“LA GEOGRAFIA SERVE A FARE LA GUERRA?” – La bella mostra a Treviso a Palazzo Bomben (fino al 19 febbraio 2017) della Fondazione Benetton, rileva quale sia stato, specie nel suolo italico, il ruolo della geografia nel dare significato politico ai confini – E si ragiona sulle FINALITÀ del LAVORO GEOGRAFICO

“….La MAPPA che abbiamo scelto per parlarvi della mostra “LA GEOGRAFIA SERVE A FARE LA GUERRA?” non passa inosservata o, quantomeno, incuriosisce. È intitolata “VEDUTA D’ITALIA” e risale al 1853, quasi un decennio prima dell’unità politica nazionale. Il gesto rivoluzionario dell’anonimo cartografo arriva, ancora oggi, dritto nel segno prefissato. PONENDO IL SUD IN ALTO si innesca nel lettore un’altra visione, un ALTRO PUNTO DI VISTA DA CUI GUARDARE IL MONDO, ed è proprio questa una delle PECULIARITÀ DELLA GEOGRAFIA, quella di organizzare e facilitare la comprensione del mondo, il rapporto tra i luoghi, le comunità insediate e gli ambienti geofisici. LA VEDUTA D’ITALIA, COSÌ COME OGNI MAPPA, È UNA MACCHINA NARRATIVA, un dispositivo tecnico e culturale in grado di comunicare e addirittura reificare, vale a dire RENDERE CONCRETI CONCETTI ASTRATTI COME L’IDEA DI NAZIONE. Il nostro cartografo confezionale un’IMMAGINE APPARENTEMENTE NEUTRA DELLA PENISOLA, PROTETTA DALLE ALPI E PROTESA NEL MEDITERRANEO così come è “oggettivamente” leggibile nella geografia fisica, senza alcun riferimento a suddivisioni politiche come se la natura avesse “naturalmente” disegnato i confini….” (MASSIMO ROSSI, da “La Stampa” del 22/10/2016)
“….La MAPPA che abbiamo scelto per parlarvi della mostra “LA GEOGRAFIA SERVE A FARE LA GUERRA?” non passa inosservata o, quantomeno, incuriosisce. È intitolata “VEDUTA D’ITALIA” e risale al 1853, quasi un decennio prima dell’unità politica nazionale. Il gesto rivoluzionario dell’anonimo cartografo arriva, ancora oggi, dritto nel segno prefissato. PONENDO IL SUD IN ALTO si innesca nel lettore un’altra visione, un ALTRO PUNTO DI VISTA DA CUI GUARDARE IL MONDO, ed è proprio questa una delle PECULIARITÀ DELLA GEOGRAFIA, quella di organizzare e facilitare la comprensione del mondo, il rapporto tra i luoghi, le comunità insediate e gli ambienti geofisici. LA VEDUTA D’ITALIA, COSÌ COME OGNI MAPPA, È UNA MACCHINA NARRATIVA, un dispositivo tecnico e culturale in grado di comunicare e addirittura reificare, vale a dire RENDERE CONCRETI CONCETTI ASTRATTI COME L’IDEA DI NAZIONE. Il nostro cartografo confezionale un’IMMAGINE APPARENTEMENTE NEUTRA DELLA PENISOLA, PROTETTA DALLE ALPI E PROTESA NEL MEDITERRANEO così come è “oggettivamente” leggibile nella geografia fisica, senza alcun riferimento a suddivisioni politiche come se la natura avesse “naturalmente” disegnato i confini….” (MASSIMO ROSSI, da “La Stampa” del 22/10/2016)

“La neutralità nelle scienze umane e sociali non esiste: non c’è nella storia, nell’economia e tanto meno nella geografia. I modelli che utilizziamo sono frutto di tentativi, elaborazioni e opinioni. Una bella mostra “LA GEOGRAFIA SERVE A FARE LA GUERRA? REPRESENTATION OF HUMAN BEINGS” organizzata a TREVISO dalla FONDAZIONE BENETTON (a cura di MASSIMO ROSSI e con progetto grafico di FABRICA), riflette su quest’aspetto con riguardo alle MAPPE: potente mezzo di comunicazione non verbale, le mappe sono state nei secoli capaci di influenzare l’opinione pubblica, con informazioni spesso allineate al volere degli stati maggiori. Il contesto delle celebrazione della GRANDE GUERRA offre lo spunto per un percorso che si snoda dall’antichità al presente ma si concentra su fine Ottocento e inizio Novecento. Obiettivo: raccontare anche UN’ALTRA GEOGRAFIA POSSIBILE, non asservita alle logiche militari, ma in grado di insegnarci a conoscere i luoghi. DAL 6 NOVEMBRE 2016 AL 19 FEBBRAIO 2017.” (da “La Stampa”, 22/10/2016)

la-geografia

   Vi invitiamo ad andare a vedere la mostra che c’è a Treviso (Palazzo Bomben, Via Cornarotta 7) della Fondazione Benetton (www.fbsr.it) sul tema de “LA GEOGRAFIA SERVE A FARE LA GUERRA?”, curata da Massimo Rossi, geografo, cartografo, professore allo IUAV di Venezia e all’Università di Ferrara.

   Una mostra che mette il dito sulla piaga di ciò che causa (e ha causato) tanti conflitti e sofferenze: I CONFINI. Che geograficamente, naturalmente, non esistono, ma sono stati creati strumentalmente per un fine di potere. O, se si vuole a volte (per vederne l’aspetto positivo, “necessario”), per un’organizzazione coerente, efficace di un determinato territorio.

CLAUDIO TOLOMEO: ITALIA ANTIQUA IN HONDIUS THEATRUM, 1618
CLAUDIO TOLOMEO: ITALIA ANTIQUA IN HONDIUS THEATRUM, 1618

   Massimo Rossi, curatore integrale di questa mostra, fa intendere come linearmente, moderatamente, i geografi che rappresentavano le prime espressioni del suolo italico, cercassero di superare confini, principati, piccoli stati che numerosi erano presenti nell’attuale territorio italico, con un privilegiare gli elementi fisici (le Alpi a nord, il Mediterraneo a sud). Solo da questi elementi fisici si è arrivati poi ad un’identificazione di confini, e con essi una volta stabiliti artificialmente, vi è stata la proposta geografica di stabilire e individuare una REALTÀ ITALIANA, con una propria possibile identità organizzativa.

   Tutto questo nell’imperversare nell’OTTOCENTO, nel secolo degli STATI NAZIONALI IN EUROPA, che già si affrontavano nella politica imperialista coloniale e che di lì a poco, nel ‘900, si sarebbero massacrati tra di loro in due guerre civili europee cruente, fratricide, sanguinosissime, inutili, insensate.

CARTA DEL TEATRO DELLA GUERRA ITALO-AUSTRIACA (dono del FANFULLA ai suoi abbonati) (Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1915)
CARTA DEL TEATRO DELLA GUERRA ITALO-AUSTRIACA (dono del FANFULLA ai suoi abbonati) (Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1915)

   E qui, nella mostra di Treviso, una parte essenziale è proprio dedicata alla “grande guerra”, alla prima guerra mondiale. Evento nella mostra descritto e rappresentato dalle MAPPE DELL’EPOCA, e anche in parte raccontato con testimonianze e documenti del lavoro nell’area trentina di un geografo (poi divenuto assai famoso) di quel periodo, CESARE BATTISTI, giustiziato nel luglio 1916 dagli austriaci nel Castello del Buonconsiglio a Trento.

CELESTINO BIANCHI: L'ITALIA NEL 1844, (il contenimento dei confini del progetto del pensare a una nazione)
CELESTINO BIANCHI: L’ITALIA NEL 1844, (il contenimento dei confini del progetto del pensare a una nazione)

   E “l’evento grande guerra” è così (nell’ambito e nella continuità del lavoro di ricerca che la Fondazione Benetton fa a Treviso rivolgendosi al “locale” e al “mondo”) rappresentato dalle mappe dei geografi di quel periodo, e il tutto è inserito in un contesto di duplice interesse attuale: cioè al fatto che siamo nel corso delle celebrazioni del centenario di quella guerra; e che il luogo della mostra si colloca nel cuore del Nordest italico, là dove la prima guerra mondiale ha avuto il massimo svolgimento storico, nel conflitto tra esercito italiano e quello austro-ungarico (il fronte del Piave, il Monte Grappa…)…

la teorizzazione delle “razze umane” - Geographische Verbreitung der menschen rassen - in Heinrich Berghaus - Physikalischer atlas gotha - justus perthes - 1848
la teorizzazione delle “razze umane” – Geographische Verbreitung der menschen rassen – in Heinrich Berghaus – Physikalischer atlas gotha – justus perthes – 1848

   E sul disegnare (o ridisegnare) i territori la mostra di Treviso fa vedere (con vari esempi) come quasi sempre prevale la volontà di potere e dominio: che fa fare, anche cartograficamente parlando (e così poi nella realtà dei territori), fa fare cose scellerate e inaudite. Ad esempio nella mostra si parla della toponomastica nell’Alto Adige – Sud Tirolo, dove l’arrivo degli “italiani vincitori” nella grande guerra, e con il supporto dalla logica fascista a partire dagli anni venti del ‘900, sono stati cambiati, italianizzati, i nomi di luoghi, strade, vie, città, paesi di un territorio storicamente di lingua e cultura tedesca, trasformandolo con toponimi italiani o inventati o ricavati dalla retorica imperiale dell’antica Roma… (nella mostra si fa il caso di Sterzing, ultimo comune prima del Brennero, trasformato in Vipiteno)

Afghanistan, autore ignoto: MAP THE WORLD WITH FLAGS
Afghanistan, autore ignoto: MAP THE WORLD WITH FLAGS

   Forse adesso la guerra, i conflitti internazionali e locali (in tante realtà africane, in Medio Oriente…) non hanno granché bisogno del lavoro dei geografi, ma meriterebbe che la geografia li raccontasse ancor di più di quello che fa…(pensiamo alle tante guerrei africane del tutto dimenticate).

   E anche gli stati smembrati di adesso in guerre civili e interessi di potenze internazionali che lì si affrontano, dei loro confini (pensiamo adesso a come è e potrà essere divisa la Siria, in ogni caso come vittima sacrificale c’è la popolazione siriana) tutto questo è tema geografico non da poco. Per questo sarebbe interessante una “PROPOSTA GEOGRAFICA” che ridisegni il mondo oltre i confini stabiliti o che ora vengono ribaditi dall’uso della forza, da guerre e invasioni…

THE BLUE MARBLE, NASA 1972, MISSIONE APOLLO 17 - BLUE MARBLE è una famosa fotografia della Terra scattata il 7 dicembre 1972 dall'equipaggio dell'APOLLO 17 (l'ultima missione del Programma Apollo) ad una distanza di circa 45 000 Km. È una delle immagini più distribuite nella storia della fotografia perché è una delle poche che ritraggono la terra completamente illuminata, in quanto al momento dello scatto il Sole era alle spalle degli osservatori. Da quella distanza, la Terra appariva agli astronauti come UNA BIGLIA (blue marble è traducibile dall'inglese come "biglia blu"). Questa foto è utilizzata dal mondo ambientalista come immagine della fragilità della Terra, e del pericolo della sua distruzione ambientale e della limitatezza delle sue risorse naturali.
THE BLUE MARBLE, NASA 1972, MISSIONE APOLLO 17 – BLUE MARBLE è una famosa fotografia della Terra scattata il 7 dicembre 1972 dall’equipaggio dell’APOLLO 17 (l’ultima missione del Programma Apollo) ad una distanza di circa 45 000 Km. È una delle immagini più distribuite nella storia della fotografia perché è una delle poche che ritraggono la terra completamente illuminata, in quanto al momento dello scatto il Sole era alle spalle degli osservatori. Da quella distanza, la Terra appariva agli astronauti come UNA BIGLIA (blue marble è traducibile dall’inglese come “biglia blu”). Questa foto è utilizzata dal mondo ambientalista come immagine della fragilità della Terra, e del pericolo della sua distruzione ambientale e della limitatezza delle sue risorse naturali.

   E ancora la GEOGRAFIA, al di là dei conflitti, che provi a individuare realtà territoriali omogenee più confacenti al mondo che cambia, che è già del tutto cambiato…. Luoghi (non confini!) che siano più o meno funzionali agli effettivi spostamenti quotidiani dei cittadini (città, regioni, aree e macroaree geografiche…), e da lì ridisegnare nuove città come effettivamente ora sono, nell’economia, nella quotidianità della popolazione che ci vive, macreregioni al posto delle obsolete regioni….

1618 - CLAUDIO TOLOMEO, ITALIA ANTIQUA IN HONDIUS THEATRUM
1618 – CLAUDIO TOLOMEO, ITALIA ANTIQUA IN HONDIUS THEATRUM

   Tante sono le possibilità di elaborazione e “lavoro” della geografia, di immaginazione di un mondo un po’ migliore di quel che è adesso, e che persegua la pace e forme di prosperità e dignitosa autosufficienza per tutti gli abitanti del nostro pianeta. E che rispetti la natura, gli animali.

   Un programma geografico per il presente e il futuro a nostro avviso non può che essere legato proprio al tema della pace e dello sviluppo economico di tutti, e del rispetto universale dei diritti umani. Cosa non facile: c’è tanto da lavorare per chi ama la geografia, sia esso un dilettante e solo simpatizzate di questa disciplina, o di chi ne ha fatto un impegno consistente della sua vita.

   Pertanto l’individuazione della mostra di Treviso del tema “GEOGRAFIA E GUERRA”, dell’uso che se ne è fatto della disciplina geografica a volte per positivamente diluire nazionalismi pericolosi e a volte invece per sostenerli, ebbene questo tema e titolo “la geografa serve a fare la guerra?” pone appunto a nostro avviso un obbiettivo di una GEOGRAFIA DI PACE che, confrontandosi con tutti quelli che amano questa disciplina, e anche guardando alle nuove possibilità tecnologiche, possa essere strumento interessante e concreto per creare un mondo migliore. (s.m.)

locandina

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SUI CONFINI (CHE NON CI SONO)

dall’intervista al geografo CLAUDIO CERRETTI, tratto da un video della mostra di Treviso

“Il confine naturale non esiste. Il problema di demarcare, definire o delimitare è un problema culturale, non naturale. In natura non esiste discontinuità, la natura è continua, non c’è discontinuità tra terra e mare, tra un fiume che scorre e le sue rive, si tratta sempre di un continuum. Ogni confine è politico. E’ evidente che c’è stata una fase nel corso della storia culturale occidentale in cui si è ritento che la volontà di Dio, o della natura, a seconda delle inclinazioni, potesse aver effettivamente disegnato delle aree, delle regioni “naturali” per destinarle a una civiltà, a un popolo, a un paese, a uno stato. Petrarca o Dante, all’inizio del Trecento, parlano chiaramente delle Alpi che distinguono e delimitano l’Italia da tutto il resto, ma rappresentano un riferimento a un’idea che poi si è trascinata ed è stata pesantemente strumentalizzata fino al Novecento e ancora tantissime persone continuano a crederci, ma non c’è assolutamente nulla di naturale. Si tratta sempre di qualcosa di convenzionale, di arbitrario, come qualunque altro confine politico” (Claudio Cerretti, geografo, 5 luglio 2016)

“Se la linea di confine corrisponde al corso di un fiume anche quest’ultimo viene disegnato praticamente come una linea su una carta, quindi le due cose tendono a coincidere, ma è un equivoco. Un fiume non è una linea priva di dimensione, poiché ha un suo letto, un suo bacino idrografico dato dall’insieme degli affluenti che portano acqua al fiumee separarlo per la lunghezza è un’insensatezza.

Le catene montuose come le Alpi o i Pirenei, discretamente lineari, hanno più versanti e separarle per la lunghezza, da un punto di vista naturale, non ha nessun senso. Basta prendere una carta a grande scala delle Alpio dei Pirenei per vedere che in realtà nulla di naturale viene effettivamente seguito, né la linea di displuvio, né la linea di cresta. Le linee di confine che corrono lungo le catene montuose non sono “naturali” nel senso di sinuose, ma in realtà sono delle spezzate, dei segmenti rettilinei di qualche chilometro che vanno da un picchetto a un altro e non hanno, evidentemente, nulla di naturale”. (Claudio Cerretti, geografo, 5 luglio 2016)

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I CONFINI COME PRETESTO PER LE ARMI

“La geografia serve a fare la guerra?”. A Treviso un’indagine storica sulla cartografia Continua a leggere

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LA DISTRUZIONE DELLE OPERE ARTISTICHE con le guerre, il terrorismo, l’incuria e gli eventi naturali – Le distruzioni in Siria dell’Isis; il venir meno del PATRIMONIO ARTISTICO MONDIALE – Le novità: i CRIMINI DI GUERRA giudicati dalla CORTE PENALE DELL’AJA; e la RICOSTRUZIONE DIGITALE delle opere perdute

Un uomo prega sui resti di un mausoleo islamico devastato dai terroristi a TIMBUCTU (da "la Stampa") - 23 agosto 2016 - E’ iniziato il processo davanti alla CORTE PENALE INTERNAZIONALE DELL’AJA che vede come imputato Ahmad al-Faqi al-Mahdi, jihadista e uno dei leader del movimento islamista vicini ad Al Qaeda, accusato di “CRIMINI DI GUERRA ” e “DISTRUZIONE DI MONUMENTI RELIGIOSI”. Aveva guidato la distruzione del patrimonio culturale islamico di TIMBUCTÙ, in MALI
Un uomo prega sui resti di un mausoleo islamico devastato dai terroristi a TIMBUCTU (da “la Stampa”) – 23 agosto 2016 – E’ iniziato il processo davanti alla CORTE PENALE INTERNAZIONALE DELL’AJA che vede come imputato Ahmad al-Faqi al-Mahdi, jihadista e uno dei leader del movimento islamista vicini ad Al Qaeda, accusato di “CRIMINI DI GUERRA ” e “DISTRUZIONE DI MONUMENTI RELIGIOSI”. Aveva guidato la distruzione del patrimonio culturale islamico di TIMBUCTÙ, in MALI

   Tre accadimenti sono un pur flebile (ma significativo) segnale di speranza per la conservazione, restauro, difesa del patrimonio artistico mondiale che sembra, pian piano, andare sempre più perduto. Viene in mente, adesso, in questo momento storico, le distruzioni dell’Isis in Siria ed Iraq, ma anche in Mali (con la distruzione dei templi dell’antichissima Timbuctu).

Siti e musei in Siria a rischio distruzione (da www.treccani.it) - L’impiego di immagini satellitari e le informazioni provenienti dall’interno della Siria hanno permesso di accertare che 5 su 6 siti siriani Patrimonio dell’umanità hanno subito danni significativi o addirittura, in alcuni casi, sono stati distrutti. Attualmente, solo la Città vecchia di Damasco risulta non danneggiata in maniera seria, mentre distruzioni massicce sono evidenti nella Città vecchia di Aleppo, dove negli scontri tra esercito e opposizione sono stati distrutti, fra i vari edifici, il minareto selgiuchide della Grande moschea, la madrasa alKhosrofiyeh (costruita nel 153746 da Sinan, l’architetto di Solimano il Magnifico), la madrasa alSultaniyeh, lo hammam (bagno turco) Yalbougha anNasry, il khan (caravanserraglio) Qurt Bey. Lesioni estese sono evidenti anche in numerosi edifici del suq alMedina, il mercato coperto medievale, e nella cittadella di Aleppo, al cui interno scavi archeologici avevano da poco portato alla luce il Tempio del dio della tempesta del 3°1° millennio a.C.
Siti e musei in Siria a rischio distruzione (da http://www.treccani.it) – L’impiego di immagini satellitari e le informazioni provenienti dall’interno della Siria hanno permesso di accertare che 5 su 6 siti siriani Patrimonio dell’umanità hanno subito danni significativi o addirittura, in alcuni casi, sono stati distrutti. Attualmente, solo la Città vecchia di Damasco risulta non danneggiata in maniera seria, mentre distruzioni massicce sono evidenti nella Città vecchia di Aleppo, dove negli scontri tra esercito e opposizione sono stati distrutti, fra i vari edifici, il minareto selgiuchide della Grande moschea, la madrasa alKhosrofiyeh (costruita nel 153746 da Sinan, l’architetto di Solimano il Magnifico), la madrasa alSultaniyeh, lo hammam (bagno turco) Yalbougha anNasry, il khan (caravanserraglio) Qurt Bey. Lesioni estese sono evidenti anche in numerosi edifici del suq alMedina, il mercato coperto medievale, e nella cittadella di Aleppo, al cui interno scavi archeologici avevano da poco portato alla luce il Tempio del dio della tempesta del 3°1° millennio a.C.

   Proprio per il Mali, e Timbuctu, c’è un motivo positivo come segnale internazionale che ci pare importante riprendere. Il 22 agosto scorso la Corte Penale internazionale dell’Aja, proprio in Olanda in questa città, ha iniziato il primo processo della storia per CRIMINI CONTRO L’UMANITÀ PER LA DISTRUZIONE DI TEMPLI E MONUMENTI, nei confronti di Ahmad Al Faqih al-Mahdi, noto come Abu Tourab, in custodia all’Aia dal 26 settembre 2015 (è stato arrestato nel settembre scorso dalle truppe francesi e detenuto in Niger prima di essere trasferito all’Aia). Incarcerato con l’accusa di aver distrutto nel 2012 a Timbuctù nove tra moschee e mausolei risalenti tra il XIII e il XVII secolo. Un’azione, la sua, voluta dal gruppo jihadista Ansar Dine, affiliato ad Al-Qaeda, con lo scopo di radere al suolo le tombe dei santi musulmani considerati apostati da parte dei terroristi.

Immagine aerea della citta di Aleppo in Siria - Lesioni estese sono evidenti anche in numerosi edifici nella cittadella di ALEPPO, al cui interno scavi archeologici avevano da poco portato alla luce il Tempio del dio della tempesta del 3°1° millennio a.C.
Immagine aerea della citta di Aleppo in Siria – Lesioni estese sono evidenti anche in numerosi edifici nella cittadella di ALEPPO, al cui interno scavi archeologici avevano da poco portato alla luce il Tempio del dio della tempesta del 3°1° millennio a.C.

   Dobbiamo dire che la furia iconoclasta, distruttrice di segni nobili di civiltà, non è invenzione dell’Isis. Da sempre le guerre, le violenze di gruppo, le sopraffazioni, hanno avuto tra le vittime non solo donne, bambini, uomini, ma anche appunto le cose più belle delle civiltà: i templi, i segni religiosi, le opere artistiche più significative e irrepetibili…. E’ così che i romani distrassero Cartagine, fin su al secolo scorso e alle distruzioni durante la Seconda guerra mondiale di città, monumenti, monasteri… (il monastero di Montecassino in Italia, le città di Dresda in Germania, Varsavia in Polonia, e moltissime altre…).

L'arco del TEMPOI DI BEL a PALMIRA, distrutto dall’Isis nell’agosto 2015
L’arco del TEMPOI DI BEL a PALMIRA, distrutto dall’Isis nell’agosto 2015

   Pertanto il fatto che si possa a livello internazionale (per i paesi che aderiscono alla Corte Penale dell’Aja e riconoscono il suo potere) processare ed eventualmente condannare chi commette “crimini contro l’umanità” quando distruggono il patrimonio artistico, gli antichi segni religiosi, civili, umani di qualsivoglia civiltà, ebbene questo crimine ora “processabile” ci sembra un passo in avanti importante nel riconoscimento internazionale per la tutela dei beni del patrimonio artistico appartenenti a tutta l’umanità.

I resti della città di PALMIRA - Significativi danni sono stati registrati nel teatro romano di Bosra, nel sito di età ellenistica e romana di Palmira – dove nell’agosto 2015 l’IS ha fatto saltare i templi di Baalshamin e di Bel – e nel suo museo (dove la statua della dea Allat è stata distrutta dall’IS nel giugno del 2015), nel castello crociato del Crac dei cavalieri e nelle cosiddette Città morte di epoca tardoantica della Siria nordoccidentale
I resti della città di PALMIRA – Significativi danni sono stati registrati nel teatro romano di Bosra, nel sito di età ellenistica e romana di Palmira – dove nell’agosto 2015 l’IS ha fatto saltare i templi di Baalshamin e di Bel – e nel suo museo (dove la statua della dea Allat è stata distrutta dall’IS nel giugno del 2015), nel castello crociato del Crac dei cavalieri e nelle cosiddette Città morte di epoca tardoantica della Siria nordoccidentale

   L’altro segnale che ci pare interessante è più “nostro”, italiano, ed è la firma del MEMORANDUM ITALIA-UNESCO che ha dato vita al primo gruppo composto da 60 persone (30 carabinieri e 30 esperti tra archeologi, studiosi di antichità, informatici etc.) che hanno il compito di impegnarsi in progetti di tutela dei beni artistici rispetto alla distruzione delle guerre e delle catastrofi naturali. Da questa idea concreta l’Italia ha avanzato la proposta dei “Caschi blu della cultura”, gruppi di pronto intervento formati appunto da esperti, studiosi e personale specializzato messi a disposizione dagli Stati membri per promuovere la messa in sicurezza dei beni culturali e il contrasto di traffici illeciti. Forse qualcosa ne esce di positivo.

La città ellenistica e romana di APAMEA con il suo lungo cardo di stile corinzio è stata saccheggiata in modo irrimediabile da scavi clandestini che hanno interamente distrutto il sito, devastandone anche le parti non ancora fatte oggetto di scavi archeologici. Nella Siria orientale sotto il controllo dell’IS due città d’importanza cruciale per la storia e l’arte della Siria di età preclassica e classica, MARI e DURA EUROPOS, sono egualmente oggetto di scavi illegali estesissimi. Il confronto fra le immagini satellitari dei siti riprese nel 2012, quando la regione non era ancora caduta sotto il controllo dell’IS, e nel 2014 hanno rivelato, soprattutto a Dura Europos, la presenza di migliaia di buche scavate da tombaroli, la cui attività ha completamente distrutto il sito. Gravi saccheggi sono documentati anche nelle città di epoca assira di TELL SHEIKH HAMAD, TELL AJAJA e TELL HAMIDIYAH nella valle del fiume Khabur, il maggior affluente dell’Eufrate
La città ellenistica e romana di APAMEA con il suo lungo cardo di stile corinzio è stata saccheggiata in modo irrimediabile da scavi clandestini che hanno interamente distrutto il sito, devastandone anche le parti non ancora fatte oggetto di scavi archeologici. Nella Siria orientale sotto il controllo dell’IS due città d’importanza cruciale per la storia e l’arte della Siria di età preclassica e classica, MARI e DURA EUROPOS, sono egualmente oggetto di scavi illegali estesissimi. Il confronto fra le immagini satellitari dei siti riprese nel 2012, quando la regione non era ancora caduta sotto il controllo dell’IS, e nel 2014 hanno rivelato, soprattutto a Dura Europos, la presenza di migliaia di buche scavate da tombaroli, la cui attività ha completamente distrutto il sito. Gravi saccheggi sono documentati anche nelle città di epoca assira di TELL SHEIKH HAMAD, TELL AJAJA e TELL HAMIDIYAH nella valle del fiume Khabur, il maggior affluente dell’Eufrate

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   Su questa linea è interessante l’approccio di una mostra che si tiene a Roma, dal 7 ottobre all’11 dicembre, nel secondo anello del Colosseo, mostra che prende il nome di «RINASCERE DALLE DISTRUZIONI: EBLA, NIMRUD, PALMIRA».

DAL 7 OTTOBRE E FINO ALL’11 DICEMBRE 2016, a ROMA, nel secondo anello del COLOSSEO, verrà allestita la rassegna «RINASCERE DALLE DISTRUZIONI/ EBLA, NIMRUD, PALMIRA» (nella foto uno dei pezzi esposti al Colosseo)
DAL 7 OTTOBRE E FINO ALL’11 DICEMBRE 2016, a ROMA, nel secondo anello del COLOSSEO, verrà allestita la rassegna «RINASCERE DALLE DISTRUZIONI/ EBLA, NIMRUD, PALMIRA» (nella foto uno dei pezzi esposti al Colosseo)

   Qui tre aziende italiane (la Nicola Salvioli, Arte Idea e Tryeco 2.0) presentano rispettivamente la ricostruzione di tre “Patrimoni dell’umanità” distrutti recentemente in Medio Oriente: il TORO ANDROCEFALO dell’antica città di NIMRUD, distrutto dall’Isis nel marzo 2015; l’ARCHIVIO DI EBLA del 2300 avanti Cristo, riportato alla luce negli scavi del 1974 importante per la qualità e l’antichità dei testi cuneiformi; IL SOFFITTO DEL TEMPIO DI BEL a PALMIRA, distrutto dall’Isis nell’agosto 2015. Si tratta di ricostruzioni a grandezza naturale, realizzate grazie a nuove tecnologie: robot a 5 assi, la macchina del polistirolo, laser scanner 3D a prototipazione rapida, scanner raffinatissimi.

AFGHANISTAN, quindici anni fa sparivano I BUDDHA DI BAMYAN: nel 2001 i talebani fecero saltare in aria uno dei maggiori monumenti buddhisti. Ora restano solo le nicchie vuote - “…la distruzione dei giganteschi BUDDHA GEMELLI DI BAMIYAN (12 marzo 2001) anticipò di nove mesi esatti l’abbattimento delle Torri gemelle di New York (11 settembre), come se il secondo evento, con le sue vittime umane e la sua spettacolarità ineguagliata, fosse già in gestazione nel primo. In ambo i casi, centro generatore dell’azione devastatrice non fu una statua o un grattacielo, ma la scena, o meglio lo spettacolo, della distruzione. Le Twin Towers furono abbattute nella certezza che l’evento sarebbe stato ripreso sull’istante dalle televisioni, e che il mondo si sarebbe fermato a guardare. A Bamiyan, a Mosul, a Palmira sono stati gli stessi distruttori a documentare se stessi, in un’orgia di selfie fotografici e cinematografici, da diffondersi poi in tutto il mondo. Adepti più o meno consapevoli della “società dello spettacolo” profetizzata da Guy Debord (1967), questi nemici delle immagini le annientano sì, ma allo scopo di produrre nuove immagini, quelle della loro distruzione. (….)” (Salvatore Settis, “la Repubblica” del 28/8/2016)
AFGHANISTAN, quindici anni fa sparivano I BUDDHA DI BAMYAN: nel 2001 i talebani fecero saltare in aria uno dei maggiori monumenti buddhisti. Ora restano solo le nicchie vuote – “…la distruzione dei giganteschi BUDDHA GEMELLI DI BAMIYAN (12 marzo 2001) anticipò di nove mesi esatti l’abbattimento delle Torri gemelle di New York (11 settembre), come se il secondo evento, con le sue vittime umane e la sua spettacolarità ineguagliata, fosse già in gestazione nel primo. In ambo i casi, centro generatore dell’azione devastatrice non fu una statua o un grattacielo, ma la scena, o meglio lo spettacolo, della distruzione. Le Twin Towers furono abbattute nella certezza che l’evento sarebbe stato ripreso sull’istante dalle televisioni, e che il mondo si sarebbe fermato a guardare. A Bamiyan, a Mosul, a Palmira sono stati gli stessi distruttori a documentare se stessi, in un’orgia di selfie fotografici e cinematografici, da diffondersi poi in tutto il mondo. Adepti più o meno consapevoli della “società dello spettacolo” profetizzata da Guy Debord (1967), questi nemici delle immagini le annientano sì, ma allo scopo di produrre nuove immagini, quelle della loro distruzione. (….)” (Salvatore Settis, “la Repubblica” del 28/8/2016)

   Per dire: non possiamo restare fermi a vedere il patrimonio artistico mondiale andare man mano in rovina: diamoci concretamente da fare. E può darsi che questi, seppur piccoli, segnali concreti (come il Tribunale dell’Aja che processa i distruttori; le forme di restauro dov’è possibile; i tentativi tecnologici di ricostruzione di opere artistiche, pur creando solo copie, ma per conservare almeno la memoria), (aggiungiamo poi un coordinamento internazionale contro i trafficanti di opere d’arte e i privati che lo incentivano comprando opere “di tutti”), ebbene tutte queste iniziative possono dimostrare che anche in molti altri campi della vita del pianeta, un’azione “unica”, virtuosa, internazionale può difendere e tutelare le singole persone, la loro vita in pericolo, l’ambiente minacciato, nonché appunto i segni vitali dati nel tempo dall’artificio umano (le opere artistiche) anch’essi importanti per un equilibrio dell’esistenza di noi tutti. (s.m.)

MOSTRA A MILANO - “SALVARE LA MEMORIA (LA BELLEZZA, L’ARTE, LA STORIA)”, è una mostra che dal 15 settembre al 6 novembre 2016 è ospitata al MUSEO DI SANT’EUSTORGIO a MILANO, accanto alla CAPPELLA PORTINARI. Il tema della mostra sono tutte le opere d’arte e gli esempi di bellezza distrutti in guerre e calamità naturali, e recuperate dall’opera di uomini e donne che hanno dedicato a questo lavoro la loro vita, arrivando a volte a perderla
MOSTRA A MILANO – “SALVARE LA MEMORIA (LA BELLEZZA, L’ARTE, LA STORIA)”, è una mostra che dal 15 settembre al 6 novembre 2016 è ospitata al MUSEO DI SANT’EUSTORGIO a MILANO, accanto alla CAPPELLA PORTINARI. Il tema della mostra sono tutte le opere d’arte e gli esempi di bellezza distrutti in guerre e calamità naturali, e recuperate dall’opera di uomini e donne che hanno dedicato a questo lavoro la loro vita, arrivando a volte a perderla

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DALLA VIOLENZA ICONOCLASTA ALLA FORZA DI RICOSTRUIRE

di Salvatore Settis, da “la Repubblica” del 28/8/2016

   «Qui tutte le chiese sono piene di sordide, maledette e menzognere immagini, ma tutti le venerano. Perciò le sto distruggendo una per una da solo, con le mie mani, per combattere la superstizione e l’eresia». La scena è Torino, e chi parla non è un estremista islamico ma Claudio, irriducibile campione di un’iconoclastia militante, che di Torino fu vescovo per dodici anni (dall’816 all’828). Secondo il suo contemporaneo Giona di Orléans, Claudio, «acceso da zelo sconfinato e senza freni, devastò e abbatté in tutte le chiese della diocesi non solo i dipinti di storia sacra, ma perfino tutte le croci», deridendo gli avversari: «Cristo fu sulla croce per sei ore, e dobbiamo venerare tutte le croci? Non dovremmo allora venerare anche le mangiatoie, dato che fu in una mangiatoia, le barche perché in barca fu spesso, gli asini perché su un asino entrò a Gerusalemme, i rovi perché di rovo era la corona di spine, le lance perché una lancia gli fu confitta nel costato?».

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CONFERENZA COP21 sul CLIMA: A PARIGI SI DISCUTE SU L’APOCALISSE che già si fa sentire – “FARE LA COSA GIUSTA”: per le future generazioni, per i Paesi poveri in via di sviluppo, per tutti gli esseri viventi, gli animali, le piante – COME SALVARE IL PIANETA dal disastro del SURRISCALDAMENTO GLOBALE

WWF A PARIGI - COP21 CONFERENZA SUL CLIMA DI PARIGI - 10 DICEMBRE - Le Bourget, 9 dic. (da askanews) - E' un'atmosfera sempre più concitata, ma abbastanza ottimista, quella che si respira nel sito di Le Bourget, alle porte di Parigi, dove si va verso lo sprint finale della Conferenza sul Clima. Il presidente della COP21, Laurent Fabius ha consegnato la seconda bozza dell'accordo, più breve e semplificata della precedente, ma sulla quale resta ancora da fare, tanto che i gruppi di lavoro proseguiranno probabilmente fino a tarda notte. La giornata è stata contrassegnata anche dall'intervento del segretario di stato americano John Kerry, che ha annunciato il raddoppio dell'impegno finanziario americano rivolto ai paesi più vulnerabili
WWF A PARIGI – COP21 CONFERENZA SUL CLIMA DI PARIGI – 10 DICEMBRE – Le Bourget, 9 dic. (da askanews) – E’ un’atmosfera sempre più concitata, ma abbastanza ottimista, quella che si respira nel sito di Le Bourget, alle porte di Parigi, dove si va verso lo sprint finale della Conferenza sul Clima. Il presidente della COP21, Laurent Fabius ha consegnato la seconda bozza dell’accordo, più breve e semplificata della precedente, ma sulla quale resta ancora da fare, tanto che i gruppi di lavoro proseguiranno probabilmente fino a tarda notte. La giornata è stata contrassegnata anche dall’intervento del segretario di stato americano John Kerry, che ha annunciato il raddoppio dell’impegno finanziario americano rivolto ai paesi più vulnerabili

   In questi giorni a Parigi si decide il destino del nostro pianeta. Parliamo della 21ª Conferenza dell’Onu (la cosiddetta Cop21) dove si ritrovano 150 stati (governi) per decidere misure (drastiche, speriamo) sulla riduzione del cambiamento climatico. Trovare cioè una strada percorribile per una sicurezza climatica (ossia rimanere al di sotto della soglia dei 2 gradi centigradi precedentemente auspicati e concordati).

   E già, nella fase preparatoria della Cop21, i 150 governi (non sappiamo se sono presenti di più, di meno…) hanno presentato i loro piani per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica entro il 2030.

BLOCCHI DI GHIACCIO DAVANTI AL PANTHEON - L’artista danese Olafour Eliasson ha disposto davanti al Panthéon cento tonnellate di blocchi di iceberg provenienti dalla Groenlandia componendo il disegno di un orologio. E ha aspettato. Non molto perché in una Parigi dalla temperatura mediterranea, la composizione ha resistito poche ore: un messaggio chiaro, rivolto ai delegati della conferenza Onu, sulle conseguenze del cambiamento climatico. (Antonio Cianciullo, la Repubblica del 4/12/2015)
BLOCCHI DI GHIACCIO DAVANTI AL PANTHEON – L’artista danese Olafour Eliasson ha disposto davanti al Panthéon cento tonnellate di blocchi di iceberg provenienti dalla Groenlandia componendo il disegno di un orologio. E ha aspettato. Non molto perché in una Parigi dalla temperatura mediterranea, la composizione ha resistito poche ore: un messaggio chiaro, rivolto ai delegati della conferenza Onu, sulle conseguenze del cambiamento climatico. (Antonio Cianciullo, la Repubblica del 4/12/2015)

   Sarà la volta buona che si assumeranno misure concrete contro il riscaldamento globale, i nuovi disastri atmosferici, l’avanzata dei deserti e lo scioglimento dei ghiacciai? …E’ poi da capire come procede da qui ai prossimi anni, decenni.

   Tutta la comunità scientifica concorda che per stabilizzare il clima è indispensabile una decarbonizzazione totale dei nostri sistemi energetici e di arrivare entro il 2070 a emissioni nette zero di gas serra.

EFFETTO SERRA - Se la quantità di raggi che colpisce la Terra rimangono intrappolati nell’atmosfera in quantità eccessiva, A CAUSA DEI GAS SERRA, le temperature tendono ad aumentare. E’ proprio questo l’EFFETTO SERRA: un surriscaldamento della Terra a causa dei raggi solari che rimangono intrappolati nell’atmosfera
EFFETTO SERRA – Se la quantità di raggi che colpisce la Terra rimangono intrappolati nell’atmosfera in quantità eccessiva, A CAUSA DEI GAS SERRA, le temperature tendono ad aumentare. E’ proprio questo l’EFFETTO SERRA: un surriscaldamento della Terra a causa dei raggi solari che rimangono intrappolati nell’atmosfera

   L’effetto del rilascio di CO2 (biossido di carbonio o anidride carbonica) di cui più si discute riguarda appunto il problema cruciale che si cercherebbe rimedio: cioè il RISCALDAMENTO DELL’ATMOSFERA, il RISCALDAMENTO GLOBALE.

   E’ su questa linea che la parola “DECARBONIZZARE” è una delle parole chiave per trovare una soluzione, cioè ridurre le emissioni che alterano il clima.

Che fare allora? In che modo?

   Una delle questioni e delle “promesse” della Conferenza di Parigi è che i Paesi ricchi dovranno finanziare quelli poveri, emergenti, in via di sviluppo, affinché riducano le loro emissioni inquinanti senza per questo mettere in discussione il loro sviluppo. E non solo di aiuto finanziario si sta parlando, ma anche di “trasferimento di tecnologia” da garantire a questi Paesi.

CLIMA CHE CAMBIA E CONSEGUENZE SUL PIANETA: QUALI LE ZONE PIÙ VULNERABILI? - Prepararsi ad affrontare le conseguenze del cambiamento climatico è una realtà del presente, che incide sempre più pesantemente sulla vita delle persone e sull'economia. Secondo il CLIMATE VULNERABILITY MONITOR i cambiamenti climatici già oggi stanno causando almeno 350.000 morti all'anno, di cui il 99% nei paesi più poveri. I danni all'economia sono stimati in 150 miliardi di dollari. Anche nel futuro sembra che SARANNO I PAESI MENO SVILUPPATI A SOPPORTARE LE CONSEGUENZE PIÙ GRAVI, in quanto meno preparati a fronteggiare il cambiamento climatico. (da www.meteogiornale.it)
CLIMA CHE CAMBIA E CONSEGUENZE SUL PIANETA: QUALI LE ZONE PIÙ VULNERABILI? – Prepararsi ad affrontare le conseguenze del cambiamento climatico è una realtà del presente, che incide sempre più pesantemente sulla vita delle persone e sull’economia. Secondo il CLIMATE VULNERABILITY MONITOR i cambiamenti climatici già oggi stanno causando almeno 350.000 morti all’anno, di cui il 99% nei paesi più poveri. I danni all’economia sono stimati in 150 miliardi di dollari. Anche nel futuro sembra che SARANNO I PAESI MENO SVILUPPATI A SOPPORTARE LE CONSEGUENZE PIÙ GRAVI, in quanto meno preparati a fronteggiare il cambiamento climatico. (da http://www.meteogiornale.it)

   Perché c’è tra i paesi in via sviluppo qualcuno che frena ogni impegno ecologico, per paura di compromettere appunto lo sviluppo (ci riferiamo in particolare all’INDIA). Ma anche tra “i ricchi” (anzi ricchissimi) i problemi non mancano: parliamo degli STATI UNITI. Con gli Stati Uniti si cerca un accordo forte, vincolante (gli americani del nord sono quelli che consumano di più energia e producono inquinamento pro-capite), ma a Washington il Congresso a maggioranza repubblicana non lo ratificherebbe un accordo troppo impegnativo.

   C’è poi chi propone (Francia e Germania) una tassa sulle emissioni di carbonio nell’atmosfera, in modo che chi inquina paghi. E pare che il consenso attorno a questa misura stia crescendo.

   Ognuno però esprime proposte e politiche energetiche, di sviluppo, assai contradditorie rispetto agli altri: pensiamo alla ultra-nuclearista Francia, e invece alla Germania che ha deciso di rinunciare alle centrali nucleari (e Berlino peraltro rilancia l’uso del carbone…). E poi molti vogliono un accordo che riduca gli idrocarburi (il petrolio) ma nelle proprie coste e in terraferma appoggiano tutte le iniziative di trivellazione e ricerca petrolifera (come l’Italia…).

L’ESPERIENZA DEL BOSCO VERTICALE DI MILANO - CLIMA: A PARIGI ARRIVA IL BOSCO VERTICALE, BOERI PRESENTA LA 'CITTÀ FORESTA' - 6 dic. - (AdnKronos) da http://www.focus.it/ ) Lunedì 7 dicembre, l'architetto STEFANO BOERI ha preso parte all'evento governativo italiano promosso dal Ministero dell'Ambiente e dell'Agricoltura italiani in programma presso il Padiglione Ue nell'ambito della Conferenza internazionale sul Clima - COP21 in corso a Parigi. Boeri è stato chiamato a raccontare L’ESPERIENZA DEL BOSCO VERTICALE DI MILANO, come realtà simbolo della tutela e salvaguardia della biodiversità in città ed esperimento che ha fatto registrare risultati positivi nella diminuzione delle polveri sottili e della Co2 nel centro urbano. Durante l’incontro è stato presentato anche il progetto commissionato allo studio dell'architetto dalla MUNICIPALITÀ DI SHIJIAZHUANG, capitale della REGIONE DELL’HEBEI e CITTÀ PIÙ INQUINATA DELLA CINA, per la COSTRUZIONE DI UNA CITTÀ VERDE E SOSTENIBILE DI 100.000 ABITANTI - UNA CITTÀ-FORESTA
L’ESPERIENZA DEL BOSCO VERTICALE DI MILANO – CLIMA: A PARIGI ARRIVA IL BOSCO VERTICALE, BOERI PRESENTA LA ‘CITTÀ FORESTA’ – 6 dic. – (AdnKronos) da http://www.focus.it/ ) Lunedì 7 dicembre, l’architetto STEFANO BOERI ha preso parte all’evento governativo italiano promosso dal Ministero dell’Ambiente e dell’Agricoltura italiani in programma presso il Padiglione Ue nell’ambito della Conferenza internazionale sul Clima – COP21 in corso a Parigi. Boeri è stato chiamato a raccontare L’ESPERIENZA DEL BOSCO VERTICALE DI MILANO, come realtà simbolo della tutela e salvaguardia della biodiversità in città ed esperimento che ha fatto registrare risultati positivi nella diminuzione delle polveri sottili e della Co2 nel centro urbano. Durante l’incontro è stato presentato anche il progetto commissionato allo studio dell’architetto dalla MUNICIPALITÀ DI SHIJIAZHUANG, capitale della REGIONE DELL’HEBEI e CITTÀ PIÙ INQUINATA DELLA CINA, per la COSTRUZIONE DI UNA CITTÀ VERDE E SOSTENIBILE DI 100.000 ABITANTI – UNA CITTÀ-FORESTA

   Comunque la parola chiave sembra essere, e resta, “decarbonizzare”: è il carbone la fonte fossile che contiene più carbonio, seguito dal petrolio e, buon ultimo, dal gas naturale. Decarbonizzare è uno degli strumenti di cui i paesi dispongono per ridurre le emissioni ed è il vero oggetto della conferenza di Parigi.

   Tutte le misure proposte dai paesi a Parigi (i cosiddetti INDC: Intended Nationally Determined Contributions) si basano allora su una logica che passa attraverso la DECARBONIZZAZIONE da una parte e però anche sull’INCREMENTO DELL’EFFICIENZA ENERGETICA dall’altra.

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COSA SUCCEDERA’ ALL’ITALIA SE NON SI FA QUALCOSA?

   Secondo il Laboratorio di modellistica climatica dell’Enea, se le emissioni serra non verranno fermate, l’Italia perderà a fine secolo 5.500 chilometri quadrati di territorio sul litorale e 60 all’interno, solo nell’area che va da Trieste a Ravenna. Cioè nell’area del Nord Adriatico la risalita delle acque andrebbe, al 2100, da un minimo di 95 a un massimo di 130 centimetri. Ma in tutto sono 33 le zone costiere in cui le acque, se continueremo a bruciare combustibili fossili e a tagliare boschi, foreste, penetreranno allagando terra fertile e strade, case e fabbriche. Andranno sott’acqua, assieme a Venezia, anche Ravenna, Ferrara, Cagliari e Oristano. E se il Sud Italia rischia di avere un clima nordafricano, il Nord Italia, e specialmente Nord Europa tenderà a «mediterraneizzarsi »: in particolare l’Europa nord-occidentale, Gran Bretagna e Scandinavia, avranno estati molto più secche ed inverni più piovosi rispetto a oggi.

   Sperare di risolvere il tutto con un mero accordo politico, di tipo “scientifico”, tecnologico, lascia a noi molti dubbi. Fin che non ci sarà il modo di utilizzare mezzi di trasporto diversi da quelli meramente privati (un auto per ciascuno..) è difficile pensare a un’alternativa vera. Pensiamo ad esempio a mezzi di trasporto con carburanti diversi dal petrolio e i suoi derivati (come lo stesso GPL, gas petrolio liquefatto); pensiamo ad esempio all’uso di auto a metano: tutto questo avviene non in uno spirito di riduzione della mobilità ma viceversa, di aumento del “circolare”, di possibilità di usare ancor di più il mezzo automobilistico a costi ridotti (e anche il metano, il gas naturale, nel contesto del riscaldamento globale, ha le sue responsabilità, come potete leggere in alcuni articoli che vi proponiamo in questo post). Oppure lo stesso uso dell’auto elettrica “non inquinante”: se l’energia prodotta per il suo utilizzo è originata da centrali a carbone, forse l’inquinamento che essa (auto elettrica) emette è maggiore di quelle a benzina.

   E poi, oltre le auto ecologiche, di medio-piccola cilindrata, ci sarà qualcuno che, se lo possiede o vuol comprarlo, vorrà rinunciare al suo SUV, a un’auto bella (bella…) ad alte prestazioni? …Non parliamo poi di chi propone un uso ancor maggiore di centrali nucleari, che loro, le centrali, non hanno emissioni di Co2… come in questo senso suggerisce Jared Diamond (un geografo!) in uno degli articoli qui contenuti…lascia assai interdetti la proposta, come rispondere a questa prospettiva?…(c’è fonte rinnovabile e rinnovabile… il vento e il sole sono una cosa, il nucleare è altra cosa).

   Le strade da seguire (già a Parigi) poggiano su tre pilastri principali: maggiori progressi nell’efficienza energetica; elettricità a zero emissioni di Co2 che sfrutti le migliori opzioni a disposizione in ogni paese, quali l’energia eolica, solare, geotermica, idroelettrica, nucleare, e la cattura e stoccaggio del carbonio; e la sostituzione del combustibile da motori a combustione interna a veicoli elettrici. E poi ci sono da fare altri cambiamenti in direzione dell’elettrificazione o dei biocombustibili avanzati.

Ci riuscirà la Conferenza di Parigi? Cosa intendono fare i governi, che impegni concreti prendere? (i dettagli pratici, concreti, ben facilmente verificabili, diventano a questo punto essenziali) (s.m.)

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COP21, C’È L’ACCORDO FINALE. IL TESTO E I PUNTI PRINCIPALI

– E’ stato adottato l’accordo sul clima, il Paris Outcome. Non c’è nessun accordo legalmente vincolante, come aveva dichiarato nel presentarla il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius. Si cita l’obiettivo di fermare il riscaldamento a 2 °C, e forse di scendere 1,5, e si prevede che gli impegni siano rivisti, ma solo al rialzo, ogni 5 anni. Il testo finale – Continua a leggere

“torneranno i prati”: il film di ERMANNO OLMI sulla GRANDE GUERRA – Un DRAMMA ANCORA SOSPESO, nei luoghi di allora e adesso e nelle giovani vittime di soli cento anni fa – Il terribile sacrificio di inutile dolore e morte di giovani europei, nelle nostre MONTAGNE ha lasciato stupendi resti di GALLERIE, SENTIERI, TRINCEE ed altri manufatti, da visitare, da conservare

Immagine dal film di Ermanno Olmi "torneranno i prati"
Immagine dal film di Ermanno Olmi “torneranno i prati”

   torneranno i prati, il film di Ermanno Olmi sulla Grande Guerra, è nei cinema dal 6 novembre, ma già da subito è stato valutato come un’opera “importante” in tanti Paesi: il 5 novembre è stato infatti proiettato in anteprima al Quirinale e in quasi altri cento paesi dei cinque continenti, in ambasciate, consolati, istituti di cultura, ad Amsterdam, Tashkent, Città del Capo, Parigi, Jakarta, Teheran, Boston, Seul, New York, Mosca, Buenos Aires, Wellington… Forse perché la Grande guerra fu il primo evento globale della storia dell’uomo, e forse anche perché è ancora una tematica storica, oltre che dolorosa, anche “irrisolta”, un dramma sospeso per tutti quelli che lo studiano, lo rievocano, vedono le conseguenze sul territorio: ad esempio i “segni” rimasti nelle Alpi, nelle Dolomiti, come qui vogliamo provare a parlare; partendo appunto dall’intenso, bellissimo ed emozionante film di Ermanno Olmi.

LA GRANDE GUERRA - Dal 1914 al 1918, il primo conflitto mondiale del Novecento scaraventa in trincea oltre 65 MILIONI DI MILITARI. Di questi, poco meno di 10 MILIONI MUOIONO IN BATTAGLIA O IN PRIGIONIA per ferite e malattie, mentre è altissimo il numero di chi rimane ammalato, mutilato o invalido. TRA I CIVILI si verificano non meno di 30 MILIONI DI DECESSI PER CAUSE DI GUERRA (solo in Russia, dove nel 1914 avviene il GENOCIDIO DEL POPOLO ARMENO, si registrano 13 milioni di morti), stenti e malattie, tra cui la terribile INFLUENZA “SPAGNOLA”, che in Europa uccide sei milioni di persone (soprattutto vecchi, donne e bambini). Alla fine della guerra crollano gli imperi e sorgono le nazioni, mentre la società mondiale entra definitivamente nell’era contemporanea, segnata dall’avvento delle tecnologie, della produzione industriale, dei movimenti di massa, delle dittature e delle ideologie. (da http://www.grandeguerra.ccm.it/  )
LA GRANDE GUERRA – Dal 1914 al 1918, il primo conflitto mondiale del Novecento scaraventa in trincea oltre 65 MILIONI DI MILITARI. Di questi, poco meno di 10 MILIONI MUOIONO IN BATTAGLIA O IN PRIGIONIA per ferite e malattie, mentre è altissimo il numero di chi rimane ammalato, mutilato o invalido. TRA I CIVILI si verificano non meno di 30 MILIONI DI DECESSI PER CAUSE DI GUERRA (solo in Russia, dove nel 1914 avviene il GENOCIDIO DEL POPOLO ARMENO, si registrano 13 milioni di morti), stenti e malattie, tra cui la terribile INFLUENZA “SPAGNOLA”, che in Europa uccide sei milioni di persone (soprattutto vecchi, donne e bambini). Alla fine della guerra crollano gli imperi e sorgono le nazioni, mentre la società mondiale entra definitivamente nell’era contemporanea, segnata dall’avvento delle tecnologie, della produzione industriale, dei movimenti di massa, delle dittature e delle ideologie. (da http://www.grandeguerra.ccm.it/ )

   Per l’Italia la guerra (iniziata 10 mesi dopo, a fine maggio 1915, la dichiarazione di guerra dell’impero austro-ungarico al Regno di Serbia) è all’inizio un tentativo, una speranza, di guerra di pochi, giorni, settimane: all’inizio estate del 1915 c’è l’attacco principale sul Carso e lungo l’Isonzo in direzione di Trieste e Lubiana, in previsione di uno sfondamento decisivo verso l’interno dello schieramento avversario. Le Armate Austro-Ungariche reggono pressoché ovunque gli assalti italiani, che vengono in genere respinti con gravi perdite.

   Finisce pertanto fin dall’inizio l’idea che c’era di una “guerra breve” e anche sul fronte italo-austriaco il conflitto acquista le caratteristiche della guerra di trincea, fatta di resistenza, logoramento, speranza che il nemico, l’ ”altro” cedesse; nelle terribili condizioni ambientali e climatiche, tra incredibili difficoltà di rifornimento di viveri e di materiali.

   C’è da chiedersi perché quella guerra mondiale, per quanto riguarda il fronte italiano, “si è spostata” (è stata voluta) in buona parte in montagna, in cime e vette impervie che di più non si può…Cosa a nostro avviso “militarmente”, logisticamente, incomprensibile….

   Questo combattere in posti così difficili, può essere stato dato dalla tradizione storico-geografica di divisione statuale: la frontiera, la linea di confine, fra Italia e Austria-Ungheria era allora costituita per la maggior parte proprio da notevoli rilievi e picchi rocciosi. O forse questo combattere in montagne elevate è avvenuto proprio perché a valle sarebbe stato più “temuto”, negli esiti, da entrambi gli schieramenti, il conflitto; e la tattica della guerra di logoramento (una volta accortisi che “guerra breve” non poteva essere) era così voluta (trincea contro trincea, soldato contro soldato…), e si sperava che vincesse chi aveva più risorse e chi più resisteva alle terribili avversità del freddo invernale e delle pazzesche difficoltà di muoversi (con cannoni, attrezzature…) nella morfologia di quei luoghi.

IL FRONTE OCCIDENTALE (CLICCARE SULLA MAPPA PER INGRANDIRLA) - IL MONDO IN TRINCEA - LA TRINCEA RIASSUME E SIMBOLEGGIA L’ESPERIENZA DI GUERRA DI MILIONI DI SOLDATI e l’immaginario bellico delle popolazioni del cosiddetto fronte interno. Dal 1914 al 1918 SUL FRONTE OCCIDENTALE, DAL MAR DEL NORD AL CONFINE CON LA NEUTRALE SVIZZERA, CORRONO DUE CONTINUE TRINCEE CONTRAPPOSTE (in realtà due complessi sistemi trincerati articolati in profondità sul terreno) in cui si misurano gli eserciti tedesco, francese, inglese e americano (dal 1917). Si combatte in trincea anche sul fronte balcanico e sul vastissimo fronte orientale, percorso dalle armate austro-ungariche e russe. (da http://www.grandeguerra.ccm.it/ )
IL FRONTE OCCIDENTALE (CLICCARE SULLA MAPPA PER INGRANDIRLA) – IL MONDO IN TRINCEA – LA TRINCEA RIASSUME E SIMBOLEGGIA L’ESPERIENZA DI GUERRA DI MILIONI DI SOLDATI e l’immaginario bellico delle popolazioni del cosiddetto fronte interno. Dal 1914 al 1918 SUL FRONTE OCCIDENTALE, DAL MAR DEL NORD AL CONFINE CON LA NEUTRALE SVIZZERA, CORRONO DUE CONTINUE TRINCEE CONTRAPPOSTE (in realtà due complessi sistemi trincerati articolati in profondità sul terreno) in cui si misurano gli eserciti tedesco, francese, inglese e americano (dal 1917). Si combatte in trincea anche sul fronte balcanico e sul vastissimo fronte orientale, percorso dalle armate austro-ungariche e russe. (da http://www.grandeguerra.ccm.it/ )

   Olmi, nel suo film, dove l’elemento “fiction” (la storia raccontata) è supportato da un profondo rigore storico negli innumerevoli elementi che mette in campo in appena un’ora e venti minuti di rappresentazione (ad esempio nel mettere assieme l’ambientazione della trincea, le esplosioni dirompenti, i luoghi di sopravvivenza dei soldati), Olmi sottolinea però nel suo film lo spirito prioritario dell’atto di accusa, dell’orazione civile, solenne, per tutte quelle inutili sofferenze e morti. E c’è quel forte contrasto tra lo squallore delle trincee e dei dormitori interrati e il fascino della natura che circonda quegli avamposti: un fascino che a noi oggi ci viene donato ripercorrendo quei luoghi alpini, di montagna, dolomitici….

Dalla FINE DI MAGGIO 1915 si apre IL FRONTE ITALO-AUSTRIACO (DALL’ORTLES AL MAR ADRIATICO e dal novembre 1917 sul MONTE GRAPPA e lungo il PIAVE) e ovunque la trincea diventa il simbolo principale del conflitto mondiale. (da http://www.grandeguerra.ccm.it/  )
Dalla FINE DI MAGGIO 1915 si apre IL FRONTE ITALO-AUSTRIACO (DALL’ORTLES AL MAR ADRIATICO e dal novembre 1917 sul MONTE GRAPPA e lungo il PIAVE) e ovunque la trincea diventa il simbolo principale del conflitto mondiale. (da http://www.grandeguerra.ccm.it/ )

   E vengono in mente le cattedrali gotiche (o le piramidi, o qualsiasi altro manufatto umano rimasto da noi ereditato alla visione, al suo splendore…) dove migliaia e migliaia di schiavi o quasi schiavi hanno lasciato forzosamente, costretti, la loro vita, tutte le loro forze, per costruire queste opere giunte nella loro bellezza a noi…un po’ è così nel ripercorrere adesso i sentieri di guerra, le gallerie, le trincee…. Una trasformazione “architettonica” della “natura montagna” che dà ad essa ancora più splendore con quelle gallerie, camminamenti…. Questo forse è cinico dirlo, pensarlo: la tragedia della guerra inutile e devastante di vite, consegna a noi paesaggi di gallerie, trincee, sentieri, mulattiere, avamposti, osservatori… di ineguagliabile valore e bellezza….

L'entrata della 35° galleria presso i Forni Alti sul sentiero delle 52 gallerie del MONTE PASUBIO (dal sito www.socrata.it)
L’entrata della 35° galleria presso i Forni Alti sul sentiero delle 52 gallerie del MONTE PASUBIO (dal sito http://www.socrata.it)

   Se un luogo è “tre cose” (la NATURA che lo ha così creato; l’ARTIFICIO umano che in esso possiamo trovare; gli ACCADIMENTI storici che lì si sono avuti) va detto che i paesaggi montani e semi-montani del nordest dove è passata la Grande Guerra (il fronte Austro-Italiano, ben diverso è il fronte occidentale europeo dal Mar del Nord, le Fiandre fino alla Svizzera, dove peraltro i massacri di uomini sono stati anche più cruenti…), ebbene le “tre cose” di queste montagne, di questi luoghi (natura, artificio umano, accadimento storico) sembra abbiano raggiunto il massimo di potenza e bellezza (la natura, l’artificio umano) e tragicità (l’accadimento della violenza della guerra). Su tutto “L’INGANNO” di una classe dirigente, politica, mondiale (e da noi nazionale) che ha portato alla realizzazione di quell’inutile massacro.

   Ripercorrere quei sentieri di guerra adesso, nell’approssimarsi del centenario (per il nostro Paese “1915-1918”) dà emozione nei paesaggi fatti appunto di ineguagliabile bellezza pur nella tragicità, e ciascuno di noi può fare una propria “sintesi personale”, nei suoi pensieri, di tutto questo, dei luoghi di guerra che può andare a vedere, appunto così belli, anche come detto per le gallerie, trincee, capisaldi, mulattiere, sentieri di guerra che incontra, che percorre. E’ ora anche possibile poterla fare (questa nostra interpretazione personale, questa individuale “emozione”) con la “sintesi filmica”, intima, che Ermanno Olmi ha tentato di fare con questo film, “torneranno i prati” (volutamente scritto tutto minuscolo come si conviene ad una storia minima e morale). (s.m.)

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torneranno i prati

un film di Ermanno Olmi. Con Claudio Santamaria, Alessandro Sperduti, Francesco Formichetti, Andrea Di Maria – Italia 2014

di PAOLA CASELLA, da mymovies.it http://www.mymovies.it/ , 4/11/2014

– Un film epidermico, una ballata malinconica perfettamente centrata nel cuore di tenebra di una trincea –

   In un avamposto d’alta quota, verso la fine della prima guerra mondiale, un gruppo di militari combatte a pochi metri di distanza dalla trincea austriaca, “così vicina che pare di udire il loro respiro”. Intorno, solo neve e silenzio. Dentro, il freddo, la paura, la stanchezza, la rassegnazione. E gli ordini insensati che arrivano da qualche scrivania lontana, al caldo. Continua a leggere

Il FAI, Fondo Ambiente Italiano, domenica 12 ottobre, ci invita negli itinerari-passeggiate di “RICORDATI DI SALVARE L’ITALIA” – E il FAI, con queste 120 iniziative, propone la bellezza di paesaggi e città – Ma anche critica il DECRETO “SALVA ITALIA”: Ok a “meno burocrazia”, ma perché grandi opere costose, inutili e di devastazione ambientale?

 

FAIMARATHON a MILANO nell'ottobre dello scorso anno
FAIMARATHON a MILANO nell’ottobre dello scorso anno

   FAI MARATHON: riconquistare le città, osservarle nei luoghi che nella fretta quotidiana non ci accorgiamo della loro bellezza; essere turisti per un giorno a pochi chilometri da casa nostra: riabituare l’occhio al gusto del bello, dell’armonioso. E’ in definitiva quel che vuole il FAI (Fondo Ambiente Italiano) nel riproporre, ogni anno, una “maratona in lentezza”, un camminare in un percorso guidato per riprendere coscienza della bellezza di molti dei nostri luoghi.fai

   E’ così che Vi invitiamo, se potete, ad andarci domenica 12 ottobre nei posti dove si svolgerà una delle 120 iniziative in Italia più vicini a dove abitate (l’elenco degli itinerari, orari e punti di ritrovo lo trovate su www.faimarathon.it ). E’ un’iniziativa riservata alle persone curiose di esplorare i tesori, spesso sorprendenti, nascosti nei territori del nostro vivere quotidiano.    Queste passeggiate, rigorosamente non competitive (basta partecipare per vincere), sono organizzate. Come dicevamo, dal Fai, nell’ambito della campagna nazionale «RICORDATI DI SALVARE L’ITALIA».

   Ma nel proporre questa giornata, questa “presa di coscienza” della bellezza di certi luoghi vicini a noi, il Fai non dimentica la “dura realtà” di minaccia che pervade il nostro ambiente. Cioè denuncia il grave pericolo che, in questa fase politica di trasformazione (l’epoca delle riforme, della necessità di risollevarsi dalla crisi economica…,) il paesaggio, l’ambiente, rischia molto dai provvedimenti governativi in corso.

   Parliamo in particolare del DECRETO “SBLOCCA ITALIA” (approvato dal governo a fine agosto): un meccanismo legislativo che «trasforma la deroga in regola» e «minaccia di equivalere a un condono perpetuo» (citando la denuncia del Fai).

(NELLA FOTO LA SALA SUPERIORE DELLA SCUOLA GRANDE DI SAN ROCCO A VENEZIA CON I DIPINTI DEL TINTORETTO) DOMENICA 12 OTTOBRE DELLA FAI MARATHON 2014 - ESEMPI DI ITINERARI: VENEZIA, SCUOLE GRANDI E SCUOLE PICCOLE DI DEVOZIONE E DI ARTI E MESTIERI - Un itinerario alla scoperta di una Venezia inconsueta, quella delle SCUOLE.   - Nate a partire dal Medioevo sotto l’egida di un Santo, non solo per ragioni di culto, ma anche per la reciproca assistenza e per opere di carità materiali e spirituali, venivano distinte tra SCUOLE GRANDI, di carattere devozionale, e SCUOLE PICCOLE, di Arti e Mestieri. - In origine il termine SCOLA indicava il luogo delle riunioni, in seguito finì per identificare la Confraternita come figura giuridica: ogni Scola si provvedeva di una MARIEGOLA (raccolta delle norme per la gestione della  Comunità) che doveva essere approvata dal CONSIGLIO DEI DIECI. - Il percorso della FAIMARATHON prenderà avvio dall’ARCHIVIO DI STATO, antica sede delle SCOLE DEI FIORENTINI e DI SANT’ANTONIO, per snodarsi poi sulle tracce di questo patrimonio culturale minore che rivestì un importante ruolo nel contesto artistico, religioso, culturale e sociale della Serenissima. - Tra le tappe di maggior fascino la SCUOLA DI SAN ROCCO, magnificata dallo splendido ciclo di teleri del TINTORETTO che orna la pregevole Sala dell’Albergo, la SCUOLA GRANDE DEI CARMINI, con gli affreschi del Tiepolo, e ancora la visita alla Scuola dei mercanti da vin e travasadori (normalmente chiusa al pubblico) con un notevole soffitto decorato con tele di Gaspare Diziani.
(NELLA FOTO LA SALA SUPERIORE DELLA SCUOLA GRANDE DI SAN ROCCO A VENEZIA CON I DIPINTI DEL TINTORETTO) DOMENICA 12 OTTOBRE DELLA FAI MARATHON 2014 – ESEMPI DI ITINERARI: VENEZIA, SCUOLE GRANDI E SCUOLE PICCOLE DI DEVOZIONE E DI ARTI E MESTIERI – Un itinerario alla scoperta di una Venezia inconsueta, quella delle SCUOLE. – Nate a partire dal Medioevo sotto l’egida di un Santo, non solo per ragioni di culto, ma anche per la reciproca assistenza e per opere di carità materiali e spirituali, venivano distinte tra SCUOLE GRANDI, di carattere devozionale, e SCUOLE PICCOLE, di Arti e Mestieri. – In origine il termine SCOLA indicava il luogo delle riunioni, in seguito finì per identificare la Confraternita come figura giuridica: ogni Scola si provvedeva di una MARIEGOLA (raccolta delle norme per la gestione della Comunità) che doveva essere approvata dal CONSIGLIO DEI DIECI. – Il percorso della FAIMARATHON prenderà avvio dall’ARCHIVIO DI STATO, antica sede delle SCOLE DEI FIORENTINI e DI SANT’ANTONIO, per snodarsi poi sulle tracce di questo patrimonio culturale minore che rivestì un importante ruolo nel contesto artistico, religioso, culturale e sociale della Serenissima. – Tra le tappe di maggior fascino la SCUOLA DI SAN ROCCO, magnificata dallo splendido ciclo di teleri del TINTORETTO che orna la pregevole Sala dell’Albergo, la SCUOLA GRANDE DEI CARMINI, con gli affreschi del Tiepolo, e ancora la visita alla Scuola dei mercanti da vin e travasadori (normalmente chiusa al pubblico) con un notevole soffitto decorato con tele di Gaspare Diziani.

   E’ da notare come in questi anni di difficoltà economica e confusione generale, appaia più che mai la discrasia tra annunci di STOP AL CONSUMO DEL TERRITORIO e provvedimenti di RILANCIO DELLE GRANDI OPERE (e spesso inutili) che si mettono ancora una volta in cantiere (dispendiosissime).

   Nel contesto di questo governo (nella mano del ministro ai lavori pubblici Lupi), quel che appare pericoloso è la modifica “concettuale” della LEGGE URBANISTICA nel principio (stabilito ancora nel 1942) del “pubblico” dominante, cioè che decide i piani regolatori, cosa farne di un territorio; ora si propone legislativamente una specie di concertazione tra pubblico e privato (proprietario delle aree) su cosa fare: una dismissione di potere assai pericolosa dello Stato sul governo del territorio.

   Non che fino adesso sia andata bene: nel senso che il privato molto spesso ha prevalso nel decidere cosa fare in determinati luoghi, e lo sventramento di centri storici e l’edilizia grossolana e speculativa sorta in posti di pregio ne è testimonianza: ma lo si faceva di nascosto, spesso in modo illegittimo (con poteri mafiosi, spesso corrompendo politici), o con forme di pressione, previste addirittura in normativa urbanistiche regionali, di scambio (ti faccio la biblioteca comunale e mi concedi di costruire, ampliare le cubature di un quartiere, di tot condomini…), come è accaduto negli ultimi anni prima dell’inizio della crisi del 2008 che ha di fatto bloccato l’edilizia espansiva.fFAIMARATHON

   Ma cosa prevede a questo proposito, in termini di edilizia espansiva, il decreto “Sblocca Italia” (45 articoli, uscito a fine agosto, tutt’altro che finanziato e operativo)?

   Innanzitutto non vi è traccia dell’assioma di “zero consumo di suolo”, al contrario. Si parla sì, all’articolo 17, di incentivazioni fiscali da dare al recupero del patrimonio edilizio esistente. Poi però l’articolo 25 consente ai comuni di rilasciare l’autorizzazione edilizia in aree vincolate anche in assenza del parere della soprintendenza; ci possono essere concessioni edilizie in deroga al piano urbanistico comunale (con una «contrattazione privatistica» tra amministrazione e imprenditore); c’è l’esclusione del ministero per i Beni e le attività culturali dalle procedure di autorizzazione dei gasdotti; si passa a una stretta «gestione privatistica» per la nuova destinazione degli immobili pubblici inutilizzati.

   Di rilevanza poi l’articolo 3 (commi 2 e 3) che ha come titolo «SILENZIO ASSENSO TRA AMMINISTRAZIONI». In pratica un meccanismo per cui se un’amministrazione locale chiede un parere a un’altra amministrazione (anche amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, dei beni culturali e della salute dei cittadini, etc.) per un progetto edilizio o urbanistico anche di forte rilevanza ambientale o che può incidere sulla salute dei cittadini, ebbene, dopo 60 giorni può considerare un eventuale silenzio come un assenso, quindi un via libera. Questo può essere assai pericoloso.

   Pertanto va bene che ci sia molto meno burocrazia, più sveltezza nelle pratiche, ma bisogna stare un po’ attenti di non creare delle mostruosità, delle deregulation che potrebbero portare a disastri ambientali assai gravi.

   Ed è anche pur vero che provvedimenti rigidi, forti, ingessati, poco (nulla) hanno fatto in questi decenni per la salvaguardia dell’ambiente, del paesaggio, delle città e delle campagne… ma si deve agire con circospezione, regola, razionalità…

   Poi il decreto “Sblocca Italia” rilancia il trasporto stradale con grandi autostrade, gallerie etc, che si erano bloccate come esecuzione nel tempo per troppi soldi occorrenti, o perché inutili, o per problemi di denunce, illegalità: la Gronda di Genova e l’autostrada Nuova Romea da Mestre a Orte, l’Aurelia da trasformare nella nuova autostrada Tirrenica da Civitavecchia a Livorno, la Valdastico da completare dalla provincia di Vicenza (Piovene Rocchette) fino a Trento (con il Trentino che non la vuole assolutamente, ma tant’è…). Si prevedono inceneritori per lo smaltimento dei rifiuti, e ancor di più si parla di trivellazioni in Adriatico per cercare petrolio e gas, seguendo l’esempio della Croazia (ne abbiamo recentemente parlato in uno dei nostri post).

   Nell’articolo 45 dello “Sblocca Italia” la gestione del demanio pubblico viene affidata a fondi immobiliari e alla Cassa depositi e prestiti. Gli impianti industriali che non hanno rispettato i limiti precedenti per gli scarichi a mare avranno deroghe proporzionali alle loro capacità produttive (e questo sotto la “supervisione” del Ministero dello Sviluppo e non più dell’Ambiente). Sono diventati meno restrittivi i valori di contaminazione del suolo per i siti militari, e come detto prima, le Soprintendenze non conteranno quasi più niente come poteri di condizionamento, modifica ed eventuale opposizione su trasformazione di paesaggi tutelati. Si riducono i poteri delle Autorità di Bacino dei fiumi, sparisce il Corpo forestale inglobato nella polizia provinciale e di stato……

   Insomma, ribadiamo che le regole fin qui avute non hanno prodotto molto nello sviluppo edilizio scomposto dei decenni passati, ma tutti speravamo che potesse svilupparsi un progetto ecologicamente e geograficamente nuovo, del quale entusiasmarsi, rispetto alla solita storia (che non funziona) che si fa sviluppo e ricchezza incentivando grandi opere e allargando ancora di più la deregulation urbanistica. Ci chiediamo qui se si fa ancora in tempo a rilanciare su progetti nuovi eco-compatibili… Noi pensiamo di sì. (s.m.)faimarathon

LA MARATONA DELLA BELLEZZA IN 120 CITTÀ

di Renato Rizzo, da “la Stampa” del 9/10/2014

– È domenica (12 ottobre), organizzata dal Fai. Il traguardo: scoprire i tesori del nostro vivere –

   Diventare turisti per un giorno, a casa nostra, e ritrovare quell’attenzione che è la chiave per scoprire la Bellezza: è questo lo spirito della «maratona» più rilassata del mondo che si disputa domenica in 120 città italiane, riservata alle persone curiose di esplorare i tesori, spesso sorprendenti, nascosti nei luoghi del nostro vivere quotidiano.

   A organizzare la passeggiata, rigorosamente non competitiva (basta partecipare per vincere), è il Fai, Fondo per l’ambiente italiano, nell’ambito della campagna nazionale di raccolta fondi «Ricordati di salvare l’Italia».

   Tremila volontari appartenenti alle 116 delegazioni regionali guideranno i maratoneti lungo itinerari di stupore con oltre mille tappe: palazzi e giardini, teatri e cortili, chiese e piazze, scuole e vicoli da ammirare e, in certi casi, da visitare. Ma anche edifici normalmente chiusi al pubblico che, per una manciata di ore, sveleranno i loro segreti sfaceli denunciando, così, le promesse mancate o i misfatti delle istituzioni.

   Tra i percorsi a tema – 10 euro l’iscrizione, 29 con l’adesione annuale al Fai – spicca quello di MILANO, «Piazze visibili e invisibili», con l’eccezionale apertura del Teatro Lirico, chiuso dal 1999. NAPOLI nel suo viaggio «Verso le origini», dalla città settecentesca alla mitica Partenope, offre la possibilità di salire sino alle splendide terrazze di Villa Carafa della Spina con vista a 360° sulla città. «Amori e delitti» è il soggetto proposto da VERONA: partendo dalla casa di Giulietta ci si addentra nei luoghi che rievocano la storia di Alboino e Rosmunda e le vicende drammatiche delle prostitute giustiziate nell’Arena.

   TORINO si specchia nel suo passato di città-culla del cinema: «A spasso tra portici e cinema» condurrà i maratoneti alla balconata della Galleria Sabauda dove sono state girate scene della «Donna della domenica», in piazza Cln («Profondo Rosso»), in Galleria San Federico («Italian Job») e in Piazzetta Reale («Il divo»). E il viaggio continua attraverso cento altre meraviglie (elenco degli itinerari, orari e punti di ritrovo su www.faimarathon.it o sul sito del gioco del Lotto, sponsor dell’iniziativa) a disposizione di chi, come osserva il vicepresidente esecutivo del Fai, Marco Magnifico, «vorrà “correre” il più lentamente possibile circondato da bellezza, musica, degustazioni. Non è necessario essere allenati, basta avere voglia di lasciarsi sorprendere». (Renato Rizzo)

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«Paesaggio a rischio con lo sblocca Italia»

L’ALLARME DEL FAI – APPELLO DI CARANDINI. IL 12 MARATONA IN 120 CITTÀ

di Paolo Conti, da “il Corriere della Sera” del 7/10/2014

   «Il decreto “sblocca Italia”, in una parte dei provvedimenti, svela una tendenza pericolosa che, invece di inaugurare una stagione di modernità come è nelle intenzioni del governo, rischia di trascinare l’Italia, ancora una volta, nella spirale degli errori inveterati». Continua a leggere

EXPO 2015 a MILANO – NUTRIRE IL PIANETA: la SCOMMESSA PRIORITARIA – La GEOGRAFIA TEMATICA dei Paesi che si incontrano sui loro prodotti agro-alimentari principali – Ma riuscirà un Governo mondiale a far SUPERARE LE MONOCOLTURE, combattere lo SPRECO, e privilegiare per tutti l’AUTOSUFFICIENZA ALIMENTARE dei popoli?

nutrireilpianeta

  Come ogni evento di grande portata (quale sicuramente è l’ESPOSIZIONE UNIVERSALE, meglio conosciuta come EXPO, che si terrà a Milano dal 1° maggio 2015 al 31 ottobre dello stesso anno) la sua valenza politica, culturale, mediatica etc., prescinde il solo periodo dell’evento, e crea contesti di discussione e divulgazione: 1-prima dell’evento, quando lo si organizza, 2-durante i sei mesi della manifestazione, e 3-dopo, con gli effetti che esso è riuscito a creare. L’Expo 2015 milanese, lombardo (ma che coinvolge altre realtà regionali italiane) sviluppa un tema e un argomento affascinante e di estrema attualità e importanza, esplicitato già dal titolo significativo dell’evento, che è: “NUTRIRE IL PIANETA, ENERGIA PER LA VITA”. Qualcosa di estremamente interessante, potremmo dire un argomento “indovinato” per la sua attualità e per le prospettive presenti e future di tutta la popolazione mondiale e del pianeta-ambiente.

   Agricoltura e alimentazione si intrecciano come parte vitale prioritaria dei nostri bisogni fondamentali (di tutti) e il CIBO, la possibilità di un’autosufficienza per ciascuna persona del pianeta, la sua distribuzione e l’ORGANIZZAZIONE necessaria per produrlo, sono cosa non da poco da rappresentare.

   300-expo2015E’ evidente che viene naturale pensare a quei popoli che sono più in difficoltà sul tema dell’approvvigionamento alimentare. E su questo Expo, la sua dirigenza, fin dall’inizio ha ribadito che non si porterà avanti, nell’ “evento Expo”, alcun modello e iniziativa di cooperazione nei confronti dei paesi in via di sviluppo («Non vogliamo essere quelli che vanno a dare sostegno nei Paesi in via di sviluppo, come molte organizzazioni già fanno egregiamente. Abbiamo invece scelto di offrire loro una vetrina internazionale per mostrare cosa sanno fare» ha detto il commissario straordinario di Expo, Giuseppe Sala).

   Ma “solo” vetrina della situazione agro-alimentare mondiale Expo, direttamente o indirettamente, non potrà essere. E’ invece chiaro che ci sarà la possibilità di riuscire a capire dove si vuole andare nei prossimo anni nella politica e nell’economia mondiale riguardo all’agricoltura: privilegiare grandi multinazionali della produzione e distribuzione (detentrici di sementi, e fertilizzanti chimici, di tecnologie e processi che sono in grado di geneticamente modificare i propri prodotti agricoli)? …oppure se si vuole e si crede necessario invertire questa tendenza, dando rilievo a colture diversificate nei campi, opponendosi alle monocolture controllate da grandi gruppi economici, e incentivando forme agricole anche tecnologicamente avanzate ma legate alla conoscenza e manualità specifica locale?

   E creando opportunità e possibilità, sostegni, a tutta quell’agricoltura familiare che coinvolge oltre 600 milioni di famiglie e nonostante tutte le difficoltà provvede oggi al 70% della produzione mondiale di cibo, oltre a tutelare la biodiversità e praticare una coltivazione sostenibile.

CLUSTER È LA PAROLA MAGICA che caratterizzerà l’esposizione milanese del 2015: per la prima volta nella storia delle EXPO, accanto ai padiglioni dei Paesi che hanno soldi e risorse da investire per presentarsi in proprio, non ci saranno raggruppamenti di nazioni sulla base della loro collocazione geografica. SI PARTIRÀ invece DA UN PRODOTTO o DA UNA FILIERA ALIMENTARE che li caratterizza (CAFFÈ, RISO, CACAO, CEREALI e TUBERI, FRUTTA E LEGUMI, SPEZIE), ma anche DA TEMI SPECIFICI (il BIOMEDITERRANEO, le ISOLE, le ZONE ARIDE) per raccontare le storie di culture e colture.
CLUSTER È LA PAROLA MAGICA che caratterizzerà l’esposizione milanese del 2015: per la prima volta nella storia delle EXPO, accanto ai padiglioni dei Paesi che hanno soldi e risorse da investire per presentarsi in proprio, non ci saranno raggruppamenti di nazioni sulla base della loro collocazione geografica. SI PARTIRÀ invece DA UN PRODOTTO o DA UNA FILIERA ALIMENTARE che li caratterizza (CAFFÈ, RISO, CACAO, CEREALI e TUBERI, FRUTTA E LEGUMI, SPEZIE), ma anche DA TEMI SPECIFICI (il BIOMEDITERRANEO, le ISOLE, le ZONE ARIDE) per raccontare le storie di culture e colture.

   Cioè poter scegliere se credere a un’agricoltura mondiale fatta anche di piccoli produttori, di mercati di distribuzione comunitari (a chilometro zero) di forme agricole che si innestano naturalmente in comunità rurali equilibrate, dove si vive bene, nelle proprie tradizioni ma anche nelle innovazioni tecnologiche che esistono per chi in ambito urbano vive fuori dal sistema agricolo.

   Va poi sottolineato che, oltre all’organizzazione agricola nelle sue multiformi caratteristiche in ogni luogo del pianeta, vi sono elementi che sono drammaticamente attuali nella questione alimentare. Forse quello in questo momento più sentito e importante è quello dello SPRECO DEL CIBO: secondo dati della FAO, circa UN TERZO DELLA QUANTITÀ DI CIBO PRODOTTA NEL MONDO FINISCE NELLA SPAZZATURA senza essere consumato e, solo in Italia, in media ogni famiglia getta nella pattumiera 2 kg. di cibo a settimana, determinando indirettamente altri sprechi di risorse (come l’acqua, le materie prime e l’energia utilizzate per produrre gli alimenti) e di denaro, oltreché CON UN INCREMENTO DI RIFIUTI, E COSTI, E DIFFICOLTA’ per il loro SMALTIMENTO.

   Con una popolazione mondiale affamata che non diminuisce (860 MILIONI DI PERSONE MALNUTRITE, DI CUI 30 MILIONI OGNI ANNO MUOIONO PER FAME); ma anche nel contesto nazionale, con la crisi che imperversa da più di sei anni, si calcola che IL 9% DELLE PERSONE IN ITALIA NON HA CIBO A SUFFICIENZA.

   Tutto questo per dire che l’argomento di “NUTRIRE IL PIANETA, ENERGIA PER LA VITA” che Expo 2015 si è dato, dev’essere un’occasione da non perdere per rivedere la politica agricola-alimentare mondiale, nazionale, ma anche usi e modi di consumare della nostra vita quotidiana. (s.m.)

Riproponendo l’ANTICA STRUTTURA URBANISTICA DELLE CITTÀ ROMANE, il Sito espositivo di Expo Milano 2015 si svilupperà su un reticolo ortogonale, i cui due assi principali sono costituiti dal “CARDO” e dal “DECUMANO”.    Quest’ultimo attraversa l’intero Sito in senso est-ovest, con una larghezza di 35 m e uno sviluppo di circa 1,5 km. Ogni 20 metri sorgeranno, su entrambi i lati, i padiglioni dei Paesi Partecipanti.    Il “Cardo”, viceversa, è orientato lungo l’asse nord-sud e presenta una lunghezza di circa 350 metri. A un’estremità termina in corrispondenza della grande Lake Arena, all’altra conduce alla Piazza Porta della Via d’Acqua. Lungo i suoi lati, tutti gli spazi dedicati all’Italia.    Nel punto di incrocio fra le due direttrici una piazza quadrata (74x74 m), Piazza Italia, luogo simbolo dell’incontro tra il nostro Paese e il mondo
Riproponendo l’ANTICA STRUTTURA URBANISTICA DELLE CITTÀ ROMANE, il Sito espositivo di Expo Milano 2015 si svilupperà su un reticolo ortogonale, i cui due assi principali sono costituiti dal “CARDO” e dal “DECUMANO”.
Quest’ultimo attraversa l’intero Sito in senso est-ovest, con una larghezza di 35 m e uno sviluppo di circa 1,5 km. Ogni 20 metri sorgeranno, su entrambi i lati, i padiglioni dei Paesi Partecipanti.
Il “Cardo”, viceversa, è orientato lungo l’asse nord-sud e presenta una lunghezza di circa 350 metri. A un’estremità termina in corrispondenza della grande Lake Arena, all’altra conduce alla Piazza Porta della Via d’Acqua. Lungo i suoi lati, tutti gli spazi dedicati all’Italia.
Nel punto di incrocio fra le due direttrici una piazza quadrata (74×74 m), Piazza Italia, luogo simbolo dell’incontro tra il nostro Paese e il mondo

   NOVE CLUSTER DELL’EXPO 2015 previsti all’interno del sito espositivo sono NOVE PADIGLIONI COLLETTIVI dedicati a PAESI CHE HANNO IN COMUNE UNA CARATTERISTICA AGRICOLA O GEOGRAFICA, e che sviluppano in un unico spazio espositivo, seppur autonomamente, UN TEMA COMUNE. Essi rappresentano una vera discontinuità con le Expo del passato che avevano sempre raggruppato i Paesi secondo criteri esclusivamente geografico-continentali. I temi selezionati per i nove cluster sono pensati anche per essere espansi ad ulteriori padiglioni nazionali, creando veri e propri percorsi tematici.

1 – BIO-MEDITERRANEO (Questo cluster raggruppa i Paesi che si affacciano sul mare Nostrum e che sono accomunati dalla comune dieta mediterranea).

2 – CACAO (più di 30 Paesi in via di sviluppo sono produttori di cacao, il quale rappresenta la risorsa principale per le loro economie)

3 – CAFFÈ (Il cluster raggruppa tutti i principali Paesi produttori di caffè)

4 – CEREALI e TUBERI (Questo cluster è dedicato a quei Paesi, tendenzialmente del cosiddetto Terzo Mondo, che basano la propria economia agricola su cereali e tuberi)

5 – FRUTTA e LEGUMI (legumi, noci, frutta e verdura sono una parte importante della dieta quotidiana per la maggior parte delle persone nel mondo, soprattutto come fonti di vitamine)

6 – ISOLE (Raggruppa tutti i piccoli Paesi che occupano isole o arcipelaghi, accomunati da una dieta basata sullo sfruttamento delle risorse marine)

7 – RISO (La produzione di riso nel mondo, nel 2013, ha raggiunto i 700 milioni di tonnellate di risone, pari a 470 milioni di tonnellate di riso lavorato. La superficie coltivata è stata invece di 160 milioni di ettari).

8 – SPEZIE (Questo cluster ospita i Paesi che fanno del commercio delle spezie la loro principale fonte di ricchezza)

9 – ZONE ARIDE (Il cluster dedicato ai Paesi che affrontano i problemi della desertificazione e del clima arido)

……………..

IN 9 CITTADELLE 77 STATI IN VETRINA

– Zone aride, isole e Mediterraneo, grappoli di biodiversità –

di Luisa Contri , da ITALIA OGGI del 27/2/2014  Continua a leggere