capitale, metropoli, città sacra, città d’arte. Occasioni per delinquere legate a tutte e quattro. Politici accanto a camorristi e mafiosi, nello stesso ristorante, chiuso, poi riaperto, a mangiare pesce freschissimo. Diventerebbe marcia anche Oslo, così. E l’unica funzione spostabile è quella di capitale».

ASSISI NUOVA CAPITALE D'ITALIA (perché no?)

ASSISI NUOVA CAPITALE D’ITALIA (perché no?)

   Noi troviamo questa proposta un po’ provocazione, ma interessante e da pensarci. A noi piacerebbe che la capitale d’Italia fosse ASSISI: luogo di pulizia morale, di profonda partecipazione etica per credenti e non, di bellezza ambientale, naturale inestimabile (nel cuore della verde Umbria), e di rara emozionante intensità nelle architetture, nell’arte trecentesca pittorica che qui esprime cose incredibili (Giotto, Simone Martini, Pietro Lorenzetti…).

Giotto, Assisi, Basilica Inferiore, Cappella della Maddalena, La resurrezione di Lazzaro

Giotto, Assisi, Basilica Inferiore, Cappella della Maddalena, La resurrezione di Lazzaro

   Ovvio che la struttura logistica di Assisi, che deve avere una capitale, non ha niente a che vedere con la capacità di Roma, e che necessariamente dovremmo pensare a una CAPITALE DIFFUSA, cioè altre città dell’Italia centrale (dove ogni luogo urbano si percepisce, pur diviso dal verde, natura, è così vicino all’altro), e potremmo avere mezzi pubblici di comunicazione (ad esempio un sistema ferroviaria metropolitano di superficie, utilizzando le attuali ferrovie, senz’alcun impatto ambientale, anzi creando utili collegamenti per tutta la popolazione) ben più facili da realizzarsi di una nuova linea metropolitana nella splendida ma difficile Roma archeologica… e così da coinvolgere nelle strutture logistiche di “capitale d’Italia” città come Assisi, Perugia, l’Aquila…

   Ma è Assisi che potrebbe diventare prioritariamente luogo prediletto per riconoscersi in una nuova capitale “amata da tutti”, e spinta a un rinnovamento verso il futuro, tecnologico, innovativo ma francescano, conservando umiltà, onestà, desiderio di ricominciare da capo, ricrearsi…. Metterebbe d’accordo Nord e Sud del nostro Paese, molto di più di quel che ora appare la “Roma politica” Ovvio che non basta questo per migliorare la politica, ma il “luogo” aiuterebbe sicuramente.

   Pertanto l’idea di spostare almeno la capitale politica d’Italia dalla “implosiva Roma” è un’idea che può divenire concreta, esprimersi oltre ogni provocazione e protesta contro i vari degradi che quasi mensilmente la metropoli romana va incontro. (s.m.)

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FURIA A ROMA: GLI HOOLIGANS NELLA TERRA DEI CACHI. QUEL CHE RESTA DEL SACCO DI ROMA

di Antonio Padellaro, da “il Fatto Quotidiano” del 21/2/2015

   Giovedì sera, a Roma, il posto più sicuro era lo Stadio Olimpico con migliaia di lanzichenecchi che asserragliati nella Curva Nord, sbronzi e placati inneggiavano a chissà quali nuove razzìe mentre sul campo due squadre celebravano svogliatamente le esequie del gioco del calcio. Continua a leggere


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L’UCRAINA (di fatto) smembrata tra Russia e piccola nazione filo-europea – il NUOVO ORDINE MONDIALE, tra crudeltà ed espansione (in LIBIA?) dell’ISIS, IMMIGRAZIONE e atroce morte in mare DI DISPERATI, e la nuova GUERRA FREDDA che ad USA e CINA ripropone il ruolo della RUSSIA

 

Con la proclamazione del CESSATE IL FUOCO, Vladimir Putin ha detto che si aspetta che gli ottomila soldati ucraini impegnati nella BATTAGLIA DI DEBALTSEVO si arrendano e cedano le armi, prima che sia concesso loro di sfuggire all'accerchiamento delle forze filo Mosca. DEBALTSEVO è una piccola città sull'autostrada strategica che COLLEGA LE DUE CAPITALI SEPARATISTE, DONETSK E LUGANSK (le due capitali delle autoproclamate repubbliche separatiste), e la capitolazione creerebbe di fatto una nuova linea di confine (da “Il Foglio”, Daniele Raineri, 13/2/2015)

Con la proclamazione del CESSATE IL FUOCO, Vladimir Putin ha detto che si aspetta che gli ottomila soldati ucraini impegnati nella BATTAGLIA DI DEBALTSEVO si arrendano e cedano le armi, prima che sia concesso loro di sfuggire all’accerchiamento delle forze filo Mosca. DEBALTSEVO è una piccola città sull’autostrada strategica che COLLEGA LE DUE CAPITALI SEPARATISTE, DONETSK E LUGANSK (le due capitali delle autoproclamate repubbliche separatiste), e la capitolazione creerebbe di fatto una nuova linea di confine (da “Il Foglio”, Daniele Raineri, 13/2/2015)

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Tra il 4 e l’11 febbraio 1945 i leader delle potenze alleate contro il nazifascismo si incontrarono a Yalta, in Crimea, per discutere cosa sarebbe successo dopo la capitolazione della Germania, ormai prossima (8 maggio 1945). conferenza di yalta

Ospiti nel palazzo di Livadia, ultima residenza estiva degli zar, IOSIF STALIN, FRANKLIN D. ROOSEVELT e WINSTON CHURCHILL misero le basi per l’ordine mondiale che sarebbe uscito dopo al fine della Seconda guerra mondiale: dalla divisione della GERMANIA in diverse zone di occupazione alle rispettive sfere di influenza sul continente e non solo. Se la questione della POLONIA rimase inizialmente contrastata e irrisolta – sarebbe stata poi l’Unione Sovietica a forzare la mano per la costituzione di un primo governo satellite comunista – ci fu maggiore unità per gettare le fondamenta per la creazione delle NAZIONI UNITE e del CONSIGLIO DI SICUREZZA, che avrebbe visto la luce nella prima assemblea generale a Londra nel gennaio del 1946.

Putin, Merkel, Hollande e Poroshenko al vertice di Minsk

Putin, Merkel, Hollande e Poroshenko al vertice di Minsk

ESATTAMENTE 70 ANNI DOPO LA CONFERENZA DI YALTA, GLI EQUILIBRI CONTINENTALI E INTERNAZIONALI SONO MESSI ALLA PROVA PROPRIO SU QUEL TEATRO: LA CRIMEA E L’UCRAINA. Gli attori sono diversi e gli schieramenti differenti, ma IN DISCUSSIONE C’È IN SOSTANZA L’ORDINE STABILITO ALLORA SULLE SPONDE DEL MAR NERO, che per 25 anni dopo la caduta del comunismo aveva continuato a reggere senza troppi scossoni. (Stefano Grazioli, LETTERA43.IT, 10/2/2015)

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   Pietas e dolore di “morti per guerra” (in Ucraina più di 5mila), di migranti affogati (più di trecento in quest’ultimo ennesimo episodio…nel mare “nostrum” Mediterraneo…morti atroci, per affogamento o ipotermia, cioè di freddo… in un articolo in questo post se ne descrivono le fasi di agonia del morire di freddo…)… un contesto di sofferenza individuale e dolore cui siamo (un po’ cinicamente) tutti spettatori abbastanza disattenti….

   L’accavallarsi di una situazione (di rivolgimento umano e di stati) geopolitica, con le sue tragedie che ci corrono via dalla nostra attenzione quotidiana (gli attentati di Copenaghen mentre scriviamo… ma su tutte l’INSEDIAMENTO DELLO STATO ISLAMICO IN LIBIA), fa sì che, oltre alla pietas prioritaria che dovremmo avere, si possa e debba fare una sintesi di questo nostro mondo così in sommovimento (non positivo) e si veda se, nel proprio piccolo, si può fare qualcosa (oltre a seguirne con autentica partecipazione gli eventi)

   La GUERRA IN UCRAINA (che pare risolta con una trattativa “Putin, Merkel, Hollande, Poroshenko” di “cessate il fuoco” che almeno momentaneamente i separatisti russi dicono di accettare… ma è da scommettere che durerà pochissimo, e tuttora truppe ucraina sono sotto assedio dei separatisti nella città dell’est ucraino DEBALTSEVO …), è GUERRA SUL SUOLO EUROPEO: evoca quella dei Balcani della prima metà degli anni ‘90, pur forse (forse…) con crudezze minori rispetto alla “pulizia” etnica e sterminio di massa che ha caratterizzato la guerra civile balcanica. Qui si tratta dello smembramento di uno stato sicuramente di antica memoria (come regione europea) ma (ri)nato da pochi decenni dal disfacimento dell’ex Unione Sovietica.

   E l’Ucraina e quel che accade (un paese che nella politica dominante vorrebbe appoggiarsi all’Unione Europea, e dall’altra una forte presenza, specie nella parte orientale, di filorussi peraltro fomentata dalla politica espansionistica di Putin di “riconquista” degli ex territori sovietici), l’Ucraina è forse la (ri)apertura della GUERRA FREDDA che c’è stata dal 1945 al 1989: e dopo, cioè adesso, quando il mondo sembrava andare verso un dualismo tra STATI UNITI e CINA, ecco riapparire la RUSSIA, che si sta riprendendo la sfera di influenza sui paesi della ex Unione Sovietica, non solo come controllo geopolitico dell’area, ma anche fisicamente, territorialmente, come sta accadendo in questi mesi in Ucraina (e, per dire, nessun ormai più mette in discussione la Crimea già inglobata nell’ “impero” di Putin).

(mappa da candidonews.wordpress.com) - LA LIBIA è sempre più terra di conquista dell’IS. Le milizie che hanno giurato fedeltà a al Baghdadi conquistano anche SIRTE. Dopo DERNA, dove dallo scorso autunno le milizie del Consiglio della Shura hanno proclamato la loro adesione al Califfato, Sirte è la seconda città libica a finire sotto i vessilli nerocerchiati. Ma l’influenza dell’Is si estende ormai a BENGASI, sino a poco tempo fa incontrastato regno della qaedista Ansar al-Sharia. Ora, sotto la possente spinta simbolica del Califfato, molti dei seguaci di Ansar cominciano a affluire tra i ranghi dell’Is.(Renzo Guolo, da “la Repubblica” del 14/2/2015)

(mappa da candidonews.wordpress.com) – LA LIBIA è sempre più terra di conquista dell’IS. Le milizie che hanno giurato fedeltà a al Baghdadi conquistano anche SIRTE. Dopo DERNA, dove dallo scorso autunno le milizie del Consiglio della Shura hanno proclamato la loro adesione al Califfato, Sirte è la seconda città libica a finire sotto i vessilli nerocerchiati. Ma l’influenza dell’Is si estende ormai a BENGASI, sino a poco tempo fa incontrastato regno della qaedista Ansar al-Sharia. Ora, sotto la possente spinta simbolica del Califfato, molti dei seguaci di Ansar cominciano a affluire tra i ranghi dell’Is.(Renzo Guolo, da “la Repubblica” del 14/2/2015)

   E, fuori dell’Ucraina, in Europa, ovviamente non c’è nessuno disposto a “morire per Kiev”. L’unica preoccupazione è che la guerra non si estenda oltre quell’area geografica, e questo invece potrebbe accadere. Al di là dell’attuale cessate il fuoco (che non possiamo chiamare “pace”) a nostro avviso l’unica possibilità civile per l’Ucraina è quella che diventi una federazione, uno stato federale, fatto di due regioni ben distinte che però si sentono unite con regole ben precise, ma con larghe autonomie ciascuna; e queste due anime dello Stato siano libere di guardare e riconoscersi nella Unione Europea da una parte e nella Russia dall’altra (quest’ultima riguarderebbero le zone delle regioni di DONETSK e di LUGANSK, vale a dire in quelle ora controllate dalle milizie separatiste). Niente a che vedere con il sogno auspicato da tanti (compresi noi), e la possibilità, che l’Ucraina, TERRA DI CONFINE, possa (potesse) essere UN PONTE di scambio, comunicazione, TRA DUE MONDI, tra Occidente ed Oriente (anche se la Russia europea è ben difficile considerarla “oriente”).

   L’ipotesi della Confederazione tra due regioni, di stato federale, per l’Ucraina potrebbe essere la via di uscita dallo scontro interno tra filo-russi e filo-europei. Sennò sembra evidente che Putin, con le buone o le cattive, ora che la situazione è consolidata di presenza di filo-russi nell’est del Paese, e temporaneamente congelata, Il leader russo prende in modo definitivo l’Est dell’Ucraina. Con risvolti internazionali di scontro con il mondo intero e (perché no?) un possibile coinvolgimento degli Usa, dell’Europa, in una guerra mondiale.

(mappa dal quotidiano LE FIGARO, France) - Dal 1° novembre 2014 sul Mediterraneo centrale non c’è più l’operazione italiana di salvataggio MARE NOSTRUM: adesso c’è un’operazione europea, di ben più modeste dimensioni e pretese, che si chiama TRITON. TRITON SI LIMITA UNICAMENTE AD ATTIVITÀ DI CONTROLLO DELLA FRONTIERA DEL MEDITERRANEO CENTRALE. Quella europea non è pertanto un’operazione di ricerca e salvataggio -search and rescue – onere che resterà a carico degli Stati membri nelle acque dentro i propri confini e in quelle internazionali di competenza di ciascun Stato. TRITON ha un raggio d’azione decisamente più limitato rispetto a MARE NOSTRUM: mentre quest’ultimo si estendeva in acque internazionali, fino alle coste libiche, da cui parte la quasi totalità dei migranti che poi sbarcano in Italia; la nuova operazione europea invece si limita al pattugliamento di un’area di 30 miglia a largo di Sicilia, Calabria e Puglia

(mappa dal quotidiano LE FIGARO, France) – Dal 1° novembre 2014 sul Mediterraneo centrale non c’è più l’operazione italiana di salvataggio MARE NOSTRUM: adesso c’è un’operazione europea, di ben più modeste dimensioni e pretese, che si chiama TRITON. TRITON SI LIMITA UNICAMENTE AD ATTIVITÀ DI CONTROLLO DELLA FRONTIERA DEL MEDITERRANEO CENTRALE. Quella europea non è pertanto un’operazione di ricerca e salvataggio -search and rescue – onere che resterà a carico degli Stati membri nelle acque dentro i propri confini e in quelle internazionali di competenza di ciascun Stato. TRITON ha un raggio d’azione decisamente più limitato rispetto a MARE NOSTRUM: mentre quest’ultimo si estendeva in acque internazionali, fino alle coste libiche, da cui parte la quasi totalità dei migranti che poi sbarcano in Italia; la nuova operazione europea invece si limita al pattugliamento di un’area di 30 miglia a largo di Sicilia, Calabria e Puglia

   I tanti conflitti globali attuali sembrano dati da un contesto di frammentazione dove tanti soggetti, stati, governi, pseudo sette religiose… vogliono dire la loro nella confusione che esiste, senza più riferimenti, e tutti si fanno promotori di conflittualità. La sintesi di questo contesto geopolitico globale e l’urgenza di “fare qualcosa” oltre il singolo conflitto, potrebbe essere l’impegno di tutti per la costituzione di un GOVERNO MONDIALE che risolva confini obsoleti e conflitti di altri tempi, che tuteli le diversità e difenda da ogni violenza verso popoli e individui indifesi, che crei pace e uno sviluppo rivolto a tutto il pianeta, superando fame e povertà. (s.m.)

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SENZA FRONTIERE: UCRAINA VERSO LA DIVISIONE

di Gigi Riva, da “L’ESPRESSO” del 19/2/2015

- Federazione con vaste autonomie. Oppure secessione dell’Est. Il destino del Paese è scritto. Ma ci vorranno ancora molti morti per sancire l’inevitabile - Continua a leggere


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La crudele uccisione del PILOTA GIORDANO: il MONDO, ARABO E NON, sconvolto – La guerra all’ISIS non più delegabile a Curdi e Iraniani: la collera della GIORDANIA spinge i musulmani a ribellarsi agli integralisti assassini – Ma NON si dovrebbero USARE GLI STESSI METODI di rappresaglia e violenza gratuita

GIORDANIA, AMMAN, anche Rania di Giordania alla marcia contro l’Isis e in ricordo del pilota arso vivo: "SIAMO TUTTI MAAZ"

GIORDANIA, AMMAN, anche Rania di Giordania alla marcia contro l’Isis e in ricordo del pilota arso vivo: “SIAMO TUTTI MAAZ”

   Moaz al-Kasasba, pilota giordano precipitato col caccia e catturato dai militanti dell’Isis, è stato assassinato facendolo ardere vivo, chiuso in una gabbia, perché i sostenitori dello Stato islamico hanno deciso via web questo tipo di terribile esecuzione. Cioè è stato indetto un referendum online (usando il social televoto su Twitter) e “il fuoco” è stata la richiesta più votata.

il pilota giordano e il televoto

il pilota giordano e il televoto

   Quel che caratterizza la crudeltà senza limiti degli appartenenti a questa nuova realtà che è l’Isis, che fino al giugno scorso era di fatto stata ignorata dai media internazionali (ma ancor di più dalla politica mondiale), quel che caratterizza è proprio l’esibizione della crudeltà (perché non osiamo pensare a crudeltà nascoste terribili che caratterizzarono in particolare popoli che subiscono la guerra e la violenza quotidiana, e che non vengono esibite ma sono altrettanto orrende…).

   Ogni giorno l’Isis “ci propone” qualcosa di nuovo (si fa per dire), di orribile da vedere: gli sgozzamenti, le crocefissioni… e poco tempo fa (il 14 gennaio) pure il video in cui un ragazzino di 10 anni impugnava una pistola e uccideva due ostaggi russi, accusati di spionaggio.

   E nel rogo assassino del povero giovane pilota giordano, il fuoco che dà la morte a un essere umano, riporta alla memoria i roghi che erano una pratica ufficiale degli stati e delle chiese in Europa, per molti secoli. Ad essere bruciati, a cominciare per primi, gli eretici, cioè cristiani che vivevano la loro religiosità in modo nuovo, magari spontaneo e che non era ammesso rispetto a quella ufficiale, roghi iniziati attorno alla mille. E poi naturalmente l’Inquisizione con le sentenze che emetteva (dal duecento fino alla metà del settecento). Una stima approssimativa calcola che i roghi delle Inquisizioni cattoliche siano stati circa 20 mila: ed è a parte il computo delle streghe bruciate in Europa che gli storici contabilizzano a circa 60 mila.

   La “modernità” rappresentata dall’Isis è invece data (rispetto ai roghi e atrocità del passato, ma anche del presente) dal sapiente uso dato dalla straordinaria forza dei social network. È così che sono finora riusciti a imporsi agli Stati e ai loro apparati militari, a tenere il mondo in balìa della loro crescente espansione e degli adepti che sta facendo nel mondo occidentale.

   Qualcuno pensa, dopo il crudele rogo del pilota giordano, che questi adepti all’islamismo terrorista potrebbero calare: questo continuo rilancio verso la barbarie può rivelarsi pericoloso, se non fatale, per gli islamisti terroristi, anche con una popolazione di origine islamica più o meno ben integrata in Occidente dove i simpatizzanti alle loro cause sono numerosi.

LA GIORDANIA HA SEI MILIONI DI ABITANTI, con il 65 PER CENTO DELLA POPOLAZIONE DI ORIGINE PALESTINESE. E negli ultimi anni è stata costretta ad accogliere DUE MILIONI DI PROFUGHI, soprattutto SIRIANI SCAMPATI ALLA GUERRA CIVILE E POI ALL’ISIS, profughi che hanno sconvolto il suo equilibrio sociale. Le avanguardie dello Stato islamico, l’Isis, hanno probabilmente già attraversato la frontiera giordana (Guido Olimpo, il Corriere della Sera, 5/2/2015)

LA GIORDANIA HA SEI MILIONI DI ABITANTI, con il 65 PER CENTO DELLA POPOLAZIONE DI ORIGINE PALESTINESE. E negli ultimi anni è stata costretta ad accogliere DUE MILIONI DI PROFUGHI, soprattutto SIRIANI SCAMPATI ALLA GUERRA CIVILE E POI ALL’ISIS, profughi che hanno sconvolto il suo equilibrio sociale. Le avanguardie dello Stato islamico, l’Isis, hanno probabilmente già attraversato la frontiera giordana (Guido Olimpo, il Corriere della Sera, 5/2/2015)

   Dall’altra parte c’è ora il coinvolgimento diretto della Giordania nella guerra all’Isis (la collera di un popolo e delle autorità dopo quanto è stato fatto a un loro figlio, il pilota assassinato…). E questo non fa stare più soli i curdi e gli iraniani che finora sono i soli ad aver combattuto sul campo questa espansione dello stato islamico del terrore. E anche il mondo occidentale, al di là dei droni usati dagli americani, potrebbe incominciare ad essere più attivo, a fare qualche azione concreta a un fenomeno che potrebbe sfociare definitivamente nel terrorismo nelle città europee e americane (come è accaduto a Parigi).

   Poi pare che si sia arrestata quell’avanzata dello Stato islamico che fino a pochi mesi fa sembrava inarrestabile. Si parla delle forze curde spalleggiate dall’Occidente che si preparano all’offensiva di primavera contro le periferie di Mosul. Kobane, città siriana ai confini con la Turchia sembra sia stata ripresa (ne parliamo in un articolo di questo post), così come una parte dei territori yazidi attorno a Sinjar. È forse in questa situazione di rallentamento che lo Stato islamico si sta organizzando sui territori conquistati e cerca di aumentare i suoi combattenti da reclutare in ogni parte del pianeta.

i confini del nuovo STATO ISLAMICO

i confini del nuovo STATO ISLAMICO

   Ma il tragico episodio del pilota bruciato vivo fa pensare anche a qualcos’altro nella lotta all’Isis fatta da ora dai paesi arabi (nello specifico la Giordania): invocare e applicare contro gli integralisti assassini la legge del taglione, come fa in sostanza la Giordania eseguendo senza troppi formalismi giuridici le condanne a morte dei terroristi iracheni Ziad al-Karbouli e Sajida al-Rishawi (quest’ultima una donna che doveva farsi esplodere, terrorista coinvolta negli attentati ad Amman nel 2005 che provocarono 60 vittime), ebbene questo metodo di rispondere a crudeltà “gratuite” con altre crudeltà fuori da ogni processo e rispetto del diritto internazionale, questa cosa non può andar bene: cioè non si può rispondere alle nefandezze del nemico sullo stesso terreno.

Nelle scuole del nuovo stato controllato dall’Isis negli ex territori di Iraq e Siria, LE CLASSI DEL CALIFFATO SONO RIGIDAMENTE DIVISE FRA MASCHILI E FEMMINILI e gli insegnati devono essere dello stesso sesso degli allievi. Le divise si ispirano ai precetti salafiti: i maschi devono indossare tuniche larghe che nascondono le forme del corpo, le ragazze il velo che copre i capelli e vestiti con le maniche lunghe per non mostrare le braccia (da “la Stampa”)

Nelle scuole del nuovo stato controllato dall’Isis negli ex territori di Iraq e Siria, LE CLASSI DEL CALIFFATO SONO RIGIDAMENTE DIVISE FRA MASCHILI E FEMMINILI e gli insegnati devono essere dello stesso sesso degli allievi. Le divise si ispirano ai precetti salafiti: i maschi devono indossare tuniche larghe che nascondono le forme del corpo, le ragazze il velo che copre i capelli e vestiti con le maniche lunghe per non mostrare le braccia (da “la Stampa”)

   Qui si vuole sottolineare la pericolosità (e la disumanità dell’applicazione della teoria dell’ “occhio per occhio”. Combattere l’Isis in guerra è abbastanza ovvio che non si può che adottare forme militari anche violente; ma questo non significa dover darsi a rappresaglie evitabili, fuori di ogni diritto internazionale. Esiste ad esempio la CORTE PENALE INTERNAZIONALE dell’Aja, un’istituzione internazionale, che questi crimini (e criminali) dell’Isis dovrà giudicare, proprio perché a questa istituzione è data l’autorità internazionale di giudicare e condannare se provati ogni efferatezza anche in un contesto di guerra.

   Per dire che la mobilitazione contro la barbarie del terrorismo dell’Isis dovrebbe essere sì più convinta, ma anche diversa dai metodi crudeli e “anti-giuridici” che lo stato islamico terroristico sta applicando. (s.m.)

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IL MONDO ARABO SCONVOLTO TENTA UNA TRINCEA COMUNE

di Antonio Ferrari, da “il Corriere della Sera” del 5/2/2015

   Si può ardere vivo un prigioniero, chiuso in una gabbia, perché i depravati sostenitori dello Stato islamico hanno deciso via web questo tipo di orrenda esecuzione? No, anche alla ferocia c’è un limite.

   Non stupisce quindi che tutto il mondo arabo, a cominciare dai custodi religiosi regionali dell’Islam sunnita, sconvolto dalle modalità dell’esecuzione del pilota giordano, catturato dopo la caduta del suo aereo, abbia condiviso la decisione del re giordano Abdallah, in visita a Washington, di giustiziare immediatamente due jihadisti. Uno dei due è SAJIDA AL RISHAWI, la spietata terrorista coinvolta negli attentati ad Amman nel 2005 provocando 60 vittime.

   Il RE DI GIORDANIA, costretto a interrompere la visita negli Stati Uniti, ha detto che il suo popolo saprà reagire a tutti gli attacchi. È il segno che il mondo libero, che sicuramente non ritiene accettabile il ricorso alla vendetta, comprende la durissima risposta di Amman.

   La guerra al terrorismo, alla quale la Giordania coraggiosamente partecipa, ha regole ferree. Il regno, assediato dai nemici e dai problemi, ha il diritto di difendersi. Ha sei milioni di abitanti, con il 65 per cento della popolazione di origine palestinese. Non solo. Negli ultimi anni è stato costretto ad accogliere due milioni di profughi, soprattutto siriani, che hanno sconvolto il suo equilibrio sociale.

   Lo Stato islamico dei tagliagole di AL BAGHDADI non è lontano, le sue avanguardie hanno probabilmente già attraversato la frontiera giordana. Ora la decisione dei criminali di ardere vivo il pilota, contro qualsiasi interpretazione, persino la più perversa, della legge islamica, ha superato ogni misura.    Ad Amman i tagliagole avevano proposto un baratto: la liberazione di Sajida in cambio della vita del pilota. Il governo era pronto a trattare, ma l’offerta era solo una volgare e vergognosa bugia, perché l’ostaggio era già stato ingabbiato e arso vivo il 3 gennaio.

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QUANDO IL PERDONO È PIÙ FORTE DELLA VENDETTA

di Adriano Sofri, da “la Repubblica” del 5/2/2015 Continua a leggere

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