IL MONDO IN FIAMME nel post-Coronavirus? Tra guerre cibernetiche, eserciti di droni, rivolte popolari per l’indipendenza e contro la povertà – Ora le prime crisi: in Venezuela; tra Iran e Israele; a Hong Kong – SCENARI negativi da superare con istituzioni planetarie che pratichino POLITICHE DI PACE e SVILUPPO globale

La polizia di HONG KONG ha fatto ricorso ai gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti pro-democrazia, scesi in strada per protestare contro la NUOVA LEGGE SULLA SICUREZZA NAZIONALE – in attesa di essere approvata dal parlamento cinese – e contro un’altra legge sull’inno nazionale – (da http://www.rainews.it/)

  Nella situazione geopolitica che si prospetta con il calare della pandemia globale (almeno, pur lentamente, questo sembra…) il mondo sta andando inesorabilmente (lo è già) verso una crisi economica molto grave, e di inevitabili ulteriori tensioni internazionali; e di scontri tra nazioni, tra alleanze di paesi che in modo inimmaginabile si stanno formando (con protagonisti la Cina, India, Turchia, Iran, Russia…..molto poco gli Usa che hanno rinunciato alla loro storica supremazia, e men che meno l’Unione Europea lacerata dal protagonismo di 27 nazionalismi che non vogliono rinunciare al loro potere.

HONG KONG, TAIWAN e TIBET nello scontro con la CINA per l’indipendenza

   Se la popolazione (nel mondo) non ha più lavoro, non ha un reddito per campare, ha fame e gli Stati non riescono a dare loro la soddisfazione di bisogni essenziali per vivere, ci saranno rivolte, sofferenze, tensioni inevitabili. Se gli Stati si troveranno in queste difficoltà di controllo delle loro popolazione, attueranno politiche autoritarie, repressive, al loro interno, e cercheranno alleanze esterne con chi potrà dare loro aiuto economico, con un riequilibrio mondiale fatto di concorrenza di forza bellica tra potenze, alleanze (e anche questo è estremamente pericoloso). Tutto può accadere in questa situazione.

VENEZUELA E AMERICA LATINA NEL DRAMMA DI POVERTA E PANDEMIA (foto da http://www.ceinews.it/)

   Allargando lo sguardo sul contesto geopolitico internazionale, fatto di cambiamenti e accadimenti diversificati, a volte imprevedibili, giorno per giorno, si può adesso vedere (nello scenario politico) come, ad esempio, nel post coronavirus le prime crisi internazionali visibili in queste ore evidenti (ma moltissime altre -ri-torneranno a farsi sentire), sono in VENEZUELA (una povertà assoluta da molto tempo con il collasso del sistema, con lo scontro interno tra Maduro al potere e Guaidò all’opposizione); poi tra IRAN e ISRAELE, con l’Iran che lancia proclami bellicosi (non solo proclami) nei confronti dello stato israeliano, che a sua volta vede il mondo iraniano scita come il principale nemico da colpire; poi, nell’immediato post-Covid c’è il conflitto tra la CINA e HONG KONG (scontro aggravato negli ultimi giorni dalla volontà cinese di approvare una legge per mettere a tacere l’autonomismo della ex provincia britannica, e che dal 2047 sarà a tutti gli effetti cinese).

KHAMENEI: «JIHAD CONTRO ISRAELE E IL VIRUS SIONISTA». NETANYAHU: ««Chi ci minaccia rischia» – Tensione elevatissima tra IRAN e ISRAELE. «Il Jihad e la lotta per liberare la Palestina sono doveri islamici»: è con un appello alla guerra santa che la Guida iraniana ALI KHAMENEI (nella foto) ha risposto alle ipotesi di annessione ad Israele di parti della Cisgiordania, Valle del Giordano compresa, sulla scia del piano di pace di Donald Trump. «Chiunque minacci di distruggere Israele si metterà nello stesso pericolo», ha risposto il primo ministro Benyamin Netanyahu. (da “Il Messaggero” del 22/5/2020)

   Qui si sta temendo che l’idea di “un paese due sistemi” a Hong Kong, stia tra poco per finire, per naufragare. Infatti la “restituzione” della Gran Bretagna di Hong Kong alla Cina è avvenuta secondo il principio, dicevamo, di “un paese due sistemi” che prevedeva uno status ad hoc per Hong Kong, al fine di garantire una lenta transizione del sistema economico e giuridico della ex colonia britannica alla Cina, che si compirà nel 2047. Questa teoria era fondata sulla necessità di non modificare nell’isola il sistema legale, sociale ed economico, al fine di rassicurare il mondo imprenditoriale e finanziario, molto scettico, dopo la repressione della protesta avvenuta a piazza Tian’anmen nel 1989, sulle reali intenzioni dei dirigenti cinesi di rispettare i diritti umani e di governare in base alla legge. Ma il vero problema è, a Honk Kong, che adesso non è tanto il sistema finanziario che teme l’incorporazione alla Cina, bensì buona parte della popolazione, i giovani in primis, abituati a sistemi occidentali più democratici ed aperti, e per niente favorevoli ad essere inglobati nel sistema e nelle “regole” autoritarie cinesi.

BRASILE – Nella seconda metà di maggio oltre 14mila contagi al giorno: l’epidemia accelera in Brasile. Con la rivolta dei governatori contro il presidente BOLSONARO (nella foto), che continua a minimizzare. Il Brasile è il sesto Paese più colpito. Il presidente ordina di aprire barbieri e palestre, ma gli amministratori locali si oppongono. E uno studio Usa lancia l’allarme: ad agosto ci saranno 88mila morti.

   E la nuova legge che si vuol far approvare, che il parlamento cinese si appresta a varare, servirà a “prevenire, fermare e punire” ogni possibile atto di secessione e vietare “attività di forze esterne o straniere” a Hong Kong, permettendo a Pechino di stabilire agenzie di sicurezza sul territorio. Cioè l’inizio della repressione vera e propria, di far divenire Hong Kong una provincia “stabilizzata”, uguale alle altre provincie dell’impero cinese.

In TIBET l’occupazione da parte di PECHINO è più rigorosa che mai. (da LINKIESTA,https://www.linkiesta.it/ ) – Dal 2009 sono stati quasi 160 i monaci che si sono dati fuoco, in una forma di suicidio rituale, per denunciare le condizioni difficili dei tibetani.(…) La CINA VUOLE MANTENERE IL CONTROLLO DELL’AREA E IL RISERBO ASSOLUTO SULL’ARGOMENTO. La pressione è fortissima e agisce a più livelli, mettendo a tacere denunce e risoluzioni, anche quelle portate avanti da parte dei maggiori organismi internazionali (Unione Europea compresa). Il DALAI LAMA nel 2011 ha rinunciato a rivestire il ruolo di guida politica del popolo tibetano, affidandola all’avvocato LOBSANG SANGAY, ora PRIMO MINISTRO DEL GOVERNO IN ESILIO; e ha da tempo rinunciato a un’ipotesi di Tibet indipendente, privilegiando per il suo Paese UNA FORMA DI AUTONOMIA DA PECHINO RIMANENDO NEI CONFINI CINESI (la cosiddetta VIA DI MEZZO). Ma nemmeno questa posizione ha ricevuto aperture da parte dei vertici cinesi. PECHINO NON HA NESSUNA INTENZIONE DI NEGOZIARE.

   E la Cina sta pure vivendo tensioni con TAIWAN. Nel 1949, quando la guerra civile cinese si rivolse decisamente a favore del partito comunista, la Repubblica di Cina, si ritirò appunto a Taiwan ponendo la capitale a Taipei. Il rapporto della grande Cina, con la piccola repubblica di Taiwan, è stato sempre insidioso, e mal tollerata la convivenza. E in questa fase di Coronavirus, Taiwan ha dato dimostrazione di capacità organizzativa e sanitaria tale che non c’è stato alcun morto (almeno dichiarato), e rivolgendo l’accusa alla Cina di non aver detto prima delle segnalazioni che esso, piccolo Paese, già a dicembre aveva fatte della pericolosità del virus….(la Repubblica popolare cinese, in risposta, è riuscita ad escludere Taiwan dall’Organizzazione Mondiale della Sanità).

PROTESTE IN TIBET per l’autonomia, e contro il genocidio culturale  portato avanti dalla CINA

   E poi, in questa fase sempre riguardo alla Cina, nulla si dice del dominio cinese in TIBET, territorio che ha sempre vantato e dimostrato una sua autonomia culturale e politica rispetto all’essere ora forzatamente inglobato nell’impero cinese.

   Tanti Paesi (Cina, Hong Kong, Venezuela, Iran, Israele…) che dimostrano le loro crisi… (come la disastrosa situazione del Brasile, in balìa del diffondersi della pandemia e con un presidente che non sa cosa fare, se non negare l’evidenza del contagio)…ma nei prossimi giorni, nelle prossime ore, il contesto di crisi è probabile che si allargherà, inevitabilmente.

Secondo il pamphlet di VITTORIO EMANUELE PARSI (VULNERABILI: COME LA PANDEMIA CAMBIERÀ IL MONDO – ed. Piemme – Molecole, 3 euro), vi sono TRE SCENARI POSSIBILI per la politica internazionale. IL PRIMO è quello della RESTAURAZIONE, nel quale, esattamente come avvenne nel 1815, prevarrà l’illusione di poter tornare a ricostituire l’ordine del sistema politico ed economico (..). IL SECONDO scenario è quello della FINE DELL’IMPERO. Se l’UE fallisse la sfida della solidarietà e della condivisione il suo destino politico sarebbe segnato. Ci sarebbe un forte rimbalzo nella direzione del SOVRANISMO POPULISTA che travolgerebbe la Ue (…). IL TERZO SCENARIO È QUELLO DEL RISORGIMENTO che si verificherà se l’impatto devastante della pandemia farà sorgere delle straordinarie opportunità di cambiamento come avvenne in America dopo la crisi del ‘29 ed in Europa dopo la seconda guerra mondiale (…) (di DOMENICO GALLO, 8/5/2020, da http://blog-micromega.blogautore)

   Pertanto la pandemia (pur nella maggior parte delle aree geografiche che sembra si stia attenuando) ha aumentato di molto le tensioni tra Paesi, tensioni che già c’erano precedentemente e ora vengono aggravate.

Un mondo che a poco a poco si prospetta in fiamme anche per l’acuirsi delle tensioni tra poteri, tra Stati, nell’imperversare di una crisi economica globale che vede tutti sicuri che già c’è e ci sarà di più estendendo la massa dei poveri. Che fare allora per perseguire la pace e lo sviluppo? (un governo mondiale è possibile?).

IL PAPA: DA OGGI UN ANNO PER I POVERI E L’AMBIENTE, RICORDANDO LA «LAUDATO SI’» (da http://www.corriere.it/ del 24/5/2020) – Al Regina Coeli della festa dell’Ascensione Francesco annuncia l’iniziativa legata ai 5 anni della sua enciclica sull’ambiente (poi si affaccia su piazza San Pietro, dove per la prima volta ci sono un centinaio di fedeli ad aspettarlo) (foto da https://roma.corriere.it/)

   E’ necessario non rimanere inermi (cioè non stare a guardare passivamente cosa succede) in questo contesto difficile su vari fronti; e ritrovare una democrazia attiva, partecipativa, sia nell’agire personale quotidiano di tutti i giorni, che nelle scelte delle nostre comunità (persone che si ritrovano su vari temi, politici, religiosi, ambientali, culturali, economici…). Affinché si possa “dire qualcosa” per evitare conflittualità latenti e situazioni di sofferenza personale e di tutti. (s.m.)

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Il papa nel prossimo viaggio nella terra dei fuochi – ACERRA e gli incendi dei rifiuti (foto da https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/, 20/1/2020)

IL PAPA: DA OGGI UN ANNO PER I POVERI E L’AMBIENTE, RICORDANDO LA «LAUDATO SI’»

di Ester Palma, da www.corriere.it/ del 24/5/2020

– Al Regina Coeli della festa dell’Ascensione Francesco annuncia l’iniziativa legata ai 5 anni della sua enciclica: poi si affaccia su piazza San Pietro, dove per la prima volta ci sono un centinaio di fedeli a aspettarlo –

Un anno, da oggi, di riflessione sull’enciclica «Laudato si’», firmata esattamente 5 anni fa, il 24 maggio del 2015, e dedicata «ai più poveri del pianeta e alla tutela del Creato»: lo ha annunciato oggi Papa Francesco dopo la recita del Regina Coeli dal Palazzo Apostolico, ma poco prima di affacciarsi su piazza San Pietro, dove per la prima volta dal lockdown, c’erano ad aspettarlo oltre un centinaio di persone per la benedizione . Speciale, visto che oggi la Chiesa cattolica celebra la festa dell’Ascensione.

   Ha spiegato il Papa: «Con la “Laudato Si’” si è cercato di richiamare l’attenzione al grido della Terra e dei poveri. Grazie all’iniziativa del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale, la settimana Laudato sì, che abbiano appena celebrato, sboccherà in un Anno speciale di anniversario della “Laudato si’”. Invito tutte le persone di buona volontà ad aderire per prendersi cura della nostra casa comune e dei nostri fratelli e sorelle più fragili». E ha concluso: «Sul sito verrà pubblicata la preghiera dedicata a quest’anno. Sarà bello pregarla».

   E a proposto di ambiente «violentato», Francesco ha ricordato che «oggi avrei dovuto recarmi ad Acerra, per sostenere la fede di quella popolazione e l’impegno di quanti si adoperano per contrastare il dramma dell’inquinamento nella cosiddetta Terra dei fuochi. La mia visita è stata rimandata; tuttavia al Vescovo, ai sacerdoti, alle famiglie e all’intera Comunità diocesana il mio saluto, la mia benedizione e il mio incoraggiamento, in attesa di incontrarci appena possibile. Ci andrò, sicuro». (….) (Ester Palma)

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L’OPPOSIZIONE VENEZUELANA STA TRATTANDO CON MADURO

da IL POST.IT del 22/5/2020 https://www.ilpost.it/

– I rappresentanti dei due schieramenti – quello di Guaidó e quello di Maduro – sono in Norvegia per provare a risolvere la crisi: e per Guaidó è una mezza sconfitta – Continua a leggere

NON SOLO BICI-IN-CITTÀ nell’epoca post coronavirus – LA RISCOPERTA DEL VIAGGIO (lento?): negli spostamenti (per lavoro, tempo libero, altre necessità) per tornare (se possibile) a “VIVERE IL VIAGGIO” – Per diventare VIAGGIATORI LEGGERI, consapevoli, osservatori dei luoghi e delle persone, e non inquinare

(foto da http://www.gazzettadimilano.it/) – IL RAPPORTO di LEGAMBIENTE e ISNART-UNIONCAMERE SUL CICLOTURISMO (maggio 2020) – Il cicloturismo protagonista della prossima stagione estiva all’insegna della Low Touch Economy e della NUOVA NORMALITÀ in epoca Covid 19. Negli ultimi anni si è registrata una crescita esponenziale di chi sceglie di trascorrere le VACANZE PEDALANDO nel nostro Paese. Il cicloturismo è un fenomeno uscito ampiamente dalla condizione di nicchia e che ora determina un impatto economico rilevante, e con enormi potenzialità di crescita. Lo evidenziano i numeri del RAPPORTO VIAGGIARE CON LA BICI di Legambiente e Isnart-Unioncamere: 20,5 MILIONI DI PERNOTTAMENTI DI CICLOTURISTI ITALIANI REGISTRATI NEL 2019. Numeri che potrebbero lievitare nel 2020 come dimostra il Rapporto. Il cicloturismo può infatti rappresentare una componente importante per sostenere la ripresa del turismo e per FRUIRE DELLE BELLEZZE DEI TERRITORI ITALIANI all’insegna dell’ambiente e della sostenibilità. Esprime i caratteri distintivi della Low Touch Economy – SICUREZZA, SALUTE, DISTANZIAMENTO, CORTO RAGGIO – ed è un candidato d’eccellenza alle esigenze di “nuova normalità” per il superamento dell’emergenza coronavirus. (leggi qui il RAPPORTO LEGAMBIENTE: https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2020/05/economia-del-cicloturismo-2020.pdf)

   E’ molto probabile che, se accadesse, che questa pandemia tra qualche mese diventa solo un (orribile) ricordo (ma tutti gli esperti, scienziati, assicurano che non sarà così, e se questo virus fosse definitivamente sconfitto, altri se ne proporranno…), se comunque (ipotizziamo) accadesse che ogni pericolo fosse totalmente passato (magari con la scoperta del famoso vaccino…) è assai probabile, sicuro, che le abitudini di vita che c’erano prima, per la stragrande maggioranza della popolazione, riappiano completamente uguali.

L’attrazione in Africa degli elefanti attira (attirava) un TURISMO DI MASSA (immagine tratta dal sito http://www.wallpaperflare.com/) – “Se il momento è difficile, e purtroppo drammatico per l’economia, si presenta però anche UN’OCCASIONE STRAORDINARIA: QUELLA DI RIPENSARE IL NOSTRO SISTEMA DI VIAGGIARE e con esso la fruizione del patrimonio culturale e paesaggistico del Bel Paese. Forse è giunto il tempo di un nuovo approccio che, considerato l’obbligo del distanziamento sociale, metta fine all’aberrante fenomeno dell’OVERTOURISM e valorizzi finalmente l’identità autentica di luoghi, paesaggi e destinazioni d’Italia.” (VALERIA CANAVESI, 14/5/2020, da TRECCANI.IT – http://www.treccani.it/magazine/atlante/ )

   Una di queste abitudini di massa (almeno per chi ha una condizione economica media) è il viaggiare “facile”, di massa, in ogni luogo del mondo: facilitata finora dall’avere (in Occidente, nel Nord del mondo) condizioni discrete di disponibilità finanziaria da parte della maggioranza della popolazione, oltreché la possibilità di viaggi anche considerevolmente lontani, low cost, a basso prezzo: in particolare per il viaggio vero e proprio, il raggiungimento della meta agognata, quasi sempre in aereo per le medio-lunghe distanze.

(le grandi navi a Venezia, foto da https://www.corriere.it/) – “Da RIFONDARE E RIORGANIZZARE sarà in primis l’INTERO SISTEMA DEI TRASPORTI. Per treni, traghetti e aerei si discute di sedili isolati da plexiglass, dimezzamento dei posti per vagoni e cabine, scomparsa definitiva dei biglietti cartacei. SULLE NAVI DA CROCIERA, condomini-alveare itineranti tra gli OCEANI e il CANAL GRANDE, il DESTINO si fa ANCORA PIÙ INCERTO: impossibile per chiunque valutare una vacanza a bordo di queste ex “regine” dei mari senza ripensare ai rischi e alle cupe vicende della Costa Atlantica e della Diamond Princess. (VALERIA CANAVESI, 14/5/2020, da TRECCANI.IT – http://www.treccani.it/magazine/atlante/ )

   Il sistema di sviluppo della mobilità in questi ultimi decenni ha incentivato più che mai la “facilità del viaggio a lunga percorrenza”: attraverso appunto i VOLI AEREI low cost (nulla importa che gli aerei scarichino quantità considerevoli di carburanti, specie alla partenza sulle sfortunate popolazioni che vivono in prossimità dell’aereoporto), l’ALTA VELOCITÀ dei treni (un gigantismo infrastrutturale con costi altissimi e spese energetiche doppie a quelle dei treni normali ad alta capacità…..quando basterebbero treni veloci ed efficienti) per le lunghe distanze, per quelle brevi, i treni sono spesso altra cosa…); e per quanto riguarda i viaggi SU GOMMA, in automobile, AUTOSTRADE, SUPERSTRADE, VIADOTTI, GALLERIE che sforano montagne….insomma tutto il possibile per ridurre i tempi e la fatica del viaggio.

(Fontana di Trevi, Roma, foto da “la Repubblica.it”) – Costruito nel corso di decenni, l’OVERTOURISM è stato disfatto in poche settimane dalla pandemia

   Appunto, ridurre i tempi del viaggio, dello spostamento. Proprio le mega gallerie (assieme agli aerei low cost) a nostro avviso ne sono l’emblema: tante (gallerie, tunnel) in costruzione, non solo per le auto ma anche per i treni. Pensiamo a quella del BRENNERO: più di 60 chilometri! Quando sarà completata nel 2025, la Galleria di base del Brennero con i suoi 64 km sarà il tunnel ferroviario sotterraneo più lungo del mondo, permettendo di by-passare in poche decine di minuti le Alpi da Innsbruck (nel nord Tirolo, Austria) a Fortezza (Sud Tirolo, Alto Adige, Italia). O, sempre a proposito di tunnel che velocizzano “il viaggio”, l’alta velocità nella Val di Susa per la Francia: il tunnel “di base” (ancora da iniziare) della nuova linea Torino-Lione sarà lungo 57,5 chilometri, cioè circa 500 metri in più di quello del Gottardo (quello della Manica è di “soli” 50,450 chilometri).

Milano deserta (foto da “Il Sole 24ore.it”) – Dall’OVERTOURISM al grado zero del turismo

   Il discorso dei grandi tunnel di attraversamento è solo per dire quanto si sta (o si stava) investendo per viaggiare il più veloce possibile: percorrere distanze di centinaia, e migliaia, di chilometri in poco tempo (come prendere la metropolitana nelle medio grandi città).

(Firenze, foto da https://www.controradio.it/) – Tra le città più penalizzate quelle d’arte: VENEZIA con un calo stimato del 47,3 per cento, FIRENZE (-45,6) e ROMA (-42,5) – “Ma il dilemma si pone anche in montagna, nei borghi medievali, nei siti storicoartistici: come contingentare gli accessi ai rifugi alpini, i pienoni nei centri storici, gli ingressi ai musei e ai parchi archeologici? Si presenta inderogabile la necessità di reinventare un intero sistema: un grosso rischio e d’altra parte una clamorosa opportunità per ripensare alla fruizione turistica del nostro territorio, costituito in larga misura da destinazioni dalle dimensioni limitate e con una capacità ricettiva teoricamente piuttosto contenuta.” (VALERIA CANAVESI, 14/5/2020, da TRECCANI.IT (http://www.treccani.it/magazine/atlante/ )

   Il viaggio annullato nella sua funzione di “attraversamento”, di rapporto con i luoghi che appunto attraversiamo per giungere alla meta, al punto di arrivo. Un discorso vecchio e obsoleto, si potrà dire. Ma, se ci è permesso, che può avere un suo fondamento specie quando decidiamo di dedicare il nostro tempo libero alla vacanza, al cosiddetto turismo.

VENEZIA VUOTA – PERSI UN TURISTA SU DUE Nel 2020 la spesa per il turismo in Italia sarà più bassa di 66 miliardi di euro rispetto all’anno scorso. È la stima, drammatica, dell’Enit, l’Agenzia nazionale del turismo, che ogni due settimane aggiorna il bollettino delle perdite. Tra le città più penalizzate quelle d’arte.

   E’ così che i lunghi tunnel di più di 50 chilometri (se pensate, una lunghezza pazzesca!) ci faranno del tutto ignorare i paesaggi delle Alpi, sforate, attraversate in poco tempo senza neanche vederle, percepire.

(Incentivare l’uso della bici, foto da http://www.ilfoglio.it/) – Nel decreto Rilancio, art 205 si legge che: “Ai residenti maggiorenni nei capoluoghi di Regione, nelle Città metropolitane, nei capoluoghi di Provincia, ovvero nei COMUNI CON POPOLAZIONE SUPERIORE A 50.000 ABITANTI, è riconosciuto un ‘buono mobilità’, pari al 60% della spesa sostenuta e comunque non superiore a euro 500, a partire dal 4 maggio e fino al 31 dicembre 2020, per l’acquisto di biciclette, anche a pedalata assistita, nonché di veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica”.

   Cosa normale e finora accettabile. Lo stesso peraltro vale in contesti urbani. Il nostro Paese (l’Italia) come peraltro tutti o quasi i Paesi europei, è urbanisticamente sorta, si è sviluppata, e la popolazione è vissuta, sulla costruzione di elaborati magnifici centri storici (medievali, poi rinascimentali….depauperati in epoca contemporanea però, se conservati, bellissimi): nei quali, centri cittadini, lo spostarsi da un posto all’altra, presupponeva il passare per “la piazza”, per luoghi urbani centrali che diventavano erano (ma lo sono in parte ancora) intermedi, area di attraversamento, al (seppur piccolo) viaggio da un luogo all’altro. Spesso così sono nate piazze come luogo d’incontro: a volte dal pregevole confronto architettonico, ai due lati della piazza, tra il “potere religioso” (la chiesa, la cattedrale) e quello civile dall’altro lato (il municipio).

Le grandi navi da crociera che nel 2019 hanno trasportato 30 milioni di passeggeri (rispetto ai 18 milioni del 2009) sono ferme nei porti, come cetacei spiaggiati. Ci vorrà tempo prima che un nuovo DAVID FOSTER WALLACE possa metterci piede per raccontare “UNA COSA DIVERTENTE CHE NON FARÒ MAI PIÙ” (Editore MINIMUM FAX), l’eccezionale reportage narrativo sul turismo di massa. (GIULIANO BATTISTON, da “L’Espresso” del 10/5/2020)

   Se i luoghi di attraversamento (di viaggio) sono stati man mano superati (nel “micro”, ad esempio lo spostarsi veloce in auto da casa verso il centro commerciale, la scuola dei figli, l’ospedale etc.) (e nel “macro” con le autostrade, le mega gallerie che dicevamo, l’alta velocità dei treni, gli aerei low cost…), ebbene questa sensazione, fatica, della fine (o quasi fine) del viaggio come esperienza di vita (interessa solo la meta finale), è stata una GRAVE PERDITA DI CONOSCENZA DEI LUOGHI DI ATTRAVERSAMENTO, dei paesaggi perduti neanche visti, ignorati del tutto, magari anche delle chissà tante e interessanti persone che si potevano incontrare, parlarci, salutare….

MARCO D’ERAMO, autore de “IL SELFIE DEL MONDO” (Feltrinelli), un’indagine sull’età del turismo che si apre con la descrizione di una Roma ridotta a guscio vuoto, fondale di teatro sul quale va in scena lo spettacolo del turismo. «Il distanziamento sociale, introdotto come allontanamento dei corpi, si è trasformato subito in divario incolmabile tra le classi», nota d’Eramo. E il meccanismo potrebbe riprodursi nel turismo, accentuando le differenze tra chi può sostenere i costi di una vacanza “infection-free”, protetta, garantita, sterilizzata, e chi no. (GIULIANO BATTISTON, da “L’Espresso” del 10/5/2020)

   Ora che accade? Una situazione di crisi pandemica mostra come tutto “può riaprirsi”. Non potendo più viaggiare come prima con gli aerei, i treni che magari saranno (ancora) più cari… ci toccherà scegliere tra l’automobile (e temiamo che all’inizio sarà cosa che prevarrà) oppure provare a “rivivere il viaggio”, a pensare di viaggiare recuperando il rapporto con i paesaggi, le chiese, le opere d’arte diffuse dappertutto, le persone (le attività commerciali, i piccoli negozi, gli alberghi, dei luoghi che, più lentamente attraverseremo. Accorgendoci della loro ricchezza e della fortuna che potremo viverli come esperienza personale, che il viaggio superveloce prima del coronavirus ci aveva sempre impedito. Diventare dei “viaggiatori leggeri” (citando un libro su Alex Langer, che nel titolo ne descrive la sua figura), più consapevoli del mondo. (s.m.)

(“IL VIAGGIATORE LEGGERO”, scritti 1961-1995 di ALEXANDER LANGER, Sellerio editore) – “Il mondo non è a nostra portata, né del tutto addomesticabile. E dimostra l’attualità di un “VIAGGIATORE LEGGERO” come ALEXANDER LANGER, ecologista politico e costruttore di ponti. Nel 1990, nella “Lettera a San Cristoforo”, Langer ricorda che «il motto dei moderni giochi olimpici» – CITIUS, ALTIUS, FORTIUS, PIÙ VELOCI, PIÙ ALTI, PIÙ FORTI – «è diventato legge suprema e universale di una civiltà in espansione illimitata». La pandemia ci obbliga a confrontarci con «il cuore della traversata che ci sta davanti: il passaggio DA UNA CIVILTÀ DEL “DI PIÙ” A UNA DEL “PUÒ BASTARE” O DEL “FORSE È GIÀ TROPPO”». DA CITIUS, ALTIUS, FORTIUS, A “LENTIUS, PROFUNDIUS, SUAVIUS”. (GIULIANO BATTISTON, da “L’Espresso” del 10/5/2020)

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ALLA RICERCA DEI VIAGGI PERDUTI

di GIULIANO BATTISTON, da “L’Espresso” del 10/5/2020

– Il tempo di ripartire – Stop all’overtourism, assalto ai luoghi frenetico, occasionale e di massa. Per un’estate all’insegna di destinazioni vicine, conosciute e rassicuranti. La pandemia cambia l’idea di avventura. E il nostro rapporto con il mondo –

   Messaggio da Madrid. Non perdiamo tempo: il lavoro perso devasta le vite…. Il primo maggio Zurab Pololikashvili, segretario generale dell’Organizzazione mondiale del Turismo (Unwto), l’agenzia delle Nazioni Unite del settore, ha lanciato l’allarme: serve una risposta urgente per fronteggiare gli effetti della pandemia sui lavoratori del turismo.

   Un’industria che genera il 13% del prodotto interno lordo mondiale, dà lavoro a un 1 lavoratore ogni 10 e che «per volumi è passata dai 527 milioni di movimenti internazionali del 1995 a 1,5 miliardi nel 2019», spiega all’Espresso Valentina Doorly, una lunga e autorevole esperienza nel settore e autrice di “Megatrends Deining the Future of Tourism”, in uscita nei prossimi mesi per l’editore Springer.

   Le grandi navi da crociera che nel 2019 hanno trasportato 30 milioni di passeggeri (rispetto ai 18 milioni del 2009) sono ferme nei porti, come cetacei spiaggiati. Ci vorrà tempo prima che un nuovo David Foster Wallace possa metterci piede per raccontare “Una cosa divertente che non farò mai più”, l’eccezionale reportage narrativo sul turismo di massa.

   L’immobilità forzata dei pachidermi degli oceani mette a nudo la fragilità dell’economia politica del turismo. Ma ci fornisce qualche indicazione anche sui cambiamenti di lungo corso nell’idea di viaggio e nel nostro rapporto con il mondo. Per quanto provvisori, i dati sono più facili da decifrare rispetto ai cambiamenti nell’immaginario.

   Il 100 per 100 delle destinazioni turistiche ha adottato e continua a mantenere restrizioni di viaggio, certifica l’Unwto. «È una cesura storica, un annichilimento del settore nel suo complesso» commenta Valentina Doorly. Gli arrivi turistici internazionali potrebbero ridursi del 30%, con una perdita corrispondente fino a 450 miliardi di dollari. Costruito nel corso di decenni, l’overtourism è stato disfatto in poche settimane dalla pandemia. Dall’overtourism al grado zero del turismo. In attesa della ripartenza.

   «La ripresa sarà con tutta probabilità molto lenta e a scalini», nota Doorly. Le più penalizzate saranno le città d’arte a vocazione internazionale. «Questo è un virus urbanofobico, che odia le città e tutto ciò che è urbano», commenta Marco d’Eramo, autore de “Il selfie del mondo” (Feltrinelli), un’indagine sull’età del turismo che si apre con la descrizione di una Roma ridotta a guscio vuoto, fondale di teatro sul quale va in scena lo spettacolo del turismo. La Roma quasi deserta della pandemia offre allo sguardo le quinte, senza protagonisti e comparse, ma rimane dentro l’immaginario turistico: «È una sorta di spiaggia dei Caraibi, immacolata, tanto più attraente quanto più irraggiungibile. Rappresenta la coscienza infelice di ogni turista, che spera sempre di trovarsi dove non ci sono altri turisti: impossibile».

   Nei prossimi mesi a Roma di turisti ne arriveranno molti meno, soprattutto stranieri. «Nell’immaginario collettivo l’aereo è diventato uno spazio confinato e affollato in cui il contagio trionfa, ci sarà una rinuncia ai viaggi internazionali, conquista del ceto medio occidentale degli ultimi 20 anni», nota Valentina Doorly. Una conquista che ha trasformato intere città in oggetti di consumo frenetico e occasionale, come la Firenze descritta da Grazia Galli e Massimo Lensi ne “La filosofia del trolley. Indagine sull’overtourism a Firenze” (Garmagni editrice 2019).

   Gli stessi connotati fisici delle città potrebbero cambiare. Secondo d’Eramo il principio informatore dell’urbanità e del turismo è lo zooning, che ha governato la pianificazione urbana del XX secolo, tracciando una corrispondenza biunivoca tra spazio e funzione. È l’uso esclusivo, non promiscuo, monofunzionale dello spazio. «Un principio che traduce in geografia urbana la struttura disciplinare della società», una «prima forma di biopolitica».

   La pandemia offre inedite opportunità agli «urbanisti demiurghi»: ogni cosa e persona al loro posto, profilassi e prevenzione per città asettiche e sterilizzate, meno promiscue, sicure. Ma le città sono promiscue per definizione, insegnano i sociologi. Si fondano sulla diversità. Troppa profilassi ne compromette la natura. I turisti in cerca di spazi sicuri punteranno ad altri luoghi. Accessibili a pochi.

   «Il distanziamento sociale, introdotto come allontanamento dei corpi, si è trasformato subito in divario incolmabile tra le classi», nota d’Eramo. E il meccanismo potrebbe riprodursi nel turismo, accentuando le differenze tra chi può sostenere i costi di una vacanza “infection-free”, protetta, garantita, sterilizzata, e chi no.

   «Saranno proprio le strutture di fascia alta, con maggiore forza finanziaria e spesso maggiori spazi ad aver qualche margine di manovra in più per inventarsi nuove formule di ospitalità», commenta Valentina Doorly. Per la quale «più che in vacanza nell’estate 2020 “andremo a nasconderci”, con tanto di saponetta tradizionale e portasapone». Cercheremo luoghi vicini, conosciuti. La rassicurazione, non l’avventura. Si rafforzerà quello che il sociologo francese Rodolphe Christin “in Turismo di massa e usura del mondo (Elèuthera 2019) definisce come lo spazio-isola «che protegge dal mondo esterno», «dove poter stare per i fatti propri, ripiegati su di sé, senza alcun contatto» con l’esterno. Una forma di cocooning, di chiusura nel proprio bozzolo. Socialmente puro.

   Il turismo, spiega d’Eramo, non è altro che una strategia globale con cui il moderno ha fronteggiato ed è venuto a patti con l’irruzione dell’altro da sé, figlia della «globalizzazione precoce» dell’Ottocento. Si fonda Continua a leggere

SABATO 9 MAGGIO – GIORNATA DELL’EUROPA: eventi online in tutta Italia per celebrare i 70 ANNI DELLA “DICHIARAZIONE SCHUMAN” all’insegna della solidarietà europea – Le prove che l’Europa deve affrontare (in questo duro momento) ne possono fare un esempio globale di pace, sviluppo, solidarietà

Il 9 maggio 1950, 70 anni fa, il ministro degli Esteri francese ROBERT SCHUMAN (nella foto) tiene uno storico discorso che è considerato IL PRIMO DISCORSO POLITICO UFFICIALE in cui compare il concetto CHE PORTERÀ ALLA FORMAZIONE DELLA COMUNITÀ EUROPEA. La dichiarazione propone il superamento delle rivalità storiche tra Francia e Germania, grazie alla realizzazione di un’Alta Autorità per la messa in comune ed il controllo delle riserve europee di carbone ed acciaio. Poco meno di un anno dopo verrà creata la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio. (da https://www.mandelaforum.it/)

 

IL SIGNIFICATO STORICO DELLA DICHIARAZIONE SCHUMAN

da http://www.treccani.it/

   La dichiarazione Schuman, rilasciata dal ministro degli Esteri francese Robert Schuman il 9 maggio 1950, che proponeva la creazione di una Comunità europea del carbone e dell’acciaio (la CECA, nata poi il 18 aprile dell’anno successivo con il trattato firmato a Parigi), fu il primo atto concreto della nascita di un’unione europea. Può forse oggi apparire un passo di carattere troppo limitatamente burocratico, e probabilmente anche allora il suo senso non raggiunse a pieno la maggioranza dei cittadini i cui Paesi (Italia, Germania, Francia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo) avrebbero aderito all’accordo, ma ebbe invece in quel contesto storico una grande importanza anche ideale; e neppure è un caso che tra i primi aderenti vi fossero, oltre ai due maggiori responsabili del conflitto (Germania e Italia), i Paesi che erano stati il principale teatro della guerra.

   Mentre idee europeiste avevano cominciato a diffondersi e a essere approfondite già nel corso del conflitto (elaborate da pensatori lucidi come Altiero Spinelli o Luigi Einaudi), e benché nell’immediato dopoguerra termini quali “federazione” o “unione” ricorressero negli ambienti diplomatici con insistenza, magari usati indistintamente, ancora nulla di pratico era stato fino ad allora realizzato. In quell’epoca, infatti, più interessati alla nascita di una federazione europea, a un rafforzamento e alla stabilità del blocco occidentale del continente, erano gli Stati Uniti, in funzione antisovietica, ma le sollecitazioni in quel senso venivano raccolte più a parole che nei fatti.

   Nel 1946 Churchill aveva pronunciato un discorso filoeuropeista in cui auspicava il superamento della rivalità franco-tedesca, e tra il 1946 e il 1947 erano sorti diversi movimenti “europeisti” (l’Unione europea dei federalisti a Parigi, lo United Europe movement per volontà dello stesso Churchill, il Mouvement socialiste pour les États-Unis d’Europe, il Movimento federalista europeo italiano di Spinelli ecc.), ma tutti di orientamento molto diverso, e senza che a questo diffuso richiamo a una qualche forma di unione seguisse poi il discorso sulle modalità istituzionali in cui si sarebbe dovuta concretizzare. La maggiore entità creata era fino a quel momento, nel 1949, il Consiglio d’Europa, organo consultivo che non metteva minimamente in dubbio la piena sovranità nazionale dei suoi membri. Materialmente, invece, si stava riproponendo la questione del controllo della Ruhr, posta sotto l’Autorité internationale de la Ruhr, organo che aveva il compito di ripartire tra i Paesi, per la ricostruzione postbellica, le materie prime tedesche, che finivano perlopiù in Francia.

   La dichiarazione Schuman, e la creazione della CECA che ne seguì, fu una presa d’atto che un settore così decisivo per lo sviluppo economico come quello della produzione e del commercio delle materie prime non poteva essere abbandonato nuovamente alla conflittualità egoistica degli Stati e ai loro atteggiamenti predatori e che dovesse essere delegato a un’autorità superiore. Si trattava dunque di un passo decisivo per il superamento di una concezione assolutistica della sovranità alla base degli antichi conflitti europei e, benché limitato a un’area specifica, rappresentava una scelta radicale in quella direzione, tanto che la Gran Bretagna rifiutò di firmare i trattati dichiarando che mai avrebbe permesso tale intrusione nella sua sfera sovrana. Il suo principale ideatore fu Jean Monnet, che pensava così – con una politica graduale – di superare il problema della resistenza degli Stati a cedere una porzione del loro potere.

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Per il 70° anniversario della dichiarazione Schuman EVENTI TRASMESSI ONLINE VE NE SONO TANTISSIMI (vedi su internet “eventi 70° anniversario Schuman”): VE NE PROPONIAMO ALCUNI QUI DI SEGUITO:

https://www.facebook.com/MovimentoFederalistaEuropeo/

LA NUOVA SFIDA PER L’EUROPA – Sabato 9 maggio, dalle 14.30 alle 16.30

Live sulla pagina del Movimento Federalista Europeo (MFE)

– 9 maggio, dalle ore 10.00, “Gli anticorpi del futuro“, evento online organizzato dal quotidiano Il Fogliointerviene la Commissaria europea Mariya Gabriel.

– 8-10 maggio, Associazione Civetta  Milano –  “Europe City Project” – Canali social Instagram e facebook. In particolare il 9 maggio alle ore 10.45 si terrà un Dialogo on-line con la Vicepresidente della Commissione europea Dubravka Šuica.

– 9 maggio 2020 ore 11.00, Comune di Ravenna – “9 maggio 1950 – 9 maggio 2020: da Schuman al tempo della pandemia. Rilanciare il processo di integrazione europea” – Diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube EuRoPe Romagna. Alle ore 11.00 interviene il Capo della Rappresentanza a Milano della Commissione europea Massimo Gaudina.

Molti altri eventi online e webinar saranno organizzati dalla rete Europe Direct.

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European-map_it E LA SUA STORIA vedi: https://europa.eu/european-union/about-eu/easy-to-read_it

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La ZONA EURO (nella mappa i 19 Paesi in BLU) o, altrettanto frequentemente chiamata, EUROZONA, AREA EURO o EUROLANDIA) indica informalmente l’INSIEME DEGLI STATI MEMBRI DELL’UNIONE EUROPEA CHE ADOTTANO L’EURO COME VALUTA UFFICIALE ovvero formano l’UNIONE ECONOMICA E MONETARIA DELL’UNIONE EUROPEA. Attualmente l’euro è la moneta ufficiale di 19 dei 27 paesi membri dell’UE. (mappa da Wikipedia)

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La DICHIARAZIONE SCHUMAN, rilasciata dall’allora ministro degli Esteri francese il 9 maggio 1950, giusto 70 anni fa,, proponeva la creazione di una Comunità europea del carbone e dell’acciaio, i cui membri avrebbero messo in comune le produzioni di carbone e acciaio.

La CECA (paesi fondatori: Francia, Germania occidentale, Italia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo) è stata la prima di una serie di istituzioni europee sovranazionali che avrebbero condotto a quella che si chiama oggi “Unione europea”.

Il contesto storico

Nel 1950, le nazioni europee cercavano ancora di risollevarsi dalle conseguenze devastanti della Seconda guerra mondiale, conclusasi cinque anni prima.

   Determinati ad impedire il ripetersi di un simile terribile conflitto, i governi europei giunsero alla conclusione che la fusione delle produzioni di carbone e acciaio avrebbe fatto sì che una guerra tra Francia e Germania, storicamente rivali, diventasse – per citare Robert Schuman – “non solo impensabile, ma materialmente impossibile”.

   Si pensava, giustamente, che mettere in comune gli interessi economici avrebbe contribuito ad innalzare i livelli di vita e sarebbe stato il primo passo verso un’Europa più unita. L’adesione alla CECA era aperta ad altri paesi.

La principali citazioni

“La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano.”

“L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto.”

“La fusione delle produzioni di carbone e di acciaio… cambierà il destino di queste regioni che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state le vittime.”

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In occasione dell’anniversario della dichiarazione Schuman, il presidente del Parlamento europeo, DAVID SASSOLI (nella foto) aprirà l’evento: «IL CORAGGIO DI AGIRE: LA LEZIONE DI SCHUMAN 70 ANNI DOPO».
Il presidente dell’Europarlamento ha voluto riunire simbolicamente, nell’Emiciclo e in videoconferenza, le realtà europee che con le loro azioni quotidiane contribuiscono a cambiare e migliorare concretamente le condizioni di vita delle persone più svantaggiate e vulnerabili.
«L’Europa del dopo Covid-19 – ha dichiarato David Sassoli – non potrà essere la stessa. Ci sarà sempre più bisogno di una Conferenza sul Futuro della UE, che non potrà che essere costruita dal basso verso l’alto e che avrà bisogno di ascoltare tutti coloro che, già ora, lavorano per cambiare le cose.»
In Video conferenza interverranno*:
1. Pierre Rabhi, fondatore del movimento Colibrì
2. Luca Casarini, capo Missione in mare di Mediterranea Saving Humans
3. Yayo Herrera, presidente del think tank ecologico Transitions Forum
Interverranno in emiciclo le organizzazioni che stanno collaborando con l’Europarlamento nella solidarietà ai più vulnerabili a Bruxelles:
•    Chez nous – Bij Ons
•    EMMAÜS – LA POUDRIÈRE
•    Samusocial
•    DoucheFLOUX
•    Jamais Sans Toit
•    Croix rouge
L’Inizio è previsto alle ore 10.00 del 9 maggio 2020

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dal sito del Movimento Federalista Europeo

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In occasione del 70° anniversario della dichiarazione di Robert Schuman, il Consiglio italiano del MOVIMENTO EUROPEO, il MOVIMENTO FEDERALISTA EUROPEO, la GIOVENTÙ FEDERALISTA EUROPEA e l’ASSOCIAZIONE ITALIANA PER IL CONSIGLIO DEI COMUNI E DELLE REGIONI D’EUROPA, hanno adottato la seguente Dichiarazione comune sul futuro dell’Unione europea.

   “Il 9 maggio di 70 anni fa ha segnato l’avvio di un processo rivoluzionario, destinato ad incidere profondamente nella storia dell’umanità. Con la sua Dichiarazione, Robert Schuman annunciava all’Europa e al mondo la nascita di una Comunità radicalmente nuova nei principi che la ispiravano e la guidavano. Era l’avvio del primo processo democratico di unificazione di Stati sovrani; Stati che si erano combattuti ferocemente fino a pochi anni prima, e che sceglievano di unirsi non perché costretti da una minaccia esterna, ma perché consapevoli di dover costruire una comunità di destino, rendendo “non solo impensabile, ma materialmente impossibile” la guerra sul continente europeo. Si trattava del “primo nucleo concreto di una Federazione europea indispensabile al mantenimento della pace”.

   Settanta anni dopo l’Europa celebra questo anniversario minacciata da un pericolo diverso, ma la cui drammaticità non mette meno a rischio la sua coesione e il suo futuro. Anche se l’Europa non è in guerra, le conseguenze della pandemia che sta provocando tanti lutti e situazioni dolorose saranno egualmente devastanti per l’insieme della società europea, soprattutto sul sistema produttivo, fra le lavoratrici e i lavoratori, e sulle categorie più deboli nelle nostre comunità.

   Oggi, settanta anni di progressiva integrazione hanno reso tuttavia i cittadini europei molto più consapevoli della necessità di dover fronteggiare uniti la sfida della crisi pandemica. Per questo guardano con rinnovata attenzione alle istituzioni sovranazionali costruite nel corso dei decenni.

   Spetta dunque innanzitutto a loro, al Parlamento europeo e alla Commissione europea, avere l’ambizione e il coraggio di elaborare e di proporre un nuovo grande “Progetto per l’Europa“, condividendo una roadmap che permetta di usare la pandemia come una opportunità per una nuova fase dell’integrazione europea, centrata sui valori comuni a tutti gli Europei nel quadro di una più ampia condivisione della sovranità a livello europeo.

   Le trasformazioni necessarie riguardano la capacità dell’Europa di competere nel mondo globalizzato e di perseguire al tempo stesso con coerenza un nuovo modello di economia verde che sappia coniugare l’uguaglianza delle opportunità, la lotta alle diseguaglianze e alla povertà, la politica di inclusione e promuovere un nuovo eco-sistema fondato sull’obiettivo della piena occupazione e sul contrasto alla precarietà. Tutto questo passa attraverso una rinnovata strategia industriale, che comprenda le PMI e il sistema cooperativo, lo sviluppo della ricerca e di un adeguato sistema di formazione scolastica e permanente, il rafforzamento del Mercato unico. Inoltre richiede una diversa pianificazione dello spazio e del ruolo delle città, l’organizzazione della mobilità, la redistribuzione del tempo, il ricambio generazionale e la parità di genere, le forme della partecipazione civile, la democrazia economica, lo sviluppo della comunicazione e del pluralismo dell’informazione.

   Sono tutte trasformazioni che non possono prescindere dal quadro geo-politico internazionale in un mondo globalizzato dove l’Unione europea deve essere protagonista di un’azione a sostegno della pace e del multilateralismo, promuovendo la riforma delle Nazioni Unite e rafforzando le relazioni speciali con il Mediterraneo e con il continente africano.

   Per fare tutto questo è necessario e urgente far uscire l’Unione europea dai riti paralizzanti dei meccanismi intergovernativi, che hanno indebolito la sua unità e lasciato crescere egoismi e incomprensioni. Oggi, come nel 1950, è giunto il momento di far emergere l’interesse comune europeo invertendo la logica che vincola l’Unione europea ad una negoziazione condotta da ogni Stato con l’obiettivo di trarne dei vantaggi per sé.
Per questa ragione ci appelliamo innanzitutto al Parlamento europeo perché colga l’occasione del 70° anniversario della Dichiarazione Schuman per rivendicare – a nome delle cittadine e dei cittadini che lo hanno eletto – quel potere costituente che possa aprire la strada ad una costituzione federale per l’Europa.

   E’ arrivato il momento di aprire il dibattito e di fare proposte concrete per vedere chi fra gli Stati e i popoli europei sia disposto a dar vita ad un “patto rifondativo” come risposta alla interdipendenza nella dimensione planetaria tragicamente evidenziata dalla pandemia. E’ tempo di una nuova rinascita per l’Europa. E’ tempo di riprendere il cammino verso l’obiettivo delineato da Schuman di una Federazione europea.

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Vedi anche: 

https://www.facebook.com/MovimentoFederalistaEuropeo/videos/948896992213765/

http://www.mfe.it/sito39/index.php/4603-la-nuova-sfida-per-l-europa-70-anniversario-dichiarazione-schuman

MANIFESTO MFE EVENTI

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Robert Schuman

Il testo integrale della dichiarazione di Robert Schuman del 9 maggio 1950

La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano.

Il contributo che un’Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche. La Francia, facendosi da oltre vent’anni antesignana di un’Europa unita, ha sempre avuto per obiettivo essenziale di servire la pace. L’Europa non è stata fatta : abbiamo avuto la guerra.

L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto. L’unione delle nazioni esige Continua a leggere

Mercoledì 22 aprile è la GIORNATA DELLA TERRA 2020: è possibile una riconversione ecologica interiore? …che porti a un rapporto nuovo con la NATURA, con un’ECOSISTEMA ora sventrato, che fa vivere situazioni gravi come questa pandemia? Un NUOVO SVILUPPO e NUOVE AZIONI QUOTIDIANE sono possibili?

GIORNATA DELLA TERRA 2020 – L’iniziativa di LEGAMBIENTE per il 22 aprile: una foto da postare e condividere sui social (VEDI https://www.legambiente.it/flashmob-virtuale-abbracciamola-per-earth-day-22-aprile/)

   La cinquantesima edizione della “Giornata della Terra” che si celebra mercoledì 22 aprile, è forse un tentativo (difficile) di credere a “un mondo possibile” dove la natura e le persone tornino a stili e modelli di vita in grado di non arrivare alla distruzione del pianeta e di noi stessi come specie (umana).

EARTH DAY, ogni 22 aprile, nasce proprio da un gravissimo disastro ambientale che ha coinvolto gli Stati Uniti, nella costa di SANTA BARBARA in CALIFORNIA, nel GENNAIO del 1969: la fuoriuscita di petrolio da UN POZZO della UNION OIL. Circa 3.4 milioni di galloni (12.8 milioni di litri) di petrolio furono dispersi, estendendosi per 800 miglia quadrate (1200 chilometri quadrati) di oceano e rovinando 35 miglia della costa (56 chilometri). E’ stato il peggior rilascio di petrolio fino a 20 anni dopo quando la Exxon Valdez colpì una scogliera e perse circa 11 milioni di galloni (41 milioni di litri). Lo sversamento di Santa Barbara fu dovuto ad una FUGA INCONTROLLATA (BLOWOUT) DA UN POZZO profondo 3500 feet (1 chilometro) sotto la piattaforma A, operata dalla Union Oil, a 5 miglia (8 chilometri) dalla costa. La pressione causò delle spaccature sul fondale marino vicino al pozzo mentre i lavoratori estraevano una tubatura e IL PETROLIO VENNE SU PER 11 GIORNI prima che i lavoratori riuscissero a tappare la perdita. Secondo un rapporto dell’università, la compagnia petrolifera aveva ottenuto un lasciapassare dal governo federale per usare un rivestimento più corto di quanto prescritto dalle norme federali, una mossa che contribuì alla catastrofe

   Giornate e ricorrenze annuali si sono rilevate quasi sempre come “buone intenzioni” e nient’altro, non suffragate da fatti concreti. Perché, va detto, pensare che (solo) forme tecnologiche meno inquinanti, filtri e macchine elettriche, possano essere la panacea del cambiamento, è pura illusione.

THE BLUE MARBLE, NASA 1972, MISSIONE APOLLO 17 – BLUE MARBLE è una famosa fotografia della Terra scattata il 7 dicembre 1972 dall’equipaggio dell’APOLLO 17 (l’ultima missione del Programma Apollo) ad una distanza di circa 45 000 Km. È una delle immagini più distribuite nella storia della fotografia perché è una delle poche che ritraggono la terra completamente illuminata, in quanto al momento dello scatto il Sole era alle spalle degli osservatori. Da quella distanza, la Terra appariva agli astronauti come UNA BIGLIA (blue marble è traducibile dall’inglese come “biglia blu”). Questa foto è utilizzata dal mondo ambientalista come immagine della fragilità della Terra, e del pericolo della sua distruzione ambientale e della limitatezza delle sue risorse naturali

   Ovvio che serve anche questo (una tecnologia pulita, meno inquinante, ci mancherebbe) ma pensiamo non possa bastare se non esiste un (ri)conversione ecologica interiore e praticata nei fatti. E se decidiamo che non si può salvarsi da soli: ma la scommessa è di salvarsi tutti assieme, nel pianeta intero.

MAREA NERA (ancora) IN CALIFORNIA: 21 MAGGIO 2015, uno (dei tanti) disastri ambientali – Nel 2015, per la seconda volta, la prima nel 1969, una marea nera ha devastato le coste californiane di SANTA BARBARA. Le cifre ufficiali parlano di 400mila litri di petrolio fuoriusciti da un oleodotto della Plains All American Pipeline, la società che gestisce l’oleodotto, con 14 chilometri di costa inquinati. Petrolio fuoriuscito da un oleodotto a causa di un guasto, e che si sono riversati nell’Oceano Pacifico provocando un disastro ambientale di proporzioni immani sulle coste della California

   Obiettivo assai ambizioso, che richiede volontà e desiderio di praticarlo: cioè che non sia un’imposizione, o solo una “necessità”…. ma ci sia piacere a “cambiare”.

Leggere un libro appena pubblicato da Hoepli, “IL TEMPO DELLA TERRA” di MARCIA BJORNERUD (186 pagine, 19,90 euro), è un buon modo per celebrare a casa la cinquantesima “Giornata” del nostro pianeta. Marcia Bjornerud insegna ecologia e geologia alla Lawrence University di Appleton, Wisconsin, e con il suo libro ci insegna che “pensare da geologo può aiutare a salvare il mondo”.(Piero Bianucci, da “La Stampa” del 15/4/2020)

   Pertanto, senza troppe illusioni (ma speriamo proprio di sbagliarci), auguriamo comunque a tutti una “buona giornata della Terra”. (s.m.)

La Terra vista dal Voyager (foto ripresa da https://scienze.fanpage.it/) “(…) La foto del “PALE BLUE DOT” datata 1990, voluta dall’astronomo CARL SAGAN: il pallido puntino blu è la Terra vista dalla sonda “VOYAGER 1” mentre varcava i confini del sistema solare, a 6 miliardi di chilometri da noi, un vero naufragio nell’infinito leopardiano. L’attuale coscienza ecologica diffusa risale a queste immagini, prima apparteneva a una élite di intellettuali. Ma purtroppo, dal punto di vista pratico, a mezzo secolo dalla sua istituzione, la Giornata della Terra rimane nel limbo delle buone intenzioni. (…) (PIERO BIANUCCI, da “La Stampa” del 15/4/2020)

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GIORNATA DELLA TERRA, MEZZO SECOLO DI ILLUSIONI

di Piero Bianucci, da “La Stampa” del 15/4/2020

– Si celebrerà il 22 aprile. Una foto scattata dall’Apollo 8 alla vigila di natale del 1968 rese evidente a tutti la fragilità del nostro pianeta, il Covid 19 ha svelato quella dell’umanità. Viaggio nel “tempo della Terra” con la geologa Marcia Bjornerud –

   Mercoledì 22 aprile sarà la “Giornata della Terra”. La prima fu nel 1970, mezzo secolo fa. Il pensiero corre a un altro cinquantenario celebrato da poco: quello della conquista della Luna. Visti in una prospettiva storica, i due cinquantenari sono strettamente connessi.

   Ci rendiamo conto di vivere su un pianeta fragile e con risorse limitate da quando per la prima volta fu possibile vedere la Terra sospesa nello spazio in una foto che scattò l’astronauta William Anders alla vigilia del natale del 1968 durante la missione Apollo 8 che circumnavigò la Luna con un equipaggio a bordo, altra “prima” assoluta. La missione dall’Apollo 11, che il 21 luglio 1969 vide lo sbarco sulla Luna di Armstrong e Aldrin, certificò che nello spazio vicino intorno a noi ci sono solo deserti inospitali, non giardini fioriti come questo che ci ospita: la Terra è davvero qualcosa di speciale e di unico nel sistema solare. Le missioni successive, fino all’Apollo 17 del dicembre 1972, non ebbero lo stesso impatto emotivo sull’umanità ma confermarono quel senso di smarrimento.

Dagli intellettuali alla massa
Poi c’è la foto del “pale blue dot” datata 1990, voluta dall’astronomo Carl Sagan: il pallido puntino blu è la Terra vista dalla sonda “Voyager 1” mentre varcava i confini del sistema solare, a 6 miliardi di chilometri da noi, un vero naufragio nell’infinito leopardiano. L’attuale coscienza ecologica diffusa risale a queste immagini, prima apparteneva a una élite di intellettuali. Ma purtroppo, dal punto di vista pratico, a mezzo secolo dalla sua istituzione, la Giornata della Terra rimane nel limbo delle buone intenzioni.

Una strana astronave
Siamo su una strana astronave che trasporta i passeggeri non nel suo abitacolo ma sulla sua superficie. Oggi noi passeggeri siamo 7,7 miliardi, il doppio di cinquant’anni fa, le emissioni antropiche hanno portato l’anidride carbonica da 330 a 410 parti per milione accentuando l’effetto serra, la temperatura globale è aumentata di un grado, in Italia l’inverno appena finito è stato il più caldo almeno dalla metà dell’Ottocento ad oggi: 3 gradi sopra la media. E non c’è un’altra Terra, inutile illudersi su Marte o sui pianeti di altre stelle. Facciamocene una ragione. Siamo passeggeri ma anche piloti: ognuno può e deve fare qualcosa perché l’astronave non finisca su una rotta sbagliata.

Il messaggio del Covid 19

La pandemia di Covid 19 sta svolgendo una funzione analoga a quella della fotografia del 1968: basta guardare la mappa della sua diffusione mondiale. La pandemia ci ha fatto scoprire non la fragilità della Terra ma quella del suo equipaggio umano. Ora tutti dovrebbero sapere che la nostra vita dipende da equilibri naturali delicatissimi. In tre miliardi di anni di evoluzione biologica milioni di specie sono comparse e si sono estinte. Non è il caso di scomodare i bombardamenti di asteroidi. Basta un minuscolo grumo di proteine con un filo di RNA. L’uomo non farà eccezione. Questa è una lezione di umiltà sui tempi lunghi, milioni di anni.

Frugalità ritrovata
Il Covid 19 è una pallina che misura circa un decimillesimo di millimetro. Eppure ci sta insegnano che si può vivere in modo più semplice e frugale, ascoltando anziché facendo rumore. Stili di vita e di consumo che rispettino l’ambiente sono possibili, senza per questo fermare il benessere e il progresso tecnologico, anzi aiutandolo: abbiamo capito, per esempio, le potenzialità della cultura digitale e della smaterializzazione di molti consumi. Sappiamo che solo la scienza e la tecnologia possono difenderci. E’ nell’ordine delle cose che ci siano disastri naturali e che passino. Oggi con l’aiuto della cultura. Le visioni apocalittiche non mi appartengono. Credo che facciano male anche all’ambientalismo.

L’Agenda 2030 dell’ONU
La Giornata della Terra ha come riferimento l’Agenda 2030 dell’ONU che ha posto alla comunità mondiale 17 obiettivi di sviluppo sostenibile. Sostenibile è una parola orribile, suggerisce l’idea di un peso da portare sulle spalle al limite estremo delle nostre forze. Ma non è così. Parliamo piuttosto di “sviluppo armonico”. La crisi economica globale causata dal Covid 19 farà rinviare alcuni degli obiettivi per uno sviluppo armonico dell’Agenda 2030, e in particolare il superamento della povertà?

Tra sovrappeso e sottonutriti
Se ci sarà un ritardo non sarà per il coronavirus ma per la miopia del potere. Basta pensare all’accordo di Parigi del 2015 disatteso da Trump, che ora è partito anche all’assalto dell’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, ente dell’ONU con sede a Ginevra. La povertà si potrebbe vincere se soltanto le superpotenze rinunciassero per un paio di anni agli armamenti, la più grande spesa in assoluto. Certo, la crisi economica causata dal Covid si farà sentire un po’ anche sulla solidarietà internazionale, ma questa solidarietà non richiede cifre folli. Se gli abitanti in sovrappeso dei paesi sviluppati, che sono più di un miliardo, tornassero a un consumo calorico sano e corretto, non solo ci sarebbero calorie sufficienti per i 700 milioni di sottonutriti ma con i soldi risparmiati nelle cure delle persone sovrappeso sarebbe possibile garantire lo sviluppo e la salute delle popolazioni più povere.

L’avidità dei fortunati
Quanto alle diseguaglianze tra i paesi di cui parla l’articolo 10 dell’Agenda 2030, il problema non è la recessione da coronavirus ma l’avidità dei paesi più fortunati e, oggi, di certe multinazionali, penso in particolare Continua a leggere

Possibili cause CLIMATICO-GEOGRAFICHE al VIRUS? E dopo l’attenuarsi della pandemia, QUALE SVILUPPO e ricostruzione per l’Italia, l’Europa, il Mondo? – Ci sarà ancora la lotta al CAMBIAMENTO CLIMATICO?…Con geo-politiche ecologiche concrete e nuovi stili di vita? Oppure tutto sarà come prima?

(immagine da http://www.tempostretto.it/) – “(…) Qualcuno l’ha ribattezzata la “CINTURA DEL CORONAVIRUS”. Si tratta di quella FASCIA, di colore verde, nella quale “COVID-19” STA PROLIFERANDO IN MANIERA “ESPONENZIALE”. I ricercatori dell’UNIVERSITÀ DEL MARYLAND, appartenenti al GLOBAL VIRUS NETWORK, una coalizione internazionale di virologi che stanno studiando il caso, hanno stabilito una INTERESSANTE CORRELAZIONE TRA LA DIFFUSIONE E LE CARATTERISTICHE CLIMATICHE DELLE ZONE IN CUI SI È MANIFESTATO. Il risultato è che LATITUDINE, TEMPERATURA e UMIDITÀ definiscono precisamente UNO STRETTO CORRIDOIO COMPRESO TRA 30 E 50 GRADI DI LATITUDINE NORD, dove le temperature medie si aggirano fra i +5°C e +11°C, mentre i valori dell’umidità relativa basculano fra il 47% e il 79%. Proprio in questa stretta fascia climatica il coronavirus si è diffuso con una certa virulenza, con LE PIÙ GRAVI EPIDEMIE CHE HANNO INVESTITO LA CINA, L’IRAN, L’ITALIA E LA COREA DEL SUD. (…) (”Daniele Ingemi, 16/3/2020, da https://www.tempostretto.it/)

   Tra le varie ipotesi al diffondersi di questa pandemia da “coronavirus”, che pressoché sta interessando tutto il pianeta (ma alcune aree geografiche “di più”), vi è, tra quelle più accreditate, il cambiamento climatico e lo stravolgimento arrivato a livelli irreversibili degli equilibri nel rapporto tra popolazioni e ambienti naturali di vita: foreste e risorse naturali scarnificate dall’uomo; inurbamento demografico arrivato a livelli elevatissimi e senza significative politiche urbane contro l’inquinamento atmosferico e l’uso dissennato delle risorse naturali (acqua, aria, biomasse…).

WWF: «PANDEMIE, L’EFFETTO BOOMERANG DELLA DISTRUZIONE DEGLI ECOSISTEMI», di Isabella Pratesi, Marco Galaverni e Marco Antonelli (consulenza scientifica di Gianfranco Bologna e Roberto Danovaro). Il LINK: https://www.wwf.it/perdita_biodiversita.cfm

   Per ora sembra, innanzitutto, essere stata individuata la causa scatenante del virus su tutta la popolazione (cosa non da poco!): cioè il possibile contagio da pipistrello a uomo. Contagio diretto o mediato da un altro animale (uno spillover è l’animale mediatore del patogeno, “Spillover” è anche il titolo di un celeberrimo libro del 2012 di David Quammen ora tornato assai in voga). E quando un patogeno fa il salto da un animale a un essere umano e si radica nel nuovo organismo come agente infettivo, in grado talvolta di causare malattia o morte, tutto questo processo viene chiamato una “ZOONOSI”.

da https://www.wwf.it/perditabiodiversita_cfm

   Questo pare accaduto nel mercato di WUHAN (la più grande città della Cina centrale, megalopoli di 11 milioni di residenti), mercato di animali vivi, in cui la fauna anche selvatica viene esposta viva e poi macellata al momento; e che da lì sia iniziata la trasmissione del virus da specie a specie. Pertanto è riconosciuto il fatto che all’origine del probabile contagio iniziale c’è una pratica, la vendita di fauna selvatica, che dovrebbe invece essere ostacolata su scala globale. Uno sventramento della “foresta” e dei suoi equilibri (anche nei patogeni degli animali selvatici), e l’introduzione nelle città-megalopoli di mercati con elementi incontrollati, fuori di ogni normalità, igiene, controllo sanitario efficace.

la deforestazione dell’Amazzonia (foto da http://www.quotidiano.net/) – Gli squilibri e i totali sventramenti della natura e delle sue regole, ha fatto sì che ci sia stata la “conquista della foresta” distruggendo o tentando di farlo ogni biodiversità che, peraltro, tutelava noi stessi anche da fenomeni letali come questi virus ora in noi, e dall’altra l’inurbamento eccessivo totale, senza regole, ha contribuito a uno squilibrio di cui abbiamo le cause e gli effetti adesso in primis con gli evidenti cambiamenti climatici, l’inquinamento, il surriscaldamento della biosfera. E le malattie da un’introiezione violenta con l’alimentazione di specie animali anche sconosciute.

   E qui veniamo al dunque, cioè del riconoscere indubitabile che la causa scatenante della pandemia è stata data appunto da un disequilibrio totale dell’ecosistema (la foresta sventrata e l’inurbamento di massa di milioni di persone con mercati e servizi incontrollabili); con ripercussioni globali (viviamo in un mondo “unico villaggio” che, come si dice adesso, anche i virus si spostano con gli aerei in poche ore…). che porta alla perdita della biodiversità, ad accelerati cambiamenti climatici, alle alterazioni degli habitat naturali (e in tutto questo ci può stare la diffusione delle zoonosi, ovvero le malattie trasmessa dagli altri animali all’uomo).

   E’ questa anche la tesi del WWF, che in un suo lucido RAPPORTO di queste settimane ( https://www.wwf.it/perdita_biodiversita.cfm), partendo dal fatto che vi è stato un transito della malattia dagli animali alla nostra specie e che questo sia avvenuto in ambiente urbano, dimostra che tutto è strettamente legato ai mutamenti di clima e da azioni umane: appunto, come si diceva, deforestazione, e dall’altra inurbamento sempre più massiccio della popolazione mondiale concentrata nelle città – metropoli – megalopoli.

“(….) Il Rapporto del 2019 dell’IPBES, il COMITATO INTERNAZIONALE E INTERGOVERNATIVO SCIENZA-POLITICA che per conto dell’ONU si occupa di BIODIVERSITÀ e ECOSISTEMI, parla chiaro: il 75% DELL’AMBIENTE TERRESTRE e circa il 66% DI QUELLO MARINO SONO STATI MODIFICATI in modo significativo e circa 1 MILIONE DI SPECIE ANIMALI E VEGETALI, come mai si era verificato fino ad oggi nella storia dell’umanità, SONO A RISCHIO ESTINZIONE. Dati che fanno il paio con quelli del LIVING PLANET REPORT del WWF del 2018, (https://d24qi7hsckwe9l.cloudfront.net/downloads/lpr_2018_ita_highlights_1.pdf ) che spiega come in circa 40 anni il pianeta abbia perso in media il 60% delle popolazioni di invertebrati.(….)” (Alessandro Sala, https://www.corriere.it/, 17/3/2020)

   E’ così che, sottolinea il Rapporto del WWF, se le principali epidemie degli ultimi anni sono (tutte) di origine animale; se ad influire nella loro diffusione è stata la riduzione delle barriere naturali che per secoli hanno creato un argine al contagio; se la deforestazione finalizzata alla creazione di pascoli, alla produzione di legname e carta o all’avanzata delle aree urbane ha di fatto cancellato parte di queste biodiversità tra animali selvatici e uomo (animali che mantenevano una maggiore distanza tra i virus che potremmo definire «selvatici» e l’essere umano); se la conquista umana di tutto ciò che è “selvatico” anche all’interno delle foreste ha aumentato il rischio del contagio (nel caso cinese catturando pure queste specie di animali selvatiche per farne cibo o per la realizzazione di prodotti derivanti da varie parti dei loro corpi); SE TUTTO QUESTO ACCADE (ed è accaduto) la TESI AMBIENTALISTA (che qui condividiamo) è che all’origine della situazione (assai dura) che ora ci troviamo a vivere, deriva dall’azione scellerata dell’uomo; con conseguenza della nostra necessaria attuale segregazione per non diffondere il virus, come contemporaneamente stiamo vivendo negli ultimi anni gli effetti evidenti negativi del CAMBIAMENTO CLIMATICO.

(foto da https://www.lettera43.it/ UNA MANIFESTAIONE DEI FRIDAYS FOR FUTURE) – 3 marzo 2020: LA COMMISSIONE EUROPEA LANCIA LA LEGGE EUROPEA SUL CLIMA proponendo l’obiettivo giuridicamente vincolante per l’Ue di RAGGIUNGERE ENTRO IL 2050 UN LIVELLO NETTO DI EMISSIONI CLIMALTERANTI PARI A ZERO. “Parole vuote”, “obiettivi lontani”, un testo che “ignora i dati scientifici”, in pratica “una resa”: a bocciare la proposta è la giovane attivista GRETA THUNBERG e tutto il movimento FRIDAYS FOR FUTURE

   È poi interessante andare a vedere la tesi di alcuni ricercatori dell’UNIVERSITÀ del MARYLAND, che hanno stabilito una CORRELAZIONE TRA LA DIFFUSIONE e le CARATTERISTICHE CLIMATICHE delle zone in cui si è manifestato il virus in modo più virulento. Secondo questi studiosi americani il virus si è manifestato “più forte” su tre caratteristiche omogenee: cioè dal fatto che LATITUDINE, TEMPERATURA e UMIDITÀ nelle aree fortemente colpite dal virus, SONO LE STESSE, e definiscono geograficamente e precisamente uno STRETTO CORRIDOIO GEOGRAFICO compreso tra 30 e 50 gradi di LATITUDINE NORD, dove le TEMPERATURE MEDIE si aggirano fra i +5°C e +11°C, mentre i valori dell’UMIDITÀ relativa fra il 47% e il 79%. Proprio in questa STRETTA FASCIA CLIMATICA il coronavirus si è diffuso in modo molto forte, con le più gravi epidemie che hanno investito la CINA, l’IRAN, l’ITALIA e la COREA DEL SUD (in quella stessa fascia di latitudine troviamo Wuhan, la Corea del sud, l’Iran, la pianura padana, Madrid e parte della Spagna, New York…).

(da https://www.wwf.it/perditabiodiversita_cfm) – “(…) E ancora, su tutto, va considerato che negli ultimi 50 anni la popolazione umana mondiale è raddoppiata, aumentando così il bisogno di risorse che ha portato ad un impoverimento delle risorse naturali e ad un aumento dell’inquinamento: i gas serra, per esempio, sono raddoppiati dal 1980 ad oggi e hanno contribuito fortemente all’ormai acclarato aumento di almeno un grado della temperatura media terrestre rispetto all’epoca preindustriale.(…) (Alessandro Sala, https://www.corriere.it/, 17/3/2020)

   Osservazioni interessante (e che finora la comunità scientifica non smentisce, peraltro giustamente impegnata ad affrontare e ricercare sbocchi immediati all’emergenza…), ma che, in ogni caso, fanno capire che il “DOPO EPIDEMIA” (quando avverrà, non lo sappiamo bene…) non potrà (dovrà) essere quello di un ritorno alla “normalità” accantonando ogni promessa di lotta al cambiamento climatico in tutte le aree geopolitiche del pianeta (in primis la nostra Unione Europea).

   Sennò, l’ipotesi ricorrente è quella che, finita la pandemia, tutto tornerà come prima? Torneremo ad essere liberi di inquinare, spostarsi, viaggiare, consumare allo stesso modo? …se esiste un nesso tra il drastico cambiamento climatico (cui ne eravamo edotti ben prima di quanto sta accadendo) e la diffusione del coronavirus, è assai probabile che di qui a poco ci troveremo in nuove situazioni simili, pandemiche, di diffusione di una nuova peste. Se la causa può essere lo sconvolgimento degli equilibri umani sulla natura, sarebbe (è necessario) mettere in atto pratiche virtuose in modo da non incorrere definitivamente nell’autodistruzione umana sul nostro pianeta.

“LE TRAPPOLE DEL CLIMA. E come evitarle”, di GIANNI SILVESTRINI, G. B. ZORZOLI (edizioni Ambiente, marzo 2020, pagg. 200, euro 19,00) – “(…) Letto ai tempi del coronavirus, “LE TRAPPOLE DEL CLIMA” FA UN CERTO EFFETTO per le incredibili analogie fra la situazione che stiamo vivendo col virus e quello a cui può dare luogo il cambiamento climatico se non facciamo in fretta a prendere provvedimenti. EMISSIONI CHE CRESCONO, incendi estesissimi in Amazzonia, in Siberia e in Australia, ondate di calore in nord Europa, permafrost che si scioglie, tutta roba lontana, come le notizie che ricevevamo dalla lontana Cina, poche settimane fa, quando eravamo convinti che l’epidemia si sviluppasse solo lì. Notizie e immagini da incubo, ma che riguardavano altri e altri luoghi. (…) NE “LE TRAPPOLE DEL CLIMA” SILVESTRINI E ZORZOLI CI GUIDANO LUNGO UN SENTIERO CHE ATTRAVERSA PAESAGGI VIA VIA PIÙ DRAMMATICI, feriti da alluvioni, siccità, vegetazione spoglia, e che si biforca, poco avanti a noi, in due rami, lungo uno dei quali il paesaggio muta, e diventa sereno e piacevole, mentre nell’altro persiste anzi si amplifica la drammaticità di quello in cui siamo. (…) Occorre allora ESSERE CAPACI DI DARE L’ESEMPIO E DIMOSTRARE CHE GLI STILI DI VITA E IL MODELLO ECONOMICO, culturale e sociale che noi paesi sviluppati proponiamo oggi SIANO MIGLIORI DI QUELLI DI PRIMA e che siano appetibili per tutti. Molto a proposito Silvestrini e Zorzoli su questo punto citano ALEXANDER LANGER: “LA CONVERSIONE ECOLOGICA POTRÀ AFFERMARSI SOLTANTO SE APPARIRÀ SOCIALMENTE DESIDERABILE”. Anche di questo è fatto il paesaggio che si vede dal sentiero dell’ottimismo della volontà, di desiderabilità sociale e individuale. Ma non basta che sia desiderabile se poi comunque non è realizzabile in concreto (…)” (FEDERICO M. BUTERA, da QUALENERGIA.IT https://www.qualenergia.it/ del 17/3/2020)

   In questo senso poco tempo fa, ricordiamo, la Commissione europea ha presentato il suo piano per un GREEN DEAL EUROPEO, e la proposta di legge sul clima che prevede l’impegno ad azzerare tutte le emissioni di CO2 entro il 2050. Questi progetti sono stati largamente criticati da tutti quelli che credono che siano insufficienti perché a troppa lunga scadenza (il 2050 è un impegno troppo lontano, serve vedere cose pratiche di riduzione dell’inquinamento adesso!). Pertanto provvedimenti che speriamo siano appunto accelerati, o (ipotesi minimissima) perlomeno confermati (e non accantonati com’è il rischio che accada con il pretesto della crisi economica che sicuramente ci sarà, e come probabilmente chiederanno alcuni Stati membri). Un “RICOMINICIARE” che abbia al centro della politica investimenti pubblici straordinari (che ormai tutti gli economisti giudicano necessari), ma investimenti che siano “verdi”; e azioni geopolitiche globali (di tutte le aree geografiche del mondo); e di nuovi STILI DI VITA (come dovremmo individualmente desiderare e volere) per salvare il pianeta e la vita su di esso. (s.m.)

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“SPILLOVER” di DAVID QUAMMEN – Adelphi, 2012, euro 19,50 – Ogni lettore reagirà in modo diverso alle scene che DAVID QUAMMEN racconta seguendo da vicino i cacciatori di virus cui questo libro è dedicato, quindi entrerà con uno spirito diverso nelle grotte della Malesia sulle cui pareti vivono migliaia di pipistrelli, o nel folto della foresta pluviale del Congo, alla ricerca di rarissimi, e apparentemente inoffensivi, gorilla. Ma quando scoprirà che ciascuno di quegli animali, come i maiali, le zanzare o gli scimpanzé che si incontrano in altre pagine, può essere il vettore della prossima pandemia – di NIPAH, EBOLA, SARS, o di VIRUS DORMIENTI e ancora solo in parte conosciuti, che un piccolo SPILLOVER può trasmettere all’uomo -, ogni lettore risponderà allo stesso modo: non riuscirà più a dormire, o almeno non prima di avere letto il racconto di QUAMMEN fino all’ultima riga. E a quel punto, forse, deciderà di ricominciarlo daccapo, sperando di capire se a provocare il prossimo Big One – la prossima grande epidemia –sarà davvero Ebola, o un’altra entità ancora innominata. – DAVID QUAMMEN è autore, oltre che di celebrati reportage per «NATIONAL GEOGRAPHIC» e altre riviste che gli hanno valso per ben tre volte il NATIONAL MAGAZINE AWARD, di numerosi libri. Di lui ADELPHI ha pubblicato ALLA RICERCA DEL PREDATORE ALFA (2005). SPILLOVER è uscito per la prima volta nel 2012 (sempre da Adelphi in Italia). – «QUANDO UN PATOGENO FA IL SALTO DA UN ANIMALE A UN ESSERE UMANO e si radica nel nuovo organismo come agente infettivo, in grado talvolta di causare malattia o morte, SIAMO IN PRESENZA DI UNA “ZOONOSI”. «È un termine vagamente tecnico, che a molti riuscirà insolito, ma ci aiuta a inquadrare i complessi fenomeni biologici che si celano dietro gli annunci allarmistici sull’INFLUENZA AVIARIA o SUINA, sulla SARS e in generale sulle malattie emergenti o sulla minaccia di una nuova pandemia globale. Ci aiuta a capire perché la scienza medica e la sanità pubblica sono riuscite a debellare terribili malattie come il VAIOLO e la POLIOMIELITE ma non altre come la dengue e la febbre gialla. Ci racconta un dettaglio essenziale sull’origine dell’AIDS. ZOONOSI è una parola del futuro, destinata a diventare assai più comune nel corso di questo secolo. «EBOLA è una ZOONOSI, come la PESTE BUBBONICA. Lo era anche la cosiddetta INFLUENZA SPAGNOLA del 1918-19 … Tutti i tipi di influenza umana sono zoonosi. E lo sono anche il VAIOLO DELLE SCIMMIE, la TUBERCOLOSI BOVINA, la MALATTIA DI LYME, la FEBBRE EMORRAGICA DEL NILO…». In copertina: Volpe volante delle Comore. Foto di Tim Flach.

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IL CORONAVIRUS POTREBBE NON ESSERE UNA BUONA NOTIZIA PER IL CLIMA

di Gabriele Crescente, 19/3/2020, da INTERNAZIONALE (https://www.internazionale.it/ )

   All’inizio di marzo, quando su internet hanno cominciato a circolare le immagini satellitari che mostravano l’impressionante riduzione delle emissioni di biossido d’azoto provocata dagli effetti del nuovo coronavirus in Cina, molti hanno pensato che questa terribile crisi avrebbe potuto avere almeno un effetto positivo: fermare (o almeno rallentare notevolmente) il cambiamento climatico.

   Le emissioni di gas serra sono direttamente legate alle attività produttive e ai trasporti, ed entrambe le cose sono state fortemente ridotte dalle limitazioni imposte ormai da tutte le principali economie del mondo per fermare la diffusione della pandemia.

   A febbraio le misure adottate dalla Cina hanno provocato una riduzione del 25 per cento delle emissioni di anidride carbonica rispetto allo stesso periodo del 2019: duecento milioni di tonnellate in meno, l’equivalente delle emissioni prodotte in un anno dall’Egitto.

   Tra l’altro, secondo una stima questo ha evitato almeno cinquantamila morti per inquinamento atmosferico, cioè più delle vittime del Covid-19 nello stesso periodo.

  Il rallentamento dell’economia globale potrebbe avere effetti ancora più consistenti. Secondo le ultime previsioni dell’Ocse, nel peggiore degli scenari presi in esame la pandemia potrebbe ridurre la crescita del pil globale nel 2020 dal 3 per cento all’1,5 per cento. Su The Conversation, Glen Peters del Center for International Climate and Environment Research ha calcolato che questo potrebbe comportare una riduzione delle emissioni di anidride carbonica dell’1,2 per cento rispetto al 2019. Visto che dopo la pubblicazione delle stime dell’Ocse le prospettive economiche sono ulteriormente peggiorate, il calo delle emissioni potrebbe essere ancora più marcato.

   Ma se a prima vista questa può sembrare una buona notizia per il clima, le cose appaiono molto diverse se si guarda oltre il breve periodo. Continua a leggere

IL RACCONTO DI NATALE 2019 di Geograficamente quest’anno è dedicato a DINO BUZZATI e al suo romanzo-favola “LA FAMOSA INVASIONE DEGLI ORSI IN SICILIA” (ora anche film di animazione) – Ma lo DEDICHIAMO anche A TUTTI GLI ORSI che nelle nostre montagne vogliono conservare la loro libertà

Immagine dal film-animazione di LORENZO MATTOTTI “LA FAMOSA INVASIONE DEGLI ORSI IN SICILIA”, che si ispira all’omonima favola scritta e illustrata dallo scrittore DINO BUZZATI e pubblicata per la prima volta a puntate sul CORRIERE DEI PICCOLI nei primi mesi del 1945. Film e libro raccontano di quella volta in cui LEONZIO, IL RE DEGLI ORSI, decise di scendere in pianura, invadendo la terra degli uomini. UNA CARESTIA E IL RIGORE DI UN TERRIBILE INVERNO minacciavano il suo clan e, in più, il Re desiderava RITROVARE SUO FIGLIO TONIO, rapito tempo prima da alcuni cacciatori sulle montagne siciliane. Forte di un potente esercito e dell’aiuto di un mago, il Re provò a portare a termine entrambe le missioni e a RENDERE POSSIBILE LA CONVIVENZA TRA UOMINI E ORSI

   Augurando ai nostri affezionati (25) lettori un buon Natale (per questa fine del 2019), Vi proponiamo un autore, Dino Buzzati, che in un “precedente Natale” abbiamo già indicato come lettura; in un racconto (“I sette messaggeri”) che ancora adesso è, in questo blog, “cliccato”, apprezzato.

Immagine dal film-animazione di LORENZO MATTOTTI “LA FAMOSA INVASIONE DEGLI ORSI IN SICILIA”, che si ispira all’omonima favola scritta e illustrata dallo scrittore DINO BUZZATI

   Questa volta proponiamo alcune righe, dal terzo capitolo del libro romanzo-favola, “LA FAMOSA INVASIONE DEGLI ORSI IN SICILIA”; discorrendo poi, con contributi presi dai tanti studiosi, giornalisti e interessati a questo genere di letteratura (fantastica, realistica nel descrivere i nostri sogni e reconditi desideri di andare oltre la realtà), che hanno fatto di Buzzati uno scrittore straordinario del ‘900. E, riteniamo, con rappresentazioni e tematiche che anche le persone del presente e del futuro sentiranno importanti, edificanti, dentro di sè.

CORRIERE DEI PICCOLI (1945) – LA FAMOSA INVASIONE DEGLI ORSI IN SICILIA, di Dino Buzzati è pubblicata per la prima volta a puntate sul CORRIERE DEI PICCOLI (nell’immagine) nei primi mesi del 1945

   Il tema degli orsi è poi assai attuale nel nostro presente: c’è un ritorno dell’orso nelle nostre montagne, e desideriamo che non vengano uccisi e cacciati (come si è tentato di fare con l’orso M49 nella provincia di Trento la scorsa estate).

   Perché sono terre (le montagne) più “loro” che nostre. E convivenze possibili tra attività umane e la presenza-ritorno virtuosa di orsi, lupi, e altri animali selvaggi è possibile e bella. Ma ci fermiamo qui. Buon Natale. (s.m.)

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CORRIERE DEI PICCOLI (1945) – LA FAMOSA INVASIONE DEGLI ORSI IN SICILIA, di Dino Buzzati è pubblicata per la prima volta a puntate sul CORRIERE DEI PICCOLI (nell’immagine) nei primi mesi del 1945

La favola è ambientata in una Sicilia irreale di epoche lontanissime: sulle montagne vivono gli orsi governati dal saggio re Leonzio.

Una terribile carestia e un inverno particolarmente rigido li costringono a scendere a valle dove vivono gli uomini, gli stessi che un giorno rapirono il principino Tonio, figlio del re.

Re Leonzio nutre la segreta speranza di ritrovare Tonio e conduce il suo popolo verso la pianura dove li attende il formidabile esercito del Granduca, tiranno dell’isola.

Grazie a un’abile trovata gli orsi vincono la battaglia e assediano la capitale: il Granduca tiene prigioniero Tonio e lo costringe ad esibirsi come trapezista al Gran Teatro Excelsior; gli orsi irrompono durante uno spettacolo, giustiziano il tiranno e assumono il governo del paese.

Re Leonzio regnerà indisturbato per molti anni ma i suoi orsi, corrotti dai costumi degli uomini, diventeranno invidiosi e violenti.

In una congiura tramata a suo danno dal ciambellano Salnitro, re Leonzio muore, ma prima di andarsene si rivolge al suo popolo chiedendogli – in un commovente addio – di ritornare per sempre sulle cime delle montagne da cui erano partiti. (da https://www.teatrocolla.org/repertorio/la-famosa-invasione-degli-orsi-in-sicilia)

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INTRODUZIONE

“Ecco la storia dei miei orsi. Tanti anni fa, ogni mercoledì, la famiglia di mia sorella veniva a pranzo in casa nostra, cioè della mamma e di noi tre fratelli. Siccome io mi sono sempre divertito a disegnare, una di quelle sere, le nipotine Pupa e Lalla, che avranno avuto undici-dodici anni, mi hanno chiesto: «Zio Dino, perché non ci fai un bel disegno?». Allora ho preso le matite colorate e, chissà perché, mi sono messo a fare una battaglia di orsi e soldati, in un paesaggio di neve. Il disegno, fatto in pochi minuti, era abbastanza rozzo, ma piacque alle mie nipotine. Il mercoledì dopo, naturalmente: «Zio Dino, perché non ci fai un altro dise gno?». E allora ho immaginato che gli orsi della settimana prima avessero vin to la battaglia e fossero entrati nella città di un sultano, o arciduca, o tiranno che fosse. E ho fatto la scena del re degli orsi che entrava nella camera da letto del satrapo, che balzava sbalordito dalle coperte. Dopodiché, ogni settimana era un nuovo disegno. In tutto saranno stati sette otto, fin che le nipotine pen sarono ad altro e la storia rimase lì. Passarono gli anni e proprio nell’ultimo anno di guerra, Emilio Radius, che dirigeva allora il «Corriere dei Piccoli», mi disse: «Perché non mi scrivi una storia per bambini coi disegni relativi? Dovresti saperci fare, io penso». La proposta mi piacque, ma scrivere per bambini è molto più difficile che scrivere per i grandi, i quali più o meno si sa come la pensano.” (Dino Buzzatti)

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(Tanti anni fa la Sicilia fu invasa dagli orsi: guidati dal loro re, Leonzio, vanno alla ricerca dell’orsacchiotto Tonio, sparito molti anni prima. Sulla loro strada si pongono gli uomini: l’esercito del perfido Granduca, gli imbrogli dell’astrologo di corte e mago De Ambrosiis… Il principino Tonio verrà ritrovato ma gli orsi avranno appreso dagli uomini corruzione e malvagità finché, delusi, non torneranno alle loro montagne, nella pace della natura).

……..

C’era, nelle vicinanze, un vecchio castello, ce n’erano molti, anzi, a quel tempo, ma noi vogliam dire precisamente la Rocca Demona, che era tutta in rovina e brutta e piena di bestiacce, ma era il più famoso perché ci abitavano gli spiriti. In tutti gli antichi castelli, voi sapete benissimo, vive di solito un fantasma, al massimo due o tre. Nella Rocca Demona non si contavano neppure, centinaia erano, se non migliaia, nascosti durante il giorno; perfino nei buchi delle serrature.
Ci sono delle mamme che dicono: non riesco a capire che gusto ci sia a raccontare ai bambini le storie degli spiriti; dopo loro si spaventano e si mettono a gridare perché hanno sentito il rumore di un topo. E forse le mamme hanno ragione. Ma bisogna pensare tre cose: prima di tutto che gli spiriti, ammesso che ci siano, non hanno mai fatto male ai bambini, non hanno mai, anzi, fatto male a nessuno; sono gli uomini che vogliono prendere paura; gli spiriti o i fantasmi, se esistono […] sono come il vento, la pioggia, le ombre degli alberi, la voce del cuculo alla sera, cose naturali e innocenti; e probabilmente sono tristi di doversene stare soli soletti in vecchie case malinconiche e disabitate […].
Seconda cosa da dire: che la Rocca Demona non esiste più, non esiste più la città del Granduca, non esistono più gli orsi in Sicilia e la storia è ormai così lontana che non c’è proprio da impressionarsi.
Terzo: che la storia fu proprio così e non la possiamo cambiare. […]
Ora il professore De Ambrosiis, arrabbiatissimo con Re Leonzio e con gli orsi per aver dovuto sprecare uno dei suoi due incantesimi disponibili,1 voleva vendicarsi. E pensò che sarebbe stato magnifico far capitare le belve alla Rocca Demona; ingenui com’erano, alla vista dei fantasmi gli orsi sarebbero rimasti per lo meno morti sul colpo.
Detto fatto De Ambrosiis consigliò a Re Leonzio di condurre le sue bestie, per quella notte, al castello: avrebbero trovato da dormire, da mangiare, da divertirsi. «Io intanto corro avanti a fare i preparativi.»
E corse avanti alla Rocca per mettere sull’avviso i fantasmi. […]
«Fuori, fuori, amici! – gridava il professore correndo per i saloni diroccati già invasi dal crepuscolo. «Sveglia, che arrivano degli ospiti!»
E dai tendaggi polverosi, dalle corazze arrugginite, dai fuligginosi camini, dai vecchi libri, dalle bottiglie, perfino dalle canne dell’organo della cappella uscivano a frotte i fantasmi; brutte facce, a dire la verità, tutt’altro che incoraggianti per chi non avesse pratica. Ma lui, De Ambrosiis, personalmente se ne rideva, lui era di famiglia. […]
Mezzanotte, l’ora delle fate! Dalla torre più alta lo spirito di un antico orologio, ormai completamente scassato, mandò dodici flebili «deng! deng!» e nugoli di pipistrelli si staccarono dalle volte cadenti sparpagliandosi per il castello. Proprio in quel momento Re Leonzio, alla testa del suo popolo, si inoltrava negli androni desolati, meravigliandosi di non trovare luci accese, né tavole imbandite, né orchestre di musicanti […].
Altro che musicanti!
Da una grande ragnatela che pendeva in un angolo si staccarono, avanzando verso Leonzio, una dozzina di spettri che mugolavano e facevano boccacce.
Gli orsi, bestie ingenue – aveva pensato De Ambrosiis – avrebbero preso una paura d’inferno. Ma il calcolo era sbagliato. Proprio perché semplici e ingenui, gli orsi guardarono quelle strane apparizioni con curiosità e nient’altro. Perché spaventarsi? Non avevano denti, né zanne, né unghie. E le loro voci sembravano quelle della civetta.
«Toh, guarda i lenzuoli che ballano da soli!» esclamò un orsacchiotto.
«E tu, bel fazzolettino, perché giri a quel modo?» chiese un’altra belva a un pallido spiritello che roteava all’altezza del suo muso.
Ma ecco gli spiriti arrestarsi, smettere i mugolii e le smanie.
«Chi si vede?» grida uno di essi con voce fioca ma ansiosa, cambiando completamente tono. «Il nostro buon Re! Ma come? Non mi riconosci?»
«Non saprei … veramente …» fece Leonzio interdetto.
«Sono Teofilo,» disse lo spirito e quindi, indicando i compagni: «Ed ecco Gedeone, Bofis, Zampetta, Nasone, i tuoi orsi fedeli, non li riconosci?»
E finalmente il Re li riconobbe. I suoi orsi caduti in battaglia erano già trasformati in fantasmi. Rifugiatisi al castello, si erano subito fatti amici i fantasmi degli uomini e vivevano in buona compagnia. Ma come erano cambiati! Dov’era più il loro simpatico muso, le potenti zampe, la sontuosa pelliccia? Si erano fatti diafani, molli, pallidi, veli evanescenti!
«Orsi miei bravi!» disse Leonzio commovendosi, e tese le zampe.
Si abbracciarono o almeno cercarono di abbracciarsi, perché la cosa non è facile tra un orso in carne ed ossa e un fantasma fatto di materia impalpabile. Intanto arrivavano altri orsi da una parte, altri fantasmi dall’altra. Tra scoppi di risa ed esclamazioni di gioia avvenivano nuovi riconoscimenti. Anche gli spiriti degli uomini, passato il primo imbarazzo, accorrevano festosamente. Non pareva vero agli spettri che ci fosse finalmente un’occasione per fare un po’ d’allegria. Accesi dei falò si iniziarono senz’altro le danze ai suoni di un’improvvisata orchestrina: c’era il violoncello, il violino e il flauto, senza parlare dei cantanti e dei ballerini. […]
Ballarono, cantarono e si vollero bene, orsi e fantasmi. Un vecchissimo spettro, portando al colmo la gioia, andò a scovare nelle cantine del castello, fra mucchi di scheletri, ragni e topi grandissimi, un’antica botticella di vino che neppure il Granduca ne possedeva di uguali. Leonzio, come Re, dopo aver partecipato al primo girotondo, preferì appartarsi col fantasma di Teofilo, ch’era stato orso saggio e prudente. E con lui discusse a lungo la situazione, e le possibilità o meno di ritrovare il figliolo rapito.
«Ah, il tuo Tonio!» disse a questo punto Teofilo. «Mi dimenticavo di dirti! Lo sai che ne ho avuto notizia? Lo sai che si trova al T…».
Non poté finire la parola. Deng! deng! deng! fece lo spirito dell’antico orologio. Le tre di notte! L’ora del cessato incantesimo! Di un subito i fantasmi si dissolsero come il vapore che esce dalle pentole, si trasformarono in una nebbiolina leggera che tremolò un poco nei saloni con leggeri sussurri e poi sparì anche quella.
Leonzio avrebbe pianto di rabbia. E pensare che stava per sapere dov’era il suo Tonio! Ma bisognava rassegnarsi. Sarebbe stato inutile aspettare la notte successiva. Perché una legge stabilisce che i fantasmi non possono farsi vedere più di una volta all’anno.

(Dino Buzzati, La famosa invasione degli orsi in Sicilia, Mondadori)

(tratto da http://libropiuweb.mondadorieducation.it/)

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La trama

Il libro narra delle vicende di un gruppo di orsi che vive sulle montagne della Sicilia sotto il comando di re Leonzio. Durante un inverno particolarmente rigido gli orsi si trovano senza cibo, e decidono quindi di invadere il Granducato di Sicilia per sopravvivere; Leonzio spera anche di ritrovare il figlio Tonio, rapito dai cacciatori alcuni anni prima.

   Il Granduca manda il suo esercito contro gli orsi, la cui inferiorità è netta: gli animali sarebbero spacciati se non fosse per l’intervento del loro più valoroso e forte guerriero, l’orso Babbone, che mette in fuga i soldati nemici lanciando loro addosso delle enormi palle di neve. Gli orsi banchettano nel campo nemico, dove incontrano il professor De Ambrosiis, stregone ed ex-astrologo di corte del Granduca da lui licenziato per aver previsto la caduta del suo regno. Costui possiede una bacchetta magica, che può però essere utilizzata solo due volte e che egli conserva per guarirsi nel caso si ammalasse; il professor De Ambrosiis è però costretto a compiere un incantesimo per salvare gli orsi e se stesso dall’attacco dell’esercito di cinghiali del Sire di Molfetta, cugino e alleato del Granduca: questo incantesimo consiste nel far gonfiare i cinghiali fino a farli poi esplodere in cielo.

   Dopo diverse peripezie gli orsi giungono alla capitale del Granducato, dove sperano di trovare cibo in abbondanza. Dopo una prima giornata di combattimenti infruttuosi, gli animali hanno la meglio grazie alle geniali invenzioni dell’orso Frangipane, che permettono loro di entrare in città. Leonzio e alcuni suoi fedeli irrompono nel teatro Excelsior, dove il Granduca, tenuto dai suoi collaboratori all’oscuro della reale situazione, sta assistendo allo spettacolo conclusivo della serata: Tonio, costretto a esibirsi come equilibrista. Leonzio riconosce immediatamente il figlio e si lancia verso di lui, ma il Granduca spara all’orsacchiotto ferendolo mortalmente. I compagni di Leonzio uccidono il Granduca, mentre il professor De Ambrosiis, pur con estrema riluttanza, usa il secondo e ultimo incantesimo della sua bacchetta magica per guarire Tonio. Inizia così il regno di Leonzio sulla città, all’insegna della pacifica convivenza tra orsi e uomini.

   Col passare degli anni, però, gli orsi cominciano a corrompersi, assumendo abitudini umane come l’indossare vestiti e il bere. Il ciambellano, l’orso Salnitro, è al centro di questo processo: distratta l’attenzione di Leonzio con la costruzione di un monumento in suo onore, Salnitro apre una bisca (nella quale Leonzio sorprende il figlio Tonio) e organizza feste sfrenate in un palazzo nascosto, rubando poi al professor De Ambrosiis una seconda bacchetta magica che questi si era costruito. Il ciambellano, nella sua sete di potere, giunge a ferire mortalmente Leonzio quando questi, insieme ai suoi fedeli, esce in mare per combattere un terribile serpente marino che minaccia la città; Salnitro viene però immediatamente ucciso dall’orso Gelsomino, l’unico a essersi accorto delle sue macchinazioni.

   Sul letto di morte re Leonzio chiede agli orsi di lasciare la città e le ricchezze che li hanno corrotti e di tornare alle montagne, dove ritroveranno la pace d’animo; gli animali rispettano la sua volontà, abbandonando per sempre gli uomini.

(da https://it.wikipedia.org/wiki/La_famosa_invasione_degli_orsi_in_Sicilia )

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BIOGRAFIE – DINO BUZZATI nasce nel 1906 a SAN PELLEGRINO, vicino a BELLUNO. Frequenta il liceo a MILANO dove vive e si laurea in Giurisprudenza. Nel 1928 entra nella redazione del CORRIERE DELLA SERA, presso cui lavorerà per tutta la vita e per il quale rivestì i ruoli di corrispondente di guerra, inviato, critico d’arte ed elzevirista. Nel 1933 esce il primo romanzo, BÀRNABO DELLE MONTAGNE, in cui da subito emerge la vena fantastica che caratterizzerà il suo lavoro, nonché il LEGAME FORTE FRA BUZZATI E LA MONTAGNA. Segue nel 1935 IL SEGRETO DEL BOSCO VECCHIO, anch’esso ambientato tra le amate montagne (Buzzati era un provetto scalatore e sciatore). La notorietà arriva nel 1940 con il romanzo IL DESERTO DEI TARTARI che dà il via a una intensa produzione: nel 1942 escono i racconti, I SETTE MESSAGGERI, e tre anni dopo LA FAMOSA INVASIONE DEGLI ORSI IN SICILIA (1945). Adatta per il TEATRO alcune novelle e si dedica intensamente anche all’attività di PITTORE: la sua prima esposizione personale si tiene nel 1958 (da cui nascono LE STORIE DIPINTE); lo stesso anno in cui vince il premio Strega con l’antologia dei SESSANTA RACCONTI. La SCRITTURA FATTA DI PAROLE E IMMAGINI resta un leitmotif della sua carriera, come la rilettura in chiave contemporanea di Orfeo e Euridice in POEMA A FUMETTI del 1969 o la saga popolare di ex voto dedicati a Santa Rita ne I MIRACOLI DI VAL MOREL del 1970. Nel 1963 pubblica il suo ultimo romanzo, UN AMORE, a cui fanno seguito diverse raccolte di racconti e di testi giornalistici. Si spegne a Milano nel 1972, colpito da un male incurabile. (da https://www.leggendoleggendo.it/ )

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ALESSIA TERRUSI, Università degli Studi di Pisa (1/6/2017)

“LA FAMOSA INVASIONE DEGLI ORSI IN SICILIA DI DINO BUZZATI”: UNA FIABA-ROMANZO  TRA TESTO E IMMAGINI D’AUTORE

   La perdita, la quête, le battaglie, gli inganni e gli opposti schieramenti. Dagli scontri epici dell’Orlando furioso e della Gerusalemme liberata alla guerra tra orsi e uomini, montagna e pianura, selvaggi e civilizzati. Dagli intermezzi del coro nelle tragedie greche alle incursioni in rima a segnare il passaggio da uno scenario narrativo all’altro. Tutto questo è La famosa invasione degli orsi in Sicilia, che Dino Buzzati pubblicò per Rizzoli nel dicembre 1945 e che troppo spesso, ancora oggi, viene confinato ai margini della sua produzione.

   Eppure Buzzati era consapevole che proprio quel piccolo volume da lui stesso illustrato poteva essere uno strumento di guida e un ponte per il lettore che non era più bambino, ma non ancora adulto. “Essere proposto per la lettura nelle scuole è assolutamente il massimo della soddisfazione” (Albertazzi, 1979/1992), questo il desiderio più recondito – e in fondo meno stupefacente – dell’autore delle peripezie degli orsi.

   Narrare e al tempo stesso educare è la cifra di Buzzati a partire dal Deserto dei Tartari (1940) fino a Poema a fumetti (1969): l’immaginario, il disegno della stessa mano dell’autore, il motivo ricorrente del mostro come portatore di valori contrari a quelli della morale, tutto concorre a fare di Buzzati un autore dalle grandi potenzialità scolastiche.

   Anche quando, ne “La famosa invasione degli orsi in Sicilia”, decide di cimentarsi in un’opera non ascrivibile a un genere specifico ma classificabile entro un insieme a sé, autonomo e aperto, denominabile fiaba-romanzo. Il libro, in realtà, consisteva in undici puntate pubblicate sul Corriere dei Piccoli tra il gennaio e l’aprile del 1945.

   Originariamente il racconto era diviso in due parti, “La famosa invasione degli orsi” e “Vecchi orsi addio!”, ma non venne mai concluso perché il “Corrierino”, nel frattempo, cessò le pubblicazioni. Era, di fatto, un’altra opera: il granduca regnava sulla Maremma, non c’erano le filastrocche, la descrizione dei personaggi e degli ambienti, e la vicenda in sé era nel complesso più tetra, triste, mogia. Infine, era scomparsa la divisione in due parti che sembrava già presagire, come si diceva, la doppia natura de La famosa invasione degli orsi in Sicilia di fiaba e di romanzo.

   Con la prima condivide la struttura narrativa imperniata sulle funzioni di VLADIMIR PROPP (1928/1980), le esigenze pedagogiche, la struttura narrativa, l’inscindibile legame con le figure; del secondo riprende l’ambientazione immaginaria (e specificamente fantastica), l’uso dei personaggi come simbolo del reale colto nella sua dimensione astorica, l’incredibile capacità di veicolare contenuti su più fronti e di attivare la “partecipazione interpretativa” (Golfetto, 2010) ed emotiva del lettore.

  1. BUZZATI E LA FIABA

Le fiabe per bambini sono mai state concepite e inventate per bambini? Io non lo credo affatto e non sottoscrivo il principio generale che si debba creare qualcosa di specifico appositamente per loro. Ciò che fa parte delle cognizioni e dei precetti tradizionali da tutti condivisi viene accettato da grandi e piccoli, e quello che i bambini non afferrano e che scivola via dalla loro mente, lo capiranno in seguito quando saranno pronti ad apprenderlo. È così che avviene con ogni vero insegnamento che innesca e illumina tutto ciò che era già presente e noto.

   Così si esprimeva JACOB GRIMM in una lettera personale venuta alla luce solo di recente e pubblicata da Zipes (2012, p. 7). Le fiabe, secondo i filologi e narratori tedeschi, non andavano edulcorate, ma dovevano mantenere quei particolari realistici e talvolta cruenti che le rendevano, in ogni posto, cultura intrinseca di una comunità. Già i Grimm, inoltre, ponevano l’accento sulla stretta rilevanza tra fiaba e insegnamento, fiaba e “cognizione”.

   In pratica, era noto e quasi “naturale” che la fiaba insegnasse “precetti tradizionali” senza edulcorarli, che insomma narrasse la realtà senza intiepidirne i retroscena più crudi. Tuttavia, l’intuizione dei Grimm fu osteggiata dal pubblico al punto da costringere i fratelli a revisionare le fiabe e pubblicarne una versione addomesticata nel 1857. Prendeva corpo proprio il principio contro cui si era scagliato Jacob, ovvero che le fiabe per bambini fossero concepite appositamente per i bambini. Ciò che era condiviso da tutti veniva relegato a una dimensione infantile, artificiale e, come tale, sempre meno letteraria. Dovranno passare settant’anni prima che Vladimir Propp pubblichi la Morfologia della fiaba (1928) in cui, per la prima volta, si dà una scansione precisa e di taglio disciplinare alla fiaba. (ALESSIA TERRUSI) (continua su:

http://cejsh.icm.edu.pl/cejsh/element/bwmeta1.element.desklight-0c02787d-86c0-4bfe-bd95-7a68417a259f/c/10.pdf)

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LA GENESI DI UN’OPERA

   Come molti altri classici per l’infanzia, LA FAMOSA INVASIONE DEGLI ORSI IN SICILIA viene creato per due bambine, Pupa e Lalla, nipoti di Dino Buzzati. La genesi è un disegno di alcuni orsi da cui scaturirà la storia, pubblicata per la prima volta nel 1945 in una versione a puntate sul Corriere dei Piccoli , e poi raccolta in un volume unico l’anno stesso. È la prima volta che Buzzati si cimenta con l’infanzia inventando uno dei primi libri per bambini nel nostro Paese, concepito con una indissolubile relazione fra immagini e parole tipica del suo DNA.

   Uno scrittore per immagini Dino Buzzati si è sempre definito provocatoriamente prima pittore e poi scrittore e le incursioni del disegno nella sua opera letteraria sono molteplici: Le storie dipinte (1958), Poema a fumetti (1969), I miracoli di Val Morel (1970). La famosa invasione degli orsi in Sicilia si compone di dodici capitoli (più una presentazione dei personaggi e delle scene), ognuno segnato da un disegno al tratto di apertura, una illustrazione centrale a colori accompagnata ogni volta da una “spiega”, un breve testo incastonato graficamente dentro uno spazio-didascalia (disegnato anch’esso). Le immagini non decorano l’opera ma ne sono una parte integrante: in molti punti danno corpo al testo stesso, rivelando dettagli omessi dalla narrazione o completando alcune parti del discorso.

   Buzzati sembra molto interessato alla complicità con il lettore bambino e, in questo senso, il dialogo fra parola e figura è sostanziale.  Lo interpella spesso direttamente, lo richiama a partecipare (come nell’indovinello del capitolo in cui Re Leonzio ritrova il figlioletto Tonio) e lo stuzzica attraverso un continuo cambio di registri. La prosa si alterna ai versi, le rime giocose  di una ballata, da leggere a voce alta, quasi da declamare,  come a teatro.

(vedi tutto il testo da:

https://www.leggendoleggendo.it/wp-content/uploads/2019/10/buzzati_invasione_orsi_scheda.pdf)

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LORENZO MATTOTTI HA PORTATO AL CINEMA ‘LA FAMOSA INVASIONE DEGLI ORSI IN SICILIA’ DI DINO BUZZATI – LORENZO MATTOTTI, classe 1954, è un famoso illustratore e fumettista italiano, molto noto anche negli STATI UNITI (grazie alle numerose copertine disegnate per THE NEW YORKER) e in FRANCIA. Attivo dalla fine degli anni Settanta, MATTOTTI HA GIÀ LAVORATO NEL MONDO DEL CINEMA. Nel 2004, ha disegnato la locandina e si è occupato degli inserti animati del film corale EROS diretto da MICHELANGELO ANTONIONI, WONG KAR-WAI e STEVEN SODERBERGH. Ha partecipato al film animato a episodi PEUR(S) DU NOIR (2007) e ha collaborato al lungometraggio d’animazione PINOCCHIO (2012) di Enzo D’Alò. Il suo STILE INCONFONDIBILE, luminoso, essenziale ed estremamente evocativo, corposo e avvolgente, è stato anche il protagonista del manifesto ufficiale di Cannes 2000 e Venezia 75 (da https://www.nientepopcorn.it/)

IL FILM DI ANIMAZIONE DI LORENZO MATTOTTI

UN DOLCE GOTICO: “LA FAMOSA INVASIONE DEGLI ORSI IN SICILIA”

di MARCO BELPOLITI, di https://www.doppiozero.com/ 7/11/2019

   Un intrico di linee nere, così fitte che lasciano appena intravedere qualcosa là dietro, che si muove: animali, uomini oppure mostri? Siamo nel bosco, Continua a leggere