GISday di Padova

Il 20 novembre 2013, Geograficamente ha partecipato al GISday organizzato presso l’Università di Padova , al Campus di Agripolis a Legnaro (PD).

Il GISday nasce nell’ambito della Geography Awarness Week, iniziativa sponsorizzata dalla National Geographic Society, Association of American Geographers, Universitu Consortium for Geographic Information Science, United States Geological Survey, Library of Congress ed ESRI.

Per il settimo anno, l’Università di Padova ha accolto gli interventi organizzati per il GISday e quest’anno a nome di Geograficamente sono intervenute Carla Bortolotti e Maria Concetta Perfetto.

Carla Bortolotti, ha introdotto e illustrato le attività dell’associazione e Maria Concetta Perfetto ha illustrato la sua tesi di laurea dal titolo “Un projectGIS come strumento di valorizzazione del patrimonio archeologico industriale. Il caso di Agnone (Molise)”.

Qui di seguito, potete vedere il video del nostro intervento. Ci scusiamo in anticipo per la bassa qualità del video ma purtroppo è stato ottenuto con una fotocamera digitale.

E cogliamo l’occasione per ringraziare Roberto Rossi del Centro Interdipartimentale di Ricerca di Geomatica di Padova per l’opportunità che ci ha dato di partecipare al GISday.

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INTRODUZIONE ALL’ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE

di Jacopo Ibello

Mi è stato chiesto di scrivere cos’è l’archeologia industriale. Devo ammettere che, pur essendo la passione di una vita, è un termine che non mi piace usare, ma che molto spesso resta l’unico per far capire agli altri di cosa mi occupo. Con questa espressione si voleva indicare, nell’Inghilterra degli anni ’50, lo studio delle testimonianze della prima industrializzazione, avvenuta a partire dalla seconda metà del XVIII secolo. Trattandosi in buona parte di strutture di cui restavano muri, fondamenta e poco altro, il riferimento all’archeologia fu automatico anche se non accettato dalla maggior parte degli storici, in quanto i resti dell’industria non erano considerati degni di un termine a cui si accostavano antiche civiltà come Romani ed Egizi.

Solo dopo al termine archeology fu sostituito quello di heritage, cioè patrimonio. Quando, a partire dagli anni ’70, il sistema industriale britannico ha conosciuto un processo non di trasformazione e razionalizzazione come negli altri Paesi occidentali, ma un inarrestabile declino che ne ha quasi determinato l’estinzione, ci si è trovati di fronte a un ingente quantità di strutture a cui non restava altro che testimoniare la storia di una nazione. Non solo fabbriche, ma anche ferrovie e quartieri operai, un patrimonio non certo allo stato archeologico come i forni settecenteschi del Black Country. A questo punto l’archeology si sottomette all’heritage, diventa il metodo scientifico per indagare le storie di quel fenomeno storico, lontano dall’essere concluso, che chiamiamo industria.

Un fenomeno che non si presenta solo nella classica forma della fabbrica abbandonata: oggi sono patrimonio industriale i macchinari per la produzione, le auto d’epoca, i manifesti pubblicitari, le linee ferroviarie, villaggi e quartieri operai e persino tutto quel patrimonio intangibile fatto delle storie e delle memorie di chi l’industria l’ha vissuta in prima persona, dagli imprenditori agli operai. Il concetto di patrimonio ha sostituito ovunque quello di archeologia: il termine è usato per definire la disciplina nel Regno Unito, in Francia e in Spagna, mentre in Germania ci si è spinti oltre utilizzando la parola Kultur, probabilmente perché è ancora l’unico Paese a sentirsi, con orgoglio, una realtà industriale.

Anche in Italia, almeno in via “ufficiale”, il patrimonio industriale ha sostituito l’archeologia. Così sono intitolati, per esempio, i diversi corsi universitari dedicati alla disciplina. Però nel linguaggio comune non è ancora così: anche chi si occupa per lavoro o per passione della materia continua a preferire l’archeologia. Si legge “archeologia industriale” sul sito web del Museo Nazionale del Carbone, quando poi il luogo che lo ospita, la Grande Miniera di Serbariu, di archeologico ha ben poco. Difficile usare lo stesso termine per il Lingotto, il Mulino Stucky o la Centrale Montemartini. Le ragioni potrebbero essere varie: a prima vista potrebbe riemergere il cronico ritardo del Paese a stare al passo coi tempi rispetto alla realtà internazionale. Oltre a questa accezione negativa ce n’è anche un’altra però: l’Italia possiede numerosi manufatti, testimoni di un apparato produttivo ben più antico della rivoluzione industriale, come mulini, frantoi, gualchiere, cartiere, ecc. Questo è uno dei motivi per cui l’AIPAI, l’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale, la massima organizzazione a livello nazionale che promuove la materia, continua a contenere entrambe le espressioni all’interno della propria denominazione.

Ma al di lá dei nomi, certo è che la civiltà dell’industria e il patrimonio che ci ha tramandato, in tutte le sue declinazioni, rappresentano un soggetto di studio stimolante e un’opportunità per ridefinire le nostre città e il paesaggio che ci circonda. Andando oltre la moda del momento, per colpa della quale spesso si compiono interventi di pessimo livello, bisogna invece capire a fondo il patrimonio industriale, in quanto membro insostituibile della nostra storia e della nostra cultura, per difenderlo, valorizzarlo e anche, quando se ne presenta l’opportunità, sfruttarlo turisticamente.

Trailmeup.com – Lo Street View per i sentieri a piedi!

Articolo di LAURA EDGARDA LOMBARDI

Dal giornale di oggi, il Corriere di Romagna datato 13.03.2013, ho letto una notizia davvero interessante che potrebbe interessare a molti geografi. Non tanto per le occasioni lavorative, ma per la genialità dell’idea. Dopo tanti blog, articoli e libri che raccontano esperienze di viaggio, c’è la possibilità di vedere le visite compiute da 6 romagnoli in diverse località del mondo.

http://www.trailmeup.com/ permette di compiere visite virtuali in zone raggiungibili solo a piedi, come villaggi sperduti, montagne, parchi naturali etc.

Illustrazione 1: dalla pagina facebook di trailmeup

Utilizzando uno zaino su cui sono poste 5 fotocamere sincronizzate, un GPS e un sistema di alimentazione, il pano-tracker effettua le rilevazioni. Successivamente le immagini vengono georeferenziate ed elaborate in modo da formare delle panoramiche a 360°.

Attualmente sul sito internet è possibile vedere solo le visite effettuale nello Yosemite National Park e nel Villaggio dei Mursi in Etiopia.

Lo scopo del progetto, da quello che si evince dalle parole di uno dei fondatori, Gabriele Garavini, è quello di offrire l’opportunità di viaggiare a chi non può’ muoversi, permettendo a chiunque di scoprire il mondo e potrebbe essere anche uno strumento di controllo per i sostenitori di ONG per vedere quello che effettivamente viene fatto con i fondi messi a disposizione.

E’ inoltre possibile proporsi come pano – tracker nella sezione Reclutamento del sito internet.

Per ulteriori informazioni:

http://www.trailmeup.com/

http://www.eppela.com/ita/projects/273/trail-me-up

http://changemakers.expo2015.org/trail-me-up-il-sito-web-che-vi-fara-scalare-leverest/

E l’intervista al fondatore Fabio Zaffagnini su Wired : http://life.wired.it/news/natura/2013/01/11/trial-me-up-sentieri-di-montagna-mappa-virtuale.html

GEOGRAFIA? MA È UNA MATERIA CHE SI STUDIA ANCORA?

RETHYMNO, una prefettura dell'isola di CRETA, una città piccola, fatta di strade di epoca veneziana, piena di negozi turistici, dominata (sullo sfondo della foto) dalla “FORTEZA” anch'essa di origine veneziana e poi occupata dagli ottomani (CLICCARE SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRLA)

Lettera a “Geograficamente” di LAURA EDGARDA LOMBARDI

Esimi Geografi, utilizzo volentieri questo spazio per condividere con voi una riflessione sulla spendibilità sul mercato del lavoro del titolo di studio in Geografia.

Mi sono laureata l’anno scorso presso l’università di Bologna, conseguendo la laurea magistrale in Geografia e processi territoriali ed a un anno dalla laurea, le possibilità concrete di trovare lavoro con il mio titolo di studio sono state solo due: l’iscrizione alla graduatoria di terza fascia per l’insegnamento di geografia nelle scuole superiori pubbliche e partecipare al bando Leonardo da Vinci.

In un anno ho inviato molti CV, a cui non ho mai ricevuto risposta e dai molti bandi pubblici consultati, ho “scoperto” che il nostro titolo di studio è totalmente sconosciuto all’amministrazione pubblica, visto che, tranne nell’ambito scolastico, la laurea in Geografia non compare mai come uno dei possibili titoli richiesti per partecipare ai concorsi.

In più sembra che nel mondo reale (intendo nella vita comune), la nostra materia sia quasi completamente sconosciuta, molto spesso se dico che ho studiato Geografia, ricevo come risposta “Geografia? Ma è una materia che si studia ancora all’università?”.

Per il momento, la mia sola consolazione è stata partecipare al tirocinio Leonardo da Vinci,  che mi ha dato la possibilità di mettere in pratica un po’ di cose imparate all’università e di collaborare con un museo greco.

La mia destinazione è stata Rethymno,   una prefettura dell’isola di Creta, una città piccola, fatta di strade di epoca veneziana, piena di negozi turistici, dominata dalla “Forteza” anch’essa di origine veneziana e poi occupata dagli ottomani nelle cui vicinanze sorge il Museo Archeologico, che oltre a conservare i reperti archeologici ritrovati nella prefettura, è stato la mia sede di tirocinio.

Al colloquio con le mie due tutor, due fantastiche archeologhe, mi hanno detto che mi avevano selezionato perché stavano cercando qualcuno con la laurea in Geografia (!) per svolgere una ricerca bibliografica su degli antichi insediamenti della prefettura di Rethymno che avevano scavato negli ultimi dieci anni. In pratica, sono dovuta andare in Grecia per sentirmi dire, che anche essere geografi ha la sua utilità. In poche parole, questo breve mio intervento non richiesto, vuole essere un invito a tutti i geografi che seguono questo blog a partecipare a programmi come il Leonardo da Vinci o EVS (European Voluntary Service) e per quelli che sono ancora all’università di sfruttare il più possibile i programmi di scambio con altre università europee  (Erasmus) ed extraeuropee (Overseas). Ne vale davvero la pena! Ed è veramente stimolante essere riconosciuti come geografi!

RETHYMNO, "FORTEZA"

Chiudo questo breve intervento con un quesito: Credete sia possibile coalizzarci per ottenere più ricono- scimento come geografi in Italia? Ad esempio: creare un albo, chiedere alle pubbliche amministrazioni  il riconoscimento per partecipare a concorsi pubblici, etc….Oppure il nostro destino è già segnato e dobbiamo solamente aspettare di insegnare? Aspetto di sapere le vostre considerazioni!  – LAURA

RETHYMNO, panorama dalla "FORTEZA" (CLICCARE SULL'IMMAGINE PER INGRANDIRLA)

LE LIBERTA’ DIGITALI: nuova frontiera della democrazia e di una società planetaria basata su pace, sviluppo e pari opportunità per tutti – il FESTIVAL DELLE LIBERTA’ DIGITALI 2011 in Italia

COSA VOGLIAMO CON L’INIZIATIVA DEL FESTIVAL DELLE LIBERTA’ DIGITALI 2011 (di LUCA MENINI, Wikimedia Italia)

  LA LIBERTA’ PASSA ANCHE ATTRAVERSO L’ESPRESSIONE DIGITALE

Luca Menini

   La libertà passa anche attraverso l’espressione digitale: open data, open street map, e-book. Ovvero la libera diffusione via Internet, con annessa possibilità di impiego, della conoscenza, a cominciare dai dati delle pubbliche amministrazioni, delle cartografie del territorio realizzate dagli enti pubblici, dei libri vecchi e nuovi che dal formato “cartaceo” vengono resi fruibili sul web.

   Di tutto questo, e molto più, si parlerà al Festival delle Libertà Digitali, organizzato dall’Associazione Wikimedia Italia, giunto quest’anno alla terza edizione. Per il terzo “compleanno” la manifestazione si moltiplica: in programma dall’1 al 14 ottobre, il festival sarà “diffuso” sul territorio italiano, policentrico, con eventi sia a Vicenza dove è nato che a Padova, Bologna, Pisa, Roma e Napoli.

   Con il Festival ci proponiamo di sensibilizzare le persone sulle nuove tecnologie della comunicazione, in particolare sugli aspetti che riguardano i principi etici e la libertà. E’ ormai fondamentale iniziare a comprendere i temi della privacy, dei dati aperti, del software libero, della condivisione della conoscenza, perché siamo nella società dell’informazione: questo implica che il valore economico non è più esclusiva di aspetti materiali, come la produzione di oggetti, ma anche nella cultura e nell’informazione, e nella loro diffusione. Questi aspetti oggi devono essere inclusivi, non esclusivi. Noi quindi affermiamo che non deve essere tolta alle persone la possibilità di operare con questi strumenti come lo desiderano.

   L’obiettivo della manifestazione organizzata da Wikimedia Italia – associazione italiana senza scopo di lucro che supporta l’enciclopedia libera via web più famosa del mondo, Wikipedia – è quindi diffondere i valori positivi dell’”open source”, i principi etici della condivisione digitale in rete in modo legale di notizie, musica, immagini e programmi che stanno alla base del software libero e della
stessa Wikipedia.

   Condivisione resa possibile anche grazie alla presenza di licenze precise che regolano la diffusione “free”, fra cui le Creative Commons. Con l’evento si vuole poi contribuire al rafforzamento della rete di volontari che utilizzano e producono contenuti a scopo sociale, per lavoro o per svago: la manifestazione vuole quindi essere anche luogo di scambio di buone pratiche ed esperienze positive.

I TEMI E I LUOGHI DEL FESTIVAL 2011

   In questa edizione la manifestazione è programmata con un “canovaccio” di argomenti principali, a cui volontariamente e senza necessariamente essere affiliati a Wikimedia Italia altre persone hanno potuto aggiungere e sviluppare ulteriori temi correlati.

   Fra i temi principali che verranno toccati c’è quello degli open data. Le pubbliche amministrazioni hanno a propria disposizione un’enorme mole di informazioni, rilevazioni, dati appunto, che sono fruibili dai cittadini solo in forma “cartacea” o comunque, anche quando siano già digitalizzati, spesso solo recandosi nelle sedi dell’ente specifico. Queste informazioni, teoricamente già fruibili in modo libero, potrebbero essere messe a disposizione sulla rete così che il cittadino possa impiegarle, per semplici servizi informativi piuttosto che per un’attività di business.

   La cittadinanza paga le tasse per avere servizi dalla Pubblica Amministrazione. Mettere a disposizione il proprio patrimonio informativo da parte delle amministrazioni pubbliche è uno di questi servizi. Facciamo un parallelo “pratico”: la strada che io utilizzo, pubblica, ce l’ho perché pago le tasse. Ed è una infrastruttura a disposizione di tutti. I dati della Pubblica Amministrazione devono essere visti come infrastrutture dai cittadini, e deve essere possibile utilizzarle per i propri scopi tra cui anche il fare business: allo stesso modo per il quale impiego la strada davanti casa per andare al lavoro, o per svolgere l’attività di autotrasportatore.

   A Padova, il tema degli open data verrà declinato in “open street map“: le cartografie oggi presenti su Internet, ad esempio quelle di Google, sono protette da copyright, dati che non possono essere impiegati per fare business liberamente senza il consenso, a pagamento o in forma gratuita, della società proprietaria. Ma in realtà già oggi ogni città e Comune d’Italia ha a disposizione un proprio stradario, accurato e aggiornato continuamente, con i dati del territorio, vie e numeri civici compresi.

   Le cartografie del territorio vengono realizzate sin dai primi decenni del Novecento, attraverso voli e fotografie aeree, e sono presenti negli archivi delle amministrazioni. Perché queste informazioni e mappature non possono essere messe a disposizione di ogni cittadino, per semplice servizio informativo o anche con la possibilità di impiegarli per la propria impresa o progetto?

   Il progetto degli open data è di carattere generale: punta a far sì che queste informazioni, soprattutto quelle della Pubblica Amministrazione, vengano messe a disposizione di tutti. Molti di questi dati, del resto, sono già in forma digitale.

   A Vicenza si parlerà soprattutto di e-book. Da anni nella città di Andrea Palladio la Biblioteca “La Vigna”, centro internazionale di cultura e civiltà contadina, porta avanti l’iniziativa “Adotta un libro”: un progetto di digitalizzazione dei volumi dell’istituto, che dispone di un archivio di oltre 50mila libri compresi testi cinquecenteschi o seicenteschi molto rari che non possono essere toccati, ma che possono essere fotografati e, tramite scansione digitale, divenire disponibili su web.

   Quest’anno daremo una mano a “La Vigna”. Cercheremo nel loro archivio un libro, lo fotograferemo, faremo la pulizia di ogni foto e la scansione, con un incontro pubblico in cui presenteremo il testo digitalizzato e informeremo della sua disponibilità sulla rete.

   Precisamente, su Wiki Source: è uno dei progetti collegati a Wikipedia, una risorsa in cui già oggi è possibile trovare molti volumi in formato “e-book” e collaborare, volontariamente e dedicando il tempo che si desidera, alla digitalizzazione di altri libri. Per farlo si impiega un software che riconosce i caratteri e le frasi della scansione. Il software tuttavia può “tradurre” commettendo qualche errore: il lavoro del volontario sta proprio in questo, collaborando a leggere le parti scansionate ed elaborate per individuare e correggere alcuni errori.

   In Wikisource sono a disposizione libri di cui non sussistono più i diritti d’autore. Ad esempio sono già presenti alcuni volumi del vicentino Antonio Fogazzaro, la cui pubblicazione, passato il secolo, è libera per tutti.

Il paese di VALSTAGNA (all’estremo nord della provincia di Vicenza, sulla strada -Valsugana- per Trento, nel Canale di Brenta). QUI IL FESTIVAL DELLE LIBERTA’ DIGITALI propone il 2 ottobre (domenica) un’ESCURSIONE AL PIAN DELLE CASARETTE - Guide: prof. ANGELO CHEMIN – IUAV Venezia; dott. LUCA LODATTI – Dipartimento di Geografia dell’Università di Padova - PROGRAMMA:ritrovo: domenica 2 ottobre 2011, ore 9:30 – Valstagna, davanti al Municipio. Pranzo al sacco, abbigliamento comodo e calzature adatte. LA GIORNATA SI PROPONE come momento di studio dei sistemi antropici che interessano il CANALE DI BRENTA. Un paesaggio caratterizzato da imponenti MASIERE (terrazze), un tempo coltivate a tabacco oggi oggetto di progetti di recupero, che disegnano i versanti, ma anche da peculiari sistemi di captazione e conservazione delle acque. Raggiunto l’antico insediamento del PIAN DELLE CASARETTE (500 mslm), sulle pendici del Col Ventidueore, verrà messo in luce quell’intricato e fragile sistema (ACQUE, TABACCO, ABITARE) che per secoli ha rappresentato un saldo legame tra uomo e ambiente

   A Roma si parlerà di “Cultura online: micro-pagamenti, grandi innovazioni”. Grazie a Internet libri, film, musica, ecc. si possono duplicare all’infinito, e trasmettere ovunque ci sia una connessione, a costi tendenti a zero. La cultura così diventa potenzialmente molto più accessibile che in passato. Ma manca qualcosa alla rivoluzione: se un gruppo musicale emergente vuole sopravvivere, se una testata di informazione libera vuole crescere, c’è bisogno di sistemi di pagamento evoluti ed economici. Se vogliamo garantire indipendenza a chi fa cultura, i sistemi di pagamento devono essere liberi, standard e interoperabili.

   Sempre a Roma si farà una panoramica complessiva dei temi affrontati nel corso del festival nelle varie città italiane, concentrandosi sugli argomenti che hanno suscitato il maggior interesse. Il festival si concluderà con un gioco (con un premio estratto a sorte) e con la pubblicazione degli atti in forma testuale e video.

Tutti gli aggiornamenti sul Festival delle Libertà Digitali saranno pubblicati sul sito dell’evento: http://www.libertadigitali.it/

Il Festival è anche sul social network Twitter: http://www.twitter.com/fdld2011

Contatti: http://www.libertadigitali.it/online/collabora

(Luca Menini)

LE DATE: Bologna: 8 ottobre 2011 – Napoli: 5 ottobre 2011 – Padova: 7-8 ottobre 2011 – Pisa: 7-8 ottobre 2011 – Roma: 14 ottore 2011 – Vicenza: 1-9 ottobre 2011 – Mappa degli eventi

Geografia 2.0

Il termine ‘Condividere’, in tempi recenti, si è trasformato in un elemento chiave di molte iniziative di successo.

Con l’avvento del Web 2.0, esperienza basata sulla collaborazione di massa, si è passati dal “Wikinomics” al “Socialnomics”, dove i cittadini sono sensori volontari.
Nel corso degli ultimi decenni, la questione principale, per le applicazioni GIS è stata la disponibilità di una sana informazione territoriale. Oggi, l’ampia diffusione di dispositivi elettronici che forniscono informazioni geo-referenziate hanno portato alla produzione di una vasta serie di informazioni territoriali. Questa tendenza ha portato a una “wikificazione GIS”, dove la collaborazione di massa gioca un ruolo chiave nel contesto delle informazioni territoriali (hardware, software, dati e persone).

Alcuni autori (Goodchild, 2007) parlano di “volontari dell’informazione geografica”, mi vengono in mente gli amici di OpenStreetMap, che sfruttando strumenti per creare, montare, e diffondere le informazioni geografiche, contribuiscono volontariamente alla creazione di contenuti geografici, arricchendo così le mappe, contrassegnando le posizioni di eventi accaduti, le posizioni in cui si trovano determinate attività o loro stessi.

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