TORNADI E CATASTROFI NATURALI (Firenze, la RIVIERA DEL BRENTA): nella ricostruzione si ripensa l’economia di un’AREA – Il TURISMO DIFFUSO progetto possibile in tutte le regioni italiane – Nel NORDEST il VOLANO DELLE VILLE VENETE tra arte, paesaggio, economia manifatturiera e agroalimentare

FIRENZE, 2 AGOSTO 2015 - Tre palazzi completamente evacuati, MILIONI DI DANNI, CENTINAIA DI ALBERI CADUTI. FIRENZE SUD E BAGNO A RIPOLI SONO LE ZONE PIÙ COLPITE DALLA TREMENDA TROMBA D'ARIA CHE HA MESSO INTERE STRADE IN GINOCCHIO nella serata di SABATO 1 AGOSTO, INTORNO ALLE 20. Il cielo nero, il buio che cala in anticipo intorno alle 19.30. E poi LA FORZA DELLA TEMPESTA CHE SRADICA ALBERI, CARTELLI STRADALI, PALI DELLA LUCE. SONO UNA VENTINA I FERITI. Uno è grave. Si tratta di un ragazzo a cui è caduto un grosso ramo in testa. E' un bilancio pesantissimo quello che la città paga. Non si contano le strutture anche pubbliche che hanno riportato danni anche gravi. L'alba del giorno dopo è tremenda. Con la luce del sole il disastro è chiaro agli occhi di tutti. (…) (da “la Nazione”, 3/8/2015)
FIRENZE, 2 AGOSTO 2015 – Tre palazzi completamente evacuati, MILIONI DI DANNI, CENTINAIA DI ALBERI CADUTI. FIRENZE SUD E BAGNO A RIPOLI SONO LE ZONE PIÙ COLPITE DALLA TREMENDA TROMBA D’ARIA CHE HA MESSO INTERE STRADE IN GINOCCHIO nella serata di SABATO 1 AGOSTO, INTORNO ALLE 20. Il cielo nero, il buio che cala in anticipo intorno alle 19.30. E poi LA FORZA DELLA TEMPESTA CHE SRADICA ALBERI, CARTELLI STRADALI, PALI DELLA LUCE. SONO UNA VENTINA I FERITI. Uno è grave. Si tratta di un ragazzo a cui è caduto un grosso ramo in testa. E’ un bilancio pesantissimo quello che la città paga. Non si contano le strutture anche pubbliche che hanno riportato danni anche gravi. L’alba del giorno dopo è tremenda. Con la luce del sole il disastro è chiaro agli occhi di tutti. (…) (da “la Nazione”, 3/8/2015)

   Il violento nubifragio (e con tromba d’aria) che c’è stato a Firenze sabato sera 1° agosto, ripropone la questione dei modi possibili per difendersi da eventi meteorologici pericolosi, dannosi, disastrosi. E, senza togliere nulla a quel che è accaduto di sicuramente grave a Firenze, vogliamo qui riprendere l’episodio (per fare delle considerazioni e proposte) della tromba d’aria che ha disastrosamente interessato la Riviera del Brenta (tra Padova e Venezia) mercoledì 8 luglio verso le 17.30 (nei comuni di Dolo e Mira, con un morto e trenta feriti).

   Un mix allarmante di caldo, umidità e venti provenienti da tre direzioni diverse che si sarebbero di lì a poco scontrati trasformandosi in un tornado. Oltre 17 milioni di danni: 10 milioni sul patrimonio immobiliare e sette sui beni mobili. Tra le tante cose la tromba d’aria che ha colpito la Riviera del Brenta ha pure duramente colpito il patrimonio artistico (le ville venete) per il quale la zona è famosa nel mondo: Villa Fini è stata resa al suolo; Villa Ducale, Villa Caggiano, barchesse e pertinenze tra Dolo e Sambruson, sono finite nel vortice. Un patrimonio di grande valore sembra compromesso per sempre.

TORNADO IN RIVIERA - Come un terremoto molto forte: il TORNADO che l’8 luglio ha colpito la RIVIERA DEL BRENTA nel veneziano nei comuni di DOLO e MIRA
TORNADO IN RIVIERA – Come un terremoto molto forte: il TORNADO che l’8 luglio ha colpito la RIVIERA DEL BRENTA nel veneziano nei comuni di DOLO e MIRA

   Che fare allora con questi “eventi naturali”, le trombe d’aria, i tornadi, i violenti nubifragi??  Certo, prevenire, garantire la sicurezza delle persone in primis. E pare proprio che il più delle volte si riesca a prevederli questi eventi (in questo post parliamo di due persone che la tromba d’aria sulla Riviera del Brenta la avevano individuata prima che “scoppiasse”: una “cacciatrice di tornado”, Valentina Abinanti, e un meteorologo, Alessio Grosso con il suo sito “Meteolive.it”, www.meteolive.leonardo.it/).

   Fenomeni come questi, dopo periodi di caldo eccessivo, sono intuibili anche nell’esperienza popolare. E da un punto di vista scientifico, chi li studia (questi accadimenti meteorologici disastrosi), oltre ai dati matematici e scientifici, si fanno aiutare pure dalle esperienze passate, dalla statistica, dalla tipologia del territorio.

VILLA FINI COM'ERA E COM'E' ADESSO - LA TROMBA D'ARIA ha letteralmente raso al suolo la Villa, nota storicamente come VILLA SANTORINI-TODERINI-FINI, risalente almeno a 4 secoli fa. Oggi era un noto ristorante della zona. Completamente raso al suolo da un tornado che, in base a questo tipo di danni, può essere classificabile come un F3 SULLA SCALA FUJITA, CON VENTI SUPERIORI AI 220KM/H. In base a tutte le foto, proprio la classificazione dei danni del livello F3 della Scala Fujita sembra inquadrare meglio di tutti l’evento veneziano: “Danni gravi. Asportazione tegole o abbattimento di muri di case in mattoni; ribaltamento di treni; sradicamento di alberi anche in boschi e foreste; sollevamento di auto pesanti dal terreno“.
VILLA FINI COM’ERA E COM’E’ ADESSO – LA TROMBA D’ARIA ha letteralmente raso al suolo la Villa, nota storicamente come VILLA SANTORINI-TODERINI-FINI, risalente almeno a 4 secoli fa. Oggi era un noto ristorante della zona. Completamente raso al suolo da un tornado che, in base a questo tipo di danni, può essere classificabile come un F3 SULLA SCALA FUJITA, CON VENTI SUPERIORI AI 220KM/H. In base a tutte le foto, proprio la classificazione dei danni del livello F3 della Scala Fujita sembra inquadrare meglio di tutti l’evento veneziano: “Danni gravi. Asportazione tegole o abbattimento di muri di case in mattoni; ribaltamento di treni; sradicamento di alberi anche in boschi e foreste; sollevamento di auto pesanti dal terreno“.

   Forse quel che manca davvero (è mancato) è il diritto ad essere informati da parte della popolazione in una fascia di territorio prevedibile e in un tempo orario sufficientemente preventivo rispetto al possibile accadimento del fenomeno. Cellullari, messaggi sms…(vista la diffusione assai larga dello strumento) potrebbero aiutare a mettere in guardia, difendersi, da eventi di tal genere (già questo metodo di avvertire le persone accade in alcune città dove il Comune e la Protezione Civile lo usano in caso di inondazioni o eventi similari).

   Un contesto del tutto particolare, nella prevenzione e nell’avvertire la popolazione, sono i terremoti: in questo caso è previsto che ogni ente non possa diffondere alcuna notizia preventiva senza l’autorizzazione del Dipartimento della Protezione Civile. Ma per i terremoti andiamo in un campo più delicato e, se si vuole, più controverso (pensiamo al caso dell’Aquila e di chi aveva previsto con una certa sicurezza l’evento sismico del 6 aprile 2009, ma era stato denunciato per procurato allarme; e dall’altra, nell’ottobre 2012, i sette membri della Commissione Grandi Rischi che sono stati condannati a sei anni di reclusione e all’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici per omicidio colposo per non aver avvertito la popolazione di quel terribile terremoto).

IL FORMARSI DEL TORNADO (dal sito www.diegocavalli.it/)
IL FORMARSI DEL TORNADO (dal sito http://www.diegocavalli.it/)

   Tornando all’informazione possibile sui tornado, sulle trombe d’aria, è opinione di chi conosce questi eventi che tre giorni prima del fenomeno si può già intuire, prevedere il loro accadimento: nel caso della Riviera del Brenta la tipologia dell’ incontro di venti freddi da nord e caldi da sud presupponevano che lì l’ondata di maltempo sarebbe stata più cruenta (con il caldo intenso e l’umidità che c’era, e la statistica che aiuta a prevedere il fatto).

   Un altro tema che si pone sempre nel caso di eventi naturali disastrosi, è il “dopo”, cioè come rimediare ai quasi sempre assai gravi danni che si son verificati: cioè si parla delle risorse finanziarie per rimediare all’evento dannoso, danni a cose sia private che pubbliche, edifici, beni mobili e immobili, il territorio devastato.

   Finora tutto si è basato su finanziamenti che le Regioni chiedono al Fondo assegnato alla Protezione Civile, a spese straordinarie con stanziamenti governativi, a finanziamenti regionali, anche a meritorie raccolte di fondi tra i cittadini. In merito ai soldi che servono, si sta facendo strada l’idea (che se ne parla ma finora non la si realizza) di un’assicurazione contro questi rischi, che veda coinvolti nella raccolta fondi per “coprire il premio assicurativo”, tutti i cittadini, indistintamente dal rischio ambientale del proprio territorio (ciascuno di noi), gli enti locali, lo Stato. Associare lo Stato, le compagnie assicurative e gli assicurati (i cittadini) in un “progetto assicurativo” che garantisca a chi subisce danni materiali un indennizzo tale da rimediare ai danni procurati dell’eventi naturale. Non più ragionare sulle emergenze, sull’ “accaduto”, ma garantire prima una sicurezza finanziaria alla ricostruzione, alla ripresa.

nella foto VALENTINA ABINANTI - Dopo il l’episodio del tornado a Mira e Dolo del 7 luglio scorso nel Veneziano, LA CACCIATRICE DI TORNADO ITALIANA VALENTINA ABINANTI, oltre ad aver vissuto e documentato con foto l’evento di Mira e Dolo ha realizzato una guida molto utile ed interessante su come si formano i Tornado, come si riconoscono e come comportarsi in caso di un evento tornadico. La presente guida in formato PDF è scaricabile per chiunque voglia informarsi adeguatamente ed in modo corretto su questi eventi - LINK al file PDF: Guida sui Tornado: Cosa sono, Come si Formano e Come Comportarsi in caso di Tornado.
nella foto VALENTINA ABINANTI – Dopo il l’episodio del tornado a Mira e Dolo del 7 luglio scorso nel Veneziano, LA CACCIATRICE DI TORNADO ITALIANA VALENTINA ABINANTI, oltre ad aver vissuto e documentato con foto l’evento di Mira e Dolo ha realizzato una guida molto utile ed interessante su come si formano i Tornado, come si riconoscono e come comportarsi in caso di un evento tornadico. Qui sotto il link della guida in formato PDF, scaricabile per chiunque voglia informarsi adeguatamente ed in modo corretto su questi eventi.

   LINK al file PDF: Guida sui Tornado: Cosa sono, Come si Formano e Come Comportarsi in caso di Tornado.

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   Quel che ha impressionato di più l’opinione pubblica e i mass-media del disastro del tornado dell’8 luglio sulla Riviera del Brenta, è stata la distruzione di una villa veneta (Villa Fini) che è stata letteralmente rasa al suolo dalla tromba d’aria. Con la promessa del presidente della Regione Veneto di ricostruirla pari pari a com’era (ma si può ricostruire con le stesse caratteristiche, lo stesso “spirito”, un manufatto artistico come una villa della metà del seicento?… forse sì, forse no… a Venzone nel Friuli ci son riusciti per la cattedrale distrutta dal terremoto del maggio 1976)).

   Nel percorso finale del fiume Brenta, da Padova a Venezia, il fiume in effetti vede la presenza di tanti capolavori dell’arte architettonica veneta. Ma tutto il Nordest è ricco di ville (ma in qualsiasi altra parte d’Italia capolavori architettonici esistono, danno il senso ai luoghi…).

   Tra Veneto e Friuli c’è un patrimonio di oltre 4 mila ville, 4.238 edifici per l’esattezza, di cui 3.803 in Veneto e 435 in Friuli Venezia Giulia. Solo il 14% è di proprietà pubblica o di enti ecclesiastici e l’86% è in mano ai privati. Mille e 900 sono dimore vincolate, oggi oltre l’80% è in buono stato.

   l’IRVV, l’istituto che si occupa della valorizzazione e conservazione delle ville venete (http://www.irvv.net/nc/it/ ) sottolinea anche il valore economico del patrimonio “villa veneta”.

   E’ sicuramente necessario, auspicabile, dare a questo grandioso patrimonio di ville (e ai paesaggi che, più male che bene, si riescono a conservare intorno ad esse) un valore economico, turistico, ma non solo: in condivisione e rapporto tra “pubblico” e “privato”, di ricerca universitaria e formazione culturale; di realizzazione di convegni su temi del lavoro; di esperienze agricole e botaniche nel vasti parchi e giardini che molte di esse hanno…

La foto scattata da Valentina Abinanti testimonia la furia del tornado che si è abbattuto tra Dolo e Mirano (da "La Stampa ")
La foto scattata da Valentina Abinanti testimonia la furia del tornado che si è abbattuto tra Dolo e Mirano (da “La Stampa “)

   Rispetto a zone turistiche europee dove il paesaggio diffuso, e il corso di un fiume, “incontra” manufatti di grande valore, come nella VALLE DELLA LOIRA (i castelli…), da noi ogni organizzazione economica, turistica, di studio, di ricerca…è tutto allo stato di improvvisazione, a volte c’è il nulla più assoluto sulle possibilità che può offrire questo patrimonio architettonico-artistico (solo da qualche anno è stata abbozzata in Regione Veneto una “Carta dei servizi” per una serie di offerte di tipo turistico).

   Anche eventi difficili, disastrosi, come un tornado, potrebbero esser motivo di provare a iniziare un percorso diverso, di valorizzazione territoriale virtuosa, che finora non c’è stato. (s.m.)

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VILLE VENETE, IL TESORO FRAGILE E PREZIOSO DOVE ABITA LA STORIA

di Eleonora Vallin, da “Il Mattino di Padova” del 26/7/2015 Continua a leggere

“torneranno i prati”: il film di ERMANNO OLMI sulla GRANDE GUERRA – Un DRAMMA ANCORA SOSPESO, nei luoghi di allora e adesso e nelle giovani vittime di soli cento anni fa – Il terribile sacrificio di inutile dolore e morte di giovani europei, nelle nostre MONTAGNE ha lasciato stupendi resti di GALLERIE, SENTIERI, TRINCEE ed altri manufatti, da visitare, da conservare

Immagine dal film di Ermanno Olmi "torneranno i prati"
Immagine dal film di Ermanno Olmi “torneranno i prati”

   torneranno i prati, il film di Ermanno Olmi sulla Grande Guerra, è nei cinema dal 6 novembre, ma già da subito è stato valutato come un’opera “importante” in tanti Paesi: il 5 novembre è stato infatti proiettato in anteprima al Quirinale e in quasi altri cento paesi dei cinque continenti, in ambasciate, consolati, istituti di cultura, ad Amsterdam, Tashkent, Città del Capo, Parigi, Jakarta, Teheran, Boston, Seul, New York, Mosca, Buenos Aires, Wellington… Forse perché la Grande guerra fu il primo evento globale della storia dell’uomo, e forse anche perché è ancora una tematica storica, oltre che dolorosa, anche “irrisolta”, un dramma sospeso per tutti quelli che lo studiano, lo rievocano, vedono le conseguenze sul territorio: ad esempio i “segni” rimasti nelle Alpi, nelle Dolomiti, come qui vogliamo provare a parlare; partendo appunto dall’intenso, bellissimo ed emozionante film di Ermanno Olmi.

LA GRANDE GUERRA - Dal 1914 al 1918, il primo conflitto mondiale del Novecento scaraventa in trincea oltre 65 MILIONI DI MILITARI. Di questi, poco meno di 10 MILIONI MUOIONO IN BATTAGLIA O IN PRIGIONIA per ferite e malattie, mentre è altissimo il numero di chi rimane ammalato, mutilato o invalido. TRA I CIVILI si verificano non meno di 30 MILIONI DI DECESSI PER CAUSE DI GUERRA (solo in Russia, dove nel 1914 avviene il GENOCIDIO DEL POPOLO ARMENO, si registrano 13 milioni di morti), stenti e malattie, tra cui la terribile INFLUENZA “SPAGNOLA”, che in Europa uccide sei milioni di persone (soprattutto vecchi, donne e bambini). Alla fine della guerra crollano gli imperi e sorgono le nazioni, mentre la società mondiale entra definitivamente nell’era contemporanea, segnata dall’avvento delle tecnologie, della produzione industriale, dei movimenti di massa, delle dittature e delle ideologie. (da http://www.grandeguerra.ccm.it/  )
LA GRANDE GUERRA – Dal 1914 al 1918, il primo conflitto mondiale del Novecento scaraventa in trincea oltre 65 MILIONI DI MILITARI. Di questi, poco meno di 10 MILIONI MUOIONO IN BATTAGLIA O IN PRIGIONIA per ferite e malattie, mentre è altissimo il numero di chi rimane ammalato, mutilato o invalido. TRA I CIVILI si verificano non meno di 30 MILIONI DI DECESSI PER CAUSE DI GUERRA (solo in Russia, dove nel 1914 avviene il GENOCIDIO DEL POPOLO ARMENO, si registrano 13 milioni di morti), stenti e malattie, tra cui la terribile INFLUENZA “SPAGNOLA”, che in Europa uccide sei milioni di persone (soprattutto vecchi, donne e bambini). Alla fine della guerra crollano gli imperi e sorgono le nazioni, mentre la società mondiale entra definitivamente nell’era contemporanea, segnata dall’avvento delle tecnologie, della produzione industriale, dei movimenti di massa, delle dittature e delle ideologie. (da http://www.grandeguerra.ccm.it/ )

   Per l’Italia la guerra (iniziata 10 mesi dopo, a fine maggio 1915, la dichiarazione di guerra dell’impero austro-ungarico al Regno di Serbia) è all’inizio un tentativo, una speranza, di guerra di pochi, giorni, settimane: all’inizio estate del 1915 c’è l’attacco principale sul Carso e lungo l’Isonzo in direzione di Trieste e Lubiana, in previsione di uno sfondamento decisivo verso l’interno dello schieramento avversario. Le Armate Austro-Ungariche reggono pressoché ovunque gli assalti italiani, che vengono in genere respinti con gravi perdite.

   Finisce pertanto fin dall’inizio l’idea che c’era di una “guerra breve” e anche sul fronte italo-austriaco il conflitto acquista le caratteristiche della guerra di trincea, fatta di resistenza, logoramento, speranza che il nemico, l’ ”altro” cedesse; nelle terribili condizioni ambientali e climatiche, tra incredibili difficoltà di rifornimento di viveri e di materiali.

   C’è da chiedersi perché quella guerra mondiale, per quanto riguarda il fronte italiano, “si è spostata” (è stata voluta) in buona parte in montagna, in cime e vette impervie che di più non si può…Cosa a nostro avviso “militarmente”, logisticamente, incomprensibile….

   Questo combattere in posti così difficili, può essere stato dato dalla tradizione storico-geografica di divisione statuale: la frontiera, la linea di confine, fra Italia e Austria-Ungheria era allora costituita per la maggior parte proprio da notevoli rilievi e picchi rocciosi. O forse questo combattere in montagne elevate è avvenuto proprio perché a valle sarebbe stato più “temuto”, negli esiti, da entrambi gli schieramenti, il conflitto; e la tattica della guerra di logoramento (una volta accortisi che “guerra breve” non poteva essere) era così voluta (trincea contro trincea, soldato contro soldato…), e si sperava che vincesse chi aveva più risorse e chi più resisteva alle terribili avversità del freddo invernale e delle pazzesche difficoltà di muoversi (con cannoni, attrezzature…) nella morfologia di quei luoghi.

IL FRONTE OCCIDENTALE (CLICCARE SULLA MAPPA PER INGRANDIRLA) - IL MONDO IN TRINCEA - LA TRINCEA RIASSUME E SIMBOLEGGIA L’ESPERIENZA DI GUERRA DI MILIONI DI SOLDATI e l’immaginario bellico delle popolazioni del cosiddetto fronte interno. Dal 1914 al 1918 SUL FRONTE OCCIDENTALE, DAL MAR DEL NORD AL CONFINE CON LA NEUTRALE SVIZZERA, CORRONO DUE CONTINUE TRINCEE CONTRAPPOSTE (in realtà due complessi sistemi trincerati articolati in profondità sul terreno) in cui si misurano gli eserciti tedesco, francese, inglese e americano (dal 1917). Si combatte in trincea anche sul fronte balcanico e sul vastissimo fronte orientale, percorso dalle armate austro-ungariche e russe. (da http://www.grandeguerra.ccm.it/ )
IL FRONTE OCCIDENTALE (CLICCARE SULLA MAPPA PER INGRANDIRLA) – IL MONDO IN TRINCEA – LA TRINCEA RIASSUME E SIMBOLEGGIA L’ESPERIENZA DI GUERRA DI MILIONI DI SOLDATI e l’immaginario bellico delle popolazioni del cosiddetto fronte interno. Dal 1914 al 1918 SUL FRONTE OCCIDENTALE, DAL MAR DEL NORD AL CONFINE CON LA NEUTRALE SVIZZERA, CORRONO DUE CONTINUE TRINCEE CONTRAPPOSTE (in realtà due complessi sistemi trincerati articolati in profondità sul terreno) in cui si misurano gli eserciti tedesco, francese, inglese e americano (dal 1917). Si combatte in trincea anche sul fronte balcanico e sul vastissimo fronte orientale, percorso dalle armate austro-ungariche e russe. (da http://www.grandeguerra.ccm.it/ )

   Olmi, nel suo film, dove l’elemento “fiction” (la storia raccontata) è supportato da un profondo rigore storico negli innumerevoli elementi che mette in campo in appena un’ora e venti minuti di rappresentazione (ad esempio nel mettere assieme l’ambientazione della trincea, le esplosioni dirompenti, i luoghi di sopravvivenza dei soldati), Olmi sottolinea però nel suo film lo spirito prioritario dell’atto di accusa, dell’orazione civile, solenne, per tutte quelle inutili sofferenze e morti. E c’è quel forte contrasto tra lo squallore delle trincee e dei dormitori interrati e il fascino della natura che circonda quegli avamposti: un fascino che a noi oggi ci viene donato ripercorrendo quei luoghi alpini, di montagna, dolomitici….

Dalla FINE DI MAGGIO 1915 si apre IL FRONTE ITALO-AUSTRIACO (DALL’ORTLES AL MAR ADRIATICO e dal novembre 1917 sul MONTE GRAPPA e lungo il PIAVE) e ovunque la trincea diventa il simbolo principale del conflitto mondiale. (da http://www.grandeguerra.ccm.it/  )
Dalla FINE DI MAGGIO 1915 si apre IL FRONTE ITALO-AUSTRIACO (DALL’ORTLES AL MAR ADRIATICO e dal novembre 1917 sul MONTE GRAPPA e lungo il PIAVE) e ovunque la trincea diventa il simbolo principale del conflitto mondiale. (da http://www.grandeguerra.ccm.it/ )

   E vengono in mente le cattedrali gotiche (o le piramidi, o qualsiasi altro manufatto umano rimasto da noi ereditato alla visione, al suo splendore…) dove migliaia e migliaia di schiavi o quasi schiavi hanno lasciato forzosamente, costretti, la loro vita, tutte le loro forze, per costruire queste opere giunte nella loro bellezza a noi…un po’ è così nel ripercorrere adesso i sentieri di guerra, le gallerie, le trincee…. Una trasformazione “architettonica” della “natura montagna” che dà ad essa ancora più splendore con quelle gallerie, camminamenti…. Questo forse è cinico dirlo, pensarlo: la tragedia della guerra inutile e devastante di vite, consegna a noi paesaggi di gallerie, trincee, sentieri, mulattiere, avamposti, osservatori… di ineguagliabile valore e bellezza….

L'entrata della 35° galleria presso i Forni Alti sul sentiero delle 52 gallerie del MONTE PASUBIO (dal sito www.socrata.it)
L’entrata della 35° galleria presso i Forni Alti sul sentiero delle 52 gallerie del MONTE PASUBIO (dal sito http://www.socrata.it)

   Se un luogo è “tre cose” (la NATURA che lo ha così creato; l’ARTIFICIO umano che in esso possiamo trovare; gli ACCADIMENTI storici che lì si sono avuti) va detto che i paesaggi montani e semi-montani del nordest dove è passata la Grande Guerra (il fronte Austro-Italiano, ben diverso è il fronte occidentale europeo dal Mar del Nord, le Fiandre fino alla Svizzera, dove peraltro i massacri di uomini sono stati anche più cruenti…), ebbene le “tre cose” di queste montagne, di questi luoghi (natura, artificio umano, accadimento storico) sembra abbiano raggiunto il massimo di potenza e bellezza (la natura, l’artificio umano) e tragicità (l’accadimento della violenza della guerra). Su tutto “L’INGANNO” di una classe dirigente, politica, mondiale (e da noi nazionale) che ha portato alla realizzazione di quell’inutile massacro.

   Ripercorrere quei sentieri di guerra adesso, nell’approssimarsi del centenario (per il nostro Paese “1915-1918”) dà emozione nei paesaggi fatti appunto di ineguagliabile bellezza pur nella tragicità, e ciascuno di noi può fare una propria “sintesi personale”, nei suoi pensieri, di tutto questo, dei luoghi di guerra che può andare a vedere, appunto così belli, anche come detto per le gallerie, trincee, capisaldi, mulattiere, sentieri di guerra che incontra, che percorre. E’ ora anche possibile poterla fare (questa nostra interpretazione personale, questa individuale “emozione”) con la “sintesi filmica”, intima, che Ermanno Olmi ha tentato di fare con questo film, “torneranno i prati” (volutamente scritto tutto minuscolo come si conviene ad una storia minima e morale). (s.m.)

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torneranno i prati

un film di Ermanno Olmi. Con Claudio Santamaria, Alessandro Sperduti, Francesco Formichetti, Andrea Di Maria – Italia 2014

di PAOLA CASELLA, da mymovies.it http://www.mymovies.it/ , 4/11/2014

– Un film epidermico, una ballata malinconica perfettamente centrata nel cuore di tenebra di una trincea –

   In un avamposto d’alta quota, verso la fine della prima guerra mondiale, un gruppo di militari combatte a pochi metri di distanza dalla trincea austriaca, “così vicina che pare di udire il loro respiro”. Intorno, solo neve e silenzio. Dentro, il freddo, la paura, la stanchezza, la rassegnazione. E gli ordini insensati che arrivano da qualche scrivania lontana, al caldo. Continua a leggere

REDISCOVERING MESTRE: introduzione allo sguardo geografico

logo geograficamente

TI INVITA

alla Prima Giornata di Divulgazione Geografica

DOMENICA 8 GIUGNO 2014

REDISCOVERING MESTRE:

INTRODUZIONE ALLO SGUARDO GEOGRAFICO

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   Se per te Mestre è una brutta città del nord vicino a Venezia e Marghera è il simbolo delle fabbriche e dell’inquinamento, vieni a scoprire i mille volti che nasconde il territorio!

   Una giornata dedicata alla scoperta dei luoghi e della geografia. Insieme analizzeremo luoghi, paesaggi e tipi geografici; scopriremo come allenare il nostro sguardo per cogliere i diversi elementi che compongono i territori che attraversiamo quotidianamente e gli strumenti che possono essere utili per l’analisi geografica. Il tutto in sella alla bicicletta!

ITINERARIO DI MASSIMA:

forte Marghera, parco di S. Giuliano, barena di Campalto, argine Osellino fino a Punta Lunga – forte Bazzera (Tessera), bosco di Mestre, fiume Dese, forte Carpenedo, Mestre centro e rientro.

GUARDALO SU BESTIEPARDE:

http://bestieparde.wordpress.com/2012/11/10/bel-itinerario-nei-dintorni-di-mestre

Lunghezza 30 km ca. – Pranzo al sacco e bicicletta propria. – Partecipazione gratuita (si prega di confermare la partecipazione). – Ritrovo ore 9.30 in via Paoletti 19, Mestre. – Per info e conferme: geograficamente@gmail.com o contattare Cristiano 349.1458070

(Con la sua partecipazione ogni escursionista, che viaggia a proprio rischio e pericolo ed è tenuto a rispettare il Codice della Strada, è informato ed accetta che l’associazione promotrice è sollevata da qualunque responsabilità connessa all’escursione per le eventuali evenienze accadute.)

I COMUNTY GARDEN – Adotta un BOSCO, un TERRAZZAMENTO, un’AIUOLA…. Crea e diffondi la pratica degli ORTI URBANI…. – REALTÀ DI CAMBIAMENTO, URBANE E NON, con persone che si incontrano per ritrovare se stesse a contatto con la natura (e per qualcuno anche procurarsi CIBO o inventarsi NUOVI LAVORI)

ORTI URBANI e COMMUNITY GARDENING - Un appezzamento di terra coltivato collettivamente da un gruppo di persone. E’ questa la definizione di COMMUNITY GARDEN. Un FENOMENO SEMPRE PIÙ DIFFUSO anche in Italia. ZAPPARE, SEMINARE, INNAFFIARE. E FARLO INSIEME, attraverso la condivisione e la cooperazione. Nato molti anni fa negli Stati Uniti. Partendo dalla volontà di mappare il territorio urbano e “fare rete”. (Fabrizio Spano, dal sito www.labsus.org/)
(CLICCARE SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRLA) – ORTI URBANI e COMMUNITY GARDENING – Un appezzamento di terra coltivato collettivamente da un gruppo di persone. E’ questa la definizione di COMMUNITY GARDEN. Un FENOMENO SEMPRE PIÙ DIFFUSO anche in Italia. ZAPPARE, SEMINARE, INNAFFIARE. E FARLO INSIEME, attraverso la condivisione e la cooperazione. Nato molti anni fa negli Stati Uniti. Partendo dalla volontà di mappare il territorio urbano e “fare rete”. (Fabrizio Spano, dal sito http://www.labsus.org/)

   Gli orti urbani sono cresciuti con la crisi, dicono le statistiche. Ma non è solo quello. Il desiderio di riprendere un contatto diretto con il cibo, gli alimenti, i luoghi dove è possibile far nascere “cose di natura”, imparare come si fa al meglio, prendersene cura… tutto questo “già avanzava”, come necessità, ben prima del 2008-2009, cioè prima della percezione (fattasi sempre più concreta) della crisi economica, del “potere di acquisto” che si è andato riducendosi sempre più.

COLTIVARE ORTI E GIARDINI
COLTIVARE ORTI E GIARDINI

   Pertanto l’”avanzare” del “popolo urbano” verso forme agricole dirette di coinvolgimento è una necessità che va oltre la crisi. E’ un ritrovare un mondo più equilibrato rispetto ai passati decenni. E non è (e qui sta la cosa interessante) il rifiuto della cultura urbana, cittadina: anzi, ne è un completamento. L’AVANZARE DEGLI ORTI URBANI AVVIENE QUASI SEMPRE IN TERRITORI FORTEMENTE URBANIZZATI, ed è sicuro che quelle persone che vi si applicano, sanno altresì apprezzare meccanismi, incontri, opportunità, lavori che la “cultura urbana” sa creare quotidianamente (almeno nella maggior parte delle nostre città italiane, ancora belle, nonostante tutto, per la loro storia, le piazze, l’architettura, i meccanismi di vita…).

   Pertanto la diffusione di orti urbani collettivi (ma in questo post parliamo anche di adozione di terrazzamenti in aree di mezza montagna finora abbandonate; di acquisto di boschi per preservarli…) è sì cresciuta con la CRISI (necessità di “fare l’orto”, procurarsi CIBO), ma il fenomeno è avvenuto anche per GERMINAZIONE più o meno consapevole, come RIVOLTA verso l’abbandono di ogni cosa “naturale” appartenesse alla cultura urbana (in questo post pure parliamo di “guerriglieri del verde” che ci sono in varie città, che piantano alberi e fiori in aree pubbliche, un fenomeno interessante nella sua spontaneità).

I COMMUNITY GARDENS  A NEW YORK - Per essere una METROPOLI DI OTTO MILIONI DI ABITANTI, NEW YORK È una città decisamente GREEN. Oltre agli svariati metri quadrati di CENTRAL PARK gli spazi verdi abbondano in tutti i boroughs, così come sono frequenti i cortili e le lunghe strade alberate, che a seconda della stagione riempiono i quartieri di foglie e fiori in ogni dove. Quello che non tutti sanno però, è che New York è anche piena di angoli verdi spesso sconosciuti e decisamente unconventional, diversi dai classici parchi cittadini ma a volte perfino più belli, e con dietro storie molto interessanti. Sono I COMMUNITY GARDENS, ovvero: cosa succede quando perfetti estranei decidono di scendere in strada e giocare al giardinaggio comunitario. (dal sito www.nuok.it/ )
I COMMUNITY GARDENS A NEW YORK – Per essere una METROPOLI DI OTTO MILIONI DI ABITANTI, NEW YORK È una città decisamente GREEN. Oltre agli svariati metri quadrati di CENTRAL PARK gli spazi verdi abbondano in tutti i boroughs, così come sono frequenti i cortili e le lunghe strade alberate, che a seconda della stagione riempiono i quartieri di foglie e fiori in ogni dove. Quello che non tutti sanno però, è che New York è anche piena di angoli verdi spesso sconosciuti e decisamente unconventional, diversi dai classici parchi cittadini ma a volte perfino più belli, e con dietro storie molto interessanti. Sono I COMMUNITY GARDENS, ovvero: cosa succede quando perfetti estranei decidono di scendere in strada e giocare al giardinaggio comunitario. (dal sito http://www.nuok.it/ )

   Recupero dal DEGRADO e ABBANDONO di certe aree urbane (ma non solo urbane, pensiamo appunto agli splendidi terrazzamenti fatti nei secoli in zone di mezza montagna o collina lasciati qualche decennio fa all’invasione degli sterpi o usati a mo’ di discariche…). Ripresa dei valori più virtuosi dei PAESAGGI (URBANI E NON). Recupero SPONTANEO delle relazioni sociali con altre persone che decidono, insieme, di lavorare manualmente nel ripristino dei territori, di fare un orto o recuperare un terreno abbandonato, vicino a grattaceli cittadini o a paesi semiabbandonati.

   Ritorno a forme di walfare autogestito (cioè di reciproca conoscenza ed eventuale aiuto se serve), a commercio locale alimentare (il diffondersi della cultura del “chilometro zero”). Ma non solo l’attività alimentare: c’è sì lo scambio di prodotti ma anche di servizi, in base ha ciò che ciascuno ha o sa fare (un “baratto” spontaneo che non vuol per niente dire ritorno negativo indietro nel tempo). E in qualche caso “appare” una ripresa di forme di “moneta locale” (ma di questo, delle monete locali, ne parleremmo diffusamente in un altro prossimo post).

   Cultura del cibo e di un ritorno a una necessaria lentezza, ma allargando ai rapporti sociali con il mondo intero, il “micro” e il “macro” che devono incontrarsi. GASTRONOMIA/CIBO/OBESITÀ… dal fare un orto al ripensare le proprie abitudini alimentari…

LA CAMPAGNA "MILLE ORTI IN AFRICA" DI SLOW FOOD / TERRAMADRE (http://www.terramadre.info/pagine/leggi.lasso?id=C2744B881883a18EFDhvg2A7C2A4&-session=terramadre:42F942B018bbe16348uxS1CDCEBD )
LA CAMPAGNA “MILLE ORTI IN AFRICA” DI SLOW FOOD / TERRAMADRE (http://www.terramadre.info/pagine/leggi.lasso?id=C2744B881883a18EFDhvg2A7C2A4&-session=terramadre:42F942B018bbe16348uxS1CDCEBD )

   La crisi del 2008 è sì partita dalla speculazione dei mutui subprime, ma quasi subito si è spostata sui prodotti alimentari (la speculazione del prezzo del GRANO che ha prodotto decine di milioni di affamati…). Per questo vien da pensare che NON POSSIAMO SOLO FERMARCI AGLI ORTI (urbani e non). Ma forse dare senso in continuità all’impegno personale diretto con la natura, il paesaggio, porta a realizzare meglio l’impegno a tentare di risolvere “macro”problemi globali. (sm)

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COS’E’ IL COMMUNITY GARDENING

di Fabrizio Spano, dal sito www.labsus.org/

Un fenomeno sempre più diffuso. Anche in Italia. Zappare, seminare, innaffiare. E farlo insieme, attraverso la condivisione e la cooperazione. E’ il community gardening, un fenomeno nato molti anni fa negli Stati Uniti e sempre più diffuso anche in Italia. Partendo dalla volontà di mappare il territorio urbano e “fare rete”.

   “Un appezzamento di terra coltivato collettivamente da un gruppo di persone”. E’ questa la definizione di community garden secondo l’American Community Garden Association, una delle più importanti organizzazioni del movimento, ormai mondiale, che vede nel community gardening un’attività capace di migliorare la qualità della vita di chi vi partecipa e di produrre benefici per l’intera comunità. Una descrizione così sommaria, però, non rende affatto giustizia ad una realtà molto consolidata (l’Acga è stata fondata nel 1979) ed estremamente variegata.
Un community garden (“giardino condiviso”, in Italia) può sorgere sulla terrazza di un grattacielo di New York o nel cortile di una borgata romana. Impegnare una comitiva di casalinghe spagnole o un gruppo studentesco a Berlino. Può essere pubblico o privato. Produrre fiori rari, piante grasse, ortaggi biologici o, semplicemente, relazioni sociali. Del resto, che nasca da un’idea particolare di ambientalismo o da un’istanza salutista, l’obiettivo finale di ogni giardino condiviso è questo: creare comunità. Permettere alle persone di incontrarsi, cercare soluzioni ai problemi, imparare a gestire insieme i beni comuni e a prendersene cura nel tempo, favorire la partecipazione.

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TORNA “ECONOMIA DI GUERRA”, BOOM DI ORTI IN CITTÀ Continua a leggere

CAMMINARE, DOVUNQUE (da soli, in pochi, in iniziative collettive…) come RISCOPERTA DEI TERRITORI, come metodo personale di coscienza individuale DEI LUOGHI – Un approccio geografico al “camminare”, nell’epoca dell’aspirazione al ritorno a modi di vita più lenti, dolci e profondi

CAMMINARE (NEL DESERTO AMERICANO, TEXANO) - Nelle prime immagini del film Paris-Texas, di Win Wenders, un uomo percorreva le strade polverose del deserto texano alla ricerca del luogo dove era stato concepito. Il luogo era un piccolo paese sperduto del Texas dal nome insolito per quei luoghi: Paris, come la capitale francese. Perduta la certezza di sé, il protagonista cercava il luogo del proprio concepimento per calmare l’angoscia divorante di poter essere venuto dal nulla: aveva perduto non solo la propria nascita ma addirittura la sicurezza del suo avvenuto concepimento (di Giancarlo Zanon, dal sito www.igiornielenotti.it/)
CAMMINARE (NEL DESERTO AMERICANO, TEXANO) – Nelle prime immagini del film Paris-Texas, di Win Wenders, un uomo percorreva le strade polverose del deserto texano alla ricerca del luogo dove era stato concepito. Il luogo era un piccolo paese sperduto del Texas dal nome insolito per quei luoghi: Paris, come la capitale francese. Perduta la certezza di sé, il protagonista cercava il luogo del proprio concepimento per calmare l’angoscia divorante di poter essere venuto dal nulla: aveva perduto non solo la propria nascita ma addirittura la sicurezza del suo avvenuto concepimento (di Giancarlo Zanon, dal sito http://www.igiornielenotti.it/)

   Non si dirà e non si esporrà in questo post del bene alla salute (psichica e fisica) che può fare il “camminare” (altri ne hanno la competenza), ma di come la possibilità di usare questo modo di “mobilità dolce”, ragionata e nuova (incredibilmente nuova, per tutti noi nati nell’epoca della mobilità veloce rappresentata in primis dall’automobile…), ebbene questo può essere un elemento interessante per un approccio geografico individuale nell’osservazione dei luoghi, dei paesaggi, di quel che ci sta attorno, nel micro e nel macro, e che quasi sempre superficialmente osserviamo passandoci veloci (un puro e semplice attraversamento) trasportati da mezzi meccanici motorizzati.

   La ripresa di antichi sentieri di cammino, non necessariamente famosi, ma di per sé sempre storici e tradizionali, funzionali in tempi passati agli spostamenti a piedi (o su carro trainato da animali, a cavallo, a dorso di mulo…), questa ripresa del “camminare” può permettere di ritrovare un approccio di osservazione di quel che ci sta attorno, di bellezze naturali o date dall’azione umana, piccole o grandi, del paesaggio, di cose belle finalmente viste, scoperte (osservate con la necessaria calma e con occhi diversi); di possibili bruttezze architettoniche o inquinamenti ambientali e paesaggistici che al passaggio veloce attraverso di essi ci erano sempre sfuggiti.

   Questo rappresenta una democrazia auto-conoscitiva, una formazione civile di conoscenza dei luoghi del proprio vissuto (quotidiano o straordinario). E questo attraverso la tecnica, la filosofia, la modalità del CAMMINARE. Nuovi modi di guardare al mondo, di misurare con meno angoscia il tempo (ritrovare il tempo); di osservare là dove non si aveva mai osservato.

da www.retecamminifrancigeni.eu
da http://www.retecamminifrancigeni.eu

   Diamo in questo post notizia di un’iniziativa coraggiosa per tentare un approccio cultural-politico alla necessità di “tornare di più” a camminare, attraverso una manifestazione che si svolge il 5 maggio in undici regioni d’Italia con un senso, uno scopo comune, unica: la “GIORNATA DEI CAMMINI FRANCHIGENI” (leggete i dettagli di seguito in questo post).

   Nel trovare modi, individuali o collettivi, di visitare a piedi le montagne (lo si fa abbastanza in Italia in alcune zone particolarmente prestigiose, come le Dolomiti, e non solo), ma anche litorali e aree lagunari, pianure, colline, città storiche dove si può camminare in lungo e in largo…. In tutti questi modi è ovvio che va privilegiata l’autorganizzazione personale o collettiva (di un individuo o piccoli gruppi, associativi e non, che decidono di andare “in quel posto specifico”), più interessante certo di iniziative di massa guidate da altri cui si partecipa e basta (ma anche questo va molto bene…)…

Migliaia di bambini che camminano su grandi alberi di cartone occupano l'esedra di Sala Borsa: li hanno disegnati i bimbi di tutta Bologna, accompagnandoli ad altrettanti messaggi inviati al Sindaco, per ricordare a tutti che "Siamo Nati per Camminare". Fa bene alla salute, si risparmia energia, si vive in modo diverso la città. (da “la Repubblica” del 29/4/2013)
Migliaia di bambini che camminano su grandi alberi di cartone occupano l’esedra di Sala Borsa: li hanno disegnati i bimbi di tutta Bologna, accompagnandoli ad altrettanti messaggi inviati al Sindaco, per ricordare a tutti che “Siamo Nati per Camminare”. Fa bene alla salute, si risparmia energia, si vive in modo diverso la città. (da “la Repubblica” del 29/4/2013)

…Però qui ci interessa mettere in rilievo che “il camminare” permette veramente di essere attori critici importanti su quel che accade nei territori percorsi (più o meno lentamente) con le nostre gambe. Se un luogo è dato da tre elementi (1-le caratteristiche naturalistiche e geomorfologiche; 2-l’artificio umano che lì vi troviamo, dato da qualsiasi cosa che è frutto dell’azione dell’uomo; e infine, 3-ogni accadimento storico ci possa essere stato nel posto dove ci troviamo a passare), ebbene, questi tre elementi solo camminando è possibile, se si vuole, metterli assieme, farsi un’idea, un apprezzamento, una “giusta misura”. Assieme, d’accordo, a tutto il resto: l’esercizio fisico necessario, la riflessione e meditazione che il camminare aiuta a esplicarsi in noi, etc.

   Un mondo che incomincia di più a camminare, forse è su una buona strada (…sentiero…) per ridare il senso a tutto, con senso critico positivo, e serenità individuale e collettiva. (sm)

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Viaggi Itinerari vicini – Muoversi lentamente – Vecchi sentieri, villaggi minerari, abbazie… Il 5 maggio è dedicato ai percorsi sulle orme degli antichi viandanti –

L’ITALIA PASSO DOPO PASSO

– Cultura & solidarietà: All’Aquila visita guidata con storici e archeologi nelle viscere della città ferita dal sisma. Le offerte raccolte finanzieranno la ricostruzione della Basilica di Collemaggio –

LA GIORNATA DEI CAMMINI FRANCIGENI – UNDICI (E PIÙ) ITINERARI, RIGOROSAMENTE A PIEDI

   Un corpo a corpo con il territorio. Conoscerne l’alfabeto, sentirne le asprezze, avvertirne l’odore segreto. Perché camminare è anche questo: la paziente, lenta, faticosa anamnesi di un luogo, umile e nuda, senza la difesa di corpi meccanici come le automobili o le biciclette.

   E chissà che la Giornata dei Cammini Francigeni, il 5 maggio prossimo, domenica, non sia anche un tentativo di ricucire questo Paese lacerato.

   Passo dopo passo, confine dopo confine, ci si metterà in marcia in diverse parti d’Italia, unendo le differenze dal Trentino alla Sicilia. Ogni regione con il proprio percorso, più o meno esteso, e con le proprie iniziative, non solo sulla strada madre dei pellegrini medievali, come il nome dell’iniziativa farebbe pensare. Continua a leggere

Riscoprire in ogni luogo i percorsi di un tempo ora abbandonati – La proposta di UNA RETE DI MOBILITA’ DOLCE PER L’ALTOPIANO DEI 7 COMUNI (connessioni fisiche simboliche del territorio in cui il turismo è comunicazione) – di ANDREA CUNICO JEGARY

da giornalealtopiano.it

«…andiamo per le strade e i sentieri che gli itinerari ci indicano; scopriremo il nostro territorio; nuovo e singolare, inaspettato, dove storia e paesaggio, natura e lavoro degli uomini saranno nostri compagni in maniera insolita ed emozionante…» – Mario Rigoni Stern

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LA PETIZIONE  

«Come abitanti legati alle proprie origini o come foresti che frequentano l’altopiano e si interessano alla sua storia secolare, chiediamo l’avvio di un programma di ripristino, valorizzazione e messa in rete dei percorsi pedonali già esistenti, ma in parte abbandonati o non fruibili perché non segnalati.

   Questa rete è alternativa a quella motorizzata, ha elevata sostenibilità ambientale ed è finalizzata principalmente alla fruizione dell’ambiente e del paesaggio. Prevede percorsi facili, anulari, separati dal traffico e protetti, che consentono di muoversi in libertà a tutti, diversamente abili, bambini, anziani, tra una località e l’altra, a partire dai centri, estate-inverno, tra tracce di storia e immersi nella natura, lontani da auto e gas di scarico.

   A pochi passi dai centri c’è un antico patrimonio di percorsi che collega tra loro contrade e luoghi i cui nomi trasudano di storia, segnati da stoanplatten (lastre di pietra), esteso tra prati e boschi, di massima capacità attrattiva. Questo patrimonio ineguagliabile sta scomparendo. Aiutaci ad avere più voce per preservarlo, aggiungi anche la tua firma.» (la petizione è on line su www.liberaconsulta7c.it )

Altopiano nella neve

IL SENSO DELLA PROPOSTA (di Andrea Cunico Jegary)

   Una rete di percorsi intercomunali tabellata richiede un approccio “multidisciplinare” (cfr: Mobilità Dolce e turismo sostenibile, un approccio multidisciplinare, Approccio metodologico interdisciplinare nella valorizzazione di percorsi di mobilità non motorizzata quali strumenti di riscoperta delle risorse del territorio. Busi, Pezzagno, Ed. Gangemi).

   Impone di attingere dal meglio della nostra cultura “cimbra”, storica, ambientale e turistica: è fondamentale riportare il tutto in un progetto univoco, condiviso attraverso la sottoscrizione di un accordo che impegni le amministrazioni al mantenimento e implemento della rete nel tempo.

   Stiamo parlando di una “unica identità altopiano”. Implica la sottoscrizione di un disciplinare che nella segnaletica e tabellazione (toponimi e microstoria) normi il tutto affinché non compaia nessuno degli otto singoli stemmi comunali, ma solamente quello della Spettabile Reggenza 7 Comuni. Necessita coinvolgere chi ha più sensibilità per il territorio, generare orgoglio di appartenenza. Continua a leggere