il MEDITERRANEO tra Fernand Braudel e PREDRAG MATVEJEVIC – In ricordo di MATVEJEVIC, venuto a mancare il 2 febbraio scorso, grande descrittore del MEDITERRANEO – Il Mare nostrum al centro della geopolitica mondiale – Che significato dare all’ACCORDO ITALIANO CON LA LIBIA per fermare i migranti?

PREDRAG MATVEJEVIC è morto il 2 febbraio scorso. In Italia lo aveva fatto conoscere Claudio Magris e aveva insegnato a Roma. Figlio di padre russo e di madre bosniaca, Predrag Matvejevic era nato nel 1932 a MOSTAR (città poi martire della guerra jugoslava, che allora faceva parte del Regno di Jugoslavia e oggi si trova nel territorio della Bosnia Erzegovina). Si era imposto all'attenzione della critica con il libro BREVIARIO MEDITERRANEO (Hefti, 1988; Garzanti, 1991). Emigrato in Francia dalla Jugoslavia nel 1991, nel 1994 Matvejevic si era trasferito in Italia, dove aveva insegnato Slavistica all'Università La Sapienza di Roma fino al 2007, portando un contributo di rilievo al dibattito pubblico del nostro Paese. Tra i suoi libri, oltre a Breviario Mediterraneo: Epistolario dell'altra Europa (Garzanti, 1992); Mondo Ex (Garzanti, 1996); Tra asilo ed esilio (Meltemi, 1998); Un'Europa maledetta (Baldini e Castoldi, 2005); Pane nostro (Garzanti, 2010)
PREDRAG MATVEJEVIC è morto il 2 febbraio scorso. In Italia lo aveva fatto conoscere Claudio Magris e aveva insegnato a Roma. Figlio di padre russo e di madre bosniaca, Predrag Matvejevic era nato nel 1932 a MOSTAR (città poi martire della guerra jugoslava, che allora faceva parte del Regno di Jugoslavia e oggi si trova nel territorio della Bosnia Erzegovina). Si era imposto all’attenzione della critica con il libro BREVIARIO MEDITERRANEO (Hefti, 1988; Garzanti, 1991). Emigrato in Francia dalla Jugoslavia nel 1991, nel 1994 Matvejevic si era trasferito in Italia, dove aveva insegnato Slavistica all’Università La Sapienza di Roma fino al 2007, portando un contributo di rilievo al dibattito pubblico del nostro Paese. Tra i suoi libri, oltre a Breviario Mediterraneo: Epistolario dell’altra Europa (Garzanti, 1992); Mondo Ex (Garzanti, 1996); Tra asilo ed esilio (Meltemi, 1998); Un’Europa maledetta (Baldini e Castoldi, 2005); Pane nostro (Garzanti, 2010)

È MORTO LO SCRITTORE PREDRAG MATVEJEVIĆ

3/2/2017, da www.ilpost.it/

– È stato uno dei più importanti autori balcanici, candidato al Nobel per la letteratura e famoso per “Breviario Mediterraneo” –

   È morto il 2 febbraio scorso a Zagabria lo scrittore Predrag Matvejević, aveva 84 anni. La sua fama è legata soprattutto a Breviario mediterraneo, un libro scritto nel 1987 e in seguito tradotto in tutto il mondo, che ha raccontato la storia e la geografia del Mediterraneo molti anni prima che ritornasse uno dei centri delle tensioni del mondo.

   Breviario Mediterraneo non è organizzato cronologicamente o geograficamente, insegue temi trasversali e concretissimi, raccontando storie avvenute in tempi ed epoche diverse, come una specie di enciclopedia esplosa del mare e delle terre che lo circondano.

   Non è un saggio antropologico, geografico o storico, ma è pieno di notizie antropologiche, geografiche e storiche, usa una lingua semplice ma con aperture poetiche che può ricordare quella del grande storico francese FERNAND BRAUDEL.

   Matvejević ricostruisce, per esempio, il rapporto tra navigazione diffusa e cartografia, racconta che nelle galere musulmane gli schiavi erano nutriti di carrube in modo da fare la cacca dura e non sporcare le navi, elenca le innumerevoli isole del Mediterraneo che furono trasformate in prigioni, o spiega come cucinare il brodo di sassi, un brodo fatto mettendo a bollire i sassi del mare ricoperti di alghe e minuscole conchiglie, la cui ricetta, creata dalla fame, si ritrova ovunque lungo le coste, tra popolazioni lontane.

   Breviario Mediterraneo è una specie di miniera, o di brodo appunto, in cui fatti lontani e diversi stanno fianco a fianco, come se la storia non fosse mai passata. Tradotto in Italia nel 1991 da Garzanti, il libro divento famoso anche grazie a Claudio Magris, che si ispirò esplicitamente a Matvejević per il suo libro più famoso, Danubio.

   Predrag Matvejević era nato nel 1932 a Mostar, nell’ex Jugoslavia, oggi in Bosnia Erzegovina. Sua madre era croata, il padre russo di Odessa. Insegnò letteratura all’Università di Zagabria da dove nel 1991 emigrò a Parigi per insegnare alla Sorbona, e poi alla Sapienza di Roma dal 1994 al 2007. Dopo il successo di Breviario mediterraneo, ricevette parecchie cariche e riconoscimenti: per esempio fu nominato consulente della Commissione europea per il Mediterraneo sotto la presidenza di Romano Prodi, ricevette la Legion d’onore in Francia e la cittadinanza onoraria in Italia ed è stato più volte candidato al Nobel per la letteratura.

Nel 2005 in Croazia fu processato e condannato a cinque mesi per calunnia, per avere accusato pubblicamente altri scrittori di avere fomentato e favorito la guerra nell’ex Jugoslavia. Matvejević rinunciò all’appello per non riconoscere l’autorità del tribunale.

   Il suo ultimo libro, Pane nostro, è stato pubblicato nel 2010, sempre dall’editore Garzanti.

breviario

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Il 3 febbraio scorso c’è stata la firma dell’ACCORDO TRA ITALIA E LIBIA per fermare il flusso di migranti nel Mediterraneo. Nel “MEMORANDUM D'INTESA” firmato a Roma dal presidente del Consiglio GENTILONI e dal presidente del Consiglio presidenziale libico, FAYEZ AL SERRAJ, si dice che l'Italia s'impegna a fornire "supporto tecnico e tecnologico agli organismi libici incaricati della lotta all'immigrazione clandestina e che sono rappresentati dalla guardia di frontiera e dalla guardia costiera" libici. C’è un impegno italiano anche ad aiutare la Libia, nella sua parte sud (nei confini verso il NIGER e il CIAD), a fermare i migranti e in particolari i trafficanti che promettono i passaggi poi verso le coste dell’Europa attraverso i barconi nel Mediterraneo. QUESTO ACCORDO CONVINCE POCO. In particolare per la SITUAZIONE POLITICA INTERNA DELLA LIBIA, data da una confusione totale, da molte forze e leader che si contendono il potere. Ma l’accordo convince per niente, per LO STATO DI VERE SEVIZIE CHE I MIGRANTI VENGONO A SUBIRE NEI CAMPI “DI ACCOGLIENZA” (si fa per dire) LIBICI
Il 3 febbraio scorso c’è stata la firma dell’ACCORDO TRA ITALIA E LIBIA per fermare il flusso di migranti nel Mediterraneo. Nel “MEMORANDUM D’INTESA” firmato a Roma dal presidente del Consiglio GENTILONI e dal presidente del Consiglio presidenziale libico, FAYEZ AL SERRAJ, si dice che l’Italia s’impegna a fornire “supporto tecnico e tecnologico agli organismi libici incaricati della lotta all’immigrazione clandestina e che sono rappresentati dalla guardia di frontiera e dalla guardia costiera” libici. C’è un impegno italiano anche ad aiutare la Libia, nella sua parte sud (nei confini verso il NIGER e il CIAD), a fermare i migranti e in particolari i trafficanti che promettono i passaggi poi verso le coste dell’Europa attraverso i barconi nel Mediterraneo. QUESTO ACCORDO CONVINCE POCO. In particolare per la SITUAZIONE POLITICA INTERNA DELLA LIBIA, data da una confusione totale, da molte forze e leader che si contendono il potere. Ma l’accordo convince per niente, per LO STATO DI VERE SEVIZIE CHE I MIGRANTI VENGONO A SUBIRE NEI CAMPI “DI ACCOGLIENZA” (si fa per dire) LIBICI

   PREDRAG MATVEJEVIC, poeta della convivenza nel Mediterraneo, è morto il 2 febbraio scorso. Aveva 84 anni, nato a Mostar (città che ora si trova in Bosnia Erzegovina); fece del confronto tra i popoli il tema delle sue opere. Inventò il termine “democratura”, oggi usato per indicare il governo di Putin, tra democrazia e dittatura. Nel 1974 con una lettera invitò Tito a preparare la successione in Jugoslavia e fu espulso. Il suo libro più famoso è dedicato proprio al Mediterraneo, “BREVIARIO MEDITERRANEO”, libro definito un “Trattato poetico-fiIosofico”, un “romanzo post-moderno”, “portolano”, “diario di bordo”, “libro di preghiere”, “midrash”, “raccolta di aforismi”, “antologia di racconti-saggio”, “cronaca di un viaggio”.

   Matvejevic è stato nemico di ogni nazionalismo e di ogni esaltazione dell’appartenenza etnica. La parola identità la declinava al plurale, per sottolineare che tutte le persone hanno più appartenenze e l’unica lealtà dovuta è quella a difesa dei valori universali e umanistici.

   Nel portare qui un ricordo riconoscente a Predrag Matvejevic, vogliamo però anche ricordare uno dei temi all’attenzione della cronaca e delle vicende europee di questi giorni: che interessa il flusso di migranti, profughi o per motivi economici, che dall’Africa settentrionale solcano, e tanti muoiono annegati, proprio il Mediterraneo per arrivare in Italia (in Europa).

   E’ infatti di questi giorni (il 3 febbraio scorso), la firma dell’ACCORDO TRA ITALIA E LIBIA per fermare il flusso di migranti nel Mediterraneo. Nel “MEMORANDUM D’INTESA” firmato a Roma dal presidente del Consiglio Gentiloni e dal presidente del Consiglio presidenziale libico, Fayez Al Serraj, si dice che l’Italia s’impegna a fornire “supporto tecnico e tecnologico agli organismi libici incaricati della lotta all’immigrazione clandestina e che sono rappresentati dalla guardia di frontiera e dalla guardia costiera” libici. C’è un impegno italiano anche ad aiutare la Libia, nella sua parte sud (nei confini verso il Niger e il Ciad), a fermare i migranti e in particolari i trafficanti che promettono i passaggi poi verso le coste dell’Europa attraverso i barconi nel Mediterraneo.

La mappa dei gruppi armati presenti sul territorio libico (da "La Stampa" del 20/1/2017) - La LIBIA è adesso in uno stato di anarchia e ingovernabilità. Ci sono TRE PSEUDOGOVERNI: quello internazionalmente riconosciuto di FAYEZ MUSTAFA AL-SERRAJ, con cui l’Italia il 3 febbraio scorso ha firmato l’accordo per fermare i migranti, governo di Al-Serraj che controlla - non da solo - i suoi uffici di TRIPOLI; poi c’è IL GABINETTO RIVALE, insediato in un albergo tripolino, presieduto da KHALIFA GHWELL; poi L'ENTITÀ CIRENAICA, radicata a TOBRUK, che ha nel generale KHALIFA HAFTAR il suo uomo forte; e non ultime le TRIBÙ TEBU e TUAREG, padrone del territorio sin dai tempi del colonnello Muammar Gheddafi. E infine CENTINAIA DI MILIZIE E GRUPPI CRIMINALI di varia origine che controllano territori più o meno estesi
La mappa dei gruppi armati presenti sul territorio libico (da “La Stampa” del 20/1/2017) – La LIBIA è adesso in uno stato di anarchia e ingovernabilità. Ci sono TRE PSEUDOGOVERNI: quello internazionalmente riconosciuto di FAYEZ MUSTAFA AL-SERRAJ, con cui l’Italia il 3 febbraio scorso ha firmato l’accordo per fermare i migranti, governo di Al-Serraj che controlla – non da solo – i suoi uffici di TRIPOLI; poi c’è IL GABINETTO RIVALE, insediato in un albergo tripolino, presieduto da KHALIFA GHWELL; poi L’ENTITÀ CIRENAICA, radicata a TOBRUK, che ha nel generale KHALIFA HAFTAR il suo uomo forte; e non ultime le TRIBÙ TEBU e TUAREG, padrone del territorio sin dai tempi del colonnello Muammar Gheddafi. E infine CENTINAIA DI MILIZIE E GRUPPI CRIMINALI di varia origine che controllano territori più o meno estesi

   Questo accordo convince poco. In particolare per la situazione politica interna della Libia, data da una confusione totale, da molte forze e leader che si contendono il potere. Ma l’accordo convince per niente, per lo stato di vere sevizie che i migranti vengono a subire nei campi “di accoglienza” (si fa per dire) libici.

   Le condizioni inumane di questi campi per migranti in Libia sono state anche documentate da reportage televisivi europei. Sono in aperta violazione di tutte le convenzioni sui diritti umani e dei rifugiati. 400.000 immigrati attualmente sono trattenuti in questi campi. Secondo le organizzazioni umanitarie al loro interno vengono praticati abusi e torture. Qualcuno li definisce come dei veri e propri lager. Lì i diritti umani sono sistematicamente violati.

Campi di prigionia libici per i migranti
Campi di prigionia libici per i migranti

   E’ così che ancora una volta (dopo l’accordo con la Turchia) che l’Europa rinuncia a politiche per governare i flussi, ma tenta solo di impedirli. Ogni contesto di gestione della problematica, di magari parziale integrazione di questi migranti (in un’Europa che perde demograficamente popolazione autoctona), ogni politica di gestione del problema, che trovi soluzioni praticabili, e che “immagini” anche processi di integrazione, è abbandonata, non voluta.

Nella foto: Migranti bloccati su un gommone davanti alle coste libiche il 5 febbraio 2017(da "La Stampa del %/2/2017) - LA LIBIA BLOCCA I PRIMI MILLE MIGRANTI DOPO L’ACCORDO CON L’ITALIA - La Guardia costiera libica ha intercettato nell’ultima settimana 1.131 migranti nei pressi della città di SABRATA. - 431 migranti sono stati bloccati su quattro gommoni nelle acque davanti a Sabrata, mentre altri 700 sono stati bloccati su barche di legno, secondo quanto scrive l’agenzia Reuters citando il portavoce della Guardia costiera. - Si tratta di alcune delle prime intercettazioni dopo la FIRMA DEL PATTO TRA LIBIA E ITALIA, lo scorso 3 febbraio. La Libia è diventato uno dei punti principali da cui partono i migranti dopo la chiusura della rotta balcanica. (da “la Stampa.it” del 5/2/2017)
Nella foto: Migranti bloccati su un gommone davanti alle coste libiche il 5 febbraio 2017(da “La Stampa del %/2/2017) – LA LIBIA BLOCCA I PRIMI MILLE MIGRANTI DOPO L’ACCORDO CON L’ITALIA – La Guardia costiera libica ha intercettato nell’ultima settimana 1.131 migranti nei pressi della città di SABRATA. – 431 migranti sono stati bloccati su quattro gommoni nelle acque davanti a Sabrata, mentre altri 700 sono stati bloccati su barche di legno, secondo quanto scrive l’agenzia Reuters citando il portavoce della Guardia costiera. – Si tratta di alcune delle prime intercettazioni dopo la FIRMA DEL PATTO TRA LIBIA E ITALIA, lo scorso 3 febbraio. La Libia è diventato uno dei punti principali da cui partono i migranti dopo la chiusura della rotta balcanica. (da “la Stampa.it” del 5/2/2017)

   Pertanto, in questo post vogliamo parlare dell’accordo con la Libia, che fa parte del contesto così difficile della situazione di migranti dal sud del mondo che vengono verso di noi; e vorremo anche ricordare il Mediterraneo come l’ha visto e descritto Predrag Matvejevic.

   Il Mediterraneo, mare che unisce le sponde dell’Europa, del Nord Africa, del Medio Oriente e dell’Asia Minore, è un mare che da sempre è il “centro” di avvenimenti, di forti vicende umane, e della geopolitica globale. E’ il mare interno più vasto del mondo, in cui sono nate e si sono sviluppate le prime civiltà. In fondo, a un’analisi geografica, storica, si capisce che il Mediterraneo è stato il primo posto al mondo dove si è verificata la globalizzazione.

   E tutto questo ci fa capire come questo mare “nostrum” (come da noi viene definito) è in esso che si gioca in questi anni gran parte della strategia politico-militare mondiale. È tra Istanbul e Tangeri che oggi passa il confine dei conflitti, delle guerre, delle rivoluzioni delle “primavere arabe”, delle tensioni di ogni tipo, che dall’Afghanistan al Golfo Persico, all’Africa subsahariana, stanno ripercuotendosi nei modi più pericolosi proprio da noi, sull’Europa. E passa anche per il Mediterraneo la speranza di un mondo nuovo, liberato da sofferenze, sopraffazioni e miserie. (s.m.)

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LIBIA, IL PATTO CON IL PAESE CHE NON ESISTE

di Lucio Caracciolo, da “la Repubblica” del 4/2/2017

   Che senso ha firmare un accordo internazionale con un paese che non esiste? Tre le risposte possibili: per INCONSAPEVOLEZZA DELLA REALTÀ; per DISPERAZIONE; perché SERVE AD ALTRI SCOPI. Nell’intesa fra Italia e Libia per bloccare i flussi migratori illegali la prima ipotesi è esclusa. Continua a leggere

IL RACCONTO DI NATALE: dal DON CHISCIOTTE di MIGUEL DE CERVANTES – SIAMO TUTTI DON CHISCIOTTE: Cervantes, morto 400 anni fa, ha dato vita a un visionario contemporaneo: chi, ogni giorno, ha una battaglia da perdere, trasformando il quotidiano in epica, e con il sogno di andare oltre l’impossibile

MIGUEL DE CERVANTES: 400 ANNI DALLA MORTE DEL GRANDE SCRITTORE (avvenuta il 23 aprile 2016). DON CHISCIOTTE è uno dei testi più famosi al mondo, tradotto in ogni lingua, oggetto di centinaia di trasposizioni teatrali e cinematografiche e motivo di ispirazione per migliaia di artisti (pittori, scultori, coreografi) sparsi in ogni paese
MIGUEL DE CERVANTES: 400 ANNI DALLA MORTE DEL GRANDE SCRITTORE (avvenuta il 23 aprile 2016). DON CHISCIOTTE è uno dei testi più famosi al mondo, tradotto in ogni lingua, oggetto di centinaia di trasposizioni teatrali e cinematografiche e motivo di ispirazione per migliaia di artisti (pittori, scultori, coreografi) sparsi in ogni paese

   Da questo blog geografico, Vi proponiamo, per il Natale 2016 (come facciamo ogni fine anno) dei brani di lettura a nostro avviso da riprendere in mano, da recuperare (oppure da “prendere possesso” se non lo si è mai fatto). E stavolta ci siamo un po’ dedicati al Don Chisciotte di Miguel De Cervantes.

   Don Chisciotte della Mancia è considerato il primo romanzo della storia della letteratura occidentale. Il libro, diviso in due parti, narra le vicende del cavaliere errante, Don Chisciotte, e del suo scudiero, Sancio Panza. La trama del romanzo si impernia attorno ai due personaggi, entrambi inscindibili e centrali.

   Tutto prende avvio dalla follia di un possidente, un piccolo proprietario, Alonso Chisciano, un cavaliere con non troppi averi. E Alonso, dopo aver letto moltissimi libri sulla cavalleria errante, celebri e meno celebri, si è identificato con quel mondo, farneticando in se una realtà fatta di cavalieri e dame, e regole, che intende follemente applicare alla sua vita. Ma ciascuno di chi qui legge ben conosce la vicenda di Don Chisciotte.

   Quel che conta, lasciandovi alla lettura di brani del Don Chisciotte e ad alcune interpretazioni contemporanee sulla figura di questo personaggio (e del suo autore-creatore Miguel de Cervantes), quel che conta è il fatto di doverci confrontare, bene o male, con lui, che segna le nostre esistenze, cui ci riflettiamo (in lui) come in uno specchio.

   Sognando di essere Don Chisciotte e contemporaneamente mettendoncela tutta per evitare di esserlo. Non voler essere perdenti (come quasi sempre accade), ma non essendo per niente felici di dover vincere (vincere cosa?)….

   E’ questo personaggio, e questo straordinario libro, qualcosa che esce dall’essere un semplice racconto-romanzo, per diventare, nella lettura piacevole delle sue pagine e avventure (con una scrittura sì tradotta e ammodernata, ma con uno scorrere lessicale di 400 anni fa… nonostante tutto questo la lettura è facile), per diventare, essere, anche un po’ un testo di psicanalisi, e di storia dell’uomo di ogni epoca, e più che mai della nostra personale vita. Per questo condividiamo il moto che, volenti o meno, “SIAMO TUTTI DON CHISCIOTTE”. Buona lettura. Buon Natale. (s.m.)

Madrid, Piazza di Spagna, monumento dedicato a don Chisciotte e Sancio Panza (foto di Alisa Kolobova tratta dal sito www.minube.it/ )
Madrid, Piazza di Spagna, monumento dedicato a don Chisciotte e Sancio Panza (foto di Alisa Kolobova tratta dal sito http://www.minube.it/ )

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All’inizio del suo romanzo, Miguel de Cervantes ci presenta il protagonista, un gentiluomo della Mancia che, totalmente assorbito dalla lettura dei romanzi cavallereschi, finisce con l’impazzire. E con la fantasia si trasforma in cavaliere errante con tanto di armatura, di destriero e di dama alla quale dedicare i propri trionfi. A Don Chisciotte della Mancia non resta pertanto che partire: straordinarie e mirabolanti imprese lo attendono!

DON CHISCIOTTE DIVENTA CAVALIERE ERRANTE

   In un paese della Mancia, di cui non voglio fare il nome, viveva or non è molto uno di quei cavalieri che tengono la lancia nella rastrelliera, un vecchio scudo, un ossuto ronzino e il levriero da caccia. Tre quarti della sua rendita se ne andavano in un piatto più di vacca che di castrato, carne fredda per cena quasi ogni sera, uova e prosciutto il sabato, lenticchie il venerdì e qualche piccioncino di rinforzo alla domenica. A quello che restava davano fondo il tabarro di pettinato e i calzoni di velluto per i dì di festa, con soprascarpe dello stesso velluto, mentre negli altri giorni della settimana provvedeva al suo decoro con lana grezza della migliore. Aveva in casa una governante che passava i quarant’anni e una nipote che non arrivava ai venti, più un garzone per lavorare i campi e far la spesa, che gli sellava il ronzino e maneggiava il potatoio. L’età del nostro cavaliere sfiorava i cinquant’anni; era di corporatura vigorosa, secco, col viso asciutto, amante d’alzarsi presto al mattino e appassionato alla caccia.

Alonso Quixano, non ancora don Chisciotte, nella sua biblioteca tra i romanzi cavallereschi

Bisogna dunque sapere che il detto gentiluomo, nei momenti che stava senza far nulla (che erano i più dell’anno), si dedicava a leggere i libri di cavalleria con tanta passione, con tanto gusto, che arrivò quasi a trascurare l’esercizio della caccia, nonché l’amministrazione della sua proprietà; e arrivò a tanto quella sua folle mania che vendette diverse staia di terra da semina per comprare romanzi cavallereschi da leggere, e in tal modo se ne portò in casa quanti più riuscì a procurarsene.

Insomma, tanto s’immerse nelle sue letture, che passava le nottate a leggere da un crepuscolo all’altro, e le giornate dalla prima all’ultima luce; e così, dal poco dormire e il molto leggere gli s’inaridì il cervello in maniera che perdette il giudizio. La fantasia gli si empì di tutto quello che leggeva nei libri, sia d’incantamenti che di contese, battaglie, sfide, ferite, dichiarazioni, amori, tempeste e altre impossibili assurdità; e gli si ficcò in testa a tal punto che tutta quella macchina d’immaginarie invenzioni che leggeva, fossero verità, che per lui non c’era al mondo altra storia più certa. don-chisciotte_1

Così, con il cervello ormai frastornato, finì col venirgli la più stravagante idea che abbia avuto mai pazzo al mondo, e cioè che per accrescere il proprio nome, e servire la patria, gli parve conveniente e necessario farsi cavaliere errante, e andarsene per il mondo con le sue armi e cavallo, a cercare avventure e a cimentarsi in tutto ciò che aveva letto che i cavalieri erranti si cimentavano, disfacendo ogni specie di torti e esponendosi a situazioni e pericoli da cui, superatili, potesse acquistare onore e fama eterna. E la prima cosa che fece fu ripulire certe armi che erano state dei suoi bisavoli che, prese dalla ruggine e coperte di muffa, stavano da lunghi secoli accantonate e dimenticate in un angolo. Le ripulì e le rassettò come meglio poté. Andò poi a guardare il suo ronzino, e benché avesse più crepature agli zoccoli e più acciacchi del cavallo del Gonnella, che tantum pellis et ossa fuit, gli parve che non gli si potesse comparare neanche il Bucefalo di Alessandro o il Babieca del Cid. Passò quattro giorni ad almanaccare che nome dovesse dargli; perché (come egli diceva a se stesso) non era giusto che il cavallo d’un cavaliere così illustre, ed esso stesso così dotato di intrinseco valore, non avesse un nome famoso; perciò, ne cercava uno che lasciasse intendere ciò che era stato prima di appartenere a cavaliere errante, e quello che era adesso; ed era logico, del resto, che mutando di condizione il padrone, mutasse il nome anche lui, e ne acquistasse uno famoso e sonante, più consono al nuovo ordine e al nuovo esercizio che ormai professava; così, dopo infiniti nomi che formò, cancellò e tolse, aggiunse, disfece e tornò a rifare nella sua mente e nella sua immaginazione, finì col chiamarlo Ronzinante, nome, a parer suo, alto, sonoro e significativo di ciò che era stato ante quando era ronzino, e quello che era ora, primo ed innante a ogni ronzino al mondo. Avendo messo il nome, con tanta soddisfazione, al suo cavallo, volle ora trovarsene uno per sé, e in questo pensiero passò altri otto giorni, finché si risolse a chiamarsi don Chisciotte.

Ma, da buon cavaliere, volle egli aggiungere al suo il nome della sua patria e chiamarsi don Chisciotte della Mancia, e così a parer suo egli veniva a dichiarare apertamente il suo lignaggio e la sua patria, e la onorava, assumendone il soprannome.

Ripulite dunque le armi, battezzato il ronzino e data a se stesso la cresima, si convinse che non gli mancava ormai nient’altro se non cercare una dama di cui innamorarsi: perché un cavaliere errante senza amore è come un albero senza né foglie né frutti o come un corpo senz’anima. Oh, come si rallegrò il nostro buon cavaliere quand’ebbe trovato colei a cui dar nome di sua dama! Ed è che, a quanto si crede, in un paesetto vicino al suo c’era una giovane contadina di aspetto avvenente, di cui un tempo egli era stato innamorato, benché, a quanto è dato di credere, essa non ne seppe mai nulla e non se ne accorse nemmeno. Si chiamava Aldonza Lorenzo: ed è a costei che gli parve bene dare il titolo di signora dei suoi pensieri; e cercandole un nome che non disdicesse molto dal suo, e che si incamminasse a esser quello di una principessa e gran dama, la chiamò Dulcinea del Toboso, perché era nativa del Toboso: nome che gli parve musicale, prezioso e significativo, come tutti gli altri che aveva imposto a se stesso e alle proprie cose.

La copertina della prima parte del libro originario pubblicato nel 1605 - “Fate in modo che, leggendo la vostra storia, il malinconico si senta invitato a ridere, l’allegro lo diventi ancora di più, l’ignorante non se ne stufi, e chi è colto ne apprezzi la trama, il serio non la disprezzi, né il saggio manchi di lodarla.” MIGUEL DE CERVANTES
La copertina della prima parte del libro originario pubblicato nel 1605 – “Fate in modo che, leggendo la vostra storia, il malinconico si senta invitato a ridere, l’allegro lo diventi ancora di più, l’ignorante non se ne stufi, e chi è colto ne apprezzi la trama, il serio non la disprezzi, né il saggio manchi di lodarla.” MIGUEL DE CERVANTES

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IMPERDIBILE L’ASCOLTO DEL “DON CHISCIOTTE” LETTO DA TONI SERVILLO PER RADIOTRE:

La Grande Radio – Ascoltare Don Chisciotte – Radio 3 – Rai  

Voce recitante TONY SERVILLO – Musiche originali di STEFANO BOLLANI

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“WILLIAM SHAKESPEARE e MIGUEL DE CERVANTES, come stremati da un’identica vita titanica, sono MORTI LO STESSO GIORNO, IL 23 APRILE DEL 1616 (pur con 10 e più giorni di differenza, visti i due calendari diversi: in Spagna nel 1616 vigeva il calendario gregoriano, mentre in Inghilterra si seguiva ancora quello giuliano). Con una simmetria che non smette di stupirci, ENTRAMBI CI HANNO LASCIATO UN VERO TESTAMENTO IN MATERIA DI SAGGEZZA. È quello che ci raccontano le ultime pagine del DON CHISCIOTTE, e il monologo di Prospero che chiude LA TEMPESTA. Don Chisciotte morente, che riprende il nome di Alonso Chisciano e rinnega le imprese, non è diverso da Prospero, che consumata la sua vendetta depone arti magiche e potere.(…) Come tutti i grandi messaggi, anche questo punge e consola. Da una parte significa che la saggezza e il risveglio arrivano troppo tardi, e servono solo a morire bene; ma è ugualmente vero, e ricco di significato, che l’essere umano può risvegliarsi prima della morte, quando ancora è dentro la sua vita, non più come ospite ma come padrone.(…) (Emanuele Trevi, “Il Corriere della Sera” del 14/11/2016)
“WILLIAM SHAKESPEARE e MIGUEL DE CERVANTES, come stremati da un’identica vita titanica, sono MORTI LO STESSO GIORNO, IL 23 APRILE DEL 1616 (pur con 10 e più giorni di differenza, visti i due calendari diversi: in Spagna nel 1616 vigeva il calendario gregoriano, mentre in Inghilterra si seguiva ancora quello giuliano). Con una simmetria che non smette di stupirci, ENTRAMBI CI HANNO LASCIATO UN VERO TESTAMENTO IN MATERIA DI SAGGEZZA. È quello che ci raccontano le ultime pagine del DON CHISCIOTTE, e il monologo di Prospero che chiude LA TEMPESTA. Don Chisciotte morente, che riprende il nome di Alonso Chisciano e rinnega le imprese, non è diverso da Prospero, che consumata la sua vendetta depone arti magiche e potere.(…) Come tutti i grandi messaggi, anche questo punge e consola. Da una parte significa che la saggezza e il risveglio arrivano troppo tardi, e servono solo a morire bene; ma è ugualmente vero, e ricco di significato, che l’essere umano può risvegliarsi prima della morte, quando ancora è dentro la sua vita, non più come ospite ma come padrone.(…) (Emanuele Trevi, “Il Corriere della Sera” del 14/11/2016)

Questa è una delle più famose avventure di Don Chisciotte. Il “nobile cavaliere errante” vede da lontano dei mulini a vento, li scambia per giganti e li assale, ma…

DON CHISCIOTTE CONTRO I MULINI A VENTO

CAPITOLO VIII

DEL FORTUNATO COMPIMENTO CHE DIEDE IL VALOROSO DON CHISCIOTTE ALLA SPAVENTEVOLE E NON MAI IMMAGINATA AVVENTURA DEI MULINI DA VENTO CON ALTRI SUCCESSI DEGNI DI GLORIOSA MEMORIA.

Ed ecco intanto scoprirsi da trenta o quaranta mulini da vento, che si trovavano in quella campagna; e tosto che don Chisciotte li vide, disse al suo scudiere: «La fortuna va guidando le cose nostre meglio che noi non oseremmo desiderare. Vedi là, amico Sancio, come si vengono manifestando trenta, o poco più smisurati giganti? Io penso di azzuffarmi con essi, e levandoli di vita cominciare ad arricchirmi colle loro spoglie; perciocché questa è guerra onorata, ed è un servire Iddio il togliere dalla faccia della terra sì trista semente.

– Dove, sono i giganti? disse Sancio Pancia. – Quelli che vedi laggiù, rispose il padrone, con quelle braccia sì lunghe, che taluno d’essi le ha come di due leghe.

– Guardi bene la signoria vostra, soggiunse Sancio, che quelli che colà si discoprono non sono altrimenti giganti, ma mulini da vento, e quelle che le paiono braccia sono le pale delle ruote, che percosse dal vento, fanno girare la macina del mulino.

– Ben si conosce, disse don Chisciotte, che non sei pratico di avventure; quelli sono giganti, e se ne temi, fatti in disparte e mettiti in orazione mentre io vado ad entrar con essi in fiera e disugual tenzone.

Detto questo, diede de’ sproni a Ronzinante, senza badare al suo scudiere, il quale continuava ad avvertirlo che erano mulini da vento e non giganti, quelli che andava ad assaltare. Ma tanto s’era egli fitto in capo che fossero giganti, che non udiva più le parole di Sancio, né per avvicinarsi arrivava a discernere che cosa fossero realmente; anzi gridava a gran voce: «Non fuggite, codarde e vili creature, che un solo è il cavaliere che viene con voi a battaglia.»

In questo levossi un po’ di vento per cui le grandi pale delle ruote cominciarono a moversi; don Chisciotte soggiunse: «Potreste agitar più braccia del gigante Briareo, che me l’avete pur da pagare.» Ciò detto, e raccomandandosi di tutto cuore alla Dulcinea sua signora affinché lo assistesse in quello scontro, ben coperto colla rotella, e posta la lancia in resta, galoppando quanto poteva, investì il primo mulino in cui si incontrò e diede della lancia in una pala. Continua a leggere

DEMOGRAFIA: l’IMPETUOSA CRESCITA DELLA POPOLAZIONE in Africa, India, nei Paesi in via di sviluppo, e le CULLE VUOTE dei Paesi ricchi – La NECESSITÀ di UN RIEQUILIBRIO MONDIALE per rimediare ai mutamenti climatici, alle tensioni sociali e allo squilibrio e sovrautilizzo delle risorse naturali

750 milioni di abitanti eravamo al mondo all’inizio della rivoluzione industriale (a fine ‘700); poi siamo saliti da 1 a 2 miliardi tra 1800 e 1927; 47 anni dopo (nel 1974) siamo raddoppiati (cioè 4 miliardi); e un ulteriore raddoppio ci sarà (cioè 8 miliardi) entro il 2023. Adesso siamo 7,3 miliardi: con la cifra di proiezione di 10 miliardi prevista dai demografi nel 2100. (immagine tratta da www.forex.info)
750 milioni di abitanti eravamo al mondo all’inizio della rivoluzione industriale (a fine ‘700); poi siamo saliti da 1 a 2 miliardi tra 1800 e 1927; 47 anni dopo (nel 1974) siamo raddoppiati (cioè 4 miliardi); e un ulteriore raddoppio ci sarà (cioè 8 miliardi) entro il 2023. Adesso siamo 7,3 miliardi: con la cifra di proiezione di 10 miliardi prevista dai demografi nel 2100. (immagine tratta da http://www.forex.info)

   Il mondo, noi, cresciamo come popolazione o no? O diminuiamo? Lo spettro dell’invecchiamo che si allarga sempre più nei paesi ricchi è cosa reale? E se sì che fare?

   Partiamo da un dato (secondo una ricostruzione del demografo dell’università Bicocca di Milano Gian Carlo Blangiardi) reso noto lo scorso mese di gennaio: nel 2015 l’Italia ha perso centocinquantamila abitanti, numero (considerevole) che si ottiene sommando il CROLLO DELLE NASCITE, l’AUMENTO DELLA MORTALITÀ, il CALO DELL’IMMIGRAZIONE, ma anche la FUGA DEGLI ITALIANI stessi, giovani e non solo, CHE SCELGONO ALTRE NAZIONI e altre realtà come dimora di vita.    Partendo da un dato nazionale di forte calo della popolazione, ci sembra che in effetti la questione demografica (mondiale, europea, nazionale, locale…) sia un argomento, un tema, un po’ rimosso, che interessa poco.

ANNUAL WORKING POPULATION GROWTH RATE 2015_2020 - In nero la popolazione che più cresce, in rosso quella in diminuzione (MAPPA creata da Hsbc e pubblicata da "Business Insider" - da noi ripresa dal sito de LINKIESTA, WWW.LINKIESTA.IT/-)
ANNUAL WORKING POPULATION GROWTH RATE 2015_2020 – Nei colori grigio-scuri la popolazione che più cresce, in rosa-rosso quella in diminuzione (MAPPA creata da Hsbc e pubblicata da “Business Insider” – da noi ripresa dal sito de LINKIESTA, WWW.LINKIESTA.IT/-)

   Ci si dimentica che il trend ascendente della popolazione mondiale è cosa invece preoccupante (pur compensato – cinicamente parlando – da guerre, shock climatici, epidemie): 750 milioni di abitanti eravamo al mondo all’inizio della rivoluzione industriale (a fine ‘700); poi siamo saliti da 1 a 2 miliardi tra 1800 e 1927; 47 anni dopo (nel 1974) siamo raddoppiati (cioè 4 miliardi); e un ulteriore raddoppio ci sarà (cioè 8 miliardi) entro il 2023. Adesso siamo 7,3 miliardi: con la cifra di proiezione di 10 miliardi prevista dai demografi nel 2100.

   Alcuni degli effetti negativi di questa forte crescita della popolazione può aver portato al MUTAMENTO CLIMATICO odierno (l’aumento dell’80% di gas serra, tra 1970 e 2010, è dovuto, secondo gli studiosi, per il 50% proprio all’incremento di abitanti), o all’UTILIZZO ESPONENZIALE DELLE RISORSE naturali, alimentari ed energetiche (ma qui il discorso si fa delicato, potremmo dire “pericoloso”: ad esempio, un americano, nel senso di statunitense, consuma energia come due europei, una decina di cinesi, una quindicina di indiani od una trentina di africani…).

QUESTIONE DEMOGRAFICA – “…E’ in atto UN’INVASIONE ANTROPICA DELLA TERRA (incipit del NUOVO LIBRO del demografo MASSIMO LIVI BACCI, IL PIANETA STRETTO) che non sembra risparmiarne una sola molecola: se oltre metà dei suoi 134 milioni di chilometri quadrati erano occupati, già nel 1990, soprattutto da coltivazioni e pascoli (ma anche da strade, ferrovie e porti), la percentuale restante (boschi e foreste, ghiacci e deserti) risente ormai comunque, sul piano climatico e della biodiversità, della nostra presenza. Il punto è che la chiave interpretativa di quest’invasione e delle sue conseguenze per il pianeta e per noi stessi — di tanti disagi economici, sociali, sanitari, psicologici — consiste proprio nella QUESTIONE DEMOGRAFICA (…)” (da Sandro Modeo, “il Corriere della Sera – La Lettura” del 22/11/2015)
QUESTIONE DEMOGRAFICA – “…E’ in atto UN’INVASIONE ANTROPICA DELLA TERRA (incipit del NUOVO LIBRO del demografo MASSIMO LIVI BACCI, IL PIANETA STRETTO) che non sembra risparmiarne una sola molecola: se oltre metà dei suoi 134 milioni di chilometri quadrati erano occupati, già nel 1990, soprattutto da coltivazioni e pascoli (ma anche da strade, ferrovie e porti), la percentuale restante (boschi e foreste, ghiacci e deserti) risente ormai comunque, sul piano climatico e della biodiversità, della nostra presenza. Il punto è che la chiave interpretativa di quest’invasione e delle sue conseguenze per il pianeta e per noi stessi — di tanti disagi economici, sociali, sanitari, psicologici — consiste proprio nella QUESTIONE DEMOGRAFICA (…)” (da Sandro Modeo, “il Corriere della Sera – La Lettura” del 22/11/2015)

  Ma un altro effetto demografico non da poco, è sicuramente l’incidere (con la crescita della popolazione) sugli assetti socio-economici delle popolazioni, con la DEFINITIVA E CRESCENTE PREVALENZA DI ADDENSAMENTI URBANI RISPETTO ALLE CAMPAGNE. Ora nel mondo ci sono sempre più metropoli (cioè città con almeno un milione di abitanti), e ci sono almeno 20 MEGALOPOLI (città con almeno dieci milioni di abitanti).   FENOMENO NEGATIVO? Sì, se pensiamo a bidonville, periferie popolose e povere, criminalità e mafie, miseria…COSA POSITIVA? Anche, a volte: quando lo sviluppo della “città” significa maggiori opportunità per la persona, migliori servizi, più inserimento nel mondo…. I sociologi dicono che nei posti dove si concentrano molte persone e molte attività produttive la creatività cresce esponenzialmente, perché le idee innovative circolano con maggior velocità e si fecondano reciprocamente…

   Fin qui alcuni degli EFFETTI dell’aumento demografico….

“PIÙ DI METÀ DELLA POPOLAZIONE MONDIALE VIVE IN CITTÀ, IN AREE URBANE IN CONTINUA ESPANSIONE che molto spesso danno vita a megalopoli da decine di milioni di abitanti, come Tokyo, Shanghai e Città del Messico. MA QUESTA PROPORZIONE, GIÀ IMPRESSIONANTE, POTREBBE CRESCERE ULTERIORMENTE IN FAVORE DELLE METROPOLI E A SCAPITO DELLE AREE RURALI, con più di sei miliardi di persone che saranno “cittadini” nel 2045 secondo l’ultimo World urbanization prospects, il documento del dipartimento Economico e degli Affari sociali delle Nazioni Unite sull’urbanizzazione…”( Tommaso Perrone, testo e MAPPA ripresi da www.lifegate.it/)
“PIÙ DI METÀ DELLA POPOLAZIONE MONDIALE VIVE IN CITTÀ, IN AREE URBANE IN CONTINUA ESPANSIONE che molto spesso danno vita a megalopoli da decine di milioni di abitanti, come Tokyo, Shanghai e Città del Messico. MA QUESTA PROPORZIONE, GIÀ IMPRESSIONANTE, POTREBBE CRESCERE ULTERIORMENTE IN FAVORE DELLE METROPOLI E A SCAPITO DELLE AREE RURALI, con più di sei miliardi di persone che saranno “cittadini” nel 2045 secondo l’ultimo World urbanization prospects, il documento del dipartimento Economico e degli Affari sociali delle Nazioni Unite sull’urbanizzazione…”( Tommaso Perrone, testo e MAPPA ripresi da http://www.lifegate.it/)

   …Difficile invece trovare le tante CAUSE, i fattori, che orientano la demografia di un’area geografica, di un Paese (epidemie, guerre, caos politico, abitudini culturali, povertà in alcune aree, ricchezza in altre…). Anche la visione che i popoli hanno di loro stessi influisce sui numeri. In alcune epoche, imperava il timore della sovrappopolazione, mentre altre erano ossessionate da quello dello spopolamento.

   In RUSSIA (come potete vedere nella prima mappa che qui sopra vi proponiamo delle tendenze demografiche nel pianeta) il calo della popolazione è iniziato prima dell’implosione dell’Urss ma ha subìto ancor più un’accelerazione in questi ultimi anni caotici, difficili (socialmente, politicamente) per quel Paese. Nei PAESI ARABI il peso delle giovani generazioni ha contribuito alle rivolte delle “primavere del 2011”. In CINA, ora, dopo l’epoca dell’imposizione alle coppie del figlio unico, a provocare l’inquietudine è l’aumento degli anziani. Ma IL NUMERO DEGLI ANZIANI sta crescendo dappertutto e costituisce una delle principali problematiche del nostro tempo.

LA MONTAGNA PERDUTA - SPOPOLAMENTO: negli ultimi sessant’anni la “montagna” ha perso 900mila persone - Dal 1951 a oggi, la montagna è stata vittima di spopolamento e abbandono. A mettere in luce questo fenomeno è il rapporto “LA MONTAGNA PERDUTA. COME LA PIANURA HA CONDIZIONATO LO SVILUPPO ITALIANO” realizzato da CER (Centro Europa Ricerche) e TSM-Trentino School of Management, presentato il 9 febbraio scorso al Senato. - NELLA FOTO, ROGHUDI VECCHIO, borgo dell’ASPROMONTE abitato sin dal 1050 e facente parte di un'AREA GRECANICA, a seguito delle due fortissime alluvioni avvenute nell'ottobre 1971 e nel gennaio 1973 fu dichiarato totalmente inagibile e ABBANDONATO DALLA POPOLAZIONE
LA MONTAGNA PERDUTA – SPOPOLAMENTO: negli ultimi sessant’anni la “montagna” ha perso 900mila persone – Dal 1951 a oggi, la montagna è stata vittima di spopolamento e abbandono. A mettere in luce questo fenomeno è il rapporto “LA MONTAGNA PERDUTA. COME LA PIANURA HA CONDIZIONATO LO SVILUPPO ITALIANO” realizzato da CER (Centro Europa Ricerche) e TSM-Trentino School of Management, presentato il 9 febbraio scorso al Senato. – NELLA FOTO, ROGHUDI VECCHIO, borgo dell’ASPROMONTE abitato sin dal 1050 e facente parte di un’AREA GRECANICA, a seguito delle due fortissime alluvioni avvenute nell’ottobre 1971 e nel gennaio 1973 fu dichiarato totalmente inagibile e ABBANDONATO DALLA POPOLAZIONE

   Ora si necessita, a livello globale, di un riequilibrio; TANTI PAESI OCCIDENTALI DOVRANNO RILANCIARE LA NATALITÀ: se non altro per motivi economici (per pagare le pensioni agli anziani, affrontare i costi di vecchiaie prolungate e non delegare il rimpiazzo generazionale solo ai migranti); TANTI PAESI AFRICANI E ASIATICI DOVRANNO INVECE RIDURLA d’urgenza. Oppure c’è la necessità di un “travaso”: bruttissimo termine per dire che la mobilità della popolazione verso aree dove “serve ripopolamento” (come nella “vecchia” Europa), assume quasi la caratteristica di quel processo storico dove i pionieri del “vecchio West” andavano (emigravano) dalla costa orientale degli Stati Uniti a quella occidentale (o più drammaticamente si spostavano verso nuove terre per sopravvivere alla disoccupazione, alla miseria, come accade nel periodo dalla crisi del ’29 del secolo scorso).

   E come trattare l’elemento demografico? …la crescita abnorme della popolazione? …imponendo restrizioni autoritarie (come il figlio unico in Cina, ora derogato a due figli), oppure lasciando in definitiva crescere la popolazione liberamente come in India.

SHENZHEN, CINA, dalla rivista INTERNAZIONALE. SHENZHEN è nata come città solo 30 anni fa: aveva allora 25.000 abitanti, ora ne ha 15 milioni. - METROPOLI E MEGALOPOLI…. Per convenzione, UNA CITTÀ DIVENTA METROPOLI QUANDO SUPERA IL MILIONE DI ABITANTI, e UNA METROPOLI DIVENTA MEGALOPOLI QUANDO SORPASSA I DIECI MILIONI. New York è stata la prima, nel 1940. OGGI ESISTONO VENTI MEGALOPOLI: DIECI NEGLI STATI UNITI, LE ALTRE SPARSE NEL RESTO DEL MONDO. Due sono IN AFRICA: LAGOS E IL CAIRO. TRE SONO IN INDIA, DUE IN CINA. Per inciso, secondo le previsioni dell’americano Census Bureau, NEL 2034 L’INDIA SORPASSERÀ LA POPOLAZIONE DELLA CINA: si profila un colosso – potremmo chiamarlo “CINDIA” – che da solo ospiterà circa la metà della popolazione mondiale. - NELLE VENTI REGIONI DELLE MEGALOPOLI SI CONCENTRANO 660 MILIONI DI PERSONE, UN DECIMO DELLA POPOLAZIONE MONDIALE. (tratto da: Edoardo Brosio, “Metropoli, Megalopoli, Ecumenopoli” - http://www.bpp.it/Apulia/ )
SHENZHEN, CINA, dalla rivista INTERNAZIONALE. SHENZHEN è nata come città solo 30 anni fa: aveva allora 25.000 abitanti, ora ne ha 15 milioni. – METROPOLI E MEGALOPOLI…. Per convenzione, UNA CITTÀ DIVENTA METROPOLI QUANDO SUPERA IL MILIONE DI ABITANTI, e UNA METROPOLI DIVENTA MEGALOPOLI QUANDO SORPASSA I DIECI MILIONI. New York è stata la prima, nel 1940. OGGI ESISTONO VENTI MEGALOPOLI: DIECI NEGLI STATI UNITI, LE ALTRE SPARSE NEL RESTO DEL MONDO. Due sono IN AFRICA: LAGOS E IL CAIRO. TRE SONO IN INDIA, DUE IN CINA. Per inciso, secondo le previsioni dell’americano Census Bureau, NEL 2034 L’INDIA SORPASSERÀ LA POPOLAZIONE DELLA CINA: si profila un colosso – potremmo chiamarlo “CINDIA” – che da solo ospiterà circa la metà della popolazione mondiale. – NELLE VENTI REGIONI DELLE MEGALOPOLI SI CONCENTRANO 660 MILIONI DI PERSONE, UN DECIMO DELLA POPOLAZIONE MONDIALE. (tratto da: Edoardo Brosio, “Metropoli, Megalopoli, Ecumenopoli” – http://www.bpp.it/Apulia/ )

GUARDA IL VIDEO DA “INTERNAZIONALE”:    www.internazionale.it/video/2015/06/05/cina-metropoli-cemento-campagne

…….

   Sta di fatto che in un caso (la Cina) abbiamo avuto una dispotica e crudele limitazione della libertà individuale. Nell’altro caso (di libertà assoluta nella procreazione) arriveremo a una regolazione “naturale” della popolazione, “selettiva” (in India, in Africa, in Brasile…) fatta di sofferenza, appunto di “selezione naturale”, tra bidonville mostruose popolate per lo più di bambini spesso abbandonati a se stessi, sfruttamento degli stessi, violenze, miseria, vita nella sporcizia, malattie…

   La richiesta di limitazione della crescita demografica fatta dai paesi ricchi occidentali (il Nord del mondo) verso i paesi poveri, siano essi in via di sviluppo o di non sviluppo permanente (poveri e basta), è sicuramente un po’ sospetta se chi la chiede ha (più o meno) raggiunto un suo equilibrio economico, e non vuole perdere i privilegi acquisiti nei consumi, nel welfare, nello sfruttamento delle risorse energetiche del pianeta.

   Come allora regolare dignitosamente (e civilmente) il processo demografico, e dissuadere popolazioni povere a non fare troppi figli?….. certo anche diminuendo la mortalità infantile, diffondendo istruzione, salute e consapevolezza, chiavi per un contenimento demografico non più legato a pratiche come l’aborto selettivo sulle donne, o mere pratiche contraccettive (che pur ci vogliono, se volontariamente accettate, senza imposizioni).

densita_popolazione_da www.forexinfo.it/ - LE 20 MEGALOPOLI AL MONDO con popolazione di almeno 10milioni di abitanti - La megalopoli più abitata del mondo è quella della grande TOKYO (Tokyo-to - ku-bu, che comprende più di 87 città satellite, incluse Yokohama, Kawasaki e Chiba) che ha raggiunto i 35,7 milioni di abitanti, seguita da GIACARTA, in Indonesia, con quasi 30 milioni. Poi abbiamo NEW YORK-Newark, Usa, CITTÀ DEL MESSICO e Mumbai (BOMBAY), India (tutte e tre con 19 milioni di abitanti); SÃO PAULO, Brasile (18,8); DELHI, India (15,9); SHANGHAI, Cina (15,0); Kolkata (CALCUTTA), India (14,8); DACCA, Bangladesh (13,5); BUENOS AIRES, Argentina (12,8); LOS ANGELES-Long Beach-Santa Ana, Usa (12,5); KARACHI, Pakistan (12,1); Al-Qahirah (IL CAIRO), Egitto (11,9); RIO DE JANEIRO, Brasile (11,7); OSAKA-Kobe, Giappone (11,3); PECHINO, Cina e MANILA, Filippine (11,1); MOSCA, Russia (10,5); ISTAMBUL, Turchia (10,1)
densita_popolazione_da http://www.forexinfo.it/ – LE 20 MEGALOPOLI AL MONDO con popolazione di almeno 10milioni di abitanti – La megalopoli più abitata del mondo è quella della grande TOKYO (Tokyo-to – ku-bu, che comprende più di 87 città satellite, incluse Yokohama, Kawasaki e Chiba) che ha raggiunto i 35,7 milioni di abitanti, seguita da GIACARTA, in Indonesia, con quasi 30 milioni. Poi abbiamo NEW YORK-Newark, Usa, CITTÀ DEL MESSICO e Mumbai (BOMBAY), India (tutte e tre con 19 milioni di abitanti); SÃO PAULO, Brasile (18,8); DELHI, India (15,9); SHANGHAI, Cina (15,0); Kolkata (CALCUTTA), India (14,8); DACCA, Bangladesh (13,5); BUENOS AIRES, Argentina (12,8); LOS ANGELES-Long Beach-Santa Ana, Usa (12,5); KARACHI, Pakistan (12,1); Al-Qahirah (IL CAIRO), Egitto (11,9); RIO DE JANEIRO, Brasile (11,7); OSAKA-Kobe, Giappone (11,3); PECHINO, Cina e MANILA, Filippine (11,1); MOSCA, Russia (10,5); ISTAMBUL, Turchia (10,1)

   La PROPOSTA potrebbe anche essere che nei paesi ricchi, pur se è auspicabile che si aumenti la natalità, si potrebbe appunto praticare il “rimpiazzo generazionale” (il calo demografi attuale) con i migranti (l’esempio di quest’estate del milione di profughi siriani accettati dalla Merkel in Germania è stata una misura nuova, innovativa, controcorrente…): servirebbe questo anche per un’integrazione e confronto di culture che inesorabilmente va avanti (piaccia o no)

   E’ sicuramente vero che esiste un impatto problematico delle migrazioni, dei processi di assestamento demografico fatti con popolazioni che si spostano da un luogo all’altro (da sud a nord del mondo….), ma sicuramente sono processi difficilmente frenabili… li si può forse rallentare un po’ (con il filo spinato alle frontiere, cosa vergognosa di questi mesi…. oppure con processi burocratici farraginosi per permessi di soggiorno e cittadinanza; con la non accoglienza e nessun aiuto di chi arriva da fuori, da lontano…

   Però alla fine è un processo cui si deve farsene una ragione: e per questo attrezzarsi. Pertanto l’idea di una nuova economia di rilancio dei paesi sì ricchi ma ora in crisi (come i paesi europei), che passi anche con un nuovo assetto demografico virtuoso di accoglienza di persone che vengono “da fuori”, sembra una cosa concreta, fattibile, necessaria. (s.m.)

……………………..

DEMOGRAFIA

L’UOMO VA A PIÙ VELOCITÀ, IL MONDO NO

di Sandro Modeo, da “il Corriere della Sera – La Lettura” del 22/11/2015

– Analisi senza catastrofismi della crescita della popolazione: impetuosa in Africa, ferma in Europa –

   Rispetto al «tempo profondo» dell’evoluzione (miliardi di anni), tutto è avvenuto in una sequenza relativamente breve: 10-12 mila anni, il periodo intercorso fra la prima transizione dell’ Homo sapiens (il passaggio neolitico dalla caccia-raccolta all’agricoltura-allevamento, dal nomadismo alla stanzialità) e quella attuale, innescata dalla rivoluzione industriale. Continua a leggere

L’EUROPA TORNERA’ ALLE FRONTIERE NAZIONALI? – Il TRATTATO DI SCHENGEN, antica utopia realizzata, pian piano soccombe al nazionalismo e alle paure dell’arrivo dei poveri, dei rifugiati, dei migranti – La ridefinizione dei CONFINI, LIMITI (LIMES), nella geografia europea, appare un sogno che si allontana

Slovenia: chilometri e chilometri di filo spinato al confine con la Croazia. Il governo di Lubiana ha dato inizio all annunciata costruzione della barriera per controllare il flusso dei migranti - "…LUBIANA, dimentica delle decine di migliaia di slavi in fuga dal regime comunista accolti allora anche dall’Italia come Paese di transito verso altre mete, HA STESO LUNGO IL CONFINE CROATO CHILOMETRI E CHILOMETRI DI FILO SPINATO" (Gian Antonio Stella, il Corriere della Sera del 24/1/2016)
Slovenia: chilometri e chilometri di filo spinato al confine con la Croazia. Il governo di Lubiana ha dato inizio all annunciata costruzione della barriera per controllare il flusso dei migranti – “…LUBIANA, dimentica delle decine di migliaia di slavi in fuga dal regime comunista accolti allora anche dall’Italia come Paese di transito verso altre mete, HA STESO LUNGO IL CONFINE CROATO CHILOMETRI E CHILOMETRI DI FILO SPINATO” (Gian Antonio Stella, il Corriere della Sera del 24/1/2016)

   Le limitazioni imposte alle frontiere di alcuni (sempre più) Stati europei rischiano di provocare il fallimento del Trattato di Schengen. La scorsa settimana è accaduto alla Svezia: il Paese più aperto della Ue si prepara a chiudere le frontiere, e ad espellere tra i 60mila e gli 80mila richiedenti asilo. Due settimane fa la Danimarca ha approvato una legge che metaforicamente (e concretamente) chiude le frontiere: cioè una legge che prevede di confiscare ai rifugiati qualsiasi bene di valore superiore ai 1.340 euro, contanti compresi, per finanziarne le spese di mantenimento, e allunga da uno a tre anni i tempi per i ricongiungimenti familiari.

   L’Austria non si limita a sospendere Schengen, come Francia, Germania, Svezia, Danimarca e Norvegia, ma ha deciso di imporre un tetto agli arrivi, più che dimezzati rispetto al 2015: 37.500 persone contro 90mila.

SCHENGEN ADDIO? - Nell’area “Schengen” dei 26 Stati europei che vi aderiscono circolano 60 milioni di Tir all’anno, 1,7 milioni di lavoratori transfrontalieri e oltre 200 milioni di viaggiatori
SCHENGEN ADDIO? – Nell’area “Schengen” dei 26 Stati europei che vi aderiscono circolano 60 milioni di Tir all’anno, 1,7 milioni di lavoratori transfrontalieri e oltre 200 milioni di viaggiatori

   La Germania, dopo la straordinaria apertura agli immigrati siriani della passata estate, trova delle opposizioni sempre crescenti alla cancelliera Merkel (dopo i fatti di Colonia del Capodanno, in particolare). L’emergenza rifugiati è arrivata a mordere ovunque i nervi scoperti della politica incalzata da opinioni pubbliche stressate e disorientate. Apparentemente c’è solo Angela Merkel in Germania a tentare di resistere agli istinti nazionalisti e isolazionisti che dilagano da Nord a Est. Ma, appunto, anche lì le cose stanno cambiando. E’ arrivata la notizia pubblicata da Die Welt secondo cui – stando a un documento interno della Cdu – Berlino si preparerebbe a espellere 400 mila richiedenti asilo nel 2016.

   A Bruxelles, in attesa della creazione nel 2018 (ammesso che venga approvata) di una GUARDIA DI FRONTIERA EUROPEA dotata di 1.500 uomini da affiancare alle strutture nazionali, si ipotizza il congelamento dell’area Schengen per due anni.

Lo SPAZIO SCHENGEN è una zona di libera circolazione dove i controlli alle frontiere sono stati aboliti per tutti i viaggiatori, salvo circostanze eccezionali. È attualmente composto da 26 PAESI, DI CUI 22 MEMBRI DELL'UE E 4 NON MEMBRI (ISLANDA, LIECHTENSTEIN, NORVEGIA E SVIZZERA). NON NE FANNO PARTE BULGARIA, CIPRO, CROAZIA E ROMANIA, per cui il trattato non è ancora entrato in vigore, e IRLANDA E REGNO UNITO, che non hanno aderito alla convenzione esercitando la cosiddetta clausola di esclusione (opt-out) • L'AREA DI LIBERA CIRCOLAZIONE È ENTRATA IN VIGORE A PARTIRE DAL 1985, data di un accordo di massima concluso da un gruppo di governi europei a SCHENGEN (LUSSEMBURGO) • Gli Stati membri che si trovano ai confini dello spazio Schengen hanno la responsabilità di organizzare controlli rigorosi alle frontiere con l'esterno
Lo SPAZIO SCHENGEN è una zona di libera circolazione dove i controlli alle frontiere sono stati aboliti per tutti i viaggiatori, salvo circostanze eccezionali. È attualmente composto da 26 PAESI, DI CUI 22 MEMBRI DELL’UE E 4 NON MEMBRI (ISLANDA, LIECHTENSTEIN, NORVEGIA E SVIZZERA). NON NE FANNO PARTE BULGARIA, CIPRO, CROAZIA E ROMANIA, per cui il trattato non è ancora entrato in vigore, e IRLANDA E REGNO UNITO, che non hanno aderito alla convenzione esercitando la cosiddetta clausola di esclusione (opt-out) • L’AREA DI LIBERA CIRCOLAZIONE È ENTRATA IN VIGORE A PARTIRE DAL 1985, data di un accordo di massima concluso da un gruppo di governi europei a SCHENGEN (LUSSEMBURGO) • Gli Stati membri che si trovano ai confini dello spazio Schengen hanno la responsabilità di organizzare controlli rigorosi alle frontiere con l’esterno

   Il trattato di Schengen è importante. Perché supera e apre i confini “interni” all’Europa. Ma, al tempo stesso, marca i confini “esterni”. Dentro i quali è possibile la libera circolazione. In base ai quali è possibile negoziare con gli “altri”. Così, definisce (cioè, delimita) l’Europa. Lo spazio entro il quale non abbiamo bisogno di passaporti da esibire alle frontiere. Perché non ci sono controlli alle frontiere. Anzi, non ci sono frontiere.

   In effetti la problematicità data dal flusso ininterrotto di migranti, da settembre dell’anno scorso sulla ROTTA BALCANICA in primis (dalla Turchia alla Grecia attraverso il Mar Egeo, causa di continui annegamenti quotidiani: anche domenica 31 gennaio 39 persone morte, tra cui 5 bambini), poi su verso nord, attraversando Macedonia, Serbia, a ovest verso la Croazia, e poi Austria e con la speranza di arrivare in Germania…), questo ininterrotto flusso migratorio (anche adesso che forse se ne parla meno, i media concentrati in altri eventi…) destabilizza politiche nazionali europee non in grado di “ripensarsi” con l’arrivo di così tante persone da guerre (in Siria in particolare, ma non solo…), e da chi (come criticarlo?) vive in paesi magari non in guerra, e così non si può considerare profugo, ma fugge dalla miseria e dalla fame (e spera in un futuro di benessere per se, per la sua famiglia).

LA STRAGE DEI BAMBINI: CONTINUI NAUFRAGI NELL’EGEO. ALLARME DELL’UNICEF …Tremila persone nel 2015 hanno perso la vita tentando di raggiungere le isole di KOS e LESBOS partendo dalle COSTE TURCHE. In questa strage senza fine nel solo mese di gennaio sono annegati nell’EGEO oltre 50 bambini. Più di 80mila sono i migranti salvati in mare dalla guardia costiera dei due Paesi. (…..). L’Unicef è tornata a chiedere corridoi umanitari sicuri.
LA STRAGE DEI BAMBINI: CONTINUI NAUFRAGI NELL’EGEO. ALLARME DELL’UNICEF …Tremila persone nel 2015 hanno perso la vita tentando di raggiungere le isole di KOS e LESBOS partendo dalle COSTE TURCHE. In questa strage senza fine nel solo mese di gennaio sono annegati nell’EGEO oltre 50 bambini. Più di 80mila sono i migranti salvati in mare dalla guardia costiera dei due Paesi. (…..). L’Unicef è tornata a chiedere corridoi umanitari sicuri.

   In tanti sottolineano ipotesi e strategie per porre rimedio a tutto questo: 1-“risolvere” le guerre in Medio Oriente e altrove nel Sud del Mondo, creando così condizioni di pace e sviluppo che fermino l’ondata di profughi; 2-nel declino demografico dell’Europa, inventarsi una politica di rilancio del continente europeo, con l’accogliere tutti questi giovani (sostanzialmente i migranti sono giovani…), i loro bambini, creando condizioni di sviluppo dei consumi, del lavoro, dei servizi, “facendo diventare” europei tutte queste persone che sopperirebbero all’attuale invecchiamento delle nostre popolazioni; 3-se confine bisogna avere, far sì che esso sia il “confine d’Europa” fatto non dei confini dei paesi membri (superati quei confini nazionali dal trattato di Schengen nella pratica quotidiana di mobilità delle persone e delle merci entro l’Europa); 4-ancora: se confine dev’esserci questo sia un confine naturale, fatto a nord, ovest, sud da “grandi mari” (Il mar Glaciale Artico, l’oceano Atlantico, il nostro mar Mediterraneo, il Mar Nero) (più difficile invece far coincidere a est i confini naturali -gli Urali- con quelli politici).

   Tutte ipotesi interessanti. Vi sarebbe, positivamente pensando, la necessità di far coincidere la “crisi europea” (causata seppur in minima parte anche dai diseredati della terra che sono in movimento), con “il sogno europeo” di far sì che si arrivi finalmente a un’unione politica e geografica in un unico grande progetto di federazione dell’Europa (Stati Uniti d’Europa).

I FLUSSI NON SI FERMANO - Secondo Frontex l’anno scorso hanno varcato la frontiera europea 1,83 milioni di rifugiati, contro i 238.500 del 2014, anche se «il numero non è del tutto esatto perché alcuni sono stati contati due volte»: in Grecia ne sono comunque entrati 880mila, in Italia 157mila, in Germania oltre 1,1 milioni. (…) E nelle prime tre settimane di gennaio sono già arrivati in 35mila quando nel 2015 in tutto il mese erano stati 1.600. L’inverno non ferma più i disperati. I quali, per sfuggire ai crescenti blocchi europei, ora tentano anche la rotta polare, puntando alla Russia per raggiungere Norvegia o Finlandia: ci sono riusciti in 900 l’anno scorso. (Adriana Cerretelli, da “il Sole 24ore” del 23/1/2016)
I FLUSSI NON SI FERMANO – Secondo Frontex l’anno scorso hanno varcato la frontiera europea 1,83 milioni di rifugiati, contro i 238.500 del 2014, anche se «il numero non è del tutto esatto perché alcuni sono stati contati due volte»: in Grecia ne sono comunque entrati 880mila, in Italia 157mila, in Germania oltre 1,1 milioni. (…) E nelle prime tre settimane di gennaio sono già arrivati in 35mila quando nel 2015 in tutto il mese erano stati 1.600. L’inverno non ferma più i disperati. I quali, per sfuggire ai crescenti blocchi europei, ora tentano anche la rotta polare, puntando alla Russia per raggiungere Norvegia o Finlandia: ci sono riusciti in 900 l’anno scorso. (Adriana Cerretelli, da “il Sole 24ore” del 23/1/2016)

   Cosa comunque che, riconosciamo, è assai difficile a realizzarsi in tempi storici come questi (di nazionalismo spinto, di paure delle popolazioni, di rifiuto…). E anche a questo flusso di migranti si cercherà di mettere delle pezze (come ad esempio, finanziare la Turchia, finora tre miliardi di euro, perché fermi il flusso dalla Siria e Iraq… ma la Turchia ora vuole molti più soldi…). Oppure farsene una ragione di avere molti più clandestini, e rapportarsi (con fatica, per forza…) poco a poco negli anni con persone che vivono illegalmente, in clandestinità, e alla fine in qualche modo accettarle, doverle accettare. Cioè questo significa, come sempre, subire gli avvenimenti: umani, geopolitici, che un mondo “villaggio globale” volenti o no, ci porta in casa.

IL ROMANZO - HAKAN GÜNDAY, "ANCÓRA": IL VIAGGIO AL TERMINE DELLA NOTTE È UNA NUOVA VITA IN EUROPA - La voce di un bambino spietato, cresciuto troppo in fretta e governato dall'unico e imprescindibile dictat del sopravvivere, declina le storie attuali dei migranti nel nuovo romanzo di HAKAN GÜNDAY, "ANCÓRA", appena uscito per l'editore MARCOS Y MARCOS. UN ROMANZO AMBIENTATO IN UNA TURCHIA MARTORIATA, TERRA DI TRANSITO DEI NUOVI SCHIAVI DELL'OCCIDENTE, in cui un ragazzino, il protagonista, trova la sua forma di resistenza nel suo personale dissidio tra male e bene, nella sua vita di trafficante di migranti nell'Egeo e nel suo diventare adulto. (da www.panorama.it/cultura/libri/)
IL ROMANZO – HAKAN GÜNDAY, “ANCÓRA”: IL VIAGGIO AL TERMINE DELLA NOTTE È UNA NUOVA VITA IN EUROPA – La voce di un bambino spietato, cresciuto troppo in fretta e governato dall’unico e imprescindibile dictat del sopravvivere, declina le storie attuali dei migranti nel nuovo romanzo di HAKAN GÜNDAY, “ANCÓRA”, appena uscito per l’editore MARCOS Y MARCOS. UN ROMANZO AMBIENTATO IN UNA TURCHIA MARTORIATA, TERRA DI TRANSITO DEI NUOVI SCHIAVI DELL’OCCIDENTE, in cui un ragazzino, il protagonista, trova la sua forma di resistenza nel suo personale dissidio tra male e bene, nella sua vita di trafficante di migranti nell’Egeo e nel suo diventare adulto. (da http://www.panorama.it/cultura/libri/)

   Noi speriamo ovviamente che questa passività di atteggiamento, questa incapacità di “ripensare il proprio sviluppo”, questo “non cogliere” l’opportunità che può arrivare da “nuove genti e culture” potrebbe positivamente avere nella nostra stanca quotidianità e in un’Europa in declino di motivazione, noi pensiamo che tutto questo realisticamente accadrà. E speriamo comunque che un cambio di tendenza avvenga, che ci sia entusiasmo e progettualità per riconoscere quei confini europei geografici fatti di grandi mari cui sopra accennavamo: confini (come il Mediterraneo) che possono anche essere ponti di scambio di culture, economie, conoscenze…

   E speriamo che la logica dei confini nazionali multipli (staterello per staterello) non ritorni (in questi primi due articoli di questo post vi proponiamo un esempio vicino a noi della follia di creare frontiere, confini). (s.m.)

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GLI ISTRIANI

SLOVENIA-CROAZIA, IL FILO SPINATO SEPARA GLI ITALIANI DAGLI ITALIANI

di Gian Antonio Stella, da “il Corriere della Sera” del 24/1/2016

– Per millenni questa gente aveva vissuto la sua terra come uno spazio unico –

ISTRIA SLOVENA E ISTRIA CROATA - 1991: IL CONFINE TRA ITALIANI E ITALIANI ISTRIANI TRA CROAZIA E SLOVENIA – “Non era mai esistito quel confine attuale sul Dragogna, il fiume che dalla Savrinia scende al mare, sfociando nel Vallone di Pirano attraverso le saline. Non sotto i Romani né sotto gli Ostrogoti né sotto i Bizantini e poi il patriarcato di Aquileia e l’Esarcato di Ravenna e Carlo Magno e giù giù per secoli e secoli sotto Venezia e poi Napoleone e l’Impero austro-ungarico e il Regno d’Italia e l’ Adriatische Kustenland nazista e il Territorio libero di Trieste e la Jugoslavia di Tito…” (Gian Antonio Stella, da “il Corriere della Sera” del 24/1/2016)
ISTRIA SLOVENA E ISTRIA CROATA – 1991: IL CONFINE TRA ITALIANI E ITALIANI ISTRIANI TRA CROAZIA E SLOVENIA – “Non era mai esistito quel confine attuale sul Dragogna, il fiume che dalla Savrinia scende al mare, sfociando nel Vallone di Pirano attraverso le saline. Non sotto i Romani né sotto gli Ostrogoti né sotto i Bizantini e poi il patriarcato di Aquileia e l’Esarcato di Ravenna e Carlo Magno e giù giù per secoli e secoli sotto Venezia e poi Napoleone e l’Impero austro-ungarico e il Regno d’Italia e l’ Adriatische Kustenland nazista e il Territorio libero di Trieste e la Jugoslavia di Tito…” (Gian Antonio Stella, da “il Corriere della Sera” del 24/1/2016)

   C’è il filo spinato, adesso, su quello che doveva essere «un confine di seta». E Mario Beluk, che come tanti istriani porta un cognome slavo ma è italiano e parla italiano e appartiene alla minoranza italiana, non si dà pace.

   «Ce l’hanno sbattuto sul muso» il filo spinato, sbotta Mario. Continua a leggere

I POCHI PADRONI DEL MONDO nella QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE – SUPERMILIARDARI POSSIEDONO QUANTO LA METÀ PIÙ POVERA DELLA POPOLAZIONE GLOBALE – Un’economia a servizio dell’1 per cento? è il titolo del rapporto 2016 OXFAM per il WORLD ECONOMIC FORUM di DAVOS

Nel 2015, secondo Oxfam, 62 persone hanno accumulato la stessa ricchezza di 3,5 miliardi di persone (la metà più povera della popolazione mondiale). Cinque anni fa le persone che avevano una ricchezza pari a quella del 50 per cento più povero della popolazione mondiale erano 388, nel 2014 erano 80. Le ricchezze di queste 62 persone sono cresciute del 44 per cento tra il 2010 e il 2015, arrivando a 1.760 miliardi di dollari
Nel 2015, secondo Oxfam, 62 persone hanno accumulato la stessa ricchezza di 3,5 miliardi di persone (la metà più povera della popolazione mondiale). Cinque anni fa le persone che avevano una ricchezza pari a quella del 50 per cento più povero della popolazione mondiale erano 388, nel 2014 erano 80. Le ricchezze di queste 62 persone sono cresciute del 44 per cento tra il 2010 e il 2015, arrivando a 1.760 miliardi di dollari

   Nel mondo una persona su sei vive con un dollaro al giorno. Discorso già sentito, che si ripete, che (purtroppo) non fa più notizia. Ma se prima la soluzione e le accuse erano facili da fare (il sistema capitalistico, il mercato etc.) ora forse è meglio concentrarsi sui meccanismi di “funzionamento” del mondo, geopolitici, economici, umani, che creano ancora disparità così da permettere povertà assolute.

   E interessante, anche come atto di conoscenza, è il rapporto Oxfam (ong inglese, una federazione di 18 associazioni umanitarie e attiviste che si occupano di povertà, diritti umani e ingiustizie nel mondo) dal titolo “UN’ECONOMIA A SERVIZIO DELL’1 PER CENTO”. In sintesi, nel rapporto si dimostra che 62 persone nel mondo sono più ricche di 3 miliardi e 600 milioni di persone: cioè pochi supermiliardari possiedono quanto la metà più povera della popolazione globale.

Si è conclusa il 23 gennaio scorso nella cittadina sciistica di Davos, in Svizzera, il meeting annuale del World Economic Forum foto da "IL FOGLIO")
Si è conclusa il 23 gennaio scorso nella cittadina sciistica di Davos, in Svizzera, il meeting annuale del World Economic Forum (foto da “IL FOGLIO”)

   Il rapporto Oxfam ha anticipato l’incontro annuale di Davos (località turistica alpina in Svizzera) tenutosi dal 20 al 23 gennaio. La classe dirigente del pianeta ha partecipato a questo consueto Forum Economico Mondiale in un clima internazionale mai così cupo e minaccioso dalla presunta fine della crisi globale del 2008: dagli effetti del rallentamento della crescita dell’economia cinese alla disoccupazione, dal crollo del prezzo delle risorse energetiche al rischio esplosione di una nuova bolla finanziaria, all’aumento delle tensioni sociali. Questi gli argomenti di discussione al di là dell’argomento ufficiale del vertice, cioè la “QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE”.

   NEL RAPPORTO OXFAM È SCRITTO che l’1 per cento della popolazione mondiale possiede più del restante 99 per cento. Queste cifre sono «la prova definitiva che viviamo in un mondo in cui la disuguaglianza ha raggiunto livelli senza precedenti da oltre un secolo», scrive Oxfam.

LE PROPOSTE DI OXFAM PERCHÉ LA RICCHEZZA MONDIALE SIA DISTRIBUITA PIÙ EQUAMENTE Parte del rapporto Oxfam propone una serie di azioni per invertire la tendenza alla disuguaglianza: - PAGARE AI LAVORATORI «UN SALARIO DIGNITOSO» e colmare il divario con gli stipendi dei manager aumentando i salari minimi; -PROMUOVERE LA PARITÀ ECONOMICA DELLE DONNE E I LORO DIRITTI ricompensando il lavoro di cura non retribuito, ponendo fine al divario retributivo di genere, migliorando la raccolta di dati per valutare l’impatto di genere delle politiche economiche; - TENERE SOTTO CONTROLLO L’INFLUENZA DELLE ÉLITE ISTITUENDO REGISTRI PUBBLICI OBBLIGATORI DEI LOBBISTI E REGOLE PIÙ SEVERE SUL CONFLITTO D’INTERESSI, «riformando il quadro normativo, in particolare per quanto attiene alla trasparenza dell’azione di governo», assicurando che vi sia piena trasparenza sui finanziamenti privati ai partiti politici, «introducendo norme che impediscano il fenomeno delle “porte girevoli” che permettono un continuo interscambio tra grandi società e governi». Oxfam propone anche di: - FARE IN MODO CHE I MEDICINALI SIANO ACCESSIBILI A TUTTI A PREZZI SOSTENIBILI, che - IL CARICO FISCALE SIA EQUAMENTE DISTRIBUITO, che sia - POTENZIATO IL SETTORE PUBBLICO PIUTTOSTO CHE IL RUOLO DI QUELLO PRIVATO PER QUANTO RIGUARDA LA FORNITURA DI SERVIZI ESSENZIALI. Come priorità su tutte, - OXFAM CHIEDE AI LEADER MONDIALI UN’AZIONE COORDINATA PER PORRE FINE AI PARADISI FISCALI
LE PROPOSTE DI OXFAM PERCHÉ LA RICCHEZZA MONDIALE SIA DISTRIBUITA PIÙ EQUAMENTE
Parte del rapporto Oxfam propone una serie di azioni per invertire la tendenza alla disuguaglianza:
– PAGARE AI LAVORATORI «UN SALARIO DIGNITOSO» e colmare il divario con gli stipendi dei manager aumentando i salari minimi;
-PROMUOVERE LA PARITÀ ECONOMICA DELLE DONNE E I LORO DIRITTI ricompensando il lavoro di cura non retribuito, ponendo fine al divario retributivo di genere, migliorando la raccolta di dati per valutare l’impatto di genere delle politiche economiche;
– TENERE SOTTO CONTROLLO L’INFLUENZA DELLE ÉLITE ISTITUENDO REGISTRI PUBBLICI OBBLIGATORI DEI LOBBISTI E REGOLE PIÙ SEVERE SUL CONFLITTO D’INTERESSI, «riformando il quadro normativo, in particolare per quanto attiene alla trasparenza dell’azione di governo», assicurando che vi sia piena trasparenza sui finanziamenti privati ai partiti politici, «introducendo norme che impediscano il fenomeno delle “porte girevoli” che permettono un continuo interscambio tra grandi società e governi».
Oxfam propone anche di:
– FARE IN MODO CHE I MEDICINALI SIANO ACCESSIBILI A TUTTI A PREZZI SOSTENIBILI, che
– IL CARICO FISCALE SIA EQUAMENTE DISTRIBUITO, che sia
– POTENZIATO IL SETTORE PUBBLICO PIUTTOSTO CHE IL RUOLO DI QUELLO PRIVATO PER QUANTO RIGUARDA LA FORNITURA DI SERVIZI ESSENZIALI. Come priorità su tutte,
– OXFAM CHIEDE AI LEADER MONDIALI UN’AZIONE COORDINATA PER PORRE FINE AI PARADISI FISCALI

   Se la disuguaglianza è cresciuta negli ultimi anni, è da chiedersi qual è l’attuale livello di concentrazione della ricchezza. Perché va precisato che per individuare la disuguaglianza economica “vera e propria”, questa è quella relativa alla proprietà della ricchezza, dei “patrimoni”, la cui distribuzione si dice che è ben più diseguale rispetto a quella del reddito. E “la ricchezza” è legata allo status sociale, al «potere».

   E’ pur vero che la povertà, sui grandi numeri, sembra diminuita in questi ultimi decenni: le produzioni industriali mondiali portate (per esigenze di costi) in Cina, India… hanno pur permesso a ceti condannati da sempre alla più grande miseria, a raggiungere un certo minimo grado di reddito (pur sfruttati), magari anche di welfare pubblico (gli ospedali, le scuole per i figli…). Ma lo stesso, specie dalla crisi economica iniziata nel 2008, e appunto dall’accumularsi di ricchezze pazzesche in pochissime mani, fa credere che il fenomeno messo in atto è tutt’altro che virtuoso, e sta avvenendo un’inversione di tendenza (ex poveri che tornano ad esserlo) (e tutti gli analisti economici dicono che potrebbe venire di qui a poco una nuova crisi peggiore di quella del 2008).

In EUROPA ci sono 342 MILIARDARI (con un patrimonio totale di circa 1.340 miliardi di euro) e 123 MILIONI DI PERSONE - quasi un quarto della popolazione – è A RISCHIO POVERTÀ O ESCLUSIONE SOCIALE. E’ l’impietosa fotografia scattata da UN’EUROPA PER TUTTI, NON PER POCHI, il nuovo rapporto sulla disuguaglianza, lanciato oggi da OXFAM. Un quadro che riguarda anche l’Italia: nel nostro paese il 20% degli italiani più ricchi oggi detiene il 61,6% della ricchezza nazionale netta, mentre il 20% degli italiani più poveri ne detiene appena lo 0,4%. – (da rapporto Oxfam gennaio 2016, www.oxfamitalia.org/ )
In EUROPA ci sono 342 MILIARDARI (con un patrimonio totale di circa 1.340 miliardi di euro) e 123 MILIONI DI PERSONE – quasi un quarto della popolazione – è A RISCHIO POVERTÀ O ESCLUSIONE SOCIALE. E’ l’impietosa fotografia scattata da UN’EUROPA PER TUTTI, NON PER POCHI, il nuovo rapporto sulla disuguaglianza, lanciato oggi da OXFAM. Un quadro che riguarda anche l’Italia: nel nostro paese il 20% degli italiani più ricchi oggi detiene il 61,6% della ricchezza nazionale netta, mentre il 20% degli italiani più poveri ne detiene appena lo 0,4%. – (da rapporto Oxfam gennaio 2016, http://www.oxfamitalia.org/ )

   Questa inversione di tendenza (sulla diminuzione della povertà) sembra anche ben visibile dalla crisi che stanno vivendo i paesi in via di sviluppo maggiormente in crescita fino a sette, otto anni fa (prima della crisi del 2008) (ricordate l’acronimo BRICS, Brasile, Russia, India, Cina, e Sudafrica?). Ebbene quasi tutti questi paesi stanno vivendo delle difficoltà enormi.

   Chi analizza quel che accade nel mondo, partendo dalla quotidianità degli individui, famiglie, gruppi sociali, dice che se la ricchezza è ripartita diffusamente allora l’economia va, si “auto riproduce”; se invece accade che la ricchezza si accumula su patrimoni di pochissime persone, allora tutto si ferma. Ad esempio, facendo un riferimento storico, si può vedere che i poveri in Europa hanno cominciato a consumare di più quando sono nate le società «di mutuo soccorso» (verso fine ottocento), cioè quando si son create condizioni di qualche sicurezza, di vita migliore e più sicura.

“UNA DELLE DIMENSIONI FONDAMENTALI DELLA DISUGUAGLIANZA ECONOMICA È QUELLA RELATIVA ALLA PROPRIETÀ DELLA RICCHEZZA, la cui distribuzione si ritiene sia più diseguale rispetto a quella del reddito. La ricchezza è inoltre sostanzialmente legata allo status sociale e al «potere» (la classifica dei Paperoni mondiali stilata da Forbes è basata sulla ricchezza) e può essere trasferita alle generazioni successive: in questo modo si generano enormi vantaggi ereditati, si ampliano sostanzialmente le disuguaglianze di opportunità nell’economia e si riducono al contempo le prospettiva di crescita. (…..). LE RICERCHE EMPIRICHE RIASSUNTE NEL LIBRO DI THOMAS PIKETTY, IL CAPITALE NEL XXI SECOLO, sono un raro esempio di rappresentazione di evidenza di lungo termine su una variabile di così difficile misurazione come la ricchezza. I dati sono calcolati principalmente a partire dai registri amministrativi dei patrimoni ereditari utilizzando il cosiddetto metodo dei «moltiplicatori di mortalità». Si usa un campione della ricchezza della popolazione dei deceduti in un anno specifico al fine di stimare la distribuzione della ricchezza della popolazione vivente (Salvatore Morelli, da LA VOCE.INFO www.lavoce.info/, 4/6/2015 )
“UNA DELLE DIMENSIONI FONDAMENTALI DELLA DISUGUAGLIANZA ECONOMICA È QUELLA RELATIVA ALLA PROPRIETÀ DELLA RICCHEZZA, la cui distribuzione si ritiene sia più diseguale rispetto a quella del reddito. La ricchezza è inoltre sostanzialmente legata allo status sociale e al «potere» (la classifica dei Paperoni mondiali stilata da Forbes è basata sulla ricchezza) e può essere trasferita alle generazioni successive: in questo modo si generano enormi vantaggi ereditati, si ampliano sostanzialmente le disuguaglianze di opportunità nell’economia e si riducono al contempo le prospettiva di crescita. (…..). LE RICERCHE EMPIRICHE RIASSUNTE NEL LIBRO DI THOMAS PIKETTY, IL CAPITALE NEL XXI SECOLO (in Italia pubblicato da BOMPIANI), sono un raro esempio di rappresentazione di evidenza di lungo termine su una variabile di così difficile misurazione come la ricchezza. I dati sono calcolati principalmente a partire dai registri amministrativi dei patrimoni ereditari utilizzando il cosiddetto metodo dei «moltiplicatori di mortalità». Si usa un campione della ricchezza della popolazione dei deceduti in un anno specifico al fine di stimare la distribuzione della ricchezza della popolazione vivente (Salvatore Morelli, da LA VOCE.INFO http://www.lavoce.info/, 4/6/2015 )

   Oxfam, al vertice 2016 di Davos, ha formulato delle proposte concrete per perlomeno frenare questo accumulo di ricchezze in pochissime mani, per redistribuirle in modo virtuoso a più persone possibili. Potrebbe essere anche un “sano egoismo” dei ricchi della Terra la redistribuzione della ricchezza, se questo incentiva processi economici di benessere. Per dire che nulla è dato dal caso, che tutto può (potrebbe) essere governato in modo da far star bene tutti (un’utopia concreta). (s.m.)

LA QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE - Il mercato del lavoro è entrato in quella che i tecnici del settore non esitano a chiamare "quarta rivoluzione industriale", ossia un insieme di trasformazioni che grazie alla robotica, all'intelligenza artificiale, alle nanotecnologie, alla stampa 3D, alla genetica e alle biotecnologie stanno modificando non solo il modello del business, ma anche il numero e le modalità di utilizzo della forza lavoro. Meno uomini e più macchine, macchine capaci di gestire autonomamente quasi l'intera filiera produttiva, sembra essere la strada intrapresa dall'industria mondiale. Un modello che secondo un rapporto pubblicato oggi dal World economic forum (Wef) potrebbe causare una significativa diminuzione dei posti di lavoro globali (circa 7,1 milioni di occupati in meno) all'interno delle prime quindici economie più sviluppate al mondo. (da “Il Foglio.it” del 19/1/2016 - (www.ilfoglio.it/)
LA QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE – Il mercato del lavoro è entrato in quella che i tecnici del settore non esitano a chiamare “quarta rivoluzione industriale”, ossia un insieme di trasformazioni che grazie alla robotica, all’intelligenza artificiale, alle nanotecnologie, alla stampa 3D, alla genetica e alle biotecnologie stanno modificando non solo il modello del business, ma anche il numero e le modalità di utilizzo della forza lavoro. Meno uomini e più macchine, macchine capaci di gestire autonomamente quasi l’intera filiera produttiva, sembra essere la strada intrapresa dall’industria mondiale. Un modello che secondo un rapporto pubblicato oggi dal World economic forum (Wef) potrebbe causare una significativa diminuzione dei posti di lavoro globali (circa 7,1 milioni di occupati in meno) all’interno delle prime quindici economie più sviluppate al mondo. (da “Il Foglio.it” del 19/1/2016 – (www.ilfoglio.it/)

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I 62 PADRONI DEL MONDO

di Enrico Franceschini, da “la Repubblica” del 19/1/2016

– aumentano le disparità:  supermiliardari possiedono quanto la metà più povera della popolazione globale – Lo rivela un rapporto diffuso da Oxfam al forum di Davos – Continua a leggere

I MUSEI ITALIANI FANNO IL RECORD – Quale approccio privato e pubblico alle opere d’arte, al patrimonio artistico, alla CULTURA DEI LUOGHI di vita quotidiana? – “CON L’ARTE SI MANGIA?” (la domanda di questi anni) – IL CASO VENEZIA: la proposta del sindaco di vendere due quadri famosi dei Musei Civici

Ingresso del Museo Egizio di Torino - LA CULTURA VA DI MODA - 2015, l’anno d'oro per i siti e i musei italiani: 43 milioni di visitatori nei siti statali (+6% rispetto al 2014) e ben 155 milioni di euro incassati. Le prime tre posizioni del luoghi d'arte a pagamento vedono le stesse star (COLOSSEO, POMPEI, UFFIZI sul podio); tra i luoghi gratuiti il PANTHEON di Roma viaggia sui 7,5 milioni, eppure tra tutti i dati spicca quello del MUSEO EGIZIO DI TORINO (NELLA FOTO), salito al settimo posto: nella primavera scorsa ha aperto nella nuova versione dopo un rinnovamento completato in pochi anni sempre tenendo le sale aperte: da 567mila è balzato a 757mila ingressi
Ingresso del Museo Egizio di Torino – LA CULTURA VA DI MODA – 2015, l’anno d’oro per i siti e i musei italiani: 43 milioni di visitatori nei siti statali (+6% rispetto al 2014) e ben 155 milioni di euro incassati. Le prime tre posizioni del luoghi d’arte a pagamento vedono le stesse star (COLOSSEO, POMPEI, UFFIZI sul podio); tra i luoghi gratuiti il PANTHEON di Roma viaggia sui 7,5 milioni, eppure tra tutti i dati spicca quello del MUSEO EGIZIO DI TORINO (NELLA FOTO), salito al settimo posto: nella primavera scorsa ha aperto nella nuova versione dopo un rinnovamento completato in pochi anni sempre tenendo le sale aperte: da 567mila è balzato a 757mila ingressi

   E’ forse passata inosservata la notizia che i circa 400 MUSEI E SITI ARCHEOLOGICI STATALI DELLA NOSTRA PENISOLA nell’anno passato hanno raggiunto una cifra di visitatori record, e finora mai raggiunta: 43 milioni di presenze (appunto, nel 2015), con circa 155 milioni di euro di introiti.

   Parliamo “solo” di musei e siti archeologici statali, patrimonio più che ragguardevole ma che non è solo questo, nel museo diffuso e onnipresente in tutti i luoghi (nonostante i danni di questi decenni di incuria) patrimonio culturale italico.

Galleria Uffizi Firenze - Il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, durante la cerimonia inaugurale di Pitti Uomo, ha annunciato che aprirà alla moda «i luoghi dell'arte e della bellezza. A partire dalla Galleria degli Uffizi e di Palazzo Pitti»
Galleria Uffizi Firenze – Il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, durante la cerimonia inaugurale di Pitti Uomo, ha annunciato che aprirà alla moda «i luoghi dell’arte e della bellezza. A partire dalla Galleria degli Uffizi e di Palazzo Pitti»

   Cerchiamo qui di capire un po’ (solo parzialmente, il discorso presenta tante sfaccettature…) se “serve o non serve” il patrimonio culturale. Certo. Nessuno direbbe che non serve: e tutti apprezzano la bellezza di manufatti (palazzi, opere d’arte…) inseriti in paesaggi spesso di grande emozione (siano naturalistici o urbani).

   Sempre però nasce la domanda se “si può vendere” questo patrimonio; oppure se con “la cultura si mangia o non si mangia”, cioè se fa ricchezza economica, possibilità di lavoro diffuso.

LA «JUDITH II SALOMÉ» DI KLIMT conservata a CA’ PESARO a VENEZIA - Possibilisti e radicali, «equilibristi» e indignati. Sulla PROPOSTA LANCIATA DAL SINDACO DI VENEZIA LUIGI BRUGNARO DI VENDERE ALCUNE DELLE OPERE D’ARTE DI PROPRIETÀ DEI MUSEI CIVICI, in particolare LA «JUDITH II SALOMÉ» DI KLIMT E «IL RABBINO DI VITEBSK» DI CHAGALL, per correre ai ripari in vista della necessità di reperire 58 milioni per rispettare il patto di stabilità sono intervenuti in molti
LA «JUDITH II SALOMÉ» (particolare) DI KLIMT conservata a CA’ PESARO a VENEZIA – Possibilisti e radicali, «equilibristi» e indignati. Sulla PROPOSTA LANCIATA DAL SINDACO DI VENEZIA LUIGI BRUGNARO DI VENDERE ALCUNE DELLE OPERE D’ARTE DI PROPRIETÀ DEI MUSEI CIVICI, in particolare LA «JUDITH II SALOMÉ» DI KLIMT E «IL RABBINO DI VITEBSK» DI CHAGALL, per correre ai ripari in vista della necessità di reperire 58 milioni per rispettare il patto di stabilità sono intervenuti in molti

   Il sindaco di Venezia Brugnaro, nell’ottobre scorso, ha proposto di vendere alcune delle opere d’arte di proprietà dei Musei Civici, in particolare la «Judith II Salomé» di Klimt e «il Rabbino di Vitebsk» di Chagall, per correre ai ripari in vista della necessità di reperire 58 milioni per rispettare il patto di stabilità. Per un fine di per se nobile: rifare le scuole cadenti di Venezia, gli asili…. Adducendo poi che nessuna intenzione è quella di vendere opere legate alla storia di Venezia, ma in fondo “solo” due quadri sì di grande valore (e con possibilità di avere un grande introito finanziario con la vendita) ma di per se che nulla hanno a che vedere con Venezia e la sua storia. La proposta, e la sua fattibilità, hanno suscitato un dibattito ampio di “favorevoli” e “contrari”:

   Premesso che la normativa italiana non consente di coprire la spesa corrente di una città (i debiti di gestione di Venezia e della sua terraferma, Mestre, Marghera…) con il “conto capitale” (cioè come sono i musei e il valore economico delle opere lì contenute); e altrettanto vero che è prevista l’inalienabilità di opere contenute nell’elenco dell’articolo 10 del codice dei beni culturali del 2004, che definisce “inalienabili in quanto beni pubblici, le raccolte dei musei, delle pinacoteche, degli archivi e delle biblioteche”; nonostante tutto questo, la provocazione (ma non tanto, sembrava, sembra, si voglia far sul serio) del sindaco di Venezia è cosa seria per poter capire e approfondire il valore della cultura, del patrimonio artistico, del fatto se “porta da mangiare”, cioè fa economia, e se lo si può vendere.

CULTURA SENZA CAPITALE - Storia e tradimento di un'idea italiana - di SIMONE VERDE – Marsilio editore, 2014, euro 22,00 - Mentre la cultura evoca altrove una generosa apertura intellettuale e il futuro, in Italia lo scontro frontale tra DUE PARTITI IN ETERNO CONFLITTO - QUELLO DI UNA RELIGIONE INATTUALE DEL PATRIMONIO E QUELLO DELLA SVENDITA SUL MERCATO DEI BENI CULTURALI - tiene in ostaggio la più importante infrastruttura per la crescita civile ed economica del paese. A loro ausilio, e rafforzato da un dibattito sempre più ripiegato su se stesso, è l'ormai indiscusso strapotere di alcuni EQUIVOCI E PREGIUDIZI: PIÙ LA CULTURA È «ALTA» E PIÙ È INUTILE O, AL CONTRARIO, È UTILE NELLA MISURA IN CUI RIESCE A FARE CASSA. NIENTE DI PIÙ FALSO. Ripercorrendo con linguaggio a tratti narrativo l'invenzione della cultura, dei suoi concetti e della sua gestione pubblica quale una delle più luminose avventure dell'uomo, il libro va alla radice delle pratiche contemporanee, spazzando via ambiguità e strumentali fraintendimenti.
CULTURA SENZA CAPITALE – Storia e tradimento di un’idea italiana – di SIMONE VERDE – Marsilio editore, 2014, euro 22,00 – Mentre la cultura evoca altrove una generosa apertura intellettuale e il futuro, in Italia lo scontro frontale tra DUE PARTITI IN ETERNO CONFLITTO – QUELLO DI UNA RELIGIONE INATTUALE DEL PATRIMONIO E QUELLO DELLA SVENDITA SUL MERCATO DEI BENI CULTURALI – tiene in ostaggio la più importante infrastruttura per la crescita civile ed economica del paese. A loro ausilio, e rafforzato da un dibattito sempre più ripiegato su se stesso, è l’ormai indiscusso strapotere di alcuni EQUIVOCI E PREGIUDIZI: PIÙ LA CULTURA È «ALTA» E PIÙ È INUTILE O, AL CONTRARIO, È UTILE NELLA MISURA IN CUI RIESCE A FARE CASSA. NIENTE DI PIÙ FALSO. Ripercorrendo con linguaggio a tratti narrativo l’invenzione della cultura, dei suoi concetti e della sua gestione pubblica quale una delle più luminose avventure dell’uomo, il libro va alla radice delle pratiche contemporanee, spazzando via ambiguità e strumentali fraintendimenti.

   Cosa possiamo venderci? I palazzi vengono periodicamente venduti ai “principi” di turno (i nuovi ricchi del momento: negli ultimi decenni industriali, società finanziarie, arabi…). Anche in questo caso se ne sono sentite di tutti i colori, ma in fondo i palazzi si sono sempre venduti e comprati (ecco perché molti hanno doppi nomi). Il fatto poi che ci siano “nuovi padroni” quasi sempre porta a una rivitalizzazione, cioè vengono restaurati, riprendono vitalità (quando non diventano pure speculazioni edilizie). Diverso forse è il discorso dei quadri. E’ un’appropiazione (privata…spariscono nelle case private dei ricchi, o pubblica, lontano da noi, in altre parti del pianeta…) ci tolgono patrimonio artistico in modo radicale, definitivo (i palazzi restano alla nostra vista, non si possono trasferire…).

    Quel che ci viene da dire è che il patrimonio culturale, artistico, non può essere assoggettato alle regole dei due partiti in eterno conflitto: un patrimonio artistico da conservare “a prescindere”, e chi mancherebbe!, inalienabile di per se; e quello di chi prevede la possibilità di vendere (appunto, i palazzi “restano”, altre opere “mobili” no…); oppure negli assiomi contrapposti che più la cultura è «alta» e più è inutile o, al contrario, è utile nella misura in cui riesce a fare cassa.

CAPOLAVORI DIMENTICATI – CRISTO VELATO, SANMARTINO - Il CRISTO VELATO è una scultura marmorea di GIUSEPPE SANMARTINO, conservata nella CAPPELLA SANSEVERO DI NAPOLI
CAPOLAVORI DIMENTICATI – CRISTO VELATO, SANMARTINO – Il CRISTO VELATO è una scultura marmorea di GIUSEPPE SANMARTINO, conservata nella CAPPELLA SANSEVERO DI NAPOLI

   Il senso del discorso è che la conservazione, il mantenimento, la valorizzazione delle opere d’arte, il loro restauro, il perseguimento della “bellezza” (termina un po’ abusato in questi tempi) sia nell’arte che nel paesaggio, queste cose, non possono secondo noi essere fatte con un fine “immediatamente economico” (un ritorno economico immediato); ma sono il corollario di un progetto di recupero di “noi stessi”, delle nostre peculiarità storiche anche, che fanno sì che nella modernità, nella contemporaneità, si possa “star meglio”, vivere in luoghi belli, sereni, dinamici (curati nei dettagli anche dei valori artistici che ci sono, e che quasi sempre ci sfuggono pur a pochi passi da casa…); e che ciò non può che comportare nel tempo (anche breve, medio…) una ricchezza anche economica.

   Valorizzare il proprio patrimonio artistico allora si connette e inserisce su una valorizzazione e intervento su necessità della nostra modernità: cablatura di ogni luogo con il passaggio della fibbra ottica, scuole e ricerca di valore, servizi efficienti della pubblica amministrazione, rispetto delle regole da parte di tutti i cittadini, attenzione per chi sta male, è in difficoltà….

I 20 maggiori musei Un direttore su tre è straniero
I 20 maggiori musei Un direttore su tre è straniero

   Sulla storia del patrimonio culturale italiano (ma non solo italiano, con tanti esempi francesi, americani…), vi proponiamo la lettura di un interessante libro di Simone Verde del 2014, dove, partendo appunto da esempi anche della “furia iconoclasta” di distruzione di opere d’arte dedicate a sovrani e personaggi caduti dalle rivoluzioni (il caso in particolare che tratta l’autore è la rivoluzione francese), l’acquisizione “mentale”, politica, culturale, del valore dell’opera d’arte, delle opere d’arte, ha avuto e sta avendo difficoltà ad affermarsi, presa sicuramente dal giogo tra chi cerca immediato valore economico (turistico in particolare) e chi dice che “con la cultura non si mangia (un excursus del libro “Cultura senza capitale” ve lo propiniamo nell’ultimo articolo di questo post a cura di Paolo Mieli sul Corriere della Sera).

   Quel che preme dire è che la geografia degli innumerevoli paesaggi italici (cui a ciascuno capita di esser nato o esserci andato a vivere), urbani e non urbani, delle architetture di grande valore che ci capita di passarci davanti ogni giorno (quasi sempre passivamente); delle opere d’arte scultoree, pittoriche… che abbiamo vicino a casa tutti (antiche, moderne, contemporanee…); il voler migliorare le brutture esistenti; il non voler far diventare certi pregi paesaggistici né Disneyland né luoghi noiosi….. Tutto questo fa parte di una visione complessiva di un nostro “abitare” in un luogo che meglio è, e meglio si presenta e mettiamo in evidenza le sue peculiarità culturali artistiche, il suo essere vivo, autentico…. questo non può che far bene nel tempo, e un “ritorno” (di ricchezza, in tutti i sensi) di sicuro ci sarà (senza patemi di profitto immediato). (s.m.)

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LA TOP 20 DEI MUSEI ITALIANI NEL 2015

VISITATORI                                      2015               2014  

Colosseo e Foro Romano                     6.551.046         6.181.702

Scavi di Pomepi                                     2.934.010         2.621.803

Galleria degli Uffizi                               1.971.596         1.935.918

Galleria dell’Accademia di Firenze     1.415.397         1.335.741

Castel Sant’Angelo                                  1.047.326        1.021.319

Circ. Mus. Boboli e Argenti di Firenze  863.535         822.850

Museo Egizio di Torino                            757.961         567.688

Venaria Reale                                              555.307         573.337

Galleria Borghese                                       506.442        508.788

Reggia di Caserta                                       497.158         428.139

Villa d’Este a Tivoli                                    439.468         451.999

Galleria Palatina di Firenze                     423.482          414.998

Cenacolo Vinciano di Milano                   420.333         406.442

Mus. Archeol. Naz. di Napoli                   364.297          350.433

Museo Nazionale Romano                        356.345         301.325

Scavi di Ercolano                                        352.365          351.068

Cappelle Medicee                                       321.043           317.135

Scavi di Ostia Antica                                 320.696           332.190

Polo Reale di Torino                                  307.357          277.858

Paestum                                                       300.347          279.467

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ITALIA 2015: UN PAESE AL MUSEO

di Stefano Miliani, da “L’UNITÀ” del 14/1/2016

– LA CULTURA VA DI MODA – 2015, l’anno d’oro per i siti e i musei italiani: 43 milioni di visitatori nei siti statali (+6% rispetto al 2014) e ben 155 milioni di euro incassati – Al top il Museo Egizio di Torino – Tutti pazzi per il Colosseo: l’anfiteatro Flavio resta il monumento più amato – II ministro Franceschini: per il nostro Paese è il risultato migliore di sempre – Continua a leggere