TURCHIA: il CONTRO-GOLPE di ERDOGAN con l’eliminazione di massa di ogni dissenso (o sospetto di opposizione); e L’INTRICATA VICENDA della TURCHIA attuale, filtro e ponte tra: mondo musulmano e cristiano, stato laico e confessionale, modernità e arcaicità – COME RAPPORTARSI AL MONDO TURCO?

«Non abbiamo ancora finito» annuncia il presidente RECEP TAYYIP ERDOGAN. Parla delle 11MILA PERSONE fermate in seguito al fallito golpe di venerdì 15 luglio e precisa: «Ci saranno altri arresti». Arresti che - riferisce AMNESTY INTERNATIONAL - sono sfociati in torture e potrebbero essere l’anticamera della reintroduzione nel Paese della PENA CAPITALE (abolita nel 2001, in vista dell’ingresso nell’Unione Europea): «Se il popolo decide per la pena di morte, e il Parlamento la vota, io la approverò». Parole che arrivano nel giorno in cui PIAZZA TAKSIM A ISTANBUL (nella foto sopra), simbolo della Turchia laica, si è svegliata con un grosso STRISCIONE, srotolato - non a caso - sulla facciata del CENTRO CULTURALE ATATURK: un messaggio che minaccia di morte FETHULLAH GULEN, indicato dal presidente turco Erdogan come il mandante del fallito colpo di Stato. (da “il Corriere.it” del 20/7/2016)
«Non abbiamo ancora finito» annuncia il presidente RECEP TAYYIP ERDOGAN. Parla delle 11MILA PERSONE fermate in seguito al fallito golpe di venerdì 15 luglio e precisa: «Ci saranno altri arresti». Arresti che – riferisce AMNESTY INTERNATIONAL – sono sfociati in torture e potrebbero essere l’anticamera della reintroduzione nel Paese della PENA CAPITALE (abolita nel 2001, in vista dell’ingresso nell’Unione Europea): «Se il popolo decide per la pena di morte, e il Parlamento la vota, io la approverò». Parole che arrivano nel giorno in cui PIAZZA TAKSIM A ISTANBUL (nella foto sopra), simbolo della Turchia laica, si è svegliata con un grosso STRISCIONE, srotolato – non a caso – sulla facciata del CENTRO CULTURALE ATATURK: un messaggio che minaccia di morte FETHULLAH GULEN, indicato dal presidente turco Erdogan come il mandante del fallito colpo di Stato. (da “il Corriere.it” del 20/7/2016)

   Verrebbe da dire che la Turchia “va aiutata”. Ad uscire dalle sue contraddizioni. A fare in modo che questo grande splendido Paese, con una storia pur difficile e dolorosa (ma lo è stata. dolorosa, per molti Paesi), possa trovare finalmente la sua vera strada: uscire dalle contraddizioni in cui vive in questa epoca difficile per tutto il pianeta.

   Il colpo di Stato, fallito, avvenuto nella sera e notte tra il 15 e il 16 luglio, ha prodotto fin dalla prima mattinata del sabato 16 luglio a pochissime ore, minuti, dall’aver sancito il fallimento dell’insurrezione dei militari al regime (peraltro democraticamente eletto di Erdogan, che però non piace a nessun Paese occidentale…), a poche ore dalla fine del colpo di stato, dicevamo, è subito iniziata un’epurazione di militari, magistrati, insegnanti… che man mano ha assunto un carattere di massa. E che vien da pensare che “la lista” di quelli da far fuori fosse preparata e meditata da lungo tempo.

Ankara e i carri armati, sabato 16 luglio 2016(da www.ilpost.it/ )
Ankara e i carri armati, sabato 16 luglio 2016(da http://www.ilpost.it/ )

   Il tentativo di rovesciare un regime, democraticamente eletto, con la violenza delle armi, con i carri armati (si contano, si dice, quasi trecento morti, e non si sa le cause dell’uccisione: il golpe militare, l’opposizione al golpe, l’attuale contro-golpe…forse da tutte e tre le cose…), questa iniziativa dei militari, non avrebbe certo portato a “giuste ragioni” per il “miglioramento” di una democrazia opinabile come quella di Erdogan (che in questi anni non si è, ad esempio, fatto problemi a chiudere giornali di opposizione). Pertanto non era quella la strada (non può essere quella del colpo di stato) per una “nuova Turchia”.

FETULLAH GULEN (iman, ideologo, una volta amico e iniziatore di Erdogan al potere e ora suo grande oppositore, autoesiliatosi negli Stati Uniti, accusato dal presidente turco di avere ordito il tentato golpe del 15 luglio)
FETULLAH GULEN (iman, ideologo, una volta amico e iniziatore di Erdogan al potere e ora suo grande oppositore, autoesiliatosi negli Stati Uniti, accusato dal presidente turco di avere ordito il tentato golpe del 15 luglio)

   Verrebbe da dire che la Turchia è, nonostante appaia più che mai adesso legata a uno stato confessionale, retrivo nelle forme “laiche” che bene o male troviamo nei paesi occidentali, LA TURCHIA HA IN SE UN’ESSENZA MOLTO EUROPEA, OCCIDENTALE: pensiamo ai giovani che manifestavano tre anni fa a piazza Taksim (in questi giorni centro dei manifestanti pro-Erdogan!), appunto all’epoca dei sit-in di Gezi Park, cioè di opposizione all’eliminazione del parco, al taglio di centinaia di alberi per la costruzione di un centro commerciale (in tutto il Paese milioni di giovani e meno giovani scesero per la prima volta in strada, uniti da un ideale — fermare le ruspe di Erdogan — e da molto altro ancora per Gezy Park). Pensiamo alla Turchia presente ai campionati europei di calcio, oppure alla Champions League sempre europea, e lo stesso le squadre di basket… oppure pensiamo agli scrittori e poeti, contemporanei e non, turchi, amati e conosciuti in Europa (come il premio Nobel Orhan Pamuk, o Yashar Kemal, Nazim Hikmet…). E la Turchia è un Paese in grande fase di sviluppo: ha avuto nel 2015 un PIL nazionale economico di aumento del 4% rispetto all’anno precedente, insegue parametri di sviluppo e qualità della vita occidentali….

TURCHIA
TURCHIA

   Un Paese così non merita una democrazia poco visibile e credibile (qualcuno chiama le nuove democrazie dove appaiono figure dittatoriali come Erdogan – non a caso definito “il Sultano” – chiama queste democrazie miste a dittature DEMOCRATURE…

   Per questo un approccio più ravvicinato alla politica e alle istituzioni europee (peraltro oggi, in questi giorni, del tutto assenti e silenziose…), un approccio più ravvicinato dell’Europa alla Turchia forse farebbe bene a tutto il contesto geopolitico, non solo all’interno di quel Paese, ma anche a noi, a un modo di intervenire attivamente sui processi attuali mondiali che fanno sorgere terrorismi, crudeltà, caos politico, economico, di ingiustizia tra i popoli e tra tutti i cittadini del mondo.

Sostenitori di Erdogan in piazza Taksim a Istanbul (da www.tpi.it/)
Sostenitori di Erdogan in piazza Taksim a Istanbul (da http://www.tpi.it/)

   Crediamo e ribadiamo così che in questa fase la Turchia andrebbe aiutata ad uscire dalla brutta situazione in cui si è cacciata. L’Europa, il progetto europeo, dovrebbe in primis essere anche questo, uno strumento di solidarietà ai popoli in crisi e difficoltà. (s.m.)

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LA GRANDE EPURAZIONE DI ERDOGAN

di Alberto Negri, da “il Sole 24ore” del 20/7/2016

   La Grande Epurazione cambia il volto della Turchia. Il formidabile esercito turco conta 500mila uomini, 12mila carri armati, 700 aerei e 300 navi ma il morale delle forze armate è sotto la suola degli anfibi. Basta farsi un giro fuori dalla base Nato di Maslak a Istanbul: i militari sono circondati dalla polizia e gli ufficiali seguiti passo a passo dagli uomini dei servizi di Hakan Fidan, il fedelissimo di Erdogan.

   Qui il comandante è stato arrestato e il suo vice è caduto fulminato da un proiettile negli scontri dei ponti sul Bosforo. I generali, un tempo supremi guardiani della repubblica fondata da Ataturk, sono finiti sotto custodia. E oggi alla riunione dell’Mkg, l’alto consiglio di sicurezza, sarà Erdogan non i generali a dettare un’agenda che secondo indiscrezioni prevede tribunali speciali per terroristi e golpisti, un prolungamento del fermo di polizia e un istituto che scrutinerà tutti i dipendenti della pubblica amministrazione.

RECEP TAYYIP ERDOGAN - Golpe fallito. ERDOGAN: “IN TURCHIA STATO DI EMERGENZA PER TRE MESI” - Il Consiglio di Sicurezza Nazionale turco (Mgk) ha deciso di adottare lo stato di emergenza nel Paese per 3 mesi, in base all'articolo 120 della Costituzione, per "affrontare rapidamente" le minacce legate al fallito golpe
RECEP TAYYIP ERDOGAN – Golpe fallito. ERDOGAN: “IN TURCHIA STATO DI EMERGENZA PER TRE MESI” – Il Consiglio di Sicurezza Nazionale turco (Mgk) ha deciso di adottare lo stato di emergenza nel Paese per 3 mesi, in base all’articolo 120 della Costituzione, per “affrontare rapidamente” le minacce legate al fallito golpe

   È il secondo atto della colossale purga che sta falcidiando MIGLIAIA DI MILITARI (6mila tra cui 100 generali), POLIZIOTTI (8mila), GIUDICI (2.700), INSEGNANTI (21mila), RETTORI di Università (1.500) ritenuti, a torto o a ragione, legati al movimento dell’imam FETHULLAH GULEN.

   In una sola notte tra venerdì e sabato scorso la Turchia è cambiata: per la prima volta nella sua storia è fallito un colpo di stato dei militari, entrati in campo tre volte, nel 1960, nel 1971 e nel 1980, l’ultima, con il generale Kenan Evren.

   Che gli americani non sapessero nulla del golpe è difficile da immaginare: ci sono 24 basi Nato in Turchia e loro con gli Awacs controllano anche le api nei cieli. Figuriamoci a INCIRLIK dove partono i raid contro l’Isis e nell’arsenale ci sono armi nucleari tattiche. Che nel golpe fossero coinvolti soltanto gulenisti o qualche kemalista è fuorviante: «Una comoda semplificazione», dice lo scrittore Ahmet Altan, ex direttore del quotidiano Taraf. «Del resto – aggiunge – i gulenisti sono ovunque: è stata la confraternita di Fethullah Gulen a fornire al partito Akp di Erdogan gran parte dei suoi quadri più preparati».

Istanbul
Istanbul

   Il colpo di stato ha avuto tra i suoi capi uomini nominati dallo stesso Erdogan, membri stretti della sua cerchia. Uno dei leader dei ribelli è il generale Mehmet Disli, fratello di Saban Disli, braccio destro del presidente e suo vice nel partito Akp. Così come erano suoi uomini anche due consiglieri militari del presidente arrestati: il colonnello Ali Yazici e il tenente colonnello Erkan Kivrak, esperto in questioni aeronautiche.

   Ma era considerato tra i fedeli del presidente pure il generale Semih Terzì, che a mezzanotte di venerdì scorso è entrato nella caserma delle forze di élite ospitate sull’ameno LAGO GOLBASI, vicino ad Ankara, per annunciare il putsch: Continua a leggere

NIZZA e tutti i luoghi del mondo colpiti dal terrorismo – Il TERRORISMO e la TEORIA DEL “LUPO SOLITARIO”: un singolo che colpisce a caso, nel folle gesto di uccidere e creare il caos, senza precisi ordini e programmi, ma nel riconoscimento di una Jihad (cioè una guerra santa contro i presunti nemici dell’Islam)

La PROMENADE DES ANGLAIS, a NIZZA (foto di ROBERTO DE BERNARDI). Teatro della strage della notte del 14 luglio 2016. La «Promenade» è uno dei luoghi simbolo di Nizza: UN LUNGOMARE LUNGO IN TUTTO 7 KM che si estende su tutta al lunghezza del GOLFO DI NIZZA, accompagnando le spiagge che si affacciano sul Mar Mediterraneo. Ecco com’era la celebre «passeggiata sul mare» prima della strage che ne ha cambiato per sempre la percezione comune. (da www.corriere.it/ )
La PROMENADE DES ANGLAIS, a NIZZA (foto di ROBERTO DE BERNARDI). Teatro della strage della notte del 14 luglio 2016. La «Promenade» è uno dei luoghi simbolo di Nizza: UN LUNGOMARE LUNGO IN TUTTO 7 KM che si estende su tutta al lunghezza del GOLFO DI NIZZA, accompagnando le spiagge che si affacciano sul Mar Mediterraneo. Ecco com’era la celebre «passeggiata sul mare» prima della strage che ne ha cambiato per sempre la percezione comune. (da http://www.corriere.it/ )

   Si può passeggiare nel giusto tepore di una sera d’estate, vicino al mare, nella Promenade des Anglais di una località marina (Nizza) di pregio, godendosi la serata in compagnia e serenità, ed essere vittime ignare, improvvise, del folle gesto di un giovane (31 anni) immigrato tunisino (in Francia dalla metà degli anni duemila), e dopo cercando di capire la vera origine della causa del folle gesto?… L’autore della strage di Nizza, Mohamed Lahouaiej Bouhlel, non era tra i “segnalati” per la polizia francese. Era “uno qualunque”, con molti problemi personali, famigliari, come tanti.

   E questo uomo inventatosi terrorista (84 persone uccise!) è andato con il suo camion alla Promenade des Anglais mentre c’erano i fuochi di artificio del 14 luglio (festa nazionale francese, in ricordo della rivoluzione del 1789, della presa della Bastiglia), provocando appunto una strage immane. Ma non del tutto casualmente, la cosa era premeditata e “organizzata”: sembra che prima dell’attentato Bouhlel ci sia stato due volte sulla Promenade, in ricognizione probabilmente per vedere i dettagli e simulare nella sua mente il zigzagare del suo camion a colpire e uccidere persone come birilli.

L’ultima parte del percorso stragista di Bouhlel (Corriere della Sera, 16 luglio 2016)
L’ultima parte del percorso stragista di Bouhlel (Corriere della Sera, 16 luglio 2016)

   Nasce così, nell’analisi dei media, dei sistemi di sicurezza, di tutti noi, la teoria del cosiddetto “lupo solitario” (che di per se è sempre stata un’accezione positiva fino ad adesso): cioè dell’uomo (o donna) che commette un atto di terrorismo di grande rilevanza, con molte vittime, senza però essere stato mandato da un’organizzazione particolare che abbia premeditato l’atto di terrore. No, è lui da solo a decidere la strage da compiere, tra l’altro in modo del tutto imprevedibile alla comunità, a qualsiasi sistema di sicurezza (non ci sono più luoghi a rischio più degli altri: tutto sono “buoni” per un attentato, anzi, quelli a rischio godono di attenzione e protezione che probabilmente li persevera dal pericolo).

NIZZA, a 30 chilometri da Ventimiglia (40 chilometri su strada) - Affacciata sul Mare Mediterraneo, NIZZA è una delle città più grandi e importanti della Francia e una delle mete turistiche più amate in COSTA AZZURRA. L’economia di Nizza è basata soprattutto sul COMMERCIO (qui sorge un importante PORTO commerciale), l’INDUSTRIA (soprattutto ALIMENTARE e TESSILE) e il TURISMO. Il suo rapporto con il turismo è sempre stato fondamentale, la tradizione turistica ha radici profonde che nascono nel ‘700 quando Nizza (non ancora parte del territorio francese) divenne una delle mete preferite per il soggiorno invernale di diversi aristocratici inglesi, russi e americani che diedero alla città l’input per uno stile di vita elegante, culturale e vivace. Da meta esclusivamente elitaria, passò ad essere una meta più accessibile anche alla nuova società borghese nata durante il XX secolo e, più precisamente, dopo la seconda guerra mondiale, quando il boom economico che attraversava l’Europa interessò anche il turismo, favorendo l’industria delle vacanze e i viaggi organizzati. (da www.etineris.net/ )
NIZZA, a 30 chilometri da Ventimiglia (40 chilometri su strada) – Affacciata sul Mare Mediterraneo, NIZZA è una delle città più grandi e importanti della Francia e una delle mete turistiche più amate in COSTA AZZURRA. L’economia di Nizza è basata soprattutto sul COMMERCIO (qui sorge un importante PORTO commerciale), l’INDUSTRIA (soprattutto ALIMENTARE e TESSILE) e il TURISMO. Il suo rapporto con il turismo è sempre stato fondamentale, la tradizione turistica ha radici profonde che nascono nel ‘700 quando Nizza (non ancora parte del territorio francese) divenne una delle mete preferite per il soggiorno invernale di diversi aristocratici inglesi, russi e americani che diedero alla città l’input per uno stile di vita elegante, culturale e vivace. Da meta esclusivamente elitaria, passò ad essere una meta più accessibile anche alla nuova società borghese nata durante il XX secolo e, più precisamente, dopo la seconda guerra mondiale, quando il boom economico che attraversava l’Europa interessò anche il turismo, favorendo l’industria delle vacanze e i viaggi organizzati. (da http://www.etineris.net/ )

   Quello che però si fa notare è che non tutto è casuale nel gesto folle di un individuo: ci può essere il supporto di “un’ideologia del terrore”; chi fa una strage si riconosce in un gruppo pur disomogeneo nell’organizzazione ma unito nel voler creare il caos (nel caso di adesso e degli attentati precedenti, si tratta di attentatori integralisti islamici riconducibili all’Isis, anche se appunto con l’isis non hanno avuto contatti diretti…).

   Questo contesto porta inevitabilmente a delle conclusioni e a delle possibilità nel considerare la nostra vita quotidiana: o facciamo finta di niente e speriamo nella buona sorta, nel muoverci tra metropolitane, piazze affollate, avvenimenti pubblici, etc….. e speriamo che tutto passi, ci riferiamo al “sentimento” dell’ideologia del terrore che in questi ultimi 10 anni ha pervaso molti uomini e donne di cultura islamista in molte parti del pianeta (Baghdad, Damasco, il Medio Oriente, l’Africa…), senza che però abbia colpito diffusamente come invece sta accadendo negli ultimi due anni noi, l’Europa (finora la Francia in particolare).

   Oppure accettiamo l’idea di prendere cautele, di rinchiuderci, di “militarizzare” ogni spazio pubblico e frequentare appunto solo quei luoghi che garantiscono sicurezza assoluta…. In quest’ultimo caso un cambio di abitudini notevoli……Perché nessuno è più al sicuro: nell’attentato a Dacca in Balgladesh è stato colpito un ristorante, colpendo chiunque, italiani, americani, francesi… europei e asiatici, cristiani e musulmani.

Mohamed Lahouaiej Bouhlel la foto del permesso di soggiorno (da www.nextquotidiano.it) - Un “lupo solitario” depresso, violento e pericoloso con la famiglia. Ma poco o per nulla religioso secondo chi lo conosceva. Per adesso prove di una sua radicalizzazione non ce ne sono. Eppure ha agito eseguendo esattamente gli inviti pronunciati dall’Isis (da www.nextquotidiano.it ) Lahouaiej Bouhlel, 31 anni, origini tunisine e residente a Nizza, faceva l’autotrasportatore. Era arrivato in Francia a metà degli anni Duemila da Msaken, cittadina a 140 km da Tunisi, nel governatorato di Sousse, lo stesso del massacro di turisti sulla spiaggia, l’anno scorso. Nella sua fedina penale risultano piccole denunce, violenze, liti. A marzo era stato condannato a 6 mesi per violenze contro un automobilista (lo aveva colpito con una mazza da baseball perché gli aveva chiesto di spostare il suo veicolo), condanna poi sospesa. Nel 2012 l’uomo, padre di tre bambini, era stato allontanato in via legale dal precedente domicilio per violenze domestiche.
Mohamed Lahouaiej Bouhlel la foto del permesso di soggiorno (da http://www.nextquotidiano.it) – Un “lupo solitario” depresso, violento e pericoloso con la famiglia. Ma poco o per nulla religioso secondo chi lo conosceva. Per adesso prove di una sua radicalizzazione non ce ne sono. Eppure ha agito eseguendo esattamente gli inviti pronunciati dall’Isis (da http://www.nextquotidiano.it )
Lahouaiej Bouhlel, 31 anni, origini tunisine e residente a Nizza, faceva l’autotrasportatore. Era arrivato in Francia a metà degli anni Duemila da Msaken, cittadina a 140 km da Tunisi, nel governatorato di Sousse, lo stesso del massacro di turisti sulla spiaggia, l’anno scorso. Nella sua fedina penale risultano piccole denunce, violenze, liti. A marzo era stato condannato a 6 mesi per violenze contro un automobilista (lo aveva colpito con una mazza da baseball perché gli aveva chiesto di spostare il suo veicolo), condanna poi sospesa. Nel 2012 l’uomo, padre di tre bambini, era stato allontanato in via legale dal precedente domicilio per violenze domestiche.

   Per quel che riguarda possibili soluzioni al problema, qui non si può che far notare che l’Occidente (l’Europa e forse più di tutti la Francia, l’America…) hanno messo in atto, realizzato, politiche assai contraddittorie in merito alla geopolitica mondiale, arrivando ad appoggiare (contro qualcuno) gruppi terroristici che poi si sono riversati contro lo stesso Occidente: politiche ambigue nei confronti del mondo musulmano in particolare.

   Ad esempio cinque anni fa Europa e Stati Uniti puntavano su una rapida caduta del regime siriano e ora si rendono conto di aver aperto le porte all’Isis che ha conquistato buona parte della Siria, che sta creando il terrore in Occidente; e le difficoltà della pur crudele dittatura siriana (la Siria a ferro e fuoco tra il regime di Assad e l’Isis…) ha pure incentivato le migrazioni dei profughi siriani specie sulla rotta dei Balcani, dalla Turchia, alla Grecia, all’Europa. Dopo le stragi di Parigi dell’anno scorso la Francia reagì con i bombardamenti su Raqqa, capitale del Califfato, mentre qualche tempo prima aveva valutato favorevolmente l’arrivo dei jihadisti in Siria dalla Turchia per abbattere il regime di Assad. Dopo gli attentati in casa ci ha ripensato: e ha stretto un rapporto di alleanza con la pur feroce dittatura di Damasco (Assad) contro i jihaddisti assassini.

LA FRANCIA SOTTO ATTACCO (da "la Repubblica" del 16/7/2016) - La Francia è il Paese che produce più jihadisti in Europa. Un rapporto parlamentare afferma che nel 2015 erano già più di 1.500 i giovani legati al network islamista radicale
LA FRANCIA SOTTO ATTACCO (da “la Repubblica” del 16/7/2016) – La Francia è il Paese che produce più jihadisti in Europa. Un rapporto parlamentare afferma che nel 2015 erano già più di 1.500 i giovani legati al network islamista radicale

   Insomma manca una strategia chiara, comune, lucida, una coerenza dell’Occidente, nei confronti delle aree in guerra del nostro pianeta, del fenomeno terroristico generale. Della profonda insoddisfazione che porta (sia pure in minimissima percentuale dello 0,000..) immigrati spesso divenuti cittadini europei (e che “pensano” da europei) a trasformarsi in “soldati” del terrore dell’integralismo islamico (con un Islam pacifico e integrato di stragrande maggioranza, generalizzato, che subisce la negatività della propria immagine, non sa cosa fare…).

   Pertanto resta una carenza di strategia, un’unità verso un’idea comune di pace e sviluppo (e rispetto delle persone e dei popoli) di un Governo Mondiale che superi il caos attuale. (s.m.)

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PERCHÉ È COSÌ DIFFICILE FERMARE “I FOLLI DI DIO”

di Renzo Guolo, da “la Repubblica” del 16/7/2016

   L’autore della strage di Nizza, Mohamed Lahouaiej Bouhlel, non era sotto lo sguardo dei servizi francesi. Per lui nessuna “fiche S”, la schedatura che conduce alla lunga lista, oltre10mila in Francia, dei radicalizzati da sorvegliare a diversi livelli. Bouhlel era invece conosciuto dalla polizia per reati comuni. Come molti altri protagonisti dello jihadismo francese non era particolarmente religioso: non aveva osservato nemmeno l’ultimo Ramadan.

   Cosa l’ha trasformato in chaffeur del terrore? Continua a leggere

SOLITUDINI IN CRESCITA: può un nuovo modo di ABITARE aiutare il superamento del disagio della solitudine? (e a volte della POVERTÀ?) – L’esperienza delle COABITAZIONI SOLIDALI: modo di vivere ed abitare in contatto con il “prossimo” – Che case vi possono essere per le tante tipologie famigliari di adesso?

COHOUSING (immagine tratta da www.sunward.org/cohousing/ - Il COHOUSING, una forma di coabitazione intenzionale, è UNA MODALITÀ DI ABITARE che consente a un gruppo di persone di lavorare insieme per realizzare LUOGHI DOVE VIVERE che offrano al contempo SPAZI PRIVATI e SPAZI COLLETTIVI (…) L’idea del cohousing nasce in DANIMARCA e il concetto di “COMUNITÀ DELL’ABITARE” si è presto diffuso in tutto il mondo, specialmente in SVEZIA, STATI UNITI, CANADA, AUSTRALIA, OLANDA, GERMANIA, FRANCIA e BELGIO. Da qualche anno il cohousing è sbarcato in Italia, dove sembra aver riscosso più successo nel mercato immobiliare che sul terreno del sociale, permettendo di immettere nel settore un prodotto alternativo alle case di riposo per anziani. (da http://paesaggimutanti.it/)
COHOUSING (immagine tratta da http://www.sunward.org/cohousing/ – Il COHOUSING, una forma di coabitazione intenzionale, è UNA MODALITÀ DI ABITARE che consente a un gruppo di persone di lavorare insieme per realizzare LUOGHI DOVE VIVERE che offrano al contempo SPAZI PRIVATI e SPAZI COLLETTIVI (…) L’idea del cohousing nasce in DANIMARCA e il concetto di “COMUNITÀ DELL’ABITARE” si è presto diffuso in tutto il mondo, specialmente in SVEZIA, STATI UNITI, CANADA, AUSTRALIA, OLANDA, GERMANIA, FRANCIA e BELGIO. Da qualche anno il cohousing è sbarcato in Italia, dove sembra aver riscosso più successo nel mercato immobiliare che sul terreno del sociale, permettendo di immettere nel settore un prodotto alternativo alle case di riposo per anziani. (da http://paesaggimutanti.it/)

  Uno dei temi delle nostre società più preoccupanti è il crescere delle solitudini: di persone (non solo anziani come viene da pensare, ma di tutte le età) che sono sole, nel contesto della vita quotidiana. E’ su questa condizione che da qualche parte, magari con iniziative di comuni, o del volontariato, o di associazione religiose… si cercano modi tradizionali e modi nuovi per alleviare questo senso di precarietà del vivere, appunto di solitudine, che tanti vengono ad avere: ma non sono che poche positive gocce in un mare.

DA WWW.SMALLFAMILIES.IT
DA WWW.SMALLFAMILIES.IT

   E si connette spesso la problematica della mancanza di comunità in grado di “accogliere” persone, nel proprio territorio, che vivono il disagio della solitudine, anche il fatto che queste persone spesso vivono anche il fenomeno della povertà, del non riuscire ad avere una vita economicamente equilibrata.

   Vogliamo qui tentare di porre lo spunto su esperienze di un’ “abitare diverso”, che superi i disagi dell’abitare nelle grandi indistinte periferie dei nostri giorni attuali; che vi siano modi di raccogliere possibilità di “abitare il mondo assieme” (pur conservando una propria autonomia e privacy).

nella foto: cohousin a Rimini - "ABITARE, SUPERARE LE SOLITUDINI E LE POVERTA’ – “Occuparsi di casa e welfare permette allora di generare nuove sinergie fra sviluppo e qualità della vita. Significa, ad esempio: - INVENTARE NUOVE FORME DI SOLIDARIETÀ FRA LE PERSONE E LE FAMIGLIE (COABITAZIONI, CONDOMINI SOLIDALI) tese a migliorare il sistema di welfare, ma anche a sviluppare nuove attività imprenditoriali e di lavoro (progettazione di case a geometria variabile che si adattano in relazione ai cicli di vita della famiglia, attivazione di servizi certificati di piccola manutenzione, pronto intervento per le persone fragili e messa in sicurezza della casa); - SVILUPPARE NUOVI AMBITI IMPRENDITORIALI E LAVORATIVI (autorecupero, autocostruzione, rigenerazione urbana, eliminazione delle barriere architettoniche, installazione di ausili, dispositivi per rendere la casa accessibile ed accogliente) CHE CONSENTANO ANCHE DI RENDERE PIÙ EQUA LA DISTRIBUZIONE DELLE RISORSE PER I CITTADINI E VALORIZZARE LE LORO RELAZIONI (politiche per favorire l’accesso all’edilizia residenziale pubblica e per la riduzione del canone di affitto, co-housing, social street, valorizzazione di sagre, feste di vicinato e di comunità); - PROMUOVERE POLITICHE SOCIALI CHE, oltre a migliorare la qualità della vita e lo sviluppo economico (promozione di agenzie per l’affitto, di fondi territoriali per la casa ai giovani) POSSANO ATTIVARE NUOVE FORME DI AUTO-MUTUO AIUTO (promozione di condomini attivi e di buone pratiche sociali di connessione fra casa, vicinato e territorio)". (WALTHER ORSI, 17/5/2016, da www.smallfamilies.it/)
Nella foto: COHOUSING A RIMINI – “ABITARE, SUPERARE LE SOLITUDINI E LE POVERTA’ – “Occuparsi di casa e welfare permette allora di generare nuove sinergie fra sviluppo e qualità della vita. Significa, ad esempio: – INVENTARE NUOVE FORME DI SOLIDARIETÀ FRA LE PERSONE E LE FAMIGLIE (COABITAZIONI, CONDOMINI SOLIDALI) tese a migliorare il sistema di welfare, ma anche a sviluppare nuove attività imprenditoriali e di lavoro (progettazione di case a geometria variabile che si adattano in relazione ai cicli di vita della famiglia, attivazione di servizi certificati di piccola manutenzione, pronto intervento per le persone fragili e messa in sicurezza della casa); – SVILUPPARE NUOVI AMBITI IMPRENDITORIALI E LAVORATIVI (autorecupero, autocostruzione, rigenerazione urbana, eliminazione delle barriere architettoniche, installazione di ausili, dispositivi per rendere la casa accessibile ed accogliente) CHE CONSENTANO ANCHE DI RENDERE PIÙ EQUA LA DISTRIBUZIONE DELLE RISORSE PER I CITTADINI E VALORIZZARE LE LORO RELAZIONI (politiche per favorire l’accesso all’edilizia residenziale pubblica e per la riduzione del canone di affitto, co-housing, social street, valorizzazione di sagre, feste di vicinato e di comunità); – PROMUOVERE POLITICHE SOCIALI CHE, oltre a migliorare la qualità della vita e lo sviluppo economico (promozione di agenzie per l’affitto, di fondi territoriali per la casa ai giovani) POSSANO ATTIVARE NUOVE FORME DI AUTO-MUTUO AIUTO (promozione di condomini attivi e di buone pratiche sociali di connessione fra casa, vicinato e territorio)”. (WALTHER ORSI, 17/5/2016, da http://www.smallfamilies.it/)

   In molti progetti edilizi di adesso (o in quelli realizzati negli ultimi decenni, perché adesso il mercato immobiliare è saturo) , l’impianto tipologico non riesce a sganciarsi dall’idea novecentesca di famiglia: quella per intenderci costituta da un padre, una madre e magari due figli. Un modo di vedere standard e omologato che non corrisponde più alla realtà. Invece tendono ad aumentare le famiglie costituite da una sola persona, da un genitore con un figlio, da uno o due anziani eccetera..

   E le case, progettate ex-novo o ristrutturate, non sono più in grado di ospitare la società che cambia, in primis la famiglia. Non si adattano ai mutamenti delle attuali e diverse tipologie familiari.

Soggiorno e lavanderia di URBAN VILLAGE BOVISA a MILANO, esempio di COHOUSING - La visione del COHOUSING è quella di CREARE OASI DI COMUNITÀ nel mezzo di città che non consentono più forme di comunicazione adeguate e non impersonali tra i loro abitanti. Le abitazioni vengono progettate per facilitare la vita comunitaria e allo stesso tempo garantire agli occupanti di scegliere, secondo le proprie necessità e desideri, di vivere momenti privati o collettivi. Le abitazioni gestite in cohousing sono luoghi dove i “vicini” si aiutano gli uni con gli altri, dove la vita quotidiana è più facile e più soddisfacente che in situazioni tradizionali. Scegliere di vivere in cohousing non è come acquistare un appartamento in un condominio, ma comporta la scelta di CONTRIBUIRE E PARTECIPARE ALLA VITA COLLETTIVA. In qualche modo viene riproposta L’IDEA DEL KIBBUTZ, DELLE COOPERATIVE OPERAIE, DELLE COMUNI, SENZA L’ASPETTO HIPPY che caratterizzava le esperienze degli anni 1970. (da http://paesaggimutanti.it/)
Soggiorno e lavanderia di URBAN VILLAGE BOVISA a MILANO, esempio di COHOUSING – La visione del COHOUSING è quella di CREARE OASI DI COMUNITÀ nel mezzo di città che non consentono più forme di comunicazione adeguate e non impersonali tra i loro abitanti. Le abitazioni vengono progettate per facilitare la vita comunitaria e allo stesso tempo garantire agli occupanti di scegliere, secondo le proprie necessità e desideri, di vivere momenti privati o collettivi. Le abitazioni gestite in cohousing sono luoghi dove i “vicini” si aiutano gli uni con gli altri, dove la vita quotidiana è più facile e più soddisfacente che in situazioni tradizionali. Scegliere di vivere in cohousing non è come acquistare un appartamento in un condominio, ma comporta la scelta di CONTRIBUIRE E PARTECIPARE ALLA VITA COLLETTIVA. In qualche modo viene riproposta L’IDEA DEL KIBBUTZ, DELLE COOPERATIVE OPERAIE, DELLE COMUNI, SENZA L’ASPETTO HIPPY che caratterizzava le esperienze degli anni 1970. (da http://paesaggimutanti.it/)

   Diverse sono oggi le taglie delle nostre famiglie e le forme di convivenza: coppie con figli, coppie senza figli, genitori soli con figli conviventi, single (moltissimi questi!), anziani soli che convivono con chi si sta prendendo cura di loro, famiglie “ricostituite” (nuove coppie che convivono con i figli nati dalla precedente unione), lavoratori temporanei, studenti fuori sede, amici che condividono la casa per far fronte alle spese, figli adulti che ritornano a vivere con gli anziani genitori (caso molto diffuso a seguito di una separazione) etc.. Giovani e non più giovani (leggi in questo post l’articolo di Gisella Bassanini ripreso da SmallFamilies – portale delle famiglie a geometria variabile, www.smallfamilies.it/ ).

   Sulle forme di condivisione dell’abitare cui qui parliamo, riprendiamo un discorso già iniziato qualche tempo fa:

https://geograficamente.wordpress.com/?s=cohousing:

un post di Geograficamente dal titolo: “l’esperienza delle coabitazioni solidali è una buona pratica innovativa, e una buona pratica sociale”.

immagine da www.weforgreen.it
immagine da http://www.weforgreen.it

   E le esperienze di coabitazione solidale non possono rappresentare solo un modello da imitare: devono ancora consolidarsi nella “buona pratica” da mettere in atto, vedere quali possono essere i problemi che sorgono, e individuare i soggetti che “aiutano” la buona riuscita di forme di convivenza sotto uno stesso tetto di persone non legate da natura famigliare.

   Qui, più che altro, in questo post, proponiamo delle esperienze concrete realizzate.

   Ad esempio a Milano c’è uno dei principali progetti dell’«abitare sociale» della Fondazione housing sociale (www.fhs.it ) costituita nel 2004 dalla Fondazione Cariplo con il sostegno di Regione Lombardia e Anci: in 15 anni sono stati creati 800 appartamenti, per due terzi dati dal recupero del patrimonio immobiliare già esistente. E hanno trovato alloggio diecimila persone. Persone che si trovavano in una situazione di svantaggio: anziani, giovani, disabili, immigrati, famiglie e single. Un’edilizia low cost per una fascia di reddito tra i 15 mila e i 55 mila euro annui (al di sotto, si ha il diritto a richiedere la casa popolare).

   Ma queste case voglio essere anche case “condivise”: si chiede infatti agli inquilini di essere disponibili a un aiuto reciproco. Un condominio in cui si condividono la lavanderia, l’orto, la sala giochi per i più piccoli e magari ci si dà una mano per assistere bambini e anziani, costruendo una rete di solidarietà (vedi in questo post l’articolo di Luca Mattiucci da “il Corriere Sociale” che spiega bene la cosa). E molti altri, poi, sono i progetti partiti di recente in varie città italiane (Pesaro, Messina, Torino, Parma, Genova, Bologna…)

cohousing urbano a San Lazzaro di Savena
cohousing urbano a San Lazzaro di Savena (da http://www.cohousingbologna.org)

   E’ un discorso che ci proponiamo qui di approfondire. Capiamo che gli strumenti sociali per superare la solitudine e le povertà, quelli tradizionali, sono sempre più inadeguati (i comuni che hanno sempre meno soldi, il volontariato che diminuisce, la crescita esponenziale di categorie di persone in difficoltà…)

   E’ così necessario attivare una progettazione sociale diffusa nel territorio, che parta dal basso, che metta al centro la qualità della vita della comunità, che valorizzi il ruolo dei cittadini. Ci sono da inventare nuove forme di solidarietà fra le persone e le famiglie (coabitazioni, condomini solidali, possono essere esempi importanti, interessanti, modelli riproducibili…). Partiamo da questo nella nostra ricerca. (s.m.)

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LA SOLITUDINE DEL CITTADINO GLOBALE

di Maria Luisa Polizzi, 13/4/2016, da Lo Scaffale, N.4, Aprile 2016

   Per ZYGMUNT BAUMAN il cittadino globale vive una condizione umana, sociale ed economica fatta di insicurezza e precarietà e, per quanto questa non sia peggiore (forse) di quelle già vissute dalle precedenti generazioni, la  percepisce con più consapevolezza.

   L’uomo di oggi sa, infatti, che non si tratta di un caos temporaneo, superabile con l’impegno e con un sapere più ampio, come pensavano i suoi nonni, comprende che il caos è causato da lui stesso e dalle azioni di tutti ed è senza soluzioni.

  Inoltre, ciò che minacciava la sicurezza dei suoi nonni  era definibile e percepito come un pericolo dal quale difendersi; ciò che minaccia il cittadino globale è il rischio, contro il quale non ci sono mai scelte giuste o sbagliate, solo soluzioni che hanno comunque dei pro e dei contro.

Zygmund Bauman – LA SOLITUDINE DELL UOMO GLOBALE – ed. FELTRINELLI

   Per il sociologo la complessità della condizione umana nell’era globale non può essere definita soltanto in termini di insicurezza, ritiene sia più appropriato il termine tedesco unsicherheit, inteso come mancanza della sicherheit  di Freud, la cui assenza ci riempie di ansia, paura e rabbia. Unsicherheit, infatti, permette di indicare con una sola parola i tre concetti di: “incertezza”, “insicurezza esistenziale”  e “assenza di garanzie di sicurezza per la propria persona, precarietà”.

   Nel saggio  “LA SOLITUDINE DELL’UOMO GLOBALE”, Bauman analizza, passo dopo passo, tutti i fenomeni sociali in cui si riflette la moderna unsicherheit, fino ad arrivare all’uomo nella sua “essenza” ( o piuttosto nella sua mancanza di essenza) e lo fa utilizzando la metafora di Ernest Gellner, secondo il quale: la differenza tra il vecchio e il nuovo tipo di esseri umani  “è come la differenza tra un armadio completo, fatto di un solo pezzo, e un armadio componibile”.

Zygmund Bauman
Zygmund Bauman

   L’uomo dell’era globale è un “uomo modulare” con molti aspetti, da esibire o dissimulare al bisogno, e con reti di relazioni che come le possibili composizioni di una struttura modulare sono numerose ma mai stabili o definitive. La sua modularità si esprime in tutti i suoi legami, dalla famiglia allo stato, passando per tutte le possibili forme di associazione.

   Di conseguenza “la vita che dipende soltanto da tali legami è perlopiù, ma forse interamente, un susseguirsi di crocevia. Qualunque percorso si scelga comporta dei rischi…. Ma è proprio la modularità – l’assenza di bulloni, grappe e giunti che fissino i moduli in una forma permanente – a costituire una fonte continua di tensione”. Inevitabilmente, l’uomo moderno non si sente “pienamente a casa” in nessun gruppo.

Ogni volta che sta in gruppo, qualunque sia il motivo, per il cittadino globale “è come passare una notte in albergo o una serata al ristorante, e non come sedere a tavola con la famiglia, a casa propria.”

   In assenza di legami e di appartenenza alla propria “tribù”, l’individuo è sempre meno cittadino e sempre più consumatore, di merci e di libertà off-limits. Si limita ad esigere “sempre più protezione e accetta sempre meno la necessità di partecipare”, dimenticando la propria parte di responsabilità, mentre la politica, dal canto suo, ha lasciato il posto al mercato e “ le antiche agorà sono state rilevate da intraprendenti immobiliari e riciclate in parchi dei divertimenti” .

   “Il problema – sostiene Bauman –  è trovare un punto in cui la lama dell’azione politica possa intervenire nel modo più efficace”. E la risposta da cui ripartire è per il sociologo LA MISURA DEL REDDITO MINIMO GARANTITO, per “mettere le persone in grado di assicurarsi i mezzi di sussistenza senza dipendere dalla definizione di lavoro imposta dallo stesso mercato del lavoro”.

   Per Bauman è evidente il nesso tra reddito minimo garantito e la qualità di vita dell’intera comunità, perché UN REDDITO MINIMO GARANTITO LASCEREBBE IL TEMPO DI DEDICARSI con impegno, serietà ed entusiasmo ALLA CURA DI TUTTI QUEI CAMPI ATTUALMENTE TRASCURATI: dall’assistenza agli anziani alla pulizia dell’ambiente e alla cura del paesaggio.

   Se si scinde la sopravvivenza dal consumo, potrà riaffermarsi il senso di “una cittadinanza e di una repubblica pienamente sviluppate, concepibili soltanto se associate a persone fiduciose in se stesse, libere dalla paura esistenziale: in breve, di persone sicure.” (Maria Luisa Polizzi)

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COABITAZIONI (SOLIDALI) CONTRO LA SOLITUDINE

COABITAZIONE SOLIDALE A BOLOGNA - DA IL CORRIERE DELLA SERA DEL 15-4-2016
COABITAZIONE SOLIDALE A BOLOGNA – DA IL CORRIERE DELLA SERA DEL 15-4-2016

«PERCHÉ NON VIENI A STARE CON ME?»

di Tiziana Pisati, da “il Corriere della Sera” (Corriere Sociale) del 15/4/2016l Continua a leggere

Il REGNO UNITO si chiude in se stesso, rinunciando all’Europa e abbandonato dalla stessa cultura anglofona cosmopolita cui è all’origine – E rischia l’implosione e la divisione: tra città e periferie, tra giovani e anziani, con SCOZIA e IRLANDA DEL NORD che vogliono andarsene – E riuscirà l’EUROPA a rifondarsi?

da IL CORRIERE DELLA SERA del 29/6/2016
da IL CORRIERE DELLA SERA del 29/6/2016

   Il 23 giugno il popolo britannico si è espresso a favore dell’abbandono del Regno Unito dall’Unione Europea. Un risultato ottenuto con meno del 2 per cento di scarto. Un margine ridotto, in termini elettorali, ma con conseguenze certamente storiche, preoccupanti, imprevedibili.

Il BREXIT ha trionfato in INGHILTERRA, GALLES e nelle AREE RURALI. I voti CONTRO il DIVORZIO fra REGNO UNITO e UNIONE EUROPEA, invece, hanno prevalso in SCOZIA, IRLANDA DEL NORD e nelle GRANDI CITTÀ, con una tendenza più europeiste nelle aree più ricche del Paese. L'immagine del voto non lascia dubbi: se a livello nazionale il "Leave" ha vinto con quasi il 52% dei voti, in INGHILTERRA e GALLES questa percentuale sale al 53%, per crollare al 44% in IRLANDA DEL NORD e al 38% in SCOZIA (…). Percentuali altissime per il "REMAIN" nei distretti centrali di LONDRA, con il 75% a ISLINGTON, il 69% a KENSINGTON and CHELSEA e il 79% a LAMBETH. (da www.ilgiornale.it/ )
Il BREXIT ha trionfato in INGHILTERRA, GALLES e nelle AREE RURALI. I voti CONTRO il DIVORZIO fra REGNO UNITO e UNIONE EUROPEA, invece, hanno prevalso in SCOZIA, IRLANDA DEL NORD e nelle GRANDI CITTÀ, con una tendenza più europeiste nelle aree più ricche del Paese. L’immagine del voto non lascia dubbi: se a livello nazionale il “Leave” ha vinto con quasi il 52% dei voti, in INGHILTERRA e GALLES questa percentuale sale al 53%, per crollare al 44% in IRLANDA DEL NORD e al 38% in SCOZIA (…). Percentuali altissime per il “REMAIN” nei distretti centrali di LONDRA, con il 75% a ISLINGTON, il 69% a KENSINGTON and CHELSEA e il 79% a LAMBETH. (da http://www.ilgiornale.it/ )

   Il Brexit, cioè come è stata chiamata la campagna per l’uscita dalla UE (parola composta da BRitain ed EXIT) ha trionfato in Inghilterra, in Galles e nelle aree rurali. I voti contro il divorzio invece hanno prevalso in Scozia, Irlanda del Nord e nelle grandi città, con tendenze più europeiste nelle aree più ricche del Paese. Pertanto una delle divisioni più evidenti e più immediate è quella geografica: appunto Scozia e Irlanda del Nord – più la città di Londra – si sono espresse a maggioranza per il “Remain”, mentre Inghilterra e Galles per il “Leave”. Se a livello nazionale il “Leave” ha vinto con quasi il 52% dei voti, in Inghilterra e Galles questa percentuale sale al 53%, per crollare al 44% in Irlanda del Nord e al 38% in Scozia, Percentuali altissime per il “Remain” le troviamo nei distretti centrali di Londra

   Una seconda dimensione, ancor più delicata e complessa da interpretare, è quella generazionale: la partecipazione al voto è stata maggiore per le fasce più anziane: i dati danno un’affluenza sensibilmente minoritaria sotto i 25 anni, sopra il 50 per cento tra i 25-34, per poi salire via via sin oltre l’80 per cento per gli over 65. E l’orientamento di voto ha visto il prevalere del “leave” per le fasce più anziane della popolazione (over 50) e invece del “remain” per quelle più giovani.

La premier scozzese NICOLA STURGEON ha dichiarato: «adesso una nuova consultazione è altamente probabile perché portare la Scozia fuori dalla Ue contro la volontà degli scozzesi è democraticamente inaccettabile»
La premier scozzese NICOLA STURGEON ha dichiarato: «adesso una nuova consultazione è altamente probabile perché portare la Scozia fuori dalla Ue contro la volontà degli scozzesi è democraticamente inaccettabile»

   Il paradosso è che questo voto finirà per impoverire ancora di più chi già è più vulnerabile economicamente, e pertanto inciderà in particolare sui ceti meno abbienti.

   Il “pentimento” sembra esserci stato subito (in una parte della popolazione che ha votato per l’uscita). Ma ben più delusi e arrabbiati sembrano essere la minoranza che seppur di poco ha perso e deve subire questo provvedimento epocale. Da qui forse nasce l’improbabile (che si avveri) ma massiccia richiesta di quasi tre milioni di britannici per una legge che permetta di rivotare. Insieme a molti londinesi che chiedono addirittura la secessione di Londra. Tutte cose, appunto, del tutto improbabili a realizzarsi.

   Ma è anche vero che ci sono dei territori che dimostrano autonomia e sovranità indipendente rispetto alla dominante Inghilterra; e che stanno concretamente pensando di andarsene dal Regno Unito. Ecco così la proposta di un altro referendum della Scozia per uscire dalla Gran Bretagna e una iniziativa, sempre della SCOZIA, per bloccare l’esito di questo referendum appena svolto voluto da Cameron, e far sì che il governo scozzese diventi il primo e nuovo interlocutore oltre Manica dell’Unione europea.

BREGREXIT - Neologismo segnalato dalla stampa britannica che unisce «Brexit» e «regret», che significa pentirsi. Descrive tutti quei sostenitori del Leave che adesso si stanno rammaricando per il voto espresso
BREGREXIT – Neologismo segnalato dalla stampa britannica che unisce «Brexit» e «regret», che significa pentirsi. Descrive tutti quei sostenitori del Leave che adesso si stanno rammaricando per il voto espresso

   E poi c’è (ancor più pericoloso per il governo centrale) il pronunciamento per la riunificazione con l’Irlanda dei deputati cattolici dell’IRLANDA DEL NORD: uno stato di rivolte e di crisi storicamente sanguinose, e che ora potrebbero avere nuovi sviluppi.

   Ma c’è anche la proposta lanciata dal sito change.org e riportata ampiamente dalla stampa, relativa alla possibile separazione della CITY OF LONDON dal resto dell’Inghilterra (Londra “Città Stato”…).

   Le richieste mirano a mantenere le tre aree in questione all’interno della Ue, in considerazione del fatto che la maggioranza dei cittadini lì residenti ha votato per rimanere nell’Unione e non per lasciarla.    In effetti solo la Scozia potrebbe avere i titoli per rimanere nell’Unione Europea: perché, in base ai trattati europei, è una nazione con una identità culturale, geografica e storica ben definita. Un suo Parlamento e un autonomia riconosciuta.

   La Scozia s’è dunque massicciamente schierata per rimanere nella Ue, con una media di 63,4% su tutto il territorio e il 74,4% nella capitale Edimburgo. La premier scozzese NICOLA STURGEON ha dichiarato: «adesso una nuova consultazione è altamente probabile perché portare la Scozia fuori dalla Ue contro la volontà degli scozzesi è democraticamente inaccettabile». Tutte le 32 circoscrizioni scozzesi hanno in blocco scelto di stare nella UE.

   In questo difficile, paradossale passato mese di giugno (conclusosi con le 42 vittime dell’attento terrorista all’aeroporto di Istanbul), non si può dimenticare le elezioni spagnole. In Spagna domenica 26 giugno scorso, a poche ore dalla Brexit, ha prevalso nel voto sicuramente un riflesso d’ordine che ha aiutato l’affermazione di Rayoj (l’attuale premier), e il Psoe che resta al secondo posto pure al suo livello storico più basso, penalizzando le aspettative dell’alleanza di sinistra, non nazionalista né populista, Unidos Podemos.

NIGEL FARAGE, VERO VINCITORE DEL REFERENDUM, ultranazionalista leader del Partito per l'Indipendenza del Regno Unito (UK Independence Party, UKIP)
NIGEL FARAGE, VERO VINCITORE DEL REFERENDUM, ultranazionalista leader del Partito per l’Indipendenza del Regno Unito (UK Independence Party, UKIP)

   Lo choc britannico, la scelta di andarsene del Regno Unito dall’Europa, forse ha un po’ intimorito (terrorizzato?) gli europei (a partire dagli spagnoli). In effetti anche da noi si percepisce questa strana sensazione, questo “dispiacere”, che un Paese, un popolo, che in fondo ha “imposto” più di tutti i suoi caratteri culturali al mondo intero (pensiamo in particolare alla lingua inglese…), e che ora si separa non solo geograficamente da un più o meno sentito “sentimento europeo”, ma anche “da se stesso”… tutto questo non sia per niente una buona cosa.

   Impensabile che la lingua degli aeroporti, della comunicazione, della ricerca scientifica…di tutto il vivere nel mondo globale, l’INGLESE, e IL MODO DI ESSERE che ha portato, venga ora soppiantato. E’ oramai in noi, nel villaggio mondo, mentre incredibilmente chi ha dato origine a quella cultura anglofona che fa parte del nostro vivere (piaccia o non piaccia), quei padri e quelle madri, tentano un’avventura isolazionista, cui nessuno crede possa essere loro utile. (s.m.)

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BREXIT, UNA LEZIONE PER L’ITALIA

di Sabino Cassese, da “il Corriere della Sera” del 28/6/2016

– Su consultazioni così importanti è meglio non aggiungere un carico politico –

   «L’Europa vive di crisi», disse il cancelliere tedesco Helmut Schmidt in una conferenza tenuta a Londra nel 1974. Ora alle crisi in corso (quella economica e quella migratoria) si aggiunge l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, dettata da tre motivi: la percezione di esser invasi da stranieri (ma sono solo il decimo della popolazione, contro il sesto di Austria, Svezia e Belgio); l’antico senso di superiorità, alimentato dall’ammirazione francese per la civiltà inglese (si pensi a Montesquieu e a Voltaire) e dalla critica britannica della rivoluzione francese (si pensi a Burke); l’orgoglio della piccola nazione che per lungo tempo ha dominato il mondo.

   Il Regno Unito, entrato nell’Unione Europea un quindicennio dopo la sua istituzione, da un lato è stato sempre sulla porta, chiedendo continue clausole di esonero, dall’altro ha influenzato fortemente la costruzione europea con la sua prevalente ideologia liberista e l’amore per la regolazione e le autorità indipendenti. Continua a leggere

IL PERICOLOSO GIUGNO 2016 PER L’EUROPA, tra CAMPIONATO di CALCIO in Francia (con rischio terrorismo e scontri di tifosi), il REFERENDUM INGLESE nel Regno Unito di giovedì 23 pro o contro Brexit, le ELEZIONI SPAGNOLE di domenica 26 in un paese in stallo ingovernabile…(e l’ISIS che minaccia tutti)

JO COX, la deputata laburista uccisa il 16 giugno scorso da un fanatico di estrema destra. “La tragica morte di Jo Cox, anche se pochi hanno il coraggio di dirlo a voce alta, potrà muovere molti voti e forse chiudere la partita. «Quanto è avvenuto probabilmente sposterà gli equilibri verso la campagna “Remain” (pro Ue, ndr )», assicura Ben Page, amministratore delegato di Ipsos-Mori, una delle principali società di sondaggi del Regno Unito.(…)”(Sara Gandolfi, da “il Corriere della Sera” del 19/6/2016)
JO COX, la deputata laburista uccisa il 16 giugno scorso da un fanatico di estrema destra. “La tragica morte di Jo Cox, anche se pochi hanno il coraggio di dirlo a voce alta, potrà muovere molti voti e forse chiudere la partita. «Quanto è avvenuto probabilmente sposterà gli equilibri verso la campagna “Remain” (pro Ue, ndr )», assicura Ben Page, amministratore delegato di Ipsos-Mori, una delle principali società di sondaggi del Regno Unito.(…)”(Sara Gandolfi, da “il Corriere della Sera” del 19/6/2016)

   Un mese di giugno “europeo” da tenersi forte, sperando di superarlo senza troppi danni. Gli inglesi che votano nel referendum per uscire o non uscire dalla Comunità Europea (giovedì 23 giugno)(i sondaggi, dopo il terribile feroce assassinio della deputata laburista Jo Cox, hanno invertito la rotta, e ora sembra che il “remain” cioè il restare in Europa possa prevalere…).

Cameron e Corbyn commemorano JO COX insieme a Birstall
Cameron e Corbyn commemorano JO COX insieme a Birstall

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   Poi domenica 26 giugno gli spagnoli votano per la seconda volta (era accaduto nello scorso dicembre) tentando di uscire da uno stallo politico che sta rendendo questo grande bellissimo Paese privo di una guida chiara, sicura. Ed è possibile che la situazione non si chiarisca, cioè che la Spagna resti (pericolosamente, con fronti autonomisti come quello catalano) ingovernabile.

SPAGNA ANCORA ALLE ELEZIONI - “Come un popolo che ha dato al mondo Cervantes e Lorca, Goya e Picasso, Velazquez e Gaudí possa votarsi all’autodistruzione, è un mistero che neppure gli spagnoli sanno spiegare. Si è votato a Natale, si rivota il 26 giugno. Sei mesi senza governo, sei mesi di inutili trattative. E ora stessi candidati, stessi comizi e — secondo i sondaggi — stessi risultati. L’unica novità è che quel diavolo di Pablo Iglesias — aura da idealista, abilità da prestigiatore — si presenta con i comunisti di Izquierda unida : «Unidos Podemos» diventerà così il primo partito della sinistra, superando i poveri socialisti. E questo complicherà ulteriormente le cose.(….)” (Aldo Cazzullo, da “il Corriere della Sera” del 19/6/2016)
SPAGNA ANCORA ALLE ELEZIONI – “Come un popolo che ha dato al mondo Cervantes e Lorca, Goya e Picasso, Velazquez e Gaudí possa votarsi all’autodistruzione, è un mistero che neppure gli spagnoli sanno spiegare. Si è votato a Natale, si rivota il 26 giugno. Sei mesi senza governo, sei mesi di inutili trattative. E ora stessi candidati, stessi comizi e — secondo i sondaggi — stessi risultati. L’unica novità è che quel diavolo di Pablo Iglesias — aura da idealista, abilità da prestigiatore — si presenta con i comunisti di Izquierda unida : «Unidos Podemos» diventerà così il primo partito della sinistra, superando i poveri socialisti. E questo complicherà ulteriormente le cose.(….)” (Aldo Cazzullo, da “il Corriere della Sera” del 19/6/2016)

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   Si stanno svolgendo in Francia gli europei di calcio, con gravi e striscianti minacce (dall’esterno e dall’interno) del terrorismo, dell’integralismo islamico. E i tifosi (croati, inglesi, russi…a seconda delle partite) si scazzottano con gravi pericoli per la vita nelle città interessate a tenere le partite di calcio.

   Ma è da questo (gli europei di calcio) che, brevemente, cerchiamo uno spunto positivo di speranza. Se è auspicabile che gli inglesi restino nell’Unione Europea, gli spagnoli risolvano i loro problemi di governabilità… è sintomatico che nell’attuale divisa Europa (dove ogni spirito di unità di intenti è gravemente in crisi) ci sia almeno nel gioco del calcio la dimostrazione di una “geografia europea” allargata e realizzata: da ovest ad est, cioè dall’Oceano Atlantico fino agli Urali (la Russia europea, comprendendo anche la Georgia, l’Azerbaigian, l’Armenia, fino alla Turchia), e da sud a nord, cioè dal Mar Mediterraneo fino all’Islanda e poi al Mar Glaciale Artico).

L’ALLARGATA EUROPA DEL CALCIO DEI CAMPIONATI EUROPEI 2016: nella parte IN BLU I PAESI CHE SI SONO QUALIFICATI: Albania, Austria, Belgio, Croazia, Francia, Galles, Germania, Inghilterra, Irlanda del Nord, Irlanda, Islanda, Italia, Polonia, Portogallo, Rep. Ceca, Romania, Russia, Slovacchia, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, Ucraina, Ungheria. Nella parte IN ROSSO I PAESI CHE NON SI SONO QUALIFICATI ma hanno partecipato alle eliminatorie: Paesi Bassi (Olanda), Lettonia, Kazakistan, Bosnia ed Erzegovina, Israele, Cipro, Andorra, Bielorussia, Macedonia, Lussemburgo, Scozia, Georgia, Gibilterra, Slovenia, Estonia, Lituania, San Marino, Grecia, Finlandia, Isole Faroe, Montenegro, Moldavia, Liechtenstein, Norvegia, Bulgaria, Azerbaigian, Malta, Danimarca, Serbia, Armenia
L’ALLARGATA EUROPA DEL CALCIO DEI CAMPIONATI EUROPEI 2016: nella parte IN BLU I PAESI CHE SI SONO QUALIFICATI: Albania, Austria, Belgio, Croazia, Francia, Galles, Germania, Inghilterra, Irlanda del Nord, Irlanda, Islanda, Italia, Polonia, Portogallo, Rep. Ceca, Romania, Russia, Slovacchia, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, Ucraina, Ungheria. Nella parte IN ROSSO I PAESI CHE NON SI SONO QUALIFICATI ma hanno partecipato alle eliminatorie: Paesi Bassi (Olanda), Lettonia, Kazakistan, Bosnia ed Erzegovina, Israele, Cipro, Andorra, Bielorussia, Macedonia, Lussemburgo, Scozia, Georgia, Gibilterra, Slovenia, Estonia, Lituania, San Marino, Grecia, Finlandia, Isole Faroe, Montenegro, Moldavia, Liechtenstein, Norvegia, Bulgaria, Azerbaigian, Malta, Danimarca, Serbia, Armenia

   Leggete qui sopra i paesi partecipanti, ammessi in Francia o che non hanno superato le eliminatorie: a volte alcuni sono inglobati in un unico Stato ma sono realtà diverse, vive, come appunto nel Regno Unito che vede le squadre di calcio dell’Inghilterra, del Galles, della Scozia, dell’Irlanda del Nord…), alcuni sono piccolissimi paesi, territori (le Isole Faroe, partecipanti alle eliminatorie…) …C’è stata pure Israele che vanta un contesto culturale, politico, molto vicino all’Europa (pur nei distinguo dell’irrisolta questione palestinese). E c’è pure la Turchia, che non si vuol fare entrare nella Comunità Europea, e perfino la Russia (difficile pensare che le radici culturali di Mosca, San Pietroburgo non coincidano con quelle dell’Europa intera… che Dostoevskij non “appartenga” anche a noi…).

scontri tra tifosi agli europei di calcio in Francia (nella foto a Marsiglia tra inglesi e russi)
scontri tra tifosi agli europei di calcio in Francia (nella foto a Marsiglia tra inglesi e russi)

   Insomma incredibilmente il calcio, con tutte le sue contraddizioni (come qui sopra si può vedere), da una dimostrazione di “politica europea” molto di più di quel che la politica è riuscita a fare dal secondo dopoguerra in poi, ma in particolare adesso, che ci si divide sempre più, ad esempio pensando di costruire muri contro gli immigrati… Facendo in ogni caso prevalere gli spiriti nazionalisti su invece un progetto comune, una condivisione di intenti che sia idoneo a un mondo in grande cambiamento (e alle aspirazioni di ciascuna persona “europea”).

   E allora, nel difficile e pericoloso giugno del 2016, speriamo che almeno il calcio unisca e rappresenti un simbolo di quel che potrebbe essere una federazione di paesi europei che funzioni veramente. (s.m.)

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EURO2016, IL PALLONE UNISCE L’EUROPA DEI MURI

(da “LA GAZZETTA DELLO SPORT” del 10/6/2016) (…..) Comunque vada, sarà meglio farlo sventolare con orgoglio questo tricolore, segno d’identità e civiltà, in un torneo che si svolge sotto l’incubo dell’Isis e di quanto è accaduto a Parigi proprio nei dintorni dello Stade de France solo pochi mesi fa, vigilato da migliaia di telecamere, droni, tiratori scelti e 90 mila uomini variamente addetti alla sicurezza. L’organizzazione farà di tutto per non dare l’immagine di un calcio blindato e in fondo, coi tempi che corrono, a una certa militarizzazione dei grandi eventi sportivi purtroppo occorre abituarsi. Più inquietante, ai nostri occhi, è l’IPOCRISIA DI UN CONTINENTE CHE SI RIUNISCE ATTORNO A UN PALLONE E NON È MAI STATO COSÌ DIVISO E INCERTO SULLA PARTITA DA GIOCARE NEL MONDO, pericolante negli istituti comunitari, logorato nello stesso tessuto culturale e politico che dovrebbe tenerlo insieme.

EUROPA — Di che Europa ci parla, quest’Europeo? Fra le 24 nazioni in lizza, oltre alla FRANCIA e al BELGIO alle prese con gli spettri dell’islamismo, c’è l’INGHILTERRA che tra pochi giorni con un referendum potrebbe decidere di andarsene provocando uno shock finanziario e politico di imprevedibili proporzioni. E poi la GERMANIA madre-padrona. La SPAGNA, la SVEZIA, la POLONIA sempre più euroscettiche e la SVIZZERA che il problema non se lo pone neppure. L’UNGHERIA che costruisce muri e l’AUSTRIA che è tentata di farlo. RUSSIA e UCRAINA che di fatto sono in guerra. Gioca pure la TURCHIA, che perseguita oppositori e giornalisti, e nell’Unione non trova posto… Insomma, di fronte a una compagnia così variegata non resta che sperare negli dei del pallone: il calcio in fondo è un esperanto capace di affratellare genti e culture diverse, il collante sociale più potente di cui disponiamo. Credere nelle sue virtù taumaturgiche, in un gesto tra avversari che redima tante rivalità odiose, un abbraccio o semplicemente una stretta di mano, davvero non costa nulla.(….)

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BREXIT

L’indignazione dello scrittore HANIF KUREISHI

«CI SI VERGOGNAVA A PENSARE CERTE COSE. ORA CI SI PERMETTE DI DIRLE IN PUBBLICO»

di Stefano Montefiori, da “il Corriere della Sera” del 19/6/2016

   «L’assassinio di Jo Cox, che aveva dedicato la sua vita ad aiutare i rifugiati, che si trovava nello Yorkshire tra molti musulmani ma è stata ammazzata da un uomo legato all’estrema destra, ci dà l’opportunità di denunciare quanto il discorso pubblico sia caduto in basso in occasione del referendum sulla Ue». Uno dei migliori scrittori britannici viventi, HANIF KUREISHI, nato 61 anni fa a Londra da padre pachistano e madre inglese, incolpa «indirettamente» l’imbarbarimento del dibattito politico nel Regno Unito (e non solo) per la morte della deputata laburista.

La questione dell’Europa ha fatto saltare i freni? Continua a leggere

BAMBINI e POVERTA’ – I bambini poveri aumentano (ora 2 milioni), e le nascite diminuiscono – I recenti dati ISTAT rilevano in Italia la CORRELAZIONE TRA POVERTA’ E CALO DEMOGRAFICO: la famiglia si concentra su un solo figlio – Individuare la mappa del RISCHIO-POVERTÀ e quali sono le nuove emergenze

“Il recente RAPPORTO ISTAT ha dedicato attenzione al fenomeno indicando nei minori il soggetto che in termini di povertà e deprivazione ha pagato il prezzo più elevato della crisi, peggiorando anche rispetto agli anziani. L’indice di povertà relativa che tra il ‘97 e il 2011 per i minori aveva oscillato su valori attorno all’11-12%, nel 2012 ha superato il 15% e ha raggiunto il 19% nel 2014. Al contrario tra gli anziani — che nel ‘97 presentavano un indice di povertà di 5 punti più grave dei minori — si è osservato un progressivo miglioramento e oggi la povertà relativa degli anziani nel 2014 è stata di 10 punti meno dei giovani”. (DARIO DI VICO, da “il Corriere della Sera” del 26/5/2016) (immagine tratta da http://www.remocontro.it/ )
“Il recente RAPPORTO ISTAT ha dedicato attenzione al fenomeno indicando nei minori il soggetto che in termini di povertà e deprivazione ha pagato il prezzo più elevato della crisi, peggiorando anche rispetto agli anziani. L’indice di povertà relativa che tra il ‘97 e il 2011 per i minori aveva oscillato su valori attorno all’11-12%, nel 2012 ha superato il 15% e ha raggiunto il 19% nel 2014. Al contrario tra gli anziani — che nel ‘97 presentavano un indice di povertà di 5 punti più grave dei minori — si è osservato un progressivo miglioramento e oggi la povertà relativa degli anziani nel 2014 è stata di 10 punti meno dei giovani”. (DARIO DI VICO, da “il Corriere della Sera” del 26/5/2016) (immagine tratta da http://www.remocontro.it/ )

   I bambini italiani, in misura sempre maggiore, subiscono la crisi sociale che stiamo vivendo: più di 1 milione di bambini è in POVERTÀ ASSOLUTA; 2 milioni se esaminiamo la POVERTÀ RELATIVA, un bambino su 5 (la POVERTÀ RELATIVA è un parametro che esprime le difficoltà economiche nella fruizione di beni e servizi in rapporto al livello economico medio di vita; la POVERTÀ ASSOLUTA indica invece l’incapacità di acquisire i beni e i servizi necessari a raggiungere uno standard di vita minimo accettabile – da Wikipedia).

   Il recente RAPPORTO ISTAT (reso pubblico il 20 maggio scorso) fa innanzitutto vedere come la distanza tra abbienti e meno abbienti (cioè questi ultimi “poveri”) si allarghi a forbice, si radicalizzi: chi proviene da una famiglia con uno status alto (ha una casa di proprietà e almeno un genitore con istruzione universitaria) ha visto accrescere la distanza economica e sociale rispetto a chi proviene da famiglie di status basso.

Istat_2016

   E si diffonde in particolare la precarietà tra i giovani e i minori: accade così che solo le famiglie con reddito adeguato (o almeno sufficiente a garantire un “minimo vitale”) sostituiscono il welfare e sostengono i figli senza lavoro, e danno opportunità ai loro bambini.

   Il disagio più grave in determinate aree geografiche del nostro Paese (il Sud in particolare) sfocia in prima battuta nell’abbandono della scuola. E pertanto si capisce che la vulnerabilità dei minori è legata alle difficoltà economiche e occupazionali dei genitori.

   E’ poi interessante (sintomatico) vedere che un padre e una madre con maggior istruzione personale (un diploma, una laurea…) garantiscono meglio i loro figli, cioè hanno quasi sempre un reddito maggiore. E la diversificazione geografica, per aree territoriali, viene ad esprimersi: genitori del sud, con minor istruzione, presentano un rischio di difficoltà a garantire opportunità ai loro figli 4 volte superiore a quello dei residenti al Nord e dei figli di diplomati o laureati.

Istat, i giovani del 2016: poco occupati, poco coinvolti. Sei su 10 vivono con i genitori, il 42% sogna un futuro all'estero
Istat, i giovani del 2016: poco occupati, poco coinvolti. Sei su 10 vivono con i genitori, il 42% sogna un futuro all’estero

   Sul discorso dell’istruzione però bisogna chiarire. Ci sono le debite eccezioni: nel Nordest, nel Veneto ad esempio, spesso piccoli imprenditori non hanno una grande istruzione ma vantano un considerevole benessere economico che riversano, a volte bene a volte molto male (viziandoli) sui loro figli (e non permettendo loro di risolvere da soli, in autonomia, i loro problemi di sopravvivenza).

   E poi è sì evidente la presenza di genitori “istruiti” che hanno un reddito più sicuro (rispetto ai “non istruiti”, non diplomati…) e possono garantire opportunità positive ai loro figli, ma questo vale per una formazione, un’istruzione avuta nel passato: la crisi economica (e la “cattiva scuola”) ha indebolito il rapporto tra titolo di studio ed occupazione, e quindi depotenziato questo straordinario strumento di emancipazione sociale; e oggi un giovane su tre risulta sovra istruito (o meglio si deve dire: in possesso di diploma o laurea) rispetto al lavoro che vuol fare, e solo dopo tre anni il 53% dei laureati trova un’occupazione confacente rispetto al titolo conseguito.

Istat, Rapporto Annuale 2016, 2,2 milioni di famiglie non hanno redditi da lavoro
Istat, Rapporto Annuale 2016, 2,2 milioni di famiglie non hanno redditi da lavoro

   Ma torniamo ai bambini. Da cosa l’Istat individua la povertà dei bambini? I parametri che si usano per definire la deprivazione sono di tipo materiale (carenza di vestiti, giochi, cibo…) e immateriale (possibilità di festeggiare il compleanno o fare almeno una settimana di vacanza l’anno) (ma si conteggia, ad esempio, anche lo spazio per poter studiare in casa).

   Dario di Vico, nell’articolo del Corriere della Sera che in questo post vi proponiamo per primo, fa sua una proposta provocatoria: FAR VOTARE I BAMBINI (attraverso una doppia scheda affidata alle loro mamme). Perché questo? Perché la questione maggiore, dopo aver rilevato la scarsità delle risorse, è che gli anziani hanno un vero potere di far confluire su di essi denaro (pubblico), attenzione sociale, welfare. Gli anziani sono di fatto gli unici presenti nella vita civile, nei sindacati, nei partiti, persino nelle riunioni di condominio. Gli anziano sono così molto presenti anche con organizzazioni che esercitano pressing sui decisori pubblici (pensiamo al potere dei sindacati dei pensionati, maggioranza assoluta in quel tipo di organizzazioni). E così non c’è nessuno che difende i bambini, ancor di più se appartengono a famiglie povere, “inesistenti, silenziose”, nel contesto sociale di adesso.

Rapporto Istat 2016: in Italia nascono sempre meno imprese
Rapporto Istat 2016: in Italia nascono sempre meno imprese

   Su tutto va detto che siamo in un’epoca, in un “presente” che ha sancito LA FINE (o quasi) DEL LAVORO, lavoro che finora è stato il paradigma del benessere sociale di una comunità, di una nazione come la nostra. Cioè è prevedibile che in futuro ci sarà sempre meno lavoro (con l’automazione sempre più spinta, cioè i robot, l’informatizzazione che si allarga ancor di più, e la globalizzazione che porta le attività manuali di massa in altri Paesi…).

   Se il LAVORO non sarà più la principale fonte di reddito pro-capite per la maggioranza della popolazione, allora si pone la necessità di altri criteri per dare a tutti un reddito minimo, un benessere sufficiente a garantire sopravvivenza ai bisogni essenziali, servizi pubblici necessari a tutti (sanità, istruzione, igiene e sicurezza pubblica, etc.).

   Proposte che nascono (al di là del garantire sempre più in modo improbabile le pensioni a tutti, i bonus a contesti particolari, le esenzioni di tasse, eccetera), proposte come redistribuire di più la ricchezza, o reddito minimo di sopravvivenza per tutti, o reddito di cittadinanza…. proposte che si dice insostenibili economicamente (con i “parametri” di bilancio di adesso), e che sono invece a nostro avviso da valutare attentamente, e trovare soluzioni possibili e coraggiose (per evitare i bambini in povertà…). (s.m.)

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L’ULTIMO TABÙ DEGLI ITALIANI

IL SILENZIO SUL MILIONE DI BAMBINI CHE VIVE IN POVERTÀ ASSOLUTA

di Dario Di Vico, da “il Corriere della Sera” del 26/5/2016

   Come italiani siamo generosi con le adozioni a distanza ma fatichiamo ad accettare che da noi vivano 1,1 milioni di bambini in povertà assoluta. Che diventano 2 milioni se esaminiamo la povertà relativa, un bambino su 5. Continua a leggere