La scomparsa di CAVALLI SFORZA: GENETISTA ESPLORATORE del microcosmo che legge nel DNA l’origine umana, eventi di migliaia di anni fa, la storia dei popoli – Non ci sono RAZZE, ma solo una SPECIE, quella UMANA: con accadimenti culturali, linguisti, geografici, che rendono l’umanità ricca e diversificata

“….LO STUDIO E L’ANALISI DEL DNA, HA PERMESSO DI RICOSTRUIRE IN DETTAGLIO IL PASSATO PIÙ REMOTO della storia dell’uomo…. Lì dove non c’erano più prove concrete sull’origine dell’uomo, dove non si poteva scavare in siti archeologici per ottenere risposta, si è passati all’analisi e alla ricostruzione del dna e alle origini della nostra specie di «homo sapiens», ORIGINI CHE HO CIRCOSCRITTO IN AFRICA. NATO AFRICANO, infatti, L’UOMO È STATO SEMPRE CARATTERIZZATO DALLA VOLONTÀ DI VIAGGIARE, quasi un istinto, che ha portato i nostri antenati a spargersi per il mondo, e colonizzarlo, il tutto in un arco di tempo molto ampio, che va da 100 mila anni fa, con la prima migrazione verso il Medio Oriente, fino a 800 anni fa, con la colonizzazione della Nuova Zelanda e della Polinesia….” (LUIGI LUCA CAVALLI-SFORZA)(la foto è di Luigi Luca Cavalli-Sforza ripresa da “il Manifesto”)

   LUIGI LUCA CAVALLI-SFORZA è morto venerdì pomeriggio del 31 agosto scorso a Belluno, a 96 anni; ed è considerato uno dei più grandi scienziati del Ventesimo secolo. Come gli astronomi osservano nelle galassie lontane cose accadute nel passato, così, grazie a lui, i genetisti ora possono leggere nel Dna eventi accaduti migliaia di anni fa, riuscendo a stabilire tratti della storia dei popoli fino a poco tempo fa del tutto sconosciuti. Dall’origine della specie umana (secondo Cavalli Sforza partita in un unicum dall’Africa), all’importanza delle lingue nella diversificazione avutasi.

80 anni fa la prima legge razziale in Italia

E la capacità riconosciuta a Luigi Luca Cavalli-Sforza è stata proprio di aver scientificamente connesso la ricerca genetica sugli “umani” con accadimenti culturali che questi stessi umani hanno avuto, e che gli hanno diversificati nel loro andare geografico per il globo terrestre; nel venire a stabilirsi a nord o a sud, a est o a ovest: ovunque mantenendo tratti e caratteristiche comunque uniche. E con il desiderio sempre di muoversi, di incontrarsi, in una mobilità positiva che ha cambiato popoli, tradizioni, usanze, economie…

SI PUÒ PARLARE DI RAZZE UMANE? Dal punto di vista scientifico LA DISTINZIONE RAZZIALE NON STA IN PIEDI. Le migrazioni dei nostri antenati infatti hanno mescolato i geni – Il termine “razza” non è scientifico: gli uomini non sono stati isolati geograficamente abbastanza a lungo da creare varietà genetiche distinte. L’UOMO È DA SEMPRE IN CONTINUO MOVIMENTO e le varietà continuano a diluirsi una nell’altra. COME HA DIMOSTRATO IL GENETISTA LUCA CAVALLI-SFORZA, che ha demolito i fondamenti biologici del concetto di razza, LE CIVILTÀ NON SONO STRUTTURE CHIUSE E ISOLATE (da FOCUS, 15/1/2018, https://www.focus.it/ )

   Pertanto siamo in presenza di uno scienziato, ora scomparso a una venerabile età, che ha saputo andare oltre l’antropologia, pur avendola frequentata allo scopo di approfondire i suoi studi, per dare risposte al percorso umano.
Partire dal microcosmo dell’esame scientifico del DNA è, a nostro avviso, un’esplorazione geografica tanto affascinante (e produttiva di risultati e conoscenze) quanto quella degli esploratori di geografie ignote una volta, di terre sconosciute.

“Cavalli Sforza Human Migration” Paths – Espansione dell’uomo moderno nel paleolitico, vie ipotetiche

   E’ interessante che in quest’epoca poco propensa a capire, conoscere e rapportarsi con culture diverse, con un’umanità “diversa”, che Cavalli Sforza sia riuscito scientificamente a dimostrare che non esistono razze umane; che il ceppo originario genetico è lo stesso; e che ogni differenziazione è minima, data da esperienze di vita molteplici (e anche in contesti geografici spesso assai lontani).
Vi invitiamo a leggere gli articoli che qui di seguito vi proponiamo, cercando ragioni nuove al nostro approccio alla vita; di maggiore curiosità verso ogni diversificazione umana, culturale, di vita, che potrebbe essere stata nostra se ci fosse accaduto di vivere in altri contesti all’interno del nostro variegato e affascinante pianeta. (s.m.)

“….LA GENETICA DIMOSTRA IN MANIERA CHIARA CHE L’UOMO APPARTIENE A UNA SOLA E UNICA RAZZA, affermazione dimostrata dal fatto che la differenza genetica tra africani, europei, cinesi e via dicendo è analoga in tutto e per tutto alla variabilità genetica interna a ciascun gruppo….. sono convinto che I GENI SONO INDUBBIAMENTE IMPORTANTI, MA LO È ALTRETTANTO L’EDUCAZIONE per quanto riguarda l’ambiente sociale in cui siamo cresciuti….. abbiamo ormai accertato che LE DIFFERENZE CULTURALI SONO ENORMEMENTE IMPORTANTI, almeno quanto quelle genetiche, anzi probabilmente di più….. Ecco un esempio. Dalla misurazione del QUOZIENTE D’INTELLIGENZA, che io considero una grossa montatura, si è visto che ci sarebbe una differenza media di quindici punti tra l’intelligenza di americani bianchi e neri. Molti hanno cominciato a chiedersi se non dipendesse da fattori genetici. Diversi anni dopo, però, lo stesso test è stato sperimentato sui giapponesi. E questi sono risultati di undici punti più intelligenti degli americani bianchi. Tale esito era semplicemente dovuto al fatto che in Giappone ci sono scuole migliori di quelle americane. Allo stesso modo si è visto – altro esempio – che i cinesi sono molto più bravi in matematica….” (LUIGI LUCA CAVALLI-SFORZA)(nella foto lo scienziato)

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CAVALLI SFORZA, LA GENETICA CHE SVELA LA NOSTRA NATURA MIGRANTE –
CHI ERA
LUIGI LUCA CAVALLI-SFORZA (Italia/USA), Premio Balzan 1999 per la scienza delle origini dell’uomo
È stato il massimo esperto mondiale sulla diversità genetica delle popolazioni e su quanto essa ci può dire sull’albero filogenetico dell’umanità.
Ha intuito come la comprensione dell’evoluzione del genere umano richieda la conoscenza sia dei meccanismi genetici, sia di quelli culturali, ed in special modo linguistici. Studiando i geni di un gran numero di gruppi etnici diversi e analizzando dati storici, demografici e linguistici è pervenuto a ricostruire l’origine delle antiche migrazioni ed a elaborare un modello di diffusione della cultura nell’Età del Neolitico.
Nei lavori onnicomprensivi che egli ha così condotto, hanno avuto un ruolo importante le sue ricerche genetiche su popolazioni primitive quali i Pigmei dell’Africa, uno dei pochi gruppi rimasti che vivono di raccolta e caccia.
Esemplari, inoltre, sono i suoi studi sulle conseguenze genetiche dello sviluppo tecnologico, in particolare sugli effetti della diffusione dell’agricoltura dal Medio Oriente, sua area di origine, verso l’Europa. Tutto ciò, unito ai dati archeologici, gli ha permesso di ricostruire un albero completo della discendenza dei popoli, nel quale geni e linguaggi vanno di pari passo, per dimostrare come la convergenza di dati genetici e culturali consenta di dare una spiegazione convincente dell’evoluzione dell’uomo.
Luigi Luca Cavalli-Sforza ha creato di sicuro, una sintesi molto completa sulla differenziazione delle popolazioni del pianeta, integrando vari campi di ricerca e fornendo in modo evidente la prova della nostra “co-evoluzione” genetica e culturale (Cfr. Premio Balzan 1999).
LUIGI LUCA CAVALLI-SFORZA, nato il 25 gennaio 1922 a Genova e morto a Belluno il 31 agosto scorso (a 96 anni), era cittadino italiano e statunitense.
Laurea in Medicina e Chirurgia (1944), Università di Pavia, e M.A. (1950), Università di Cambridge, UK Direttore dei Laboratori di Ricerca di Microbiologia, Istituto Sieroterapico Milanese, Milano (1950-1957); Docente di Genetica e Statistica, Facoltà di Scienze, Università di Parma e Università di Pavia (1957-1960); Professore di Genetica, Università di Parma (1960-1962); Professore di Genetica e Direttore dell’Istituto di Genetica, Università di Pavia (1962-1970); alla Stanford University come Professore di Genetica (1970-1992), Direttore del Dipartimento di Genetica (1986-1990) e Professore Emerito alla School of Medicine dal 1992.

“Nel Dna – ha raccontato nei suoi saggi, come il celebre STORIA E GEOGRAFIA DEI GENI UMANI – è racchiusa la memoria di tutte le migrazioni – e quindi degli incroci e degli adattamenti all’ambiente – e di come siamo diventati agricoltori, diecimila anni fa.” (Gabriele Beccaria, da “La Stampa” del 2/9/2018)

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CAVALLI-SFORZA, L’ESPLORATORE DEL DNA CHE HA SMONTATO IL MITO DELLA RAZZA
di Gabriele Beccaria, da “La Stampa” del 2/9/2018
Nell’abisso del Dna ha trovato molto, moltissimo, tranne la parola più pericolosa e scottante: razza. Non siamo una razza, né ci sono razze umane, separate da incolmabili differenze biologiche. C’è solo una specie, quella umana. Che inventa concetti esecrabili – come quello di razza, appunto – ma che negli ultimi 200 mila anni ha realizzato un cammino unico tra gli esseri viventi.
L’esploratore dell’avventura primigenia si chiama Luigi Luca Cavalli-Sforza e la sua intelligenza multiforme si è spenta ieri, a Belluno, a 96 anni. Non c’è retorica nel celebrarlo tra i grandi della scienza. Uno dei suoi meriti è aver contribuito a definire una visione rivoluzionaria: il nostro passato ancestrale non si limita più a una fragile collezione di fossili, in cui dannarsi per far combaciare un dente con un teschio. Da almeno tre decenni stiamo imparando a considerare ognuno di noi, e ogni antenato, come un archivio, vivente o congelato nel tempo. Una massa di informazioni, quasi inconcepibile per i non addetti ai lavori, concentrata nei geni e lì custodita per chi sa decifrarla.

Pelle scura e occhi chiari. Il volto del cacciatore mesolitico ricostruito dal DNA ritrovato a La Braña, nel nord della Spagna (Guido Barbujanni, da “il sole 24ore” del 6/2/2018)

   Nel XXI secolo paleoantropologi e archeologi non possono più fare a meno dei genetisti e così si sono fatte scoperte sorprendenti, come quella che nel nostro Genoma si è riversato un po’ di Dna di una specie concorrente, estintasi 40 mila anni fa, i Neandertal.
Ma a dare il via alla colossale decifrazione dell’Homo sapiens è stato proprio Cavalli-Sforza: lui – ha raccontato – già negli Anni 50 si chiese «se fosse possibile ricostruire la storia dell’evoluzione umana ricorrendo ai dati genetici delle popolazioni attuali». La paleogenetica – l’analisi del Dna antico – non esisteva ancora, e il professore-pioniere raccolse quantità crescenti di dati biologici, a cominciare dai gruppi sanguigni, fino a tracciare un «albero darwiniano» che equivale alla vulgata che oggi va per la maggiore.
Noi Sapiens siamo africani e poi, spinti da una curiosità che non smette di tormentarci (e che Cavalli-Sforza ha interpretato da maestro), abbiamo dato il via all’impetuosa colonizzazione del Pianeta: l’Europa e quindi l’Asia intorno a 55 mila anni fa e le Americhe all’incirca 30 mila anni fa. Nel Dna – ha raccontato nei suoi saggi, come il celebre STORIA E GEOGRAFIA DEI GENI UMANI – è racchiusa la memoria di tutte le migrazioni – e quindi degli incroci e degli adattamenti all’ambiente – e di come siamo diventati agricoltori, diecimila anni fa.

L’origine dell’uomo moderno e delle lingue secondo il genetista Luca Cavalli Sforza

   Cavalli-Sforza, nomade anche lui (nato a Genova, studente a Torino, professore a Stanford e a Pavia), si divertiva a smontare le elucubrazioni di Arthur de Gobineau, assertore della superiorità degli europei. Proprio gli europei – ha dimostrato – sono il vertice di una maionese genetica, frutto di incroci di popolazioni. Non c’è alcuna «purezza» e il diverso colore della pelle non è altro che una variazione del look, mentre all’intelligenza riconosceva aspetti ancora misteriosi, all’incrocio tra sfera naturale e sfera culturale.
Forse l’enigma avrebbe potuto essere sciolto con il mega-progetto dello «Human Genome Diversity Project», destinato a mappare la diversità genetica dei Sapiens. Ma le accuse di razzismo (e biopirateria) hanno incrinato la visione dell’uomo che più di ogni altro ha contribuito a farci riflettere sulle nostre comuni radici. (Gabriele Beccaria)

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DA https.www.slideplayer.it/slide/12354987/

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Nel suo famoso saggio GENI, POPOLI E LINGUE (1996), usando anche la demografia, CAVALLI SFORZA traccia un parallelismo fra le linee filogenetiche delle popolazioni mondiali, la linguistica e l’archeologia e ne osserva la sostanziale sovrapponibilità. (Luca Tancredi Barone, da “Il Manifesto” del 2/9/2018)

10 Ottobre 2006, da http://www.gazzettadisondrio.it/societa/

DARWIN ABITA ANCORA QUI

(INTERVISTA A LUIGI LUCA CAVALLI SFORZA, GENETISTA DI FAMA MONDIALE, SECOND WORLD CONFERENCE, VENEZIA 20- 23 SETTEMBRE 2006)
L’Italia è un paese immerso in una cultura condizionata dalla religione, in particolare da quella cattolica. E, di conseguenza, il nostro contesto sociale guarda con favore alla cultura scientifica oppure prevale un atteggiamento di rifiuto nei suoi confronti?
Dal centro di ricerche Observa – Science in Society, in collaborazione con “Tutto Scienze Tecnologia” de La Stampa (www.observa.it/), ultimamente è stata realizzata un’indagine sulla prospettiva darwiniana, quella del creazionismo e quella del cosiddetto “disegno intelligente”. Gli italiani sono per il 31% a favore dell’evoluzionismo, mentre il 17% è per il creazionismo (battiamo gli americani di gran lunga, secondo un’indagine condotta nel 2005 da Gallup per conto della CNN ben il 53% della popolazione statunitense ritiene che “Dio ha creato gli esseri umani nella loro forma attuale, così come descritto dalla Bibbia”, mentre solo il 12% condivide la prospettiva evoluzionistica).

“Le differenze tra singoli individui sono più importanti di quelle che si vedono fra gruppi razziali”, come CAVALLI SFORZA scrive efficacemente in CHI SIAMO. LA STORIA DELLA DIVERSITÀ UMANA (1995). In altre parole, il mio vicino potrebbe essere più diverso da me, geneticamente, di un aborigeno australiano. (Luca Tancredi Barone, da “Il Manifesto” del 2/9/2018)

   Inoltre l’ipotesi del “disegno intelligente” – nella quale si riconoscono quasi quattro Italiani su dieci – non sembra si possa ricondurre a posizioni antiscientifiche. Si tratta, infatti, di un atteggiamento più facilmente riconducibile ad una sorta di mediazione pragmatica che, mentre da credito alla teoria darwiniana, si riserva comunque la possibilità di un riferimento trascendente senza per questo entrare in conflitto con la scienza. Senza dubbio la convinzione per cui il processo evolutivo, lungo e laborioso, per mezzo del quale avrebbe preso forma l’uomo, sarebbe stato in qualche modo guidato da un progetto divino non è compatibile con la visione scientifica ortodossa, ma non per questo deve essere necessariamente interpretata come aperto rifiuto dell’evoluzionismo. Il ruolo divino sembra confinato in una funzione marginale: è un Dio lontano, così lontano dalla vicende terrene da non diventare incompatibile, nell’opinione di molti, con la loro spiegazione scientifica.
Infine, l’evoluzionismo si afferma soprattutto fra i giovani e fra le persone più istruite, esattamente il contrario di quanto accade con il creazionismo. Si può dire che l’evoluzionismo, anche nella forma attenuata del “disegno intelligente”, appartiene al futuro, mentre il creazionismo si radica nel passato.
Una cosa è certa: i numerosi scienziati riuniti a S. Giorgio per la Second World Conference, proprio sull’evoluzione, sono assolutamente contrari al cosiddetto Intelligent Design(= Disegno intelligente), che il genetista Luigi Luca Cavalli Sforza, docente di genetica all’Università di Stanford- USA- ha bollato come un mezzo ideato per sostenere la candidatura del presidente Bush.

KARIN BOJS sottopose sé stessa e alcuni familiari ai test genetici e iniziò un viaggio a ritroso nel tempo. Nel libro che lo racconta, I MIEI PRIMI 54.000 ANNI (Utet), la storia della sua famiglia si intreccia con quella dell’Europa preistorica (Telmo Pievani, da “LA LETTURA” supplemento domenicale de “il Corriere della Sera” del 2/9/2018)

   C’è da aggiungere, che al di là delle molte posizioni controverse tra gli studiosi, la scienza non è la sola via per raggiungere la verità, e la teoria di Darwin è “una delle possibili spiegazioni non condivisa da tutti gli scienziati e non ancora dimostrata da un modello matematico che spieghi come dalla non vita si passa alla vita” (Marcelo Sanches Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle scienze).
Ma sono talmente tanti gli sviluppi del nostro cervello, il cui volume si è triplicato nel corso dell’evoluzione, che i fattori culturali (linguaggio simbolico, utensili sempre più complessi, internet, utilizzo della mente artificiale…) la faranno da padroni (altro che Darwin).
E leggiamo cosa ci ha detto uno che in quanto a cultura come fattore di crescita umana ne sa una più del diavolo: quel simpaticissimo, amichevole, disponibile, carinissimo genetista LUIGI LUCA CAVALLI SFORZA che tanto onore ha dato all’Italia per le sue scoperte nel campo della genetica culturale.
Prof., tutti gli uomini e le donne del mondo hanno un antenato comune. Che cosa però ci differenzia nel corso dell’evoluzione?
“Noi abbiamo un genoma molto vario che si può ricostruire a pezzi. Ognuno di essi ha un antenato comune. Vi sono state più di duemila persone e il pezzo comune viene da uno di questi 2000. Altro pezzo da un altro e così di seguito. Quindi non c’è stato un solo Adamo ed una sola Eva come scrive la Bibbia, però c’è sempre l’origine in comune che comporta in noi tutti una grande comunione ed una grande somiglianza. La specie umana è una e diversa al tempo stesso, per cui le differenze genetiche sono meno importanti degli apporti culturali e ambientali che separano i diversi gruppi etnici”.
Lei nella sua relazione ha detto che l’antropologia vive una grave crisi. Ci può dire quali sono gli elementi più importanti che l’hanno provocata?

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STA CRESCENDO IL RAZZISMO in Italia? (e in Europa?) Pare di sì, dai fatti di intolleranza che accadono. Il nuovo “nemico” è immigrato, con pelle nera, povero – False notizie, crisi economica, società in declino, latente odio razziale: elementi superabili nella visione ottimistica di un futuro di pace e sviluppo da costruire

TANTI VARI EPISODI DI RAZZISMO – (da http://www.tpi.it/ del 30/7/2018) – NELL’ULTIMO MESE E MEZZO SI SONO SUSSEGUITI DIVERSI EPISODI DI AGGRESSIONI AI DANNI DEI MIGRANTI O DI PERSONE DI ORIGINE STRANIERA. / IL PRIMO RISALE ALL’11 GIUGNO 2018, quando a Caserta due ragazzi immigrati del Mali sono stati aggrediti e feriti al grido di “Salvini Salvini”. L’episodio è avvenuto intorno alle ore 22, quando i due ragazzi sono stati avvicinati da una Fiat Panda su cui viaggiavano tre ragazzi italiani che hanno sparato alcuni colpi di pistola ad aria compressa. Uno dei due ragazzi ha riportato ferite lievi al torace. L’altro ragazzo è stato mancato dal colpo. / IL 20 GIUGNO, INVECE, LO CHEF 22ENNE DEL MALI KONATE BOUYAGUI, in Italia da quattro anni con regolare permesso di soggiorno, è stato colpito a Napoli da un piombino nella pancia sparato da due ragazzi a bordo di un’auto. / IL PRIMO EPISODIO DI AGGRESSIONI DEL MESE DI LUGLIO HA INVECE COINVOLTO UNA BIMBA ROM DI UN ANNO, che vive nel campo di via di Salone a Roma. La bambina è stata ferita alla schiena da un piombino. La vicenda è accaduta martedì 17 luglio: i familiari hanno raccontato che la bambina si trovava in braccio alla madre, che stava camminando lungo via Togliatti, quando la donna si è accorda che la piccola perdeva sangue dalla schiena. / MENO DI 10 GIORNI DOPO, IL 26 LUGLIO, un migrante originario della Guinea e ospite di un centro di accoglienza di San Cipriano d’Aversa nel Casertano ha denunciato di essere stato colpito in pieno volto con una pistola ad aria compressa. Il richiedente asilo ha sporto denuncia ai carabinieri. / IN SICILIA, A PARTINICO in provincia di Palermo, un ragazzo senegalese di 19 anni, richiedente asilo, è stato aggredito da quattro persone il 26 luglio. / UNA DELLE ULTIME AGGRESSIONI HA AVUTO UN FINALE TRAGICO. Nella notte tra il 28 e il 29 luglio ad Aprilia (Latina) un cittadino marocchino è morto dopo essere stato inseguito in auto da due persone convinte che fosse un ladro

Il giornalista LUIGI MASTRODONATO ha iniziato a lavorare su una mappa interattiva che raccoglie tutte le aggressioni razziste in Italia dal primo giugno 2018, (giorno di insediamento del nuovo governo) (clicca sul link qui sopra per avere la mappa aggiornata) (la mappa visibile sovraesposta è aggiornata al 2 agosto 2018, ndr)

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Don Luigi Ciotti, presidente del Gruppo Abele (foto da “la Stampa”) – DON CIOTTI: “LE PAROLE VIOLENTE STANNO FOMENTANDO UN CLIMA RAZZISTA” – «C’è una violenza verbale che rischia di tradursi in violenza di fatto. C’è degrado nelle parole, nei linguaggi e anche nei comportamenti, c’è un clima giudicante. Credo che dovremmo fare una dieta delle parole: dobbiamo trovare l’umiltà di fermarci». (….)(da “La Stampa”, 3/7/2018)

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   Tutti i fenomeni umani, quelli in particolare che vanno verso il degrado e la guerra, possono (e dovrebbero) essere virtuosamente governati. Cioè nulla è irreparabile, e la china dell’intolleranza, della violenza, possono essere fermati in tempo. E’ così del clima preoccupante che stiamo vivendo adesso di fenomeni di odio xenofobo, di razzismo. Noi siamo tra quelli che pensano che non sono il frutto di questi ultimi mesi, ma sono latenti e “liberi” da vari anni. Il fatto poi che appaiano in crescendo adesso, non può essere un “falsa notizia” promulgata ad arte; ma una evidente realtà.
Nelle ultime settimane c’è stata una sequenza di aggressioni violente a danno di neri, rom e stranieri in generale. Ma non solo aggressioni fisiche: di più di “parole”. Una diffusione di discorsi (e interventi sui social, su tutti i mezzi di informazione…) d’odio e xenofobi – che non è solo italiana ma avviene, è avvenuta, in tutta Europa. Questo (le parole eccessive) può essere effettivamente la causa dei crimini “concreti” motivati dall’odio.

Soumalya Sacko, 29 anni, bracciante e sindacalista – 4 giugno 2018: “SOUMAILA SACKO è morto colpito da un proiettile in testa mentre stava recuperando alcune lamiere in un vecchio stabilimento abbandonato in località “ex Fornace” di San Calogero (Reggio Calabria). Era un migrante regolare del Mali, bracciante sfruttato nei campi agricoli di Reggio Calabria, padre di una figlia di 5 anni. Soumaila era impegnato nella lotta allo sfruttamento e lavorava per un salario di tre euro l’ora al giorno. Era un sindacalista che aiutava i suoi compagni ad avere più diritti.” (da http://www.giornalettismo.com/ )

Qualcuno nega che sia così preoccupante la cosa, e dice che siamo nella “normalità”. Al centro dello scontro sembrano esserci quindi i numeri e le statistiche sulle aggressioni subite da stranieri o persone che semplicemente appaiono diverse: un rimpiattino tra filogovernisti e antigovernisti, tra maggioranza e opposizione.
E’ sicuro che ci vogliono dati certi, che forse adesso non ci sono (leggi il bel reportage de IL POST.IT che qui di seguito riportiamo), e che in questo momento i media danno risonanza a ogni fatto razzista che accade (e che magari in altra epoca ignoravano del tutto). Però è indubitabile che un sommarsi di fattori ora esistenti (immigrazioni, non “invasioni” come spesso si vuol far credere; crisi economica e disoccupazione giovanile; società culturalmente in trasformazione e forse in declino; latente razzismo peraltro sempre esistito; un modo di governare ed esprimersi molto nazionalista, chiuso nei propri confini…) ebbene questi fattori non possono che incentivare un clima di difficoltà a rapportarsi ed accettare il “diverso””.

foto da http://www.giornaledelcilento.t/) – ITALIANI RAZZISTI? – Pare di sì, dai dati diffusi a luglio 2018 dalla COMMISSIONE JO COX su fenomeni di ODIO, INTOLLERANZA, XENOFOBIA, e RAZZISMO, istituita dalla Camera. Il 56% degli italiani pensa che UN QUARTIERE SI DEGRADA QUANDO CI VIVONO TROPPI IMMIGRATI; il 65% li considera UN PESO SOCIALE (in Germania è il 21%); il 40% DIFFIDA persino delle loro PRATICHE RELIGIOSE. (Michele Ainis, “la Repubblica”, 7/11/2017)( Commissione “Jo Cox” sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio) http://www.camera.it/application/xmanager/projects/leg17/attachments/uploadfile_commissione_intolleranza/files/000/000/001/RELAZIONE_FINALE.pdf )

E’ così che in Italia, come in altri grandi paesi europei, i crimini d’odio motivati da ragioni etniche, religiose e razziali appaiono in aumento da anni, ma adesso di più… Quel che non si capisce è se l’andamento “razzista” sia dovuto da una moltiplicazione effettiva dei reati o invece dalla maggior facilità per le vittime di denunciarli.
Poi è da capire se in Italia va “peggio e meno peggio” rispetto ad altri Paesi europei. Anche se l’Italia sembra essere un paese dove i crimini d’odio motivati da razzismo e xenofobia sono in lenta crescita, va pure detto (dalle analisi che riportiamo in questo post) che in Italia non si è “raggiunto” i livelli toccati da paesi come Francia e Regno Unito.

Una ragazza nera con il tricolore sulle labbra è il volto che Paolo Polegato, amministratore delegato di ASTORIA WINES, ha scelto per dar vita alle parole di MARTIN LUTER KING: “Può darsi non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non farete nulla per cambiarla”

Anche se l’Italia risulta sistematicamente uno dei paesi con le opinioni più negative nei confronti degli stranieri immigrati, ma anche delle persone di religione ebraica e musulmana. Gli italiani, più di britannici, francesi e tedeschi, ritengono l’immigrazione un problema. Percentuali molto elevate chiedono controlli più severi alle frontiere e ritengono l’impatto complessivo dell’immigrazione negativo.
E se le parole, le opinioni, contano e portano a conseguenze, questo “pensare” di massa degli italiani, rischia di non essere di buon auspicio… Anche se sostenere che l’immigrazione sia un problema oppure che le frontiere dovrebbero essere controllate in maniera più sicura, è qualcosa di non razzista, ma, pensiamo, anche di buon senso.

il libro – NON SONO RAZZISTA, MA, di Luigi Manconi e Federica Resta, Feltrinelli 2017- L’odio contro gli stranieri è ormai legittimato? Gli autori analizzano la situazione e indicano come la politica dovrebbe saper raccogliere quel “ma” come grido di aiuto

Pertanto il confine tra xenofobia e non xenofobia è ancora tutto da decidere, pensiamo. L’azione culturale; il maggior “controllo delle parole” da parte di tutti ma ancor di più dei governanti; azioni concrete a sostegno di persone deboli che arrivano da noi; un supporto legislativo contro gli eccessi (com’è la “legge Mancino” in vigore, del 1993, che sanziona gesti, slogan, azioni legate al fascismo, alla discriminazione per motivi razziali…)…tutto questo può far tenere sotto controllo il fenomeno; così da poter dire che siamo ancora in un contesto civile, nonviolento, aperto a ogni diversità. (s.m.)

NUDI E MULTIETNICI, ECCO LA NUOVA CAMPAGNA BENETTON CONTRO IL RAZZISMO – Treviso, Presentato il lavoro di Oliviero Toscani per gli United Colors, un ritorno alle origini

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DON CIOTTI: “LE PAROLE VIOLENTE STANNO FOMENTANDO UN CLIMA RAZZISTA”

da “La Stampa”, 3/7/2018
– C’è una violenza verbale che rischia di tradursi in violenza di fatto. C’è degrado nelle parole, nei linguaggi e anche nei comportamenti, c’è un clima giudicante. Credo che dovremmo fare una dieta delle parole: dobbiamo trovare l’umiltà di fermarci». (….) –
SOSPETTO
Torino – Le parole che ogni giorno fanno di ogni erba un fascio, cioè di ogni migrante una persona indesiderata, l’ha detto don Ciotti, creano l’atmosfera che si coglie sui mezzi pubblici, con i borbottii quando una madre velata sale con un passeggino, quando persone identificabili come non di origine italiana vengono additate come «quelli che ricevono aiuti mentre gli italiani fanno la fame».
Don Mauro Mergola, parroco a Torino ai Santi Pietro e Paolo Apostoli a San Salvario e direttore dell’oratorio salesiano San Luigi di via Ormea, tra i più «mondiali» della città, ammette che «c’è un clima di maggior sospetto rispetto ad un po’ di tempo fa e i ragazzi sentono disagio. Naturalmente c’è un grande malessere da parte della gente verso chi vende la droga. Il fatto è che i giovani senegalesi si sono fatti la fama di essere spacciatori. Però, noi che in largo Saluzzo siamo in mezzo alla movida, sappiamo che vendono alla grande anche gli italiani, solo che non sono riconoscibili».
Don Mauro combatte con l’arma della conoscenza e del coinvolgimento. «In settembre in parrocchia apriremo un housing per quattordici giovani italiani e stranieri: stiamo creando una rete di accoglienza per far sì che ogni ragazzo sia sostenuto e accompagnato da una famiglia. Non da un singolo volontario, ma da una famiglia, che lo faccia sentire importante per qualcuno, senza interessi».
SDOGANAMENTO
Non mancano testimonianze che dicono che dalla politica arriva lo sdoganamento del linguaggio razzista. «Ci sono ragazzi italiani che sono cresciuti qui al Valentino tra i giovani migranti, che hanno amici di varie origini – dice Matteo Aigotti, educatore di Spazio Anch’Io, l’oratorio all’aperto del San Luigi accanto a Torino Esposizioni- eppure bisogna leggere cosa scrivono su Facebook: parole cariche di odio. È un modo sbagliato per rivendicare il lavoro che non c’è per i giovani italiani. L’espressione ricorrente su Facebook e sui tram è “io non ho soldi, non ho lavoro ma per i neri c’è tutto”».
Di sdoganamento delle parole che esprimono razzismo parlano anche all’Ufficio Stranieri dell’Anolf-Cisl: «Ci sono datori di lavoro che quando hanno un contrasto con i dipendenti se ne escono con “Adesso c’è Salvini, è finito il tempo della pacchia”. E lavoratori che raccontano come certe parole facciano male, che nello scherzo c’è chi ormai passa il limite».

An anti-immigration protest in Dresden, GermanyHannibal Hanschke / Reuters

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L’ITALIA È DIVENTATA UN PAESE RAZZISTA?

di Davide Maria De Luca, 2/8/2017 da IL POST.IT (www.ilpost.it/ )
Se n’è parlato per le recenti notizie di aggressioni contro neri e stranieri: siamo andati a vedere i numeri e ci sono brutte notizie e altre che fanno ben sperare. Continua a leggere

A MILANO l’evento STATE OF THE MAP 2018 dal 28 al 30 luglio – L’appuntamento mondiale sulle MAPPE LIBERE, promosso da WIKIMEDIA, OPENSTREETMAP, e dal POLITECNICO DI MILANO (luogo dell’evento) – Una conoscenza dei dati geografici per renderli liberi, gratuiti, partecipati

 

A MILANO RADUNO WIKIPEDIA DELLE MAPPE – Dal 28 luglio. E il Comune di Milano rilascia 60mila numeri civici ‘OPEN DATA’ – (ANSA) – MILANO CAPITALE DELLE MAPPE LIBERE: dal 28 luglio e per due giorni al via STATE OF THE MAP il raduno mondiale organizzato da OPENSTREETMAP, progetto di mappatura libera e collaborativa noto come la Wikipedia delle mappe. L’evento è organizzato in collaborazione con WIKIMEDIA ITALIA ed è patrocinato dal COMUNE DI MILANO che per l’occasione rilascia oltre 60.000 numeri civici come OPEN DATA. Nella due giorni ci saranno OLTRE 400 MAPPATORI DA TUTTO IL MONDO, RICERCATORI, aziende, amministrazioni, istituzioni e associazioni non governative. Saranno spiegate le OPPORTUNITÀ CONNESSE A OPENSTREETMAP E I DIVERSI AMBITI DI APPLICAZIONE E USO DEI DATI GEOGRAFICI APERTI: dai trasporti alla gestione delle misure di soccorso, dalla logistica al turismo. Protagonisti non solo gli appassionati (i ‘mappers’) o ricercatori ma anche dipendenti di grandi aziende hi-tech come Apple, Facebook, Google e Microsoft
da http://www.impresedilinews_it

Da https://www.rivistageomedia.it/:
L’evento STATE OF THE MAP 2018 coinvolgerà oltre 400 partecipanti provenienti da tutto il mondo. Il più importante appuntamento dedicato alle mappe libere è promosso da Wikimedia Italia, OpenStreetMap Foundation e dal Politecnico di Milano, luogo dove si svolgerà l’evento dal 28 al 30 Luglio 2018.
Grazie al programma di scholarship attivato da OpenStreetMap Foundation sarà inoltre garantita la partecipazione al più importante evento per la comunità OSM a livello globale a un ampio numero di mappers, anche provenienti da Paesi in via di sviluppo.
Il programma della tre giorni si presenta già oggi ricco di workshop e interventi a cura di mappatori, ricercatori e aziende che hanno saputo riconoscere le opportunità connesse a OpenStreetMap. Molto spazio sarà dato anche a uno dei settori in cui OpenStreetMap sta facendo la differenza nel mondo: la mappatura per scopi umanitari (Humanitarian OpenStreetMap Team).
PROGRAMMA Conferenza (https://2018.stateofthemap.org/program/ )
Sito web ufficiale Conferenza (https://2018.stateofthemap.org/ )
Humanitarian OpenStreetMap Team (https://join.osmfoundation.org/state-of-the-map-2018/ )

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“OPEN DATA”, COS’È – (da Wikipedia) I DATI APERTI, comunemente chiamati con il termine inglese OPEN DATA, sono dati liberamente accessibili a tutti le cui eventuali restrizioni sono l’obbligo di citare la fonte o di mantenere la banca dati sempre aperta. L’OPEN DATA si richiama alla più ampia disciplina dell’OPEN GOVERNMENT, cioè una dottrina in base alla quale la pubblica amministrazione dovrebbe essere aperta ai cittadini, tanto in termini di trasparenza quanto di partecipazione diretta al processo decisionale, anche attraverso il ricorso alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione; e ha alla base un’etica simile ad altri movimenti e comunità di sviluppo “open”, come l’open source, l’open access e l’open content.(…)(Wikipedia)(immagine tratta da http://www.welfarenetwork.it/ )

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COS’È OPENSTREETMAP

OpenStreetMap è un progetto mondiale per la raccolta collaborativa di dati geografici da cui si possono derivare innumerevoli lavori e servizi. I risultati più evidenti sono le mappe online che però rappresentano solo la punta dell’iceberg di quel che si può ottenere da questi dati. La caratteristica fondamentale è che i dati di OpenStreetMap possiedono una licenza libera. (…) Infatti è possibile usare i dati OpenStreetMap liberamente per qualsiasi scopo, anche quelli commerciali, con il solo vincolo di citare il progetto e usare la stessa licenza per eventuali dati derivati. L’altra caratteristica molto importante è che tutti possono contribuire arricchendo o correggendo i dati e, come i progetti simili (Wikipedia e mondo del software libero ad esempio) la comunità è l’elemento fondamentale perché oltre a essere quella che inserisce i dati e arricchisce il progetto, ne controlla anche la qualità.

COSA NON È OPENSTREETMAP

OpenStreetMap non è una raccolta di tracce GPS tra loro slegate. Le tracce GPS sono solo utili per capire come tracciare il reticolo delle strade e per inserire i punti di interesse. OpenStreetMap non è una copia di Google Maps e non è quello il suo scopo, è molto di piu` …

PERCHÉ OPENSTREETMAP

OpenStreetMap come abbiamo detto è un progetto che vuole creare una banca dati geografica libera, uno dei punti di forza è la possibilità di utilizzarla per le più svariate necessità e su dispositivi differenti. I dati sono disponibili in moltissimi formati, possono essere caricati su GPS, navigatori o cellulari per sapere sempre la vostra posizione o per calcolare il percorso più breve per raggiungere una certa località; potete utilizzarli sul vostro sito per segnalare dove si trova la vostra azienda o per mostrare le vostre immagini georiferite; potete stampare mappe cartacee a diverse scale e con diversi stili; possono essere usati come base di videogiochi; esistono in diversi formati vettoriali per essere analizzati con software GIS; per ultimo, ma forse uno dei motivi più importanti, anche se è quello per il quale si spera non debbano mai essere utilizzate, per salvare vite…

openstreetmap: immagine da Foss4g2017 slide

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MILANO CAPITALE DELLE MAPPE LIBERE

da http://www.thatsmilan.it/

20 luglio 2018 – da http://viveremilano.info/eventi/milano-capitale-delle-mappe-libere.html
AL VIA “STATE OF THE MAP”, IL RADUNO GLOBALE DI OPENSTREETMAP
Disponibili e scaricabili dal Geoportale del Comune i dati geografici relativi a oltre 60.000 numeri civici della città. Oltre 400 mappatori di cinquanta nazionalità diverse, ricercatori, aziende, pubbliche amministrazioni, istituzioni e associazioni non governative giungeranno dal 28 al 30 luglio a Milano per partecipare all’edizione 2018 di “State of the Map”, il grande raduno internazionale della comunità OpenStreetMap, progetto di mappatura libera e collaborativa noto anche come la “Wikipedia delle mappe”.
L’evento, che sarà ospitato presso gli spazi del POLITECNICO DI MILANO in PIAZZA LEONARDO DA VINCI, prevede numerose sessioni e workshop (2018.stateofthemap.org/it) in cui saranno illustrate le opportunità connesse a OPENSTREETMAP e i molteplici ambiti di applicazione e utilizzo dei dati geografici aperti: dal settore dei trasporti alla gestione delle misure di soccorso, dalla logistica al turismo, dalla mappatura dell’accessibilità fino ad arrivare al campo dell’innovazione e della ricerca scientifica.

Protagonisti non saranno solo appassionati (i mappers) o ricercatori, ma anche dipendenti di grandi aziende di rilevanza come Apple, Facebook, Google e Microsoft che racconteranno come contribuiscono e usano il patrimonio informatico che il progetto mette e disposizione di tutti.
“OpenStreetMap è, ad oggi, il più grande e aggiornato database globale geospaziale, utilizzato nella stragrande maggioranza delle applicazioni per le quali la contestualizzazione geografica è rilevante – ha dichiarato Maria Antonia Brovelli, professore di Sistemi Informativi Geografici al Politecnico di Milano. – Come Politecnico siamo attivi da anni su questo tema, principalmente sul fronte della validazione, per dimostrare come un dato collaborativo possa essere anche un dato di qualità.
Anche i nostri giovani mappatori (i PoliMappers) partecipano con entusiasmo e competenza a questo progetto, portando il loro prezioso contributo soprattutto nel caso di crisi ambientali e umanitarie”.
“Organizzare la conferenza internazionale di OpenStreetMap in Italia – ha aggiunto Maurizio Napolitano, membro del direttivo di Wikimedia Italia – è anche frutto della scelta della comunità italiana di mappatori che ha voluto farsi riconoscere all’interno di Wikimedia Italia. Contribuire alla creazione e diffusione dei beni comuni è un’opera che richiede un grande lavoro; la parcellizzazione degli sforzi è deleteria, l’unione porta a grandi risultati”.

Città Metropolitana di Milano (da http://www.google.it/ )

In occasione della conferenza stampa di lancio di STATE OF THE MAP, l’assessore alla Partecipazione, Cittadinanza attiva e Open data Lorenzo Lipparini – che sarà presente all’appuntamento il 30 luglio, alle ore 15, all’interno del panel “OpenStreetMap and future of transport” – ha annunciato un nuovo, importante rilascio disponibile sul Geoportale del Comune di Milano: “Da oggi sono finalmente disponibili e scaricabili i dati geografici relativi ai numeri civici e alle vie (centroidi) della toponomastica milanese. Parliamo di oltre 60.000 civici in diverse proiezioni del sistema geografico e in svariati formati, prodotti e costantemente aggiornati grazie al lavoro dell’Unità SIT centrale e Toponomastica della Direzione Sistemi Informativi. Si tratta di un rilascio importante che mettiamo a disposizione di tutti in versione open e che costituisce un tassello importante anche per quanto riguarda il percorso partecipativo intrapreso da questa Amministrazione: la condivisione di questi dati, infatti, ci consentirà di accrescere il costante e continuo confronto con le community e le associazioni di riferimento, che avranno anche il compito di mantenere il dato aggiornato. Con OpenStreetMap si avvia una collaborazione con Wikimedia Italia che ci porterà, a partire dal mese di settembre, a condividere sempre più esperienze”.
Fino a oggi OpenStreetMap offriva la mappatura di circa 21.000 civici di Milano, poco più di un terzo del totale. Grazie a questo importante rilascio tutti i dati diventeranno accessibili potranno essere utilizzati dai cittadini, dalle aziende di promozione turistica, dagli enti di ricerca e dalle stesse pubbliche amministrazioni.Che cos’è OpenStreetMap?
OPENSTREETMAP, IN BREVE OSM, È UN PROGETTO COLLABORATIVO VOLTO A CREARE UNA BANCA DI DATI GEOGRAFICI aperti che siano utilizzabili per qualsiasi scopo, in primis generare mappe. Il progetto è totalmente ispirato all’enciclopedia libera e ne replica lo spirito collaborativo e di creazione di un bene comune, per questo è noto anche come la “Wikipedia delle mappe”.
Il progetto, NATO NEL 2004 A LONDRA e coordinato dalla OPENSTREETMAP FOUNDATION – fondazione non profit con sede nel Regno Unito – si presenta come la più importante piattaforma di open data geografici al mondo.
OpenStreetMap si fonda principalmente su lavoro svolto da volontari, il cui numero a livello globale è in continua crescita: oltre un milione di utenti è iscritto al sito e ha attivamente contribuito all’arricchimento di questo enorme patrimonio di dati, accessibili gratuitamente da chiunque e riutilizzabili a qualsiasi scopo, anche commerciale.

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COS’È UN MAPPING PARTY

da https://wiki.openstreetmap.org/wiki/IT:Mapping_parties del 17/1/2018
PERCHÈ DOVREI ORGANIZZARE UN MAPPING PARTY?
I mapper più esperti, prima di cominciare, insegnano ai nuovi arrivati come usare i GPS.
OpenStreetMap è un progetto che migliora quanto più esperte sono le persone che vi partecipano, per questo i momenti di condivisione e trasmissione dell’esperienza sono fondamentali. I mapping party sono eventi in cui gli utenti esperti si riuniscono con utenti meno esperti, cittadini e chiunque voglia partecipare, per diffondere lo spirito di condivisione della mappa e ottenere una conoscenza condivisa e ampia del territorio in cui si vive o che si sta visitando.

ESEMPIO DI VOLANTINO BEN ESPLICATIVO DI UN MAPPING PARTY DEL 2017 – da http://www.opengeodataschool.it/

I mapping party possono avere qualsiasi forma: possono essere una passeggiata, una biciclettata, un viaggio in auto quando piove, o anche essere fatti totalmente in ambienti chiusi, se si vogliono mappare zone visibili dalle fotografie satellitari.
COME SI SVOLGE UN MAPPING PARTY
Per sommi capi, un estremo riassunto:
PREPARAZIONE: si contattano persone, gruppi o associazioni che potrebbero essere interessate. In alcuni casi può servire avere UN ‘TEMA’ (mappare le piste ciclabili, ristoranti o negozi, mappare completamente un parco ..) così le persone possono vedere il raggiungimento di uno scopo anziché vedere un generico miglioramento della mappatura. A chi possiede solo uno smartphone si consigliano un paio di App utili a mappare.
MOMENTO INTRODUTTIVO: specialmente se partecipano persone per la prima volta, è utile avere un proiettore e fermarsi almeno 5 minuti a spiegare cos’è OSM, come funziona e perché si dovrebbe aiutare la crescita di una mappa libera. In questa fase può essere utile aiutarsi con slide, immagini, video, ecc. La presentazione deve essere veloce e divertente.
MOMENTO SOCIALE: è utile che tutti si conoscano, al fine di creare una comunità coesa e — soprattutto — al fine di far conoscere persone che mappano lo stesso territorio.
USCITA, MAPPING: dopo aver diviso in gruppi gli utenti, ad ognuno viene distribuita una mappa con la zona da mappare assegnata a quel gruppo; è utile darsi una scadenza e fissare un orario al quale tutti i gruppi devono trovarsi al punto finale stabilito. Ai nuovi arrivati dare compiti di mappatura semplici senza voler far loro mappare tutto il mappabile: poche cose ma chiare.

da http://www.wiki.openstreetmap.org/

POST-ELABORAZIONE DEI DATI: i mapper si ritrovano nella sede di un volontario, di un’associazione, di un’azienda, di un pub o un caffè per accendere i propri PC e disegnare le strade sulla base delle tracce registrate con i ricevitori GPS. Gli utenti esperti insegnano ai nuovi arrivati come usare i programmi per la modifica delle mappe. Se possibile, al termine della giornata lasciare una paginetta con alcuni link alla wiki, alle map feature e a qualche mappa tematica. Se organizzato con un minimo di anticipo e non sapete cosa o come stampare materiale informativo Wikimedia potrebbe spedire un pò di materiale cartaceo.
MOMENTO GASTRONOMICO: i mapping party sono attività conviviali e comunitarie, per questo dopo la fine del party spesso i partecipanti si spostano in un ristorante, caffè o pub per bere un drink, una birra o consumare una cena insieme.
COME ORGANIZZARE UN MAPPING PARTY
La percentuale delle persone che continuano a mappare dopo aver conosciuto OSM ad un mapping party è statisticamente basso, per non vanificare gli sforzi dei volontari che organizzano la giornata diamo qui alcuni CONSIGLI PER FA SÌ CHE QUESTA PERCENTUALE AUMENTI.
Tra i possibili motivi c’è la RELATIVA COMPLESSITÀ DELL’INTERO PROCESSO. In una giornata occorre assimilare molte informazioni di svariato tipo; gli utenti non riescono a prendere confidenza con i vari passaggi e potrebbero aver paura di fare danni.
Per quanto possibile cercare di FAR VEDERE IL RISULTATO DELLA MAPPATURA o almeno una possibile elaborazione dei dati OSM, ad esempio una semplice mappa di umap, in questo modo saranno più invogliati a proseguire nella mappatura.
ASSICURARSI CHE LA ZONA DA MAPPARE (comune, quartiere, parco naturale, ecc) ESISTA ALL’INTERNO DI UNA QUALCHE PAGINA SUL WIKI; se non esiste, crearla.
CREARE UNA PAGINA APPOSITAMENTE PER IL MAPPING PARTY; se c’è già stato un mapping party in quella zona, riutilizzare la vecchia pagina per non crearne una nuova.
Aggiungere il mapping party sia all’elenco degli eventi italiani che in quello internazionale.
Mandare una mail in mailing list italiana; se la zona da mappare si trova al confine con altre nazioni, segnalare l’evento anche nella mailing list estera. Segnalare l’evento anche sui social network, come il gruppo OpenStreetMap Italy su Facebook o Twitter; pubblicare la notizia sul proprio blog, che allo scopo può essere inserito nel planet italiano dei blog di OSM.
Via messaggio personale, avvisare tutti gli utenti del wiki e del portale di OSM che risultano nel comune o nell’area interessata.
Si può fare altrettanto dal www con gli utenti che risultano presenti nei dintorni, con i quali si sono avuti contatti nei precedenti mapping party.
MANDARE UNA MAIL ALLE MAILING LIST DI GRUPPI E ASSOCIAZIONI che si pensa possano essere interessate (LUG della zona, associazioni di ciclisti, attivisti, ecc).
Cercare di dare un seguito alla giornata: terminare la giornata dando già l’appuntamento ad un ulteriore incontro ad una o due settimane di distanza, senza mapping party, in cui rivedere la parte di editing e togliere i dubbi ai nuovi mappatori.
Nei giorni precedenti cercare di far girare informazioni sul tipo di App da installare e sulla necessità di registrarsi come utenti a OSM; sarebbe consigliabile che gli utenti provassero a seguire il tutorial dell’editor ID; questo allo scopo di evitare tempi morti.
Contattare la stampa: risulta molto utile diffondere la notizia sui giornali cittadini, televisioni, ecc; è possibile utilizzare un comunicato stampa già pronto per l’uso – e modificarlo secondo le esigenze, riportato nella pagina Marketing. Se si contattano quotidiani è bene avere un primo contatto diversi giorni prima e il ‘reminder’ il giorno prima dell’evento.
Preparare materiale cartaceo da distribuire durante gli eventi e locandine per pubblicizzarlo
CREARE MATERIALE CARTACEO
È molto importante che durante il mapping party vengano distribuiti VOLANTINI, GUIDE e che lo stesso party venga preventivamente pubblicizzato e segnalato con poster, striscioni, ecc. Nella pagina Marketing sono presenti materiali pronti per l’uso.
STRUMENTI UTILI per i mapping parties:
– Walking Papers. (https://wiki.openstreetmap.org/wiki/IT:Walking_Papers )
– MapCraft. Zonizzazione di Londra per un mapping party. (https://mapcraft.nanodesu.ru/pie/50 )
– Field Papers facilita la raccolta dei dati di campo senza GPS, solo scrivendo note su un foglio di carta. (http://www.fieldpapers.org/ )
– MapCraft è uno strumento per creare una zonizzazione dell’area da mappare, assegnare le zone ai diversi utenti e seguire il progresso della mappatura. (https://wiki.openstreetmap.org/wiki/IT:MapCraft )

VOLANTINO DI UN MAPPING PARTY DI GEOGRAFICAMENTE TENUTO QUALCHE ANNO FA

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…le “città stato”, una riflessione sul possibile “domani”….

La geografia delle nuove città-Stato
LA GEOGRAFIA DELLE NUOVE CITTÀ-STATO

di Danilo Taino, da “LA LETTURA” supplemento domenicale de “il Corriere della Sera” Continua a leggere

LA TRAGEDIA INFINITA di chi fugge da povertà (migranti economici) e/o guerra (rifugiati) – Il fenomeno in Europa si è attenuato, ma la percezione mediatica di “INVASIONE” non guarda la realtà – L’Africa implode demograficamente, e l’Europa non offre ad essa un volano di sviluppo nel mondo globale – CHE FARE?

L’unica donna sopravvissuta al naufragio libico, in cui sono morti una donna con il suo piccolo, ritrovati ormai privi di vita dall’ONG OPEN ARMS, si chiama JOSEPHA e viene dal CAMERUN. Il suo salvataggio è quasi un miracolo: è rimasta per due giorni in mare sostenendosi a galla grazie ad un pezzo di legno, prima che i volontari di OPEN ARMS la ritrovassero al largo della Libia. A raccontare la sua storia è ANNALISA CAMILLI, una giornalista di ‘INTERNAZIONALE’ che si trova a bordo della nave della ong spagnola. Secondo la ricostruzione, i resti del gommone sono stati individuati alle 7.30 del 17 luglio, a una distanza di 80 miglia dalle coste libiche. (17/7/2018, da http://www.fanpage.it/ )

   La percezione di invasione dall’Africa, che stiamo vivendo in questi mesi è, appunto, solo una percezione. I dati dicono che nei primi sei mesi del 2018 gli arrivi sulle coste europee sono diminuiti di cinque volte rispetto ai picchi del 2016 (dati Unhcr, l’Agenzia delle Nazioni Unite specializzata nella gestione dei rifugiati).

A soccorrere la profuga è stato JAVIER FIGUERA, un ragazzo spagnolo di 25 anni: “Quando le ho preso le spalle per girarla – ha detto commosso – ho sperato con tutto il mio cuore che fosse ancora viva. Dopo avermi preso il braccio non smetteva di toccarmi, di aggrapparsi a me”. (17/7/2018, da http://www.fanpage.it/ )

   Su tutto sembra di capire che il problema comunque esiste ed è serio. L’Africa sta implodendo demograficamente, e in ogni caso anche accorte politiche di ciascuno stato africano (anche con progetti di modernizzazione, come l’educazione e la scuola per le bambine, che ridurrà il disequilibrio tra i sessi, ma anche impedirà che dai 13 anni inizino ad avere figli), di sviluppo delle società africane… e dall’altra politiche europee che impediscano l’immigrazione (a volte in modo autoritario e disumano, come accadde adesso con i respingimenti, oppure con progetti di sviluppo in loco atti a “far rimanere” i potenziali migranti)…. ebbene anche con un contenimento demografico africano e la politica di chiusura dei confini europei, ci sarà sempre un grande disequilibrio tra un’Africa con una media di età della popolazione estremamente giovane, e dall’altra un’Europa “vecchia”. E il travaso sarà spontaneo sicuramente: giovani generazioni africane cercheranno di andare dove possono vivere meglio (come è accaduto con le migrazioni europee verso le Americhe nel passato).

16 LUGLIO 2018 – Dopo Francia, Malta e Germania anche Spagna e Portogallo hanno dato la loro disponibilità a prendere 50 dei 450 migranti salvati su un barcone nei pressi dell’ISOLA DI LINOSA. E mentre il premier GIUSEPPE CONTE plaude al risultato, il primo ministro della Repubblica Ceca, ANDREJ BABIS, attacca il governo, dicendo che questa è la «strada verso l’inferno» . Aggiunge che il suo Paese «non prenderà nessun migrante» e chiede di attenersi al «principio di volontarietà» per il quale ci si era accordati al Consiglio europeo, mantenendo rigida la posizione anti immigrazione, che condivide con Polonia, Slovacchia e Ungheria. «Non accogliamo nessuno. Gli elettori ungheresi si sono espressi chiaramente alle ultime elezioni: non vogliono vivere in un paese di immigrati» dice ISTVAN HOLLIK, portavoce del gruppo parlamentare di FIDESZ, il partito del premier VIKTOR ORBAN. Da LA STAMPA del 16/7/2018 (mappa Isole Pelagie_ LINOSA_da WIKIPEDIA)

   Pertanto è pur vero che si sta “contenendo” il flusso “sud-nord”, e la percezione di “invasione” è fomentata dai gruppi sovranisti (nazionalisti) che quasi dappertutto adesso monopolizzano il contesto politico europeo; ma il problema esiste (delle presenti e future immigrazioni), e se ben gestito può anche diventare un volano di nuovo sviluppo per la stessa Europa. Con un “ringiovanimento” della popolazione, opportunità di sopperire anche al nostro calo demografico, che è anche una difficoltà economica, culturale. Ma richiede appunto una accorta politica europea, il non rinchiudersi degli Stati in un perdente progetto nazionalista (con gli slogan di adesso di “prima l’Italia”, la Slovacchia, la Polonia, la Repubblica Ceca, l’Austria… eccetera…”).

“L’AFRICA, ma sarebbe più corretto parlare di AFRICHE, è un continente enorme con oltre un miliardo di persone, 54 Stati diversi per condizioni politiche, economiche, climatiche e sociali…” (Riccardo Barlaam e Giuseppe Chiellino, “Il Sole 24ore”, 15/7/2018)

   Alcune osservazioni però vengono in mente:
– la politica dei respingimenti verso la Libia, un paese che non da alcuna garanzia del rispetto dei diritti umani, non può andar bene: è chiudere gli occhi, non sentire le disumanità che lì accadono (poco o nulla fanno i quasi inesistenti interventi di autorità di garanzia esterni). In Libia è vero che c’è stato l’accordo tra il governo Gentiloni e quello di Fayez Al Sarraj, ma questo governo libico a tutt’oggi viene definito disumano dalle Nazioni Unite, che ha fatto dire all’Alto commissario Zeid Raad Al Hussein: «La sofferenza dei migranti detenuti nei campi in Libia è un oltraggio alla coscienza dell’umanità»;
– politiche di sviluppo e incentivazione “a restare” nei paesi africani di origine, l’Europa non le sta facendo per niente: perché, come qualcuno di tanto in tanto accenna, non pensare a un “piano Marshall” africano? ..che consideri comunque caratteristiche e rispetto delle popolazioni, dell’ambiente, delle risorse naturali, della storia e tradizioni, con valutazioni di impatto ambientale e sociale, del controllo dei finanziamenti, di opportunità di studio e formazione per i ragazzi africani, di cura della salute, di regole e diritti umani rispettati … Un piano di sviluppo pensato, autogenerato in loco, prodotto da quei movimenti africani più democratici e seri?

Nel 2017 gli sfollati sono stati 10 milioni, appena 172mila hanno raggiunto le nostre coste dal Mediterraneo secondo l’Unhcr – Rispetto ai picchi del 2015-2016 gli arrivi sono diminuiti di cinque volte, restano gravi problemi di gestione a cominciare dall’integrazione

   Una immigrazione regolare in Europa permetterebbe poi di ridare fiato a servizi pubblici ora in crisi (come scuole primarie che chiudono per mancanza di bambini), di attività (rurali, artigianali…) e luoghi (paesi) che si desertificano, di un rilancio dell’economia e, come dice il presidente dell’Inps, pure di avere le risorse per pagare le pensioni agli anziani italiani, con i contributi degli immigrati che lavorano…. Pertanto vi è la necessità di realizzare una vera integrazione che trasformi i migranti da scappati di casa in cittadini.
Questioni non da poco, da valutare bene; ma se non si ha il coraggio di cambiare, il decadimento della società europea è nei fatti.

I DANNATI DELLA TERRA DI ADESSO – “(…..) ALESSANDRO LEOGRANDE ne LA FRONTIERA (FELTRINELLI,) il libro che meglio ha raccontato questi nuovi dannati della terra, riferisce alla perfezione cosa significa tutto questo: «Alla base di ogni viaggio c’è un fondo oscuro, una zona d’ombra che raramente viene rivelata, neanche a se stessi. Un groviglio di pulsioni e ferite segrete che spesso rimangono tali. Ma capita altre volte che ci siano dei viaggiatori che ne hanno passate così tante da esserne saturi. Sono talmente appesantiti dalla violenza e dai traumi che hanno dovuto subire, nauseati dall’odore della morte che hanno avvicinato, da non voler far altro che parlarne»(…)”. (ANGELO FERRACUTI, “IL MANIFESTO”, 15/7/2018)

   Il pensiero geografico che qui noi vorremmo frequentare, approfondire, le conoscenze e la convivenza delle etnìe, un’individuazione dei luoghi e delle culture italiche che potranno essere rinvigorite dai “nuovi italiani”, “nuovi europei”…tutto questo la disciplina geografica, liberatasi dei suoi limiti e orpelli scolastici, nozionistici, folclorici… potrà diventare uno strumento serio ed importante di creazione di questo nuovo mondo basato sulla pace e sullo sviluppo, e rispetto di ciascuna persona. (s.m.)

“…L’Africa subsahariana rappresenta solo il 14% della popolazione mondiale ma quasi la metà dei nuovi rifugiati si registra dal Sahara in giù: 5,5 milioni di persone, 46,4% del totale mondiale. Nord Africa e Medio Oriente hanno avuto 4,5 milioni di rifugiati. A questi vanno aggiunti i migranti economici. In totale nel 2017 hanno lasciato la loro casa in Africa circa 10 milioni di persone. Ma dal «fronte Sud» di Italia, Spagna e Grecia sono transitate verso l’Europa 172.301 persone, con 3.139 tra morti e scomparsi stimati (morti che potrebbero essere evitati con un accordo politico con i Paesi nordafricani, e una semplice rete di radar come accadde anni fa con i gommoni provenienti dall’Albania). Su 10 milioni di profughi africani insomma 172mila prendono la via del mare….” (Riccardo Barlaam e Giuseppe Chiellino, “Il Sole 24ore”, 15/7/2018)

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LA PENOSA QUARANTENA DEI MIGRANTI

di Attilio Bolzoni, da “la Repubblica” del 16/7/2018
Urlano, twittano e postano, a volte minacciano, dichiarano, proclamano, solennemente promettono, discutono, litigano o fanno finta di litigare, si prendono le loro belle valanghe di like mentre quegli altri resistono ancora un po’.
Almeno per un altro giorno e sempre in mare. Vicino a MALTA o al largo delle PELAGIE, nel porto di TRAPANI o ancora in acque libiche. I primi hanno sempre la forza di gridare qualcosa o di irridere qualcuno, i secondi sono più morti che vivi e sprofondati in quell’altro mondo che è diventato per loro il MEDITERRANEO.
Fra le onde alte, il caldo torrido, le navi cariche che dondolano nel niente, una rotta che non si trova più. L’ultimo barcone è approdato nella rada di POZZALLO e soltanto dopo lunghe trattative il Viminale ha autorizzato lo sbarco di tutti i migranti: poche ore prima il via libera era stato dato solo a donne e bambini.
Roma ha accusato Malta, Malta ha chiuso i suoi porti, il nostro ministro dell’Interno aveva appena scritto «volere è potere, io non mollo» – commentando i due indagati dalla procura di Trapani – e poi è ritornato a gonfiare il petto e a rassicurare la sua claque: «Abbiamo già dato». Il ministro dei Trasporti Toninelli gli è andato dietro, secco: «Malta faccia subito il suo dovere».
DOVERE. Come cambia, come cambia il significato delle parole da una stagione all’altra, da un mese all’altro. Dovere.
Ditelo a quei quattrocento che sono stati a bordo di quel legno fradicio cos’è il “dovere”. Cos’è, in una giornata di mezza estate, per quest’Italia che sembra travolta da se stessa. Andate a spiegare a quelle madri e a quei padri che hanno guardato i loro figli sul peschereccio in un punto imprecisato del mare, cos’è “giusto” e cosa sono “i fatti” che – sempre Salvini – snocciola e rilancia («sono ministro da un mese e mezzo e sono sbarcate 3716 persone. Nello stesso periodo dell’anno scorso erano state 31.421»).

LA VIA DELL’INFERNO – “PRAGA «È una via per l’inferno». Non usa mezzi termini il premier ceco ANDREJ BABIŠ commentando sul suo profilo Twitter la lettera inviata dal premier italiano Giuseppe Conte che esortava ad accogliere una parte dei migranti e rifugiati arrivati a POZZALO. «Il nostro Paese non accetterà alcun rifugiato. Al Consiglio europeo siamo riusciti a far approvare il principio di volontarietà e ci atterremo a esso», ha continuato il premier ceco, nella cui visione il contributo volontario equivale, evidentemente, a contributo zero. (…)” (Jakub Hornacek, il Manifesto, 17/7/2018)

   Fatti e numeri, giusto e non giusto, fame e sete, dolore e terrore. E l’inferno cos’è? Quello che vivono su quel barcone che è arrivato a Pozzallo con il suo carico umano o quello che c’è stato e ci sarà in chissà quanti altri barconi sotto il sole cocente, o è quell’altro che immagina il premier della Repubblica Ceca, Andrej Babis, che dice di no al premier Giuseppe Conte, dice che non ne farà entrare uno solo nel suo Paese perché «questa è la strada per l’inferno»?
INFERNO, un’altra di quelle parole snervate, smontate pezzo per pezzo e poi rimontate a proprio uso e consumo.
L’inferno che ci sarà a Praga se Praga accetterà una piccola “quota” di quei migranti o l’inferno del popolo nero che ha lasciato l’Africa ma non sa quando e se mai arriverà in Europa.
Troppa la DISTANZA. Troppa la distanza fra le parole che pronunciano i nostri governanti e quelli di altre nazioni europee e le sofferenze di chi sta in queste settimane in mare, prigioniero in mare, murato in mare, condannato in mare. E chissà, mentre muoiono di crepacuore, se quegli uomini e quelle donne e magari pure quei bambini, scopriranno mai il significato di termini freddi e a noi familiari, “QUOTA”, “PATTI BILATERALI”, “ACCORDI”.
E chissà se qualcuno di loro – a bordo di qualche carcassa e in attesa di morire o di tornare fra i loro vecchi torturatori delle prigioni libiche – prima o poi riuscirà a capire cosa vuol dire «PRIMA GLI ITALIANI», la frase che ossessivamente ripete da sempre Matteo Salvini. Che esordisce nei suoi tweet e nei suoi post sempre con un’altra di quelle parole – «AMICI» – che nasconde dentro di sé qualcosa di indicibile in questa tragedia infinita. (Attilio Bolzoni)

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“…Il punto non è tanto «l’invasione» ma piuttosto UNA VERA INTEGRAZIONE CHE TRASFORMI I MIGRANTI, DA SCAPPATI DI CASA IN CITTADINI. Da fuggitivi a parte della società, energie vive per la comunità civile. Senza dimenticare i problemi. Che ci sono, dal contrasto al traffico di esseri umani alla ripartizione degli oneri dell’accoglienza. E andrebbero affrontati dalla politica in bancarotta etica – divisa – e non sui social. Per dirla con ROGERS WATERS, mente creativa dei PINK FLOYD, che in questo periodo apre i suoi concerti con una frase, sempre la stessa, che ricorda il titolo del libro di un giornalista italiano più conosciuto all’estero che da noi, VITTORIO ARRIGONI, ucciso dagli islamisti nel 2011: «RESTIAMO UMANI»…” (Riccardo Barlaam e Giuseppe Chiellino, “Il Sole 24ore”, 15/7/2018) (IMMAGINE da GREENREPORT: Il 11 luglio scorso più di 50 attivisti della rete #RESTIAMOUMANI si sono incatenati alla scalinata di ingresso del Ministero dei Trasporti, in Via Nomentana a Roma, «per protestare in modo pacifico e nonviolento contro le politiche dell’attuale governo che, con la connivenza dell’Ue, stanno causando l’aumento esponenziale del numero di persone che muoiono in mare nel tentativo di raggiungere le coste europee».

LA FUGA DA UN CONTINENTE

AFRICA: IN 10 MILIONI «SENZA TERRA», IL 2% PRENDE IL MARE
– In Europa solo il 2% degli africani in fuga –
di Riccardo Barlaam e Giuseppe Chiellino, da “Il Sole 24ore” del 15/7/2018
IL FRONTE SUD
NEL 2017 GLI SFOLLATI SONO STATI 10 MILIONI, APPENA 172MILA HANNO RAGGIUNTO LE NOSTRE COSTE DAL MEDITERRANEO, secondo l’Unhcr.
I NODI Continua a leggere

APPUNTAMENTI GIS a PADOVA, per STUDENTI e per TUTTI GLI INTERESSATI – 1) OCCHI SULL’AMAZZONIA: deforestazione ed estrazione petrolifera nell’Amazzonia ecuadoregna; 2) Il VALORE DEL SUOLO: con mappatura degli edifici e degli spazi abbandonati o dismessi di Padova

LABORATORI GIS dei Progetti AMAZONEYES e MUES-MAPPING URBAN EMPTY SPACES in collaborazione con il MASTER DI II LIVELLO IN GISCIENCE e SISTEMI A PILOTAGGIO REMOTO DELL’UNIVERSITÀ DI PADOVA e l’ASSOCIAZIONE GISHUB

MERCOLEDÌ 18 APRILE iniziano i LABORATORI GIS dei Progetti Innovativi degli Studenti AMAZONEYES e MUES-MAPPING URBAN EMPTY SPACES (Mappatura Urbana degli spazi abbandonati).
I laboratori sono aperti sia agli studenti sia a tutti gli interessati.
I primi due mercoledì (18 aprile e 2 maggio) saranno in comune ad entrambi i progetti, dove tutti i partecipanti potranno apprendere le basi del software opensource QGIS e avvicinarsi all’uso delle immagini raster e dei dati vettoriali.
I quattro mercoledì successivi (9/16/23/30 maggio) saranno relativi solo al Progetto MUES.
Amazon Eyes torna il 5 giugno con la conferenza “I costi socio-ambientali dell’estrattivismo in America latina” in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente!
Alla fine di ogni laboratorio verrà offerto ai partecipanti un gradito aperiGIS!

Nella FOTO (collegati a Via Ognissanti 39 a Padova dall’ECUADOR in occasione dell’iniziativa “LA NOTTE DELLA GEOGRAFIA” tenutasi il 6 aprile scorso) il GRUPPO DI RICERCATORI LOCALI che assieme a DOTTORANDI DEL MASTER DI II LIVELLO IN GISCIENCE e Sistemi a Pilotaggio Remoto dell’UNIVERSITÀ DI PADOVA, stanno analizzando l’IMPATTO della DEFORESTAZIONE e dell’ESTRAZIONE PETROLIFERA nella RISERVA DELLA BIOSFERA YASUNÌ (ECUADOR), uno degli ecosistemi più biodiversi del pianeta e casa ancestrale di una delle ultime popolazioni indigene non contattate al mondo

Ecco spiegati brevemente i due progetti:
Progetto Innovativo degli Studenti AmazonEyes – sguardi sull’ Amazzonia
Il progetto vuole sviluppare un percorso di ricerca e formazione partecipata degli impatti della deforestazione e dell’estrazione petrolifera nella Riserva della Biosfera Yasunì (Ecuador), uno degli ecosistemi più biodiversi del pianeta e casa ancestrale di una delle ultime popolazioni indigene non contattate al mondo.
I partecipanti saranno coinvolti nella mappatura da satellite delle infrastrutture petrolifere (strade, campi, pozzi) che culminerà nella creazione di un geodatabase consultabile online.

GIS (Geographic Information System) è un sistema progettato per ricevere, immagazzinare, elaborare, analizzare, gestire e rappresentare dati di tipo geografico

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Progetto Innovativo degli Studenti MUES.Mapping Urban Empty Spaces (Il valore del suolo).

Il progetto MUES, prosecuzione del Progetto Innovativo 2016 “Il Valore del Suolo”, si pone l’obiettivo di svolgere una mappatura accurata, in ambiente GIS opensource, degli edifici e degli spazi abbandonati o dismessi della città di Padova, attraverso lo studio comparato di diverse fonti cartografiche (mappe catastali, CTR, elaborati del PAT/PI…) e aerofotografiche (serie storiche dei voli a partire dal volo GAI 1954). La mappatura sarà validata dalla verifica sul campo della corrispondenza tra indicazioni delle mappe e realtà (ground truth).
Attraverso una selezione delle aree e dei complessi edilizi più significativi, per estensione e rappresentatività delle cause dell’abbandono, verranno operati approfondimenti attraverso:
i) ricerche diacroniche su documenti testuali e visivi;
ii) analisi del contesto;
iii) campagne di documentazione fotografica
Tali approfondimenti verranno poi inseriti come link nel webgis illustrativo del progetto, che farà così da base per un’operazione di storytelling urbano.

CITTA’ DI PADOVA – MUES-MAPPING URBAN EMPTY SPACES: l’obiettivo è svolgere una mappatura accurata, in ambiente GIS OPENSOURCE, degli edifici e degli spazi abbandonati o dismessi della città di PADOVA, attraverso lo STUDIO COMPARATO DI DIVERSE FONTI CARTOGRAFICHE (mappe catastali, CTR, elaborati del PAT/PI…) e AEROFOTOGRAFICHE

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Ecco in breve un riepilogo degli appuntamenti:
18/04 – Soil Connection: Strumenti di monitoraggio e valutazione del Consumo di suolo e dei Servizi Ecosistemici tra Padova e Amazzonia
Nozioni di GIS base: sistemi di riferimento e gestione dati vettoriali e raster

2/05 – Soil Connection: Strumenti di monitoraggio e valutazione del Consumo di suolo e dei Servizi Ecosistemici tra Padova e Amazzonia
Nozioni di GIS base: esercitazione su immagini aeree e satellitari: Padova VS Amazzonia

9/05 – MUES – Mapping Urban Empty Spaces
presentazione dei siti dismessi prescelti;
introduzione alle banche dati per compilare la tabella con le caratteristiche

16/05 – MUES – Mapping Urban Empty Spaces
urbanwalks in zona Stanga/Fiera per conoscenza diretta di alcuni siti dismessi mappati e campagna fotografica

23/05 – MUES – Mapping Urban Empty Spaces
introduzione al webGIS e inserimento dati della urbanwalk;
mappatura areale e popolamento tabella informativa di tutti i siti

30/05 – MUES – Mapping Urban Empty Spaces
scenari di riqualificazione con analisi GIS del contesto di reinserimento (prossimità dei siti dismessi ai sistemi di mura, acque, aree verdi, aree agricole, piste ciclabili…) e individuazione ostacoli (infrastrutture, fabbriche, impianti…)

5/06 – Amazoneyes: I costi socio-ambientali dell’ estrattivismo in America Latina
In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente cercheremo di farci un’idea di quanto gli impatti dell’estrazione petrolifera e la deforestazione stiano minacciando sia gli ecosistemi che le persone!

Si consiglia a tutti i partecipanti di portare il proprio PC e di installare il software opensource QGIS e di registrarsi ai progetti inviando una mail a:
– geoamazoneyes@gmail.com
– progettomues@gmail.com
I laboratori si svolgeranno presso il Laboratorio di GIScience e Drones for Good – D4G dell’Università degli Studi di Padova, in via Ognissanti 39 a Padova.

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COS’È UN GIS
Il G.I.S. (Geographical Information System) o sistema informativo geografico è uno strumento che permette di analizzare, rappresentare, interrogare entità o eventi che si verificano sul territorio. Nella tecnologia presente all’interno dei software geografici si integrano alle comuni operazioni che si possono svolgere sui data base, quali ricerche, analisi statistiche, grafici, le funzionalità proprie di un G.I.S. come la memorizzazione di dati territoriali, il loro trattamento e soprattutto la loro rappresentazione sotto forma di cartogrammi o tabelle ritagliati su porzioni di territorio più o meno estese.
Tali capacità distinguono i sistemi geografici da qualsiasi altro sistema informatico consentedo agli utenti di avere uno strumento che consenta loro di visualizzare e analizzare le informazioni per spiegare eventi, pianificare strategie o progettare infrastrutture territoriali.
Si può ad esempio localizzare qualsiasi oggetto presente sul terreno oppure si può studiare l’evoluzione del paesaggio agricolo o ancora studiare i percorsi dei fiumi attraverso il tempo.
Per tutti i problemi che hanno una componente geografica il G.I.S permette di creare mappe, integrare informazioni, visualizzare scenari anche tridimensionalmente, risolvere complicati problemi di mobilità ed elaborare le soluzioni più efficaci .Operazioni complicate se non impossibili da effettuarsi in mancanza di tale strumento.

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PER I TOTALI NEOFITI: MA COS’E’ IL GIS??

GIS è una sigla che sta per “Geographic Information Sistem” (in Italia si parla di SIT, Sistema Informativo Territoriale).
Come definire il GIS
GIS non è altro che un software per la gestione di dati geografici. Un GIS è un potente strumento per raccogliere, archiviare, recuperare, trasformare e rappresentare dati georeferenziati derivati dal mondo reale per particolari scopi.
Possibili applicazioni di un GIS
Geografia
Ingegneria civile
Geodesia
Rilievi catastali
Fotogrammetria
Telerilevamento
Cartografia numerica
Cartografia tematica
Studi matematici su variazioni spaziali
Pianificazione territoriale
Reti tecnologiche (tra le prime ad avvalersi…..)
Marketing
Valutazione di Impatto Ambientale
….e tutto ciò che è esprimibile in materia spaziale
Vantaggi rispetto alla produzione tradizionale
Il GIS ha maggiore:
Efficienza (enorme quantità di dati gestiti e migliore qualità di trattamento dati)
Possibilità di calcolo (enorme possibilità di elaborazione modellistica)
Iterazione (aggiornamento continuo dei database. Cartografia aggiornabile)
Versatilità
Se il GIS è un software, di quale Hardware si avvale?
Hardware: dal supporto cartaceo a quello elettronico….
Per la raccolta (sorgenti di) dati ci si avvale di:
Telerilevamento
Rilievi sul campo
Cartografia
Banche dati
Per l’inserimento dati (input dati), nel GPS (Global Position Sistem), ci si avvale di:
Terminali
Digitizer
Supporti magnetici e ottici
Scanner
Files
Ma cos’è un “Database geografico”??
Se la definizione di “database” può essere “una combinazione di hardware e software che permette di gestire una notevole quantità di dati”, DATABASE GEOGRAFICO è “una collezione di oggetti cartografici e di informazioni ad essi associate in forma digitale“
… avremo così un database grafico (gli oggetti, il disegno) e un database valori (il foglio di calcolo)…
… e il database grafico avrà 2 forme:
Vettoriale (gli oggetti e le rappresentazioni sono espresse, all’interno del grafico –nelle coppie di coordinate- in Punti, Linee, Aree cioè Poligoni)
Raster (gli oggetti e le rappresentazioni sono espresse, appunto, in “raster”, un foglio a quadretti, formato da celle (pixel) definito dal numero di righe
… il vettoriale è più preciso, ma il raster è migliore su operazioni matematiche (molti sorgenti di dati, come i satelliti, forniscono i loro dati in modo Raster). I due sistemi sono interscambiabili (è comunque più problematico passare da raster a vettoriale)
… il database valori si basa su una serie di informazioni quantitative e qualitative associate agli oggetti grafici:
è continuamente aggiornabile
consente “query” (ricerche) tra “layers” (strati) diversi
un layer è uno strato informativo (esempio le curve di livello)… i “punti quotati” sono organizzati su un layer
Organizzazione dei database grafici
Gli oggetti grafici sono organizzati in “strati” diversi (layers), a seconda del tipo di informazione o dell’origine della stessa:
ogni layer (strato) può avere un proprio “database valori”
si possono eseguire “query” (ricerche) sia in senso orizzontale (sullo stesso layer) che in senso verticale
….Allora, per concludere, ma cos’è veramente un GIS??
Il GIS è uno strumento
“Garbage in……………………….. garbage out!” ……. Cioè:
“Se entra spazzatura…………. esce spazzatura!”………………
Ai NEOFITI: avete capito qualcosa su cos’è un GIS??
LA SPIEGAZIONE QUI SOPRA PROPOSTAVI E’ STATA TRATTA DA APPUNTI DI UN CORSO GIS DEL PROF. FRANCESCO FERRARESE, DEL DIPARTIMENTO DI GEOGRAFIA DI PADOVA.

da Wikipedia

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EVENTI PASSATI (DA POCO):

 

EVENTI GEOGRAFICI – 6 APRILE 2018: LA NOTTE EUROPEA DELLA GEOGRAFIA

NOTTE DELLA GEOGRAFIA A PADOVA (IL 6 APRILE)
Venerdì 6 aprile, nell’ambito della Notte Europea della Geografia, iniziativa che coinvolge 30 città europee e 22 città italiane, il Master GIScience e Sistemi a Pilotaggio Remoto dell’Università degli Studi di Padova in collaborazione con i Dipartimenti ICEA e DiSSGeA, l’Associazione AIIG Veneto, l’Associazione GIShub e l’Associazione Geograficamente, organizza 7 eventi a Padova che spaziano dal rilievo con drone, alla degustazione geo-ragionata di vini, dal maphaton dei territori dell’Amazzonia allo studio e visualizzazione di immagini satellitari per l’agricoltura.
Sarà un’occasione per toccare dal vivo i nuovi strumenti tecnologici ed interdisciplinari di cui la Geografia dispone e i diversi ambiti di ricerca e applicazione che la disciplina affronta.
Tutti gli eventi sono gratuiti e si concentreranno dal tardo pomeriggio fino a notte inoltrata.

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EVENTI IN PROGRAMMA a Padova il 6 aprile:
GLI EVENTI
PORTI E ONDE IN MINIATURA: visita tecnica al laboratorio Marittimo dell’Università degli Studi di Padova. Sarà possibile osservare un breve esperimento che studia l’interazione fra le onde e un pontile in scala ridotta
H 17.00 – 19.00 | Vasca Marittima, via Ognissanti 39 (PD)

MAPDRONE PD: rilievo fotogrammetrico di Porta Portello con drone DJI SPARK e successiva creazione del modello digitale dalla nuvola di punti
H 18.00 – 20.00 | Porta Portello (PD)

IN VINO VARIETAS. DEGUSTAZIONE GEO-RAGIONATA: sapori di vini e storie di vignaioli che tutelano e danno valore alla diversità ambientale e culturale del paesaggio italiano.
In collaborazione con 1901 – Enoteca Severino
h 18.30 – 20.30 | Museo di Geografia – Università di Padova, salone Palazzo Wollemborg, via del Santo 26 (PD)
Partecipazione gratuita limitata a 40 posti
Iscrizioni entro il 4 aprile all’indirizzo geografia.dissgea@unipd.it

GEODATA E IMMAGINI SATELLITARI PER L’AGRICOLTURA: attraverso una postazione interattiva saranno proiettati i risultati del progetto FSE Droni e Agroecosistemi 4.0 per visualizzare i #satelliti in orbita e scaricare immagini satellitari per le principali applicazioni in agricoltura e non solo
H 21.00 – 23.00 | #LaboratorioD4G, via Ognissanti 39 (PD)

IL PETROLIO, NOSTRO VICINO DI CASA. Scopriamo le attività di estrazione di idrocarburi attorno a noi con #GoogleEarthPro: attraverso l’uso avanzato di strumenti di Google Earth Pro, i partecipanti potranno esplorare la “geografia del petrolio” in Italia visualizzando e prendendo coscienza delle relazioni spaziali tra aree ad alta sensibilità ecologica e culturale e la produzione di idrocarburi H 21.00 – 23.00 | #LaboratorioD4G, via Ognissanti 39 (PD)

PROJECT(ion)S FOR PADOVA: attraverso l’uso di tecniche di video mapping, saranno proiettate sulle superfici di alcuni edifici e luoghi di Padova, visioni e proposte progettuali per quello stesso sito, rappresentando così su architetture reali alcune ipotesi di trasformazione
H 21.00 – 23.00 | Piazzetta Portello, via Marzolo 17 (PD)

AMAZONEYES | #MAPHATON: mappatura della #deforestazione e degli impatti ambientali della produzione di combustibili fossili nell’#Amazzonia ecuadoriana, una delle aree più biodiverse del pianeta
H 22.00 – 02.00 | #LaboratorioD4G, via Ognissanti 39 (PD)
Prenotazioni: geoamazoneyes@gmail.com

MUSEO DELLA GEOGRAFIA A PADOVA(nella foto: Salone del primo piano della Sezione di Geografia di via del Santo 26)

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CARTA DEGLI EVENTI IN TUTTA EUROPA:

http://www.ageiweb.it/eventi-e-info-per-newsletter/carta-degli-eventi-della-notte-europea-della-geografia/

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GLI EVENTI DEL 6 APRILE IN ITALIA:

http://www.ageiweb.it/notte-della-geografia/eventi-proposti-per-la-notte-della-geografia/

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NOTTE EUROPEA DELLA GEOGRAFIA: LE FINALITA’
La Geografia italiana, con il Comitato Italiano UGI e in rete con comunità e comitati nazionali in Europa, partecipa alla Notte Europea della Geografia: ideata dal Comitato Nazionale Francese di Geografia e promossa da EUGEO, con una costellazione di eventi sincroni che coinvolgeranno team, laboratori, associazioni e appassionati nella serata/nottata del 6 Aprile 2018.
Da spazi più classicamente accademici a quelli più sociali e aperti alla città, vogliamo impegnarci, con il concorso di idee e iniziative gestite localmente, a rendere possibile un’affascinante edizione italiana distribuita in tutta Italia!
Questo evento mira a migliorare la visibilità e l’incisività della geografia e dei geografi nei confronti del grande pubblico e dei media, comunicando meglio il sapere geografico e la valenza della Geografia per la formazione a “tutto tondo” dei cittadini. Un evento che ci aiuti a rendere la ricerca geografica più accessibile, contribuendo a valorizzare il nostro lavoro scientifico e didattico.
Gli eventi proposti saranno per questo liberi e aperti a tutti i cittadini.

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THE BLUE MARBLE, NASA 1972, MISSIONE APOLLO 17 – BLUE MARBLE è una famosa fotografia della Terra scattata il 7 dicembre 1972 dall’equipaggio dell’APOLLO 17 (l’ultima missione del Programma Apollo) ad una distanza di circa 45 000 Km. È una delle immagini più distribuite nella storia della fotografia perché è una delle poche che ritraggono la terra completamente illuminata, in quanto al momento dello scatto il Sole era alle spalle degli osservatori. Da quella distanza, la Terra appariva agli astronauti come UNA BIGLIA (blue marble è traducibile dall’inglese come “biglia blu”). Questa foto è utilizzata dal mondo ambientalista come immagine della fragilità della Terra, e del pericolo della sua distruzione ambientale e della limitatezza delle sue risorse naturali

“(…) Lungi dall’essere un inventario polveroso di monti, confini e capitali, LA GEOGRAFIA SERVE A LEGGERE I PAESAGGI: «Vedere i negozi che chiudono e i centri commerciali, le fabbriche abbandonate, i poveri nelle metropolitane quando fa freddo: questa è geografia», dice Carlo Brusa, docente di geografia all’Università del Piemonte Orientale. Materia principe per comprendere RAGIONI E MOVIMENTI DELLE MASSE CHE MIGRANO. O per disegnare le trasformazioni del territorio, definire i piani paesaggistici, aiutare nella COMPRENSIONE E nella PREVENZIONE DEI DISSESTI IDROGEOLOGICI. Per capire e intervenire non bastano Google Maps e gps. Possono servire, non far conoscere. «Non danno i fondamenti disciplinari», dice Brusa. Quelli, però, non li dà più neanche la scuola, dove alla riduzione delle ore si è sommata la trasformazione della materia, la sua «espropriazione» da parte di altre discipline”. (da “il Corriere della Sera” del 21/10/2017)

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FIRENZE: La notte europea della geografia a Firenze

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LA STORIA SI FA ANCHE A COLPI DI MAPPE

di Massimo Rossi, da “La Stampa” del 22/10/2016
Solitamente pensiamo a una carta geografica come a una rappresentazione esatta dei territori raffigurati, disattivando qualsiasi ulteriore riflessione in merito a possibili altre considerazioni. La mappa che non passa inosservata (o quantomeno incuriosisce) è intitolata “VEDUTA D’ITALIA” e risale al 1853, quasi un decennio prima dell’unità politica nazionale.

VEDUTA D’ITALIA (1853, anonimo cartografo)

Il gesto rivoluzionario dell’anonimo cartografo arriva, ancora oggi, dritto nel segno prefissato. Ponendo il Sud in alto si innesca nel lettore un’altra visione, un altro punto di vista da cui guardare il mondo, ed è proprio questa una delle peculiarità della geografia, quella di organizzare e facilitare la comprensione del mondo, il rapporto tra i luoghi, le comunità insediate e gli ambienti geofisici.
La Veduta d’Italia, così come ogni mappa, è una macchina narrativa, un dispositivo tecnico e culturale in grado di comunicare e addirittura reificare, vale a dire rendere concreti concetti astratti come l’idea di nazione.
Il nostro cartografo confeziona un’immagine apparentemente neutra della penisola, protetta dalle Alpi e protesa nel Mediterraneo così come è “oggettivamente” leggibile nella geografia fisica, senza alcun riferimento a suddivisioni politiche come se la natura avesse “naturalmente” disegnato i confini.
Ma la natura non può essere consapevole di determinare un limes, una demarcazione; in natura non esiste discontinuità ed è sempre e solo l’uomo a decidere, arbitrariamente, di dividere un fiume longitudinalmente, o di usare lo spartiacque alpino per differenziare un “noi” sa un “loro”.
Lo storico Gaetano Salvemini e i geografo Carlo Maranelli dibattendo sulla questione adriatica nel 1918 sentenziarono: “Non esistono confini politici naturali, perché tutti i confini politici sono artificiali, cioè creati dalla coscienza e dalla volontà dell’uomo”.

   Tuttavia la Veduta d’Italia proclama esattamente il contrario e delinea non solo il “confine naturale” alpino, ma accoglie i desiderata dell’establishment politico-militare sabaudo: i territori alto atesini, giuliani, istriani e dàlmati, la Corsica e Nizza, fino a rivendicare, laggiù in fondo, con due toponimi, Malta e Tunisi.
Vittorio Emanuele III nel proclama diramato il 24 maggio 1915 si indirizzò ai soldati con queste parole: “A voi la gloria di piantare il tricolore d’Italia sui termini sacri che la natura pose ai confini della Patria nostra”, convocando l’elemento naturale a testimone delle irrinunciabili pretese nazionali.(…..) (Massimo Rossi)

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NON SAPERE DOVE SIAMO: LA GEOGRAFIA DIMENTICATA

di Antonella De Gregorio, da “il Corriere della Sera” del 21/10/2017
«La capitale dell’Africa? L’Egitto!». Non era una battuta, è successo davvero, nella casa più spiata d’Italia, quando una concorrente del Grande Fratello Vip ha voluto mostrare le sue conoscenze geografiche. Non è sola, la ragazza, ad avere una gran confusione in testa: tra gli studenti che hanno fatto la maturità 2017, qualcuno, per dire, ha asserito che Ginevra è una città della Francia. E un’indagine condotta da libreriamo.it su 2.500 italiani tra i 18 e i 65 anni ha rivelato che per uno su tre la capitale dell’Austria è Berlino, la Mole Antonelliana si trova a Firenze e Zagabria è una città della Romania. Non solo nella casa del Grande Fratello, insomma, si affronta il mondo senza conoscerne forma e dimensioni, ma la malattia sembra essere ben diffusa e drammatica. Perché di un malessere si tratta: senza conoscenze di geografia, «viene a mancare una cornice culturale entro cui fondare i nostri giudizi», sostiene CARLO BRUSA, docente della materia all’Università del Piemonte Orientale.
Lungi dall’essere un inventario polveroso di monti, confini e capitali, la geografia serve a leggere i paesaggi: «Vedere i negozi che chiudono e i centri commerciali, le fabbriche abbandonate, i poveri nelle metropolitane quando fa freddo: questa è geografia», dice Brusa. Materia principe per comprendere ragioni e movimenti delle masse che migrano. O per disegnare le trasformazioni del territorio, definire i piani paesaggistici, aiutare nella comprensione e nella prevenzione dei dissesti idrogeologici. Per capire e intervenire non bastano Google Maps e gps. Possono servire, non far conoscere. «Non danno i fondamenti disciplinari», dice Brusa. Quelli, però, non li dà più neanche la scuola, dove alla riduzione delle ore si è sommata la trasformazione della materia, la sua «espropriazione» da parte di altre discipline.
«Di geografia parlano (malamente) gli storici, i filosofi, i sociologi. Mentre chi sarebbe più autorizzato, non è all’altezza», dice FRANCO FARINELLI, docente a Bologna e a lungo presidente dell’Associazione Geografi. Come si è arrivati a questo punto? «L’insipienza viene da lontano: l’ultimo colpo di scure è stato dato cinque anni fa dalla razionalizzazione prevista dalla legge Tremonti-Gelmini. La geografia è diventata la cenerentola della scuola, soprattutto nei licei e negli istituti tecnici. In alcuni professionali è addirittura scomparsa — spiega il docente —. Anche se le ore decuplicassero, però, pochi insegnanti saprebbero scalzare la banalità apparente del discorso cartografico».
Peraltro, i docenti con preparazione specifica sono una piccola comunità: 350 tra ricercatori e ordinari. Un manipolo di coraggiosi, che hanno studiato secondo cliché desueti nei pochi atenei dove il corso è attivo. Inutile dire che i più bravi trovano lavoro all’estero. Se li contendono le rinnovate accademie cinesi e i campus anglosassoni. Come Oxford, dove si è laureata, in Geografia, la premier May.
È ottimista, però, CESARE EMANUEL, rettore dell’ateneo di Novara, che ha di recente ospitato un convegno nazionale sulla disciplina: «Lo studio della geografia è in rimonta nei giovani. Perché ha teoria, metodi, un’osservazione spaziale che consente di mettere in luce problematiche che altri ambiti scientifici non hanno». Certo «bisogna imparare ad appassionare gli studenti», dice Brusa. Serve «una didattica nuova, che parta da escursioni e studi sul campo per arrivare a educare al mondo». Ed ecco che il problema, forse, non è più di tempo, ma di qualità. (Antonella De Gregorio)

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LA GEOGRAFIA SERVE ANCORA? (di Luca Piccin)

(…) la negazione finale e fatale dell’homo geographicus, non è altro che la negazione del RAPPORTO UOMO/NATURA o natura/uomo.
Ed è proprio questo rapporto che mi ha spinto ad iscrivermi al corso di laurea in geografia dei processi territoriali all’università di Padova. Correva l’anno 2004-2005. Io venivo da un anno in falegnameria dopo aver abbandonato gli studi sociologici in quel di Trento. Fu durante il bellissimo corso di epistemologia della geografia tenuto dall’indimenticato Prof. Mauro Varotto, che scoprii le difficoltà che avrei dovuto affrontare, ovvero la presenza di una lobby di architetti che aveva da tempo preso in mano (in Italia) le tematiche geografiche, in particolare quelle di applicazione pratica come la pianificazione. D’altronde, molti di noi, non hanno avuto altra scelta che iscriversi allo IUAV di Venezia per proseguire gli studi oltre la laurea triennale ; l’alternativa era di andare via, lasciare la regione. Io ho scelto quest’ultima strada, complice la fortuna di aver ottenuto la borsa Erasmus per l’isola de La Réunion. Come Laura infatti, è stato un viaggio in un’isola lontana che mi ha fatto capire dell’utilità della Geografia; si potrebbe dire che questo viaggio per noi è stato come un’utopia che diventa realtà.
Al ritorno in patria, supero gli ultimi quattro esami con il massimo punteggio e senza troppi sacrifici, ottenendo persino la lode in ecologia. Neanche il tempo di ottenere il diploma, un venerdì di settembre, e il lunedì successivo sono già occupato! A quattro anni di distanza questa è pura fantascienza…
In realtà, un’agenzia fotografica a 9 km da casa mi aveva accolto per svolgere un lavoro di foto editing, ovvero verificare la corrispondenza tra la didascalia e le immagini dei cataloghi che svariati reporter fornivano per poi essere pubblicati su riviste e siti web di diversi paesi. Questo fu possibile grazie a un annuncio posto al dipartimento Morandini, in cui si cercava qualcuno con competenze in geografia del paesaggio… Complice il fresco ritorno da un viaggio esotico e il relativo gusto per l’avventura, in un contesto di relativo benessere (ancora non si parlava di crisi), decisi dopo sole tre settimane di rimettere a data ulteriore la vita in ufficio, preferendo sbarcare il lunario coi lavori campestri durante i periodi vuoti.
Dopo due anni di avventura in terra transalpina (uno di vacanza-studio in famiglia e l’altro di lavoro in seguito a disguidi burocratici) approdo finalmente al master di Geografia a Montpellier : tra le otto opzioni disponibili è la ricerca che suscita il mio interesse. Mai scelta fu più riuscita : il mio lavoro sul ruolo di Slow Food nella valorizzazione dei prodotti tipici e le dinamiche territoriali in Francia e in Italia mi ha permesso infatti di ottenere nel dicembre 2010 il premio Louis Malassis per i giovani ricercatori, rimesso dal Centro Internazionale di Alti Studi Agronomici del Mediterraneo.
Nel 2010-2011, io e la mia compagna di sempre, decidiamo di tornare sull’isola dove lei era nata e dove io ero sbarcato quattro anni prima. Contrariamente all’anno precedente, il corso di “Genio Urbano e Ambiente” non è stato all’altezza delle aspettative, malgrado il carattere multidisciplinare e uno stage al CIRAD, centro di ricerca in agronomia e sviluppo con cui ancor oggi collaboro saltuariamente. In effetti, vivere su un’isola come la Réunion puo’ sembrare idilliaco, e per certi versi lo è veramente… Ma non più che in qualunque altro luogo del pianeta, perché abitare significa prendersi cura del nostro ambiente di vita… E queste sono tematiche che interessano senz’altro i geografi, ma anche e soprattuto tutti gli esseri umani.
Oggi io continuo a lottare quotidianamente per vivere, cosi come lotto per ottenere una borsa di dottorato, senza troppo mercanteggiare gli argomenti che voglio difendere, cosa che mi espone a rischi innumerevoli. Nessuno può dirmi quale sarà l’esito di queste lotte, ma il sapere che possiedo e che ho attivamente ricercato e affinato con il tempo, costituisce il bagaglio più importante che mi porto dietro. Questo sapere geografico (ma non solo) trova applicazione quotidiana, perché quel rapporto di cui parlavo sopra è una sorgente di riflessione per chiunque, anche per coloro che non consultano enciclopedie o cartografie. Noi geografi siamo allora in posizione privilegiata, benché in un contesto storico che spinge a svilire il rapporto tra l’uomo e la terra, cosi come tutte le altre dimensioni del vivere, ad una tutt’altro che nobile compravendita. Non è dunque la sola Geografia ad essere minacciata.
La crisi che viviamo non è unicamente finanziaria o economica, è anche crisi ambientale, identitaria, legata al collasso della catena dei significati di fronte allo svolazzare folle delle immagini nelle geografie reticolari della comunicazione globale. La nostra reazione a questo imbarbarimento, a questa perdita di civiltà, ha tutto da guadagnare se associata alla Geografia, in quanto sapere capace di incitare al ragionamento e al voler riappropriarsi di questo rapporto che si vorrebbe cancellare attualmente.
In quanto geografo, concludo allora affermando che: sappiano i nostri nemici che non si potranno ancora a lungo trattare in separata sede l’Umanità e la Natura. La presa di coscienza che l’Umanità è essa stessa parte della Natura è già in atto. In quanto geografo non posso che lavorare quotidianamente per favorire questo nobile processo. (Luca Piccin –

da https://geograficamente.wordpress.com/2012/04/26/a-cosa-serve-la-geografia/ )