Mappa aggiornata quotidianamente della diffusione del Coronavirus nel mondo

CORONAVIRUS COVID-19 Global Cases by the Center for Systems Science and Engineering (CSSE) at JOHNS HOPKINS UNIVERSITY (JHU) – (CLICCA IL LINK QUI SOTTO PER INGRANDIRE L’IMMAGINE ED AVERE LA SITUAZIONE AD ADESSO, AL MOMENTO CHE LEGGI: https://gisanddata.maps.arcgis.com/apps/opsdashboard/index.html#/bda7594740fd40299423467b48e9ecf6)

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SUPERBONUS EDILIZIO: occasione da non perdere per RIQUALIFICARE LE CITTÀ, i quartieri, i vetusti condomini – La possibilità gratuita del miglioramento delle abitazioni, nel consumo energetico, antisismiche, con facciate gradevoli, porterebbe a NUOVI PAESAGGI URBANI (e un’EDILIZIA per migliorare l’esistente)

PAESAGGI URBANI: RECUPERARE LA BELLEZZA PERDUTA (DOVE NON C’È PIÙ) (immagine da http://www.Ilsole24ore.it/)

   Nelle difficoltà economiche che sicuramente saremo costretti a vivere nei prossimi mesi, anni (in senso generale, come comunità…), vi sono provvedimenti governativi che possono aiutare a un ritorno, almeno in certi settori, di uno sviluppo economico (e occupazione), e che sono importanti. Se poi questi interventi di incentivazione al lavoro e al benessere si connettono anche a un’economia nuova, green (come si usa dire adesso), cioè interventi che sono ecologici, di minor spreco di risorse energetiche, e di rinnovo dei PAESAGGI URBANI ora quasi sempre degradati, vetusti (periferie e città diffuse con vecchi condomini, brutti fuori, e dove si vive male dentro).

RIQUALIFICARE LE FACCIATE IN DEGRADO DELLE ABITAZIONI (foto da http://www.ilcommercioedile.it/)

   Ebbene questa condizione di rinnovo del paesaggio urbano (nel senso dell’aspetto esteriore, ma anche dei contenuti energetici di risparmio (e di sicurezza antisismica), questo può essere rappresentato dalla nuova possibilità di detrarre questi interventi di migliorìa dalle tasse: e se una persona “non ha capienza”, cioè ha un reddito che non paga imposte, oppure se vuole o non può pagare niente subito senza detrarlo in 5 anni, ebbene vi è la possibilità di “cedere” questo credito di imposta (all’impresa costruttrice, alle banche…), e praticamente mettere in atto un intervento di riqualificazione energetica ed edilizia senza tirare fuori un soldo.

nella foto: RICCARDO FRACCARO, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, principale autore del provvedimento di legge sul SUPERBONUS EDILIZIO ED ENERGETICO – «Agevoliamo – dice Fraccaro in una intervista al Sole 24 Ore – gli interventi strutturali compresi nel sismabonus e nell’ecobonus, così da incentivare i progetti più importanti, ma in più chi avvierà questi lavori beneficerà del superbonus anche per il fotovoltaico, gli accumulatori, l’isolamento delle pareti, gli impianti di riscaldamento a pavimento, gli infissi, e tutti gli altri interventi di riqualificazione energetica. L’OBIETTIVO – continua Fraccaro – è CONSENTIRE ALLE FAMIGLIE DI MIGLIORARE LA QUALITÀ DELLA VITA ALL’INTERNO DELL’ABITAZIONE E LA PRESTAZIONE ENERGETICA DEGLI EDIFICI, con un beneficio anche sulle bollette. Vogliamo mettere un pannello solare sulle case di tutti gli italiani, renderle più confortevoli, più sicure, più antisismiche e più ecosostenibili. MA PUNTIAMO ANCHE A MIGLIORARE LA QUALITÀ DELLE PERIFERIE URBANE TRAMITE INTERVENTI SULLE CASE POPOLARI e a creare una filiera produttiva di edilizia orientata alla sostenibilità». (da “il sole 24ore” del 27/5/2020)

   Un volano, se funzionerà, assai efficace e storicamente mai a questi livelli per il settore edilizio (e tutto il mondo economico annesso ad esso): settore, quello dell’edilizia, che spesso è stato visto (a ragione) negativamente per aver partecipato alla costruzione, creazione, di “cose” assai brutte, di degrado speculativo; e che adesso si troverà impegnato in qualcosa di assolutamente nuovo, di conservazione migliorativa e di sviluppo ecologico, rivolto a quello che sembra apparire come una prospettiva (quella green, verde) che una volta era argomento appannaggio di pochi ambientalisti, ma adesso (per fortuna) sembra fatta propria da tutti, in primis il mondo economico (almeno speriamo).

Schema del funzionamento della POMPA DI CALORE (da http://www.larepubblica.it/)

   Pertanto, come dicevamo questo provvedimento di incentivazione fiscale ai lavori di riqualificazione degli edifici, per l’edilizia privata promette così di aprire opportunità enormi di investimenti green e anche di favorire la trasformazione del settore edile in chiave di sostenibilità energetica e ambientale.

Lavori su condomini (foto da https://www.progedil90.it/)

   Gli interventi di isolamento termico sull’involucro dell’edificio; la sostituzione delle caldaie a gasolio con impianti a pompe di calore o con caldaie a condensazione; e gli interventi di prevenzione antisismica: questi sono i tre tipi di intervento previsti e che saranno “premiati” con un supercredito di imposta del 110%. Però essi saranno pure trainanti (all’interno di questa agevolazione al 110%) di altri investimenti minori o diversi come quelli compresi oggi nell’ecobonus (cioè nella riqualificazione energetica al 65% che si è avuta negli ultimi anni, ma che ha avuto un modesto successo); o quella per il RIFACIMENTO DELLE FACCIATE ESTERNE che di fatto non era ancora iniziata (e potrà anch’essa essere “trainata” dalle misure principali al 110%, praticamente senza pagare niente.

I SEGRETI DEI LAVORI PER UNA CASA ANTISIMICA (immagine da https://www.ingenio-web.it/)

   Poi, nell’onda dell’entusiasmo iniziale (cui in queste righe ci lasciamo volutamente andare) si dovrà fare i conti con dei problemi applicativi (cioè le misure applicative che serviranno); e dei controlli da fare perché in molti con il malaffare si butteranno; e poi è da capire se la reazione di imprese e banche che dovranno acquistare i “crediti di imposta” dai privati lo faranno, collaboreranno, ne troveranno convenienza a farlo. E, infine, se lo Stato (che vedrà meno evasione fiscale per le imprese edilizie che non potranno fare i lavori in nero), se lo Stato potrà reggere al peso finanziario di questo provvedimento.

Case in pietra da rendere antisismiche (foto da http://www.6aprile.it/conoscere-i-terremoti)

   Qui a noi adesso interessa mettere in luce la possibilità che questa iniziativa potrà migliorare i PAESAGGI URBANI ora degradati (pensiamo solo al rifacimento delle facciate dei condomini e case vetuste); potrà MIGLIORARE LE CITTÀ rendendole meno inquinanti (con la sostituzione degli impianti di riscaldamento obsoleti), causa maggiore anche del traffico delle polveri sottili).

Creare un’EDILIZIA SOCIALE, oltre ogni degrado (immagine tratta da http://www.gdc.ancitel.it/)

   Che si potrà migliorare la QUALITÀ DELLE PERIFERIE URBANE tramite interventi su tutto quel novero di abitazioni assai brutte che vediamo lungo le nostre strade, spesso in condizioni di abbandono, poi sulle case popolari…E creare così una filiera produttiva di edilizia orientata alla sostenibilità.

Ristrutturare casa (foto da http://www.ristrutturare-casa.org/)

   Vien da pensare, da fare un paragone (solo auspicabile per ora) di questo SUPERBONUS AL 110%, con quanto accaduto a partire dalla fine degli anni ’40 del secolo scorso con il progetto edilizio denominato “INA CASA”. In quel frangente l’interesse principale più che edilizio era dato dal “creare lavoro” (il ministro di allora, che lo avviò, Amintore Fanfani, era ministro del lavoro); e che poi si è rivelato uno dei più riusciti ed efficaci interventi edilizi e architettonici del ‘900 in tutto il nostro Paese (quelle case, quei condomini, hanno caratterizzato l’architettura dell’abitare di massa positivamente fino ai nostri giorni, e sono abitazioni spesso ancora efficienti e gradevoli…).

Funzionamento della CALDAIA A CONDENSAZIONE (dal sito http://www.portaleenergia.com/)

   Auspichiamo che con il SUPERBONUS di adesso possa accadere qualcosa di simile, e ci sia una grande azione di manutenzione di città e periferie; con un miglioramento dei PAESAGGI URBANI che appartengono alla nostra quotidianità, ai nostri territori. E ci sia effettivamente quella svolta GREEN in edilizia e nella nostra vita di tutti i giorni. (s.m.)

BURANO _ Venezia

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SUPERBONUS DEL 110% PER I LAVORI IN CASA: COME OTTENERLO DA LUGLIO

di Giorgio Santilli, da “il sole 24ore” del 27/5/2020

– Pronta la norma del governo che premia caldaie a condensazione, pompe di calore, pannelli solari, isolamento termico, prevenzione antisismica –

   Gli interventi di isolamento termico sull’involucro dell’edificio, la sostituzione delle caldaie a gasolio con impianti a pompe di calore o con caldaie a condensazione e gli interventi di prevenzione antisismica: sono i tre tipi di intervento che il decreto maggio in arrivo premierà con un supercredito di imposta del 110%.

Non solo: questi interventi potranno trainare dentro l’agevolazione più pesante che sia mai stata fatta dal fisco nel settore edilizio altri investimenti minori o diversi come quelli compresi oggi nell’ecobonus o quelli per il rifacimento delle facciate esterne.

   Una logica da pacchetto integrato che punta a premiare uno spettro ampio e “pesante” di interventi ma introduce anche interventi ecosostenibili innovativi come la messa in opera di pannelli fotovoltaici o la realizzazione nei condomini di colonnine per la ricarica delle batterie delle auto elettriche.

ECOBONUS AL 110% DA LUGLIO
Il governo ha intenzione di introdurre il superbonus nel decreto maggio che dovrebbe arrivare fra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima, con la partenza operativa per il superbonus già dal luglio 2020 e fino al dicembre 2021, in modo da sfruttare così in pieno anche le deroghe al patto di stabilità concesse dalla commissione Ue (per ora fino al dicembre 2020 ma suscettibili di probabile estensione al 2021). Alla norma – che può diventare un vero bazooka per gli interventi edilizi privati – ha lavorato il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Riccardo Fraccaro, e il testo è ormai definitivo, almeno nell’impianto fondamentale.

VIA LIBERA ALLA CESSIONE DEL CREDITO DI IMPOSTA PER CONDOMINI E FAMIGLIE
Ma non è solo nel superbonus la novità che il governo prepara con il decreto maggio per i bonus casa. La novità più importante è la possibilità data a condomìni e famiglie di incassare subito il credito di imposta maturato evitando di pagare l’anticipo per i lavori svolti.

   È infatti ammessa sempre la cessione del credito di imposta «ad altri soggetti, compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari» banche o anche alle imprese e ai fornitori che realizzeranno i lavori con una formula nuova che prevede «un contributo di pari ammontare, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi e da quest’ultimo recuperato sotto forma di credito di imposta, con facoltà di successiva cessione del credito». Anche in questo caso, quindi, l’impresa potrà applicare lo sconto sulla fattura e poi cedere il credito di imposta a una banca o ad altro intermediario finanziario.

   Questo meccanismo varrà anche per tutti gli altri crediti di imposta al 50 e al 65 per cento per interventi di ristrutturazioni semplici e per interventi di risparmio energetico minori, come il cambiamento degli infissi. Resta la possibilità per le famiglie di incassare il credito di imposta nei cinque anni successivi all’intervento presentandolo in dichiarazione di redditi o in compensazione.

   E sul fronte degli adeguamenti antisismici un’ulteriore novità arriva dalla norma, che il governo sta però ancora valutando e che consentirebbe una detrazione non più del 19% ma del 90% della spesa sostenuta per acquistare una polizza anticalamità sulla casa se contemporaneamente si sarà fatto un intervento antisismico per cui il credito di imposta del 110% sarà ceduta alla stessa compagnia assicurativa. Un pacchetto integrato che potrebbe aiutare il decollo effettivo del SISMABONUS rimasto finora poco utilizzato.

FRACCARO: «OBIETTIVO MIGLIORARE PRESTAZIONE ENERGETICA DEGLI EDIFICI»
Il bazooka messo a punto per l’edilizia privata promette così di aprire opportunità enormi di investimenti green e anche di favorire la trasformazione del settore edile in chiave di sostenibilità energetica e ambientale.

   «Agevoliamo – dice Fraccaro in una intervista al Sole 24 Ore – gli interventi strutturali compresi nel sismabonus e nell’ecobonus, così da incentivare i progetti più importanti, ma in più chi avvierà questi lavori beneficerà del superbonus anche per il fotovoltaico, gli accumulatori, l’isolamento delle pareti, gli impianti di riscaldamento a pavimento, gli infissi, e tutti gli altri interventi di riqualificazione energetica. L’obiettivo – continua Fraccaro – è consentire alle famiglie di migliorare la qualità della vita all’interno dell’abitazione e la prestazione energetica degli edifici, con un beneficio anche sulle bollette. Vogliamo mettere un pannello solare sulle case di tutti gli italiani, renderle più confortevoli, più sicure, più antisismiche e più ecosostenibili. Ma puntiamo anche a migliorare la qualità delle periferie urbane tramite interventi sulle case popolari e a creare una filiera produttiva di edilizia orientata alla sostenibilità».

OGNI ANNO ATTIVATI LAVORI PER 29 MILIARDI AGEVOLATI DAI BONUS EDILIZI
D’altra parte, il governo “colpisce” proprio nel filone di business edilizio dominante da anni, quello della riqualificazione abitativa, che ha salvato un ampio pezzo del settore delle costruzioni in crisi. Basti ricordare che ogni anno vengono attivati – secondo le stime di Cresme e Ance – lavori per circa 29 miliardi agevolati dai bonus edilizi. E che dalla nascita, avvenuta nel 1998 dal governo Prodi, sono state oltre 20 milioni le domande presentate. Raramente il fisco ha avuto così successo presso i cittadini.

   I numeri del Cresme dicono però che l’investimento per il risparmio energetico (ecobonus) vale circa un ottavo di quelli (agevolati con un credito di imposta del 50%) in manutenzioni straordinarie e ristrutturazioni semplici (cioè non energetiche). Non è mai riuscito a superare la dimensione micro, con ricorso diffuso agli incentivi per i soli infissi. Nel 2019 è stato stimato un investimento di 25,7 miliardi (rispondenti a 1,4 milioni di domande presentate) per il recupero semplice e di 3,2 miliardi (rispondenti a 349mila domande) per la riqualificazione energetica. (Giorgio Santilli)

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 SUPERBONUS 110%, I 3 MACRO-INTERVENTI AGEVOLATI Continua a leggere

IL MONDO IN FIAMME nel post-Coronavirus? Tra guerre cibernetiche, eserciti di droni, rivolte popolari per l’indipendenza e contro la povertà – Ora le prime crisi: in Venezuela; tra Iran e Israele; a Hong Kong – SCENARI negativi da superare con istituzioni planetarie che pratichino POLITICHE DI PACE e SVILUPPO globale

La polizia di HONG KONG ha fatto ricorso ai gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti pro-democrazia, scesi in strada per protestare contro la NUOVA LEGGE SULLA SICUREZZA NAZIONALE – in attesa di essere approvata dal parlamento cinese – e contro un’altra legge sull’inno nazionale – (da http://www.rainews.it/)

  Nella situazione geopolitica che si prospetta con il calare della pandemia globale (almeno, pur lentamente, questo sembra…) il mondo sta andando inesorabilmente (lo è già) verso una crisi economica molto grave, e di inevitabili ulteriori tensioni internazionali; e di scontri tra nazioni, tra alleanze di paesi che in modo inimmaginabile si stanno formando (con protagonisti la Cina, India, Turchia, Iran, Russia…..molto poco gli Usa che hanno rinunciato alla loro storica supremazia, e men che meno l’Unione Europea lacerata dal protagonismo di 27 nazionalismi che non vogliono rinunciare al loro potere.

HONG KONG, TAIWAN e TIBET nello scontro con la CINA per l’indipendenza

   Se la popolazione (nel mondo) non ha più lavoro, non ha un reddito per campare, ha fame e gli Stati non riescono a dare loro la soddisfazione di bisogni essenziali per vivere, ci saranno rivolte, sofferenze, tensioni inevitabili. Se gli Stati si troveranno in queste difficoltà di controllo delle loro popolazione, attueranno politiche autoritarie, repressive, al loro interno, e cercheranno alleanze esterne con chi potrà dare loro aiuto economico, con un riequilibrio mondiale fatto di concorrenza di forza bellica tra potenze, alleanze (e anche questo è estremamente pericoloso). Tutto può accadere in questa situazione.

VENEZUELA E AMERICA LATINA NEL DRAMMA DI POVERTA E PANDEMIA (foto da http://www.ceinews.it/)

   Allargando lo sguardo sul contesto geopolitico internazionale, fatto di cambiamenti e accadimenti diversificati, a volte imprevedibili, giorno per giorno, si può adesso vedere (nello scenario politico) come, ad esempio, nel post coronavirus le prime crisi internazionali visibili in queste ore evidenti (ma moltissime altre -ri-torneranno a farsi sentire), sono in VENEZUELA (una povertà assoluta da molto tempo con il collasso del sistema, con lo scontro interno tra Maduro al potere e Guaidò all’opposizione); poi tra IRAN e ISRAELE, con l’Iran che lancia proclami bellicosi (non solo proclami) nei confronti dello stato israeliano, che a sua volta vede il mondo iraniano scita come il principale nemico da colpire; poi, nell’immediato post-Covid c’è il conflitto tra la CINA e HONG KONG (scontro aggravato negli ultimi giorni dalla volontà cinese di approvare una legge per mettere a tacere l’autonomismo della ex provincia britannica, e che dal 2047 sarà a tutti gli effetti cinese).

KHAMENEI: «JIHAD CONTRO ISRAELE E IL VIRUS SIONISTA». NETANYAHU: ««Chi ci minaccia rischia» – Tensione elevatissima tra IRAN e ISRAELE. «Il Jihad e la lotta per liberare la Palestina sono doveri islamici»: è con un appello alla guerra santa che la Guida iraniana ALI KHAMENEI (nella foto) ha risposto alle ipotesi di annessione ad Israele di parti della Cisgiordania, Valle del Giordano compresa, sulla scia del piano di pace di Donald Trump. «Chiunque minacci di distruggere Israele si metterà nello stesso pericolo», ha risposto il primo ministro Benyamin Netanyahu. (da “Il Messaggero” del 22/5/2020)

   Qui si sta temendo che l’idea di “un paese due sistemi” a Hong Kong, stia tra poco per finire, per naufragare. Infatti la “restituzione” della Gran Bretagna di Hong Kong alla Cina è avvenuta secondo il principio, dicevamo, di “un paese due sistemi” che prevedeva uno status ad hoc per Hong Kong, al fine di garantire una lenta transizione del sistema economico e giuridico della ex colonia britannica alla Cina, che si compirà nel 2047. Questa teoria era fondata sulla necessità di non modificare nell’isola il sistema legale, sociale ed economico, al fine di rassicurare il mondo imprenditoriale e finanziario, molto scettico, dopo la repressione della protesta avvenuta a piazza Tian’anmen nel 1989, sulle reali intenzioni dei dirigenti cinesi di rispettare i diritti umani e di governare in base alla legge. Ma il vero problema è, a Honk Kong, che adesso non è tanto il sistema finanziario che teme l’incorporazione alla Cina, bensì buona parte della popolazione, i giovani in primis, abituati a sistemi occidentali più democratici ed aperti, e per niente favorevoli ad essere inglobati nel sistema e nelle “regole” autoritarie cinesi.

BRASILE – Nella seconda metà di maggio oltre 14mila contagi al giorno: l’epidemia accelera in Brasile. Con la rivolta dei governatori contro il presidente BOLSONARO (nella foto), che continua a minimizzare. Il Brasile è il sesto Paese più colpito. Il presidente ordina di aprire barbieri e palestre, ma gli amministratori locali si oppongono. E uno studio Usa lancia l’allarme: ad agosto ci saranno 88mila morti.

   E la nuova legge che si vuol far approvare, che il parlamento cinese si appresta a varare, servirà a “prevenire, fermare e punire” ogni possibile atto di secessione e vietare “attività di forze esterne o straniere” a Hong Kong, permettendo a Pechino di stabilire agenzie di sicurezza sul territorio. Cioè l’inizio della repressione vera e propria, di far divenire Hong Kong una provincia “stabilizzata”, uguale alle altre provincie dell’impero cinese.

In TIBET l’occupazione da parte di PECHINO è più rigorosa che mai. (da LINKIESTA,https://www.linkiesta.it/ ) – Dal 2009 sono stati quasi 160 i monaci che si sono dati fuoco, in una forma di suicidio rituale, per denunciare le condizioni difficili dei tibetani.(…) La CINA VUOLE MANTENERE IL CONTROLLO DELL’AREA E IL RISERBO ASSOLUTO SULL’ARGOMENTO. La pressione è fortissima e agisce a più livelli, mettendo a tacere denunce e risoluzioni, anche quelle portate avanti da parte dei maggiori organismi internazionali (Unione Europea compresa). Il DALAI LAMA nel 2011 ha rinunciato a rivestire il ruolo di guida politica del popolo tibetano, affidandola all’avvocato LOBSANG SANGAY, ora PRIMO MINISTRO DEL GOVERNO IN ESILIO; e ha da tempo rinunciato a un’ipotesi di Tibet indipendente, privilegiando per il suo Paese UNA FORMA DI AUTONOMIA DA PECHINO RIMANENDO NEI CONFINI CINESI (la cosiddetta VIA DI MEZZO). Ma nemmeno questa posizione ha ricevuto aperture da parte dei vertici cinesi. PECHINO NON HA NESSUNA INTENZIONE DI NEGOZIARE.

   E la Cina sta pure vivendo tensioni con TAIWAN. Nel 1949, quando la guerra civile cinese si rivolse decisamente a favore del partito comunista, la Repubblica di Cina, si ritirò appunto a Taiwan ponendo la capitale a Taipei. Il rapporto della grande Cina, con la piccola repubblica di Taiwan, è stato sempre insidioso, e mal tollerata la convivenza. E in questa fase di Coronavirus, Taiwan ha dato dimostrazione di capacità organizzativa e sanitaria tale che non c’è stato alcun morto (almeno dichiarato), e rivolgendo l’accusa alla Cina di non aver detto prima delle segnalazioni che esso, piccolo Paese, già a dicembre aveva fatte della pericolosità del virus….(la Repubblica popolare cinese, in risposta, è riuscita ad escludere Taiwan dall’Organizzazione Mondiale della Sanità).

PROTESTE IN TIBET per l’autonomia, e contro il genocidio culturale  portato avanti dalla CINA

   E poi, in questa fase sempre riguardo alla Cina, nulla si dice del dominio cinese in TIBET, territorio che ha sempre vantato e dimostrato una sua autonomia culturale e politica rispetto all’essere ora forzatamente inglobato nell’impero cinese.

   Tanti Paesi (Cina, Hong Kong, Venezuela, Iran, Israele…) che dimostrano le loro crisi… (come la disastrosa situazione del Brasile, in balìa del diffondersi della pandemia e con un presidente che non sa cosa fare, se non negare l’evidenza del contagio)…ma nei prossimi giorni, nelle prossime ore, il contesto di crisi è probabile che si allargherà, inevitabilmente.

Secondo il pamphlet di VITTORIO EMANUELE PARSI (VULNERABILI: COME LA PANDEMIA CAMBIERÀ IL MONDO – ed. Piemme – Molecole, 3 euro), vi sono TRE SCENARI POSSIBILI per la politica internazionale. IL PRIMO è quello della RESTAURAZIONE, nel quale, esattamente come avvenne nel 1815, prevarrà l’illusione di poter tornare a ricostituire l’ordine del sistema politico ed economico (..). IL SECONDO scenario è quello della FINE DELL’IMPERO. Se l’UE fallisse la sfida della solidarietà e della condivisione il suo destino politico sarebbe segnato. Ci sarebbe un forte rimbalzo nella direzione del SOVRANISMO POPULISTA che travolgerebbe la Ue (…). IL TERZO SCENARIO È QUELLO DEL RISORGIMENTO che si verificherà se l’impatto devastante della pandemia farà sorgere delle straordinarie opportunità di cambiamento come avvenne in America dopo la crisi del ‘29 ed in Europa dopo la seconda guerra mondiale (…) (di DOMENICO GALLO, 8/5/2020, da http://blog-micromega.blogautore)

   Pertanto la pandemia (pur nella maggior parte delle aree geografiche che sembra si stia attenuando) ha aumentato di molto le tensioni tra Paesi, tensioni che già c’erano precedentemente e ora vengono aggravate.

Un mondo che a poco a poco si prospetta in fiamme anche per l’acuirsi delle tensioni tra poteri, tra Stati, nell’imperversare di una crisi economica globale che vede tutti sicuri che già c’è e ci sarà di più estendendo la massa dei poveri. Che fare allora per perseguire la pace e lo sviluppo? (un governo mondiale è possibile?).

IL PAPA: DA OGGI UN ANNO PER I POVERI E L’AMBIENTE, RICORDANDO LA «LAUDATO SI’» (da http://www.corriere.it/ del 24/5/2020) – Al Regina Coeli della festa dell’Ascensione Francesco annuncia l’iniziativa legata ai 5 anni della sua enciclica sull’ambiente (poi si affaccia su piazza San Pietro, dove per la prima volta ci sono un centinaio di fedeli ad aspettarlo) (foto da https://roma.corriere.it/)

   E’ necessario non rimanere inermi (cioè non stare a guardare passivamente cosa succede) in questo contesto difficile su vari fronti; e ritrovare una democrazia attiva, partecipativa, sia nell’agire personale quotidiano di tutti i giorni, che nelle scelte delle nostre comunità (persone che si ritrovano su vari temi, politici, religiosi, ambientali, culturali, economici…). Affinché si possa “dire qualcosa” per evitare conflittualità latenti e situazioni di sofferenza personale e di tutti. (s.m.)

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Il papa nel prossimo viaggio nella terra dei fuochi – ACERRA e gli incendi dei rifiuti (foto da https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/, 20/1/2020)

IL PAPA: DA OGGI UN ANNO PER I POVERI E L’AMBIENTE, RICORDANDO LA «LAUDATO SI’»

di Ester Palma, da www.corriere.it/ del 24/5/2020

– Al Regina Coeli della festa dell’Ascensione Francesco annuncia l’iniziativa legata ai 5 anni della sua enciclica: poi si affaccia su piazza San Pietro, dove per la prima volta ci sono un centinaio di fedeli a aspettarlo –

Un anno, da oggi, di riflessione sull’enciclica «Laudato si’», firmata esattamente 5 anni fa, il 24 maggio del 2015, e dedicata «ai più poveri del pianeta e alla tutela del Creato»: lo ha annunciato oggi Papa Francesco dopo la recita del Regina Coeli dal Palazzo Apostolico, ma poco prima di affacciarsi su piazza San Pietro, dove per la prima volta dal lockdown, c’erano ad aspettarlo oltre un centinaio di persone per la benedizione . Speciale, visto che oggi la Chiesa cattolica celebra la festa dell’Ascensione.

   Ha spiegato il Papa: «Con la “Laudato Si’” si è cercato di richiamare l’attenzione al grido della Terra e dei poveri. Grazie all’iniziativa del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale, la settimana Laudato sì, che abbiano appena celebrato, sboccherà in un Anno speciale di anniversario della “Laudato si’”. Invito tutte le persone di buona volontà ad aderire per prendersi cura della nostra casa comune e dei nostri fratelli e sorelle più fragili». E ha concluso: «Sul sito verrà pubblicata la preghiera dedicata a quest’anno. Sarà bello pregarla».

   E a proposto di ambiente «violentato», Francesco ha ricordato che «oggi avrei dovuto recarmi ad Acerra, per sostenere la fede di quella popolazione e l’impegno di quanti si adoperano per contrastare il dramma dell’inquinamento nella cosiddetta Terra dei fuochi. La mia visita è stata rimandata; tuttavia al Vescovo, ai sacerdoti, alle famiglie e all’intera Comunità diocesana il mio saluto, la mia benedizione e il mio incoraggiamento, in attesa di incontrarci appena possibile. Ci andrò, sicuro». (….) (Ester Palma)

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L’OPPOSIZIONE VENEZUELANA STA TRATTANDO CON MADURO

da IL POST.IT del 22/5/2020 https://www.ilpost.it/

– I rappresentanti dei due schieramenti – quello di Guaidó e quello di Maduro – sono in Norvegia per provare a risolvere la crisi: e per Guaidó è una mezza sconfitta – Continua a leggere

NON SOLO BICI-IN-CITTÀ nell’epoca post coronavirus – LA RISCOPERTA DEL VIAGGIO (lento?): negli spostamenti (per lavoro, tempo libero, altre necessità) per tornare (se possibile) a “VIVERE IL VIAGGIO” – Per diventare VIAGGIATORI LEGGERI, consapevoli, osservatori dei luoghi e delle persone, e non inquinare

(foto da http://www.gazzettadimilano.it/) – IL RAPPORTO di LEGAMBIENTE e ISNART-UNIONCAMERE SUL CICLOTURISMO (maggio 2020) – Il cicloturismo protagonista della prossima stagione estiva all’insegna della Low Touch Economy e della NUOVA NORMALITÀ in epoca Covid 19. Negli ultimi anni si è registrata una crescita esponenziale di chi sceglie di trascorrere le VACANZE PEDALANDO nel nostro Paese. Il cicloturismo è un fenomeno uscito ampiamente dalla condizione di nicchia e che ora determina un impatto economico rilevante, e con enormi potenzialità di crescita. Lo evidenziano i numeri del RAPPORTO VIAGGIARE CON LA BICI di Legambiente e Isnart-Unioncamere: 20,5 MILIONI DI PERNOTTAMENTI DI CICLOTURISTI ITALIANI REGISTRATI NEL 2019. Numeri che potrebbero lievitare nel 2020 come dimostra il Rapporto. Il cicloturismo può infatti rappresentare una componente importante per sostenere la ripresa del turismo e per FRUIRE DELLE BELLEZZE DEI TERRITORI ITALIANI all’insegna dell’ambiente e della sostenibilità. Esprime i caratteri distintivi della Low Touch Economy – SICUREZZA, SALUTE, DISTANZIAMENTO, CORTO RAGGIO – ed è un candidato d’eccellenza alle esigenze di “nuova normalità” per il superamento dell’emergenza coronavirus. (leggi qui il RAPPORTO LEGAMBIENTE: https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2020/05/economia-del-cicloturismo-2020.pdf)

   E’ molto probabile che, se accadesse, che questa pandemia tra qualche mese diventa solo un (orribile) ricordo (ma tutti gli esperti, scienziati, assicurano che non sarà così, e se questo virus fosse definitivamente sconfitto, altri se ne proporranno…), se comunque (ipotizziamo) accadesse che ogni pericolo fosse totalmente passato (magari con la scoperta del famoso vaccino…) è assai probabile, sicuro, che le abitudini di vita che c’erano prima, per la stragrande maggioranza della popolazione, riappiano completamente uguali.

L’attrazione in Africa degli elefanti attira (attirava) un TURISMO DI MASSA (immagine tratta dal sito http://www.wallpaperflare.com/) – “Se il momento è difficile, e purtroppo drammatico per l’economia, si presenta però anche UN’OCCASIONE STRAORDINARIA: QUELLA DI RIPENSARE IL NOSTRO SISTEMA DI VIAGGIARE e con esso la fruizione del patrimonio culturale e paesaggistico del Bel Paese. Forse è giunto il tempo di un nuovo approccio che, considerato l’obbligo del distanziamento sociale, metta fine all’aberrante fenomeno dell’OVERTOURISM e valorizzi finalmente l’identità autentica di luoghi, paesaggi e destinazioni d’Italia.” (VALERIA CANAVESI, 14/5/2020, da TRECCANI.IT – http://www.treccani.it/magazine/atlante/ )

   Una di queste abitudini di massa (almeno per chi ha una condizione economica media) è il viaggiare “facile”, di massa, in ogni luogo del mondo: facilitata finora dall’avere (in Occidente, nel Nord del mondo) condizioni discrete di disponibilità finanziaria da parte della maggioranza della popolazione, oltreché la possibilità di viaggi anche considerevolmente lontani, low cost, a basso prezzo: in particolare per il viaggio vero e proprio, il raggiungimento della meta agognata, quasi sempre in aereo per le medio-lunghe distanze.

(le grandi navi a Venezia, foto da https://www.corriere.it/) – “Da RIFONDARE E RIORGANIZZARE sarà in primis l’INTERO SISTEMA DEI TRASPORTI. Per treni, traghetti e aerei si discute di sedili isolati da plexiglass, dimezzamento dei posti per vagoni e cabine, scomparsa definitiva dei biglietti cartacei. SULLE NAVI DA CROCIERA, condomini-alveare itineranti tra gli OCEANI e il CANAL GRANDE, il DESTINO si fa ANCORA PIÙ INCERTO: impossibile per chiunque valutare una vacanza a bordo di queste ex “regine” dei mari senza ripensare ai rischi e alle cupe vicende della Costa Atlantica e della Diamond Princess. (VALERIA CANAVESI, 14/5/2020, da TRECCANI.IT – http://www.treccani.it/magazine/atlante/ )

   Il sistema di sviluppo della mobilità in questi ultimi decenni ha incentivato più che mai la “facilità del viaggio a lunga percorrenza”: attraverso appunto i VOLI AEREI low cost (nulla importa che gli aerei scarichino quantità considerevoli di carburanti, specie alla partenza sulle sfortunate popolazioni che vivono in prossimità dell’aereoporto), l’ALTA VELOCITÀ dei treni (un gigantismo infrastrutturale con costi altissimi e spese energetiche doppie a quelle dei treni normali ad alta capacità…..quando basterebbero treni veloci ed efficienti) per le lunghe distanze, per quelle brevi, i treni sono spesso altra cosa…); e per quanto riguarda i viaggi SU GOMMA, in automobile, AUTOSTRADE, SUPERSTRADE, VIADOTTI, GALLERIE che sforano montagne….insomma tutto il possibile per ridurre i tempi e la fatica del viaggio.

(Fontana di Trevi, Roma, foto da “la Repubblica.it”) – Costruito nel corso di decenni, l’OVERTOURISM è stato disfatto in poche settimane dalla pandemia

   Appunto, ridurre i tempi del viaggio, dello spostamento. Proprio le mega gallerie (assieme agli aerei low cost) a nostro avviso ne sono l’emblema: tante (gallerie, tunnel) in costruzione, non solo per le auto ma anche per i treni. Pensiamo a quella del BRENNERO: più di 60 chilometri! Quando sarà completata nel 2025, la Galleria di base del Brennero con i suoi 64 km sarà il tunnel ferroviario sotterraneo più lungo del mondo, permettendo di by-passare in poche decine di minuti le Alpi da Innsbruck (nel nord Tirolo, Austria) a Fortezza (Sud Tirolo, Alto Adige, Italia). O, sempre a proposito di tunnel che velocizzano “il viaggio”, l’alta velocità nella Val di Susa per la Francia: il tunnel “di base” (ancora da iniziare) della nuova linea Torino-Lione sarà lungo 57,5 chilometri, cioè circa 500 metri in più di quello del Gottardo (quello della Manica è di “soli” 50,450 chilometri).

Milano deserta (foto da “Il Sole 24ore.it”) – Dall’OVERTOURISM al grado zero del turismo

   Il discorso dei grandi tunnel di attraversamento è solo per dire quanto si sta (o si stava) investendo per viaggiare il più veloce possibile: percorrere distanze di centinaia, e migliaia, di chilometri in poco tempo (come prendere la metropolitana nelle medio grandi città).

(Firenze, foto da https://www.controradio.it/) – Tra le città più penalizzate quelle d’arte: VENEZIA con un calo stimato del 47,3 per cento, FIRENZE (-45,6) e ROMA (-42,5) – “Ma il dilemma si pone anche in montagna, nei borghi medievali, nei siti storicoartistici: come contingentare gli accessi ai rifugi alpini, i pienoni nei centri storici, gli ingressi ai musei e ai parchi archeologici? Si presenta inderogabile la necessità di reinventare un intero sistema: un grosso rischio e d’altra parte una clamorosa opportunità per ripensare alla fruizione turistica del nostro territorio, costituito in larga misura da destinazioni dalle dimensioni limitate e con una capacità ricettiva teoricamente piuttosto contenuta.” (VALERIA CANAVESI, 14/5/2020, da TRECCANI.IT (http://www.treccani.it/magazine/atlante/ )

   Il viaggio annullato nella sua funzione di “attraversamento”, di rapporto con i luoghi che appunto attraversiamo per giungere alla meta, al punto di arrivo. Un discorso vecchio e obsoleto, si potrà dire. Ma, se ci è permesso, che può avere un suo fondamento specie quando decidiamo di dedicare il nostro tempo libero alla vacanza, al cosiddetto turismo.

VENEZIA VUOTA – PERSI UN TURISTA SU DUE Nel 2020 la spesa per il turismo in Italia sarà più bassa di 66 miliardi di euro rispetto all’anno scorso. È la stima, drammatica, dell’Enit, l’Agenzia nazionale del turismo, che ogni due settimane aggiorna il bollettino delle perdite. Tra le città più penalizzate quelle d’arte.

   E’ così che i lunghi tunnel di più di 50 chilometri (se pensate, una lunghezza pazzesca!) ci faranno del tutto ignorare i paesaggi delle Alpi, sforate, attraversate in poco tempo senza neanche vederle, percepire.

(Incentivare l’uso della bici, foto da http://www.ilfoglio.it/) – Nel decreto Rilancio, art 205 si legge che: “Ai residenti maggiorenni nei capoluoghi di Regione, nelle Città metropolitane, nei capoluoghi di Provincia, ovvero nei COMUNI CON POPOLAZIONE SUPERIORE A 50.000 ABITANTI, è riconosciuto un ‘buono mobilità’, pari al 60% della spesa sostenuta e comunque non superiore a euro 500, a partire dal 4 maggio e fino al 31 dicembre 2020, per l’acquisto di biciclette, anche a pedalata assistita, nonché di veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica”.

   Cosa normale e finora accettabile. Lo stesso peraltro vale in contesti urbani. Il nostro Paese (l’Italia) come peraltro tutti o quasi i Paesi europei, è urbanisticamente sorta, si è sviluppata, e la popolazione è vissuta, sulla costruzione di elaborati magnifici centri storici (medievali, poi rinascimentali….depauperati in epoca contemporanea però, se conservati, bellissimi): nei quali, centri cittadini, lo spostarsi da un posto all’altra, presupponeva il passare per “la piazza”, per luoghi urbani centrali che diventavano erano (ma lo sono in parte ancora) intermedi, area di attraversamento, al (seppur piccolo) viaggio da un luogo all’altro. Spesso così sono nate piazze come luogo d’incontro: a volte dal pregevole confronto architettonico, ai due lati della piazza, tra il “potere religioso” (la chiesa, la cattedrale) e quello civile dall’altro lato (il municipio).

Le grandi navi da crociera che nel 2019 hanno trasportato 30 milioni di passeggeri (rispetto ai 18 milioni del 2009) sono ferme nei porti, come cetacei spiaggiati. Ci vorrà tempo prima che un nuovo DAVID FOSTER WALLACE possa metterci piede per raccontare “UNA COSA DIVERTENTE CHE NON FARÒ MAI PIÙ” (Editore MINIMUM FAX), l’eccezionale reportage narrativo sul turismo di massa. (GIULIANO BATTISTON, da “L’Espresso” del 10/5/2020)

   Se i luoghi di attraversamento (di viaggio) sono stati man mano superati (nel “micro”, ad esempio lo spostarsi veloce in auto da casa verso il centro commerciale, la scuola dei figli, l’ospedale etc.) (e nel “macro” con le autostrade, le mega gallerie che dicevamo, l’alta velocità dei treni, gli aerei low cost…), ebbene questa sensazione, fatica, della fine (o quasi fine) del viaggio come esperienza di vita (interessa solo la meta finale), è stata una GRAVE PERDITA DI CONOSCENZA DEI LUOGHI DI ATTRAVERSAMENTO, dei paesaggi perduti neanche visti, ignorati del tutto, magari anche delle chissà tante e interessanti persone che si potevano incontrare, parlarci, salutare….

MARCO D’ERAMO, autore de “IL SELFIE DEL MONDO” (Feltrinelli), un’indagine sull’età del turismo che si apre con la descrizione di una Roma ridotta a guscio vuoto, fondale di teatro sul quale va in scena lo spettacolo del turismo. «Il distanziamento sociale, introdotto come allontanamento dei corpi, si è trasformato subito in divario incolmabile tra le classi», nota d’Eramo. E il meccanismo potrebbe riprodursi nel turismo, accentuando le differenze tra chi può sostenere i costi di una vacanza “infection-free”, protetta, garantita, sterilizzata, e chi no. (GIULIANO BATTISTON, da “L’Espresso” del 10/5/2020)

   Ora che accade? Una situazione di crisi pandemica mostra come tutto “può riaprirsi”. Non potendo più viaggiare come prima con gli aerei, i treni che magari saranno (ancora) più cari… ci toccherà scegliere tra l’automobile (e temiamo che all’inizio sarà cosa che prevarrà) oppure provare a “rivivere il viaggio”, a pensare di viaggiare recuperando il rapporto con i paesaggi, le chiese, le opere d’arte diffuse dappertutto, le persone (le attività commerciali, i piccoli negozi, gli alberghi, dei luoghi che, più lentamente attraverseremo. Accorgendoci della loro ricchezza e della fortuna che potremo viverli come esperienza personale, che il viaggio superveloce prima del coronavirus ci aveva sempre impedito. Diventare dei “viaggiatori leggeri” (citando un libro su Alex Langer, che nel titolo ne descrive la sua figura), più consapevoli del mondo. (s.m.)

(“IL VIAGGIATORE LEGGERO”, scritti 1961-1995 di ALEXANDER LANGER, Sellerio editore) – “Il mondo non è a nostra portata, né del tutto addomesticabile. E dimostra l’attualità di un “VIAGGIATORE LEGGERO” come ALEXANDER LANGER, ecologista politico e costruttore di ponti. Nel 1990, nella “Lettera a San Cristoforo”, Langer ricorda che «il motto dei moderni giochi olimpici» – CITIUS, ALTIUS, FORTIUS, PIÙ VELOCI, PIÙ ALTI, PIÙ FORTI – «è diventato legge suprema e universale di una civiltà in espansione illimitata». La pandemia ci obbliga a confrontarci con «il cuore della traversata che ci sta davanti: il passaggio DA UNA CIVILTÀ DEL “DI PIÙ” A UNA DEL “PUÒ BASTARE” O DEL “FORSE È GIÀ TROPPO”». DA CITIUS, ALTIUS, FORTIUS, A “LENTIUS, PROFUNDIUS, SUAVIUS”. (GIULIANO BATTISTON, da “L’Espresso” del 10/5/2020)

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ALLA RICERCA DEI VIAGGI PERDUTI

di GIULIANO BATTISTON, da “L’Espresso” del 10/5/2020

– Il tempo di ripartire – Stop all’overtourism, assalto ai luoghi frenetico, occasionale e di massa. Per un’estate all’insegna di destinazioni vicine, conosciute e rassicuranti. La pandemia cambia l’idea di avventura. E il nostro rapporto con il mondo –

   Messaggio da Madrid. Non perdiamo tempo: il lavoro perso devasta le vite…. Il primo maggio Zurab Pololikashvili, segretario generale dell’Organizzazione mondiale del Turismo (Unwto), l’agenzia delle Nazioni Unite del settore, ha lanciato l’allarme: serve una risposta urgente per fronteggiare gli effetti della pandemia sui lavoratori del turismo.

   Un’industria che genera il 13% del prodotto interno lordo mondiale, dà lavoro a un 1 lavoratore ogni 10 e che «per volumi è passata dai 527 milioni di movimenti internazionali del 1995 a 1,5 miliardi nel 2019», spiega all’Espresso Valentina Doorly, una lunga e autorevole esperienza nel settore e autrice di “Megatrends Deining the Future of Tourism”, in uscita nei prossimi mesi per l’editore Springer.

   Le grandi navi da crociera che nel 2019 hanno trasportato 30 milioni di passeggeri (rispetto ai 18 milioni del 2009) sono ferme nei porti, come cetacei spiaggiati. Ci vorrà tempo prima che un nuovo David Foster Wallace possa metterci piede per raccontare “Una cosa divertente che non farò mai più”, l’eccezionale reportage narrativo sul turismo di massa.

   L’immobilità forzata dei pachidermi degli oceani mette a nudo la fragilità dell’economia politica del turismo. Ma ci fornisce qualche indicazione anche sui cambiamenti di lungo corso nell’idea di viaggio e nel nostro rapporto con il mondo. Per quanto provvisori, i dati sono più facili da decifrare rispetto ai cambiamenti nell’immaginario.

   Il 100 per 100 delle destinazioni turistiche ha adottato e continua a mantenere restrizioni di viaggio, certifica l’Unwto. «È una cesura storica, un annichilimento del settore nel suo complesso» commenta Valentina Doorly. Gli arrivi turistici internazionali potrebbero ridursi del 30%, con una perdita corrispondente fino a 450 miliardi di dollari. Costruito nel corso di decenni, l’overtourism è stato disfatto in poche settimane dalla pandemia. Dall’overtourism al grado zero del turismo. In attesa della ripartenza.

   «La ripresa sarà con tutta probabilità molto lenta e a scalini», nota Doorly. Le più penalizzate saranno le città d’arte a vocazione internazionale. «Questo è un virus urbanofobico, che odia le città e tutto ciò che è urbano», commenta Marco d’Eramo, autore de “Il selfie del mondo” (Feltrinelli), un’indagine sull’età del turismo che si apre con la descrizione di una Roma ridotta a guscio vuoto, fondale di teatro sul quale va in scena lo spettacolo del turismo. La Roma quasi deserta della pandemia offre allo sguardo le quinte, senza protagonisti e comparse, ma rimane dentro l’immaginario turistico: «È una sorta di spiaggia dei Caraibi, immacolata, tanto più attraente quanto più irraggiungibile. Rappresenta la coscienza infelice di ogni turista, che spera sempre di trovarsi dove non ci sono altri turisti: impossibile».

   Nei prossimi mesi a Roma di turisti ne arriveranno molti meno, soprattutto stranieri. «Nell’immaginario collettivo l’aereo è diventato uno spazio confinato e affollato in cui il contagio trionfa, ci sarà una rinuncia ai viaggi internazionali, conquista del ceto medio occidentale degli ultimi 20 anni», nota Valentina Doorly. Una conquista che ha trasformato intere città in oggetti di consumo frenetico e occasionale, come la Firenze descritta da Grazia Galli e Massimo Lensi ne “La filosofia del trolley. Indagine sull’overtourism a Firenze” (Garmagni editrice 2019).

   Gli stessi connotati fisici delle città potrebbero cambiare. Secondo d’Eramo il principio informatore dell’urbanità e del turismo è lo zooning, che ha governato la pianificazione urbana del XX secolo, tracciando una corrispondenza biunivoca tra spazio e funzione. È l’uso esclusivo, non promiscuo, monofunzionale dello spazio. «Un principio che traduce in geografia urbana la struttura disciplinare della società», una «prima forma di biopolitica».

   La pandemia offre inedite opportunità agli «urbanisti demiurghi»: ogni cosa e persona al loro posto, profilassi e prevenzione per città asettiche e sterilizzate, meno promiscue, sicure. Ma le città sono promiscue per definizione, insegnano i sociologi. Si fondano sulla diversità. Troppa profilassi ne compromette la natura. I turisti in cerca di spazi sicuri punteranno ad altri luoghi. Accessibili a pochi.

   «Il distanziamento sociale, introdotto come allontanamento dei corpi, si è trasformato subito in divario incolmabile tra le classi», nota d’Eramo. E il meccanismo potrebbe riprodursi nel turismo, accentuando le differenze tra chi può sostenere i costi di una vacanza “infection-free”, protetta, garantita, sterilizzata, e chi no.

   «Saranno proprio le strutture di fascia alta, con maggiore forza finanziaria e spesso maggiori spazi ad aver qualche margine di manovra in più per inventarsi nuove formule di ospitalità», commenta Valentina Doorly. Per la quale «più che in vacanza nell’estate 2020 “andremo a nasconderci”, con tanto di saponetta tradizionale e portasapone». Cercheremo luoghi vicini, conosciuti. La rassicurazione, non l’avventura. Si rafforzerà quello che il sociologo francese Rodolphe Christin “in Turismo di massa e usura del mondo (Elèuthera 2019) definisce come lo spazio-isola «che protegge dal mondo esterno», «dove poter stare per i fatti propri, ripiegati su di sé, senza alcun contatto» con l’esterno. Una forma di cocooning, di chiusura nel proprio bozzolo. Socialmente puro.

   Il turismo, spiega d’Eramo, non è altro che una strategia globale con cui il moderno ha fronteggiato ed è venuto a patti con l’irruzione dell’altro da sé, figlia della «globalizzazione precoce» dell’Ottocento. Si fonda Continua a leggere

SABATO 9 MAGGIO – GIORNATA DELL’EUROPA: eventi online in tutta Italia per celebrare i 70 ANNI DELLA “DICHIARAZIONE SCHUMAN” all’insegna della solidarietà europea – Le prove che l’Europa deve affrontare (in questo duro momento) ne possono fare un esempio globale di pace, sviluppo, solidarietà

Il 9 maggio 1950, 70 anni fa, il ministro degli Esteri francese ROBERT SCHUMAN (nella foto) tiene uno storico discorso che è considerato IL PRIMO DISCORSO POLITICO UFFICIALE in cui compare il concetto CHE PORTERÀ ALLA FORMAZIONE DELLA COMUNITÀ EUROPEA. La dichiarazione propone il superamento delle rivalità storiche tra Francia e Germania, grazie alla realizzazione di un’Alta Autorità per la messa in comune ed il controllo delle riserve europee di carbone ed acciaio. Poco meno di un anno dopo verrà creata la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio. (da https://www.mandelaforum.it/)

 

IL SIGNIFICATO STORICO DELLA DICHIARAZIONE SCHUMAN

da http://www.treccani.it/

   La dichiarazione Schuman, rilasciata dal ministro degli Esteri francese Robert Schuman il 9 maggio 1950, che proponeva la creazione di una Comunità europea del carbone e dell’acciaio (la CECA, nata poi il 18 aprile dell’anno successivo con il trattato firmato a Parigi), fu il primo atto concreto della nascita di un’unione europea. Può forse oggi apparire un passo di carattere troppo limitatamente burocratico, e probabilmente anche allora il suo senso non raggiunse a pieno la maggioranza dei cittadini i cui Paesi (Italia, Germania, Francia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo) avrebbero aderito all’accordo, ma ebbe invece in quel contesto storico una grande importanza anche ideale; e neppure è un caso che tra i primi aderenti vi fossero, oltre ai due maggiori responsabili del conflitto (Germania e Italia), i Paesi che erano stati il principale teatro della guerra.

   Mentre idee europeiste avevano cominciato a diffondersi e a essere approfondite già nel corso del conflitto (elaborate da pensatori lucidi come Altiero Spinelli o Luigi Einaudi), e benché nell’immediato dopoguerra termini quali “federazione” o “unione” ricorressero negli ambienti diplomatici con insistenza, magari usati indistintamente, ancora nulla di pratico era stato fino ad allora realizzato. In quell’epoca, infatti, più interessati alla nascita di una federazione europea, a un rafforzamento e alla stabilità del blocco occidentale del continente, erano gli Stati Uniti, in funzione antisovietica, ma le sollecitazioni in quel senso venivano raccolte più a parole che nei fatti.

   Nel 1946 Churchill aveva pronunciato un discorso filoeuropeista in cui auspicava il superamento della rivalità franco-tedesca, e tra il 1946 e il 1947 erano sorti diversi movimenti “europeisti” (l’Unione europea dei federalisti a Parigi, lo United Europe movement per volontà dello stesso Churchill, il Mouvement socialiste pour les États-Unis d’Europe, il Movimento federalista europeo italiano di Spinelli ecc.), ma tutti di orientamento molto diverso, e senza che a questo diffuso richiamo a una qualche forma di unione seguisse poi il discorso sulle modalità istituzionali in cui si sarebbe dovuta concretizzare. La maggiore entità creata era fino a quel momento, nel 1949, il Consiglio d’Europa, organo consultivo che non metteva minimamente in dubbio la piena sovranità nazionale dei suoi membri. Materialmente, invece, si stava riproponendo la questione del controllo della Ruhr, posta sotto l’Autorité internationale de la Ruhr, organo che aveva il compito di ripartire tra i Paesi, per la ricostruzione postbellica, le materie prime tedesche, che finivano perlopiù in Francia.

   La dichiarazione Schuman, e la creazione della CECA che ne seguì, fu una presa d’atto che un settore così decisivo per lo sviluppo economico come quello della produzione e del commercio delle materie prime non poteva essere abbandonato nuovamente alla conflittualità egoistica degli Stati e ai loro atteggiamenti predatori e che dovesse essere delegato a un’autorità superiore. Si trattava dunque di un passo decisivo per il superamento di una concezione assolutistica della sovranità alla base degli antichi conflitti europei e, benché limitato a un’area specifica, rappresentava una scelta radicale in quella direzione, tanto che la Gran Bretagna rifiutò di firmare i trattati dichiarando che mai avrebbe permesso tale intrusione nella sua sfera sovrana. Il suo principale ideatore fu Jean Monnet, che pensava così – con una politica graduale – di superare il problema della resistenza degli Stati a cedere una porzione del loro potere.

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Per il 70° anniversario della dichiarazione Schuman EVENTI TRASMESSI ONLINE VE NE SONO TANTISSIMI (vedi su internet “eventi 70° anniversario Schuman”): VE NE PROPONIAMO ALCUNI QUI DI SEGUITO:

https://www.facebook.com/MovimentoFederalistaEuropeo/

LA NUOVA SFIDA PER L’EUROPA – Sabato 9 maggio, dalle 14.30 alle 16.30

Live sulla pagina del Movimento Federalista Europeo (MFE)

– 9 maggio, dalle ore 10.00, “Gli anticorpi del futuro“, evento online organizzato dal quotidiano Il Fogliointerviene la Commissaria europea Mariya Gabriel.

– 8-10 maggio, Associazione Civetta  Milano –  “Europe City Project” – Canali social Instagram e facebook. In particolare il 9 maggio alle ore 10.45 si terrà un Dialogo on-line con la Vicepresidente della Commissione europea Dubravka Šuica.

– 9 maggio 2020 ore 11.00, Comune di Ravenna – “9 maggio 1950 – 9 maggio 2020: da Schuman al tempo della pandemia. Rilanciare il processo di integrazione europea” – Diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube EuRoPe Romagna. Alle ore 11.00 interviene il Capo della Rappresentanza a Milano della Commissione europea Massimo Gaudina.

Molti altri eventi online e webinar saranno organizzati dalla rete Europe Direct.

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European-map_it E LA SUA STORIA vedi: https://europa.eu/european-union/about-eu/easy-to-read_it

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La ZONA EURO (nella mappa i 19 Paesi in BLU) o, altrettanto frequentemente chiamata, EUROZONA, AREA EURO o EUROLANDIA) indica informalmente l’INSIEME DEGLI STATI MEMBRI DELL’UNIONE EUROPEA CHE ADOTTANO L’EURO COME VALUTA UFFICIALE ovvero formano l’UNIONE ECONOMICA E MONETARIA DELL’UNIONE EUROPEA. Attualmente l’euro è la moneta ufficiale di 19 dei 27 paesi membri dell’UE. (mappa da Wikipedia)

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La DICHIARAZIONE SCHUMAN, rilasciata dall’allora ministro degli Esteri francese il 9 maggio 1950, giusto 70 anni fa,, proponeva la creazione di una Comunità europea del carbone e dell’acciaio, i cui membri avrebbero messo in comune le produzioni di carbone e acciaio.

La CECA (paesi fondatori: Francia, Germania occidentale, Italia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo) è stata la prima di una serie di istituzioni europee sovranazionali che avrebbero condotto a quella che si chiama oggi “Unione europea”.

Il contesto storico

Nel 1950, le nazioni europee cercavano ancora di risollevarsi dalle conseguenze devastanti della Seconda guerra mondiale, conclusasi cinque anni prima.

   Determinati ad impedire il ripetersi di un simile terribile conflitto, i governi europei giunsero alla conclusione che la fusione delle produzioni di carbone e acciaio avrebbe fatto sì che una guerra tra Francia e Germania, storicamente rivali, diventasse – per citare Robert Schuman – “non solo impensabile, ma materialmente impossibile”.

   Si pensava, giustamente, che mettere in comune gli interessi economici avrebbe contribuito ad innalzare i livelli di vita e sarebbe stato il primo passo verso un’Europa più unita. L’adesione alla CECA era aperta ad altri paesi.

La principali citazioni

“La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano.”

“L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto.”

“La fusione delle produzioni di carbone e di acciaio… cambierà il destino di queste regioni che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state le vittime.”

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In occasione dell’anniversario della dichiarazione Schuman, il presidente del Parlamento europeo, DAVID SASSOLI (nella foto) aprirà l’evento: «IL CORAGGIO DI AGIRE: LA LEZIONE DI SCHUMAN 70 ANNI DOPO».
Il presidente dell’Europarlamento ha voluto riunire simbolicamente, nell’Emiciclo e in videoconferenza, le realtà europee che con le loro azioni quotidiane contribuiscono a cambiare e migliorare concretamente le condizioni di vita delle persone più svantaggiate e vulnerabili.
«L’Europa del dopo Covid-19 – ha dichiarato David Sassoli – non potrà essere la stessa. Ci sarà sempre più bisogno di una Conferenza sul Futuro della UE, che non potrà che essere costruita dal basso verso l’alto e che avrà bisogno di ascoltare tutti coloro che, già ora, lavorano per cambiare le cose.»
In Video conferenza interverranno*:
1. Pierre Rabhi, fondatore del movimento Colibrì
2. Luca Casarini, capo Missione in mare di Mediterranea Saving Humans
3. Yayo Herrera, presidente del think tank ecologico Transitions Forum
Interverranno in emiciclo le organizzazioni che stanno collaborando con l’Europarlamento nella solidarietà ai più vulnerabili a Bruxelles:
•    Chez nous – Bij Ons
•    EMMAÜS – LA POUDRIÈRE
•    Samusocial
•    DoucheFLOUX
•    Jamais Sans Toit
•    Croix rouge
L’Inizio è previsto alle ore 10.00 del 9 maggio 2020

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dal sito del Movimento Federalista Europeo

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In occasione del 70° anniversario della dichiarazione di Robert Schuman, il Consiglio italiano del MOVIMENTO EUROPEO, il MOVIMENTO FEDERALISTA EUROPEO, la GIOVENTÙ FEDERALISTA EUROPEA e l’ASSOCIAZIONE ITALIANA PER IL CONSIGLIO DEI COMUNI E DELLE REGIONI D’EUROPA, hanno adottato la seguente Dichiarazione comune sul futuro dell’Unione europea.

   “Il 9 maggio di 70 anni fa ha segnato l’avvio di un processo rivoluzionario, destinato ad incidere profondamente nella storia dell’umanità. Con la sua Dichiarazione, Robert Schuman annunciava all’Europa e al mondo la nascita di una Comunità radicalmente nuova nei principi che la ispiravano e la guidavano. Era l’avvio del primo processo democratico di unificazione di Stati sovrani; Stati che si erano combattuti ferocemente fino a pochi anni prima, e che sceglievano di unirsi non perché costretti da una minaccia esterna, ma perché consapevoli di dover costruire una comunità di destino, rendendo “non solo impensabile, ma materialmente impossibile” la guerra sul continente europeo. Si trattava del “primo nucleo concreto di una Federazione europea indispensabile al mantenimento della pace”.

   Settanta anni dopo l’Europa celebra questo anniversario minacciata da un pericolo diverso, ma la cui drammaticità non mette meno a rischio la sua coesione e il suo futuro. Anche se l’Europa non è in guerra, le conseguenze della pandemia che sta provocando tanti lutti e situazioni dolorose saranno egualmente devastanti per l’insieme della società europea, soprattutto sul sistema produttivo, fra le lavoratrici e i lavoratori, e sulle categorie più deboli nelle nostre comunità.

   Oggi, settanta anni di progressiva integrazione hanno reso tuttavia i cittadini europei molto più consapevoli della necessità di dover fronteggiare uniti la sfida della crisi pandemica. Per questo guardano con rinnovata attenzione alle istituzioni sovranazionali costruite nel corso dei decenni.

   Spetta dunque innanzitutto a loro, al Parlamento europeo e alla Commissione europea, avere l’ambizione e il coraggio di elaborare e di proporre un nuovo grande “Progetto per l’Europa“, condividendo una roadmap che permetta di usare la pandemia come una opportunità per una nuova fase dell’integrazione europea, centrata sui valori comuni a tutti gli Europei nel quadro di una più ampia condivisione della sovranità a livello europeo.

   Le trasformazioni necessarie riguardano la capacità dell’Europa di competere nel mondo globalizzato e di perseguire al tempo stesso con coerenza un nuovo modello di economia verde che sappia coniugare l’uguaglianza delle opportunità, la lotta alle diseguaglianze e alla povertà, la politica di inclusione e promuovere un nuovo eco-sistema fondato sull’obiettivo della piena occupazione e sul contrasto alla precarietà. Tutto questo passa attraverso una rinnovata strategia industriale, che comprenda le PMI e il sistema cooperativo, lo sviluppo della ricerca e di un adeguato sistema di formazione scolastica e permanente, il rafforzamento del Mercato unico. Inoltre richiede una diversa pianificazione dello spazio e del ruolo delle città, l’organizzazione della mobilità, la redistribuzione del tempo, il ricambio generazionale e la parità di genere, le forme della partecipazione civile, la democrazia economica, lo sviluppo della comunicazione e del pluralismo dell’informazione.

   Sono tutte trasformazioni che non possono prescindere dal quadro geo-politico internazionale in un mondo globalizzato dove l’Unione europea deve essere protagonista di un’azione a sostegno della pace e del multilateralismo, promuovendo la riforma delle Nazioni Unite e rafforzando le relazioni speciali con il Mediterraneo e con il continente africano.

   Per fare tutto questo è necessario e urgente far uscire l’Unione europea dai riti paralizzanti dei meccanismi intergovernativi, che hanno indebolito la sua unità e lasciato crescere egoismi e incomprensioni. Oggi, come nel 1950, è giunto il momento di far emergere l’interesse comune europeo invertendo la logica che vincola l’Unione europea ad una negoziazione condotta da ogni Stato con l’obiettivo di trarne dei vantaggi per sé.
Per questa ragione ci appelliamo innanzitutto al Parlamento europeo perché colga l’occasione del 70° anniversario della Dichiarazione Schuman per rivendicare – a nome delle cittadine e dei cittadini che lo hanno eletto – quel potere costituente che possa aprire la strada ad una costituzione federale per l’Europa.

   E’ arrivato il momento di aprire il dibattito e di fare proposte concrete per vedere chi fra gli Stati e i popoli europei sia disposto a dar vita ad un “patto rifondativo” come risposta alla interdipendenza nella dimensione planetaria tragicamente evidenziata dalla pandemia. E’ tempo di una nuova rinascita per l’Europa. E’ tempo di riprendere il cammino verso l’obiettivo delineato da Schuman di una Federazione europea.

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Vedi anche: 

https://www.facebook.com/MovimentoFederalistaEuropeo/videos/948896992213765/

http://www.mfe.it/sito39/index.php/4603-la-nuova-sfida-per-l-europa-70-anniversario-dichiarazione-schuman

MANIFESTO MFE EVENTI

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Robert Schuman

Il testo integrale della dichiarazione di Robert Schuman del 9 maggio 1950

La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano.

Il contributo che un’Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche. La Francia, facendosi da oltre vent’anni antesignana di un’Europa unita, ha sempre avuto per obiettivo essenziale di servire la pace. L’Europa non è stata fatta : abbiamo avuto la guerra.

L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto. L’unione delle nazioni esige Continua a leggere

Più per necessità che virtù lo SPOSTARSI NELLE CITTÀ (E NELLE PERIFERIE diffuse) ORA CAMBIERÀ, e si useranno di più i mezzi privati (auto, moto, bici…) – Riusciremo a incentivare quelli ecologici (mezzi elettrici, bici), e invece ridurre l’uso dell’auto? – SI POTRANNO RENDERE CICLABILI TUTTE LE STRADE?

STUDENTI SULLE CORRIERE AL MATTINO (foto da https://brescia.corriere.it/) – LA SFIDA DELLA FASE 3 – “(….) La sfida peggiore è davanti a noi e il Dpcm sulla “fase 2” conferma che il governo ancora non sa esattamente come affrontarla. Si tratta di tenere assieme la necessità di far girare le città allo stesso ritmo di ieri con il “distanziamento”. E CHIUNQUE ABBIA VISTO COME CIRCOLANO DI MATTINA GLI AUTOBUS CON GLI STUDENTI, I TRENI DEI PENDOLARI O LE METROPOLITANE AVRÀ PIÙ DI UNA PERPLESSITÀ. Una “fase 2” che a quanto si capisce non sarà tanto diversa dalla “fase 1”, e a cui dunque anche i trasporti pubblici potrebbero reggere bene. Ma IL PEGGIO (PER I TRASPORTI) VERRÀ CHIARAMENTE CON LA “FASE 3” QUANDO – PER QUANTO SI SA ORA – RIAPRIRANNO IN QUALCHE MODO LE SCUOLE E TUTTO IL RESTO.(…)” (CARLO SCARPA, 30.4.2020, da LA VOCE.INFO https://www.lavoce.info/)

   L’epidemia e il pericolo di contagio da coronavirus ha modificato, modificherà, molti dei nostri comportamenti individuali. Uno di questi sarà sicuramente “la mobilità”: lo spostarsi personale e collettivo, per necessità varie (lavoro per i pendolari, tempo libero, per curarsi, per fare sport, andare a trovare qualcuno…. ognuno ha le sue specificità nei suoi modi imprescindibili e non confrontabili a nessun altro….insomma tutto lo scibile possibile che ci permette un diritto alla mobilità, inteso come nostro diritto naturale).

(foto da https://www.qualenergia.it/) – Si sta studiando un BONUS DA 200 EURO per l’acquisto di BICI, HOVERBOARD e MONOPATTINI ELETTRICI e CORSIE PREFERENZIALI PER BICI E MOTORINI. Lo ha annunciato al Question Time alla Camera il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Paola De Micheli (29/4/2020)

   Non si capisce ancora se questo pericolo (del coronavirus) avrà in futuro (prossimo o lontano) un termine (sarà solo un orribile incubo?) o durerà bene o male per sempre. Pertanto, per qualsiasi investimento che si può fare, personale (comprarsi un’altra auto per la useremo di più, l’auto al posto del treno o del bus; oppure una bici, un motorino… adesso si parla anche di monopattini…tutti mezzi di mobilità che ci eviteranno di “confrontarci” con altre persone possibili infette in treno, corriere, metropolitane etc….ebbene una scelta di investimento sicura da fare ora, deve appunto tenere conto di una situazione ancora non ben chiara sulla durata di questo virus (ma anche di possibili, come molti esperti preconizzano, altre pandemie in arrivo nel futuro prossimo).

(CORSIA CICLABILE monodirezionale secondo normativa, foto da https://www.bikeitalia.it/) – Per CORSIA CICLABILE si intende un ITINERARIO CICLABILE REALIZZATO SU CARREGGIATA STRADALE DOVE L’ELEMENTO DI SEPARAZIONE DALLA CORSIA DEI VEICOLI A MOTORE È VALICABILE. La separazione tra utenti è solitamente lasciata alla SEGNALETICA ORIZZONTALE, realizzata con una linea longitudinale di colore bianco di 12 cm intervallata da uno spazio non tinteggiato di 12 cm, seguito da una striscia gialla dell’ampiezza di 30 cm (articolo 4 comma 1-D DM 30 novembre 1999, n. 557), oppure dalla presenza di un delimitatore di corsia. Proprio l’ASSENZA DI UNA BARRIERA FISICA invalicabile rende la corsia ciclabile un’infrastruttura più rischiosa rispetto alle piste realizzate in sede propria, tuttavia la corsia ciclabile si presta ad essere realizzata in diverse occasioni, sia per il vantaggio di essere un percorso permeabile, e quindi che facilita l’ingresso e l’uscita delle bici ma anche per i COSTI CONTENUTI di realizzazione.(…)” (GABRIELE SANGALLI, twitter @Sangalli_96, da https://www.bikeitalia.it/)

   Lo stesso vale per altri investimenti (difficili, improbabili) pubblici: in treni con molti più vagoni, per avere il “distanziamento fisico” (meglio chiamarlo così, e non distanziamento sociale che è brutto); o autobus che devono sempre essere semivuoti per poterli prendere (anche se questo accadeva spesso anche prima, a parte le ore di punta); e la stessa usanza ora diffusa con il low cost, dei voli aerei, è messa pesantemente in discussione. Come viaggeremo allora, nelle brevi distanze e in quelle più lunghe?

Milano, foto da https://www.bioecogeo.com/

   Certo che conterà il telelavoro, o smartworking, o lavoro agile (chiamiamolo come ci pare meglio), e uno studio a Milano del Politecnico (che in questo post di seguito riportiamo la notizia), immagina che senza studenti (fino a settembre?) e con il 40% di smartworking dei lavoratori milanesi, e qualche ripartizione di turno di lavoro in orari diversi, anche così com’è il trasporto pubblico milanese dovrebbe reggere al nuovo contesto, ce la può fare da adesso ai prossimi mesi (finché non arrivano gli studenti a settembre…).

Trasporti pubblici e distanziamento fisico (foto da http://www.roma2oggi.it/)

   Se comunque è sicuro che il trasporto pubblico collettivo nelle prossime settimane dovrà dotarsi di un’organizzazione e delle precauzioni di “distanza fisica” totalmente diverse da come siamo abituati a utilizzarlo, è però necessario che (da subito) pensiamo (individualmente e collettivamente) di organizzare (già per domani), accanto al trasporto pubblico, forme di mobilità alternative, possibili, “diverse”, che siano individuali e sostenibili.

….abbassare, nelle nuove aree, il limite di velocità da 50 chilometri all’ora a 30: in questo modo diventerebbero un ambiente più protetto sia per le biciclette sia per i pedoni…. (foto da https://www.tgcom24.mediaset.it/)

   E questo, in ogni caso, comunque vada con il virus a medio-lungo termine, è scelta che avremo dovuto fare (o abbiamo pensato di fare) anche prima. Pertanto incentivare adesso (come purtroppo accadrà di sicuro a breve!) l’uso dell’auto privata, sarà un problema nel problema: ci sarà più inquinamento e più intasamenti da traffico eccessivo. E non crediamo granché al fatto che staremo più a casa, lavorando di più in forme di smartworking (sì, certo, accadrà); però il nostro “spirito”, il nostro desiderio, è quello di muoversi, di uscire di casa, per una ragione o per un’altra.

“Si è proposto di introdurre nel CODICE DELLA STRADA la definizione di BIKE LANE, ovvero una corsia con destinazione prioritaria alla circolazione dei velocipedi nella quale è CONSENTITA LA CIRCOLAZIONE ANCHE DEI VEICOLI A MOTORE con numero totale di RUOTE NON SUPERIORE A TRE, COME AD ESEMPIO I CICLOMOTORI, I MOTOCICLI ED I TRICICLI”. Paola De Micheli, ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti (Question Time alla Camera, 29/4/2020)

   Non tutti riusciremo (o possiamo) utilizzare la bicicletta. Ma per chi può farlo e ha sempre utilizzato l’auto, la bici sarà uno strumento importante di mobilità. Qualche problema in più ci sarà con l’inizio del freddo, in autunno…. Ma è sicuro che se tutti (o quasi) decideranno di prendere l’auto, muoversi in auto in città, la città non è in grado di sostenere un traffico solo sulla mobilità individuale dei veicoli a motore a quattroruote.

(foto da https://quifinanza.it/) – PAOLO PINZUTI, di Bikeitalia (https://www.bikeitalia.it/), sottolinea come la proposta della ministra di creare NUOVE CORSIE CICLABILI, chiamandole BIKE LANE, ma APRENDOLE DI FATTO ANCHE A MEZZI A MOTORE con velocità e masse molto diverse rispetto a quelle di una bicicletta – non farà altro che creare CONFLITTO TRA DIVERSE UTENZE e pericoli per gli utenti più fragili, come i bambini. Se davvero le nuove bike lane dovessero entrare nel Codice della Strada per poi essere aperte a qualsiasi mezzo a motore a due/tre ruote perderebbero la loro funzione principale, quella per la quale in molte città del mondo sono state disegnate. (…) Quindi “ben vengano le bike lane come corsie ciclabili per le bici, le ebike e i mezzi della micromobilità elettrica (monopattini e simili), ma che scooter, ciclomotori, moto e compagnia rombante ne restino fuori”. (29/4/2020, da https://www.bikeitalia.it/)

   Pertanto dobbiamo trovare “soluzioni giuste” e alternative, a una inevitabile crisi del trasporto pubblico nelle sue varie modalità (bus, treno… specie nelle ore di maggior presenza).

   La possibilità di, molto velocemente (immediatamente) creare percorsi protetti, sia per ciclisti e anche monopattini (se verranno di moda) anche elettrificati, e in parallelo per veicoli motorizzati a due ruote (a nostro avviso, condividiamo chi – vedi il seguito di questo post – propone di separare drasticamente le bici dai motorini….perché invece il governo sta pensando a forme di connubio), ebbene questo uso di veicoli “alternativi” per chi è in grado fisicamente di usarli negli spostamenti quotidiani (giovani e meno giovani), tutto questo richiede INTERVENTI DI MODIFICAZIONE DELLA VIABILITÀ attuale, senza grandi lavori e con tempi di pochi giorni: USANDO LA VERNICE per tirare strisce nell’asfalto di PROTEZIONE DI CERTI PERCORSI dall’uso della auto; oppure modificando la viabilità trasformando strade a doppio senso in STRADE A SENSO UNICO, venendo così a recuperare spazi per percorsi di bici, bici a pedalata assistita, motorini, anche bici e scooter in sharing

(Bike Lane a Bologna, foto da http://www.diarioromano.it/) – “(…) L’URBANISTICA TATTICA (ma si usa anche il calco dall’inglese “urbanismo tattico”) è un approccio che prevede diversi tipi di azioni – a volte fatte direttamente dai cittadini, altre dalle amministrazioni locali – che hanno lo scopo di migliorare gli spazi pubblici per renderli più utili e piacevoli per chi li usa. Dato che molti spazi pubblici sono attraversati o occupati dalle auto, l’urbanistica tattica prevede soluzioni creative per far sì che le persone possano attraversarli meglio non solo in auto, (….)” (da https://www.ilpost.it/, 9/11/2019)

   E forse l’Europa potrebbe aiutare questo cambiamento virtuosamente, per più consistenti ed elaborati progetti di trasporto e viabilità nuovi, ed esserci concretamente su queste possibilità di innovazione anche nei trasporti, sul nostro modo di spostarci…. Ad esempio ci riferiamo al fatto che l’aver approvato, da parte del Consiglio europeo (i capi di governo, chi comanda veramente in Europa) i cosiddetti RECOVERY FUND, questi possono essere usati anche nel senso di investimenti per nuove forme di trasporto e viabilità.

MONOPATTINI ELETTRICI a noleggio (foto da https://impact.startupitalia.eu/)

   Ricordiamo qui che il Recovery Fund è un fondo garantito dal bilancio a lungo termine dell’Unione europea (2021-2027). Emetterà dei titoli (recovery bond) sui mercati, e sarà gestito dalla Commissione europea, venendo a dotare quest’ultima di un (ulteriore) massiccio potere finanziario che le permetterà, non solo di distribuire, finanziare singoli stati, ma attuare “motu-proprio” specifiche politiche di investimento in tutt’Europa. Questi soldi (che si ipotizza che subito saranno sui 1.500 miliardi di euro) verranno poi utilizzati sì per finanziare la ripresa – da qui il nome – delle economie europee in crisi per il coronavirus (Italia in primis, poi Spagna e Francia). Però il Recovery Fund metterà a disposizione molto denaro anche per possibili investimenti comunitari di rilevanza: e quello del trasporto, della mobilità, del trovare in brevissimo tempo modi di circolare senza usare i mezzi pubblici e nemmeno le auto, potrebbe essere un motivo di investimento necessario.

HOVERBOARD (foto da http://www.corriere.it/)

   Potrebbe accadere che si crei un gruppo di lavoro (come qualcuno prospetta), all’interno della Commissione europea (che è un po’ il “governo della UE”, con i Commissari che sono come ministri che devono realizzare le scelte politiche sui vari settori), un gruppo di lavoro per un progetto di un “ECONOMIC RECOVERY PLAN” una sorta di Piano Marshall europeo. Che questa volta consideri prioritaria la MOBILITÀ SOSTENIBILE: sostenibile alle esigenze di PROTEGGERSI DAI PERICOLI DELLA CONTAMINAZIONE da virus negli spostamenti con tanta gente (il distanziamento fisico, non sociale, come dicevamo prima); ma anche SOSTENIBILE PER L’AMBIENTE (e contro il traffico eccessivo, l’inquinamento…).

SEGWAY a Genova (foto da https://genovaquotidiana.com/)

   Se è vero che il virus nel mondo ha colpito molte aree ad alto inquinamento (com’è il caso della nostra Pianura Padana) (è comunque sicuro che le malattie polmonari accadono di gran lunga più spesso nelle aree inquinate…), questo è un motivo in più per rafforzare quelle aspettative di “nuova ecologia” (il green deal, etc.) di cui si parlava tanto nei mesi e nelle settimane immediatamente prima dell’esplodere del coronavirus in Italia e in tutto il mondo.

   Ebbene, ora c’è un motivo in più per “cambiare vita”, gli stili di vita, almeno nei tentativi di una mobilità diversa per le nostre necessità. E così verremmo ad essere d’accordo con chi prospetta che questo cambiamento epocale dato dal virus, può (e deve) portare anche a idee nuove, coraggiose, che modifichino in meglio la nostra qualità di vita. (s.m.)

STAI QUI (foto da https://milano.corriere.it/)

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IL ROMPICAPO DEL TRASPORTO PUBBLICO LOCALE

di Carlo Scarpa, 30.4.2020, da LA VOCE.INFO https://www.lavoce.info/

– Con l’obbligo del distanziamento, la “fase 2” e la “fase 3” chiameranno i trasporti a una sfida epocale. Tutto però dipenderà dall’orizzonte temporale: il costo per gli investimenti strutturali avrebbe senso solo se la pandemia si trascinasse per anni –

La sfida presente e quelle future

   Immaginiamo un’azienda che in questa emergenza si trovi con un -25 per cento dei ricavi del core business, con costi più o meno costanti (alcuni diminuiti, altri maggiori) e l’azzeramento di altri ricavi: ecco, questo è più o meno il quadro di chi fa trasporto pubblico locale (Tpl) in questo periodo.

   Negli ultimi due mesi i passeggeri sono crollati del 90 per cento circa rispetto agli stessi mesi dell’anno precedente, il servizio scolastico si è azzerato, i ricavi dalla sosta – che in molti casi danno sussidi incrociati per sostenere il trasporto pubblico – sono anch’essi quasi nulli. Salvo interventi straordinari, queste imprese – che normalmente stanno poco sopra la linea di galleggiamento – chiuderanno il 2020 con gravi perdite. Ma fin qui è solo una questione di soldi. E le imprese del Tpl non sono certo le uniche.

   La sfida peggiore è davanti a noi e il Dpcm sulla “fase 2” conferma che il governo ancora non sa esattamente come affrontarla. Si tratta di tenere assieme la necessità di far girare le città allo stesso ritmo di ieri con il “distanziamento”. E chiunque abbia visto come circolano di mattina gli autobus con gli studenti, i treni dei pendolari o le metropolitane avrà più di una perplessità. Una “fase 2” che a quanto si capisce non sarà tanto diversa dalla “fase 1”, e a cui dunque anche i trasporti pubblici potrebbero reggere bene. Ma IL PEGGIO (PER I TRASPORTI) VERRÀ CHIARAMENTE CON LA “FASE 3” QUANDO – PER QUANTO SI SA ORA – RIAPRIRANNO IN QUALCHE MODO LE SCUOLE E TUTTO IL RESTO.

Aumentare l’offerta o razionare la domanda? Continua a leggere

IL CORONAVIRUS e la CENSURA della CINA: le pandemie possono nascere “di più” in Paesi autoritari, dove scienza e informazione sono sotto stretto controllo politico? – E IL VIRUS SVILUPPA IN TUTTI I PAESI del pianeta (di più in quelli con debole democrazia) LA PRATICA di REGIMI AUTORITARI anti libertari

LI WENLIANG, medico cinese di Wuhan, dopo aver notato delle polmoniti sospette e averlo scritto su Facebook, è stato costretto dalle autorità a firmare una dichiarazione della polizia secondo cui il suo post sui social media in merito al coronavirus era illegale. Quando la pandemia è diventata di dominio pubblico e la storia si è risaputa Wenliang è stato “riabilitato”, ma per una tragica ironia della sorte è stato contagiato dal virus ed è morto.

   Per quanto riguarda il contesto che sta attorno alla crisi sanitaria provocata dal cosiddetto “Coronavirus”, epidemia emersa originariamente nella città di Wuhan, nella provincia di Hubei, nella Cina centrale, all’inizio di dicembre 2019 (come purtroppo ben noto a tutti), c’è un’evidente confusione di informazione (molte notizie che adesso chiamiamo “fake news”), come tutti noi possiamo accorgerci; e con la necessità di porre in essere un forte spirito critico in grado di discernere (e considerare) quelle informazioni, consigli, considerazioni, che appaiono invece utili a “convivere con il virus” (e speriamo anche a uscirne in tempi non troppo lunghi).

Lo scrittore peruviano premio Nobel MARIO VARGAS LLOSA (foto da https://www.agi.it/) – IL MANIFESTO DI VARGAS LLOSA – COME IMPEDIRE CHE LA PANDEMIA DIVENTI UN PRETESTO PER L’AUTORITARISMO – Che la pandemia non sia un pretesto per l’autoritarismo. È questo il titolo del MANIFESTO REDATTO DAL PREMIO NOBEL per la letteratura MARIO VARGAS LLOSA e pubblicato sul sito della sua Fundación Internacional para la Libertad (FIL). “…… Alcuni governi hanno individuato una opportunità per arrogarsi un potere smisurato. Hanno sospeso lo Stato di diritto e, persino, la democrazia rappresentativa e il sistema giudiziario. Nelle dittature di VENEZUELA, CUBA e NICARAGUA la pandemia serve come pretesto per aumentare la persecuzione politica e l’oppressione. SPAGNA e ARGENTINA cercano di utilizzare le dure circostanze per accaparrare prerogative politiche e economiche che in un altro contesto la cittadinanza gli rifiuterebbero risolutamente. In MESSICO cresce la pressione contro l’impresa privata e si utilizza il Gruppo di Puebla per attaccare i governi di orientamento differente…..”

   Ma su questo contesto di crisi mondiale sanitaria, si innestano in particolare processi di CENSURA che mettono in atto tanti Paesi, principalmente per nascondere dati sull’epidemia, a “non dire la verità” sul contesto vero del contagio.

(la mappa “Coronavirus nel mondo” è tratta da http://www.lavocedinewyork.com/) – CORONAVIRUS: APPELLO PER LA DIFESA DEI WHISTLEBLOWER (ndr: significa “segnalatori di cose sospette”) CENSURA NON SOLO IN CINA – PRISCILLA ROBLEDO, rappresentante per l’Italia di THE GOOD LOBBY, un’organizzazione non profit con uffici a Bruxelles e a Milano. «Ci auguriamo che i governi del mondo non approfittino di questa situazione di incertezza e paura per dare una stretta ancora maggiore ai diritti civili, in primo luogo sull’operatività delle leggi a tutela dei whistleblower» dichiara Robledo. «Per questo motivo abbiamo promosso un appello – cui hanno aderito più di 90 organizzazioni a livello mondiale – in cui richiamiamo l’attenzione e l’importanza rispetto alla protezione dei whistleblower che hanno segnalato – o segnalano – illeciti relativi al Covid-19»(…) (Stefano Carrer, da “Il Sole 24Ore” del 16/4/2020) (https://www.thegoodlobby.it/comunicato-stampa/dichiarazione-congiunta-per-la-protezione-dei-whistleblower-durante-e-dopo-la-pandemia-di-covid-19/)

   Questo accade “di più” (molto di più) nei Paesi a debole democrazia, o a “per niente democrazia”, cioè dove l’informazione, la stampa, nelle sue adesso più varie diramazioni (in rete, nei cosiddetti social, nei giornali cartacei…) è debole o, e qui sta il punto che vorremmo trattare in questo post, il governo impedisce l’esprimersi della libera informazione.

ABDEL FATTAH EL-SISI, presidente egiziano (foto da Wikipedia) – “(…) La corrispondente dal CAIRO del quotidiano britannico THE GUARDIAN, RUTH MICHAELSON, è stata costretta a lasciare l’EGITTO dopo aver citato uno studio scientifico secondo cui il numero di casi di CORONAVIRUS NEL PAESE era FORTEMENTE SOTTOSTIMATO. Nel momento della pubblicazione del suo articolo, lo scorso 15 marzo, L’EGITTO DICHIARAVA SOLO TRE CASI DI CONTAGIO. L’assenza di informazioni aveva generato alcune voci, che si sono poi rivelate fondate. Da allora due generali vicini al presidente Al Sisi sono morti a causa del Covid-19 senza che il loro contagio sia mai stato annunciato. L’Egitto ha moltiplicato le misure precauzionali contro la pandemia, ma ha comunque deciso di allontanare la giornalista portatrice di cattive notizie.(…)” (Pierre Haski, France Inter, Francia, 27/3/2020, da INTERNAZIONALE https://www.internazionale.it/)

   E’ un vizio di origine (la cattiva o nulla informazione dei governi autoritari), in questo caso proprio iniziato dalla Cina. Infatti è condivisibile quanto ha scritto lo scrittore premio Nobel per la letteratura MARIO VARGAS LLOSA (in un articolo al quotidiano spagnolo El Pais), cioè che “Nessuno sembra accorgersi del fatto che nel mondo niente di tutto ciò sarebbe successo se la Cina Popolare fosse un paese libero e democratico, e non la dittatura che è….Un medico autorevole aveva scoperto questo virus già da tempo e, invece di adottare le misure necessarie, il governo ha tentato di occultare la notizia, di mettere a tacere questa voce assennata.

( nell’immagine: mappa delle epidemie nel ventesimo secolo, ripresa da https://www.tgcom24.mediaset.it/ – “(…) Molti governi e regimi approfittano dell’emergenza coronavirus per limitare la libertà di stampa o, peggio, per minacciare i media e incarcerare i giornalisti che riferiscono informazioni sulla diffusione reale del virus o danno voce a chi critica il lockdown proclamato nei loro paesi. UNA DENUNCIA VIENE da REPORTERS SENZA FRONTIERE (Rsf) e dal COMITATO PER LA PROTEZIONE DEI GIORNALISTI (Cpg). E il MEDIO ORIENTE emerge, non a sorpresa, come una delle aree del mondo dove in questo periodo più diffusi e violenti sono gli attacchi ai mezzi d’informazione. Ne sa qualcosa l’agenzia di stampa Reuters a cui è stata sospesa per tre mesi la licenza per lavorare in IRAQ.(…)” (di Michele Giorgio, da “IL MANIFESTO” del 18/4/2020)

   Il medico di cui scrive Varga Llosa oramai ne hanno sentito tutti parlare: è LI WENLIANG, medico cinese di Wuhan, che dopo aver notato delle polmoniti sospette e averlo scritto su Facebook, è stato costretto dalle autorità a firmare una dichiarazione della polizia secondo cui il suo post sui social media in merito al coronavirus era illegale. Quando la pandemia è diventata di dominio pubblico e la storia si è risaputa, Li Wenliang è stato “riabilitato”, ma per una tragica ironia della sorte è stato contagiato dal virus ed è morto.

   E Vargas Llosa lancia un appello “globale” perché la crisi sanitaria non sia l’occasione per rinsaldare ancora di più gli stati autoritari (lui si concentra in particolare sull’America Latina, anche per il suo interesse e la sua origine peruviana, pur ora vissuta in Spagna).

“(…) UNGHERIA, PARLAMENTO DÀ PIENI POTERI AL PREMIER VICTOR ORBÁN (nella foto) PER COMBATTERE IL CORONAVIRUS – Spetta a lui determinare quando finirà lo stato di emergenza. Inoltre, chi diramerà “false notizie” rischierà da 1 a 5 anni di carcere. Hanno votato a favore i deputati di FIDESZ (il partito di maggioranza sovranista guidato da Orbán, attualmente sospeso dal Partito popolare europeo ma non escluso) ed alcuni dell’estrema destra. Col pretesto della lotta all’emergenza coronavirus, DEMOCRAZIA, LIBERTÀ D’INFORMAZIONE, ISTITUZIONI E VALORI DELLO STATO DI DIRITTO definiti dai Trattati europei SONO SOSPESI IN UNGHERIA.(…)” (Andrea Tarquini, 30/3/2020, da “La Repubblica”)

   Ma altri appelli li troviamo in altri contesti, ad esempio in associazioni come THE GOOD LOBBY, un’organizzazione non profit che, con l’appello che ha promosso (ne dedichiamo qui un articolo di seguito in questo post) vorrebbe difendere i diritti civili proprio in particolare di chi denuncia la situazione reale nei singoli paesi, in primis i giornalisti che, per le cose che riportano, sono sgraditi e perseguitati da governi autoritari. E’ un appello cui hanno aderito più di 90 organizzazioni nel mondo.

“(…) Nella TURCHIA del presidente ERDOĞAN (nella foto), c’è stato l’arresto di GIORNALISTI TURCHI COLPEVOLI DI AVER RIVELATO ALCUNI CASI DI CONTAGIO che non erano stati resi pubblici. Nel PAESE, CHE HA IL RECORD MONDIALE DI GIORNALISTI INCARCERATI, il governo vuole controllare i termini del dibattito pubblico sull’epidemia. I rari giornalisti indipendenti ne pagano le conseguenze. (…)” (Pierre Haski, France Inter, Francia, 27/3/2020, da INTERNAZIONALE https://www.internazionale.it/)

Non c’è luogo del pianeta, in particolare nel Sud del mondo (ma anche nel Medio Oriente, nei Balcani, in Russia e nei Paesi dell’Europa centro-orientale….) dove la questione della libertà di stampa nell’attuale grave accadimento della pandemia, non c’è luogo, dicevamo, nel quale non ci siano gravi problemi di libertà e di conoscenza di quel che accade.

   I Governi, quasi sempre già noti per gli attacchi alla libertà di stampa, puntano al controllo assoluto dell’opinione pubblica durante la pandemia. MA probabilmente lo faranno ANCHE DOPO (il controllo sulla popolazione e la CENSURA): quale occasione “migliore” per restringere le libertà, diventare più “forti” nel consolidamento del potere (annullando ogni opposizione)? E’ un contesto geopolitico globale cui dovremmo fare i conti, confrontarci, dopo che sarà definitivamente passata la crisi più acuta della pandemia. (s.m.)

BOLSONARO, CORONAVIRUS E GOLPE MILITARE: COSA RISCHIA IL BRASILE? – Jair Bolsonaro (nella foto), presidente brasiliano (nella foto, da https://www.money.it/ ) si schiera contro il lockdown imposto in Brasile dai governatori. Ma la sua protesta nei confronti dell’eccessivo allarme coronavirus rischia di sfociare in atti anti-democratici gravi. Come l’ipotesi golpe militare. – “(…) Coronavirus – IN BRASILE BOLSONARO VINCE CONTRO IL LOCKDOWN. Ma IL CONTAGIO È SOTTOSTIMATO E SI SCAVANO FOSSE COMUNI – Il forte contrasto tra le immagini di persone che, festeggiando la riapertura post-quarantena, si accalcano in un centro commerciale dello stato di Santa Catarina e quelle delle ESCAVATRICI CHE APRONO FOSSE COMUNI NEL CIMITERO DI MANAUS, IN AMAZZONIA, PER FARE SPAZIO AI MORTI PER CORONAVIRUS, potrebbe essere quotidianità in Brasile per molti mesi. Un contrasto che rappresenta le contraddizioni politiche e sociali che attraversano il gigante sudamericano nel mezzo della maggiore crisi sanitaria della storia. (di Luigi Spera, da https://www.ilfattoquotidiano.it/ del 24/4/2020

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CORONAVIRUS, LA CENSURA CINESE SUI SOCIAL È INIZIATA IL 31 DICEMBRE 2019. ECCO COME

di Dario D’Elia 9/3/2020 da https://www.repubblica.it/tecnologia/

– Citizen Lab, un laboratorio della Munk School of Global Affairs dell’Università di Toronto, ha ricostruito come il governo cinese a partire da fine dicembre è riuscito a censurare informazioni legate al Coronavirus sulle piattaforme WeChat e YY –

   La Cina ha iniziato a censurare sui social nazionali ogni informazione relativa al Coronavirus a partire dal 31 dicembre 2019. Un approfondito studio realizzato da Citizen Lab, un laboratorio interdisciplinare della Munk School of Global Affairs dell’Università di Toronto (Canada), ha confermato in ogni dettaglio come è stata gestita l’azione governativa sul servizio di messaggistica istantanea WeChat (1,1 mld di utenti) e la piattaforma video YY (più di 300 milioni di utenti).

   Da ricordare che “Coronavirus”, ufficialmente definito Covid-19 dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), è un’epidemia emersa nella città di Wuhan, nella provincia di Hubei, nella Cina centrale, all’inizio di dicembre 2019. L’Oms il 2 marzo 2020 ha dichiarato il virus un’emergenza sanitaria globale. Il dettaglio chiave è che il 31 dicembre stesso, quando è scattata la censura, la Commissione sanitaria municipale di Wuhan aveva pubblicato il suo primo avviso pubblico sulla malattia con termini che facevano riferimento a “una polmonite sconosciuta Wuhan” e “mercato del pesce di Wuhan”, e YY di conseguenza ha iniziato a censurarli. Lo stesso è avvenuto su WeChat tra gennaio e febbraio 2020 con tutti i riferimenti a Covid-19.

   “Questo rapporto presenta i risultati di una serie di test di censura su YY e WeChat che mostrano che i social media cinesi hanno iniziato a censurare i contenuti relativi alla malattia nelle prime fasi dell’epidemia e hanno bloccato un ampio spettro di contenuti”, ha puntualizzato l’organizzazione canadese. “Con oltre un miliardo di utenti attivi mensili, WeChat è l’app di messaggistica più popolare in Cina. Inoltre, la piattaforma è diventata sempre più popolare tra i medici che la utilizzano per ottenere informazioni professionali dai colleghi”.

(da “la Repubblica”)

Il controllo governativo su servizi e app 

Sotto il profilo tecnico gli esperti canadesi hanno spiegato che la censura è stata possibile poiché le YY e WeChat includono questa funzione rispettivamente sulla app e sui server. “YY ha un elenco integrato di parole chiave che utilizza per eseguire controlli per determinare se una di queste è presente in un messaggio di chat prima che venga inviato”, hanno spiegato gli esperti. “Quando un messaggio viene inviato da un utente WeChat a un altro, passa attraverso un server gestito da Tencent (società madre di WeChat) che rileva se il messaggio include parole chiave nella lista nera prima che questo venga inviato al destinatario”.

Oltre la censura, anche multe e detenzione 

Il Governo cinese, sempre secondo Citizen Lab, ha di fatto ritardato il rilascio di informazioni pubbliche sull’epidemia. Quando otto persone (di cui almeno due esperti medici) hanno cercato di avvertire il pubblico dell’epidemia sono state messe a tacere e punite dalle autorità locali di Wuhan per “diffusione di voci” e “disturbo dell’ordine pubblico”. Non solo. Il 5 febbraio 2020, la Cyberspace Administration of China (CAC), l’agenzia governativa che regola il Web, ha rilasciato una dichiarazione pubblica sottolineando che sarebbero stati puniti i siti Web, le piattaforme e gli account responsabili di pubblicazione di contenuti “dannosi” e atti a diffondere paura. Dopodiché sono finiti immediatamente sotto la lente il microblogging di Sina Weibo, tutti i servizi di Tencent (intrattenimento, e-commerce, gaming, etc.) e quelli di ByteDance (intrattenimento, news, social). Citizen Lab ha potuto constatare che tra il 24 e il 25 gennaio 2020 almeno 40 persone sono state oggetto di avvertimenti, multe e/o detenzione amministrativa o penale. Altre fonti parlano di 254 casi tra il 22 e il 28 gennaio 2020. (Dario D’Elia)

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Il manifesto di Vargas Llosa

COME IMPEDIRE CHE LA PANDEMIA DIVENTI UN PRETESTO PER L’AUTORITARISMO

– Che la pandemia non sia un pretesto per l’autoritarismo. È questo il titolo del Manifesto redatto dal premio Nobel per la letteratura Mario Vargas Llosa e pubblicato sul sito della sua Fundación Internacional para la Libertad (FIL) – Continua a leggere