APPUNTAMENTI GIS a PADOVA, per STUDENTI e per TUTTI GLI INTERESSATI – 1) OCCHI SULL’AMAZZONIA: deforestazione ed estrazione petrolifera nell’Amazzonia ecuadoregna; 2) Il VALORE DEL SUOLO: con mappatura degli edifici e degli spazi abbandonati o dismessi di Padova

LABORATORI GIS dei Progetti AMAZONEYES e MUES-MAPPING URBAN EMPTY SPACES in collaborazione con il MASTER DI II LIVELLO IN GISCIENCE e SISTEMI A PILOTAGGIO REMOTO DELL’UNIVERSITÀ DI PADOVA e l’ASSOCIAZIONE GISHUB

MERCOLEDÌ 18 APRILE iniziano i LABORATORI GIS dei Progetti Innovativi degli Studenti AMAZONEYES e MUES-MAPPING URBAN EMPTY SPACES (Mappatura Urbana degli spazi abbandonati).
I laboratori sono aperti sia agli studenti sia a tutti gli interessati.
I primi due mercoledì (18 aprile e 2 maggio) saranno in comune ad entrambi i progetti, dove tutti i partecipanti potranno apprendere le basi del software opensource QGIS e avvicinarsi all’uso delle immagini raster e dei dati vettoriali.
I quattro mercoledì successivi (9/16/23/30 maggio) saranno relativi solo al Progetto MUES.
Amazon Eyes torna il 5 giugno con la conferenza “I costi socio-ambientali dell’estrattivismo in America latina” in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente!
Alla fine di ogni laboratorio verrà offerto ai partecipanti un gradito aperiGIS!

Nella FOTO (collegati a Via Ognissanti 39 a Padova dall’ECUADOR in occasione dell’iniziativa “LA NOTTE DELLA GEOGRAFIA” tenutasi il 6 aprile scorso) il GRUPPO DI RICERCATORI LOCALI che assieme a DOTTORANDI DEL MASTER DI II LIVELLO IN GISCIENCE e Sistemi a Pilotaggio Remoto dell’UNIVERSITÀ DI PADOVA, stanno analizzando l’IMPATTO della DEFORESTAZIONE e dell’ESTRAZIONE PETROLIFERA nella RISERVA DELLA BIOSFERA YASUNÌ (ECUADOR), uno degli ecosistemi più biodiversi del pianeta e casa ancestrale di una delle ultime popolazioni indigene non contattate al mondo

Ecco spiegati brevemente i due progetti:
Progetto Innovativo degli Studenti AmazonEyes – sguardi sull’ Amazzonia
Il progetto vuole sviluppare un percorso di ricerca e formazione partecipata degli impatti della deforestazione e dell’estrazione petrolifera nella Riserva della Biosfera Yasunì (Ecuador), uno degli ecosistemi più biodiversi del pianeta e casa ancestrale di una delle ultime popolazioni indigene non contattate al mondo.
I partecipanti saranno coinvolti nella mappatura da satellite delle infrastrutture petrolifere (strade, campi, pozzi) che culminerà nella creazione di un geodatabase consultabile online.

GIS (Geographic Information System) è un sistema progettato per ricevere, immagazzinare, elaborare, analizzare, gestire e rappresentare dati di tipo geografico

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Progetto Innovativo degli Studenti MUES.Mapping Urban Empty Spaces (Il valore del suolo).

Il progetto MUES, prosecuzione del Progetto Innovativo 2016 “Il Valore del Suolo”, si pone l’obiettivo di svolgere una mappatura accurata, in ambiente GIS opensource, degli edifici e degli spazi abbandonati o dismessi della città di Padova, attraverso lo studio comparato di diverse fonti cartografiche (mappe catastali, CTR, elaborati del PAT/PI…) e aerofotografiche (serie storiche dei voli a partire dal volo GAI 1954). La mappatura sarà validata dalla verifica sul campo della corrispondenza tra indicazioni delle mappe e realtà (ground truth).
Attraverso una selezione delle aree e dei complessi edilizi più significativi, per estensione e rappresentatività delle cause dell’abbandono, verranno operati approfondimenti attraverso:
i) ricerche diacroniche su documenti testuali e visivi;
ii) analisi del contesto;
iii) campagne di documentazione fotografica
Tali approfondimenti verranno poi inseriti come link nel webgis illustrativo del progetto, che farà così da base per un’operazione di storytelling urbano.

CITTA’ DI PADOVA – MUES-MAPPING URBAN EMPTY SPACES: l’obiettivo è svolgere una mappatura accurata, in ambiente GIS OPENSOURCE, degli edifici e degli spazi abbandonati o dismessi della città di PADOVA, attraverso lo STUDIO COMPARATO DI DIVERSE FONTI CARTOGRAFICHE (mappe catastali, CTR, elaborati del PAT/PI…) e AEROFOTOGRAFICHE

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Ecco in breve un riepilogo degli appuntamenti:
18/04 – Soil Connection: Strumenti di monitoraggio e valutazione del Consumo di suolo e dei Servizi Ecosistemici tra Padova e Amazzonia
Nozioni di GIS base: sistemi di riferimento e gestione dati vettoriali e raster

2/05 – Soil Connection: Strumenti di monitoraggio e valutazione del Consumo di suolo e dei Servizi Ecosistemici tra Padova e Amazzonia
Nozioni di GIS base: esercitazione su immagini aeree e satellitari: Padova VS Amazzonia

9/05 – MUES – Mapping Urban Empty Spaces
presentazione dei siti dismessi prescelti;
introduzione alle banche dati per compilare la tabella con le caratteristiche

16/05 – MUES – Mapping Urban Empty Spaces
urbanwalks in zona Stanga/Fiera per conoscenza diretta di alcuni siti dismessi mappati e campagna fotografica

23/05 – MUES – Mapping Urban Empty Spaces
introduzione al webGIS e inserimento dati della urbanwalk;
mappatura areale e popolamento tabella informativa di tutti i siti

30/05 – MUES – Mapping Urban Empty Spaces
scenari di riqualificazione con analisi GIS del contesto di reinserimento (prossimità dei siti dismessi ai sistemi di mura, acque, aree verdi, aree agricole, piste ciclabili…) e individuazione ostacoli (infrastrutture, fabbriche, impianti…)

5/06 – Amazoneyes: I costi socio-ambientali dell’ estrattivismo in America Latina
In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente cercheremo di farci un’idea di quanto gli impatti dell’estrazione petrolifera e la deforestazione stiano minacciando sia gli ecosistemi che le persone!

Si consiglia a tutti i partecipanti di portare il proprio PC e di installare il software opensource QGIS e di registrarsi ai progetti inviando una mail a:
– geoamazoneyes@gmail.com
– progettomues@gmail.com
I laboratori si svolgeranno presso il Laboratorio di GIScience e Drones for Good – D4G dell’Università degli Studi di Padova, in via Ognissanti 39 a Padova.

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COS’È UN GIS
Il G.I.S. (Geographical Information System) o sistema informativo geografico è uno strumento che permette di analizzare, rappresentare, interrogare entità o eventi che si verificano sul territorio. Nella tecnologia presente all’interno dei software geografici si integrano alle comuni operazioni che si possono svolgere sui data base, quali ricerche, analisi statistiche, grafici, le funzionalità proprie di un G.I.S. come la memorizzazione di dati territoriali, il loro trattamento e soprattutto la loro rappresentazione sotto forma di cartogrammi o tabelle ritagliati su porzioni di territorio più o meno estese.
Tali capacità distinguono i sistemi geografici da qualsiasi altro sistema informatico consentedo agli utenti di avere uno strumento che consenta loro di visualizzare e analizzare le informazioni per spiegare eventi, pianificare strategie o progettare infrastrutture territoriali.
Si può ad esempio localizzare qualsiasi oggetto presente sul terreno oppure si può studiare l’evoluzione del paesaggio agricolo o ancora studiare i percorsi dei fiumi attraverso il tempo.
Per tutti i problemi che hanno una componente geografica il G.I.S permette di creare mappe, integrare informazioni, visualizzare scenari anche tridimensionalmente, risolvere complicati problemi di mobilità ed elaborare le soluzioni più efficaci .Operazioni complicate se non impossibili da effettuarsi in mancanza di tale strumento.

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PER I TOTALI NEOFITI: MA COS’E’ IL GIS??

GIS è una sigla che sta per “Geographic Information Sistem” (in Italia si parla di SIT, Sistema Informativo Territoriale).
Come definire il GIS
GIS non è altro che un software per la gestione di dati geografici. Un GIS è un potente strumento per raccogliere, archiviare, recuperare, trasformare e rappresentare dati georeferenziati derivati dal mondo reale per particolari scopi.
Possibili applicazioni di un GIS
Geografia
Ingegneria civile
Geodesia
Rilievi catastali
Fotogrammetria
Telerilevamento
Cartografia numerica
Cartografia tematica
Studi matematici su variazioni spaziali
Pianificazione territoriale
Reti tecnologiche (tra le prime ad avvalersi…..)
Marketing
Valutazione di Impatto Ambientale
….e tutto ciò che è esprimibile in materia spaziale
Vantaggi rispetto alla produzione tradizionale
Il GIS ha maggiore:
Efficienza (enorme quantità di dati gestiti e migliore qualità di trattamento dati)
Possibilità di calcolo (enorme possibilità di elaborazione modellistica)
Iterazione (aggiornamento continuo dei database. Cartografia aggiornabile)
Versatilità
Se il GIS è un software, di quale Hardware si avvale?
Hardware: dal supporto cartaceo a quello elettronico….
Per la raccolta (sorgenti di) dati ci si avvale di:
Telerilevamento
Rilievi sul campo
Cartografia
Banche dati
Per l’inserimento dati (input dati), nel GPS (Global Position Sistem), ci si avvale di:
Terminali
Digitizer
Supporti magnetici e ottici
Scanner
Files
Ma cos’è un “Database geografico”??
Se la definizione di “database” può essere “una combinazione di hardware e software che permette di gestire una notevole quantità di dati”, DATABASE GEOGRAFICO è “una collezione di oggetti cartografici e di informazioni ad essi associate in forma digitale“
… avremo così un database grafico (gli oggetti, il disegno) e un database valori (il foglio di calcolo)…
… e il database grafico avrà 2 forme:
Vettoriale (gli oggetti e le rappresentazioni sono espresse, all’interno del grafico –nelle coppie di coordinate- in Punti, Linee, Aree cioè Poligoni)
Raster (gli oggetti e le rappresentazioni sono espresse, appunto, in “raster”, un foglio a quadretti, formato da celle (pixel) definito dal numero di righe
… il vettoriale è più preciso, ma il raster è migliore su operazioni matematiche (molti sorgenti di dati, come i satelliti, forniscono i loro dati in modo Raster). I due sistemi sono interscambiabili (è comunque più problematico passare da raster a vettoriale)
… il database valori si basa su una serie di informazioni quantitative e qualitative associate agli oggetti grafici:
è continuamente aggiornabile
consente “query” (ricerche) tra “layers” (strati) diversi
un layer è uno strato informativo (esempio le curve di livello)… i “punti quotati” sono organizzati su un layer
Organizzazione dei database grafici
Gli oggetti grafici sono organizzati in “strati” diversi (layers), a seconda del tipo di informazione o dell’origine della stessa:
ogni layer (strato) può avere un proprio “database valori”
si possono eseguire “query” (ricerche) sia in senso orizzontale (sullo stesso layer) che in senso verticale
….Allora, per concludere, ma cos’è veramente un GIS??
Il GIS è uno strumento
“Garbage in……………………….. garbage out!” ……. Cioè:
“Se entra spazzatura…………. esce spazzatura!”………………
Ai NEOFITI: avete capito qualcosa su cos’è un GIS??
LA SPIEGAZIONE QUI SOPRA PROPOSTAVI E’ STATA TRATTA DA APPUNTI DI UN CORSO GIS DEL PROF. FRANCESCO FERRARESE, DEL DIPARTIMENTO DI GEOGRAFIA DI PADOVA.

da Wikipedia

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EVENTI PASSATI (DA POCO):

 

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EVENTI GEOGRAFICI – 6 APRILE 2018: LA NOTTE EUROPEA DELLA GEOGRAFIA

NOTTE DELLA GEOGRAFIA A PADOVA (IL 6 APRILE)
Venerdì 6 aprile, nell’ambito della Notte Europea della Geografia, iniziativa che coinvolge 30 città europee e 22 città italiane, il Master GIScience e Sistemi a Pilotaggio Remoto dell’Università degli Studi di Padova in collaborazione con i Dipartimenti ICEA e DiSSGeA, l’Associazione AIIG Veneto, l’Associazione GIShub e l’Associazione Geograficamente, organizza 7 eventi a Padova che spaziano dal rilievo con drone, alla degustazione geo-ragionata di vini, dal maphaton dei territori dell’Amazzonia allo studio e visualizzazione di immagini satellitari per l’agricoltura.
Sarà un’occasione per toccare dal vivo i nuovi strumenti tecnologici ed interdisciplinari di cui la Geografia dispone e i diversi ambiti di ricerca e applicazione che la disciplina affronta.
Tutti gli eventi sono gratuiti e si concentreranno dal tardo pomeriggio fino a notte inoltrata.

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EVENTI IN PROGRAMMA a Padova il 6 aprile:
GLI EVENTI
PORTI E ONDE IN MINIATURA: visita tecnica al laboratorio Marittimo dell’Università degli Studi di Padova. Sarà possibile osservare un breve esperimento che studia l’interazione fra le onde e un pontile in scala ridotta
H 17.00 – 19.00 | Vasca Marittima, via Ognissanti 39 (PD)

MAPDRONE PD: rilievo fotogrammetrico di Porta Portello con drone DJI SPARK e successiva creazione del modello digitale dalla nuvola di punti
H 18.00 – 20.00 | Porta Portello (PD)

IN VINO VARIETAS. DEGUSTAZIONE GEO-RAGIONATA: sapori di vini e storie di vignaioli che tutelano e danno valore alla diversità ambientale e culturale del paesaggio italiano.
In collaborazione con 1901 – Enoteca Severino
h 18.30 – 20.30 | Museo di Geografia – Università di Padova, salone Palazzo Wollemborg, via del Santo 26 (PD)
Partecipazione gratuita limitata a 40 posti
Iscrizioni entro il 4 aprile all’indirizzo geografia.dissgea@unipd.it

GEODATA E IMMAGINI SATELLITARI PER L’AGRICOLTURA: attraverso una postazione interattiva saranno proiettati i risultati del progetto FSE Droni e Agroecosistemi 4.0 per visualizzare i #satelliti in orbita e scaricare immagini satellitari per le principali applicazioni in agricoltura e non solo
H 21.00 – 23.00 | #LaboratorioD4G, via Ognissanti 39 (PD)

IL PETROLIO, NOSTRO VICINO DI CASA. Scopriamo le attività di estrazione di idrocarburi attorno a noi con #GoogleEarthPro: attraverso l’uso avanzato di strumenti di Google Earth Pro, i partecipanti potranno esplorare la “geografia del petrolio” in Italia visualizzando e prendendo coscienza delle relazioni spaziali tra aree ad alta sensibilità ecologica e culturale e la produzione di idrocarburi H 21.00 – 23.00 | #LaboratorioD4G, via Ognissanti 39 (PD)

PROJECT(ion)S FOR PADOVA: attraverso l’uso di tecniche di video mapping, saranno proiettate sulle superfici di alcuni edifici e luoghi di Padova, visioni e proposte progettuali per quello stesso sito, rappresentando così su architetture reali alcune ipotesi di trasformazione
H 21.00 – 23.00 | Piazzetta Portello, via Marzolo 17 (PD)

AMAZONEYES | #MAPHATON: mappatura della #deforestazione e degli impatti ambientali della produzione di combustibili fossili nell’#Amazzonia ecuadoriana, una delle aree più biodiverse del pianeta
H 22.00 – 02.00 | #LaboratorioD4G, via Ognissanti 39 (PD)
Prenotazioni: geoamazoneyes@gmail.com

MUSEO DELLA GEOGRAFIA A PADOVA(nella foto: Salone del primo piano della Sezione di Geografia di via del Santo 26)

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CARTA DEGLI EVENTI IN TUTTA EUROPA:

http://www.ageiweb.it/eventi-e-info-per-newsletter/carta-degli-eventi-della-notte-europea-della-geografia/

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GLI EVENTI DEL 6 APRILE IN ITALIA:

http://www.ageiweb.it/notte-della-geografia/eventi-proposti-per-la-notte-della-geografia/

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NOTTE EUROPEA DELLA GEOGRAFIA: LE FINALITA’
La Geografia italiana, con il Comitato Italiano UGI e in rete con comunità e comitati nazionali in Europa, partecipa alla Notte Europea della Geografia: ideata dal Comitato Nazionale Francese di Geografia e promossa da EUGEO, con una costellazione di eventi sincroni che coinvolgeranno team, laboratori, associazioni e appassionati nella serata/nottata del 6 Aprile 2018.
Da spazi più classicamente accademici a quelli più sociali e aperti alla città, vogliamo impegnarci, con il concorso di idee e iniziative gestite localmente, a rendere possibile un’affascinante edizione italiana distribuita in tutta Italia!
Questo evento mira a migliorare la visibilità e l’incisività della geografia e dei geografi nei confronti del grande pubblico e dei media, comunicando meglio il sapere geografico e la valenza della Geografia per la formazione a “tutto tondo” dei cittadini. Un evento che ci aiuti a rendere la ricerca geografica più accessibile, contribuendo a valorizzare il nostro lavoro scientifico e didattico.
Gli eventi proposti saranno per questo liberi e aperti a tutti i cittadini.

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THE BLUE MARBLE, NASA 1972, MISSIONE APOLLO 17 – BLUE MARBLE è una famosa fotografia della Terra scattata il 7 dicembre 1972 dall’equipaggio dell’APOLLO 17 (l’ultima missione del Programma Apollo) ad una distanza di circa 45 000 Km. È una delle immagini più distribuite nella storia della fotografia perché è una delle poche che ritraggono la terra completamente illuminata, in quanto al momento dello scatto il Sole era alle spalle degli osservatori. Da quella distanza, la Terra appariva agli astronauti come UNA BIGLIA (blue marble è traducibile dall’inglese come “biglia blu”). Questa foto è utilizzata dal mondo ambientalista come immagine della fragilità della Terra, e del pericolo della sua distruzione ambientale e della limitatezza delle sue risorse naturali

“(…) Lungi dall’essere un inventario polveroso di monti, confini e capitali, LA GEOGRAFIA SERVE A LEGGERE I PAESAGGI: «Vedere i negozi che chiudono e i centri commerciali, le fabbriche abbandonate, i poveri nelle metropolitane quando fa freddo: questa è geografia», dice Carlo Brusa, docente di geografia all’Università del Piemonte Orientale. Materia principe per comprendere RAGIONI E MOVIMENTI DELLE MASSE CHE MIGRANO. O per disegnare le trasformazioni del territorio, definire i piani paesaggistici, aiutare nella COMPRENSIONE E nella PREVENZIONE DEI DISSESTI IDROGEOLOGICI. Per capire e intervenire non bastano Google Maps e gps. Possono servire, non far conoscere. «Non danno i fondamenti disciplinari», dice Brusa. Quelli, però, non li dà più neanche la scuola, dove alla riduzione delle ore si è sommata la trasformazione della materia, la sua «espropriazione» da parte di altre discipline”. (da “il Corriere della Sera” del 21/10/2017)

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FIRENZE: La notte europea della geografia a Firenze

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LA STORIA SI FA ANCHE A COLPI DI MAPPE

di Massimo Rossi, da “La Stampa” del 22/10/2016
Solitamente pensiamo a una carta geografica come a una rappresentazione esatta dei territori raffigurati, disattivando qualsiasi ulteriore riflessione in merito a possibili altre considerazioni. La mappa che non passa inosservata (o quantomeno incuriosisce) è intitolata “VEDUTA D’ITALIA” e risale al 1853, quasi un decennio prima dell’unità politica nazionale.

VEDUTA D’ITALIA (1853, anonimo cartografo)

Il gesto rivoluzionario dell’anonimo cartografo arriva, ancora oggi, dritto nel segno prefissato. Ponendo il Sud in alto si innesca nel lettore un’altra visione, un altro punto di vista da cui guardare il mondo, ed è proprio questa una delle peculiarità della geografia, quella di organizzare e facilitare la comprensione del mondo, il rapporto tra i luoghi, le comunità insediate e gli ambienti geofisici.
La Veduta d’Italia, così come ogni mappa, è una macchina narrativa, un dispositivo tecnico e culturale in grado di comunicare e addirittura reificare, vale a dire rendere concreti concetti astratti come l’idea di nazione.
Il nostro cartografo confeziona un’immagine apparentemente neutra della penisola, protetta dalle Alpi e protesa nel Mediterraneo così come è “oggettivamente” leggibile nella geografia fisica, senza alcun riferimento a suddivisioni politiche come se la natura avesse “naturalmente” disegnato i confini.
Ma la natura non può essere consapevole di determinare un limes, una demarcazione; in natura non esiste discontinuità ed è sempre e solo l’uomo a decidere, arbitrariamente, di dividere un fiume longitudinalmente, o di usare lo spartiacque alpino per differenziare un “noi” sa un “loro”.
Lo storico Gaetano Salvemini e i geografo Carlo Maranelli dibattendo sulla questione adriatica nel 1918 sentenziarono: “Non esistono confini politici naturali, perché tutti i confini politici sono artificiali, cioè creati dalla coscienza e dalla volontà dell’uomo”.

   Tuttavia la Veduta d’Italia proclama esattamente il contrario e delinea non solo il “confine naturale” alpino, ma accoglie i desiderata dell’establishment politico-militare sabaudo: i territori alto atesini, giuliani, istriani e dàlmati, la Corsica e Nizza, fino a rivendicare, laggiù in fondo, con due toponimi, Malta e Tunisi.
Vittorio Emanuele III nel proclama diramato il 24 maggio 1915 si indirizzò ai soldati con queste parole: “A voi la gloria di piantare il tricolore d’Italia sui termini sacri che la natura pose ai confini della Patria nostra”, convocando l’elemento naturale a testimone delle irrinunciabili pretese nazionali.(…..) (Massimo Rossi)

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NON SAPERE DOVE SIAMO: LA GEOGRAFIA DIMENTICATA

di Antonella De Gregorio, da “il Corriere della Sera” del 21/10/2017
«La capitale dell’Africa? L’Egitto!». Non era una battuta, è successo davvero, nella casa più spiata d’Italia, quando una concorrente del Grande Fratello Vip ha voluto mostrare le sue conoscenze geografiche. Non è sola, la ragazza, ad avere una gran confusione in testa: tra gli studenti che hanno fatto la maturità 2017, qualcuno, per dire, ha asserito che Ginevra è una città della Francia. E un’indagine condotta da libreriamo.it su 2.500 italiani tra i 18 e i 65 anni ha rivelato che per uno su tre la capitale dell’Austria è Berlino, la Mole Antonelliana si trova a Firenze e Zagabria è una città della Romania. Non solo nella casa del Grande Fratello, insomma, si affronta il mondo senza conoscerne forma e dimensioni, ma la malattia sembra essere ben diffusa e drammatica. Perché di un malessere si tratta: senza conoscenze di geografia, «viene a mancare una cornice culturale entro cui fondare i nostri giudizi», sostiene CARLO BRUSA, docente della materia all’Università del Piemonte Orientale.
Lungi dall’essere un inventario polveroso di monti, confini e capitali, la geografia serve a leggere i paesaggi: «Vedere i negozi che chiudono e i centri commerciali, le fabbriche abbandonate, i poveri nelle metropolitane quando fa freddo: questa è geografia», dice Brusa. Materia principe per comprendere ragioni e movimenti delle masse che migrano. O per disegnare le trasformazioni del territorio, definire i piani paesaggistici, aiutare nella comprensione e nella prevenzione dei dissesti idrogeologici. Per capire e intervenire non bastano Google Maps e gps. Possono servire, non far conoscere. «Non danno i fondamenti disciplinari», dice Brusa. Quelli, però, non li dà più neanche la scuola, dove alla riduzione delle ore si è sommata la trasformazione della materia, la sua «espropriazione» da parte di altre discipline.
«Di geografia parlano (malamente) gli storici, i filosofi, i sociologi. Mentre chi sarebbe più autorizzato, non è all’altezza», dice FRANCO FARINELLI, docente a Bologna e a lungo presidente dell’Associazione Geografi. Come si è arrivati a questo punto? «L’insipienza viene da lontano: l’ultimo colpo di scure è stato dato cinque anni fa dalla razionalizzazione prevista dalla legge Tremonti-Gelmini. La geografia è diventata la cenerentola della scuola, soprattutto nei licei e negli istituti tecnici. In alcuni professionali è addirittura scomparsa — spiega il docente —. Anche se le ore decuplicassero, però, pochi insegnanti saprebbero scalzare la banalità apparente del discorso cartografico».
Peraltro, i docenti con preparazione specifica sono una piccola comunità: 350 tra ricercatori e ordinari. Un manipolo di coraggiosi, che hanno studiato secondo cliché desueti nei pochi atenei dove il corso è attivo. Inutile dire che i più bravi trovano lavoro all’estero. Se li contendono le rinnovate accademie cinesi e i campus anglosassoni. Come Oxford, dove si è laureata, in Geografia, la premier May.
È ottimista, però, CESARE EMANUEL, rettore dell’ateneo di Novara, che ha di recente ospitato un convegno nazionale sulla disciplina: «Lo studio della geografia è in rimonta nei giovani. Perché ha teoria, metodi, un’osservazione spaziale che consente di mettere in luce problematiche che altri ambiti scientifici non hanno». Certo «bisogna imparare ad appassionare gli studenti», dice Brusa. Serve «una didattica nuova, che parta da escursioni e studi sul campo per arrivare a educare al mondo». Ed ecco che il problema, forse, non è più di tempo, ma di qualità. (Antonella De Gregorio)

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LA GEOGRAFIA SERVE ANCORA? (di Luca Piccin)

(…) la negazione finale e fatale dell’homo geographicus, non è altro che la negazione del RAPPORTO UOMO/NATURA o natura/uomo.
Ed è proprio questo rapporto che mi ha spinto ad iscrivermi al corso di laurea in geografia dei processi territoriali all’università di Padova. Correva l’anno 2004-2005. Io venivo da un anno in falegnameria dopo aver abbandonato gli studi sociologici in quel di Trento. Fu durante il bellissimo corso di epistemologia della geografia tenuto dall’indimenticato Prof. Mauro Varotto, che scoprii le difficoltà che avrei dovuto affrontare, ovvero la presenza di una lobby di architetti che aveva da tempo preso in mano (in Italia) le tematiche geografiche, in particolare quelle di applicazione pratica come la pianificazione. D’altronde, molti di noi, non hanno avuto altra scelta che iscriversi allo IUAV di Venezia per proseguire gli studi oltre la laurea triennale ; l’alternativa era di andare via, lasciare la regione. Io ho scelto quest’ultima strada, complice la fortuna di aver ottenuto la borsa Erasmus per l’isola de La Réunion. Come Laura infatti, è stato un viaggio in un’isola lontana che mi ha fatto capire dell’utilità della Geografia; si potrebbe dire che questo viaggio per noi è stato come un’utopia che diventa realtà.
Al ritorno in patria, supero gli ultimi quattro esami con il massimo punteggio e senza troppi sacrifici, ottenendo persino la lode in ecologia. Neanche il tempo di ottenere il diploma, un venerdì di settembre, e il lunedì successivo sono già occupato! A quattro anni di distanza questa è pura fantascienza…
In realtà, un’agenzia fotografica a 9 km da casa mi aveva accolto per svolgere un lavoro di foto editing, ovvero verificare la corrispondenza tra la didascalia e le immagini dei cataloghi che svariati reporter fornivano per poi essere pubblicati su riviste e siti web di diversi paesi. Questo fu possibile grazie a un annuncio posto al dipartimento Morandini, in cui si cercava qualcuno con competenze in geografia del paesaggio… Complice il fresco ritorno da un viaggio esotico e il relativo gusto per l’avventura, in un contesto di relativo benessere (ancora non si parlava di crisi), decisi dopo sole tre settimane di rimettere a data ulteriore la vita in ufficio, preferendo sbarcare il lunario coi lavori campestri durante i periodi vuoti.
Dopo due anni di avventura in terra transalpina (uno di vacanza-studio in famiglia e l’altro di lavoro in seguito a disguidi burocratici) approdo finalmente al master di Geografia a Montpellier : tra le otto opzioni disponibili è la ricerca che suscita il mio interesse. Mai scelta fu più riuscita : il mio lavoro sul ruolo di Slow Food nella valorizzazione dei prodotti tipici e le dinamiche territoriali in Francia e in Italia mi ha permesso infatti di ottenere nel dicembre 2010 il premio Louis Malassis per i giovani ricercatori, rimesso dal Centro Internazionale di Alti Studi Agronomici del Mediterraneo.
Nel 2010-2011, io e la mia compagna di sempre, decidiamo di tornare sull’isola dove lei era nata e dove io ero sbarcato quattro anni prima. Contrariamente all’anno precedente, il corso di “Genio Urbano e Ambiente” non è stato all’altezza delle aspettative, malgrado il carattere multidisciplinare e uno stage al CIRAD, centro di ricerca in agronomia e sviluppo con cui ancor oggi collaboro saltuariamente. In effetti, vivere su un’isola come la Réunion puo’ sembrare idilliaco, e per certi versi lo è veramente… Ma non più che in qualunque altro luogo del pianeta, perché abitare significa prendersi cura del nostro ambiente di vita… E queste sono tematiche che interessano senz’altro i geografi, ma anche e soprattuto tutti gli esseri umani.
Oggi io continuo a lottare quotidianamente per vivere, cosi come lotto per ottenere una borsa di dottorato, senza troppo mercanteggiare gli argomenti che voglio difendere, cosa che mi espone a rischi innumerevoli. Nessuno può dirmi quale sarà l’esito di queste lotte, ma il sapere che possiedo e che ho attivamente ricercato e affinato con il tempo, costituisce il bagaglio più importante che mi porto dietro. Questo sapere geografico (ma non solo) trova applicazione quotidiana, perché quel rapporto di cui parlavo sopra è una sorgente di riflessione per chiunque, anche per coloro che non consultano enciclopedie o cartografie. Noi geografi siamo allora in posizione privilegiata, benché in un contesto storico che spinge a svilire il rapporto tra l’uomo e la terra, cosi come tutte le altre dimensioni del vivere, ad una tutt’altro che nobile compravendita. Non è dunque la sola Geografia ad essere minacciata.
La crisi che viviamo non è unicamente finanziaria o economica, è anche crisi ambientale, identitaria, legata al collasso della catena dei significati di fronte allo svolazzare folle delle immagini nelle geografie reticolari della comunicazione globale. La nostra reazione a questo imbarbarimento, a questa perdita di civiltà, ha tutto da guadagnare se associata alla Geografia, in quanto sapere capace di incitare al ragionamento e al voler riappropriarsi di questo rapporto che si vorrebbe cancellare attualmente.
In quanto geografo, concludo allora affermando che: sappiano i nostri nemici che non si potranno ancora a lungo trattare in separata sede l’Umanità e la Natura. La presa di coscienza che l’Umanità è essa stessa parte della Natura è già in atto. In quanto geografo non posso che lavorare quotidianamente per favorire questo nobile processo. (Luca Piccin –

da https://geograficamente.wordpress.com/2012/04/26/a-cosa-serve-la-geografia/ )

VIAGGIARE O FARE TURISMO DI MASSA? – il caso (ancora una volta) di Venezia – l’opera e le azioni amministrative perché le persone (pur oggi numerose) tornino ad essere viaggiatori, “ESPLORATORI DEI LUOGHI” e non turisti di massa – L’EDUCAZIONE all’antropologia dei luoghi

turisti a Venezia

   I turisti sono un importante business economico, ma non per tutti. Ad esempio i residenti delle più belle città europee, presi d’assalto da un turismo sempre più numeroso, sono in una situazione di stress, di tracollo psico-fisico. E anche le strutture artistiche, architettoniche, i monumenti… ma anche logistiche (strade, servizi igienici…) ne risentono. La speculazione edilizia, le strutture più o meno legali di accoglienza dei visitatori (affitta-camere, B&B…), portano a un modello odierno di turismo che tende a mandar via i residenti storici dai propri quartieri e colpisce l’ambiente.

FOTO DI GIANNI BERENGO GARDIN (DA IL CORRIERE DELLA SERA, SUPPL. “SETTE” DEL 22/2/2018

Venezia, Barcellona, Mont Saint Michel, Dubrovnik in Croazia…. sono di fatto diventate non più città (o luoghi ameni di grande pregio) ma parchi turistici…. con un turismo di massa che va ovunque (c’è perfino un turismo in eccesso nei luoghi dell’Olocausto nazista…). E poi il turismo d’assalto nei posti di montagna, i passi e rifugi raggiungibili in macchina…. Non parliamo che sovra-affollamento delle coste, pur quasi sempre nate solo per la vocazione turistica e poco come residenze storiche… E poi Il turismo religioso, a intasare cattedrali e altri luoghi sacri…
Poi, con l’aumentata minaccia del terrorismo in Maghreb e Medio Oriente, e con il successo delle crociere e la diffusione di luoghi in cui dormire a bassa prezzo (parlavamo prima di affittacamere più o meno tollerati, i B&B…), il turismo (anche quello di pochi giorni), si è rivolto verso destinazioni più nel Mediterraneo del nord, destinazioni “nostre”, mettendo sotto pressione gli ecosistemi cittadini, senza risposte adeguate da parte delle amministrazioni comunali, delle autorità sovracomunali (Regioni, Stato…).

(foto da VENEZIA TODAY) – “(….) È COME SE SI CERCASSE DI CANCELLARE LA VENEZIA DEL NOVECENTO: una città moderna, all’avanguardia, creativa. Oggi molto è cambiato, certo. Ma dimenticare che questa è stata una città moderna, e rifarsi solo a un passato distante, è un errore. QUESTA CITTÀ È NEL MONDO, NON FUORI DAL MONDO (…) ”(intervista a Paolo Baratta, presidente della Biennale, da SETTE de “il Corriere della Sera”, 22/2/2018)

E ancora, nella nostra epoca globale, una fascia sempre più larga di persone “lontane” riesce ad avere risorse finanziarie sufficienti per poter viaggiare, andare a vedere posti di cui una volta sentivano solo parlare (Venezia su tutte…) … e con i viaggi low cost, le opportunità aumentano.
Venezia è un emblema di questo divenire una “non città” per troppa presenza turistica: i residenti sono 55mila, che devono convivere (magari molti anche commercialmente guadagnandoci con la ristorazione, i negozi, alcune di queste attività in mano a stranieri) con gli oltre 20 milioni di visitatori all’anno. In ogni caso un disequilibrio che snatura la città.

GRANDI NAVI, FOTO DI GIANNI BERENGO GARDIN, da “Sette” del Corriere della Sera – «Qui le cose o sono eccezionali o non sono. E con il termine ‘eccezionale’ intendo qualcosa che esce dall’ordinario, dal locale. Qualcosa capace di dialogare con il mondo. Giustamente si parla del numero esagerato dei turisti e della fuga dei residenti. Però non dobbiamo fermarci a questo. Bisogna pensare a che cosa mettere accanto al flusso dei turisti, come far crescere la città attirando qui le competenze giuste, nazionali e internazionali». E LE GRANDI NAVI SUL CANAL GRANDE? BARATTA SE LA CAVA CON UNA BATTUTA: «QUELLE SÌ CHE SONO FUTURISTE! MARINETTI NON SAREBBE MAI ARRIVATO A IMMAGINARE TANTO…». (intervista a Paolo Baratta, presidente della Biennale, da SETTE de “il Corriere della Sera”, 22/2/2018)

E cresce però in tutta Europa la fronda contro il fenomeno “turistico” di massa. Ci sono sempre più città in cui le amministrazioni locali stanno valutando o attuando misure per porre un limite alla pressione turistica. Stop agli affitta-camere illegali, alla diffusione di B&B non autorizzati, e con la creazione di numeri controllati e limitati di visitatori nelle piazze principali (come l’esperimento del conta-persone che si è avuto a Venezia nello scorso Carnevale).

Venezia anni ’60, foto di Gianni Berengo Gardin, da Sette, supplemento del Corriere della Sera del 22/2/2018

Allora vanno bene le misure “anti-turista di massa”, però sarà difficile fermare il fenomeno. Per questo bisogna pensare ad allargare il giro delle destinazioni “alternative” all’interno delle città d’arte, scegliendo anche quelle minori; diversificare le attività proposte, ampliare la stagione…. E così rispondere alle esigenze dei residenti….. Pertanto ci vuole un’ipotesi di turismo diffuso, di educazione a un turismo motivato, culturale, rispettoso dei luoghi….. il sistema delle sanzioni può servire ma non può bastare.

CORRADO DEL BÒ, “ETICA DEL TURISMO”, ed. CAROCCI. – “SIAMO TUTTI TURISTI. NON VIAGGIATORI. Il turista è colui che si sposta per diletto, per svago, per divertimento. Viaggiare vuole dire scoperta, avventura, è un’idea dei tempi passati. Ed è inutile rifarsi a questo concetto affannandosi di distinguersi dalla massa”. Il professore di Filosofia del diritto e Filosofia del Turismo, CORRADO DEL BÒ, non lascia all’homo low cost un grosso margine di manovra. (vedi l’ultimo articolo di questo post dedicato a questo libro) (immagine tratta da http://www.ravenna.it/)

Il rapporto della Amministrazioni Comunali è però spesso ambiguo: sì alle limitazione, ma fa anche comodo avere persone che portano soldi (a volte pochi, ma pur sempre qualcosa spendono…). Rapporto ambiguo spiegabile anche emotivamente dal fatto che “è brutto” cacciare il visitatore, seppur povero, che vuole visitare la bellezza della tua città…

PATRIZIA BATTILANI, “VACANZE DI POCHI, VACANZE DI MOLTI”, IL MULINO, 2000 – VIAGGIO E TURISMO NELLA STORIA: 1- PROTOTURISMO 2- TURISMO MODERNO 3- TURISMO DI MASSA 4- TURISMO GLOBALE. – IL VIAGGIO. Impulso a viaggiare. Viaggio è desiderio di conoscenza, di scoperta. Possibilità di vivere in età e culture diverse. Viaggio come fuga dalla quotidianità, come ricerca di emozioni, di svago Viaggio come esperienza di vita e di crescita , di rinnovamento sia fisico che culturale, di conoscenza di sé stessi. Viaggio come metafora della vita… Artisti, poeti, esploratori, geografi, turisti… – VIAGGIO E GEOGRAFIA. Un modo diretto (o indiretto attraverso il racconto) di avvicinarsi a un territorio Ci dà una prima interpretazione (soggettiva) che richiede verifiche e approfondimenti. Dipende da ciò che esso offre ma , molto, da come viene vissuto. LA GEOGRAFIA STESSA È NATA DAL DESIDERIO DI VIAGGIARE E DAL RACCONTO DI VIAGGIO. (da AIIG – ASSOCIAZIONE ITALIANA INSEGNANTI DI GEOGRAFIA – PAESE CHE VAI… TURISTI O VIAGGIATORI? – A cura del Prof. CARLO CENCINI )

Più importante allora è per le istituzioni locali creare delle regole ferree cui il turista deve attenersi (stop a cose folli come il bagno nelle fontane o azioni simili, ma anche a pic-nic per strada, o alla paranoia di selfie dappertutto anche con bastoni appositi…); e poi (ribadiamo) invitarlo (il turista) ad uscire dai circuiti soliti di massa dove tutti si concentrano nelle città d’arte (Piazza San Marco a Venezia…) e proporre visite “intelligenti”. E Venezia (presa da noi in questo post come “campione simbolo”), Venezia avrebbe tante isole della Laguna di notevole bellezza ora abbandonate…
Il “turismo diffuso” sembra l’idea forse più interessante per non concentrare in un unico posto “tutta la gente”. Ed è pure quasi sempre un turismo più intelligente, meditativo, per far conoscere meglio popolazioni, luoghi ambienti….

IL VIAGGIO E L’ESPLORAZIONE SECONDO LÉVI-STRAUSS (nella foto) – “ODIO I VIAGGI E GLI ESPLORATORI”. Così suona l’inizio di TRISTI TROPICI, il libro che nel 1955 avrebbe reso il suo autore e l’antropologia noti in tutto il mondo. L’autore di quel libro, CLAUDE LÉVI-STRAUSS, aveva cominciato a viaggiare quando, giovane professore di filosofia nei licei di provincia francesi, aveva colto la proposta di andare a insegnare sociologia a San Paolo del Brasile. Lì sarebbe cominciata la sua grande avventura intellettuale e umana: le ricerche tra gli indios, il ritorno in Francia, la guerra, la sconfitta, la fuga in America, l’esilio, il ritorno. (Ugo Fabietti, Professore Ordinario di Antropologia culturale all’Università di Milano Bicocca)

Tutto questo però può nascere con una nuova cultura imprenditiva turistica, che privilegi la conservazione dei luoghi nella loro funzione naturalistica, artistica… rispetto al mero immediato profitto da ricavarsi sul turismo. E far divenire così il turismo il “migliore alleato” per la protezione e la conservazione; ma deve essere gestito correttamente. Un tentativo sarebbe di farlo tornare, il “turista”, all’origine del “muoversi per andare in altri luoghi” (per lavoro, conoscenza o altro), cioè che torni ad essere “viaggiatore” (ne parliamo nella seconda e ultima parte di questo post) (s.m.)

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«SCUSI, SA DIRMI A CHE ORA CHIUDE VENEZIA?»

di Gian Antonio Stella, da “Sette” supplemento de “il Corriere della Sera”, 22/2/2018
– Il turismo nella Serenissima è insostenibile, inconsapevole, spesso incivile. Tanto che qualche visitatore crede che la città sia un parco a tema, con orari di chiusura e apertura –
«Otto de sera. Camino verso el Pontil del Monumento, trovo un grupeto de turisti. “Scusi”, i me dixe, “A che ora chiude?” Rispondo: “Tranquilli: i vaporetti vanno, più rari, anche la notte”. I me varda: “Non i vaporetti: Venezia! Quando chiude, Venezia?” Robe da mati: i credeva che Venessia fosse un parco turistico!». Continua a leggere

NUOVO ELDORADO ARTICO: SARÀ GUERRA? – Nell’ARTICO, con lo scioglimento dei ghiacciai, si sono aperte NUOVE ROTTE geografiche, e GRANDI GIACIMENTI (minerari, petrolio, gas): CAUSE di una guerra strisciante tra grandi potenze mondiali – E il Circolo Polare Artico muore nel disequilibrio climatico globale

Il MAR GLACIALE ARTICO è un mare situato interamente nella regione del POLO NORD, circondato dalle estreme regioni settentrionali di EUROPA, ASIA e AMERICA. La caratteristica principale di questo mare è il fatto di AVERE, NELLA SUA PARTE CENTRALE, LA SUPERFICIE PERMANENTEMENTE GELATA, ATTORNO AL POLO NORD; da ciò deriva il suo nome. Si tratta della BANCHISA ARTICA, che subisce variazioni in base alla stagione, estendendosi verso sud durante i mesi invernali. L’innalzarsi della temperatura dovuta all’EFFETTO SERRA (il contenimento dei raggi solari nella biosfera, sta riducendo drasticamente lo strato di ghiaccio

   L’Artico, cui i ghiacci man mano si sciolgono, è due volte vittima: prima del riscaldamento globale che sta sciogliendo sempre più il permafrost, cioè il suo suolo ghiacciato, e poi come “protagonista” (…l’Artico, suo malgrado…) dell’inquinamento per lo sfruttamento delle risorse minerarie e del petrolio che Russia, Usa, Cina, Canada (ma anche Norvegia, Danimarca, e tanti altri Paesi, tra cui pur in misura minore l’Italia con l’Eni) stanno sfruttando. Cosicché in particolare l’individuazione in questi luoghi di petrolio non può che aggravare l’impatto sull’ecosistema artico, ma anche globale, per tutto il pianeta.

MAR GLACIALE ARTICO – (….) “SOTTO LO STRATO DI GHIACCIO C’È METANO IN FORMA GASSOSA LEGATO AL PROGRESSIVO SCIOGLIMENTO DEL PERMAFROST (il permafrost è il terreno tipico delle regioni dell’estremo Nordeuropa con un suolo perennemente ghiacciato), con la conseguente liberazione di riserve di idrati di metano e clatrati, e l’esposizione di antico materiale organico alla decomposizione dei batteri. È solo una delle componenti della cosiddetta «AMPLIFICAZIONE ARTICA», il fenomeno per cui A FRONTE DI UN CAMBIAMENTO CLIMATICO EFFETTIVO (ad esempio un aumento dei gas serra) I POLI SONO LE REGIONI TERRESTRI CHE TENDONO A RISCALDARSI DI PIÙ (nel caso dell’Artide, a velocità addirittura doppia rispetto al resto del pianeta). Ciò avviene soprattutto a causa della DIMINUZIONE DELL’EFFETTO ALBEDO: IL GHIACCIO RESPINGE FINO AL 70% DELL’ENERGIA SOLARE, L’ACQUA DI MARE SOLO IL 6%. La drastica riduzione di ghiaccio polare avvenuta dagli anni Settanta a oggi (da 8 milioni di chilometri quadrati a 3,4), ha fatto calare la capacità di rifrazione della Terra di diverse misure. Se questa rotta non viene invertita (e le possibilità che ciò avvenga, considerando la situazione degli accordi internazionali, non sono molte) PRESTO LA CALOTTA POLARE ARTICA SI RIDURRÀ SENSIBILMENTE, LIBERANDO NUOVI TERRENI, RISORSE E ROTTE NAVALI. Parliamo di UN NUOVO CONTINENTE — distribuito sui territori di SIBERIA, NORVEGIA, ALASKA, CANADA e, soprattutto, GROENLANDIA — che sta letteralmente emergendo dai ghiacci; un continente estremamente ricco, peraltro, tanto che secondo alcune stime in questa zona sarebbe custodito il 25% delle riserve mondiali di combustibili fossili. Naturalmente, c’è già chi si sta attrezzando per lucrarci sopra” (….) (Fabio Deotto, da “La Lettura”, “il Corriere della Sera” del 21/1/2018)

Nell’Artico da anni è così in atto una guerra poco visibile, strisciante, tra gli Stati che si affacciano sulla regione (Stati Uniti, Canada, Russia, Paesi Scandinavi) e la Cina, per l’accaparramento delle rotte marine e le risorse naturali, da quelle minerarie a quelle petrolifere e il gas. E’ una NUOVA CORSA COLONIALE, con la Russia di Putin che già avrebbe schierato quasi 1.400 testate nucleari nella regione.

da “la Repubblica” del 20/10/2016

Ci sono le “migliori” (si fa per dire) condizioni climatiche favorevoli nell’emergenza del riscaldamento globale. Basta pensare che a fronte di un cambiamento climatico effettivo (ad esempio un aumento dei gas serra) i poli sono le regioni terrestri che tendono a riscaldarsi di più, ad amplificare gli effetti del riscaldamento (nel caso dell’Artide, a velocità addirittura doppia rispetto al resto del pianeta).

Foto: BAMBINI INUIT – Gli INUIT – in lingua inuktitut, parola che significa uomini/umanità- è il piccolo popolo dell’Artico discendente dei Thule. Gli Inuit sono uno dei due gruppi principali nei quali sono divisi gli Eschimesi, insieme agli Yupik. Il termine “eschimesi” (che secondo alcuni, significa “mangiatori di carne cruda”, secondo altri “fabbricante di racchette da neve”) fu usato dai nativi Americani Algonchini del Canada orientale per indicare questo popolo loro vicino, che si vestiva di pelli ed era costituito da esperti cacciatori. Gli Inuit e gli Yupik non amano essere chiamati “eschimesi” considerato che hanno, appunto, un proprio nome specifico. Gli INUIT sono gli originari abitanti delle regioni costiere artiche e subartiche dell’America settentrionale e della punta nord orientale della Siberia. Il loro territorio è principalmente composto dalla tundra, pianure basse e prive di alberi dove il terreno è perennemente ghiacciato, il cosiddetto permafrost, salvo pochi centimetri in superficie durante la breve stagione estiva. Attualmente vivono in Alaska (Stati Uniti), in Groenlandia (Danimarca) ed in Canada dove risultano concentrati in particolare nel Territorio del Nord-Ovest, nel vicino Nunavut e nella regione settentrionale del Labrador della Federazione Canadese. (da Wikipedia)

Nel 2009 un’équipe di scienziati, utilizzando un moderno modello climatico e seguendo uno scenario di inquinamento medio, ha stimato che entro il 2100 nel mare Artico tutti i ghiacciai saranno fusi.

YAMAL, mega-impianto della Russia di gas nell’Artico siberiano – RUSSIA: ALLA CONQUISTA DEL POLO – GUERRA DELL’ARTICO: TRA LE POTENZE COINVOLTE C’È ANCHE L’ITALIA – 3 Gennaio 2018, da http://www.liberoquotidiano.it/ – Nella conferenza stampa di fine 2017 il presidente russo VLADIMIR PUTIN ha messo in chiaro che “la ricchezza della Russia crescerà con l’espansione nell’Artico”. Dove ormai da anni è in atto una guerra a “bassa intensità” tra gli Stati che affacciano sulla regione (STATI UNITI, CANADA, RUSSIA, PAESI SCANDINAVI) e la CINA, che un affaccio sull’Artico non ce l’ha ma negli ultimi anni ha investito nella regione qualcosa come 80 miliardi di dollari. La “guerra” ha come obiettivo l’accaparramento delle rotte marine (coi relativi dazi per il passaggio o veti a Paesi sgraditi) e l’accaparramento di risorse naturali, da quelle minerarie a quelle petrolifere e il gas. Con un potenziale illimitato e al quale si sta guardando con sempre più impazienza se è vero, come dichiara su “La Stampa” Davide Tabarelli di Nomisma Energia, che “tra due anni il petrolio nel mondo tornerà a mancare perché la domanda cresce più dell’offerta di shale oil”. (leggi anche: Putin inaugura il mega-impianto nell’artico siberiano ) . E tra gli attori che stanno intervenendo nell’Artico c’è anche l’Italia attraverso Eni, che da qualche mese ha iniziato le trivellazioni alla ricerca del greggio su SPY ISLAND, nell’estremo nord dell’Alaska in una località che si chiama OLIKTOK POINT. Il greggio non è ancora stata pompato, ma all’Eni sono pressoché certi di trovarlo perché l’isola si trova poco distante dalla costa in una regione il cui sottosuolo è ricchissimo di petrolio. La capacità sarà di 20mila barili al giorno.

E lo scioglimento dello strato ghiacciato è connesso alla velocità e risparmio economico del commercio internazionale: si è allungato il periodo estivo di accesso al PASSAGGIO A NORD-EST del Mar Glaciale Artico, che è un tragitto più corto rispetto alla rotta che passa dal Canale di Suez, e quindi appunto strategico per le rotte commerciali che dal Nord Europa arrivano all’Asia e all’Estremo Oriente.

DA “LA REPUBBLICA” 20/10/2016

Pertanto una volta, in passato, la ricerca dei passaggi di Nord-Est e Nord-Ovest era un motivo “geografico” degli esploratori, di spedizioni verso quei mari ghiacciati. Ora la gran parte dei navigatori di oggi è mossa da un’urgenza commerciale e politica, ben oltre, diversa, da quella scientifica e naturalistica.

Passaggio a nord est attraverso lo stretto di Bering fra la Russia e l’Alaska (passa a sud del Polo Nord). DAL WALL STREET JOURNAL

La Cina punta con ogni mezzo a espandere nel Grande Nord le sue ambizioni globali; gli Stati Uniti, ma anche la Norvegia, fronteggiano il pericoloso disegno neo imperiale di Vladimir Putin che considera l’Artico il “mare nostrum” della Russia e dispiega spie, basi e testate nucleari.
I giacimenti di oro, diamanti e nickel, tra i più estesi della Terra, vengono già sfruttati a pieno regime e il sempre più veloce ritirarsi dei ghiacci, unito allo scioglimento del permafrost, sta facilitando l’accesso anche a petrolio e gas naturale.

I SÀMI, LE ULTIME SENTINELLE DELL’ARTICO (di JACOPO PASOTTI) – “In una vastissima area a cavallo TRA RUSSIA E SCANDINAVIA vivono circa 100.000 SÀMI. Dopo secoli di adattamento e una collaudata capacità di integrare antiche tradizioni e nuove tecnologie, il cambiamento climatico minaccia ora di spazzarli via. Il problema non è però l’ennesimo esame di resilienza da superare, ma il rischio di diventare sempre più un ostacolo allo sfruttamento delle enormi risorse naturali custodite nelle loro terre che lo scioglimento dei ghiacci renderà finalmente disponibili”(…vedi i reportage di Jacopo Pasotti in conclusione di questo post)

Tra gli attori che stanno intervenendo nell’Artico c’è anche l’ITALIA attraverso l’ENI, che da qualche mese ha iniziato le TRIVELLAZIONI. Le associazioni ambientaliste sono naturalmente in cima alla lista degli oppositori delle perforazioni nei mari ghiacciati del Nord (il ramo americano dell’Eni, per esempio, è stata duramente contestata dalle associazioni ambientaliste).

ENI A OLIKTOK POINT – Tra gli attori che stanno intervenendo nell’Artico c’è anche l’Italia attraverso ENI, che da qualche mese ha iniziato le TRIVELLAZIONI alla ricerca del greggio su SPY ISLAND, nell’estremo nord dell’Alaska in una località che si chiama OLIKTOK POINT. Il greggio non è ancora stata pompato, ma all’Eni sono pressoché certi di trovarlo perché l’isola si trova poco distante dalla costa in una regione il cui sottosuolo è ricchissimo di petrolio. La capacità sarà di 20mila barili al giorno

E’ un mondo strano il nostro: con gli accordi sul clima di Parigi si riconosce l’emergenza ambientale climatica. Ma gli interessi delle nazioni non si fermano a niente: e i buoni propositi (e gli accordi internazionali) magari si cerca di applicarli con qualche regola più ferrea sul contenimento dei sistemi di inquinamento (dell’industria, delle auto, dei riscaldamenti domestici…) ma tutto il resto va drasticamente verso il disequilibrio globale.

IL GRANDE NORD (da Limes)

La lenta ma inesorabile fine dei ghiacci dell’Artico ne sta rappresentando un simbolo negativo assai temerario, preoccupante (dobbiamo trovare il modo non solo di enunciare i problemi ma risolverli). (s.m.)

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IL LIBRO – “ARTICO. LA BATTAGLIA PER IL GRANDE NORD” di MARZIO G. MIAN (Ed. NERI POZZA, 13,50 euro) – Era quasi la Luna, l’Artico. Un altro pianeta rispetto alla grande storia dell’umanità. Invece ora si trova al centro di trasformazioni epocali. Dallo spazio appare sempre meno bianco e sempre più blu; un nuovo mare sta emergendo come un’Atlantide d’acqua, perché il riscaldamento nel Grande Nord è doppio rispetto al resto della Terra. Ma lo scioglimento dei ghiacci perenni ha scatenato la contesa per la conquista dell’unica area del mondo ancora non sfruttata e che nasconde risorse pari al valore dell’intera economia Usa. Si aprono strategiche rotte mercantili, ampie e pescose regioni marittime, ciclopiche infrastrutture per le estrazioni. Una spietata corsa neocoloniale ai danni degli INUIT. Marzio G. Mian è uno dei pochi giornalisti internazionali ad aver esplorato sul campo il Nuovo Artico. Dalla Groenlandia all’Alaska, dal Mare di Barents allo Stretto di Bering, questo VIAGGIO-INCHIESTA racconta in presa diretta la battaglia per la conquista dell’ultima delle ultime frontiere. La Cina punta con ogni mezzo a espandere nel Grande Nord le sue ambizioni globali; gli Stati Uniti, ma anche la Norvegia, fronteggiano il pericoloso disegno neo imperiale di Vladimir Putin che considera l’Artico il mare nostrum della Russia e dispiega spie, basi e testate nucleari: un conflitto appare qui oggi più realistico che ai tempi della Guerra fredda, scrive Mian. Nel Grande Gioco del Ventunesimo secolo incombe su tutte una domanda: di chi è il Polo Nord?

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LA GUERRA FREDDISSIMA TRA I GHIACCI CHE SI RITIRANO

di Fabio Deotto, da “La Lettura” da “il Corriere della Sera” del 21/1/2018
– La nuova corsa coloniale coinvolge cinque nazioni: Norvegia, Usa, Canada, Russia e Danimarca (Groenlandia) impegnate in un tenace braccio di ferro – Putin avrebbe schierato già quasi 1.400 testate nucleari nella regione – Cina e Australia sono ossessionate dalle clamorose opportunità naturali –
La scena è ambientata in un lago ghiacciato ricoperto da una coltre di neve e circondato da una corona di conifere. Davanti alla telecamera ci sono due persone: una è in piedi e regge un lungo bastone appuntito, l’altra è in ginocchio e tiene tra le dita un fiammifero acceso. Appena il bastone perfora lo strato di ghiaccio, la fiammella si trasforma in una colonna di fuoco alta almeno due metri. Seguono urla e risate.
Il video si trova facilmente su YouTube ma non è stato girato per rastrellare visualizzazioni. La persona con il fiammifero si chiama Katey Walter Anthony, è professoressa alla University of Alaska di Fairbanks e se ha passato ore a far sputare fiamme a un lago ghiacciato è per dimostrare in tempo reale gli effetti del cambiamento climatico.
Il fatto che sotto quello strato di ghiaccio ci sia metano in forma gassosa è infatti legato al progressivo scioglimento del permafrost, con la conseguente liberazione di riserve di idrati di metano e clatrati, e l’esposizione di antico materiale organico alla decomposizione dei batteri. È solo una delle componenti della cosiddetta «amplificazione artica», il fenomeno per cui a fronte di un cambiamento climatico effettivo (ad esempio un aumento dei gas serra) i poli sono le regioni terrestri che tendono a riscaldarsi di più (nel caso dell’Artide, a velocità addirittura doppia rispetto al resto del pianeta). Continua a leggere

XI JINPING, il nuovo TIMONIERE della CINA, sarà il FUTURO IMPERATORE GLOBALE? C’è ambizione e determinazione cinese ad essere “prima” in tutti campi (economico, tecnologico, scientifico, politico…) – Ma rispetterà i DIRITTI UMANI e le TANTE ETNÌE dei suoi territori? Vincerà la SCOMMESSA AMBIENTALE?

IL CONGRESSO CINESE TENUTO DAL 18 AL 25 OTTOBRE SCORSO – “GLOBALISMO ECONOMICO SENZA UNIVERSALISMO POLITICO” . ““Un elemento su cui occorre meditare profondamente emerge dal concetto di globalizzazione espresso dal Congresso: LA CINA ACCETTA e promuove LA GLOBALIZZAZIONE ECONOMICA MA SI OPPONE A OGNI PROCESSO DI GLOBALIZZAZIONE POLITICA. Pechino esprime cioè un’assoluta contrarietà all’adozione di valori universali proposti e imposti da altri Paesi. In parole più semplici la Cina rifiuta la pretesa dell’Occidente democratico di definire quello che è bene e quello che è male o, per essere ancora più espliciti, essa si ritiene legittimata, almeno come l’Occidente, a definire quello che è bene e quello che è male. (….) La Cina continuerà quindi ad avere rapporti con tutti a seconda delle sue convenienze e senza assolutamente curarsi del regime dei paesi con cui tratta. Mi sembra quindi che, in questi ultimi mesi, siamo ormai entrati in una nuova fase storica che potremmo definire come GLOBALISMO ECONOMICO SENZA UNIVERSALISMO POLITICO”. (Romano Prodi, Il Messaggero, 5/11/2017)

Il 19esimo Congresso del Partito comunista cinese (tenutosi dal 18 al 25 ottobre scorso) ha incoronato Xi Jinping come segretario, erede e terzo leader più potente nella storia della Repubblica Popolare dopo Mao Tsetung e Deng Xiaoping. Il pensiero e i progetti di Xi sono ora entrati nella Costituzione. E così la Cina rivendica il ruolo di potenza globale.

Xi Jinping con Donal Trump

Molti osservatori dei fatti internazionali e studiosi di geopolitica stanno probabilmente pensando che nel giro di pochi anni il presidente cinese potrebbe sottrarre agli Usa la leadership globale. Perché Xi Jinping, e la “sua Cina” ne hanno tutte le caratteristiche, le ambizioni, il desiderio… di essere la nazione (e che nazione! 1 miliardo e 380 milioni di persone!) prima al mondo in grado di influenzare i destini di gran parte del resto dell’umanità.

LA NUOVA VIA DELLA SETA – “(….) E’ da XI’AN che ripartono le ambizioni “imperiali” cinesi. La culla del glorioso passato è il punto più a Oriente della NUOVA VIA DELLA SETA, il faraonico progetto promosso dal presidente Xi Jinping nel 2013 (…). A NORD, VERSO ALMATY IN KAZAKHSTAN, e di lì A OVEST, IN DIREZIONE DI TEHERAN E ISTANBUL, la Nuova Via della Seta piega poi DI NUOVO A NORD VERSO MOSCA, per tagliare BIELORUSSIA, POLONIA e GERMANIA fino ad arrivare a ROTTERDAM. Un tracciato arricchito dal CORRIDOIO CINO-PAKISTANO, che sfiora (e irrita) l’INDIA, e raddoppiato dalle ROTTE MARITTIME che circumnavigano l’INDOCINA, toccano l’AFRICA in KENYA e, attraverso SUEZ, sboccano nel MEDITERRANEO, fino alla VENEZIA di Marco Polo. Un progetto enorme, che secondo Morgan Stanley richiede 1.200 miliardi di investimenti in 10 anni per costruire strade, ferrovie, porti e reti elettriche (…)” (Gianluca Di Donfrancesco, “il Sole 24ore”, 27/10/2017)(MAPPA da http://www.agi)

Infatti è in questa fase storica (così difficile, problematica per quasi tutte, per motivi diversi, le aree geopolitiche del pianeta) che la Cina ha l’occasione di rafforzare le sue relazioni sia nella regione asiatica (accrescendo la dipendenza degli altri Paesi asiatici in tema di commerci, aiuti, investimenti e sicurezza), che nelle altre parti del mondo, specie verso l’Europa.

IL CONGRESSO CINESE TENUTO DAL 18 AL 25 OTTOBRE SCORSO – La «nuova era» è alle porte, e Xi Jinping è il suo profeta. Ad annunciarla è stato lui stesso. È salito sul palco con chi l’ha preceduto, tracciando metaforicamente una linea di continuità con gli ex presidenti Jiang Zemin e Hu Jintao, gli stessi che durante tutto il suo primo mandato sono stati messi all’angolo, quando non trattati da acerrimi nemici. Poco dietro, nel ritratto di famiglia, c’è persino Li Peng, il premier ai tempi dei fatti di Tian’anmen. Il messaggio è chiaro. Alla guida del Paese c’è sempre la stessa ideologia, una classe dirigente senza soluzione di continuità. Eppure gli strappi ci sono stati. Prova ne è la campagna contro la corruzione che ha assicurato alla giustizia interna del Partito 240 alti quadri e un milione e 140 mila funzionari minori, rompendo il tacito accordo sotteso all’avvicendarsi dei leader cinesi dai tempi delle purghe di Mao: la leadership non indaga al suo interno…(da http://www.pagina99.it/, 29/10/2017)

A proposito e in particolare dell’Europa, la Cina ha già avviato la sua grande opera strategica, la «NUOVA VIA DELLA SETA», con enormi investimenti in infrastrutture e agevolazioni commerciali, passando di suoi territori al nostro Continente attraverso l’Asia Centrale. E’ un’ambizione non solo simbolica, quella di ricreare la Via della Seta che nel Medioevo collegava l’Italia e le altre città europee con Pechino. Ma è prima di tutto un’ambizione politica(prima ancora che economica) quella di stabilire legami di dipendenza dalla Cina, imponendo la sua autorità e la sua influenza. Appunto quel ruolo che, fino a qualche tempo fa, ha esercitato l’America, gli Stati Uniti.

DISSIDENTI IN CINA – L’intellettuale e dissidente cinese LIU XIAOBO (nella foto) il 13 luglio scorso si è spento, per malattia: pochi giorni prima di morire, Xiaobo era stato rilasciato, in libertà condizionale per motivi di salute, dal carcere, ma a nulla erano valsi gli appelli per farlo uscire dal paese e curarlo all’estero, sebbene fosse in fase terminale. Aveva 61 anni. Nel 2009 Xiaobo era stato condannato per attività sovversive a 11 anni di carcere. Formatosi accademicamente anche all’estero tra Europa e Stati Uniti dopo gli studi di letteratura e filosofia in patria, Xiaobo è stato ATTIVISTA NELLE PROTESTE DI PIAZZA TIANANMEN nel 1989 e già condannato al carcere ai tempi per un biennio. Da sempre impegnato per una Cina più aperta e democratica, è anche CO-AUTORE DELLA CHARTA 08, un manifesto per una svolta del sistema politico e legale nazionale verso la democrazia. Liu Xiaobo, in absentia, HA VINTO IL NOBEL PER LA PACE NEL 2010, “per la sua lunga e non violenta lotta per i diritti umani fondamentali in Cina”

Pertanto è una sfida, quella della Cina di Xi Jinping, che si rivolge sì al suo interno, per superare sempre più la povertà e creare ricchezza (in questo momento di debole spinta economica delle maggiori potenze, la Cina ha un prodotto interno che è dal 6 al 7 per cento), ma si rivolge in modo organico all’esterno, volendo diventare punto di riferimento geografico nell’era globale.

Se tanti ragazzi di tutto il mondo si sono avvicinati alla storia del dissidente premio Nobel lasciato morire in prigione (LIU XIAOBO), è anche grazie a BADIUCAO, il Banksy cinese, questo dissidente della matita. Qui vediamo il ritratto che Badiucao ha fatto di LIU XIA, ora in carcere, vedova di Liu Xiaobo. La serie “CHI È LIU XIA”, lanciata con AMNESTY INTERNATIONAL, ritrae LIU XIA associata alle donne famose della pittura, da MONNA LISA alla RAGAZZA CON L’ORECCHINO DI PERLA (opera questa di Jan Vermeer del 1665-66)

A proposito della “sfida interna”, di sviluppare il Paese, la composizione della nuova leadership evidenzia la continuità nella visione che Xi ha della Cina e sembra rispondere alle diverse sfide che attendono il paese: migliorare la qualità della vita dei cittadini; ridurre il divario di ricchezza tra la costa (dove si concentrano gli hub politici ed economici) e l’interno, e tra città e campagne; puntare più sui consumi interni e il settore dei servizi; contrastare l’alto livello di debito e l’inefficienza che caratterizza le imprese di Stato; ridurre i livelli d’inquinamento determinato dall’uso massiccio del carbone. Perché va detto che i poveri “assoluti” in Cina sono ancora molti: secondo le stime e i dati pubblici, 55 milioni nelle sole zone rurali.

DISSIDENTI CINESI – AI WEIWEI è un artista e designer cinese. Artista di fama mondiale, icona della dissidenza, ma anche simbolo di dibattiti e polarizzazioni piuttosto forti: Nasce a Pechino nel 1957 in una famiglia di intellettuali. Il padre, poeta, viene accusato di “idee destriste” dal Partito Comunista Cinese, così lui e la famiglia vengono inviati in un campo di rieducazione militare. Per anni la famiglia sarà costretta a vivere in una spelonca nel deserto dei Gobi e al padre, Ai Quing, verrà affidato il compito di pulire le latrine del paese. Solo nel 1976 potranno tornare nella capitale. A Pechino Ai Weiwei ci rimarrà pochi anni perché già nel 1981, decide di lasciare la Cina per vivere a New York. Sono anni intensi in cui l’artista farà molti lavori per mantenersi e cambia molte case. È a New York che si innamora dell’arte concettuale di Marcel Duchamp e della Pop Art di Andy Warhol

In politica estera, la Cina dovrà fare anche i conti con le complicate relazioni con le potenze asiatiche (Giappone, India, Corea del Nord e del Sud) e mondiali (Usa e Russia) e le diffidenze provocate all’estero dalla sua escalation, così dichiarata, sia politica che economica.

In tale contesto, non sorprende che nello statuto del Partito sia stato esplicitato il “perseguimento” della BELT AND ROAD INITIATIVE (BRI, o NUOVE VIE DELLA SETA) da parte del paese.

Corridoi economici delle Nuove Vie della Seta (da LIMES)

Pertanto, ancora su Xi Jinping, è da dire che il suo «pensiero» (dal liberismo all’ambiente) apre una nuova era in Cina. E, in assenza di altri capi autorevoli nel pianeta, vuole dare indicazioni, il “pensiero di Xi”, anche al resto del mondo. E il congresso tenutosi ad ottobre ha disegnato una nuova nomenklatura, una nuova linea per i prossimi cinque anni, un ulteriore rafforzamento del potere del leader che è già il più potente che la Cina abbia mai avuto dai tempi di Mao. Nella costituzione comunista sarà proprio inserito «Il Pensiero di Xi Jinping» (per dire, come il “libretto rosso” di Mao), un passo verso lo «Xiismo».

PETER FRANKOPAN nel suo libro LE VIE DELLA SETA. UNA NUOVA STORIA DEL MONDO, traccia un affascinante affresco, pur con qualche piccola sbavatura, forse inevitabile in un’opera di tale ampiezza, della storia dell’Asia e dell’Europa mettendo al centro le idee, i commerci, gli eserciti che hanno percorso queste vie da quando Ciro il Grande salì al trono in Persia ai nostri giorni. L’opera di Frankopan ha avuto una vasta eco in Europa e negli Stati Uniti, proponendo un nuovo modo di fare Storia, prossimo a quella World History tanto in voga oltreoceano, e al tempo stesso un nuovo approccio alla geopolitica, un metodo di analisi che nell’interpretazione del fatto politico tenga conto della profondità temporale dei fenomeni storici.(Carlo G. Cereti) – Peter Frankopan, Le Vie della Seta. Una nuova storia del mondo, Mondadori, 2017, pp. 732, euro 29,75

Quel che preoccupa di più è che il “sistema cinese” per poter funzionare, non può ammettere dialettica interna, forme di democrazia e di dissenso. E non è poca cosa. A questo poi è da notare come il globalismo cinese, rivolto a comunicare verso l’esterno con tutti, è dato sì da scambi economici, ma non ha niente di “globalismo delle libertà, dei diritti”. Nel senso che la Cina si rivolge a tutti, ma non prevede che ci sia il modello dei principi usciti dalla rivoluzione francese (libertà, uguaglianza, fraternità)…. Nel senso che tutto il percorso della filosofia occidentale verso l’affermazione del valore dei diritti umani e della libertà (individuale e collettiva), della democrazia… tutto questo non è e non vuole essere nel DNA della nuova Cina, che non prevede “paletti umanitari”, distinguo, con i Paesi cui andrà a collaborare. Questa è una cosa preoccupante, pericolosa, da valutare bene. (s.m.)

ragazze “hostess” al 19° congresso comunista cinese (cosa atipica, nuova)

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LA CINA MOSTRA I MUSCOLI: IL VERTICE DEL SORPASSO TRA XI JINPING E TRUMP

di Federico Rampini, da “la Repubblica” del 9/11/2017

 – Rapporti di forza capovolti nel summit tra i due presidenti – Usa in crisi di leadership e Pechino allarga la sua influenza – Gli occupati cinesi sono 776 milioni: più dell’intera popolazione europea – Ma l’America può contare ancora su una forza militare che non ha rivali –

PECHINO. Nel primo vero summit fra Donald Trump e Xi Jinping va in scena un ribaltamento di forze spettacolare. La forza è passata di mano? Continua a leggere

NUBIFRAGI NELLE DOLOMITI: le AREE ALPINE accelerano il loro sfaldamento – IL CLIMA CAMBIA, e questo appare di più in montagna (anche con LA FINE DEI GHIACCIAI) – Fenomeni come FRANE e SMOTTAMENTI richiedono un governo del territorio saggio (con uno sviluppo economico eco-sostenibile)

Postazione sentinelle sul Cristallo per rischio frane dopo la tragedia del 4 agosto scorso (da “Il Corriere del Veneto) – “….La PROTEZIONE CIVILE CORTINESE ANA-CADORE ha iniziato un interminabile MONITORAGGIO DEL TORRENTE BIGONTINA, che venerdì notte 4 agosto, ha portato a valle i grandi massi che hanno travolto una persona in auto (l’anestesista Carla Catturani, uccisa tra le lamiere trascinate per oltre un chilometro) e con danni gravi a tre località (RIO GERE, LAGO SCIN, ALVERÀ). «È dal Bigontina che si vede se arrivano nuovi smottamenti», assicura Silvano Mina, vice-coordinatore della protezione civile Ana-Cadore e una delle sentinelle che da giorni stanno con gli occhi puntati sul corso della colata di massi e fango che si è abbattuta sul sestriere di Alverà, a Cortina d’Ampezzo. IL LAVORO DELLE “SENTINELLE” (che controllano ora la frana possibile con nuove perturbazioni climatiche violente) È FONDAMENTALE: ai primi segnali di una nuova frana, hanno il compito di dare l’allarme al campo base, dove si trovano i mezzi dei vigili del fuoco dotati di sirene. Nel caso, gli abitanti sono già stati istruiti: devono tapparsi in casa e salire ai piani superiori. «Siamo dislocati in tre punti: a RIO GERE, a circa 1700 metri di quota; al LAGO SCIN, un centinaio di metri più sotto; e nell’abitato di ALVERÀ» (…)” (Andrea Priante, “il Corriere del Veneto” del 9/8/2017)

   Il 4 agosto scorso (di venerdì notte tra mezzanotte e l’una) un violento nubifragio si è abbattuto a CORTINA d’Ampezzo: una persona è morta travolta con la sua auto da una colata di detriti. Questa “bomba d’acqua” (come adesso si usa chiamare il fenomeno…) ha riversato un’enorme quantità d’acqua sulla zona del MONTE CRISTALLO, che ha generato una forte colata detritica: grandi massi rocciosi son venuti giù, e si sono convogliati verso i centri abitati, la strada e le case, attraverso il torrente BIGONTINA. C’è stata l’interruzione in tre punti della viabilità (in posti a pochi minuti di auto dal centro di Cortina: RIO GERE, al LAGO SCIN e nell’abitato di ALVERÀ), nella STRADA DELLE DOLOMITI (la STRADA REGIONALE 48, che da Cortina porta a Passo Tre Croci).

località ALVERA’ – Venerdì notte 4 agosto un violento nubifragio si è abbattuto a Cortina d’Ampezzo: una persona è morta travolta con la sua auto da una colata di detriti. Una bomba d’acqua riversatasi sulla zona del Cristallo, che ha generato una forte colata detritica. C’è stata l’interruzione in tre punti della strada delle Dolomiti, che dalla località Ampezzana porta a Passo Tre Croci. Carla Catturani, stava tornando a casa, dopo aver lavorato alla festa campestre del sestiere di ALVERÀ, a RIO GERE. Aveva finito il suo turno. Pioveva, si è messa in macchina, per andare a dormire. E’ stata travolta dall’acqua esondata dal torrente BIGONTINA. Catturani, 60 anni, era un medico anestesista in pensione. Il violento acquazzone si è registrato tra la mezzanotte e le due. Le aree maggiormente colpite sono quelle della zona del Cristallo. Interrotta la strada dolomitica (SR 48) in tre punti: a RIO GERE, al LAGO SCIN e ad ALVERÀ

   La zona non è nuova alle frane. Lì il paesaggio è sempre cambiato nei secoli. Da sempre le Dolomiti franano, crollano, a poco a poco si disintegrano. Quel che forse è nuovo sono le temperature fino ai 40 gradi anche in montagna (ben oltre i 1000-1500 metri di altitudine), un clima tropicale di temporali fortissimi e quantità d’acqua mai viste, e mettono ancora più in crisi queste montagne. Già di per sè montagne destinate nei millenni a sfaldarsi sempre di più, a sparire.

   E’ così che il clima che cambia, la temperatura che sale, si vede ancora meglio in quelle aree più “delicate”, dove i fenomeni atmosferici, e meteorologici, si notano ancora di più, com’è in montagna. E così niente più neve d’inverno, i ghiacciai che spariscono irrimediabilmente, i nubifragi spaventosi, il moltiplicarsi delle frane: in un territorio, l’alta montagna, con molte case, molti paesi, come appare evidente nella Valle del Boite, da Cortina a San Vito di Cadore (ma è così in tutte le zone alpine più rinomate).

la strada Cortina – Passo Tre Croci

   Alcuni gestori di rifugi ad alta quota (fin su a tremila) dicono che per la prima volta quest’estate è accaduto che nelle notti di maggior calura, si dormiva senza coperte: cosa mai accaduta nelle Terre Alte, dove ci sono notti con temperature assai rigide anche in piena estate.

   Si diceva che le temperature che schizzano verso i 40 gradi sono all’origine dei devastanti nubifragi, ma, in parallelo, qui ricordiamo anche lo scioglimento progressivo dei ghiacciai con queste temperature, dove lo scioglimento estivo non potrà mai essere compensato dai miti inverni con neve molto poco frequente.

L’abitato di Alverà, nei pressi della chiesa di Santa Giuliana, che risulta danneggiata – Acqua, massa e detriti sono scesi da Staulin, e hanno colpito l’abitato di ALVERÀ, nei pressi della chiesa di SANTA GIULIANA (nella foto), che risulta fortemente danneggiata. Il torrente BIGONTINA è straripato in più punti. La velocità dell’acqua, mista a melma, ha provocato danni ingenti. Nelle case vicino al Bigontina si è misurato oltre un metro di acqua e detriti ai piani terra. I seminterrati erano completamente pieni di melma. Immediatamente è scattato l’allarme e sono arrivati i soccorsi. Uomini e mezzi (tantissimi volontari) subito al lavoro ininterrottamente già in quel venerdì notte

   Che fare allora in contesti di crisi epocale delle Aree Alpine così interessanti e affascinanti come le Dolomiti? …Dove il processo inevitabile ma naturale di sfaldamento, di frana da sempre, e che continuerà nei prossimi millenni, questo sfaldamento si accelera per cause “non naturali”, ma umane, come il RISCALDAMENTO ATMOSFERICO?

   Negli annuali Forum alpini, convegni che si svolgono per parlare della montagna, delle Alpi, quasi sempre gli assiomi generali da cui si parte, per cercare (faticosamente) proposte, sono dati da tre affermazioni principali: 1- le risorse alpine costituiscono il patrimonio necessario per lo sviluppo (sostenibile) della regione; 2- l’utilizzo sostenibile delle risorse alpine si trova in una fase critica; 3- le risorse vanno gestite tramite politiche specifiche per le Alpi.

NUBIFRAGIO A CORTINA (foto da http://www.vvvox.it/, 6/8/2017)

   Allora innanzitutto si dovrà pensare a una montagna con turismo (invernale) non basato più sulla neve, cioè niente più sciare e sport consimili. Si dovranno mettere in atto accorgimenti nel ricollocare i borghi nei casi di masse franose verso valle che devastano zone abitate non più ricostruibili lì dov’erano: cioè servirà non costruire più ai piedi (specie in linea diretta) delle pareti rocciose, soprattutto se queste sono verticali. Non si potrà edificare (o riedificare, in caso di frane) a valle dei grandi ghiaioni e soprattutto delle frane.

Cortina, sullo sfondo il Monte Cristallo

   E poi si dovrà pensare a una maggiore pulizia e attenzione dei corsi d’acqua. Si dovrà cercare di fare più manutenzione della montagna, curare i boschi o le aree a pascolo, là dove serve una cosa o l’altra. Introdurre un turismo più rispettoso e attento, che si auto-arricchisce della conoscenza dei posti.

   I centri di ricerca scientifica (metereologici, naturalistici, del recupero montano…) è meglio che nascano e si auto-producano nelle località di montagna stessa… che la montagna, le zone alpine (ma anche appenniniche) tornino ad avere coscienza di sé, del proprio futuro, della propria sostenibilità, diventino protagoniste di se stesse…).

PAOLO COGNETTI, 39 anni, milanese di nascita, montanaro di adozione. Vive in una baita IN PIEMONTE, VICINO AL MONTE ROSA a 1900 metri di altitudine. Tra i boschi, ha scritto «LE OTTO MONTAGNE» PREMIO STREGA 2017. «LA FRAGILITÀ APPARTIENE A CHI LA MONTAGNA LA ABITA e sono arrabbiato con il fatalismo di chi dice che eventi climatici come quelli appena accaduti sono imprevedibili e fuori controllo. Abbiamo la responsabilità di occuparci dei cambiamenti climatici che abbiamo provocato. Stiamo andando verso un clima tropicale di temporali fortissimi e quantità d’acqua mai viste. È nostro dovere capire, prevedere, mettere in sicurezza». «Chi visita solo occasionalmente la montagna vive il paesaggio che gli lascia chi lo abita e lo amministra ogni giorno. Ma vedo un certo negazionismo da parte delle amministrazioni verso i cambiamenti climatici in corso, come se nulla si modificasse. SI COSTRUISCONO IMPIANTI DI RISALITA ANCHE SE NON C’È PIÙ NEVE. VEDO UNA CECITÀ PIÙ IMPRENDITORIALE CHE POLITICA». (Eleonora Vallin, “il Mattino di Padova”, 6/8/2017)

   Paolo Cognetti, giovane scrittore che ha scelto di vivere in montagna (in una malga a ridosso del Monte Rosa in Piemonte), nell’intervista al “Mattino di Padova” che in questo post vi proponiamo, dice che “la fragilità appartiene a chi la montagna la abita”, cioè è dagli abitanti delle aree montane, di chi la montagna la vive ogni giorno, non i turisti, che deve arrivare da loro un segnale nuovo, una presa di coscienza di un diverso modo di governare il territorio.

IL GHIACCIAO DELLA MARMOLADA SI RITIRA E AFFIORANO REPERTI DELLA GRANDE GUERRA MA ANCHE RIFIUTI (foto da “Il Gazzettino”) – LA MARMOLADA e I NUOVI RECUPERANTI – IN 100 ANNI IL GHIACCIAIO PERENNE È PASSATO DAI 420 A 214 ETTARI. Il GHIACCIO della MARMOLADA si ritira e la coperta bianca è sempre più corta: è così che lascia AFFIORARE NUOVI ‘TESORI’ DORMIENTI E PROTETTI DA OLTRE UN SECOLO DALLA COLTRE BIANCA. Sono i RESTI DELLA RESIDENZA ATTORNO AI TREMILA METRI DEI MILITARI che hanno sfidato, spesso perdendo, la morte durante la Grande Guerra. GAVETTE, POSATE, SCARPONI, RETICOLATI, BOMBE, FUCILI E BAIONETTE oggetti oggi ricoperti di ruggine e persino un vecchio forte, stanno facendo gola ora a decine di ‘RECUPERANTI’ che stanno marciando sulla grande montagna. Un assalto del tutto differente da quelli vissuti tra il 1915-18 ma che non nasconde un fondo di pericolo. Lo sanno i Carabinieri che per quanto possono, come indicano i quotidiani locali, effettuano controlli che tuttavia, soprattutto per la scarsità di personale, non riescono ad arginare questa sorta di nuova corsa all’oro arrugginito. Ma non è tutto perché IL GHIACCIAIO che non c’è più RESTITUISCE ALLA LUCE ANCHE ‘IMMONDIZIE’ MODERNE. LATTINE, BOTTIGLIE, CAVI DI VECCHI IMPIANTI DI RISALITA. Ora scatta l’operazione pulizia che, per un accordo tra le Regioni Trentino e Veneto del 2002 che ha fissato i confini della Marmolada, spetta al Trentino. La grande macchina per togliere il secolare pattume partirà da Alba di Canazei. (Ansa, agosto 2017)

   Pertanto due fenomeni negativi che possono apparire diversi (1-le frane e straripamenti dovuti a piogge straordinarie, e 2-i ghiacciai che non ci sono oramai più) ripropongono per la montagna, ancora una volta, il tema della capacità (o incapacità) di governare i fenomeni di assetto del territorio, urbanistici, idrogeologici, di sviluppo economico presente e futuro, di attenzione ai pericoli di un ambiente sempre più delicato e vittima anch’esso dei cambiamenti (come il surriscaldamento climatico).

“…gli amanti dei ghiacciai proveranno tristezza di fronte al ghiacciaio della MARMOLADA (il più esteso delle Dolomiti) dove il sindaco di Canazei ha firmato un’ordinanza che raccomanda LA SALITA SOLO A PERSONE ESPERTE E BEN EQUIPAGGIATE: TROPPI CREPACCI, TROPPE INSIDIE. L’ordinanza risale al 12 luglio, di solito è una situazione che si verificava solo dopo Ferragosto.” (Andrea Selva, 2/8/2017, da http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/ )

   Qualcosa forse sta accadendo. Una maggiore attenzione a queste cose c’è: ma difficilmente si traduce poi in fatti concreti. Va notato di quel che accade di positivo in accadimenti tragici: c’è una mobilitazione volontaria di tante persone (come è accaduto a Cortina) nel momento dell’emergenza. Una buona cosa, ma certo non basta. (s.m.)

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“LE DOLOMITI CROLLERANNO SOTTO LE BOMBE D’ACQUA”

di Francesco Dal Mas, da “il Corriere delle Alpi” del 8/8/2017

– L’allarme di MESSNER: non si costruisca ai piedi delle pareti – Continua a leggere