A MILANO l’evento STATE OF THE MAP 2018 dal 28 al 30 luglio – L’appuntamento mondiale sulle MAPPE LIBERE, promosso da WIKIMEDIA, OPENSTREETMAP, e dal POLITECNICO DI MILANO (luogo dell’evento) – Una conoscenza dei dati geografici per renderli liberi, gratuiti, partecipati

 

A MILANO RADUNO WIKIPEDIA DELLE MAPPE – Dal 28 luglio. E il Comune di Milano rilascia 60mila numeri civici ‘OPEN DATA’ – (ANSA) – MILANO CAPITALE DELLE MAPPE LIBERE: dal 28 luglio e per due giorni al via STATE OF THE MAP il raduno mondiale organizzato da OPENSTREETMAP, progetto di mappatura libera e collaborativa noto come la Wikipedia delle mappe. L’evento è organizzato in collaborazione con WIKIMEDIA ITALIA ed è patrocinato dal COMUNE DI MILANO che per l’occasione rilascia oltre 60.000 numeri civici come OPEN DATA. Nella due giorni ci saranno OLTRE 400 MAPPATORI DA TUTTO IL MONDO, RICERCATORI, aziende, amministrazioni, istituzioni e associazioni non governative. Saranno spiegate le OPPORTUNITÀ CONNESSE A OPENSTREETMAP E I DIVERSI AMBITI DI APPLICAZIONE E USO DEI DATI GEOGRAFICI APERTI: dai trasporti alla gestione delle misure di soccorso, dalla logistica al turismo. Protagonisti non solo gli appassionati (i ‘mappers’) o ricercatori ma anche dipendenti di grandi aziende hi-tech come Apple, Facebook, Google e Microsoft
da http://www.impresedilinews_it

Da https://www.rivistageomedia.it/:
L’evento STATE OF THE MAP 2018 coinvolgerà oltre 400 partecipanti provenienti da tutto il mondo. Il più importante appuntamento dedicato alle mappe libere è promosso da Wikimedia Italia, OpenStreetMap Foundation e dal Politecnico di Milano, luogo dove si svolgerà l’evento dal 28 al 30 Luglio 2018.
Grazie al programma di scholarship attivato da OpenStreetMap Foundation sarà inoltre garantita la partecipazione al più importante evento per la comunità OSM a livello globale a un ampio numero di mappers, anche provenienti da Paesi in via di sviluppo.
Il programma della tre giorni si presenta già oggi ricco di workshop e interventi a cura di mappatori, ricercatori e aziende che hanno saputo riconoscere le opportunità connesse a OpenStreetMap. Molto spazio sarà dato anche a uno dei settori in cui OpenStreetMap sta facendo la differenza nel mondo: la mappatura per scopi umanitari (Humanitarian OpenStreetMap Team).
PROGRAMMA Conferenza (https://2018.stateofthemap.org/program/ )
Sito web ufficiale Conferenza (https://2018.stateofthemap.org/ )
Humanitarian OpenStreetMap Team (https://join.osmfoundation.org/state-of-the-map-2018/ )

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“OPEN DATA”, COS’È – (da Wikipedia) I DATI APERTI, comunemente chiamati con il termine inglese OPEN DATA, sono dati liberamente accessibili a tutti le cui eventuali restrizioni sono l’obbligo di citare la fonte o di mantenere la banca dati sempre aperta. L’OPEN DATA si richiama alla più ampia disciplina dell’OPEN GOVERNMENT, cioè una dottrina in base alla quale la pubblica amministrazione dovrebbe essere aperta ai cittadini, tanto in termini di trasparenza quanto di partecipazione diretta al processo decisionale, anche attraverso il ricorso alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione; e ha alla base un’etica simile ad altri movimenti e comunità di sviluppo “open”, come l’open source, l’open access e l’open content.(…)(Wikipedia)(immagine tratta da http://www.welfarenetwork.it/ )

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COS’È OPENSTREETMAP

OpenStreetMap è un progetto mondiale per la raccolta collaborativa di dati geografici da cui si possono derivare innumerevoli lavori e servizi. I risultati più evidenti sono le mappe online che però rappresentano solo la punta dell’iceberg di quel che si può ottenere da questi dati. La caratteristica fondamentale è che i dati di OpenStreetMap possiedono una licenza libera. (…) Infatti è possibile usare i dati OpenStreetMap liberamente per qualsiasi scopo, anche quelli commerciali, con il solo vincolo di citare il progetto e usare la stessa licenza per eventuali dati derivati. L’altra caratteristica molto importante è che tutti possono contribuire arricchendo o correggendo i dati e, come i progetti simili (Wikipedia e mondo del software libero ad esempio) la comunità è l’elemento fondamentale perché oltre a essere quella che inserisce i dati e arricchisce il progetto, ne controlla anche la qualità.

COSA NON È OPENSTREETMAP

OpenStreetMap non è una raccolta di tracce GPS tra loro slegate. Le tracce GPS sono solo utili per capire come tracciare il reticolo delle strade e per inserire i punti di interesse. OpenStreetMap non è una copia di Google Maps e non è quello il suo scopo, è molto di piu` …

PERCHÉ OPENSTREETMAP

OpenStreetMap come abbiamo detto è un progetto che vuole creare una banca dati geografica libera, uno dei punti di forza è la possibilità di utilizzarla per le più svariate necessità e su dispositivi differenti. I dati sono disponibili in moltissimi formati, possono essere caricati su GPS, navigatori o cellulari per sapere sempre la vostra posizione o per calcolare il percorso più breve per raggiungere una certa località; potete utilizzarli sul vostro sito per segnalare dove si trova la vostra azienda o per mostrare le vostre immagini georiferite; potete stampare mappe cartacee a diverse scale e con diversi stili; possono essere usati come base di videogiochi; esistono in diversi formati vettoriali per essere analizzati con software GIS; per ultimo, ma forse uno dei motivi più importanti, anche se è quello per il quale si spera non debbano mai essere utilizzate, per salvare vite…

openstreetmap: immagine da Foss4g2017 slide

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MILANO CAPITALE DELLE MAPPE LIBERE

da http://www.thatsmilan.it/

20 luglio 2018 – da http://viveremilano.info/eventi/milano-capitale-delle-mappe-libere.html
AL VIA “STATE OF THE MAP”, IL RADUNO GLOBALE DI OPENSTREETMAP
Disponibili e scaricabili dal Geoportale del Comune i dati geografici relativi a oltre 60.000 numeri civici della città. Oltre 400 mappatori di cinquanta nazionalità diverse, ricercatori, aziende, pubbliche amministrazioni, istituzioni e associazioni non governative giungeranno dal 28 al 30 luglio a Milano per partecipare all’edizione 2018 di “State of the Map”, il grande raduno internazionale della comunità OpenStreetMap, progetto di mappatura libera e collaborativa noto anche come la “Wikipedia delle mappe”.
L’evento, che sarà ospitato presso gli spazi del POLITECNICO DI MILANO in PIAZZA LEONARDO DA VINCI, prevede numerose sessioni e workshop (2018.stateofthemap.org/it) in cui saranno illustrate le opportunità connesse a OPENSTREETMAP e i molteplici ambiti di applicazione e utilizzo dei dati geografici aperti: dal settore dei trasporti alla gestione delle misure di soccorso, dalla logistica al turismo, dalla mappatura dell’accessibilità fino ad arrivare al campo dell’innovazione e della ricerca scientifica.

Protagonisti non saranno solo appassionati (i mappers) o ricercatori, ma anche dipendenti di grandi aziende di rilevanza come Apple, Facebook, Google e Microsoft che racconteranno come contribuiscono e usano il patrimonio informatico che il progetto mette e disposizione di tutti.
“OpenStreetMap è, ad oggi, il più grande e aggiornato database globale geospaziale, utilizzato nella stragrande maggioranza delle applicazioni per le quali la contestualizzazione geografica è rilevante – ha dichiarato Maria Antonia Brovelli, professore di Sistemi Informativi Geografici al Politecnico di Milano. – Come Politecnico siamo attivi da anni su questo tema, principalmente sul fronte della validazione, per dimostrare come un dato collaborativo possa essere anche un dato di qualità.
Anche i nostri giovani mappatori (i PoliMappers) partecipano con entusiasmo e competenza a questo progetto, portando il loro prezioso contributo soprattutto nel caso di crisi ambientali e umanitarie”.
“Organizzare la conferenza internazionale di OpenStreetMap in Italia – ha aggiunto Maurizio Napolitano, membro del direttivo di Wikimedia Italia – è anche frutto della scelta della comunità italiana di mappatori che ha voluto farsi riconoscere all’interno di Wikimedia Italia. Contribuire alla creazione e diffusione dei beni comuni è un’opera che richiede un grande lavoro; la parcellizzazione degli sforzi è deleteria, l’unione porta a grandi risultati”.

Città Metropolitana di Milano (da http://www.google.it/ )

In occasione della conferenza stampa di lancio di STATE OF THE MAP, l’assessore alla Partecipazione, Cittadinanza attiva e Open data Lorenzo Lipparini – che sarà presente all’appuntamento il 30 luglio, alle ore 15, all’interno del panel “OpenStreetMap and future of transport” – ha annunciato un nuovo, importante rilascio disponibile sul Geoportale del Comune di Milano: “Da oggi sono finalmente disponibili e scaricabili i dati geografici relativi ai numeri civici e alle vie (centroidi) della toponomastica milanese. Parliamo di oltre 60.000 civici in diverse proiezioni del sistema geografico e in svariati formati, prodotti e costantemente aggiornati grazie al lavoro dell’Unità SIT centrale e Toponomastica della Direzione Sistemi Informativi. Si tratta di un rilascio importante che mettiamo a disposizione di tutti in versione open e che costituisce un tassello importante anche per quanto riguarda il percorso partecipativo intrapreso da questa Amministrazione: la condivisione di questi dati, infatti, ci consentirà di accrescere il costante e continuo confronto con le community e le associazioni di riferimento, che avranno anche il compito di mantenere il dato aggiornato. Con OpenStreetMap si avvia una collaborazione con Wikimedia Italia che ci porterà, a partire dal mese di settembre, a condividere sempre più esperienze”.
Fino a oggi OpenStreetMap offriva la mappatura di circa 21.000 civici di Milano, poco più di un terzo del totale. Grazie a questo importante rilascio tutti i dati diventeranno accessibili potranno essere utilizzati dai cittadini, dalle aziende di promozione turistica, dagli enti di ricerca e dalle stesse pubbliche amministrazioni.Che cos’è OpenStreetMap?
OPENSTREETMAP, IN BREVE OSM, È UN PROGETTO COLLABORATIVO VOLTO A CREARE UNA BANCA DI DATI GEOGRAFICI aperti che siano utilizzabili per qualsiasi scopo, in primis generare mappe. Il progetto è totalmente ispirato all’enciclopedia libera e ne replica lo spirito collaborativo e di creazione di un bene comune, per questo è noto anche come la “Wikipedia delle mappe”.
Il progetto, NATO NEL 2004 A LONDRA e coordinato dalla OPENSTREETMAP FOUNDATION – fondazione non profit con sede nel Regno Unito – si presenta come la più importante piattaforma di open data geografici al mondo.
OpenStreetMap si fonda principalmente su lavoro svolto da volontari, il cui numero a livello globale è in continua crescita: oltre un milione di utenti è iscritto al sito e ha attivamente contribuito all’arricchimento di questo enorme patrimonio di dati, accessibili gratuitamente da chiunque e riutilizzabili a qualsiasi scopo, anche commerciale.

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COS’È UN MAPPING PARTY

da https://wiki.openstreetmap.org/wiki/IT:Mapping_parties del 17/1/2018
PERCHÈ DOVREI ORGANIZZARE UN MAPPING PARTY?
I mapper più esperti, prima di cominciare, insegnano ai nuovi arrivati come usare i GPS.
OpenStreetMap è un progetto che migliora quanto più esperte sono le persone che vi partecipano, per questo i momenti di condivisione e trasmissione dell’esperienza sono fondamentali. I mapping party sono eventi in cui gli utenti esperti si riuniscono con utenti meno esperti, cittadini e chiunque voglia partecipare, per diffondere lo spirito di condivisione della mappa e ottenere una conoscenza condivisa e ampia del territorio in cui si vive o che si sta visitando.

ESEMPIO DI VOLANTINO BEN ESPLICATIVO DI UN MAPPING PARTY DEL 2017 – da http://www.opengeodataschool.it/

I mapping party possono avere qualsiasi forma: possono essere una passeggiata, una biciclettata, un viaggio in auto quando piove, o anche essere fatti totalmente in ambienti chiusi, se si vogliono mappare zone visibili dalle fotografie satellitari.
COME SI SVOLGE UN MAPPING PARTY
Per sommi capi, un estremo riassunto:
PREPARAZIONE: si contattano persone, gruppi o associazioni che potrebbero essere interessate. In alcuni casi può servire avere UN ‘TEMA’ (mappare le piste ciclabili, ristoranti o negozi, mappare completamente un parco ..) così le persone possono vedere il raggiungimento di uno scopo anziché vedere un generico miglioramento della mappatura. A chi possiede solo uno smartphone si consigliano un paio di App utili a mappare.
MOMENTO INTRODUTTIVO: specialmente se partecipano persone per la prima volta, è utile avere un proiettore e fermarsi almeno 5 minuti a spiegare cos’è OSM, come funziona e perché si dovrebbe aiutare la crescita di una mappa libera. In questa fase può essere utile aiutarsi con slide, immagini, video, ecc. La presentazione deve essere veloce e divertente.
MOMENTO SOCIALE: è utile che tutti si conoscano, al fine di creare una comunità coesa e — soprattutto — al fine di far conoscere persone che mappano lo stesso territorio.
USCITA, MAPPING: dopo aver diviso in gruppi gli utenti, ad ognuno viene distribuita una mappa con la zona da mappare assegnata a quel gruppo; è utile darsi una scadenza e fissare un orario al quale tutti i gruppi devono trovarsi al punto finale stabilito. Ai nuovi arrivati dare compiti di mappatura semplici senza voler far loro mappare tutto il mappabile: poche cose ma chiare.

da http://www.wiki.openstreetmap.org/

POST-ELABORAZIONE DEI DATI: i mapper si ritrovano nella sede di un volontario, di un’associazione, di un’azienda, di un pub o un caffè per accendere i propri PC e disegnare le strade sulla base delle tracce registrate con i ricevitori GPS. Gli utenti esperti insegnano ai nuovi arrivati come usare i programmi per la modifica delle mappe. Se possibile, al termine della giornata lasciare una paginetta con alcuni link alla wiki, alle map feature e a qualche mappa tematica. Se organizzato con un minimo di anticipo e non sapete cosa o come stampare materiale informativo Wikimedia potrebbe spedire un pò di materiale cartaceo.
MOMENTO GASTRONOMICO: i mapping party sono attività conviviali e comunitarie, per questo dopo la fine del party spesso i partecipanti si spostano in un ristorante, caffè o pub per bere un drink, una birra o consumare una cena insieme.
COME ORGANIZZARE UN MAPPING PARTY
La percentuale delle persone che continuano a mappare dopo aver conosciuto OSM ad un mapping party è statisticamente basso, per non vanificare gli sforzi dei volontari che organizzano la giornata diamo qui alcuni CONSIGLI PER FA SÌ CHE QUESTA PERCENTUALE AUMENTI.
Tra i possibili motivi c’è la RELATIVA COMPLESSITÀ DELL’INTERO PROCESSO. In una giornata occorre assimilare molte informazioni di svariato tipo; gli utenti non riescono a prendere confidenza con i vari passaggi e potrebbero aver paura di fare danni.
Per quanto possibile cercare di FAR VEDERE IL RISULTATO DELLA MAPPATURA o almeno una possibile elaborazione dei dati OSM, ad esempio una semplice mappa di umap, in questo modo saranno più invogliati a proseguire nella mappatura.
ASSICURARSI CHE LA ZONA DA MAPPARE (comune, quartiere, parco naturale, ecc) ESISTA ALL’INTERNO DI UNA QUALCHE PAGINA SUL WIKI; se non esiste, crearla.
CREARE UNA PAGINA APPOSITAMENTE PER IL MAPPING PARTY; se c’è già stato un mapping party in quella zona, riutilizzare la vecchia pagina per non crearne una nuova.
Aggiungere il mapping party sia all’elenco degli eventi italiani che in quello internazionale.
Mandare una mail in mailing list italiana; se la zona da mappare si trova al confine con altre nazioni, segnalare l’evento anche nella mailing list estera. Segnalare l’evento anche sui social network, come il gruppo OpenStreetMap Italy su Facebook o Twitter; pubblicare la notizia sul proprio blog, che allo scopo può essere inserito nel planet italiano dei blog di OSM.
Via messaggio personale, avvisare tutti gli utenti del wiki e del portale di OSM che risultano nel comune o nell’area interessata.
Si può fare altrettanto dal www con gli utenti che risultano presenti nei dintorni, con i quali si sono avuti contatti nei precedenti mapping party.
MANDARE UNA MAIL ALLE MAILING LIST DI GRUPPI E ASSOCIAZIONI che si pensa possano essere interessate (LUG della zona, associazioni di ciclisti, attivisti, ecc).
Cercare di dare un seguito alla giornata: terminare la giornata dando già l’appuntamento ad un ulteriore incontro ad una o due settimane di distanza, senza mapping party, in cui rivedere la parte di editing e togliere i dubbi ai nuovi mappatori.
Nei giorni precedenti cercare di far girare informazioni sul tipo di App da installare e sulla necessità di registrarsi come utenti a OSM; sarebbe consigliabile che gli utenti provassero a seguire il tutorial dell’editor ID; questo allo scopo di evitare tempi morti.
Contattare la stampa: risulta molto utile diffondere la notizia sui giornali cittadini, televisioni, ecc; è possibile utilizzare un comunicato stampa già pronto per l’uso – e modificarlo secondo le esigenze, riportato nella pagina Marketing. Se si contattano quotidiani è bene avere un primo contatto diversi giorni prima e il ‘reminder’ il giorno prima dell’evento.
Preparare materiale cartaceo da distribuire durante gli eventi e locandine per pubblicizzarlo
CREARE MATERIALE CARTACEO
È molto importante che durante il mapping party vengano distribuiti VOLANTINI, GUIDE e che lo stesso party venga preventivamente pubblicizzato e segnalato con poster, striscioni, ecc. Nella pagina Marketing sono presenti materiali pronti per l’uso.
STRUMENTI UTILI per i mapping parties:
– Walking Papers. (https://wiki.openstreetmap.org/wiki/IT:Walking_Papers )
– MapCraft. Zonizzazione di Londra per un mapping party. (https://mapcraft.nanodesu.ru/pie/50 )
– Field Papers facilita la raccolta dei dati di campo senza GPS, solo scrivendo note su un foglio di carta. (http://www.fieldpapers.org/ )
– MapCraft è uno strumento per creare una zonizzazione dell’area da mappare, assegnare le zone ai diversi utenti e seguire il progresso della mappatura. (https://wiki.openstreetmap.org/wiki/IT:MapCraft )

VOLANTINO DI UN MAPPING PARTY DI GEOGRAFICAMENTE TENUTO QUALCHE ANNO FA

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…le “città stato”, una riflessione sul possibile “domani”….

La geografia delle nuove città-Stato
LA GEOGRAFIA DELLE NUOVE CITTÀ-STATO

di Danilo Taino, da “LA LETTURA” supplemento domenicale de “il Corriere della Sera” Continua a leggere

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APPUNTAMENTI GIS a PADOVA, per STUDENTI e per TUTTI GLI INTERESSATI – 1) OCCHI SULL’AMAZZONIA: deforestazione ed estrazione petrolifera nell’Amazzonia ecuadoregna; 2) Il VALORE DEL SUOLO: con mappatura degli edifici e degli spazi abbandonati o dismessi di Padova

LABORATORI GIS dei Progetti AMAZONEYES e MUES-MAPPING URBAN EMPTY SPACES in collaborazione con il MASTER DI II LIVELLO IN GISCIENCE e SISTEMI A PILOTAGGIO REMOTO DELL’UNIVERSITÀ DI PADOVA e l’ASSOCIAZIONE GISHUB

MERCOLEDÌ 18 APRILE iniziano i LABORATORI GIS dei Progetti Innovativi degli Studenti AMAZONEYES e MUES-MAPPING URBAN EMPTY SPACES (Mappatura Urbana degli spazi abbandonati).
I laboratori sono aperti sia agli studenti sia a tutti gli interessati.
I primi due mercoledì (18 aprile e 2 maggio) saranno in comune ad entrambi i progetti, dove tutti i partecipanti potranno apprendere le basi del software opensource QGIS e avvicinarsi all’uso delle immagini raster e dei dati vettoriali.
I quattro mercoledì successivi (9/16/23/30 maggio) saranno relativi solo al Progetto MUES.
Amazon Eyes torna il 5 giugno con la conferenza “I costi socio-ambientali dell’estrattivismo in America latina” in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente!
Alla fine di ogni laboratorio verrà offerto ai partecipanti un gradito aperiGIS!

Nella FOTO (collegati a Via Ognissanti 39 a Padova dall’ECUADOR in occasione dell’iniziativa “LA NOTTE DELLA GEOGRAFIA” tenutasi il 6 aprile scorso) il GRUPPO DI RICERCATORI LOCALI che assieme a DOTTORANDI DEL MASTER DI II LIVELLO IN GISCIENCE e Sistemi a Pilotaggio Remoto dell’UNIVERSITÀ DI PADOVA, stanno analizzando l’IMPATTO della DEFORESTAZIONE e dell’ESTRAZIONE PETROLIFERA nella RISERVA DELLA BIOSFERA YASUNÌ (ECUADOR), uno degli ecosistemi più biodiversi del pianeta e casa ancestrale di una delle ultime popolazioni indigene non contattate al mondo

Ecco spiegati brevemente i due progetti:
Progetto Innovativo degli Studenti AmazonEyes – sguardi sull’ Amazzonia
Il progetto vuole sviluppare un percorso di ricerca e formazione partecipata degli impatti della deforestazione e dell’estrazione petrolifera nella Riserva della Biosfera Yasunì (Ecuador), uno degli ecosistemi più biodiversi del pianeta e casa ancestrale di una delle ultime popolazioni indigene non contattate al mondo.
I partecipanti saranno coinvolti nella mappatura da satellite delle infrastrutture petrolifere (strade, campi, pozzi) che culminerà nella creazione di un geodatabase consultabile online.

GIS (Geographic Information System) è un sistema progettato per ricevere, immagazzinare, elaborare, analizzare, gestire e rappresentare dati di tipo geografico

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Progetto Innovativo degli Studenti MUES.Mapping Urban Empty Spaces (Il valore del suolo).

Il progetto MUES, prosecuzione del Progetto Innovativo 2016 “Il Valore del Suolo”, si pone l’obiettivo di svolgere una mappatura accurata, in ambiente GIS opensource, degli edifici e degli spazi abbandonati o dismessi della città di Padova, attraverso lo studio comparato di diverse fonti cartografiche (mappe catastali, CTR, elaborati del PAT/PI…) e aerofotografiche (serie storiche dei voli a partire dal volo GAI 1954). La mappatura sarà validata dalla verifica sul campo della corrispondenza tra indicazioni delle mappe e realtà (ground truth).
Attraverso una selezione delle aree e dei complessi edilizi più significativi, per estensione e rappresentatività delle cause dell’abbandono, verranno operati approfondimenti attraverso:
i) ricerche diacroniche su documenti testuali e visivi;
ii) analisi del contesto;
iii) campagne di documentazione fotografica
Tali approfondimenti verranno poi inseriti come link nel webgis illustrativo del progetto, che farà così da base per un’operazione di storytelling urbano.

CITTA’ DI PADOVA – MUES-MAPPING URBAN EMPTY SPACES: l’obiettivo è svolgere una mappatura accurata, in ambiente GIS OPENSOURCE, degli edifici e degli spazi abbandonati o dismessi della città di PADOVA, attraverso lo STUDIO COMPARATO DI DIVERSE FONTI CARTOGRAFICHE (mappe catastali, CTR, elaborati del PAT/PI…) e AEROFOTOGRAFICHE

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Ecco in breve un riepilogo degli appuntamenti:
18/04 – Soil Connection: Strumenti di monitoraggio e valutazione del Consumo di suolo e dei Servizi Ecosistemici tra Padova e Amazzonia
Nozioni di GIS base: sistemi di riferimento e gestione dati vettoriali e raster

2/05 – Soil Connection: Strumenti di monitoraggio e valutazione del Consumo di suolo e dei Servizi Ecosistemici tra Padova e Amazzonia
Nozioni di GIS base: esercitazione su immagini aeree e satellitari: Padova VS Amazzonia

9/05 – MUES – Mapping Urban Empty Spaces
presentazione dei siti dismessi prescelti;
introduzione alle banche dati per compilare la tabella con le caratteristiche

16/05 – MUES – Mapping Urban Empty Spaces
urbanwalks in zona Stanga/Fiera per conoscenza diretta di alcuni siti dismessi mappati e campagna fotografica

23/05 – MUES – Mapping Urban Empty Spaces
introduzione al webGIS e inserimento dati della urbanwalk;
mappatura areale e popolamento tabella informativa di tutti i siti

30/05 – MUES – Mapping Urban Empty Spaces
scenari di riqualificazione con analisi GIS del contesto di reinserimento (prossimità dei siti dismessi ai sistemi di mura, acque, aree verdi, aree agricole, piste ciclabili…) e individuazione ostacoli (infrastrutture, fabbriche, impianti…)

5/06 – Amazoneyes: I costi socio-ambientali dell’ estrattivismo in America Latina
In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente cercheremo di farci un’idea di quanto gli impatti dell’estrazione petrolifera e la deforestazione stiano minacciando sia gli ecosistemi che le persone!

Si consiglia a tutti i partecipanti di portare il proprio PC e di installare il software opensource QGIS e di registrarsi ai progetti inviando una mail a:
– geoamazoneyes@gmail.com
– progettomues@gmail.com
I laboratori si svolgeranno presso il Laboratorio di GIScience e Drones for Good – D4G dell’Università degli Studi di Padova, in via Ognissanti 39 a Padova.

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COS’È UN GIS
Il G.I.S. (Geographical Information System) o sistema informativo geografico è uno strumento che permette di analizzare, rappresentare, interrogare entità o eventi che si verificano sul territorio. Nella tecnologia presente all’interno dei software geografici si integrano alle comuni operazioni che si possono svolgere sui data base, quali ricerche, analisi statistiche, grafici, le funzionalità proprie di un G.I.S. come la memorizzazione di dati territoriali, il loro trattamento e soprattutto la loro rappresentazione sotto forma di cartogrammi o tabelle ritagliati su porzioni di territorio più o meno estese.
Tali capacità distinguono i sistemi geografici da qualsiasi altro sistema informatico consentedo agli utenti di avere uno strumento che consenta loro di visualizzare e analizzare le informazioni per spiegare eventi, pianificare strategie o progettare infrastrutture territoriali.
Si può ad esempio localizzare qualsiasi oggetto presente sul terreno oppure si può studiare l’evoluzione del paesaggio agricolo o ancora studiare i percorsi dei fiumi attraverso il tempo.
Per tutti i problemi che hanno una componente geografica il G.I.S permette di creare mappe, integrare informazioni, visualizzare scenari anche tridimensionalmente, risolvere complicati problemi di mobilità ed elaborare le soluzioni più efficaci .Operazioni complicate se non impossibili da effettuarsi in mancanza di tale strumento.

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PER I TOTALI NEOFITI: MA COS’E’ IL GIS??

GIS è una sigla che sta per “Geographic Information Sistem” (in Italia si parla di SIT, Sistema Informativo Territoriale).
Come definire il GIS
GIS non è altro che un software per la gestione di dati geografici. Un GIS è un potente strumento per raccogliere, archiviare, recuperare, trasformare e rappresentare dati georeferenziati derivati dal mondo reale per particolari scopi.
Possibili applicazioni di un GIS
Geografia
Ingegneria civile
Geodesia
Rilievi catastali
Fotogrammetria
Telerilevamento
Cartografia numerica
Cartografia tematica
Studi matematici su variazioni spaziali
Pianificazione territoriale
Reti tecnologiche (tra le prime ad avvalersi…..)
Marketing
Valutazione di Impatto Ambientale
….e tutto ciò che è esprimibile in materia spaziale
Vantaggi rispetto alla produzione tradizionale
Il GIS ha maggiore:
Efficienza (enorme quantità di dati gestiti e migliore qualità di trattamento dati)
Possibilità di calcolo (enorme possibilità di elaborazione modellistica)
Iterazione (aggiornamento continuo dei database. Cartografia aggiornabile)
Versatilità
Se il GIS è un software, di quale Hardware si avvale?
Hardware: dal supporto cartaceo a quello elettronico….
Per la raccolta (sorgenti di) dati ci si avvale di:
Telerilevamento
Rilievi sul campo
Cartografia
Banche dati
Per l’inserimento dati (input dati), nel GPS (Global Position Sistem), ci si avvale di:
Terminali
Digitizer
Supporti magnetici e ottici
Scanner
Files
Ma cos’è un “Database geografico”??
Se la definizione di “database” può essere “una combinazione di hardware e software che permette di gestire una notevole quantità di dati”, DATABASE GEOGRAFICO è “una collezione di oggetti cartografici e di informazioni ad essi associate in forma digitale“
… avremo così un database grafico (gli oggetti, il disegno) e un database valori (il foglio di calcolo)…
… e il database grafico avrà 2 forme:
Vettoriale (gli oggetti e le rappresentazioni sono espresse, all’interno del grafico –nelle coppie di coordinate- in Punti, Linee, Aree cioè Poligoni)
Raster (gli oggetti e le rappresentazioni sono espresse, appunto, in “raster”, un foglio a quadretti, formato da celle (pixel) definito dal numero di righe
… il vettoriale è più preciso, ma il raster è migliore su operazioni matematiche (molti sorgenti di dati, come i satelliti, forniscono i loro dati in modo Raster). I due sistemi sono interscambiabili (è comunque più problematico passare da raster a vettoriale)
… il database valori si basa su una serie di informazioni quantitative e qualitative associate agli oggetti grafici:
è continuamente aggiornabile
consente “query” (ricerche) tra “layers” (strati) diversi
un layer è uno strato informativo (esempio le curve di livello)… i “punti quotati” sono organizzati su un layer
Organizzazione dei database grafici
Gli oggetti grafici sono organizzati in “strati” diversi (layers), a seconda del tipo di informazione o dell’origine della stessa:
ogni layer (strato) può avere un proprio “database valori”
si possono eseguire “query” (ricerche) sia in senso orizzontale (sullo stesso layer) che in senso verticale
….Allora, per concludere, ma cos’è veramente un GIS??
Il GIS è uno strumento
“Garbage in……………………….. garbage out!” ……. Cioè:
“Se entra spazzatura…………. esce spazzatura!”………………
Ai NEOFITI: avete capito qualcosa su cos’è un GIS??
LA SPIEGAZIONE QUI SOPRA PROPOSTAVI E’ STATA TRATTA DA APPUNTI DI UN CORSO GIS DEL PROF. FRANCESCO FERRARESE, DEL DIPARTIMENTO DI GEOGRAFIA DI PADOVA.

da Wikipedia

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EVENTI PASSATI (DA POCO):

 

EVENTI GEOGRAFICI – 6 APRILE 2018: LA NOTTE EUROPEA DELLA GEOGRAFIA

NOTTE DELLA GEOGRAFIA A PADOVA (IL 6 APRILE)
Venerdì 6 aprile, nell’ambito della Notte Europea della Geografia, iniziativa che coinvolge 30 città europee e 22 città italiane, il Master GIScience e Sistemi a Pilotaggio Remoto dell’Università degli Studi di Padova in collaborazione con i Dipartimenti ICEA e DiSSGeA, l’Associazione AIIG Veneto, l’Associazione GIShub e l’Associazione Geograficamente, organizza 7 eventi a Padova che spaziano dal rilievo con drone, alla degustazione geo-ragionata di vini, dal maphaton dei territori dell’Amazzonia allo studio e visualizzazione di immagini satellitari per l’agricoltura.
Sarà un’occasione per toccare dal vivo i nuovi strumenti tecnologici ed interdisciplinari di cui la Geografia dispone e i diversi ambiti di ricerca e applicazione che la disciplina affronta.
Tutti gli eventi sono gratuiti e si concentreranno dal tardo pomeriggio fino a notte inoltrata.

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EVENTI IN PROGRAMMA a Padova il 6 aprile:
GLI EVENTI
PORTI E ONDE IN MINIATURA: visita tecnica al laboratorio Marittimo dell’Università degli Studi di Padova. Sarà possibile osservare un breve esperimento che studia l’interazione fra le onde e un pontile in scala ridotta
H 17.00 – 19.00 | Vasca Marittima, via Ognissanti 39 (PD)

MAPDRONE PD: rilievo fotogrammetrico di Porta Portello con drone DJI SPARK e successiva creazione del modello digitale dalla nuvola di punti
H 18.00 – 20.00 | Porta Portello (PD)

IN VINO VARIETAS. DEGUSTAZIONE GEO-RAGIONATA: sapori di vini e storie di vignaioli che tutelano e danno valore alla diversità ambientale e culturale del paesaggio italiano.
In collaborazione con 1901 – Enoteca Severino
h 18.30 – 20.30 | Museo di Geografia – Università di Padova, salone Palazzo Wollemborg, via del Santo 26 (PD)
Partecipazione gratuita limitata a 40 posti
Iscrizioni entro il 4 aprile all’indirizzo geografia.dissgea@unipd.it

GEODATA E IMMAGINI SATELLITARI PER L’AGRICOLTURA: attraverso una postazione interattiva saranno proiettati i risultati del progetto FSE Droni e Agroecosistemi 4.0 per visualizzare i #satelliti in orbita e scaricare immagini satellitari per le principali applicazioni in agricoltura e non solo
H 21.00 – 23.00 | #LaboratorioD4G, via Ognissanti 39 (PD)

IL PETROLIO, NOSTRO VICINO DI CASA. Scopriamo le attività di estrazione di idrocarburi attorno a noi con #GoogleEarthPro: attraverso l’uso avanzato di strumenti di Google Earth Pro, i partecipanti potranno esplorare la “geografia del petrolio” in Italia visualizzando e prendendo coscienza delle relazioni spaziali tra aree ad alta sensibilità ecologica e culturale e la produzione di idrocarburi H 21.00 – 23.00 | #LaboratorioD4G, via Ognissanti 39 (PD)

PROJECT(ion)S FOR PADOVA: attraverso l’uso di tecniche di video mapping, saranno proiettate sulle superfici di alcuni edifici e luoghi di Padova, visioni e proposte progettuali per quello stesso sito, rappresentando così su architetture reali alcune ipotesi di trasformazione
H 21.00 – 23.00 | Piazzetta Portello, via Marzolo 17 (PD)

AMAZONEYES | #MAPHATON: mappatura della #deforestazione e degli impatti ambientali della produzione di combustibili fossili nell’#Amazzonia ecuadoriana, una delle aree più biodiverse del pianeta
H 22.00 – 02.00 | #LaboratorioD4G, via Ognissanti 39 (PD)
Prenotazioni: geoamazoneyes@gmail.com

MUSEO DELLA GEOGRAFIA A PADOVA(nella foto: Salone del primo piano della Sezione di Geografia di via del Santo 26)

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CARTA DEGLI EVENTI IN TUTTA EUROPA:

http://www.ageiweb.it/eventi-e-info-per-newsletter/carta-degli-eventi-della-notte-europea-della-geografia/

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GLI EVENTI DEL 6 APRILE IN ITALIA:

http://www.ageiweb.it/notte-della-geografia/eventi-proposti-per-la-notte-della-geografia/

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NOTTE EUROPEA DELLA GEOGRAFIA: LE FINALITA’
La Geografia italiana, con il Comitato Italiano UGI e in rete con comunità e comitati nazionali in Europa, partecipa alla Notte Europea della Geografia: ideata dal Comitato Nazionale Francese di Geografia e promossa da EUGEO, con una costellazione di eventi sincroni che coinvolgeranno team, laboratori, associazioni e appassionati nella serata/nottata del 6 Aprile 2018.
Da spazi più classicamente accademici a quelli più sociali e aperti alla città, vogliamo impegnarci, con il concorso di idee e iniziative gestite localmente, a rendere possibile un’affascinante edizione italiana distribuita in tutta Italia!
Questo evento mira a migliorare la visibilità e l’incisività della geografia e dei geografi nei confronti del grande pubblico e dei media, comunicando meglio il sapere geografico e la valenza della Geografia per la formazione a “tutto tondo” dei cittadini. Un evento che ci aiuti a rendere la ricerca geografica più accessibile, contribuendo a valorizzare il nostro lavoro scientifico e didattico.
Gli eventi proposti saranno per questo liberi e aperti a tutti i cittadini.

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THE BLUE MARBLE, NASA 1972, MISSIONE APOLLO 17 – BLUE MARBLE è una famosa fotografia della Terra scattata il 7 dicembre 1972 dall’equipaggio dell’APOLLO 17 (l’ultima missione del Programma Apollo) ad una distanza di circa 45 000 Km. È una delle immagini più distribuite nella storia della fotografia perché è una delle poche che ritraggono la terra completamente illuminata, in quanto al momento dello scatto il Sole era alle spalle degli osservatori. Da quella distanza, la Terra appariva agli astronauti come UNA BIGLIA (blue marble è traducibile dall’inglese come “biglia blu”). Questa foto è utilizzata dal mondo ambientalista come immagine della fragilità della Terra, e del pericolo della sua distruzione ambientale e della limitatezza delle sue risorse naturali

“(…) Lungi dall’essere un inventario polveroso di monti, confini e capitali, LA GEOGRAFIA SERVE A LEGGERE I PAESAGGI: «Vedere i negozi che chiudono e i centri commerciali, le fabbriche abbandonate, i poveri nelle metropolitane quando fa freddo: questa è geografia», dice Carlo Brusa, docente di geografia all’Università del Piemonte Orientale. Materia principe per comprendere RAGIONI E MOVIMENTI DELLE MASSE CHE MIGRANO. O per disegnare le trasformazioni del territorio, definire i piani paesaggistici, aiutare nella COMPRENSIONE E nella PREVENZIONE DEI DISSESTI IDROGEOLOGICI. Per capire e intervenire non bastano Google Maps e gps. Possono servire, non far conoscere. «Non danno i fondamenti disciplinari», dice Brusa. Quelli, però, non li dà più neanche la scuola, dove alla riduzione delle ore si è sommata la trasformazione della materia, la sua «espropriazione» da parte di altre discipline”. (da “il Corriere della Sera” del 21/10/2017)

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FIRENZE: La notte europea della geografia a Firenze

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LA STORIA SI FA ANCHE A COLPI DI MAPPE

di Massimo Rossi, da “La Stampa” del 22/10/2016
Solitamente pensiamo a una carta geografica come a una rappresentazione esatta dei territori raffigurati, disattivando qualsiasi ulteriore riflessione in merito a possibili altre considerazioni. La mappa che non passa inosservata (o quantomeno incuriosisce) è intitolata “VEDUTA D’ITALIA” e risale al 1853, quasi un decennio prima dell’unità politica nazionale.

VEDUTA D’ITALIA (1853, anonimo cartografo)

Il gesto rivoluzionario dell’anonimo cartografo arriva, ancora oggi, dritto nel segno prefissato. Ponendo il Sud in alto si innesca nel lettore un’altra visione, un altro punto di vista da cui guardare il mondo, ed è proprio questa una delle peculiarità della geografia, quella di organizzare e facilitare la comprensione del mondo, il rapporto tra i luoghi, le comunità insediate e gli ambienti geofisici.
La Veduta d’Italia, così come ogni mappa, è una macchina narrativa, un dispositivo tecnico e culturale in grado di comunicare e addirittura reificare, vale a dire rendere concreti concetti astratti come l’idea di nazione.
Il nostro cartografo confeziona un’immagine apparentemente neutra della penisola, protetta dalle Alpi e protesa nel Mediterraneo così come è “oggettivamente” leggibile nella geografia fisica, senza alcun riferimento a suddivisioni politiche come se la natura avesse “naturalmente” disegnato i confini.
Ma la natura non può essere consapevole di determinare un limes, una demarcazione; in natura non esiste discontinuità ed è sempre e solo l’uomo a decidere, arbitrariamente, di dividere un fiume longitudinalmente, o di usare lo spartiacque alpino per differenziare un “noi” sa un “loro”.
Lo storico Gaetano Salvemini e i geografo Carlo Maranelli dibattendo sulla questione adriatica nel 1918 sentenziarono: “Non esistono confini politici naturali, perché tutti i confini politici sono artificiali, cioè creati dalla coscienza e dalla volontà dell’uomo”.

   Tuttavia la Veduta d’Italia proclama esattamente il contrario e delinea non solo il “confine naturale” alpino, ma accoglie i desiderata dell’establishment politico-militare sabaudo: i territori alto atesini, giuliani, istriani e dàlmati, la Corsica e Nizza, fino a rivendicare, laggiù in fondo, con due toponimi, Malta e Tunisi.
Vittorio Emanuele III nel proclama diramato il 24 maggio 1915 si indirizzò ai soldati con queste parole: “A voi la gloria di piantare il tricolore d’Italia sui termini sacri che la natura pose ai confini della Patria nostra”, convocando l’elemento naturale a testimone delle irrinunciabili pretese nazionali.(…..) (Massimo Rossi)

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NON SAPERE DOVE SIAMO: LA GEOGRAFIA DIMENTICATA

di Antonella De Gregorio, da “il Corriere della Sera” del 21/10/2017
«La capitale dell’Africa? L’Egitto!». Non era una battuta, è successo davvero, nella casa più spiata d’Italia, quando una concorrente del Grande Fratello Vip ha voluto mostrare le sue conoscenze geografiche. Non è sola, la ragazza, ad avere una gran confusione in testa: tra gli studenti che hanno fatto la maturità 2017, qualcuno, per dire, ha asserito che Ginevra è una città della Francia. E un’indagine condotta da libreriamo.it su 2.500 italiani tra i 18 e i 65 anni ha rivelato che per uno su tre la capitale dell’Austria è Berlino, la Mole Antonelliana si trova a Firenze e Zagabria è una città della Romania. Non solo nella casa del Grande Fratello, insomma, si affronta il mondo senza conoscerne forma e dimensioni, ma la malattia sembra essere ben diffusa e drammatica. Perché di un malessere si tratta: senza conoscenze di geografia, «viene a mancare una cornice culturale entro cui fondare i nostri giudizi», sostiene CARLO BRUSA, docente della materia all’Università del Piemonte Orientale.
Lungi dall’essere un inventario polveroso di monti, confini e capitali, la geografia serve a leggere i paesaggi: «Vedere i negozi che chiudono e i centri commerciali, le fabbriche abbandonate, i poveri nelle metropolitane quando fa freddo: questa è geografia», dice Brusa. Materia principe per comprendere ragioni e movimenti delle masse che migrano. O per disegnare le trasformazioni del territorio, definire i piani paesaggistici, aiutare nella comprensione e nella prevenzione dei dissesti idrogeologici. Per capire e intervenire non bastano Google Maps e gps. Possono servire, non far conoscere. «Non danno i fondamenti disciplinari», dice Brusa. Quelli, però, non li dà più neanche la scuola, dove alla riduzione delle ore si è sommata la trasformazione della materia, la sua «espropriazione» da parte di altre discipline.
«Di geografia parlano (malamente) gli storici, i filosofi, i sociologi. Mentre chi sarebbe più autorizzato, non è all’altezza», dice FRANCO FARINELLI, docente a Bologna e a lungo presidente dell’Associazione Geografi. Come si è arrivati a questo punto? «L’insipienza viene da lontano: l’ultimo colpo di scure è stato dato cinque anni fa dalla razionalizzazione prevista dalla legge Tremonti-Gelmini. La geografia è diventata la cenerentola della scuola, soprattutto nei licei e negli istituti tecnici. In alcuni professionali è addirittura scomparsa — spiega il docente —. Anche se le ore decuplicassero, però, pochi insegnanti saprebbero scalzare la banalità apparente del discorso cartografico».
Peraltro, i docenti con preparazione specifica sono una piccola comunità: 350 tra ricercatori e ordinari. Un manipolo di coraggiosi, che hanno studiato secondo cliché desueti nei pochi atenei dove il corso è attivo. Inutile dire che i più bravi trovano lavoro all’estero. Se li contendono le rinnovate accademie cinesi e i campus anglosassoni. Come Oxford, dove si è laureata, in Geografia, la premier May.
È ottimista, però, CESARE EMANUEL, rettore dell’ateneo di Novara, che ha di recente ospitato un convegno nazionale sulla disciplina: «Lo studio della geografia è in rimonta nei giovani. Perché ha teoria, metodi, un’osservazione spaziale che consente di mettere in luce problematiche che altri ambiti scientifici non hanno». Certo «bisogna imparare ad appassionare gli studenti», dice Brusa. Serve «una didattica nuova, che parta da escursioni e studi sul campo per arrivare a educare al mondo». Ed ecco che il problema, forse, non è più di tempo, ma di qualità. (Antonella De Gregorio)

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LA GEOGRAFIA SERVE ANCORA? (di Luca Piccin)

(…) la negazione finale e fatale dell’homo geographicus, non è altro che la negazione del RAPPORTO UOMO/NATURA o natura/uomo.
Ed è proprio questo rapporto che mi ha spinto ad iscrivermi al corso di laurea in geografia dei processi territoriali all’università di Padova. Correva l’anno 2004-2005. Io venivo da un anno in falegnameria dopo aver abbandonato gli studi sociologici in quel di Trento. Fu durante il bellissimo corso di epistemologia della geografia tenuto dall’indimenticato Prof. Mauro Varotto, che scoprii le difficoltà che avrei dovuto affrontare, ovvero la presenza di una lobby di architetti che aveva da tempo preso in mano (in Italia) le tematiche geografiche, in particolare quelle di applicazione pratica come la pianificazione. D’altronde, molti di noi, non hanno avuto altra scelta che iscriversi allo IUAV di Venezia per proseguire gli studi oltre la laurea triennale ; l’alternativa era di andare via, lasciare la regione. Io ho scelto quest’ultima strada, complice la fortuna di aver ottenuto la borsa Erasmus per l’isola de La Réunion. Come Laura infatti, è stato un viaggio in un’isola lontana che mi ha fatto capire dell’utilità della Geografia; si potrebbe dire che questo viaggio per noi è stato come un’utopia che diventa realtà.
Al ritorno in patria, supero gli ultimi quattro esami con il massimo punteggio e senza troppi sacrifici, ottenendo persino la lode in ecologia. Neanche il tempo di ottenere il diploma, un venerdì di settembre, e il lunedì successivo sono già occupato! A quattro anni di distanza questa è pura fantascienza…
In realtà, un’agenzia fotografica a 9 km da casa mi aveva accolto per svolgere un lavoro di foto editing, ovvero verificare la corrispondenza tra la didascalia e le immagini dei cataloghi che svariati reporter fornivano per poi essere pubblicati su riviste e siti web di diversi paesi. Questo fu possibile grazie a un annuncio posto al dipartimento Morandini, in cui si cercava qualcuno con competenze in geografia del paesaggio… Complice il fresco ritorno da un viaggio esotico e il relativo gusto per l’avventura, in un contesto di relativo benessere (ancora non si parlava di crisi), decisi dopo sole tre settimane di rimettere a data ulteriore la vita in ufficio, preferendo sbarcare il lunario coi lavori campestri durante i periodi vuoti.
Dopo due anni di avventura in terra transalpina (uno di vacanza-studio in famiglia e l’altro di lavoro in seguito a disguidi burocratici) approdo finalmente al master di Geografia a Montpellier : tra le otto opzioni disponibili è la ricerca che suscita il mio interesse. Mai scelta fu più riuscita : il mio lavoro sul ruolo di Slow Food nella valorizzazione dei prodotti tipici e le dinamiche territoriali in Francia e in Italia mi ha permesso infatti di ottenere nel dicembre 2010 il premio Louis Malassis per i giovani ricercatori, rimesso dal Centro Internazionale di Alti Studi Agronomici del Mediterraneo.
Nel 2010-2011, io e la mia compagna di sempre, decidiamo di tornare sull’isola dove lei era nata e dove io ero sbarcato quattro anni prima. Contrariamente all’anno precedente, il corso di “Genio Urbano e Ambiente” non è stato all’altezza delle aspettative, malgrado il carattere multidisciplinare e uno stage al CIRAD, centro di ricerca in agronomia e sviluppo con cui ancor oggi collaboro saltuariamente. In effetti, vivere su un’isola come la Réunion puo’ sembrare idilliaco, e per certi versi lo è veramente… Ma non più che in qualunque altro luogo del pianeta, perché abitare significa prendersi cura del nostro ambiente di vita… E queste sono tematiche che interessano senz’altro i geografi, ma anche e soprattuto tutti gli esseri umani.
Oggi io continuo a lottare quotidianamente per vivere, cosi come lotto per ottenere una borsa di dottorato, senza troppo mercanteggiare gli argomenti che voglio difendere, cosa che mi espone a rischi innumerevoli. Nessuno può dirmi quale sarà l’esito di queste lotte, ma il sapere che possiedo e che ho attivamente ricercato e affinato con il tempo, costituisce il bagaglio più importante che mi porto dietro. Questo sapere geografico (ma non solo) trova applicazione quotidiana, perché quel rapporto di cui parlavo sopra è una sorgente di riflessione per chiunque, anche per coloro che non consultano enciclopedie o cartografie. Noi geografi siamo allora in posizione privilegiata, benché in un contesto storico che spinge a svilire il rapporto tra l’uomo e la terra, cosi come tutte le altre dimensioni del vivere, ad una tutt’altro che nobile compravendita. Non è dunque la sola Geografia ad essere minacciata.
La crisi che viviamo non è unicamente finanziaria o economica, è anche crisi ambientale, identitaria, legata al collasso della catena dei significati di fronte allo svolazzare folle delle immagini nelle geografie reticolari della comunicazione globale. La nostra reazione a questo imbarbarimento, a questa perdita di civiltà, ha tutto da guadagnare se associata alla Geografia, in quanto sapere capace di incitare al ragionamento e al voler riappropriarsi di questo rapporto che si vorrebbe cancellare attualmente.
In quanto geografo, concludo allora affermando che: sappiano i nostri nemici che non si potranno ancora a lungo trattare in separata sede l’Umanità e la Natura. La presa di coscienza che l’Umanità è essa stessa parte della Natura è già in atto. In quanto geografo non posso che lavorare quotidianamente per favorire questo nobile processo. (Luca Piccin –

da https://geograficamente.wordpress.com/2012/04/26/a-cosa-serve-la-geografia/ )

“LA GEOGRAFIA SERVE A FARE LA GUERRA?” – La bella mostra a Treviso a Palazzo Bomben (fino al 19 febbraio 2017) della Fondazione Benetton, rileva quale sia stato, specie nel suolo italico, il ruolo della geografia nel dare significato politico ai confini – E si ragiona sulle FINALITÀ del LAVORO GEOGRAFICO

“….La MAPPA che abbiamo scelto per parlarvi della mostra “LA GEOGRAFIA SERVE A FARE LA GUERRA?” non passa inosservata o, quantomeno, incuriosisce. È intitolata “VEDUTA D’ITALIA” e risale al 1853, quasi un decennio prima dell’unità politica nazionale. Il gesto rivoluzionario dell’anonimo cartografo arriva, ancora oggi, dritto nel segno prefissato. PONENDO IL SUD IN ALTO si innesca nel lettore un’altra visione, un ALTRO PUNTO DI VISTA DA CUI GUARDARE IL MONDO, ed è proprio questa una delle PECULIARITÀ DELLA GEOGRAFIA, quella di organizzare e facilitare la comprensione del mondo, il rapporto tra i luoghi, le comunità insediate e gli ambienti geofisici. LA VEDUTA D’ITALIA, COSÌ COME OGNI MAPPA, È UNA MACCHINA NARRATIVA, un dispositivo tecnico e culturale in grado di comunicare e addirittura reificare, vale a dire RENDERE CONCRETI CONCETTI ASTRATTI COME L’IDEA DI NAZIONE. Il nostro cartografo confezionale un’IMMAGINE APPARENTEMENTE NEUTRA DELLA PENISOLA, PROTETTA DALLE ALPI E PROTESA NEL MEDITERRANEO così come è “oggettivamente” leggibile nella geografia fisica, senza alcun riferimento a suddivisioni politiche come se la natura avesse “naturalmente” disegnato i confini….” (MASSIMO ROSSI, da “La Stampa” del 22/10/2016)
“….La MAPPA che abbiamo scelto per parlarvi della mostra “LA GEOGRAFIA SERVE A FARE LA GUERRA?” non passa inosservata o, quantomeno, incuriosisce. È intitolata “VEDUTA D’ITALIA” e risale al 1853, quasi un decennio prima dell’unità politica nazionale. Il gesto rivoluzionario dell’anonimo cartografo arriva, ancora oggi, dritto nel segno prefissato. PONENDO IL SUD IN ALTO si innesca nel lettore un’altra visione, un ALTRO PUNTO DI VISTA DA CUI GUARDARE IL MONDO, ed è proprio questa una delle PECULIARITÀ DELLA GEOGRAFIA, quella di organizzare e facilitare la comprensione del mondo, il rapporto tra i luoghi, le comunità insediate e gli ambienti geofisici. LA VEDUTA D’ITALIA, COSÌ COME OGNI MAPPA, È UNA MACCHINA NARRATIVA, un dispositivo tecnico e culturale in grado di comunicare e addirittura reificare, vale a dire RENDERE CONCRETI CONCETTI ASTRATTI COME L’IDEA DI NAZIONE. Il nostro cartografo confezionale un’IMMAGINE APPARENTEMENTE NEUTRA DELLA PENISOLA, PROTETTA DALLE ALPI E PROTESA NEL MEDITERRANEO così come è “oggettivamente” leggibile nella geografia fisica, senza alcun riferimento a suddivisioni politiche come se la natura avesse “naturalmente” disegnato i confini….” (MASSIMO ROSSI, da “La Stampa” del 22/10/2016)

“La neutralità nelle scienze umane e sociali non esiste: non c’è nella storia, nell’economia e tanto meno nella geografia. I modelli che utilizziamo sono frutto di tentativi, elaborazioni e opinioni. Una bella mostra “LA GEOGRAFIA SERVE A FARE LA GUERRA? REPRESENTATION OF HUMAN BEINGS” organizzata a TREVISO dalla FONDAZIONE BENETTON (a cura di MASSIMO ROSSI e con progetto grafico di FABRICA), riflette su quest’aspetto con riguardo alle MAPPE: potente mezzo di comunicazione non verbale, le mappe sono state nei secoli capaci di influenzare l’opinione pubblica, con informazioni spesso allineate al volere degli stati maggiori. Il contesto delle celebrazione della GRANDE GUERRA offre lo spunto per un percorso che si snoda dall’antichità al presente ma si concentra su fine Ottocento e inizio Novecento. Obiettivo: raccontare anche UN’ALTRA GEOGRAFIA POSSIBILE, non asservita alle logiche militari, ma in grado di insegnarci a conoscere i luoghi. DAL 6 NOVEMBRE 2016 AL 19 FEBBRAIO 2017.” (da “La Stampa”, 22/10/2016)

la-geografia

   Vi invitiamo ad andare a vedere la mostra che c’è a Treviso (Palazzo Bomben, Via Cornarotta 7) della Fondazione Benetton (www.fbsr.it) sul tema de “LA GEOGRAFIA SERVE A FARE LA GUERRA?”, curata da Massimo Rossi, geografo, cartografo, professore allo IUAV di Venezia e all’Università di Ferrara.

   Una mostra che mette il dito sulla piaga di ciò che causa (e ha causato) tanti conflitti e sofferenze: I CONFINI. Che geograficamente, naturalmente, non esistono, ma sono stati creati strumentalmente per un fine di potere. O, se si vuole a volte (per vederne l’aspetto positivo, “necessario”), per un’organizzazione coerente, efficace di un determinato territorio.

CLAUDIO TOLOMEO: ITALIA ANTIQUA IN HONDIUS THEATRUM, 1618
CLAUDIO TOLOMEO: ITALIA ANTIQUA IN HONDIUS THEATRUM, 1618

   Massimo Rossi, curatore integrale di questa mostra, fa intendere come linearmente, moderatamente, i geografi che rappresentavano le prime espressioni del suolo italico, cercassero di superare confini, principati, piccoli stati che numerosi erano presenti nell’attuale territorio italico, con un privilegiare gli elementi fisici (le Alpi a nord, il Mediterraneo a sud). Solo da questi elementi fisici si è arrivati poi ad un’identificazione di confini, e con essi una volta stabiliti artificialmente, vi è stata la proposta geografica di stabilire e individuare una REALTÀ ITALIANA, con una propria possibile identità organizzativa.

   Tutto questo nell’imperversare nell’OTTOCENTO, nel secolo degli STATI NAZIONALI IN EUROPA, che già si affrontavano nella politica imperialista coloniale e che di lì a poco, nel ‘900, si sarebbero massacrati tra di loro in due guerre civili europee cruente, fratricide, sanguinosissime, inutili, insensate.

CARTA DEL TEATRO DELLA GUERRA ITALO-AUSTRIACA (dono del FANFULLA ai suoi abbonati) (Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1915)
CARTA DEL TEATRO DELLA GUERRA ITALO-AUSTRIACA (dono del FANFULLA ai suoi abbonati) (Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1915)

   E qui, nella mostra di Treviso, una parte essenziale è proprio dedicata alla “grande guerra”, alla prima guerra mondiale. Evento nella mostra descritto e rappresentato dalle MAPPE DELL’EPOCA, e anche in parte raccontato con testimonianze e documenti del lavoro nell’area trentina di un geografo (poi divenuto assai famoso) di quel periodo, CESARE BATTISTI, giustiziato nel luglio 1916 dagli austriaci nel Castello del Buonconsiglio a Trento.

CELESTINO BIANCHI: L'ITALIA NEL 1844, (il contenimento dei confini del progetto del pensare a una nazione)
CELESTINO BIANCHI: L’ITALIA NEL 1844, (il contenimento dei confini del progetto del pensare a una nazione)

   E “l’evento grande guerra” è così (nell’ambito e nella continuità del lavoro di ricerca che la Fondazione Benetton fa a Treviso rivolgendosi al “locale” e al “mondo”) rappresentato dalle mappe dei geografi di quel periodo, e il tutto è inserito in un contesto di duplice interesse attuale: cioè al fatto che siamo nel corso delle celebrazioni del centenario di quella guerra; e che il luogo della mostra si colloca nel cuore del Nordest italico, là dove la prima guerra mondiale ha avuto il massimo svolgimento storico, nel conflitto tra esercito italiano e quello austro-ungarico (il fronte del Piave, il Monte Grappa…)…

la teorizzazione delle “razze umane” - Geographische Verbreitung der menschen rassen - in Heinrich Berghaus - Physikalischer atlas gotha - justus perthes - 1848
la teorizzazione delle “razze umane” – Geographische Verbreitung der menschen rassen – in Heinrich Berghaus – Physikalischer atlas gotha – justus perthes – 1848

   E sul disegnare (o ridisegnare) i territori la mostra di Treviso fa vedere (con vari esempi) come quasi sempre prevale la volontà di potere e dominio: che fa fare, anche cartograficamente parlando (e così poi nella realtà dei territori), fa fare cose scellerate e inaudite. Ad esempio nella mostra si parla della toponomastica nell’Alto Adige – Sud Tirolo, dove l’arrivo degli “italiani vincitori” nella grande guerra, e con il supporto dalla logica fascista a partire dagli anni venti del ‘900, sono stati cambiati, italianizzati, i nomi di luoghi, strade, vie, città, paesi di un territorio storicamente di lingua e cultura tedesca, trasformandolo con toponimi italiani o inventati o ricavati dalla retorica imperiale dell’antica Roma… (nella mostra si fa il caso di Sterzing, ultimo comune prima del Brennero, trasformato in Vipiteno)

Afghanistan, autore ignoto: MAP THE WORLD WITH FLAGS
Afghanistan, autore ignoto: MAP THE WORLD WITH FLAGS

   Forse adesso la guerra, i conflitti internazionali e locali (in tante realtà africane, in Medio Oriente…) non hanno granché bisogno del lavoro dei geografi, ma meriterebbe che la geografia li raccontasse ancor di più di quello che fa…(pensiamo alle tante guerrei africane del tutto dimenticate).

   E anche gli stati smembrati di adesso in guerre civili e interessi di potenze internazionali che lì si affrontano, dei loro confini (pensiamo adesso a come è e potrà essere divisa la Siria, in ogni caso come vittima sacrificale c’è la popolazione siriana) tutto questo è tema geografico non da poco. Per questo sarebbe interessante una “PROPOSTA GEOGRAFICA” che ridisegni il mondo oltre i confini stabiliti o che ora vengono ribaditi dall’uso della forza, da guerre e invasioni…

THE BLUE MARBLE, NASA 1972, MISSIONE APOLLO 17 - BLUE MARBLE è una famosa fotografia della Terra scattata il 7 dicembre 1972 dall'equipaggio dell'APOLLO 17 (l'ultima missione del Programma Apollo) ad una distanza di circa 45 000 Km. È una delle immagini più distribuite nella storia della fotografia perché è una delle poche che ritraggono la terra completamente illuminata, in quanto al momento dello scatto il Sole era alle spalle degli osservatori. Da quella distanza, la Terra appariva agli astronauti come UNA BIGLIA (blue marble è traducibile dall'inglese come "biglia blu"). Questa foto è utilizzata dal mondo ambientalista come immagine della fragilità della Terra, e del pericolo della sua distruzione ambientale e della limitatezza delle sue risorse naturali.
THE BLUE MARBLE, NASA 1972, MISSIONE APOLLO 17 – BLUE MARBLE è una famosa fotografia della Terra scattata il 7 dicembre 1972 dall’equipaggio dell’APOLLO 17 (l’ultima missione del Programma Apollo) ad una distanza di circa 45 000 Km. È una delle immagini più distribuite nella storia della fotografia perché è una delle poche che ritraggono la terra completamente illuminata, in quanto al momento dello scatto il Sole era alle spalle degli osservatori. Da quella distanza, la Terra appariva agli astronauti come UNA BIGLIA (blue marble è traducibile dall’inglese come “biglia blu”). Questa foto è utilizzata dal mondo ambientalista come immagine della fragilità della Terra, e del pericolo della sua distruzione ambientale e della limitatezza delle sue risorse naturali.

   E ancora la GEOGRAFIA, al di là dei conflitti, che provi a individuare realtà territoriali omogenee più confacenti al mondo che cambia, che è già del tutto cambiato…. Luoghi (non confini!) che siano più o meno funzionali agli effettivi spostamenti quotidiani dei cittadini (città, regioni, aree e macroaree geografiche…), e da lì ridisegnare nuove città come effettivamente ora sono, nell’economia, nella quotidianità della popolazione che ci vive, macreregioni al posto delle obsolete regioni….

1618 - CLAUDIO TOLOMEO, ITALIA ANTIQUA IN HONDIUS THEATRUM
1618 – CLAUDIO TOLOMEO, ITALIA ANTIQUA IN HONDIUS THEATRUM

   Tante sono le possibilità di elaborazione e “lavoro” della geografia, di immaginazione di un mondo un po’ migliore di quel che è adesso, e che persegua la pace e forme di prosperità e dignitosa autosufficienza per tutti gli abitanti del nostro pianeta. E che rispetti la natura, gli animali.

   Un programma geografico per il presente e il futuro a nostro avviso non può che essere legato proprio al tema della pace e dello sviluppo economico di tutti, e del rispetto universale dei diritti umani. Cosa non facile: c’è tanto da lavorare per chi ama la geografia, sia esso un dilettante e solo simpatizzate di questa disciplina, o di chi ne ha fatto un impegno consistente della sua vita.

   Pertanto l’individuazione della mostra di Treviso del tema “GEOGRAFIA E GUERRA”, dell’uso che se ne è fatto della disciplina geografica a volte per positivamente diluire nazionalismi pericolosi e a volte invece per sostenerli, ebbene questo tema e titolo “la geografa serve a fare la guerra?” pone appunto a nostro avviso un obbiettivo di una GEOGRAFIA DI PACE che, confrontandosi con tutti quelli che amano questa disciplina, e anche guardando alle nuove possibilità tecnologiche, possa essere strumento interessante e concreto per creare un mondo migliore. (s.m.)

locandina

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SUI CONFINI (CHE NON CI SONO)

dall’intervista al geografo CLAUDIO CERRETTI, tratto da un video della mostra di Treviso

“Il confine naturale non esiste. Il problema di demarcare, definire o delimitare è un problema culturale, non naturale. In natura non esiste discontinuità, la natura è continua, non c’è discontinuità tra terra e mare, tra un fiume che scorre e le sue rive, si tratta sempre di un continuum. Ogni confine è politico. E’ evidente che c’è stata una fase nel corso della storia culturale occidentale in cui si è ritento che la volontà di Dio, o della natura, a seconda delle inclinazioni, potesse aver effettivamente disegnato delle aree, delle regioni “naturali” per destinarle a una civiltà, a un popolo, a un paese, a uno stato. Petrarca o Dante, all’inizio del Trecento, parlano chiaramente delle Alpi che distinguono e delimitano l’Italia da tutto il resto, ma rappresentano un riferimento a un’idea che poi si è trascinata ed è stata pesantemente strumentalizzata fino al Novecento e ancora tantissime persone continuano a crederci, ma non c’è assolutamente nulla di naturale. Si tratta sempre di qualcosa di convenzionale, di arbitrario, come qualunque altro confine politico” (Claudio Cerretti, geografo, 5 luglio 2016)

“Se la linea di confine corrisponde al corso di un fiume anche quest’ultimo viene disegnato praticamente come una linea su una carta, quindi le due cose tendono a coincidere, ma è un equivoco. Un fiume non è una linea priva di dimensione, poiché ha un suo letto, un suo bacino idrografico dato dall’insieme degli affluenti che portano acqua al fiumee separarlo per la lunghezza è un’insensatezza.

Le catene montuose come le Alpi o i Pirenei, discretamente lineari, hanno più versanti e separarle per la lunghezza, da un punto di vista naturale, non ha nessun senso. Basta prendere una carta a grande scala delle Alpio dei Pirenei per vedere che in realtà nulla di naturale viene effettivamente seguito, né la linea di displuvio, né la linea di cresta. Le linee di confine che corrono lungo le catene montuose non sono “naturali” nel senso di sinuose, ma in realtà sono delle spezzate, dei segmenti rettilinei di qualche chilometro che vanno da un picchetto a un altro e non hanno, evidentemente, nulla di naturale”. (Claudio Cerretti, geografo, 5 luglio 2016)

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I CONFINI COME PRETESTO PER LE ARMI

“La geografia serve a fare la guerra?”. A Treviso un’indagine storica sulla cartografia Continua a leggere

LA DISTRUZIONE DELLE OPERE ARTISTICHE con le guerre, il terrorismo, l’incuria e gli eventi naturali – Le distruzioni in Siria dell’Isis; il venir meno del PATRIMONIO ARTISTICO MONDIALE – Le novità: i CRIMINI DI GUERRA giudicati dalla CORTE PENALE DELL’AJA; e la RICOSTRUZIONE DIGITALE delle opere perdute

Un uomo prega sui resti di un mausoleo islamico devastato dai terroristi a TIMBUCTU (da "la Stampa") - 23 agosto 2016 - E’ iniziato il processo davanti alla CORTE PENALE INTERNAZIONALE DELL’AJA che vede come imputato Ahmad al-Faqi al-Mahdi, jihadista e uno dei leader del movimento islamista vicini ad Al Qaeda, accusato di “CRIMINI DI GUERRA ” e “DISTRUZIONE DI MONUMENTI RELIGIOSI”. Aveva guidato la distruzione del patrimonio culturale islamico di TIMBUCTÙ, in MALI
Un uomo prega sui resti di un mausoleo islamico devastato dai terroristi a TIMBUCTU (da “la Stampa”) – 23 agosto 2016 – E’ iniziato il processo davanti alla CORTE PENALE INTERNAZIONALE DELL’AJA che vede come imputato Ahmad al-Faqi al-Mahdi, jihadista e uno dei leader del movimento islamista vicini ad Al Qaeda, accusato di “CRIMINI DI GUERRA ” e “DISTRUZIONE DI MONUMENTI RELIGIOSI”. Aveva guidato la distruzione del patrimonio culturale islamico di TIMBUCTÙ, in MALI

   Tre accadimenti sono un pur flebile (ma significativo) segnale di speranza per la conservazione, restauro, difesa del patrimonio artistico mondiale che sembra, pian piano, andare sempre più perduto. Viene in mente, adesso, in questo momento storico, le distruzioni dell’Isis in Siria ed Iraq, ma anche in Mali (con la distruzione dei templi dell’antichissima Timbuctu).

Siti e musei in Siria a rischio distruzione (da www.treccani.it) - L’impiego di immagini satellitari e le informazioni provenienti dall’interno della Siria hanno permesso di accertare che 5 su 6 siti siriani Patrimonio dell’umanità hanno subito danni significativi o addirittura, in alcuni casi, sono stati distrutti. Attualmente, solo la Città vecchia di Damasco risulta non danneggiata in maniera seria, mentre distruzioni massicce sono evidenti nella Città vecchia di Aleppo, dove negli scontri tra esercito e opposizione sono stati distrutti, fra i vari edifici, il minareto selgiuchide della Grande moschea, la madrasa alKhosrofiyeh (costruita nel 153746 da Sinan, l’architetto di Solimano il Magnifico), la madrasa alSultaniyeh, lo hammam (bagno turco) Yalbougha anNasry, il khan (caravanserraglio) Qurt Bey. Lesioni estese sono evidenti anche in numerosi edifici del suq alMedina, il mercato coperto medievale, e nella cittadella di Aleppo, al cui interno scavi archeologici avevano da poco portato alla luce il Tempio del dio della tempesta del 3°1° millennio a.C.
Siti e musei in Siria a rischio distruzione (da http://www.treccani.it) – L’impiego di immagini satellitari e le informazioni provenienti dall’interno della Siria hanno permesso di accertare che 5 su 6 siti siriani Patrimonio dell’umanità hanno subito danni significativi o addirittura, in alcuni casi, sono stati distrutti. Attualmente, solo la Città vecchia di Damasco risulta non danneggiata in maniera seria, mentre distruzioni massicce sono evidenti nella Città vecchia di Aleppo, dove negli scontri tra esercito e opposizione sono stati distrutti, fra i vari edifici, il minareto selgiuchide della Grande moschea, la madrasa alKhosrofiyeh (costruita nel 153746 da Sinan, l’architetto di Solimano il Magnifico), la madrasa alSultaniyeh, lo hammam (bagno turco) Yalbougha anNasry, il khan (caravanserraglio) Qurt Bey. Lesioni estese sono evidenti anche in numerosi edifici del suq alMedina, il mercato coperto medievale, e nella cittadella di Aleppo, al cui interno scavi archeologici avevano da poco portato alla luce il Tempio del dio della tempesta del 3°1° millennio a.C.

   Proprio per il Mali, e Timbuctu, c’è un motivo positivo come segnale internazionale che ci pare importante riprendere. Il 22 agosto scorso la Corte Penale internazionale dell’Aja, proprio in Olanda in questa città, ha iniziato il primo processo della storia per CRIMINI CONTRO L’UMANITÀ PER LA DISTRUZIONE DI TEMPLI E MONUMENTI, nei confronti di Ahmad Al Faqih al-Mahdi, noto come Abu Tourab, in custodia all’Aia dal 26 settembre 2015 (è stato arrestato nel settembre scorso dalle truppe francesi e detenuto in Niger prima di essere trasferito all’Aia). Incarcerato con l’accusa di aver distrutto nel 2012 a Timbuctù nove tra moschee e mausolei risalenti tra il XIII e il XVII secolo. Un’azione, la sua, voluta dal gruppo jihadista Ansar Dine, affiliato ad Al-Qaeda, con lo scopo di radere al suolo le tombe dei santi musulmani considerati apostati da parte dei terroristi.

Immagine aerea della citta di Aleppo in Siria - Lesioni estese sono evidenti anche in numerosi edifici nella cittadella di ALEPPO, al cui interno scavi archeologici avevano da poco portato alla luce il Tempio del dio della tempesta del 3°1° millennio a.C.
Immagine aerea della citta di Aleppo in Siria – Lesioni estese sono evidenti anche in numerosi edifici nella cittadella di ALEPPO, al cui interno scavi archeologici avevano da poco portato alla luce il Tempio del dio della tempesta del 3°1° millennio a.C.

   Dobbiamo dire che la furia iconoclasta, distruttrice di segni nobili di civiltà, non è invenzione dell’Isis. Da sempre le guerre, le violenze di gruppo, le sopraffazioni, hanno avuto tra le vittime non solo donne, bambini, uomini, ma anche appunto le cose più belle delle civiltà: i templi, i segni religiosi, le opere artistiche più significative e irrepetibili…. E’ così che i romani distrassero Cartagine, fin su al secolo scorso e alle distruzioni durante la Seconda guerra mondiale di città, monumenti, monasteri… (il monastero di Montecassino in Italia, le città di Dresda in Germania, Varsavia in Polonia, e moltissime altre…).

L'arco del TEMPOI DI BEL a PALMIRA, distrutto dall’Isis nell’agosto 2015
L’arco del TEMPOI DI BEL a PALMIRA, distrutto dall’Isis nell’agosto 2015

   Pertanto il fatto che si possa a livello internazionale (per i paesi che aderiscono alla Corte Penale dell’Aja e riconoscono il suo potere) processare ed eventualmente condannare chi commette “crimini contro l’umanità” quando distruggono il patrimonio artistico, gli antichi segni religiosi, civili, umani di qualsivoglia civiltà, ebbene questo crimine ora “processabile” ci sembra un passo in avanti importante nel riconoscimento internazionale per la tutela dei beni del patrimonio artistico appartenenti a tutta l’umanità.

I resti della città di PALMIRA - Significativi danni sono stati registrati nel teatro romano di Bosra, nel sito di età ellenistica e romana di Palmira – dove nell’agosto 2015 l’IS ha fatto saltare i templi di Baalshamin e di Bel – e nel suo museo (dove la statua della dea Allat è stata distrutta dall’IS nel giugno del 2015), nel castello crociato del Crac dei cavalieri e nelle cosiddette Città morte di epoca tardoantica della Siria nordoccidentale
I resti della città di PALMIRA – Significativi danni sono stati registrati nel teatro romano di Bosra, nel sito di età ellenistica e romana di Palmira – dove nell’agosto 2015 l’IS ha fatto saltare i templi di Baalshamin e di Bel – e nel suo museo (dove la statua della dea Allat è stata distrutta dall’IS nel giugno del 2015), nel castello crociato del Crac dei cavalieri e nelle cosiddette Città morte di epoca tardoantica della Siria nordoccidentale

   L’altro segnale che ci pare interessante è più “nostro”, italiano, ed è la firma del MEMORANDUM ITALIA-UNESCO che ha dato vita al primo gruppo composto da 60 persone (30 carabinieri e 30 esperti tra archeologi, studiosi di antichità, informatici etc.) che hanno il compito di impegnarsi in progetti di tutela dei beni artistici rispetto alla distruzione delle guerre e delle catastrofi naturali. Da questa idea concreta l’Italia ha avanzato la proposta dei “Caschi blu della cultura”, gruppi di pronto intervento formati appunto da esperti, studiosi e personale specializzato messi a disposizione dagli Stati membri per promuovere la messa in sicurezza dei beni culturali e il contrasto di traffici illeciti. Forse qualcosa ne esce di positivo.

La città ellenistica e romana di APAMEA con il suo lungo cardo di stile corinzio è stata saccheggiata in modo irrimediabile da scavi clandestini che hanno interamente distrutto il sito, devastandone anche le parti non ancora fatte oggetto di scavi archeologici. Nella Siria orientale sotto il controllo dell’IS due città d’importanza cruciale per la storia e l’arte della Siria di età preclassica e classica, MARI e DURA EUROPOS, sono egualmente oggetto di scavi illegali estesissimi. Il confronto fra le immagini satellitari dei siti riprese nel 2012, quando la regione non era ancora caduta sotto il controllo dell’IS, e nel 2014 hanno rivelato, soprattutto a Dura Europos, la presenza di migliaia di buche scavate da tombaroli, la cui attività ha completamente distrutto il sito. Gravi saccheggi sono documentati anche nelle città di epoca assira di TELL SHEIKH HAMAD, TELL AJAJA e TELL HAMIDIYAH nella valle del fiume Khabur, il maggior affluente dell’Eufrate
La città ellenistica e romana di APAMEA con il suo lungo cardo di stile corinzio è stata saccheggiata in modo irrimediabile da scavi clandestini che hanno interamente distrutto il sito, devastandone anche le parti non ancora fatte oggetto di scavi archeologici. Nella Siria orientale sotto il controllo dell’IS due città d’importanza cruciale per la storia e l’arte della Siria di età preclassica e classica, MARI e DURA EUROPOS, sono egualmente oggetto di scavi illegali estesissimi. Il confronto fra le immagini satellitari dei siti riprese nel 2012, quando la regione non era ancora caduta sotto il controllo dell’IS, e nel 2014 hanno rivelato, soprattutto a Dura Europos, la presenza di migliaia di buche scavate da tombaroli, la cui attività ha completamente distrutto il sito. Gravi saccheggi sono documentati anche nelle città di epoca assira di TELL SHEIKH HAMAD, TELL AJAJA e TELL HAMIDIYAH nella valle del fiume Khabur, il maggior affluente dell’Eufrate

apamea

   Su questa linea è interessante l’approccio di una mostra che si tiene a Roma, dal 7 ottobre all’11 dicembre, nel secondo anello del Colosseo, mostra che prende il nome di «RINASCERE DALLE DISTRUZIONI: EBLA, NIMRUD, PALMIRA».

DAL 7 OTTOBRE E FINO ALL’11 DICEMBRE 2016, a ROMA, nel secondo anello del COLOSSEO, verrà allestita la rassegna «RINASCERE DALLE DISTRUZIONI/ EBLA, NIMRUD, PALMIRA» (nella foto uno dei pezzi esposti al Colosseo)
DAL 7 OTTOBRE E FINO ALL’11 DICEMBRE 2016, a ROMA, nel secondo anello del COLOSSEO, verrà allestita la rassegna «RINASCERE DALLE DISTRUZIONI/ EBLA, NIMRUD, PALMIRA» (nella foto uno dei pezzi esposti al Colosseo)

   Qui tre aziende italiane (la Nicola Salvioli, Arte Idea e Tryeco 2.0) presentano rispettivamente la ricostruzione di tre “Patrimoni dell’umanità” distrutti recentemente in Medio Oriente: il TORO ANDROCEFALO dell’antica città di NIMRUD, distrutto dall’Isis nel marzo 2015; l’ARCHIVIO DI EBLA del 2300 avanti Cristo, riportato alla luce negli scavi del 1974 importante per la qualità e l’antichità dei testi cuneiformi; IL SOFFITTO DEL TEMPIO DI BEL a PALMIRA, distrutto dall’Isis nell’agosto 2015. Si tratta di ricostruzioni a grandezza naturale, realizzate grazie a nuove tecnologie: robot a 5 assi, la macchina del polistirolo, laser scanner 3D a prototipazione rapida, scanner raffinatissimi.

AFGHANISTAN, quindici anni fa sparivano I BUDDHA DI BAMYAN: nel 2001 i talebani fecero saltare in aria uno dei maggiori monumenti buddhisti. Ora restano solo le nicchie vuote - “…la distruzione dei giganteschi BUDDHA GEMELLI DI BAMIYAN (12 marzo 2001) anticipò di nove mesi esatti l’abbattimento delle Torri gemelle di New York (11 settembre), come se il secondo evento, con le sue vittime umane e la sua spettacolarità ineguagliata, fosse già in gestazione nel primo. In ambo i casi, centro generatore dell’azione devastatrice non fu una statua o un grattacielo, ma la scena, o meglio lo spettacolo, della distruzione. Le Twin Towers furono abbattute nella certezza che l’evento sarebbe stato ripreso sull’istante dalle televisioni, e che il mondo si sarebbe fermato a guardare. A Bamiyan, a Mosul, a Palmira sono stati gli stessi distruttori a documentare se stessi, in un’orgia di selfie fotografici e cinematografici, da diffondersi poi in tutto il mondo. Adepti più o meno consapevoli della “società dello spettacolo” profetizzata da Guy Debord (1967), questi nemici delle immagini le annientano sì, ma allo scopo di produrre nuove immagini, quelle della loro distruzione. (….)” (Salvatore Settis, “la Repubblica” del 28/8/2016)
AFGHANISTAN, quindici anni fa sparivano I BUDDHA DI BAMYAN: nel 2001 i talebani fecero saltare in aria uno dei maggiori monumenti buddhisti. Ora restano solo le nicchie vuote – “…la distruzione dei giganteschi BUDDHA GEMELLI DI BAMIYAN (12 marzo 2001) anticipò di nove mesi esatti l’abbattimento delle Torri gemelle di New York (11 settembre), come se il secondo evento, con le sue vittime umane e la sua spettacolarità ineguagliata, fosse già in gestazione nel primo. In ambo i casi, centro generatore dell’azione devastatrice non fu una statua o un grattacielo, ma la scena, o meglio lo spettacolo, della distruzione. Le Twin Towers furono abbattute nella certezza che l’evento sarebbe stato ripreso sull’istante dalle televisioni, e che il mondo si sarebbe fermato a guardare. A Bamiyan, a Mosul, a Palmira sono stati gli stessi distruttori a documentare se stessi, in un’orgia di selfie fotografici e cinematografici, da diffondersi poi in tutto il mondo. Adepti più o meno consapevoli della “società dello spettacolo” profetizzata da Guy Debord (1967), questi nemici delle immagini le annientano sì, ma allo scopo di produrre nuove immagini, quelle della loro distruzione. (….)” (Salvatore Settis, “la Repubblica” del 28/8/2016)

   Per dire: non possiamo restare fermi a vedere il patrimonio artistico mondiale andare man mano in rovina: diamoci concretamente da fare. E può darsi che questi, seppur piccoli, segnali concreti (come il Tribunale dell’Aja che processa i distruttori; le forme di restauro dov’è possibile; i tentativi tecnologici di ricostruzione di opere artistiche, pur creando solo copie, ma per conservare almeno la memoria), (aggiungiamo poi un coordinamento internazionale contro i trafficanti di opere d’arte e i privati che lo incentivano comprando opere “di tutti”), ebbene tutte queste iniziative possono dimostrare che anche in molti altri campi della vita del pianeta, un’azione “unica”, virtuosa, internazionale può difendere e tutelare le singole persone, la loro vita in pericolo, l’ambiente minacciato, nonché appunto i segni vitali dati nel tempo dall’artificio umano (le opere artistiche) anch’essi importanti per un equilibrio dell’esistenza di noi tutti. (s.m.)

MOSTRA A MILANO - “SALVARE LA MEMORIA (LA BELLEZZA, L’ARTE, LA STORIA)”, è una mostra che dal 15 settembre al 6 novembre 2016 è ospitata al MUSEO DI SANT’EUSTORGIO a MILANO, accanto alla CAPPELLA PORTINARI. Il tema della mostra sono tutte le opere d’arte e gli esempi di bellezza distrutti in guerre e calamità naturali, e recuperate dall’opera di uomini e donne che hanno dedicato a questo lavoro la loro vita, arrivando a volte a perderla
MOSTRA A MILANO – “SALVARE LA MEMORIA (LA BELLEZZA, L’ARTE, LA STORIA)”, è una mostra che dal 15 settembre al 6 novembre 2016 è ospitata al MUSEO DI SANT’EUSTORGIO a MILANO, accanto alla CAPPELLA PORTINARI. Il tema della mostra sono tutte le opere d’arte e gli esempi di bellezza distrutti in guerre e calamità naturali, e recuperate dall’opera di uomini e donne che hanno dedicato a questo lavoro la loro vita, arrivando a volte a perderla

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DALLA VIOLENZA ICONOCLASTA ALLA FORZA DI RICOSTRUIRE

di Salvatore Settis, da “la Repubblica” del 28/8/2016

   «Qui tutte le chiese sono piene di sordide, maledette e menzognere immagini, ma tutti le venerano. Perciò le sto distruggendo una per una da solo, con le mie mani, per combattere la superstizione e l’eresia». La scena è Torino, e chi parla non è un estremista islamico ma Claudio, irriducibile campione di un’iconoclastia militante, che di Torino fu vescovo per dodici anni (dall’816 all’828). Secondo il suo contemporaneo Giona di Orléans, Claudio, «acceso da zelo sconfinato e senza freni, devastò e abbatté in tutte le chiese della diocesi non solo i dipinti di storia sacra, ma perfino tutte le croci», deridendo gli avversari: «Cristo fu sulla croce per sei ore, e dobbiamo venerare tutte le croci? Non dovremmo allora venerare anche le mangiatoie, dato che fu in una mangiatoia, le barche perché in barca fu spesso, gli asini perché su un asino entrò a Gerusalemme, i rovi perché di rovo era la corona di spine, le lance perché una lancia gli fu confitta nel costato?».

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CONFERENZA COP21 sul CLIMA: A PARIGI SI DISCUTE SU L’APOCALISSE che già si fa sentire – “FARE LA COSA GIUSTA”: per le future generazioni, per i Paesi poveri in via di sviluppo, per tutti gli esseri viventi, gli animali, le piante – COME SALVARE IL PIANETA dal disastro del SURRISCALDAMENTO GLOBALE

WWF A PARIGI - COP21 CONFERENZA SUL CLIMA DI PARIGI - 10 DICEMBRE - Le Bourget, 9 dic. (da askanews) - E' un'atmosfera sempre più concitata, ma abbastanza ottimista, quella che si respira nel sito di Le Bourget, alle porte di Parigi, dove si va verso lo sprint finale della Conferenza sul Clima. Il presidente della COP21, Laurent Fabius ha consegnato la seconda bozza dell'accordo, più breve e semplificata della precedente, ma sulla quale resta ancora da fare, tanto che i gruppi di lavoro proseguiranno probabilmente fino a tarda notte. La giornata è stata contrassegnata anche dall'intervento del segretario di stato americano John Kerry, che ha annunciato il raddoppio dell'impegno finanziario americano rivolto ai paesi più vulnerabili
WWF A PARIGI – COP21 CONFERENZA SUL CLIMA DI PARIGI – 10 DICEMBRE – Le Bourget, 9 dic. (da askanews) – E’ un’atmosfera sempre più concitata, ma abbastanza ottimista, quella che si respira nel sito di Le Bourget, alle porte di Parigi, dove si va verso lo sprint finale della Conferenza sul Clima. Il presidente della COP21, Laurent Fabius ha consegnato la seconda bozza dell’accordo, più breve e semplificata della precedente, ma sulla quale resta ancora da fare, tanto che i gruppi di lavoro proseguiranno probabilmente fino a tarda notte. La giornata è stata contrassegnata anche dall’intervento del segretario di stato americano John Kerry, che ha annunciato il raddoppio dell’impegno finanziario americano rivolto ai paesi più vulnerabili

   In questi giorni a Parigi si decide il destino del nostro pianeta. Parliamo della 21ª Conferenza dell’Onu (la cosiddetta Cop21) dove si ritrovano 150 stati (governi) per decidere misure (drastiche, speriamo) sulla riduzione del cambiamento climatico. Trovare cioè una strada percorribile per una sicurezza climatica (ossia rimanere al di sotto della soglia dei 2 gradi centigradi precedentemente auspicati e concordati).

   E già, nella fase preparatoria della Cop21, i 150 governi (non sappiamo se sono presenti di più, di meno…) hanno presentato i loro piani per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica entro il 2030.

BLOCCHI DI GHIACCIO DAVANTI AL PANTHEON - L’artista danese Olafour Eliasson ha disposto davanti al Panthéon cento tonnellate di blocchi di iceberg provenienti dalla Groenlandia componendo il disegno di un orologio. E ha aspettato. Non molto perché in una Parigi dalla temperatura mediterranea, la composizione ha resistito poche ore: un messaggio chiaro, rivolto ai delegati della conferenza Onu, sulle conseguenze del cambiamento climatico. (Antonio Cianciullo, la Repubblica del 4/12/2015)
BLOCCHI DI GHIACCIO DAVANTI AL PANTHEON – L’artista danese Olafour Eliasson ha disposto davanti al Panthéon cento tonnellate di blocchi di iceberg provenienti dalla Groenlandia componendo il disegno di un orologio. E ha aspettato. Non molto perché in una Parigi dalla temperatura mediterranea, la composizione ha resistito poche ore: un messaggio chiaro, rivolto ai delegati della conferenza Onu, sulle conseguenze del cambiamento climatico. (Antonio Cianciullo, la Repubblica del 4/12/2015)

   Sarà la volta buona che si assumeranno misure concrete contro il riscaldamento globale, i nuovi disastri atmosferici, l’avanzata dei deserti e lo scioglimento dei ghiacciai? …E’ poi da capire come procede da qui ai prossimi anni, decenni.

   Tutta la comunità scientifica concorda che per stabilizzare il clima è indispensabile una decarbonizzazione totale dei nostri sistemi energetici e di arrivare entro il 2070 a emissioni nette zero di gas serra.

EFFETTO SERRA - Se la quantità di raggi che colpisce la Terra rimangono intrappolati nell’atmosfera in quantità eccessiva, A CAUSA DEI GAS SERRA, le temperature tendono ad aumentare. E’ proprio questo l’EFFETTO SERRA: un surriscaldamento della Terra a causa dei raggi solari che rimangono intrappolati nell’atmosfera
EFFETTO SERRA – Se la quantità di raggi che colpisce la Terra rimangono intrappolati nell’atmosfera in quantità eccessiva, A CAUSA DEI GAS SERRA, le temperature tendono ad aumentare. E’ proprio questo l’EFFETTO SERRA: un surriscaldamento della Terra a causa dei raggi solari che rimangono intrappolati nell’atmosfera

   L’effetto del rilascio di CO2 (biossido di carbonio o anidride carbonica) di cui più si discute riguarda appunto il problema cruciale che si cercherebbe rimedio: cioè il RISCALDAMENTO DELL’ATMOSFERA, il RISCALDAMENTO GLOBALE.

   E’ su questa linea che la parola “DECARBONIZZARE” è una delle parole chiave per trovare una soluzione, cioè ridurre le emissioni che alterano il clima.

Che fare allora? In che modo?

   Una delle questioni e delle “promesse” della Conferenza di Parigi è che i Paesi ricchi dovranno finanziare quelli poveri, emergenti, in via di sviluppo, affinché riducano le loro emissioni inquinanti senza per questo mettere in discussione il loro sviluppo. E non solo di aiuto finanziario si sta parlando, ma anche di “trasferimento di tecnologia” da garantire a questi Paesi.

CLIMA CHE CAMBIA E CONSEGUENZE SUL PIANETA: QUALI LE ZONE PIÙ VULNERABILI? - Prepararsi ad affrontare le conseguenze del cambiamento climatico è una realtà del presente, che incide sempre più pesantemente sulla vita delle persone e sull'economia. Secondo il CLIMATE VULNERABILITY MONITOR i cambiamenti climatici già oggi stanno causando almeno 350.000 morti all'anno, di cui il 99% nei paesi più poveri. I danni all'economia sono stimati in 150 miliardi di dollari. Anche nel futuro sembra che SARANNO I PAESI MENO SVILUPPATI A SOPPORTARE LE CONSEGUENZE PIÙ GRAVI, in quanto meno preparati a fronteggiare il cambiamento climatico. (da www.meteogiornale.it)
CLIMA CHE CAMBIA E CONSEGUENZE SUL PIANETA: QUALI LE ZONE PIÙ VULNERABILI? – Prepararsi ad affrontare le conseguenze del cambiamento climatico è una realtà del presente, che incide sempre più pesantemente sulla vita delle persone e sull’economia. Secondo il CLIMATE VULNERABILITY MONITOR i cambiamenti climatici già oggi stanno causando almeno 350.000 morti all’anno, di cui il 99% nei paesi più poveri. I danni all’economia sono stimati in 150 miliardi di dollari. Anche nel futuro sembra che SARANNO I PAESI MENO SVILUPPATI A SOPPORTARE LE CONSEGUENZE PIÙ GRAVI, in quanto meno preparati a fronteggiare il cambiamento climatico. (da http://www.meteogiornale.it)

   Perché c’è tra i paesi in via sviluppo qualcuno che frena ogni impegno ecologico, per paura di compromettere appunto lo sviluppo (ci riferiamo in particolare all’INDIA). Ma anche tra “i ricchi” (anzi ricchissimi) i problemi non mancano: parliamo degli STATI UNITI. Con gli Stati Uniti si cerca un accordo forte, vincolante (gli americani del nord sono quelli che consumano di più energia e producono inquinamento pro-capite), ma a Washington il Congresso a maggioranza repubblicana non lo ratificherebbe un accordo troppo impegnativo.

   C’è poi chi propone (Francia e Germania) una tassa sulle emissioni di carbonio nell’atmosfera, in modo che chi inquina paghi. E pare che il consenso attorno a questa misura stia crescendo.

   Ognuno però esprime proposte e politiche energetiche, di sviluppo, assai contradditorie rispetto agli altri: pensiamo alla ultra-nuclearista Francia, e invece alla Germania che ha deciso di rinunciare alle centrali nucleari (e Berlino peraltro rilancia l’uso del carbone…). E poi molti vogliono un accordo che riduca gli idrocarburi (il petrolio) ma nelle proprie coste e in terraferma appoggiano tutte le iniziative di trivellazione e ricerca petrolifera (come l’Italia…).

L’ESPERIENZA DEL BOSCO VERTICALE DI MILANO - CLIMA: A PARIGI ARRIVA IL BOSCO VERTICALE, BOERI PRESENTA LA 'CITTÀ FORESTA' - 6 dic. - (AdnKronos) da http://www.focus.it/ ) Lunedì 7 dicembre, l'architetto STEFANO BOERI ha preso parte all'evento governativo italiano promosso dal Ministero dell'Ambiente e dell'Agricoltura italiani in programma presso il Padiglione Ue nell'ambito della Conferenza internazionale sul Clima - COP21 in corso a Parigi. Boeri è stato chiamato a raccontare L’ESPERIENZA DEL BOSCO VERTICALE DI MILANO, come realtà simbolo della tutela e salvaguardia della biodiversità in città ed esperimento che ha fatto registrare risultati positivi nella diminuzione delle polveri sottili e della Co2 nel centro urbano. Durante l’incontro è stato presentato anche il progetto commissionato allo studio dell'architetto dalla MUNICIPALITÀ DI SHIJIAZHUANG, capitale della REGIONE DELL’HEBEI e CITTÀ PIÙ INQUINATA DELLA CINA, per la COSTRUZIONE DI UNA CITTÀ VERDE E SOSTENIBILE DI 100.000 ABITANTI - UNA CITTÀ-FORESTA
L’ESPERIENZA DEL BOSCO VERTICALE DI MILANO – CLIMA: A PARIGI ARRIVA IL BOSCO VERTICALE, BOERI PRESENTA LA ‘CITTÀ FORESTA’ – 6 dic. – (AdnKronos) da http://www.focus.it/ ) Lunedì 7 dicembre, l’architetto STEFANO BOERI ha preso parte all’evento governativo italiano promosso dal Ministero dell’Ambiente e dell’Agricoltura italiani in programma presso il Padiglione Ue nell’ambito della Conferenza internazionale sul Clima – COP21 in corso a Parigi. Boeri è stato chiamato a raccontare L’ESPERIENZA DEL BOSCO VERTICALE DI MILANO, come realtà simbolo della tutela e salvaguardia della biodiversità in città ed esperimento che ha fatto registrare risultati positivi nella diminuzione delle polveri sottili e della Co2 nel centro urbano. Durante l’incontro è stato presentato anche il progetto commissionato allo studio dell’architetto dalla MUNICIPALITÀ DI SHIJIAZHUANG, capitale della REGIONE DELL’HEBEI e CITTÀ PIÙ INQUINATA DELLA CINA, per la COSTRUZIONE DI UNA CITTÀ VERDE E SOSTENIBILE DI 100.000 ABITANTI – UNA CITTÀ-FORESTA

   Comunque la parola chiave sembra essere, e resta, “decarbonizzare”: è il carbone la fonte fossile che contiene più carbonio, seguito dal petrolio e, buon ultimo, dal gas naturale. Decarbonizzare è uno degli strumenti di cui i paesi dispongono per ridurre le emissioni ed è il vero oggetto della conferenza di Parigi.

   Tutte le misure proposte dai paesi a Parigi (i cosiddetti INDC: Intended Nationally Determined Contributions) si basano allora su una logica che passa attraverso la DECARBONIZZAZIONE da una parte e però anche sull’INCREMENTO DELL’EFFICIENZA ENERGETICA dall’altra.

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COSA SUCCEDERA’ ALL’ITALIA SE NON SI FA QUALCOSA?

   Secondo il Laboratorio di modellistica climatica dell’Enea, se le emissioni serra non verranno fermate, l’Italia perderà a fine secolo 5.500 chilometri quadrati di territorio sul litorale e 60 all’interno, solo nell’area che va da Trieste a Ravenna. Cioè nell’area del Nord Adriatico la risalita delle acque andrebbe, al 2100, da un minimo di 95 a un massimo di 130 centimetri. Ma in tutto sono 33 le zone costiere in cui le acque, se continueremo a bruciare combustibili fossili e a tagliare boschi, foreste, penetreranno allagando terra fertile e strade, case e fabbriche. Andranno sott’acqua, assieme a Venezia, anche Ravenna, Ferrara, Cagliari e Oristano. E se il Sud Italia rischia di avere un clima nordafricano, il Nord Italia, e specialmente Nord Europa tenderà a «mediterraneizzarsi »: in particolare l’Europa nord-occidentale, Gran Bretagna e Scandinavia, avranno estati molto più secche ed inverni più piovosi rispetto a oggi.

   Sperare di risolvere il tutto con un mero accordo politico, di tipo “scientifico”, tecnologico, lascia a noi molti dubbi. Fin che non ci sarà il modo di utilizzare mezzi di trasporto diversi da quelli meramente privati (un auto per ciascuno..) è difficile pensare a un’alternativa vera. Pensiamo ad esempio a mezzi di trasporto con carburanti diversi dal petrolio e i suoi derivati (come lo stesso GPL, gas petrolio liquefatto); pensiamo ad esempio all’uso di auto a metano: tutto questo avviene non in uno spirito di riduzione della mobilità ma viceversa, di aumento del “circolare”, di possibilità di usare ancor di più il mezzo automobilistico a costi ridotti (e anche il metano, il gas naturale, nel contesto del riscaldamento globale, ha le sue responsabilità, come potete leggere in alcuni articoli che vi proponiamo in questo post). Oppure lo stesso uso dell’auto elettrica “non inquinante”: se l’energia prodotta per il suo utilizzo è originata da centrali a carbone, forse l’inquinamento che essa (auto elettrica) emette è maggiore di quelle a benzina.

   E poi, oltre le auto ecologiche, di medio-piccola cilindrata, ci sarà qualcuno che, se lo possiede o vuol comprarlo, vorrà rinunciare al suo SUV, a un’auto bella (bella…) ad alte prestazioni? …Non parliamo poi di chi propone un uso ancor maggiore di centrali nucleari, che loro, le centrali, non hanno emissioni di Co2… come in questo senso suggerisce Jared Diamond (un geografo!) in uno degli articoli qui contenuti…lascia assai interdetti la proposta, come rispondere a questa prospettiva?…(c’è fonte rinnovabile e rinnovabile… il vento e il sole sono una cosa, il nucleare è altra cosa).

   Le strade da seguire (già a Parigi) poggiano su tre pilastri principali: maggiori progressi nell’efficienza energetica; elettricità a zero emissioni di Co2 che sfrutti le migliori opzioni a disposizione in ogni paese, quali l’energia eolica, solare, geotermica, idroelettrica, nucleare, e la cattura e stoccaggio del carbonio; e la sostituzione del combustibile da motori a combustione interna a veicoli elettrici. E poi ci sono da fare altri cambiamenti in direzione dell’elettrificazione o dei biocombustibili avanzati.

Ci riuscirà la Conferenza di Parigi? Cosa intendono fare i governi, che impegni concreti prendere? (i dettagli pratici, concreti, ben facilmente verificabili, diventano a questo punto essenziali) (s.m.)

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COP21, C’È L’ACCORDO FINALE. IL TESTO E I PUNTI PRINCIPALI

– E’ stato adottato l’accordo sul clima, il Paris Outcome. Non c’è nessun accordo legalmente vincolante, come aveva dichiarato nel presentarla il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius. Si cita l’obiettivo di fermare il riscaldamento a 2 °C, e forse di scendere 1,5, e si prevede che gli impegni siano rivisti, ma solo al rialzo, ogni 5 anni. Il testo finale – Continua a leggere