IL CASO DELL’ORSO M49 IN TRENTINO: catturato, perché considerato (finora a torto) pericoloso, riesce con grande capacità a fuggire e riconquistare la libertà – E’ possibile (ri)dare spazi e vita ad animali selvatici? …in territori che sono anche “loro”?…rivedendo la MUTAZIONE TURISTICA di quei luoghi da noi perseguita?

(foto di M49 in fuga, da www-ildolomiti.it/) – SETTEMBRE 2019: L’ORSO M49 SCAPPA DI NUOVO: ADESSO È NEL LAGORAI, FRA FIEMME E VALSUGANA – L’orso M49, fuggito dal recinto del CASTELLER (un’area faunistica in provincia di TRENTO), dopo la cattura in VAL RENDENA, ha lasciato la zona di passo OCLINI-LAVAZÉ e si è spostato sul LAGORAI, a cavallo fra FIEMME e VALSUGANA. La conferma verrebbe dall’esame delle tracce su una predazione (una manza), avvenuta domenica 4 settembre nel LAGORAI meridionale, a sud del passo MANGHEN, nella zona del LAGO DELLE BUSE (…) (da “L’ADIGE.IT” del 5/9/2019 (www.ladige.it/news/)

   L’operazione di cattura dell’orso chiamato M49 (cattura avvenuta in Trentino l’8 luglio scorso in Val Renden, e poi trasferito nell’area faunistica del Casteller e messo in una gabbia, dove è riuscito a fuggire), cattura secondo l’autorità perché ritenuto pericoloso (specifichiamo: non ha mai attaccato nessuno, ma ci sono delle predazione, animali da allevamento e qualche alveare…), e poi la sua immediata coraggiosa fuga (superando una recinzione elettrificata…), questa improvvida cattura ha fatto sì che, da un ambiente meno antropico e più adatto come la parte ovest dell’Adige (infatti i plantigradi si trovano solo sulla destra orografica dell’Adige perché il fiume, l’autostrada e la ferrovia sono barriere praticamente invalicabili), M49 si sia immediatamente ritrovato (con la immotivata cattura e la sua coraggiosa fuga, che ha anche politicamente messo in difficoltà la giunta trentina), M49 si è suo malgrado ritrovato, dicevamo, nel territorio più densamente popolato del Trentino. Ora (a settembre 2019), pare che M49 si trovi, si sia stabilmente collocato, nella catena del Lagorai, una zona scarsamente antropizzata e quindi più adatta perché l’orso possa viverci. Ma le ricerche per la cattura continuano.

PROVINCIA DI TRENTO, MAPPA – In Trentino vivono tra i 60 e gli 80 esemplari di orsi bruni, che nella maggior parte dei casi conducono una vita appartata

   Viene da chiedersi: il ripopolamento (un po’ voluto e un po’ accaduto naturalmente, con la migrazione di alcuni orsi dai boschi/foreste della Slovenia), questa cosa la accettiamo o no? …in fondo i boschi di montagna sono anche (e storicamente, specificatamente) territorio “loro” (degli animali selvatici, di orsi, lupi…) e pare un loro diritto naturale, legale, di poterci stare.

Settembre 2019: Papillon/M49 ha raggiunto il Lagorai (un luogo poco antropizzato)

    Il problema è che il bellissimo Trentino (e Alto Adige Sud Tirolo) è diventato zona assai antropizzata, e molto turistica… e la convivenza con gli orsi o i lupi o qualsivoglia altro animale selvatico, suscita paura per il turismo locale oltreché per gli allevamenti che lì ci sono….

Il ministro Costa e la t shirt per l’orso M49 “Nessuno tocchi Papillon“ – “Nessuna istruttoria fin qui elaborata dagli uffici, in collaborazione con Ispra, ha mai valutato il tema dell’uccisione dell’esemplare – ha spiegato il MINISTRO DELL’AMBIENTE, SERGIO COSTA – Il fatto che sia scappato dall’area attrezzata per ospitarlo, non può giustificare un intervento che ne provochi la morte…. “Le inefficienze mostrate nella cattura, che non mi vedono e mai mi hanno visto concorde, – ha concluso il Ministro Costa – reclamano professionalità e attenzione massima. Cosa che invece fin qui non è stata mostrata. E adesso si parla di abbattimento? Assurdo e paradossale”. (…) (da https://www.sempionenews.it/,15/7/2019)

   Le soluzioni possono essere tre. La prima, di un rifiuto di questa nuova presenza, che peraltro, pare, attiri turismo e maggiore interesse per zone che spesso sono troppo “perfette” nella loro bellezza da cartolina (per qualcuno il Trentino e l’Alto Adige / Sud Tirolo tendono ad essere innaturali, una Disneyland con sentieri ben puliti e con l’esibizione di fiori copiosi alle finestre sui davanzali delle case nei borghi….).

la cattura e la fuga di M49 ha suscitato vasta eco mediatica (non solo In Trentino, ma a livello nazionale e anche fuori d’Italia)

   Oppure, seconda ipotesi (la nostra), provare a portare avanti una convivenza con l’orso (gli orsi, i lupi…) in libertà, che, sì, potrà fare qualche danno (alle coltivazioni, agli allevamenti, che dovranno prendere alcune precauzioni nella mobilità degli animali che prima non avevano necessità…), ma in fondo (l’orso, ma anche il lupo) è animale che non attacca l’uomo, e nei boschi montani c’è posto per questi animali che sono tanto padroni (e forse di più) quanto noi di quei luoghi.

CASA SANTEL, DOVE SI CONVIVE CON L’ORSO: ”FACCIAMO BEARWATCHING PROMUOVENDO UN MODELLO DI TURISMO ECOLOGICO E SOSTENIBILE” – (…) La gestione dei grandi carnivori è argomento molto dibattuto, che da sempre divide la popolazione fra “favorevoli alla reintroduzione” e “contrari alla presenza dei plantigradi”. C’è però CHI HA DECISO DI APPROCCIARSI ALLA QUESTIONE CON UN METODO DIVERSO e assolutamente nuovo PER IL TRENTINO, dimostrando che non solo LA CONVIVENZA TRA UOMINI E ORSI È POSSIBILE ma che può portare benefici ad entrambi. E’ CASA SANTEL (sull’altopiano della Paganella), struttura di proprietà del Comune di TERRE D’ADIGE e presa in gestione, tramite un bando, dall’Associazione culturale TURISMO SCOLASTICO IN TRENTINO assieme alla società ALBATROS. (vedi l’articolo in questo post) (Tiziano Grottolo – 9 settembre 2019, da https://www.ildolomiti.it/)

   La terza ipotesi potrebbe essere di una suddivisione territoriale: aree nelle quali ogni presenza antropica, umana, non ci sia, venga esclusa, e possano stabilirsi di più animali selvatici, come l’orso. E’ quanto di fatto accade (il Lagorai dove ora è M49 è zona con pochissima presenza umana…).

La preseza dell’orso in Trentino (da ANSA)

  Una cosa è certa: la presenza di lupi e orsi sta dando un segnale nuovo e positivo per un recupero di una natura “vera” alla quale dobbiamo confrontarci: una natura meno “di plastica” (apparente, come la vogliamo) di quella che usiamo vivere da qualche decennio. Un segno dei tempi della crescita della crisi ambientale? E della reazione del mondo animale che rivendica la sua presenza e la legittimità di poter vivere anche loro il territorio? Un approccio diverso anche al mondo “della carne”, degli animali visti come cibo per gli umani? (di cui abbiamo assai poco bisogno, e pare un’abitudine alimentare dell’epoca del benessere arrivato e della “fine della fame”?).

il supporto WWF alle iniziative per la tutela dell’orso (e del lupo) (da http://www.ildolomiti.it/)

   Se poi consideriamo la valenza ecologica, va detto che l’orso e il lupo sono specie ecologicamente rilevanti anche nel mantenere gli equilibri ecologici: rappresentano i maggiori “grandi predatori” presenti sulla penisola italiana (nel ruolo ad esempio di contenere le popolazioni dei grandi erbivori, come i cervidi, ma anche cinghiali ect.). Cionondimeno il ritorno di lupi ed orsi fa discutere legittimamente, considerando le necessità e i bisogni dei pastori (che possono subire perdite all’interno del gregge), per gli allevatori in malghe, baite, rifugi con i loro animali, e certo per l’incolumità di escursionisti occasionali.

Trentino – carta fisica

   La vicenda del coraggio dell’orso M49, che con la sua avventurosa e intelligente fuga dai recinti della forestale trentina (recinti pure dotati di corrente elettrica!), ha suscitato una reazione di simpatia e condivisione per quell’orso (cioè “siamo dalla sua parte”), che possa vivere in libertà; e una riflessione nostra che ci faccia abituare a vivere un rapporto più vero, sano e rispettoso verso quella che chiamiamo natura, e il mondo degli animali (selvatici come l’orso e il lupo, ma anche gli animali “domestici”, “da allevamento”). (s.m.)

M49 (foto da La Repubblica)

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L’ORSO M49 È SCAPPATO IN CERCA DELLA LIBERTÀ, E IO STO CON LUI

di Ferdinando Camon, da “Il Corriere delle Alpi”, 16/7/2019

– Come già facciamo con i mari, noi vogliamo che i boschi siano nostri come i nostri giardini. È un arbitrio –

   Sto con l’orso. È scappato dalla cella di sbarre in cui lo tenevano, e questo era nel suo istinto, dunque nel suo diritto. Adesso lo vogliono uccidere, e questo non è legale, se l’orso era una specie protetta prima lo è anche adesso.

   Siamo stati noi a importare gli orsi dalla Slovenia, per ri-naturalizzare i boschi del Trentino e del Bellunese: buona idea, una Natura con animali selvatici, dove l’uomo deve stare in guardia, è più naturale di una Natura completamente umanizzata, dove l’uomo è padrone assoluto.

   L’orso M49 è scappato? Il suo scopo era scappare, c’è riuscito, ha un quoziente d’intelligenza alto. I suoi guardiani l’avevano messo in una cella che ritenevano insuperabile? Hanno un quoziente d’intelligenza basso, si son fatti fregare. Non hanno diritto di vendicarsi uccidendo il mancato prigioniero.

   L’orso per scappare ha pagato un prezzo altissimo. Perché c’era un primo sbarramento attraversato dalla corrente elettrica, e l’animale ha sopportato le scosse pur di raggiungere la libertà.

   Certo l’ha protetto il fitto pelo, impedendo che la corrente toccasse la pelle. Ma dev’essere stata una protezione a macchie, perché sulla rete son rimasti tanti ciuffi di pelo.

   M49 ama la libertà.

   È rimasto chiuso in prigione soltanto un paio d’ore. Ha subito cercato di scavare un tunnel sotto la rete, come si fa a Hollywood, ma ha cambiato idea quando ha trovato il cemento armato. La rete da scavalcare era alta quattro metri. Lui ce l’ha fatta. Non sappiamo in quanti tentativi. La libertà se l’è guadagnata. Non vedo perché meriti la morte.

   Definirlo “problematico” perché vuol essere libero è un non-senso. Hanno definito “problematica” l’orsa Daniza perché aveva aggredito un cercatore di funghi, e anche quella è stata una definizione arbitraria.  Daniza era appena diventata madre di due orsacchiotti, e quel cercatore di funghi li aveva scoperti e li stava guardando, lei gli è sopraggiunta alle spalle e lo ha graffiato con i suoi unghioni.

   Ha fatto quel che avrebbe fatto ogni madre, di qualunque specie animale. Non meritava di morire.

   E qui siamo al cuore del problema: ripopolando di orsi i boschi del Trentino e del Bellunese gli uomini speravano che gli orsi si umanizzassero, diventassero un po’ come noi, avessero paura di noi e ci rispettassero. Fossero semi-orsi.

   Ma son rimasti orsi, mangiano gli animali delle nostre stalle, si considerano padroni dei boschi. Invece di spartire il mondo, come dovremmo, e come già facciamo con i mari, noi vogliamo che i boschi siano nostri come i nostri giardini. È un arbitrio. Sto con l’orso. (Ferdinando Camon)

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L’ORSO M49 SCAPPA DI NUOVO: ADESSO È NEL LAGORAI, FRA FIEMME E VALSUGANA

 da “L’ADIGE.IT” del 5/9/2019 (www.ladige.it/news/) Continua a leggere

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LE PROTESTE A HONG KONG quale segnale di crisi internazionale: LA PAURA dell’ex colonia britannica di dover subire a breve il totalitarismo cinese, pone la QUESTIONE DELLA DEMOCRAZIA per ogni Paese, e del rispetto delle libertà individuali – CHE ACCADE A HONG KONG se non si trova una via democratica?

LA PROTESTA DI MIGLIAIA DI MANIFESTANTI A HONG KONG (iniziata il 9 giugno di quest’anno) è sorta dal MANCATO RITIRO DELLA PROPOSTA DI LEGGE SULL’ESTRADIZIONE, che avrebbe permesso alle autorità dell’ex colonia britannica di affidare alla giustizia di Pechino gli incriminati per una serie di reati. GIÀ DALL’INIZIO DELLE PROTESTE LA NORMA È STATA CONGELATA; MA SI CHIEDONO SIA IL SUO RITIRO DEFINITIVO, SIA LE DIMISSIONI DELLA GOVERNATRICE, accusata ora anche di brutalità nella repressione. I manifestanti hanno promesso di continuare il loro movimento fino a quando le loro richieste fondamentali non saranno soddisfatte, come le DIMISSIONI della governatrice della città, CARRIE LAM, un’INCHIESTA INDIPENDENTE sulle tattiche della polizia, un’AMNISTIA PER GLI ARRESTATI e un RITIRO PERMANENTE DEL DISEGNO DI LEGGE. (Maurizio Sacchi, 16/8/2019, da https://www.atlanteguerre.it/)

   Dal luglio 1997, dopo quasi 150 anni, Hong Kong non è più una colonia britannica ma è diventata una regione amministrativa speciale della Repubblica Popolare Cinese. I rapporti tra gli abitanti di Hong Kong e Pechino sono più che mai tesi (come dimostrano le proteste di queste settimane/mesi contro il disegno di legge che prevede l’estradizione verso la Cina), e in vista dell’accorpamento definitivo di Hong Kong al regime giurisdizionale e politico cinese dal 2047.

IL TERRITORIO DI HONG KONG È DATO DA UNA PENISOLA ED OLTRE 200 FRA ISOLE ED ISOLOTTI NEL MAR CINESE MERIDIONALE, è in gran parte montuoso e collinare ed è stato urbanizzato per circa il 25%, mentre il 40% è sotto tutela ambientale. LANTAU (147 Km²) è la MAGGIORE DELLE ISOLE, seguono HONG KONG (79 Km²), LAMMA (13,5 Km²) e CHEK LAP KOK (12,5 Km²), in origine molto più piccola (3 Km²), ma trasformata ed ampliata dall’uomo per ospitare il nuovo aeroporto internazionale; le coste si sviluppano per 733 chilometri in tutto. Nella parte peninsulare di Hong Kong si raggiungono quasi i mille metri col MONTE TAI MO SHAN (957 m.), ma anche su Lantau vi sono altezze massime di poco inferiori, FUNG WONG SHAN (934 m.). Vista la limitata superficie i CORSI D’ACQUA hanno CARATTERE TORRENTIZIO e raggiungono velocemente il mare, oppure confluiscono nello SHAM CHUN, che segna buona parte del confine col resto della Cina; i bacini lacustri sono quasi tutti di origine artificiale. Il CLIMA è SUBTROPICALE A REGIME MONSONICO, con una stagione secca e più fresca fra Novembre e Marzo ed una più calda e piovosa nei mesi estivi. Dopo essere passato alla Cina Hong Kong è diventato una regione amministrativa speciale, gli uffici governativi sono ubicati nella zona chiamata Central nella città di Victoria ed è suddiviso in 18 distretti. La POPOLAZIONE è per buona parte di ETNIA CINESE (93,5%), le due MINORANZE più rappresentate sono quella INDONESIANA (2%) e FILIPPINA (2%); IL 50% DEGLI ABITANTI NON È RELIGIOSO, il 21% professa il BUDDHISMO, il 14% il TAOISMO, il 12% il CRISTIANESIMO.

   Con la nuova norma sull’estradizione, Hong Kong avrebbe dovuto estradare gli inquisiti verso Cina, Macao e Taiwan, compresi gli oppositori politici rifugiatisi nella regione autonoma. CARRIE LAM, attuale capo (governatrice) dell’esecutivo, ha ritirato la proposta ma le proteste non sono terminate e si sono concentrate sulla richiesta di riforme democratiche.

DAL 9 GIUGNO (2019) HONG KONG SCENDE IN PIAZZA

   Le immagini di Hong Kong che i media hanno trasmesso nel corso delle ultime settimane ricordano quelle di cinque anni fa: un fiume di manifestanti e ombrelli colorati (allora). Nel 2014 infatti, la protesta (denominata appunto “degli ombrelli”), per tre mesi ha mostrato manifestazioni nate dalla decisione del “Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo” (di Pechino) di riformare il sistema elettorale di Hong Kong. In pratica questa riforma elettorale (poi non adottata) veniva percepita come una misura estremamente restrittiva dell’autonomia della regione: i candidati di fatto venivano scelti dal potere centrale cinese (dal Partito Comunista Cinese, il PCC).

9 AGOSTO 2019, HONG KONG, INIZIO DELLA MANIFESTAZIONE ALL’AEREOPORTO (Il 12 e 13 agosto, l’aeroporto di Hong Kong è rimasto chiuso al traffico aereo in seguito alla occupazione dello scalo da parte dei manifestanti)

   Adesso è un po’ diverso, ma sulla stessa direzione di intromissione cinese. I manifestanti chiedono che non venga adottato un emendamento alla legge sulle estradizioni, e la motivazione di fatto è la stessa: gli oppositori al regime filo-cinese temono che questo possa determinare un’ingerenza sempre più accentuata di Pechino nell’autonomia di Hong Kong.

(foto: HONG KONG, da Wikipedia) – da https://www.globalgeografia.com/ : HONG KONG è una METROPOLI della Cina meridionale, posta a sud-est di GUANGZHOU (CANTON) ed è TORNATA ALLA CINA NEL 1997. La CINA s’è IMPEGNATA A MANTENERE PER I PROSSIMI 50 ANNI LO STATUS SPECIALE che Hong Kong aveva sotto la corona britannica; HONG KONG ha un’economia basata sul terziario, in special modo su commercio e traffici internazionali.

   Come dicevamo, queste proteste (e le precedenti di 5 anni fa) nascono dal profondo attrito tra Hong Kong e Pechino in vista dell’avvicinarsi della data in cui l’autonomia di Hong Kong dalla Cina, negoziata dal Regno Unito nel 1997, volgerà al termine. Nel 2047 Hong Kong cesserà infatti di avere standard politici, economici e istituzionali diversi e più autonomi rispetto al resto della Cina. E Pechino ha già dimostrato l’intenzione di erodere progressivamente, anche se in modo quasi impercettibile, il grado di autonomia di Hong Kong.

LA PROTESTA A HONG KONG

   Questa situazione non riguarda solo la popolazione di Hong Kong e la Cina. Ma ha effetti geopolitici a livello internazionale (riguarda anche noi), e l’evolversi dei fatti merita di prestarvi la massima attenzione.

(IN ROSSO L ISOLA DI HONG KONG, da Wikipedia) – Dal punto di vista geografico, Hong Kong è composta dall’isola principale (chiamata appunto Hong Kong), dalla penisola di Kowloon, dai cosiddetti Nuovi Territori e da più di 200 altre isole, di cui la più grande è Lantau. Si trova circa duemila chilometri a sud di Pechino, affacciata sul delta del fiume delle Perle e sul Mar Cinese Meridionale. Ci abitano 7 milioni di persone, in poco più di mille chilometri quadrati, una superficie meno estesa della provincia di Vibo Valentia.(…) (17/8/2019, da https://www.ilpost.it/)

   In questa fase storica, geopolitica, Hong Kong e l’attrito fortissimo con la Cina, assieme ad altre questioni internazionali assai rilevanti (come la BREXIT, o l’attrito tra PAKISTAN E INDIA, entrambi possessori della bomba atomica, per la regione del Cashmire, oppure la CRISI TRA IRAN E AMERICA, e non ultima la questione dei DAZI AMERICANI che stanno trascinando a breve verso una DEPRESSIONE ECONOMICA mondiale -gli economisti prospettano questo a partire al prossimo anno-)….tutti questi eventi, stanno pericolosamente mettendo in crisi i già precari (dis)equilibri mondiali….

La governatrice della città, CARRIE LAM (di cui i manifestanti chiedono le dimissioni)

   La situazione pertanto di Hong Kong è tra i fenomeni geografici che meritano di prestarvi la massima attenzione (e dove l’Europa potrebbe esercitare una funzione virtuosa, mostrando di incidere positivamente sul problema, anche chiedendo garanzie alla Cina di non intervento repressivo e una soluzione pacifica) (s.m.)

MAPPA DI HONG KONG CON I SUOI 18 DISTRETTI (CLICCARE SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRLA) – LA CINA NON “STARÀ A GUARDARE” ed è pronta a “reprimere i disordini rapidamente” se la crisi di Hong Kong diventa “incontrollabile”. Lo ha assicurato l’ambasciatore cinese a Londra, Liu Xiaoming. “Se la situazione peggiora ulteriormente in disordini incontrollabili da parte del governo, il governo centrale non resterà a guardare. Abbiamo abbastanza soluzioni e abbastanza potere per reprimere i disordini rapidamente”, ha detto.

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Veduta notturna di Hong Kong – “(…) Hong Kong è il più importante snodo cinese a livello globale sul piano economico e soprattutto finanziario anche grazie al fatto di essere il quinto porto più importante a livello mondiale. La città rientra in un preciso progetto cinese chiamato Area della Grande Baia, finalizzato a integrare la città di Hong Kong all’interno della Cina allo scopo di accelerare il processo di integrazione sia politico che economico. Ad esempio, la costruzione dell’infrastruttura che permette di collegare Hong Kong, Zhihai e Macao rientra proprio in questo obiettivo. Allo stesso modo il fatto che Hong Kong sia divenuto membro dell’Asian Infrastructure Investment Bank dimostra la ferma volontà da parte di Pechino di proseguire nel suo progetto di integrazione anche in relazione alla realizzazione della Nuova Via della seta. Un progetto megamiliardario che la Cina intende difendere con ogni mezzo.(…) (Umberto De Giovannangeli, 15/8/2019, da https://www.huffingtonpost.it/)

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SULLE PROTESTE DI HONG KONG È PIOMBATA L’OFFENSIVA MEDIATICA CINESE

di Simone Pieranni, da “Il Manifesto” del 18/8/2019
– il 17 agosto si è anche tenuta una manifestazione a favore del governo di Hong Kong e Pechino – Pechino ha tentato di veicolare una narrazione più omogenea e facilmente comprensibile rispetto alla complessità di quanto sta accadendo a Hong Kong: la città è stata descritta come un luogo di perdizione e decadenza, in preda ai criminali e come un ricettacolo di mafiosi e businessmen senza scrupoli. –
   Un video di un paio di minuti nel quale sono state montate scene di film ambientati a Hong Kong e immagini delle recenti proteste. Un montaggio da kolossal e un’atmosfera epica e finale. Lo scopo del video: dimostrare al pubblico cinese il supporto del governo centrale alla polizia dell’ex colonia britannica alle prese con le proteste in corso da ormai undici settimane. Si tratta di uno dei metodi con i quali Pechino prova a dare la propria versione dei fatti accaduti a Hong Kong in Cina e non solo.
SE NEI PRIMI GIORNI delle manifestazioni a Hong Kong gli accadimenti erano stati silenziati sulle reti sociali cinesi, ben presto invece Pechino ha cambiato strategia, inondando WeChat e Weibo di messaggi a favore del governo e della polizia della città e sottolineando le «violenze» dei manifestanti che poi lo stesso governo ha bollato come prodromo di «terrorismo».
Ma la potenza degli uffici della propaganda di Pechino è arrivata anche in Occidente, dove ormai il peso dei media cinesi non è più ininfluente come qualche tempo fa. I network televisivi e informativi cinesi sono ormai in grado di fare breccia anche nel panorama mediatico occidentale, spesso anche grazie a collaborazioni con importanti media e agenzie, fornendo strumenti sia ai cinesi all’estero che mal hanno sopportato le manifestazioni a Hong Kong sia agli occidentali che parteggiano, come se fosse una partita di calcio, con la Cina contro i manifestanti di Hong Kong (naturalmente c’è anche chi «tifa» allo stesso modo contro la Cina).
I MANIFESTANTI sono stati rappresentati come studenti benestanti e inglese-parlanti (quindi «privilegiati») e in balia dell’ingerenza americana, quando non direttamente sospettati di esserne «agenti» con finalità anti cinesi.
Questo sforzo riguardo ai fatti di Hong Kong da parte dell’apparato statale cinese – comprese alcune ambasciate, come quella di Roma che ha organizzato una conferenza ad hoc sui fatti dell’ex colonia britannica, conseguenza di una tendenza generale, iniziata da alcune ambasciate in Africa capaci di usare i media con molta sicurezza –  costituisce comunque una novità e dipende da alcuni elementi fortemente radicati nel sentimento più nazionalista cinese: una diffidenza ovvia, storica, nei confronti dei media occidentali e la sensazione – spesso giustificata – che in ogni diatriba che coinvolga la Cina, gran parte della stampa occidentale sia pervasa da sentimenti anti-cinesi pregiudiziali e per interesse, o in ogni caso si dimostri acriticamente favorevole a qualsiasi richiesta di democrazia arrivi da una piazza contrapposta a Pechino (da qui lo sforzo attuale di penetrazione nel sistema dei media occidentali, dopo aver provato a comprarsi direttamente gruppi editoriali stranieri).
Da parte loro i manifestanti oltre ad aver dimostrato la propria variegata composizione, scegliendo anche di manifestare in zone più periferiche per non incorrere in divieti ma anche per sensibilizzare altre fasce di popolazione (operazione riuscita) hanno attivato diversi canali su Telegram e hanno cercato di gestire l’impatto mediatico come meglio hanno potuto, chiedendo perfino scusa a seguito di alcuni eventi cavalcati dalla propaganda cinese, come il caso del giornalista del Global Times (quotidiano costola del partito comunista e su posizioni ultra nazionaliste) bloccato e malmenato dai manifestanti all’aeroporto.
Un’altra chiave con la quale la Cina ha provato a fare pressione sulle proteste è stata la minaccia più o meno velata di un intervento dell’esercito. Dopo alcuni articoli allarmistici sulla stampa internazionale è stato proprio il Global Times a escludere, per ora, l’eventualità, dimostrando quanto in realtà in tanti avevano scritto: siamo di fronte a qualcosa di diverso da quanto accaduto trent’anni fa a Pechino, a TIANANMEN.
LA CINA È PIÙ POTENTE di allora, ma ha anche molti più strumenti per reagire. Uno di questi è la tattica utilizzata ad ora da Xi Jinping: non fare niente, se non utilizzare minacce verbali e aspettare che tutto quanto sta accadendo finisca per spegnersi da solo.
Il problema di questa opzione è la straordinaria capacità della mobilitazione a Hong Kong: anche ieri la città è stata percorsa da tre diverse manifestazioni, una delle quali organizzata dagli insegnanti a dimostrare l’ampio fronte anti Pechino.
Si è trattato di una giornata di proteste pacifiche, ennesimo tentativo dei manifestanti di mostrare che le proprie ragioni non hanno bisogno di violenza, almeno se non a seguito di provocazioni e violenti pestaggi come quelli messi in atto dalla polizia di Hong Kong (guidata, per altro, da due ufficiali britannici). Insieme alle proteste contro il governo della città e Pechino, si è svolta anche una manifestazione contro le proteste e a favore del governo di CARRIE LAM. (Simone Pieranni)

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HONG KONG: LA POSTA IN GIOCO

di Maurizio Sacchi, 16/8/2019, da https://www.atlanteguerre.it/

– Pechino al bivio fra repressione e diplomazia ribadisce: Hong Kong è Cina – Continua a leggere

Spedizione OS-Tienshanica 2019: partecipa anche tu e vieni a scoprire le meravigliose montagne del Tien Shan

Ti piacerebbe scoprire assieme a noi il meraviglioso Kirghizistan? Prepara lo zaino e vieni a con noi a seguire le tracce del Barone Osten-Sacken.

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Esattamente 150 anni fa nel 1869, veniva pubblicato il Sertum Tianshanicum, un’opera di botanica straordinaria a metà strada tra il diario di viaggio e la monografia scientifica che ancora oggi è il punto di partenza di ogni indagine naturalistica dell’Asia centrale. Gli autori erano il noto botanico Ruprecht e il geografo, naturalista ed esploratore Barone Osten-Sacken.

Negli anni immediatamente precedenti il Barone aveva condotto una delle prime vere esplorazioni dell’Asia centrale tra i monti del Tien Shan, le Montagne Celesti, in quello che oggi è noto come Kirghizistan.

Egli attraversò e descrisse paesaggi al tempo ignoti, percorsi da pochi esploratori russi che avevano affrontato le steppe dei kirghisi e le invalicabili montagne del gruppo himalaiano che da lì si spinge fino nelle terre indiane.

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Osten-Sacken raccolse campioni naturalistici, fece misurazioni climatiche e geografiche importanti e descrisse oltre 70 specie nuove per la scienza che andarono a completare la sua grande opera del Sertum Tianshanicum.

I monti del Tien Shan sono ancora oggi terre poco esplorate in cui il turismo di massa non è mai arrivato anche se il Kirghizistan è un paese oltremodo accogliente, che si sta aprendo piano piano al mondo dopo gli anni della supremazia russa e guardando con attenzione un futuro in cui la Cina si avvicina sempre di più politicamente e commercialmente.

Cosa rimane oggi delle grandi steppe erbose e dei picchi innevati descritti da Osten-Sacken? Si riesce ancora ad intravedere tra le rocce la sfuggente sagoma del misterioso leopardo delle nevi che trova qui uno dei pochi santuari rimasti al mondo? Vi sono ancora specie nuove da scoprire e quante ne sono scomparse?

Per rispondere a queste domande nel 2018 due nostri soci, la geografa Rachele Amerini e il naturalista Roberto Battiston, hanno ripercorso una parte del viaggio del Barone attraversando a cavallo i passi dell’Ala Tau spingendosi fino al lago ghiacciato di Son Kul.

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Quest’anno una nuova spedizione si appresta a partire per esplorare la valle di Naryn dove Osten-Sacken descrisse gli ambienti più selvaggi ed incontaminati, sulla favolosa Via della Seta fino a giungere al confine con la Cina, dove inizia il misterioso Deserto del Taklamakan Una spedizione aperta, portata avanti come missione scientifica della World Biodiversity Association in collaborazione con Geograficamente e patrocinata dal Master in GIScience e droni per la gestione del territorio di Padova.

Il gruppo che prenderà parte a questa epica spedizione si sta formando in questi giorni ed è possibile candidarsi per farne parte. Non sono richieste esperienze pregresse ma buona volontà e spirito di avventura, chiunque li possieda potrà dare il suo contributo. Non si tratta di un viaggio organizzato ma di un’occasione unica di affiancarsi ad una vera spedizione scientifica, condividere le scoperte, le emozioni e le difficoltà. Le analisi sul campo saranno infatti l’occasione di condividere conoscenze e tecniche per mappare luoghi remoti e conoscere animali e piante di queste regioni in quello che è stato allestito come un “field workshop”.

Le iscrizioni sono aperte e chiudono il 28 febbraio per un viaggio che partirà dall’Italia il prossimo 20 Aprile.

Scarica qui il programma completo e non perdere questa occasione davvero unica: http://bit.ly/ostienshanica

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“DOLOMITI SENZA CONFINI”: tra AUSTRIA e ITALIA un progetto di guide alpine e rifugisti di un percorso tra i due Paesi, unione del territorio alpino, oltre ogni CONFINE – Ora che le ALPI stanno vivendo negativi eventi GEOPOLITICI (l’Austria populista?) e GEOMORFOLOGICI (l’erosione di frane e la fine dei ghiacciai)

“DOLOMITI SENZA CONFINI” è un’iniziativa partita qualche settimana fa dai gestori di rifugi austriaci e italiani e da guide alpine delle due nazionalità, che hanno messo insieme le forze per cercare di realizzare dal basso un progetto di unione dei sentieri dolomitici tra Italia e Austria. Cercando di progettare e costruire un circuito lungo circa novanta chilometri che hanno chiamato «DOLOMITI SENZA CONFINI» e si snoda fra le vette austriache della valle di Gail, nel Tirolo orientale, per poi varcare il confine, toccare le crode dell’Alta Val Pusteria e dell’Alto Bellunese, fino a lambire le Tre Cime di Lavaredo. COLLEGHERÀ DUE STATI, TRE REGIONI, TREDICI RIFUGI D’ALTA QUOTA, TRE MALGHE E DODICI VIE FERRATE - (nella foto: il ponte sulla ferrata "Croda dei Toni" (da "il Corriere della Sera" del 25/9/2016)
“DOLOMITI SENZA CONFINI” è un’iniziativa partita qualche settimana fa dai gestori di rifugi austriaci e italiani e da guide alpine delle due nazionalità, che hanno messo insieme le forze per cercare di realizzare dal basso un progetto di unione dei sentieri dolomitici tra Italia e Austria. Cercando di progettare e costruire un circuito lungo circa novanta chilometri che hanno chiamato «DOLOMITI SENZA CONFINI» e si snoda fra le vette austriache della valle di Gail, nel Tirolo orientale, per poi varcare il confine, toccare le crode dell’Alta Val Pusteria e dell’Alto Bellunese, fino a lambire le Tre Cime di Lavaredo. COLLEGHERÀ DUE STATI, TRE REGIONI, TREDICI RIFUGI D’ALTA QUOTA, TRE MALGHE E DODICI VIE FERRATE – (nella foto: il ponte sulla ferrata “Croda dei Toni” – da “il Corriere della Sera” del 25/9/2016-)

   Mai come in quest’epoca, in questo presente, pare si possano unire eventi geopolitici negativi e dolorosi (le guerre, il terrorismo, i populismi che si espandono…) e dall’altra una “crisi” di ambienti (ambiti) naturali, che subiscono trasformazioni a volte date da cause dell’azione umana (il cambiamento del clima, l’espansione urbana…), e altre volte invece dal divenire millenario che trasforma e cambia il suolo terrestre: stiamo in particolar modo parlando delle Alpi e dei fenomeni di erosioni, frane, che stanno accadendo con una sempre più frequenza e mutano paesaggi e cime, segnando il passo di quel che potrà essere il destino definitivo, pur in decine di migliaia di anni, di progressivo annientamento delle nostre montagne.

Valico alpino confine italo-austriaco
Valico alpino confine italo-austriaco

   Mettiamo qui insieme il paesaggio montano (anche con le sue problematiche, non solo l’erosione, le frane, ma anche lo scioglimento dei ghiacciai) con quanto sta accadendo “politicamente” in questi stessi luoghi delle Alpi orientali tra i confini di Austria e Italia, delle intenzioni (già espresse nel marzo scorso) di progressivamente chiudere il confine da parte delle autorità austriache (per così controllare meglio eventuali flussi di profughi). E, non è solo un fatto che riguarda l’Austria: la politica delle barriere nazionalistiche stan (ri)sorgendo in molti dei Paesi dell’Unione Europea.

FRANA NELLA VALLE DI BRAIES - il 20 agosto scorso una frana gigantesca è precipitata dalla Piccola Croda Rossa nella valle di Braies. Oltre mezzo milione di detriti è finito a valle
FRANA NELLA VALLE DI BRAIES – il 20 agosto scorso una frana gigantesca è precipitata dalla Piccola Croda Rossa nella valle di Braies. Oltre mezzo milione di detriti è finito a valle
Ecco una delle immagini di una delle numerose frane sul Sorapis (questa è del 20 maggio 2016 (scattata dall'elicottero dei vigili del fuoco)
Ecco una delle immagini di una delle numerose frane sul Sorapis (questa è del 20 maggio 2016 (scattata dall’elicottero dei vigili del fuoco)

   E l’altro elemento geopolitico che accomuna l’Austria a fenomeni (comunque la si veda) preoccupanti in Europa è il diffondersi di movimenti populisti. Dati dalla perdurante e oramai radicata crisi economica mondiale (ed europea in primis), e la crescita delle migrazioni di popoli dal Sud del mondo verso il Nord. In questo senso, per quel che riguarda l’Austria. Il prossimo 4 dicembre si (ri)vota alle elezioni presidenziali, e tutti gli attuali sondaggi sembrano orientati a prevedere che la vittoria possa andare al candidato dell’estrema destra xenofoba e antieuropeo NORBERT HOFER (rispetto al verde ed europeista ALEXANDER VAN DER BELLEN). Il quotidiano Österreich ha pubblicato un sondaggio secondo cui Hofer è in vantaggio su Van der Bellen con il 52 per cento.

   E l’Europa osserva l’avvicinarsi del 4 dicembre con il fiato sospeso. Una vittoria della Fpö (abbreviazione di “Freiheitliche Partei Österreichs”, cioè “Partito della Libertà”, un partito dell’ultradestra nazionalista populista, con trascorsi addirittura vicini alla cultura nazista) una vittoria della Fpö potrebbe fare da catalizzatore per quei movimenti populisti e anti-sistema che numerosi ci sono nel territorio europeo.

IL GHIACCIAIO DELLA MARMOLADA - Per il glaciologo FRANCO SECCHIERI la situazione risulta allarmante in tutti i Gruppi dolomitici visti a fine agosto 2016, anche se è la condizione del ghiacciaio della Marmolada a rappresentare l’immagine emblematica delle condizioni di crisi in cui versano questi elementi straordinari del paesaggio dolomitico di alta quota
IL GHIACCIAIO DELLA MARMOLADA – Per il glaciologo FRANCO SECCHIERI la situazione risulta allarmante in tutti i Gruppi dolomitici visti a fine agosto 2016, anche se è la condizione del ghiacciaio della Marmolada a rappresentare l’immagine emblematica delle condizioni di crisi in cui versano questi elementi straordinari del paesaggio dolomitico di alta quota
1968: foto di famiglia con sfondo la Marmolada (da www.bellunovirtuale.com/globalwarming.html ): in rosso lo stato attuale del ghiacciaio
1968: foto di famiglia con sfondo la Marmolada (da http://www.bellunovirtuale.com/globalwarming.html ): in rosso lo stato attuale del ghiacciaio

   E in questa nazione alpina, l’Austria, così vicina a noi, quando si pensa ad essa, vengono in mente le montagne, i bellissimi paesaggi. Le Alpi, vissute come elemento di confine, assumono invece adesso più che mai un significato concreto di collante positivo tra popoli, tra la cultura “del centro-nord” Europa, e quella del sud, mediterranea.

il Passo del Brennero tornerà ad essere barriera?
il Passo del Brennero tornerà ad essere barriera?

   E’ su questa idea che si innesta, in un momento nel quale l’Austria vive un ritorno alle “chiusure” e al nazionalismo, l’iniziativa partita qualche settimana fa dai gestori di rifugi austriaci e italiani e da guide alpine delle due nazionalità, che hanno messo insieme le forze per cercare di realizzare dal basso un progetto di unione dei sentieri dolomitici tra Italia e Austria.

A sinistra ALEXANDER VAN DER BELLEN, del partito degli ecologisti, e a destra NORBERT HOFER del Partito della Libertà - Il prossimo 4 dicembre in AUSTRIA si (ri)vota alle elezioni presidenziali, e tutti gli attuali sondaggi sembrano orientati a prevedere che la vittoria possa andare al candidato dell’estrema destra xenofoba e antieuropeo NORBERT HOFER (rispetto al verde ed europeista ALEXANDER VAN DER BELLEN)
A sinistra ALEXANDER VAN DER BELLEN, del partito degli ecologisti, e a destra NORBERT HOFER del Partito della Libertà – Il prossimo 4 dicembre in AUSTRIA si (ri)vota alle elezioni presidenziali, e tutti gli attuali sondaggi sembrano orientati a prevedere che la vittoria possa andare al candidato dell’estrema destra xenofoba e antieuropeo NORBERT HOFER (rispetto al verde ed europeista ALEXANDER VAN DER BELLEN)

   Cercando di progettare e costruire un circuito lungo circa novanta chilometri (anche se sui sentieri alpini non si può “ragionare” in chilometri) che hanno chiamato «DOLOMITI SENZA CONFINI» e si snoda fra le vette austriache della valle di Gail, nel Tirolo orientale, per poi varcare il confine, toccare le crode dell’Alta Val Pusteria e dell’Alto Bellunese, fino a lambire le Tre Cime di Lavaredo. COLLEGHERÀ DUE STATI, TRE REGIONI, TREDICI RIFUGI D’ALTA QUOTA, TRE MALGHE E DODICI VIE FERRATE.

DOLOMITI SENZA CONFINI - rifugi, sentieri, vie ferrate tra Austria e Italia
DOLOMITI SENZA CONFINI – rifugi, sentieri, vie ferrate tra Austria e Italia

   Che dire? Incentivare in questo senso un corretto e rispettoso turismo alpino (dolomitico) sembra essere una risposta pratica, innovativa, di incontro di culture sulle bellezze infinite di quei luoghi, che va a superare ogni desiderio di “ritorno al passato”. Per questo l’idea ci sembra di grande significato. Pur con tutte le problematiche che la montagna sta vivendo di questi tempi (ne parliamo qui di alcune, come la fine dei ghiacciai e l’erosione delle cime). (s.m.)

IL SISTEMA ALPINO (da www.webalice.it )
IL SISTEMA ALPINO (da http://www.webalice.it )

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ITALIA & AUSTRIA UNITE DALLE ALPI

di Andrea Pasqualetto, da “il Corriere della Sera” del 25/9/2016

– Progetto di rifugisti e guide alpine, in risposta ai muri d’Europa. Propone un percorso di 90 km con molti ponti e 12 ferrate tra i rifugi dei due Paesi. Si snoda sui sentieri della Grande Guerra fra l’Alta Val Pusteria, l’Alto Bellunese e Tirolo orientale austriaco –

   Ponti, non muri, dicono. Oltre ogni politica, oltre ogni confine, oltre la natura stessa che lassù è sì straordinaria ma anche impervia, slegata, spesso impraticabile. Ma è proprio fra le cime dolomitiche che nasce una risposta alle barriere d’Europa.

   Mentre la rete del Brennero spuntava all’orizzonte, i gestori di rifugi e le guide alpine mettevano infatti insieme le forze per cercare di realizzare dal basso un progetto che andasse in senso opposto, che unisse Austria e Italia.

IL CIRCUITO

   Si tratta di un circuito lungo circa novanta chilometri che hanno chiamato «Dolomiti senza confini» e si snoda fra le vette austriache della valle di Gail, nel Tirolo orientale, per poi varcare il confine, toccare le crode dell’Alta Val Pusteria e dell’Alto Bellunese, fino a lambire le Tre Cime di Lavaredo. Collegherà due Stati, tre regioni, tredici rifugi d’alta quota, tre malghe e dodici vie ferrate, alcune da mettere a punto, altre già pronte. Continua a leggere

Come buttare i soldi nella toelette: 4,5 milioni di euro per il Museo del Fascismo a Predappio

Istruzioni per l’uso: Ascoltare questa canzone dei Paolino Paperino Band e successivamente una canzone dei Punkreas (link al seguito)

E’ notizia del 16.02.2016 pubblicata su Repubblica.it che, Il Governo, la Regione Emilia Romagna e Il Comune di Predappio hanno intenzione di spendere 4,5 milioni di euro per convertire la Casa del Fascio di Predappio in un simpatico Museo del Fascismo con la scusa che è un “intervento culturale di forte attrattiva turistica”.1 

Mi prendete in giro? Perchè spendere soldi per attrarre sul territorio persone che sono intenzionate a ricordare l’epoca fascista e il mito della razza ariana? A nessuno è venuto in mente di seguire il glorioso esempio della Caproni di Predappio : da fabbrica simbolo della potenza fascista dove costruivano i famosi aerei trimotori Marchetti, nel dopoguerra è stata riutilizzata per coltivare funghi champignon2.Perchè non valorizzare tutte quelle “belle” strutture che purtroppo I fascisti hanno costruito sul territorio Romagnolo e non solo, con centri accoglienza per gli immigrati o per attività che svuotino di significato fascista piuttosto di ripetere sempre che si vuole ricordare la Storia del ‘900 per non ripetere gli stessi errori? Quante volte è stato detto questo? Quante? Quanti film, canzoni, programmi televisivi etc, abbiamo dovuto vedere per imparare cos’è successo in quegli anni? Se la grande domanda del ‘900 è stata: com’è potuto succedere la tragedia dei campi di sterminio e come fare per evitarla? Sicuramente la risposta non è spendere soldi per fare dei Musei sul Fascio. L’idea di piazzarci dentro discoteche dove etero, gay e coppie miste possono limonare sui divanetti senza paura di essere discriminati non è balenata mai in testa a nessuno? E’ un modo non violento per dire che quell’epoca è realmente finita e che accogliamo con gioia solo gli architetti che vengono a vedere quelle strutture da fuori o dentro e le trattano come un periodo di archeologia architettonica. Per alcune località, ad esempio Milano Marittima (RA) non c’è niente da fare, l’unica è raderla al suolo e liberare tutte le farfalle che hanno ingabbiato dentro alla “Casa delle Farfalle”.

Lo scrivo e utilizzo il blog per ribadire che I fascisti sotto casa non li voglio. Non è quella gente che dobbiamo richiamare, non dobbiamo spendere i soldi per far qualcosa per piacere a quelle persone li’. Ma valorizzare la cultura, le cose realmente belle che abbiamo sul territorio e proteggere il territorio.

E poi sono contro natura. Quale animale si costruisce una casa in cemento armato? Solo l’essere umano di specie fascista, e quindi è l’unico animale a non seguire la Natura. Nessun’altro lo fa: le lumache hanno la loro roulotte naturale sempre attaccata, le formiche fanno dai formicai, altri animali “feroci” dormono in cave naturali.

Tra gli esseri umani solo la razza fascista ha la fissa per la casa: casa dove vivere, casa al mare, casa in montagna, casa al cimitero. Che nelle relazioni sociali si traduce in: voglio fare un figlio per trasmettere il mio cognome “casato”, usano la tripletta casa, macchina e vestiti per imbroccare la preda (perchè probabilmente la natura non gli ha fornito altri mezzi per essere affascinanti) e tentano di duplicarsi con altri animali provenienti solamente dallo stesso paese oppure limitrofo per mantenere la “razza pura”. E da chi hanno preso esempio questi esempi di virilità? Benito Mussolini, colui che sposarsi con Rachele Guidi, minaccio’ un omicidio – suicidio davanti ad Anna Lombardi, la mamma della prima vittima di questi esempi di virilità che a sua volta era stata corteggiata, rifiutandolo, il padre di Benito, Alessandro Mussolini.

Le persone hanno bisogno di esempi da seguire. Per evitare di leggere cose del genere bisogna iniziare a fare cambiamenti di un certo livello in Italia, prima di tutti la capitale. Se Roma è stata la capitale durante il fascismo bisogna far cambiare la capitale e spostarla a Napoli. A Roma hanno ospitato questo, ed è solo un esempio, il Palazzo Braschi nel 1930. 

Palazzo Braschi 1930

A Napoli le persone piu’ civili, hanno molta alle spalle e ci sono già dei palazzi costruiti che possono ospitare dei Palazzi del Governo. Dal punto di vista logistico non dovrebbe essere un grosso problema perchè sono solo due ore di distanza da Roma.

E’ arrivato il momento di dire basta Non si puo’ piu’ avere come prima città d’Italia una città che ha ospitato il fascismo, non si puo’, perchè hanno ospitato la repressione di un popolo e la megalomania di un personaggio come Mussolini che ha taciuto sull’orrore dei campi nazisti. Hanno ospitato l’assenso assoluto e la sottomissione. E quindi possono anche ospitare la tomba di Mussolini. 

I fascisti si dimenticano che gli esseri umani sono come gli equini: ne fanno parte due specie domestiche come i cavalli e gli asini, i i loro cugini africani le zebre e tutte le altre specie. Non è detto che figliano solo tra cavalli, tra asini o tra zebre, ma ad esempio nascono gli zebralli, i cuccioli che nascono tra cavalli e zebre. A seconda dell’età ci si riferisce ai cavalli in vari modi, di cui diciamo che la specie fascista umana non si associa con lo stallone. Esistono razze equine che hanno delle nazionalità, come ad esempio gli hunter irlandesi che derivano dal purosangue inglese: ergo se non hanno una razza di cavallo proprio tanto vale farli rioccupare dagli inglesi, durante il fascismo hanno anche ospitato i Blueshirt, il movimento fascista irlandese.

E dopo questa analisi chi dovrebbe lavorare? Tutti quelli che erano nei campi nazisti o simili. Solo per il semplice fatto che non si sono macchiati di sadismo, torture psicologiche e quant’altro abbiano fatto quelli che comandavano. Non si puo’ permettere di far duplicare queste cose qui. E far basta con l’immagine antiquata dell’Africa povera e bisognosa di cure da parte dell’Europa perchè anche quella è un’immagine coloniale datata che deve cambiare. A quelli fa sempre piu’ comodo pensare a un’immagine dell’Africa povera e bisognosa di cure da parte dell’Europa, quando in realtà ne hanno costruito un’immagine a uso e consumo di occidentali che hanno bisogno di vantarsi di quanto sono buoni.

Riepilogando: come sono i fascisti nel 2016? Secondo me, gli uomini come Jovanotti e le donne come DolceNera. Jovanotti ha l’immagine di un cantante innovativo e moderno, ma in realtà ha sempre una visione eurocentrica. Lo si vede anche nella sua produzione musicale: ad esempio nell’”Ombelico del Mondo” parla di multiculturalità ma il protagonista è lui, bianco caucasico che si atteggia da multiculturale. DolceNera canta “Chi sogna non ha regole, e non si arrende mai, la vita che s’immagina,diventerà realtà, chi ama non sa vivere, io non imparo mai, sei tu il più grande sogno che io no, non venderei mai”, dove descrive un’immagine della donna sottomessa all’uomo e canta di sentimenti che sono dannosi.

SVE e Training Course – Ovvero come viaggiare gratis

Ecco sono tornata. Mi rendo conto che non è un’introduzione accademica e non è minimamente degna del nostro blog, ma in questi mesi ho fatto due esperienze che mi mancavano, davvero. Era un po’ di tempo che non scrivevo un post per Geograficamente, ma mi sembrava un peccato non condividere l’esperienza di SVE e training course. Percio’ ecco a Voi il primo post della cronologia Est Europa.

E’ da due mesi che sono tornata dalla Polonia. Sono andata a Lezsno, per fare la volontaria SVE presso un’associazione polacca che offre attività ricreative ai bambini e adolescenti. Anzi, per la precisione ancora prima di arrivare a Leszno, scorrazzavo felice all’interno dell’Expo di Milano e mi ero intrufolata all’interno del padiglione della Polonia per curiosare. Mele, vodka, pane, patate, cioccolata, ambra e un grazioso giardino: in Polonia ho ritrovato tutto!

Jpeg
Poznan, Polonia – 11 novembre 2015 Giorno dell’Indipendenza

Dopo un arrivo abbastanza avventuroso, arrivando a Leszno utilizzando autobus, treno e auto, il lunedì’ dopo abbiamo iniziato le attività. Il nostro lavoro da volontari EVS consisteva nel fare daily room con i bambini delle elementari, cioè un dopo scuola dove giocavamo, disegnavamo e aspettavamo che i genitori o altri delegati che venivano a prendere i bambini. Un’altra attività abbastanza comune era quella di fare delle presentazioni dell’Italia nelle scuole medie e superiori, in cui si parlava dell’Italia in generale ma ovviamente le domande dei ragazzi ricadevano sempre sul mangiare e si sono sempre dimostrati più’ afferrati di me per quanto riguarda lo sport! In alcuni casi, per alcuni di questi ragazzi siamo state i primi italiani visti dal vivo e già questa è un’esperienza abbastanza unica di per sé. Ovviamente abbiamo avuto il tempo per viaggiare: sono stata a Breslavia, Varsavia, Cracovia, Poznan e ho visto il circondario di Leszno.

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Brno, Czech Republic

Il Servizio di Volontariato Europeo è un programma finanziato dalla Commissione Europea all’interno del programma Erasmus+ che permette ai giovani dai 18 ai 30 anni di vivere fino a 12 mesi all’estero con vitto, alloggio, assicurazione sanitaria e trasporto pagati piu’ un piccolo pocket money che cambia a seconda della nazione di destinazione e serve per coprire le spese personali. Per i volontari long – term (da 3 mesi a 10 mesi) è prevista anche la formazione linguistica.

All’interno dell’Erasmus + esistono altre azioni di mobilità internazionale come gli Scambi Culturali che consentono di viaggiare e conoscere altre culture. In genere sono di una settimana e prima di partecipare è bene scegliere l’argomento del progetto. Per esempio, ho partecipato a un training course dal titolo “Everybody is unique” a Zlin, Czech Republic, che si è rivelata una bellissima esperienza con altri 3 ragazzi italiani, e se mi posso permettere di dire che veramente rappresentavamo l’Italia del 2016, una ragazza romana, un ragazzo napoletano, una ragazza di origini albanesi e la sottoscritta mezza svizzera.

Sicuramente, per me, si e’ rivelata un’esperienza più’ entusiasmante e formativa del previsto!!!

Applicate per lo SVE e Training Course anche Voi! Sono occasioni per viaggiare, quasi del tutto gratis